OFFLAGA (BS), frazione Faverzano. Chiesa di S. Andrea, Ultima Cena di V. Trainini, 1954

La chiesa fu costruita nel 1954 ad opera dell’ingegnere Vittorio Montini e fu realizzato l’apparato decorativo ad opera del pittore Vittorio Trainini.
Completati i pannelli delle stazioni della Via Crucis, insieme agli allievi della sua scuola, Trainini mise mano all’abside, scegliendo come tema dell’affresco l’Ultima Cena.

Linee pulite, scena luminosa, suddivisa in tre parti da due colonne e sormontata dalle finestre, ravvivata da vasi di fiori sistemati sui davanzali. Gli Apostoli siedono intorno ad una tavola sulla quale è posta solo una tovaglia candida priva di cibi.

Gli annali del paese raccontano di un’opera rimasta incompiuta a causa di un bisticcio tra il parroco che aveva commissionato i lavori, don Zamboni, e il pittore. «I lavoro era a buon punto e il parroco, compiaciuto dell’opera, a nome delle famiglie faverzanesiche avevano contribuito alla realizzazione con le loro offerte, chiese a Trainini se fosse possibile comprendere nel contratto, senza variazioni di prezzo, anche l’affresco di due pale ai lati dell’altare. Trainini si sentì ferito nel suo orgoglio di artista affermato e non ci pensò due volte ad abbandonare Faverzano, lasciando la tavola senza pane e vino, simboli dell’eucarestia. L’opera non fu più completata e ancor oggi le pareti che avrebbero dovuto ospitare le due pale sono riempite solo con alcuni quadri posti a decoro.1»

 

 

Vittorio Trainini nacque a Mompiano di Brescia nel 1888, seguì le orme dello zio Giuseppe, noto decoratore bresciano. Dagli anni ’30 del Novecento eseguì molti affreschi per la maggior parte in varie chiese del Bresciano. Morì nel 1969 nella sua casa di Mompiano.

 

1. Immagine e testo in parte tratto da:
https://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/15_aprile_04/ultima-cena-resta-senza-cibo-se-l-artista-litiga-col-parroco-per-sconto-offlaga-2b1fdfe2-dac3-11e4-8d86-255e683820d9.shtml

Info sulla chiesa:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/51442/Offlaga+%28BS%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Andrea+Apostolo

Localizzazione: OFFLAGA (BS), frazione Faverzano. Chiesa di S. Andrea
Autore: Vittorio Trainini
Periodo artistico: 1954
Rilevatore: AC

BRESCIA. Chiesa del SS. Sacramento o dell’Adorazione, Ultima Cena di V. Trainini, seconda metà XX secolo

In Via Moretto 35 sorge la chiesa della Casa Madre delle Suore Ancelle della Carità, congregazione fondata da Maria Crocifissa Di Rosa (Brescia, 1813 – 1855), religiosa italiana, canonizzata da papa Pio XII nel 1954.

Il fondo dell’abside fu affrescato dal pittore bresciano Vittorio Trainini che realizzò una grande e suggestiva Ultima Cena.
In questo dipinto gli Apostoli raffigurati sono solo undici (Giuda era forse già andato via?) e compare a destra in alto un volto femminile.

 

Vittorio Trainini nacque a Mompiano di Brescia nel 1888, seguì le orme dello zio Giuseppe, noto decoratore bresciano. Dagli anni ’30 del Novecento eseguì molti affreschi per la maggior parte in varie chiese del Bresciano. Morì nel 1969 nella sua casa di Mompiano.

 

 

Link:
http://www.vittoriotrainini.it/affreschibs.html

Localizzazione: BRESCIA. Chiesa del SS. Sacramento o dell'Adorazione - Via Moretto, 35
Autore: Vittorio Trainini
Periodo artistico: seconda metà XX secolo
Rilevatore: AC

AVIANO (Pn), fraz. Castello d’Aviano. Chiesa di San Gregorio con affresco raffigurante l’Ultima Cena.

La piccola Chiesa di San Gregorio sorge solitaria in uno spiazzo erboso. Un primo edificio religioso, qui costruito nel XV secolo, venne successivamente modificato nel corso dei secoli XVIII e XX. L’edificio esternamente presenta una sobria facciata con un occhio ed un portale rettangolare affiancato da due finestre rettangolari.
L’ingresso è preceduto da un portico rettangolare la cui copertura, a tre displuvi, poggia su due pilastri angolari. Il corpo di sacrestia è annesso sul lato sinistro e presenta una finestra. Portico e sacrestia vennero aggiunti probabilmente nel ‘700. La chiesa non ha campanile.
L’interno è ad aula unica rettangolare, con copertura a capriate lignee. Il presbiterio, leggermente rialzato, ha pianta rettangolare e soffitto piatto. L’arco del coro è a tutto sesto. Sulla parete destra si aprono un ingresso laterale ed una finestra rettangolare. Una seconda finestra simile si apre sullo stesso lato del presbiterio.
Le pareti dell’aula vennero interamente affrescate negli ultimi anni del XV secolo (c. 1497) da Gianfrancesco da Tolmezzo (c. 1450 – 1515), ritenuto il maggior “frescatore” operante in Friuli nell’ultimo quarto del Quattrocento. Nato a Socchieve nel 1450 ca e morto nel 1515, ha lasciato un certo numero di affreschi realizzati nel periodo tra il 1482 e il 1500. La sua formazione avvenne, probabilmente, in terra veneta ed è attraverso il mondo veneziano che entrò in contatto con le incisioni nordiche, che ispirarono molte delle sue realizzazioni il che ingenerò per lunghi anni l’equivoco che la formazione del pittore fosse essenzialmente nordica.
Negli affreschi di Gianfrancesco più che di pittura si può spesso parlare di disegno dove il colore sembra utilizzato solo per riempire gli spazi tracciati dal segno di contorno. Le figure sono semplici, spesso con espressioni drammatiche, le scene sono tradizionali e facilmente comprensibili. La sua vena popolaresca fece presa sui pittori coevi, sì che a lui si deve la nascita di quella che fu chiamata “la scuola tolmezzina”, termine entrato in uso per definire tante opere anonime della fine del Quattrocento o dell’inizio del Cinquecento sparse in decine di chiese della regione.
Lo stile di Gianfrancesco è particolarmente visibile negli affreschi del ciclo della chiesa di San Gregorio, dove alcuni episodi sono tratti da stampe del tedesco Martin Schongauer (1448 circa – 1491) e di altri incisori come il Maestro olandese l.A.M. di Zwolle attivo negli ultimi decenni del quattrocento. Queste all’epoca avevano iniziato a diffondersi in Friuli e vi trovarono particolarmente interessati gli artisti che avevano così modo di aggiornare e ampliare il proprio repertorio attraverso varianti iconografiche e compositive di temi consolidati.
Per molte scene del ciclo di San Gregorio il pittore si ispira alle stampe del ciclo della Passione di Schongauer, trasferendo sulle pareti affrescate anche i dettagli compositivi, rendendo il secco taglio dell’incisione con una linea più fluida e con l’uso del chiaroscuro, alterando talvolta gli atteggiamenti e le fisionomie di vari personaggi, rendendoli meno esasperati.
Il ciclo va letto a partire dalla parete sinistra dal punto più vicino all’arco trionfale. La parete ha conservato solo quattro scene sul registro più in alto mentre le pitture in basso sono state distrutte dall’umidità. Nell’ordine le scene rappresentano: l’Ingresso in Gerusalemme, l’Ultima cena, l’Orazione nell’orto e la Cattura di Cristo. Prosegue sulla parete destra su due registri, in basso a partire dalla porta d’ingresso, il Cristo che incontra la Veronica e la Crocifissione. Al di sopra la Deposizione e la Resurrezione.
Dalle otto scene con storie della Passione superstiti a Castel d’Aviano (in origine erano complessivamente 12) sei sono ispirate ai fogli dello Schongauer. Nell’ingresso a Gerusalemme spicca il gruppo di fanciulli che occupa il centro della scena. Sullo sfondo della Crocifissione, non vi sono più le figure a cavallo, armate o in eleganti vesti cortesi che si trovano in affreschi precedenti di Gianfrancesco, sostituite da quelle che si trovano nei compianti: il gruppo delle Marie sulla sinistra, la Maddalena e Giovanni alla destra della croce, i cui visi rigati da grosse lacrime e stravolti dal dolore fanno da cornice al corpo di Cristo.
Per l‘Ultima cena e la cattura di Cristo sembra invece essersi ispirato all’opera del Maestro l.A.M. di Zwolle. La scena della cena spicca per l’intensità espressiva e gestuale dei personaggi, distribuiti intorno a una mensa rettangolare, parte di spalle, con particolari di grande efficacia come i gamberi rossi e il pane sulla tovaglia bianca, l’apostolo a sinistra che avvicina la coppa di vino alle labbra e Giuda con il sacchetto dei trenta denari in mano.
Nella parte alta delle pareti, all’altezza e tra le travi di sostegno del soffitto si è conservata una fascia colorata con sei medaglioni che racchiudono in profilo quattro teste maschili e due femminili, probabili ritratti dei committenti. La presenza di queste immagini e di uno stemma cardinalizio sulla parete sud, in posizione preminente, è indice della classe sociale dei donatori e committenti, cioè di persone legate all’ambiente patriarcale e aristocratico. Una delle mezze figure nei tondi porta una corona d’alloro, che probabilmente testimonia il riconoscimento ufficiale a un poeta o letterato, membro della nobile famiglia che finanziò la decorazione in S. Gregorio.
Ai lati dell’arcosanto resti di affreschi di altra mano attribuiti a pittori locali e databili tra la fine del XV e gli inizi del XVl secolo. A sinistra San Leonardo da Limoges ed a destra il papa S. Gregorio Magno, con abiti riccamente ornati, mentre tiene chiesa e campanile nella mano sinistra.
Nel 1996 gli affreschi sono stati restaurati.
Nel piccolo coro si trova un dipinto con San Gregorio, i santi Rocco e Martino e il committente, attribuito a Francesco Matteazzi (XVII sec.). L’altare è abbellito da un paliotto, databile alla fine del XVl secolo, costituito da una struttura in legno intagliato e dorato con tralci di vite, motivi fitomorfi e antropomorfi, con al centro un’Annunciazione databile al XVIII secolo dipinta a olio su cuoio.
Nella chiesetta è custodita anche una copia della scultura lignea dorata dì Bartolomeo di San Vito, detto Bartolomeo dall’Occhio (documentato dal 1462 al 1511), che rappresenta S. Nicolò. La copia riproduce solo la figura del santo. Oggi l’originale è conservato al Museo Civico Grigoletti di Pordenone. Si tratta di una rara testimonianza delle opere dello scultore, finemente scolpita e datata 1503.
Il santo siede sopra un trono insolitamente fornito di un alto schienale, unico esempio originale di tale forma nella plastica lignea friulana. Privo delle mani, indossa una mitra e, sopra il ginocchio sinistro, tiene un libro chiuso sormontato da tre palle, simbolo di tre doni. Da antichi documenti emerge come la statua venne realizzata per la Chiesa di S. Maria e Giuliana all’interno del castello. Nel dopoguerra venne asportata e portata in Dalmazia dove venne in seguito ritrovata. Da allora venne custodita per periodi diversi al Museo di Udine, nella chiesa di San Gregorio, nella chiesa di S. Maria e Giuliana per poi arrivare al Museo di Pordenone.

Fonti:
– Bergamini Antonietta e Giuseppe. Sculture ad Aviano. in Ciceri Luigi (a cura di) Avian Societàt filologjche furlane – Udine Società filologica friulana, 1975.
– Bergamini Giuseppe, Perissinotto Luciano, Ciol Elio, Tramontin Virgilio. Affreschi del Friuli. Istituto per l’Enciclopedia del Friuli – Venezia Giulia. Udine 1973
– Bergamini Giuseppe e Tavano Sergio. Storia dell’arte nel Friuli Venezia Giulia. Chiandetti Editore, Reana del Rojale 1991
– Dell’Agnese Fulvio Gli affreschi di San Gregorio a Castel d’Aviano e le stampe nordiche nella pittura di Gianfrancesco da Tolmezzo in Castel d’Aviano Percorsi fra storia, fede, arte e tradizione. Parrocchia Sante Maria e Giuliana di Castel d’Aviano 2016
– Furlan Italo. Per Gianfrancesco da Tolmezzo in Ciceri Luigi (a cura di) Avian Societàt filologjche furlane – Udine Società filologica friulana, 1975.
– Marchetti Giuseppe e Nicoletti Guido. La scultura lignea nel Friuli. Silvana Editoriale d’Arte Milano. 1956
– Pastres Paolo Quattrocento e Cinquecento in Pastres Paolo (a cura di) Arte in Friuli dal Quattrocento al Settecento. Società Filologica Friulana, Udine 2008
– Tangerini Marina Arte nelle chiese di Castello in Castel d’Aviano Percorsi fra storia, fede, arte e tradizione. Parrocchia Sante Maria e Giuliana di Castel d’Aviano 2016
– Sito Chiese Italiane link http://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=65454

Info:
Indirizzo: Via San Gregorio – Località Castello d’Aviano, AVIANO, PN (La strada che costeggia il muro di cinta di Villa Policreti e del suo parco oggi divenuto golf club, conduce alla chiesetta). La chiesa viene aperta occasionalmente da volontari.

Data ultima verifica: luglio 2022

Autore: Marina Celegon

Galleria immagini: Marina Celegon.

Localizzazione: Castel d'Aviano
Autore: Gianfrancesco da Tolmezzo
Periodo artistico: 1496
Note storiche: Gli affreschi sono datati al 1496 e regalano una sequenza di 12 episodi della passione di Cristo, dei quali otto assai ben conservati. Gli studiosi dicono che per almeno sei di questi riquadri il maestro tolmezzino si sia ispirato ad incisioni del tedesco Martin Schongauer.
Illustrazione opera: Entrando, a sinistra vanno ammirate le seguenti scene: 'Ingresso in Gerusalemme', 'Ultima cena', 'Orazione nell'Orto degli Ulivi', 'La Crocifissione' sopra 'la Deposizione' e la 'Resurrezione'.
Completa il ciclo una decorazione a pannelli con medaglioni nei quali compaiono personaggi a mezzo busto.
Tutte le pitture sono attribuite a Gianfrancesco da Tolmezzo, che qui lavorò intorno al 1495 e che nello stesso periodo affrescò e dipinse anche nella vicina chiesa di Santa Giuliana.
E' una delle opere più conosciute del maestro tolmezzino, ad un tempo legato a moduli nordici (la linea, il colore) derivato con probabibilità dalla visione di stampe tedesche, dall'altra parte una cultura di tipo strettamente locale, all'esaltazione della quale concorrono i volti dei personaggi, veri e propri ritratti della gente del tempo.
Data ultima verifica: 15/03/2014 00:00
Rilevatore: Feliciano Della Mora

BRESCIA. Chiesa di Cristo Re, Ultima Cena di V. Trainini, 1936

La chiesa di Cristo Re fu edificata nella sua forma attuale nel 1888, inizialmente dedicata a S. Giovanni evangelista, fu consacrata col nuovo titolo nel 1927. Si trova a Borgo Trento, in un’area di antica espansione a nord di Brescia, in passato denominata Borgo Pile, Via Fabio Filzi, 5 B.
Dal 1934 al 1936 la chiesa grazie fu affrescata da Vittorio Trainini aiutato dal fratello Luigi. Imponente è il dipinto che fascia l’interno della cupola, con un’estensione di 160 mq. con 150 personaggi che raffigura il Giudizio Universale.

Trainini affrescò anche un’Ultima Cena sopra l’ingresso della chiesa (in controfacciata). Come in altri dipinti, i volti di alcuni Apostoli, intorno a un tavolo rettangolare, sono quelli di persone contemporanee al pittore.
Particolari sono le figure alle spalle di Cristo e quella femminile (?) in piedi a sinistra del dipinto.

 

Vittorio Trainini nacque a Mompiano di Brescia nel 1888, seguì le orme dello zio Giuseppe, noto decoratore bresciano. Dagli anni ’30 del Novecento eseguì molti affreschi per la maggior parte in varie chiese del Bresciano. Morì nel 1969 nella sua casa di Mompiano.

 

Link:
http://www.vittoriotrainini.it/affreschibs.html

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/11155/Brescia+%28BS%29+%7C+Chiesa+di+Cristo+Re

Localizzazione: BRESCIA. Chiesa di Cristo Re - Via Fabio Filzi, 5
Autore: Vittorio Trainini
Periodo artistico: 1936
Rilevatore: AC

SABBIO CHIESE (BS). Chiesa parrocchiale di San Michele, con Ultima Cena di V. Trainini, seconda metà XX secolo

La chiesa è citata in un documento del 1193. L’attuale edificio fu costruito nel XV-XVI secolo in stile romanico lombardo, ritenuto unico edificio del genere rimasto in Valsabbia. Trasformata nel 1740.
Nel 1930-1940 il pittore Vittorio Trainini restaurò l’abside e l’affrescò assieme alle cappelle laterali.

Sotto il cornicione dell’abside il pittore raffigurò il Sacrificio di Melchisedech e l’Ultima Cena.
La Cena è di impostazione tradizionale con gli Apostoli intorno a una tavola rettangolare; su lato anteriore vi sono tre figure, due parzialmente di spalle.

 

Vittorio Trainini nacque a Mompiano di Brescia nel 1888, seguì le orme dello zio Giuseppe, noto decoratore bresciano. Dagli anni ’30 del Novecento eseguì molti affreschi per la maggior parte in varie chiese del Bresciano. Morì nel 1969 nella sua casa di Mompiano.

 

 

Link:
http://www.vittoriotrainini.it/affreschibs.html

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/59437/Chiesa+di+San+Michele+Arcangelo+%3CSabbio+Chiese%3E

Localizzazione: SABBIO CHIESE (BS). Chiesa parrocchiale di San Michele
Autore: Vittorio Trainini
Periodo artistico: seconda metà XX secolo
Rilevatore: AC

BIELLA, Chiesa di San Sebastiano, Ultima Cena di Boniforte Oldoni.

La basilica di San Sebastiano venne edificata nel XVI secolo su progetto del generale delle finanze presso la corte dei Savoia, Sebastiano Ferrero.
Eretta con pianta a croce latina dal 1504 al 1551, è un esempio di architettura rinascimentale che venne realizzato in circa mezzo secolo, mentre la facciata rimase incompiuta fino al XIX secolo.
Le navate laterali, sulle quali si aprono le quattro cappelle hanno la volta a crociera, la copertura della navata centrale è a forma di botte.
Il campanile sormontato da una guglia ottagonale è alto 51 metri.
All’interno della struttura, si conservano ottime pitture di artisti piemontesi come Rodolfo Morgari, Il Pentittico di Defendente Ferrari, raffigura Maria con Gesù Bambino e i Santi, l’Annunciazione e Agostino vescovo e Dottore della Chiesa dipinti da Raffaele Giovenone nel 1579. L’affresco all’interno dell’edificio, in uso nell’epoca rinascimentale, è realizzato richiamandosi al motivo della grottesca, mentre nella cappella dedicata alla Madonna di Oropa, si conservano due dipinti che raffigurano San Bartolomeo e San Domenico, attribuiti a Boniforte Oldoni.
Il Coro ligneo è opera di Gerolamo de Mellis. La cappella sul lato destro è nota per custodire il Polittico dell’Assunta di Bernardino Lanino che realizzò nel 1543.

Un’opera di Boniforte Oldoni si trova nella sagrestia della chiesa. Trattasi di una predella, un po’ deteriorata ma chiaramente leggibile, con rappresentati, in cinque scomparti, alcuni momenti della Passione di Gesù: l’Ultima Cena, la Cattura di Cristo, la Crocifissione, l’Ecce Homo, la Flagellazione.
L’impostazione della scena dell’Ultima Cena è una derivazione da quella di Gaudenzio Ferrari affrescata in Santa Maria delle Grazie a Varallo. Boniforte non era nuovo nella trattazione di questo tema, perchè a lui sono sicuramente attribuibili tre opere di analogo soggetto: il disegno alla pinacoteca di Brera, l’affresco al museo Borgogna di Vercelli e la pala nella sagrestia del duomo di Novara….
Gli apostoli siedono a cerchio intorno al tavolo e quindi ne risulta una scena raccolta, concitata, ma piuttosto limitata… Le incerte linee prospettiche sembrano risaltare la scena in avanti; una luce violenta cade frontalmente sulle vesti degli apostoli e sulla tovaglia e poi, spegnendosi gradatamente verso il fondo, accentua il mistero dell’azione che si svolge intorno alla figura di Gesù…

Tratto da “Una predella inedita di Boniforte Oldoni” di Paola Acuti, in Boll. della Soc. Piemontese di Archeologia e Belle Arti, Anno XXII 1968.

Localizzazione: Biella
Autore: Boniforte Oldoni
Periodo artistico: XVI sec.
Data ultima verifica: 24/09/2022
Rilevatore: Feliciano Della Mora

BRESCIA. Museo Diocesano. Ultima Cena di A. Cifrondi

Ultima Cena di Antonio Cifrondi (Clusone, 1655 – Brescia, 1730).

Il piccolo olio su tela, di 110 x 148 cm, rappresenta il momento in cui Cristo annuncia agli Apostoli l’imminente tradimento di Giuda mentre san Giovanni appoggia la testa sul petto di Gesù.
Il significato eucaristico dell’evento è sottolineato dall’agnello sacrificale sul piatto della mensa, accanto al pane.

In questa tela si può apprezzare la pennellata veloce di Cifrondi e il suo linguaggio abbreviato, insieme all’uso prezioso delle lacche e di un ventaglio cromatico a lui non usuale.

Link:
https://museodiocesano.brescia.it/aree-espositive-galleria-dettaglio/galleria-del-seicento-e-settecento/ultima-cena

https://museodiocesano.brescia.it/

Localizzazione: BRESCIA. Museo Diocesano - Il Museo è situato nel chiostro grande del Monastero di San Giuseppe, in via Gasparo da Salò, 13.
Autore: Antonio Cifrondi
Periodo artistico: XVII- XVIII secolo
Rilevatore: AC

ROMA. Chiesa cattolica russa di Sant’Antonio abate sull’Esquilino, con Ultima Cena

La chiesa fu edificata nel 1308 dagli Antoniani, rifatta nel 1481 e restaurata nel Settecento. Dal 1938 è affidata ai Gesuiti del Collegium Russicum.
Modificata per adattarsi alle esigenze del rito russo, presenta una iconostasi 1 a tre porte opera di Grigorij Pavlovic Maltzeff (1881 – 1953).
Al centro la “Porta Reale”, aperta solo nei momenti più solenni della celebrazione, e sopra di essa la raffigurazione dell’Ultima Cena.
Cristo è al centro di una tavola rettangolare su cui sono un calice e pani. Dei dodici Apostoli, quelli alle due estremità sono appena accennati.

Per info sulla chiesa vedi:
https://www.santantonioabate.afom.it/roma-chiesa-cattolica-russa-di-santantonio-abate-sullesquilino-con-affreschi/

 

Immagini da
https://www.collatio.it/lista-argomenti/fotogallery/o-foto-varie/967-roma-chiesa-di-sant-antonio-sull-esquilino-affidata-ai-padri-gesuiti-che-celebrano-liturgia-bizantino-russa.html

 

NOTA 1.   Nell’ambito della Chiesa ortodossa russa l’iconostasi (il tramezzo di separazione tra il presbiterio in cui si celebra la Messa e la navata in cui stanno i fedeli prevede, in genere, cinque ordini di icone: Patriarchi; Profeti; Feste liturgiche; Deisis / deesis (preghiera) che costituisce il registro centrale e principale dove si trovano le icone dei santi in posizione di preghiera intorno a Cristo Pantocratore; le icone locali o del tempio, poste nell’ordine più in alto, che vengono spesso cambiate a seconda della festività.

Localizzazione: ROMA. Chiesa cattolica russa di Sant'Antonio abate sull'Esquilino - Via Carlo Alberto, 2
Autore: Grigorij Pavlovic Maltzeff
Periodo artistico: prima metà XX secolo
Rilevatore: AC

MONTE ISOLA (BS), frazione Siviano. Chiesa parrocchiale dei Santi Faustino e Giovita con Ultima Cena, 1651

La pala dell’altare posto a sinistra del coro raffigura un’Ultima Cena, olio su tela di 260 × 185 cm, datata 1651, opera del pittore bresciano Ottavio Amigoni (1606 – 1661).
Gli Apostoli sono seduti intorno a una tavola rettangolare. Un servo è raffigurato a destra in basso e un altro personaggio sullo sfondo a sinistra.

 

La chiesa, dal XVI secolo, è costruita sulla cima della collina di Siviano, in parte creata sul terrapieno che costituisce il sagrato, sorretto da due grossi muri in pietra.
La facciata è ad un ordine, con portichetto neoclassico. L’interno, ad una navata, pianta centrale con cupola su quattro archi a pieno centro, ha quattro altari laterali; è decorato da stucchi di “sobrio ed elegante stile corinzio, misto a barocco” (Trotti 1916) ed affreschi settecenteschi. L’altare maggiore è in marmo di Ome e marmo rosso di Caprino Veronese. Alle pareti si può notare una pala a olio su tela, di Giacomo Colombo da Palazzolo sull’Oglio con la Madonna della Ceriola e i santi Faustino e Giovita (XVIII-XIX sec.).

 

Info sulla Chiesa:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/52042/Chiesa+dei+Santi+Faustino+e+Giovita+Martiri

Link e immagini:

Immagine in evidenza di Leonardo Bellotti

https://www.paesaggioitaliano.eu/lombardia/monte-isola

http://www.milanofotografo.it/FotografiaDettagliFoto.aspx?ID=947

https://it.wikipedia.org/wiki/Ottavio_Amigoni

Localizzazione: MONTE ISOLA (BS), frazione Siviano. Chiesa parrocchiale dei Santi Faustino e Giovita
Autore: Ottavio Amigoni
Periodo artistico: 1651
Rilevatore: AC

VALGOGLIO (BG). Chiesa parrocchiale della Madonna Assunta, con Ultima Cena, XV secolo

La prima citazione della chiesa parrocchiale di Valgoglio risale al 1269. Ricca di pregevoli affreschi esterni ed interni. Per approfondire  vedi scheda.
L’Ultima Cena è dipinta sulla parete di fondo, ai piedi di un prezioso polittico polittico del primo Cinquecento.

L’affresco fu scoperto nel corso di lavori di restauro, nel 1987, dal restauratore Roan Angelo Rota.
L’affresco misura cinque metri in larghezza per due di altezza.

Sulla tavola rettangolare, coperta da una tovaglia bianca, ci sono pane, piatti con pesci, un agnello, boccali, coltelli a lama ricurva, bicchieri in vetro, ciotole decorate…
Scrisse il restauratore: «Il Cristo, al centro, con Giovanni addormentato sulla sua spalla e tutti gli Apostoli che siedono maestosi e solenni con monumentale plasticità. Non mancano tracce di fattura bizantina, ravvisabili qua e là nelle fattezze dei volti: ma la grandezza della composizione, la profondità di vita dei personaggi, i dolci trapassi del modellato dei volti, di una umanità quasi perfetta, sono tutti elementi che fanno rilevare che l’ignoto autore abbia superato tutte le formule della tradizione ed attinto ad una nuova vitalità artistica.»

 

L’iconografia è quella tipica dell’epoca, presente in molte altre opere anche reperibili sul presente sito, e raffigura gli Apostoli seduti dietro alla tavola, tranne Giuda, sul davanti, mentre Gesù gli porge un boccone, come detto nel Vangelo di Giovanni (Gv 13,21-33.36-38) alla domanda su chi lo avrebbe tradito, rispose: « “È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò”. E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta.»
Sopra gli undici Apostoli dietro il tavolo sono scritti i loro nomi, almeno quelli che si sono conservati, e il nome sotto Giuda.

 

 

 

 

Immagini da:
https://primabergamo.it/viva-berghem/la-chiesa-di-valgoglio-val-seriana-uno-scrigno-di-preziosi-tesori-artistici/attachment/chiesa-valgoglio-ultima-cena/

Localizzazione: VALGOGLIO (BG). Chiesa parrocchiale della Madonna Assunta
Autore: ignoto
Periodo artistico: XV secolo
Rilevatore: AC

PORTOGRUARO (Ve). Il Duomo, con Ultima Cena nella parete interna della facciata.

La primitiva chiesa di Sant’Andrea venne costruita certamente subito dopo il Mille, se la serie dei suoi pievani, di cui si ha notizia, incomincia nel 1191; nel 1569 fu necessario restaurarla perché minacciava di crollare.
Stando ad una raffigurazione in una tela attribuita al Carneo, ma dalla critica d’oggi assegnata ad un pittore della cerchia di Palma il Giovane, essa sorgeva al centro della città, cioè al posto dell’attuale, ma con il coro ad oriente e la facciata verso il ponte dei mulini: il coro era basso, ma le tre navate abbastanza ampie.
In un certo tempo contava ben quindici altari, parte dei quali addossati a pilastri: furono ridotti a nove dal visitatore apostolico, il vescovo di Parenzo Cesare Nores nel 1584. Prima del 1350 aveva un collegio di sacerdoti obbligato al coro quotidiano.
Promotore del nuovo duomo fu il vescovo Giuseppe Maria Bressa, che per riuscire nell’impresa fece abbattere tre altre chiese: S. Francesco, S. Lazzaro e S. Giacomo ed i relativi chiostri, allo scopo di ricavarne materiale. I lavori iniziarono il 4 agosto 1793, ma furono portati a termine, a causa dei tempi difficilissimi, solo nel 1839: il 4 agosto di quell’anno il vescovo Carlo Fontanini consacrò il duomo.
Il Duomo di stile neoclassico, a tre navate fu progettato dall’architetto Antonio De Marchi (1781-1867), da Stevenà di Caneva; misura m. 55,07 di lunghezza, m. 20,38 di larghezza al transetto, m. 23,40 di altezza fino alla cupola centrale, m. 19 fino al soffitto; fu decorato negli anni 1925 e seguenti in parte dal pordenonese Tiburzio Donadon.

Tela dell’Ultima Cena (parete interna della facciata) di un pittore della cerchia di Palma il Giovane: olio su tela, del 1604, che misura cm. 148 x 550. In basso a destra porta scritto: ANNO DNI MDCIV IACOMO BUTOLO GASTALLO
Il quadro si trovava nella chiesa di San Francesco, poi nel 1830 passò nella chiesa di Sant’Agnese e vi rimase dino al 1892, alfine fu collocato in Duomo. L’opera è stata ripulita nel 1961 dal pittore Nevino Stradiotto.

Nel Duomo trovasi altra immagine raffigurante una Ultima Cena in uno dei comparti della cantoria di sinistra (vedi scheda relativa).

Bibliografia:
– Arrigo Sedran. Guida del Duomo Concattedrale di Portogruaro, Scuola di Cultura sociale editrice – Portogruaro, 1981.

Localizzazione: Portogruaro
Periodo artistico: XVII sec.
Note storiche: 1604
Data ultima verifica: 01/09/2022
Rilevatore: Feliciano Della Mora

PORTOGRUARO (Ve). Il Duomo, con Ultima Cena nella cantoria sinistra.

La primitiva chiesa di Sant’Andrea venne costruita certamente subito dopo il Mille, se la serie dei suoi pievani, di cui si ha notizia, incomincia nel 1191; nel 1569 fu necessario restaurarla perché minacciava di crollare.
Stando ad una raffigurazione in una tela attribuita al Carneo, ma dalla critica d’oggi assegnata ad un pittore della cerchia di Palma il Giovane, essa sorgeva al centro della città, cioè al posto dell’attuale, ma con il coro ad oriente e la facciata verso il ponte dei mulini: il coro era basso, ma le tre navate abbastanza ampie.
In un certo tempo contava ben quindici altari, parte dei quali addossati a pilastri: furono ridotti a nove dal visitatore apostolico, il vescovo di Parenzo Cesare Nores nel 1584. Prima del 1350 aveva un collegio di sacerdoti obbligato al coro quotidiano.
Promotore del nuovo duomo fu il vescovo Giuseppe Maria Bressa, che per riuscire nell’impresa fece abbattere tre altre chiese: S. Francesco, S. Lazzaro e S. Giacomo ed i relativi chiostri, allo scopo di ricavarne materiale. I lavori iniziarono il 4 agosto 1793, ma furono portati a termine, a causa dei tempi difficilissimi, solo nel 1839: il 4 agosto di quell’anno il vescovo Carlo Fontanini consacrò il duomo.
Il Duomo di stile neoclassico, a tre navate fu progettato dall’architetto Antonio De Marchi (1781-1867), da Stevenà di Caneva; misura m. 55,07 di lunghezza, m. 20,38 di larghezza al transetto, m. 23,40 di altezza fino alla cupola centrale, m. 19 fino al soffitto; fu decorato negli anni 1925 e seguenti in parte dal pordenonese Tiburzio Donadon.

Numerose le opere d’arte che esso conserva: ricorderemo la Sacra Conversazione e i comparti delle cantorie dell’organo con le storie di S. Andrea, opere di Pomponio Amalteo, provenienti dalla chiesa vecchia.
I primi cinque comparti sono attribuiti a Pomponio Amalteo, mentre un sesto comparto, nel terzo a sinistra, compare un dipinto che rappresenta l’Ultima Cena, di pittore ignoto e collocato ove ora si trova, forse tra il 1840 e il 1847.
Arrigo Sedran avanza l’ipotesi trattarsi di un lavoro di Gregorio Lazzarini anche per una certa somiglianza con un lavoro che si trova nel Duomo di Caorle, dipinta dal Lazzarini nella seconda metà del 1600.
Tutte le formelle sino state ripulite dal pittore Nerino Stradiotto nel 1961.

Un’altra Ultima Cena si trova nella facciata interna della chiesa (vedi scheda relativa).

Bibliografia:
– Arrigo Sedran. Guida del Duomo Concattedrale di Portogruaro, Scuola di Cultura sociale editrice – Portogruaro, 1981.

Localizzazione: Portogruaro
Periodo artistico: XVII sec.
Data ultima verifica: 01/09/2022
Rilevatore: Feliciano Della Mora

MASSAFRA (Ta). Antica Chiesa madre con Ultima Cena.

L’antica Chiesa madre di Massafra sorge a pochi passi dal castello, nel cuore della città vecchia, e svela altari barocchi e una cripta medievale.
Nel centro storico di Massafra, la lunga via Terra conduce ai piedi del sontuoso edificio dell’antica Chiesa madre, edificata nel ‘500 sulla struttura più antica di una cripta.
Ha un’architettura austera, la sobria facciata, coronata da un rosone e un timpano, che ospita la statuetta di “Sante Miseriédde”, un angelo, mentre l’interno a una sola navata, custodisce il simulacro del Cristo sospirante e gli altari barocchi ornati da affreschi.
I resti della cripta medievale, con le tracce di una tomba, sono stati rinvenuti durante i recenti lavori di restauro e oggi sono visibili grazie a una lastra di vetro inserita nel pavimento.
Uno degli altari barocchi, detto Cappella del S.s Sacramento, presenta una tela della scuola del Carella (che ha dipinto il palazzo ducale di Martina Franca) della metà del Settecento e che rappresenta l’Ultima Cena.

Localizzazione: Massafra
Autore: Scuola del Carella
Periodo artistico: XVI sec.
Data ultima verifica: 1 sett 2022
Rilevatore: Feliciano Della Mora, Giulio Mastrangelo

MONFALCONE (Go). La ex chiesetta di San Poletto, con Ultima Cena.

L’edificio venne fatto costruire dagli abati benedettini del monastero della Beligna d’Aquileia verso la fine del Trecento. A quel tempo la piccola chiesa dedicata al “Divo Paolo” dipendeva dalla pieve della Marcelliana, controllata appunto dalla Beligna. Solo verso la fine del Cinquecento San Polet passò alla nuova pieve di San Lorenzo di Ronchi, ormai indipendente dalla Marcelliana. La cura d’anime dei borghi di San Polo e San Polet passò alla parrocchia di Sant’Ambrogio di Monfalcone solo nel 1943, quando la chiesa era già in rovina.
Come tante altre chiesette sparse nel monfalconese anche questo tempio, seppur di modeste origini, era dotato di alcune opere d’arte degne di nota, se non altro per il loro diretto collegamento col tessuto socio-culturale della zona.
Un interessante altare ligneo dorato ne abbelliva la parete sinistra fino al 1830 circa, epoca in cui fu venduto e bruciato per ricavarne una misera quantità d’oro. Le statue lignee ben intagliate di una Madonna con Bambino e di San Pietro e Paolo che un tempo completavano l’altare rimasero nella chiesetta, ma oggi non se ne ha più notizia. Tuttavia, l’opera per cui questa chiesa era giustamente famosa nella zona (“San Polet dela bela pitura”) era il ciclo affrescato dell’artista udinese Nicolò Cumin, portato a termine dopo due anni di lavoro nel dicembre del 1581.
Nel 1807 la chiesa è stata profanata dalle truppe francesi ed in seguito riconsacrata. Preludio ai ben più gravi danni che, oltre un secolo dopo, i conflitti bellici avrebbero arrecato a San Polet. Durante la Grande guerra l’esercito italiano la usò come riparo per le sue truppe, le quali anziché nutrire rispetto per il luogo lo adibirono a magazzino. Ed in seguito, venne adibita addirittura come stalla. Tant’è che nell’inverno del 1916 tetto e portoni furono demoliti per ricavarne legna da ardere. Il resto fecero le granate.
Spariti per sempre gli affreschi, rimane ora un solo muro.
Al sito si accede attraverso una stradina in mezzo ai campi, dopo aver percorso tutto il nuovo sottopasso, entrando da via Tomizza.
Abbiamo tuttavia notizia degli affreschi che ricoprivano l’interno della chiesetta.
La parete interna della facciata era tutta dipinta, prima di essere scialbata, e che quegli affreschi – raffiguranti da una parte «l’inferno con le anime tra le fiamme, e dall’altra il Purgatorio parimenti con le anime penanti e gli angeli che le liberavano – erano i più belli di tutta la chiesa. Il canonico Leonardo Stagni, verso la metà dell”800, così descrive le pitture della navata e del coro:
«A destra di chi entra – le Donne che visitano il S. Sepolcro coll’Angelo sieduto sul medesimo. Sotto – la Cena Domini – poscia Risurrezione di n(ostro) Sig(no)r Gesù Cristo – sotto Lavanda dei piedi – altre donne che visitano il S. Sepolcro chiuso. – Deposizione dalla Croce –sotto – Orazione nell’orto. Sull’arco esterno dell’abside – G(esù) C(risto) crocefisso fra li due ladroni sul Calvario e veduta di Gerusalemme. Nella facciata a sinistra – Il Cireneo che ajuta G(esù) C(risto) a portare la Croce – Sotto – Bacio di Giuda – G(esù) C(risto) condotto avanti il pontefice Caifasso – Ecce Homo. Sotto – Pilato che mostra G(esù) C(risto) – Flagellazione – Pilato si lava le mani – Sull’arco destro – S. Lucia V. M. Altra S. Martire con la palma in mano ed uno stile fitto nel petto. Nel coro – Nascita di G(esù) C(risto) – I tre Re Magi – Ascensione di G(esù) C(risto) – fuga in Egitto. Sotto li 12 Apostoli con S. Giovanni Battista».
Era dunque quella di S. Poletto una chiesetta devozionale completamente affrescata.
Si ritiene generalmente che la perdita degli affreschi di S. Poletto sia dovuta «in primo grado alla guerra, ma in secondo e ultimo grado all’incuria».
Oggi ai piedi del Monte Zochet, isolato tra la ferrovia e il Canal de Dottori, un ultimo lacerto di muro ci ricorda il punto esatto di quel antico luogo di culto. Una sottile monofora si apre proprio a metà del muro e sembra quasi gettare uno sguardo verso i tanti secoli di storia trascorsi dai contadini di questo angolo di bisiacaria ai piedi del Carso.

Vedi anche: https://www.archeofriuli.it/monfalcone-go-chiesetta-san-poletto-abbandono-degrado/

Vedi: Gli affreschi perduti della chiesa di San Poletto , di Giuseppe Bergamini.

Localizzazione: Monfalcone
Autore: Nicolò Cumin
Periodo artistico: XVI sec.
Data ultima verifica: 27/08/2022
Rilevatore: Feliciano Della Mora

BASTIA MONDOVÍ (CN). Chiesa di San Fiorenzo, con Ultima Cena, XV secolo

Gli affreschi che decorano completamente la splendida chiesa furono realizzati in diversi anni da vari artisti, anche se con una buona omogeneità di stile, e furono terminati il 24 Giugno 1472. Sono incerte le attribuzioni, ma probabilmente intervennero i principali pittori che all’epoca lavoravano nella zona: Antonio da Monteregale, Giovanni ed Enrico Mazzucco, i fratelli Biazaci di Busca e forse il Canavesio.

Sulla parete laterale sinistra vi sono i 22 riquadri che illustrano la Passione, morte e resurrezione di Cristo.
Le scene sono su due registri; purtroppo quello inferiore è molto danneggiato dall’umidità, ma quello superiore è meglio conservato: in questo, da sinistra, la prima scena raffigura l’Entrata in Gerusalemme, e la successiva è un’ULTIMA CENA.


Gli Apostoli sono intorno a un tavolo rotondo, seduti su una panca decorata. Cristo, al centro del dipinto, sta porgendo un boccone a Giuda, in abito scuro sulla sinistra.

 

Fotografia in alto di Valter Bonello; in basso da Wikimedia.

Link:
http://archeocarta.org/bastia-mondovi-cn-chiesa-di-san-fiorenzo/

https://www.sanfiorenzo.org/

 

 

 

 

 

 

Localizzazione: BASTIA MONDOVÍ (CN). Chiesa di San Fiorenzo
Autore: ignoto
Periodo artistico: seconda metà XV secolo
Rilevatore: Valter Bonello

SOSPIROLO (BL). Certosa di San Marco in Vedana, Ultima Cena di Cesare da Conegliano, seconda metà XVI secolo

Il complesso monastico, situato sulle pendici dell’omonimo monte, ospitò un monastero certosino, attualmente affidato alle monache Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento.

Conserva nel refettorio l’olio su tela di 171 x 385 cm, attribuito al pittore Cesare da Conegliano (attivo nella seconda metà del XVI secolo).

Cena di impostazione tradizionale, con gli Apostoli seduti attorno a una tavola rettangolare.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500063166

Info sulla Certosa:
https://it.wikipedia.org/wiki/Certosa_di_Vedana

https://www.facebook.com/certosadivedana/

Certosa-Vedana_2019.pdf

Localizzazione: SOSPIROLO (BL).Certosa di San Marco in Vedana
Autore: Cesare da Conegliano
Periodo artistico: seconda metà XVI secolo
Rilevatore: AC

VENEZIA. Fondazione Querini Stampalia, Ultima Cena di Giovanni da Asola, 1525

Olio su tela di 150 x 279 cm. Opera del 1525 del pittore bresciano Giovanni da Asola (1480 circa – 1531).
Inventario numero 211/128

Questo dipinto attribuito a Giovanni e Bernardino da Asola dal Fiocco nel 1925 si pone nella serie delle derivazioni da un originale tizianesco che si suppone fosse quello della Chiesa dei SS. Giovanni e Paolo, bruciato nel 1571. Tuttavia nell’opera è presente anche l’influsso della scuola bresciana nella plastica delle figure e nella luce serale che filtra dai tre occhi della parete di fondo “con sapore savoldesco”(Fiocco G. 1925).
La tipologia degli Apostoli e la foggia delle pieghe dei panneggi nella tizianesca “Assunta” di Giovanni da Asola del Museo Correrr (n° 1793) – già portella dell’organo della chiesa di San Michele in Isola, confortano ad attribuire questo dipinto al pittore che, come in quel caso è stato supposto, potrebbe essersi servito anche qui dell’aiuto del figlio Bernardino.

 

 

Testo tratto da scheda del Catalogo della Pinacoteca, per cortesia della Fondazione Querini Stampalia, che ringraziamo.

Immagine per cortesia della Fondazione Querini Stampalia, Venezia, che ringraziamo.

Bibliografia:
Fiocco G., Piccoli maestri, Giovanni e Bernardino da Asola, in: Boll. d’Arte, s. 2, V, 1925-26, pp. 193-203; rif p. 200

Info :
https://www.querinistampalia.org/ita/home_page.php

Localizzazione: VENEZIA. Fondazione Querini Stampalia - Sestiere Castello 5252
Autore: Giovanni da Asola ; Bernardino da Asola
Periodo artistico: 1525
Rilevatore: Angela Crosta

VENEZIA. Fondazione Querini Stampalia, Ultima Cena di Cesare da Conegliano

Olio su tela di 130 x 253 cm, opera di Cesare da Conegliano (attivo nella seconda metà del XVI secolo).
Inventario numero 143/88

Già attribuito a Sebastiano del Piombo e in seguito al Bonifacio, fu dubitativamente ascritto a Cesare da Conegliano dal Lorenzetti nel 1923, confermato da Adolfo Venturi nel 1934.
Opera di molti anni precedente l’Ultima Cena della chiesa veneziana dei SS Apostoli, del 1583 Vedi scheda, Cesare si orienta già verso Bonifacio de’ Pitati, pur risentendo ancora dello stile del suo conterraneo Cima.
La conoscenza del Cenacolo di Leonardo appare qui mediata attraverso l’ambito dei seguaci di Tiziano; netto il confronto con la Cena tizianesca conservata all’Escorial (1464) opera in gran parte di bottega, sia per l’impianto compositivo, sia per l’affinità nei gruppi dei tre Apostoli alla destra di Cristo. Cesare poté vedere e ispirarsi anche alla Ultima Cena tizianesca della chiesa dei SS Giovanni e Paolo, bruciata nel 1571.

Testo tratto da scheda del Catalogo della Pinacoteca, per cortesia della Fondazione Querini Stampalia, che ringraziamo.

 

Immagine per cortesia della Fondazione Querini Stampalia, Venezia, che ringraziamo.

Info:
https://www.querinistampalia.org/ita/home_page.php

Localizzazione: VENEZIA. Fondazione Querini Stampalia - Sestiere Castello 5252
Autore: Cesare da Conegliano
Periodo artistico: seconda metà XVI secolo
Rilevatore: Angela Crosta

CAPURSO (BA). Chiesa di Sant’Antonio abate, con copia del Cenacolo

Il catino absidale è completamente occupato daldipinto murale del Cenacolo, chiaramente ispirata al quello di Leonardo da Vinci e presumibilmente realizzato dopo i lavori di ampliamento avvenuti nel 1882.

 

La chiesa fu fondata nel 1440, ricostruita nel 1673. L’abside fu prolungata nel 1882 nell’ambito di lavori di ristrutturazione dell’edificio.

Info sulla chiesa:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/41409/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

https://www.santantonioabate.afom.it/capurso-ba-chiesa-di-santantonio-abate/

 

Immagini abside da:
http://rete.comuni-italiani.it/wiki/Capurso/Chiesa_Sant%27Antonio_Abate

Localizzazione: CAPURSO (BA). Chiesa di Sant'Antonio abate - Vico Pappacoda, 2
Rilevatore: AC

TRESCORE BALNEARIO (BG). Chiesa parrocchiale di S. Pietro, con “Ultima Cena e Lavanda dei piedi” di A. Balestra, inizi XVIII secolo

Ricordata per la prima volta nel 1230, la Parrocchiale aveva l’abside rivolta ad oriente, senza facciata, perché appoggiata alla casa parrocchiale (quella attuale è stata modificata nel Cinquecento); era lunga quasi 18 metri e larga poco più di dieci. Nel 1680, a causa dell’aumento della popolazione si pensò ad un ingrandimento: fu ribaltato l’orientamento, distruggendo gli affreschi che la ornavano; questa seconda chiesa arrivava fino al limite orientale dell’attuale cupola. Fu consacrata nel 1703 ed ebbe il titolo di prepositurale. Sulla facciata erano collocate quattro statue: San Pietro e San Paolo (oggi sul tetto a delimitare le dimensioni originali della seconda chiesa), San Rocco e San Sebastiano, all’interno, che sono opera dello scultore bresciano Santo Calegari (XVII-XVIII secolo).
Con la stessa giustificazione, nel corso della seconda metà dell’Ottocento si pose mano alla nuova chiesa, aperta al culto nel 1886 e consacrata nel 1906.

Conserva molte opere d’arte; tra esse, al centro del coro a sinistra, la tela nota con il titolo di “Ultima Cena e Lavanda dei piedi”, opera del pittore veronese Antonio Balestra (1666-1740).
Si tratta di un’iconografia singolare dove, entro una complessa architettura con sulla destra dei servitori, è raffigurata la tavola dietro alla quale sono seduti alcuni Apostoli, sul davanti al centro vi è Gesù inginocchiato mentre sta lavando i piedi di un discepolo.
La Lavanda dei piedi, narrata solo nel Vangelo di Giovanni (13,1-15), avvenne durante l’Ultima Cena. Solitamente i due eventi sono rappresentati in due scene differenti, dove la Lavanda precede la Cena e l’Istituzione dell’Eucaristia; nelle poche opere antiche in cui sono raffigurati nella stesso dipinto, vi è un ripetizione dei protagonisti (Gesù che lava i piedi e Gesù seduto alla tavola). Qui il pittore ha probabilmente cercato una fusione dei due eventi, ma l’iconografia fondamentale è la Lavanda, mentre la Cena è intuibile per la presenza della tavola su cui vi sono stoviglie.

 

Immagine e info:
http://www.asftrescore.it/Trescore/Chiese.htm

Localizzazione: TRESCORE BALNEARIO (BG). Chiesa parrocchiale di S. Pietro, Via A. Locatelli, 102
Autore: Antonio Balestra
Periodo artistico: fine XVII o inizi XVIII secolo
Rilevatore: AC

LACES (BZ), frazione Morter.  Montani di Sopra Cappella di Santo Stefano, con Ultima Cena.

Nella frazione di Morter del comune di Laces in Val Venosta, a difesa dell’ingresso alla Val Martello nella quale passava un’importante strada verso sud, vennero costruiti due castelli. In basso il castello di Montani di Sotto, del XIII secolo, che costituiva l’avamposto per l’altro castello, quello di Montani di Sopra, costruito intorno al 1228, più in alto su una collina che si presenta come una sorta di sbarramento naturale di origine glaciale che separa la Val Martello dalla località Morter.

All’estremità dello sperone, in piena vista dal castello, dalla valle e dal paese, si trova la cappella dedicata a Santo Stefano. Spesso indicata come cappella del Castello di Montani di Sopra si trova in realtà al di fuori del complesso castellano, all’estremità della collina ed a strapiombo sulla valle.
L’edificio attuale è datato al XV secolo per un’iscrizione che ricorda la nuova dedicazione della chiesa nel 1487 a Maria, come patrona principale, seguita dagli Apostoli e da San Giovanni Battista. La chiesa rimase comunque legata al nome del protomartire Stefano, cui era probabilmente dedicato un edificio più antico, e con questo nome è tutt’oggi conosciuta.
Alcune caratteristiche dell’edificio rinviano infatti ad epoche precedenti e si ritiene che un edificio di culto esistesse qui già prima della costruzione del castello stesso. Tracce della chiesa più antica sono state individuate sul muro orientale, dove si vede la traccia di un arco a tutto sesto traccia di un’antica abside e, nell’angolo nord-est, dove sono visibili i resti dei muri.

Il semplice aspetto esterno della chiesetta non fa supporre i meravigliosi affreschi tardogotici interni che le hanno valso l’appellativo di “Cappella Sistina dell’Alto Adige”. La facciata termina con un campanile a vela che conteneva un tempo due campane, una delle quali, risalente al 1500, venne fusa durante la Prima Guerra Mondiale. L’accesso avviene da ovest, tramite una porta con cornice in tufo e arco a sesto acuto. Le finestre con cornici in tufo sono riferibili ai primi decenni del ‘400 mentre le nervature con andamento ondeggiante della volta del coro e la sua forma rettangolare fanno ritenere questa parte più antica.

La chiesetta è a navata unica, lunga 8,7 metri e larga 8,2, con soffitto ligneo a riquadri sui quali erano applicati elementi dipinti datati al 1430-1440. L’interno della cappella è interamente ricoperto da affreschi, risalenti a due distinte fasi di decorazione: la parete nord, il presbiterio e l’arco trionfale (lato est) furono decorati nel 1430-40 da una bottega di pittori con forti influenze lombarde. Al 1487, anno di riconsacrazione della chiesa, risale il completamento della decorazione delle pareti sud e ovest da parte di una bottega sveva.
Il linguaggio artistico degli affreschi sulla parete nord, a sinistra dell’ingresso, è ancora vicino al ‘300, manca in essi l’influenza del gotico internazionale percepibile invece nella zona dell’altare maggiore. Sopra una fascia molto deteriorata con un tendaggio con drappi gialli e rossi, la superficie è divisa in due registri con scene della vita di Santo Stefano. Dall’alto a sinistra gli episodi narrano dell’elezione di Stefano a diacono da parte degli apostoli, Stefano che predica al popolo, la disputa tra Stefano e gli anziani, la spogliazione di Stefano e gli ebrei che raccolgono pietre preparando la lapidazione che è illustrata nel registro inferiore a sinistra. Seguono scene con le esequie, il seppellimento e il ritrovamento dei resti del santo nel 365 nei pressi di Gerusalemme.

Non fa parte del ciclo di Santo Stefano la raffigurazione, in alto a destra, di Sant’Antonio abate, il “santo degli animali” con il bastone, la campana e il maiale domestico, santo al quale era dedicata una chiesa da tempo distrutta nella vicina Coldrano. Né appartiene al ciclo l’ultima scena in basso a destra relativa al martirio di Sant’Orsola, che si collega e completa altre due scene sulla parete attigua.
Sulla parete est, sopra l’altare laterale sinistro vi sono due scene con il martirio di Sant’Orsola, in alto Attila, re degli Unni, circondato dai soldati dà l’ordine del martirio, in basso il completamento della scena sulla parete nord con la santa, il cui martirio avvenne con frecce e lance, mostrata su una barca colpita da una freccia in fronte mentre tiene alto lo stendardo con la croce.

L’intradosso dell’arco di trionfo è occupato da figure di santi: Dorotea, Michele, Pantaleone, Sebastiano, Giorgio e la Maddalena. Sopra l’arco trionfale è rappresentata l’Annunciazione con a sinistra Maria inginocchiata con Gesù bambino con la croce sulle spalle che vola verso di lei e a destra l’angelo Gabriele.
Sopra l’altare laterale destro sono dipinti in alto un gruppo di tre santi (Cristoforo, Erasmo e Acazio). Al di sotto un’affollata Crocifissione con alla destra di Cristo la Madonna e le pie donne ed a sinistra San Giovanni, il centurione ed altre figure. Fanno parte del programma iconografico dell’altare due scene in adiacenza sulla parete sud con Sant’Eustachio che caccia il cervo e Sant’Alessio sotto la scala.

La riconsacrazione della cappella del 1487, relativa alla Madonna, agli Apostoli e a San Giovanni Battista, trova la sua esplicitazione negli affreschi del coro. Nella volta, sopra l’altare c’è il Cristo benedicente a mezzo busto con di fronte il trionfo della Vergine rappresentata con il bambino in braccio seduta su un prato in fiore. Negli spazi angolari angeli musicanti. Nelle altre vele i quattro Evangelisti con i loro simboli.

Sulle pareti est e sud del coro sono rappresentati, gli apostoli a coppie e seduti. Partendo dall’angolo nordest: Giovanni e Giacomo il Maggiore, Paolo e Pietro, Bartolomeo e Filippo, Mattia e Andrea, Giacomo il minore e Matteo, un armadio con alcuni oggetti liturgici dipinti con effetto illusionistico, e Tommaso e Simone. Talvolta le iscrizioni non sono coerenti con l’iconografia degli apostoli.

La parete nord del presbiterio è completamente occupata dalla raffigurazione dell’Epifania, con i Magi che visitano il bambino in braccio della Madonna porgendo i loro doni. In secondo piano San Giuseppe e la coppia bue e asinello. Accurata è la resa dei sontuosi abiti dei Magi mentre impressionante è il seguito dei re che si snoda lungo un paesaggio montuoso con profusione di cavalli e cavalieri. Gli intradossi delle finestre del coro sono decorati con tralci di foglie.

Il maestro non identificato formatosi alla scuola sveva che nel 1487 completò la decorazione scelse per la parete sud il tema della Passione di Cristo, con nove scene su due registri. In alto da sinistra l’ingresso a Gerusalemme, l’Ultima cena, la scena nel giardino degli ulivi, il bacio di Giuda con la guarigione dell’orecchio mozzato di Malco.
La scena dell’Ultima cena presenta alcune particolarità iconografiche: Cristo porta in alto l’ostia – un rinvio evidente all’eucarestia, particolarmente significativo in quegli anni caratterizzati dallo scontro politico-religioso con gli Ussiti che negavano la transustanziazione, cioè la vera presenza di Cristo sotto le specie del pane e del vino. L’ostia sottolinea la concezione cattolica dell’eucarestia. Giuda, dai capelli rossi e con una veste gialla, porta al collo il borsino con le monete d’argento mentre un diavolo in miniatura gli esce dalla bocca.
Nella fascia sottostante, a destra delle scene di Sant’Eustachio e Sant’Alessio, sono rappresentate la Presentazione a Pilato, la Flagellazione e l’Incoronazione di spine. Seguono sulla parete ovest due scene che concludono il ciclo della Passione: in alto il Cireneo che porta la croce e in basso la Crocifissione.

La maggior parte della parete ovest è riservata alla rappresentazione del Giudizio Universale. La figura del Cristo in Gloria all’interno di una mandorla è collocata immediatamente sopra la porta di accesso. A sinistra la Madonna inginocchiata con i beati in mezzo ai quali si trova lo stemma della famiglia Montani e la data 1487, oggi scarsamente leggibile. A destra Giovanni Battista inginocchiato ed i morti che escono dai sepolcri. In basso il Leviatano inghiotte i dannati tra i quali non pochi ecclesiastici, anche di altissimo rango.

Negli intradossi delle finestre dell’aula vi sono figure di santi: Stefano e Sebastiano, Leonardo ed Orsola collocati, come sculture, su mensole in finti tabernacoli. L’intera cappella presenta numerosi graffiti, scritte sia incise che realizzate a sanguigna, gesso o matita eseguite durante un ampio lasso di tempo tra la seconda metà del XV secolo e il XX secolo. Nei tempi antichi predominano le scritte di ecclesiastici e nobili.

La cappella aveva, fino ai primi del ‘900, diversi altari. Quello maggiore, ligneo tardogotico a battenti del 1491 della Bottega di Schnatterpeck. L’altare di Santa Maddalena, realizzato nel 1522 nella bottega di Jörg Leder. Entrambi, così come cinque tavole lignee dipinte collocate sul soffitto in legno dell’aula, datate dagli esperti intorno al 1430 ed attribuite al pittore Kaspar Blabmirer di Merano, sono stati trasferiti per motivi di sicurezza al Museo Civico di Bolzano.

Un terzo altare, degli ausiliatori o di Santa Caterina, proveniente dalla Chiesa dell’Ospedale di Laces, venne illegalmente venduto nel 1908 da un abitante di Montani e dopo varie peripezie si trova oggi nel Museo delle Belle Arti di Budapest.

All’interno è presente una lapide funeraria con lo stemma dei Montani (la ruota) e la croce di Gerusalemme, risalente alla fine del XIII secolo che apparteneva ad un componente della famiglia probabilmente andato in Terrasanta.

Fonte principale: Andergassen Leo. Montani. Cappella di Santo Stefano. Montani di Sopra – Montani di Sotto. Verlag Schnell & Steiner GmbH 2011

Localizzazione: Via Montani di Sopra/Obermontaniweg – 39021 – Morter/Laces / Morter/Latsch (BZ). Alla chiesa si arriva dal parcheggio all’ingresso della Val Martello, seguendo le indicazioni per il Castello di Montani di Sopra e seguendo per un breve tratto il sentiero che dalle rovine porta alla chiesetta.

Periodo artistico: XV secolo

Fruibilità: E’ visibile all’interno solamente in giorni e orari definiti variabili a seconda del periodo dell’anno. Informazioni sul sito https://www.suedtirolerland.it/it/

Data ultima verifica: luglio 2021

Rilevatore: Marina Celegon

 

Galleria immagini di Marina Celegon:

COLLOCAZIONE IGNOTA. Ultima Cena / Cenacolo di Bruno Bordoli, 2007

Olio e acrilico su tela grezza di 194 x 252 cm, del 2007.
Opera dell’artista Bruno Bordoli, nato nel 1943 a Porlezza (CO).

 

 

Immagine da:
https://www.touringclub.it/notizie-di-viaggio/a-milano-unesposizione-dedicata-al-tema-dellultima-cena-in-chiave-contemporanea

Localizzazione: COLLOCAZIONE IGNOTA
Autore: Bruno Bordoli
Periodo artistico: 2007
Rilevatore: AC

COLLOCAZIONE IGNOTA. Collezione privata. Ultima Cena di Aligi Sassu, 1929

Tempera su tela di 100 x 70 cm.

Realizzata nel 1929 da Aligi Sassu (Milano, 17 luglio 1912 – Pollença, 17 luglio 2000).

Il tema del sacro, una futura costante tematica di Sassu, gli è ispirato sia da riflessioni personali sia dalla presenza a Milano del pittore Edoardo Persico.
In questo primo esempio pittorico sono seduti alla tavola del Cristo personaggi in abiti moderni: giacche con cravatta, maglioni con camicia e capelli corti.
Anche il paesaggio che si scorge al di là delle tre arcate della parete di fondo è moderno. La nuova periferia urbana con le sue case di struttura razionale, spesso intonacate con colori squillanti, compare nel dipinto a testimoniare la nuova forma della “città che sale”, soggetto tipico del futurismo intorno al 1930.

 

Link:
http://www.aligisassu.it/schtxtit/sch011.htm

Localizzazione: Collocazione ignota
Autore: Aligi Sassu
Periodo artistico: 1929
Rilevatore: AC

BORGO VALBELLUNA (BL), frazione Lentiai. Chiesa di San Bartolomeo con Ultima Cena, XV secolo

La chiesa, di impostazione tardo medioevale e a navata unica, viene documentata per la prima volta solo nel 1515.
Dal resoconto delle periodiche visite pastorali si desume che nel corso del 1600 la chiesa si è arricchita di campanile, di sacrestia e di un piccolo cimitero cinto da mura mentre la storia più recente parla di restauri, fasi di abbandono, parziali interventi della Sovrintendenza (1972), lavori di manutenzione straordinaria (1988-1998) fino al restauro globale del 2012.

La particolarità di questa chiesa consiste nel fatto che conserva nelle sue pareti tracce di due fasi pittoriche ben distinte, una quattrocentesca e l’altra del 1540 circa.

Affreschi del XV secolo
Sulla parete sinistra:
ULTIMA CENA di autore ignoto. E’ una delle meglio conservate con la particolarità della presenza dei gamberi rossi sulla mensa.
Gli Apostoli sono raffigurati intorno a una tavola rettangolare ricca di vivande e di stoviglie. Giuda è solo davanti al tavolo, come  spesso all’epoca era raffigurato. Il suo viso è stato abraso, probabilmente in segno di spregio per il traditore.

Sempre del XV secolo sono: un fregio decorativo che corre lungo il perimetro della chiesa e che indica l’altezza del precedente soffitto e un affresco che raffigura san Bartolomeo con il coltello segno del suo martirio.

 

 


Affreschi del XVI secolo

Opera di Marco da Mel (1505 circa – 1583) come reca il cartiglio posto sopra la porta di ingresso nella parete ovest:  ciclo con la storia di s. Bartolomeo di cui restano oggi “La conversione di Polimnio”  conservata sulla parete destra e tracce di altre scene sulla parete ovest; resti  del fregio decorativo che correva lungo le pareti e una
ULTIMA CENA (del 1540 circa) dipinta sopra la precedente quattrocentesca, staccata nel 1970 e ora conservata in  tre pannelli nell’ ex Asilo di Lentiai.

 

Link:
http://www.chiesettebellunesi.it/chiesette/chiesa-san-bartolomeo

Localizzazione: BORGO VALBELLUNA (BL), frazione Lentiai. Chiesa di San Bartolomeo - Località Villapiana di Lentiai, viale Belluno. Lentiai è stato Comune sino al 2019 quando è confluito in quello di Borgo di Vallebelluna.
Autore: ignoto
Periodo artistico: XV secolo
Rilevatore: AC

CHIES D’ALPAGO (BL), frazione Lamosano. Chiesa di San Lorenzo, con Ultima Cena, di F. Frigimelica, 1601 circa

La storia del luogo di culto affonda le radici nel 1437, anno in cui si possiede la prima notizia certa che riguarda la consacrazione della chiesa e dell’altare.
L’8 gennaio del 1626 il territorio di Lamosano e la sua chiesa furono smembrati da Pieve d’Alpago, diventando così parrocchiale e ingrandendosi grazie ai lavori di ristrutturazione negli anni successivi.  Tra il 1788 ed il 1794 si riedificò il tempio secondo i canoni allora in voga del Neoclassicismo con linee essenziali ma eleganti.
Danneggiato dagli eventi sismici del 1873 e del 1936 fu puntualmente restaurato e nel 1948 si inaugurò il nuovo altare maggiore, mentre tra il 1965 ed 1966 fu sistemata la svettante guglia del campanile.

Al suo interno l’opera più rappresentativa è l’Ultima Cena esposta sulla parete di controfacciata.
L’olio su tela fu eseguito dal bellunese Francesco Frigimelica “il Vecchio” (1570 circa – dopo il 1649) e racconta la rivelazione del tradimento di Gesù: “uno di voi mi tradirà”. Il dipinto è influenzato dalla tela con lo stesso soggetto di Jacopo Tintoretto in San Travaso a Venezia.
La cronologia della tela di Lamosano si colloca più precisamente tra il 1595 (in quanto mai prima rammentata nelle Visite pastorali) ed il 1601, termine dell’incarico di pievano svolto da don Domenico Clavenna (o Chiavenna) il cui blasone di famiglia è rappresentato sugli sgabelli in primo piano.

Gli Apostoli sono intorno a una tavola rettangolare, due sono dal lato opposto, quello a sinistra di profilo è Giuda che tiene in mano la borsa con i denari.
Il pittore mostra un’attenzione particolare ai dettagli: la tovaglia con le pieghe fortemente accentuate, la saliera metallica circolare, le numerose forme del pane, le vivande nei piatti, i coltelli, le forchette a due e tre rebbi, i raffinati calici in vetro.
Il dipinto è stato restaurato nel 2016.


Link:

https://www.infodolomiti.it/dolomiti-da-vedere/chiese-e-santuari/alpago-e-ponte-nelle-alpi/tra-chies-puos-e-tambre/chiesa-di-san-lorenzo-lamosano/7856-l1.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Frigimelica_il_Vecchio

Localizzazione: CHIES D'ALPAGO (BL), frazione Lamosano. Chiesa di San Lorenzo - Via della Conciliazione, 157
Autore: Francesco Frigimelica
Periodo artistico: 1601 circa
Rilevatore: AC

ALPAGO (BL), frazione Sitran. Chiesa di Sant’Andrea, con Ultima Cena, di F. Frigimelica, 1637

L’edificio cinquecentesco dedicato a Sant’Andrea, sorto dove un tempo si trovava un’antica cappella, venne riedificato durante la prima metà del XVII secolo e successivamente ampliato nel 1860 in seguito all’aumento della popolazione.

L’opera di maggior interesse è sicuramente l’Ultima Cena esposta sulla parete di destra del presbiterio e dipinta da Francesco Frigimelica “il Vecchio” (1570 circa – dopo il 1649) intorno al 1637 con attenzione particolare per tutti quei dettagli di vita quotidiana come la brocca in ceramica, il servo che porta le vivande ed i frutti sulla tavola.
«Il gruppo del Cristo ritratto in atteggiamento allocutorio con l’apostolo Giovanni riverso e addormentato sul Suo cuore, fulcro dell’avvincente Ultima Cena della parrocchiale di Sitran, pur non ricalcando pedissequamente alcun modello, si avvicina sensibilmente agli analoghi soggetti, rispettivamente dipinti da Martin de Vos e da Pieter de Witte detto Candido, divulgati ancora una volta dalla sollecita arte incisoria di Jean Sadeler.
Se pare quasi superfluo ribadire la sobria eleganza, la studiata misura compositiva e la finezza della pittura – peraltro già lodate anche nella tela di Lamosano (vedi scheda) – certamente vale la pena invece tornare sulla congeniale inclinazione frigimelichiana per la rappresentazione della “natura in posa” e della “natura morta”.
A questo genere pittorico l’autore non riserva solo episodiche attenzioni ma pare quasi voglia assegnare loro una sorta di “ruolo” all’interno del dipinto, attribuendo così valore di eternità ai dettagli della vita quotidiana. Su tale versante si presti attenzione al penetrante ritratto del servo a mezzobusto in primo piano – di più o meno diretta ascendenza bassanesca – del cui vassoio coperto che reca in mano pare quasi di percepire il peso.
Il piglio dell’artista abituato a rendere la fisicità delle cose traspare anche dalla bellissima brocca posata a terra, in un angolo del pavimento. Il recipiente in terracotta con decori policromi e rifinitura in traslucido sul quale scivola la luce effusa amplificando ogni minuzia, costituisce già da solo un piccolo brano di accattivante gusto “naturalistico”. L’opera ritenuta databile verso il 1640, è invece di poco anteriore al 1637 quando la chiesa, dopo un esteso restauro, viene nuovamente benedetta come ci educe il protocollo della Visita indetta dal vescovo Giovanni Tomaso Malloni che per la prima volta rammenta la tela.»(1)

 

NOTA 1.  Tratto da: Mazza M. (a cura di), Tesori d’arte nelle chiese del Bellunese. Alpago e Ponte nelle Alpi, Provincia di Belluno, 2010, pp. 77-8

 

Link:
https://www.infodolomiti.it/dolomiti-da-vedere/chiese-e-santuari/alpago-e-ponte-nelle-alpi/tra-chies-puos-e-tambre/chiesa-di-santandrea-sitran/8089-l1.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Frigimelica_il_Vecchio

Localizzazione: ALPAGO (BL), frazione Sitran. Chiesa di Sant'Andrea - Via Portici, 6 LA frazione Sitran si trova nell'ex comune di Puos d'Alpago.
Autore: Francesco Frigimelica
Periodo artistico: 1637
Rilevatore: AC

BOLOGNA. Biblioteca dell’Archiginnasio, miniatura con Ultima Cena dalla “De vita Christi”, prima metà sec. XV

Manoscritto, pergamena con “De  vita Christi“, di Ludolfo di Sassonia, Liber II. Misura 373 x258 mm. Miniato nella prima metà del secolo XV da Cristoforo Cortese (numerazione della pagine moderna).
Collocazione: A.121

Miniatura del capolettera della pagina 326 con raffigurazione dell’Ultima Cena.
Gli Apostoli raffigurati, per evidenti motivi di spazio, sono solo sei; Cristo è a capotavola alla sinistra. La pagina è arricchita da un elaborato fregio decorativo con racemi e uccelli.

Il codice è il secondo di due volumi con la Vita Christi composta da Ludolfo di Sassonia, monaco domenicano poi certosino, nato verso il 1295 e morto a Strasburgo nel 1377. Il primo volume è il ms. 1379 della Biblioteca Nazionale di Vienna.
Il codice bolognese, splendidamente decorato (presenta ben 174 carte arricchite da miniature), è entrato a far parte delle collezioni della Biblioteca dell’Archiginnasio nel 1847 con il fondo librario Matteo Venturoli.
Fu realizzato dopo il 1433 per la biblioteca dei Gonzaga. Lo si deduce dallo stemma con le aquile nere in campo d’argento (concesse dall’imperatore Sigismondo ai marchesi di Mantova nel 1433) dipinto sul margine inferiore della prima pagina del volume conservato a Vienna.
I due codici furono trascritti da Michele Salvatico, notaio di origine tedesca al servizio della magistratura dei Capi Sestiere a Venezia, poi monaco benedettino a Praglia dal 1456.

L’artista che lavorò alla ricchissima decorazione miniata del manoscritto, Cristoforo Cortese, fu il maggior miniatore veneto in età tardogotica, che vedeva il suo prestigio ampiamente affermato negli anni Trenta del Quattrocento. Nato a Venezia forse attorno al 1399 e morto prima del 1445, lavorò spesso anche tra Bologna e Padova, firmando molti manoscritti ora conservati in varie biblioteche italiane e straniere.
Il manoscritto contiene 156 iniziali figurate (tipo A) che introducono ognuno degli 89 capitoli e i paragrafi relativi ai vari momenti della Passione di Cristo. La presenza di ognuna di queste figurate implica sempre un fregio decorato sui margini superiore, inferiore e sinistro, se l’iniziale si colloca nella colonna di scrittura sinistra, o nell’intercolumnio se nella colonna di destra. Le tipologie sono molto diversificate: fregi a barra, racemi vegetali con foglioline dorate, volute fogliacee più corpose, piccoli fiori convenzionali, cardi, fiordalisi, spighe di grano, piume di pavone e molti altri repertori, popolati spesso da animali fantastici, uccelli, lepri, cani, cerbiatti e figure antropomorfe.

 

Link:
http://badigit.comune.bologna.it/books/ludolfo/scorri.asp?direction=next&ID=325

Localizzazione: BOLOGNA. Biblioteca dell'Archiginnasio
Autore: miniature di Cristoforo Cortese
Periodo artistico: prima metà XV secolo
Rilevatore: AC

ACI SANT ANTONIO (CT). Chiesa di Sant’Antonio abate, con Istituzione dell’Eucaristia/Ultima Cena, 1759

 

Nella navata di sinistra della Chiesa, dopo la porta che immette nella casa canonica, si trova un piccolo altare sormontato da un quadro di buona fattura raffigurante l‘Istituzione dell’Eucaristia.
Esso risale al 1759 e porta in alto la didascalia tratta dal Vangelo di Luca “accepto pane, gratias egit”.

Intorno alla tavola che è al centro della scena stanno le figure di Cristo e degli apostoli, mentre Giuda dallo sguardo sfuggente è rivolto invece verso l’osservatore. In primo piano un coppiere verso del vino, su un altro piano un angelo adorante.

Nonostante l’antichità del dipinto, risaltano ancora i rossi drappeggi del manto di alcuni apostoli e la tinta cinerina della tovaglia che copre la mensa. E’ evidente l’influsso del barocco nella angolazione della prospettiva, nell’enfasi delle pose e nella maniera di fissare gli atteggiamenti.

 

Info sulla Chiesa:
https://www.santantonioabate.afom.it/aci-sant-antonio-ct-chiesa-di-santantonio-abate/

Link:
https://www.parcoecclesialetna.it/it/itinerari/vasta-e-la-teatralita-barocca/chiesa-s-antonio-abate/istituzione-delleucarestia-106/

Localizzazione: ACI SANT ANTONIO (CT). Chiesa di Sant'Antonio abate,
Autore: ignoto
Periodo artistico: 1759
Rilevatore: AC

USA – NEW YORK. The Morgan Library & Museum, miniatura con Ultima Cena dal “Libro d’ore” di Caterina di Cleves, circa 1440

Il Libro d’Ore di Caterina di Cleves (1417–1476) è un manoscritto fatto miniare per conto di suo marito Arnold van Egmont o di suo padre Adolf IV di Cleves-Mark e realizzato intorno al 1440 da un artista olandese a Utrecht, fino ad ora non identificato, noto come il “Maestro di Caterina di Cleves” (attivo intorno al 1435–60), che prende il nome da questo libro.

Il manoscritto originale era diviso in due libri, ognuno dei quali ha assunto una vita propria. Attualmente è in due volumi presso la Morgan Library and Museum di New York con i numeri di inventario M. 917 e M. 945. Quest’ultimo è anche noto come Guennol Hours o anche Ore di Arenberg. L’opera fu probabilmente divisa in due parti da un mercante nel XIX secolo e vendute separatamente. La Morgan Library è stata in grado di acquisire entrambi i volumi da collezioni private nel 1963 e 1970. Diverse miniature, forse undici, sono andate perdute e si sospetta fossero state tagliate per venderle indipendentemente.

Si tratta di un libro contenente una serie insolitamente ricca di preghiere illustrate con 157 miniature particolarmente elaborate. L’acuto senso di osservazione dell’artista combinato con un interesse per gli oggetti di uso quotidiano era uno stile molto avanzato per il suo tempo; tutte le miniature sono piene di dettagli sorprendenti.

Miniatura con Ultima Cena

MS M.917/945, ss. 142v
Il foglio misura 192 x 130 mm

Questa grande miniatura che segna la Messa del Santissimo Sacramento illustra l’Ultima Cena. Cristo dà a Giuda il boccone con cui identifica il suo traditore; quando Giuda lo accetta, un minuscolo demone entra nella sua bocca. Giovanni, appoggiato al petto del Salvatore, dorme nel momento critico, mentre Pietro, alla sinistra di Cristo, appare atterrito.
Le citazioni bibliche interpretano l’evento. Quello di sinistra, dai Salmi (77,25), si riferisce al “pane degli angeli”, una frase applicata all’Eucaristia. La giusta citazione, tratta da Luca (14,15), loda coloro che hanno mangiato il pane nel regno di Dio.

 

Link e immagine da:
https://www.themorgan.org/collection/hours-of-catherine-of-cleves/183
Altre info:
https://italiawiki.com/pages/manoscritto-olandese/libro-d-ore-di-katharina-van-kleef.html

https://wblog.wiki/it/Hours_of_Catherine_of_Cleves

https://www.themorgan.org/collection/Hours-of-Catherine-of-Cleves

Localizzazione: USA -NEW YORK. The Morgan Library & Museum
Autore: “Maestro di Caterina di Cleves”
Periodo artistico: 1440
Rilevatore: AC

ESINO LARIO (LC). Ultima Cena, scultura di M. Vedani, 1941

La Via Crucis, o Via della Croce, è un’opera dello scultore Michele Vedani (1874-1968) situata sulla via che, lungo un crinale posto tra i due nuclei antichi di Esino Inferiore e di Esino Superiore, porta alla chiesa parrocchiale di San Vittore.

Le sculture in bronzo hanno sostituito gli affreschi fortemente scrostati delle 15 cappelle dell’antica Via Crucis eretta dai cittadini a ringraziamento per essere scampati ad un epidemia di colera nel 1831.

Nel 1938 Michele Vedani propose le 14 sculture della Via Crucis che vennero fuse nella fonderia artistica Battaglia di Milano tra il 1939 e il 1940 col contributo dagli abitanti e villeggianti del paese.
Nel 1941 l’opera venne completata con l’Ultima Cena.
Michele Vedani creò le sculture e le donò al paese a memoria dell’amata figlia Minuccia, morta poco più che ventenne, che con lui trascorreva l’estate a Esino.
Al termine della Via Crucis, nella Cappella Grande, è collocata La Resurrezione, opera realizzata dal Vedani nel 1967.

Le sculture in bronzo hanno personaggi grandi al vero: l‘Ultima Cena raffigura gli Apostoli seduti a una tavola rettangolare con al centro Cristo, in piedi.

Link e immagini:
https://it.wikipedia.org/wiki/Via_Crucis_(Esino_Lario)
https://fondoambiente.it/luoghi/via-crucis-di-michele-vedani-1874-1968-14-stazioni-bronzo?ldc

Localizzazione: ESINO LARIO (LC). Cappella dell'Ultima Cena - Via parrocchiale don G.B Rocca
Autore: Michele Vedani
Periodo artistico: 1941
Rilevatore: AC

BOLOGNA. Chiesa di San Girolamo della Certosa, con Ultima Cena, di L. Sabatini, 1562

Olio su tela proveniente dal Refettorio del convento (ora Sala della Pietà del cimitero).
Attribuito tradizionalmente a Orazio Samacchini, ma grazie ad un intelligente confronto con un disegno conservato al Louvre – identificato come preparatorio per il dipinto della Certosa – J. Winkelmann ha restituito la giusta paternità dell’opera al pittore Lorenzo Sabatini (Bologna, 1530 – Roma, 1576).

“Tra i primi documenti sull’attività del pittore vi è infatti una lettera che scrive nel 1562 al Vasari promettendogli l’invio di un suo disegno non meglio specificato. Ragghianti per primo ha individuato questo disegno nell’Ultima cena conservata al Louvre: in un unico foglio sono stati incollati, oltre alla Cena, altri tre disegni, Cristo fra i dottori, Ercole e cerbero e san Pietro, tutti attribuiti a Sabatini ma appartenenti a periodi diversi della sua carriera. I confronti tra il disegno e il dipinto della Certosa hanno tolto ogni dubbio sull’attribuzione al Sabatini e hanno permesso di datare disegno e dipinto intorno al 1562. Siamo quindi in una fase non ancora matura del pittore, influenzato fortemente da Pellegrino Tibaldi e da quella cultura figurativa circolante a Bologna che va da Nicolò dell’Abate a Prospero Fontana. Eleganza quindi e qualità che guardano anche in direzione di Vasari, conosciuto non solo attraverso le opere presenti in città già dal 1539, ma anche attraverso l’interpretazione che ne dà Prospero Fontana negli affreschi della Cappella del Legato in Palazzo Pubblico sempre del 1562, nei quali dimostra di essere profondo conoscitore della cultura manierista vasariana e tosco-romana: ed è proprio in questi anni che viene infatti ipotizzata una stretta collaborazione tra Sabatini e Fontana.
La grande tela, recentemente restaurata, rivela chiaramente di essere rimasta ad uno stadio non finito: prova ne sono le diverse zone del dipinto, la finestra al centro in primis, nelle quali l’assenza di imprimitura lascia trasparire la trama e le righe della tela. Dove però la stesura pittorica è conclusa si può apprezzare l’alta qualità dei dettagli, della stesura pittorica, la dolcezza dei volti di Giovanni e di Cristo, la cui fisionomia in particolare ricorda quelle del Bagnacavallo senior e sarà utilizzata da Sabatini in opere successive, quali ad esempio la Cena in Emmaus della Pinacoteca. L’eleganza delle figure, le mani affusolate, certi profili accentuati, la varietà della composizione e degli atteggiamenti degli Apostoli e dei servitori, l’attenzione per il dato naturale delle luci e delle ombre fa davvero rimpiangere di non avere davanti agli occhi la tela finita.” (1)

1. Testo di Ilaria Francia da:
https://www.storiaememoriadibologna.it/lultima-cena-865-opera

 

La chiesa, detta anche di “San Girolamo di Casara”, prende origine dall’antico monastero dei Certosini, che si stabilirono a Bologna all’inizio del XIV secolo. L’imponente area monastica fu adibita a pubblico cimitero con apertura nell’aprile del 1801. All’interno della chiesa vi sono numerosi dipinti di maestri della scuola bolognese.

Link:
https://www.storiaememoriadibologna.it/la-chiesa-di-san-girolamo-della-certosa-836-opera

https://www.treccani.it/enciclopedia/sabatini-lorenzo-detto-il-lorenzino_%28Dizionario-Biografico%29/

Localizzazione: BOLOGNA. Chiesa di San Girolamo della Certosa
Autore: Lorenzo Sabatini
Periodo artistico: 1562
Rilevatore: AC

MINORI (SA). Basilica di Santa Trofimena, con Ultima Cena, XVI secolo

Il presbiterio è fiancheggiato da due cappelle che si affacciano sul transetto; in quella di sinistra, riservata alla conservazione dell’Eucaristia, sopra l’altare è posta una pregevole tela raffigurante l’Ultima Cena di chiara ispirazione leonardesca per composizione e distribuzione dei commensali, probabile opera della Scuola di Andrea Sabatini (Salerno, 1480 – Gaeta, 1545).

 

L’importanza della chiesa di Minori è dovuta alla presenza delle reliquie di santa Trofimena, giovanetta martire di Patti in Sicilia le cui ossa furono rinvenute sulla spiaggia, come vuole la tradizione, circa nei secoli VII o VIII e depositate in un tempietto non lontano dal lido all’uopo costruito. Nel 987 Minori diventò sede vescovile, e tale rimase sino al 1818, e fu eretta una cattedrale al centro dell’area urbana.
Alle soglie del XVIII secolo il deperimento architettonico della cattedrale convinse la popolazione ad abbattere completamente l’edificio e riedificarne uno nuovo. I lavori iniziarono nel 1747 e si conclusero all’inizio del secolo successivo. Dal 1910 la basilica ha il rango di basilica minore.
Dell’antico tempio sicuramente orientato da est a ovest e, quindi, ortogonalmente rispetto alla posizione dell’attuale tempio, restano due absidi.
L’attuale Basilica è a croce latina e presenta tre navate con transetto, cripta e campanile costruito, quest’ultimo, nella prima metà dell’ottocento in concomitanza con i lavori di completamento dell’intero complesso sul modello di quello della Chiesa napoletana della Madonna del Carmine.

 

Link:
http://www.santatrofimena.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3:la-basilica-di-santa-trofimena&catid=9:la-basilica&Itemid=109

https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_Santa_Trofimena

Localizzazione: MINORI (SA). Basilica di Santa Trofimena
Autore: Scuola di Andrea Sabatini
Periodo artistico: XVI secolo
Rilevatore: Valter Bonello

PREMARIACCO (Ud). Chiesa vecchia di San Silvestro papa, con Ultima Cena del Thanner.

Tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, in occasione dei lavori di restauro seguiti al terremoto del 1976, sono stati compiuti alcuni scavi, non corredati da rilievi planimetri e stratigrafici. La mancanza di indagini archeologiche approfondite non consente di andare oltre il campo delle ipotesi di almeno tre, forse quattro, chiese sovrapposte.
E’ chiara l’esistenza di una costruzione, forse risalente all’XI secolo, a pianta rettangolare, a due absidi, orientata est-ovest, ma con l’asse principale parzialmente ruotato rispetto a quello dell’attuale edificio. La presenza di un’eventuale terza abside non è stata confermata da tracce archeologiche, ma forse è stata distrutta quando è stata costruita la sacrestia.
Accanto alla facciata dell’edificio originario ed in posizione parallela rispetto ad esso è presente dal XII secolo una torre quadrata, costruita per scopi difensivi.
premariaccoNel 1511 la chiesa primitiva viene danneggiata da un terribile terremoto: subisce notevoli trasformazioni con la sopraelevazione e l’allungamento dell’aula e dell’abside, che qualche studioso ipotizza possano essere frutto di interventi settecenteschi.
Giampaolo Thanner viene chiamato ad affrescare il presbiterio (soffitto e pareti), l’arco trionfale e l’intradosso.
Il restauro dei primi anni ’80 del secolo scorso hanno riportato alla luce un intero ciclo di affrescato nel presbiterio della vecchia parrocchiale, sconsacrata fin dagli inizi del ‘900.
L’attribuzione al Thanner e la datazione si basano sulle tracce della firma e della data che compaiono sulla parete destra del presbiterio.
Nelle quattro vele della volta, i Dottori della Chiesa con i Simboli degli Evangelisti, al culmine degli spicchi, separati da un giro di nubi, il Padre Eterno con la colomba e tre teste alate contrapposto al titolare San Silvestro papa in abiti pontificali e con ai lati due Angeli. Sulla parete sinistra, al registro inferiore il Tradimento di Giuda, quasi completamente cancellato dall’apertura di una finestra poi tamponata, mentre nella lunetta è dipinta l’Ultima Cena; sulla parete di fondo una teoria di apostoli e nella lunetta un’affollata Crocifissione; nella parete destra, ai due lati della finestra l’Incredulità di San Tommaso e l’Ascensione, mentre nella lunetta la Resurrezione, tutte molto lacunose e picchettate.
Nell’intradosso dell’arco trionfale otto Sante con i simbolo del martirio; sulla fronte l’Annunciazione; nel sovrarco il Padre Eterno raffigurato tra due quinte architettoniche.
Nel corso del XVII secolo la torre campanaria viene sopraelevata e dotata di pigna sostenuta da un dado ottagonale.
Nel 1745 viene consacrata probabilmente a seguito di interventi edilizi.
Nel 1885 vengono realizzati alcuni lavori di restauro ed in particolare quattro altari (il maggiore dedicato al titolare della chiesa, quelli del Rosario, di San Giuseppe e di Santa Filomena) perdono la consacrazione.
Agli inizi del secolo successivo la chiesa non viene più utilizzata per il culto e adibita a sala per attività ricreative (teatro, sala giochi e riunioni); viene invece utilizzata la nuova e più grande chiesa parrocchiale, consacrata nel 1904.
Dopo la prima guerra mondiale, il pavimento in mattoni della piccola chiesa, rovinato dagli zoccoli dei muli ricoverati nell’edificio nel 1915, viene rimosso e sostituito da una battuta in cemento. Precedentemente a questo intervento, il parroco Luigi Faidutti aveva fatto rimuovere dal pavimento una pietra tombale, posizionata al centro della chiesa, a copertura del monumento sepolcrale destinato ad ospitare le spoglie dei vicari curati di Premariacco.
Fino al sisma del 1976 nella chiesa non vengono effettuati altri lavori. Dopo il terremoto, a causa della situazione di grave instabilità, divengono indifferibili gli interventi di ristrutturazione. Nell’ambito del primo lotto di lavori sono compiute la rifacitura completa del tetto con la demolizione del soffitto, delle vele e delle lesene che occultavano l’originaria copertura con capriate lignee, l’asportazione dell’affresco del pittore udinese Lorenzo Bianchini che le decorava e la chiusura delle finestre laterali, ancora oggi leggibili sui prospetti dell’edificio.
Dopo l’esperimento di alcuni saggi, abbattuto l’intonaco, vengono riportati alla luce gli affreschi (di cui sopra), fino ad allora ignoti, dipinti nella volta quadripartita e sulle pareti del presbiterio, nell’intradosso dell’arco trionfale e sulla facciata del medesimo.
Quindi, per verificare la consistenza della muratura, si eseguono scavi che portano alla scoperta della chiesa primitiva, sotto il pavimento dell’aula, ed al rinvenimento di diverse sepolture nell’area esterna.

Bibliografia:
Tarcisio Venuti, Antica chiesa di San Silvestro papa. Premariacco. Restauro e storia, 233
http://www.ipac.regione.fvg.it/

Info:
Via della Chiesa, s.n.c. Premariacco (Ud)
Riferimenti per la visita: Parrocchia di Premariacco tel. 0432 729021

Immagini: http://www.ipac.regione.fvg.it/

 

Localizzazione: Premariacco (Ud)
Autore: Gian Paolo Thanner
Periodo artistico: XVI sec.
Data ultima verifica: 3/06/2022
Rilevatore: Feliciano Della Mora

EMPOLI (FI). Museo della Collegiata, Predella con Ultima Cena di P. Gerini, 1401

Opera di Niccolò di Pietro Gerini (Firenze, notizie 1368 – 1415).
Tempera su tavole, cornici intagliate e dorate. Tavola dell’Ultima Cena di 28 x 54 cm
Esposto nella Sala dei dipinti dei secoli XIV e XV

Il dipinto, insieme ad altri elementi, faceva parte di una predella appartenente a una grande macchina d’altare manomessa in occasione dell’ammodernamento della cappella del SS. Crocefisso nella Collegiata empolese di Sant’Andrea, ove era originariamente, per un diverso uso dei singoli elementi.
Al Museo sono conservate le tavole laterali che raffigurano : “Santi Ludovico e Orsola” sormontata da “san Girolamo”, e la “Vergine e san Lorenzo” sormontata da “san Zenobi”. Al centro vi doveva essere una Crocifissione, identificata con il “SS. Crocifisso delle Grazie” ancora conservato nella Collegiata.
Restano al Museo tre tavolette della predella che riportava scene della Passione di Cristo: “Ultima Cena”, “Cattura”, “Deposizione”.

I santi mostrano attitudine compassate e ieratiche tipiche del Gerini e un’inclinazione al gusto decorativo delle vesti riccamente bordate di ori che già annuncia l’adesione agli stilemi del gusto tardogotico. Nelle scene della predella si legge invece una maggiore vivacità di espressione.
La Cena mostra gli Apostoli seduti a un tavolo a “U” con i bracci laterali molto corti. L’impostazione è tradizionale, con Giuda di fronte al tavolo da solo; Giovanni appoggiato a Cristo al centro. Sulla tavola vari cibi e bevande (vino, acqua, pane, agnello…) e stoviglie (bicchieri e bottiglie di vetro, coltelli…) su una tovaglia dal tessuto finemente lavorato.

 


Fondato nel 1859, il Museo della Collegiata è uno dei più antichi musei ecclesiastici d’Italia. Si trova nell’antico Palazzo della Propositura attiguo alla Collegiata di Sant’Andrea e conserva diversi capolavori databili tra il XIII e il XVII secolo provenienti dalle chiese del piviere empolese.
Il percorso inizia al piano terra, dove, oltre ad alcune opere scultoree di grande pregio, come l’elegante Madonna col Bambino di Mino da Fiesole, sono esposti il Fonte battesimale attribuito a Bernardo Rossellino e lo straordinario affresco staccato raffigurante il Cristo in pietà di Masolino da Panicale. A Empoli, altre testimonianze dell’opera di questo celebre artista  si possono trovare nella Cappella di Sant’Elena della vicina Chiesa di Santo Stefano degli Agostiniani, parte del percorso museale.
Al piano nobile è allestita la pinacoteca dove i dipinti sono presentati in ordine cronologico: dalle opere più antiche a quelle pienamente quattrocentesche fino ad arrivare alle opere dei Botticini, famiglia di pittori attiva fino ai primi decenni del Cinquecento.

 

Link:
https://www.empolimusei.it/artwork/santi-ludovico-e-orsola-con-san-girolamo-la-vergine-e-san-lorenzo-con-san-zanobi-nella-predella-ultima-cena-cattura-di-cristo-deposizione/

https://www.piccoligrandimusei.it/blog/portfolio_page/museo-della-collegiata-di-santandrea/

Localizzazione: EMPOLI (FI). Museo della Collegiata - Piazzetta della Propositura, 3
Autore: Pietro Gerini
Periodo artistico: 1401
Rilevatore: AC

ABBIATEGRASSO (MI). ex Convento della SS. Annunziata, con Ultima Cena, XVII secolo

Sito nell’ex refettorio del convento, l’affresco  – di autore ignoto – risale al Seicento.
La Cena è raffigurata con gli Apostoli seduti a un tavolo rettangolare, in pose dinamiche. L’impostazione è tradizionale con Cristo al centro, san Giovanni appoggiato a Lui; sullo sfondo un’architettura.

 

Il complesso architettonico del convento fu fatto costruire dal duca Galeazzo Maria Sforza a compimento di un voto alla vergine e venne affidato all’Ordine dei Frati Minori dell’Osservanza di San Francesco. Iniziato nel 1469, fu terminato nel 1472.
Nel 1810 il convento fu soppresso e l’anno dopo fu trasformato in un ospedale per ospitare la sezione maschile della Pia Casa degli Incurabili, fino al 1873.
Il complesso conventuale fu infine frazionato e venduto a privati, cambiando più volte destinazione d’uso, sino a diventare un complesso di piccole abitazioni popolari.
Il degrado, dovuto all’uso indiscriminato degli spazi aumentò, fino a che la struttura fu prevalentemente occupata in modo abusivo. L’Amministrazione Comunale acquisì tutto l’edificio nel 1997 e il suo restauro fu ultimato nel 2007. Il chiostro è stato interamente recuperato nell’aspetto originale e presenta decorazioni di epoche diverse. Attualmente il complesso è utilizzato per eventi culturali quali: conferenze, corsi, mostre, spettacoli teatrali e concerti.

Il complesso è costituito dalla chiesa e da due cortili claustrali.
La chiesa si presenta molto semplice all’esterno, a pianta rettangolare su due piani comunicante sul lato sud con portico e loggiato del convento, cappella e campanile addossati sul lato nord. All’interno conserva un magnifico ciclo di affreschi con le storie di Maria datato “ottobre 1519” e firmato da Nicola Mangone da Caravaggio, detto il Moietta, artista leonardesco, attivo in Lombardia nel primo Cinquecento.
I due cortili claustrali: sul primo si affaccia il complesso più antico e un edificio che risale al XIX secolo con funzione di lavanderia e dormitorio; è accanto alla facciata della chiesa, ha portici a due ordini su di un lato, ad un sol ordine sugli altri tre.
Il secondo, il più ampio, ha portici a due ordini con pilastri ottagonali di cotto e capitelli finemente modanati al piano inferiore; al piano superiore, colonne di pietra e architrave in legno. Le arcate sono in parte a sesto acuto e in parte di costruzione più recente, a tutto sesto. Questo cortile era la sede della sagrestia, del refettorio, della cucina e del dormitorio.
L’ex refettorio presenta due significativi affreschi anonimi, posti l’uno di fronte all’altro: una vivace Ultima Cena risalente all’inizio del ‘600 e il ciclo tripartito sul tema della Resurrezione, molto pregevole, della fine del ‘400.
Salendo al primo piano del complesso in corrispondenza del dormitorio, sono ancora visibili le strutture delle antiche cellette dei frati.
Sopra l’arco trionfale che portava all’antico presbiterio, all’interno di un’architettura sobria e priva di decorazioni, spicca un’altra serie di affreschi risalente al 1500.

 

Immagine da:
https://www.paolamazzullo.it/un-convento-non-deve-restare-chiuso-lannunciata-la-sua-storia-passato-presente-futuro/

Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI230-00007/

Localizzazione: ABBIATEGRASSO (MI): ex convento della SS. Annunziata
Autore: ignoto
Periodo artistico: XVII secolo
Rilevatore: AC

POVOLETTO (Ud), fraz. Primulacco. Chiesa di san Nicolò vescovo, con Ultima Cena del Thanner.

La chiesa di san Nicolò vescovo, a poca distanza dall’argine del torrente Torre, si trova a Primulacco nel comune di Povoletto nella piazza del vecchio centro del paese.
L’edificio di culto è stato citato per la prima volta alla fine del XIV secolo in una donazione.
Tra il XVI ed il XVII secolo venne ricostruito, ma senza tenere conto della struttura originaria.
In seguito ai lavori di restauro effettuati negli anni 1993-1995 sono state riportate alla luce delle fondamenta di una abside, con forma semicircolare, databile all’anno 1000 circa.
La chiesetta è ad aula rettangolare con volta a crociera e internamente si possono vedere ancora oggi affreschi realizzati in epoche diverse; sono presenti quattro strati di affresco più un quinto di cui si è solo rilevata la presenza.
I più antichi sono databili tra il XII ed il XIII secolo.
Gli affreschi del Thanner, lacunosi ed alquanto danneggiati dalle pichettature, ricoprono la volta e le pareti del presbiterio, nonchè l’intradosso dell’arco trionfale. Alle pareti dell’aula affiorano qua e là lacerto di epoche precedenti.
Sulla volta a botte, ai quattro angoli i Dottori della Chiesa raffigurati entro nicchie (Agostino e Girolamo a sinistra, Gregorio e Ambrogio a destra), verso il centro i Simboli degli Evangelisti (l’aquila e il leone a sinistra, l’angelo e il toro a destra).
Al culmine della volta la figura del titolare S. Nicolò, quasi illeggibile, e quella di una figura angelica abrasa recante un filatterio.
Sulla parete di fondo, nella lunetta una Ss. Trinità entro mandorla dorata, rappresentata secondo lo schema consueto del Padre che regge la croce di Cristo sormontata dalla colomba dello Spirito Santo, mentre ai lati stanno Angeli oranti e quattro Teste alate; nel registro inferiore, una teoria di Apostoli, resa incompleta nel suo gruppo centrale dall’apertura di una nicchia.
Sulla parete sinistra sono dipinte scene della Passione all’interno di arcate fittizie: Ingresso a Gerusalemme, Ultima Cena, Arresto di Cristo, Flagellazione, Salita al Calvario, Crocifissione, Deposizione e Resurrezione, molto simili a quelle dipinte a Paderno di Orsaria più di venti anni prima.
Sulla parete destra, a lato della finestra e presso la parete di fondo, rimangono due figure di Santi, uno dei quali è un vescovo e l’altro è dotato di un grosso bastone.
Nell’intradosso dell’arco trionfale, raffigurazioni di Sante martiri, fra cui compare la data 1544 e la firma “Paulo Tonn(ar)”.

 

Fonte:
fondoambiente.it; festadeifiori.com; chieseitaliane.chiesacattolica.it; Museo SMO (Slovensko multimedialno okno – Finestra multimediale slovena).
– Sulle vie del Thanner, a cura Pro Loco “Gio Batta Gallerio” di Vendoglio.

Info:
Piazza S. Nicolò, 1, 33040 Primulacco – Povoletto (Ud)
Parrocchia di Savorgnano tel. 0432 666004
Pro Loco Povoletto tel. 0432 679308

 

Localizzazione: Povoletto (Ud), fraz. Primulacco
Autore: Thanner Gian Paolo
Periodo artistico: 1544
Data ultima verifica: 30/05/2022
Rilevatore: Feliciano Della Mora

BRESCIA. Pinacoteca Tosio Martinengo, “Ultima Cena” di P. Marone, 1575-99

Olio su tela di 164 x 225,5 cm. Opera del bresciano Pietro Marone (1548 – 1625).

Nella Collezione dei dipinti dal XII al XVI secolo dei Civici Musei d’Arte e Storia di Brescia, acquistato nel 1973.
Collocazione: Brescia (BS), Musei Civici di Arte e Storia. Pinacoteca Tosio Martinengo n° 1988 – 1463. Stato di conservazione non buono.

Gesù Cristo al centro, seduto ad una tavola e circondato dagli Apostoli, ha nella destra l’ostia consacrata. La scena si svolge in una sala colonnata ed in secondo piano si apre un arco a tutto sesto su pilastri ionici, oltre il quale è un paesaggio con veduta di architetture urbane in prospettiva.

 

La Pinacoteca Tosio Martinengo è ospitata nel palazzo Martinengo da Barco in piazza Moretto 4

 

 

Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/opere-arte/schede/D0090-01463/?view=istituti&offset=183&hid=791&sort=sort_date_int

https://www.treccani.it/enciclopedia/pietro-marone_(Dizionario-Biografico)

https://www.bresciamusei.com/musei-e-luoghi/pinacoteca-tosio-martinengo/

Localizzazione: BRESCIA. Pinacoteca Tosio Martinengo
Autore: Pietro Marone
Periodo artistico: 1575-99
Rilevatore: AC

BRESCIA. Pinacoteca Tosio Martinengo, “Ultima Cena” di P. da Caylina, 1540-60

Olio su tela di 244,5 x 240,5 cm, dipinto da Paolo (da) Caylina il Giovane (1485-95 – dopo il 1545), nipote ed erede di Vincenzo Foppa.

Nella Collezione dei dipinti dal XII al XVI secolo dei Civici Musei d’Arte e Storia di Brescia. Acquisito nel 1878, proveniente dalla Chiesa di San Barnaba a Brescia.
Collocazione: Brescia (BS), Musei Civici di Arte e Storia. Pinacoteca Tosio Martinengo n° 1988 – 266 Restaurato nel 1985.

Gesù Cristo è al centro – in piedi – presso un tavolo rotondo cui sono seduti gli Apostoli mentre benedice il pane dell‘Ultima Cena.
In secondo piano una scala conduce ad una loggia, animata da alcune figure che si affacciano per osservare la scena.

 

La Pinacoteca Tosio Martinengo è ospitata nel palazzo Martinengo da Barco in piazza Moretto 4

 

Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/opere-arte/schede/D0090-00266/?view=istituti&offset=588&hid=791&sort=sort_int

https://www.treccani.it/enciclopedia/caylina-paolo-il-giovane_(Dizionario-Biografico)/

https://www.bresciamusei.com/musei-e-luoghi/pinacoteca-tosio-martinengo/

Localizzazione: BRESCIA. Pinacoteca Tosio Martinengo
Autore: Paolo da Caylina
Periodo artistico: 1540-60
Rilevatore: AC

ROVATO (BS). Chiesa di Santo Stefano con Ultima Cena attribuita a V. Foppa, XV-XVI secolo

Sulla destra del cilindro absidale, un affresco di 394 x 220 cm, con un’Ultima Cena, attribuita al bresciano Vincenzo Foppa (1427c.- 1515 c.).
Una Cena di impianto tradizionale, con i Dodici attorno alla tavola; in primo piano seduti su una panca di spalle, vi sono sei Apostoli.

La chiesa di Santo Stefano è situata ai piedi del Monte Orfano. In origine, circa V-VI secolo, era una diaconia per il soccorso dei viandanti. La cappella era suffraganea, cioè dipendente dall’antichissima pieve di Coccaglio. Era un edificio molto piccolo, con una sola navata, identificabile oggi con la navata centrale. Da un documento del 1334 risulta essere la prima parrocchia di Rovato e pare che ciò fosse già verso la metà del periodo longobardo (sec. VII circa).
Santo Stefano fu poi ampliata e modificata con l’aumento del numero dei fedeli, per tale ragione è un complesso ibrido nelle strutture architettoniche, dal paleocristiano al romanico con influssi di gotico.
La chiesa, che nella forma attuale presenta tre navate, è il risultato di una radicale riedificazione avvenuta intorno al 1440-1450. Mentre la navata alla sinistra di chi entra è divisa da quella centrale per mezzo di una serie di archi, quella di destra è separata da un solo grande arco ed in origine la parete esterna doveva essere realizzata con una sequenza di aperture con cancellate, ora tamponate; le cancellate ed il grande arco permettevano così di poter pregare e vedere l’interno del tempio anche quando la porta d’ingresso era chiusa. Era questa una struttura tipica delle chiese da lazzaretto e non è improbabile che l’edificio abbia svolto in alcuni periodi anche questa funzione.

All’interno presenta numerosi affreschi risalenti al XV-XVI secolo, restaurati nel 1982.
La Madonna con il Bambino Gesù” è un affresco diventato il simbolo della devozione mariana della Chiesa di Santo Stefano. Sul catino absidale della cappella principale è raffigurato un Cristo Pantocratore secondo l’iconografia bizantina, tra i simboli dei quattro evangelisti. A destra del catino è inserito un monte che richiama le forme del Monte Orfano, con le chiese dell’Annunziata a mezza costa e di San Michele in alto. Per le forme delle vesti del Cristo, per l’articolarsi delle pieghe e il senso dello spazio, questi affreschi, attribuiti a un ignoto “Maestro di Rovato”, nascono all’interno del clima culturale ed artistico bresciano e vanno fatti risalire allo scorcio finale del Quattrocento, fra il 1475 e il 1499.
Nel cilindro absidale, divise da colonne, sono affrescate le scene della Predica di Santo Stefano, del suo Martirio per lapidazione (attribuite a Liberale da Verona, 1445-1530; la citazione architettonica sullo sfondo dell’affresco è considerata un riferimento al castello di Rovato), della Crocifissione di Gesù e l’Ultima Cena.


La chiesa era nota come “Santo Stefano degli appestati” perché vi furono sepolti circa 2.500 abitanti della zona morti per la peste del 1630-31.
Nel 1836 si edificò un muro di sostegno a sud della chiesa, in occasione dell’allargamento della strada verso il Monte Orfano; nel 1864 fu costruita la rampa di facciata; nel 1874 vi furono consistenti interventi sulla facciata; nel 1912 la chiesa fu dichiarata “monumento nazionale”.
L’ultimo intervento di ristrutturazione della chiesa risale al 1982, anche se dopo i lavori di ristrutturazione intrapresi negli anni ’40 per iniziativa di Mons. Zenucchini, la facciata disadorna e bianca riapparve nella sua sobria ma distinta eleganza, con il bel rosone, gli archi e gli ornamenti.

 

 

Link:
https://www.comune.rovato.bs.it/istituzionale/santuario-di-santo-stefano

https://maps.app.goo.gl/EcwuELdiveJKwGm47

https://izi.travel/en/c60a-chiesa-di-santo-stefano/it

https://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_Foppa

Localizzazione: ROVATO (BS). Chiesa di Santo Stefano
Autore: Vincenzo Foppa
Periodo artistico: XV-XVI secolo
Rilevatore: AC

MONTALCINO (SI), frazione Montisi. Oratorio di Sant’Antonio abate con Ultima Cena, XVII secolo

Il presbiterio della chiesa, rialzato di un gradino rispetto al resto della navata, con l’altare a ridosso della parete di fondo; sotto la mensa vi è una statua lignea processione di Cristo morto (XVII secolo), al centro dell’ancona, decorata con fastosi stucchi dorati, vi è il dipinto attribuito al senese Astolfo Petrazzi (1583 – 1665) raffigurante l’Ultima Cena. Gli Apostoli sono seduti a una tavola rotonda.

 

L’oratorio, costruito nel XIV secolo, è anche conosciuto come chiesa “della Compagnia (del SS. Sacramento)” perché nel 1555 fu affidato alla confraternita di Sant’Antonio (istituita nel 1546 e affiliata a quella del Corpus Domini della basilica di Santa Maria sopra Minerva a Roma), che ricadeva sotto la giurisdizione della parrocchia delle Sante Flora e Lucilla e che nel 1757 cambiò titolo in Compagnia del Santissimo Sacramento (o del Corpus Domini), stringendo un gemellaggio con quella analoga che officiava presso la basilica di Santa Maria ad Martyres di Roma.
Nel 1616 furono ricostruiti il campanile e la facciata; nel 1773 l’interno fu oggetto di un radicale intervento di restauro in chiave barocca, con l’innalzamento delle pareti e la realizzazione della volta e degli stucchi.
Negli anni 2000-2003, sia l’oratorio, sia i locali della confraternita furono interessati da un importante restauro conservativo.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Oratorio_di_Sant%27Antonio_Abate_(Montisi)

https://www.santantonioabate.afom.it/montalcino-si-frazione-montisi-oratorio-di-santantonio-abate/

https://www.treccani.it/enciclopedia/astolfo-petrazzi_%28Dizionario-Biografico%29/

Localizzazione: MONTALCINO (SI), frazione Montisi. Oratorio di Sant'Antonio abate
Autore: Astolfo Petrazzi
Periodo artistico: XVII secolo
Rilevatore: AC

ROCCASPARVERA (CN). Confraternita di San Sebastiano con Ultima Cena

L’edificio della Confraternita si trova a fianco della Chiesa Parrocchiale di Sant’Antonio abate (vedi scheda).
Già nel XVII secolo la confraternita di San Sebastiano possedeva un piccolo oratorio che venne però ampliato nel 1751, quando fu demolito e ricostruito nelle forme attuali per volontà del priore don Menardi.
Restaurata nel 2005.

Esternamente presenta una facciata piuttosto semplice decorata da dipinti raffiguranti san Cristoforo, al centro san Sebastiano e il beato Angelo Carletti nella fascia mediana sopra il portale; san Rocco e san Bernardo da Mentone sono raffigurati nelle specchiature in alto.

All’interno, ad aula unica, le pareti sono ornate da grandi dipinti, eseguiti tra Seicento e Ottocento, da poco restaurati. Tra i più importanti e preziosi ricordiamo l’Ultima Cena, la Lavanda dei piedi e l’Incoronazione di Maria.
L’Ultima Cena è una copia del Cenacolo di Leonardo e si trova sulla parete sinistra.

Nella Confraternita è presente un’esposizione di oggetti sacri di valore culturale ed artistico e un piccolo organo settecentesco.

 

Bibliografia:
Olivero Guido, La Confraternita di San Sebastiano a Roccasparvera (da metà ‘700 ai primi decenni dell’Ottocento), Primalpe, Cuneo 2005

Link:
http://www.visitstura.it/cultura-e-arte/attrattive/luoghi-del-sacro/roccasparvera-confraternita-di-san-sebastiano/

Localizzazione: Roccasparvera (CN). Confraternita di San Sebastiano
Periodo artistico: XVII-XIX
Rilevatore: AC

ROCCASPARVERA (CN). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate con Ultima Cena, XVIII secolo

La parrocchia di Roccasparvera, menzionata già nella bolla di papa Alessandro III del 1179 e poi nel 1291 come il luogo in cui venne firmato il trattato di pace tra Tomaso I di Saluzzo e Amedeo V di Savoia, viene identificata con la chiesa odierna dedicata a Sant’Antonio abate solo a partire dal 1484. L’antica sede era invece collocata nella chiesa di san Martino, nella località omonima, ai piedi della montagna del castello ove tutt’ora si trovano i resti dell’abside.
Non è nota l’origine della chiesa di Sant’Antonio; tra le possibili ipotesi non è azzardato ritenere che fosse inizialmente (XI secolo?) un ospizio degli Antoniani di Vienne, inglobata poi nel priorato di Santa Maria Maddalena (Priorato medievale estinto, dipendente dall’abbazia benedettina di San Dalmazzo di Pedona; poi dipendente da San Teofredo di Le Puy dal 1100 circa; unito alla parrocchia di San Donato di Demonte nel 1592) tanto da giustificare, nel 1386, la presenza della chiesa di Sant’Antonio tra le chiese collegate al priorato di Bersezio (Argentera, fondato dai monaci di San Teofredo di Le Puy).
La chiesa quattrocentesca di Sant’Antonio fu ampliata nel ‘600 e nel ‘700 che danno all’edificio un aspetto barocco.

La mole della chiesa emerge da lontano in mezzo al nucleo compatto di case arroccate; si trova sulla piazza principale, accanto al municipio, e poco distante dalla Confraternita di San Sebastiano e dall’antica fontana in pietra con lavatoio.
La decorazione ottocentesca della facciata è stata da poco restaurata,

La facciata ha una forma semplice, con un bel portale con intagli barocchi ed è decorata da affreschi, realizzati nel 1872 e restaurati a fine Novecento, che raffigurano la Madonna Assunta e due nicchie con sant’Antonio abate (titolare della chiesa) e santa Maria Maddalena (particolarmente amata in Valle Stura).
Il campanile fu costruito nel 1758, come testimonia la scritta alla base.

L’interno è a unica navata unica con quattro cappelle laterali ricavate traforando con archi le pareti. Le cappelle sono decorate da altari in stucco e tele di fattura per lo più settecentesca; a quest’epoca appartengono anche il grande altar maggiore, il pulpito ligneo e l’organo (1794). Elemento caratteristico di questa chiesa è l’abside semicircolare.

Tra i dipinti, un’Ultima Cena, copia del Cenacolo di Leonardo. risalente al XVIII secolo.

Link e bibliografia in:
http://cultura.diocesicuneo.it/wp-content/uploads/sites/4/2019/10/Roccasparvera.pdf

Localizzazione: ROCCASPARVERA (CN). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate - Piazza Castello, 6
Periodo artistico: XVIII secolo
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – LOCARNO. Chiesa collegiata di Sant’Antonio abate, paliotto scolpito con Ultima Cena

L’altar maggiore della chiesa conserva un paliotto ligneo scolpito con l’Ultima Cena, copia del Cenacolo di Leonardo.

 

Per la storia della chiesa vedi:
https://www.santantonioabate.afom.it/confederazione-elvetica-locarno-chiesa-collegiata-di-santantonio-abate/

Localizzazione: CONFEDERAZIONE ELVETICA – LOCARNO. Chiesa collegiata di Sant'Antonio abate
Rilevatore: AC

BERGAMO. Chiesa di San Marco, con scultura di Ultima Cena nel portone

La chiesa sorse nel XV secolo.
Per notizie vedi:
https://www.santantonioabate.afom.it/bergamo-chiesa-di-san-marco-anticamente-detta-di-santantonio-con-immagini-di-santantonio-abate/

La facciata fu completata nel 1710 e il grande portone a bassorilievo presenta, nella parte alta, quattro formelle, delle quali quella a sinistra al centro, raffigura unUltima Cena con Cristo e gli Apostoli intorno a una tavola di forma rotonda. A destra la Lavanda dei piedi.

Localizzazione: BERGAMO. Chiesa di San Marco
Rilevatore: AC

TAIPANA (Ud), fraz. Monteaperta. Chiesa della Santa Trinità – Sveta Trojica.

La chiesetta alpestre è del XIII secolo situata fuori dall’abitato e portò dapprima il titolo dei Santi Vito e Modesto. Dal XV secolo e fino al 1720 fu dedicata ai Santi Daniele e Lorenzo.
L’edificio originario era sicuramente d’impianto romanico, riattato dopo i vari sismi, specie quelli del 1348 e 1511, secondo gli stilemi del tempo.
All’interno dell’aula sono emersi sulle pareti, a seguito del terremoto del 1976, alcuni lacerti di affresco.
Sulle pareti dell’aula sono stati individuati quattro livelli pittorici sovrapposti, tutti estremamente frammentari e lacunosi, risalenti ad epoche e mani diverse. Dello strato più antico rimangono pochissime tracce che appaiono sotto un’Adorazione dei Magi quattrocentesca, collocata nella parte bassa della parete sinistra. Segue cronologicamente una fascia a motivi zoomorfi che corre lungo tutta la parete bassa delle pareti, assegnabile ai primissimi anni del XVI sec.
Lo strato attribuito a Gian Paolo Thanner, risalente al 1520, è quello più recente, costituito da un ciclo di scene della vita di Cristo abbastanza leggibili – la Natività, la Fuga in Egitto, l’Ultima Cena e la Preghiera nell’orto degli ulivi – che occupano il registro superiore della parete sinistra e quelli superiore ed inferiore della parete destra.
Nella nicchia centrale dell’altare si trova il gruppi ligneo, laccato in oro, raffigurante il Cristo, l’Eterno Padre che incoronano la Vergine Maria e sopra la Colomba dello Spirito Santo, risalente al secolo XIX. In alto, la figura di San Daniele Profeta.
La chiesa è dotata di un raro agioscopo che consente di ascoltare la messa dall’esterno. Nel santuario della Santissima Trinità di Monteaperta, le comunità delle valli del Cornappo e del Torre si danno appuntamento ogni anno nel mese di giugno per rinnovare il solenne e suggestivo rito del Bacio delle Croci.
Si trova sul percorso del Cammino Celeste.

Bibliografia:
lintver.it,
– “Slovensko multimedialno okno” – “Finestra multimediale slovena” museo a San Pietro al Natisone
– Venuti 1967d;
– Costantini, Mansutti, Martinuzzi 1998

Info:
http://www.prolocoregionefvg.it/evento/s-s-trinita/
Località Borgo di Sopra.
Riferimenti per la visita: Parrocchia di Monteaperta, tel. 0432788022; tel. 0432790892; Pro Loco Monteaperta tel. 3462394066.

Autore: Feliciano Della Mora

Localizzazione: Taipana (Ud), fraz. Monteaperta, località Borgo di Sopra
Autore: Gian Paolo Thanner
Periodo artistico: 1520
Data ultima verifica: 24/05/2022
Rilevatore: Feliciano Della Mora

PORTOGALLO – SANTARÉM. Museo Diocesano, Ultima Cena di G. Lopes, prima metà XVI secolo

Dipinto a olio su legno di quercia baltica.
Opera attribuita all’importante pittore rinascimentale portoghese Gregório Lopes (Lisbona, 1490 circa – 1550).
Proviene dalla Parrocchia di São João Baptista de Tomar.
Un’Ultima Cena con i dodici Apostoli attorno a un tavolo rettangolare su cui sono vari cibi; Gesù sta benedicendo il pane, mentre Giuda, a sinistra in primo piano con abito giallo, si volge verso lo spettatore. Un’architettura con una colonna fa da sfondo; a destra in altro due servitori.

 

Il “Museu Diocesano de Santarém” è un recente museo integrato nel complesso architettonico della Sé, la Cattedrale di Santarém, e nel progetto nazionale “Rota das Catedrais” (Itinerario delle Cattedrali). Installato nell’ala nord dell’antico Colégio dos Jesuítas, eretto sulle rovine dell’antico “Paço Real” (Palazzo Reale), il museo espone, oltre al patrimonio architettonico, una collezione straordinaria di opere di arte religiosa composta da centinaia di quadri, sculture e altri oggetti, dal XIII al XIX secolo, appartenente alle 111 parrocchie che costituiscono la Diocesi di Santarém.

 

 

Immagine da Wikimedia.

Link:
http://www.museudiocesanodesantarem.pt/portfolio/ultima-ceia/

Localizzazione: PORTOGALLO – SANTARÉM. Museo Diocesano - Edifício do Seminário, Praça Sá da Bandeir
Autore: Gregório Lopes
Periodo artistico: prima metà XVI secolo
Rilevatore: AC

BAGNOLO PIEMONTE (CN), frazione Villaretto. Chiesa di San Giovanni evangelista con Ultima Cena di G. Borgna, 1885-6

Chiesa di antica origine, più volte ristrutturata. Conserva all’interno numerosi dipinti del pittore Giovanni “Netu” Borgna che ha affrescato praticamente tutta la volta con la Gloria di S. Giovanni Evangelista, le pareti laterali con momenti della vita di Gesù, tra i quali l’Ultima Cena.
Borgna fu coadiuvato dal quadraturista e ornatista Pietro Marchino negli anni 1885-1886. Il registro con le “Spese per la nuova chiesa” (edificata a partire dal 1874) riporta i pagamenti ai due pittori per gli anni 1885 (da maggio a dicembre) e 1886 (da febbraio a giugno). Importante fu l’intervento di Marchino autore delle finte architetture di gusto settecentesco negli spicchi delle volte, nelle lesene e nei sottarchi. Nella lettera dell’architetto Giuseppe Gastaldi inviata al reverendo Odetti (24 gennaio 1890) viene sottolineato l’apporto di questo decoratore e quello di Rosa Borgna – sorella del pittore – che forse terminò il dipinto con le anime del purgatorio firmato da entrambi (1901-1902).

Giovanni Borgna nacque a Martiniana Po il 14 luglio del 1854 e morì a soli 47 anni, lasciando quasi solo opere di soggetto religioso in gran parte del Piemonte e della Liguria. All’artista fu dedicata nel 1988 (25 settembre – 8 ottobre) una mostra itinerante.

Bibliografia:
Amedeo Renzo; Raso Domenico, Giovanni Borgna pittore: vita opere e arte (1854-1902), L’Artistica, Savigliano 1988)

Riva Pietro; Riva Vittorio, Bagnolo e i bagnolesi attraverso i secoli, Edizioni Alzani, Pinerolo To 2004,p. 159

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0100108068-2

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/58710/Bagnolo+Piemonte+%28CN%29+%7C+Chiesa+di+San+Giovanni+Evangelista

Localizzazione: BAGNOLO PIEMONTE (CN), frazione Villaretto. Chiesa di San Giovanni evangelista
Autore: Giovanni Borgna
Periodo artistico: 1885-6
Rilevatore: AC

ALMENNO SAN SALVATORE (BG). Chiesa di San Giorgio in Lemine, con frammenti di Ultima Cena

Il toponimo “Almenno San Salvatore” deriva da “Lemine”, la cui etimologia è incerta.
La chiesa di San Giorgio costituisce un raro gioiello architettonico romanico i cui affreschi superstiti, di grande bellezza, sono una eccezionale testimonianza della pittura romanica bergamasca.
Si tratta di un edificio a struttura basilicale a tre navate, risalente all’XI-XII secolo; l’unica data certa è il 1171, in cui risulta, da documenti storici, che la chiesa esisteva. Si può ragionevolmente escludere una iniziativa popolare nella sua costruzione, poiché il comprensorio era sottoposto secondo un rapporto feudale all’episcopato di Bergamo, istituzione potente sia sotto l’aspetto politico-militare che economico.
La chiesa di San Giorgio visse il suo periodo migliore dalla seconda metà del XIV secolo alla prima metà del XV; seppure non avesse il rango di parrocchia o di canonica ma di chiesa sussidiaria della Pieve di Lemine, ne assunse, a partire dal Trecento, gradualmente le funzioni fino a sostituirsi ad essa.

Anticamente Almenno, allora detto Lemine, era diviso geograficamente e politicamente in due borghi, Superiore e Inferiore. Nel Quattrocento, durante le lotte tra Guelfi (fautori di Venezia) e Ghibellini (alleati dei Visconti), Lemine fu spettatrice di ruberie, devastazioni, uccisioni e attentati. Prevalsero alla fine i Guelfi, che avevano il loro centro a Lemine superiore, e scoppiarono ritorsioni nei confronti dei Ghibellini di Lemine inferiore che culminarono nella distruzione dell’abitato di questo borgo, ordinata il 13 agosto 1443 da Andrea Gritti podestà di Bergamo, e nella dispersione della sua comunità. Dopo questa data, mentre si sviluppava la parte settentrionale del paese, con la costruzione di nuove chiese, vennero a mancare il substrato umano e i sostenitori alla chiesa di San Giorgio che fu abbandonata all’incuria e all’oblio, come è testimoniato dalle relazioni delle diverse visite pastorali che vi si succedettero fino al XVII secolo.
Con la peste del 1630, la chiesa, in un certo senso, rinacque perché il morbo colpì duramente il territorio di Lemine, ora Almenno, causando la morte di quasi un terzo della popolazione, ai quali si dette sepoltura nel cimitero annesso a San Giorgio.
La chiesa attraversò l’Ottocento tra alterne vicende, momenti di cura e di abbandono si susseguirono in funzione della maggiore o minore attenzione dei prevosti incaricati, riducendosi tuttavia a quasi rudere agli inizi del XX secolo.
Solo a partire dagli anni cinquanta del secolo scorso si riaccese l’interesse storico-artistico verso la chiesa di cui si iniziavano a riscoprire e rivalutare gli affreschi come uno dei più importanti esempi di quest’arte nell’area lombarda.

Gli affreschi risalgono a epoche diverse, nella maggior parte databili tra la fine del Trecento e i primi decenni del Quattrocento, e non ne è agevole l’attribuzione a singole personalità artistiche quali il Maestro del 1388, il Maestro della Vita di Cristo, il Maestro delle Nozze Mistiche, il Maestro della Deposizione, mentre è attendibile la presenza di botteghe artigiane, fortemente radicate nel territorio, che interpretavano e applicavano le richieste della committenza.
I più antichi dipinti, XII-XIII secolo, sono espressione di un linguaggio romanico con riflessi bizantineggianti, opere di artisti di area bergamasca, come alcuni Santi affrescati su dei pilastri, strappati per tutelarne la conservazione; mentre gli affreschi della parete di destra, del secolo successivo, hanno una maggiore compiutezza e suggeriscono quasi un’anticipazione di canoni rinascimentali evidenti nello scenografico trittico di San Giorgio e la Principessa, la Madonna e il Bambino e Sant’Alessandro attribuito al Maestro del 1388. Interessanti i due riquadri del Battesimo di Cristo e della Natività attribuiti anch’essi al Maestro del 1388. Di grande drammaticità la quattrocentesca Deposizione nel sepolcro di incerta attribuzione.

Un affresco frammentario, sulla parte della seconda campata della parete sinistra, può essere interpretato come un’Ultima Cena per la presenza di un lungo tavolo coperto da una tovaglia su cui sono piatti; purtroppo le figure sono scomparse e la parte inferiore fu coperta da un successivo dipinto di cui rimangono frammenti.

 

Link:
https://www.fondazionelemine.eu/le-chiese-del-romanico-degli-almenno/san-giorgio/

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Giorgio_in_Lemine

Localizzazione: ALMENNO SAN SALVATORE (BG). Chiesa di San Giorgio in Lemine
Autore: ignoto
Periodo artistico: fine XIV circa
Rilevatore: AC

ROMA. Collegio San Giuseppe, “Ultima Cena” di M. Caffaro Rore, 1980 circa

Nel refettorio dei Fratelli è stato posto un dipinto con una Ultima Cena dipinta in chiave moderna da Mario Caffaro Rore (Torino, 1910 – 2001)
L’opera era stata eseguita per il Colle La Salle di Roma.

 

Bibliografia e immagine da:
Taverna D.; De Caria F., Mario Caffaro Rore, in: Quaderni d’Arte del San Giuseppe n° 5, Collegio San Giuseppe, Torino 2012, p. 26,  Vedi articolo.pdf

Link:
http://www.adriana-caffaro-rore.it/figlia_arte.htm


Collocazione ignota. “Istituzione dell’Eucaristia” di M. Caffaro Rore, 1960 circa

 

Bibliografia e immagine da:
Taverna D.; De Caria F., Mario Caffaro Rore, in: Quaderni d’Arte del San Giuseppe n° 5, Collegio San Giuseppe, Torino 2012, p. 12  Vedi Allegato.pdf

Localizzazione: Roma. Collegio San Giuseppe
Autore: Mario Caffaro Rore
Rilevatore: Franca Benvenuto e Giuseppe Spada

FRANCIA – PARIGI. Museo del Louvre, “La Cena del Signore” disegno della bottega di P. Veronese, XVI secolo

Inchiostro nero; inchiostro di china; penna su carta grigia di 38,9 x 49,8 cm attribuito alla bottega di Paolo Caliari, detto il Veronese (1528-1588).
Inventario numero 4723, Recto; numero inventario precedente: NIII 25224; MA 12603 . Conservato nel Dipartimento Arti Grafiche.
Proviene dal Museo di Napoleone

Link:
https://collections.louvre.fr/en/ark:/53355/cl020007041

Localizzazione: FRANCIA – PARIGI. Museo del Louvre
Autore: bottega di P. Veronese
Periodo artistico: XVI secolo
Rilevatore: AC

SLOVACCHIA – POPRAD. Chiesa di San Giorgio (Spišská Sobota).

La Chiesa di San Giorgio è un edificio gotico a Spišská Sobota, alla periferia di Poprad, nella regione di Prešov.
Insieme alle case cittadine, al ricostruito campanile rinascimentale, alla Colonna mariana e alla Chiesa evangelica classicista, formano parte integrante di piazza Sobotské. La chiesa appartiene alla parrocchia di Poprad-Spišská Sobota.
L’altare maggiore di S. Giorgio è opera del maestro Pavel di Levoča. Si tratta di un altare alato tardogotico del 1516 in cui la pala d’altare centrale è una scultura di gruppo del duello di s. Giorgio a cavallo con un drago e lo sfondo è pieno di figure e architetture medievali.
Sopra il rilievo c’è una ghirlanda di fiori.
Sotto la scultura di s. Giorgio, c’è una scena dell’Ultima Cena, che è simile all’altare della chiesa parrocchiale di Levoča, vedi scheda.
Nel prolungamento è l’incoronazione della Vergine Maria, sulle ali laterali mobili dell’arca sono dodici tavole dipinte con scene della vita di S. Giorgio, Giovanni Battista, Santi Floriano, Cristoforo e altri. Intorno all’altare c’è una ringhiera decorata con accanto teste di angeli.

Localizzazione: Poprad, fraz. Spišská Sobota in Slovakia
Autore: Pavol
Periodo artistico: XVI sec.
Data ultima verifica: 12/03/2022
Rilevatore: Feliciano Della Mora

SLOVACCHIA – LEVOCA. Basilica di San Giacomo, con Ultima Cena del maestro Pavol.

L’altare gotico di “majster Pavol”, il maestro Pavol di Levoca, situato nella Basilica di San Giacomo della medesima città, nella regione storica di Spiš, celebra quest’anno il suo 500° anniversario.
Sono diversi gli altari nella Basilica di San Giacomo, ma l’altare maggiore progettato dal maestro è il più importante. Con un’altezza di ben 18,62 metri, per una larghezza di 6,72 (corrispondenti rispettivamente a 60 e 20 piedi di Levoca, secondo le misure del tempo), questo è il più alto altare gotico del mondo: fu realizzato tra il 1507 e il 1517 in legno di tiglio dorato nella bottega del maestro Pavol, considerato il più grande artista medioevale della Slovacchia.
Al centro dell’altare sono tre sculture monumentali (alte quasi 2 metri e mezzo) della Madonna con bambino e di San Giacomo e San Giovanni Apostolo. La parte inferiore raffigura l’Ultima Cena. Benché sia consacrato a San Giacomo, patrono della città e della chiesa, è agli apostoli che in realtà è dedicato l’altare, ed è a loro che Pavol ha dedicato molto del suo lavoro.

Del Maestro Pavol non si sa tantissimo a causa dell’incendio che nel 1550 distrusse la maggior parte dei documenti che lo riguardavano. Non si conosce il suo cognome, né le date di nascita e di morte. Secondo gli studiosi, si crede che sia nato fra il 1470 e il 1480, e morto fra il 1537 (anno cui risale l’ultima attestazione nota) e il 1542 (quando in un documento si menziona la moglie come vedova). È probabile che incominciò a lavorare a Cracovia (per via delle intense relazioni commerciali fra Levoca e Cracovia e per la somiglianza del suo stile a quello di Veit Stoss, di cui potrebbe essere stato allievo), Sabinov e Banská Bystrica fino a quando si stabilì a Levoca verso il 1500 e sposò la figlia di un importante cittadino.
Nel 1506 aprì una bottega di scultore. Un elenco delle sue opere principali annovera l’altare della chiesa di Santa Barbara a Banská Bystrica nel 1509, l’altare della chiesa di San Giorgio a Spišská Sobota (borgo oggi unito a Poprad) nel 1516 e la sua opera più famosa, completata nel 1517, l’altare maggiore della chiesa di San Giacomo a Levoca. Nel 1527 Pavol divenne membro del consiglio municipale di Levoca, ma divenne famoso solo dopo la morte. Gli storici dell’arte iniziarono menzionarlo solo verso il 1870 nelle discussioni sull’autore dell’altare di Levoca.

La parrocchiale di S. Giacomo è un grande edificio gotico del XV secolo. Il suo interno, a tre navate, conta arredi notevoli, fra pulpito, tribuna e stalli gotico-rinascimentali.
Completano la decorazione della chiesa 14 ancone quattro-cinquecentesche, affreschi gotici e il massimo capolavoro del maestro Pavol: una splendida ancona intagliata (1508-17). L’opera, gigantesca (18 metri x 6), non si può osservare da vicino in quanto la zona dell’altare maggiore è inaccessibile. Non si riesce ad ammirare la raffigurazione dell’Ultima Cena, ma la lontananza non penalizza l’opera d’insieme. Durante la Settimana Santa i battenti vengono chiusi così da lasciare in vista 8 scene della Passione.

Localizzazione: Levoca (Slovakia)
Autore: Pavol
Periodo artistico: 1508-17
Data ultima verifica: 12/03/2022
Rilevatore: Feliciano Della Mora

MASSIMENO (TN). Chiesa di S. Giovanni Battista, con frammenti di Ultima Cena di S. Baschenis, 1533

Risale probabilmente all’anno 1400 l’erezione della chiesetta, adibita a luogo di culto per la piccola comunità,  e che era alle dirette dipendenze dell’antica Pieve di Rendena. Non si hanno notizie certe sul periodo di permanenza di un eremita che durante questo periodo soggiornò a Massimeno, è invece provato che l’autorità ecclesiastica del tempo disapprovò il luogo come sede di eremitaggio perché la località (di facile raggiungimento e normalmente frequentata da persone) non rispondeva ai canoni richiesti.
La chiesa medioevale fu rimaneggiata nel XVI secolo e, nel 1533, fu affrescata da Simone Baschenis che ne decorò la facciata sulla quale si apre un grande portale di granito con croce scolpita sull’architrave; a sinistra campeggia un san Cristoforo affrescato con Santi e paesaggio rendenese sullo sfondo.
Sopra il portale c’è una Madonna con Bambino e angeli, i santi Antonio abate e Giovanni Battista
Nella cornice in basso, la data 1533 e il ricordo del rifacimento del 1694 affidato dal Comune di Massimeno a “Francesco Comiti muratore comasco”.

L’interno della chiesa conserva diverse opere pittoriche: nell’abside vi sono alcune tracce d’affresco risalenti alla seconda metà del Quattrocento, accompagnate da altre nel catino absidale che sono invece del periodo dell’ampliamento di fine Seicento. A destra nel transetto si trova o un battesimo di Cristo di autore ignoto, e un trittico attribuito a Filippo Baschenis raffigurante la Madonna del Latte, con ai lati san Bartolomeo e san Giorgio con il drago. Dal lato opposto del transetto c’è un altro gruppo di santi, questo opera di Antonio Baschenis, che comprende, da sinistra, san Michele, san Bartolomeo, sant’Antonio abate e santa Caterina d’Alessandria.

Sulla parete sinistra della navata,  tre frammenti di un’Ultima Cena attribuita a Simone Baschenis, distrutta dall’apertura della cappella laterale durante l’ampliamento del XVII secolo.
Sono rimaste una striscia a sinistra del pilastro con il tavolo su cui sono dei tre pani e due gamberi; un’altra alla destra del pilastro con parte di una figura e il tavolo con un pane e un gambero e una sottilissima striscia alla destra della cappella.
L’iconografia è simile a quella dell’Ultima Cena  della chiesa di Carisolo vedi vedi scheda.

 

Link:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=6110

Immagini da:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Giovanni_Battista_(Massimeno)

https://www.google.it/maps/place/San+Giovanni+Ba

 

 

Localizzazione: MASSIMENO (TN). Chiesa di S. Giovanni Battista - Su un dosso sopra l'abitato, Via Massimeno, 43
Autore: Simone Baschenis
Periodo artistico: 1533
Rilevatore: AC

GERMANIA – STUTTGART/STOCCARDA. Staatsgalerie, polittico di Herrenberg di J. Ratgeb con Ultima Cena, 1519

 

Pannello anteriore sinistro (262 x 143 cm) del polittico eseguito con tecnica mista su legno di abete da Jerg/Jörg Ratgeb nel 1519 (intero polittico 400 x 680 cm).

Il polittico proviene dall’altare maggiore della collegiata di Nostra Signora di Herrenberg; le doppie ali sono dipinte su entrambi i lati (inv. n. 1523 d c), gli angoli rialzati e la predella tripartita (inv. n. 1523 e) sono sopravvissuti. Invece il Gesprenge [costruzione sopra il santuario centrale costituito da elementi architettonici assemblati in modo fantasioso], la facciata interna della predella e il santuario scolpito, che molto probabilmente conteneva una Madonna col Bambino affiancata da due Santi, sono andati perduti dopo la Riforma. Le due estremità curve con l’Annunciazione a Maria attaccate ai lati degli angoli rialzati sono aggiunte successive, sebbene siano state realizzate nella prima metà del XVI secolo..
Ratgeb firmò e datò il polittico, commissionatagli nel 1517 dai “Fratelli della Vita Comune” (comunità monastica di sacerdoti e chierici secolari), con il suo monogramma  «R»  e l’anno «1519».
Probabilmente però non fu completato fino al 1521 o 1524, anno in cui Ratgeb ricevette l’ultima rata del suo compenso.
Meno di 15 anni dopo la realizzazione del polittico, fu introdotta nel Württemberg la Riforma con la sua furia iconoclasta e il capolavoro di Ratgeb fu rapidamente smantellato, ma fortunatamente non fu distrutto. Fu conservato fino a quando i cattolici lo ricostruirono nel 1548.  Tuttavia, non risulta essere stato molto popolare, sebbene sia rimasto al suo posto per secoli. Probabilmente era sempre chiuso, anche perché  in questo tipo di polittici, per tradizione, le scene interne erano visibili solo in alcune fasi dell’anno liturgico: quelle della Passione nel periodo di Pasqua e quelle dell’Infanzia di Cristo nei giorni del Natale.
Nel 1890, il Consiglio comunale di Herrenberg e il Comitato dei cittadini decisero di vendere la pala d’altare alla Royal Antiquarian Collection di Stoccarda per 5.000 marchi. Da lì entrò nella Staatsgalerie nel 1924 e ha un posto d’onore dal 2013. Il motivo della vendita fu estetico perché era considerata non solo datata ma anche offensiva con “quadri a volte sgradevoli”.
Nel 2019, in occasione del cinquecentenario, la Staatsgalerie di Stoccarda e la Collegiata di Herrenberg hanno avviato un progetto per collegarsi digitalmente in modo che i quadri di Ratgeb potessero essere visti di nuovo dove erano stati dipinti, anche se solo virtualmente.

Jörg/Jerg Ratgeb (Schwäbisch Gmünd, 1480 circa – Pforzheim, 1526) è stato un pittore tedesco. Sposò una serva della gleba del duca di Württemberg, venne privato dei suoi diritti di cittadino e non gli fu concesso di riscattare lei e i figli. In seguito fu tra gli uomini incaricati di negoziare con coloro che erano coinvolti nella rivolta dei contadini, ma cambiò schieramento e si unì alla ribellione e per questo fu giustiziato come reo di alto tradimento
Oltre a sicure conoscenze del tardo Quattrocento veneto, nella sua opera è riscontrabile anche un certo influsso di Matthias Grünewald, Albrecht Dürer e Hieronymus Bosch. Attivo nel Württemberg, nella Svevia e nella regione del Meno, ne seguì la tradizione pittorica, basata sul segno aspro e sul colorismo stridente, portandola a effetti di grande suggestione drammatica e di intensa espressività sul filo del grottesco e del visionario. Il suo particolare stile espressivo, la raffigurazione in scene sacre di figure con atteggiamenti fuori dalle convenzioni iconografiche e talora considerabili poco confacenti o addirittura oltraggiosi, portarono alla cancellazione di questo artista dalla storia dell’arte tedesca e alla dimenticanza e dispersione delle sue opere. Fu riscoperto all’inizio del Novecento, prima con romanzi, opere teatrali e film che riguardavano la sua vita, poi con una rivalutazione critica delle poche sue opere rimaste.
Ratgeb dipinse in uno stile manierista con prospettive distorte e figure allungate, che dalla prospettiva odierna lo fanno sembrare decisamente moderno. I colori sono a volte pallidi, a volte sgargianti e il disegno delle figure è netto.

Il POLITTICO
I pannelli della pala sono estremamente ricchi di figure e raccontano la storia della Passione in più scene separate nel tempo.
Quando il polittico è chiuso, le due ali raffigurano l’addio degli Apostoli, pronti a viaggiare o già in movimento davanti a un vasto panorama.
Una volta aperto con le ali interne chiuse e le ali esterne aperte, raffigura la Passione di Cristo. L’ala sinistra combina l‘Ultima Cena con la raffigurazioni, in alto, di Cristo sul Monte degli Ulivi e la sua cattura (a sinistra sullo sfondo).
Il pannello centrale di sinistra rappresenta la flagellazione, l’incoronazione di spine e, come scene secondarie, Gesù davanti al popolo e Gesù davanti a Pilato.
Il pannello centrale di destra raffigura la Crocifissione e, come scene secondarie, il trasporto della croce e la sepoltura.
L’ala di destra completa la Passione con la Risurrezione di Cristo (che si basa sulla composizione di Matthias Grünewald nella pala d’altare di Isenheim, che ha lo stesso tema). Sullo sfondo della tavola si trova la scena delle tre donne al Sepolcro e di Gesù con la Maddalena (Noli me tangere).
Il polittico, se aperto sulle ali interne, mostra scene dell‘infanzia di Cristo e della vita di Maria.
Nell’ala interna sinistra sono raffigurati il fidanzamento di Maria e Giuseppe e, come scene secondarie, l’incontro di Gioacchino e Anna alla Porta d’Oro, l’andata al tempio di Maria e la Visitazione.
L’ala interna destra raffigura la circoncisione di Cristo e le scene secondarie dell’offerta al tempio e della fuga in Egitto.

Il pannello dell’Ultima Cena contiene alcuni particolari fuori dalle convenzioni iconografiche, o addirittura oltraggiosi; oltre ad Apostoli che voltano le spalle a Cristo e chiacchierano tra loro, Giuda, sul lato destro della tavola, è raffigurato con la crudezza tipica di Ragteb, che crea un emblema di ogni peccato e trasgressione e una figura oscena in uno degli episodi più sacri: Giuda si alza rovesciando la sedia (ira), indossa la solita veste gialla (invidia e avarizia), ma l’abito si apre scoprendo il sesso (concupiscenza). Giuda, a testa alta (superbia), brama (gola) un boccone di pane che Gesù gli sta porgendo, mentre una mosca, simbolo di Satana o Belzebu (che signifca ”signore delle mosche”) gli sta entrando in bocca.
Inoltre nel pannello a fianco, con la Flagellazione, in primo piano a terra ci sono dadi e carte da gioco.
Tali scene rendono comprensibile perché, a fine XIX secolo, la cittadinanza di Herrenberg abbia voluto disfarsi dell’opera,

 

Link:
https://www.staatsgalerie.de/g/sammlung/sammlung-digital/einzelansicht/sgs/werk/einzelansicht/904DF6CD4DFBD61412C0FCADD8930526.html

Localizzazione: GERMANIA – STUTTGART/STOCCARDA. Staatsgalerie Ratgeb con Ultima Cena
Autore: Jörg Ratgeb
Periodo artistico: 1519
Rilevatore: AC

PAESI BASSI – ROTTERDAM. Museum Boijmans Van Beuningen, Ultima Cena di J. Ratgeb, 1505-10

 

Olio su pannello di legno di pino, 98,5 x 91,5 cm
Inventario numero 2294
Dal 1948 – in prestito dall’Agenzia per i Beni Culturali.

Jörg/Jerg Ratgeb (Schwäbisch Gmünd, 1480 circa – Pforzheim, 1526) è stato un pittore tedesco. Sposò una serva della gleba del duca di Württemberg, di conseguenza venne privato dei suoi diritti di cittadino e non gli fu concesso di riscattare lei e i figli. In seguito fu tra gli uomini incaricati di negoziare con coloro che erano coinvolti nella rivolta dei contadini, ma cambiò schieramento e si unì alla ribellione e per questo fu giustiziato come reo di alto tradimento
Oltre a sicure conoscenze del tardo Quattrocento veneto, nella sua opera è riscontrabile anche un certo influsso di Matthias Grünewald, Albrecht Dürer e Hieronymus Bosch. Attivo nel Württemberg, nella Svevia e nella regione del Meno, ne seguì la tradizione pittorica, basata sul segno aspro e sul colorismo stridente, portandola a effetti di grande suggestione drammatica e di intensa espressività sul filo del grottesco e del visionario. Il suo particolare stile espressivo, la raffigurazione in scene sacre di figure con atteggiamenti fuori dalle convenzioni iconografiche e talora considerabili poco confacenti o addirittura oltraggiosi, portarono alla cancellazione di questo artista dalla storia dell’arte tedesca e alla dimenticanza e dispersione delle sue opere. Fu riscoperto all’inizio del Novecento, prima con romanzi, opere teatrali e film che riguardavano la sua vita, poi con una rivalutazione critica delle poche sue opere rimaste.

Un’Ultima Cena che, seppur non arrivi agli eccessi della scena nella pala di Herremberg, vedi scheda, tuttavia mostra alcuni Apostoli in atteggiamenti sconcertanti: uno beve a garganella, un altro, a sinistra, si soffia il naso, altri parlano tra loro ignorando Cristo…

 

Il Museum Boijmans Van Beuningen è il museo principale di Rotterdam. Le sue collezioni spaziano dall’arte medievale europea all’arte moderna. La fondazione della raccolta ebbe inizio quando il collezionista Frans Jacob Otto Boymans (1767-1847) donò la sua collezione alla città di Rotterdam nel 1841. Nel 1958 si aggiunse la collezione di Daniël George van Beuningen (1877-1955) e il museo prese il nome di Museum Boijmans Van Beuningen.

Immagine da Wikimedia
Link:
https://rkd.nl/en/explore/images/219447

Localizzazione: PAESI BASSI – ROTTERDAM. Museum Boijmans Van Beuningen 1505-10
Autore: Jörg Ratgeb
Periodo artistico: 1505-10
Rilevatore: AC

PORTE DI RENDENA (TN), frazione Vigo. Chiesa di San Lorenzo, con Ultima Cena, 1912

L’Ultima Cena, in pessime condizioni di conservazione, risale alla campagna di affreschi eseguita nel 1912 da Francesco Valentini.

La chiesa di San Lorenzo a Vigo è di origine medievale ed è documentata a partire dal 1498 e nell’anno 1454 fu celebrata la sua consacrazione. Elevata a dignità curiaziale nel 1705, sussidiaria della pieve di Rendena. Circa quarant’anni dopo l’antico edificio probabilmente venne ampliato con l’allungamento della navata.
Nella seconda metà del XIX secolo la chiesa primitiva venne giudicata non più sufficiente alle esigenze del maggior numero di fedeli di Vigo e Leopoldo de Claricini venne incaricato di progettare un nuovo edificio. Nel 1869 l’antica chiesa venne demolita e il vescovo di Trento Benedetto Riccabona de Reichenfels benedì la prima pietra. Nel 1872, il nuovo edificio fu ultimato. La chiesa fu ricostruita un po’ più a sud del sito della precedente, ma non venne abbattuta l’antica torre campanaria, che rimase in posizione isolata. L’edificio, che rispetta uno stile neoromanico, fu solennemente consacrato nel 1877.
Nel 1912 la navata e la zona presbiterale furono arricchite de decorazioni murali eseguiti da Francesco Valentini. Elevata a dignità parrocchiale nel 1913.
Le scosse di terremoto del 6 maggio e del 15 settembre 1976 causarono gravi danni alla struttura. L’edificio fu ristrutturato tra il 1977 e il 1978. L’ultimo restauro risale al 1999-2005.

Immagini da Wikimedia
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/c/c5/Vigo_Rendena%2C_chiesa_di_San_Lorenzo_-_Affreschi_pareti_presbiterio_01.jpg/1024px-Vigo_Rendena%2C_chiesa_di_San_Lorenzo_-_Affreschi_pareti_presbiterio_01.jpg

Link:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=6402

Localizzazione: PORTE DI RENDENA (TN), frazione Vigo. Chiesa di San Lorenzo
Autore: Francesco valentini
Periodo artistico: 1912
Rilevatore: AC

CASTEL IVANO (TN), frazione Strigno. Chiesa dell’Immacolata, Ultima Cena di A.S. Fasal, 1928

 

Antonio Sebastiano Fasal (Vienna, 1899 – 1943) è stato un pittore austriaco che ha lavorato a lungo in Italia, in particolare in Trentino.

Nella cupoletta emisferica, con diametro di 5 m, non visibile all’esterno, che corona idealmente il tabernacolo con l’Eucaristia, il Fasal rappresenta l’Ultima Cena, in un modo insolito e con una iconografia nuova e originale sulla parte bassa della cupola, come se si trovasse all’interno di un porticato circolare dove ogni figura e inserita tra colonnine. Gesù, con una grande aureola rossa raggiata internamente e contornata di giallo, è raffigurato nell’atto di spezzare il pane al centro del porticato, dalla parte dell’abside. Manca il dodicesimo apostolo, Giuda Iscariota che, dopo la rivelazione di Gesù che sarebbe stata tradito da uno di loro, ha abbandonato il Cenacolo. Gli Apostoli a mezzo busto e con la testa messa in risalto da bianche aureole, sono ancora sbigottiti per la rivelazione del tradimento. In mancanza di attributi e per l’insolita posa risulta difficile la loro identificazione. Nei sottostanti pennacchi sono dipinti i busti degli Evangelisti.
Al centro della cupola e raffigurata a stucco, sopra una croce raggiata e dorata la bianca Colomba dello Spirito.

La Chiesa dell’Immacolata
Nei primi decenni del Quattrocento venne costruito un edificio sacro a Strigno, dedicato alla Madonna e a San Zenone, che sostituì l’antica pieve di Castello d’Ivano, dedicata a San Giovanni Battista e menzionata già nel XIII secolo.
La chiesa parrocchiale dell’Immacolata, orientata a est, sorge nella parte bassa dell’abitato di Strigno. Venne ricostruita in stile neoclassico, sul luogo del precedente edificio sacro, tra il 1826 e il 1831, su progetto dell’architetto Sebastiano De Boni e completata con la costruzione della facciata, progettata da Emilio Paor, solamente nel 1901. La facciata a tempio classico tetrastilo è scandita da semicolonne ioniche con ritmo alternato e conclusa da un frontone triangolare. Nel settore centrale si apre un portale architravato. Il campanile, appartenente alla chiesa primitiva, è caratterizzato da una doppia cella campanaria con bifore e trifore. Internamente, l’edificio si presenta a tre navate: la centrale di dimensioni maggiori è voltata a botte unghiata, mentre le laterali, suddivise in cinque campate, hanno volte a crociera. Il presbiterio, rialzato su tre gradini e concluso da un’abside semicircolare, presenta una volta a vela che simula una cupola su pennacchi.

Bibliografia, immagini e info da:
Fabris Vittorio, Il borgo di Strigno – Storia, arte, devozione, Comune di Castel Ivano ed Ecomuseo Valsugana, Trento 2017, pp. 306-8

Info sulla Chiesa:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=6337

Localizzazione: CASTEL IVANO (TN), frazione Strigno. Chiesa dell'Immacolata
Autore: AntonioSebastiano Fasal
Periodo artistico: 1928
Rilevatore: AC

SPAGNA – MADRID. Biblioteca Nazionale, “Libro d’Ore di Carlo VIII”, con miniatura di Ultima Cena, 1494-97

 

Libro d’Ore di Carlo VIII, datato tra il 1494 e il 1497 e redatto a Parigi dal Maître de Jacques de Besançon
Codice manoscritto di 25 x 17 cm.
Inventario numero PIDbdh0000037462
Miniatura con Ultima Cena folio 87f (p. 180 del pdf digitalizzato), con gli Apostoli inginocchiati intorno a un tavolo rotondo mentre Gesù istituisce l’Eucaristia.

Pare che Luigi XIII di Francia abbia dato il codice a un personaggio spagnolo, ambasciatore francese o confessore della regina Anna. Successivamente appartenne al conte di Peñaranda e al marchese di Mejorada, passando alla Biblioteca Reale nel 1708.
Opera di straordinario interesse realizzata per Carlo VIII nella bottega parigina di Antonio Verard, il cui ritratto compare nella pagina 112. Ha 16 miniature a pagina intera e altrettante a mezza pagina, oltre ad altre più piccole che illustrano il calendario e i bordi di tutte le pagine. Spicca quello che rappresenta Luis XII in preghiera, e dietro di lui, in piedi, Carlo Magno; la testa di Luigi XII sostituisce quella di Carlo VIII, originariamente apparsa nella composizione (13v).

 

 

Link:
http://bdh.bne.es/bnesearch/detalle/bdh0000037462

http://bdh-rd.bne.es/viewer.vm?id=0000037462

Localizzazione: SPAGNA - MADRID. Biblioteca Nazionale
Autore: Maître de Jacques de Besançon
Periodo artistico: 1494-97
Rilevatore: AC

TRES (TR), frazione Predaia. Chiesa di Sant’Agnese in Colle, con Ultima Cena di G. e B. Baschenis, 1473

 

Sulla parete laterale sinistra dell’aula, nelle prime due campate, sotto la cantoria, un’Ultima Cena purtroppo frammentaria (affiancata da un Cristo trionfante in mandorla), risalente al 1473 (o 1472) e affrescata dai fratelli Giovanni e Battista Baschenis di Averara.
Dietro la tavola rettangolare sono gli Apostoli, di cui si sono conservate solo le figure degli ultimi tre a destra, e Giuda sulla parte anteriore del tavolo.

 

Anche nota come chiesa di Sant’Agnese al Doss in quanto sita sul più alto dei tre colli di Predaia, o anche Chiesa vecchia, o del cimitero, per distinguerla dalla chiesa parrocchiale di omonima intitolazione, nel centro del paese edificata nel 1837-41. La prima citazione documentata della chiesa cimiteriale risale al 1307 e successivamente è ricordata in un atto datato 1411. La chiesa fu oggetto di lavori di natura non chiara in quel periodo e, a riprova di tali interventi, alcune parti affrescate nella sala e sulle pareti esterne risalgono alla metà del XV secolo. Tra il 1475 e il 1476 l’edificio venne ristrutturato e subito dopo fu arricchito di un ciclo decorativo nel presbiterio, nell’abside nell’arco santo e in parte della navata. Nel XX secolo fu possibile attribuire questi affreschi a Battista e Giovanni Baschenis. Nel XVI secolo vennero costruiti sagrestia e torre campanaria e ottenne dignità curaziale nel 1552.
Intorno alla metà del Novecento si procedette al recupero degli affreschi scialbati nei secoli precedenti. Un ulteriore intervento si ebbe nel 1999-2000 e mise in luce altri dipinti.
L’affresco sull’altare a sinistra risale al 1476.

Link e immagini:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Agnese_in_Colle

http://pierocomai.altervista.org/ambiente/Chiesa_doss_Tres.html

Localizzazione: TRES (TR), frazione Predaia. Chiesa di Sant'Agnese in Colle
Autore: Giovanni e Battista Baschenis
Periodo artistico: 1472/3
Rilevatore: AC

TORCEGNO (TN). Chiesa dei Santi Bartolomeo e Andrea, con Ultima Cena, affresco di L. Naurizio, 1568

L’affresco misura 226 x 367 cm e fu dipinto da Lorenzo Naurizio e datato 14 agosto 1568; ora si trova sulla parete sinistra della navata, nella quarta campata, in origine forse era sulla parete perimetrale del presbiterio o all’interno dello stesso.

Dipinto di impostazione tradizionale; il rifacimento della chiesa ne ha tagliato la parte destra eliminando tre figure di Apostoli.

Giunta in Valsugana dalle aree tedesche nel secondo decennio del Cinquecento, la famiglia dei pittori Naurizio lasciò per tutto il secolo un notevole numero di pitture murali nel Trentino Orientale. I primi esponenti a noi noti di questa bottega sono Francesco Naurizio ed i figli Rocco, Lorenzo e Paolo. Mentre Paolo ed il figlio Elia si inseriscono nella nuova corrente artistica rinascimentale, gli altri pittori della famiglia sono ancora legati alla matrice tardogotica del loro paese d’origine: le opere di questi ultimi, eseguite a scopo devozionale-religioso, sono caratterizzate da un linguaggio derivante dalla pittura tedesca d’Oltralpe e brissinese-tirolese.

La prima menzione della Chiesa si trova in un documento del 17 ottobre 1474, riguardante una controversia tra il rettore della chiesa di Telve e gli abitanti di Torcegno e Ronchi.
La chiesa parrocchiale è orientata a est e fu ricostruita, sul luogo del precedente edificio sacro, dai maestri muratori Francesco Pasquelli e Giacomo Vinante tra il 1747 e il 1750.
La facciata a due spioventi è aperta da un portale architravato e da un’apertura quadrilobata alla sommità. Il campanile è stato ricostruito tra il 1767 e il 1769 dall’architetto Claudio Carneri.
Internamente, la navata è voltata a botte unghiata; il presbiterio, rialzato su un gradino, presenta anch’esso una volta a botte unghiata, mentre l’abside poligonale è coperta da una cupola semisferica.

 

Link e immagine:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/2911958/Naurizio+L.+%281568%29%2C+Ultima+cena#action=ricerca%2Frisultati&view=griglia&locale=it&ordine=&ambito=CEIOA&liberadescr=Naurizio&liberaluogo=&dominio=1&highlight=Naurizio

Localizzazione: TORCEGNO (TN). Chiesa dei Santi Bartolomeo e Andrea
Autore: Lorenzo Naurizio
Periodo artistico: 1568
Rilevatore: AC

SAN MICHELE ALL’ADIGE (TN), frazione Faedo. Chiesa di Sant’Agata, con Ultima Cena, XVIII secolo

 

All’interno della chiesa, sulla parete di sinistra della navata, sono raffigurate ad affresco quattordici scene della Passione di Cristo, su due registri. Non si sa chi sia stato il maestro locale che li realizzò tra il 1540 e il 1560.
Le scene in basso sono molto rovinate a causa dell’umidità e delle scialbature fatte nel corso degli anni. Invece meglio conservato è il registro superiore in cui il ciclo inizia con l’Ingresso in Gerusalemme seguito dal riquadro raffigurante l’Ultima Cena e prosegue nella campata successiva.
Gli Apostoli sono disposti attorno a una tavola rettangolare; sullo sfondo due arcate si aprono verso l’esterno.

 

La chiesa di Sant’Agata sorge a pochi passi dalla parrocchiale con orientamento a est.
La prima menziona indiretta della chiesa si ha nell’atto di fondazione della prepositura agostiniana di San Michele all’Adige del 1145, con il quale si assicuravano al convento e alla chiesa la decima di Sant’Agata di Faedo. Dal 1613 sede della curazia di Faedo. Tra il 1496 e il 1513 la fabbrica medievale fu interamente ricostruita dal maestro Silvestro di Como, il quale conferì all’edificio il suo attuale aspetto gotico. La facciata monospiovente, definita lateralmente da conci in pietra a vista e percorsa in basso da una zoccolatura intonacata, è resa asimmetrica dalla presenza sulla destra, della torre campanaria con cella a quattro bifore centinate. Il portale archiacuto, rialzato su un gradino, è protetto da un elegante protiro quadrangolare, sostenuto da colonne libere poggianti su alti plinti squadrati. La decorazione a fresco della volta del protiro è assegnata a un anonimo maestro trentino del XVIII secolo. Coeva, e forse della stessa mano, è anche la decorazione della nicchia del battistero. Al portale si affiancano due finestre rettangolari sdraiate. La fiancata destra, prospiciente la strada, è percorsa in basso da una zoccolatura intonacata; un accesso secondario è situato in corrispondenza della seconda campata, mentre una monofora archiacuta è aperta all’altezza della campata terza. Ulteriori due monofore archiacute sono ricavate nei lati obliqui dell’abside. La fiancata sinistra affacciata sulla forra è cieca. Su questo lato, presso il presbiterio, emerge il volume ribassato della sacrestia.
L’interno si sviluppa a navata unica, ripartita idealmente in tre campate dalle arcate della volta reticolata, costolonata. Singolare è la presenza nella prima campata di una colonna libera con funzione di sostegno della sovrastante torre campanaria. L’arco santo a sesto acuto introduce al presbiterio, rialzato su due gradini e definito da lesene lapidee angolari che si raccordano ai costoloni della volta. A destra dell’altare maggiore c’è un affresco che porta la data del 1533 e raffigura sant’Anna Metterza, seduta su un trono che tiene tra le sue braccia Maria Bambina e Gesù Bambino. Ai lati sono raffigurati santa Caterina e san Giobbe.

 

Link e immagini:
https://www.ilmulo.it/2022/02/04/faedo-e-la-chiesetta-di-santa-agata/

http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=26182

Localizzazione: SAN MICHELE ALL'ADIGE (TN), frazione Faedo. Chiesa di Sant'Agata
Periodo artistico: XVIII secolo
Rilevatore: AC

VILLE DI FIEMME (TN), frazione Daiano. Chiesa di San Tommaso, con affresco di Ultima Cena, XVI secolo

Il 1⁰ gennaio 2020 si è costituito il nuovo comune di Ville di Fiemme dall’unione degli ex comuni di Carano, Daiano e Varena.

Sulla parete sinistra, alla quinta campata, alle spalle del fonte battesimale risalente alla prima chiesa, vi sono affreschi quattrocenteschi e cinquecenteschi, tra cui un’Ultima Cena, ispirata al Cenacolo di Leonardo da Vinci.

 

La chiesa, consacrata il 28 novembre del 1193, è circondata da montagne spettacolari, e offre un contrasto interessante dovuto alla coesistenza dello stile gotico nell’edificio e dello stile barocco. La facciata settentrionale della chiesa è arricchita da un affresco ritraente san Cristoforo, protetto da un tettuccio di scandole.
La torre campanaria si caratterizza per le trifore tardo romaniche, le finestre a sesto acuto e una punta con cipollone barocco.
La chiesa di San Tommaso è dotata di una sola navata e al suo interno, oltre agli altari di legno del XVIII secolo, un affresco del Quattrocento con le sante Ottilia e Lucia, un dipinto medievale a forma ogivale con la Madonna con Gesù bambino e committente e la volta di Carlo Donati del 1929, con allegorie per la nomina a parrocchia dell’edificio.

 

Immagini da wikimedia

Link:
https://chiesedifiemme.org/parrocchie/daiano/san-tommaso-apostolo-a-daiano/

Localizzazione: VILLE DI FIEMME (TN), frazione Daiano. Chiesa di San Tommaso
Periodo artistico: XVI secolo
Rilevatore: AC

VILLE DI FIEMME (TN), frazione Varena. Museo Antonio Longo, Ultima Cena, 1808

Il 1⁰ gennaio 2020 si è costituito il nuovo comune di Ville di Fiemme dall’unione degli ex comuni di Carano, Daiano e Varena.

Il Museo conservato un olio su tela di 106 x 70,7 cm firmata e datata 1808 e raffigurante l’Ultima Cena (foto in alto).

Antonio Longo (1742-1820) sacerdote e pittore nacque a Varena in Val di Fiemme. Fu fruttuoso interprete della Scuola pittorica di Fiemme tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’Ottocento.

Nel centro storico sorge la casa della famiglia di Antonio Longo, già canonica del paese, e ora sede di un Museo dedicato a questo illustre personaggio di Varena e di una serie di spazi dedicati alla collettività. Il restauro, partito nel 1996, è stato suddiviso in due lotti: il primo ha riguardato l’ala est della casa, la parte rustica dell’edificio, con l’ultimazione nel 2009 di varie sale per riunioni e locali di ritrovo per la parrocchia. Il secondo lotto di restauri, iniziato nel 2009 e terminato nel 2015, ha riguardato la parte ovest, quella che ospitava gli appartamenti della canonica e custodiva una settantina di opere di Antonio Longo, con la realizzazione di uno spazio espositivo permanente su due livelli, dedicato al pittore con una ventina di opere esposte, un altro spazio espositivo per mostre temporanee, in mansarda, un piccolo appartamento per un custode e una sala a piano terra.


Si conserva anche un bozzetto di Ultima Cena, un olio su carta applicata su tela di 39,7 x 62 cm firmato dal Longo che la eseguì tra il 1790 e il 1810.

Link:
https://www.treccani.it/enciclopedia/antonio-longo_(Dizionario-Biografico)/

https://www.giornaletrentino.it/cronaca/trento/varena-nasce-un-museo-per-celebrare-longo-1.704776

http://www.fiemmefassa.com/museo-casa-antonio-longo.html

https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/3344622/Longo+A.+%281808%29%2C+Ultima+cena

https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/3344607/Longo+A.+sec.+XVIII-XIX%2C+Bozzetto+con+Ultima+cena

Localizzazione: VILLE DI FIEMME (TN), frazione Varena. Museo Antonio Longo - Via Longo, 56, Varena – Ville di Fiemme
Autore: Antonio Longo
Periodo artistico: 1808

LEVICO TERME (TN). Chiesa di San Biagio in colle, con Ultima Cena, XIV secolo

All’intero conserva affreschi di ambito veneto risalenti al terzo quarto del secolo XIV, tra essi, nella navata, un’Ultima Cena purtroppo frammentaria. Rimangono solo otto Apostoli schierati dietro il tavolo.

 

La chiesetta, un piccolo gioiello architettonico, sorge ad appena trenta minuti dalla città di Levico, sull’omonimo colle in un’area di interesse archeologico, ad una quota di 570 metri.
Un luogo di culto esisteva nel luogo già tra il VII e il X secolo; questo venne ampliato tra il 1056 e il 1125, poi di nuovo tra il 1178 e il 1329, e ancora nel 1506. Lì vicino fu costruito nel 1640 un romitorio, distrutto da un incendio doloso nel 1669, nel quale risiedeva un eremita custode della chiesetta. Si anno notizie di un ultimo eremita nel 1767
Nei pressi della chiesetta sorgeva un castelliere della seconda metà dell’età del Ferro, come risulta dal rinvenimento di numerosi reperti archeologici e ceramiche del tipo Sanzeno. Nel XVI secolo era chiamato castellaro ed era feudo vescovile trentino: pare ci fosse una struttura castellana che incorporava la chiesa, ora unico elemento superstite.

La chiesa è composta di un’unica navata, la parte più antica, preceduta da un ampio portico e conclusa da un’abside poligonale, coperta da volte a vela.
Affreschi di varie mani databili tra la fine del XIII secolo e il 1510 circa ricoprono le pareti della navata e pareti e volte del presbiterio e dell’abside.

 

Immagini
https://www.ladigetto.it/rubriche/cartoline/119389-cartoline-di-bruno-lucchi-la-chiesetta-di-san-biagio-a-levico.html

Info sulla Chiesa:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=6088

Localizzazione: LEVICO TERME (TN). Chiesa di San Biagio in colle
Periodo artistico: XIV secolo
Rilevatore: AC

CEMBRA LISIGNANO (TN), frazione Cembra. Chiesa di San Pietro, con Ultima Cena, XVI secolo

 

La chiesa di San Pietro è in stile tardo gotico ed è la più antica dalla valle.
Se ne hanno notizie a partire dl 1224, ma i resti ritrovati di una precedente struttura risalgono probabilmente al V-VI secolo. Più volte ristrutturala l’attuale edificio risale agli inizi del XVI secolo.
Conserva al suo interno un ciclo affrescato del XVI secolo e una splendida raffigurazione del Giudizio Universale (XVIII secolo), opera di Valentino Rovisi, della scuola del Tiepolo.
Nella parete della navata destra, 24 episodi del ciclo della Vita di Cristo (con Storie di Maria e Storie della Passione), affreschi di ignoto artista dell’inizio del XVI secolo.
Dopo l’Ingresso in Gerusalemme, vi è il riquadro dell’Ultima Cena.
Gli Apostoli sono raffigurati in due gruppi: sei ai lati di Gesù e Giovanni seduto davanti a Cristo, le figure degli altri cinque dall’altra parte della tavola sono purtroppo quasi del tutto scomparsi.

Gli ex comuni di Cembra e di Lisignano si sono fusi il 1º gennaio 2016 per formare il nuovo comune di Cembra Lisignago con sede a Cembra.
La chiesa si trova a Cembra in Piazza S. Pietro, 31, nel centro del paese, sulla sponda destra del torrente Avisio.

Immagini da:
http://www.khekeru.ch/j_khekeru/index.php/trentino/305-cembra-chiesa-di-san-pietro

Info sulla Chiesa:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Pietro_(Cembra_Lisignago)

Localizzazione: CEMBRA LISIGNANO (TN), frazione Cembra. Chiesa di San Pietro
Periodo artistico: XVI secolo
Rilevatore: AC

RUFFRE’ MENDOLA (TN). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate, con Ultima Cena di M. Tevini, 1938

 

La chiesa ha probabilmente origine tardo-romanica, come testimoniano alcuni bassorilievi alla base del campanile. La prima menzione che attesta l’esistenza dell’edificio risale all’atto di consacrazione, avvenuta nel 1403. Circa cinquant’anni più tardi fu eretto il campanile ad opera del capomastro Stefan Murer di Termeno. Ampliata a metà XVIII, la chiesa subì corposi interventi nell’ultimo quarto del XIX secolo, quando la navata fu completamente ricostruita, acquisendo le forme odierne.
La facciata, a spioventi, è delimitata da lesene raccordate ad una cornice che profila le falde di copertura. Al centro è situato il portale lapideo d’ingresso, a tutto sesto e dotato di piedritti modanati. Al di sopra di questo, è presente un oculo strombato dotato di cornice. L’incontro delle falde di copertura è coronato da una croce apicale; un’iscrizione campeggia nel timpano e ricorda l’ultima ristrutturazione del 1880.
Una zoccolatura in lastre squadrate di materiale lapideo percorre il prospetto frontale, così come le fiancate; queste sono profilate da lesene e presentano un accesso laterale e tre finestre a tutto sesto a livello della navata. La fiancata sinistra presenta l’emergenza del volume della sacrestia a pianta quadrangolare tra la navata ed il presbiterio, seguito dal corpo della torre campanaria, aderente alla sacrestia e al presbiterio. Il prospetto posteriore è caratterizzato da lesene angolari e da finestre a tutto tondo aperte presso i lati obliqui dell’abside; le finiture sono ad intonaco tinteggiato. Il campanile presenta un fusto quadrangolare dotato di accesso indipendente ed elevato presso il prospetto orientale.
L’interno presenta una navata unica, scandita in tre campate da quattro coppie di pilastri semi addossati alle pareti laterali, a sostegno delle arcate a sesto acuto longitudinali e delle vele della volta a botte unghiata che copre l’ambiente. In controfacciata si impone il volume della cantoria, sostenuta da due colonne poligonali in materiale lapideo. La prima e la terza campata della navata presentano nicchie centinate a sesto ribassato lungo le pareti laterali; la seconda campata ospita gli ingressi laterali. L’arco santo, a sesto acuto, immette nell’ambiente, elevato da tre scalini, del presbiterio, dotato di accesso ai locali di sacrestia sul lato sinistro. Le pareti del presbiterio sono ornate da un rivestimento ligneo e sono ritmate da semicolonne aderenti alle pareti, le quali sostengono le nervature lapidee della volta reticolare che copre l’ambiente, dotata di serraglie ornate a bassorilievo. Le finiture sono ad intonaco tinteggiato ed elementi lapidei a vista. Le pareti e la volta della navata recano un impianto decorativo pittorico avente carattere ornamentale e figurativo; la volta del presbiterio presenta decorazioni pittoriche e a bassorilievo, aventi carattere ornamentale.

Gli affreschi interni della volta e del presbiterio furono realizzati nel 1938 dal pittore trentino Matteo Tevini (1869-1946).
A sinistra dell’altare maggiore vi è la raffigurazione dell’Ultima Cena.

Il rosone in facciata è una vetrata policroma che raffigura sant’Antonio abate.
La pala della parete di fondo, seicentesca, raffigura la Madonna e i santi Antonio e Lorenzo. La Via Crucis è di Mattia Lampi (metà ‘700).

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_(Ruffré-Mendola)

http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=25678

Localizzazione: RUFFRE' MENDOLA (TN). Chiesa parrocchiale di Sant'Antonio abate - Fino al 2005 Il comune si chiamava solo Ruffré. La Chiesa sorge in località Maso Costa.
Autore: Matteo Tevini
Periodo artistico: 1938
Rilevatore: AC

CAVALESE (TN). Chiesa di San Sebastiano, tabernacolo con Ultima Cena, XVII secolo

 

Sulla parete a destra dell’abside, un piccolo altare è sormontato da un tabernacolo ligneo scolpito e dipinto, che è la parte rimanente di un altare secentesco. Al centro la raffigurazione a bassorilievo dell’Ultima Cena con gli Apostoli attorno ad una tavolo rotondo.

La Chiesa
Orientata a sud e affiancata sulla sinistra dal rio Gambìs, la chiesa sorge al centro della “villa alta” di Cavalese, lungo la strada principale. Una prima cappella votiva venne eretta qui dalla Regola di Cavalese nel 1464, a scioglimento di un voto fatto dalla comunità, preservata da un’epidemia di peste. Ampliata nel Cinquecento, la chiesa, originariamente orientata ad est, verso il corso d’acqua, venne abbattuta e ricostruita nel 1870-1871, in forme neoromaniche. Rimase in piedi unicamente il campanile, con funzione congiunta di torre civica, che assunse la forma attuale con coronamento merlato grazie ad un intervento di Antonio Longo nel 1805; ad esso si appoggia, sul lato nord, l’edicola timpanata con la statua di San Giovanni Nepomuceno, invocato contro le alluvioni. La facciata a due spioventi è bipartita dal fusto del campanile in porzioni uguali, ciascuna con un portale a tutto sesto protetto da tettuccio a sporto, una monofora centinata e una profilatura superiore ad archetti pensili. Lungo le fiancate una serie di lesene a doppio registro riprende la divisione interna in quattro campate, ciascuna illuminata da una coppia di monofore centinate. L’abside poligonale è dotata di un alto basamento, per superare il dislivello del terreno in discesa; ciò ha permesso di ricavare un ambiente inferiore sotto il presbiterio.
L’interno a navata unica è stato pesantemente trasformato nel biennio 1970-1971, con la realizzazione di una tribuna superiore a sbalzo, rivestita inferiormente da pannelli lignei. Una serie di scalinate a discesa conducono dall’atrio d’ingresso verso l’arco santo e da qui altri sei gradini salgono al presbiterio. Anche le volte originarie, sostenute da semicolonne pensili con capitelli a foglie d’acanto, sono state mascherate da un soffitto in legno a grandi moduli esagonali piani alternati a coppie di unghie. Un paravento a libro, con il corpo traforato formato da tessere rettangolari in lamina di rame, divide il presbiterio interessato dall’adeguamento liturgico dalle pareti absidali, illuminate da monofore centinate.

 

Link:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=26329

https://www.tripadvisor.com/LocationPhotoDirectLink-g656841-d8733678-i397431826-Chiesa_di_San_Sebastiano-Cavalese_Province_of_Trento_Trentino_Alto_Adige.html

Localizzazione: CAVALESE (TN). Chiesa di San Sebastiano
Periodo artistico: XVII secolo
Rilevatore: AC

CINTE TESINO (TN). Chiesa di San Lorenzo con Ultima Cena di L. Peschedask, 1902

 

La Chiesa fu decorata nei pennacchi e nella cupola del presbiterio e nelle volte e pennacchi della navata con tempere eseguite dal pittore Luigi Peschedask  (Ala, 1857 – 1925).
Tra esse l’Ultima Cena si trova nella volta della navata, seconda campata, firmata e datata 1902
Le tempere furono restaurate nel 2008.

 

La Chiesa, già esistente all’inizio del XVI secolo, venne ricostruita dopo il rovinoso incendio scatenatosi nel 1876, e integralmente restaurata nella metà del XX secolo; durante il restauro furono rinvenuti interessanti resti di affreschi datati 1501.
L’interno, a navata unica, presenta sopra gli ingressi laterali due nicchie con altrettante statue; l’antica statuina di sinistra, risalente al 1753, è da sempre conosciuta come la Madonna della Neve. L’altare maggiore, settecentesco, è sormontato da un bel tabernacolo coevo.

 

Immagine dal testo:
Fabris V., Arte e devozione in Valsugana, Comune di Borgo Valsugana, 2008, p. 141

Info sulla Chiesa:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=25720

Localizzazione: CINTE TESINO (TN). Chiesa di San Lorenzo
Autore: Luigi Peschedask
Periodo artistico: 1902
Rilevatore: AC

PANCHIA’ (TN). Chiesa di San Valentino, con copia del Cenacolo di Leonardo, 1818

 

Nel presbiterio, a destra è appeso il quadro dell’Ultima Cena realizzato nel 1818 da Francesco Antonio Vanzo (Cavalese 1754 -1836), copia del Cenacolo di Leonardo a Milano.

 

Info e immagine:
https://chiesedifiemme.org/parrocchie/panchia/san-valentino-panchia/

Localizzazione: PANCHIA' (TN). Chiesa di San Valentino
Autore: Francesco Antonio Vanzo
Periodo artistico: 1818
Rilevatore: AC

BEDOLLO (TN). Chiesa di Sant’Osvaldo con Ultima Cena di M. Castarozzi, 1784

Olio su tela di 210 x 290 cm, dipinto dal pittore trentino Michele Castarozzi nel 1784.
Il quadro è posto entro una cornice di B. Bianchi del 1783.  Situato nella parete sinistra dell’abside.

 

Una cappella esisteva già nel 1299, nel luogo dove nel XVI secolo fu edificata la chiesa, ampliata nel Seicento.

 

Immagine da
https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/3260800/Castarozzi+M.+%281784%29%2C+Ultima+cena#locale=it&ambito=CEIOA&action=ricerca/risultati&dominio=1&ordine=rilevanza&nomi_correlati=Castarozzi%20Michele

Info sulla chiesa:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=5834

Localizzazione: Bedollo (TN). Chiesa di Sant'Osvaldo
Autore: Michele Castarozzi
Periodo artistico: 1784
Rilevatore: AC

BASELGA DI PINE’ (TN). Chiesa di Santa Maria Assunta/dell’Assunzione (antica pieve) con Ultima Cena di A. Zeni, 1635

 

Olio su tela con Ultima Cena, opera del 1635 di Antonio Zeni, allievo di Orazio Giovannelli (XVII secolo) pittore di Cavalese.
Sita sulla parete a sinistra dell’altare maggiore.

La Chiesa è l’antica pieve antecedente al 1220. Nel XV secolo fu ricostruita in stile gotico. Ampliata nel 1536, fu ristrutturata tra 1729 e 1743.
Dopo la costruzione della nuova parrocchiale all’inizio del Novecento, cadde in disuso. Fu restaurata nel 1922-25, ma non fu officiata sino al 1975 quando nuovi restauri, continuati sino al 1992, ne permisero la riapertura al culto.

 

Immagine da:
http://www.altopianodipine.com/baselga/cn_baselga-chiesa_vecchia.asp

Info sulla chiesa:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=5821

Localizzazione: BASELGA DI PINE' (TN). Chiesa di Santa Maria Assunta/dell'Assunzione (antica pieve)
Autore: Antonio Zeni
Periodo artistico: 1635
Rilevatore: AC

BASELGA DI PINE’ (TN). Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, gonfalone con Ultima Cena, XIX secolo

 

La “nuova” chiesa, a sostituzione dell’antica pieve, fu eretta tra il 1903 e il 1908.
Conserva all’interno un gonfalone raffigurante l’Ultima Cena dipinto dal pittore di Moena Giovan Battista Chiocchetti (1843-1917) nell’ultimo quarto del XIX secolo.
La scena è di impianto tradizionale, dieci Apostoli sono intorno ad un tavolo rettangolare su cui stanno solo l’agnello e un calice; gli altri due sono in piedi in alto a sinistra.

 

Info sulla chiesa
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=5818

https://www.youtube.com/watch?vgonfalone=Wbq6ToCY5Pg

Localizzazione: BASELGA DI PINE' (TN). Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta
Periodo artistico: XIX secolo
Rilevatore: AC

FRANCIA – ANTIGNY. Chiesa di Notre-Dame e cappella di Sainte-Catherine, con due Ultime Cene, XV secolo

Nel comune di Antigny, nella Vandea, sorge la chiesa di Notre-Dame che, edificata in epoca romanica, fu rimaneggiata in epoca gotica. Il suo interesse è dovuto in particolare alle pitture murali risalenti al XII e XIV secolo che ornano gran parte dell’edificio.
Nella cappella di Sainte-Catherine, aggiunta alla Chiesa dopo il 1421 da Renaud de Montléon, signore di Boismorand, – un tempo cappella funeraria signorile attigua alla chiesa, ora addossata a sud del coro – i dipinti, risalenti alla fine del XV secolo, ricordano quelli visibili nella cappella Sainte-Catherine a Jouhet e nell’oratorio privato del castello di Bois-Morand ad Antigny. Sembrano essere stati tutti sponsorizzati dalla stessa famiglia signorile. Chiesa e cappella sono stati classificati come monumento storico nel 1862 e nel 1913.

1) CHIESA DI NOTRE-DAME
Le parete nord e sud della navata sono decorate con affreschi del XIV secolo  scoperti solo nel 1991. Il registro inferiore comprende un fregio decorativo, una scena aggiunta all’inizio del XV secolo, motivi ornamentali e graffiti
Il registro superiore, situato vicino alle finestre, raffigura scene della Passione di Gesù e figure di Santi. Potrebbe anche essere interpretato come un’illustrazione del “Credo”.
Le scene si leggono da sinistra a destra, a cominciare dalla parete sud. Essendo scomparse le pitture dell’ultima campata della navata, non è possibile dire quale sia stata la prima scena rappresentata. Tutto ciò che resta è un personaggio con un alone, a destra della terza finestra.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il ciclo inizia oggi con l‘Ingresso di Gesù a Gerusalemme, scena alquanto degradata. Segue l‘Ultima Cena, vedi foto in alto, che è situata tra la prima e la seconda finestra e prosegue nella strombatura sinistra della prima finestra, dove sono rappresentati tre Apostoli; di conseguenza, guardando di fronte la parete sud, Gesù appare spostato a destra. Come da tradizione, è dipinto un po’ più grande degli altri commensali.
Gli Apostoli sono raffigurati con gesti che indicano una discussione; la maggior parte di essi siede eretta dietro il lungo tavolo; Giovanni  sembra riposarsi tra le braccia di Cristo. Un Apostolo è in ginocchio davanti al tavolo e si sta piegando molto in basso; l’oggetto scuro davanti a lui potrebbe essere una grande brocca di vino; probabilmente si tratta del traditore Giuda, spesso raffigurato davanti al tavolo e, come qui, senza aureola.  Sulla tavola si vedono solo alcune stoviglie. Le teste delle figure hanno aureole a volte chiare, a volte scure (probabilmente per un viraggio dei pigmenti).

2) CAPPELLA DI SAINTE-CATHERINE
La cappella è voltata con una semplice botte ed è stata usata a lungo come sacrestia. Ha riacquistato la sua originaria volumetria nel 1985 dopo la rimozione del muro che la divideva in due. Fu decorata con affreschi al tempo di Jean de Moussy, signore di Boismorand e Contour (circa 1430-1510). Realizzati con una tecnica abbastanza grezza, ricordano per molti versi la pittura popolare per il numero ridotto di colori e il disegno non molto elaborato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le pitture murali coprono la volta e le pareti nord, ovest e sud della cappella con due cicli pittorici dedicati all‘Infanzia e alla Passione di Cristo e organizzati in due registri; le scene sono separate da cornici dipinte in giallo ocra.
Cristo in maestà, circondato dai simboli degli Evangelisti, occupa il registro superiore all’estremità orientale della volta. Sulla parete sud e sulla volta attigua, un ciclo nel registro superiore raffigura l’Infanzia di Gesù; nel registro inferiore, scene della Passione; a sinistra al centro la figura di san Sebastiano e lo stemma della famiglia de Moussy.
Nella parete nord nel registro superiore della volta, i Tre vivi e i tre morti e il Giudizio Universale; sul registro inferiore della volta, l’Incoronazione di spine, l’Inferno, che invade anche il pilastro a sezione trasversale, e la Crocifissione.

Nel registro inferiore, sotto l’Annunciazione, il ciclo della Passione inizia con l‘Ultima Cena. Dieci discepoli siedono dietro la tavola imbandita, con Cristo in mezzo a loro che tiene tra le braccia Giovanni; questo dettaglio ricorda la scena analoga nella navata della chiesa. Altri due Apostoli sono seduti alle estremità del tavolo. Un altro Apostolo è inginocchiato davanti al tavolo e sembra tenere il piatto con l’agnello; poiché questa figura è l’unica senza aureola, raffigura Giuda.

Il piatto davanti a Cristo contiene l’agnello, quello più a destra un grosso pesce; invece il contenuto del piatto sul bordo sinistro del tavolo non è più riconoscibile. I dischi gialli a forma di mezzaluna sembrano rappresentare il pane. Tre coltelli sono sparsi sul tavolo. All’estremità destra del tavolo c’è una grossa tazza. Sotto e davanti al tavolo si possono vedere tre grandi brocche di vino. L’ultimo Apostolo a sinistra (quindi alla destra di Cristo) indica il suo vicino che probabilmente tiene in mano una chiave e può quindi essere san Pietro.

 

Link:
https://inventaire.nouvelle-aquitaine.fr/dossier/peinture-du-14e-siecle-de-la-nef/47a11c3b-1880-4224-a720-9741a4e49b29#description

https://de-m-wikipedia-org.translate.goog/wiki/Notre-Dame_Antigny_(Vienne)?_x_tr_sl=de&_x_tr_tl=it&_x_tr_hl=it&_x_tr_pto=sc

https://histoiresduniversites.wordpress.com/2018/07/08/antigny-fresques-15eme-siecle/

Localizzazione: FRANCIA – ANTIGNY. Chiesa di Notre-Dame e cappella di Sainte-Catherine
Autore: ignoto
Periodo artistico: XV secolo
Rilevatore: AC

GRAN BRETGNA – LIVERPOOL, distretto di Everton. Chiesa anglicana di S. Giorgio, vetrata con Ultima Cena, XIX secolo

 

La chiesa fu edificata nel 1813-14.
L’architetto era Thomas Rickman e la chiesa fu costruita da John Cragg. L’involucro esterno è costruito in pietra mentre l’interno e il tetto sono in ghisa.

Una delle vetrate raffigura anche l’Ultima Cena.

 

Immagini da Wikimedia e da:
https://www.malspond.com/?p=4201

Info da:
https://en.wikipedia.org/wiki/St_George%27s_Church,_Everton

 

Localizzazione: GRAN BRETGNA – LIVERPOOL, distretto di Everton, Chiesa anglicana di S. Giorgio
Periodo artistico: XIX secolo
Rilevatore: AC

VIMERCATE (Mb). Oratorio di Sant’Antonio abate, con frammento di Ultima Cena, XV secolo

A metà della via Cavour è posto l’oratorio di Sant’Antonio, con una semplice facciata a capanna, con un rosone ora accecato, e la parete che si affaccia sulla via che presenta un paramento murario che alterna ciottoli di fiume a mattoni, piuttosto ricorrente in zona, che ne permette la datazione.
L’edificio, simile a molti altri oratori edificati in Brianza durante l’età viscontea, può essere datato tra il XIII e il XIV secolo. L’impianto originale venne modificato dalle ristrutturazioni del XVI secolo, con la sopraelevazione dell’aula e la costruzione dei grandi archi, e nel secolo seguente, quando venne costruito il campanile.
Al centro è collocato l’altare, con belle forme barocche, realizzato nella prima metà del Seicento.
L’altare di legno è dominato dalla grande pala (alt. m. 3,40 x 1,90), su tela, ad olio raffigurante la Madonna addolorata circondata da angeli; in primo piano a sinistra è S. Antonio Abate rivestito di un saio bruno, barbuto, che apre le braccia in atto di preghiera ed ha ai suoi piedi un libro aperto ed il bastone; un putto regge un teschio; a destra, nello sfondo di un paesaggio al crepuscolo, è raffigurato S. Cristoforo che porta il Bambino.
In buono stato di conservazione, questa tela pare opera di un pittore locale eseguita sulla fine del Settecento.
Di nessun valore artistico è l’identico soggetto riprodotto sulla parete centrale del coro.

Sulla parete settentrionale dell’oratorio vi sono numerosi frammenti di un ciclo di affreschi con Storie della passione di Cristo, che datano al 1460-1480 e che furono probabilmente realizzati da una bottega tardogotica fortemente infulentata dallo stile degli Zavattari che avevano operato presso la cappella di Teodolinda nel duomo di Monza.
La lettura dei dipinti procede ordinatamente da sinistra a destra e dall’alto in basso, assecondando il percorso del fedele nello spazio della chiesa e le sue consolidate abitudini di lettura.
Il primo riquadro, conservatosi solo per metà dell’estensione originaria, raffigura l’Ultima Cena. Il frammento superstite appalesa che doveva trattarsi di una scena simmetrica, con gli apostoli seduti in due gruppi di sei intorno a un tavolo, con al centro la figura di Cristo. Rimane sulla parete solo la porzione sinistra, comprendente Gesù e sei apostoli, tra i quali è facilmentericonoscibile san Giovanni, con il capo abbandonato sul petto del Messia, secondo l’iconografia tradizionale.
Lo schema, con l’inserimento del gruppo in uno spazio architettonico accentrato e la disposizione di spalle dei personaggi in primo piano, è molto tradizionale. Esso risulta infatti ampiamente diffuso fin dall’inizio del Trecento nell’Italia centro-settentrionale (si veda per esempio l’analoga scena dipinta da Pietro Lorenzetti nel transetto sinistro della Basilica inferiore di San Francesco ad Assisi, 1320 circa), venendovi adottato per raffigurare anche altri episodi del Nuovo Testamento, quali le Nozze di Cana, Gesù tra i dottori e la Pentecoste.

Sono presenti altri affreschi votivi, seppure di minore qualità, tra cui la sinopia con L’adorazione dei Magi dello stesso periodo.
Sulla controfacciata un grande dipinto seicentesco raffigurante La gloria di San Carlo, opera dei fratelli Lampugnani, pittori nativi di Legnano e frequentemente operosi insieme. Il quadro raffigura il santo arcivescovo milanese che ascende al cielo, mentre stende una mano verso il basso, dove, sotto lo strato di nubi, appare una dettagliata veduta del borgo di Vimercate, ripresa a volo d’uccello. Soggetto ed iconografia derivano da una celebre tela eseguita dal Cerano per la canonizzazione di san Carlo (1610).

Info:
tel. 0396659488 – e-mail: turismo@comune.vimercate.mb.it

Fonte: www.comune.vimercate.mb.it

Vedi anche: Oratorio Sant Antonio abate

 

Localizzazione: Vimercate (Mb)
Periodo artistico: XV sec.
Data ultima verifica: 24/02/2022
Rilevatore: Feliciano Della Mora

GRAN BRETAGNA – STONHAM ASPAL. Chiesa anglicana di St. Mary & St. Lambert, vetrata con Ultima Cena

Stonham Aspal è un villaggio del Suffolk.
La Chiesa è un edificio di interesse storico culturale e unica con questa doppia dedica; solo un’altra chiesa inglese (a Burnaston nello Yorkshire) è dedicata a St. Lambert, che fu il vescovo evangelista di Maastricht, martire nel 705 circa; però qui sembra che il “St. Lambert “ della dedicazione non derivi dal Santo, ma dal nome dei Lambert, ramo degli Aspal/Aspall che dal 1292 erano i signori del luogo.

È un bell’esempio di chiesa medievale in pietra e selce. Gran parte della struttura della chiesa risale al XIV secolo, anche se il nucleo del presbiterio potrebbe essere anteriore.
Nel 1871-1873 la chiesa subì un restauro, compreso il soffitto del presbiterio; tutte le le finestre furono rinnovate e una nuova fu collocata nella navata sud. Il presbiterio conserva solo qualche frammento di vetri medievali nella parte alta delle finestre.

Info e immagini:
https://wingfield.smugmug.com/St-Mary-St-Lambert/

http://www.suffolkchurches.co.uk/stonhamaspal.htm

https://en.wikipedia.org/wiki/Stonham_Aspal

Localizzazione: GRAN BRETAGNA - STONHAM ASPAL. Chiesa anglicana di St. Mary & St. Lambert
Periodo artistico: XIX secolo ?
Rilevatore: AC

USA – WACO. Cimitero, con scultura di Ultima Cena di R. Saenz, 1987

 

Lo scultore Rolando Saenz, specializzato nella realizzazione di grandi monumenti in pietra, nato a San Diego in Texas 66 anni fa e, cresciuto nel villaggio di Realitos, vive nella città di Waco dal 1985.

Ha iniziato una grande Ultima Cena a grandezza naturale per la tomba dei genitori alla morte del padre nel 1987,  e ha continuato a scolpirla per sette anni. “Quella è stata la mia prima scultura 3D”, ha detto Saenz.

 

Link:
https://www.kxxv.com/story/39788231/texas-voices-rolando-saenz

Localizzazione: USA – WACO Cimitero
Autore: Rolando Saenz
Periodo artistico: 1987
Rilevatore: AC

UDINE (UD). Chiesa Sant’Andrea in Paderno, con Ultima Cena di S. Santi, 1833-40

 

Affresco opera di Sebastiano Santi, artista veneziano (1789 – 1865).
L’Ultima Cena ha un impianto influenzato dal Cenacolo di Leonardo, gli Apostoli sono seduti a un tavolo rettangolare con Cristo al centro.

La chiesa, edificata nel XVIII secolo, fu consacrata nel 1755.
All’inizio del XIX secolo era parroco a Paderno don G.B. Sguazzi, sacerdote pieno di iniziative che nel 1823 ampliò la canonica e nel 1828 iniziò la ristrutturazione della chiesa ormai insufficiente.
Egli chiamò l’artista veneziano Sebastiano Santi e fece affrescare la chiesa. Questi affreschi sono magnificamente conservati e mostrano tutta la loro bellezza ora, dopo il restauro eseguito dalla ditta Lizzi Enzo nel 1997.
Gli affreschi furono completati nel 1840.
La superficie affrescata misura circa 250 mq. Vi sono due murali che rappresentano la Natività e l’Ultima Cena, i quattro Evangelisti e le quattro Virtù cardinali.
I tre affreschi del soffitto della navata rappresentano l‘Assunzione di Maria in cielo; S. Giovanni Battista presenta Gesù ad Andrea e Natanaele e il Trionfo della Croce.

 

Link:
http://www.padernopoli.it/parrocchia/storia.php

http://www.padernopoli.it/parrocchia/chiesa.php

https://www.dizionariobiograficodeifriulani.it/santi-sebastiano/

Localizzazione: UDINE (UD). Chiesa Sant'Andrea in Paderno - Piazza Paderno
Autore: Sebastiano Santi
Periodo artistico: 1833-40
Rilevatore: AC

PADERNO DUGNANO (MI). Chiesa dei SS. Nazario e Celso, con Ultima Cena di L.Tagliaferri, fine XIX secolo

 

Ultima Cena, affresco di Luigi Tagliaferri (1841-1927) su una parete della navata.
Scena di impostazione tradizionale, con gli Apostoli attorno ad un tavolo rettangolare.

La Chiesa è stata eretta tra il 1837 e il 1839 su progetto dell’arch. G. Moraglia sul luogo di una preesistente chiesa parrocchiale cinquecentesca. L’impianto si presenta di grandi dimensioni, impostato su pianta a croce latina (anomala per via dell’assenza del transetto) con pianta longitudinale a tre navate che si concludono direttamente nel settore presbiteriale, sormontato da cupola.

Alla fine dell’Ottocento (1870-1890) venne dato incarico al pittore Luigi Tagliaferri di Pagnola (Valsassina) di dipingere con Storie della Passione, figure allegoriche, storie del Vecchio Testamento e Santi il presbiterio, il catino absidale, i medaglioni della volta della navata centrale e le pareti laterali, tra esse l’Ultima Cena.
Tutti gli affreschi della chiesa sono stati restaurati nel 2006-2008, riportandoli al primitivo splendore.

 

Link:
http://www.marcatorestauri.it/SchedaIntervento_affreschi.asp?altreimg=primadopo&ID=92&offset=

http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=14962&Chiesa_dei_Santi_Nazaro_e_Celso__Dugnano,_Paderno_Dugnano

Localizzazione: PADERNO DUGNANO (MI). Chiesa dei SS. Nazario e Celso
Autore: Luigi Tagliaferri
Periodo artistico: fine XIX secolo
Rilevatore: AC

BELGIO – ANVERSA. Cattedrale di Nostra Signora, quadro di Van Veen e vetrata con Ultima Cena, XVI secolo

 

Nel transetto vi è una tela che raffigura l’Ultima Cena, del 1592, dipinta dal pittore fiammingo Otto van Veen (1556 – 1629).



Alla 6ª campata, vi è una vetrata che raffigura l’Ultima Cena (1503), opera di Nicolaas Rombouts.

La cattedrale.
Sul luogo dove oggi sorge la cattedrale, vi era già nel IX secolo una cappella dedicata alla Madonna. Nel 1124 acquisì il grado di Parrocchia e fu sostituita da una chiesa romanica di circa 80 metri di lunghezza per 42 m di larghezza. Nel 1352 si diede inizio a un nuovo edificio, in stile Gotico brabantino destinato a divenire il più vasto dei Paesi Bassi, l’attuale cattedrale gotica. Il progetto era grandioso, a cinque navate, e prevedeva l’elevazione di ben due torri sulla facciata dallastessa altezza, assai inusuale all’epoca nella zona dove normalmente si aveva la tradizione di erigere un solo campanile, al centro della facciata. I lavori terminarono solo nel 1521, ma la torre sud si arrestò al terzo livello; mentre la torre nord, completata ad un’altezza di 123 metri, era stata eretta a spese della Città, la torre meridionale spettava alla parrocchia. Nel 1521 i celebri architetti cittadini Herman e Dominicus de Waghemakere iniziano ad ampliare la chiesa. Si costruiscono due altre navate laterali, che porterà la chiesa ad avere un totale di ben sette navate; e inoltre si amplia il coro aggiungendo una nuova cinta esterna di cappelle radiali.
Danneggiata nel 1566 e poi nel 1794, fu restaurata tra il 1965 e il 1993.
Nonostante le spoliazioni dell’Iconoclastia, delle guerre di religione, della Rivoluzione francese e della dominazione napoleonica, la Cattedrale conserva ancor oggi alcune evidenze preziose e alcuni tesori d’arte inestimabili.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Cattedrale_di_Anversa

Localizzazione: BELGIO – ANVERSA. Cattedrale di Nostra Signora
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – BASILEA. Cattedrale di Notre-Dame, vetrata con Ultima Cena, XIX secolo

 

Vetrata realizzata nell’Ottocento.

La cattedrale, dedicata alla Vergine Maria, fu edificata tra il 1019 ed il 1500 in pietra arenaria rossa. La vecchia cattedrale romanica fu semidistrutta nel terremoto di Basilea del 1356. Venne poi riprogettata da Johannes Gmünd in stile gotico. La chiesa fu pressoché interamente completata nel medioevo.
Fu il punto di riferimento iniziale del Concilio di Basilea, Ferrara e Firenze. Dopo che il concilio era stato trasferito a Ferrara, sulla piazza della cattedrale di Basilea Amedeo VIII di Savoia venne eletto come antipapa (il 24 luglio 1440).
Dal 1529 è una chiesa di culto protestante. Erasmo da Rotterdam documentò con sue testimonianze i drammatici eventi della Riforma a Basilea.
Uno dei pochi elementi ottocenteschi di questa cattedrale sono le finestre neogotiche.

Immagini elaborate da:
https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g188049-d244379-Reviews-Basel_Minster-Basel.html#REVIEWS

Localizzazione: CONFEDERAZIONE ELVETICA – BASILEA. Cattedrale di Notre-Dame
Periodo artistico: XIX secolo
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – BASILEA. Cattedrale di Notre-Dame, scultura di Ultima Cena, 1525 circa

 

Scultura in legno, elemento di una pala/retablo, realizzata intorno al 1525

 

La cattedrale, dedicata alla Vergine Maria, fu edificata tra il 1019 ed il 1500 in pietra arenaria rossa. La vecchia cattedrale romanica fu semidistrutta nel terremoto di Basilea del 1356. Venne poi riprogettata da Johannes Gmünd in stile gotico. La chiesa fu pressoché interamente completata nel medioevo.
Uno dei pochi elementi ottocenteschi di questa cattedrale sono le finestre neogotiche.
Fu il punto di riferimento iniziale del Concilio di Basilea, Ferrara e Firenze. Dopo che il concilio era stato trasferito a Ferrara, sulla piazza della cattedrale di Basilea Amedeo VIII di Savoia venne eletto come antipapa (il 24 luglio 1440).
Dal 1529 è una chiesa di culto protestante. Erasmo da Rotterdam documentò con sue testimonianze i drammatici eventi della Riforma a Basilea.

 

Immagine da:
https://histoiresduniversites.wordpress.com/2021/03/30/la-cene-selon-les-evangiles/
Info sulla Cattedrale:
https://fr.wikipedia.org/wiki/Cath%C3%A9drale_de_B%C3%A2le

Localizzazione: CONFEDERAZIONE ELVETICA – BASILEA. Cattedrale di Notre-Dame
Periodo artistico: 1525 circa
Rilevatore: AC

MILANO. Pinacoteca di Brera, Ultima Cena di G. Vermiglio, 1622

 

Olio su tela di 248 x 420 cm, firmato e datato 1622 da Giuseppe Vermiglio (1587 circa – 1635 circa)

Dopo le soppressione napoleoniche fu acquisita nel 1811. Già nella Quadreria dell’Arcivescovado.

Interessante ipotesi è quella di una possibile provenienza dal Convento dei Canonici Lateranensi di Novara. A conferma sarebbe la data di registrazione nell’Inventario Braidense vicina a quelle di altri dipinti provenienti dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie degli stessi canonici.
Successivamente Vermiglio operò ancora per i Canonici, questa volta a Milano in Santa Maria della Passione.
La “Cena” potrebbe essere l’ultima opera di Vermiglio eseguita a Novara, ma anche opera di esordio a Milano, se si tiene conto di puntuali rispondenze con la tavola gaudenziana anche questa in Santa Maria della Passione; secondo Ferro (1989) infatti Vermiglio si richiamerebbe alla “Cena” milanese di Gaudenzio Ferrari (1643) vedi scheda .

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0300158418

https://www.beni-culturali.eu/opere_d_arte/scheda/l-ultima-cena-ultima-cena-vermiglio-giuseppe-1587-post-1635-03-00158418/257138

Localizzazione: MILANO. Pinacoteca di Brera - Via Brera, 28
Autore: Giuseppe Vermiglio
Periodo artistico: 1622
Rilevatore: AC

USA – WASHINGTON. National Gallery of Art, Ultima Cena di Jean I Pénicaud, 1530 circa

 

Pittura a smalto su rame, che misura 29,7 x 25 cm.

Opera dell’artista Jean I Pénicaud (circa 1490 – dopo il 1543), nativo della città francese di Limoges, che dipingeva a  smalto su rame verniciato di bianco,  secondo i dettami di un’arte praticata in quella città.

Inventario numero 1942.9.289 Proviene dalla collezione Widener.
Esposta nel West Building, Ground Floor – Gallery 18.

In questa Ultima Cena gli Apostoli sono affollalti intorno ad un tavolo forse ovale. Giovanni e Giuda, in primo piano, sono raffigurati secondo l’iconografia tradizionale. A sinistra, in alto, le figure di due servitori. Lo sfondo presenta una ricca decorazione.

 

Immagine da Wikimedia

Link:
https://www.nga.gov/collection/art-object-page.1449.html

Localizzazione: USA – WASHINGTON. National Gallery of Art
Autore: Jean I Pénicaud
Periodo artistico: 1530 circa
Rilevatore: AC

FRANCIA – NIMES. Museo delle Arti decorative, trittico con Ultima Cena di Jean I Pénicaud, 1545 circa

Pittura a smalto su rame.

L’Ultima Cena al centro del trittico, è raffigurata con gli Apostoli intorno a un tavolo rotondo. Giuda a destra in primo piano con il sacchetto delle monete.

Opera dell’artista Jean I Pénicaud (circa 1490 – dopo il 1543), nativo della città francese di Limoges, che dipingeva a  smalto su rame verniciato di bianco,  secondo i dettami di un’arte praticata in quella città.

 

Link:
https://www.alamyimages.fr/photo-image-triptyque-de-la-derniere-cene-par-jean-penicaud-j-email-16e-siecle-france-nimes-musee-des-arts-decoratifs-29544588.html

Localizzazione: FRANCIA – NIMES. Museo delle Arti decorative
Autore: Jean I Pénicaud
Periodo artistico: 1545 circa
Rilevatore: AC

MILANO. Veneranda Biblioteca Ambrosiana, codice con disegno di Ultima Cena, metà XIV secolo

 

Codice “L 58 sup”, risalente alla metà del XIV secolo, con l’ “Evangelica historia”, il racconto della vita di Gesù, tratta non soltanto dai quattro Vangeli canonici, ma anche da scritti apocrifi.
Il codice è arricchito da 158 disegni a penna di elevata qualità.
L’Ultima Cena presenta gli Apostoli schierati lungo un tavolo rettangolare.

 

Link:
https://www.ambrosiana.it/video/ms-l-58-sup-levangelica-historia-ep-3-il-giovedi-santo/

Localizzazione: MILANO. Veneranda Biblioteca Ambrosiana - Piazza Pio XI, 2
Autore: ignoto
Periodo artistico: metà del XIV secolo
Rilevatore: AC

GENOVA. Museo di Sant’Agostino, Ultima Cena di G. Benso, 1622

 

Pittura a olio su ardesia di 60 x 301 cm.
Firmata e datata da Giulio Benso (Pieve di Teco IM, 1610 – 1668).
Inventario numero G.P.B.82

Al 1622 si devono far risalire le ardesie per la chiesa dei Santi Giacomo e Filippo, (che fu demolita nel 1950, le opere ivi conservate si trovano oggi presso il Museo di Sant’Agostino).
Il nome del pittore e la data «1622» che si leggono sullo stipite di una colonna della lavagna con l’Ultima Cena, confermano l’attribuzione.
Concepiti per esser disposti uno accanto all’altro, questi dipinti rappresentano nell’ordine: l’Ultima Cena, Mosé unito alla Lavanda dei piedi con l’iscrizione «Exemplum lodi vobis 1622»; La Vergine e San Domenico, San Francesco, l’Ingresso di Gesù in Gerusalemme unito ad Aronne con l’iscrizione in basso «Rex tuus venit tibi».
Le due lastre centrali con la Vergine e San Domenico e San Francesco sono staccate e per lungo tempo, prima di entrare a far parte delle collezioni del museo San Agostino, vennero conservate separate presso il museo di Palazzo Bianco. Dello stesso gruppo sono anche i dipinti rappresentanti la Fede e la Preghiera , anch’essi su ardesia.
Scrive S. C. Lumetta: «È opportuno ritenere che queste opere siano state commissionate proprio dal Principe Giovanni Carlo Doria e che Giulio Benso le avesse realizzate con questa tecnica tanto cara a Giulio Cesare Procaccini per compiacere al suo protettore, Giovanni Carlo Doria che tanto lo apprezzava. Attraverso una pennellata fratta, morbida costituita da tocchi di colore materico e puro, l’artista restituì un’atmosfera crepitante, vibrante e tattile, fatta da punti di luce che fuoriescono dal supporto scuro.»

 

Bibliografia:
Stefania Carola Lumetta, L’art de Giulio Benso: figure génoise entre maniérisme et baroque (The art of Giulio Benso: Genoese figure between mannerism and baroque), Art and art history. Université Paris sciences et lettres; Università degli studi di Roma ”Tor Vergata”, 2020, Tesi di dottorato, pp. 94 e 194-95
Reperibile su: https://tel.archives-ouvertes.fr/tel-02929317

Localizzazione: GENOVA. Museo di Sant'Agostino - Palazzo Tursi, Via Garibaldi 9
Autore: Giulio Benso
Periodo artistico: 1622
Rilevatore: AC

VICOVARO (RM). Convento di San Cosimato con Ultima Cena, XVII secolo

 

Nel bel refettorio del convento trova posto un’opera del precedente edificio: una tela attribuita al pittore locale Antonio Rosati (notizie 1640 – 1671 circa) in cui è rappresentata l’Ultima Cena, di impostazione tradizionale, con gli Apostoli attorno a un tavolo rettangolare.

 

L’attuale Convento di S. Cosimato fu edificato nel 1727 in sostituzione di quello più antico. A fianco è posta la chiesa che tuttavia si trova ad un livello più basso. Successivamente, per realizzare ulteriori celle, si decise di coprire a volta l’area compresa tra la chiesa ed il convento.
Il nome parrebbe essere una contrazione dei nomi dei santi Cosma e Damiano.
Nel VI secolo ospitò un monastero di proseliti, in seguito fu distrutto dalle scorrerie dei barbari (tra i quali Totila, Autari e Agilulfo) e dei saraceni. Il convento risorse come abbazia cluniacense nel X secolo sotto un certo Alberico, ma nel 1241 fu aggregato all’abbazia di San Sebastiano alle Catacombe per intercessione di Gregorio IX.  Per la Riforma Innocenziana, nel 1656 l’abbazia fu interamente abbandonata per essere di nuovo occupata nel 1668 dai frati Francescani Riformati.

Tuttora appartiene all’ordine Francescano che ha creato il complesso ricettivo dell’Oasi Francescana (reception con annessa un’ampia area di accoglienza degli ospiti, una sala congressuale, una sala da pranzo da 25 posti ed una sala da pranzo da circa 100 posti, ricavata nell’antico refettorio francescano ove è ben visibile la tela del Rosati).

 

Link:
https://www.tibursuperbum.it/ita/escursioni/sancosimato/Convento.htm

https://it.wikipedia.org/wiki/Vicovaro

Localizzazione: VICOVARO (RM). Convento di San Cosimato
Autore: Antonio Rosati
Periodo artistico: XVII secolo
Rilevatore: AC

FRANCIA – PARIGI. Museo delle Arti Decorative, Ultima Cena, 1380-90

 

Tempera a fondo oro su pannelli di legno.
Inventario numero PE 136-141.  Proviene dalla collezione di Émile Peyre

L’Ultima Cena fa parte di un polittico smembrato raffigurante “Episodi della vita della Vergine e di Cristo”, dipinto ad Amburgo nel 1380-90 circa, dal maestro Bertram di Minden, attivo dal 1367 al 1415.
Sono sei pannelli che raffigurano: Annunciazione, Visitazione, Presentazione al Tempio, Entrata in Gerusalemme, Lavanda dei piedi e Ultima Cena.

Tipico del Gotico internazionale sono le figure sinuose ed eleganti, la morbidezza dei drappeggi, la presenza di dettagli pittoreschi.
Di alcuni Apostoli è raffigurata solo una parte dell’aureola sullo sfondo. Gesù sta porgendo il boccone a Giuda, secondo un’iconografia tradizionale. Sulla tavola sembra esserci un pollo invece del tradizionale agnello.

 

Immagini da
https://www.tripadvisor.co/Attraction_Review-g187147-d232164-Reviews-Musee_des_Arts_Decoratifs-Paris_Ile_de_France.html

Localizzazione: FRANCIA – PARIGI. Museo delle Arti Decorative
Autore: Bertram di Minden
Periodo artistico: 1380-90
Rilevatore: AC

FIGLINE E INCISA VALDARNO (FI). Convento della SS. Annunziata, Ultima Cena di G. Vasari

 

La tela dell’Ultima Cena fu eseguita da Giorgio Vasari (1511-1574) tra 1567 e il 1569.
Proviene dal refettorio del Convento delle Suore Francescane della SS. Annunziata di Figline, acquistata dalla famiglia Serristori per la stessa istituzione nel 1691 dagli eredi del Vasari.

L’opera «già mostra il passaggio dall’ultimo Manierismo alle prime atmosfere barocche. Un’aura scura e chiesastica avvolge la scena, con il solo Cristo illuminato da una mistica aureola, la cui luce si diffonde tenuemente anche sugli Apostoli; la tensione muscolare di questi si allontana dalla leggiadria rinascimentale, per calare i personaggi in una inquietudine non più soltanto psicologica, ma anche e soprattutto fisica.» Tratto da
https://www.nove.firenze.it/b310182241-vasari-mostra-a-figline.htm

 

Immagine da Wikimedia

Link:
https://www.aboutartonline.com/la-terra-di-figline-e-incisa-1387-1901-capolavori-restaurati-in-mostra-al-palazzo-pretorio-i-grandi-maestri-toscani/

Il Comune è stato istituito il 1º gennaio 2014 dalla fusione dei comuni di Figline Valdarno e Incisa in Val d’Arno.

NOTA
Dal 20 novembre 2021 al 20 febbraio 2022 il quadro è esposto nel Palazzo Pretorio di Figline Valdarno in occasione della mostra dedicata a 40 anni di restauri nel territorio di Figline.

Localizzazione: FIGLINE E INCISA VALDARNO (FI). Convento della SS. Annunziata
Autore: Giorgio Vasari
Periodo artistico: 1567-69
Rilevatore: AC

FIRENZE. Galleria dell’Accademia, “Ultima Cena”, formella dell’armadio di Santa Croce di Taddeo Gaddi, 1335 – 40 circa

 

Formella lignea quadrilobata dipinta a tempera e oro, circa 41 x 36 cm.
Opera di Taddeo Gaddi (1300-1366).

Inventario 1890 numero 8589. Le  22  formelle e le due semilunette sono esposte sul lato destro della ‘Sala dei Giotteschi’ della Galleria dell’Accademia.

Le Formelle dell’armadio della sacrestia di Santa Croce sono una serie di ventotto dipinti a tempera e oro su tavola di Taddeo Gaddi, databili al 1335-1340 circa.
Esse riproducono le Storie di Gesù (tredici formelle a quadrilobo), le Storie di san Francesco (tredici formelle a quadrilobo); le prime e le ultime delle due serie hanno misure diverse dalle altre, e due pannelli a forma di semilunetta con Ascensione e Annunciazione.
La formelle decoravano un arredo ligneo nella sacrestia di Santa Croce a Firenze, forse un armadio per reliquie. La prima citazione delle opere risale al Cinquecento (Codice Magliabechiano e il Vasari), e poi in altre fonti successive fino al 1810, quando, con la soppressione napoleonica del convento francescano, le ante furono trasferite nei depositi del Convento di San Marco. Da qui, nel 1814, arrivarono ormai smembrate alla Galleria dell’Accademia, dove erano esposte in ambienti separati. Secondo i documenti dell’epoca, lo smembramento avvenne proprio a San Marco tra il 1812 e il 1813 e i dipinti furono forniti delle cornici polilobe in noce con filetto dorato.
In questo periodo quattro scomparti vennero ceduti a mercanti fiorentini in cambio di altri dipinti e sono oggi in Germania: due alla Gemäldegalerie di Berlino (Pentecoste e Resurrezione del fanciullo) e all’Alte Pinakothek di Monaco (Prova del Fuoco e Morte del cavaliere di Celano).
Controversa la disposizione originaria, se sulle ante di un armadio o altrove. Sonia Chiodo, nella scheda del Catalogo generale dell’Accademia, ritiene possibile che la collocazione originaria delle formelle potrebbe essere stata anche un locale del convento destinato alla riunione dei frati o alla stessa chiesa; potrebbero quindi aver fatto parte delle spalliere di stalli.

 

Immagini da Wikimedia

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Formelle_dell%27armadio_della_sacrestia_di_Santa_Croce

https://www.treccani.it/enciclopedia/taddeo-gaddi_%28Dizionario-Biografico%29/

http://www.culturaitalia.it/opencms/viewItem.jsp?language=it&id=oai%3Aculturaitalia.it%3Amuseiditalia-work_63737

Localizzazione: FIRENZE. Galleria dell'Accademia - Via Ricasoli, 58/60
Autore: Taddeo Gaddi
Periodo artistico: 1335 - 40 circa
Rilevatore: AC

USA – NEW ORLEANS. New Orleans Museum of Art, Ultima Cena, 1290 circa

 

Tempera e foglia d’oro su tavola di 28,26 x 29,05 x 5,08 cm, opera di ignoto (da alcuni attribuito al Maestro della Cappella Dotto),  fine XIII- inizi XIV secolo.
Inventario numero 61.59. Proviene dalla Samuel H. Kress Collection.

Questo pannello faceva originariamente parte di un gruppo di dipinti che illustravano la vita di Cristo.
L’anonimo artista lavora nello stile artistico dell’isola di Creta nel Mediterraneo orientale, riflettendo la comunità artistica dinamica e internazionale della città portuale di Venezia.
La stilizzazione piatta delle pieghe del drappeggio e le pennellate bianche espressive dei capelli bianchi degli uomini comunicano in modo semplice forma e movimento.
Seguendo le tradizioni bizantine di Creta, l’artista colloca la scena a un tavolo rotondo, mentre le successive raffigurazioni del Rinascimento italiano fanno sedere le figure attorno a un tavolo rettangolare, a favore della simmetria e della chiarezza.

 

Link:
https://noma.org/collection/the-last-supper/

Localizzazione: USA – NEW ORLEANS. New Orleans Museum of Art
Periodo artistico: 1290 circa
Rilevatore: AC

VARESE. Museo Baroffio e del Santuario del Sacro Monte, miniatura di Ultima Cena, fine XIII secolo

Tempera su pergamena, ultimo quarto del XIII secolo.
Antifonario di Santa Maria del Monte”, codice pergamenaceo con legatura in legno e cuoio, cm 46 x 33 x 12.
Inventario numero 999

Il Museo Baroffio espone il patrimonio storico-artistico legato a S. Maria del Monte (Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 2003), la collezione del barone Giuseppe Baroffio Dall’Aglio e la sezione d’arte sacra del Novecento donata da monsignor Pasquale Macchi, arciprete del santuario e già segretario di Papa Paolo VI.
Il Museo del Sacro Monte fu inaugurato originariamente nell’agosto del 1900 in locali annessi al Santuario del Sacro Monte di Varese.
L’edificio in cui attualmente sono esposte le collezioni fu invece inaugurato nel 1936 grazie ai lasciti del barone Giuseppe Baroffio, da cui il museo prende il nome, con un allestimento curato da Lodovico Pogliaghi.

Link:
http://www.museobaroffio.it/

https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_Baroffio_e_del_Sacro_Monte

Localizzazione: VARESE. Museo Baroffio e del Santuario del Sacro Monte
Periodo artistico: ultimo quarto del XIII secolo
Rilevatore: AC

POTENZA. Chiesa di San Giuseppe, Ultima Cena di Tarcisio Manta, seconda metà XXI secolo

 

Fa parte di una serie di pannelli dipinti a tempera su intonaco, cm 130 x 85 e posti lungo le pareti della navata della chiesa.
Opera di frate Tarcisio Manta, al secolo Giovanni Rosario, nato a Potenza nel 1936, dopo gli studi teologici e l’ordinazione sacerdotale, come francescano, fu allievo, presso l’Accademia di Brera a Milano, del maestro Domenico Cantatore negli anni dal 1962 al 1968.

La Chiesa. Negli anni successivi al 1950, nel Rione Lucania del capoluogo lucano sono stati costruiti molti alloggi popolari. Alla cura spirituale di abitanti di ceto spesso umile, provenienti dai “sottani” del centro storico, è stata data risposta con la costruzione della Chiesa di San Giuseppe (1961), patrono degli operai.
Dopo il terremoto del 1980, la chiesa rimase aperta al culto, tuttavia la struttura era stata compromessa dal sisma: per questa ragione, alla metà degli anni Novanta, fu chiusa per poter eseguire i lavori di ristrutturazione e consolidamento, i quali, iniziati nella primavera del 1996, si protrassero fino al dicembre del 1997.

Frate Tarcisio Manta, che negli anni ’70 aveva già decorato la chiesa con suggestivi graffiti su intonaco, raccontando sui pannelli la storia religiosa ed umana della comunità, al termine dei restauri successivi al 1980, ridisegnò armonicamente il presbiterio e lavorò alle vetrate artistiche policrome del tempio, raccontando  la vita di S. Giuseppe; esse furono inaugurate nell’Anno Santo 2000, nel giorno di Pasqua, alla presenza del vescovo Appignanesi.


Link:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=20075

https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/4843185/Manta+T.+sec.+XX%2C+Dipinto+con+Ultima+cena

Localizzazione: POTENZA. Chiesa di San Giuseppe - Via Gavioli, 3
Autore: Tarcisio Manta
Periodo artistico: seconda metà XXI secolo
Rilevatore: AC

VEROLAVECCHIA (BS). Chiesa parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo, con Ultima Cena di F. Savanni, 1771

 

La Chiesa, edificata nel 1753, conserva sulla parte di sinistra della navata, subito dopo l’altar maggiore, l’altare del Santissimo Sacramento su cui è posta una tela con l’Ultima Cena di Francesco Savanni (Brescia 1723-1772)
Olio su tela di 365 x 190 cm, firmato e datato: “Francis. us Sauani Pinx: 1771/Brixiae”.

Ultima Cena o Istituzione dell’Eucaristia, con Cristo in piedi che sta benedicendo il pane, mentre un angelo con turibolo è al di sopra della scena.

La tela, che era in pessime condizioni e che presentava, oltre agli oscuramenti per lo sporco e la polvere, una fitta serie di strappi, è stata restaurata in modo impeccabile dalla Cooperativa Techne di Botticino.
Costituisce un tassello importante per studiare l’ultima fase dell’opera del Savanni, uno dei più prestigiosi pittori bresciani del Settecento, purtroppo morto ancor in giovane età e tragicamente.
Nell’opera verolese si nota quella semplificazione della pittura tipica dell’estrema attività dell’artista che svolge le figure con masse di colore quasi piatte.
É interessante osservare come i Deputati alla fabbrica, già impegnati con i dipinti eseguiti nel 1770 dal Cattaneo, si siano rivolti per il più importante quadro dell’altare del Santissimo Sacramento ad un altro pittore, con ogni probabilità perché stimavano il Savanni migliore artista.

Link:
http://www.verolavecchia.altervista.org/Saperedipiu/parrocchiale2.htm

http://www.verolavecchia.altervista.org/Saperedipiu/parrocchiale1.htm

https://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-savanni_%28Dizionario-Biografico%29/

Localizzazione: VEROLAVECCHIA (BS). Chiesa parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo Savanni, 1771
Autore: Francesco Savanni
Periodo artistico: 1771
Rilevatore: AC

VILLE DI FIEMME, frazione VARENA (TN). Chiesa dei S.S. Pietro e Paolo con Ultima Cena, XV secolo

 

Il 1⁰ gennaio 2020 Varena si è fuso con Carano e Daiano nel nuovo comune di Ville di Fiemme.

Sul lato sinistro della navata, anche se tagliata a causa dei rimaneggiamenti subiti dalla chiesa, è chiaramente visibile la rappresentazione dell’Ultima Cena che risale al XV secolo, attribuita al “Maestro di Lisiginano”.
Sono rimasti, nella parte sinistra dell’affresco, le figure di quattro Apostoli, mentre un quinto è abraso.

La chiesa parrocchiale è stata consacrata nel 1193 dal vescovo Corrado II, fu ricostruita nel 1428 e subì nel 1520 un’ampia ristrutturazione in forme gotiche che comportò la suddivisione interna in due campate; l’aggiunta dell’ultima campata ad ovest nel 1882 è chiaramente riconoscibile dove è collocata la cantoria. Le campate sono separate da archi a sesto acuto in conci di porfido bocciardato, smussato ed impostato senza soluzione di continuità sui piedritti formando così delle volte a crociera.
L’ampliamento della chiesa e i rimaneggiamenti subiti nei secoli sono testimoniati dai lacerti di dipinti ad affresco che nella seconda e terza campata stanno ad evidenziare che in origine l’aula era un unico ambiante affrescato, che fu interrotto dal ritto dell’arco di volta presumibilmente introdotto nel 1528; sul lato sinistro, in particolare evidenzia, oltre ad altri elementi decorativi di tipo votivo come le figure di san Martino e san Michele, il lacerto di Ultima Cena, del XV secolo, con al di sotto la Madonna della Misericordia, affreschi attribuiti al “Maestro di Lisignano” (vedi scheda).
Gli affreschi sono presenti anche sul lato destro della navata e presumibilmente, anche se nascosti dagli altari, facevano parte di un unico ciclo pittorico in continuità, dipinto nel corso del Quattrocento e scandito da cornici geometriche ora nascoste anche dagli altari della fine del XVII secolo.

Immagine da Wikimedia

Link:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=26474

https://upsantamariadelcammino.diocesitn.it/chiese/varena/santi-pietro-e-paolo-apostoli/

Localizzazione: VILLE DI FIEMME, frazione VARENA (TN). Chiesa dei S.S. Pietro e Paolo
Autore: Maestro di Lisignano
Periodo artistico: XV secolo
Rilevatore: AC

MESAGNE (BR). Chiesa di San Giuseppe artigiano, con bassorilievo di Ultima Cena, seconda metà XX secolo

In un moderno ambiente, adiacente alla parete laterale sinistra, vi è la cappella del Santissimo Sacramento; le opere che la ornano sono bassorilievi in bronzo opera del frate carmelitano scalzo Serafino Melchiorre da Benevento (nato nel 1932); tra essi il paliotto dell’altare dove è rappresentata l’Ultima Cena. Gli Apostoli sono attorno ad una tavola a forma di “U”.

Storia della Chiesa
Una chiesa, luogo sacro, sorta su di un sito già adibito a impianto industriale; questo fu un felice esempio di riconversione. La chiesa sorse nei locali che, fino a metà del XX secolo, avevano ospitato le turbine in ghisa necessarie per la produzione di energia elettrica per la città di Mesagne. La centrale, della Società Elettrica Mesagnese, assorbita il 1930 dalla Società Generale Pugliese di Elettricità, costituita in Napoli il 1912, avviò la propria attività il 1913 e pare abbia avuto originariamente alimentazione a carbone. Da un documento del 1952 si desume non fosse più in funzione.
Verso la fine degli anni ’50 del secolo scorso, l’incremento abitativo nella zona determinò l’esigenza di un adeguato luogo di culto; l’allora arciprete don Daniele Cavaliere ottenne dal comune di Mesagne la donazione di una parte dell’hangar che ospitava la centrale da destinare a usi cultuali. I cittadini rimossero le turbine a olio interrate nel pavimento; un contributo economico arrivò dal prefetto del tempo che in cambio volle la piccola chiesa intitolata a san Giuseppe. La chiesa della “Centrale” fu aperta al culto il 18 marzo 1961. Dalla prima metà degli anni ’70 dello scorso secolo, con l’aiuto economico di privati cittadini e di vari enti pubblici, iniziarono lavori di rifacimento e ampliamento del luogo sacro che terminarono nei primi anni ‘80, mentre la decorazione interna fu completata entro la fine del successivo decennio.

Link:
http://www.brindisiweb.it/arcidiocesi/chiese/mesagne/san_giuseppe_artigiano.htm
http://sgiuseppeartigiano.altervista.org/1chiesa.htm

Localizzazione: MESAGNE (BR). Chiesa di San Giuseppe artigiano - Via Luigi di Savoia, 1
Autore: Serafino Melchiorre
Periodo artistico: seconda metà XX secolo
Rilevatore: AC

GENOVA. Chiesa di Santa Maria delle Vigne, Cenacolo di Simone Balli, XVII secolo

 

In controfacciata è posto il dipinto del pittore fiorentino Simone Balli (1580 – ? XVII secolo) che raffigura una tradizionale Ultima Cena o Cenacolo dipinta agli inizio del Seicento.

La Chiesa, fondata nel X secolo, riedificata nel 1640, conserva molte opere d’arte, dipinti e statue dal XVI al XVIII secolo.

 

Immagine da Wikimedia

Bibliografia:
Liguria – Guida rossa Touring, p. 131

Localizzazione: GENOVA. Chiesa di Santa Maria delle Vigne -  Vico del Campanile delle Vigne, 5
Autore: Simone Balli
Periodo artistico: XVII secolo
Rilevatore: AC

GENOVA. Basilica di Santa Maria Assunta in Carignano con Ultima Cena di G. Palmieri, XVII-XVIII secolo

 

Nella Basilica, in alto sopra i pilastri che fanno da cornice all’altare maggiore, vi sono due dipinti di Giuseppe Palmieri (1677 – 1740 ), uno di questi è l’Ultima Cena.
Il momento è quello in cui Gesù disse ai suoi discepoli : ” Uno di voi mi tradirà “. Il Palmieri ben rappresenta lo sgomento e lo stupore degli astanti che lo interrogano in merito a questa tremenda rivelazione, mentre un cagnolino spunta da sotto la tovaglia.

Palmieri non ebbe una vita facile, rimasto orfano in giovane età non potendo la madre mantenerlo, si accompagnò ad un non identificato pittore toscano che lo portò con se in Sicilia, ritornato a Genova, l’amicizia con Domenico Piola lo aiutò a trovare committenti disposti a farlo lavorare, il Ratti nel suo “Vite dei Pittori genovesi” afferma che se non fosse stato afflitto da un endemico bisogno di denaro sarebbe diventato uno splendido pittore, ma dovendo mantenere più di venti persone tra figli e nipoti, dovette necessariamente dipingere in fretta, trascurando il disegno.

 

La basilica genovese di Santa Maria Assunta sul colle di Carignano fu voluta da Bendinelli I Sauli nel 1482 per rappresentare il fasto e la potenza economica della propria famiglia. L’incarico venne affidato, nel 1548, all’architetto perugino Galeazzo Alessi. Volontà dei Sauli era quella di riflettere l’immagine romana di San Pietro. I lavori ebbero inizio nel 1552. L’anno seguente cominciò la costruzione dei pilastri centrali, terminati circa quindici anni dopo; nel 1560 fu portato a compimento il lato orientale della basilica; il tamburo fu realizzato tra il 1565 e il 1567. Alla morte del suo progettista, avvenuta nel 1572, la struttura della basilica si presentava ancora incompiuta nelle coperture, nella cupola centrale e nei quattro campanili. Nel 1596 ebbero inizio i lavori della cupola, terminati nel 1602. Le scelte progettuali includevano anche un asse stradale, poi realizzato nel 1718, costituito da un ponte a più arcate, l’attuale ponte di Carignano, per il collegamento tra la città antica e il nuovo edificio. Conserva molte pregevoli opere di pitture e di scultura.

 

Testo e immagine tratti da:
https://genovacittasegreta.com/2016/03/23/il-cenacolo-di-palmieri/

Info sulla Basilica:
https://www.basilicadicarignano.it/

Localizzazione: GENOVA. Basilica di Santa Maria Assunta in Carignano - Piazza di Carignano, 8
Autore: Giuseppe Palmieri
Periodo artistico: XVII-XVIII secolo
Materiale illustrativo:
Rilevatore: AC

PARMA. Complesso della Pilotta, due versioni de “L’Ultima Cena” di B. Schedoni, 1611

 

Olio su tela di 143 x 255 cm
Opera di Bartolomeo Schedoni (Modena, 1578 – Parma, 1615).
Generalmente datata al 1611, o anche al 1606 (Quintavalle A.O. 1939)
Esposto nella Galleria Nazionale, numero inventario GN 132

La tela proviene dal Convento dei cappuccini di Fontevivo (PR); all’Accademia nel 1806, dopo le soppressioni napoleoniche, successivamente immessa nel Collegio.
Ultimo restauro nel 1997.
Proviene dal refettorio del convento, dove era segnalata sulla parete di fronte all’ingresso, come conveniva al tema. Ranuccio I Farnese, duca di Parma, commissionò allo Schedoni una “Cena degli Apostoli in figure quasi intiere”.


Sono i sacri testi a ispirare il pittore (Luca 22, 7-23, Matteo 26, 17-24):  “venne poi il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la Pasqua… vi mostrerà un cenacolo al piano superiore grande, con divani e cuscini e li apparecchiate… e quando fu giunta l’ora si mise a tavola insieme ai suoi Apostoli… ma, ecco la mano di colui che mi tradisce è con me sulla mensa… Allora essi cominciarono a domandarsi a vicenda, chi fra di loro poteva far questo”.
È proprio il momento del concitato corale interrogarsi che Schedoni inquadra, ponendoci in totale frontalità il Cristo che veglia sul sonno del giovane Giovanni e assiste allo scompiglio provocato fra i suoi discepoli dalle sue parole.
Schedoni non era ancora maturo per un registro alto, si limita a una buona esecuzione dentro la norma, imponendoci una Coena Domini dal tono popolare, nonostante la tovaglia di Fiandra, le brocche e le ciotole di manifattura emiliana, la ricchezza del pasto, con le carni dell’agnello nel piatto da portata. Tutto viene disposto in primissimo piano, predominano le teste barbute riprese in varie posizioni con un predominio della centralità prospettica sostenuta dall’aprirsi dei due Apostoli in controluce verso di noi, che producono una circolarità della scena, in antitesi al modello supremo costituito dall’orizzontalità del Cenacolo di Leonardo e le numerose altre varianti rinascimentali, nelle quali si impone la compostezza, il rigore, una prospettiva controllata.
Qui se non fossimo davanti a una scena sacra, converrebbe pensare a quel clima “di genere” che ha caratterizzato tanto Seicento nordico, impostato a lume di candela, ai banchetti familiari, alle scene notturne di tanta pittura lombarda. Ma lo Schedoni che pure doveva tenere a mente quelle atmosfere, lui che ci viene descritto come bizzoso, giocatore incallito e premuto dai debiti, come un Caravaggio padano, frequentatore di bettole e incline alla sfida, al litigio, risolve la scena con istintiva sensibilità e originalità in quel premere esageratamente sul primo piano, sul modulo dei panneggi, sulle tonalità e sulle luci che diventano la sua cifra predominante e inconfondibile, concedendo alla scena sacra una regia ancora una volta teatrale, anche se non preziosa come nei quadri successivi.

Dall’opera, a dimostrazione del successo ottenuto, furono tratte numerose copie ancora esistenti nella Rocca di Fontanellato, in San Liborio a Colorno, nel convento della Carmelitane a Parma, nella collezione Viezzoli a Genova.

Chiesa e convento. Ranuccio I decise di edificare un convento da affidare ai frati cappuccini, la cui chiesa fungesse di fatto da santuario privato per il sovrano; egli finanziò interamente i lavori di progettazione e costruzione, intervenendo personalmente nelle scelte architettoniche della facciata del tempio e delle decorazioni interne, seppur nei vincoli delle precise norme dell’umile ordine francescano. Dopo la soppressione napoleonica, nel 1805, la chiesa fu sconsacrata e tutti gli arredi, le opere d’arte e alcuni affreschi furono rimossi e smembrati. Nel 1881 gli edifici del complesso furono demoliti, salvando solo l’antico tempio, che fu alienato a privati e adibito a magazzino. Intorno al 1980 il Comune di Fontevivo espropriò l’ex luogo di culto, avviandone un primo recupero quale sede espositiva. Tra il 2007 e il 2009 l’amministrazione intraprese alcuni lavori di restauro degli affreschi.

Testo tratto da:
https://complessopilotta.it/opera/ultima-cena-2/

 


Olio su tela  di 155 x 185 cm dipinto nel 1611 circa.
Inventario numero GN 905
Proviene dal convento di Santa Maria della Neve (?); Accademia, dopo il 1810; Raccolta nel 1812; poi in Galleria

È un’ulteriore versione dell’Ultima Cena, difficile da classificare prima o dopo quella di Fontevivo di cui è una soluzione alternativa, a figure intere degli Apostoli. Tutte le guide locali a partire dal primo ’700 attestano nel convento di Santa Maria della Neve la presenza di un Cenacolo unitamente a una Deposizione. Quando il dipinto ricompare negli inventari manoscritti dell’Accademia nel 1812 viene citato come copia dello Schedoni e si è persa la provenienza.
Di recente la Cecchinelli si pone seriamente la questione cercando di dare soluzione ai numerosi quesiti sorti relativamente alle due versioni n. 132 e 905. Concordiamo con chi è ormai convenuto sulla autografia di questo dipinto, che è stato assai discusso anche per le pessime condizioni conservative, risolte in parte nel 1968, e con definitiva completezza nel 1997; il restauro ha consentito una svolta attributiva già alla Ghidiglia Quintavalle, allorché lo espone nella mostra Tesori nascosti, ascrivendolo definitivamente a Schedoni e annullando la precedente assegnazione a Jacopo Maria Giovannini e le ulteriori incertezze che si erano perpetuate nel tempo. Si è cercato poi di dirimere la questione della provenienza apportando una serie di documentate ragioni e assegnandone la committenza a Ranuccio I e a un comportamento parallelo del duca nell’assecondare le esigenze dei cappuccini e delle cappuccine, ritenendo quest’opera dipinta per il loro complesso conventuale fondato a Parma a partire dal 1607 e completato verso il 1610.
L’aspetto più interessante e fondamentale sul piano meramente artistico è la doppia soluzione adottata da Schedoni, che ci dimostra una tecnica pseudofotografica. Nel n. 132 è come se applicasse uno zoom a questa seconda edizione o viceversa allontanasse la precedente per inquadrare una porzione spaziale più vasta. Del resto entrambi i dipinti possono essere datati verso il 1611, anche se è difficile definire a quale dei due assegnare la primogenitura. Si può solo formulare un esame preciso delle due proposte che mantengono la stessa circolarità dei personaggi, la stessa posizione e lo stesso ritmo gestuale, solo che questa versione ci consente di entrare più profondamente nello spazio architettonico e di apprezzare le figure intere. Proprio su questo allontanamento della scena che permette una sua dilatazione, ma anche un apprezzamento ottico meno definito degli oggetti e delle fisionomie si incardina un procedimento di tipo fotografico che anziché utilizzare la lente dell’obiettivo usa le leggi ottiche naturali, ben presenti agli artisti fin dal ’400.
Qui sta la grande modernità, prescientifica, di Schedoni che, in aderenza al proposito, risulta definire in modo più sommario anche le fisionomie e i manti che pure mantengono tonalità squillanti. È un esercizio ottico quello che ci propone, di cui non esistono altri esempi così volutamente esibiti. Un artista che normalmente adotta con frequenza il primissimo piano, ci sottopone una inedita capacità di regia, applicata alla stessa scena: caratteristica che si va ad aggiungere, anche per la sua volontà sperimentale, alle altre doti dell’artista.

Una copia di questo dipinto, opera della bottega dello Schedoni, è conservato al Museo e Pinacoteca di Fano, vedi scheda.

Link:
https://complessopilotta.it/opera/ultima-cena/#

Localizzazione: PARMA. Complesso della Pilotta - Galleria Nazionale
Autore: Bartolomeo Schedoni
Periodo artistico: 1611 o 1606
Rilevatore: AC