FRANCIA – DIGIONE. Museo delle Belle Arti, Ultima Cena del “Maître à l’œillet de Baden”, ultimo quarto del XV secolo

 

Dipinto a olio su legno di abete, Opera del “Maestro del garofano di Baden”: l’artista dipinge un garofano sui suoi dipinti, probabilmente come firma o segno distintivo.
Numero inventario RE 105 MI.

 

La pala proviene dalla Cappella dei Re Magi a Baden (Svizzera); Collezione J.H. von Speyr; Collezione Tagini; Collezione Pierre-Jean-Baptiste-Henri Pichot-L’Amabilais; Collezione Marie-Henriette Dard e suo lascito al Museo di Digione nel 1916.

La pala d’altare della Passione di Cristo presenta otto scene distribuite su due ante bifacciali, ciascuna misura 168 x 76 cm.
Il lato A mostra, nel pannello di sinistra, in alto, l’Ultima Cena, e Cristo davanti al sommo sacerdote Anna.
Il pannello di destra ha: Cristo nell’orto degli ulivi, e la Flagellazione (in basso).

 

 

 

L’altro lato mostra, a sinistra, l’Incoronazione di spine (parte superiore) e  il Trasporto della croce.
A destra, in alto, l’ Ecce Homo e, sotto, la Deposizione dalla croce.

 

Questo artista ha grandi capacità narrative, riproducendo tutte le sfumature delle emozioni dei suoi personaggi. Trattate in uno stile molto debitore a Martin Schongauer, alcune scene trascrivono letteralmente le incisioni del famoso artista tedesco. L’aspetto talora caricaturale delle figure, la moltiplicazione di dettagli crudeli o aneddotici e la violenza dei colori che un recente restauro ha permesso di riscoprire, si ispirano non solo all’immaginario popolare ma anche alle rappresentazione del “teatro dei misteri”. Le altre tavole del Maestro conservate nel Museo rappresentano Santi tipicamente svizzeri, sant’Otmar e san Fridolin, oltre a santa Barbara e sant’Orsola che sono trattate in modo molto più raffinato: i loro sontuosi abiti di tessuti preziosi sono resi dalla tecnica dei “broccati applicati”.

 

Bibliografia:
Gras C.; Jugie S.; Meyer H., Le Musée des Beaux-arts de Dijon : guide des collections permanentes, Ville Dijon, 2000

Immagini e notizie da:
http://mba-collections.dijon.fr/ow4/mba/voir.xsp?id=00101-13333&qid=sdx_q2&n=3&e=

https://l-art-en-tete.com/2020/06/10/en-promenade-au-musee-des-beaux-arts-de-dijon-iii/

Localizzazione: FRANCIA – DIGIONE. Museo delle Belle Arti
Autore: “Maître à l’œillet de Baden”
Periodo artistico: ultimo quarto del XV secolo
Rilevatore: AC

PIACENZA. Cattedrale di Santa Maria Assunta e Santa Giustina, trittico con Ultima Cena di S. de’ Serafinis, 1360

 

La Cattedrale conserva un piccolo trittico (90 x 45 cm) legno intagliato e dorato, dipinto a tempera su tavola, con episodi della Vita di Gesù. Realizzato dall’artista modenese Serafino de’ Serafini (1323 – 1393).

Il riquadro in basso dello scomparto laterale sinistro (19 x 20 cm) raffigura l’Ultima Cena, con gli Apostoli seduti attorno ad un tavola rotondo; Gesù sta porgendo il boccone a Giuda, all’estrema desta, vestito di rosso e senza aureola.

 

 

Immagini da:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/3668927/Serafino+dei+Serafini+%281360+ca.%29%2C+Ultima+cena#locale=it&ambito=CEIOA&action=ricerca/risultati&dominio=1&ordine=rilevanza&nomi_correlati=Serafino%20dei%20Serafini

Link:
https://www.treccani.it/enciclopedia/serafino-di-giovanni-de-serafini_(Dizionario-Biografico)/

Per info sula cattedrale:
https://it.wikipedia.org/wiki/Duomo_di_Piacenza

Localizzazione: PIACENZA. Cattedrale di Santa Maria Assunta e Santa Giustina
Autore: Serafino de' Serafinis
Periodo artistico: 1360
Rilevatore: AC

PIACENZA. Cattedrale di Santa Maria Assunta e Santa Giustina, Ultima Cena di U. Sartini, 2016

 

L’opera, olio su tela (180 x 500 cm, diviso in tre pannelli) del pittore piacentino contemporaneo Ulisse Sartini (nato nel 1943), completato a inizio 2016, è stato in mostra nel chiostro del Convento domenicano annesso alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie di Milano, poi da ottobre 2016 esposto nella Cattedrale.
Il dipinto, nonostante le molte recensioni favorevoli e l’impostazione tradizionale, ha suscitato nel 2017 proteste da parte di un gruppo di artisti perché sarebbe stato “stonato”, in un edificio romanico e a pochi metri dai dipinti del Guercino e di altri artisti del passato.
La Curia ha deciso che l’opera, che nel 2016 era stata posta nella Cappella della Madonna del Popolo, sia posizionata altrove, sempre in Cattedrale, ma in un luogo più adatto a ospitare una creazione di arte contemporanea.

 

Immagine da:
http://www.ilnuovogiornale.it/archivio-articoli/impostazioni-sito-3/927-in-cattedrale-l-ultima-cena-di-sartini.html

Link:
http://www.ulissesartini.com/ulisse-sartini-cartella-stampa.php

Ulisse_Sartini_antologia_critica_Ultima_Cena.pdf

https://www.piacenzadiario.it/cosa-si-dice-piacenza/duomo-lultima-cena-sartini-verra-spostata-prove-tecniche-la-salita-permanente-alla-cupola-del-guercino

Info sulla Cattedrale: https://it.wikipedia.org/wiki/Duomo_di_Piacenza

Localizzazione: PIACENZA. Cattedrale di Santa Maria Assunta e Santa Giustina, 2016
Autore: Ulisse Sartini
Periodo artistico: 2016
Rilevatore: AC

PIACENZA. Basilica di Sant’Antonino, Ultima Cena di B. Castello, 1624


Olio su tela (500 x 290 cm) del genovese Bernardo Castello (1557 – 1629), racchiusa in una cornice intagliata e dorata, posta nel transetto sinistro, sopra l’altare
.
Sulla tavola ci sono  pani e agrumi. In alto angli e la colomba dello Spirito Santo.

 

Una prima basilica fu eretta tra il 350 e il 375 al tempo di san Vittore, primo vescovo di Piacenza, probabilmente nell’area dell’attuale transetto. E’ intitolata a Sant’Antonino, patrono della città. Probabilmente ebbe il ruolo di cattedrale fino al IX secolo. Nel corso dei secoli fu più volte ampliata, trasformata e restaurata. Fu ricostruita una prima volta nel 870; durante le invasioni ungare della prima metà del X secolo la basilica, ancora al di fuori della cinta muraria, riportò gravi danni. Nel 1004 fu ricostruita e ampliata sotto il vescovo Sigifredo, con elevazione della torre ottagonale e dei transetti. Attorno al 1230 venne sistemata la facciata nord e nel 1350 prolungato il transetto sinistro con la costruzione dell’atrio detto “Porta del Paradiso” su progetto di Pietro Vago. Nel 1483 venne edificato il chiostro di cui restano 3 lati, e nel 1495 il soffitto il legno a capriate fu sostituito da volte in stile gotico. Nei secoli successivi vennero operati nuovi interventi, che modificarono soprattutto l’interno, quali la costruzione dell’abside rettangolare e le cappelle laterali. A metà ottocento i capitelli furono rivestiti in stile neogotico floreale. Tra il 1925 e il 1930 fu la volta dei lavori di restauro affidati all’architetto Arata che, nel tentativo di riportare la chiesa all’aspetto originario, operò alcune demolizioni e ricostruzioni tra cui l’abbattimento di due cappelle cinquecentesche e la rimozione del portale barocco della facciata di piazza. Il risultato è una singolare disposizione planimetrica, a croce latina rovesciata, con alta torre ottagonale all’incrocio delle navate e l’accostamento di volumi e stili diversi che tuttavia la rendono tra le più interessanti testimonianze architettoniche di Piacenza.
Numerose sono le opere d’arte conservate all’interno della chiesa.

Immagini da Wikimedia e da:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/6080277/Castello+B.+%281624%29%2C+Ultima+cena

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_Sant%27Antonino

https://it.wikipedia.org/wiki/Bernardo_Castello

Localizzazione: PIACENZA. Basilica di Sant'Antonino
Autore: Bernardo Castello
Periodo artistico: 1624
Rilevatore: AC

GENOVA. Convento di Nostra Signora del Monte, Ultima Cena di O. De Ferrari, 1641

Il convento francescano, con l’annessa Chiesa, sorge nel quartiere di San Fruttuoso.

Nel refettorio del convento, un olio su tela di grandi dimensioni (740 x 340 cm circa), raffigura l’Ultima Cena di Orazio De Ferrari (Voltri, 1606 – Genova, 1657), firmata e datata 1641.
Non c’è alcuna documentazione storica del dipinto, che fu eseguito certamente per quella sede, adattandosi perfettamente alla parete del refettorio.
L’iconografia è più semplice rispetto a quella della tela in San Siro a Genova, Vedi Scheda.
Questo dipinto, a differenza di quello, è effettivamente un’Ultima Cena perché sulla tavola ci sono stoviglie, pani, l’agnello, frutta ecc. In entrambe le tele ci sono Giuda e il diavolo, a destra in primo piano; qui però Giuda è girato e guarda il tentatore che lo afferra per il polso.
 

Chiesa e convento. In origine, prima dell’anno mille, sul monte si trovava una piccola cappella votiva ma fu solo durante il XII sec. che si deliberò, così annota un antico atto notarile, la costruzione di un edificio molto più grande affidato ai canonici mortariensi. All’inizio del Quattrocento il complesso era in rovina e fu richiesto dai frati Minori osservanti che ottennero dal papa Eugenio IV i diritti sull’antico priorato mortariense. Grazie al finanziamento del doge Raffaele Adorno, furono ricostruiti chiesa e convento. Al termine dei lavori, nel 1444, una numerosa comunità francescana vi fece ufficialmente ingresso.
La chiesa odierna è il frutto di vari ingrandimenti e di una radicale ristrutturazione in stile barocco terminata nel 1658. Il convento invece presenta ancora la struttura quattrocentesca.

 

Immagine per cortesia dell’Ufficio beni artistici della Provincia S. Antonio dei frati minori di Genova, che ringraziamo.

Link:
http://www.santuariodelmonte.it/

https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_della_Madonna_del_Monte_(Genova)

Localizzazione: GENOVA. Convento di Nostra Signora del Monte
Autore: Orazio De Ferrari
Periodo artistico: 1641
Rilevatore: AC

GENOVA . Chiesa di San Siro, Ultima Cena di O. De Ferrari, prima metà XVII secolo

 

Nella sacrestia della Chiesa è conservato il dipinto a olio (258 x 500 cm circa) raffigurante l’ Ultima Cena di Orazio De Ferrari (Voltri, 1606 – Genova, 1657), un esponente di spicco del Barocco genovese, che lo realizzò presumibilmente tra il 1600 e il 1624.

Una grande composizione con gli Apostoli seduti intorno a un tavolo rettangolare; Cristo al centro ha davanti a sé un calice, unico oggetto sulla mensa; cosa che farebbe ipotizzare che il dipinto volesse raffigurare l‘Istituzione dell’Eucaristia.
Giuda è a destra in primo piano, con un diavolo dietro di lui che gli afferra un polso egli porge una moneta tentatrice.
L’opera è maggiormente curata e iconograficamente più complessa, anche nello sfondo architettonico, rispetto al Cenacolo nel Convento di Nostra Signora del Monte, vedi scheda.

L’antica Chiesa di San Siro fu eretta nel IV secolo; originariamente dedicata ai Dodici Apostoli, due secoli dopo cambiò la propria intitolazione in favore del vescovo Siro. Fu la prima cattedrale di Genova, titolo che nel IX secolo passò a San Lorenzo. Nel 1007 venne assegnata ai Benedettini dal vescovo Giovanni II ed eretta in Abbazia. I monaci (che lo tennero fino al 1398) riedificarono l’antico tempio in forme romaniche; ma l’ala meridionale dell’edificio fu distrutta da un incendio nel 1580, cosicché i Teatini – cui l’aveva affidata Gregorio XIII nel 1575 – lo ricostruirono completamente tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo. I Padri edificarono anche convento e chiostro, mutilati due secoli dopo dal tracciamento di via Cairoli. L’alto campanile romanico (circa 50 metri), già colpito nel 1632 da un fulmine, fu demolito sul finire del 1904 per timore di un crollo.
L’interno, a tre navate su colonne binate, è uno scrigno di tesori. La decorazione fu realizzata quasi interamente dai Carlone: Tommaso intervenne come stuccatore, mentre Giovanni Battista realizzò gli affreschi della navata centrale, della cupola (“Gloria di San Siro”) e del coro (“Miracolo del basilisco”). Gli altri dipinti murali, che adornano le cappelle e le volte delle navatelle, sono opera di Domenico Fiasella, Domenico Piola (“Gloria di San Gaetano”) e Gregorio De Ferrari (“Gloria di Sant’Andrea Avellino”, 1676). Tra i quadri spiccano un'”Annunciazione” di Orazio Gentileschi, tre tele con “Storie di San Gaetano” del Piola, la “Morte di Sant’Andrea Avellino” del Fiasella (coi due pendant, “Assalto dei demoni” e “Transito”, di Orazio De Ferrari) e una “Natività della Vergine” di Aurelio Lomi.
La sacrestia (1639) custodisce altre tele di Orazio De Ferrari (“Ultima Cena”), Gregorio De Ferrari (“Riposo in Egitto” e “Estasi di San Francesco”), Bernardo Castello (“Cristo al Calvario”) e Domenico Piola (“Decollazione del Battista”); a fianco del presbiterio, un “San Nicola” del Fiasella.

 

Bibliografia:
Labò M., Il “Cenacolo” di Orazio Deferrari a San Siro di Genova, in: “Emporium”, vol. CI, n. 601-602-603, Gennaio-febbraio-marzo 1945, pp. 2-13

Immagini da:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/VisualizzaImmagine.do?sercd=1600009&tipo=M5&prog=1&statoinv=V&fixedside=width

https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/1600009/De+Ferrari+O.+sec.+XVII%2C+Ultima+cena

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_San_Siro
https://it.wikipedia.org/wiki/Orazio_De_Ferrari

Localizzazione: GENOVA . Chiesa di San Siro, Ultima Cena
Autore: Orazio De Ferrari
Periodo artistico: prima metà XVII secolo
Rilevatore: AC

IVREA (TO). Chiesa di San Bernardino, Ultima Cena di G.M. Spanzotti 1485-90

La Chiesa quattrocentesca, situata nell’area decentrata eporediese che ospita gli edifici industriali della Olivetti, ha notevolissimo interesse artistico per il grande tramezzo interno affrescato, in due tempi tra il 1485 ed il 1490 circa, con le Storie della vita e passione di Cristo da Giovanni Martino Spanzotti (Varese1455 circa – Chivasso, ante 1528).
Suddiviso in venti riquadri di metri 1,50 per 1,50, disposti intorno alla grande scena centrale della Crocifissione di circa 9 metri quadri, contiene anche, all’estremità sinistra del registro centrale, il riquadro con l’Ultima Cena che, con la vicina Lavanda dei piedi sono inserite in unico ambiente.

Il dipinto dello Spanzotti, si discosta molto rispetto alla tradizione iconografica: ricorda la celebrazione della Pasqua ebraica: gli Apostoli sono in piedi accanto alla tavola, alcuni con il bastone come cita Esodo 12, 14, pronti per la fuga dall’Egitto. In primo piano, al centro, c’è un uomo di schiena (il capofamiglia?)  che beve dal primo calice il vino (una delle quattro coppe della celebrazione) con la mano destra, il gomito appoggiato e piegato su un fianco, che dà inizio alla festa. All’estremità sinistra della tavola c’è Cristo (le caratteristiche della figura sono quelle presenti in altri riquadri); la figura all’estremità destra, con abito verde, è priva di aureola e potrebbe essere Giuda. Ma le figure degli Apostoli sono soltanto dieci, e non è chiaro il motivo di questa assenza.

La chiesa di San Bernardino, con annesso convento dei Frati Minori Francescani, edificata nell’arco di quindici mesi, fu consacrata il 3 febbraio 1457. L’edificio constava, a quella data, di una sola navata a pianta quadrangolare con volta a crociera e presentava un unico altare, insufficiente a consentire ad un gran numero di fedeli di assistere alle funzioni religiose. La devozione della cittadinanza nei confronti del culto di san Bernardino da Siena spinse i monaci a riprendere i lavori per modificare la chiesa: si prolungò la navata originaria, creando tra questa e la nuova un corpo di fabbrica a due piani e ricavando al piano terreno due cappelle. La nuova costruzione consacrata il 9 aprile 1465, assunse in tal modo l’aspetto di una chiesa conventuale, mantenendo separata la parte riservata alle funzioni per i soli religiosi da quella a cui i fedeli avevano accesso e costituendone dopo il XVI secolo, l’unico esempio in tutto il Canavese.
Pochi sono i tramezzi delle chiese francescane che si sono conservati e di quelli che raffigurano anche l’Ultima cena, oltre a questo, ci sono quelli di Varallo , Piancogno e Bellinzona.

L’8 settembre 1704, durante l’assedio di Ivrea, il maresciallo Vendôme, fece accampare i suoi reggimenti in San Bernardino, causando la rovina degli edifici. Altri danni dovuti ad accampamento di truppe si ebbero nel 1793. Infine, in seguito alla soppressione dei beni ecclesiastici, la chiesa conventuale divenne un granaio. Quando nel 1907 fu acquistata da Camillo Olivetti la zona conventuale era in completo abbandono. Nel 1955 furono restaurati e consolidati sia la chiesa che il ciclo di affreschi che ornano le pareti interne.
Il tramezzo dello Spanzotti è completato a livello dei due pennacchi centrali, dalla decorazione del Giudizio Universale e da uno spaccato dell’inferno con i dannati sottoposti alle più svariate torture, mentre nei due pilastri sottostanti sono raffigurati rispettivamente san Bernardino e Cristo come «Imago Pietatis»; da ultimo nei due semi pennacchi laterali, addossati alle pareti trovano posto la cacciata dal paradiso terrestre ed uno scorcio del purgatorio con le anime che si purificano, assistite dagli angeli. Gli altri affreschi, sparsi sulle pareti delle due chiese, quella conventuale e quella pubblica, sono opera di altri artisti del XV secolo.

Immagini da Wikimedia e da:
https://scrittoridiscrittura.it/senza-categoria/ultima-cena-di-gesu

Link:
http://archeocarta.org/ivrea-to-chiesa-san-bernardino/

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Bernardino_(Ivrea)

Localizzazione: IVREA (TO). Chiesa di San Bernardino
Autore: Giovanni Martino Spanzotti
Periodo artistico: 1485-90
Rilevatore: AC

VARALLO SESIA (VC). Chiesa di Santa Maria delle Grazie, Ultima Cena di Gaudenzio Ferrari, 1513

 

La Chiesa (elevata a basilica minore nel 1931) fu fatta costruire, assieme all’annesso convento francescano, da padre Bernardino Caimi tra il 1486 e il 1493, in contemporanea con l’avvio dei lavori al Sacro Monte.
Al suo interno la tipica suddivisione tra lo spazio riservato ai fedeli e quello dei frati, separati da una parete divisoria che giunge fino al soffitto (“tramezzo“), retta da tre archi a tutto sesto. Si tratta di un’impostazione che si vuole dettata da san Bernardino da Siena. Pochi sono i tramezzi delle chiese francescane che si sono conservati e quelli che raffigurano anche l’Ultima cena, oltre a questo, sono a Ivrea, Piancogno e Bellinzona.

Questa grande parete divisoria, dal lato rivolto al pubblico, nel 1513 fu affrescata da Gaudenzio Ferrari (Valduggia VC, 1475/1480 – Milano, 1546) con una delle sue opere di maggior valore artistico che racconta la Vita e la Passione di Cristo.
Sono, come nel tramezzo dipinto in precedenza da Giovanni Martino Spanzotti a Ivrea in San Bernardino, vedi scheda; venti riquadri che circondano la grande scena della Crocifissione.

Qui Gaudenzio pone l’Ultima Cena nel registro superiore all’estrema destra.
Iconografia singolare, dove la scena presenta i dodici Apostoli seduti attorno alla tavola rettangolare con alcune figure di spalle in primo piano. Ma il punto focale è, in secondo piano, Giuda che riceve il boccone da Gesù, come riportato da Giovanni (6.26) in risposta alla domanda di chi fosse il traditore.

Immagini da Wikimedia

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_della_Madonna_delle_Grazie_(Varallo)

Localizzazione: VARALLO SESIA (VC). Chiesa di Santa Maria delle Grazie
Autore: Gaudenzio Ferrari
Periodo artistico: 1513
Rilevatore: AC

PIANCOGNO (BS). Chiesa dell’Annunciata con Ultima Cena, 1479

 

Il comune di Piancogno nacque nel 1963 dall’unione di Piamborno e Cogno, in Val Camonica. La frazione Annunciata, posta a ovest in cima ad una scoscesa parete di roccia, prese il nome dalla chiesa.
All’inizio della seconda metà del sec. XV vivevano sul colle due eremiti terziari francescani: Pietro Orlandi da Borno e Giovanni Bernardi. Nel 1465 ottennero da Papa Paolo II il “Breve” per costruire una casa presso la chiesetta preesistente, dedicata alla Vergine Annunciata. Nel 1469 con la “Bolla di Fondazione” lo stesso Papa permise a frate Pietro da Borno di donare il convento e la chiesa al beato Amedeo Menez de Sjlva e ai suoi seguaci, il quale decise di convertirla in una chiesa più grande e un convento mantenendo la dedicazione a S. Maria Annunciata; tale titolo è evidenziato su quattro capitelli scolpiti presenti nel chiostro maggiore dove compare oltre alla data, 1483, anche il nome del Papa, Sisto IV, che ne autorizzò la richiesta.
Alla primitiva cappella, che divenne il coro, fu aggiunta una parete divisoria e poi un nuovo edificio, con una navata divisa in tre campate. Sul lato nord si aprono tre cappelle chiuse da cancello in ferro battuto; le volte delle campate sono a crociera.
Nel convento abitarono per primi i due romiti terziari, e dal 1469 fino al 1508 i seguaci del beato Amedeo, assorbiti poi in forza della Bolla «Beatus Christi Salvatoris» dai frati Minori Osservanti, qui rimasti fino al 1601. Successivamente furono i frati Minori Riformati, che verso il 1700 aggiunsero la terza campata alla chiesa e portarono l’entrata a mezzogiorno, rimasero fino al 1808 cioè quando, in epoca napoleonica, con la soppressione, il convento fu messo in vendita e acquistato dalla comunità di Borno che lo affidò, nel 1842, ai frati Cappuccini.

Nel 1474-75, il coro, la parte più antica della Chiesa, fu affrescato con episodi della Vita della Vergine e riporta la firma di Giovanni Pietro da Cemmo e la data del 1475. Questo pittore, di cui si hanno scarse notizie, fu attivo dal1474 al 1504 in una vasta area tra Brescia, Crema e Cremona.
La chiesa di Piancogno presenta la tipica suddivisione delle chiese francescane dell’epoca, tra lo spazio riservato ai fedeli e quello dei frati, separati da una parete divisoria che giunge fino al soffitto, retta da tre archi a tutto sesto vedi schede; chiamato “tramezzo”; quindi non è propriamente un “arco trionfale”. Pochi sono i tramezzi delle chiese francescane che si sono conservati e quelli che raffigurano anche l’Ultima cena, oltre a questo, sono a Ivrea, Varallo e Bellinzona.

Su tale parete vi sono gli affreschi della Passione di Cristo eseguiti da Pietro da Cemmo o dalla sua scuola nel 1479, in 33 riquadri con al centro la grande scena della Crocefissione.
Nel secondo registro dal basso, il terzo riquadro da sinistra contiene un‘Ultima Cena con gli Apostoli seduti attorno a un tavolo rotondo mentre Gesù dà un boccone a Giuda. Particolare è il fatto che siano raffigurati solo 11 Apostoli.

 

Immagine da Wikipedia

 

Link:
https://www.ofmcappuccini.it/portfolio-item/piancogno_annunciata/

https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Pietro_da_Cemmo

Localizzazione: PIANCOGNO (BS). Chiesa dell'Annunciata
Autore: Pietro da Cemmo o la sua scuola
Periodo artistico: 1479
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – BELLINZONA. Chiesa di Santa Maria delle Grazie, con Ultima Cena, 1513-15


La Chiesa, assieme all’intero complesso conventuale dei Frati Minori al quale essa apparteneva, fu edificata nel 1480-82 e consacrata nel 1505. Il convento fu soppresso nel 1848 e dal 1919 ospita una casa per anziani.

La chiesa, danneggiata da un incendio il 31 dicembre 1996, fu restaurata nelle strutture e negli affreschi di vari autori che la ornano e riaperta dopo dieci anni.

L’edificio sacro presenta la tipica suddivisione delle chiese francescane dell’epoca, tra lo spazio riservato ai fedeli e quello dei frati, separati da una parete divisoria che giunge fino al soffitto, retta da tre archi a tutto sesto, chiamato “tramezzo”. Pochi sono i tramezzi delle chiese francescane che si sono conservati e  quelli che raffigurano anche l’Ultima Cena, oltre a questo, sono a Ivrea, Varallo e Piancogno.

La parete accoglie un affresco nel quale l’eleganza del Rinascimento affina, senza sopprimerla, una spontaneità decorativa piena di grazia. Esso rappresenta, nella parte centrale, la Crocifissione e tutt’intorno, in quindici riquadri, è narrata la vita e la passione di Cristo.
Le singole scene sono separate da lesene decorate con motivi a grottesche che riflettono il gusto rinascimentale dell’epoca. Il linguaggio artistico dell’ignoto autore del ciclo di affreschi fa riferimento ad una cultura pittorica di area milanese che presenta – in particolare nella scarsa attenzione ai paesaggi e nella ruvidità di talune scene -non poche reminiscenze tardo gotiche e si mostra indifferente alla lezione leonardesca. Per tali ragioni la datazione degli affreschi è stata collocata da alcuni studiosi negli anni tra il 1495 ed il 1505. Tuttavia la critica più recente ritiene che, proprio sulla base della tipologia delle decorazioni a grottesche, ed anche tenendo conto delle numerose analogie figurative con l’omologa parete gaudenziana di Varallo Sesia ( SCHEDA, la datazione sia da posticipare verso il 1513-15.

In merito all’identificazione dell’autore, si ritiene dover far riferimento a una pluralità di artisti della bottega milanese degli Scotto (Scotti), alla quale apparteneva anche quello Stefano Scotto che influenzò l’apprendistato artistico di Gaudenzio Ferrari.

Tra le scene, vi è anche un’Ultima Cena, all’estremità destra del registro più alto. I dodici Apostoli sono seduti su una panca che circonda la tavola, Gesù sta dando il boccone a Giuda secondo il racconto evangelico.

 

Bibliografia:
AA.VV., Santa Maria delle Grazie a Bellinzona. Storia e restauri, Casagrande, Bellinzona CH 2014
Villata E., Gaudenzio Ferrari. Gli anni di apprendistato, in: Villata E., Baiocco S.,”Gaudenzio Ferrari, Gerolamo Giovenone: un avvio e un percorso“, Allemandi, Torino 2004.
Pedrioli P., Il restauro: i precedenti e le scelte di oggi, in «La chiesa e il convento di Santa Maria delle Grazie», Bellinzona 2007.
Fignon D., Sulle tracce di Stefano Scotto: un contributo alla storia della pittura lombarda tra’400 e ‘500, in «Arte Cristiana», XCV, Cinisello Balsamo 2007.

Immagini da Wikimedia e da:
https://archiviolagomaggiorevaresotto.blogspot.com/2015/01/santa-maria-delle-grazie-bellinzona.html

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_delle_Grazie_(Bellinzona)

Localizzazione: CONFEDERAZIONE ELVETICA – BELLINZONA. Chiesa di Santa Maria delle Grazie
Autore: bottega degli Scotto
Periodo artistico: 1513-15
Rilevatore: AC

TRIORA (IM). Oratorio di San Giovanni battista con Ultima Cena di L. Gastaldi, fine XVII secolo

 

Olio su tela del pittore di Triora Lorenzo Gastaldi (1625 – 1690).
Il grande “Cenacolo” fu realizzato nell’ultimo periodo della sua vita e proviene dal refettorio del convento di Sant’Agostino.

Lorenzo Gastaldi fu uno dei più importanti pittori del ‘600 della Liguria di ponente e purtroppo molte delle sue opere conservate a Triora furono distrutte dai nazisti che nel 1944 incendiarono e distrussero quasi tutto il borgo. Il pittore fu molto attivo anche nelle valli piemontesi, a Monaco e Nizza dove veniva chiamato “Il Triora”.
Un altro Cenacolo/Ultima Cena del pittore è conservata a Entracque (CN), vedi scheda.

Risalente al 1632, l’Oratorio, ricavato al di sotto degli archi di una grande cisterna, andò a sostituire un precedente edificio di culto sottostante la collegiata di Nostra Signora Assunta e già sede dell’omonima confraternita. L’interno è un magnifico vano, lungo metri 16, largo 8,15 ed alto 10,60, rischiarato a giorno dai due grandi finestroni che si aprono ai lati dell’altare, verso mezzogiorno.
Sede del “Museo di interesse diocesano, nell’Oratorio sono esposte parecchie opere d’arte, tra cui il Cenacolo del Gastaldi. Il Museo nacque alla fine degli anni ’90 del Novecento come uno dei poli del museo diocesano: infatti già dal 1997, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici della Liguria, si era deciso di decentrare il Museo Diocesano a causa della mancanza di una struttura adeguata, ma soprattutto la scelta di non sradicare le opere l’arte dai loro luoghi di provenienza, valorizzare i centri storici periferici, creare strutture più piccole, più snelle, meno costose.

 

Immagini e notizie da:
https://www.retegenova.it/2017/09/25/alle-origini-della-nostra-civilta-il-cenacolo-del-pittore-lorenzo-gastaldi-1625-1690/

https://it.wikipedia.org/wiki/Oratorio_di_San_Giovanni_Battista_(Triora)

Localizzazione: TRIORA (IM). Oratorio di San Giovanni battista
Autore: Lorenzo Gastaldi
Periodo artistico: fine XVII secolo
Rilevatore: AC

ENTRACQUE (CN). Chiesa della Confraternita di Santa Croce, con Ultima Cena di L. Gastaldi, 1658-60

Olio su tela del pittore di Triora (IM) Lorenzo Gastaldi (1625 – 1690), collocato nel lato destro della navata, accanto al pulpito.
Gli Apostoli sono intorno alla tavola al cui centro è Cristo in gesto di benedizione. Giuda, in primo piano a sinistra, è riconoscibile perché tiene il mano la borsa del denaro. Un gattino sotto la tavola e due servitori sullo sfondo. Sulla tavola sono raffigurati due tovaglioli, pesci, pani, coltelli, una bottiglia di vetro con vino ma senza bicchieri; un limone in primo piano al centro (era ritenuto un antidoto contro i veleni e quindi è simbolo della salvezza).

La Chiesa è l’antica sede della Confraternita dei Disciplinati Bianchi e presenta al suo interno numerose opere d’arte come alcune tele di Lorenzo Gastaldi che illustrano episodi della vita di Cristo tra le quali l’Ultima Cena e la Lavanda dei piedi che sono da collegare a una delle pratiche fondamentali dei Disciplinati: la festa del Giovedì Santo, durante la quale veniva distribuito cibo ai poveri ed il parroco eseguiva il lavacro ai piedi di dodici rappresentanti delle associazioni.

Lorenzo Gastaldi fu uno dei più importanti pittori del ‘600 della Liguria di ponente e purtroppo molte delle sue opere conservate a Triora furono distrutte dai nazisti che nel 1944 incendiarono e distrussero quasi tutto il borgo. Si è salvata un’Ultima Cena nell’Oratorio di S. Giovanni battista a Triora, vedi scheda.
Il pittore fu molto attivo anche nelle valli piemontesi, a Monaco e Nizza dove veniva chiamato “Il Triora”.

 

Immagine da:
https://www.sebastianus.org/wp-content/uploads/2019/06/7-Ultima-Cena.pdf

Link:
https://www.turismoentracque.it/angoli-caratteristici-entracque/
https://www.turismoentracque.it/angoli-caratteristici-entracque/

Localizzazione: ENTRACQUE (CN). Chiesa della Confraternita di Santa Croce 1658-60
Autore: Lorenzo Gastaldi
Periodo artistico: 1658-60
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – BASILEA. Kunstmuseum Basel, Ultima Cena di H. Holbein il Vecchio e H. Herbst, 1524-27 circa

 

Olio e tecnica mista su tela (144 x 155 cm). Numero inventario 303.
Si tratta di uno dei cinque quadri di una serie della Passione di Cristo, appartenenti all’insieme con numeri di inventario 303-307.

Proviene dalla collezione Amerbach 1662; Basilius Amerbach possedeva solo la Cena e la Flagellazione, che considerava le prime opere di Hans Holbein il Vecchio. Gli altri tre dipinti (Pilato si lava le mani, Cattura di Cristo, Cristo sul monte degli Ulivi) furono acquistati da Peter Birmann solo nel 1835.
In considerazione del carattere eterogeneo delle opere del ciclo, l’attribuzione ha causato notevoli difficoltà e controversie; le formulazioni monumentali e succinte di Pilato si lava le mani e della Flagellazione contrastano in particolare con la composizione contorta e ampia della Cena, che illustra il momento in cui Gesù porge il boccone a Giuda.
Le molte somiglianze, tuttavia, suggeriscono la produzione di un’unica bottega.
L’attribuzione più accreditata le considera opere di Hans Herbst (Strasburgo, 1470 – Basilea, 1552) in probabile collaborazione con Hans Holbein il Vecchio (1460 circa – 1524 ).
È verosimile che la commissione per le opere fosse stata data a Hans Herbst, che presumibilmente coinvolse Hans e Ambrosius Holbein.

Il Museo d’Arte di Basilea risale all’acquisto della collezione degli Amerbach, una famiglia di stampatori, da parte della città di Basilea nel 1661/2: esso è quindi il primo museo in possesso di una comunità borghese cittadina. Ospita molte opere d’arte di esponenti della famiglia Holbein.

 

Informazioni da :
http://sammlungonline.kunstmuseumbasel.ch/eMuseumPlus?service=ExternalInterface&module=collection&objectId=964&viewType=detailView

Localizzazione: CONFEDERAZIONE ELVETICA – BASILEA. Kunstmuseum Basel
Autore: Hans Holbein il Vecchio e H. Herbst
Periodo artistico: 1524-27 circa
Rilevatore: AC

CONFEDERZIONE ELVETICA – BASILEA. Kunstmuseum Basel, Ultima Cena di H. Holbein il Giovane, 1524-27 circa

 

Olio su legno di limone (115,5 × 97,3 cm), dipinto da Hans Holbein il giovane (Augusta, 1497/1498 – Londra, 1543).
Questa Cena sembra essere stata influenzata dal Cenacolo di Leonardo in S. Maria delle Grazie a Milano.

Solo nove degli Apostoli compaiono nel quadro di Holbein, perché le parti laterali del dipinto, che faceva parte di una pala d’altare, furono perse durante le rivolte iconoclaste dei riformatori a Basilea. Una volta la testa di Cristo fu segata via e sull’opera sono visibili ammaccature dovute a colpi di martello.
Il dipinto apparteneva alla collezione Amerbach; secondo l’inventario del XVI secolo l’opera danneggiata fu “grossolanamente” incollata di nuovo insieme. È stato spesso ridipinto nel corso dei secoli ed è stato attribuito a Holbein solo dal 1988.
Le ridipinture furono eseguite con colori forti e brillanti, così che non si può più avere un’idea dell’atmosfera cromatica originale. Ciò che invece si può ancora apprezzare è l’espressione fortemente accentuata delle fisionomie.

Il Museo d’Arte di Basilea risale all’acquisto della collezione degli Amerbach, una famiglia di stampatori, da parte della città di Basilea nel 1661/2: esso è quindi il primo museo in possesso di una comunità borghese cittadina. Ospita molte opere d’arte di esponenti della famiglia Holbein.

 

Immagine da Wikimedia.

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Hans_Holbein_il_Giovane

https://www.youtube.com/watch?v=wfyJ3Bi5Xz8&t=46s

Localizzazione: CONFEDERZIONE ELVETICA – BASILEA. Kunstmuseum Basel
Autore: Hans Holbein il Giovane
Periodo artistico: 1524-27 circa
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – DODDISCOMBESLEIGH. Chiesa di San Michele, bassorilievo con Ultima Cena, inizi XX secolo

Il villaggio si trova nel Devon e la chiesa anglicana è stata sostanzialmente ricostruita, restaurata e riaperta nel 1879. Conserva alcune splendide vetrate del XV secolo.

Nel coro, un altare ligneo del 1917 e una pala realizzata in legno dalla ditta Wippell and Co. di Exeter che raffigura l’Ultima Cena a bassorilievo. L’iconografia richiama il Cenacolo vinciano.


Immagini da:
https://www.alamyimages.fr/un-xxe-siecle-panneau-de-bois-representant-la-derniere-cene-l-eglise-de-saint-michel-doddiscombsleigh-devon-angleterre-image66427717.html?pv=1&stamp=2&imageid=F5C6F8F0-682%E2%80%A6

https://www.devoncommunities.org.uk/mikes-gastronomic-walk

Link:
https://historicengland.org.uk/listing/the-list/list-entry/1333908

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – DODDISCOMBESLEIGH. Chiesa di San Michele
Periodo artistico: inizi XX secolo
Rilevatore: AC

ROMA. Basilica di Santa Maria sopra Minerva, Ultima Cena/Istituzione dell’Eucaristia di F. Barocci, 1603-1607

 

Nel sito sorgeva, dall’VIII secolo, un oratorio che passò ai Domenicani nel 1275. Nel 1280 fu iniziata la costruzione della grande chiesa gotica a tre navate; i lavori continuarono fino al 1453,quando si realizzò la facciata, terminata solo nel 1725, e la navata maggiore fu coperta a volta, mentre quelle laterali lo erano fin dal Trecento. Nel XVII secolo, molti lavori interni, tra cui la trasformazione a tutto sesto degli archi ogivali delle navate, fecero assumere alla chiesa un aspetto barocco. Molte aggiunte seicentesche furono però demolite tra il 1848 e il 1855.

La Chiesa ha molte cappelle laterali ricche di opere d’arte, tra esse, a destra, la seconda dal coro, è la “Cappella Aldobrandini“, eretta nel 1300 dal domenicano cardinale Matteo Orsini, per passare agli Aldobrandini nel 1570. Papa Clemente VIII Aldobrandini ne fece il sepolcro di famiglia, chiamando quali architetti Giacomo Della Porta e Girolamo Rainaldi, che curarono la parte inferiore della cappella, mentre la parte superiore fu realizzata da Carlo Maderno.

 

Come pala d’altare conserva un pregevole olio su tela del pittore urbinate Federico Barocci (1528/1535 – 1612) e raffigurante l’Ultima Cena o meglio l’Istituzione dell’Eucaristia. Nel 1603 papa Clemente VIII commissionò al pittore una “Cena” ma le misure del quadro da inserire nello spazio realizzato dal Maderno erano un rettangolo alto e stretto che non si prestava ad una Cena tradizionale, così Barocci scelse un’altra iconografia. Il dipinto fu terminato nel 1607.
La scena è ambientata in un locale chiuso, forse una taverna; sullo sfondo si intravede il luccichio di stoviglie d’argento, mentre dei giovani sistemano e puliscono la tavola. Altri servi in primo piano.
Gesù è in piedi, si erge al centro della composizione, due angeli in alto. Gli Apostoli si radunano, inginocchiati, pronti a ricevere il Sacramento. Solo uno di loro, Giuda, è in disparte; vestito di giallo con la testa appoggiata al braccio e con il sacchetto dei trenta denari.

 

Immagini e info da Wikipedia e da:
http://www.romainteractive.com/ita/visite-guidate/santa-maria-sopra-minerva/cappella-aldobrandini.html

https://www.lamletico.it/articoli/quadri-da-scoprire-alla-mensa-di-barocci

Localizzazione: ROMA. Basilica di Santa Maria sopra Minerva
Autore: Federico Barocci
Periodo artistico: 1603-1607
Rilevatore: AC

GERMANIA – FRANCOFORTE SUL MENO. Städel Museum, Ultima Cena di H. Holbein il Vecchio, 1501

Tecnica mista su legno di abete rosso. La Cena è la scena centrale della predella dell’altare domenicano di Francoforte (76,3 x 277,5 x 5,5 cm), eseguita nel 1501 da Hans Holbein il Vecchio (1460 – 1524).
Nella tavola sono raffigurati, da sinistra, l’Ingresso di Cristo a Gerusalemme, la Cacciata dei mercanti dal Tempio, l’Ultima Cena, la Lavanda dei piedi, l’Orazione nell’orto.

Numero di inventario LG 1. In esposizione, 2° piano, “antichi maestri”.
Dal 1922 in prestito permanente dall’Historisches Museum di Francoforte.
In prestito permanente dall’Associazione delle Chiese Cattoliche di Francoforte sul Meno dal 1964.


Immagini e informazioni da:
https://sammlung.staedelmuseum.de/en/work/the-last-supper

Localizzazione: GERMNIA – FRANCOFORTE SUL MENO. Städel Museum
Autore: Hans Holbein il Vecchio
Periodo artistico: 1501
Rilevatore: AC

CIGLIÉ (CN). Cappella di San Dalmazzo, affresco con Ultima Cena, 1573

L’edificio della cappella è a pianta rettangolare con abside semicircolare, costruita con muratura in pietra, in stile romanico. La facciata è più larga di circa un metro su entrambi i lati rispetto ai muri laterali, infatti se la si osserva lateralmente si può notare il basamento in pietra che affiora dal terreno che sembra disegnare gli ingombri di un edificio con forma analoga e dimensioni maggiori. L’abside presenta un basamento in pietra su cui poggiano tre contrafforti, sempre in pietra, che si annullano nella muratura a circa un metro dall’imposta del tetto. Il tetto interno presenta un orditura a capriate e il manto di copertura in coppi. Dopo più di due anni di lavori di restauri nel 2004, gli affreschi sono tornati a risplendere nella loro bellezza originaria.

All’interno della cappella, ciò che colpisce maggiormente sono i 170 metri quadrati di affreschi che ricoprono interamente l’abside e le restanti pareti e risalgono probabilmente alla seconda metà del ‘500, come sembra attestare la data scritta a sinistra dell’abside: “1573”.
Riguardo alla “R”, e probabilmente alla “I”, che seguono la data, si ipotizza possa rappresentare l’iniziale del nome del pittore, che però rimane ignoto; tuttavia, lo stile permette di attribuire gli affreschi al “Maestro di Cigliè” al quale sono attribuite altre opere come il Giudizio Universale nella chiesa di Madonna dei Boschi a Boves, ispirato al Giudizio di Michelangelo nella cappella Sistina a Roma. Il “Maestro di Cigliè” è un rappresentante del manierismo, una corrente pittorica del XVI secolo tendente all’imitazione dei grandi pittori rinascimentali; in particolare il nostro artista riproduce soprattutto modelli michelangioleschi.
La tradizione vuole che il lavoro di decorazione sia stato eseguito su commissione dei cavalieri Pensa di Mondovì, proprietari del feudo di Cigliè; la presenza di uno stemma, purtroppo illeggibile, sulla finestra di sinistra non permette di fare luce sulla committenza.
Gli affreschi della cappella di San Dalmazzo sono opere di alta qualità, di grande rilevanza il ciclo della Passione che occupa le tre pareti e l’Annunciazione che ricopre l’abside, delimitata da un arco con decorazione a “grottesche”.
L’anonimo pittore ha dipinto l’Annunciazione nella calotta absidale dove campeggia un Dio padre austero, circondato da un nugolo di angeli, che invia l’annuncio dell’incarnazione di Gesù a Maria vergine.

Sulle pareti della chiesa si snoda, su due registri di tipica impronta medievale, il racconto della Passione di Cristo: la sequenza incomincia dalla parete destra, nel primo registro in alto con l’ULTIMA CENA, e continua con un andamento lineare per tutta la controfacciata e la prima scena contigua della parete di sinistra; poi si interrompe, per tornare alla parete destra, nel registro inferiore, fino all’Andata al Calvario, che annuncia le ultime due scene raffigurate a grandezza doppia, la Crocifissione e la Deposizione dalla croce.

La scena della Cena si svolge con gli Apostoli seduti intorno a un tavolo rotondo retto da una colonna; sono riconoscibili per la tipica iconografia san Giovanni e Giuda; sulla tovaglia un piatto con l’agnello, pani, un calice di vino, due coltelli.

 

Bibliografia:
(1) – Il ciclo pittorico del Maestro di Cigliè, in; “Le cappelle del Tanaro sulle Vie dei Pellegrini e del Sale”, Comune di Cigliè, Adriano Antonioletti Editore, Alessandria 2013

AA.VV, La Cappella di San Dalmazzo. Gli affreschi, il restauro, la storia, Pubblicazione a cura del Comune di Cigliè, Mondovì 2004

Immagini dal testo citati al (1) e da:
https://www.photografya.it/gallery/cappelle-del-tanaro/

Link:
www.comune.ciglie.cn.it/Home/Guida-al-paese?IDPagina=33017&IDCat=5075

Localizzazione: CIGLIÉ (CN). Cappella di San Dalmazzo
Autore: "Maestro di Cigliè"
Periodo artistico: 1573
Rilevatore: AC

CUNEO. Museo Diocesano, Ultima Cena di J. Claret, 1660-62

 

Il quadro fu dipinto dal fiammingo Jean Claret (forse Bruxelles, 1599 – Savigliano, 1679) per la Certosa di Pesio e giunto a Cuneo in seguito alle sSoppressioni napoleoniche del 1803. Oggi è collocato nella sala dell’Ottocento.

La scena rappresenta l‘Istituzione dell’Eucaristia, con Gesù che benedice il pane e gli Apostoli intorno alla tavola in vari atteggiamenti, alcuni inginocchiati. Giuda, a sinistra in primo piano con la veste gialla e il sacchetto dei denari, volge il capo verso lo spettatore.

Il Museo fu aperto nel 2012 dopo circa dieci anni di lavori per recuperare il complesso di San Sebastiano e allestire le sale.

 

Immagine da:
https://www.sebastianus.org/wp-content/uploads/2019/06/7-Ultima-Cena.pdf

Link:
http://www.museodiocesanocuneo.it/
https://www.piemontesacro.it/abbazie/certosa_di_pesio_chiusa_di_pesio.htm

Localizzazione: CUNEO. Museo Diocesano
Autore: Jean Claret
Periodo artistico: 1660-62
Rilevatore: AC

CASTELMAGNO (CN). Santuario di San Magno, “Cappella vecchia” con Ultima Cena di G. Botoneri, 1514

 

Il Santuario sorge a 1761 m s.l.m. e il primo nucleo risale al 1475, con la costruzione di una cappella promossa da don Enrico Allemandi. Una quarantina di anni dopo fu costruito un secondo edificio, oggi detto “Cappella vecchia”, che fu integralmente affrescato nel 1514 da Giovanni Botoneri, come rivela l’iscrizione sopra l’ingresso,  frate francescano di Cherasco di cui si hanno scarsissime notizie.
Gli affreschi occupano 17 scomparti che narrano la condanna e la passione di Gesù a partire dal suo ingresso trionfale in Gerusalemme. Interessante è la rappresentazione dei sette martiri tebei: san Magno al centro, circondato da Maurizio, Costanzo, Ponzio, Chiaffredo, Dalmazzo, e Pancrazio.
Nei primi anni nel XVIII secolo si iniziò la costruzione della grande chiesa definitiva.

Nella scena dellUltima Cena, dipinta nella volta a botte, è rappresentata una mensa apparecchiata intorno cui stanno seduti i dodici Apostoli, mentre Cristo occupa il centro della tavola e porge a Giuda il pane intinto. Qui è presente Giovanni, reclino verso la tavola piuttosto che adagiato sul petto del Signore. I nomi degli Apostoli sono scritti sotto e compare, alla sinistra di Gesù, san Paolo, non presente certamente alla Cena, ma che il pittore inserisce, forse perché per primo (1Cor 11.23-29), riportò quell’evento fondante e le parole dell’Istituzione Eucaristica.
Giuda, collocato in una posizione isolata nell’altro lato della tavola, con la borsa dei denari, ma anch’esso con l’aureola (una spiegazione potrebbe essere che solo dopo il boccone, Satana entrò in lui, come scrisse Giovanni 13.27).
Nella scena appare anche, all’estrema destra, una donna con un bambino, due “intrusi” che, secondo alcuni commentatori, potrebbero essere stati introdotti dall’artista per dare realismo alla scena.

 

Immagini da:
https://scrittoridiscrittura.it/senza-categoria/ultima-cena-di-gesu

Link:
http://www.sanmagno.net/

https://archeocarta.org/castelmagno-cn-santuario-di-san-magno/

Localizzazione: CASTELMAGNO (CN). Santuario di San Magno, “Cappella vecchia”
Autore: Giovanni Botoneri
Periodo artistico: 1514
Rilevatore: AC

DEMONTE (CN). Chiesa parrocchiale di San Donato, Ultima Cena, metà XVII secolo.

La Chiesa, citata per la prima volta in un documento del 1332, assunse gradualmente funzioni parrocchiali nel corso del XIV secolo, a scapito della pieve di San Giovanni Battista. Nel 1431 venne autorizzata dal vescovo di Torino a dotarsi di battistero e ad amministrare i sacramenti, a patto di essere adeguatamente restaurata. Alla fine del secolo avviene il restauro: la chiesa si presenta a tre navate gotiche e tetto a capriate in vista. Altri importanti lavori di restauro si collocano tra il 1665 e il 1671 quando il Comune fece erigere il pulpito e la facciata. Nel 1713 venne costruita la sacrestia; nel 1750 fu creata una quarta navata, più larga e più alta di quella laterale. Nella seconda metà dell’Ottocento, a causa della necessità di radicali interventi al tetto, la chiesa fu ristrutturata interamente, con la riduzione da 4 a 3 navate: i lavori terminano solo nel 1889. Ma pochi anni dopo, nel 1906, nuovi problemi al tetto fecero sì che la navata fosse nuovamente modificata e il tetto fu innalzato di 3 metri per ripristinare più accettabili proporzioni tra larghezza e altezza della navata maggiore.

Nel 1907 Bartolomeo Giorgis affrescò la volta e completò l’opera nel 1912 con gli affreschi del presbiterio.
Sotto questo affreschi ci sono due oli su tela che rappresentano l’Ultima Cena e la Natività.

L’Ultima Cena è datata alla metà del Seicento ed è stata di recente attribuita al pittore di Nizza Bartolomeo Puppo (discepolo del genovese Orazio de Ferrari) che ha lasciato tele nella zona e anche una firmata e datata 1675 nella chiesa della Confraternita di San Giovanni decollato.

Immagine in alto da:
https://www.sebastianus.org/wp-content/uploads/2019/06/7-Ultima-Cena.pdf

Link:
https://www.visitdemonte.com/percorsi/chiesa-parrocchiale-di-san-donato/

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0100127051

Localizzazione: DEMONTE (CN). Chiesa parrocchiale di San Donato
Autore: Bartolomeo Puppo
Periodo artistico: metà XVII secolo
Rilevatore: AC

REPUBBLICA CECA – PRAGA. Chiesa di Sant’Egidio, pulpito con Ultima Cena, inizi XVIII secolo

 

“Kostel Sv. Jilji” è una monumentale chiesa a tre navate, nel centro di Praga, costruita sulle fondamenta di un edificio romanico del XIV secolo. Nel 1625 la chiesa fu donata all’Ordine Domenicano, che risiede nell’adiacente monastero e che da allora guida la parrocchia di Sant’Egidio.
La chiesa fu rimaneggiata in stile barocco nella seconda metà del XVII – inizi del XVIII secolo.

All’interno, il pulpito ligneo barocco è decorato da un bassorilievo dorato che rappresenta l’Ultima Cena. Circa 1733.

Immagini e notizie da:
https://www.alamyimages.fr/photo-image-prague-republique-tcheque-kostel-sv-jilji-st-giles-church-14thc-interieur-renove-1733-detail-d-chaire-la-derniere-cene-51741934.html?pv=1&stamp=2&imageid=6CDF4211-F8%E2%80%A6

https://it.foursquare.com/v/kostel-sv-jilj%C3%AD/4adcdaa0f964a520934d21e3

Localizzazione: REPUBBLICA CECA – PRAGA. Chiesa di Sant'Egidio
Periodo artistico: inizi XVIII secolo
Rilevatore: AC

RUSSIA – MOSCA. Museo Statale di Belle Arti A.S. Pushkin, “L’Ultima Cena”, bronzo di L. Gadaev, 1996

 

La scultura in bronzo (100 х 145 х 80 cm) fu realizzata da Lazar Gadaev (1938 – 2008) nel 1996.

Esposta nel 2013 in una mostra su Gadaev nel Museo Pushkin / Puškin.

 

Immagine e info da:
https://unceriferous11.rssing.com/chan-7053012/article261-live.html

Localizzazione: RUSSIA – MOSCA. Museo Statale di Belle Arti A.S. Pushkin
Autore: Lazar Gadaev
Periodo artistico: 1996
Rilevatore: AC

RUSSIA – MOSCA. Museo dell’Accademia Russa delle Arti” Ultima Cena di Z. Tsereteli, 1999

 

Nel 1999 è stato inaugurato il “Museo dell’Accademia Russa delle Arti” nel palazzo che fu del governatore generale Vladimir Dolgorukov e che conteneva la Chiesa dell’Intercessione della Santissima Theotokos, costruita negli anni ’70 del XIX secolo
Il palazzo fu chiuso e svuotato nel quinto anniversario della Rivoluzione d’Ottobre. Nel 1998-2000, l’insieme architettonico della Casa dei Dolgorukov è stato restaurato e ricostruito sotto la guida del Presidente dell’Accademia Russa delle Arti, lo scultore, pittore e architetto georgiano naturalizzato russo Zurab Tsereteli/Cereteli (1934). Anche la Chiesa domestica acquisì nuova vita.

Per decorare il suo interno, Zurab Tsereteli ha creato una serie di monumentali pannelli in smalti cloisonné su soggetti dell’Antico e del Nuovo Testamento.
Tra essi una composizione d’altare in smalti, con un‘Ultima Cena di grandi dimensioni (8 x 4 m) esposta su una parete  della sala all’estremità settentrionale del palazzo.

Sulla parete opposta della sala attigua è esposta, della stessa misura (8×4)L’Ultima Cena” in bronzo.

 

Immagine e info da:
http://www.abc-people.com/event/supper/cereteli.htm

Localizzazione: RUSSIA – MOSCA. Museo dell'Accademia Russa delle Arti
Autore: Zurab Tsereteli
Periodo artistico: 1999
Rilevatore: AC

GEORGIA – Complesso monastico di David Gareji, Monastero di Udabno, Ultima Cena

 

Il complesso monastico ortodosso del monte Gareji, a circa circa a 60-70 km a sud est della capitale Tbilisi, vicino alla città di Udabno, sorge sul confine tra Azerbaigian e Georgia e quindi è oggetto di controversie territoriali.
Fondato nel VI secolo da David, uno dei tredici monaci assiri che giunsero nel paese, comprende 19 monasteri medievali scavati nella roccia arenaria, varie chiese rupestri e circa 5000 celle per i monaci. Dalla fine dell’XI all’inizio del XIII secolo, lo sviluppo economico e culturale del sito raggiunse la sua fase più alta, riflettendo la prosperità generale del regno medievale di Georgia.

Dopo il 1921 il complesso monastico fu chiuso e abbandonato, ma nel 1991, col ripristino dell’indipendenza della Georgia, la vita a David Gareja è ripresa almeno parzialmente.
Questo sito è caratterizzato da una combinazione unica di architettura storica, siti archeologici preistorici, campi paleontologici e importanti caratteristiche biogeografiche.
Due dei monasteri più importanti e visitati sono Lavra (l’unico abitato oggi) e, sulla collina sopra di esso, Udabno, che ha bellissimi affreschi. Gli altri monasteri sono difficili da raggiungere (alcuni accessibili solo a piedi) e altri sono in rovina.

Le pitture dei monasteri di David Gareja sono di elevata qualità artistica; gli affreschi del monastero di Udbano (sito diverso dalla città attuale), costruito tra IX e XI secolo, a oggi in parte in Azerbaigian, sono notevoli per le figure colorate che, per la maggior parte, si stagliano su uno sfondo bluastro e risalgono al X-XIV secolo.
Una delle aree più interessanti del complesso è il refettorio dei monaci, che presenta anche significativi esempi come la raffigurazione dell’Ultima Cena e, sulle colonne, immagini di santi monaci (Davit Garejeli, Ekvtime Mtatsmindeli e altri).

Particolare l’iconografia dell’Ultima Cena: un tavolo rettangolare ad angoli stondati su cui vi sono pesci e pani, all’estremità sinistra siede Gesù, con appoggiato a lui san Giovanni. Al centro dietro al tavolo, un Apostolo inzuppa il pane nella ciotola (forse è Giuda, secondo il racconto evangelico di Marco 12.20 e Matteo 26.23). L’affresco è stato rovinato da sfregi vandalici e alcune aureole sono scomparse. Undici Apostoli sono chiaramente visibili, invece del dodicesimo è rimasto solo il contorno sullo sfondo, in alto dietro la terza figura al tavolo (forse invece era costui Giuda?).

 

Immagini da Wikimedia e da
http://rolfgross.dreamhosters.com/Georgia-Web/Udabno/Udabno.htm

https://real-cottage.ru/en/kondicionirovanie/rasstoyanie-ot-tbilisi-do-david-garedzhi-gruziya-kahetiya-ch-4-monastyrskii/

https://global-geography.org/af/Geography/Asia/Georgia/Pictures/Around_Tbilisi/David_Gareja_Monastery_Complex_-_Udabno_Monastery_Frescos_5

Link:
https://en.wikipedia.org/wiki/David_Gareja_monastery_complex

https://az.wikipedia.org/wiki/Udabno_monast%C4%B1r%C4%B1

Localizzazione: GEORGIA - Complesso monastico di David Gareji, Monastero di Udabno
Rilevatore: AC

GEORGIA – KUTAISI. Monastero di Gelati, con Ultima Cena

 

A circa 10 km dalla città di Kutaisi, il monastero ortodosso fondato nel XII secolo, fu un importante centro spirituale e culturale della Georgia; nel 1994 fu inserito nell’elenco dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Conserva molti affreschi medievali.
Tra essi, anche una raffigurazione dell’Ultima Cena.

 

Immagine da:
https://www.alamy.com/martvili-canyon-georgia-september-15-2017-depictions-of-last-supper-from-medieval-frescoes-in-gelati-monastery-image336584761.html

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Monastero_di_Gelati

Localizzazione: GEORGIA – KUTAISI. Monastero di Gelati
Rilevatore: AC

ARMENIA – ECHMIADZIN. Cattedrale, con Ultima Cena di H. Hovnatanyan, seconda metà XVIII secolo

 

Nella città di Echmiadzin sorge la Cattedrale, originariamente edificata all’inizio del IV secolo, residenza del capo della Chiesa apostolica Armena.
L’edificio sacro nel 2000 è stato incluso nella lista dei patrimoni dell’umanità UNESCO.

Conserva un’Ultima Cena dipinta dal pittore Hovnatan Hovnatanyan (1730 – 1801), appartenente a un’importante famiglia di pittori che per cinque generazioni, dal XVII al XIX secolo, lavorò in chiese armene.
L’impostazione è tradizionale, con gli Apostoli attorno ad un tavolo quadrato: Giuda senza aureola, in primo piano con la borsa dei denari. Alla sinistra di Gesù la figura del giovane imberbe san Giovanni.

 

Immagine da Wikimedia

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Cattedrale_di_Echmiadzin

https://it.wikinew.wiki/wiki/Hovnatanian

Localizzazione: ARMENIA – ECHMIADZIN. Cattedrale Hovnatanyan seconda metà XVIII secolo
Autore: Hovnatan Hovnatanyan
Periodo artistico: seconda metà XVIII secolo
Rilevatore: AC

USA – BOSTON. Museum of Fine Arts, Ultima cena, metà XII secolo

 

Un artista castigliano sconosciuto realizzò a metà del XII secolo un affresco con l’Ultima Cena (179 x 380 cm) per l’antica chiesa di San Baudelio presso Berlanga.
L’affresco fu poi staccato e montato su tela.

Gli affreschi ricoprivano le pareti della chiesa e la Cena si trovava all’estremità orientale della parete nord; vedi una possibile ricostruzione in:
https://viajarconelarte-blogspot-com.translate.goog/2013/07/las-pinturas-de-san-baudelio-de.html?_x_tr_sl=en&_x_tr_tl=it&_x_tr_hl=it&_x_tr_pto=ajax,se,sc

Numero inventario 27.785a
Proveniente dal fondo Maria Antoinette Evans, acquisito nel 1927.
Gli affreschi, dal XII secolo fino al 1922/1926 circa, rimasero nella chiesa di San Baudelio de Berlanga (Berlanga de Duero, Spagna).
Nel 1922 gli affreschi furono acquisiti da Léon Levi (commerciante); nel 1922/1926 circa,  furono rimossi dalla Spagna, forse portati a Londra, e trasferiti su tela.

Nel 1927 Gabriel Dereppe,  vendette l’affresco con l’Ultima Cena al MFA. Dereppe era un commerciante che lavorava con Demotte and Co., Parigi; per suo tramite, gli affreschi di San Baudelio de Berlanga furono dispersi in diversi musei.

La raffigurazione della Cena, nell’iconografia più frequente all’epoca, mostra undici Apostoli in fila dietro il tavolo; Cristo è al centro e sta porgendo un boccone a Giuda che è di fronte a lui. Sulla tavola ci sono coppe con alto piede che contengono pesci.

 

Immagine e info da:
https://collections.mfa.org/objects/32295

https://en.wikipedia.org/wiki/San_Baudelio_de_Berlanga

https://meadowsmuseumdallas.org//loexhibitionsng-term-loans/boston-loan/

Localizzazione: USA - BOSTON. Museum of Fine Arts
Periodo artistico: metà XII secolo
Rilevatore: AC

USA – BOSTON. Museum of Fine Arts, maiolica faentina con Ultima Cena

 

Maiolica di Faenza, XVI secolo (21,6 x 32,6 x 58,1 cm)
Numero inventario 1983.61. Non esposto.
Lascito di R. Thornton Wilson in memoria di Florence Ellsworth Wilson nel 1983

Cristo e dodici Apostoli sono seduti su sgabelli a un tavolo rettangolare, che è apparecchiato con piatti, tazze, brocche e coltelli. Il cibo include panini sul tavolo e carne, limoni e altri oggetti sui piatti. Tre Apostoli sono in piedi alle due estremità del tavolo, con i loro sgabelli spinti indietro dietro di loro. Cristo è seduto al centro della tavola, con lunghi capelli e barba biondi, e indossa una veste ocra con mantello blu. Seduto alla sua sinistra è la figura bionda e imberbe di san Giovanni Evangelista, e proprio di fronte a Cristo è Giuda, che tiene una borsa di denaro nella mano destra. Tutte le figure sono scalze, tutte, tranne tre, hanno la barba e tranne Cristo e san Giovanni, hanno i capelli scuri. Le figure sono vestite con abiti e mantelli blu, verde e ocra. Il pavimento è dipinto di blu, modellato per sembrare pietra,

 

Immagine e informazioni da:
https://collections.mfa.org/objects/264173/the-last-supper;jsessionid=4CC63A0C698E92A83BFCC48ECA83BAE4?ctx=93019673-1656-4ffe-af0f-42a8f79ac7f8&idx=8

Periodo artistico: XVI secolo
Rilevatore: AC

RUSSIA – SAN PIETROBURGO. Museo Erarta di arte contemporanea, Ultima Cena di P. Grishin, 2010

 

Erarta è il più grande museo privato di arte contemporanea in Russia ed è stato aperto nel 2010.

Tra le opere esposte, un’ istallazione con l‘Ultima Cena realizzata nel 2010 dall’artista moscovita Pavel Grishin (nato nel 1978) che misura 640 x 170 x 170 cm.

Immagine e informazioni da:
https://www.erarta.com/en/museum/collection/works/detail/K2010G/

Localizzazione: RUSSIA – SAN PIETROBURGO. Museo Erarta di arte contemporanea
Autore: Pavel Grishin
Periodo artistico: 2010
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – ST ALBANS. Cattedrale di Sant’Albano, Ultima Cena con Gesù nero

 

Nella cattedrale della città di St Albans, sull’altare dei perseguitati nel transetto nord, da luglio 2020, è stato collocato il dipinto intitolato “Una Ultima Cena”, alto poco più di 1 m e lungo 3,66 m, eseguita dalla pittrice Lorna May Wadsworth (nata nel 1979).

La chiesa ha affermato di essere a “sostegno del movimento Black Lives Matter (BLM)”.
L’opera, dipinta nel 2010, era stata appesa nella chiesa di Nailsworth, nel Gloucestershire, dove la figura del Cristo era stata colpita da un proiettile di fucile ad aria compressa.

L’artista ha utilizzato un modello di origine giamaicana come base della sua interpretazione dell’opera di Leonardo da Vinci e ha affermato di voler “far mettere in discussione il mito occidentale che [Gesù Cristo] avesse i capelli biondi e gli occhi azzurri”. Il reverendo dottor Jeffrey John, decano della cattedrale, ha dichiarato: “La nostra fede insegna che siamo tutti fatti allo stesso modo a immagine di Dio e che Dio è un Dio di giustizia”.

Immagini e testo tratti da:
https://www.bbc.com/news/uk-england-gloucestershire-50331743

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – ST ALBANS. Cattedrale di Sant'Albano
Autore: Lorna May Wadsworth
Periodo artistico: 2010
Rilevatore: AC

ROMA. Collezione dell’artista, Ultima Cena di Natalia Tsarkova, 2002

 

Dipinto su tela di grandi dimensioni (220 x 150 cm) che è stato esposto nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano accanto al Cenacolo di Leonardo da Vinci; nella Basilica del Santo Padre Pio, realizzata da Renzo Piano, a San Giovanni Rotondo e in altri prestigiosi luoghi espositivi.

Una Cena innovativa nella composizione: in primo piano Cristo di spalle, ma volge il viso verso lo spettatore, accanto a lui san Giovanni. Gli altri Apostoli attorno al tavolo rettangolare, con espressioni concitate dopo l’annuncio che uno di essi tradirà Gesù.
Particolare, sullo sfondo a sinistra, una testa di donna da dietro una tenda: l’autoritratto di Natasha. Anche gli Apostoli sono ritratti di persone aristocratiche o importanti che l’artista conobbe.

 

La pittrice russa Natalia Tsarkova (nata nel 1967) nel 1995 si trasferì in Italia dove tutt’ora vive e lavora. Ritrattista di livello internazionale con committenze che spaziano dalle case regnanti all’aristocrazia, da uomini di Stato a cardinali fino ai Sommi Pontefici (ritratto ufficiale, realizzato in occasione del Giubileo del 2000 per gli 80 anni di papa Giovanni Paolo II, di papa Benedetto XVI).

 

Immagine e notizie da
http://www.nataliatsarkova.net/

Localizzazione: ROMA. Collezione dell'artista 2002
Autore: Natalia Tsarkova
Periodo artistico: 2002
Rilevatore: AC

USA – MACON. Chiesa di Saint Joseph, vetrata con Ultima Cena, fine XIX secolo

 

Macon è una città dello stato americano della Georgia, la chiesa è di rito cattolico romano. La costruzione iniziò nel 1889 in stile neogotico.
L’edificio è abbellito da 60 vetrate, realizzate dalla bottega di Franz Mayer a Monaco di Baviera (Germania); una di esse raffigura l’Ultima Cena.

 

Immagine da:
https://www.pinterest.it/pin/207869339031518370/?autologin=true

Localizzazione: USA - MACON. Chiesa di Saint Joseph
Periodo artistico: fine XIX secolo
Rilevatore: AC

USA – CHICAGO. Convento della Natività di Maria Vergine, Ultima Cena, 1999

 

Il convento conserva un dipinto a olio con l’ Ultima Cena (55,88 x 71,12 cm) realizzato dalla pittrice di Chicago suor Mercedes, al secolo Marija Mickevicius (1915 – 2007), dell’ordine delle Suore di San Casimiro.

 

Immagine e notizie da:
http://www.abc-people.com/event/supper/supper-pic19.htm

https://www.lithaz.org/bios/mercedes/mercedes_sister.htm

Localizzazione: USA – CHICAGO. Convento della Natività di Maria Vergine
Autore: suor Mercedes, al secolo Marija Mickevicius (1915 - 2007)
Periodo artistico: 1999
Rilevatore: AC

GEORGIA – TIBLISI. Centro nazionale georgiano dei manoscritti, miniatura di Ultima Cena dai “Quattro Vangeli Mokvi”, inizio XIV secolo

 

I Quattro Vangeli Mokvi è un manoscritto miniato del 1300,  copiato in georgiano con la scrittura nuskhuri e riccamente decorato nella cattedrale Mokvi in Abkhazia.
Il manoscritto ha 329 pagine, ciascuna delle dimensioni di 30 x 23,5 cm, e 157 miniature dipinte su oro.
Questo testo fu copiato da un certo monaco Ephraim per volere di Daniele, arcivescovo di Mokvi, e donato alla Cattedrale della Santa Vergine. L’autore delle miniature presumibilmente si formò a Costantinopoli intorno al 1290 e portò lo stile bizantino in Georgia.
Il manoscritto fu poi trasportato al Monastero di Gelati vicino a Kutaisi, dove era ancora conservato nel 1880. Fu poi portato in un museo a Tbilisi ed evacuato in Francia dopo l’invasione sovietica della Georgia come parte dei tesori del museo georgiano nel 1921.
Fu rimpatriato nell’allora Georgia sovietica nel 1945 e trovò dimora presso il Centro nazionale dei manoscritti; numero inventario Q-902.

Una delle miniature, nel folio 89v, raffigura l’Ultima Cena con gli Apostoli attorno ad un tavolo rotondo e Cristo, sdraiato secondo l’antica iconografia, si trova sulla estremità destra.

 

Link:
https://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Mokvi_Gospels&oldid=1024340708

https://agenda.ge/en/news/2015/624

https://it.xcv.wiki/wiki/Georgian_National_Center_of_Manuscripts

https://manuscript.ge/

Localizzazione: GEORGIA – TIBLISI. Centro nazionale georgiano dei manoscritti
Periodo artistico: inizio XIV secolo
Rilevatore: AC

USA – SPRINGFIELD. Mercy Hospital Springfield, Ultima Cena, 1971

 

Il grande dipinto (244 x 610 cm circa) fu realizzato nel 1971 da suor Mary Agnes Mayer (1900 – 1992) che è stata supervisore di laboratorio al Mercy dal 1933 al 1961, quindi artista residente presso l’ospedale, dove aveva uno studio al primo piano, fino al 1974.

Suor Mary Agnes mentre dipinge l’Ultima Cena, 1972

Il dipinto dell’Ultima Cena, che si ispira al Cenacolo di Leonardo, è stato appeso nella caffetteria del Mercy Hospital dal 1971 al 2016. Dopo l’apertura del nuovo centro dovrebbe essere rimesso in esposizione.

Un primo ospedale fu aperto nel 1891 dalle Suore della Misericordia, altre strutture furono realizzate nei decenni successivi. Nel 2020 è stato aperto il nuovo “Mercy Heart Hospital Springfield”.

 

Immagine e informazioni da:
https://eu.news-leader.com/story/news/local/ozarks/2019/07/26/what-happened-last-supper-painting-mercy-hospital-springfield/1805925001/

Localizzazione: USA – SPRINGFIELD. Mercy Hospital Springfield
Autore: suor Mary Agnes Mayer (1900 – 1992)
Periodo artistico: 1971
Rilevatore: AC

RUSSIA – ORLINO.  Chiesa della Trasfigurazione del Salvatore, Ultima Cena di K. Ivanov, 1991-92

 

Nella regione di San Pietroburgo/Leningrado, distretto di Gatchinsky, sorge il borgo di Orlino con la Chiesa (di rito ortodosso) della Trasfigurazione (Спасо-Преображенская церковь) costruita tra il 1807 e 1809. Chiusa nel 1938, solo nel 1990 fu restituita alla comunità dei credenti.
Conserva l’iconostasi con “l’Ultima Cena e figure di Santi” realizzata nel 1991- 92, seguendo l’iconografia tradizionale, dal pittore Konstantin Kirillovich Ivanov (1938). In legno, dipinta a olio e con intagli decorativi.
Nella fotografia l’opera è ancora in fase di completamento, nello studio del pittore.

 

Immagine da:
http://www.abc-people.com/event/supper/supper-pic3.htm

https://www.liveinternet.ru/community/1726655/post118039871/

Localizzazione: RUSSIA – ORLINO.  Chiesa della Trasfigurazione del Salvatore K. Ivanov, 1991-92
Autore: Konstantin Kirillovich Ivanov (1938 )
Periodo artistico: 1991-92
Rilevatore: AC

RUSSIA – KIRILLOV. Monastero di San Cirillo, icona di Ultima Cena, 1497

 

Nel 1397 l’archimandrita del monastero di Simonov, Cirillo, arrivò nella vasta area dell’antica Beloozero e lì fondò il monastero che nei secoli crebbe notevolmente. La vasta area murata comprende due priorati separati con undici chiese, la maggior parte delle quali risalgono al XVI secolo.
Il monastero fu secolarizzato e trasformato in Museo nel 1924. La biblioteca e alcuni tesori furono trasferiti a Mosca e a San Pietroburgo. I monaci sono stati riammessi nel convento di Ivanovsky solo nel 1998.

La città di Kirilov crebbe nelle vicinanze del monastero nel XX secolo.
La maggior parte del monastero è ancora oggi amministrata come “Museo di storia, arte e architettura Kirillo-Belozersky”.

Esso conserva anche un’icona del 1497  raffigurante un‘Ultima Cena con Gesù e i dodici Apostoli intorno a un tavolo rotondo.

Iconografia simile all’icona conservata nella Galleria Tret’jakov, a Mosca, vedi scheda

 

Immagine da:
http://www.abc-people.com/event/supper/supper-pic17.htm

Link:
www.russianmuseums.info/M782

https://en.wikipedia.org/wiki/Kirillo-Belozersky_Monastery

http://kirmuseum.ru/en/

Localizzazione: RUSSIA - KIRILLOV. Monastero di San Cirillo
Rilevatore: AC

CITTÀ DEL VATICANO. Loggia di Raffaello, Ultima Cena

 

Nel Palazzo di Niccolò III, al secondo piano, la loggia, ora chiusa da vetrata, corre lungo lungo tutto il lato est, per una lunghezza di circa 65 e una larghezza circa quattro. È divisa in tredici piccole campate coperte da volta a padiglione. Sotto ciascuna volta si trovano quattro “storie” a fresco contornate da cornici a stucco di forma varia, mentre agli angoli si trovano grottesche o decorazioni architettoniche; al centro delle volte si trovano stemmi o altre figure. Le prime dodici volte riportano episodi del Vecchio Testamento, l’ultima del Vangelo.

Raffaello dovette limitarsi a ideare la decorazione in generale, sovrintendere ai lavori e fornire, non sempre, i disegni per le “storie”. Vasari elencò tra i partecipanti all’impresa Giovanni da Udine, capo-decoratore, Giulio Romano, Giovan Francesco Penni, Tommaso Vincidor da Bologna, Vincenzo Tamagni, Perin del Vaga, Pellegrino da Modena, Polidoro da Caravaggio “e molti altri pittori”.
La decorazione iniziò tra la fine del 1517 e il 1518 e si concluse nei primi mesi del 1519.
Della loggia esiste una riproduzione fedele nel Palazzo d’Inverno del Museo dell’Ermitage a San Pietroburgo voluto dalla zarina Caterina II di Russia (XVIII secolo).

La tredicesima volta è affrescata con Storie di Cristo, tutte riferite da Vasari a Perin del Vaga (1501 – 1547), attribuzione accettata dalla maggior parte degli studiosi successivi. [Per altri, invece fu Tommaso Vincidor, in base a raffronti tra la Natività e l’arazzo della seconda serie vaticana dello stesso soggetto].
Le quattro scene sono: la Natività, l‘Adorazione dei Magi, il Battesimo e l’Ultima Cena, tutte di forma esagonale.

Immagini da: Wikimedia
https://it.wikipedia.org/wiki/Loggia_di_Raffaello

Localizzazione: CITTÀ DEL VATICANO. Loggia di Raffaello
Autore: Perin del Vaga
Periodo artistico: 1517/18-1519
Rilevatore: AC

UCRAINA – OBLAST’ di TERMOPIL’. Cattedrale della Madre di Dio di Zarvanytsya, con Ultima Cena

 

La chiesa sorge nel villaggio di Zarvanytsya, nella regione (oblast’) con capitale Termopil’.
La prima menzione del luogo sacro risale al 1458. Monastero cattolico di rito bizantino.

Conserva un affresco che raffigura l’Ultima Cena, con gli Apostoli sdraiati secondo la tradizione antica. Cristo al centro della tavola a ferro di cavallo, eccezionalmente volge le spalle allo spettatore, accanto a lui san Giovanni.

 

Immagine da:
http://www.abc-people.com/event/supper/supper-pic23.htm

Localizzazione: UCRAINA – OBLAST' di TERMOPIL'. Cattedrale della Madre di Dio di Zarvanytsya
Rilevatore: AC

SANSEPOLCRO (AR). Museo civico, due dipinti di “Ultima Cena” di A. e R. Cantagallina 1604 e di autore ignoto, prima metà XVII secolo

Olio su tela (250 x 480 cm), opera dei fratelli Antonio e Remigio Cantagallina.
Esposta al piano terra – Sala 1.
Proviene dall’antico refettorio del Monastero delle monache di San Bartolomeo a Sansepolcro.
Interessanti sono le nature morte rappresentate dalle stoviglie e dai cibi disposti sulla tavola, insieme al particolare del diavoletto sotto lo sgabello di Giuda, che si volge verso lo spettatore e tiene la borsa con i denari.

 

Antonio Cantagallina, architetto e pittore, nacque forse a Sansepolcro nella seconda metà del Cinquecento ed è documentato sino al 1616. Risulta essere stato prete. L’unica memoria della sua attività pittorica è rappresentata dall’Ultima Cena, firmata e datata assieme al fratello Remigio nel 1604. Ad Antonio, che fu soprattutto architetto e di lui si conservano opere, si pensa debba essere attribuita l’intelaiatura architettonica del dipinto.
Remigio Cantagallina (1582/1583 – 1656) fu incisore e pittore.

La cornice lignea del dipinto è modanata, dipinta di nero, dorata nel listello interno, sugli angoli e al centro dei due lati orizzontali. Le zone dorate sono decorate con motivi a girali d’acanto graffiti. Coeva al dipinto.

Immagine da:
https://mmg.inera.it/frontend/san-sepolcro/oggetti-esposti/ultima-cena-3

Link:
http://www.museocivicosansepolcro.it/biografie.aspx

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900430207

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900430208 (cornice)

 


Ultima Cena, prima metà XVII secolo, di autore ignoto di ambito toscano.
Olio su tela di 168 x 315 cm (senza cornice). Cornice in legno intagliato e dorato.
Esposta piano terra, Sala 2 degli Artisti locali del XVII secolo

Proviene, dal 1866, dalla chiesa conventuale di S. Maria Maddalena, originata dall’oratorio trecentesco della Compagnia di Santa Maria Maddalena istituita nel 1334 per accogliere a vita monastica meretrici e donne in difficoltà, divenne dal 1530 la chiesa dei Minori Osservanti. Il complesso conventuale venne soppresso nel 1866 e da allora ospita l’Agenzia Coltivazione Tabacchi.

L’opera, dalla prosa chiara e distesa, nonostante la convenzionalità dello schema costruttivo, rivela un gusto spiccato per il dettaglio, come suggeriscono i diversi oggetti di natura morta minuziosamente descritti adagiati sulla tovaglia.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900430284

https://mmg.inera.it/frontend/san-sepolcro/oggetti-esposti/ultima-cena-2

 

 


Il primo nucleo del Museo risale al 1850, quando sono state raccolte nella sala decorata con l’affresco della Resurrezione di Piero della Francesca varie opere provenienti dal territorio circostante. L’attuale allestimento risale al 1975, ma è stato ampliato e modificato nel 1985-88 e con altri lavori effettuati dal 1994 al 1998. Questi hanno permesso il recupero di alcuni ambienti sotterranei dove è stata allestita un’esposizione di reperti archeologici.

 

Link:
http://www.museocivicosansepolcro.it/collezzioni.aspx

Localizzazione: SANSEPOLCRO (AR). Museo civico
Autore: A. e R. Cantagallina / ignoto
Periodo artistico: 1604 / prima metà XVII secolo
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – WARWICK. Chiesa di Santa Maria Immacolata, paliotto scolpito con Ultima Cena

 

La chiesa, di rito  cattolico romano, fu eretta nel 1860, una delle prime con questa dedicazione in Gran Bretagna, opera dell’architetto Edward Welby Pugin (1834 – 1875).

Paliotto dell’altare in pietra scolpita, che raffigura l’Ultima Cena (forse realizzato all’epoca della costruzione della chiesa).

Immagini da:
https://www.stmary-immaculate.org.uk/history-and-heritage.html

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – WARWICK. Chiesa di Santa Maria Immacolata
Periodo artistico: 1860 circa (?)
Rilevatore: AC

GERMANIA – ERGOLDING. Chiesa di San Giovanni a Piflas, con scultura di Ultima Cena, XX secolo

 

La chiesa, di rito cattolico romano, fu edificata nel 1995-96 come chiesa filiale della parrocchiale di San Corrado a Landshut. Ornata con sculture dell’artista Christine Stadler (1922 – 2001). Tra esse un’Ultima Cena.

 

Immagine da:
http://es.dreamstime.com/última-cena-iglesia-de-san-john-piflas-germany-juan-en-alemania-image190821797

Link:
https://de.zxc.wiki/wiki/St._Johannes_(Piflas)

Localizzazione: GERMANIA – ERGOLDING. Chiesa di San Giovanni a Piflas
Autore: Christine Stadler (1922 - 2001)
Periodo artistico: XX secolo
Rilevatore: AC

RUSSIA – SERGIEV POSAD. Museo-riserva statale di storia e arte, Ultima Cena di S. Ushakov, 1685

 

Il Museo della città di Sergev Posad, a circa 75 km a nord-est di Mosca, istituito nel 1920, conserva una ricca collezione di opere d’arte russa dal XIV al XX secolo.
Il Museo fa parte del famoso complesso architettonico del “Monastero (lavra) della Trinità di San Sergio” che fu fondato attorno al 1345 da da uno dei più venerati santi russi, Sergio di Radonež, ed è uno dei più importanti centri religiosi della Russia, iscritto nella Lista del Patrimonio Culturale Mondiale dell’UNESCO nel 1993.
In esso vi sono alcune chiese, come la Cattedrale dell’Assunzione, nel cuore del monastero, commissionata dallo zar Ivan il Terribile nel 1559 per celebrare la vittoria sui Mongoli a Kazan e completata 26 anni più tardi.
Parte del monastero è adibito a museo, aperto al pubblico.


Dipinto dell’Ultima Cena
(44 x 61 cm) realizzato nel 1685 da Simon Ushakov (1626–1686). L’icona fu collocata sopra le Porte Reali nell’iconostasi (1) della Cattedrale dell’Assunzione del Monastero della Trinità di San Sergio; oggi è esposta nella sacrestia della stessa Cattedrale.

 

Immagine da Wikimedia

Link:
http://www.russianmuseums.info/M484

https://it.wikipedia.org/wiki/Monastero_della_Trinità_di_San_Sergio

http://old.museum-sp.ru/Ecoll_icon7.html
https://en.wikipedia.org/wiki/Simon_Ushakov

Localizzazione: RUSSIA - SERGIEV POSAD. Museo-riserva statale di storia e arte
Autore: Simon Ushakov
Periodo artistico: 1685
Note storiche: (1) Nell'ambito della Chiesa ortodossa russa l'iconostasi (il tramezzo di separazione tra il presbiterio in cui si celebra la Messa e la navata in cui stanno i fedeli prevede, in genere, cinque ordini di icone: Patriarchi; Profeti; Feste liturgiche; Deisis / deesis (preghiera) che costituisce il registro centrale e principale dove si trovano le icone dei santi in posizione di preghiera intorno a Cristo Pantocratore; le icone locali o del tempio, poste nell'ordine più in alto, che vengono spesso cambiate a seconda della festività.
Rilevatore: AC

REPUBBLICA CECA – KROMĔŘĬŽ. Museo archidiocesano, Ultima Cena di P. Coecke van Aelst, 1528

 

Olio su tela (112 x 164 cm), dipinto da Peter Coecke van Aelst (1502-1550)

 

Immagine da Wikimedia

Link:
https://www.muo.cz/en/collections/paintings–44/pieter-coecke-van-aelst–258/

 


Molte altre copie di questo dipinto, opera del pittore o della sua bottega sono in vari musei, sul mercato o in collezioni private.

Belgio – Liegi
https://www.ultimacena.afom.it/belgio-liegi-musee-des-beaux-arts-de-liege-ultima-cena-di-p-c-van-aelst/

Belgio – Bruxelles
https://www.ultimacena.afom.it/belgio-bruxelles-musees-royaux-des-beaux-arts-de-belgique-ultima-cena-di-p-c-van-aelst/

Gran Bretagna – Grantham. Belvoir castle
https://www.ultimacena.afom.it/gran-bretagna-grantham-belvoir-castle-ultima-cena-di-p-coecke-van-aelst-1527/

Paesi Bassi – Den Bosch
https://www.ultimacena.afom.it/paesi-bassi-den-bosch-museo-del-brabante-settentrionale-ultima-cena-di-p-coecke-van-aelst-1529-31/

Polonia -Varsavia, copia
https://www.ultimacena.afom.it/polonia-varsavia-museo-nazionale-copia-del-xvi-secolo-di-ultima-cena-di-p-coecke-van-aelst/

Repliche o copie in collezioni private.
Olio su tavola di quercia (60,8 x 78,7 cm) del 1538, venduta da Sothebys nel 2016, sul rovescio ha quattro sigilli di ceralacca (probabilmente) con lo stemmadei Feuquières di Picardie), altra versione del dipinto del museo di Bruxelles
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pieter_Coecke_van_Aelst_workshop_-_Last_Supper_097L16034_8ZGGY.jpg
https://www.sothebys.com/fr/auctions/ecatalogue/2016/old-master-british-paintings-day-l16034/lot.106.html

Olio su tavola (78,5 x 111 cm) venduta da Cristie nel 2013
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pieter_Coecke_van_Aelst_studio_-_Last_Supper_2013_AMS_03028_0016.jpg
https://www.christies.com/lot/lot-studio-of-pieter-coecke-van-aelst-i-5675661/?

Olio su tavola (61 x 80,3) datata 1545 (in alto al centro, nella vetrata); iscritto e datato ‘ANNO’ ‘NO[V] 1545’ (centro sinistra e centro destra, sui tondi a rilievo); inscritto ‘FVNDA.LAPIDE.CLADIO:ViCiT.DAVID.GOLiATH.’ (in alto a sinistra, sul tondo in rilievo); e con l’iscrizione ‘ABEL CLAMAT.DE.TERRA.VOX SANGViNi’ (in alto a destra, sul tondo in rilievo), venduta da Christie’s il 6 luglio 2011
https://www.christies.com/lot/lot-5460712/?intObjectID=5460712

Localizzazione: REPUBBLICA CECA – KROMĔŘĬŽ. Museo archidiocesano
Autore: P. Coecke van Aelst
Periodo artistico: 1528
Rilevatore: AC

POLONIA – VARSAVIA. Museo Nazionale, copia del XVI secolo di Ultima Cena di P. Coecke van Aelst

 

Olio su tavola di piccole dimensioni (43 x 58 cm). Copia di una delle Ultime Cene di Peter Coecke van Aelst (1502-1550) che si trovano in vari musei.

 

Immagine da Wikimedia

Link:
https://cyfrowe.mnw.art.pl/en/catalog/506410

 


Molte altre copie di questo dipinto, opera del pittore o della sua bottega sono in vari musei, sul mercato o in collezioni private.

Belgio – Liegi
https://www.ultimacena.afom.it/belgio-liegi-musee-des-beaux-arts-de-liege-ultima-cena-di-p-c-van-aelst/

Belgio – Bruxelles
https://www.ultimacena.afom.it/belgio-bruxelles-musees-royaux-des-beaux-arts-de-belgique-ultima-cena-di-p-c-van-aelst/

Gran Bretagna – Grantham. Belvoir castle
https://www.ultimacena.afom.it/gran-bretagna-grantham-belvoir-castle-ultima-cena-di-p-coecke-van-aelst-1527/

Paesi Bassi – Den Bosch
https://www.ultimacena.afom.it/paesi-bassi-den-bosch-museo-del-brabante-settentrionale-ultima-cena-di-p-coecke-van-aelst-1529-31/

Repubblica Ceca – Kroměříž
https://www.ultimacena.afom.it/repubblica-ceca-kromeriz-museo-archidiocesano-ultima-cena-di-p-coecke-van-aelst-1528/

Repliche o copie in collezioni private.
Olio su tavola di quercia (60,8 x 78,7 cm) del 1538, venduta da Sothebys nel 2016, sul rovescio ha quattro sigilli di ceralacca (probabilmente) con lo stemmadei Feuquières di Picardie), altra versione del dipinto del museo di Bruxelles
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pieter_Coecke_van_Aelst_workshop_-_Last_Supper_097L16034_8ZGGY.jpg
https://www.sothebys.com/fr/auctions/ecatalogue/2016/old-master-british-paintings-day-l16034/lot.106.html

Olio su tavola (78,5 x 111 cm) venduta da Cristie nel 2013
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pieter_Coecke_van_Aelst_studio_-_Last_Supper_2013_AMS_03028_0016.jpg
https://www.christies.com/lot/lot-studio-of-pieter-coecke-van-aelst-i-5675661/?

Olio su tavola (61 x 80,3) datata 1545 (in alto al centro, nella vetrata); iscritto e datato ‘ANNO’ ‘NO[V] 1545’ (centro sinistra e centro destra, sui tondi a rilievo); inscritto ‘FVNDA.LAPIDE.CLADIO:ViCiT.DAVID.GOLiATH.’ (in alto a sinistra, sul tondo in rilievo); e con l’iscrizione ‘ABEL CLAMAT.DE.TERRA.VOX SANGViNi’ (in alto a destra, sul tondo in rilievo), venduta da Christie’s il 6 luglio 2011
https://www.christies.com/lot/lot-5460712/?intObjectID=5460712

Localizzazione: POLONIA – VARSAVIA. Museo Nazionale,
Autore: da P. Coecke van Aelst
Periodo artistico: XVI secolo
Rilevatore: AC

PAESI BASSI – DEN BOSCH. Museo del Brabante settentrionale, Ultima Cena di P. Coecke van Aelst, 1529-31

 

Olio su tavola (55,6 x 65,8 cm) dipinto nel 1529-1531 da Peter Coecke van Aelst (1502-1550).
Di dimensioni minori rispetto alle altre opere con il medesimo soggetto conservate in altri musei.
Numero inventario 11098

Nella città di s-Hertogenbosch, più nota informalmente come Den Bosch, si trova il Noord Brabants Museum che racchiude molte opere d’arte, soprattutto di artisti olandesi.

 

Immagine da Wikimedia

Link:
http://collectie.hetnoordbrabantsmuseum.nl/Details/collect/5127

https://en.wikipedia.org/wiki/Noordbrabants_Museum

 


Molte altre copie di questo dipinto, opera del pittore o della sua bottega, sono in vari musei, sul mercato o in collezioni private.

Belgio – Liegi
https://www.ultimacena.afom.it/belgio-liegi-musee-des-beaux-arts-de-liege-ultima-cena-di-p-c-van-aelst/

Belgio – Bruxelles
https://www.ultimacena.afom.it/belgio-bruxelles-musees-royaux-des-beaux-arts-de-belgique-ultima-cena-di-p-c-van-aelst/

Gran Bretagna – Grantham. Belvoir castle
https://www.ultimacena.afom.it/gran-bretagna-grantham-belvoir-castle-ultima-cena-di-p-coecke-van-aelst-1527/

Polonia -Varsavia, copia:
https://www.ultimacena.afom.it/polonia-varsavia-museo-nazionale-copia-del-xvi-secolo-di-ultima-cena-di-p-coecke-van-aelst/

Repubblica Ceca – Kroměříž
https://www.ultimacena.afom.it/repubblica-ceca-kromeriz-museo-archidiocesano-ultima-cena-di-p-coecke-van-aelst-1528/

Repliche o copie in collezioni private.
Olio su tavola di quercia (60,8 x 78,7 cm) del 1538, venduta da Sothebys nel 2016, sul rovescio ha quattro sigilli di ceralacca (probabilmente) con lo stemmadei Feuquières di Picardie), altra versione del dipinto del museo di Bruxelles
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pieter_Coecke_van_Aelst_workshop_-_Last_Supper_097L16034_8ZGGY.jpg
https://www.sothebys.com/fr/auctions/ecatalogue/2016/old-master-british-paintings-day-l16034/lot.106.html

Olio su tavola (78,5 x 111 cm) venduta da Cristie nel 2013
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pieter_Coecke_van_Aelst_studio_-_Last_Supper_2013_AMS_03028_0016.jpg
https://www.christies.com/lot/lot-studio-of-pieter-coecke-van-aelst-i-5675661/?

Olio su tavola (61 x 80,3) datata 1545 (in alto al centro, nella vetrata); iscritto e datato ‘ANNO’ ‘NO[V] 1545’ (centro sinistra e centro destra, sui tondi a rilievo); inscritto ‘FVNDA.LAPIDE.CLADIO:ViCiT.DAVID.GOLiATH.’ (in alto a sinistra, sul tondo in rilievo); e con l’iscrizione ‘ABEL CLAMAT.DE.TERRA.VOX SANGViNi’ (in alto a destra, sul tondo in rilievo), venduta da Christie’s il 6 luglio 2011
https://www.christies.com/lot/lot-5460712/?intObjectID=5460712

Localizzazione: PAESI BASSI – DEN BOSCH. Museo del Brabante settentrionale
Autore: P. Coecke van Aelst
Periodo artistico: 1529-31
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – GRANTHAM. Belvoir castle, Ultima Cena di P. Coecke van Aelst, 1527

 

Olio su tavola (136 × 165 cm), dipinto da Peter Coecke van Aelst (1502-1550).
Conservato a Belvoir castle, residenza dei Duchi di Rutland.
Esposto a New York, Metropolitan Museum, per la mostra “Grand Design: Pieter Coecke van Aelst and Renaissance Tapestry” October 7, 2014 – January 11, 2015.

 

Immagine da Wikimedia

Link:
https://www.metmuseum.org/art/collection/search/239296

 


Molte altre copie di questo dipinto, opera del pittore o della sua bottega sono in vari musei, sul mercato o in collezioni private.

Belgio – Liegi
https://www.ultimacena.afom.it/belgio-liegi-musee-des-beaux-arts-de-liege-ultima-cena-di-p-c-van-aelst/

Belgio – Bruxelles
https://www.ultimacena.afom.it/belgio-bruxelles-musees-royaux-des-beaux-arts-de-belgique-ultima-cena-di-p-c-van-aelst/

Paesi Bassi – Den Bosch
https://www.ultimacena.afom.it/paesi-bassi-den-bosch-museo-del-brabante-settentrionale-ultima-cena-di-p-coecke-van-aelst-1529-31/

Polonia -Varsavia, copia:
https://www.ultimacena.afom.it/polonia-varsavia-museo-nazionale-copia-del-xvi-secolo-di-ultima-cena-di-p-coecke-van-aelst/

Repubblica Ceca – Kroměříž
https://www.ultimacena.afom.it/repubblica-ceca-kromeriz-museo-archidiocesano-ultima-cena-di-p-coecke-van-aelst-1528/

Repliche o copie in collezioni private.
Olio su tavola di quercia (60,8 x 78,7 cm) del 1538, venduta da Sothebys nel 2016, sul rovescio ha quattro sigilli di ceralacca (probabilmente) con lo stemmadei Feuquières di Picardie), altra versione del dipinto del museo di Bruxelles
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pieter_Coecke_van_Aelst_workshop_-_Last_Supper_097L16034_8ZGGY.jpg
https://www.sothebys.com/fr/auctions/ecatalogue/2016/old-master-british-paintings-day-l16034/lot.106.html

Olio su tavola (78,5 x 111 cm) venduta da Cristie nel 2013
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pieter_Coecke_van_Aelst_studio_-_Last_Supper_2013_AMS_03028_0016.jpg
https://www.christies.com/lot/lot-studio-of-pieter-coecke-van-aelst-i-5675661/?

Olio su tavola (61 x 80,3) datata 1545 (in alto al centro, nella vetrata); iscritto e datato ‘ANNO’ ‘NO[V] 1545’ (centro sinistra e centro destra, sui tondi a rilievo); inscritto ‘FVNDA.LAPIDE.CLADIO:ViCiT.DAVID.GOLiATH.’ (in alto a sinistra, sul tondo in rilievo); e con l’iscrizione ‘ABEL CLAMAT.DE.TERRA.VOX SANGViNi’ (in alto a destra, sul tondo in rilievo), venduta da Christie’s il 6 luglio 2011
https://www.christies.com/lot/lot-5460712/?intObjectID=5460712

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – GRANTHAM. Belvoir castle
Autore: P. Coecke van Aelst
Periodo artistico: P. Coecke van Aelst
Rilevatore: AC

LECCE. Cattedrale di Santa Maria Assunta con Ultima Cena, fine XVII secolo

 

Lo splendido soffitto ligneo a lacunari della Cattedrale risale al 1685 e conclude superiormente la navata centrale, il transetto e il presbiterio.
Nel soffitto sono incastonate interessanti tele, opere sei-settecentesche attribuite al pennello di Giuseppe da Brindisi oppure al più noto Carlo Rosa e alla sua bottega (1613 – 1678). Nella navata centrale vi sono tre tele con episodi della vita di Sant’Oronzo: l’apostolato con la Predicazione, l’episcopato con la Protezione dalla Peste e il Martirio.

L’incrocio del transetto con la navata centrale accoglie invece il dipinto dell’Ultima Cena.

Immagini da:
http://www.brundarte.it/2014/03/17/la-cattedrale-di-lecce-e-la-sua-piazza/

https://it.wikipedia.org/wiki/Duomo_di_Lecce

Localizzazione: LECCE. Cattedrale di Santa Maria Assunta
Autore: Giuseppe da Brindisi oppure Carlo Rosa
Periodo artistico: fine XVII secolo
Rilevatore: AC

BRESSANONE/BRIXEN (BZ). Museo Diocesano, Ultima Cena di Leonhard von Brixen, 1470 circa

 

Il Museo Diocesano ha sede nel Palazzo Vescovile, che fu edificato tra il 1255 ed il 1265 e ristrutturato in epoca rinascimentale e barocca; venne istituito nel 1901 con lo scopo di conservare e valorizzare il patrimonio storico-artistico proveniente dalla Concattedrale di Santa Maria Assunta e San Cassiano e dal territorio diocesano.
Negli anni Venti del Novecento vi fu un ampliamento delle sale espositive. Negli anni Cinquanta il Museo venne riaperto al pubblico con un nuovo allestimento, dopo che, con lo spostamento della sede vescovile da Bressanone a Bolzano, gli ambienti storici della residenza vescovile erano disponibili per la nuova sede. Il Museo fu riorganizzato nel 2001 ed ha varie sezioni dal Medioevo a oggi che comprendono: statue, dipinti, oggetti di oreficeria e arte tessile, vetrate, mobili, un’ampia collezione di presepi, l’appartamento imperiale e quello vescovile.

 

Tra le opere d’arte che conserva, vi sono alcuni dipinti di Leonhard von Brixen (Lienhart Scherhauff), pittore e intagliatore attivo, all’incirca, tra 1438 e 1475/1476, tra cui tavole d’altare con la Passione di Cristo e scene della vita di Pietro e Paolo realizzate nel 1470 circa.

Tra essi una tavola con un‘Ultima Cena. Sulla tavola pani e un solo calice. Gli Apostoli si affollano ai due lati del Cristo, mentre Giuda, senza aureola, con i capelli rossi, la veste gialla e una borsa a zaino, intinge il boccone nel piatto di Gesù.

 

Immagine da:
https://www.alamy.it/fotos-immagini/abendmahl.html

Localizzazione: BRESSANONE/BRIXEN (BZ). Museo Diocesano
Autore: Leonhard von Brixen
Periodo artistico: 1470 circa
Rilevatore: AC

TAORMINA (ME). Cattedrale di San Nicolò, con altorilievo di Ultima Cena, 2013 e con piccola copia del Cenacolo di Leonardo, XV-XVI secolo

L’antica Cattedrale conserva un altorilievo in creta, il paliotto della mensa dell’altare maggiore raffigurante l’ Ultima Cena e realizzato dal maestro contemporaneo Turi Azzolina.
Di grandi dimensioni, 260 x 135 cm, dopo la cottura è stato trattato con una tecnica particolare per renderlo di aspetto marmoreo.


Nella Cattedrale è conservata anche una pala d’altare del pittore messinese Alfonso Franco (1466 – 1523), che rappresenta la Vergine Maria con Gesù Bambino in trono, fra il Profeta Elia e san Giovanni Battista; nella parte alta la figura del Padre Eterno con davanti a sé Cristo crocifisso.
Nella parte bassa del dipinto, sulla predella del trono della Madonna, una piccola forma circolare contiene una copia del Cenacolo di Leonardo da Vinci, e il nome del pittore.


Immagini e info:
https://www.vaitaormina.com/taormina-franz-buda-al-duomo-una-bellissima-opera-dellartista-turi-azzolina/

https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g187892-d3752782-Reviews-Duomo_di_Taormina-Taormina_Province_of_Messina_Sicily.html

http://www.blogtaormina.it/2015/01/30/turi-azzolina-artista-di-naxos-e-del-mondo/195876/

http://www.arcipreturataormina.org/old/storia_della_basilica_cattedrale.htm

https://it.wikipedia.org/wiki/Duomo_di_Taormina



La Cattedrale conserva un Polittico (proveniente dall’ex chiesa di San Sebastiano, poi intitolata a Sant’Agostino e oggi Biblioteca comunale) realizzato nel 1504 dal pittore Antonio / Antonello de Saliba (1466 circa – 1535). Raffigura la Vergine Maria col Bambino al centro in basso, ai lati san Sebastiano e san Girolamo (a destra). Nel registro superiore, al centro, la Deposizione di Cristo, ai lati le figure a mezzobusto di sant’Agata e santa Lucia (a destra).
Nella predella, divisa in cinque scomparti, “Gesù con Apostoli e Santi”.  NON si tratta di un’Ultima Cena, come scrivono alcuni siti, perché non c’è il tavolo, né le vivande, né la figura di Giuda; inoltre Apostoli e Cristo non compiono i gesti tipici dei Cenacoli. Altri polittici del Quattrocento-Cinquecento presentano nella predella le figure degli Apostoli, come questo.

Localizzazione: TAORMINA (ME). Cattedrale di San Nicolò
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – WINDSOR. Chiesa parrocchiale di S. Giovanni battista, con Ultima Cena di Francis Cleyn, XVII secolo

 

Appeso nella Galleria Ovest della Chiesa parrocchiale di Windsor, è conservato un olio su tela opera del pittore tedesco Francis (de) Cleyn (1582 – 1658) che studiò a Roma al seguito del Parmigianino.

Nel 1660, Brian Duppa, Vescovo di Winchester e Prelato dell’Ordine della Giarrettiera donò il quadro alla Cappella di San Giorgio – la cappella del Castello reale di Windsor. Durante la Grande Ribellione si salvò perché era stato arrotolato e seppellito insieme al piatto dell’altare di San Giorgio. Qualche tempo prima del 1698 il dipinto fu “tagliato con cattiveria”, ma fortunatamente la lacerazione era sullo sfondo in alto e non danneggiò le figure; nel 1698 fu “rinfrescato e fatta per esso una nuova bella cornice”. Nel 1702, o 1707, fu mostrato al pittore Antonio Verrio e a Sir James Thornhill e ad altri esponenti della cultura dell’epoca, i quali lo apprezzarono molto e, spostato dalla cappella di Urswick, il dipinto fu appeso sopra l’altare di San Giorgio in sostituzione dell’arazzo “Nostro Signore e i suoi discepoli a Emmaus” tratto da opera di Tiziano.

Il quadro fu ripulito nel 1739 e nel 1756. Nel 1788, quando furono apportate ampie modifiche alla Cappella di San Giorgio, il dipinto fu donato da re Giorgio III alla Chiesa Parrocchiale di Windsor.  Un’immagine della vecchia Chiesa lo mostra in uso come pala d’altare dal 1788 in poi. Quando la Parrocchiale fu ristrutturata nel 1865 occupò nuovamente il posto d’onore sopra l’altare.
Intorno al 1870, quando fu aggiunta l’attuale abside arrotondata, il dipinto dovette essere rimosso e posto nella Galleria Ovest.
Nel 1913 fu pulito, restaurato e rifoderato. Nel 1959 fu nuovamente restaurato e poi ancora nel 2003.

Il dipinto presenta una accurata rappresentazione del cibo tradizionale della Pasqua come descritto in Esodo, 12. Un “agnello giovane  arrostito al fuoco con la testa, le gambe e le viscere” è centrale sulla tavola e su altri piatti sono “’il pane azzimo e le erbe amare”. Un’altra caratteristica è quella che sembra essere l’asciugamano con cui Gesù aveva lavato i piedi dei discepoli gettati sulla spalla della Sua veste azzurra. La mano del Salvatore è alzata in segno di benedizione.

Immagine e notizie da Wikimedia e da:
http://numberonelondon.net/2016/02/post-tour-windsor-st-johns-church/

http://www.windsorparishchurch.org.uk/painting/index.php

http://4.bp.blogspot.com/-K9PyTHHOjHo/Vc-boDojrJI/AAAAAAAAtXA/s7SDS6bfKKg/s1600/windsor.2%2B019.JPG

http://www.oldwindsorchurch.org.uk/History.html

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – WINDSOR. Chiesa parrocchiale di S. Giovanni battista
Autore: Francis Cleyn
Periodo artistico: XVII secolo
Rilevatore: AC

AUSTRIA – STEINFELD. Chiesa filiale di San Giorgio di Gerlamoos, Ultima Cena di Thomas von Villach, 1470

 

La chiesa sorge ai margini del bosco sopra il villaggio di Gerlamoos nel comune di Steinfeld in Carinzia; fu citata per la prima volta in un documento del 1065/75. Il piccolo edificio romanico subì modifiche strutturali nei secoli XVI e XVII. Restaurata esternamente nel 1998. Di epoca romanica è il portale principale meridionale, a doppia arcata a tutto sesto; quello ovest è tardo gotico. Vi sono esternamente sulla parete sud affreschi della fine del XIV secolo che raffigurano san Cristoforo , la lotta di Giorgio con il drago, la Crocifissione e le sante Caterina e Dorotea.

All’interno gli affreschi, che erano stati coperti di calce, furono riscoperti nel 1936 e restaurati nel 1979. Realizzati negli anni settanta del XV secolo, sono considerati l’opera più importante del maestro tardogotico della Carinzia Thomas von Villach o Thomas Artula (1435/40 circa – 1523/29 circa)

Tre registri di circa 140 cm di altezza riempiono l’intera parete nord della navata.
Nella zona superiore, 11 scene della leggenda di san Giorgio sono dipinte con molti dettagli.
Nel registro centrale, Storie dell’infanzia di Gesù in 5 riquadri, e Storie della Passione in 4 quadri dei quali il primo è l’Ultima Cena.
A separare le due Storie c’è la raffigurazione della “Madonna della Misericordia o Madonna del manto protettivo” sotto il quale si rifugiano i fedeli.
Nella zona inferiore, un po’ danneggiata nella parte più bassa e nei riquadri alla sinistra, sono raffigurate in 9 scene: le sofferenze di Cristo, la discesa agli inferi, la Risurrezione, l’Ascensione e la Pentecoste.

Nella Cena, gli Apostoli sono attorno alla tavola, Giuda senza aureola, con i capelli rossi, la veste gialla e una borsa a zaino, viene imboccato da Cristo.
Le aureole degli Apostoli dietro al tavolo sono di colore scuro: ciò è dovute all’uso di pigmenti a base di piombo che si sono ossidati col tempo.


Immagini da Wikimedia.

Link:
https://de.m.wikipedia.org/wiki/Filialkirche_Gerlamoos

Localizzazione: AUSTRIA – STEINFELD. Chiesa filiale di San Giorgio di Gerlamoos
Autore: Thomas von Villach
Periodo artistico: 1470
Rilevatore: AC

SPAGNA – PALMA DI MAIORCA. Cattedrale di Santa Maria, retablo della Cappella del Corpus Domini con Ultima Cena di J. Blanquer, entro il 1636

 

Nella capitale delle Baleari, la grande Cattedrale, detta La Seu, fu edificata sul sito della moschea dopo la conquista spagnola, nel 1229; fu consacrata nel 1346, ma completata solo nel 1601.

La “Cappella del Corpus Domini”, nell’abside della navata settentrionale, fu costruita tra il 1626 e il 1642. Il grande retablo dell’altare (14 x 8,5 m), scolpito in legno, poi colorato e dorato, è opera dello scultore Jaume Blanquer (nato nel 1581, morì nel 1636 e fu sepolto in questa cappella, dietro la sua pala d’altare).

Molte sono le scene scolpite a tutto tondo nel retablo; tra esse un’ Ultima Cena al centro del registro più basso. La tavola e i commensali sono disposti su un piano inclinato che ne permette la visione dal basso.

 

Immagine e info da Wikimedia
https://mediawiki.catedraldemallorca.org/mediawiki/index.php?title=Retaule_del_Corpus_Christi/es

Localizzazione: SPAGNA - PALMA DI MAIORCA. Cattedrale di Santa Maria, retablo della Cappella del Corpus Domini
Autore: Jaume Blanquer
Periodo artistico: entro il 1636
Rilevatore: AC

GERMANIA – NORIMBERGA. Chiesa di San Lorenzo, altare di San Giovanni con Ultima Cena, 1521

 

La Chiesa è il principale luogo di culto evangelico luterano della città bavarese. La costruzione iniziò intorno al 1250. Originariamente fu costruita come una basilica a tre navate in stile gotico; successivamente venne ampliata mediante un imponente coro tardo gotico (1439-1477).
La magnifica facciata ovest ha un portale riccamente decorato con statue e rosone (metà del XIV sec.). Le due torri sono alte 80 e 81 metri. Contiene importanti opere d’arte, come il ciborio di Adam Kraft, vedi scheda.

L’altare di San Giovanni, finemente scolpito in legno, ha al centro un’Ultima Cena.

 

Immagini da:
https://www.alamy.com/stock-image-altar-of-st-john-1521-johannesaltar-st-lorenz-church-lorenzkirche-163044393.html

Localizzazione: GERMANIA – NORIMBERGA. Chiesa di San Lorenzo
Periodo artistico: 1521
Rilevatore: AC

GERMANIA – NORIMBERGA. Chiesa di San Lorenzo, ciborio con scultura di Ultima Cena di A. Kraft, 1493-96

La Chiesa è il principale luogo di culto evangelico luterano della città bavarese. La costruzione iniziò intorno al 1250. Originariamente fu costruita come una basilica a tre navate in stile gotico; successivamente venne ampliata mediante un imponente coro tardo gotico (1439-1477).
La magnifica facciata ovest ha un portale riccamente decorato con statue e rosone (metà del XIV sec.). Le due torri sono alte 80 e 81 metri. Contiene importanti opere d’arte, tra cui l’altare scolpito con Ultima Cena, vedi scheda.

Il ciborio del Santissimo Sacramento (Sakramenthäuschen) è uno dei massimi capolavori della scultura gotica tedesca, realizzato fra il 1493 e il 1496 dallo scultore locale Adam Kraft (circa 1460 – 509) su commissione del ricco mercante cittadino Hans Imhoff il Vecchio.
Addossato a un pilastro sinistro del coro, è in pietra arenaria e si presenta come una torre rastremata, alta circa 20 metri, finemente decorata e traforata.

Fra complicatissimi intrecci di pinnacoli e trafori vi sono raffigurate Scene della Passione di Gesù fra cui l’ Ultima Cena, scolpita a tutto tondo.
Alla base, sorreggono il tutto, tre personaggi accovacciati rappresentanti le tre fasce di età: giovinezza, maturità e vecchiaia; quella centrale, con gli utensili dello scalpellino, è ritenuto l’autoritratto di Kraft. Nonostante la sua forma delicata ed i gravi danni alla Chiesa di San Lorenzo causati dai bombardamenti nella seconda guerra mondiale, l’opera si è salvata.

 

 

 

Immagini da Wikimedia.

Link:
https://en.wikipedia.org/wiki/Adam_Kraft

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Lorenzo_(Norimberga)

Localizzazione: GERMANIA – NORIMBERGA. Chiesa di San Lorenzo
Autore: Adam Kraft
Periodo artistico: 1493-96
Rilevatore: AC

GERMANIA – KALKAR. Chiesa di San Nicola, altare intagliato con Ultima Cena, 1498

La costruzione della Chiesa parrocchiale cattolica di Sankt Nikolai (Nikolaikirke) iniziò probabilmente nel 1230. Nel 1409 subì un incendio. La sala a tre navate con due cori paralleli e una torre ovest incorporata che esiste oggi fu quasi completata in varie fasi di costruzione fino alla consacrazione nel 1450. Il coro fu voltato nel 1421. Intorno al 1900 la chiesa fu ampiamente restaurata e ancora dopo la seconda guerra mondiale. Conserva alcuni pregevoli pale d’altare in legno finemente scolpite.

La pala dell’altare maggiore presenta scene della Passione, con al centro la Crocifissione, iniziata dall’intagliatore Arnt von Zwolle (detto anche von Kaltar) nel 1488, ma lasciata incompiuta nella sua bottega a Zwolle quando morì nel 1492. Dal 1498 vi lavorò Jan van Halderen e dal 1498 al 1500 fu completato da Ludwig Juppe di Marburgo. I dipinti sui pannelli laterali furono creati da Jan Joest di Wesel nel 1506-08. Comunque il progetto complessivo per l’altare deriva chiaramente dallo stesso Arnt.
Nel 1492 l’amministrazione ecclesiastica della Nikolaikirke di Kalkar ricevette la notizia della scomparsa del maestro poco dopo che era stata versata una cospicua caparra. Successivamente le sculture incompiute furono portate a Kalkar, indipendentemente dalle condizioni in cui si trovavano. Quindi si cercò un artista in grado di completare il lavoro e, dopo diversi tentativi infruttuosi, nel 1498 Jan van Halderen, che era stato allievo di Arnt, completò alcuni gruppi, tra cui l’Ingresso a Gerusalemme e l’Ultima Cena nella Predella. La scena a destra, la Lavanda dei piedi è invece ancora opera di Arnt, e si notano le differenze stilistiche e la minore qualità delle sculture. Arnt mostra un’incredibile attenzione ai dettagli e brillantezza tecnica nello scolpire le scene, soprattutto nelle pieghe degli abiti e nelle acconciature. Notevole è anche lo sforzo di dare a ogni viso un’espressione individuale.

Arnt Beeldsnider, anche Arnt van Zwolle o Arnt von Kalkar (prima del 1450 –  1492 ), fu uno scultore olandese, documentato a Kalkar dal 1460. Fu attivo principalmente nella Nikolaikirche a Kalkar e a Zwolle nei Paesi Bassi, ed è da questi due luoghi che ha preso il suo nome nella storia dell’arte. Nel 1484 perse molti parenti stretti a causa di un’epidemia di peste e si trasferì a Zwolle. Lì continuò la sua bottega, che per decenni plasmò lo stile della scultura tardo gotica nella zona di confine tra Basso Reno tedesco e Olanda.

 

Immagini da Wikimedia e da:
https://de.zxc.wiki/wiki/St._Nicolai_(Kalkar)

Link:
https://de.m.wikipedia.org/wiki/Arnt_Beeldsnider

Localizzazione: GERMANIA – KALKAR. Chiesa di San Nicola
Autore: Jan van Halderen
Periodo artistico: 1498
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – ZILLIS-REISCHEN. Chiesa di San Martino, con Ultima Cena, XII secolo

 

La chiesa di San Martino è un luogo di culto evangelico situato nel villaggio di Zillis (comune di Zillis-Reischen nel Cantone dei Grigioni), che sorge sopra una più antica del VI secolo e viene citata una prima volta come ecclesia plebeia in un documento dell’anno 831. L’attuale chiesa è del XII secolo; l’abside poligonale, invece, venne costruita nel XIV secolo.

Notevole è il soffitto piano della navata che fu dipinto tra il 1109 e il 1114.
Con una superficie di 17 metri per 9, trova confronti in Europa con pochissimi altri soffitti medievali lignei dipinti (nella Chiesa di San Michele di Hildesheim in Germania, circa 1200; nella Cattedrale di Peterborough in Gran Bretagna, circa 1230-40; nella Vecchia Chiesa di Dädesjö nel comune di Växjö in Svezia, circa 1260; nella Vecchia Chiesa di Södra Råda nel comune di Gullspång in svezia, circa 1328, distrutta da un incendio nel 2001, vedi scheda).

Secondo lo storico Erwin Pöschel il maestro che operò a Zillis fu un certo Lopicino, di cui si registra la morte nella chiesa di Coira. Il soffitto è formato da 153 pannelli, ognuno è costituito da tre tavolette, di legno di cirmolo o di abete lavorato con l’ascia, e la faccia inferiore, liscia, è ricoperta da uno strato di gesso come fondo per i dipinti.
Le zone periferiche, ovvero il ciclo esterno suddiviso in 48 pannelli, rappresentano i mari popolati da esseri fantastici, mentre negli angoli sono raffigurati i quattro Venti. Nelle zone centrali, nel ciclo interno suddiviso in 105 pannelli, viene narrata la vita di Gesù fino all’Incoronazione di spine, e il soffitto è completato da sette tavole che narrano la leggenda di san Martino.

Anche l’Ultima Cena si trova raffigurata su questo splendido soffitto, ma in due pannelli che però contengono solo tre Apostoli ciascuno. Sicuramente è un Cenacolo perché i pannelli seguono la vicenda della Passione di Cristo: dopo quello della Lavanda dei piedi ci sono i tre Apostoli a tavola, poi Gesù con Giovanni appoggiato al suo petto e con altri due Apostoli ai lati, segue la raffigurazione dell’Orazione nell’orto.

Immagini da:
https://www.romanes.com/Suisse/Zillis/Saint_Martin_de_Zillis_en.html

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Martino_(Zillis-Reischen)

Localizzazione: CONFEDERAZIONE ELVETICA – ZILLIS-REISCHEN. Chiesa di San Martino
Autore: Lopicino
Periodo artistico: XII secolo

SVEZIA – GULLSPANG. Chiesa vecchia di Södra Råda, con Ultima Cena, circa 1328 (distrutta nel 2001)

 

La chiesa, costruita in legno nel 1310 circa, fu completamente distrutta nel 2001 da un incendio appiccato da un malato mentale.
Gli archeologi stanno ricostruendo la chiesa con l’uso delle tecniche antiche, ma purtroppo la decorazione pittorica che copriva pareti e soffitto è irrimediabilmente perduta e di essa rimangono solo fotografie.

Il coro fu dipinto nel 1328, come indicato da un’iscrizione. Invece soffitto con il Giudizio finale, e le pareti con episodi della vita di Cristo furono dipinte nel 1494 dal maestro Amund.
Nel coro, le pitture comprendevano anche un’Ultima Cena, posta all’estremità sinistra della parete. In essa sono raffigurati solo sei Apostoli, compreso Giuda sul davanti del tavolo, mentre Gesù gli porge un boccone.

 

Pitture su legno dell’epoca trovano confronti in Europa con pochissimi altri reperti in particolare con i soffitti lignei dipinti nella chiesa di San Martino di Zillis (comune di Zillis-Reischen nel Cantone dei Grigioni), circa 1109-14 (Confederazione Elvetica) vedi scheda ; nella Chiesa di San Michele di Hildesheim, circa 1200 (Germania); nella Cattedrale di Peterborough, circa 1230-40 (Gran Bretagna); nella Vecchia Chiesa di Dädesjö nel comune di Växjö, circa 1260 (Svezia).

 

Immagini da:
http://sodrarada.se/malningarna/

Localizzazione: SVEZIA – GULLSPANG. Chiesa vecchia di Södra Råda
Periodo artistico: circa 1328 (distrutta nel 2001)
Rilevatore: AC

GERMANIA – COLONIA. Museo Schnuditgen, scultura di Ultima Cena, 1510 circa

 

Scultura a tutto tondo in pietra arenaria di Baumberg che raffigura l’Ultima Cena. L’opera proviene dalla “Casa del Sacramento” della Cattedrale di Colonia.

Il Museo Schnütgen ha una preziosa collezione di arte medievale esposta nell’ex chiesa di Santa Cecilia, una delle più antiche di Colonia.

 

Immagine da:
https://www.alamy.it/l-ultima-cena-dal-sacramento-casa-della-cattedrale-di-colonia-germania-colonia-c-1510-baumberg-arenaria-schnu-ditgen-museo-colonia-germania-image220337694.html

Link:
https://www.museum-schnuetgen.de/Home-en

Localizzazione: GERMANIA – COLONIA. Museo Schnuditgen
Periodo artistico: 1510 circa
Rilevatore: AC

GERMANIA – COLONIA. Cattedrale, scultura del portale con Ultima Cena

 

Nel portale vi è una scultura in pietra raffigurante l‘Ultima Cena, XIX secolo.

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Duomo_di_Colonia

Localizzazione: GERMANIA – COLONIA. Cattedrale
Periodo artistico: XIX secolo
Rilevatore: AC

CINA – HARBIN. Cattedrale di Santa Sofia, con Ultima Cena copia del Cenacolo di Leonardo, 1907

 

La cattedrale di Santa Sofia è una chiesa di rito ortodosso in stile neobizantino che si trova ad Harbin, capitale della Manciuria.
Fu costruita nel 1907 e ampliata tra il 1923 e il 1932; è la più grande chiesa ortodossa in estremo oriente, con un’altezza di circa 53,3 metri, e una superficie complessiva di oltre 721 metri quadrati.

All’interno conserva una copia del Cenacolo di Leonardo, eseguita quando fu edificata la Chiesa.

Immagini da:
https://www.dreamstime.com/editorial-stock-image-saint-sophia-church-harbin-china-square-tourists-taking-pictures-visiting-around-image72611514

https://www.alamy.com/stock-photo-china-heilongjiang-harbin-kirche-st-sophia-1907-innen-heiligenbild-149558839.html

Localizzazione: CINA – HARBIN. Cattedrale di Santa Sofia
Periodo artistico: 1907
Rilevatore: AC

ISRAELE – GERUSALEMME. Chiesa di S. Pietro in Gallicantu, con mosaico di Ultima Cena, XX secolo

 

La Chesa fu fatta edificare nel 1931 dalla Congregazione degli Assunzionisti, sulle rovine di una basilica bizantina, che si ritiene fosse nel sito della casa del sommo sacerdote Caifa dove Pietro rinnegò Cristo tre volte come gli aveva profetizzato il Maestro: “…mi rinnegherai prima che il gallo canti (galli cantu)”.
All’interno, sulla destra, vi sono due mosaici di epoca bizantina che furono scoperti durante gli scavi nel sito e che molto probabilmente erano parte del pavimento della chiesa del V secolo.

Tre grandi mosaici contemporanei coprono la parete posteriore e le due pareti laterali della Chiesa. Di fronte l’ingresso, la scena di Gesù incatenato mentre viene interrogato nella casa di Caifa; a destra, l’Ultima Cena; a sinistra, Pietro raffigurato in un antico abito papale come primo papa.
La chiesa ha due piani, in quello inferiore, una grotta molto antica, le icone sopra gli altari raffigurano il rinnegamento di san Pietro, il suo pentimento e la sua riconciliazione con il Maestro sulla riva del mare di Galilea, dopo la Risurrezione.
Molte delle iscrizioni all’interno chiesa sono in francese, data l’origine dell’Ordine degli Assunzionisti.
Immagini da.
https://it.dreamstime.com/fotografia-stock-gerusalemme-ultima-cena-mosaico-chiesa-di-st-peter-gallicantu-image58879658

https://www.trip.com/travel-guide/jerusalem/church-of-saint-peter-in-gallicantu-100425/

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Pietro_in_Gallicantu

Localizzazione: ISRAELE – GERUSALEMME. Chiesa di S. Pietro in Gallicantu
Periodo artistico: XX secolo
Rilevatore: AC

AUSTRIA – VIENNA. Chiesa parrocchiale di Altlerchenfeld “Ai sette Rifugi”, con Ultima Cena, 1855-58

 

Affresco di Ultima Cena di Cristo, opera del pittore austriaco Leopold Kupelwieser (1796 – 1862), sulla parete anteriore sinistra del transetto della Parrocchiale del quartiere viennese di Altlerchenfelder.

Il primo progetto della nuova Chiesa (in sostituzione della cappella settecentesca) risale al 1848, ma l’edificio, con un nuovo progetto, fu completato nel 1853 e la consacrazione avvenne nel 1861.
Kupelwieser affrescò varie scene nella Chiesa (Giudizio; Caduta degli angeli nella controfacciata, allegoria nella cupola e la Cena e la Madonna di Vienna nel transetto).

 

Immagine da:
https://fineartamerica.com/featured/fresco-of-last-supper-of-christ-by-leopold-kupelwieser-jozef-sedmak.html

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Leopold_Kupelwieser

https://rbywcjhh5aempbdp7ksg3oc2gu-adv7ofecxzh2qqi-de-m-wikipedia-org.translate.goog/wiki/Sieben_Zufluchten

Localizzazione: AUSTRIA – VIENNA. Chiesa parrocchiale di Altlerchenfeld “Ai sette Rifugi”, con Ultima Cena,
Autore: Leopold Kupelwieser (1796 – 1862)
Periodo artistico: 1855-58
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – WHITTINGTON, Chiesa di St. Michael, con scultura di Ultima Cena

 

La chiesa si trova all’interno del cortile di un antico castello nel villaggio di Whittington nel Lancashire.
Si pensa che una chiesa sia stata in questo sito sin dal 1200, ma la parte più antica dell’edificio attuale è la torre, che risale all’inizio del XVI secolo.
Il resto della chiesa, anche l’interno, fu in gran parte ricostruito nel 1875 dagli architetti di Lancaster Edward Graham Paley (1823–1895) e Hubert James Austin (1841-1915).

La pala d’altare è in pietra scolpita e raffigura l’Ultima Cena o l’Istituzione dell’Eucaristia.

Immagini e notizie da:
https://historicengland.org.uk/listing/the-list/list-entry/1071615

https://www.alamy.com/stock-photo-carved-stone-reredos-the-last-supper-church-of-saint-michael-the-archangel-19712063.html

https://en.wikipedia.org/wiki/St_Michael’s_Church,_Whittington

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – WHITTINGTON, Chiesa di St. Michael, con scultura di Ultima Cena
Rilevatore: AC

FRANCIA – PARIGI. Chiesa di San Vincenzo de’ Paoli, con scultura di “Ultima Cena”, XIX secolo

 

Il progetto di una nuova chiesa in rue de Belzunce fu affidato a Jean-Baptiste Lepère (1761-1844), che aveva accompagnato Bonaparte in Egitto. Associò rapidamente suo genero, l’architetto Jacques-Ignace Hittorff (1792-1867) all’azienda. La prima pietra di un edificio basilicale fu posta nel 1824. Ma la crisi economica del 1826 e la rivoluzione del 1830 fermarono i lavori. Infine, nel 1832, il progetto passò nelle mani di Hittorff che lo rimodellò a modo suo. La chiesa fu consacrata nel 1844.

La chiesa conserva un bassorilievo sulla base dell’altare maggiore, realizzato in legno dorato dallo scultore Astyanas-Scaevola Bosio (1793 – 1876), che raffigura un’Ultima Cena.

La chiesa conserva un’altra raffigurazione di Ultima Cena sulla facciata, vedi scheda.

 

Immagini e notizie da:
https://www.patrimoine-histoire.fr/Patrimoine/Paris/Paris-Saint-Vincent-de-Paul.htm

Localizzazione: FRANCIA - PARIGI. Chiesa di San Vincenzo de' Paoli
Periodo artistico: XIX secolo
Rilevatore: AC

FRANCIA – PARIGI. Chiesa di San Vincenzo de’ Paoli, con “Ultima Cena”, XIX secolo

 

Il progetto di una nuova chiesa in rue de Belzunce fu affidato a Jean-Baptiste Lepère (1761-1844), che aveva accompagnato Bonaparte in Egitto. Associò rapidamente suo genero, l’architetto Jacques-Ignace Hittorff (1792-1867) all’azienda. La prima pietra di un edificio basilicale fu posta nel 1824. Ma la crisi economica del 1826 e la rivoluzione del 1830 fermarono i lavori. Infine, nel 1832, il progetto passò nelle mani di Hittorff che lo rimodellò a modo suo. La chiesa fu consacrata nel 1844.

Hittorff, appassionato di policromia, volle una facciata ornata di dipinti e approfittò di una tecnica apparsa nel 1827: la pittura a smalto su una lastra di lava vulcanica, o pietra di Volvic, nella regione dell’Alvernia. Tra il 1845 e il 1859, il pittore Pierre-Jules Jollivet (1794-1871) realizzò tredici pannelli per la facciata. Nel suo libro L’Art de Paris, lo storico dell’arte Jean-Marie Pérouse de Montclos scrive che questa decorazione “fu il primo e più importante esempio dell’uso della lava smaltata”. Uno, raffigurante Adamo ed Eva  nell’Eden, conteneva nudità e creò uno scandalo; fu rimosso nel 1861 e riportato alla sua posizione originale solo nel 2011.

Oggi la facciata neoclassica presenta un pronao con sei colonne; sulla parete sono i pannelli con scene dell’Antico e del Nuovo Testamento; uno di questi, in basso a sinistra, raffigura una Ultima Cena.



La chiesa conserva anche un’altra raffigurazione di Ultima Cena, vedi scheda

 

Immagini e notizie da:
https://www.patrimoine-histoire.fr/Patrimoine/Paris/Paris-Saint-Vincent-de-Paul.htm

Localizzazione: FRANCIA - PARIGI. Chiesa di San Vincenzo de' Paoli
Autore: Pierre-Jules Jollivet (1794-1871)
Periodo artistico: XIX secolo
Rilevatore: AC

CLES (TN), frazione MAIANO. Chiesa di S. Pietro apostolo, con Ultima Cena, XIV secolo

 

La chiesa di Maiano viene citata per la prima volta in un documento del 1348 e ha origini antichissime, come attestano i ritrovamenti archeologici di strutture e sepolture altomedievali. L’edificio è ad un’aula unica pressoché quadrata, ha un’abside poligonale e un campaniletto in facciata. L’interno conserva un prezioso ciclo d’affreschi.
Alla fine del 1399 gli affreschi nella navata e nell’abside erano stati già eseguiti e nel XV secolo vennero affrescate le pareti esterne.
Carlo Emanuele Madruzzo nel 1649 dispose un importante rimaneggiamento dell’edificio e il lavoro venne eseguito portando in breve tempo la chiesa all’aspetto che ci è pervenuto. In quell’occasione venne eretto anche il campanile.
Al XX secolo risale la scoperta degli affreschi interni, scialbati nel corso del secolo precedente.
L’edificio e gli affreschi sono stati restaurati tra il 2003 e il 2004 (1).

Si è conservata un’Ultima Cena, purtroppo lacunosa, attribuita a Giovanni/Jhoannes da Volpino (? – 1384/1389), frescante di origine lombarda di cui si sa pochissimo. Il suo nome è scaturito da un antico documento come pittore della seconda metà del Trecento, e nel corso di pochi anni la sua figura è emersa come il possibile nome a cui attribuire un gran numero di affreschi, databili tra il sesto e il nono decennio del Trecento, localizzati su un’area geografica molto vasta che, partendo dal suo presunto luogo natale, nella bassa Valle Camonica, a Costa Volpino, abbraccia l’alto Sebino, la media e l’alta Vallecamonica, la Valle di Peio, la Val di Non, la campagna a sud di Bolzano (Caldaro), l’alta Valsugana (Levico), diversi paesi del veronese (Sommacampagna, Arcè, Bussolengo, Cassano), il lago di Garda (Montichiari e Sirmione). Decine di località con quasi cento affreschi attribuibili ad una sola “mano”, o “bottega”. L’opera di questo artista tocca una parte non insignificante della cultura pittorica del Trecento; le sue modalità artistiche sono caratterizzate da un’indiscutibile vigorìa espressiva che lo rende riconoscibile in un’area insospettabilmente vasta del nord Italia.
Si conoscono alcune Ultime Cene di Johannes: Costa Volpino fraz Branico vedi scheda Costa Volpino-Branico; Cles-Pez vedi scheda Cles-Pez; Caldaro vedi scheda Caldaro; Gorno vedi scheda Gorno ; Sanzeno, frazione Banco (TN); e questa di Cles – Maiano.

In queste Cene, al centro della scena si trova Cristo. Alla sua sinistra Giovanni nell’atto di inchinarsi verso Gesù che sta per porgere un pezzo di pane a Giuda seduto solitario dalla parte anteriore della tavola. Il gesto è quello descritto nel Vangelo di Giovanni (21, 27). Le Cene sono caratterizzate dallo stile ancora duecentesco, dalla mancanza di sfumature, i contorni marcati, prevalenza di colori terrosi rosso-marrone
Interessante notare i particolari della tavola. Innanzitutto gli oggetti dimostrano il fatto che il pittore ignorasse la prospettiva. Infatti Gesù e gli Apostoli sono dipinti con visione frontale, la tavola come se venisse ripresa contemporaneamente dall’alto e di fronte. La tavola imbandita riporta gli strumenti in uso nel ‘300: piatti collettivi con pesci, coltelli, pani, brocche di vino, coppe, frutta (fichi).

 

Immagine da:
(1) http://www.studiomucchi.eu/a53_chiesa-dei-ss-pietro-e-paolo.html

Bibliografia:
Giancarlo Maculotti; Alberto Zaina (a cura di), Johannes de Volpino. Un caso nel Trecento pittorico nel solco dell’Oglio e dell’Adige, Varum Editore, Sarezzo (Bs) – 2012

Maculotti G., Johannes de Volpino, pittore transumante del ‘300, in: “Revista Santuários, Cultura, Arte, Romarias, Peregrinações, Paisagens e Pessoas”, 2013

Localizzazione: CLES (TN), frazione MAIANO. Chiesa di S. Pietro apostolo, con Ultima Cena
Autore: Giovanni da Volpino
Periodo artistico: XIV secolo
Rilevatore: AC

CALDARO/KALTERN (BZ). Chiesa di S. Antonio di Padova, con Ultima Cena, XIV secolo

Nella frazione Sant’Antonio, nelle vicinanze della stazione a valle della funicolare della Mendola, sorge su un ripido pendio la Chiesa di Sant’Antonio di Padova (Kirche St. Anton), che diede anche il nome al borgo, secoli fa.
Le parti più antiche, nel campanile e nella muratura della navata, risalgono al XIII secolo e sono in stile romanico. Nel 1430, l’edificio fu ampliato con un coro poligonale gotico, che nel 1472 venne decorato con affreschi dai due pittori Bernhard e Jakob von Bozen (Bernardo e Giacomo di Bolzano). Un’altra opera di questi artisti è il grande dipinto sulla facciata sud, che raffigura san Cristoforo.

Nella navata sono rimasti frammenti di un’ Ultima Cena attribuita a Giovanni/Jhoannes da Volpino (? – 1384/1389), frescante di origine lombarda di cui si sa pochissimo. Il suo nome è scaturito da un antico documento come pittore della seconda metà del Trecento, e nel corso di pochi anni la sua figura è emersa come il possibile nome a cui attribuire un gran numero di affreschi, databili tra il sesto e il nono decennio del Trecento, localizzati su un’area geografica molto vasta che, partendo dal suo presunto luogo natale, nella bassa Valle Camonica, a Costa Volpino, abbraccia l’alto Sebino, la media e l’alta Vallecamonica, la Valle di Peio, la Val di Non, la campagna a sud di Bolzano (Caldaro), l’alta Valsugana (Levico), diversi paesi del veronese (Sommacampagna, Arcè, Bussolengo, Cassano), il lago di Garda (Montichiari e Sirmione). Decine di località con quasi cento affreschi attribuibili ad una sola “mano”, o “bottega”. L’opera di questo artista tocca una parte non insignificante della cultura pittorica del Trecento; le sue modalità artistiche sono caratterizzate da un’indiscutibile vigorìa espressiva che lo rende riconoscibile in un’area insospettabilmente vasta del nord Italia.
Si conoscono alcune Ultime Cene di Johannes: Costa Volpino fraz. Branico vedi scheda Costa Volpino-Branico; Cles-Pez vedi scheda Cles-Pez; Cles-Maiano vedi scheda Cles -Maiano; Gorno vedi scheda Gorno; Sanzeno, frazione Banco (TN); e questa di Caldaro.

In queste Cene, al centro della scena si trova Cristo con alla sua sinistra Giovanni, mentre sta per porgere un pezzo di pane a Giuda seduto solitario dalla parte anteriore della tavola. Il gesto è quello descritto nel Vangelo di Giovanni (21.27). Le Cene sono caratterizzate dallo stile ancora duecentesco, dalla mancanza di sfumature, i contorni marcati, prevalenza di colori terrosi rosso-marrone
Si nota che il pittore ignorava la prospettiva; infatti Gesù e gli Apostoli sono dipinti con visione frontale, mentre la tavola come se venisse ripresa contemporaneamente dall’alto e di fronte. La tavola imbandita riporta gli strumenti in uso nel ‘300: piatti collettivi con pesci, coltelli, brocche di vino, coppe, frutta (fichi).

 

Bibliografia:
Giancarlo Maculotti; Alberto Zaina (a cura di), Johannes de Volpino. Un caso nel Trecento pittorico nel solco dell’Oglio e dell’Adige, Varum Editore, Sarezzo (Bs) – 2012

Maculotti G., Johannes de Volpino, pittore transumante del ‘300, in: “Revista Santuários, Cultura, Arte, Romarias, Peregrinações, Paisagens e Pessoas”, 2013

Localizzazione: CALDARO/KALTERN (BZ). Chiesa di S. Antonio da Padova, con Ultima Cena,
Autore: Giovanni da Volpino
Periodo artistico: XIV secolo

SLOVACCHIA – BRATISLAVA. Cattedrale di San Martino, scultura di Ultima Cena (dal Cenacolo di Leonardo) di F. Prinoth, XX secolo

 

Scultura in legno del XX secolo di Ferdinand Siegfried Prinoth, scultore di Ortisei (St.Ulrich, in Val Gardena), sull’altare laterale gotico. Iconografia tratta dal Cenacolo di Leonardo.

 

Immagine da:
https://it.dreamstime.com/fotografia-stock-bratislava-ultima-cena-della-scena-di-cristo-sollievo-scolpito-sull-altare-laterale-gotico-nella-cattedrale-di-st-martin-image37061230

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Cattedrale_di_San_Martino_(Bratislava)

Localizzazione: SLOVACCHIA - BRATISLAVA. Cattedrale di San Martino, scultura di Ultima Cena (dal Cenacolo di Leonardo)
Autore: Ferdinand Prinoth
Periodo artistico: XX secolo
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – LEDBURY. Chiesa parrocchiale di St. Michael and All Angels, con Ultima Cena attribuita a Tiziano

La chiesa parrocchiale di Ledbury, che già ha sull’altare una copia ottocentesca del Cenacolo di Leonardo, vedi scheda, conserverebbe una seconda Ultima Cena, addirittura di Tiziano.

Questa ipotesi, esposta in un’intervista alla BBC il 1 marzo 2021, è dello storico dell’arte britannico Ronald Moore, che tre anni fa era stato contattato dalla Parrocchia per fare delle ricerche e poi restaurare il grande dipinto – lungo circa 381 cm, ma originariamente circa 4 m, e forse tagliato anche in altezza.
La firma di Tiziano è stata trovata sul vaso in basso a sinistra, utilizzando la luce ultravioletta.

Inoltre – afferma ancora Moore – uno degli Apostoli è simile all’autoritratto di Tiziano e tra i personaggi raffigurati si vedono due che sembrano i figli di Tiziano. (1)

 

 

 

 

Il dipinto stava ignorato da oltre un secolo nella chiesa parrocchiale cui era stato donato nel 1909 da un discendente di John Skippe, un artista formatosi a Oxford e noto collezionista, che in una lettera del 1775 scrisse sull’acquisto di un “quadro meglio conservato di Tiziano” da una ricca famiglia veneziana, i Da Mula, aggiungendo che fu commissionato da un monastero veneziano.
More afferma che le prove lo hanno portato a concludere che il dipinto fu completato intorno al 1580, dopo la morte di Tiziano a causa della peste nell’agosto del 1576, dai figli – forse da Orazio – e da altri assistenti della sua bottega e che è probabile che quattro o cinque mani diverse abbiano elaborato il progetto iniziale del Maestro.(2) Forse i figli, a causa della peste che infieriva, trasformarono il quadro della Cena in un ritratto di famiglia.

I risultati delle ricerche di Moore sono stati esposti in un libro che sarà pubblicato a giugno 2021:
Moore R., Titian’s Lost Last Supper: A New Workshop Discovery, Unicorn Publishing Group, 2021

 

(1)  http://www.artemagazine.it/attualita/item/12654-la-firma-di-tiziano-su-un-dipinto-scolorito-in-una-chiesa-parrocchiale-inglese

(2)  https://www.churchtimes.co.uk/articles/2021/5-march/news/uk/ledbury-church-painting-may-be-a-titian

Immagini da:
https://news.artnet.com/art-world/art-restorer-unknown-titian-1948479

Altri link:
https://www.ampgoo.com/parish-church-discovers-its-painting-of-last-supper-bears-touch-of-titian

https://twitter.com/japanauthor/status/1366456804880875531

Localizzazione: GRAN BRETAGNA - LEDBURY. Chiesa parrocchiale di St. Michael and All Angels
Autore: ipoteticamente Tiziano Vecelio
Periodo artistico: 1580 circa
Rilevatore: AC

MILANO. Alzaia Naviglio Grande, Ponte delle Milizie. Ultima Cena di Elisabetta Mastro.

Nel commemorare Leonardo Da Vinci, la giovane pittrice Elisabetta Mastro ripropone una sua versione dell’Ultima Cena.
Nella rivisitazione in chiave contemporanea del Cenacolo, in occasione di Leonardo500, che identificano il celebre quadro rappresentato all’interno di un convento nei pressi della chiesa di Santa Maria delle Grazie e, nello specifico, del progetto voluto dalla giovane artista, intitolato: Memoriae2019
Elisabetta Mastro si è cimentata, secondo il suo personale modo di intendere la pittura, a ricreare le stesse atmosfere psicologiche e gli stessi ambiti spaziali, ma facendo risaltare modalità espressive diverse:
le figure del Cristo e degli Apostoli sono riprodotte, ognuna in figura intera, come se danzassero; rispecchiano poi la stessa collocazione spaziale dell’opera originale, fino alla base del tavolo intorno cui sono posizionati, ma invece di essere seduti, sembrano dare vita a una coreografia vivacemente rielaborata, stando appunto tutti in piedi.
Le emozioni e le sensazioni che la sorprendente vivacità del dipinto murario fanno affiorare in chi lo osserva, concentrando lo sguardo sull’insieme delle sagome delle figure composte ma possenti, fuoriescono dal dipinto con una grazia e una prepotenza al contempo delicate ed energiche, non solo attraverso la verticalizzazione delle diverse posture dinamiche di quei manichini anonimi, così pieni di prorompente energia vitale, ma anche attraverso i colori, che, ricamando con incisiva evidenza tutta la corposità sensoriale del dipinto murario, si rivelano come gli stessi del celebre dipinto originario, ma riproposti in una tonalità ancora più vibrante e luminosa, quasi esplosiva.
Inoltre, anche la stanza, che si offre come spazio scenografico per la metafora della danza degli Apostoli e del Cristo nell’atto di desinare, è rivisitata, secondo l’ottica della giovane artista, in modo da focalizzare tutta la luce, che si espande nel dipinto partendo dalla finestra centrale, collocata al di sopra del capo del Cristo, come l’unica fonte luminosa iridescente, esternando ed esprimendo così il significato metafisico del Cristo in mezzo agli Apostoli, tutti raffigurati in una cornice coreografica animatamente cesellata, carica di esuberanti inflessioni emozionali, anche drammatici (Agnese Cremaschi).

Da: https://www.elisabettamastro.it/project/memoriae2019-lultima-cena/

Sotto il Ponte delle Milizie, lungo l’Alzaia Naviglio Grande, creazione idraulica avvenuta con il contributo di Leonardo, è stato progettato un dipinto murario di straordinaria fattura ed eccezionale valore artistico: Memoriae2019.
Ideatrice e creatrice del progetto è la giovane pittrice Elisabetta Mastro, che ha già lavorato in precedenza, con successo, in questo particolare ambito espressivo policromatico.

Da: https://www.elisabettamastro.it/memoriae2019-leonardo500/

Segnalazione: Daniela Rizzo

 

Localizzazione: Milano
Autore: Elisabetta Mastro
Periodo artistico: 2019
Data ultima verifica: 25/05/2021
Rilevatore: Daniela Rizzo

GRAN BRETAGNA – LEDBURY. Chiesa parrocchiale di St. Michael and All Angels, con copia del Cenacolo di Leonardo, 1824

Dietro l’altare c’è una copia del Cenacolo di Leonardo Da Vinci dipinto dall’artista locale Thomas Ballard (1796 – 1853).

Nel luogo vi era una chiesa più antica, ma l’edificio attuale risale al XII secolo. Tale nucleo fu ampliato e rifinito nel XII e XVI secolo. Sir Nikolaus Pevsner scrisse notoriamente che Ledbury era la “chiesa parrocchiale più importante nell’Herefordshire”.
L’imponente torre, che non è collegata al corpo della chiesa, fu costruita intorno al 1230, con la guglia aggiunta nel 1733.
All’interno è pregevole la sala capitolare, costruita nel 1330.

 

Immagini da:
https://www.geograph.org.uk/photo/5473645

Link:
https://www.britainexpress.com/attractions.htm?attraction=3908

Localizzazione: GRAN BRETAGNA -LEDBURY. Chiesa parrocchiale di St. Michael and All Angels
Autore: Thomas Ballard (1796 – 1853)
Periodo artistico: 1824
Rilevatore: AC

CLES (TN). Convento di Sant’Antonio, con Ultima Cena di G. Alberti, 1694

Olio su tela (168 x 430 cm), conservato nel refettorio del Convento francescano edificato nel 1631-1635.

Il Convento, nel 1693, incaricò il famoso pittore Giuseppe Alberti (Cavalese 1640 – Cavalese, 1716) di eseguire un Cenacolo per il refettorio ed egli lo portò a termine nel 1694, come documenta il millesimo vergato su uno degli sgabelli.

“Sul piano formale e compositivo l’opera dimostra una decisa divergenza con l’Ultima Cena dipinta dallo stesso artista nel 1674 per la parrocchiale di Cavalese (vedi scheda https://www.ultimacena.afom.it/cavalese-tn-chiesa-di-santa-maria-assunta-con-ultima-cena/).
Del tutto diverso il taglio della tela, nettamente orizzontale quella destinata al refettorio francescano e pervasa da una luce più soffusa, priva di accenti drammatici. Ciononostante il cenacolo più tardo denota un maggior impegno interpretativo nella diversificata espressione dei sentimenti degli apostoli, non già devotamente inclini alla comunione del pane, ma più prosaicamente e umanamente commensali; e accanto a chi di loro è in assorto ascolto delle parole di Cristo, vi è chi si serve da bere chinandosi verso una tinozza, chi viene distratto dal gatto, chi si è pesantemente assopito sul tavolo, mentre al centro di coloro che voltano le spalle al riguardante è la figura ingobbita di Giuda che trattiene dietro la schiena il fagotto con il denaro. Interessante anche in relazione alla valenza iconografica l’apostolo che, facendo leva col ginocchio destro sullo sgabello, si protende verso il Salvatore prendendo (o porgendo?) un baluginante calice di foggia barocca.
Dopo il restauro del 1949, fondamentale si è rivelato quello eseguito dal laboratorio Volpin nel 1980 che ha ristabilito i corretti valori pittorici…” (1)

Immagini e notizie da:
(1) https://www.bibliotecasanbernardino.it/opera-darte/ultima-cena-5/

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Convento_di_Sant%27Antonio_(Cles)

https://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-alberti_(Dizionario-Biografico)/

Localizzazione: CLES (TN). Convento di Sant'Antonio
Autore: Giuseppe Alberti
Periodo artistico: 1694
Rilevatore: AC

SPAGNA – SIVIGLIA. Chiesa de l’Hospital de los Venerables Sacerdotes, con Ultima Cena di L. Valdés, fine XVII secolo

 

L’edificio fu edificato tra la fine del XVII secolo e l’inizio del successivo e originariamente aveva il compito di accogliere sacerdoti anziani in pensione o malati, secondo un progetto sponsorizzato e fortemente voluto dalla Confraternita del Silenzio. È uno degli esempi più completi e meglio conservati del barocco spagnolo.
L’Hospital oggi comprende uno spazio dedicato a esposizioni artistiche, il Centro Velázquez, un bel patio e una splendida chiesa in stile barocco sivigliano.

La Chiesa di San Ferdinando/Iglesia de San Fernando. Costruita nel 1689, questo piccolo edificio ha un’unica navata ed è ricco di opere d’arte.

Luca de Valdés Carasquilla (1661 – 1724) ha realizzato la grande tela con l’Ultima Cena che sovrasta l’altare maggiore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Immagini da:
https://www.visitarsevilla.com/que-ver/monumentos/hospital-de-los-venerables/

Link:
https://en.wikipedia.org/wiki/Hospital_de_los_Venerables

https://en.wikipedia.org/wiki/Lucas_de_Valdés

https://www.viaggioinandalusia.it/hospital-de-los-venerables-siviglia/#L8217Iglesia_de_San_Fernando

Localizzazione: SPAGNA – SIVIGLIA. Chiesa de l'Hospital de los Venerables Sacerdote fine XVII secol
Autore: Luca de Valdés
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – GUNTHORPE (Norfolk). Chiesa di St. Mary, vetrata con Ultima Cena di W. Warrington, 1854

 

La chiesa fu edificata intorno al 1417 ma fu sostanzialmente ricostruita da Frederick Preedy negli anni ’60 dell’Ottocento. La torre e il transetto sono antichi, ma gran parte dell’esterno è stato rifatto e il presbiterio è opera di Preedy. Gran parte degli interni risale alla stessa ricostruzione, come la maggior parte delle vetrate, esclusa quella a est, che fu realizzata nel 1854 da William Warrington (1796-1869). Egli era un artista del vetro colorato che lavorava in stile neogotico. i colori forti e luminosi e le immagini esuberanti contrastano e con l’aspetto più sottile delle finestre successive prodotte da Frederick Preedy.
La finestra è dedicata alla memoria di Henry Sparke, figlio del canonico Sparke (rettore dal 1831 al 1870) ucciso a Balaclava il 25 ottobre 1854. I singoli pannelli raffigurano gli ultimi giorni di Cristo. Nella parte superiore, nei trafori, ci sono Cristo in trono e due angeli musici.
Da sinistra a destra, i tre pannelli in alto raffigurano: “Flagellazione”, “Crocifissione”, “Deposizione”. Nella zona centrale: “Tradimento”, “Giudizio”, Incoronazione di spine”.
In basso: “Ingresso a Gerusalemme”, “Ultima cena”, “Getsemani”.

 

Immagini e notizie da:
https://www.alamy.com/stock-photo/last-supper-stained-glass.html

http://www.norfolkstainedglass.org/Gunthorpe/home.shtm#

https://en.wikipedia.org/wiki/William_Warrington

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – GUNTHORPE (Norfolk). Chiesa di St. Mary
Autore: W. Warrington
Periodo artistico: 1854
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – MARSH GIBBON. Chiesa di St. Mary, con scultura di Ultima Cena

Il villaggio si trova nel Buckinghamshire.
La Chiesa parrocchiale esisteva già nel 1330. Parzialmente ricostruita e restaurata nel 1879-80.

La pala dell’altar maggiore è una scultura in pietra che raffigura l’Ultima Cena o l’Istituzione dell’Eucaristia.

Immagini da:
https://www.alamy.com/last-supper-reredos-and-altar-st-mary-the-virgin-church-marsh-gibbon-buckinghamshire-england-uk-image179372920.html

https://britishlistedbuildings.co.uk/101214446-church-of-st-mary-marsh-gibbon#.YKpui6hLgsU

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – MARSH GIBBON. Chiesa di St. Mary
Rilevatore: AC

COMO. Duomo, vetrata con Ultima Cena, 1864

La vetrata si trova nella finestra centrale dell’abside del presbiterio. Realizzata da Giuseppe Bertini (Milano 1825-1898).

Immagine da:
http://www.marsilioparolini.com/Gallerie/2017/17%2003%20Marzo/MI%20CO/Como/Duomo%20interno/Vetrate%20di%20Giuseppe%20Bertini/content/14_large.html

Localizzazione: COMO, Duomo
Periodo artistico: 1864
Rilevatore: AC

PAESI BASSI – VENRAY (Limburgo), Ultima Cena di Linda VERKAAIK.

Linda Verkaaik (NL 1956), L’ultima cena [2003] Beeldenbos 2004.
L’artista è stata ispirata dal dipinto di Leonardo da Vinci “L’ultima cena”.
Si tratta di quattro gruppi di apostoli e dietro di loro la figura di Cristo alta quasi cinque metri.

Info:
Odapark, Centro per l’arte contemporanea, 5801 CC Venray – Limburgo – NL
https://www.odapark.nl/beeld/het-laatste-avondmaal/
info@adapark.nl

Localizzazione: Paesi Bassi- Venray (Limburgo)
Autore: Linda VERKAAIK
Periodo artistico: 2003
Data ultima verifica: 22/05/2021
Rilevatore: Daniela Rizzo

U.S.A. – NEW YORK. Some Living American Women Artists / Last Supper. Mary Beth Edelson. 1972.

Litografia offset firmata dall’artista e numerata 23/500. Un pezzo formativo di fotografia e collage femminista progettato nel mezzo del movimento femminista della seconda ondata, il poster protesta contro la disuguaglianza di opportunità e di riconoscimento per le artiste.
Mary Beth Edelson (1933 – 2021) coprì i volti dei partecipanti all’Ultima Cena di Da Vinci con immagini di artiste contemporanee, tra cui Yayoi Kusama, che, sebbene non americana, presumibilmente viveva a New York all’epoca, e Yoko Ono.
In questo modello di poster che fa riferimento al dipinto L’ultima cena di Leonardo da Vinci, Edelson ha creato collage sui volti di Gesù e dei suoi discepoli con quelli dei suoi amici e idoli, inclusi gli artisti Alma Thomas, Yoko Ono, Faith Ringgold, Agnes Martin e Alice Neel.
Secondo Edelson, ha avuto “il doppio piacere di presentare i nomi e i volti di molte artiste, che nel 1972 si vedevano di rado. . . mentre falsificava l’esclusività maschile del patriarcato “.
A parte Georgia O’Keeffe nel ruolo di Gesù, tutte le altre donne sono disposte a caso e, in un gesto di solidarietà, Edelson ha scelto di non avere nessuna delle sue coetanee nel ruolo traditore di Giuda.
Donne al centro (da sinistra a destra): Lynda Benglis – Helen Frankenthaler – June Wayne – Alma Thomas – Lee Krasner – Nancy Graves – Georgia O’Keeffe – Elaine de Kooning – Louise Nevelson – MC Richards – Louise Bourgeois – Lila Katzen – Yoko Ono

Info:
Opera presso MoMA di New York – https://www.moma.org/collection/works/117141

Segnalazione: Daniela Rizzo

Localizzazione: U.S.A. New York
Autore: Mary Beth Edelson
Periodo artistico: 1972
Data ultima verifica: 20/05/2021
Rilevatore: Rizzo Daniela

POTENZA. Cappella del Beato Bonaventura, con Ultima Cena di M. Prayer, 1950 circa

 

Dipinto a olio su tela, del pittore Mario Prayer (1887 – 1959), con l’Ultima Cena realizzata nel 1950 circa.

La Cappella del Beato Bonaventura si trova lì dove era la sua casa natale, nel vicolo omonimo di Via Pretoria. Le notizie risalgono al 1651. All’interno si trovano due ambienti. L’altare in pietra rossa con disegno barocco e l’acquasantiera provengono dal monastero di San Luca. In questa cappella sono custodite alcune reliquie del beato in un’urna lignea collocata in un’edicola su parete e in due piccoli reliquiari in legno e metallo.
Il beato Bonaventura da Potenza, al secolo Carlo Antonio Gerardo Lavanga (Potenza, 1651 – Ravello, 26 ottobre 1711) è stato un presbitero e religioso italiano dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, proclamato beato da Papa Pio VI nel 1775.

Immagini da:
http://www.lucania.one/paesi_taddeo/t_663/p_monum/663_25.htm

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/25814/Cappella+del+Beato+Bonaventura

Localizzazione: POTENZA. Cappella del Beato Bonaventura
Autore: Mario Prayer (1887 – 1959)
Periodo artistico: 1950 circa
Rilevatore: AC

PALAZZOLO SULL’OGLIO (BS). Ex Pieve, ora Auditorium San Fedele, con Ultima Cena dei fratelli Campi, 1599

 

L’Auditorium San Fedele, in piazza Tamanza, vicino alla chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, sorge dove tre chiese si sono sovrapposte nel corso dei secoli.
La più antica chiesa, non ancora pievana ma vicinale e dipendente con ogni probabilità dalla pieve di Coccaglio, sorse sul finire del dominio longobardo o agli inizi del periodo carolingio (ultimi anni del IX secolo); la seconda, più vasta e imponente, fu invece una chiesa romanica costruita dopo che, con la seconda pace di Mura del 1198 alla pieve palazzolese venne aggregata la chiesa vicinale di Mura, sino ad allora bergamasca.
La terza infine sorse sul finire del XV secolo ed è l’attuale “chiesa vecchia” nella cui costruzione sono state inglobate numerose strutture della precedente chiesa romanica. Dopo che fu costruita la nuova Parrocchiale, negli anni 1779-1780, vennero trasferiti nel nuovo tempio altari, quadri e statue.
La “chiesa vecchia” per oltre 150 anni continuò a essere officiata come chiesa sussidiaria, subendo però le ingiurie del tempo. Timidi tentativi di restauro vennero eseguiti sia sul finire dell’Ottocento sia negli anni 1946-1947, anche se l’edificio restò sempre abbandonato e recuperato solo con la trasformazione della chiesa nell’Auditorium San Fedele inaugurato nel 1979. dopo una campagna di restauri iniziata nel 1977.

L’edificio ha conservato l’affresco dell’Ultima Cena, realizzato dalla bottega della famiglia dei pittori cremonesi Campi, nel 1599 circa.

 

Immagine e info da:
https://www.comune.palazzolosulloglio.bs.it/pt/cultura/pieve

https://www.parrocchiepalazzolobs.it/le-chiese-di-santa-maria-assunta/

Localizzazione: PALAZZOLO SULL'OGLIO (BS). Ex Pieve, ora Auditorium San Fedele 1599
Autore: Bottega dei fratelli Campi
Periodo artistico: 1599
Rilevatore: AC

PALAZZOLO SULL’OGLIO (BS). Chiesa di S. Maria Assunta, Ultima Cena di P. Batoni, 1785

 

Una prima chiesa dedicata a S. Maria Assunta risale al 1410. La nuova parrocchiale fu edificata tra il 1751 e il 1772, ma consacrata solo dieci anni dopo. Nel 1786 l’edificio fu danneggiato da un fulmine; nel 1801 fu riconsacrato e successivamente fu rifatta la decorazione e terminata la facciata. Nel corso dell’Ottocento la chiesa era nota con il titolo di Santa Maria Annunziata, per poi essere riportata al titolo originale di Santa Maria Assunta nel 1932.

Conserva varie opere d’arte tra le quali, nel braccio destro del transetto, sull’altare del Santissimo Sacramento, la tela dell’Ultima Cena del pittore lucchese, ma che operò per lo più a Roma, Pompeo Girolamo Batoni (1708-1787). 
La tela fu eseguita forse nel 1785 per la vecchia pieve, vedi scheda, poi trasferita nella nuova parrocchiale.

 

Link:
https://www.parrocchiepalazzolobs.it/le-chiese-di-santa-maria-assunta/

Localizzazione: PALAZZOLO SULL'OGLIO (BS). Chiesa di S. Maria Assunta
Autore: Pompeo Girolamo Batoni
Periodo artistico: 1785
Rilevatore: AC

FRANCIA – COLMAR. Musée Unterlinden, pannello con Ultima Cena di M. Schongauer, 1480 circa

 

Il pannello fa parte della pala “L’infanzia e la passione di Cristo”, datata intorno al 1480 ed eseguita per la Chiesa Dominicana di Colmar da Martin Schongauer (Colmar, 1448 circa – Breisach am Rhein, 1491), un importante artista del Rinascimento tedesco, pittore e abilissimo incisore.

Attualmente la pala è esposta nel Museo Unterlinden.
L’Ultima Cena è di impostazione tradizionale: tavola rettangolare, Cristo al centro con s. Giovanni appoggiato al suo petto; davanti c’è Giuda, senza aureola e in abito giallo, che tiene in mano la borsa del denaro.

Immagini da:
https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g187073-d230578-Reviews-Musee_Unterlinden-Colmar_Haut_Rhin_Grand_Est.htm

Localizzazione: FRANCIA – COLMAR. Musée Unterlinden, 1480 circa
Autore: Martin Schongauer
Rilevatore: AC

FRANCIA – COLMAR. Musée Unterlinden, scultura di Ultima Cena, 1510 circa

 

Questo Museo di Colmar, situato in un ex convento domenicano del XIII secolo, conserva molte opere d’arte tra cui tre pannelli scolpiti su legno di tiglio e dipinti che raffigurano: l’Ultima Cena; il Monte degli Ulivi e la Flagellazione di Cristo.
Furono realizzati da un anonimo artista verso il 1510.

 

Immagine da:
https://webmuseo.com/ws/musee-unterlinden/app/collection/record/490?expo=3&index=22&lang=en

Localizzazione: FRANCIA – COLMAR. Musée Unterlinden
Autore: ignoto
Periodo artistico: 1510 circa
Rilevatore: AC

PAESI BASSI – ROTTERDAM. Museum Boijmans van Beuningen, scultura di Ultima Cena di A. van Wesel, XV secolo

 

Scultura in legno di quercia (55 x 52 x19,3 cm).
Conservata nei depositi del Museo, numero inventario BEK 1054 (OK). Dal 1940 in prestito dalla Fondazione del Museo.

Adriaen van Wesel (Utrecht 1417 -1490), uno dei pochi scultori olandesi del Quattrocento di cui si hanno notizie, realizzò pale d’altare per chiese di Utrecht e di Den Bosch, che purtroppo furono in seguito smembrate e i pannelli si trovano in vari Musei.
Non è possibile identificare la pala d’altare a cui apparteneva originariamente questa l’Ultima Cena, forse era un’opera che illustrava la Passione di Cristo.

Il Museo ha collezioni che spaziano dall’arte medievale europea all’arte moderna. La fondazione della raccolta ebbe inizio quando  Frans Jacob Otto Boymans (1767-1847) donò la sua collezione alla città di Rotterdam nel 1841. Nel 1958 si aggiunse la collezione di Daniël George van Beuningen (1877-1955) e il museo prese il nome di “Museum Boijmans Van Beuningen”.

 

Immagine e notizie da:
https://www.boijmans.nl/en/collection/artworks/40307/the-last-supper

Localizzazione: PAESI BASSI – ROTTERDAM. Museum Boijmans van Beuningen XV secolo
Autore: Adriaen van Wesel
Periodo artistico: XV secolo
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – YORK. Chiesa di St. Martin le Grand, scultura di Ultima Cena di F. Roper, 1968

 

Scultura in alluminio dorato eseguita nel 1967 da Frank Roper e installata nel 1968 come pala d’altare.
Frank Roper (1914 – 2000) è stato uno scultore e realizzatore di vetrate britannico che ha eseguito molte opere per chiese e cattedrali in Galles e Inghilterra.

La chiesa risale all’XI secolo, restaurata tra il 1853 e il 1854. La torre fu costruita nel XV secolo. Gravemente danneggiata dai bombardamenti del 29 aprile 1942, fu ricostruita tra il 1961 e il 1968.

 

Immagini da Wikimedia e da:
https://en.wikipedia.org/wiki/Frank_Roper_(artist)

https://www.northernvicar.co.uk/2019/03/16/york-yorkshire-st-martin-coney-street/

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – YORK. Chiesa di St. Martin le Grand
Autore: Frank Roper
Periodo artistico: 1968
Rilevatore: AC

RUSSIA – SAN PIEROBURGO. Museo statale Russo, Ultima Cena di Nikolay Ge, 1863

 

Olio su tela (283 x 382 cm), dipinto da Nikolay Nikolaevich Ge (1831 – 1894). Numero inventario Zh-4141.

Ge fu un pittore realista e uno dei primi simbolisti russi. Era famoso per le sue opere su argomenti storici e religiosi.
L’Ultima cena è la sua prima grande opera, realizzata tra il 1861 e il 1863. Il contrasto tra Cristo e Giuda, la tragedia di un maestro che ha previsto il tradimento di uno discepolo (“Uno di voi mi tradirà”), ma pronto al sacrificio di sé, è alla base del drammatico conflitto illustrato sulla tela
Ge la dipinse a Firenze, poi la portò a San Pietroburgo dove fu esposta alla Mostra Accademica nel 1863. Il Consiglio dell’Accademia Imperiale delle Arti lodò l’abilità dell’artista nella pittura e gli conferì il titolo di professore di pittura storica e l’opera fu acquistato dall’imperatore Alessandro II per il Museo dell’Accademia delle Arti. Ma il dipinto provocò un’accesa polemica: alcuni approvarono l’interpretazione profondamente umana e innovativa dell’episodio del Vangelo, mentre altri credevano che le immagini di Cristo e degli Apostoli fossero troppo lontane dalla comprensione tradizionale e non realizzate in modo abbastanza convincente o addirittura volgari.

Ge creò almeno due repliche più piccole del dipinto, una delle quali appartiene alla collezione della Galleria statale Tretyakov di Mosca e l’altra si trova al Museo d’arte Radishchev di Saratov.

 

Immagine da Wikimedia:
https://en.wikipedia.org/wiki/Last_Supper_(Ge)

Link:
https://en.wikipedia.org/wiki/Nikolai_Ge

https://www.ikleiner.ru/lib/ge/ge-0009.shtml

Localizzazione: RUSSIA – SAN PIEROBURGO. Museo statale Russo
Autore: Nikolay Ge
Periodo artistico: 1863
Rilevatore: AC

BRASILE – SALVADOR (stato di Bahia). Chiesa di Nosso Senhor do Bonfim, con Ultima Cena di Teofilo de Jesus, 1837

Olio su tela, esposto nella sacrestia della chiesa, dipinto dal pittore brasiliano Josè Teófilo de Jesus (1758 – 1847), uno dei principali pittori della scuola bahiana. Egli appartenne al gruppo di artisti della colonia portoghese, che presentarono, nella prima metà del XIX secolo, una produzione ibrida, con elementi del barocco del secolo precedente, del rococò e, allo stesso tempo, componenti classici.

 

Immagine e notizie da:
http://enciclopedia.itaucultural.org.br/obra24433/a-ultima-ceia-painel-da-sacristia

https://enciclopedia.itaucultural.org.br/pessoa24165/teofilo-de-jesus

Localizzazione: BRASILE – SALVADOR (stato di Bahia). Chiesa di Nosso Senhor do Bonfim
Autore: Teofilo de Jesus
Periodo artistico: 1837
Rilevatore: AC

BULGARIA – VELIKO TĂRNOVO. Chiesa ortodossa della Natività di Cristo ad Arbanasi, con Ultima Cena, XVII secolo

 

Sorta nel XV secolo nel villaggio di Arbanasi, a circa 4 km dall’antica capitale, la Chiesa della Natività è composta da una navata, da un nartece e da una galleria esterna che conduce alla cappella di San Giovanni Battista. Significative sono le pareti, letteralmente ricoperte di affreschi risalenti ad epoche diverse, dal XV al XVII secolo, eseguiti da artisti bulgari, che sviluppano temi, almeno nelle opere più antiche, ispirati al Giudizio Universale, all’Antico e al Nuovo Testamento e alla vanità dell’esistenza. Gli affreschi raffigurano molte centinaia di scene e oltre tremila personaggi.

L’affresco dell’Ultima Cena risale al XVII secolo. La tavola è semicircolare con Gesù posto all’estrema sinistra, come nella tradizione più antica.

Immagini da:
http://iconaimmaginedio.blogspot.com/2013/05/arbanasi-bulgaria-chiesa-della-nativita.html

https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g651680-d2326172-Reviews-Chiesa_della_Nativita-Arbanasi_Veliko_Tarnovo_Province.html#photos;aggregationId=&albumid=&filter=7&ff=337582049

Localizzazione: BULGARIA - VELIKO TĂRNOVO. Chiesa ortodossa della Natività di Cristo ad Arbanasi
Periodo artistico: XVII secolo
Rilevatore: AC

FRANCIA – CORDON. Chiesa di Nostra Signora dell’Assunzione, con Ultima Cena di L. Isler, 1787

Cordon è un comune dell’alta Savoia, i cui cittadini costruirono la chiesa nel 1781-85 nella frazione di Vuaz per sostituire la cappella del castello. Il campanile fu edificato nel 1816. Restaurata nel 2011, la Chiesa è a cupola cruciforme, composta da una navata a due campate, un transetto a campata unica e un coro con una profonda abside rettilinea di due campate.

Decorata in stile barocco nel 1787 dal pittore svizzero Léonard Isler (nato a Wolhen in Argovia 1759 – 1837) con i primi misteri del Rosario sulla cupola; i quattro Evangelisti nei pennacchi; i misteri dolorosi sulle volte del coro anteriore e i misteri gloriosi nella navata.
I dipinti del coro illustrano il Sacrificio di Isacco e l’Ultima Cena.

 

Immagini da:
https://drone-de-regard.fr/VR/FACIM/74_Cordon.html

Link:
https://monumentum.fr/eglise-notre-dame-assomption-pa00118383.html

Localizzazione: FRANCIA – CORDON. Chiesa di Nostra Signora dell'Assunzione
Autore: Léonard Isler
Periodo artistico: 1787
Rilevatore: AC

NOREGIA – OSLO. Norsk Folkemuseum, Stavkirche di Gol, con Ultima Cena

Il “Museo della cultura norvegese” sorge sulla penisola di Bygdøy, sulla quale si estende la parte occidentale della città di Oslo. Si tratta di un museo all’aperto che ospita 155 edifici in legno tra cui l’antica chiesa medioevale costruita interamente con doghe di legno, o Stavkirche, di Gol. La municipalità di Gol nel 1880 decise di costruire una nuova e più grande chiesa e di demolire la vecchia. Fu salvata dalla distruzione dalla Società norvegese per la preservazione dei monumenti antichi, che portò i materiali per ricostruirla altrove.

Oscar II, re di Svezia e di Norvegia sino al 1905 quando si sciolse l’unione dei due regni, nel 1884 acquistò i materiali della chiesa e ne finanziò lo spostamento, il restauro e il riassemblaggio come edificio centrale del suo museo all’aperto privato a Bygdøy/Oslo. L’operazione si concluse nel 1885. La chiesa fu incorporata nel Folk Museo nel 1907.

La chiesa è stata datata dendrocronologicamente al 1212.
La pareti lignee di coro e abside furono decorate a tempera (e forse ridipinte nel 1652).

Un dipinto dietro l’altare raffigura l’Ultima Cena.

 

 

Immagine da:
https://www.mauritius-images.com/en/asset/ME-PI-2554386_mauritius_images_bildnummer_02118243_painting-of-the-last-supper-on-walls-of-gol-13th-century

Link:
https://web.archive.org/web/20080207010607/http://www.stavkirke.org/stavkirker/gol.html

Localizzazione: NOREGIA – OSLO. Norsk Folkemuseum, Stavkirche di Gol
Rilevatore: AC

CALCIO (BG). Chiesa parrocchiale di San Vittore, con Ultima Cena di Aurelio Gatti, ultimo quarto del XVI secolo

Olio su tela di Aurelio Gatti detto Sojaro. Fu un autore poco conosciuto; nato a Cremona nel 1556 e morto a Piacenza nel 1602, visse per un certo periodo tra Crema e Romano di Lombardia, legando il suo nome anche alla vallata del fiume Oglio perché, non riuscendo ad imporsi nel mercato artistico cremonese dominato dai tre fratelli Campi, dovette accettare le committenze della provincia.

Calcio è un comune, di origine romana, situato sulla destra orografica del fiume Oglio. La costruzione della sua chiesa parrocchiale attuale fu decisa dal 1750, quando l’antica pieve diventò insufficiente per la popolazione e lontana dal centro della città. Il progetto era molto ambizioso: un borgo povero, che superava di poco i duemila abitanti, si accingeva a costruire un tempio che sarebbe stato inferiore, in Lombardia, solo al Duomo di Milano, e più grande di tutte le altre chiese di Milano, Bergamo, Brescia, Cremona e del vicino santuario di Caravaggio. Con interruzioni e variazioni del progetto, i lavori si protrassero dal 1762 sino al 1880. Si tratta di un monumento imponente, di 76 metri di lunghezza, 36 di larghezza, 64 di altezza.

 

Immagine e info da:
https://www.valledelloglio.com/2020/10/22/larte-provinciale-del-sojaro-velocita-di-esecuzione-e-aderenza-alla-realta/

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Vittore_(Calcio)

http://vademecumturistacasuale.altervista.org/blog/aurelio-gatti/

https://it.wikipedia.org/wiki/Aurelio_Gatti

Localizzazione: CALCIO (BG). Chiesa parrocchiale di San Vittore
Autore: Aurelio Gatti
Periodo artistico: ultimo quarto del XVI secolo
Rilevatore: AC

PORTOGALLO – ALENQUER Chiesa di Santa Quiteria, con Ultima Cena di Pedro Alexandrino de Carvalho, 1789

 

L’altare con il dipinto dell’Ultima Cena, firmato dal pittore, è sul lato sinistro della crociera della chiesa che sorge nella parrocchia di Meca. L’attuale edificio sacro fu costruito sul luogo di un precedente e i lavori terminarono nel 1799.
La chiesa, intitolata a una martire del V secolo, conserva varie opere d’arte. Il soffitto ligneo della crociera presenta i Quattro Evangelisti, opera attribuita a Pedro Alexandrino.
Si è conservata la ricevuta rilasciata dal pittore per il pagamento di due tele da lui realizzate, una delle quali è l’Ultima Cena; egli scrisse, all’incirca: “Ho ricevuto dal signor Manuel Luís Escrivão tesoriere di Santa Quitéria l’importo di settantaquattromila re, per i due pannelli che ho dipinto per la chiesa di detta Santa, vale a dire per la Cena del Signore e l’altro per Nossa Senhora da Conceição, e poiché sono stato pagato per tale importo, rilascio questa ricevuta oggi, 24 settembre 1789. Pedro Alexandrino de Carvalho” (1).

 

Bibliografia
(1) Mónica Ribas Marques Ribeiro de Queiroz, O arquitecto Mateus Vicente de Oliveira (1706-1785) uma pràxis original na arquitectura portuguesa setecentista, Tesi in Belle Arti, Università di Lisbona, Facoltà di Belle Arti, 2013, p. 202.

Immagini da:
https://www.facebook.com/Paroquia-de-Santa-Quit%C3%A9ria-de-Meca-638693896519024/photos/?ref=page_internal

Localizzazione: PORTOGALLO – ALENQUER Chiesa di Santa Quiteria
Autore: Pedro Alexandrino de Carvalho
Periodo artistico: 1789
Rilevatore: AC

PORTOGALLO – LISBONA. Basilica di Estrela/del Sacro Cuore di Gesù, con Ultima Cena di P. G. Batoni, 1783

Dipinto su tela di Pompeo Girolamo Batoni (1708-1787) realizzato nel 1783.

La Basilica di Estrela domina su una collina nella parte occidentale della vecchia Lisbona. La costruzione, durata circa 11 anni, fu finanziata dalla regina del Portogallo Maria I di Braganza e fu consacrata verso la fine del 1790. Nota anche col nome di Basilica Reale del Sacro Cuore di Gesù, ed ex convento carmelitano, fu la prima chiesa al mondo con la dedicazione al Sacro Cuore.
La scelta della Regina di commissionare sette pale d’altare per la chiesa all’artista Pompeo Batoni, lucchese ma che operava per lo più a Roma, fu dovuta probabilmente, oltre al fatto che gli artisti portoghesi erano impegnati nella ricostruzione dopo il terremoto del 1755, alla speranza che i soggetti del maestro romano d’adozione fossero meglio accettati dalle autorità religiose.

Immagine da Wikimedia

Link:
https://lisbona.italiani.it/la-basilica-di-estrela-la-prima-dedicata-al-sacro-cuore-di-gesu/

Localizzazione: PORTOGALLO – LISBONA. Basilica di Estrela/del Sacro Cuore di Gesù
Autore: P. G. Batoni
Periodo artistico: 1783
Rilevatore: AC

SPAGNA – COIMBRA. Cappella di San Michele, retablo con Ultima Cena, inizi XVII secolo

La piccola Cappella di São Miguel fu costruita nel 1517 per sostituire un antico oratorio privato del XII secolo nell’Università di Coimbra. Il progetto era di Marcos Pires, autore del portale laterale manuelino di fattura naturalista, il quale morì nel 1521, prima di potere concludere l’opera, finita da Diego de Castilho.
Si accede attraverso un portale neoclassico eseguito nel 1780. All’interno, le pareti del coro alto e della tribuna presentano pannelli di azulejos di fabbricazione cittadina del XVIII secolo, di influenza olandese. Nella navata il rivestimento di azulejos è invece del XVII secolo e proviene da Lisbona.

Sull’altare maggiore vi è un retablo/pala d’altare manierista progettato nel 1605 da Bernardo Coelho; l’intagliatore e scultore Simão da Mota eseguì i lavori di intaglio e doratura, evidenziando i dipinti sulla vita di Gesù attribuiti a Simão Rodrigues e Domingos Vieira Serrão.
Le tavole in alto rappresentano la Natività e l’Adorazione dei Magi; in basso la Resurrezione e l’Apparizione alla Vergine.
Nella parte centrale della predella della pala si trova una bella “Ultima Cena”, e ai lati sono scolpiti i due busti di san Pietro e san Paolo.

 

Foto Cena da:
https://manuelcohen.photoshelter.com/image/I0000nXhdenJJ_i4

Foto altare tratta da Wikimedia

Link:
https://www.visitportugal.com/it/NR/exeres/5227CC59-2343-4334-BE9C-08F8B1C82C8D

Localizzazione: SPAGNA - COIMBRA. Cappella di San Michele
Periodo artistico: inizi XVII secolo
Rilevatore: AC

FRANCIA – PARIGI. Chiesa nuova di St. Honoré d’Eylau, vetrata con Ultima Cena, inizi XX secolo

Le vetrate della chiesa sono state realizzate dal maestro vetraio Félix Gaudin (1851-1931) dai cartoni dell’artista svizzero Eugène Grasset (1841 – 1917) e del pittore e incisore francese Raphaël Freida (1877 – 1942). Rappresentano santi e scene sacre, oltre a motivi decorativi, e costituiscono uno dei due elementi della decorazione originaria ancora rimasti con gli affreschi della Via Crucis tra le finestre.
Una delle vetrate contiene un pannello che raffigura l’Ultima Cena.

La nuova chiesa di Saint-Honoré-d’Eylau fu costruita nel 1896 per fungere da cappella temporanea annessa alla vecchia chiesa con o stesso titolo, situata accanto nella piazza Victor Hugo, prima della costruzione di una chiesa più grande che non fu mai realizzata. Nel 1974 la cappella è diventata una chiesa parrocchiale, mentre la chiesa in Place Victor-Hugo è stata utilizzata solo per cerimonie nuziali, prima di essere attribuita alle suore di Betlemme.
Dopo il Concilio Vaticano II, l’architetto André le Donné ha completamente modificato l’interno, rimuovendo il vecchio altare maggiore e apportando modifiche al coro. La nuova chiesa di Saint-Honoré-d’Eylau si caratterizza per la sua leggerezza architettonica e per il suo spazio aperto derivante dalla presenza di sottili pilastri metallici che non interferiscono con la vista.
Piuttosto povera di ornamenti, poiché la chiesa doveva servire come cappella temporanea, è tuttavia caratterizzata da molte vetrate Art Déco, ognuna offerta da donatori.

 

Immagine da:
https://www.alamy.com/stock-photo/deylau.html

Link:
https://fr.wikipedia.org/wiki/%C3%89glise_Saint-Honor%C3%A9-d%27Eylau_(%C3%A9glise_nouvelle)

Localizzazione: FRANCIA – PARIGI. Chiesa nuova di St. Honoré d'Eylau
Periodo artistico: inizi XX secolo
Rilevatore: AC

SPAGNA – SABADELL. Museu d’Art, Ultima Cena di Antoni Estruch Bros, inizi XX secolo

Tra i Musei municipali, il “Museu d’Art” raccoglie opere d’arte catalana antica e contemporanea.

Olio su tela (124,5 x 248,5 cm) dal titolo “Santa Cena”, realizzato nel 1901-04 dal pittore catalano Antoni Estruch Bros (Sabadell, 1872 – Buenos Aires, 1957), seguace dell’Art Noveau.
Il dipinto giunse al Museo per eredità di Josep Miquel Sanmiquel. Numero di inventario 10632

Immagine da Wikimedia

Link:
http://museus.sabadell.cat/mas/exposicio-permanent-museu-art/academicismes-del-segle-xix/280-antoni-estruch-bro

Localizzazione: SPAGNA - SABADELL. Museu d'Art
Autore: Antoni Estruch Bros
Periodo artistico: inizi XX secolo
Rilevatore: AC

BOLIVIA – CURAHUARA DE CARANGAS. Chiesa di S. Giacomo maggiore, con Ultima Cena, XVII secolo

La Chiesa di Curahuara de Carangas, conosciuta come la “Cappella Sistina delle Ande”, è una delle più antiche della Bolivia e del Sud America, essendo stata edificata tra il 1587 e il 1608. Situata su un altopiano desertico a un’altitudine di quasi 3.900 metri e 170 chilometri a sud-ovest di La Paz, attualmente è in posizione remota, ma al tempo della colonizzazione, la città era un importante centro su una rotta che collegava le miniere d’argento e d’oro di Potosi e La Paz ai porti del Pacifico in Cile e Perù. Oggi la chiesa è però in pericolo per le frequenti piogge che hanno eroso i contrafforti, senza più manutenzione per l’emigrazione della popolazione.

L’insieme dell’architettura coloniale è stato costruito con materiali locali, come adobe (mattoni di argilla, sabbia e paglia essiccati al sole), pietra, calce e tetto di paglia. La torre campanaria è stata edificata su una superficie di 12 mq ed ha un’altezza di 18 metri. La navata centrale è lunga e stretta e presenta ampi contrafforti. Nella chiesa si fondono stili differenti: edificio rinascimentale, dipinti manieristi, altare barocco scolpito in foglia d’oro.
Il clima della regione ha permesso la conservazione delle pitture che decorano pareti e soffitti, realizzate nel 1608, quando era sacerdote lo spagnolo Juan Ortiz Vitasol dell’ordine degli Agostiniani e il cacicco (capo della comunità Aymara) Baltasar Cachagas y Gonzalo Lara.
La chiesa è stata dichiarata Monumento Nazionale nel 1960.

Gli storici dicono che i missionari volevano insegnare agli Aymara la Vita di Cristo, e il suo messaggio. Il più grande dipinto, sulla cupola, mostra il regno di Cristo in cielo con i suoi Apostoli e Santi. Un altro dipinto mostra l’Arcangelo Gabriele che schiaccia un demone con il piede mentre usa una bilancia per giudicare i giusti e i peccatori; un altro il giardino dell’Eden; altri episodi della vita di Gesù come l’Ultima Cena. La navata centrale è decorata fino al soffitto con la rappresentazione del Giudizio Universale. In ciascuno degli angoli sono simboleggiati i sette peccati capitali.


Tutte le pitture sono state eseguite da artisti indigeni evangelizzati dai missionari; non c’è stato alcun intervento europeo. I pittori, che non hanno registrato i loro nomi, hanno inserito elementi della cultura andina nei dipinti biblici dell’Antico e del Nuovo Testamento, realizzati con coloranti naturali. Vi è una certa sproporzione dei corpi umani e la presenza di simboli della cultura originaria come il sole e la luna, elementi di flora e fauna locali, denota un forte sincretismo culturale e religioso.
I dipinti sono del 1608, tuttavia nel dipinto della Vergine di Soterrana de Nieva si trova un riferimento all’anno 1777, quindi si presume che, per un possibile deterioramento, vi sia stato una parziale ridipintura.

Nell’ Ultima Cena, dipinta nella navata a destra, sulla tavola c’è una cavia arrosto, popolare cibo andino presente anche in altre cene sudamericane. Un gatto traditore accompagna Giuda e un cane fedele guarda san Pietro.

 

Immagine Cena da Wikipedia

Link:
http://curahuaradecarangas.com/index.php/atractivos/capilla-sixtina

Localizzazione: BOLIVIA - CURAHUARA DE CARANGAS. Chiesa di S. Giacomo maggiore
Autore: ignoto
Periodo artistico: XVII secolo
Rilevatore: AC

USA – NEW YORK. Metropolitan Museum, scultura “Autoritratto guardando l’Ultima Cena” di Marisol, 1984.

Il famoso affresco di Leonardo da Vinci “L’Ultima Cena” è la base per l’assemblaggio scultoreo contemporaneo di Marisol Escobar. In questa monumentale costruzione lunga trenta piedi (corrispondente alla lunghezza dell’affresco), Marisol traduce fedelmente la prospettiva illusionistica del dipinto in forma e spazio tridimensionali. Le ambiguità dell’affresco (tra realtà e illusione e piano e volume) risuonano nella scultura, dove la nostra percezione si sposta costantemente tra due dimensioni e tre poiché le figure sedute non sono né completamente arrotondate né costantemente piatte.
La figura centrale di Cristo è splendidamente scolpita da un blocco di pietra di New York City recuperata, mentre il resto delle figure e gli oggetti da tavola sono assemblati da più di cento pezzi di legno dipinti e disegnati. Con un aspetto sereno e cinereo, e già ultraterreno nello spirito, la solidità fisica di Cristo fornisce l’ancora visiva ed emotiva per questa scena drammatica.
Seduta dall’altra parte della stanza dall’Ultima Cena, un’unica figura di legno che rappresenta l’artista stessa scruta la sua opera. La sua presenza vigile ribadisce il punto che l’arte consiste nel guardare, valutare e reinventare ciò che si vede.

Marisol Escobar, nata in Francia da genitori venezuelani, ha studiato arte a Parigi prima di trasferirsi a New York nel 1950. Tra il 1951 e il 1954 ha frequentato la Hans Hofmann School (Provincetown, Massachusetts), la New School for Social Research (New York), e l’Art Students League (New York). Sebbene il lavoro di Marisol non rientri mai comodamente in nessuna categoria, il suo uso di immagini della cultura popolare l’ha alleata con gli artisti pop americani negli anni ’60.

 

Info:
Metropolitan Museum of Art di New York
https://www.metmuseum.org/art/collection/search/484650
Artista: Marisol Escobar (americana, nata in Francia, Parigi 1930–2016 New York)
Data: 1982–84
Medium: legno, compensato, pietra, gesso, alluminio, colorante, carbone di legna
Dimensioni: 121 1/2 x 358 x 61 pollici. (308,6 x 909,3 x 154,9 cm)

Credit Line: Gift of Mr. and Mrs. Roberto C. Polo, 1986
Numero inventario 1986.430.1 – .86
Fonte: metmuseum.org

Segnalazione: Daniela Rizzo

Immagini da:
https://www.wikiart.org/en/marisol-escobar/self-portrait-looking-at-the-last-supper-1984

https://walkaboutny.com/2015/04/02/supper-a-feast-for-the-eyes/

Localizzazione: U.S.A. - New York. Metropolitan Museum
Autore: Marisol Escobar
Periodo artistico: 1982-84
Rilevatore: Daniela Rizzo