BUSSETO (PR). Chiesa e Convento di Santa Maria degli Angeli con Ultima Cena di M. Anselmi, 1538-40

 

La chiesa fu edificata, insieme al convento francescano, tra il 1470 e il 1474 in forma tardogotica con absidi poligonali.
Nel Refettorio del convento si trova la grande tela dell’Ultima Cena attribuita a Michelangelo Anselmi e risalente al 1538-1540.

In origine questa tela stava nel vecchio refettorio del convento, al lato ovest, e fu successivamente spostata quando i Religiosi si trasferirono nel nuovo refettorio. Questo trasloco portò alla necessità di cucire un pezzo di tela per integrare la parte mancante(ancor oggi visibilissima) e costrinse, inoltre, a mutilarne una parte inferiore per fare spazio alla porta d’ingresso.

Michelangelo Anselmi nacque nel 1491 o ’92 a Lucca, ove suo padre Antonio, per sfuggire alla giustizia, si era trasferito da Parma. Studiò pittura a Siena, poi si stabilì a Parma tra il 1516 ed il ’20, in questa città morì tra il 1554 e il 1556.

 

Link:
https://digilander.libero.it/idbusseto//monastero/

Localizzazione: BUSSETO (PR). Chiesa e Convento di Santa Maria degli Angeli - Via F. Provesi, 39
Autore: Michelangelo Anselmi
Periodo artistico: 1538-40
Rilevatore: AC

VERTOVA (BG). Chiesa di Santa Maria Assunta, sportello di tabernacolo con Ultima Cena, 1711

 

Sportello in legno intagliato, dorato e intarsiato, che misura 36,5 x 19,5 cm.
Raffigura un’Ultima Cena ed è opera del 1711 di P. C. Rillosi.

Il tabernacolo si trova nell’altare della Cappella della Madonna del Rosario progettata nel 1708 da Giovan Battista Caniana. L’altare fu realizzato in marmi policromi dalla bottega dei Manni e dai Fantoni di Rovetta.

 

Chiesa settecentesca, per notizie vedi:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_Assunta_(Vertova)

 

Immagine da:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/5602158/Rillosi+P.+C.+%281711%29%2C+Sportello+di+tabernacolo

Localizzazione: VERTOVA (BG). Chiesa di Santa Maria Assunta
Autore: P. C. Rillosi.
Periodo artistico: 1711
Rilevatore: AC

GENOVA – VOLTRI. Chiesa di Nostra Signora degli Angeli, con Ultima Cena, metà XVI secolo

 

Secondo le fonti, l’opera venne iniziata da Simone Dondo da Carnoli (notizie tra il 1520 e il 1560), frate minore francescano del convento di N.S. degli Angeli di Voltri (Genova) e completata da Luca Cambiaso (1527 – 1585), dopo il 1560.
Il recente restauro ha identificato le due fasi realizzative legate ai due diversi autori: Simone Dondo avrebbe impostato l’ambientazione architettonica del Cenacolo e le prime tre figure di apostoli a sinistra, Luca Cambiaso (subentrato nel lavoro alla morte del frate, avvenuta presumibilmente nel 1560) avrebbe completato le altre figure e il paesaggio sullo sfondo. I personaggi del dipinto riprendono con poche varianti le posizioni e le posture degli Apostoli del Cenacolo leonardesco.

Il grandioso dipinto ad olio su tela (cm 700 x 350 circa) fu forse realizzato per un’altra sede, essendo di dimensioni assai spropositate rispetto al piccolo refettorio del locale Convento quattrocentesco, ambiente che in ambito francescano ospitava tradizionalmente la raffigurazione della Cena. Potrebbe essere stato invece realizzato per il convento di N.S. del Monte (analoghe sono infatti le misure del Cenacolo successivamente realizzato per quella sede da Orazio De Ferrari nel 1641 (vedi scheda), tenuto conto che per quello stesso convento, ove aveva svolto il proprio Noviziato, il Dondo pochi anni prima aveva realizzato la tavola dello Sposalizio della Vergine.

Nel corso del Seicento il dipinto fu collocato nella parete laterale del presbiterio della chiesa, per poi essere successivamente trasferito nella controfacciata dove si trova tuttora.

 

Storia della Chiesa e del convento.  Nel 1462 alcuni frati francescani chiesero la possibilità di avere una zona di orti e vigneti ad est di Voltri. Grazie all’intermediazione del Doge Ludovico Fregoso, i frati ottennero il terreno e vi costruirono un convento. Negli anni successivi venne costruita anche una chiesa, consacrata il 20 ottobre del 1470 dal vescovo, anche lui appartenente alla famiglia Fregoso.
Nel 1800 le truppe francesi alloggiarono nel convento. A causa della soppressione degli ordini religiosi voluta da Napoleone Bonaparte, i frati dovettero abbandonare il convento nel 1810 per poi rientrarne pienamente in possesso nel 1816.
Dal 1970 la chiesa è parrocchia, tuttora retta dai Frati Minori.

 

Bibliografia:
Catarozzolo D.; Pastor C. ; Zanelli G., Restauri nella chiesa di Nostra Signora degli Angeli. Simone Dondo, Luca Cambiaso, Tintoretto, SAGEP, Genova 2015
(Il libro tratta del restauro dell’Ultima Cena di Dondo e Cambiaso e del Battesimo di Cristo ascrivibile alla bottega di Jacopo Robusti detto il Tintoretto, ricordato dalle fonti sei-settecentesche ma trascurato invece dalla letteratura moderna.)

 

Immagine e notizie per cortesia dell’Ufficio beni artistici della Provincia S. Antonio dei frati minori di Genova, che ringraziamo.

Localizzazione: GENOVA - VOLTRI. Chiesa di Nostra Signora degli Angeli - Passo N. S. degli Angeli, 1
Autore: Simone Dondo da Carnoli e Luca Cambiaso
Periodo artistico: 1560 circa
Rilevatore: AC

PIEVE LIGURE (GE). Oratorio di Sant’Antonio abate con Ultima Cena, 1702

 

L’Oratorio fu eretto lungo la strada che dalla chiesa portava a San Bernardo intorno alla fine del Trecento, grazie alla Confraternita di Sant’Antonio abate.
L’edificio è costituito da un’unica ampia navata, costruzione architettonica tipica degli oratori delle Confraternite liguri, come l’ingresso laterale.
La volta, le pareti e la parete di fondo sono decorate ad affreschi risalenti al 1702. A causa però del pessimo stato di conservazione negli anni Settanta del Novecento furono in buona parte ripresi e restaurati dal pittore bogliaschino Luigi Bozzo (Luisitto).
Gli affreschi raffigurano i Misteri del Rosario, una Crocifissione e, sulla parete di fondo, secondo una particolarità di tanti oratori liguri, la rappresentazione dell’Ultima Cena, di impostazione tradizionale.

 

Per altre info sulla Chiesa vedi:
http://www.santantonioabate.afom.it/pieve-ligure-ge-oratorio-di-santantonio-abate/

Immagine da:
https://www.ligurianotizie.it/la-festa-degli-animali-a-pieve-ligure-alloratorio-di-santantonio-abate/2020/01/20/364767/

Localizzazione: PIEVE LIGURE (GE). Oratorio di Sant'Antonio abate - Piazza Sant'Antonio abate
Autore: ignoto
Periodo artistico: 1702 - restauri 1970
Rilevatore: AC

VENEZIA. Museo di San Marco, arazzi della Passione, con Ultima Cena, 1408 circa

 

Nella Sala dei Banchetti all’interno del Museo sono conservati 4 grandi arazzi in lana che durante la Settimana Santa addobbavano il presbiterio della Basilica.
Restaurati negli anni ’90 del secolo scorso dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, rappresentano scene della Passione di Cristo e furono realizzati a Venezia da maestranze provenienti da Arras o dalle Fiandre, su modello del pittore Nicolò di Pietro, tra il 1408 e il 1427, ma più probabilmente intorno al 1420.
Gli arazzi sono contornati da un’ampia fascia a motivi floreali, arricchiti da foglie d’acanto, con al centro dei quattro lati e agli angoli l’emblema del leone alato, simbolo dell’evangelista Marco, ma anche emblema della Serenissima.

Queste opere costituiscono una delle più rare ed antiche serie istoriate sopravvissute, tessute nell’ambito della tradizione tessile occidentale.
Sono alti 2 metri e in essi, per una lunghezza di circa 25 metri, sono narrate le storie del processo e della condanna a morte di Gesù, in dieci grandi scene.
Lo stile è nordico, di tipica influenza germanica, riconoscibile sia nelle scene volutamente sintetiche, sia nella rappresentazione decisamente severa.

L’Ultima Cena misura 202 x 710 cm, rappresenta l’inizio del ciclo, ed è cucita insieme ad altri due arazzi, ognuno comprensivo di due scene, in cui vengono raffigurati, nel primo, gli episodi della preghiera di «Gesù nell’Orto degli Ulivi» e il «Bacio di Giuda», mentre nel secondo è raffigurato «Gesù davanti al Sinedrio » (o a Pilato) e la scena della «Flagellazione».

La Cena raffigurata rappresenta gli Apostoli seduti attorno al tavolo con Cristo al centro con Pietro al suo fianco, mentre Giovanni appoggia il capo sul Suo petto. L’artista ha voluto rappresentare il momento in cui Gesù rivela che uno dei dodici lo tradirà; gli atteggiamenti degli Apostoli denotano infatti interrogativi e meraviglia, seppure espressi con la rigidità dello stile tardogotico.

Link:
https://www.venetoinside.com/it/aneddoti-e-curiosita/post/arazzi-museo-basilica-di-san-marco-venezia/%202/6/

Localizzazione: VENEZIA. Museo di San Marco
Periodo artistico: 1408 circa
Rilevatore: AC

FRANCIA – LIONE. Museo delle Belle Arti, Ultima Cena di P. de Champaigne

 

Olio su tela di 181,4 x 265 cm (con la cornice 209,7 x 294 cm).
Opera di Philippe de Champaigne (1602 – 1674), realizzata intorno al 1652.
Inventario numero A 40

Collocazioni precedenti.
Collezione privata: Magny-les-Hameaux, Abbazia di Port-Royal des Champs
Collezione privata: Parigi, Abbazia di Port-Royal, circa 1709
Sequestro rivoluzionario, acquisita nelle Collezioni nazionali, Versailles, Museo Speciale della Scuola Francese il 13 giugno 1799
Collezioni nazionali: Parigi, Museo Napoleone, prima del 1816
Collezioni nazionali: Parigi, Museo del Louvre, 1818

Probabilmente dipinta per l’altare maggiore di Port-Royal-des-Champs.

Si tratta della versione, in un formato di dimensioni maggiori, dell’Ultima Cena detta “La Grande cena” conservata al Museo del Louvre di Parigi, vedi scheda:
https://www.ultimacena.afom.it/francia-parigi-museo-del-louvre-ultima-cena-grande-e-piccola-di-p-de-champaigne/

 

Link:
https://collections.mba-lyon.fr/r/0315cb51-c89b-4f68-8c34-f3760b2e4bc6

Immagine da Wikimedia Commons

Localizzazione: FRANCIA – LIONE, Museo delle Belle Arti
Autore: Philippe de Champaigne
Periodo artistico: circa 1652
Rilevatore: AC

FORLI’ (FC). Pinacoteca civica, “Comunione degli Apostoli/Ultima Cena” di M. Palmezzano, 1506

 

Pala d’altare trasportata su supporto di alluminio, di  221.5 × 215 cm .
Opera firmata di Marco Palmezzano 1459-1463/ 1539
Era sull’altar maggiore della Cattedrale/Duomo di Santa Croce di Forlì, ora fa parte della collezione della Pinacoteca civica. Inventario numero 42

Dalla Cronaca Albertina e dalla Cronaca di Andrea Bernardi si ricava che la pala fu posta sull’altare grande il primo ottobre 1506, in occasione della visita di Papa Giulio II. Verso la fine del Seicento, durante il vescovato di Giovanni Rasponi, fu tolta dall’altare e dimenticata fino al 1812 quando, per ordine del vescovo Baratti, fu restaurata da Paolo Angeli e collocata nella Cappella di San Valeriano. Nel 1840 fu trasferita nel Palazzo Vescovile e nel 1880 fu ceduta alla Pinacoteca.
Il Vasari ricorda della pala una predella con storie di Sant’Elena, perduta.
La cimasa con la Pietà è nella Galleria Nazionale di Londra.
Lo stesso Vasari nella “Vita di Jacopo da Palma e di Lorenzo Lotto” ne fa menzione come opera di Nicolò Rondinelli, poi, nella “Vita del Genga”, corregge l’errore restituendola al Palmezzano. Il dipinto fu esposto alla mostra sulle opere del Palmezzano del 1938 e in quell’occasione Gnudi (1938) scrisse: “Fu considerata a lungo il capolavoro dell’artista. E’ una delle sue opere di maggiore impegno, ma di quelle che d’altra parte già più rivelano i suoi limiti. Lo spazio determinato dell’architettura scenografica non serve ai personaggi affastellati in primo piano. Si è perduto l’equilibrio delle pale di Faenza e di Matelica: l’intenzione scoperta del grandioso contrasta con la scarsa consistenza plastica delle figure e con la insufficiente determinazione spaziale. Il colorismo è giunto ad un massimo di risonanza e di violenza di accostamenti, su di una superficie compatta quasi di smalto. L’opera è importante perché segna la svolta del Palmezzano verso la magniloquenza compassata e vuota di tante opere tarde, determinata dall’insufficienza, che si fa in lui tanto più palese quanto più egli si allontana dal ricordo del maestro, a sostenere con coerenza un ritmo intenso e grandioso”.

In un’arcata decorata da grottesche su fondo oro si svolge la scena della Comunione degli Apostoli. Gli apostoli sono inginocchiati davanti al Cristo in piedi. San Giovanni tiene il calice in mano e Cristo ha l’ostia.

Link:
https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=58069

http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/entry/work/60271/Palmezzano%20Marco%2C%20Comunione%20degli%20apostoli

https://www.treccani.it/enciclopedia/marco-palmezzano_(Dizionario-Biografico)

La fondazione della Pinacoteca Civica di Forlì avvenne ufficialmente nel 1838. I primi fondi furono costituiti da opere provenienti dalle spoliazioni napoleoniche di varie chiese cittadine. Ad esse si erano aggiunte donazioni di privati cittadini, come il conte Pietro Guarini, ed opere provenienti dal Palazzo Comunale.
L’apertura al pubblico si ebbe nel 1846; la sede era il Palazzo dei Signori della Missione, allora sede della Biblioteca comunale, a cui la pinacoteca era annessa.
Nel 1922, completato il trasferimento dell’ospedale dal Palazzo del Merenda alla nuova sede, progettata nel 1905 da Giovanni Tempioni e terminata nel 1912, ed eseguiti i necessari lavori, la pinacoteca lasciò la vecchia sede per trovare collocazione nel grande palazzo progettato da Giuseppe Merenda. Qui vennero anche trasferiti la biblioteca e gli altri musei civici nel frattempo fondati.
A partire dal 1996, gran parte delle opere della pinacoteca ha raggiunto la nuova sede, nell’ex convento dei Domenicani.

Localizzazione: FORLI' (FC). Musei di San Domenico – Pinacoteca Civica. Piazza Guido da Montefeltro, 12
Autore: Marco Palmezzano
Periodo artistico: 1506
Rilevatore: AC

FORLI’ (FC). Pinacoteca civica, “Comunione degli apostoli” e “Ultima Cena” di Livio Agresti, 1540 circa

 

Le opere appartengono a un ciclo di affreschi di Livio Agresti già nella cappella del Battistero del Duomo/Cattedrale di Santa Croce di Forlì, realizzati tra 1535 e 1563 e staccati nel 1841.
Gli affreschi comprendevano “Nove Storie eucaristiche” e “Sette Profeti” che attualmente fanno parte della collezione della Pinacoteca di Forlì.

Livio Agresti detto Ritius, Il Ricciutello o Il Ricciutino (Forlì, 1505 circa – Roma, 1579) è stato un pittore italiano del Rinascimento, tra i maggiori esponenti del manierismo.

Comunione degli Apostoli
Affresco staccato, 162 × 160 cm, di Livio Agresti. Immagine in alto.

Link:
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/entry/work/32015/Agresti%20Livio%2C%20Comunione%20degli%20apostoli

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/44/Livio_Agresti_Comuni%C3%B3n_de_los_Apostoles_1540_Museo_de_Forli.jpg


Ultima Cena
Affresco staccato, 162 × 160 cm, di Livio Agresti.

Link:
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/entry/work/31989/Agresti%20Livio%2C%20Ultima%20Cena

Bibliografia:
Viroli G., La Pinacoteca Civica di Forlì, 1980, pp. 126-136
Viroli G., Pittura del Cinquecento a Forlì, 1993, v. II pp. 14-15

La fondazione della Pinacoteca Civica di Forlì avvenne ufficialmente nel 1838. I primi fondi furono costituiti da opere provenienti dalle spoliazioni napoleoniche di varie chiese cittadine. Ad esse si erano aggiunte donazioni di privati cittadini, come il conte Pietro Guarini, ed opere provenienti dal Palazzo Comunale.
L’apertura al pubblico si ebbe nel 1846; la sede era il Palazzo dei Signori della Missione, allora sede della Biblioteca comunale, a cui la pinacoteca era annessa.
Nel 1922, completato il trasferimento dell’ospedale dal Palazzo del Merenda alla nuova sede, progettata nel 1905 da Giovanni Tempioni e terminata nel 1912, ed eseguiti i necessari lavori, la pinacoteca lasciò la vecchia sede per trovare collocazione nel grande palazzo progettato da Giuseppe Merenda. Qui vennero anche trasferiti la biblioteca e gli altri musei civici nel frattempo fondati.
A partire dal 1996, gran parte delle opere della pinacoteca ha raggiunto la nuova sede, nell’ex convento dei Domenicani.

Localizzazione: FORLI' (FC). Musei di San Domenico – Pinacoteca Civica . Piazza Guido da Montefeltro, 12
Autore: Livio Agresti
Periodo artistico: 1540
Rilevatore: AC

FORLI’ (FC). Pinacoteca civica, “Comunione degli apostoli” di G. Modigliani, inizi XVII secolo

 

Olio su rame, 24 × 42 cm. Si tratta di uno dei dipinti con storie eucaristiche che ornavano il ciborio dell’altare della cappella del SS. Sacramento della Cattedrale di Forlì.

Opera di Gianfrancesco Modigliani (Forlì, attivo dal 1590 – fino al 1609), pittore appartenente alla scuola forlivese.
Esposto nella sala 18.

La fondazione della Pinacoteca Civica di Forlì avvenne ufficialmente nel 1838. I primi fondi furono costituiti da opere provenienti dalle spoliazioni napoleoniche di varie chiese cittadine. Ad esse si erano aggiunte donazioni di privati cittadini, come il conte Pietro Guarini, ed opere provenienti dal Palazzo Comunale.
L’apertura al pubblico si ebbe nel 1846; la sede era il Palazzo dei Signori della Missione, allora sede della Biblioteca comunale, a cui la pinacoteca era annessa.
Nel 1922, completato il trasferimento dell’ospedale dal Palazzo del Merenda alla nuova sede, progettata nel 1905 da Giovanni Tempioni e terminata nel 1912, ed eseguiti i necessari lavori, la pinacoteca lasciò la vecchia sede per trovare collocazione nel grande palazzo progettato da Giuseppe Merenda. Qui vennero anche trasferiti la biblioteca e gli altri musei civici nel frattempo fondati.
A partire dal 1996, gran parte delle opere della pinacoteca ha raggiunto la nuova sede, nell’ex convento dei Domenicani.

 

Link:
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/entry/work/32453/Modigliani%20Gianfrancesco%2C%20Comunione%20degli%20apostoli

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/2/2a/Gian_francesco_modigliani%2C_storie_eucaristiche%2C_1600-10.jpg

Localizzazione:  FORLI' (FC). Musei di San Domenico – Pinacoteca Civica . Piazza Guido da Montefeltro, 12
Autore: Gianfrancesco Modigliani 
Periodo artistico: 1600 - 1610
Rilevatore: AC

CANNARA (PG). Chiesa di San Matteo, “Comunione degli Apostoli/Ultima Cena” di D. Garbi, 1797

 

La chiesa fu eretta dal 1788 al 1793 su disegno dell’architetto Giuseppe Brizi di Assisi e consacrata il 5 novembre 1797. Nello stesso luogo esisteva una chiesa più piccola, intitolata sempre a San Matteo, patrono del paese, ma poiché era in condizioni molto precarie i Cannaresi ottennero da Papa Pio VI il permesso di demolirla e ricostruirla.
Una iscrizione posta sotto una tavola di Niccolò di Liberatore, detto “L’Alunno”, raffigurante la Madonna in trono col Figlio tra i Santi Francesco e Matteo, (collocata a sinistra del presbiterio), ci informa che esisteva alla fine del 1300.
L’interno è a croce latina, adornato da nervature in stucco di ordine ionico, eseguite da Andrea Cappia, milanese (II metà del Settecento). Le decorazioni, del pittore umbro Elpidio Petrignani (1878-1964), risalgono invece al 1921.
Sono quattro le cappelle, due per ciascun lato della navata: la prima a destra è intitolata a San Francesco di Paola, la seconda alla Madonna Addolorata; a sinistra c’è la cappella del Rosario, con una tela tardo cinquecentesca. Il braccio destro del transetto termina con l’altare dedicato a San Rocco, sul quale campeggia una tela di Prospero Mallerini, pittore romano (1797).

Il braccio sinistro del transetto è invece dedicato al SS.mo Sacramento: il quadro che lo sovrasta raffigura la Comunione degli Apostoli/Ultima Cena, dipinto nel 1797, a olio su tela di 237 cm, da Domenico Garbi, perugino (figlio del più noto pittore Antonio Maria, 1718-1797) di cui si ignorano le date di nascita e morte, attivo dal 1797 al 1812.
Ai due lati della scena, le figure di san Michele arcangelo e san Giuseppe.

 

Info e immagine:
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/entry/work/51176/Garbi%20Domenico%2C%20Comunione%20degli%20apostoli%2C%20san%20Michele%20Arcangelo%20e%20san%20Giuseppe

http://www.chiesasanmatteo.it/storia.html

Localizzazione: CANNARA (PG). Chiesa di San Matteo - Via San Matteo, 20
Autore: Domenico Garbi
Periodo artistico: 1797
Rilevatore: AC

NOVI LIGURE (AL). Museo dei Campionissimi, “Comunione degli Apostoli” (Ultima Cena) di G. R. Badaracco, fine XVII secolo

La tela fa parte della mostra “Tesori Sacri” della collezione civica, in esposizione permanente dal 2013 presso la Sala Espositiva Due del Museo dei Campionissimi, viale dei Campionissimi 2

Comunione degli Apostoli, fine ‘600, olio su tela, 200 x 495 cm. Provenienza: Novi Ligure, Chiesa/Oratorio della Confraternita della Santissima Trinità, fino al 1985. Non è mai stato esposto in precedenza
Opera oggi attribuita a Gio’ Raffaele Badaracco (Genova 1645 – 1717)

Nel 2013 furono ultimati i restauri del grande telero della fine del ‘600, il cui studio approfondito ha permesso l’attribuzione al Badaracco. Questi dipinti dalle dimensioni veramente importanti, erano stati oggetto di un restauro conservativo a metà anni ’80, ultimato solamente nel 2012 alla luce degli studi che hanno permesso di ricomporlo, visto i tagli che aveva subito negli anni. La vicenda di queste opere risulta alquanto complessa. Al momento del ritrovamento presso l’Oratorio della Trinità e del distacco dalle pareti per scopi conservativi, infatti, la tela oggi intitolata Comunione degli Apostoli era unita sul lato destro a quella genericamente intitolata Quattro Santi. Le due scene non collimavano ed erano il frutto presumibilmente di un’unione grossolana: è evidente infatti il distacco tra una scena e l’altra in conseguenza del quale i due gruppi sono privi di raccordo. Lo studio della tela così ritrovata ha fatto ipotizzare la presenza, al momento dell’assemblaggio di un’ulteriore scena di collegamento. In ogni caso i quattro personaggi della seconda tela sono stati identificati come tre Apostoli e un inserviente. Tra i tre è possibile identificare Giuda nel personaggio di schiena (secondo da sinistra) dal sacchetto di denari che tiene pressoché nascosto nella mano sinistra.
Tra il 1985 ed il 1994 venne promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, tramite la Soprintendenza di Torino, un primo intervento tramite il quale la tela venne tagliata e il dipinto diviso in due parti. Venne poi effettuato un intervento di pulitura e rimozione delle stuccature a olio, rifodero e fissaggio.
Le tele, tagliate e messe in sicurezza, vennero da quel momento, trattate in maniera separata, tanto da riformularne anche i titoli. L’analisi delle opere, una diretta visione delle tele e lo studio della composizione, porta ad affermare con sicurezza che l’unione sul lato destro fosse effettivamente frutto di una scelta arbitraria. La tela rappresentante “Dio Padre con Angeli portacroce”, invece, è un soggetto finito, seppur oggetto anch’esso di un taglio, probabilmente ottocentesco, evidente dalla centina che si percepisce in corrispondenza dell’angolo sinistro in alto.
Il nuovo scenario aperto dall’analisi dalle opere del Santuario della SS. Incoronata di Cornigliano -Genova (vedi foto in basso della Comunione degli Apostoli dell’Oratorio,  cfr. scheda)  fatta nel tentativo di dare attribuzione alle tele novesi, permetterebbe il completamento definitivo del soggetto realizzato per l’Oratorio della SS. Trinità, portandoci a ricomporre le tre tele che vanno a far parte di un’unica grande opera per la città di Novi Ligure, un’Istituzione dell’Eucarestia a opera di Gio’ Raffaele Badaracco.

Genova- Oratorio tela Badaracco

 

 

 

 

 

Bibliografia:
Orlando A.; Vignola C., Tesori sacri della collezione Civica, Catalogo edito dal Comune di Novi Ligure, 2013

Immagini tratte dal testo in bibliografia

 

 

Link:
http://www.comune.noviligure.al.it/servizi/Menu/dinamica.aspx?idSezione=2059&idArea=44308&idCat=44323&ID=44323&TipoElemento=categoria

Localizzazione: NOVI LIGURE (AL). Museo dei Campionissimi
Autore: G. R. Badaracco
Periodo artistico: fine XVII secolo
Rilevatore: AC

GENOVA. Oratorio dell’Assunta, Comunione degli Apostoli/Ultima Cena di G. R. Badaracco, 1670-1726

 

L’Oratorio dell’Assunta si trova nel piazzale sottostante al Santuario di Nostra Signora Incoronata, come è più nota la chiesa intitolata a Santa Maria e a San Michele arcangelo, a Genova nel quartiere Cornigliano, Piazza Santuario.
L’oratorio fu costruito nel Seicento dalla “Confraternita del Gonfalone di N.S. Incoronata” e conserva dopo i recenti restauri, varie tele di Giovanni Raffaele Badaracco (1648 – 1726), tra cui questa “Comunione degli Apostoli/Ultima Cena” realizzata presumibilmente tra il 1670 e il 1726.
La tela è posta nella controfacciata.

Link:
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/entry/work/67503/Badaracco%20Giovanni%20Raffaele%2C%20Comunione%20degli%20apostoli

https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_di_Nostra_Signora_Incoronata

http://www.tomasolemiefoto.it/431614577?i=127195611

Localizzazione: GENOVA. Oratorio dell'Assunta - Cornigliano, Via Coronata, 122
Autore: Giovanni Raffaele Badaracco
Periodo artistico: 1670 - 1726

BOLOGNA. Museo San Giuseppe, Ultima Cena/Comunione degli Apostoli di P. P. Menzocchi, 1561

 

Il dipinto, che misura 125 × 100 cm, fu realizzato nel 1561 da Pier Paolo Menzocchi (Forlì, 1532 circa – Forlì, 1589.)

Il Museo fu fondato nel 1928 da padre Leonardo Montalti da Mercato Saraceno il quale, in seguito alla visita ai vari conventi delle province cappuccine di Bologna e della Romagna, raccolse il materiale più prezioso e più a rischio di dispersione al fine di preservarlo e di renderlo maggiormente fruibile. Ha sede in locali attigui all’elegante chiostro di Conti (1722) annesso alla chiesa di San Giuseppe. Vi si conservano circa cento dipinti e diversi arredi sacri provenienti da chiese e conventi di varie località emiliane e romagnole.

 

Link:
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/entry/work/104680/Menzocchi%20Pier%20Paolo%2C%20Comunione%20degli%20apostoli

https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Menzocchi

Localizzazione: BOLOGNA. Museo San Giuseppe - Via Bellinzona, 6
Autore: Pier Paolo Menzocchi
Periodo artistico: 1561
Rilevatore: AC

SESSA AURUNCA (CE). Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, Comunione degli Apostoli/Ultima Cena di L. Giordano, 1659 (e repliche)

La splendida cattedrale, iniziata nel XII secolo,  fu completata nel XIII secolo di cui si conservano i mosaici del pavimento e dell’ambone. Nel Settecento l’interno fu riattato secondo lo stile barocco.
Nella cappella barocca del Santissimo Sacramento è conservata il dipinto a olio su tela (200 x 100 cm) della Comunione degli Apostoli/ Ultima Cena, capolavoro del pittore napoletano Luca Giordano (1634 – 1705).

Link:
https://beweb.chiesacattolica.it/percorsitematici/la-cattedrale-di-sessa-aurunca-monumento-di-arte-e-fede/larte-e-gli-spazi-liturgici/

https://www.treccani.it/enciclopedia/luca-giordano_%28Dizionario-Biografico%29/

Il dipinto è stato reso noto dal Bologna che lo ha attribuito al Giordano e datato al 1659.
Questo soggetto fu replicato dal pittore in altre due tele ora nella Galleria Pallavicini in Roma e nel Museo Nazionale di Varsavia


 

ROMA. Galleria Pallavicini. Comunione degli Apostoli/Ultima Cena di L. Giordano, 1659-60

Olio su tela di 47 × 63,5 cm
Opera di Luca Giordano (1634 – 1705) copia in dimensioni ridotte della tela conservata a Sessa Aurunca

Link e immagine (parte centrale):
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/entry/work/53971/Giordano%20Luca%2C%20Comunione%20degli%20apostoli

 

 


 

POLONIA – VARSAVIA. Galleria Nazionale, Comunione degli Apostoli/Ultima Cena di L. Giordano, 1659-60

Olio su tela di 128 x 180,5 cm
Inventario numero M.Ob.665 (129374) Non esposto.
Acquistato dal Museo nel 1947
Opera di Luca Giordano (1634 – 1705) copia della tela conservata a Sessa Aurunca.


Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/File:Giordano_Communion_of_the_Apostles.jpg (parte centrale)

Localizzazione: SESSA AURUNCA (CE). Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo
Autore: Luca Giordano
Periodo artistico: 1659
Rilevatore: AC

COLLOCAZIONE IGNOTA. Comunione degli Apostoli/Ultima Cena, di B. Cavallino, XVII secolo

Olio su tela di 135 × 115 cm
Opera composta tra il 1635 e il 1656 da Bernardo Cavallino (1616- 1656 circa) pittore napoletano.

In Collezione privata, forse a Milano, già nella Collezione E. Zoccoli a Roma.

Info e immagine da:
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/entry/work/54848/Cavallino%20Bernardo%2C%20Comunione%20degli%20apostoli

Autore: Bernardo Cavallino
Periodo artistico: XVII secolo
Rilevatore: AC

GUBBIO (PG). Chiesa di San Domenico, Comunione degli Apostoli/Ultima Cena di G. Presutti, secondo quarto XVI secolo

 

La Chiesa di San Domenico, inizialmente intitolata a San Martino, sorge alla fine di Via dei Consoli.
Di essa si ha notizia sin dal secolo XII. Ampliato dai Domenicani nel Trecento, l’edificio fu ulteriormente ingrandito nel Quattrocento (con l’aggiunta del presbiterio), rinnovato nel Cinquecento, restaurato nel Seicento e radicalmente trasformato nel Settecento. Nei lavori del Cinquecento andarono perdute le cappelle laterali e gli affreschi che ornavano tutta la chiesa. Di esse restano solo le prime due a sinistra complete, e quelle di destra ridotte a due nicchie. La facciata è tuttora incompiuta.
L’interno, a croce latina e a navata unica, contiene numerose opere d’arte, tra cui spiccano: le decorazioni murali delle prime due cappelle a destra e a sinistra, che comprendono le Storie di San Pietro Martire, della bottega del Nelli e un’Incoronazione della Vergine della fine del Trecento; gli stupendi affreschi cinquecenteschi della cosiddetta Cappella dei Lombardi; la tavola con San Vincenzo Ferrer, attribuita a Jacopo Bedi; la secentesca Maddalena, di G. Baglioni; i Tre regni, di Felice Damiani.

La pala d’altare raffigurante la Comunione degli Apostoli/Ultima Cena misura 335 × 230 cm.
Opera di Giuliano Presutti (Persciutti o Presciutti) o Giuliano da Fano (AN), pittore di Fano, attivo dal 1490 al 1557.

L’opera proviene dalla Chiesa di S. Lucia e S. Domenico, Fabriano (AN, Marche)

 

Link:
https://www.iluoghidelsilenzio.it/chiesa-di-san-domenico-gubbio-pg/

http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/entry/work/61192/Presutti%20Giuliano%2C%20Comunione%20degli%20apostoli

https://www.treccani.it/enciclopedia/presutti-giuliano-detto-giuliano-da-fano_(Dizionario-Biografico)

Localizzazione: GUBBIO (PG). Chiesa di San Domenico
Autore: Giuliano Presutti
Periodo artistico: secondo quarto XVI secolo
Rilevatore: AC

USA – LOS ANGELES. The J. Paul Getty Museum, miniatura con Ultima Cena di S. Bening, 1525-30

 

Tempera, vernice dorata e foglia oro su pergamena, dipinta a Bruges nel 1525-30 da Simon Bening (fiammingo, circa 1483 – 1561)
Dimensioni della pagina 16,8 × 11,4 cm.
Numero inventario Ms Ludwig 83.ML.115.83v. Non esposto.
Dal “Lbro di preghiere” del cardinale Albrecht di Brandenburg.

In questa miniatura, Cristo ha annunciato che uno di quelli a tavola lo avrebbe tradito e gli Apostoli reagiscono con turbamento. Cristo guarda direttamente Giuda, l’uomo barbuto con i capelli ricci a sinistra, e gli offre un pezzo di pane. Bening ha ambientato la scena in un interno a lui contemporaneo con pavimenti in legno e finestre in vetro piombato con persiane. Per distinguere lo status speciale di Cristo, l’artista ha posto un baldacchino di broccato verde dietro di lui, un indicatore medievale di nobiltà.

 

Immagine e info da:
http://www.getty.edu/art/collection/objects/3972/simon-bening-the-last-supper-flemish-about-1525-1530/

Localizzazione: USA – LOS ANGELES. The J. Paul Getty Museum
Autore: Simon Bening
Periodo artistico: 1525-30
Rilevatore: AC

USA – LOS ANGELES. The J. Paul Getty Museum, miniatura con Ultima Cena di L. van Lathen, 1469

 

Colori a tempera, foglia d’oro, vernice dorata, vernice argentea e inchiostro. Dimensioni della pagina: 12,4 × 9,2 cm
Inventario numero Ms. 37 (89.ML.35), fol. 23v

Dipinto nel 1469 da Lieven van Lathem (fiammingo, circa 1430 – 1493).
La miniatura appartiene al “Libro di preghiere” di Carlo il Temerario (duca di Borgogna) scritto a Gand e miniato ad Anversa.
Il libro contiene preghiere in latino dedicate a Cristo, alla Vergine e ai Santi ed è abbellito con trentasette grandi miniature; altre miniature più piccole e decorazioni si trovano su ogni pagina.
Le miniature più grandi misurano meno di 8 cm sul lato più lungo, ma sono incredibilmente dettagliate, spesso con paesaggi incorniciati da bordi riccamente decorati.

 

Immagine e info da:
https://www.getty.edu/art/collection/objects/1648/lieven-van-lathem-the-last-supper-flemish-1469/

https://www.getty.edu/art/collection/objects/1511/vienna-master-of-mary-of-burgundy-and-workshop-lieven-van-lathem-and-workshop-and-nicolas-spierinc-prayer-book-of-charles-the-bold-flemish-and-french-1469-about-1471-and-about-1480-1490/

Localizzazione: USA – LOS ANGELES. The J. Paul Getty Museum
Autore: Lieven van Lathem
Periodo artistico: 1469
Rilevatore: AC

REMANZACCO (Ud). Parrocchiale S. Giovanni Battista, con Ultima Cena di Giuseppe Floreani

Giuseppe Floreani (?- 1604) è autore del dipinto Ultima cena, olio su tela, datato genericamente fine secolo XVI, tuttora collocato nel coro della parrocchiale di S. Giovanni Battista a Remanzacco.

Vedi:
https://www.dizionariobiograficodeifriulani.it/floreani-giuseppe/
https://it.wikipedia.org/wiki/Remanzacco

 

Localizzazione: Remanzacco (Ud)
Autore: Giuseppe Floreani
Periodo artistico: XVI sec.
Data ultima verifica: 03/12/2021
Rilevatore: Feliciano Della Mora

USA – LOS ANGELES. The J. Paul Getty Museum, miniatura con Ultima Cena, 1190-1200

 

Miniatura a tempera e foglia d’oro, di artista sconosciuto, realizzata in Gran Bretagna (forse York), nel 1190–1200 circa.
Inventario numero Ms. 101 (2008.3), fol. 63
Dimensioni della pagina: 11,9 x 17 cm

Appartiene al manoscritto “Vita di Cristo, illustrata, con supplementi devozionali”.
Le cinquantuno miniature del XII secolo costituiscono uno dei cicli narrativi di Cristo più elaborati del periodo. Il manoscritto originale potrebbe essere servito come libro illustrato devozionale (senza testo) o forse come prefazione pittorica a un salterio. Un secondo ciclo di cinquantasette immagini fu aggiunto nel 1400 e integrato, insieme alle preghiere, nel ciclo precedente. Il libro trasformato (precedentemente limitato alla storia della vita di Cristo) abbraccia la storia biblica dalla caduta degli angeli ribelli all’Apocalisse.

 

Immagine e info da:
http://www.getty.edu/art/collection/objects/244432/unknown-maker-the-last-supper-english-about-1190-1200-text-added-about-1480-1490/

http://www.getty.edu/art/collection/objects/24371

Localizzazione: USA – LOS ANGELES. The J. Paul Getty Museum
Periodo artistico: 1190-1200

USA – LOS ANGELES. The J. Paul Getty Museum, miniatura bizantina di Ultima Cena, fine XIII secolo

 

Tempera e foglia d’oro realizzato da un artista bizantino sconosciuto a Nicea o Nicomedia (Turchia) alla fine del XIII secolo
Inventario numero Ms. Ludwig II 5 (83.MB.69), fol. 65v
La pagina misura 20,6 x 14,9 cm

 

La miniatura proviene da un Vangelo bizantino, i cui dipinti sono stati realizzati in almeno due fasi. I ritratti dell’Evangelista e due delle scene narrative (cc. 76 e 190v) furono probabilmente eseguiti all’inizio del XIII secolo. Le restanti tredici scene a piena pagina furono aggiunte al libro più tardi nello stesso secolo. Poiché le due prime scene narrative hanno subito una grave perdita di pigmento, è possibile che il ciclo narrativo successivo abbia sostituito immagini già gravemente danneggiate nel XIII secolo.
Il suo luogo di origine, variamente ipotizzato, è intrigante perché dal 1204-1261, quando è stata probabilmente realizzata almeno una parte del libro, i Bizantini erano stati esiliati da Costantinopoli dalle forze di invasione provenienti da Venezia, subito dopo la Quarta Crociata (1202-1204 ).

 

Immagine e info da:
http://www.getty.edu/art/collection/objects/2993/unknown-maker-the-last-supper-byzantine-late-13th-century/

http://www.getty.edu/art/collection/objects/1357/unknown-maker-gospel-book-byzantine-early-late-13th-century/?dz=0.5000,0.7169,0.39

Localizzazione: USA – LOS ANGELES. The J. Paul Getty Museum
Periodo artistico: fine XIII secolo
Rilevatore: AC

USA – LOS ANGELES. The J. Paul Getty Museum, miniatura fiamminga di Ultima Cena, 1475

 

Colori a tempera, foglia d’oro e pittura d’oro su pergamena, realizzata da ignoto autore fiammingo, forse a Gand (Belgio).
La pagina, molto grande, misura 43,8 × 30,5 cm
Inventario numero Ms Ludwig XIII 5, v2 (83.MP.148.2), fol. 172
La pagina appartiene al manoscritto “Specchio Storico”

 

Immagine e info da:
http://www.getty.edu/art/collection/objects/4228/unknown-maker-the-last-supper-flemish-about-1475/

http://www.getty.edu/art/collection/objects/1549/unknown-vincent-de-beauvais-and-jean-de-vignay-miroir-historial-flemish-about-1475/

Localizzazione: USA – LOS ANGELES. The J. Paul Getty Museum
Periodo artistico: 1475
Rilevatore: AC

USA – LOS ANGELES. The J. Paul Getty Museum, miniatura con Ultima Cena di T. Crivelli, 1469

Colori a tempera, vernice dorata, foglia d’oro e inchiostro su pergamena. Dipinta a Ferrara da Taddeo Crivelli (attivo dal 1451 circa al 1479), importante artista che introdusse l’arte rinascimentale nelle miniature dei manoscritti.
La pagina misura 10,8 × 7,9 cm
Inventario numero Ms. Ludwig IX 13 (83.ML.109), fol. 162v

In questa Ultima Cena, ambientata all’interno di un edificio in marmo in stile rinascimentale, gli Apostoli siedono attorno a un tavolo con Gesù. San Giovanni Evangelista appoggia la testa sul tavolo.
Una particolarità, non spiegabile, è che solo alcuni Apostoli hanno l’aureola.

La miniatura appartiene al “Libro d’ore Gualenghi-d’Este”. Questo piccolo manoscritto era il personale libro di preghiere di Andrea Gualenghi e di sua moglie Orsina d’Este, che era un membro della famiglia che dominava Ferrara, dove fu realizzato questo manoscritto.
Il testo del manoscritto comprende le letture abituali che si trovano nei libri d’ore, tra cui l’Ore della Vergine, i Salmi penitenziali, l’Ore della Santa Croce, l’Ufficio per i morti e i Suffragi, che sono preghiere ai Santi. Quest’ultima sezione contiene la maggior parte delle ventuno miniature a tutta pagina.

 

Immagine e info da:
http://www.getty.edu/art/collection/objects/3812/taddeo-crivelli-the-last-supper-italian-about-1469/

http://www.getty.edu/art/collection/objects/1397/taddeo-crivelli-and-guglielmo-giraldi-gualenghi-d’este-hours-italian-about-1469/

Localizzazione: USA – LOS ANGELES. The J. Paul Getty Museum
Autore: Taddeo Crivelli,
Periodo artistico: 1469
Rilevatore: AC

FRANCIA – PARIGI. Museo del Louvre, Ultima Cena di M. Le Nain, 1650 circa

Olio su tela di 91 x 118 cm (senza cornice), dipinto da Mathieu Le Nain (Laon, 1593/1607 – Parigi, 1677).
Inventario numero RF 2824 Esposto nella sala 912.
Acquistato dal Museo nel 1929.

La Cena mostra gli Apostoli, privi di aureola, in pose molto dinamiche; Giuda, con la borsa dei denari, è al centro in primo piano e gira il capo verso lo spettatore. Cristo è seduto sul lato sinistre del tavolo. Due bambini e due cani arricchiscono la scena.

I fratelli Le Nain, o Lenain, originari di Laon ma attivi a Parigi, condivisero il mestiere di pittore nel XVII secolo. Molto simili nello stile, collaborare vicendevolmente spesso si firmarono col solo cognome, rendendo difficile identificare l’autore delle singole opere, per questo nella letteratura artistica sono spesso citati collettivamente. Antoine (1599 – 1648); Louis (1593 –1648) e Mathieu.

Link:
https://collections.louvre.fr/en/ark:/53355/cl010065569

Localizzazione: FRANCIA - PARIGI. Museo del Louvre
Autore: Mathieu Le Nain
Periodo artistico: 1650 circa
Rilevatore: AC

REPUBBLICA CECA – PRAGA. Atelier dell’artista, Ultima Cena di Andrey Zakirzyanov, 2009

 

Olio su tela di 295 x 175 cm, dipinto nel 2009 da Andrey Zakirzyanov, artista, regista e designer multidisciplinare, nato nel 1986.

Questa Cena trae spunto dal Cenacolo di Leonardo, rivisitato in chiave surrealista.

Immagine da:
https://www.behance.net/gallery/368448/The-Last-supper

Localizzazione: Repubblica Ceca - Praga
Autore: Andrey Zakirzyanov
Periodo artistico: 2009
Rilevatore: AC

GRIGNASCO (NO). Cappella di Sant’Antonio Abate, con Ultima Cena, 1539 circa

 

Piccola cappella campestre a pianta quadrata (circa 2,50 x 2,50 m. lo spazio interno della navata) che fu probabilmente commissionata da importanti famiglie del luogo. Sicuramente edificata prima del Cinquecento per la presenza di affreschi datati 1539.

Gli affreschi, che rivestono tutto l’interno, la facciata, la parete esterna sinistra e parte della destra, sono di rilevante qualità artistica e rivelano la presenza di almeno due fasi decorative sovrapposte.
Il tema iconografico è rappresentato dalle storie della Vita e della Passione di Cristo a partire dalla Natività nell’abside e l’Adorazione dei Magi sulla parete interna sinistra, cui seguono cronologicamente l’Ultima Cena in basso sulla parete interna a destra, l’Orazione nell’orto sulla parete esterna sinistra, la Salita al Calvario nella zona alta della parete interna destra e un’ampia Crocifissione sull’arcata absidale.
All’esterno altre figure di Santi, tra cui, sui contrafforti della facciata, san Genesio con sopra la data del 1539 e sant’Antonio Abate a destra.
Gli affreschi sono attribuiti alla bottega di Angelo de Canta, attivo nel XVI secolo anche in altre chiese a Grignasco.

L’Ultima Cena ha un’impostazione tradizionale, con gli Apostoli schierati su un lato del tavolo rettangolare con al centro Cristo. Purtroppo l’umidità ha rovinato parte della scena.

 

Immagini e info da:
https://www.invalsesia.it/cappella-di-santantonio-a-grignasco/

https://www.comune.grignasco.no.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/cappella-di-s-antonio-ca-trimpella-19160-1-dbcc1fb8c7185fc4174435392f498504

https://www.treccani.it/enciclopedia/de-canta-giovanni-angelo_(Dizionario-Biografico)/

Localizzazione: GRIGNASCO (NO). Cappella di Sant'Antonio Abate, Frazione Casa Negri. Cà Trimpella. Via Negri 4-6
Periodo artistico: 1539 circa
Rilevatore: AC

USA – LOS ANGELES. The J. Paul Getty Museum, miniatura di Ultima Cena, 1400-10

 

Pagina con miniature di Ultima Cena e Lavanda dei piedi, colori a tempera, oro, argento e inchiostro realizzata da artista tedesco sconosciuto a Regensburg, Baviera, nel 1400-10.
La pagina misura 33.5 × 23.5 cm
Inventario numero Ms. 33 (88.MP.70), fol. 286v

Intorno alla tavola rotonda, su cui è un vassoio con piede contenente un agnello, sono raffigurati tutti gli Apostoli, tra essi Giuda cui Gesù sta porgendo il boccone mentre un diavoletto è accanto alla sua bocca.

 

La pagina appartiene al manoscritto della “Cronaca mondiale” (in tedesco Weltchronik) che Rudolf von Ems, cavaliere tedesco e scrittore prolifico, compose verso la metà del 1200. In distici in rima, la cronaca intreccia testi biblici, classici e altri testi secolari in una storia del mondo, a partire dalla Creazione. Il suo tema dominante è la rivelazione del piano di salvezza cristiana di Dio nel corso del tempo. Scritto per il patrono di Rodolfo, il re Corrado IV, l’opera doveva culminare con una spiegazione del ruolo della dinastia degli Hohenstaufen nella storia della salvezza, ma l’autore morì quando l’opera era arrivata solo fino a re Salomone; altri testi del XIII secolo completarono la cronaca di Rudolf.

La versione della Cronaca mondiale conservata al Getty Museum è un grande libro, spesso oltre 15 cm, copiato e miniato tra il 1400 e il 1410. Delle molte versioni sopravvissute, la copia del Museo è la più riccamente decorata, contenente più di 380 miniature con colori vivaci, pennellate audaci e intensità psicologica.

 

Immagini e info da:
http://www.getty.edu/art/collection/objects/2071/unknown-brother-philipp-the-last-supper-christ-washing-the-apostles’-feet-german-about-1400-1410/

http://www.getty.edu/art/collection/objects/1505/unknown-rudolf-von-ems-jansen-enikel-et-al-weltchronik-german-about-1400-1410-with-addition-in-1487/

Localizzazione: USA – LOS ANGELES. The J. Paul Getty Museum
Periodo artistico: 1400-10
Rilevatore: AC

USA – LOS ANGELES. The J. Paul Getty Museum, miniatura di Ultima Cena, 1030-40

 

Dipinto a tempera con foglia d’oro e china su pergamena, opera di uno sconosciuto artista di cultura ottoniana, realizzato a Regensburg/Ratisbona in Baviera, nel 1030-40.
La pagina misura 23,2 × 16 cm.
Inventario numero Ms Ludwig VII 1 (83.MI.90), fol. 38

In questa rappresentazione dell’Ultima Cena, ogni elemento del pasto in tavola ha un significato specifico. Il pesce è un simbolo comune di Cristo, il pane e il vino sono associati all’Eucaristia e il pretzel è un simbolo di vita eterna poiché la sua forma è stata originariamente progettata per ricordare le braccia incrociate in preghiera.
La miniatura accompagna le benedizioni da recitare il Giovedì Santo, che commemora l’ultimo pasto di Cristo con i suoi discepoli. Giuda è identificato dal fatto di essere da solo e senza aureola su un lato del tavolo, con l’abito giallo/arancione e con un diavolo a forma di uccello vicino alla bocca.

Questo manoscritto ottoniano, contenente le benedizioni recitate da un vescovo durante la messa, proviene da Ratisbona, capitale medievale della Baviera. Durante un viaggio di ritorno nella natia Baviera, il vescovo Engilmar di Parenzo (Slovenia nordoccidentale) soggiornò a Saint Emmeram, il monastero più importante della Ratisbona medievale.
Il confronto stilistico con altri manoscritti indica che il vescovo probabilmente si rivolse al monastero di Saint Emmeram per la produzione di questo libro, che lo mostra mentre celebra la messa nella sua pagina di apertura.
Otto miniature a tutta pagina, quattro pagine di testo scritto con inchiostro d’oro e molte iniziali decorate adornano lussuosamente il manoscritto. I colori vividi delle miniature, i sontuosi fondi dorati e le composizioni monumentali hanno permesso al miniatore di presentare narrazioni del Nuovo Testamento in uno stile maestoso e cerimoniale.

 

Immagine e info da:
http://www.getty.edu/art/collection/objects/3194/unknown-maker-the-last-supper-ottonian-about-1030-1040/

http://www.getty.edu/art/collection/objects/1379/unknown-maker-benedictional-ottonian-about-1030-1040/

Localizzazione: USA – LOS ANGELES. The J. Paul Getty Museum
Periodo artistico: 1030-40
Rilevatore: AC

GERMANIA – QUAKENBRÜCK. Chiesa di San Silvestro con Ultima Cena, 1662

 

La chiesa, oggi parrocchiale, della città della Bassa Sassonia nel distretto di Osnabrück, è un piccolo edificio in pietra naturale e mattoni, fondata nel 1235 dal vescovo Corrado I di Osnabrück.

L’altare maggiore fu donato nel 1662 dalla famiglia Burgmann Voss. Imponenti pilastri fiancheggiano il quadro principale e sorreggono una cornice sporgente. Il grande dipinto raffigura l’Ultima Cena, è opera di un membro della famiglia Clostermann, artisti di Osnabrück, e si basa sull’immagine dell’Ultima Cena di Peter Paul Rubens del 1632, vedi scheda:
https://www.ultimacena.afom.it/milano-pinacoteca-di-brera-ultima-cena-di-pietro-paolo-rubens/

Link:
https://second.wiki/wiki/st_sylvester_quakenbrc3bcck

https://www.alamy.it/quakenbruck-chiesa-parrocchiale-di-san-silvestro-

Localizzazione: GERMANIA – QUAKENBRÜCK. Chiesa di San Silvestro
Periodo artistico: 1662
Rilevatore: AC

GRADO (Go), Santuario di Barbana, affresco Ultima Cena.

Nella sala mensa dei frati c’è una tela raffigurante l’Ultima cena.
E’ una riproduzione di inizio secolo XX (realizzata sicuramente da un frate) del dipinto di Leonardo che ha una particolarità davvero molto interessante: è raffigurata la Madonna che come ben si sà non appare nel quadro di Leonardo.

Vedi:
https://www.santuariodibarbana.it/
https://www.archeocartafvg.it/portfolio-articoli/grado-go-santuario-di-barbana/

Localizzazione: Grado (Go)
Autore: sconosciuto
Periodo artistico: XX sec.
Data ultima verifica: 3/12/2021
Rilevatore: Feliciano Della Mora

USA – LOS ANGELES. The J. Paul Getty Museum, miniatura lettera iniziale “S” con Ultima Cena, 1470-80

 

Capolettera istoriato, dipinto a tempera con foglia d’oro e doratura a conchiglia d’oro, opera del boemo Valentine Noh (attivo nel 1470 circa) a Praga.
La pagina misura 14.1 × 10.2 cm
Inventario numero Ms. 28 (87.ML.60), fol. 111

La pagina appartiene a un “Libro di preghiere”.

Gli Apostoli sono attorno a una tavola rotonda, solo Giuda, in abito giallo, non ha l’aureola.

Immagine e info da:
http://www.getty.edu/art/collection/objects/2117/workshop-of-valentine-noh-initial-s-the-last-supper-bohemian-about-1470-1480/

http://www.getty.edu/art/collection/objects/1500/workshop-of-valentine-noh-prayer-book-bohemian-about-1470-1480/

Localizzazione: USA – LOS ANGELES. The J. Paul Getty Museum
Autore: Valentine Noh 
Periodo artistico: 1470-80
Rilevatore: AC

USA – LOS ANGELES. The J. Paul Getty Museum, miniatura lettera iniziale “N” con Ultima Cena, 1389-1404

 

Capolettera istoriata, dipinta a tempera con foglia d’oro, vernice dorata e inchiostro; realizzata a Bologna dal “Maestro delle iniziali di Bruxelles”, artista italiano, attivo tra 1389 e 1410 circa.
La pagina misura 33 × 24 cm.  Inventario numero Ms. 34 (88.MG.71), fol. 87v

La pagina appartiene a un Messale che fu commissionato da Cosimo de’ Migliorati, vescovo di Bologna e cardinale e fu realizzato tra il 1389 e il 1404, anno in cui fu elevato al soglio pontificio come Innocenzo VII. Il messale contiene tutti i testi utilizzati per celebrare la messa, compresi i canti eseguiti dal coro ma privi di notazione musicale. Sono fornite di notazione solo le parti musicali cantate dal sacerdote celebrante, suggerendo che questo libro fosse stato progettato per essere utilizzato dallo stesso cardinale per celebrare la messa.
Le eleganti miniature del messale – che comprendono pagine di calendario con segni zodiacali, numerose iniziali istoriate, bordi ornati e miniature – collocano il manoscritto nella tradizione della miniatura bolognese. L’artista anonimo, conosciuto come il “Maestro delle Iniziali di Bruxelles”, si formò a Bologna, città il cui commercio librario fiorì grazie al prestigio e alla crescita dell’università. La sua opera è caratterizzata dall’uso di colori vividi, figure fortemente modellate e bordi brulicanti di decorazioni, animali e foglie d’acanto.

La Cena, a causa dello scarso spazio a disposizione dell’artista, presenta solo tre Apostoli, tra cui, a sinistra, Giuda cui Gesù sta porgendo il boccone.

Immagini e info da:
http://www.getty.edu/art/collection/objects/1738/master-of-the-brussels-initials-initial-n-the-last-supper-italian-between-about-1389-and-1400/

http://www.getty.edu/art/collection/objects/1506/master-of-the-brussels-initials-missal-italian-between-about-1389-and-1400/

Localizzazione: USA – LOS ANGELES. The J. Paul Getty Museum
Autore: Maestro delle Iniziali di Bruxelles
Periodo artistico: 1389-1404
Rilevatore: AC

RUSSIA – MOSCA. Accademia Russa delle Arti, Ultima Cena di D. Zhilinsky, 2000

 

Dipinto dell’Ultima Cena, realizzato nel 2000 dall’artista sovietico Dmitry Zhilinsky (1927-2015).
Il pittore è stato autore di numerosi dipinti innovativi, di scene in cui ha reinterpretato con successo la tradizione dell’antica pittura di icone russe e della pittura del primo Rinascimento.

L’opera è di proprietà dell’Accademia Russa delle Arti.

 

Immagine e info da:
https://soviet-art.ru/soviet-artist-dmitry-zhilinsky/the-last-supper-2000-ownership-of-the-russian-academy-of-arts/

http://en.rah.ru/

Localizzazione: RUSSIA – MOSCA. Accademia Russa delle Arti 200
Autore: Dmitry Zhilinsky
Periodo artistico: 2000
Rilevatore: AC

MONTALDO SCARAMPI, frazione Sant’Antonio (AT). Cappella di S. Antonio, altare con Ultima Cena, 1970 circa

 

L’edificio fu costruito intorno alla metà del Seicento per volontà dei borghigiani che continuano a prendersene cura.
La cappella è preceduta da portico in muratura intonacata all’interno e a vista all’esterno, che sembra di costruzione o ristrutturazione recente.
All’interno si presenta a pianta ad aula unica quadrangolare coperta da volta a botte terminante con piccolo coro poligonale coperto da testa di padiglione; la zona presbiterale è dotata di altare a tavolo volto a popolo.

Probabilmente nel 1970, si rimosse l’altare in muratura e fu collocato un altare ligneo a tavolo volto a popolo con pannello frontale dipinto raffigurante l’Ultima Cena.

 

La cappella sorge in frazione Sant’Antonio, a nord-est del centro di Montaldo, Via Sant’Antonio, 25
https://goo.gl/maps/f2fN6d8UZiXV6ZQZA

Immagine e info da:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=63264

Localizzazione: MONTALDO SCARAMPI, frazione Sant'Antonio (AT). Cappella di S Antonio
Periodo artistico: 1970 circa
Rilevatore: AC

VENEZIA. Gallerie dell’Accademia, “Cena in casa di Levi” di P. Veronese: un’Ultima Cena che cambiò nome

Olio su tela di 560 x 1309 cm realizzato nel 1573 da Paolo Caliari detto il Veronese (1528 – 1588)
Inventario numero 203, sala X.
Proviene dal refettorio del convento dei Santi Giovanni e Paolo; da Parigi, Musée Napoleon (1797-1815); al museo dal 1815

Il dipinto fu commissionato nel 1573 al Veronese dai religiosi dell’Ordine di San Domenico per la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia, per sostituire nel refettorio un dipinto di Tiziano distrutto da un incendio nel 1571.
Il soggetto doveva essere quello dell’Ultima Cena, ma l’artista affrontò tale tematica da un punto di vista fortemente innovativo e particolare, con il suo stile mondano e festoso, già sperimentato in altre opere a partire dalle Nozze di Cana del 1563; però in questo caso il tema era l’istituzione del sacramento dell’Eucaristia e le caratteristiche dell’opera misero in allarme il priore del convento che si rivolse alla Sacra Inquisizione che ritenne il dipinto sconveniente per l’edonismo rappresentatovi e per la presenza accanto al Cristo di “buffoni, imbriachi, thodeschi, nani et altre scurrilità”, quindi per le figure di protestanti (todeschi) e di altri che potevano essere indizi che si volesse dileggiare il Sacramento.
Con il Concilio di Trento, in pieno spirito controriformista, fu deciso un ferreo controllo delle produzioni artistiche con il decreto De invocatione,veneratione et reliquis sanctorum et sacris imaginibus (1563); negli anni successivi si provvide anche a pubblicare anche alcuni “manuali di istruzione”. Sebbene non fosse stato specificato un preciso metodo interpretativo, e quindi inquisitorio, l’obiettivo era che opere fossero chiare per i fedeli e aderenti alle sacre Scritture.
Chiamato a rispondere di fronte al tribunale del Sant’Uffizio, nel luglio 1573, il Veronese difese le proprie scelte d’artista, rilevando che: “Nui pittori ci pigliamo la licentia che si piglino i poeti et i matti. […] Se nel quadro vi avanza spacio io l’adorno di figure,secondo le inventioni”.
Ma l’Inquisizione ritenne l’opera indegna di raffigurare l’Ultima Cena e ordinò al pittore di “emendare” il dipinto a proprie spese entro tre mesi. Questi risolse la questione riferendo l’opera a un altro soggetto evangelico: inserì una scritta sui piedritti che limitavano le balaustrate delle due «scale morte» dove alla base vi era già la data di consegna dell’opera, a sinistra “A D MLXXIII” e a destra “DIE XX APRIL”. La nuova scritta recita “FECIT D[OMINO] CO[N]VI[VIUM]MAGNU[M] LEVI cioè «Levi fece un grande convito per il Signore» completata sull’altro lato dal riferimento al passo evangelico: “LUCA CAP V”, cioè Vangelo di Luca, capitolo 5,29-32 che riporta:
«Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla di pubblicani e d’altra gente seduta con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: “Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?”. Gesù rispose: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi”.»
La Cena è raccontata anche in Matteo (9,10-13) e Marco ( 2,13-17).

Successivamente al processo, Veronese evitò di ambientare il soggetto originario in contesti mondani e festosi, come nell’ Ultima Cena di Brera, vedi scheda o in quella ai Musei civici di Padova, vedi scheda.

La tela veneziana, così ridenominata, rimase nel refettorio del Convento sino al 1697 quando, per salvarla da un incendio, fu frettolosamente tagliata in tre pezzi e arrotolata. Probabilmente a questa vicenda sono da riferirsi alcune screpolature, oltre alla perdita della trabeazione sopra gli archi e di una fascia più sottile in basso, a continuazione del pavimento. Le parti ora mancanti sono visibili per esempio nell’incisione di Jan Saenredam che è anteriore al 1607.
L’anno successivo all’incendio il dipinto fu restaurato ma lasciato montato su tre telai. Con l’annessione di Venezia alla Repubblica Cisalpina e le successive soppressioni degli ordini religiosi, il dipinto fu confiscato e portato in Francia. Nel 1815 fu restituito a Venezia e assegnato alle Gallerie dell’Accademia. Nel 1828 fu restaurato e collocato su una parete di testa del salone. Fu di nuovo restaurato alla fine della seconda guerra mondiale. Nel 1980-1982 ebbe un importante ripristino che lo rimontò in un unico pezzo, recuperando le parti ripiegate sotto i tre telai. Nel 2014 l’ultimo restauro.

Commensali e servitori presenti al banchetto sono raffigurati negli atteggiamenti più diversi: nobili del patriziato veneto, paggetti e servi, soldati, animali e bambini che giocano, nani e giullari in una composizione animata e vivace, di chiaro gusto profano. Questa enorme quantità di personaggi certamente non è prevista nella canonica raffigurazione dell’Ultima Cena, inoltre molte figure sono presentate completamente disinteressate alla presenza di Gesù, infatti, discutono tra loro animatamente o gli voltano addirittura le spalle.
Il Veronese raffigura una cena lussuosa della sua epoca a Venezia, con attenta riproduzione del cerimoniale rinascimentale, dello stile di servizio veneziano e con la tipica ostentazione dei prodotti della città – vetri, tessuti, merletti – vedasi la tovaglia orlata da pizzi stesa su un tappeto a decori vegetali; la dovizia di suppellettili; la presenza del piròn, termine di origine greco-bizantina che nell’interrogatorio dell’Inquisizione indica la forchetta a due rebbi.
La raffigurazione si concentrava sul momento dell’annuncio del tradimento futuro di Giuda, quindi gli atteggiamenti degli Apostoli variano tra coloro che non hanno ancora sentito e quelli che si sporgono stupiti e incuriositi a osservare la scena centrale, mentre Pietro è ancora intento a disarticolare un cosciotto da servire a Gesù. Al lato opposto della tavola Levi (Matteo) nel suo ricco vestito rosso orlato di pelliccia osserva arcigno Giuda (quasi avesse già compreso) che guarda dal lato opposto, distratto da un paggetto.

 

Immagine da Wikimedia

Link:
https://www.gallerieaccademia.it/convito-casa-di-levi

https://it.cathopedia.org/wiki/Cena_in_casa_di_Levi_(Paolo_Veronese)

https://it.wikipedia.org/wiki/Convito_in_casa_di_Levi

Localizzazione: VENEZIA. Gallerie dell'Accademia
Autore: Paolo Caliari detto il Veronese
Periodo artistico: 1573
Rilevatore: AC

USA – NEW YORK. The Armory, installazione di P. Greenaway sull’Ultima Cena, 2010

 

Nel mese di dicembre 2010 fu visibile l’installazione multimediale del gallese Peter Greenaway ispirata all’Ultima Cena di Leonardo.
Il progetto era intitolato “Leonardo’s Last Supper: A Vision by Peter Greenaway”.
Nella ex caserma detta “The Armory”, l’artista aveva ricreato perfettamente le dimensioni del Cenacolo di Santa Maria delle Grazie a Milano.
In una prima vasta sala erano proiettate immagini su enormi teli che davano l’illusione delle quattro pareti, accompagnate da suoni e musiche.
La seconda sala aveva al centro un lungo tavolo di gesso bianco sul quale vi erano gli oggetti del convivio di Leonardo, anch’essi in gesso. Un continuo gioco di luci  ed effetti speciali metteva in movimento l’immagine della grande riproduzione del Cenacolo sullo sfondo, che a momenti era in bianco e nero con Gesù e gli Apostoli che apparivano alternativamente a colori. In altri momenti solo le mani dei presenti al cenacolo erano illuminate e altre volte ancora si vedevano solo le silouhette delle figure sedute al desco.

 

Immagine e info da:
http://visconti.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/12/03/lultima-cena-a-nyc-per-la-generazione-del-lap-top/

Localizzazione: USA – NEW YORK. The Armorysull'Ultima Cena, 2010
Autore: Peter Greenaway
Periodo artistico: 2010
Rilevatore: AC

LOCALIZZAZIONE IGNOTA. Ultime Cene di arte etiope

In Etiopia, artisti popolari creano spesso i loro dipinti su pergamena realizzata con pelli di animali conciate, di solito nello stile plurisecolare dell’arte tradizionale etiope.
Il Cristianesimo arrivò in Etiopia nel IV secolo e l’arte religiosa è stata a lungo una tradizione culturale. Si sono conservate opere, antiche o realizzate recentemente, che raffigurano l’Ultima Cena.
Le immagini tendono a rappresentare i modi tradizionali di mangiare nelle zone rurali. Nell’opera riprodotta nell’immagine in alto, il pittore mostra Gesù e i 12 Apostoli che condividono un pasto attorno a tre mesob e mangiano con le mani secondo l’uso etiope. I mesob (che quasi certamente non esistevano ai tempi di Gesù) sono cesti per alimenti della tradizione etiope con funzione di piatti. Il dipinto (Etiopia UC1) reca la scritta in amarico, in alto a sinistra, che significa: “Giovedì sera Gesù cenò con i suoi discepoli”.
Immagine da:
https://ethiopianfood.wordpress.com/2014/04/01/the-art-of-the-meal/



L’immagine sopra (Etiopia UC 2) ha iconografia simile alla precedente e l’iscrizione in alto, in amarico: Christos b’elete-hamus erat abela, significa “Cristo ha ospitato la cena il giorno di giovedì“.

Immagine da:
https://ethiopianfood.wordpress.com/2014/04/01/the-art-of-the-meal/



L’immagine sopra (Etiopia UC 3), ha un’iconografia simile alla precedente, ma senza scritte.

Immagine da:
https://ethiopianfood.wordpress.com/2014/04/01/the-art-of-the-meal/



Sopra, un’altra raffigurazione su pergamena di Ultima Cena tradizionale (Etiopia UC 5)

Immagine da:
https://www.worthpoint.com/worthopedia/ethiopian-folk-art-painting-parchment-1731048289



Invece la pittura (Etiopia UC 4) sopra è un’Ultima Cena che segue l’iconografia europea, con gli Apostoli seduti a una tavola rettangolare su cui sono un calice e 12 pani, Gesù tiene in mano il tredicesimo.

Immagine da:
https://m.facebook.com/ethiopianculture/photos/a.382692071802342/478192335585648/?type=3&__tn__=-R



L’immagine (6) sopra raffigura un‘Ultima Cena che segue l’iconografia europea: gli Apostoli siedono attorno a una tavola rotonda su cui sono dei pani, un calice e un piatto. Nella figura a sinistra si riconosce Giuda perché ha in mano il sacchetto delle monete.

Immagine da:
https://curiouschristian.blog/2019/07/02/ethiopian-last-supper/


Localizzazione: Etiopia
Rilevatore: AC

LOCALIZZAZIONE IGNOTA. Ultima Cena di V. Zunuzin, 2006

L’artista russo Vladimir Zunuzin, nato nel 1950 a Mosca, dipinse a olio su tela, 94 x 198 cm, intitolato “Ultima cena – Improvvisazione da Leonardo da Vinci”.

Il dipinto è in vendita e anche i poster firmati e numerati che ne sono stati tratti.

Lo schema di base è il Cenacolo di Leonardo, ma rivisitato in uno stile personale.

Immagine da
http://www.zunuzin.com/

Autore: Vladimir Zunuzin
Periodo artistico: 2006
Rilevatore: AC

SPAGNA – MADRID. Palazzo Liria, Ultima Cena attribuita alla bottega di Tiziano, XVI secolo

 

Palazzo Liria, costruito tra il 1762 e il 1783, è la residenza madrilena dei Duchi d’Alba ed è considerato la residenza nobiliare più ricca e grande della Spagna. Ospita una collezione privata d’arte europea.

La Cena, che campeggia in alto nella sala italiana con l’attribuzione alla scuola del Vecelio, é una grande tela (167 x 255 cm ) di cui si sa pochissimo; fu comperata in Italia come opera di Tiziano nel 1818 dal duca d’Alba don Carlos Miguel, assieme ad altri cinque pezzi tre dei quali si trovano ora in palazzo Liria.
Nel catalogo della collezione d’Alba la Cena era stata schedata da Barcia come di Palma il Vecchio, mentre Pita Andrade (1959) la diceva della bottega di Tiziano, in rapporto all’esemplare assai simile dell’Escorial.
Scrive E. M. Dal Pozzolo (1): «Nella letteratura tizianesca non mi pare però segnalata in alcuna monografia, se non in un’icastica menzione di Suida (1933), che la definiva “variante” di quella dell’Escorial, e di Pallucchini (1969) che, pure senza riprodurla, la disse “opera impiantata da Tiziano, ma eseguita in gran parte dalla bottega”. Analogamente D’Argaville – in uno studio sulla perduta Ultima Cena per il refettorio dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia – accennò che gli era nota solo da una vecchia fotografia, ma che gli appariva “of very high qualità and which shows a quite different, but imposing, solution for the background” (rispetto alle altre redazioni del tema conosciute). In effetti, al pari degli altri pezzi della collezione d’Alba, il dipinto era stato visto da pochissimi studiosi e di esso era disponibile solo una pessima riproduzione fotografica che rendeva assai difficile, se non impossibile, un giudizio.
La presentazione dell’opera nella sala principale della mostra Tiziano. L’ultimo atto (in Palazzo Crepadona a Belluno, 2007-2008) è risultata dunque un’occasione propizia per un’analisi accurata, di ricognizione sia visiva sia diagnostica, utilizzando gli strumenti del Laboratorio di Indagini non Invasive sulle opere d’arte antica e contemporanea dell’Università di Verona (Laniac).»
Il quadro è in uno stato di conservazione non buono, in molte aree è evidente la perdita di modellato volumetrico e di moltissime velature. Ciò ha condotto a ridipinture anche assai pesanti, ad esempio nelle vesti azzurre del primo apostolo da sinistra e di Giuda, come dimostrano le analisi scientifiche.
Prosegue Dal Pozzolo: «È inoltre molto probabile che pure i due alberelli sul fondale siano il risultato di un’integrazione tarda. L’esecuzione evidenzia differenti gradi di finitura e di qualità pittorica. Se è indubbio che alcune parti risultano di fattura corsiva e quasi abbozzata (come il secondo e il quarto apostolo da destra o il secondo da sinistra) e che in più punti si riconoscono pentimenti in corso d’opera (particolarmente eclatante quello sul primo apostolo da destra, inizialmente immaginato con un copricapo e senza mano alla bocca), è altrettanto innegabile il livello più che sostenuto e a tratti eccelso riconoscibile in svariate aree della tela. Si consideri la straordinaria freschezza interpretativa e di tocco che informa il terzo apostolo da sinistra che impugna un coltello, la figura del Cristo (che rievoca sia quello dell’Institute of Art di Minneapolis, sia quello dell’Ermitage) nonché tutti i brani di “natura morta”: dai vetri sulla tovaglia al bacile di rame, realizzati con pochi tocchi plastici e sapientissime colature di biacca. Siamo dunque innanzi a un tipico prodotto della maturità del cadorino, in cui l’esecuzione personale del maestro s’intreccia a doppio filo con l’intervento di qualche allievo.»

 

Immagine e parte del testo da:
(1) Dal Pozzolo E.M, L’Ultima Cena di Tiziano e altri dipinti veneti del Cinquecento in palazzo Liria a Madrid, in “Studi Tizianeschi”, V, 2007, pp. 112-137

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_di_Liria

Localizzazione: SPAGNA - MADRID. Palazzo Liria
Periodo artistico: XVI secolo
Rilevatore: AC

GERMANIA – COLONIA. Museo Wallraf-Richartz, Ultima Cena dalla tavola con “12 scene della Vita di Cristo”, 1450 circa

Olio su tela che misura 93,5 x 115,5 cm, di autore sconosciuto; realizzato a Colonia intorno al 1450. Inventario numero WRM 360
Proviene da Collezione privata in Svezia; prestato nel 1986 al Wallraf-Richartz-Museum; acquistato nel 1988 dal Museo.

Contiene 12 scene su tre registri di quattro scene.
L’Ultima Cena è raffigurata nel primo registro in alto, ultima a destra.
I dodici Apostoli sono raffigurati attorno alla mensa; solo Giuda, inginocchiato davanti al tavolo, senza aureola e con la veste gialla, riceve il boccone da Cristo.

Il Wallraf–Richartz Museum è uno dei tre principali musei di Colonia. Ospita una pinacoteca con una collezione di opera dal periodo medievale ai primi del Novecento.

 

Immagine da:
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:15th-century_

https://en.wikipedia.org/wiki/Wallraf%E2%80%93Richartz_Museum

Localizzazione: GERMANIA – COLONIA. Museo Wallraf-Richartz
Periodo artistico: 1450 circa
Rilevatore: AC

PADOVA. Musei civici agli Eremitani, Ultima Cena di P. Veronese, 1573

 

Olio su tela realizzato nel 1573 da Paolo Caliari detto il Veronese (1528 – 1588) col fratello Benedetto Caliari (1538 – 1598).
Numero inventario 1972

Il dipinto fu realizzato per il refettorio del Convento dei Cappuccini. Al Museo dal 1857.

 

Immagine da Wikimedia

Localizzazione: PADOVA. Musei civici agli Eremitani
Autore: Paolo Veronese e Benedetto Caliari
Periodo artistico: 1573
Rilevatore: AC

LAGONEGRO (PZ). Chiesa di Sant’Anna con Ultima Cena, XVII secolo circa

La Chiesa, edificata nel 1665, conserva una tela di autore ignoto che raffigura l’Ultima Cena o Istituzione dell’Eucaristia perché Gesù sta benedicendo il pane. Gli Apostoli sono seduti attorno ad una tavola rotonda su cui sono pani e un piatto con un animale non ben identificabile.
A destra, in primo piano, Giuda in abito giallo e col sacchetto delle monete, è raffigurato in modo innaturale, rivolto verso lo spettatore e con le gambe incrociate ma col viso di profilo.
In basso, un gatto e un cane, e in mezzo a loro una brocca che forse ricorda la Lavanda dei piedi.
Sullo sfondo due imponenti pilastri troppo ravvicinati e due tende rosse annodate nella parte inferiore per dare più spazio alla scena sacra

 

Immagini e info da:
https://scrittisullarteebeniculturali.wordpress.com/2017/09/11/ultima-cena-chiesa-santanna-lagonegro/

Localizzazione: LAGONEGRO (PZ). Chiesa di Sant'Anna
Autore: ignoto
Periodo artistico: XVII secolo circa
Rilevatore: AC

FRANCIA – PARIGI. Bibliothèque nationale de France, Ultima Cena, incisione di G. Doré, 1866 circa

 

L’incisione dell’Ultima Cena, realizzata tra il 1866 e il 1870, presenta gli Apostoli intorno a una tavola rettangolare; sullo sfondo a sinistra due colonne ioniche e a destra un tendaggio.

Paul Gustave Louis Christophe Doré (Strasburgo,1832 – Parigi, 1883) è stato un pittore e incisore francese, noto soprattutto per le sue illustrazioni della Divina Commedia di Dante e della Bibbia. Edizione italiana:
La Sacra Bibbia illustrata da Gustave Doré; Treves, Milano 1880-1881, 2 voll. con 230 tavole

Le numerosissime opere originali di Doré, sia stampe sia matrici in legno, sono conservate a Parigi e, in parte, nel Museo Brou di Bourg-en-Bresse.
La Bibliothèque nationale ha digitalizzato tutte le sue opere.

Immagine da Wikimedia

Link:
http://expositions.bnf.fr/orsay-gustavedore/reperes/fonds.htm

Localizzazione: FRANCIA – PARIGI. Bibliothèque nationale de France
Autore: Gstave Doré
Periodo artistico: 1866 circa
Rilevatore: AC

SPAGNA – SAN LORENZO DE EL ESCORIAL. Monastero di San Lorenzo, Ultima Cena di Tiziano, 1557-64

 

Nel refettorio del Monastero, fatto edificare da Filippo II a meno di 50 km a nordovest di Madrid, si trova la tela dell’Ultima Cena che misura 109 x 214 cm.
Il re commissionò il dipinto a Tiziano nel 1557, lo ricevette nel 1564, ma solo nel 1574 l’opera raggiunse la sua destinazione finale, il refettorio dell’Escorial, dove però fu ritagliato per adattarsi allo spazio, perdendo quasi metà della superficie originaria.

Immagine da Wikimedia



Dell’opera all’Escorial esiste una copia ad olio su tela di 158 x 262 cm. Inventario numero P005146.
Proveniente dal Museo della Trinità (Catalogo del Museo de la Trinidad, 1865. Num. 1115).
In deposito al Museo d’Arte di Gerona.

Immagine e info da:
https://www.museodelprado.es/coleccion/obra-de-arte/la-ultima-cena/693cd089-dcd6-47cd-903e-f95a9799d085



MILANO, Pinacoteca di Brera.
Bozzetto attribuito alla bottega di Tiziano, dell’Ultima Cena ora all’Escorial.
Dipinto a olio di 172 x 216 cm
Proviene dalla collezione del cardinal Cesare Monti.

Immagine da:
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/45716/Anonimo%2C%20Ultima%20Cena



Un tentativo di ricostruzione della Cena originaria è stato eseguito utilizzando il bozzetto a Brera.

Immagine da:
https://twitter.com/boro_rr/status/991245820132560896?lang=it

Localizzazione: PAGNA – SAN LORENZO DE EL ESCORIAL, Monastero di San Lorenzo
Autore: Tiziano Vecellio
Periodo artistico: 1557-64
Rilevatore: AC

GERMANIA – BERLINO. Gemäldegalerie, Ultima Cena dalla Tavola della “Vita di Cristo e di Maria”, 1410-20

 

Dipinto a olio su legno di quercia. La tavola misura 83,4 x 113 cm e contiene 35 scene su cinque registri di sette immagini; ogni scena misura 15 x 15 cm.
Realizzata a Colonia nel 1410-20 circa da un autore sconosciuto.
Inventario numero 1224.

Trentaquattro immagini narrano la vita di Cristo e di Maria e la trentacinquesima – nell’angolo in basso a destra – mostra la famiglia del donatore.
L’Ultima Cena è la quinta scena da sinistra nel secondo registro dall’alto.
I dodici Apostoli attorno alla tavola sono raffigurati tutti, anche se alcuni di scorcio e parzialmente.

Immagini da Wikimedia

Localizzazione: GERMANIA – BERLINO. Gemäldegalerie
Autore: ignoto
Periodo artistico: 1410-20
Rilevatore: AC

MALTA. Cartellone pubblicitario con Ultima Cena, 2017

La NYB (New York Best, una catena di ristoranti di hamburger e fast food di Malta) ha allestito nel 2017 nel Msida Skate Park, nei pressi dell’Università di Malta, un cartellone di 12 metri che mostra l‘Ultima Cena di Leonardo con un “aggiornamento” alimentare.
I cibi tradizionali sono stati sostituiti da prodotti della NYB, ad esempio:  pane azzimo / pizza a lievitazione naturale della NYB; vino / frappè; sulla tavola compaiono patatine e hamburger.
L’opera è stata progettata da Daniel Mercieca ed è apparsa per la prima volta sulla pagina Facebook di NYB in aprile 2017 prima che venisse realizzato il cartellone pubblicitario a giugno.
L’opera ha riscosso molte critiche ed è stata rimossa dopo poco tempo.


Links:
https://lovinmalta.com/news/da-vincis-last-supper-gets-a-taste-of-new-york-best/
https://www.maltatoday.com.mt/news/national/78661/new_york_best_to_replace_last_supper_advert_with_generic_poster#.YYTzC2DMLYY
https://www.facebook.com/newyorkbest/photos/a.357111180987442/1556879457677269/
https://www.facebook.com/newyorkbest/photos/a.357111180987442/1471907706174445/

Localizzazione: MALTA
Periodo artistico: 2017
Rilevatore: AC

COLLOCAZIONE IGNOTA. Ultima Cena di Dianne Tchumut, 1992

 

L’artista indigena australiana Dianne Tchumut (nata nel 1961) ha creato il dipinto dell‘Ultima Cena nel 1992. Ella risiedeva nel nord dell’Australia, nella terra di Arnhem, presso il fiume Daly in una comunità di solo circa 150 persone di cui un terzo erano artisti e la maggior parte donne.
L’arte cristiana aborigena non è molto considerata sia per una preferenza commerciale per l’arte che riflette più puramente la cultura aborigena e sia per un persistente disagio/senso di colpa per gli effetti che l’attività missionaria ha avuto sui sistemi sociali e sulle credenze locali. Nella terra di Arnhem, però, la presenza missionaria è stata meno invasiva che in altre parti dell’Australia: a Daly, la Missione Cattolica arrivò solo nel 1956. Ciò ha evidentemente permesso agli abitanti di mantenere i loro sistemi di credenze pur incorporando elementi del Cristianesimo.
L’opera di Tchumut reimmagina completamente l’Ultima Cena rappresentando questo soggetto con uno stile artistico tipicamente aborigeno. Nel processo emergono alcuni contrasti sorprendenti. Ad esempio, il lungo tavolo di Tchumut, suggerito dalla linea orizzontale che attraversa il terzo inferiore dell’opera, riflette il modello occidentale, ma è estraneo alla cultura tradizionale. Allo stesso tempo, Cristo e tutti gli Apostoli sono in piedi, il che è coerente con la pratica artistica aborigena comune per le figure, ma è estraneo all’idea occidentale dell’Ultima Cena. Gli Apostoli sono raffigurati in uno stile non naturalistico, che può rappresentare esseri che ricordano gli antenati spirituali; mancano i tratti del viso, sostituiti da una varietà di disegni decorativi che, insieme alle aure, sono presumibilmente legati alla loro spiritualità.
Cristo è identificato dalla sua posizione centrale, dalle sue ampie emanazioni spirituali e dalla sua dimensione ieratica; a differenza della maggior parte dei modelli occidentali, sembra semplicemente pregare – non compie un gesto consacratorio e, comunque, non sembra esserci alcun cibo o bevanda sulla tavola.
Giuda (il secondo in alto a destra) è invece coerente con la tradizione occidentale perché è di profilo e privo di qualsiasi aura o disegno della testa.
L’esistenza di questi contrasti fa sì che, a seconda del punto di vista, l’opera possa essere percepita sia come un non facile compromesso sincretico, sia come una fusione creativa originale e provocatoria. La tensione tra questi punti di vista tende a permeare le valutazioni dell’arte apertamente interculturale.

 

Testo e immagine da:
http://www.artinsociety.com/on-the-trail-of-the-last-supper.html

Autore: Dianne Tchumut
Periodo artistico: 1992
Rilevatore: AC

RUSSIA – MOSCA. Cattedrale di Cristo Salvatore, due Ultima Cena, fine XX secolo

 

Nella foto in alto, l’olio su tela di 300 x 400 cm, dipinto nel 1997 dal pittore russo Vasily Igorevich Nesterenko (nato nel 1967) per il Refettorio patriarcale della Cattedrale di Cristo Salvatore, dove è situato nell’ingresso che porta alle diverse sale.
In questa Ultima Cena, gli Apostoli sono intorno a una tavolo rettangolare, Giuda sulla destra, il solo senza aureola, sta a capo chino e tiene la borsa con i denari.

 

 

 

 

 

 


La Chiesa intitolata a Cristo Salvatore fu voluta dallo zar Alessandro I come ringraziamento per aver salvato la Russia da Napoleone nel 1812, ma dopo vari progetti e alterne vicende, la prima pietra fu posata nel 1839 e la cattedrale fu consacrata solo nel giorno dell’incoronazione di Alessandro III, nel 1883. Nel 1931 venne abbattuta per costruire il Palazzo dei Soviet, la cui edificazione fu però interrotta. La Chiesa ortodossa russa ricevette nel 1990 l’autorizzazione a ricostruire la cattedrale secondo il disegno originale, e la chiesa, decorata ad affresco da molti artisti russi contemporanei, fu consacrata nel 2000.

L’iconostasi (1) dell’altare maggiore ha solo quattro livelli e, all’interno del corridoio dell’altare, su entrambi i lati del vestibolo, l’Ultima Cena è raffigurata in due immagini.
Sul lato nord: il trono ha una patena con un pane; a destra, Gesù, volgendosi all’apostolo Pietro e stendendogli la mano, gli dona il suo Santissimo Corpo. Sullo sfondo, gli Apostoli Giacomo, Filippo, Tommaso, Giacomo figlio di Alfeo e Simone.
Sul lato sud: Cristo ha di fronte il calice e con Lui sono raffigurati gli Apostoli Andrea, Giovanni, Bartolomeo, Matteo, Taddeo e Paolo.

 

Immagini e notizie da:
http://allart.biz/photos/image/vasily_nesterenko_53_the_last_supper.html
http://new.xxc.ru/
http://tour.xxc.ru/
https://it.wikipedia.org/wiki/Cattedrale_di_Cristo_Salvatore_(Mosca)

Localizzazione: RUSSIA – MOSCA. Cattedrale di Cristo Salvatore
Autore: Vasily Igorevich Nesterenko
Periodo artistico: XX secolo
Note storiche:  (1) Nell'ambito della Chiesa ortodossa russa l'iconostasi (il tramezzo di separazione tra il presbiterio in cui si celebra la Messa e la navata in cui stanno i fedeli prevede, in genere, cinque ordini di icone: Patriarchi; Profeti; Feste liturgiche; Deisis / deesis (preghiera) che costituisce il registro centrale e principale dove si trovano le icone dei santi in posizione di preghiera intorno a Cristo Pantocratore; le icone locali o del tempio, poste nell'ordine più in alto, che vengono spesso cambiate a seconda della festività.

COLLOCAZIONE IGNOTA. Ultima Cena di Sieger Köder, seconda metà XX secolo

 

Sieger Köder (1925 – 2015) è stato un pittore tedesco che nel 1971 fu ordinato sacerdote cattolico e usò l’arte, caricata della sua esperienza durante la seconda guerra mondiale e l’Olocausto, collegandola strettamente al suo ministero.
Egli  ‘si mette dalla parte di chi soffre’ e tale prospettiva è evidente soprattutto nel ciclo pittorico raffigurante l’intera passione di Gesù e in questa Ultima Cena, fortemente simbolica e molto utilizzata nella predicazione cattolica.
Solo 11 Apostoli sono ben delineati, invece di Giuda, che sta andando via, c’è l’ombra sulla destra in alto.
Sulla tavola pezzi di pane e l’ombra della Croce sulla tovaglia, anticipazione della Passione.
Molto innovativa la resa di Cristo, di cui sono raffigurate solo le mani e il viso riflesso nel calice; ciò fa sì che lo spettatore guardi la realtà con gli occhi di Gesù.

 

Immagine da:
http://parrocchiasantamariadellasalute.weebly.com/immagini-sieger-koder.html

Autore: Sieger Köder
Periodo artistico: seconda metà XX secolo
Rilevatore: AC

COLLOCAZIONE IGNOTA. Ultima Cena di Margaret Ackland, 1993

 

Margaret Ackland è un’artista australiana nata a Sidney nel 1954.
La sua pittura acrilica, raffigura l’Ultima Cena da una inconsueta prospettiva: lo spettatore guarda dietro a Cristo in primo piano di spalle.
Sono raffigurate attorno alla tavola oltre una ventina di persone (difficile identificare alcune figure sullo sfondo) incluse donne e bambini – anche una madre che allatta. Alcuni visi piangono (forse in previsione della Passione?).
Interessante e insolito per le rappresentazioni dell’Ultima Cena, l’origine ebraica è esplicitamente ripresa nel candelabro a sette rami al centro del tavolo; accanto ad esso il piatto con un grosso pane e intorno alcuni vari calici di vino.

La presenza di donne nell’Ultima Cena (escludendo le ipotesi fantasiose e non aderenti ai testi evangelici, che sostituiscono la Maddalena a san Giovanni) rispecchia un preciso progetto. I racconti biblici, e il modo in cui gli artisti hanno tradizionalmente rappresentato l’Ultima Cena, hanno creato o confermato la credenza che fossero presenti solo uomini; l’esclusione delle donne dal ministero sacerdotale ha portato alla loro percezione di non essere trattate in modo paritario. Una risposta a questa situazione, da parte di un gruppo di “Uniting Church” (Unione di chiese riformate metodiste e presbiteriane australiane) è stata quella di commissionare una nuova più inclusiva immagine dell’evento, il “The Last Supper Project” che è sorto in seguito alla “First National Conference on Women in the Uniting Church” che si è svolto in Australia nel 1990.

Libri sull’argomento:
Fisher Judi; Wood Janet (a cura di), A Place at the Table: Women at the Last Supper, Joint Board of Christian Education, Melbourne, 1995 (che ha pubblicato l’immagine del dipinto)
in particolare il saggio:
Lee Dorothy, Women Disciples at the Last Supper, in: Fisher and Wood, op. sopra citata, p. 73 e segg.

Questa particolare Ultima Cena, che può anche essere considerata una “meditazione visiva”, è stata pubblicata anche in:
Ron O’Grady (a cura di): Christ for All People. Celebrating a World of Christian Art , Asian Christian Art Association, Orbis Book, 2001 (WCC Publications – Geneva / Pace Publishing – Auckland / Novalis – Toronto)

 

Immagine e notizie da:
http://www.artinsociety.com/on-the-trail-of-the-last-supper.html

Autore: Margaret Ackland
Periodo artistico: 1993
Rilevatore: AC

USA – NEW YORK. Metropolitan Museum of Arts, arazzo con Ultima Cena, 1520-30

Arazzo in lana, seta e argento dorato, di 335 x 350 cm.
Numero d’inventario 1975.1.1915
Proviene dalla Collezione di Robert Lehman Collection, 1975
Esposto al Met Fifth Avenue nella Gallery 959

Disegnato dal fiammingo Bernaert van Orley (circa 1488-1541). Probabilmente tessuto da Pieter de Pannemaker, fiammingo attivo dal 1517al 1535.
Questa splendida Ultima Cena fa parte di una serie di quattro arazzi che raffigurano la Passione di Cristo. L’opera testimonia l’integrazione compiuta da Van Orley tra le tradizioni dei paesi nordici e i modelli italiani, che diede vita a un nuovo stile nell’arte degli arazzi. Van Orley abbinò l’espressività emotiva e l’attenzione ai particolari della xilografia di Albrecht Dürer – anch’essa intitolata Ultima Cena – che ispirò lo schema compositivo dell’arazzo, con la costruzione dello spazio e di figure monumentali.

 

Link:
https://www.metmuseum.org/it/art/collection/search/459205

Localizzazione: USA – NEW YORK. Metropolitan Museum of Arts
Periodo artistico: 1520-30
Rilevatore: AC

NIMIS (Ud). Duomo di Santo Stefano Protomartire, con Ultima Cena.

Il Duomo di Nimis si trova nel centro del capoluogo ed è intitolato a Santo Stefano Protomartire.
Nimis è una delle pievi più antiche del Friuli, come riporta Paolo Diacono. Però viene citata per la prima volta solo nell’elenco della tassazione del Patriarca Bertoldo di Merania, datato 1247. La sua giurisdizione era fra le più ampie.
Il Duomo attuale fu edificato nel 1943 su progetto di Leone Morandini e venne consacrato nel 1959. Conserva un altare marmoreo proveniente dalla chiesa di S. Stefano in Centa, che era splendidamente affrescata da Titta Gori e venne purtroppo demolita in seguito al terremoto del 1976.
L’altare era stato acquistato a Venezia nel 1839 dalla Chiesa di San Silvestro con il pregevole gruppo della Pietà e le statue dei Ss. Pietro e Paolo, della Carità e della Fede, che lo adornano. È opera di Heinrich Meyring.
Nel Duomo di Nimis si possono ammirare anche, montati su un pannello, gli affreschi del 1534 strappati dalla Chiesa della Madonna delle Pianelle, di Gian Paolo Thanner, raffiguranti Scene del Nuovo Testamento.
Nella sacrestia “Episodi Evangelici” del paesano Titta Gori (sec. XX).
Sopra il portale d’ingresso è collocata una grandiosa copia dell’Ultima Cena di Leonardo di Enzo Pituello.

L’autore è nato a Lonca e si è trasferito a Milano quando aveva quattordici anni, ha studiato alla Scuola d’Arte del Castello Sforzesco ed in seguito al College od Art idi Toronto.
Il suo curriculum vanta un notevole numero di importanti mostre personali e collettive in varie città del mondo dove ha conseguito parecchi premi e riconoscimenti.
Ritornato nella sua terra e portando in sè, come ogni friulano, il vessillo del culto del mestiere ha voluto dedicare, dopo diversi anni di studio e di ricerca della simbologia ermeticamente celata tra le pieghe di questo grande capolavoro, l’espressione pittorica e soprattutto culturale realizzando, alla distanza di 500 anni, una copia fedele all’originale, quasi della stessa grandezza: m. 8,05 x 4,05.
L’artista che nella sua evoluzione pittorica ha portato avanti la ricerca nell’ambito del simbolismo è oggi uno dei massimi esponenti d’avanguardia. Realizzando quest’opera Pituello ha usato gli stessi materiali e le stesse tecniche che usò Leonardo in fase sperimentale.

Galleria immagini di Marina Celegon:

 

Localizzazione: Nimis (Ud)
Autore: Enzo Pituello
Periodo artistico: XX sec.
Data ultima verifica: 12/11/2021
Rilevatore: Feliciano Della Mora

SPAGNA – VALENCIA. Chiesa di San Nicola e san Pietro martire, Ultima Cena di J. De Juanes, XVI secolo

 

La tela è esposta nella Sala del Capitolo, l’unico spazio gotico del XV secolo completamente conservato.
Cristo tiene l’ostia in mano, sulla tavola un calice, un piatto con l’agnello, una bottiglia di vetro, bicchieri, pani, coltelli. Particolare in primo piano è il nodo dell’estremità della tovaglia.

Juan Vicente de Juanes – noto come Juan de Juanes o Juan Macip (1503 -1579), (figlio del pittore Vicente Juan Macip/Masip noto anche Vicente de Juanes/Vicente Macip, 1475 -1550) fu uno dei maggiori pittori del Rinascimento spagnolo.

La chiesa è uno dei migliori esempi di convivenza di un edificio con struttura gotica del XV secolo con una ricchissima decorazione barocca del XVII secolo.

 

Altre Ultime Cene di Juan de Juanes in:
https://www.ultimacena.afom.it/spagna-madrid-museo-del-prado-ultima-cena-di-j-de-juanes/

https://www.ultimacena.afom.it/spagna-valencia-museo-delle-belle-arti-ultima-cena-di-j-de-juanes-1534/

 

 

Immagine da:
https://www.pinterest.at/pin/477240891735493805/

Link:
https://es.wikipedia.org/wiki/Iglesia_de_San_Nicol%C3%A1s_de_Bari_y_San_Pedro_M%C3%A1rtir

https://www.sannicolasvalencia.com/

Localizzazione: SPSPAGNA – VALENCIA. Chiesa di San Nicola e san Pietro martire XVI secolo
Autore: Juan de Juanes,
Periodo artistico: XVI secolo
Rilevatore: AC

COLLOCAZIONE IGNOTA. Ultima Cena di pittore napoletano XVII secolo

Olio su tela di 81 x 140 cm. Cornice dorata.

Di ignoto pittore napoletano, venduto all’asta nel 2020.

Link:
https://www.astebabuino.it/it/asta-0213-1/dipinto-ultima-cena-di-pittore-napoletano-15301.asp

Periodo artistico: XVII secolo
Rilevatore: AC

FRANCOBOLLI E MONETE CON ULTIMA CENA

L’Ultima Cena è un tema che è stato oggetto anche di emissioni filateliche da parte di molti Stati.
In ordine alfabetico, seguono alcuni esempi
.

 

ARGENTINA 1984
Riproduce l’Ultima Cena del Beato Angelico in San Marco, vedi scheda
https://www.ultimacena.afom.it/firenze-convento-di-san-marco-con-ultima-cena-dellangelico/

 


 

CIPRO 1981
Riproduce il Cenacolo di Leonardo a Milano

 


 

EMIRATO ARABI -AJMAN   circa 1976
Riproduce l’Ultima Cena del Beato Angelico nell’Armadio degli argenti, vedi scheda
https://www.ultimacena.afom.it/firenze-museo-di-san-marco-armadio-argenti-ultima-cena-angelico-15/

 

 

 


 

EMIRATI ARABI -AJMAN    1972
Riproduce l’Ultima Cena di Tiziano, vedi scheda
https://www.ultimacena.afom.it/urbino-pu-ultima-cena-del-tiziano/

 

 

 

 

 


 

EMIRATI ARABI – RAS ALKHAIMA  1970
Riproduce l’Ultima Cena di Philippe de Champagne, vedi scheda
https://www.ultimacena.afom.it/francia-parigi-museo-del-louvre-ultima-cena-grande-e-piccola-di-p-de-champaigne/

 



FIJI/FIGI   1994
Riproduce liberamente l’Ultima Cena di Carl Boch, vedi scheda
https://www.ultimacena.afom.it/danimarca-copenaghen-castello-di-frederiksborg-ultima-cena-di-carl-bloch/

 


 

GIBILTERRA
Foglietto con particolari di opere di Leonardo, tra essi il Cenacolo milanese.

 

 

 

 


 

GRAN BRETAGNA
2019
Foglietto celebrativo di Leonardo con il Cenacolo.

 



GUINEA EQUATORIALE  1972
Foglietto non linguellato che raffigura, con modifiche, un’Ultima Cena dal Museo di Barcellona:
https://www.ultimacena.afom.it/spagna-barcellona-museo-darte-catalana-tavola-di-san-michele-con-ultima-cena-fine-xiii-secolo/

 



GUYANA
Riproduce l’Ultima Cena di Salvador Dalì, vedi scheda
https://www.ultimacena.afom.it/usa-washington-ultima-cena-di-salvador-dali-alla-national-gallery-of-art/

 


 

ISOLE CAYMAN 1973
Riproduce una vetrata con Ultima Cena.

 

 

 


 

ITALIA  1998
Commemora il cinquecentenario del Cenacolo di Leonardo (1498)

 

 


 

ITALIA  2000
Commemorazione del Giubileo. Riproduce un particolare dell’Ultima Cena del Ghirlandaio, vedi scheda:
https://www.ultimacena.afom.it/firenze-convento-di-san-marco-ultima-cena-di-domenico-ghirlandaio/

 

 

 

 

 



ITALIA  2011
Commemora il XXV Congresso Eucaristico. Riproduce un arazzo ispirato ad un disegno di Peter Paul Rubens raffigurante l’Istituzione dell’Eucarestia, vedi scheda
https://www.ultimacena.afom.it/ancona-museo-diocesano-arazzo-con-istituzione-delleucaristia-su-disegno-di-p-p-rubens-1640/

 


 

LIBERIA
Riproduce l’Ultima Cena di El Greco, vedi scheda
https://www.ultimacena.afom.it/bologna-pinacoteca-nazionale-ultima-cena-di-el-greco/


 

LIBERIA
Riproduce il Cenacolo di Leonardo

 

 


 

MALTA
Riproduce un arazzo fiammingo che raffigura l’Ultima Cena.

 

 

 


 

PANAMA
Riproduce l’Ultima Cena di Juan de Juanes nella Chiesa di San Nicola a Valencia, vedi scheda
https://www.ultimacena.afom.it/spagna-valencia-chiesa-di-san-nicola-e-san-pietro-martire-ultima-cena-di-j-de-juanes-xvi-secolo/

 

 

 


 

REPUBBLICA CENTROAFRICANA
Riproduce parzialmente una copia moderna del Cenacolo di Leonardo

 

 

 

 


 

REPUBBLICA ABKHAZIA
Foglietto che riproduce l’ “Ultima Cena di Hollywood”, parodia che, sullo schema del Cenacolo di Leonardo, sostituisce gli Apostoli con attori del cinema.

 


 

SAINT KITTS AND NEVIS (Caraibi)  1973
Riproduce l’Ultima Cena di Juan de Juanes conservata a Madrid, vedi scheda
https://www.ultimacena.afom.it/spagna-madrid-museo-del-prado-ultima-cena-di-j-de-juanes/

 


 

SPAGNA  1979
Riproduce l’Ultima Cena di Juan de Juanes conservata a Madrid, vedi scheda
https://www.ultimacena.afom.it/spagna-madrid-museo-del-prado-ultima-cena-di-j-de-juanes/

 


 

STATO VATICANO  1998
Riproduce l’Ultima Cena da un codice miniato.

 

 

 


 

STATO VATICANO  2002
Riproduce l’Ultima Cena di Cosimo Rosselli, vedi scheda
https://www.ultimacena.afom.it/citta-del-vaticano-ultima-cena-di-cosimo-rosselli/

 


 

TOGO  1969
Riproduce parzialmente l’Ultima Cena del Tintoretto, vedi scheda
https://www.ultimacena.afom.it/venezia-scuola-grande-di-san-rocco-ultima-cena/

 

 

 

 

 


 

TOGO  1984
Foglietto che riproduce l’Ultima Cena di Andrea del Castagno, vedi scheda
https://www.ultimacena.afom.it/firenze-cenacolo-di-santapollonia-ultima-cena-di-andrea-del-castagno/

 

 


 

UGANDA  1985
Riproduce un’Ultima Cena

 

 

 


 

YEMEN 1969
Nel 5° anniversario dell’incontro tra l’Imam e papa Paolo VI, riproduce l’Ultima Cena del Tiepolo,vedi scheda
https://www.ultimacena.afom.it/francia-parigi-museo-del-louvre-ultima-cena-di-g-b-tiepolo/

 

 

 

 



M O N E T E
L’Ultima Cena è stata raffigurata anche su monete, per la maggior parte esemplari da collezione, da parecchie Nazioni.

 

ANDORRA 2012
Moneta in argento, rettangolare, da 5 diners, con riproduzione del Cenacolo di Leonardo

 

 

 

 

 

 


 

CAMERUN 2019
Moneta da collezione rettangolare in argento da 2000 franchi, con riproduzione del Cenacolo di Leonardo

 

 

 

 

 



 

 

 

ISOLE COOK 2008 – 2018
Monete da collezione in argento da 20 dollari, con riproduzione del Cenacolo di Leonardo

 

 

 

 


 

ISOLE COOK 2019
Moneta da collezione in argento da 20 dollari con riproduzione di
un’Ultima Cena di Tiziano, vedi scheda
https://www.ultimacena.afom.it/spagna-san-lorenzo-de-el-escorial-monastero-di-san-lorenzo-ultima-cena-di-tiziano-1557-64/

 

 


 

ISOLE MARSHALL 1997
Monete da collezione in rame-nichel da 5 e da 50 dollari con riproduzione di particolare di un’Ultima Cena

 

 

 

 


NIUE (repubblica) 2012
Moneta da collezione rettangolare in argento da 1 dollaro di Niue con riproduzione della Lavanda dei piedi e dell’Ultima Cena dalla pala della Maestà di Duccio, vedi scheda
https://www.ultimacena.afom.it/siena-museo-dellopera-metropolitana-lultima-cena-di-duccio-da-buoninsegna/


NIUE (repubblica) 2012
Set di 7 monete rettangolari in argento da 5 dollari, con riproduzione sul verso del Cenacolo di Leonardo

 


 

NIUE (repubblica) 2012
Monete da collezione in argento da 2 e da 10 dollari con riproduzione di un’Ultima Cena da una chiesa ortodossa e scritta in cirillico

 

 

 

 



NIUE (repubblica) 2012
Moneta da collezione da 500 dollari con riproduzione del Cenacolo di Leonardo

 

 



NIUE (repubblica) 2016
Moneta da collezione in argento da 2 dollari con riproduzione dell’Ultima Cena di Gustave Dorè, vedi scheda:
https://www.ultimacena.afom.it/francia-parigi-bibliotheque-nationale-de-france-ultima-cena-incisione-di-g-dore-1866-circa/

 


 

SAMOA 2019
Moneta da collezione rettangolare in argento (kg 1) che riproduce il Cenacolo di Leonardo

 


 

STATO VATICANO  1998
Moneta da 10.000 lire con Ultima Cena

 

 

 

 

 


Data ultima verifica: 12/11/2021
Rilevatore: Angela Crosta

SPAGNA – MADRID. Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, Ultima Cena di Otto van Veen, 1590-94

 

Olio su tela di 133 x 108 cm, dipinto da Otto van Veen tra il 1590 e il 1594
Inventario numero 752
La Cena illustra il momento in cui Gesù porge il boccone a Giuda, che siede alla Sua destra.

Proviene dalla collezione privata Cornelis van der Geest, Anversa; poi dalla
collezione privata Manuel Godoy y lvarez de Faria, Madrid (Spagna); infine entrò nella Real Academia de Bellas Artes de San Fernando.

Otto van Veen, o Otto Vaenius (Leida,1556/1558 – Bruxelles, 1629), è stato un pittore fiammingo. Conobbe la pittura manierista italiana durante il suo soggiorno a Roma nel 1575 e si fece tramite di questo stile presso gli artisti dei Paesi Bassi.

L’Accademia di San Fernando, che prende il nome dal sovrano allora in carica, Ferdinando VI, fu fondata nel 1752, come molti altri istituti del genere in tutta Europa, e fu il primo creato in Spagna.
Nel 1774 l’accademia acquistò l’edificio che occupa attualmente e fondò un Museo.

 

Immagine da Wikimedia.

Link:
https://www.realacademiabellasartessanfernando.com/es

https://it.wikipedia.org/wiki/Otto_van_Veen

https://it.wikipedia.org/wiki/Real_Academia_de_Bellas_Artes_de_San_Fernando

Localizzazione: SPAGNA – MADRID. Real Academia de Bellas Artes de San Fernando
Autore: Otto van Veen
Periodo artistico: 1590-94
Rilevatore: AC

RUSSIA – MOSCA. Atelier dell’artista, Ultima Cena di P. Popov, 2000

 

Quadro di 350 x 210 cm, dipinto nel 2000 da Pavel Popov, artista russo nato nel 1966.
L’opera che realizzò per il diploma all’Accademia Russa di Pittura fu appunto questa Ultima Cena in cui gli Apostoli siedono in cerchio a terra su tappeti. Al centro ci sono un pane e un calice.

 

Immagine da:
http://ppopov.ru/history.html

Info:
http://ppopov.ru/bio.html

https://orthochristian.com/118602.html

Localizzazione: RUSSIA – MOSCA. Atelier dell'artista 2000
Autore: Pavel Popov
Periodo artistico: 2000
Rilevatore: AC

RUSSIA – YUREYEV-POLSKY. Cattedrale di San Giorgio, Ultima Cena XVI secolo

 

Yuryev-Polsky è una città della regione/oblast di Vladimir, a 197 km a est di Mosca.

La Cattedrale di San Giorgio, costruita nel 1230-34, fa parte del gruppo di chiese edificate nella città durante il periodo del Principato di Vladimir-Suzdal’ e sopravvissute all’Invasione mongola della Russia.
Nel 1460 crollò gran parte dell’edificio; nel 1471 la cattedrale fu ricostruita, ma molti dei raffinati intagli di pietra che la ornavano furono riposizionati in ordine casuale e le proporzioni originarie si persero e divenne più tozza ma con una enorme cupola.
All’interno della cattedrale, si possono vedere antiche tombe di principi locali e parti di pietre originali che non furono utilizzate durante la ricostruzione nel XV secolo.

I dipinti murali risalgono al XVI secolo e tra essi vi è una Ultima Cena che si rifà al Cenacolo di Leonardo.

Immagini e info da:
https://russiatrek.org/blog/history/saint-george-cathedral-in-yuryev-polsky/

https://en.wikipedia.org/wiki/Saint_George_Cathedral,_Yuryev-Polsky

Localizzazione: RUSSIA – YUREYEV-POLSKY. Cattedrale di San Giorgio
Periodo artistico: XVI secolo
Rilevatore: AC

LOCALIZZAZIONE IGNOTA. Ultima Cena di V. Vereshchagin, fine XIX secolo

 

Dipinto a olio su rame di 96 x 104 cm, opera del pittore russo Vasili Petrovic Vereshchagin (1835-1909).
Firmato in cirillico in basso a destra.

Venduto all’asta il 30 maggio 2012 a Londra.

Questa Ultima Cena presenta le figure intorno a un tavolo rettangolare su un’alta pedana, nessuna ha l’aureola. Due Apostoli sono in primo piano di spalle. Gesù al centro, appoggiato sul braccio destro, gli altri Apostoli sono raffigurati in differenti posture.

 

Immagini e info da:
https://www.bonhams.com/auctions/19964/lot/28/

Autore: Vasili Petrovic Vereshchagin
Periodo artistico: XIX secolo
Rilevatore: AC

COLLOCAZIONE IGNOTA. Ultima Cena di Zeng Fanzhi, 2001

 

Dipinto in stile espressionistico che richiama il Cenacolo di Leonardo, realizzato nel 2001.
Venduto per oltre venti milioni di dollari da Sothebys, Hong Kong, il 5 ottobre 2013.

Zeng Fanzhi (曾梵志 , nato nel 1964) ha studiato pittura ad olio all’Accademia di Belle Arti Hubei di Wuhan, dove è stato fortemente influenzato dall’espressionismo tedesco. Uno dei più importanti artisti cinesi contemporanei, le cui opere sono state esposte in musei e gallerie di tutto il mondo.

 

Immagine e info da:
https://asianartplatform.com/contemporary-chinese-artists/

Autore: Zeng Fanzhi
Periodo artistico: 2001
Rilevatore: AC

COLLOCAZIONE IGNOTA. Ultima Cena di Loi, XXI secolo

 

Olio su tela di 100 x 200 x 4 cm, opera dell’artista vietnamita Loi Nguyen Duc (nato nel 1981, vive e lavora a Saigon). Rivisitazione del Cenacolo di Leonardo  secondo l’arte astratta.

Il quadro è stato venduto.

 

Immagine da:
https://artplatform.com/works.php?a=14470,My%2520Last%2520Supper%2520&artist=Loi%2520

Autore: Loi Nguyen Duc
Periodo artistico: XXI secolo
Rilevatore: AC

SPAGNA – EJEA DE LOS CABALLEROS. Chiesa di San Salvador, pala con Ultima Cena di B. de Grañén, 1438-64

 

Il dipinto è uno dei pannelli che formano la pala dipinta da Blasco de Grañén o Maestro de Lanaja (?– 1459), un pittore spagnolo attivo in Aragona dal 1422, per l’altar maggiore della Chiesa romanico-gotica dedicata al Salvatore (vedi scheda).
Al pittore nel 1438 fu commissionata la pala, ma egli morì nel 1459 lasciandola incompleta e fu incaricato di finirla suo nipote, il pittore Martín di Soria (documentato a Saragozza dal 1449 al 1487) e che sicuramente collaborava già con suo zio oltre che con il pittore Juan Ríus. I lavori di ebanisteria erano lasciati ai fratelli Sariñena, che avrebbero completato il lavoro agli inizi del mese di aprile del 1464. Nel 1476 Soria riscosse dai parrocchiani di San Salvador il saldo per il completamento dell’opera, ma la data 1454, scritta in numeri romani nella tavola delle Nozze di Cana, induce a pensare che in quell’anno l’opera fosse già molto avanzata. L’elevata somma richiesta dal pittore per la pala di Ejea (diecimila scudi) era giustificata non solo dalla dimensione dell’opera, ma perché nel prezzo era incluso il costo della cornice di duemila seicento scudi.
La pala fu in seguito nascosta sotto un dipinto barocco, finché nel 1704, durante il restauro, si scoprì che nascondeva un gioiello gotico.
Non è facile determinare la parte realizzata da ciascuno dei due pittori, a parte le scene dedicate alla Passione di Cristo, dall’Ultima cena e alla Salita al Calvario, che sembrano opere interamente di mano di Grañén.

I 24 pannelli che compongono la pala misurano 150 x 90 cm, disposti in quattro registri di sei dipinti ciascuno; in quello superiore le scene dell’infanzia di Gesù; nella parte centrale è rappresentata la sua vita pubblica; in quella inferiore sono le scene dopo il Sacrificio, che iniziano con la Risurrezione e vanno fino al giorno del Giudizio.

Sulla predella, al centro c’è il tabernacolo e ai lati, tre per parte, sei scene del ciclo della Passione di Cristo e la seconda da sinistra è l’Ultima Cena.
In questa raffigurazione gli Apostoli, tutti con l’aureola, sono seduti a una tavolo rettangolare attorno a Cristo. Purtroppo le figure di tre Apostoli sul lato sinistro sono danneggiate e rimangono solo i contorni.

 

Immagini e notizie da:
https://es.wikipedia.org/wiki/Iglesia_de_San_Salvador_(Ejea_de_los_Caballeros)

https://it.wikipedia.org/wiki/Blasco_de_Grañén

Localizzazione: SPAGNA – EJEA DE LOS CABALLEROS, Chiesa di San Salvador
Autore: Blasco de Grañén
Periodo artistico: 1438-64
Rilevatore: AC

SPAGNA – EJEA DE LOS CABALLEROS. Chiesa di San Salvador, portale con scultura di Ultima Cena, XII secolo

 

La costruzione della chiesa, intitolata al Salvatore,  iniziò nell’ultimo terzo del XII secolo, e l’edificio fu consacrato nel 1222. Appartiene allo stile romanico di transizione verso il gotico.
Il portale nord conserva una serie di ricche e complesse sculture romaniche, tra le più significative della bottega del Maestro de Agüero, realizzate tra il 1175 e il 1185. Il portale si apre in un arco semicircolare, con cinque archivolti separati da archetti arretrati con ornamenti vegetali e geometrici, che circondano un timpano con una straordinaria rappresentazione dell’Ultima Cena.
Le scene narrate negli archivolti seguono un programma iconografico omogeneo, il cui tema centrale è la Redenzione e la Vita di Gesù. Nell’archivolto interno compaiono immagini profane: flautista, contorsionista, ballerino, grifoni ecc. che simboleggiano il peccato.

Nonostante il suo degrado, dovuto in parte al suo orientamento a nord e in parte alla qualità dell’arenaria, l’Ultima Cena è ancora ben leggibile e restaurata nel 2009-10.
Gli Apostoli stanno a lato del Cristo, dietro il tavolo, solo Giuda è sul davanti inginocchiato mentre riceve il boccone da Gesù.

Immagini da
https://es.wikipedia.org/wiki/Iglesia_de_San_Salvador_(Ejea_de_los_Caballeros)

http://www.romanicoaragones.com/4-cinco%20villas/990478-EjeaSS3.htm

Localizzazione: SPAGNA – EJEA DE LOS CABALLEROS, Chiesa di San Salvador
Periodo artistico: XII secolo
Rilevatore: AC

USA – NEW YORK. Gagosian gallery, scultura di Ultima cena di U. Fischer, 2014

 

Nel 2014 era esposta nella galleria una scultura in bronzo (152,4 x 152,4 x 762 cm) dell’artista svizzero Urs Fischer (nato nel 1973).
L’opera è stata fusa in bronzo dalla composizione originale in argilla cruda realizzata nel 2011.
Ispirandosi al Cenacolo di Leonardo, lo scultore reinterpreta il tema sacro e allunga la logica spaziale dell’opera, portando i personaggi in un marcato isolamento. L’opera è in più parti che possono essere disposte lungo una linea retta o una curva.

Immagini e info da:
https://gagosian.com/exhibitions/2014/urs-fischer-last-supper/

http://artobserved.com/2014/04/new-york-urs-fischer-last-supper-and-mermaid-pig-bro-what-at-gagosian-gallery-through-may-8th-2014/

https://it.wikipedia.org/wiki/Urs_Fischer_(artista)

https://ursfischer.com/images

Localizzazione: USA – NEW YORK. Gagosian gallery
Autore: Urs Fischer
Periodo artistico: 2014
Rilevatore: AC

RUSSIA – SAN PIETROBURGO. Museo Fabergé, icona con riza in argento di Ultima Cena, XIX secolo

Il Museo Fabergé, inaugurato nel 2013, si trova nel Palazzo Šuvalovskij. Si tratta del primo museo privato in Russia dedicato al grande gioielliere Carl Fabergé. La nascita del museo si deve alla Fondazione storico-culturale The Link of Times, fondata dall’imprenditore russo Viktor Vekselberg nel 2004 con l’intento di riportare in Russia le opere artistiche culturali di valore fuoriuscite dal Paese e dall’acquisto della collezione di opere del gioielliere raccolte in precedenza dal magnate americano Malcolm Forbes.

Il Museo conserva oltre 4.000 opere di arte russa figurativa e applicata. Tra esse un’icona con riza in argento di Ultima Cena.
Per riza (in russo “abito”) oppure oklad (in russo “copertura”) s’intende una protezione di metallo posta su una tavola dipinta con una immagine sacra, o icona, ma che lascia scoperti volti e mani delle figure sacre ritratte. La riza è tipica delle icone venerate nella Chiesa greco-ortodossa: il vocabolo è utilizzato anche per le coperture metalliche delle icone greco-bizantine.
Opera d’arte in sé, frutto di tecniche orafe specifiche e raffinate, la riza veniva sbalzata, quindi cesellata e incisa seguendo i contorni delle figure dipinte sulla sottostante tavola.

 

Link:
https://stock.adobe.com/bg/search?k=last+supper&asset_id=456217409

Localizzazione: RUSSIA – SAN PIETROBURGO. Museo Fabergé
Periodo artistico: XIX secolo
Rilevatore: AC

AUSTRIA – VIENNA. Chiesa cattolica parrocchiale Am Tabor, Ultima Cena di Arik Brauer, 1996

 

La Chiesa Am Tabor (o Resurrezione di Cristo) è moderna e il suo portale raffigura un’Ultima Cena dipinta dall’artista e architetto austriaco figlio di emigranti ebrei lituani, Arik Brauer (1929 – 2021)

Nel 1996 ha progettato e decorato la facciata della Chiesa Am Tabor. Il portale presenta un’Ultima Cena con influssi surrealisti. Gli Apostoli sono attorno a una tavola ovale, piante e animali completano il paesaggio.

Immagini da:
https://www.erzdioezese-wien.at/Wien-Am-Tabor

Link:
https://wien.orf.at/v2/news/stories/2956691/

https://en.wikipedia.org/wiki/Arik_Brauer

Localizzazione: AUSTRIA – VIENNA. Chiesa cattolica parrocchiale Am Tabor -Hochstettergasse 1
Autore: Arik Brauer
Periodo artistico: 1996

SPAGNA – GIRONA. Museo Diocesano, croce processionale “degli smalti” con Ultima Cena, 1360

 

Tra i pezzi di pregio che sono conservati nel Museo annesso alla Cattedrale, spicca la “Croce degli Smalti”, restaurata nel 2016.
È realizzata con argento e argento dorato su un’anima di legno. Ha le estremità a forma di fleur-de-lis ed è decorata con smalti blu, da cui il nome.

Sulla faccia anteriore ci sono le sculture del Crocifisso al centro e di san Giovanni e della Vergine sui bracci laterali, Adamo che emerge dal sepolcro è scolpito alla base della croce e un angelo che discende dal cielo all’estremità superiore.

 

Altre sculture decorano l’opera e alcune altre scene sono raffigurate con smalti, in particolare, all’incrocio dei due bracci sopra il capo di Cristo, vi è l’Ultima Cena.
Tutti gli Apostoli sono raffigurati, con Giovanni appoggiato al tavolo accanto a Cristo. La tavola ha il piano rappresentato di scorcio e su di essa sono calici, pani, un piatto con l’agnello (?).

Link:
http://www.artmedieval.net/castella/Catedral%20de%20Girona%20museu.htm

Localizzazione: SPAGNA – GIRONA. Museo Diocesano
Periodo artistico: 1360 circa
Rilevatore: AC

SPAGNA – GIRONA. Cattedrale di Santa Maria, polittico argenteo con Ultima Cena, XIV secolo

 

L’insieme che domina il presbiterio della Cattedrale è una magnifica pala d’altare gotica con placche in argento e argento dorato su un’anima in legno, arricchite con gemme, sbalzi e smalti; riparata da un imponente baldacchino argenteo realizzato alla fine del XIII-inizi del XIV secolo.
La pala d’altare fu eseguita dal maestro argentiere valenciano Pere Bernés (noto anche come Pere Berneç) nel XIV secolo, sebbene fosse stata iniziata alcuni anni prima da Mestre Bertomeu. L’intervento di Bernés è attestato nella colonna centrale, nella parte inferiore del corpo, dalla scritta “PERE BERNES ME FEU”. Nei restauri del 2016 gli studi effettuati hanno determinato l’esistenza di un altro maestro, per ora ignoto.

La pala d’altare ha forma di rettangolo sormontato da tre pinnacoli, quello centrale occupato dalla Vergine col Bambino e ai lati dai santi Felice e Narciso. Il settore rettangolare ha una colonna centrale e due corpi laterali, ciascuno costituito da  4 scomparti distribuiti in tre registri, di composizione simile, con dodici scene della vita di Gesù, riparate da archi gotici.
Inizialmente fu progettata solo la fila centrale con la Passione di Cristo in otto scene; le prime, da sinistra a destra, raffigurano l‘ingresso in Gerusalemme e l’Ultima Cena.

La scena dell’Ultima Cena raffigura Cristo al centro attorniato da sette Apostoli e davanti è il tavolo. Il numero ridotto di figure presumibilmente è dovuto al ristretto spazio, come nella contemporanea pala di Tortosa vedi scheda.

 

Immagini e notizie da:
https://www.revistadearte.com/2015/11/29/concluida-la-restauracion-del-conjunto-de-orfebreria-de-la-catedral-de-girona/

http://artesdecorativasysuntuarias.blogspot.com/2008/09/retablos-de-plata-el-caso-de-la.html

http://www.artmedieval.net/castella/elements%20catedral%20gi.htm

Localizzazione: SPAGNA – GIRONA. Cattedrale di Santa Maria
Periodo artistico: XIV secolo
Rilevatore: AC

SPAGNA – TORTOSA. Cattedrale di Santa Maria, polittico con Ultima Cena, 1351

 

Nella città catalana di Tortosa, la Cattedrale è un edificio in stile gotico catalano, iniziato nel 1347 sul sito di una precedente cattedrale romanica; consacrato nel 1447 e completato solo nel 1757.
Sull’altare maggiore un bel retablo della “Vergine della Stella”, che già era già la principale pala della cattedrale romanica che aveva la stessa intitolazione.

Si tratta di un polittico gotico-bizantino in legno policromo e dorato del 1351 con 24 pannelli scolpiti raffiguranti momenti della vita di Cristo e della Vergine con al centro la statua della Vergine della Stella che col braccio sinistro tiene il Bambino e nella mano destra ha una bacchetta con una preziosa stella di cristallo di rocca, argento e smalto del XV secolo. All’esterno dipinti che raffigurano la Passione e Resurrezione di Cristo, attribuiti al pittore italiano del XIV secolo Francesco d’Oberto.
Il polittico è realizzato con chiara influenza italiana; le 24 scene scolpite sono distribuite su tre registri e otto colonne, ciascuna sovrastata da una guglia con trafori lobati. Il polittico è completato da altre quattro immagini di Santi all’incrocio delle ante della pala; sopra l’immagine centrale della Vergine e su queste statue vi sono alti pinnacoli.
Riguardo al suo autore, i più recenti studi fanno il nome dello scultore catalano Pere Moragues (c. 1330-1388) per la somiglianza con opere dello stesso artista e per l’epoca in cui fu il principale maestro della Cattedrale di Tortosa.

 

L’Ultima Cena, posta a destra nel registro superiore, affiancato dalla statua della Vergine e dalla scena della Crocifissione, mostra Gesù al centro con a ciascuno dei lati soltanto due Apostoli; davanti a loro c’è il tavolo. Il ridotto numero fu presumibilmente dovuto allo scarso spazio a disposizione (tale ridotto numero si torva anche nella pala contemporanea di Girona, vedi scheda.

 

Immagini da:
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:145_Catedral_de_Tortosa,_altar_major,_retaule_de_la_Mare_de_D%C3%A9u_de_l%27Estrella.JPG

http://mgiribetshistoria.blogspot.com/2014/05/catedral-de-tortosa-el-interior-de-la.html

Localizzazione: SPAGNA – TORTOSA. Cattedrale di Santa Maria
Periodo artistico: 1351
Rilevatore: AC

SPAGNA – TORTOSA. Museo della Cattedrale, arazzo con Ultima Cena, XV secolo

 

Arazzo in lino, lana, seta e filo d’oro; di autore sconosciuto, risalente al XV secolo.
In questa Ultima Cena, Gesù è al centro con in mano l’ostia e il calice. Giuda inginocchiato in primo piano porta alla bocca una ciotola di vino, iconografia rarissima.

Sulla tavola ci sono: pani, due piatti con un cosciotto d’agnello, bottiglie, saliere, mezzi limoni, coppe con piede, ciotole, coltelli

L’arazzo è conservato nella collezione del Museo della Cattedrale della città catalana di Tortosa, situato nella Cattedrale di Santa Maria (edificio in stile gotico catalano, iniziato nel 1347 sul sito di una precedente cattedrale romanica; consacrato nel 1447 e completato solo nel 1757).

 

Immagini e info da:
https://manuelcohen.photoshelter.com

Localizzazione: SPAGNA – TORTOSA. Museo della Cattedrale
Periodo artistico: XV secolo
Rilevatore: AC

USA – NEW YORK. Brooklin Museum, Ultima Cena, 1325-30

 

Tempera e doratura su tavola di pioppo di 19.5 × 35.5 cm.
Attribuito allo Pseudo-Jacopino di Francesco (o Maestro dei Polittici di Bologna), importante esponente della Scuola Bolognese attivo tra il 1325 e il 1350/60 circa.

Inventario numero 16.443. Donato al Museo da A. Augustus Healy

L‘Ultima Cena, con uno sfondo aureo, mostra Gesù al centro della fila degli Apostoli dietro la tavola; davanti a sinistra c’è Giuda. Giovanni dorme appoggiato alla tavola su cui sono pani, bicchieri, una caraffa, un’ampolla, un coltello, un piatto con l’agnello.

 

Il Museo è il secondo museo d’arte di New York, tra i più grandi degli Stati Uniti. La sua collezione permanente consta di più di un milione e mezzo di oggetti, dall’arte egizia a quella contemporanea. Fondato nel 1897 da Augustus Graham, cambiò nel 1997 il proprio nome in Brooklyn Museum of Art, ma nel 2004 ritornò al suo nome precedente.

 

Immagine da Wikimedia.

Notizie da:
https://www.brooklynmuseum.org/opencollection/objects/9694

https://it.wikipedia.org/wiki/Pseudo_Jacopino_di_Francesco

Localizzazione: USA – NEW YORK. Brooklin Museum
Autore: Pseudo-Jacopino di Francesco
Periodo artistico: 1325-30
Rilevatore: AC

SPAGNA – BARCELLONA. Museo d’arte catalana. Tavola di san Michele con Ultima Cena, fine XIII secolo

 

Tempera su tavola di legno d’abete, 96,3 x 234,5 x 7,5 cm
Opera del Maestro di Soriguerola, XIII secolo.
Acquisito dal Museo dalla collezione Plandiura, 1932. Numero inventario 003901-000. Esposto nella  Sala 19.
Proviene dalla chiesa parrocchiale di Sant Miquel de Soriguerola a Fontanals de Cerdanya (Baixa Cerdanya).

La disposizione delle scene rompe le regole della simmetria. In alto a sinistra vi sono due scene dell’Arcangelo Michele sul monte Gargano (il pastore eponimo del promontorio scaglia una freccia al toro e un personaggio in ginocchio attinge l’acqua miracolosa della roccia al centro; i Sipontini annunciano al vescovo l’apparizione dell’Angelo). Nello scompartimento sottostante è presente la scena dell’Ultima Cena.
A destra, in alto, vi è la scena di san Michele che pesa le anime (psicostasi) e il diavolo; nello stesso scompartimento alla destra di san Michele, l’angelo si prepara a consegnare l’anima di uno degli eletti a san Pietro. La scena è stata messa in relazione con le sei figure sedute in trono a destra in alto, che sono state identificate con i Beati.
Nel registro inferiore, è raffigurato l’inferno con le anime dei dannati bollite in un calderone dai diavoli; a destra la lotta di san Michele con il drago.

L’Ultima Cena presenta gli Apostoli seduti in fila dietro una tavola ricoperta da una tovaglia a riquadri; al centro Cristo. Le figure di destra sono purtroppo quasi del tutto scomparse.
Sulla tavola vi sono dei pesci entro ciotole con piede, pani, una bottiglia, due coppe.

Links:
https://www.museunacional.cat/ca/colleccio/taula-de-sant-miquel/mestre-de-soriguerola/003901-000

https://it.wikipedia.org/wiki/Tavola_di_san_Michele

Localizzazione: SPAGNA – BARCELLONA. Museo d’arte catalana
Autore: Maestro di Soriguerola
Periodo artistico: fine XIII secolo
Data ultima verifica: 31/10/2021
Rilevatore: Feliciano Della Mora

RUSSIA – SAN PIEROBURGO. Museo Statale Russo, icona con Ultima Cena di I. Ushak, 1694

 

Tavola di legno in due parti, con base in gesso e tela (pavoloka), dipinto a tempera. L’icona è inserita in una cornice liscia di rame. Misura circa 156 x 123 x 6 cm.
Numero inventario DRJ-1446. Restaurata nel 1973.

L’icona dell’Ultima Cena è stata dipinta da Ivan Ushak, probabilmente per decorare il baldacchino delle Porte Reali di un’iconostasi (1) sconosciuta. Sono sopravvissute diverse immagini di questo tipo della seconda metà del XVII – inizi del XVIII secolo.
Solo Gesù ha l’aureola, tratto che si ritrova in dipinti seconda metà del XVII secolo. Sulla tavola brocche, calici, bicchieri, coltelli, pani. L’attenzione dello spettatore è concentrata su tre personaggi: Cristo, Giovanni e Giuda: le loro figure sono accomunate da una diagonale, che gioca un ruolo fondamentale nella costruzione compositiva della scena: ha origine nella piega del gomito di Giuda, si sviluppa nel gesto della mano destra di Cristo che gli sta porgendo il pane, e prosegue nell’inclinazione della Sua testa. Questa diagonale è accentuata dalle forme contrapposte: la direzione quasi verticale delle due mani di Cristo e Giovanni e la tenda verde sullo sfondo.

Dall’iscrizione nell’angolo in basso a destra dell’icona, si deduce che il suo creatore era un arciere nel reggimento Stremyanny, un’unità privilegiata degli Streltsy (la guardia reale dello zar) che svolgeva funzioni di polizia e la data: “estate del 7203 (1694)”.
Sono note altre due icone di Ivan Ushak; il loro stile e iconografia indicano che l’autore ha imitato le opere dei principali pittori di icone della “Camera dell’Armeria del Cremlino di Mosca”. Lo stile di Ushak è caratterizzato da un colore chiaro e brillante nei blu, rosa e rosso corallo, l’uso predominante della sbiancatura piuttosto che dei tagli in bianco dorato nella modellazione delle pieghe degli abiti, l’interesse a trasmettere emozioni.

 

Immagine e notizie da:
https://rusmuseumvrm.ru/data/collections/ikonopis/drzh-1446/index.php

Localizzazione: RUSSIA – SAN PIEROBURGO. Museo Statale Russo
Autore: Ivan Ushak
Periodo artistico: 1694
Note storiche: (1) Nell'ambito della Chiesa ortodossa russa l'iconostasi (il tramezzo di separazione tra il presbiterio in cui si celebra la Messa e la navata in cui stanno i fedeli prevede, in genere, cinque ordini di icone: Patriarchi; Profeti; Feste liturgiche; Deisis / deesis (preghiera) che costituisce il registro centrale e principale dove si trovano le icone dei santi in posizione di preghiera intorno a Cristo Pantocratore; le icone locali o del tempio, poste nell'ordine più in alto, che vengono spesso cambiate a seconda della festività.
Rilevatore: AC

PORTOGALLO – ÉVORA. Museu de Arte Sacra da Sé, Ultima Cena, seconda metà XVI secolo

 

Nella Pinacoteca del “Museo d’Arte Sacra della Cattedrale” vi è un dipinto manierista della seconda metà del XVI secolo, di artista anonimo, raffigurante l’Ultima Cena.
Inventario 6134

Immagini da:
https://arqm.cm-evora.pt/index.php/pt-afcme-dft-14-6134

https://www.allaboutportugal.pt/es/evora/espacios-culturales/museu-de-arte-sacra-da-se

Localizzazione: PORTOGALLO – ÉVORA. Museu de Arte Sacra da Sé (nei pressi della Cattedrale)
Periodo artistico: seconda metà XVI secolo
Rilevatore: AC

PORTOGALLO – ÉVORA. Museu Nacional, Ultima Cena di D. Vogado, XVII secolo

 

Olio su legno di 110 x 170 cm, dipinto da di Diogo Vogado (? – 1652).
Inventario numero ME 853

In questa Ultima Cena, Gesù, al centro, e i dodici Apostoli sono seduti intorno a un tavolo rettangolare. Giuda è identificato dalla borsa dei soldi. In primo piano, al centro, un vaso dorato.
Le posture di tutte le figure sono rigide e convenzionali, con una certa sproporzione tra le diverse parti del corpo e i volti piuttosto allungati. La gamma cromatica è varia, il disegno è rigido e molto marcato.

Il dipinto apparteneva al Convento di Santo António (dei frati Cappuccini) di Évora, entrò nella Biblioteca Pubblica di Évora (BPE) il 26 agosto 1840 (Espanca, 1949) (insieme ad altri tre pannelli, ME 793, ME 4469, ME 4465) dove nel 1890 aveva numero di inventario 372. Il 1 marzo 1915, la collezione BPE fu trasferita al Museu de Évora. Il documento che ne identifica la provenienza è l’elenco manoscritto di Joaquim Heliodoro da Cunha Rivara, BPEcod. CX/2-18, fl 35, che recita: “Pannelli che provenivano dal Convento di Santo Antonio (Capuchos) il 26 agosto1840. 1 A Coena Domini altezza 38 1/2 pollici, larghezza 60 pollici In legno”.

 

Immagine e notizie da sito non più attivo nel 2024:
http://www.matriznet.dgpc.pt/MatrizNet/Objectos/ObjectosConsultar.aspx?IdReg=17629

Localizzazione: PORTOGALLO – ÉVORA. Museu Nacional Frei Manuel do Cenáculo, Largo do Conde de Vila Flor
Autore: Diogo Vogado
Periodo artistico: XVII secolo
Rilevatore: AC

GRENADA – CARRIACOU. Dipinto murale di Ultima Cena, XX secolo

 

Grenada è uno stato insulare dei Caraibi, una delle sue isole è Carriacou, il cui principale centro abitato è Hillsboroug.

Sulla spiaggia di Hillsboroug vi è una rustica costruzione in cui si vende cibo, denominata “Jam Rock Cafè”; l’attività è gestita da rasta/rastafariani (rastafarismo o rastafarianesimo o rasta è un movimento politico-religioso sorto in Giamaica intorno al 1930 tra la popolazione di colore, tendente al ricongiungimento ideale con una mitica patria africana, identificata nell’Etiopia cristiana e biblica dell’allora imperatore Hailé Selassié).

Una parete presenta il dipinto di un’Ultima Cena con Gesù e i dodici Apostoli in abbigliamento rasta, con a destra l’imperatore d’Etiopia Hailé Selassié (1892 – 1975) di profilo con un leone accanto e la scritta in inglese: “Possa il Signore dei Signori benedirci e custodirci sempre”.
Sulla tavola vi sono frutta locale, bicchieri e recipienti vari.

 

Immagine da:
https://www.robertharding.com/preview/797-6040/colourful-rastafarian-food-hut-called-jam-rock-cafe/

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Rastafarianesimo

Localizzazione: GRENADA – CARRIACOU.
Periodo artistico: XX secolo
Rilevatore: AC

RUSSIA – VOLOGDA. Museo regionale delle tradizioni locali, icona con Ultima Cena, XVIII secolo

 

La città si trova nella Russia Occidentale. Il Museo è stato aperto nel 1923 sul territorio del Cremlino di Vologda nei locali dell’ex corte vescovile. Il nuovo museo ha unito quattro musei cittadini: la Casa Petrovsky, l’Antico Magazzino Diocesano, una Galleria d’arte e un Museo delle Scienze della Patria. Passando da una sala all’altra, i visitatori del museo si immergono nella storia della terra di Vologda: dalla flora e fauna, a reperti storici e oggetti della tradizione della città come i merletti.

L’icona dell’Ultima Cena proviene dall’iconostasi (1) della Cattedrale di Santa Sofia a Vologda, fatta costruire nel XVI secolo dallo zar Ivan il Terribile, che ora è adibita a museo.
Un’iconostasi a sei livelli della Cattedrale fu fatta realizzare nel 1686-1695 dall’arcivescovo Gabriel. Le icone furono dipinte nel 1687 da un gruppo di sette pittori di Vologda sotto la guida di Ermolai Sergiev, come riportato nell’iscrizione sul retro dell’icona del profeta Gad: “Vologda izigraphs Yermolai e Yakov Sergiev, e Grigoria Agiev, Fëdor Grigoriev, Semyon Karpov, Pyotr Savelyev, Timofey Petrov, per la gloria di Dio”.
Nel 1738 le icone furono trasferite nella Chiesa dell’Epifania nel villaggio di Ramenskoye – patrimonio della Casa dei Vescovi di Vologda – dove furono distrutte intorno al 1940, convertite in mangiatoie per bestiame e alveari. È sopravvissuta solo un’icona: l’Ultima Cena, che era nell’ordine delle Feste liturgiche, trovata dalla spedizione di A.A. e T.P. Rybakov nel 1974 sotto una catasta di legna da ardere nel capannone della chiesa dell’Epifania di Ramensky.

L’icona raffigura l’Ultima Cena con, in alto, Gesù al centro della scena, l’unico con l’aureola, seduto a una tavola rettangolare. Giuda, a destra si sporge per prendere un boccone. Gli Apostoli, contando anche quelli seduti ai lati, sono solo undici e si riconosce solo Giovanni a sinistra di Cristo e probabilmente Pietro alla sua destra. Sulla tavola ci sono una coppa con dei pani, coltelli, una brocca, due alti recipienti.
Particolare è la doppia raffigurazione: in primo piano vi è la scena della Lavanda dei Piedi con di nuovo raffigurato Gesù, a destra in basso e, benché ormai poco leggibili, i recipienti dell’acqua. Gli Apostoli, anche qui solo undici, raffigurati con le stesse sembianze della prima scena anche se in posizione diversa, stanno seduti intorno a una bassa tavola rettangolare e alcuni voltano le spalle alla scena soprastante della Cena.

 

Immagine da:
http://desharel.blogspot.com/2019/12/russian-icons-last-supper.html

Info:
https://mylandrover.ru/it/suspension/vologodskii-gosudarstvennyi-muzei-zapovednik-grafik-raboty.html

Localizzazione: RUSSIA – VOLOGDA. Museo regionale delle tradizioni locali
Periodo artistico: XVIII secolo
Note storiche: (1) Nell'ambito della Chiesa ortodossa russa l'iconostasi (il tramezzo di separazione tra il presbiterio in cui si celebra la Messa e la navata in cui stanno i fedeli prevede, in genere, cinque ordini di icone: Patriarchi; Profeti; Feste liturgiche; Deisis / deesis (preghiera) che costituisce il registro centrale e principale dove si trovano le icone dei santi in posizione di preghiera intorno a Cristo Pantocratore; le icone locali o del tempio, poste nell'ordine più in alto, che vengono spesso cambiate a seconda della festività.
Rilevatore: AC

RUSSIA – MOSCA. Galleria statale Tretyakov, Ultima Cena, icona del XVI secolo

 

Questa Ultima Cena raffigura Cristo alla sinistra di un tavolo ovale su cui sono vari cibi e una coppa con piede a cui tende la mano Giuda.
Una complessa raffigurazione architettonica fa da sfondo.

 

Immagine da:
http://desharel.blogspot.com/2019/12/russian-icons-last-supper.html

Localizzazione: RUSSIA – MOSCA. Galleria statale Tretyakov
Periodo artistico: XVI secolo
Rilevatore: AC

RUSSIA – MOSCA. Galleria statale Tretyakov, icona con Ultima Cena

 

Antica icona della scuola Rostov-Suzdal (Rostov è una città sul fiume Don presso il mar Nero; Suzdal si trova a nord-est di Mosca),  molto attiva dal XII al XVII secolo, che raffigura l’Ultima Cena.
Cristo è a si sinistra di un tavolo ovale su cui c’è una coppa con piede presso cui si sporge Giuda per prendere il cibo. Giovanni e appoggiato al petto di Gesù.

Sullo sfondo un’architettura che ricorda le icone schedate in: https://www.ultimacena.afom.it/russia-kirillov-monastero-di-san-cirillo-icona-di-ultima-cena-1497/ e https://www.ultimacena.afom.it/russia-velikij-novgorod-riserva-museale-statale-unita-di-novgorod-icona-di-ultima-cena-xv-secolo/

 

Immagine da:
http://desharel.blogspot.com/2019/12/russian-icons-last-supper.html

Localizzazione: RUSSIA – MOSCA. Galleria statale Tretyakov
Rilevatore: AC

SPAGNA – ANENTO. Chiesa di San Blas, pala con Ultima Cena, XV secolo

 

Anento è una piccola città della provincia di Saragozza.
La chiesa romanica del XIII secolo di San Blas (Biagio) conserva una pala d’altare (retablo) gotica, del pittore di Saragozza Blasco de Grañén (1400-59), dedicata a “san Biagio, a san Tommaso Becket e alla Vergine della Misericordia” realizzata intorno al 1440 circa.
È una delle pale d’altare dell’epoca più grandi (700 x 680 cm) e importanti di tutta l’Aragona. Occupa l’intero presbiterio ed è costituita da un corpo con 27 scene della vita dei tre Santi e 10 scene della Passione di Cristo sulla predella.

Nel corpo della pala, le scene sono in tre registri su nove colonne che mettono in risalto, per le maggiori dimensioni, quelle centrali; le scene della vita di san Biagio, vescovo di Sebaste sono a sinistra dell’osservatore, al centro vi sono le scene della vita della Vergine Maria e, a destra, quelle della vita di san Tommaso Becket.
Nel terzo registro, quello superiore, vi sono varie figure di Santi: san Michele Arcangelo, santa Caterina d’Alessandria, santa Lucia, santa Bárbara e due profeti, David e Isaía. Nel coronamento della colonna centrale vi è un Calvario/Crocifissione; intorno alla pala un parapolvere che funge da cornice protettiva in cui sono figure di angeli e gli scudi dei committenti dell’opera, gli arcivescovi don Francesco Clemente Capera (1415-1419) e Don Dalmau de Mur (1431-1456).
Sulla predella vi sono undici riquadri, cinque per ciascun lato, più quello centrale dedicato al tabernacolo, con dipinte scene della Passione e Morte di Cristo: (a sinistra) Ingresso in Gerusalemme, Ultima Cena, Preghiera nell’orto, Bacio di Giuda, Incoronazione di spine; (a destra) Flagellazione, Cristo davanti a Pilato, Via del Calvario, Deposizione dalla croce, Sepoltura.

L’Ultima Cena, il secondo riquadro da sinistra nella predella, mostra gli Apostoli intorno a una tavola rotonda, Giuda in primo piano è il solo senza aureola. Giovanni, alla destra di Gesù, si appoggia al suo petto. Sulla tavola ci sono pani, una bottiglia, due saliere, ciotole, un vassoio centrale con l’agnello. Un calice e coltelli sono nelle mani degli Apostoli.

 

Immagini e notizie da:
http://miscelaneaturolense.blogspot.com/2014/11/noviembre2014miscelanea-retablo-de-san.html

http://www.anento.es/turismo/monumentos/retablo-de-anento/

Localizzazione: SPAGNA – ANENTO. Chiesa di San Blas
Periodo artistico: XV secolo
Rilevatore: AC

PORTOGALLO – PORTO (OPORTO). Museo Nazionale Soares dos Reis, Ultima Cena di J. Rafael, XIX secolo

 

Olio su tela, di 254 x 354 cm, dipinto da Joaquim Rafael, (1783 – 1864).
Numero inventario 243 pin MNSR
L’opera proviene dal Convento de Santo António di Porto. Fu rimossa nel 1833 e incorporata nell’ex Museo di Pittura e Stampe di Porto, citato negli Inventari del 1834 e del 1839, poi nel Museo Nazionale.

Il dipinto raffigura l’Ultima Cena con Gesù al centro seduto su una piattaforma di legno vicino al tavolo, circondato dagli Apostoli. Egli con la mano destra indica un calice (alla sinistra dell’osservatore) mentre con l’altra tiene un pezzo di pane. Sfondo illuminato da un bagliore di luce intensa; a destra, cielo illuminato dalla luna; la parte superiore del pannello è occupata da un grande sipario rosso drappeggiato.

Il “Museo Nazionale di Porto”, fondato nel 1833, era situato all’interno dell’antico convento di Sant’Antonio e la sua collezione permanente era ridotta rispetto all’attuale; dopo il suo trasferimento nel 1942 all’interno dell’antico Palazzo Carrancas, costruito nel XVII secolo, si è arricchito di importanti opere, ed oggi conserva anche la raccolta di sculture realizzate da Antonio Soares dos Reis, a cui venne intitolato lo stesso Museo.

 

Immagine e informazioni da:
http://www.matriznet.dgpc.pt/MatrizNet/Objectos/ObjectosConsultar.aspx?IdReg=307556

Localizzazione: PORTOGALLO – PORTO (OPORTO). Museo Nazionale Soares dos Reis
Autore: Joaquim Rafel
Periodo artistico: XIX secolo
Rilevatore: AC

RUSSIA – SAN PIETROBURGO. Museo Statale di Storia della religione, bassorilievo con Ultima Cena, XIX secolo

Osso intagliato, 30 x 26 cm.
In questa Ultima Cena, Cristo e gli Apostoli siedono a un tavolo rettangolare; in primo piano le figure di profilo di Giuda e Pietro.
L’icona è piuttosto tarda (prima metà del XIX secolo), ma conserva le caratteristiche generali di una tradizione precedente e l’iconografia è simile a quella dell’arte dell’Europa occidentale nel XVI secolo.
A differenza delle incisioni europee, la composizione dell’icona è meno dinamica, le figure sono sedute a tavola in modo monotono e simmetrico. In questo si può vedere l’influenza della pittura tradizionale russa di icone. Alcuni piccoli dettagli, una cornice a forma di rete traforata e ghirlande di fiori in miniatura sono realizzati nello stesso stile di molte opere di Kholmogory (provincia di Arkhangelsk nella Russia nordoccidentale). La maggior parte delle icone scolpite dell’Ultima Cena degli stessi maestri e della stessa epoca (ad esempio, nella collezione dell’Hermitage, vedi https://www.ultimacena.afom.it/russia-sanpietroburgo-museo-hermitage-icona-di-osso-intagliato-con-ultima-cena/) hanno proporzioni verticali, mentre quest’opera ha una composizione orizzontale. 

L’icona è un esempio di scultura ossea in bassorilievo eseguita dagli artigiani di Kholmogory, il più grande centro di intaglio osseo nei secoli XVII – XIX, i quali utilizzavano le zanne di tricheco e quelle dei mammut fossili.

 

Immagini e notizie da:
https://ar.culture.ru/ru/subject/taynaya-vecherya-4

Per la storia del Museo:
http://gmir.ru/about/history/

https://ar.culture.ru/ru/museum/gosudarstvennyy-muzey-istorii-religii

Localizzazione: RUSSIA – SAN PIETROBURGO. Museo Statale di Storia della religione
Periodo artistico: XIX secolo
Rilevatore: AC

RUSSIA – STARITSA. Chiesa della Trinità del Monastero dell’Assunzione, Ultima Cena, 1819

 

La città di Staritsa è sul fiume Volga, nella regine di Tiver.
Il Monastero dell’Assunzione o Dormizione ebbe origine da una cappellina del XII secolo e si sviluppò molto nel XVI, comprendendo molti edifici.

La Chiesa della Santissima Trinità fu edificata nel 1819 in stile neoclassico, adiacente alla facciata nord della Cattedrale della Dormizione.
Al di sopra delle “porte reali” dell’iconostasi (1) vi è una lunetta con un’Ultima Cena nello stile russo del XIX secolo, con gli Apostoli, secondo l’antica iconografia, sdraiati attorno alla tavola su cui ci sono un calice e alcuni pani.

Immagini e notizie da:
http://desharel.blogspot.com/2019/12/russian-icons-last-supper.html

Localizzazione: RUSSIA – STARITSA. Chiesa della Trinità del Monastero dell'Assunzione
Periodo artistico: 1819
Note storiche: (1) Nell'ambito della Chiesa ortodossa russa l'iconostasi (il tramezzo di separazione tra il presbiterio in cui si celebra la Messa e la navata in cui stanno i fedeli prevede, in genere, cinque ordini di icone: Patriarchi; Profeti; Feste liturgiche; Deisis / deesis (preghiera) che costituisce il registro centrale e principale dove si trovano le icone dei santi in posizione di preghiera intorno a Cristo Pantocratore; le icone locali o del tempio, poste nell'ordine più in alto, che vengono spesso cambiate a seconda della festività.
Rilevatore: AC

RIMINI, frazione MIRAMARE (RN). Congregazione delle Sorelle dell’Immacolata, Cenacolo di I. Fioravanti, 1970 circa

Affresco su tela  di 400 x 200 cm.
Il Cenacolo di Ilario Fioravanti (1922 – 2012), artista cesenate dalle mille sfaccettature (architetto, disegnatore, pittore, scultore e incisore) era stato dimenticato ma ritrovato da suo nipote Luca, anch’egli architetto. In questa vicenda un ruolo fondamentale è stato ricoperto anche dalle suore della Congregazione delle Sorelle dell’Immacolata, a Miramare di Rimini, che fin dal 1970 custodiscono il dipinto che il maestro romagnolo aveva realizzato per la cappella interna al complesso della Congregazione.

L’occasione per realizzare l’opera venne data all’architetto Fioravanti mentre portava a termine la costruzione del grande edificio, con chiesa annessa, della Congregazione, iniziata nel 1966 e conclusa nel 1974. Come ricorda Luca Fioravanti, lo zio «aveva necessità di ritrarre soggetti “dal vero”, nell’affresco vari personaggi hanno il volto di quei muratori che lavoravano alla costruzione dell’edificio».

L’opera ritrovata è stata esposta in una mostra al Museo della Città di Rimini nel 2019.

La Cena si svolge attorno al tavolo di forma antica, semicircolare, con Gesù è all’estremità sinistra; al centro c’è Pietro, che mostra la mano con l’anello del Pescatore, mentre l’Apostolo alla sua destra ha il volto del fondatore della Congregazione, don Masi.
Sopra la tavola vi sono due elementi simbolici: il calice e un agnello arrostito.

 

Immagine e info da:
https://www.cesenatoday.it/eventi/ultimi-giorni-per-ammirare-il-cenacolo-di-ilario-fioravanti.html

http://www.wwwitalia.eu/web/fioravanti-il-cenacolo-ritrovato-a-rimini/

https://www.corrierecesenate.it/Cesena/Settimana-Santa.-L-Ultima-Cena-di-Ilario-Fioravanti-un-sublime-dono-pasquale-ai-posteri

Localizzazione: RIMINI frazione MIRAMARE (RN). Congregazione delle Sorelle dell’Immacolata, 1970 circ
Autore: Ilario Fioravanti
Periodo artistico: 1970 circa
Rilevatore: AC

PORTOGALLO – MAFRA. Museo del Palazzo Nazionale di Mafra, Ultima Cena di Gonçalves e Quillard, XVIII secolo

Olio su tela di 411 x 219 cm, adattato a pala dell’altare.
Datato al XVIII secolo.
Opera dei pittori André Gonçalves (1685 – 1762) di Lisbona e del parigino Pierre Antoine Quillard (1700 circa – 1733).
Numero di inventario: PNM 1103

In questa Ultima Cena, Cristo seduto a tavola al centro, tiene in ogni mano un pezzo di pane, la sinistra leggermente rialzata e la destra appoggiata sul tavolo. È circondato dai dodici Apostoli che indossano tuniche e vesti di notevole ricchezza cromatica, in una scena illuminata da una lampada a tre fuochi, fiancheggiata da drappi rossi che si aprono dall’alto.
La parte superiore del dipinto, di forma arrotondata, fu aggiunta alla tela principale; la composizione è riempita da quattro angeli che si librano sulle nuvole, che sorreggono due turiboli e una navetta (contenitore per incenso), con cui incensano l’ambiente.

 

Immagine da:
http://www.matriznet.dgpc.pt/MatrizNet/Objectos/ObjectosConsultar.aspx?IdReg=1030271

Localizzazione: PORTOGALLO – MAFRA. Museo del Palazzo Nazionale di Mafra Ultima Cena
Autore: André Gonçalves e Pierre Antoine Quillard
Periodo artistico: XVIII secolo
Rilevatore: AC

PORTOGALLO – MAFRA. Museo del Palazzo Nazionale di Mafra, Ultima Cena di F. Laurenzi, 1730

Olio su tela, 330 x 225 cm, dipinto nel 1730 da Filippo Laurenzi (attivo a Roma dal 1710).
Numero inventario PNM 6891
L’opera, appartenente al complesso di opere d’arte commissionate in Italia dal  re João V per ornare il Convento Reale di Mafra, dal 1911 fa parte del Museo del Palazzo Mafra.

Il Palazzo Reale di Mafra, in seguito ribattezzato Palazzo Nazionale, situato a circa 28 chilometri da Lisbona, è la più importante opera dell’architettura barocca in Portogallo, realizzata tra il 1717 e il 1755 durante il regno di João V; al suo interno – oltre alle stanze reali – la biblioteca con 36000 volumi di cui molti stampati prima del ‘500 e l’imponente convento francescano.

Al centro della scena dell’Ultima Cena è Cristo, dal volto sereno, che appoggia la mano destra sul petto; alla sua destra è Giovanni. Gli Apostoli presentano gesti agitati, nel momento in cui Gesù dichiara che uno di loro lo tradirà.
La tavola è posta  su una piattaforma con un vaso d’oro; è coperta da una tovaglia bianca sopra cui ci sono: un calice di vino, un piatto, un pane e un piatto con l’agnello.
Sul pavimento di marmo rosa e bianco c’è un asciugamano bianco e una bacinella d’acqua a ricordare la Lavanda dei piedi.
La firma del pittore: “PHILIPPUS LAURENT ROMANVS FECIT. ANNO DNI. 1730” è scritta nella parte inferiore del dipinto, sulla pedana.
Nella parte superiore del dipinto, in un cielo nuvoloso, diversi angeli assistono alla cerimonia, uno dei quali tiene in mano una navicella (contenitore per l’incenso) e l’altro incensa con un turibolo.

 

Immagine e notizie da:
http://www.matriznet.dgpc.pt/MatrizNet/Objectos/ObjectosConsultar.aspx?IdReg=1078997

Localizzazione: PORTOGALLO – MAFRA. Museo del Palazzo Nazionale di Mafra
Autore: Filippo Laurenzi
Periodo artistico: 1730
Rilevatore: AC

RUSSIA – VYTEGRA. Musei di Vytegra/Museo unito di Vytegorsk, icona di Ultima Cena, XVIII secolo

La collezione “Old Russian Painting” del Museo Unito di Vytegorsk comprende 508 oggetti del XVI – XX secolo. Alcune delle icone sono state restaurate, ma la maggior parte di loro sta aspettando il proprio turno. Nel 1968, diverse icone furono trasferite per il restauro al Museo storico russo e poi, per decisione del Ministero della Cultura, furono lasciate lì per la conservazione permanente.

Le icone erano considerate un oggetto d’arte tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, ma questo approccio, che poteva essere ritenuto blasfemo da alcuni credenti, diventò motivo di salvezza per molte immagini negli anni della lotta contro la religione. A causa del fatto che nel 1912 a Vytegra sorse un museo che nel 1918 ricevette lo status di istituzione culturale indipendente, le icone delle chiese di Vytegra che furono chiuse negli anni ’30 del Novecento non vennero bruciate, ma entrarono nella collezione del Museo.

Tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo, non lontano dalla città di Vytegra nella Russia occidentale, sorse un centro per la creazione di icone che operò fino alla metà del XIX secolo: il monastero Vygo-Leksinskoe, il più grande centro religioso, economico e culturale dei Vecchi Credenti (il movimento religioso che nel 1666-1667 si oppose alle scelte della gerarchia ortodossa russa, arrivando a separarsene in segno di protesta contro le riforme ecclesiastiche introdotte dal Patriarca Nikon).

L’icona che raffigura l’Ultima Cena, risalente al XVIII secolo, numero inventario VKM 9531, proviene dalla Chiesa dell’Assunzione della Vergine Maria di Devyatinskaya (chiesa costruita nel 1770 e distrutta da un incendio nel 1984, che si trovava in un villaggio della zona).

 

Immagine da
https://museum–vytegra-vlg-muzkult-ru.translate.goog/obraz?_x_tr_sl=ru&_x_tr_tl=it&_x_tr_hl=it&_x_tr_pto=nui,sc

Localizzazione: RUSSIA – VYTEGRA. Musei di Vytegra/Museo unito di Vytegorsk
Periodo artistico: XVIII secolo
Rilevatore: AC

RUSSIA –  EKATERINBURG. Museo delle icone di Nevyansk, Ultima Cena, XIX secolo

Si tratta del primo museo privato di icone nella Russia moderna, basato sulla collezione personale dello storico Evgeny Roizman, con oltre 600 opere.
Le “icone di Nevyansk”, secondo i ricercatori, prendono il nome dalla prima capitale dei Demidov [la dinastia di industriali che controllava gran parte degli Urali e a cui lo zar Pietro I (1682-1725)  aveva affidato lo sviluppo della regione] e sono una delle più alte manifestazioni dell’arte della pittura di immagini sacre dei Vecchi Credenti (il movimento religioso che nel 1666-1667 si oppose alle scelte della gerarchia ortodossa russa, arrivando a separarsene in segno di protesta contro le riforme ecclesiastiche introdotte dal Patriarca Nikon.)
I pittori di icone che dipingevano nello stile “Nevyansk”, sostenuti dai Demidov, lavoravano non solo in quella città ma anche in altri villaggi minerari dove vivevano dinastie di artigiani di prim’ordine che realizzavano opere esclusivamente per privati.
La tradizione delle icone di Nevyansk fu attiva dal 1734 al 1919.

Una parte delle icone del Museo fu oggetto di una mostra nel 2009-2010 a Mosca alla Galleria d’arte Zurab Tsereteli.
Tra queste icone, una raffigura l’Ultima Cena con due Santi ai lati, realizzata nella prima metà del XIX secolo.

Immagini da:
http://www.museum.ru/alb/image.asp?46693

Localizzazione: RUSSIA –  EKATERINBURG. Museo delle icone di Nevyansk
Periodo artistico: XIX secolo
Rilevatore: AC

RUSSIA – PALEKH. Museo statale d’arte, icona di Ultima Cena

Il Museo dell’arte della lacca si trova nel villaggio di Palek a circa 60 km dalla città di Ivanovo (a nord-est di Mosca) e raccoglie opere della scuola di pittura di Palekh che, per tradizione ancora attivissima, usa la lacca su cartapesta con fondi neri e oro, sia per icone, sia per pitture/miniature di carattere profano.
Il museo sorse con il patrocinio dello scrittore Maksim Gorkij, e dal 1935 conserva una enorme quantità di oggetti di questo tipo di arte, provenienti anche da altre esperienze artistiche sia dalla Russia che dal resto del mondo.

L’Ultima Cena raffigura gli Apostoli attorno a un tavolo ovale su cui sono un grande calice, pane, due bricchi, una saliera.

 

Immagine da:
http://desharel.blogspot.com/2019/12/russian-icons-last-supper.html

Link:
https://www.ciaoitaliarussia.it/le-miniature-lacca-del-villaggio-palekh/

Localizzazione: RUSSIA - PALEKH. Museo statale d'arte
Rilevatore: AC

PORTOGALLO – LISBONA. Museo nazionale di Arte Antica, scultura di Ultima Cena, XVII secolo

Bassorilievo in legno dorato e policromato di 127 x 169 x 12 cm, con cornice intagliata e dorata.
Datato al XVII secolo, di autore sconosciuto.
Numero di inventario: 3 Esc.  Arrivato al Museu Nacional de Arte Antiga dal soppresso Convento dos Remedios di Braga.

La composizione è disposta orizzontalmente, con tre registri. Il fondo si apre in tre archi ribassati su lesene che inquadrano, ai due lati, due aperture con architravi rettilinei. L’arco centrale inquadra Cristo aureolato, con il braccio destro alzato e la mano benedicente, al centro della tavola. Nel secondo registro  sono anche raggruppate le figure degli Apostoli attorno a Gesù: cinque a destra e i restanti Apostoli sul lato sinistro (Giovanni sdraiato sul petto di Cristo, quattro in fondo alla tavola e due seduti in fondo). Giuda, con il sacco di monete, ha ai suoi piedi la figura del diavolo che gli i tocca la gamba.
Sul tavolo c’è una ciotola, due pagnotte, due coltelli, un vaso e, al centro, un piatto con l’agnello.

 

Immagine e notizie da:
http://www.matriznet.dgpc.pt/MatrizNet/Objectos/ObjectosConsultar.aspx?IdReg=247193

Localizzazione: PORTOGALLO – LISBONA. Museo nazionale di Arte Antica
Periodo artistico: XVII secolo
Rilevatore: AC

RUSSIA – TYUMEN. Museo Regionale di belle arti, Ultima Cena di V. Polenov, 1890-1900

Fondato nel 1957 come Galleria d’arte, oggi il Museo regionale delle belle arti di Tyumen, città della Siberiana occidentale, è considerato uno dei migliori musei d’arte al di là degli Urali.

Vasily Dmitrievich Polenov (1844 – 1927) è stato un pittore paesaggista russo associato al movimento Peredvizhniki; per garantire l’“autenticità” degli ambienti in cui Cristo visse, il pittore viaggiò in Egitto, Siria e Palestina nel 1881-1882. La serie di dipinti “Scene dalla vita di Cristo”, realizzati nel 1890-1900, contava 65 opere nel 1909.
Nel 1994 gli organizzatori della mostra personale dedicata al 150° anniversario della nascita del pittore, desiderosi di mostrare il lavoro dell’artista nella sua piena varietà e la diversità dei suoi talenti, hanno cercato di riunire tutta la serie, ma si è rivelato un compito impossibile poiché solo pochissimi pezzi della serie sono sopravvissuti in musei e collezioni private russe.
Di essi, l’Ultima Cena, è conservata al Museo di Tyumen.

La Cena è ambientata in una stanza fiocamente illuminata da una lampada centrale sul soffitto, il numero degli Apostoli non è definibile a causa dell’oscurità; tra le figure, che siedono su basse panche attorno a un tavolo rettangolare, non si riesce a riconoscere Cristo.

 

Immagine da:
https://www.oceansbridge.com/shop/artists/p/pl-por/polenov-vasily/the-last-supper-11

Link:
https://www.tretyakovgallerymagazine.com/articles/4-2011-33/vasily-polenov-i-love-gospel-tales-beyond-words

https://en.wikipedia.org/wiki/Vasily_Polenov

Localizzazione: RUSSIA – TYUMEN. Museo Regionale di belle arti
Autore: Vasily Dmitrievich Polenov
Periodo artistico: 1890-1900
Rilevatore: AC

COLLOCAZIONE IGNOTA. Ultima Cena di J. Zick, XVIII secolo

Olio su tela attribuito a Januarius Zick o alla sua cerchia, 74 x 97 cm.

Messo in vendita dalla Casa d’aste Michael Zeller, Lindau Germania.

Januarius Zick (1730 – 1797; pittore, architetto e polimatematico tedesco, considerato uno dei più importanti maestri del tardo barocco.

 

Immagine da:
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Zick_attr_Das_letzte_Abendmahl.jpg?uselang=it

https://www.zeller.de/

Autore: Januarius Zick
Periodo artistico: XVIII secolo
Rilevatore: AC

COLLOCAZIONE IGNOTA. Ultima Cena di J. Lawson, XIX secolo

John Lawson (1868-1909), artista scozzese, pittore e scultore, fu noto soprattutto come illustratore di libri.
Il dipinto raffigurante l’Ultima Cena è molto frequentemente riprodotto nelle stampe artistiche.
Cristo è in piedi con in mano un pane; un calice e posto davanti a lui sul tavolo rettangolare; gli Apostoli hanno espressioni sconfortate per l’annuncio che uno di loro tradirà Gesù. Giuda, in primo piano a sinistra, volge le spalle agli altri e tiene in mano il sacchetto delle monete

 

Immagine da:
https://iartprints.com/prints/john_lawson_the_last_supper-28900.html

Link:
https://chrisbeetles.com/artist/510/john-lawson

Autore: John Lawson
Periodo artistico: XIX secolo
Rilevatore: AC

COLLOCAZIONE IGNOTA. Ultima Cena di S. Jaud, 1820 circa

Il dipinto è stato venduto all’asta nel 2012 in Germania.

Olio su cartone di 51 x 61,5 cm.
Sul retro è scritto in tedesco: “Vero originale e invenzione di Sebastian Jaud von Wessobrunn. Mahler nel 70° anno della sua età, 182 […].

Raffigura Cristo al centro con due pezzi di pane nelle mani, gli Apostoli attorno alla tavola rettangolare su cui sono pani, piatti, bicchieri, bottiglie e un calice.

Sebastian Jaud (1751-1824) fu uno degli ultimi pittori austriaci del circolo artistico di Wessobrunn (Baviera, Germania) del periodo barocco. Con la secolarizzazione dei monasteri di Wessobrunn cessarono gli ordini e quindi la base economica più importante per gli artisti che dovettero emigrare o abbandonare il circolo mancanza di clienti.

 

Immagine da Wikimedia.

Link:
https://www.neumeister.com/

Autore: Sebastian Jaud
Periodo artistico: 1820
Rilevatore: AC

MILANO. Cimitero Monumentale, Ultima Cena di Giannino Castiglioni.

Al termine del viale che separa i rialzati A e B di ponente, di fronte alle arcate che consentono l’accesso ai riparti esterni, si erge l’edicola Campari. Su di un basamento ricavato da un masso erratico porfirico è posto il gruppo scultoreo in bronzo raffigurante l’Ultima Cena dello scultore Giannino Castiglioni.
Il monumento funebre viene eretto (1936-1939) per volontà di Davide Campari (1867-1936), titolare dell’omonima azienda produttrice di bevande e liquori, il cui padre Gaspare intorno al 1865 aveva iniziato la produzione dell’amaro “bitter” a Milano; poco distante dall’odierno quartiere di Porta Nuova, nella fabbrica in via Galilei, Davide inizia poi a produrre il liquore dolce “cordial”, che riscuote fin da subito un grande successo. Grazie a un’oculata politica imprenditoriale e al ricorso a una massiccia campagna pubblicitaria, che vede impegnati artisti del calibro di Fortunato Depero (1892-1960) e Bruno Munari (1907-1998), la ditta Campari gode di una formidabile espansione commerciale, fino a diventare l’odierna azienda leader nell’industria globale della produzione di liquori.
Tra le più celebri opere del Monumentale, l’edicola Campari è opera dello scultore Giannino Castiglioni (1884-1971) che qui realizzò anche la colossale Via Crucis per la tomba del senatore Antonio Bernocchi (1933-1936); a questo artista si deve inoltre la realizzazione di innumerevoli monumenti commemorativi a Milano e nell’America latina, la sistemazione di cimiteri di guerra monumentali, come quello di Redipuglia (1928-1938), e la progettazione di medaglie d’arte.

Fonte: https://monumentale.comune.milano.it

Localizzazione: Milano
Autore: Giannino Castiglioni
Periodo artistico: 1936-39
Data ultima verifica: 26/10/2021
Rilevatore: Rizzo Daniela

PAESI BASSI – AMSTERDAM. L’Ultima Cena di Marlene Dumas al Rijksmuseum.

Olio su tela, 160 cm ×  200 cm, c. 1985 – c. 1991, esposto al Rijksmuseum

Durante l’Ultima Cena, Cristo ha condiviso con i suoi discepoli il pane e il vino, simboli del suo corpo e del suo sangue. Fu così che annunciò non solo la sua crocifissione, ma anche che sarebbe vissuto nei suoi discepoli, tra i quali è stato tradizionalmente rappresentato per secoli.
L’autore si prese la libertà di fare di lui una figura solitaria, vuota, sopra la cui testa appare nuova vita in una “nube” di feti.

In The Last Supper il titolo è una parte significativa della storia e indica l’atmosfera o la situazione che viene trasmessa con l’opera. Poiché il titolo si riferisce a questa iconica storia cristiana, la silhouette con i suoi lunghi capelli viene immediatamente interpretata come Cristo anche se gli apostoli non sono seduti intorno a lui. L’aspetto delle figure simili a feti nel cielo è allo stesso tempo strano e ambiguo. Nel suo testo esplicativo per la rivista letteraria olandese Liter, Dumas descrive il processo di trasformazione che il dipinto ha attraversato:
‘Non sapevo come comporre la tavola apparecchiata. La composizione degli apostoli era troppo attenta e troppo artificiosa. Non rappresentava alcuna lotta esistenziale. (…)
In seguito ho lasciato il dipinto da solo, per un periodo imprecisato. È stato a causa della mia maternità. Gesù è nato da una donna. Com’è spaventoso dare una nuova vita al mondo. Qual è il futuro di quelli che devono ancora nascere? Di Colui che è nato per morire. Per morire bisogna prima nascere. (…) Sua madre avrebbe potuto fare qualcosa per cambiare la sua fede?
Nell’Ultima Cena di Dumas, prima di tutto gli apostoli non sono presenti. Inoltre, la figura di Cristo è invertita. Sebbene tradizionalmente posizionato al centro della tela, la sua schiena è ora rivolta agli spettatori e affronta i feti. La tavola consiste solo di un’ampia striscia rossastra su una larghezza del dipinto. Sopra a questo è posto un ampio campo arancione, che allude a un paesaggio sormontato da un cielo nuvoloso. I colori attraversano la silhouette di Cristo, anche se i suoi capelli sono completamente colorati dall’arancione, mentre si sovrappongono ai viola e agli azzurri nel cielo. (…)

Info:
https://www.rijksmuseum.nl/en/collection/SK-A-5017

Vedi anche: Lieke-Wijnia The Last Supper

Localizzazione: Amsterdam - Rijksmuseum
Autore: Marlene Dumas
Periodo artistico: XXI sec.
Data ultima verifica: 26/10/2021
Rilevatore: Rizzo Daniela

MILANO. Basilica di Sant’Ambrogio, Ambone con scolpita una Ultima Cena.

L’ambone in marmo, sorretto da un loggiato di 9 colonnine antiche di riuso e appoggiato sul celebre sarcofago peleocristiano detto “di Stilicone”, crea un complesso monumentale di grande interesse ed è riconosciuto come una delle più importanti espressioni del romanico lombardo e unico esempio di tale arredo liturgico medievale conservatosi a Milano.
Realizzato tra il 1130 e il 1143, fu danneggiato nel 1196 per il crollo della volta della terza campata e ricomposto pochi anni dopo da Gugliemo da Pomo, come è ricordato dall’iscrizione incisa sul parapetto. Ornato con preziosi paramenti, veniva utilizzato dai monaci e dai canonici della basilica per le funzioni liturgiche; ancora oggi è utilizzato durante le solennità.

La complessa decorazione che riveste l’ambone è in gran parte ispirata a testi scritti da sant’Ambrogio, ha carattere narrativo e finalità didattica e pastorale.
Gli episodi rappresentati, insieme a figure animali simbolici, trattano il tema del Peccato e della Redenzione.
Sul lato settentrionale, il più nascosto ma il più ricco dal punto di vista figurativo, è scolpita una scena di banchetto con undici convitati, ancora oggi di incerta interpretazione.
Per alcuni studiosi è raffigurato il momento dell’Agape cristiana, il convitto di carità che i primi cristiani erano soliti tenere la domenica sera; altri invece vi riconoscono l’Ultima Cena di Gesù, realizzata secondo un’iconografia medievale che, trascurando volutamente il numero tradizionale degli Apostoli privilegia il momento della benedizione del pane e del vino, sottolineando il significato eucaristico dell’evento.

I rilievi furono eseguiti da due artisti diversi, convenzionalmente chiamati Maestro della cena e Maestro del Telamone. Mentre il primo è legato alla tradizione della scuola romanica milanese, dalla quale attinge le raffigurazioni di animali (aquila, leone, cerco, ariete) presenti anche sui capitelli della basilica, il secondo invece riporta la sua esperienza maturata nel Duomo di Parma.
Le due sculture in rame sbalzato e dorato appricate sul lato verso la navata e raffiguranti un’aquila (simbolo di san Giovanni Evangelista) e un angelo (simbolo di san Matteo) offrono una straordinaria testimonianza della metallurgia medievale.
Questi capolavori, databili forse addirittura alla fine del VII secolo, momento culturale di passaggio dal mondo longobardo alla rinascita carolingia, dovevano essere in origine applicati ad un ambone più antico di questo, insieme ai simboli degli altri evangelisti, oggi perduti.
E’ probabile che l’aquile avesse funzione di leggio, emergendo con tutto il corpo dal parapetto dell’ambone. La presenza di elementi metallici in un ambone di marmo, rende davvero unico questo monumento e lo avvicina per valore e importanza al prezioso pulpito decorato da rilievi in rame e avori del VI secolo, donato, tra il 1002 e il 1041, dall’imperatore Enrico II alla Cappella di Aquisgrana.

Vedi una descrizione completa dell’ambone:
http://www.medioevo.org/artemedievale/pages/lombardia/SantAmbrogioaMilanoAmbone.html

Bibliografia:

AA.VV. L’ambone di Sant’Ambrogio.
A cura di C. Capponi. Fotografie di S. Scarioni Dimensioni 25×29 cm Pagine 112 Illustrazioni 84 a colori, 28 in b/n Lingua Italiano Anno 2001 ISBN 9788882152925 Prezzo € 31,00
L’ambone della basilica di Sant’Ambrogio a Milano è – dopo l’altare di Vuolvinio – l’elemento che più attrae chi visita la chiesa. Il recente completamento del suo restauro fornisce l’occasione di riservare all’insigne monumento una specifica trattazione monografica. Insolita composizione di sculture di epoche diverse, l’ambone vero e proprio poggia sull’antico sarcofago romano, detto di Stilicone, poiché si credeva che contenesse le spoglie del generale degli imperatori Teodosio e Onorio. La sovrastante struttura medievale si può far risalire alla fine dell’XI o all’inizio del XII secolo e rappresenta una delle più importanti espressioni del romanico lombardo, unico esempio di tale arredo liturgico conservatosi a Milano fino ai nostri giorni. L’interesse del volume risiede non solo negli interventi di esperti delle diverse discipline – dalla storia dell’arte alla tecnica orafa, alla storia della liturgia -, ma anche nella presenza di uno specifico e suggestivo repertorio fotografico, che permette una visione insolita di bellissimi particolari scultorei.

 

Localizzazione: Milano
Autore: Maestro della Cena
Periodo artistico: XII sec.
Data ultima verifica: 24/10/2021
Rilevatore: Gabriella Monzeglio, Feliciano Della Mora

SPAGNA – RONDA. Collegiata Santa Maria La Mayor, murale di Raymonde Pagegie, rappresentante l’Ultima Cena.

RONDA – Malaga (Spagna). COLLEGIATA SANTA MARIA LA MAYOR. Murale di Raymonde Pagegie rappresentante l’Ultima Cena.

Per la descrizione della chiesa, vai a http://colegiataronda.com/index.php/en/

Nella parete occidentale si trovano murales dell’artista francese Raymonde Pagégie, dipinti negli anni Ottanta del XX secolo, fra cui uno rappresentante “La Santa Cena” (1986).

Vedi:
http://porlospueblosblancos.blogspot.com/2014/03/ronda-2-parte-malaga.html?m=1

Info:
tel. +34 952 874 048
Plaza de la duquesa de Parcent S/N 29400 Ronda Málaga
tienda.stamariaronda@palaciosymuseos.com

Localizzazione: Ronda, Malaga (E)
Autore: Raymonde Pagégie
Periodo artistico: 1986
Data ultima verifica: 24/10/2021
Rilevatore: Rizzo Daniela

SPAGNA – CUENCA. Museo del tesoro della Cattedrale di Santa Maria, retablo dell’Ultima Cena, 1554-6

 

Il Museo situato nell’antico Palazzo Episcopale, conserva molte pregevoli opere d’arte. Tra esse il retablo/pala d’altare dell’Ultima (Santa) Cena, dipinto a olio su legno. Attribuito a Martín Gómez il vecchio e a suo figlio Gonzalo Gómez; realizzato nel 1554-1556 circa.

Il pannello centrale della pala d’altare descrive la scena dell’Ultima Cena con Gesù che benedice con la mano destra e pone la sinistra sulle spalle di san Giovanni che dorme appoggiato alla mensa. Da quello stesso lato sono altri cinque Apostoli, mentre alla destra di Gesù, guidati da san Pietro, se ne vedono altri sei, e in primo piano, solo, Giuda Iscariota, con un pezzo di pane nella mano destra, e nella sinistra la borsa con le trenta monete d’argento.
Sullo sfondo una parete con porte e finestre e, nell’angolo in alto a destra, c’è un tavolino più piccolo con due bicchieri appoggiati sopra.
La tavola della Cena è circolare e sopra la tovaglia col bordo ricamato vi sono un bicchiere, un coltello, dei pani, fette di limoni o arance, un vassoio vuoto e un piatto con verdure.

Il retablo presenta un frontone triangolare su cui è dipinta l’Annunciazione; a destra della Cena la figura di san Cristoforo e a sinistra un Santo martire con un corvo ai piedi (forse san Vincenzo di Sargozza le cui spoglie furono difese da quest’uccello oppure sant’Espedito cui il demonio apparve sotto forma di corvo).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Immagini da:
https://www.elarteencuenca.es/blog/museo/museo-diocesano-sala-3

https://www.facebook.com/MuseoTesoroCatedralDeCuenca/photos/retablo-de-la-santa-cena-%C3%B3leo-sobre-tabla-atribuido-a-mart%C3%ADn-g%C3%B3mez-el-viejo-y-go/1108019872692411/

Localizzazione: SPAGNA – CUENCA. Museo del tesoro della Cattedrale di Santa Maria
Autore: Martín e Gonzalo Gómez
Periodo artistico: 1554-56
Rilevatore: AC

SPAGNA – CUENCA. Cattedrale di Santa Maria, bassorilievo con Ultima Cena, 1550

 

La cattedrale fu edificata nel XII secolo e rinnovata nei secoli successivi.
Nella Cappella di Sant’Elena vi è una pala in legno di noce non dipinto, realizzata nel 1550 da Esteban Jamete (Etienne Jamet o Chamet, 1515 – 1565  scultore francese che lavorò molto in Spagna).

La pala è formata da una predella e un corpo diviso in tre piani e tre parti verticali separate da colonne balaustrate di ordine ionico nel primo piano, corinzie nel secondo e terzo. La predella ha ai lati gli scudi del fondatore, e nel medaglione centrale la rappresentazione della vittoria di Costantino (figlio di Sant’Elena) su Massenzio.

Nella parte centrale del primo piano è raffigurata l’Ultima Cena, ai lati le figure di san Pietro e san Paolo. Il bassorilievo della Cena mostra gli Apostoli seduti a una tavola rettangolare su cui ci sono pani, un calice e un piatto con un maialino (invece dell’agnello).

 

Immagine e info da:
https://www.elarteencuenca.es/blog/catedral/cuenca-catedral-26

http://www.jdiezarnal.com/catedraldecuenca.html

Localizzazione: SPAGNA – CUENCA. Cattedrale di Santa Maria
Autore: Esteban Jamete
Periodo artistico: 1550
Rilevatore: AC