AUSTRALIA – SIDNEY. Cattedrale di Sant’Andrea, vetrata con Ultima Cena

Vetro colorato,  John Hardman, 1868

Progettata principalmente da Edmund Blacket sulle fondamenta poste da James Hume, la costruzione della Chiesa fu iniziata nel 1837. Conclusa e consacrata nel 1868, è la cattedrale più antica d’Australia.

Nel 1860 Blacket commissionò a John Hardman la fornitura di 27 finestre, tra cui una finestra ovest a 6 luci e una finestra est a 7 luci, che furono installate per la consacrazione nel 1868. La ditta John Hardman Trading Co., fondata nel 1838 a Birmingham, iniziò a produrre vetrate nel 1844 e divenne uno dei principali produttori mondiali. L’azienda ha chiuso nel 2008.
I soggetti delle vetrate sono la vita e le parabole di Gesù. Tra esse quella con L’Ultima Cena.

 

Immagini e notizie da
https://en.wikipedia.org/wiki/St_Andrew%27s_Cathedral,_Sydneyr

Localizzazione: AUSTRALIA -SIDNEY. Cattedrale di Sant'Andrea
Autore: John Hardman
Periodo artistico: 1868
Rilevatore: AC

GERMANIA – ROTHENBURG OB DER TAUBER, Chiesa di San Giacomo, con Ultima Cena scolpita

Nella St-Jakobs-Kirche (Chiesa di San Giacomo) vi è l’Altare del Sacro Sangue (Heilig-Blut-Altar) di Tilman Riemenschneider (circa 1460 – 1531), 1500 circa.

Il monumentale altare è l’unica reliquia di questo tipo in una chiesa luterana in Germania e fu ordinato dal consiglio comunale di Rothenburg ob der Tauber nel 1499 come vetrina per il reliquiario. Esso è una croce di metallo con al centro una capsula di cristallo di rocca che contiene il Sacro Sangue; risale al 1270 circa, quando un sacerdote durante la messa, versò del vino consacrato.

Tilman Riemenschneider, famoso scultore e intagliatore di legno di Würzburg, ebbe l’incarico di scolpire le statue per l’altare mentre un artigiano locale, Erhard Harschner, realizzò la cornice e la struttura di base. Nel 1505, l’Altare del Sacro Sangue, alto 9,7 m, fu completato e installato nella Cappella del Sacro Sangue nella luminosa abside occidentale. Riemenschneider scolpì in legno di tiglio le statue per l’altare, che non fu mai dipinto o dorato, cosa insolita per l’epoca, ma frequente nelle sue opere.
L’ordine cronologico della storia viene letto al centro da sinistra a destra e poi dal basso verso l’alto: Cristo entra a Gerusalemme, Ultima Cena (al centro), Notte nell’orto del Getsemani. Una Crocifissione sorprendentemente piccola in basso, poi il reliquiario e in alto con un Cristo sofferente (Schmerzensmann) iconografia di Gesù martirizzato e con i segni delle stimmate, ma risorto ed asceso al cielo.

Il contratto ricevuto da Tilman Riemenschneider per la creazione dell’altare del sacro sangue nel 1501 era molto specifico su questa parte dell’altare: la croce doveva essere montata su una colonna tenuta in posizione da due angeli inginocchiati; ai lati una raffigurazione della Vergine Maria e dell’arcangelo Gabriele.
La centralità dell’Ultima Cena è legata al concetto teologico, perché durante essa il vino divenne il sangue di Cristo.

 

Immagini da Wikimedia Commons e da
https://www.european-traveler.com/germany/see-the-tilman-riemenschneider-holy-blood-altar-in-rothenburg-ob-der-tauber/

Localizzazione: GERMANIA – ROTHENBURG OB DER TAUBER, Chiesa di San Giacomo
Autore: Tilman Riemenschneider (circa 1460 - 1531)
Periodo artistico: 1500 circa
Rilevatore: AC

GERMANIA – NORIMBERGA. Chiesa di San Sebaldo, con rilievo di Ultima Cena, 1370/80

La chiesa, intitolata a San Sebaldo (in tedesco Sebald; in latino Sebaldus, che fu un religioso ed eremita vissuto nella zona di Norimberga nel secolo VIII), contiene una serie di rilievi con episodi della Passione di Cristo, che furono realizzati intorno al 1370-1380, quando fu costruito il coro. L’Ultima Cena si trova nel lato anteriore dei contrafforti del coro est.
Attualmente vi è una copia fedele realizzata nel XIX secolo.

Lo stemma è della famiglia Groland, secondo Gerhard Weilandt (The Sebalduskirche in Nuremberg, Petersberg 2007, p. 471, nota 140).

Un altro rilievo, successivo, è conservato nella chiesa, vedi scheda.

Immagine e notizie da
https://www.nuernberg.museum/projects/show/1040-passionsreliefs

Localizzazione: GERMANIA – NORIMBERGA. Chiesa di San Sebaldo
Periodo artistico: 1370-1380
Rilevatore: AC

USA – NEW YORK. Metropolitan Museum, rilievo da Colonia con Ultima Cena

Rilievo in calcare, tracce di policromia (63,5 x 39,4 x 16,5 cm), realizzato nel 1500 – 1530
Proveniente da The Friedsam Collection, lascito di Michael Friedsam, 1931. Numero di inventario 32.100.143

La cattedrale di Colonia aveva una “casa sacramentale” che conteneva gli elementi per celebrare la messa, realizzata dallo scultore Franz Maidburg († 1533), che fu smantellata nel diciannovesimo secolo.
Il rilievo fu prodotto a Colonia o nei Paesi Bassi.

Immagine e notizie da
https://www.metmuseum.org/art/collection/search/467461

Localizzazione: USA – NEW YORK. Metropolitan Museum
Periodo artistico: 1500 – 1530
Rilevatore: AC

TURCHIA – GÖREME. Tokali Kilise, con Ultima Cena

Affresco, X secolo

In questa zona della Cappadocia vi sono circa 150 chiese rupestri, patrimonio mondiale dell’Umanità UNESCO dal 1985.
Questa chiesa, il cui nome significa “Chiesa della fibbia/fermaglio” fu scolpita nella roccia di tufo vulcanico ed è la più grande chiesa rupestre di Göreme.

Tokalı kilise è formata da quattro aule: la “Chiesa vecchia”, la “Chiesa nuova” che è la più grande, la “Cappella laterale” (parekklesion) e la “Chiesa inferiore”. 
La “Chiesa vecchia” risale al X secolo e in origine aveva una volta a botte a navata unica, ma la sua abside fu distrutta quando fu aggiunta la “Chiesa nuova” alla fine del X o all’inizio dell’XI secolo. 
La caratteristica notevole della “Chiesa vecchia” è la navata principale contenente affreschi del X secolo in stile “provinciale”; le aggiunte più recenti sono affreschi dell’XI secolo, nelle tre absidi.
Il programma decorativo più elaborato e antico è il ciclo cristologico situato nella volta a botte. Su ogni lato della volta ci sono tre registri narrativi contenenti 32 scene raffiguranti la tradizionale divisione tripartita della vita di Cristo; l’infanzia, i miracoli e la Passione. Tra queste ultime, la scena dell’Ultima Cena, un po’ danneggiata.

Immagine da Wikimedia Commons

Link
https://www.wikiwand.com/en/Churches_of_Goreme

Localizzazione: TURCHIA – GÖREME. Tokali Kilise
Periodo artistico: X secolo
Rilevatore: AC

TURCHIA – GÖREME. Karanlik Kilise, con Ultima Cena

Affresco, XI secolo

In questa zona della Cappadocia vi sono circa 150 chiese rupestri, patrimonio mondiale dell’Umanità UNESCO dal 1985.
Questa chiesa, il cui nome significa “Chiesa Oscura”, fu scolpita nella roccia di tufo vulcanico. Gli affreschi che ricoprono le pareti e l’edificio stesso risalgono alla metà dell’XI secolo.

L’Ultima Cena, con la tipica iconografia bizantina, è la meglio conservata tra quelle del territorio. Cristo è a capotavola alla sinistra, Pietro all’altro capo. Giuda è l’Apostolo che sporge il braccio sulla tavola.

Immagine da
http://www.goreme.org/churches/karanlik/

https://www.akg-images.com/archive/The-Last-Supper-2UMDHUQAONBA.html

Localizzazione: TURCHIA – GÖREME. Karanlik Kilise
Periodo artistico: XI secolo
Rilevatore: AC

FELTRE (BL). Chiesa di San Benedetto a Celarda, con Ultima Cena

Affresco, XV – XVI (?) secolo

Citata per la prima volta nel 1386, la piccola chiesa a Celarda si presenta interamente affrescata. I più antichi dipinti sono stati realizzati tra il XIV e il XV secolo e trovano collocazione nella zona absidale: al centro della parete di fondo, in alto san Benedetto, a destra sant’Antonio Abate, a sinistra san Sebastiano (Antonio Rosso secolo XV); al centro in basso di nuovo sant’Antonio Abate e santa Caterina d’Alessandria (secolo XIV). Le figure sono entro riquadri emersi intatti dopo lo spostamento dell’altar maggiore. Al tardo ‘400 risalgono le pregevoli decorazioni sulla volta a crociera. Motivo di interesse sono le pale d’altare, fra le quali una Madonna con il Bambino, san Benedetto e san Rocco di Giovanni Buonagrazia. La chiesa è stata restaurata nel 1998.

Il grande affresco dell’Ultima Cena occupa la parete sinistra della chiesetta, di autore ignoto e incerta datazione.


Bibliografia:
Giuditta Guiotto, Gli affreschi nella chiesa di S. Benedetto a Celarda, in: “Archivio storico di Belluno, Feltre e Cadore” 1998.

Immagini e notizie da
http://www.chiesettebellunesi.it/chiesette/san-benedetto

Localizzazione: FELTRE (BL). Chiesa di San Benedetto a Celarda
Periodo artistico: XV - XVI (?) secolo
Rilevatore: AC

PERÚ – LIMA. Basílica, Convento e Museo di San Francisco, con Ultima Cena di Diego de la Puente

Olio su tela, opera del pittore gesuita Diego de la Puente (Belgio 1586 – Lima 1663), realizzata nel 1658, collocato sulla parete di fondo del refettorio del convento, ora sala del Museo.

 

L’Ultima Cena dipinta da Diego de la Puente raffigura ingredienti e piatti tipici peruviani, come un porcellino d’India invece dell’agnello (come del dipinto a Cuzco vedi scheda), patate e peperoncini, uno in primo piano al centro della tavola. Un diavoletto è accanto a Giuda, il secondo Apostolo a destra di Gesù.

 

 

 

 

Immagine da
http://52.183.37.55/system/artworks/avatars/000/001/552/original/1552.jpg?1431723419

https://steemit.com/photography/@stephenthorburn/my-five-51-or-photos-or-travel-or-peru-or-lima-or-la-iglesia-de-san-francisco

Localizzazione: PERÚ – LIMA. Basílica, Convento e Museo di San Francisco - "Basílica y Convento de San Francisco" è il nome spagnolo del Monastero di San Francesco situato a Lima, a sud del Parque la Muralla e un isolato a nord-est da Plaza Mayor
Autore: Diego de la Puente (Belgio 1586 - Lima 1663),
Periodo artistico: 1658
Rilevatore: AC

PERÚ – CUZCO (Cusco). Cattedrale di Santo Domingo, con Ultima Cena di M. Zapata

Olio su tela del pittore peruviano Marcos Zapata (circa 1710 – 1773), dipinta nel 1753 circa.

L’opera, di grandi dimensioni, è collocata nella “Catedral Basílica de la Virgen de la Asunción”, costruita tra il 1560 e il 1664 sul sito ove era il palazzo dell’imperatore inca Viracocha.
Questo dipinto fonde le tradizioni culturali occidentali con quelle peruviane, pur rimanendo fedele al simbolismo cristiano all’interno del soggetto: invece del tradizionale agnello, Zapata presenta un piatto di cuy, o porcellino d’India, una prelibatezza andina ricca di significati culturali perché era tradizionalmente un animale sacrificale nelle feste agricole Inca e in questo modo offre un parallelo all’agnello cristiano. (Anche nell’Ultima Cena conservata a Lima vi è il cuy invece dell’agnello, vedi scheda.)

Immagini da Wikimedia Commons e da
https://www.ticketmachupicchu.com/cathedral-cusco/

Localizzazione: PERÚ -CUZCO (Cusco). Cattedrale di Santo Domingo,
Autore: Marcos Zapata (circa 1710 – 1773),
Periodo artistico: 1753
Rilevatore: AC

URBINO (PU). Galleria Nazionale delle Marche, Comunione degli Apostoli di Giusto di Gand

Pittura a olio su tavola realizzata nel 1473-1476

La pala (288 x 321 cm) è opera di Joos van Wassenhove detto Giusto di Gand (1430 circa – 1480 circa) e probabilmente terminata da Pedro Berruguete (450 circa – 1504 circa).
Proveniente dalla Chiesa della Confraternita del Corpus Domini di Urbino; dal 1703 nella chiesa di Sant’Agata di Urbino, in seguito Collegio degli Scolopi di Urbino. Nelle collezioni della Galleria Nazionale delle Marche dal 1881. Restaurato negli anni settanta del Novecento.

Come la predella con il ‘Miracolo dell’ostia profanata’, che originariamente la completava, anche questa pala d’altare inizialmente fu commissionata a Paolo Uccello; successivamente l’incarico passò a Piero della Francesca e infine a Giusto di Gand di cui sono documentati i pagamenti nel 1473 e 1474. La scelta di un pittore fiammingo sarebbe dovuta alle preferenze artistiche di Federico da Montefeltro.
“Le vicende esecutive si sono recentemente arricchite grazie a un disegno del 1632, conservato presso la Biblioteque nationale di Parigi, che documenta come il dipinto recasse la firma, oggi non più visibile, “Petrus Hispanus pinxit’, identificato da gran parte della critica con Pedro Berruguete. Si può’ ipotizzare quindi che l’opera sia stata iniziata da Giusto di Gand – di cui non si hanno attestazioni urbinati dal 1474 – e completata dal pittore spagnolo non oltre il 1476.” (1)

“La pala propone un tema figurativo piuttosto insolito, un’iconografia di origine bizantina, rarissima nell’arte occidentale. Viene presentato il momento dell’istituzione dell’Eucarestia non attraverso l’illustrazione del passo evangelico, bensì privilegiando la trasposizione rituale dell’evento. Nella tavola è rappresentato Gesù in atto di distribuire la comunione agli Apostoli, inginocchiati intorno a lui e al tavolo-altare sul quale sono appoggiati, a sinistra, il vino e il calice (che alludono all’Eucaristia) e, a destra, un’ampolla d’acqua e una saliera (che alludono al Battesimo); lungo la stessa direttrice si possono notare, a terra, una brocca e un bacile, allusivi alla lavanda dei piedi. Sul lato destro, inoltre, si può riconoscere il Duca Federico, accompagnato dal piccolo Guidubaldo, in braccio alla balia (o forse alla madre Battista Sforza), da alti dignitari (Ottaviano Ubaldini e Costanzo Sforza?) e da un personaggio in ricchi abiti orientali, probabilmente un medico ebreo di nome Isaac, ambasciatore dello Scià di Persia, convertitosi al Cristianesimo e battezzato a Urbino da papa Sisto IV. Assistono alla scena due angeli in volo.

Molti studi hanno dimostrato che la complessa iconologia del dipinto, considerato nel suo insieme di pala e predella, è stata scelta non solo per esprimere particolare devozione verso l’Eucarestia, insita nell’intitolazione della confraternita committente, ma anche per riferirsi all’accesa polemica antiebraica, all’epoca molto diffusa. La tavola, che presenta scarsa unità compositiva e una certa sproporzione dei personaggi, forse anche a causa del grande formato, inconsueto per un artista fiammingo, colpisce per l’attenta resa micrografica degli oggetti e, nonostante i danni subiti nel tempo, un suggestivo uso del colore, con toni di rosso, verde, blu e grigio-azzurro stesi a larghe campiture sullo sfondo monocromo bruno. Purtroppo lo stato di conservazione dell’opera risulta piuttosto precario a causa di un lavaggio effettuato con la soda.” (2)

Pala e predella formavano un insieme racchiuso entro un’unica cornice e i due pezzi furono separati prima dell’ingresso nel Museo. La predella (43 × 351 cm totali) è di Paolo di Dono detto Paolo Uccello (1397 circa – 1475), dipinta nel 1467-1468, per approfondimenti vedi: http://www.gallerianazionalemarche.it/collezioni-gnm/paolo-uccello-miracolo-dellostia-profanata/.

 

 

Immagini da Wikimedia Commons

Testi da
(1) http://www.culturaitalia.it/

(2) https://www.movio.beniculturali.it/pmmar/eccellenzegallerianazionaledellemarche/it/37/joos-van-wassenhove-detto-giusto-di-gand-comunione-degli-apostoli 3/3

Localizzazione: URBINO (PU). Galleria Nazionale delle Marche
Autore: Joos van Wassenhove detto Giusto di Gand (1430 circa - 1480 circa) e altri
Periodo artistico: 1473-1476
Rilevatore: AC

CORTONA (AR). Museo diocesano, Comunione degli Apostoli, Luca Signorelli

Olio su tavola (232 x 220 cm), di Luca Signorelli (1450 circa – 1523), databile al 1512.

L’opera è esposta nella sala 4 del Museo e proviene dall’altare maggiore della Chiesa del Gesù a Cortona.
Nel dipinto si trovano due iscrizioni collocate sui primi capitelli del loggiato, in lettere capitali, dove figurano la firma del pittore e la data di esecuzione dell’opera: a sinistra «LUCAS SIGNOREL/LVS CORYTHONE/NSIS PINGEBAT» e a destra «MDXII».

L’opera utilizza un’iconografia fiamminga piuttosto rara in Italia (probabilmente derivata dalla Pala del Corpus Domini, 1472-1474 di Giusto di Gand a Urbino, vedi scheda).
Sullo sfondo di un portico classicheggiante, ripreso dalle pale di Perugino, Cristo è al centro degli Apostoli, che gli stanno disposti tutt’intorno scalando ai lati in una composizione piramidale. Egli tiene in mano un piatto con le ostie che sta dando agli Apostoli, ritratti in varie posture e con colori sgargianti negli abiti. Spicca in primo piano la figura di Giuda Iscariota, ampiamente lodata da Vasari, che si volta verso lo spettatore e, abbassando lo sguardo, tiene tra le mani la borsa con i denari appena ricevuti per il tradimento.
Rispetto alle tradizionali “Ultime Cene”, non è raffigurata la tavola, ma il dipinto si riferisce sempre alla cena del giovedì santo.

L’opera era probabilmente completata da una predella, ricostruita dallo storico dell’arte Mario Salmi e composta di tre pannelli che raffigurano: Incontro dei discepoli sulla via di Emmaus e Cena in Emmaus nella collezione Julius Weitznel (il primo ora al Museo di Detroit e il secondo in collezione privata) e Santa Caterina d’Alessandria nel Museo Horne di Firenze.

Immagine e notizie da
https://it.wikipedia.org/wiki/Comunione_degli_Apostoli_(Signorelli)

Link
https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_diocesano_(Cortona)
https://www.cortonaweb.net/musei-a-cortona/museo-diocesano/
https://diocesi.arezzo.it/cultura/museo-diocesano-del-capitolo-di-cortona/

Localizzazione: CORTONA (AR). Museo diocesano, Piazza Duomo 1 , ex Chiesa del Gesù
Autore: Luca Signorelli (1450 circa - 1523)
Periodo artistico: 1512
Rilevatore: AC

CORTONA (AR). Museo diocesano, Ultima Cena della bottega di Luca Signorelli

La raffigurazione dell’Ultima Cena compare sulla predella del “Compianto sul Cristo morto”, dipinto a tempera su tavola (270 x 240 cm) di Luca Signorelli (1450 circa – 1523), databile al 1502.

L’opera è esposta nella sala 4 del Museo e proviene dalla Basilica di Santa Margherita, che si trova nel piazzale omonimo a Cortona.

La predella raffigura quattro episodi degli eventi anteriori alla Passione: Orazione nell’orto, Ultima Cena, Cattura di Cristo e Flagellazione. Qui lo stile è più sbrigativo, eseguite probabilmente dalla bottega su disegno del maestro. Le piccole dimensioni non diminuiscono però l’accuratezza e precisione dei particolari del dipinto della Cena che si svolge su un tavolo a “U”.


Immagini da
https://it.wikipedia.org/wiki/File:Luca_signorelli,_compianto,_cortona,_predella,_02_ultima_cena.jpg

https://it.wikipedia.org/wiki/Compianto_sul_Cristo_morto_(Signorelli)

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_diocesano_(Cortona)

https://www.cortonaweb.net/musei-a-cortona/museo-diocesano/

https://diocesi.arezzo.it/cultura/museo-diocesano-del-capitolo-di-cortona/

Localizzazione: CORTONA (AR). Museo diocesano, Piazza Duomo 1 , ex Chiesa del Gesù
Autore: bottega di Luca Signorelli (1450 circa - 1523)
Periodo artistico: 1502
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – CAMBRIDGE. Fitzwilliam Museum, Ultima Cena, 1580-1620

Disegno del “Maestro della Deposizione Fitzwilliam”, attivo a Roma, 1580 circa – 1620 circa; guazzo, pennello e inchiostro con riflessi dorati su pergamena.
Lasciato in eredità al Museo da Marlay, Charles Brinsley, 1912. Inventario numero 2412261

Immagine da
http://www-img.fitzmuseum.cam.ac.uk/img/pdp/pdp38/254.jpg

https://museu.ms/collection/object/132520/the-last-supper

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – CAMBRIDGE. Fitzwilliam Museum
Periodo artistico: 1580-1620
Rilevatore: AC

FRANCIA – ABBEVILLE. Chiesa di Saint-Sylvin-de-Mautort, con Ultima Cena

Rilevo ligneo alla base dell’altare

Questa Ultima Cena presenta solo 11 Apostoli, ma c’è in primo piano uno sgabello rovesciato perché Giuda è già andato via!

Immagine da
https://www.richesses-en-somme.com/patrimoine-des-%C3%A9glises/la-c%C3%A8ne-dernier-r

Link
https://fr.wikipedia.org/wiki/%C3%89glise_Saint-Silvin_de_Mautort

Localizzazione: FRANCIA – ABBEVILLE. Chiesa di Saint-Sylvin-de-Mautort
Rilevatore: AC

GERMANIA – MONACO DI BAVIERA. Alte Pinakothek, copia del Cenacolo di Leonardo, XVII secolo

Olio su tela (76 x 122 cm), copia del Cenacolo di Leonardo da Vinci, XVII secolo
Nella Sammlung Schack (Collezione Schack). Non esposto, numero di inventario 2388
Proviene dalla galleria di Mannheim, 1799
La copia differisce per la presenza di due anfore sul pavimento, per lo sfondo con una sola finestra, per i diversi sostegni della tavola.
(L’autore è ignoto, in passato vi era stata un’ipotetica attribuzione a Nicolas Poussin.)

Immagine e notizie da
https://www.sammlung.pinakothek.de/de/artwork/Qr4DyabxpE

Localizzazione: GERMANIA – MONACO DI BAVIERA. Alte Pinakothek
Periodo artistico: XVII secolo
Rilevatore: AC

FRANCIA – MONTFARVILLE. Chiesa di Notre Dame, copia del Cenacolo di Leonardo di G. Fouace

Olio su tela, di grandi dimensioni, posta sul soffitto sopra l’altare, opera di Guillaume Fouace (1837 – 1895) realizzata nel 1880-1882

La chiesa risale al XIII secolo. Nel 1879 il parroco, dopo un viaggio a Roma, volle far decorare la volta e il coro e per quest’opera ricorse al pittore Guillaume Fouace e trovò i donatori per pagarlo.
Tra il 1880 e il 1882, Fouace eseguì 19 dipinti che adornano la volta a botte e raffigurano episodi evangelici. Tra essi la grande Ultima Cena ispirata al Cenacolo di Leonardo da Vinci.


Immagini da Wikimedia Commons

Localizzazione: FRANCIA – MONTFARVILLE. Eglise Notre Dame
Autore: Guillaume Fouace (1837 – 1895)
Periodo artistico: 1880-1882
Rilevatore: AC

LOVERE (BG). Galleria Tadini, copia del Cenacolo di Leonardo, stampa di R. Morghen

Incisione ad acquaforte e bulino (89,1x 43,3 cm, incisione; 93,3x 52,3 cm, battuta della lastra) di Raffaello Morghen (1758 -1833), disegnatore Teodoro Matteini (1754-1831); eseguita circa 1800, entro il 1833.

Vi sono altre copie di questa incisione in varie sedi, comprese le diocesi di Bergamo e Padova, il Palazzo Pretorio di Trento e il mercato antiquario. Al British Museum di Londra  diversi esemplari di questa stampa che attestano svariati stati della sua elaborazione.
La lastra in rame è conservata a Milano vedi articolo collegato
Iscrizioni in lettere corsive: “Leonardus Vincius Pinxit”; in basso, al centro “Teodorus Matteini delineavit”; in basso, a sinistra “Raphael Morghen sculpsit”. Iscrizione sacra (in basso), in lettere capitali: AMEN DICO VOBIS QUIA UNUS VESTRUM ME TRADITURUS EST [San Matteo Evangelista (Mt. 26, 20-21), San Marco Evangelista (Mc. 14, 17-18), Luca Evangelista (Lc. 22, 21-23), San Giovanni Evangelista (Gv. 13, 21)]. Sotto in lettere corsive: “Ferdinando III Austriaco Magno Hetruriae Duci”.

La stampa viene citata da Palmerini nel suo “Catalogo delle Opere d’intaglio del Cav. R.M.” (1810) in cui passa in rassegna tutta l’opera incisoria di Raffaello Morghen, sottolineando l’alta qualità dei fogli su grande formato tra i quali cita questa stampa. Niccolini (1878, p. 22 – 24) ne colloca l’esecuzione a Firenze insieme alla serie di incisioni da Raffaello definendola “la più perfetta e la più bella opera fino ad allora prodotta dal bulino di Morghen”. Crespi (2010, p. 80, n. 9) analizza il foglio sottolineandone l’esecuzione in folio grande (435×895) e data l’incisione tra il 1797 e il 1800. La stampa secondo Crespi è la medesima che possiede Goethe quando scrive all’amico Zelter nel 1817 raccomandandogli di osservarla “con attenzione e venerazione” al fine di comprendere appieno la struttura e bellezza dell’opera vinciana. (Crespi 2010, p. 14).

Immagine da
https://www.milanocastello.it/sites/default/files/1.%20Morghen.jpg (in occasione della mostra del 2017 su “Archeologia del Cenacolo. Ricostruzione e diffusione dell’icona leonardesca: disegni, incisioni, fotografie”)

Link
http://www.lombardiabeniculturali.it/stampe/schede/S0010-00566/

Localizzazione: LOVERE (BG). Galleria Tadini
Autore: Raffaello Morghen
Periodo artistico: inizio XIX secolo
Rilevatore: AC

MILANO. Civiche Raccolte Grafiche e Fotografiche, matrice dell’incisione dal Cenacolo di Leonardo, di R. Morghen

La matrice di rame, conservata nella “Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli”, misura 52,7 x 94,5 cm. Eseguita all’inizio del XIX secolo.

Per le stampe di Raffaello Morghen (1758 -1833), vedi articolo collegato

 

Immagine e notizie da
http://www.lombardiabeniculturali.it/stampe/schede/H0240-00548/

Localizzazione: MILANO. Civiche Raccolte Grafiche e Fotografiche
Autore: Raffaello Morghen
Periodo artistico: inizio XIX secolo
Rilevatore: AC

FRANCIA – SAINT-PAUL-TROIS- CHÂTEAUX. Cattedrale di Notre Dame, con copia del Cenacolo di Leonardo

Dipinto a olio, opera di ignoto, 1838 circa.

La cattedrale, splendido esempio di romanico provenzale, fu costruita tra XII e XV secolo.
Nel transetto si trova una copia del Cenacolo di Leonardo da Vinci.

 

Immagini e notizie da
http://jeanmarieborghino.fr/les-temoins-du-passe-la-cathedrale-notre-dame-de-saint-paul-trois-chateaux/

Localizzazione: FRANCIA - SAINT-PAUL-TROIS- CHÂTEAUX. Cattedrale di Notre Dame
Periodo artistico: 1838
Rilevatore: AC

FRANCIA – ARC-SUR-TILLE. Chiesa di San Martino con copia Cenacolo di Leonardo di J.B. Poncet

Olio su tela, XIX secolo

Gli affreschi del coro della chiesa, su tela montata, sono attribuiti a Jean-Baptiste Poncet (1827-1901). Sono copie del “Battesimo di Cristo” di Hippolite Flandrin; lo “Sposalizio della Vergine” di Raffaello e l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, sulla parete dietro l’altare maggiore. Si tratta di una copia molto fedele.

L’attuale chiesa fu edificata dal 1829 al 1832 sul luogo dell’antico edificio crollato nel 1806. È un bell’esempio di stile neoclassico. Molto degradata, nel 1989, la chiesa fu destinata alla demolizione nel 2005; ma l’associazione “Una chiesa per l’Arc”, poi creata, riprende la pratica con il Comune che, infine nel 2010 ha deciso un restauro generale, iniziato nel 2013. Il salvataggio della sua chiesa e la sua rinascita, in fase di completamento, sono da attribuire a questa città vicino a Digione e ai suoi 2670 abitanti. L’operazione è ormai un esempio nazionale di salvaguardia di beni artistici.


Immagini e notizie da
https://www.arc-sur-tille.fr/l-eglise-saint-martin

http://rochefort-usa-friendship.blogspot.com/2010/01/il-faut-sauver-leglise-darc-sur-tille.html

Localizzazione: FRANCIA – ARC-SUR-TILLE. Chiesa di San Martino
Autore: Jean-Baptiste Poncet (1827-1901)
Periodo artistico: XIX secolo
Rilevatore: AC

FRANCIA – SAINT-VÉRAND. Chiesa parrocchiale, con copia del Cenacolo di Leonardo

Olio su tela (242 x 476 cm, senza cornice), di autore ignoto, eseguita nel 1856

L’attuale chiesa di Saint-Vérand (Isère) fu costruita nel 1836-1837 sul sito di quella che l’ha preceduta. Negli anni ’30 del XIX secolo l’edificio era in pessime condizioni e si rivelò troppo piccolo, così come il cimitero adiacente. Si decise quindi di ingrandire la chiesa e spostare il cimitero. Le autorità comunali si occuparono dell’istituzione del nuovo cimitero ma si rifiutarono di finanziare i lavori della chiesa. La costruzione del nuovo edificio iniziò il 5 maggio 1836 grazie alle garanzie finanziarie di fedeli. Mons. Philibert de Bruillard, Vescovo di Grenoble, firmò l’8 ottobre 1839 l’ordinanza che consacrava solennemente la chiesa in questi termini: “L’edificio, che è stato restaurato e notevolmente ampliato da le generose donazioni degli abitanti, è stato conservato sotto il nome dell’ex Patrono, St Véran”.
Nell’Ottocento e nel Novecento diverse successive migliorie conferirono all’edificio l’aspetto attuale.
Rey, curato della Parrocchia nel XIX secolo, fece decorare il coro con cinque copie di dipinti di maestri: la Madonna Sistina (ora a Dresda) da Raffaello, la Deposizione dalla Croce (Roma) da Daniele da Volterra e l’Adorazione dei pastori (Madrid) da Anton Raphael Mengs; la Sacra Famiglia (Monaco) di Raffaello, sono stati oggetto di lavori di conservazione nel 2020.

Posto nella posizione centrale, l’imponente dipinto, posto in una cornice concava che segue la forma della parete absidale dietro l’altare maggiore, raffigura l’Ultima Cena, copia del Cenacolo di Leonardo da Vinci o, più verosimilmente, realizzata basandosi sulla copia di Marco d’Oggiono conservata a Écouen. La tela è stata restaurata nel 2018.

 

Immagini e informazioni:
http://www.saint-verand.fr/4839-l-eglise-et-la-cene.htm

Localizzazione: FRANCIA – SAINT-VÉRAND. Chiesa parrocchiale
Periodo artistico: 1856
Rilevatore: AC

MASSAFRA (Ta). La Chiesa rupestre di San Simeone in Famosa, con Ultima Cena.

La Chiesa rupestre, nella parte nord-occidentale del territorio massafrese, è collocata in una piccola gravina detta di San Lorenzo. Una scalinata, scavata nello spalto orientale, permette l’accesso alla chiesa il cui ingresso è costituito da due aperture. “La chiesa è semplice, ma la decorazione pittorica è molto ricca, forse frutto di committenza come farebbe pensare la tomba presente. Nel cosiddetto canale di san Lorenzo si aprono altre case-grotte e sullo spalto occidentale ci sono i resti di tombe, elementi che attesterebbero l’esistenza di un insediamento rurale”.
Datata al XIII secolo per gli affreschi che contiene, ma forse precedente nello scavo della struttura architettonica, l’interno della Chiesa è a pianta trapezoidale, terminante nella parete orientale con due absidi rettangolari, dotate di altari addossati alla parete.
“L’abside sinistra doveva fungere da cappella funeraria sia per la presenza di una tomba incassata nella parete che per la presenza della rappresentazione del tema della Deesis“.
Tra gli affreschi spicca la raffinata rappresentazione in stile bizantineggiante dell’Arcangelo Michele.
All’esterno l’ingresso è sormontato da una sorta di timpano triangolare scavato con stretti e lunghi solchi nella roccia.
Sul lato nord, presso l’ingresso, è visibile un pozzetto interrato, accanto vi è una tomba ad arcosolio.
La parete interna sinistra è solcata da diversi vani tra cui spiccano gli spacchi perpetuati dai ladri di affreschi.
Anni fa la chiesa era stata messa in sicurezza, con la chiusura mediante una cancellata. Ma l’ingordigia e la stupidità non hanno impedito a ladri senza scrupoli di portar via il cancello, per cui oggi la chiesa è ancora alla mercè dei vandali.
Le poche tracce ancora visibili degli affreschi ci permettono di vedere raffigurate” una ricca iconografia tra cui scene del Vecchio Testamento e un ciclo cristologico, tema piuttosto raro nell’ambito della decorazione pittorica delle chiese rupestri”.
A proposito dei dipinti, che decoravano tutta la chiesetta rendendola uno splendido capolavoro d’arte medioevale, rileviamo: ” Sulle pareti resti di affreschi, ormai quasi illeggibili per l’ingiuria del tempo e per, ahimè!, l’incuria e il vandalismo da parte dell’uomo. Gli affreschi più antichi sono databili ai secoli XII-XIII, presentano iscrizioni in greco; quelli più recenti, con iscrizioni in latino, sono ascrivibili al XIV secolo”. ” Gli affreschi raffigurano dalla parete a sinistra dell’ingresso, in senso orario: San Benedetto, l’Arcangelo Michele, la Deposizione dalla croce, Santa Margherita/ Marina; nella deèsis la Vergine (non più presente perché asportata), Cristo Pantocratore e San Giovanni Battista”.
oggetto assai insolito nella pittura rupestre di questo periodo, la Deposizione dalla Croce è ancora parzialmente visibile, purtroppo ne sono stati interamente asportati due visi. “Per ironia della sorte, l’affresco rappresentante la Vergine Maria è l’unico ancora ben conservato, anche se è attualmente collocato su un pilastro della navata destra della chiesa nuova a Massafra. Era stato infatti tagliato e in attesa di essere trafugato, era stato nascosto nell’incavo di un tronco di ulivo. Fortunatamente rinvenuto fu sottratto ad una sorte oscura.
Il riferimento a questo episodio permette una riflessione sulle modalità di conservazione degli affreschi; alcuni decenni orsono il professor Roberto Caprara proponeva come soluzione quella di asportare gli affreschi, restaurarli e conservarli in un museo, certamente per sottrarli all’azione deleteria del tempo, dell’inquinamento atmosferico e ad eventuali azioni distruttive e/o di sottrazione”.
“Ritorniamo alla nostra chiesa e continuiamo l’elenco dei soggetti raffigurati sul pilastro che separa le absidi, sugli altari e sulla parete destra : san Martino, san Silvestro papa, Gesù l’Emmanuele, il Sacrificio di Isacco, l’Ultima cena, un santo diacono, san Cataldo e il Battesimo di Gesù rappresentanti un unicum”.
Anche l’Ultima Cena è un affresco assai raro nell’iconografia della pittura rupestre italiana, peccato che di essa non si veda praticamente più nulla. Un altro elemento prezioso dell’iconografia medioevale pugliese che andrebbe subito strappato e messo in sicurezza in un museo.
“Lo stato attuale delle cose sembra dare ragione a quella proposta, anche perché, dispiace dirlo, dove non può il tempo, può l’uomo (è cronaca recente l’esito di sedicenti “restauri” operati nel territorio a danno di alcune chiese rupestri, quali Santa Lucia, la Buona Nuova. S. Angelo a Torella e l’affresco della Madonna della Scala!). Sarebbe troppo lungo addentrarsi in tali questioni, ma si sa, spesso gli amministratori e/o i politici (che forse in una chiesa rupestre non sono mai entrati) invece di informarsi e di affidarsi nelle mani di esperti, preferiscono investire sullo sviluppo urbanistico anziché puntare sul recupero, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio storico e archeologico in modo serio e con competenza. Lo sviluppo economico della comunità, infatti, non è assicurato solo dall’urbanistica”.

Autore: Gianluigi Vezoli

Fonte: https://www.salentoacolory.it, 18 lug 2016

Vedi anche:
Chiesa rupestre di XI secolo sita nel canale di San Lorenzo, quasi a confine con Mottola, all’estremo limite occidentale della contrada Famosa. E’ una delle più importanti e suggestive per la ricchezza dell’arredo pittorico.
Vi si accede da una breve scalinata a gradoni che porta al piccolo pronao sul quale si aprono attualmente due ingressi, quello a sinistra, seppure ampliato in maniera in maniera abnorme, è quello originario.
Le pareti sono completamente affrescate e gli affreschi riportavano iscrizioni generalmente in greco, i più antichi (II-III sec.), in latino i più recenti (XIII-IV sec.)

Immagine: Particolare dell’affresco dell’Ultima Cena nella chiesa rupestre di San Simeone a Famosa. La foto risale ad oltre 20 anni or sono. Oggi si presenta molto deteriorato.

Autore: Giulio Mastrangelo

Fonte:
– Giulio Mastrangelo, Toponomastica storica del territrio di Massafra (X-XVIII sec.), Antonio Delli Santi Editore, 2021, pg. 265-266.

Localizzazione: Massafra
Periodo artistico: XIII sec.
Data ultima verifica: 03/02/2021 - 12/11/2021
Rilevatore: Feliciano Della Mora

GROTTAGLIE (Ta). Affreschi bizantini nell’abbandonata chiesa rupestre dei Santi Marco e Nicola, con Ultima Cena.

Lungo la Strada Provinciale 86 che da Grottaglie conduce a San Marzano, in provincia di Taranto, sullo spalto Nord della gravina denominata Lama di Pensiero, sorge la chiesa rupestre dedicata ai Santi Marco e Nicola.
L’edificio, che oggi si presenta diruto e abbandonato, nacque ad esclusivo uso privato per divenire ben presto polo catalizzatore di tutta la popolazione della gravina. Il primo insediamento nella zona sorse nel IX secolo durante le incursioni arabe, per estendersi sul pianoro a partire dal X-XI secolo, quando la situazione politica e sociale si stabilizzò divenendo più sicura, e venne abbandonato nel 1297 a seguito di un decreto reale, con il quale si obbligava la popolazione a trasferirsi in Cryptaliae, l’attuale Grottaglie.
La chiesa ebbe una vita piuttosto lunga, dal periodo posteriore alla nascita del primo insediamento, a quello di pacificazione e di sviluppo tra X e XI secolo, sino alla cessazione della sua funzione, nella prima metà del XVI secolo. Ad accreditare quest’ultima testi, sono due testimonianze significative: un’iscrizione tarda ai piedi della monumentale Hodighitrìa, più antica, dipinta nell’angolo della parete est, riportante la data della riconsacrazione della chiesa, il 1517, ed i nomi di Giovanni e un altro difficilmente decifrabile. L’altra testimonianza risale alla visita pastorale dell’arcivescovo di Taranto, Lelio Brancaccio, del 20 luglio 1577, dove la descrive già in cattivo stato di conservazione.
Un ulteriore e triste utilizzo della stessa si data tra gli ultimi mesi del 1943 e i primi del 1944, quando i tedeschi la trasformarono in fortino militare, con l’intento di minare i piloni del ponte ferroviario da far saltare al passaggio degli alleati.
La chiesa (preceduta da un vestibolo ovale e avente l’orientamento canonico est-ovest) si presenta come una semplice aula rettangolare, le cui pareti piane tagliate nel tufo con una certa approssimazione sono scandite da nicchie. Il soffitto è leggermente a dorso d’asino, con un foro di areazione e due fori passanti per appendere le lampade ad olio. Il pavimento piuttosto regolare presenta un’escavazione di forma grossomodo circolare al centro proprio di fronte all’entrata posta a sud.
La parte orientale dell’edificio, che doveva fungere da area absidale, presenta al centro una profonda nicchia, forse con funzione di tomba ad arcosolio destinata alla sepoltura del committente, personaggio probabilmente di un certo rango, dato il ruolo privato della chiesa stessa. Essa è sovrastata da una lunetta su cui sono dipinti i santi Marco e Nicola a cui la chiesa era presumibilmente intitolata, secondo l’uso di trasporre all’interno nella conca absidale le lunette con i santi titolari che comparivano all’esterno sugli ingressi principali delle chiese subdiali.
A destra della nicchia, tra la parete est e quella sud, si nota uno stretto sedile ricavato nella roccia, che plausibilmente fungeva da sintrono; a sinistra una seconda lunetta priva di affreschi e nella parte superiore la figura assisa in piedi dell ’Hodighitrìa, che regge con il braccio sinistro Gesù bambino mentre lo indica al fedele con la mano destra.
A protezione del bema nell’angolo orientale della parete nord si trova affrescata una maestosa figura dell’Arcangelo Michele, che assume anche una funzione “apotropaica”. L’iconografia palesa la sua ispirazione iconografica a quella degli alti dignitari della corte bizantina, mediante una serie di prestiti formali come la veste arabescata sotto il loros imperiale e gli stivali rossi.
L’interno della chiesa è quasi interamente decorato da affreschi bizantini, che seguono due schemi differenti: quello narrativo del ciclo Cristologico e quello iconico, con figure dei Santi raffigurati stanti in cinque delle sei nicchie poste sulla parete nord. Si tratta di santi orientali (S. Nicola, S. Michele Arcangelo, S. Giovanni Battista) ad eccezione di una Madonna con il Bambino riportante un’iscrizione con la data 1392.
Il ciclo Cristologico, che si dispone in senso orario – da sinistra verso destra – seguendo un andamento a zig zag, è composto di sole otto scene: alcune tratte dal cosiddetto Dodekáorton “ciclo delle dodici grandi feste bizantine” dell’anno liturgico ortodosso, altre appartenenti alla propriamente detta “Passione di Cristo”. Naturalmente la scelta delle scene dipendeva non solo dalle precise volontà del committente ma anche da motivazioni prettamente liturgiche: per questo nei cicli affrescati si riscontra l’omissione di alcune festività e la predilezione di altre; difatti, raramente sono rappresentate tutte e dodici feste.
Il ciclo Cristologico inizia partendo dalla prima nicchia posta sulla parete Ovest con la raffigurazione dell’Annunciazione, della quale è ancora leggibile seppure in frammenti la figura dell’Arcangelo Gabriele che incede da sinistra verso la Vergine olosoma posta a destra, con il braccio destro sollevato nel gesto tipico del saluto. Il ciclo segue nel registro superiore della stessa parete – tra la nicchia dell’Annunciazione e il soffitto – con la scena della Natività del Signore ambientata in una grotta raffigurata a mo’ di montagna rocciosa, alla quale si legano le scene accessorie dell’Annuncio ai pastori e del Primo bagno.
Da qui il ciclo Cristologico si sposta sulla parete Nord dove all’interno della prima nicchia troviamo raffigurata la Presentazione di Gesù al Tempio che si svolge intorno ad un altare posto al centro in primo piano davanti alla porta del Tempio, secondo il modello bizantino prediletto, ai lati del quale si dispongono simmetricamente da un lato, San Giuseppe e la Vergine e dall’altro, il gran sacerdote Simeone e la profetessa Anna.
Il ciclo riprende poi con la scena dell’Entrata di Cristo a Gerusalemme dipinta nel registro superiore sulla stessa parete Nord, la quale segna nella liturgia bizantina l’inizio della Passione di Cristo. L’affresco, che ad oggi si conserva solo in piccoli frammenti, rappresenta Cristo che sta per entrare a Gerusalemme sul dorso di un asino seguito da Pietro, Andrea e Giovanni, mentre è atteso dai Giudei all’ingresso della città.
Accanto a questa scena si trova la scena sussidiaria dell’Ultima Cena che si svolge attorno ad una tavola imbandita, dietro la quale sono seduti gli apostoli – tranne Giuda che si trova sul lato opposto – e all’estremità destra Gesù raffigurato nell’atto di benedire il pane.
Sotto il frammento dell’Entrata a Gerusalemme, in cui sono raffigurate le case dei Giudei, è leggibile la figura di un legionario Romano davanti al quale si vede parte della figura di Cristo: probabilmente si tratta della scena accessoria di Cristo davanti a Pilato, che purtroppo non trova altri riscontri in Puglia.
A seguire sulla stessa parete legata a questa scena e a quella precedente è dipinta la Crocifissione, ultima rappresentazione del ciclo Cristologico. Al centro di essa davanti al palazzo imperiale si staglia Cristo morto sulla croce raffigurato in abbandono.
Le otto scene del ciclo Cristologico rispecchiano i canoni iconografici dell’età Medio Bizantina (VII-inizi XIII secolo), ma dai singoli elementi si nota la convivenza di caratteristiche attardate insieme ad altre più progredite, e di elementi bizantini assieme a quelli tipicamente provinciali, se non addirittura locali, che non trovano riscontro in altri esempi, soprattutto pugliesi: come l’abbigliamento di San Giuseppe nella Presentazione al Tempio consistente in una casacca e un pantalone all’orientale, il quale non è riscontrabile nemmeno nelle stesse scene affrescate in Oriente. Quindi gli affreschi grottagliesi si ispirano sì all’arte Comnena, ma presentano al contempo la commistione di caratteristiche ed elementi di periodi diversi.
Le prime quattro scene hanno tutte la stessa tavolozza cromatica, fatta di pochi colori, in predominanza ocra, rosso bruno, blu e poco verde, la stessa che si ritrova nell’Arcangelo del bema, nell’Hodighìtria della parete Est e nei Santi Marco e Nicola della lunetta. Nelle rimanenti scene, appartenenti tutte allo stesso strato, si evidenzia una cambiamento nella cromia, l’uso di colori vivaci come il salmone, il grigio chiaro, l’ocra e la predominanza del porpora, soprattutto nell’Ultima cena e nella scena di Cristo davanti a Pilato. Ancora più variegata è la gamma cromatica dell’Entrata di Cristo a Gerusalemme, dove troviamo gli azzurri, il rosa, l’arancio, il grigio verde, che rendono i panneggi ancora più mossi e nervosi, oltre a diverse tonalità dei rossi, il beige delle montagne e il bianco dell’asino.
Gli esempi iconografici portano a datare l’Arcangelo Michele del bema e l’Hodighìtria al XII secolo.
Le prime scene cristologiche dato che ripropongono lo schema iconografico medio-bizantino, ma presentano la tavolozza degli affreschi sopracitati, e che solo dopo l’XI secolo le scene delle dodici feste cominciano ad essere raffigurate sull’architrave nelle chiese scavate nella roccia, è probabile che la loro realizzazione sia da attribuire alla stessa committenza e allo stesso periodo cronologico. Mentre le altre presenti nel fregio superiore della parete nord sono posteriori.
La vivacità dei colori, il movimento delle pieghe delle vesti di Cristo e degli apostoli nell’Entrata a Gerusalemme portano a datare l’affresco almeno alla prima metà del XIII secolo, datazione che può proporsi anche per l’Ultima cena dipinta sullo stesso strato, visto che molti elementi: dalla bordura dorata della tovaglia, alle coppe troncoconiche, all’uso dominante del porpora, sembrano accostare l’affresco della Chiesa dei Santi Marco e Nicola con l’Ultima cena della Cripta di San Simeone in Famosa, a Massafra, datato al XIII secolo. Allo stesso periodo cronologico va datata anche la Crocifissione, poiché appartiene al medesimo strato, pur mostrando una certa imprecisione nella stesura del colore e uno stile pittorico diverso rispetto alle altre scene, presumibilmente dovuti all’intervento di una seconda mano nella realizzazione.
È da sottolineare inoltre la presenza di iscrizioni redatte per lo più in greco, rare nel territorio tarantino dove a partire dall’XI secolo sono esclusivamente in latino, se si esclude il nome dell’Arcangelo Michele del bema e l’iscrizione graffita a sinistra dell’Hodighìtria riportante la data 1517, anno della riconsacrazione della stessa chiesa ad opera di un certo Giovanni.
Questa particolarità è un elemento distintivo delle chiese rupestri grottagliesi in un periodo in cui era già avvenuta l’opera di latinizzazione del territorio da parte dei signori Normanni, visto che Grottaglie, l’antica Cryptaliae, era stata ceduta proprio dal Duca Roberto il Guiscardo, nel 1060, insieme ai casali circostanti, tra cui Casalpiccolo – dove sorgeva la Chiesa dei Santi Marco e Nicola – agli arcivescovi di Taranto, la cui arcidiocesi era già da tempo sotto il controllo della Chiesa di Roma.
Un altro tratto distintivo di questa chiesa rupestre, rispetto alle altre cripte del tarantino, consiste nella presenza di Santi prevalentemente orientali, legati alla religione ortodossa dell’Impero Bizantino come: l’Hodighìtria, l’Arcangelo Michele e San Nicola, quest’ultimi raffigurati per ben due volte sulle pareti del luogo sacro, e l’assenza assoluta di Santi venerati esclusivamente in Occidente.

Autore: Daniela Manigrasso

Fonte: Coordinamento Nazionale per il Patrimonio Culturale – https://cnpc.it

Localizzazione: Grottaglie
Periodo artistico: XIII sec.
Data ultima verifica: 03/02/2021
Rilevatore: Feliciano Della Mora

USA – NEW YORK. Metropolitan Museum, disegno di Rembrandt, dal Cenacolo di Leonardo

Disegno a sanguigna (36,2 x 47,5 cm) ispirato all’opera di Leonardo e realizzato nel 1634-35
Proviene dalla Robert Lehman Collection. Numero d’inventario 1975.1.794

Rembrandt van Rijn (1606-1669) fu un maestro dell’arte olandese del Seicento

Immagine da Wikimedia Commons

Link
https://www.metmuseum.org/it/art/collection/search/459194

Localizzazione: USA – NEW YORK. Metropolitan Museum
Autore: Rembrandt
Periodo artistico: 1634 -1635
Rilevatore: AC

GERMANIA – BERLINO. Kupferstichkabinett der Staatlichen, disegno di Rembrandt, dal Cenacolo di Leonardo

Disegno a penna con inchiostro marrone, realizzato nel 1635
Rembrandt van Rijn (1606-1669) fu un maestro dell’arte olandese del Seicento

Immagine da Wikimedia Commons

Localizzazione: GERMANIA – BERLINO. Kupferstichkabinett der Staatlichen,
Autore: Rembrandt
Periodo artistico: 1635
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA -LONDRA. British Museum, schizzo di Rembrandt dal Cenacolo di Leonardo

Schizzo a sanguigna (12,5 x 21 cm), dall’Ultima Cena” di Leonardo da Vinci; che comprende solo il gruppo dei discepoli alla sinistra di Cristo, eseguito nel 1635 circa

Firmato, in basso al centro: ‘Rembrandt’ (solo la metà superiore visibile, il resto ritagliato)
Non esposto, dono di miss Kate Radford; numero inventario 1900,06 11.7.
Rembrandt van Rijn (1606-1669) fu un maestro dell’arte olandese del Seicento

Immagine e informazioni da
https://www.britishmuseum.org/collection/object/P_1900-0611-7

Localizzazione: GRAN BRETAGNA -LONDRA. British Museum
Autore: Rembrandt
Periodo artistico: 1635
Rilevatore: AC

BRINDISI. Chiesa di Santa Maria del Casale, con Ultima Cena

Affresco, XIV secolo

Fu eretta allo scadere del XIII secolo sul luogo dove esisteva una cappella che custodiva un’icona mariana. Nel 1568 l’arcivescovo Giovanni Carlo Bovio cedette la chiesa, il terreno e gli edifici attigui ai Frati Minori Osservanti, che vi fondarono il convento. Nel 1598 vi subentrarono i Riformati che conclusero i lavori di costruzione del convento tra il 1635 e il 1638.
La chiesa nel 1811 fu espropriata dal governo murattiano e fu usata come caserma. I Francescani vi tornarono nel 1824 e cercarono di riparare i gravissimi danni.
Santa Maria del Casale è Monumento nazionale dal 1875. L’edificio è stato recentemente restaurato dai missionari della Consolata di Torino, stabilitisi nell’annesso convento.

L’interno della Chiesa è ornato da preziosi affreschi trecenteschi furono scoperti nell’Ottocento. In controfacciata il “giudizio Universale” fu firmato dal pittore Rinaldo da Taranto, le altre opere sono di autore ignoto.
Nel presbiterio, parete sud-est del coro, un affresco raffigura l’Ultima Cena.
Purtroppo mutila, presenta forme bizantine con qualche apporto lineare gotico. Gli Apostoli sono disposti sui tre lati del tavolo. A sinistra, senza aureola, la figura di Giuda che si sporge a prendere un pesce al centro del desco.

Bibliografia
Curzi G., Santa Maria del Casale a Brindisi. Arte, politica e culto nel Salento angioino, Gangemi editore, Roma 2009

Immagine da
http://www.touringmagazine.it/articolo/4933/controcanto-s-maria-del-casale-non-prende-il-volo

Link
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_del_Casale

http://www.brindisiweb.it/arcidiocesi/chiese/brindisi/smariacasale/affeschi.htm

Localizzazione: BRINDISI. Chiesa di Santa Maria del Casale
Periodo artistico: XIV secolo
Rilevatore: AC

POLONIA – WIELIZKA. Miniera di sale, bassorilievo dell’Ultima Cena da Leonardo.

La miniera è stata utilizzata per l’estrazione del sale dal XIII secolo al 1996. È una delle più antiche miniere di sale al mondo e nel 1978 è stata iscritta nella lista dell’UNESCO dei Patrimoni dell’umanità
La Cappella di santa Kinga, a 101 metri sotto terra ed è una delle principali attrazioni di tutta la miniera e fu realizzata nel corso di quasi settant’anni. La stanza è alta circa 12 metri, larga 18 e lunga 54 metri. Il pavimento è stato creato da un unico blocco di sale ed tutto l’arredamento e i bassorilievi con scene dal Nuovo Testamento che la adornano sono stati tutti scolpiti dai minatori nel sale.
Il bassorilievo raffigurante l’Ultima Cena – ispirato all’opera di Leonardo da Vinci – fu realizzato dallo scultore-minatore Antoni Wyrobek su una parete della cappella.

La miniera di Wieliczka nell’area metropolitana di Cracovia in Polonioa. Funzionante dal XIII sec. al 1966. E’ una delle più antiche miniere di sale nel mondo. La miniera ha 3,5 km disponibili per le visite. Durante la visita sono visibili statue di figure storiche e religiose, tutte scolpite dai minatori direttamente nel sale, i cristalli dei candelieri sono anche essi in sale.
La miniera presenta anche stanze decorate, cappelle e laghi sotterranei, e mostra la storia della miniera.
Quella di Wieliczka è chiamata: “la Cattedraledi sale sotterranea della Polonia”, ed è visitata ogni anno da circa 800.000 persone.
Percorso Minerario (Pozzo Regis) pl. Kościuszki 9 32-020 Wieliczka
Coordinate GPS: 49.984135°N, 20.061205°E

Immagine da:
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Relief_copy_of_the_Leonardo_Da_Vinci%27s_Last_Supper-Saint_Kinga_Chamber_in_Wieliczka_Salt_Mine.jpg

Link
https://www.minieradisalewieliczka.it/

https://www.wieliczka-saltmine.com/individual-tourist/about-the-mine

Localizzazione: POLONIA – WIELIZKA. Miniera di sale
Rilevatore: AC

FRANCIA – VAULT-DE-LUGNY. Chiesa di San Germano, con Ultima Cena

Affresco del XVI secolo

La chiesa, con una storia complessa, nella sua forma attuale risale probabilmente alla prima metà del XVI secolo ed è ornata da affreschi sulla parte superiore delle pareti della navata e del presbiterio. Essi narrano la Passione di Cristo in tredici tavole e sono stati restaurati dal 2012 al 2014.
Uno di questi dipinti raffigura l’Ultima Cena.

Immagine da
https://sites.google.com/view/vault-de-lugny/peintures

Link
https://fr.wikipedia.org/wiki/%C3%89glise_Saint-Germain-d%27Auxerre_de_Vault-de-Lugny

Localizzazione: FRANCIA – VAULT-DE-LUGNY. Chiesa di San Germano
Periodo artistico: XVI secolo
Rilevatore: AC

SPAGNA – TOLEDO. Cattedrale, Ultima Cena, altorilievo all’interno, 1732

Dietro il retablo dell’altare maggiore, nel deambulatorio, si trova El transparente, notevole opera scultorea in marmo e alabastro in stile barocco churrigueresco, realizzata tra il 1729 eil 1732 dall’artista Narciso Tomé.

L’opera, commissionata dall’arcivescovo Diego de Astorga y Céspedes, fu concepita come un retablo, con due corpi, uniti al centro da un oculo, simboleggiante il sole con i suoi raggi, circondato da un seguito di angeli e arcangeli in diverse posture. Da quest’oculo penetra la luce, a sua volta proveniente da un altro oculo situato nella volta sopra il Transparente, che va a illuminare scenograficamente il tabernacolo del retrostante altare maggiore.
Il retablo è formato, nella parte inferiore da una scultura della Vergine con Bambino e dai rilievi di Davide e Achimelec e l’incontro di Abigaille con Davide, dove si trova la firma dell’autore. Nella parte superiore si trovano le sculture di Santa Leocadia e Santa Casilda e sopra di loro l’Ultima Cena, più in alto, sant’Eugenio e sant’Ildefonso e, poste a coronare il retablo, le tre virtù teologali che erano state scolpite nel 1677.
L’Ultima Cena raffigura i dodici Apostoli dietro un piccolo tavolo rettangolare.

 

Immagini e testo da
https://www.catedralprimada.es/it/info/museos/transparente/

Localizzazione: SPAGNA – TOLEDO. Cattedrale, Ultima Cena
Autore: Narciso Tomé
Periodo artistico: 1729 -1732
Rilevatore: AC

SPAGNA – TOLEDO. Cattedrale, Ultima Cena sul Portale

Altorilievo sul portale centrale o Porta del Perdono.

Nel rifacimento della facciata principale (del XIII secolo) nel XVIII secolo, effettuato dall’architetto Eugenio López Durango su mandato del cardinale Lorenzana, fu disposta un’Ultima Cena al di sopra del portale. Sembra che sia stato lo scultore Mariano Salvatierra a realizzare le sculture.
Le statue degli Apostoli sono in fila, nell’iconografia consueta, ciascuno entro una nicchia. Davanti il piano del tavolo, con il piatto con l’agnello e dei pani.

Immagini da Wikimedia Commons e da
https://www.fotocommunity.es/photo/catedral-de-toledo-vista-de-la-sa-fco-javier-garcia/31023022

Link
https://it.wikipedia.org/wiki/Cattedrale_di_Santa_María_de_Toledo

https://www.catedralprimada.es/it/info/corpus-christi/la-ultima-cena-en-la-fachada-principal/

 

Localizzazione: SPAGNA – TOLEDO. Cattedrale
Periodo artistico: XVIII secolo
Rilevatore: AC

SPAGNA – LEÓN. Real Basilica di Sant’Isidoro, con Ultima Cena

Affresco sulla volta del Pantheon della Collegiata di Sant’Isidoro/San Isidro, XII secolo

Consacrata nel 1063, questa splendida chiesa romanica sorge sul sito di un monastero precedente. Fu voluta dal re Ferdinando I re di León e Castiglia (1080 circa – 1065), per accogliere le spoglie di sant’Isidoro e quello che era considerato il calice usato da Gesù nell’Ultima Cena: una coppa di agata-onice di colore scuro che era conservata in una piccola chiesa di Gerusalemme. Intorno al 1050 d.C., fu consegnato a Fernando, dall’emiro della taifa di Denia, un regno della Spagna musulmana, per ringraziarlo degli aiuti ricevuti durante una carestia. La tradizione racconta che nel viaggio la reliquia fu accompagnata da un vescovo franco che si trovava in pellegrinaggio a Gerusalemme.
Doña Urraca (1080 circa – 1126), figlia del re di Alfonso VI il Valoroso, nella prima metà del XII secolo, la fece montare in oro e da allora è nota come “calice di Doña Urraca” e da essa forse nacque la leggenda del Santo Graal.
La chiesa viene ricostruita e ampliata da Doña Urraca, completata da suo figlio, re Alfonso VII (1105 – 1157) e riconsacrata nel 1149. Fu poi affidata a canonici regolari.

Il pantheon di Sant’Isidoro, fu fatto costruire da Doña Urraca come cappella funeraria reale. La sua volta fu completamente affrescata tra il 1160 e il 1170 con scene che rappresentano un ampio programma iconografico.
A sinistra, in alto, scene dell’Apocalisse, al centro la figura di Cristo Pantocratore e gli Evangelisti, in basso, l‘Annuncio ai pastori.
A destra, in alto, scene della Passione, in centro l‘Ultima Cena e in basso la Strage degli Innocenti.

Nella scena dell’Ultima Cena vi è un personaggio, probabilmente il vescovo franco che scortò la coppa, e che nell’iconografia è identificato come san Marziale di Limoges, che reca una coppa di colore scuro, simile a quella conservata in questa chiesa, che è differente da quelle tenute dagli altri protagonisti della Cena.
In questa raffigurazione Gesù Cristo è rappresentato al centro ed è affiancato da San Pietro e San Giovanni. Fra gli angeli, troviamo due uomini: Giuda Taddeo e Marcial “il servitore”, un personaggio che proviene dai vangeli apocrifi, dove egli appariva come servitore del vino nel Cenacolo. La coppa che egli tiene in mano è legata alla coppa in agata del calice d’Urraca.

Bibliografia:
Saint Isidore de Leon, painture romane du Panthéon Royal, di Antonio Vinayo Gonzales, Edilesa, pag. 20-23

Immagini da
https://www.museosanisidorodeleon.com/

Link
https://reliquiosamente.com/2017/02/03/il-calice-di-dona-urraca-lultimo-candidato-a-santo-graal/

Localizzazione: SPAGNA - LEÓN. Real Basilica di Sant'Isidoro
Periodo artistico: XII secolo
Rilevatore: AC

SANTA CRISTINA VALGARDENA (St. Christina in Gröden) (BZ). Chiesa parrocchiale di Santa Cristina e Sant’Antonio abate, con rilievo di Ultima Cena, copia del Cenacolo

Rilievo in legno dipinto, copia del Cenacolo di Leonardo da Vinci, opera di Peter Nocker (1823 – 1880), realizzata nel 1845.

Si ritiene che, presso il sito della chiesa, già nel XII secolo dovesse sorgere una cappella consacrata. La prima menzione scritta dell’esistenza dell’edificio è una lettera d’indulgenza risalente al 1342, periodo al quale risalirebbe anche il campanile, le cui mura conservano un aspetto d’impronta romanica (il tetto cuspidato è invece posteriore).
Vari ampliamenti e rinnovamenti effettuati nel corso dei secoli hanno via via nascosto la fisionomia originaria dell’edificio, sovrapponendovi elementi architettonici stilisticamente differenti.
La chiesa conserva al suo interno un coro ligneo di epoca gotica ed un altare barocco del 1690, opera della famiglia di artisti Vinatzer.

Immagini da Wikimedia Commons
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Letztes_Abendmahl_Peter_Nocker_Gr%C3%B6den.jpg

Link
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Cristina_e_Sant%27Antonio_Abate

Localizzazione: SANTA CRISTINA VALGARDENA (St. Christina in Gröden) (BZ). Chiesa parrocchiale di Santa Cristina e Sant'Antonio abate
Autore:  Peter Nocker (1823 – 1880)
Periodo artistico: 1845
Rilevatore: AC

RUSSIA -SAN PIETROBURGO. Cattedrale di Sant’Isacco, mosaico con Ultima Cena

La cattedrale è la più grande e sontuosa delle chiese ortodosse presenti nella antica capitale della Russia e uno degli edifici a cupola più grandi del mondo.
L’attuale cattedrale è la quarta chiesa ad avere questo nome, infatti, nel XVIII secolo,  furono costruiti tre edifici religiosi, ma i primi due, fatti edificare da Pietro il Grande, andarono distrutti e il terzo, fatto innalzare da Caterina la Grande, venne parzialmente inglobato nella nuova cattedrale che lo zar Alessandro I (1801-1825) ordinò di erigere. I lavori iniziarono nel 1818 e durarono oltre dieci anni.

I migliori pittori russi dell’epoca, membri dell’Accademia Imperiale di Belle Arti, contribuirono alla decorazione dell’interno della cattedrale, sia con pitture murali a secco, sia con 600 mq di mosaici. Le scene dei mosaici furono realizzate secondo i disegni di Carl Timoleon von Neff  (Timofey Andreyevich Neff (1804 – 1877).

Immagine da
https://www.ciaoitaliarussia.it/san-pietroburgo-la-cattedrale-di-san-isacco/

Link
https://it.wikipedia.org/wiki/Cattedrale_di_Sant%27Isacco

Localizzazione: RUSSIA -SAN PIETROBURGO. Cattedrale di Sant'Isacco
Periodo artistico: XIX secolo
Rilevatore: AC

FRANCIA – SÉRENT. Chiesa di Saint-Pierre, vetrata con copia dell’Ultima Cena di Leonardo

La vetrata nella parte superiore raffigura Marguerite-Marie Alacoque che adora il Sacro Cuore e in basso la copia dell’Ultima Cena di Leonardo, realizzata alla fine del XIX secolo.

La prima chiesa romanica di Saint-Pierre è completamente scomparsa. Sul suo sito è stato costruito l tra XV e inizio del XVI secolo, l’edificio che vediamo oggi.
Le 11 vetrate furono sostituite tra il 1895 e il 1898 dall’officina Latteux-Bazin, a Saint-Firmin nell’Oise, di cui non si conosce nessun altro lavoro in Bretagna. Le vetrate narrano temi tradizionali: il Sacro Cuore ( il cui culto fu  ripreso alla fine del XIX secolo dalla beatificazione di Marguerite-Marie Alacoque nel 1864), la Sacra Famiglia, il Battesimo di Cristo, l’Ultima Cena…

Immagine da
https://it.wikipedia.org/wiki/File:S%C3%A9rent_-_%C3%A9glise_Saint-Pierre_(17).JPG

Link
http://patrimoine.bzh/gertrude-diffusion/dossier/ensemble-de-11-verrieres-a-personnages-des-baies-1-a-10-et-00-eglise-saint-pierre-serent/c5eb300b-434a-43cb-853f-8f96c4eb0210

http://patrimoine.bzh/gertrude-diffusion/dossier/eglise-paroissiale-saint-pierre-serent/aac1e2c1-4e20-4bf2-aedc-e2dbc72f9456

Localizzazione: FRANCIA – SÉRENT. Chiesa di Saint-Pierre
Periodo artistico: fine del XIX secolo
Rilevatore: AC

FRANCIA – PARIGI. Chiesa di Saint-Germain-l’Auxerrois, con Ultima Cena

Scultura su una chiave di volta del portico d’ingresso, XIII secolo

L’edificio, la cui costruzione iniziò nel XIII secolo, si trova davanti al palazzo del Louvre.
Il portale dell’ingresso principale è originale; risale al XIII secolo. Tuttavia, il suo timpano dedicato al Giudizio Universale, distrutto e non restaurato, non è più visibile. Su ogni lato ci sono due gruppi di statue del XV secolo. Il portale presenta due chiavi di volta che rappresentano la Natività e l’Ultima Cena.

Immagine da
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:C%C3%A8ne_sculpt%C3%A9e_pour_une_clef_de_vo%C3%BBte_du_porche_de_Saint-Germain-lAuxerrois_2010.jpg

Link
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Saint-Germain-l%27Auxerrois

Localizzazione: FRANCIA – PARIGI. Chiesa di Saint-Germain-l'Auxerrois
Periodo artistico: XIII secolo
Rilevatore: AC

FRANCIA – PICQUIGNY. Collegiata di Saint-Martin, con Ultima Cena

Rilievo in pietra con Ultima Cena, circa XV secolo

La Collegiata, che anticamente era la cappella del castello, fu fondata nel 1066 da Eustache de Picquigny; fa parte della parrocchia di San Giovanni Battista (la cui chiesa era nel cimitero). 
È in stile gotico; il transetto risale al XII secolo, la navata del XIII secolo, il fonte battesimale del XV secolo, il campanile e l’abside del XVI.

Immagine da Wikimedia Commons

Link
https://monumentum.fr/eglise-dite-collegiale-saint-martin-pa00116218.html

Localizzazione: FRANCIA – PICQUIGNY. Collegiata di Saint-Martin
Periodo artistico: circa XV secolo
Rilevatore: AC

USA – NEW YORK. Metropolitan Museum, stampa di G.P. da Birago

Stampa su carta (21,3 x 44 cm) attribuita a Giovanni Pietro da Birago (circa 1470 – 1513), 1500 circa

Si tratta di una copia del Cenacolo di Leonardo, con alcune varianti, infatti al MET è nota come “The Last Supper, with a Spaniel”, titolo dovuto al cane in primo piano in basso a destra.

Donata al Museo da Dr. and Mrs. Goodwin M. Breinin nel 1998
Inventario numero 1998.195

Immagine da Wikimedia Commons

Link
https://www.metmuseum.org/art/collection/search/335031

Localizzazione: USA – NEW YORK. Metropolitan Museum
Autore: Giovanni Pietro da Birago (circa 1470 - 1513)
Periodo artistico: 1500 circa
Rilevatore: AC

GRECIA – NAUPLIA / NAFPLIO. Chiesa metropolitana di San Giorgio, con mosaico di Ultima Cena

Mosaico sul soffitto, copia del Cenacolo di Leonardo da Vinci

La chiesa risale al primo periodo veneziano, ai primi del XVI secolo. Durante le occupazioni turche fu entrambe le volte riconvertita in moschea. Presenta una pianta basilicale con cupola.
Invece gli affreschi dovrebbero risalire al secondo periodo veneziano (1686-1715) e sono in stile occidentale, come l’Ultima Cena.

Immagine da Wikimedia Commons

Link
https://it.wikipedia.org/wiki/Nauplia

http://wwwbisanzioit.blogspot.com/2011/10/nauplia.html

Localizzazione: GRECIA – NAUPLIA / NAFPLIO. Chiesa metropolitana di San Giorgio
Periodo artistico: fine XVII - inizi XVIII secolo
Rilevatore: AC

MILANO. Chiesa di San Nazaro, Ultima Cena di B. Lanino

Olio su tela di Bernardino Lanino (1512 – 1578), dipinto entro il 1555

La chiesa è di origine paleocristiana, più volte ristrutturata nel corso dei secoli.
Sul lato destro del transetto è presente una Ultima Cena rinascimentale terminata da Bernardino Lanino entro il 1555, che è una copia con variazioni di quella eseguita da Gaudenzio Ferrari circa dieci anni prima per S. Maria della Passione (vedi scheda).
Simile al dipinto con lo stesso tema ad Oropa vedi (scheda)

Immagini da Wikimedia Commons
http://art-figuration.blogspot.com/2013/11/une-copie-de-la-derniere-cene-de.html
Link
https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_San_Nazaro_in_Brolo

Localizzazione: MILANO. Chiesa di San Nazaro
Autore: Bernardino Lanino (1512 – 1578)
Periodo artistico: 1555
Rilevatore: AC

FRANCIA – NARBONNE. Antica Cattedrale di Saint-Just, lamina eburnea con Ultima Cena, IX secolo

Lamina intagliata in avorio (23,3 x 15,7 cm) detto “La Croce Gloriosa” che rappresenta la Crocifissione circondata da varie scene della Passione di Gesù, risalente all’inizio del IX secolo. Conservata nel Tesoro della Cattedrale.
Non si conosce la storia dell’oggetto che avrebbe potuto essere sulla copertina di uno dei manoscritti riportati da Aix-la-Chapelle, dal primo arcivescovo di Narbonne, fervente sostenitore della politica religiosa di Carlo Magno.
Prodotto nei laboratori della scuola di Aix-la-Chapelle prima dell’815, quando cessarono l’attività che coincise con la morte di Carlo Magno, potrebbe rappresentare il culmine finale della ricerca svolta da quegli artisti.

Circondata da sei scene evangeliche, la Crocifissione occupa il centro della placca. In basso a sinistra vi è la raffigurazione dell’Ultima Cena.

 

Immagini da Wikimedia Commons

Descrizione dell’oggetto:
https://www.pop.culture.gouv.fr/notice/palissy/PM11000454

Localizzazione: FRANCIA – NARBONNE. Antica Cattedrale di Saint-Just
Periodo artistico: IX secolo
Rilevatore: AC

FRANCIA – MONT-SAINT-VINCENT. Chiesa di San Vincenzo, con rilievo di Ultima Cena

Rilievo in pietra dipinta, copia del Cenacolo di Leonardo, XV – XVI secolo

L’edificio attuale fu costruito all’inizio del XII secolo e il monastero/priorato da cui dipendeva divenne un importante luogo di pellegrinaggio. Nei secoli successivi l’importanza diminuì. Abbandonato dai Benedettini, il priorato fu soppresso nel 1506 e la chiesa divenne parrocchia. La volta del coro fu distrutta nel 1773 e poi si dovettero rinforzare i pilastri del passaggio per garantire la stabilità dell’edificio. La chiesa fu saccheggiata durante la Rivoluzione e l’alto campanile centrale distrutto nel 1794. La chiesa fu classificata come monumento storico nel 1913 e restaurata negli anni ’90 del Novecento.
Il rilievo con l’Ultima Cena richiama il Cenacolo di Leonardo, quindi fu realizzato alla fine del XV – inizi del XVI secolo da un anonimo scultore.

Immagine da Wikimedia Commons

Link
www.bourgogneromane.com/edifices/montstvincent.htm

Localizzazione: FRANCIA - MONT-SAINT-VINCENT. Chiesa di San Vincenzo
Periodo artistico: inizi XVI secolo
Rilevatore: AC

POLONIA – MALBORK. Castello, Chiesa di Santa Maria, con Ultima Cena

Il castello dell’Ordine Teutonico a Malbork (in polacco: Zamek w Malborku) è una grande fortezza eretta nel XIII-XIV secolo e patrimonio mondiale dell’UNESCO; è il più grande complesso in mattoni d’Europa. L’Ordine lo ha chiamato Marienburg in onore di Maria, madre di Gesù; ricco di storia e residenza per un periodo dei re polacchi.

Nel 2016 è stato completato il restauro della chiesa principale del castello, la chiesa della Beata Vergine Maria, devastata dalla seconda guerra mondiale.
Nella chiesa si è conservato un affresco raffigurante l’Ultima Cena.

 

Immagine da
https://photo.cuboimages.it/res

Link
https://en.wikipedia.org/wiki/Malbork_Castle

https://medievalheritage.eu/en/main-page/heritage/poland/malbork-teutonic-castle/

Localizzazione: POLONIA – MALBORK. Castello, Chiesa di Santa Maria
Rilevatore: AC

MILANO. Pinacoteca di Brera, Ultima Cena di anonimo, XVI secolo

Olio su tela, di anonimo, in passato attribuita a Marco d’Oggiono, opera del XVI secolo.

 

Immagine da
https://cenacolovinciano.org/story/copie-e-derivazioni-della-cena/

Localizzazione: MILANO. Pinacoteca di Brera
Periodo artistico: XVI secolo.
Rilevatore: AC

MILANO. Pinacoteca di Brera, Ultima Cena di C. Magni

Olio su tela di Cesare Magni (1492 – 1534), copia del Cenacolo di Leonardo da Vinci, circa 1520

Immagine da
https://www.diegocuoghi.com/coltello/

Localizzazione: MILANO. Pinacoteca di Brera
Periodo artistico: 1520
Rilevatore: AC

BOLOGNA. Museo Tattile Anteros, copia 3D dell’Ultima Cena

Una copia tridimensionale del Cenacolo di Leonardo è stata recentemente realizzata per consentire ai non vedenti di fruire dell’opera.

Immagine da Wikimedia Commons

Link
https://www.cavazza.it/drupal/it/node/985

Localizzazione: BOLOGNA. Museo Tattile Anteros, dell'Istituto per ciechi Francesco Cavazza - Via Castiglione, 71
Rilevatore: AC

GIAPPONE – KYOTO. Giardino delle belle Arti, Ultima Cena

Un copia dell’Ultima Cena/ Cenacolo di Leonardo da Vinci è stata riprodotta con piastrelle di ceramica.

Immagine da
https://it.wikipedia.org/wiki/File:LastSupper-GardenOfFineArtKyoto.jpg

Localizzazione: GIAPPONE – KYOTO. Giardino delle belle Arti
Rilevatore: AC

SPAGNA – L’ESTANY. Chiesa di Santa Maria, chiostro, capitello con Ultima Cena

Scultura in marmo, XII-XIII secolo

L’Estany è una cittadina della Catalogna. Il monastero dedicato a Santa Maria è stato fondato prima del Mille e nei secoli seguenti ha attraversato momenti di grande splendore – fino a fregiarsi in due distinti periodi del titolo di abbazia – e successive epoche di declino. La chiesa del monastero per i canonici agostiniani venne consacrata nel 1133. Nel 1592 fu secolarizzato e il monastero fu trasformato in collegiata.
Non resta molto del tempio romanico, se si eccettua il piccolo chiostro che presenta 72 capitelli omogenei come fattura, ma con differenti iconografie e che sono stati riposizionati durante gli interventi del XV secolo.
Il primo gruppo di capitelli narra episodi della vita di Gesù: databili tra il XII e il XIII secolo, hanno un impianto tradizionale, una grande pulizia di tratto, una buona capacità di organizzazione degli elementi raffigurati: molto belli, anche per la loro semplice ma robusta simmetria, quelli che rappresentano l’Ultima Cena e il Cristo in Gloria circondato dal Tetramorfo.
Un secondo gruppo di capitelli è scolpito con motivi geometrici o vegetali e figure d’animali.
Il terzo gruppo comprende capitelli che narrano scene di vita: il musico che suona e di fronte la danzatrice; gli innamorati uniti in un abbraccio mentre una dama pettina i lunghi capelli; gli uomini al lavoro tra gli animali domestici o nel campo.

L’ultima Cena è scolpita su una sola faccia del capitello: gli Apostoli stanno in duplice fila a fianco di Cristo.

 

Immagine da Wikimedia Commons

Link
https://ca.wikipedia.org/wiki/Santa_Maria_de_l%27Estany

https://beforechartres.blog/2020/09/27/il-chiostro-piu-bello-color-del-cacao-2/

Localizzazione: SPAGNA – L'ESTANY. Chiesa di Santa Maria, chiostro
Periodo artistico: XII-XIII secolo
Rilevatore: AC

FRANCIA – PLOUGASTEL-DAOULAS. Calvario con scultura di Ultima Cena

La costruzione di questo monumento è legata all’epidemia di peste del 1598 che decimò quasi un terzo degli abitanti della penisola bretone. Scritte scolpite sul monumento confermano che l’opera fu eretta tra il 1602 e il 1604.
Durante i bombardamenti del 1844, il Calvario subì gravi danni, ma furono gli stessi statunitensi, in particolare grazie all’interesse del soldato John Davis Skilton, che era curatore del  Washington Museum, ad occuparsi del restauro del monumento.
Il calvario si erge su uno zoccolo in pietra gialla e si compone di 171 figure scolpite in  kersantite, lo scuro granito bretone, che raffigurano scene della Vita di Cristo disposte su due registri.
La struttura e alcune scene hanno qualche somiglianza col Calvario di Guimiliau (scheda)
Dieci Apostoli sono dietro la tavola, a sinistra un altro e a destra Giuda con la borsa del denaro.

Immagini e notizie da
http://tawaki.blogspot.com/2012/08/calvario-de-plougastel.html

http://www.7calvaires.fr/en/plougastel/

https://it.wikipedia.org/wiki/Calvario_di_Plougastel-Daoulas

Localizzazione: FRANCIA – PLOUGASTEL-DAOULAS. Calvario - Complesso parrocchiale
Periodo artistico: 1602 -1604
Rilevatore: AC

FRANCIA –  PLEYBEN. Calvario con scultura di Ultima Cena 

Il complesso parrocchiale di Pleyben conserva, oltre alla chiesa dedicata a san Germano di Auxerre, al portico e all’ossario, anche un Calvario. Una prima costruzione risale al 1555 e probabilmente si trovava vicino al lato sud della chiesa, nel 1650 lo scultore Julien Ozanne intervenne sul monumento per scolpire diverse scene come l’Ultima Cena, l’entrata in Gerusalemme e la Lavanda dei piedi, che sono su un lato del monumento.
Tra il 1738 e il 1743 il calvario fu spostato e la sua struttura fu rimaneggiata. Durante questo periodo, al calvario fu aggiunto un arco di trionfo per conferirgli l’aspetto tipico che ha ancor oggi.
Il Calvario si presenta come un massiccio quadrilatero con quattro sporgenze, su cui si trovano un fregio e una piattaforma. Il blocco di pietra superiore, che è stato aggiunto quando il Calvario fu spostato, gioca un ruolo importante nella lettura delle 30 scene su due piani che sono raffigurate sul monumento. In effetti, le sue dimensioni incredibili conferiscono un aspetto sparso alle statue che si trovano ad un’altezza insolita. La maggior parte delle sculture sono realizzate in kersantite, pietra locale simile al granito, ma alcune sono state scolpite in una fragile arenaria e quindi la loro conservazione è a rischio.


Immagini e informazioni da:
https://it.wikipedia.org/wiki/Complesso_parrocchiale_di_Pleyben

Localizzazione: FRANCIA -  PLEYBEN. Calvario - Complesso parrocchiale
Periodo artistico: 1555 - 1650
Rilevatore: AC

FRANCIA – SAINT-JEAN-TROLIMON, Calvario di Tronoën, con Ultima Cena

Il Calvario risale al 1450-1460 e si trova di fronte alla Cappella di Notre-Dame-de-Tronoën ed è il più antico dei sei “grands calvaires” del Finistère (Bretagna). Si ritiene sia opera di diverse botteghe di scultori.
Il calvario è formato da un grande piedistallo o base rettangolare in granito che misura 4,50 m per 3,15 m attorno a cui ci sono due fregi con varie sculture, singole o in gruppi, che raccontano alcuni episodi della vita di Gesù.
Essendo vicino al mare, l’aria salmastra ha molto eroso le figure.

Immagini e informazioni da
https://en.wikipedia.org/wiki/Calvary_at_Tronoën

Localizzazione: FRANCIA – SAINT-JEAN-TROLIMON, Calvario di Tronoën
Periodo artistico: 1450-1460

FRANCIA – GUIMILIAU. Calvario con scultura di Ultima Cena

Tipici della Bretagna sono i Calvari, quello monumentale di Guimiliau fu costruito da due artisti tra il 1581 e il 1588 e nelle sculture si distinguono due stili differenti.
Il Calvario è composto da un massiccio blocco di pietra impreziosito da quattro contrafforti in cui sono praticati archi e dove sono scolpiti i simboli dei quattro Evangelisti Alcune scale danno accesso alla piattaforma da cui il celebrante predicava. L’unica croce, eretta in alto, è il risultato di un restauro condotto nel 1902. In quest’opera ci sono più di 200 figure.

La scena dell’Ultima Cena si trova sulla parete ovest. Dieci Apostoli sono dietro il tavolo con Gesù; un altro è seduto a destra; Giuda è a sinistra e si riconosce per la borsa che ha in mano. In primo piano, un servo porta un cesto di panini e una caraffa di vino, mentre altre brocche di vino stanno sotto il tavolo. Su un piatto davanti a Gesù c’è l’agnello.

Immagini e notizie da
https://en.wikipedia.org/wiki/Calvary_at_Guimiliau

Link
http://www.7calvaires.fr/en/guimiliau/

 

Localizzazione: FRANCIA - GUIMILIAU. Calvario - complesso parrocchiuale
Periodo artistico: 1581 - 1588
Rilevatore: AC

FINLANDIA – TYRNÄVÄ. Chiesa di Temmes, con Ultima Cena

Pala di Carl Christoffer Stadig ( 1807 – 1863), dipinta nel 1847.

La chiesa di Temmes è in legno, completata nel 1767, progettata da Carl Christoffer Stadig e costruita da Antti Louet.

La pala d’altare, in tre parti è stata dipinta da Stadig e presenta nella parte inferiore un adattamento dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci.

Immagine Ultima Cena da Wikimedia Commons

Immagine interno chiesa da
https://www.facebook.com/Tyrn

Localizzazione: FINLANDIA – TYRNÄVÄ, Chiesa di Temmes
Autore: Carl Christoffer Stadig ( 1807 – 1863)
Periodo artistico: 1847
Rilevatore: AC

FRANCIA – DOL-DE-BRETAGNE. Cattedrale di Saint Samson, con vetrata di Ultima Cena

La chiesa risale al XIII secolo ed è principalmente in stile gotico con influenze sia normanne che inglesi.

Oltre alla terracotta sull’altare (vedi scheda), la chiesa conserva un’altra Ultima Cena raffigurata su una vetrata realizzata nel XIX secolo.

Per ragioni di spazio gli Apostoli raffigurati sono solo sei, a sinistra è riconoscibile Giuda perché tiene la borsa con i denari ed è vestito di giallo.


Immagini da
http://www.mesvitrauxfavoris.fr/Supp_j/cathedrale-saint-samson_dol-de-bretagne.htm

Link
https://fr.wikipedia.org/wiki/Cath%C3%A9drale_Saint-Samson_de_Dol-de-Bretagne

Localizzazione: FRANCIA – DOL-DE-BRETAGNE. Cattedrale di Saint Samson
Autore: XIX secolo
Rilevatore: AC

FRANCIA – DOL-DE-BRETAGNE. Cattedrale di Saint-Samson, con Ultima Cena scolpita

La chiesa risale al XIII secolo ed è principalmente in stile gotico con influenze sia normanne che inglesi.
All’incrocio del transetto dal 1980 è installato un moderno altare maggiore accompagnato da un ambone. Quest’opera, di Claude Gruer (1922 -2013), in terracotta refrattaria, è stata scolpita direttamente, senza uso di stampo. Di forma parallelepipeda, l’altare presenta sulle facce principali l’Ultima Cena (lato fedele) e Cristo deposto dalla croce (lato coro), sui lati secondari san Sansone che attraversa la Manica e san Maglorio/Magloire che pacifica i soldati inglesi

Immagini da
http://www.christianlegac.com/article-la-cathedrale-de-dol-de-bretagne-84764530.html

Link
https://fr.wikipedia.org/wiki/Cath%C3%A9drale_Saint-Samson_de_Dol-de-Bretagne

Localizzazione: FRANCIA – DOL-DE-BRETAGNE. Cattedrale di Saint-Samson
Autore: Claude Gruer (1922 -2013)
Periodo artistico: 1980
Rilevatore: AC

GERMANIA – DESSAU. Chiesa di San Giovanni e Santa Maria, con Ultima Cena di L. Cranach il giovane

Olio su tavola di tiglio (257,5 x 209 cm), eseguito nel 1565 (datato e firmato)

Lucas Cranach il giovane (1515 – 1586) eseguì questa pala d’altare con l’Ultima Cena in cui mostra tutti gli Apostoli eccetto Giuda (solo su un lato del tavolo e di spalle, con abito giallo) come ecclesiastici protestanti (tra cui Lutero e Melantone). Separato dall’evento da una panca, il duca Gioacchino d’Anhalt si inginocchia in primo piano indossando abiti sontuosi e con le mani giunte. A destra, in piedi accanto a una grande ciotola d’acqua un coppiere; l’anello con sigillo sulla sua mano sinistra suggerisce che questo potrebbe essere un autoritratto del pittore. In fondo alla maestosa sala rinascimentale si trova un gruppo di cinque uomini, identificati come membri della casa ducale Anhalt. Sullo sfondo a destra, piatti vengono consegnati a un servitore attraverso un portello di servizio.

Lucas Cranach il Vecchio, con il figlio e la bottega, iniziò a lavorare su un certo numero di pale d’altare dopo che erano diminuite le obiezioni di Lutero riguardo alle grandi immagini religiose. Nelle raffigurazioni dell’Ultima Cena, gli Apostoli sono rappresentati come i principali riformatori, senza aureole. Vedi l’opera di Cranach il vecchio a Wittenberg, vedi https://www.ultimacena.afom.it/germania-wittmberg-chiesa-riformata-di-santa-maria-con-ultima-cena-di-l-cranach-il-vecchio/

Il dipinto era nella chiesa di St. Marien. Nell’inventario del castello del 1693 si dice che in una stanza prima del grande salone vicino alla scala a chiocciola c’erano la Cena e altri due dipinti di Cranach.
Dal 1992 è collocato nella chiesa di San Giovanni.

Immagine e notizie da
https://en.wikipedia.org/wiki/Last_Supper_(Cranach)

https://lucascranach.org/DE_JD_NONE-JD001

Localizzazione: GERMANIA – DESSAU. Chiesa di San Giovanni e Santa Maria
Autore: Lucas Cranach il giovane (1515 – 1586)
Periodo artistico: 1565
Rilevatore: AC

BELGIO – BRUXELLES (Brussel). Chiesa di Notre-Dame de la Cambre e Saint-Philippe Néri, con stampa dell’Ultima Cena di Leonardo

Incisione su carta eseguita da Raphael Morghen (1758 – 1833) su disegno di Teodoro Matteini (1753 – 1831), 1800
L’antica chiesa conserva molte altre opere d’arte.

Immagine e informazioni da
https://collections.heritage.brussels/fr/objects/43021

Localizzazione: BELGIO – BRUXELLES. Chiesa di Notre-Dame de la Cambre e Saint-Philippe Néri
Autore: Raphael Morghen (1758 – 1833)
Periodo artistico: 1800
Rilevatore: AC

BELGIO – LIEGI. Musée des Beaux-Arts de Liège, Ultima Cena di P. Coecke van Aelst, 1531

 

Il dipinto su legno (63,5 x 82 cm) è opera del pittore, scultore e architetto fiammingo. Pieter Coecke van Aelst  (1502 – 1550).
In alto, sotto i due medaglioni in vetro colorato, si trova la data “ANO 1531; e sui due medaglioni dietro il tavolo: “C ANNO N 1531”

Copia identica a quella conservata a Bruxelles, Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique, vedi scheda
https://www.ultimacena.afom.it/belgio-bruxelles-musees-royaux-des-beaux-arts-de-belgique-ultima-cena-di-p-c-van-aelst/

L’immagine è quella del dipinto a Bruxelles.

 


Molte altre copie di questo dipinto, opera del pittore o della sua bottega sono in vari musei, sul mercato o in collezioni private.

Gran Bretagna – Grantham. Belvoir castle
https://www.ultimacena.afom.it/gran-bretagna-grantham-belvoir-castle-ultima-cena-di-p-coecke-van-aelst-1527/

Paesi Bassi – Den Bosch
https://www.ultimacena.afom.it/paesi-bassi-den-bosch-museo-del-brabante-settentrionale-ultima-cena-di-p-coecke-van-aelst-1529-31/

Polonia -Varsavia, copia:
https://www.ultimacena.afom.it/polonia-varsavia-museo-nazionale-copia-del-xvi-secolo-di-ultima-cena-di-p-coecke-van-aelst/

Repubblica Ceca – Kroměříž
https://www.ultimacena.afom.it/repubblica-ceca-kromeriz-museo-archidiocesano-ultima-cena-di-p-coecke-van-aelst-1528/

Repliche o copie in collezioni private.
Olio su tavola di quercia (60,8 x 78,7 cm) del 1538, venduta da Sothebys nel 2016, sul rovescio ha quattro sigilli di ceralacca (probabilmente) con lo stemmadei Feuquières di Picardie), altra versione del dipinto del museo di Bruxelles
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pieter_Coecke_van_Aelst_workshop_-_Last_Supper_097L16034_8ZGGY.jpg
https://www.sothebys.com/fr/auctions/ecatalogue/2016/old-master-british-paintings-day-l16034/lot.106.html

Olio su tavola (78,5 x 111 cm) venduta da Cristie nel 2013
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pieter_Coecke_van_Aelst_studio_-_Last_Supper_2013_AMS_03028_0016.jpg
https://www.christies.com/lot/lot-studio-of-pieter-coecke-van-aelst-i-5675661/?

Olio su tavola (61 x 80,3) datata 1545 (in alto al centro, nella vetrata); iscritto e datato ‘ANNO’ ‘NO[V] 1545’ (centro sinistra e centro destra, sui tondi a rilievo); inscritto ‘FVNDA.LAPIDE.CLADIO:ViCiT.DAVID.GOLiATH.’ (in alto a sinistra, sul tondo in rilievo); e con l’iscrizione ‘ABEL CLAMAT.DE.TERRA.VOX SANGViNi’ (in alto a destra, sul tondo in rilievo), venduta da Christie’s il 6 luglio 2011
https://www.christies.com/lot/lot-5460712/?intObjectID=5460712

Localizzazione: BELGIO – LIEGI. Musée des Beaux-Arts de Liège
Autore: Pieter Coecke van Aelst  (1502 – 1550)
Rilevatore: AC

BELGIO – BRUXELLES. Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique, Ultima Cena di P. C. Van Aelst

 

Il dipinto su legno (63,5 x 82 cm) è opera del pittore, scultore e architetto fiammingo. Pieter Coecke van Aelst (1502 – 1550).
In alto, sotto i due medaglioni in vetro colorato, si trova la data “ANO 1531; e sui due medaglioni dietro il tavolo: “C ANNO N 1531”

Inventario numero 1393. Fu acquistato da Etienne Le Roy, commerciante, Bruxelles, 1858.

Un’altra identica e ottima copia del dipinto si trova al Musée des Beaux-Arts de Liège. vedi scheda.

Immagine e informazioni da
https://www.fine-arts-museum.be/fr/la-collection/pieter-coecke-van-aelst-atelier-de-la-cene

Link
https://fr.wikipedia.org/wiki/La_C%C3%A8ne_(Coecke_van_Aelst)


Molte altre copie di questo dipinto, opera del pittore o della sua bottega sono in vari musei, sul mercato o in collezioni private.

Gran Bretagna – Grantham. Belvoir castle
https://www.ultimacena.afom.it/gran-bretagna-grantham-belvoir-castle-ultima-cena-di-p-coecke-van-aelst-1527/

Paesi Bassi – Den Bosch
https://www.ultimacena.afom.it/paesi-bassi-den-bosch-museo-del-brabante-settentrionale-ultima-cena-di-p-coecke-van-aelst-1529-31/

Polonia -Varsavia, copia:
https://www.ultimacena.afom.it/polonia-varsavia-museo-nazionale-copia-del-xvi-secolo-di-ultima-cena-di-p-coecke-van-aelst/

Repubblica Ceca – Kroměříž
https://www.ultimacena.afom.it/repubblica-ceca-kromeriz-museo-archidiocesano-ultima-cena-di-p-coecke-van-aelst-1528/

Repliche o copie in collezioni private.
Olio su tavola di quercia (60,8 x 78,7 cm) del 1538, venduta da Sothebys nel 2016, sul rovescio ha quattro sigilli di ceralacca (probabilmente) con lo stemmadei Feuquières di Picardie), altra versione del dipinto del museo di Bruxelles
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pieter_Coecke_van_Aelst_workshop_-_Last_Supper_097L16034_8ZGGY.jpg
https://www.sothebys.com/fr/auctions/ecatalogue/2016/old-master-british-paintings-day-l16034/lot.106.html

Olio su tavola (78,5 x 111 cm) venduta da Cristie nel 2013
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pieter_Coecke_van_Aelst_studio_-_Last_Supper_2013_AMS_03028_0016.jpg
https://www.christies.com/lot/lot-studio-of-pieter-coecke-van-aelst-i-5675661/?

Olio su tavola (61 x 80,3) datata 1545 (in alto al centro, nella vetrata); iscritto e datato ‘ANNO’ ‘NO[V] 1545’ (centro sinistra e centro destra, sui tondi a rilievo); inscritto ‘FVNDA.LAPIDE.CLADIO:ViCiT.DAVID.GOLiATH.’ (in alto a sinistra, sul tondo in rilievo); e con l’iscrizione ‘ABEL CLAMAT.DE.TERRA.VOX SANGViNi’ (in alto a destra, sul tondo in rilievo), venduta da Christie’s il 6 luglio 2011
https://www.christies.com/lot/lot-5460712/?intObjectID=5460712

Localizzazione: BELGIO – BRUXELLES. Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique
Autore: Pieter Coecke van Aelst  (1502 – 1550)
Rilevatore: AC

USA – BOSTON. Museum of fine Arts, stampa di Ultima Cena di P. Soutman

Acquaforte su due fogli (complessivamente 35,7 x 105,5 cm), dell’incisore tedesco Pieter Soutman (1593/1601 – 1657) che raffigura il Cenacolo di Leonardo da Vinci, tratto da un disegno di Rubens. Realizzata nella prima metà del XVII secolo.

Fondo George Peabody Gardner, acquistato da MFA nel 1971.
Non esposto. Inventario numero 1971.6

Altre copie sono conservate al British Museum di Londra e al Braunschweig Herzog Anton Ulrich-Museum.

Immagine e informazioni da
https://collections.mfa.org/objects/171842

Localizzazione: USA – BOSTON. Museum of fine Arts
Autore: Pieter Soutman (1593/1601 – 1657)
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – LONDRA. British Museum, stampa di Ultima Cena di P. Soutman

Tratta da un disegno di Rubens (in collezione privata) che raffigura l’affresco di Leonardo a Milano. Realizzata circa nel 1620- 1630
Acquaforte da due lastre stampata su due fogli uniti (29,3 x 99,4 cm), realizzata da Pieter Soutman (1593/1601 – 1657)

Non esposta. Numero inventario 1868,0612.371
Acquistato da: Edward Daniell nel 1868.
In basso vi sono varie iscrizioni con quattro citazioni dai quattro libri del Nuovo Testamento e con i dettagli della produzione: “Leonardo da Vinci pinxit”, “P.P. Rubens delin”, “Cum Privilegio”. Al centro: “La cena stupenda di Leonardo d’Avinci chi moriva nelle braccie di Re di Francia” (sic!).

Altre copie sono conservate a Braunschweig nel Herzog Anton Ulrich-Museum e nel Boston Museum of fine Arts. (vedi schede)

 

Immagine © The Trustees of the British Museum, e informazioni da
https://www.britishmuseum.org/collection/object/P_1868-0612-371

Localizzazione: GRAN BRETAGNA - LONDRA. British Museum
Autore: Pieter Soutman (1593/1601 – 1657)
Rilevatore: AC

GERMANIA – BRAUNSCHWEIG. Herzog Anton Ulrich-Museum, stampa di Ultima Cena di P. Soutman

Acquaforte su carta dell’incisore tedesco Pieter Soutman (1593/1601 – 1657) che raffigura il Cenacolo di Leonardo da Vinci, tratto da un disegno di Rubens. Realizzata nella prima metà del XVII secolo.

Altre copie sono conservate al British Museum di Londra e al Boston Museum of fine Arts. (vedi schede)

Immagine da Wikimedia Commons

Localizzazione: GERMANIA – BRAUNSCHWEIG. Herzog Anton Ulrich-Museum
Autore: Pieter Soutman (1593/1601 – 1657)
Rilevatore: AC

FRANCIA – BLOIS – Castello reale, Museo delle Belle Arti, frammento strappato di Ultima Cena

Pittura murale a tempera, copia del Cenacolo di Leonardo da Vinci, proveniente dal refettorio del Convento dei Cordeliers (Francescani) opera di un anonimo artista francese, realizzato nel 1510 – 1520

Questo è un esempio estremamente raro di pittura murale dell’inizio del XVI secolo in Val-de-Loire; è stato depositato nel Museo del castello in seguito alla distruzione degli edifici del Convento durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Purtroppo il dipinto è lacunoso e manca della metà a destra.
Riprende la composizione e le dimensioni dell’Ultima Cena di Leonardo, ma aggiunge caratteristiche prettamente francesi come le arcate ribassate che sostengono un soffitto a cassettoni o gli archi scanditi da nicchie che ospitano statuette.
Il favore reale di cui godeva il convento sotto Luigi XIII – luogo di sepoltura della madre e della nonna del re – e il noto interesse che quest’ultimo aveva per il capolavoro di Leonardo da Vinci fanno propendere per considerare l’opera una commissione reale.

Immagine da
https://leblogdebrigittemasson.blogspot.com/2017/07/la-cene.html
Link
https://www.chateaudeblois.fr/

Localizzazione: FRANCIA – BLOIS – Castello reale, Museo delle Belle Arti
Autore: ignoto
Periodo artistico: 1510 – 1520
Rilevatore: AC

FRANCIA – BAVELINCOURT. Chiesa parrocchiale di Saint-Sulpice, con rilievo di Ultima Cena

Altorilievo (80 x 50 x 8 cm), di autore ignoto, XVII secolo.Legno intagliato e dipinto, in finto legno, la cornice a ovoli è verniciata nera. Manca l’angolo inferiore destro del rilievo che rappresenta l’Ultima Cena.

Al centro della tavola, sormontata da un baldacchino con ‘scaglie’ da cui fuoriescono due sezioni di tendaggi appesi ai lati, siede Gesù. Sulla tavola ci sono: l’agnello, il pane, un bicchiere di vino e una saliera. Alla sua destra, san Pietro; alla sua sinistra, san Giovanni appoggia la testa sulla spalla del Salvatore. Gli altri Apostoli sono disposti intorno alla tavola in vari atteggiamenti. Giuda, riconoscibile per la borsa, gira la testa. Una brocca a terra segna l’asse mediano della composizione.
Quest’opera è stata restaurata nel 1981-1982.

Immagine e notizie da
https://www.pop.culture.gouv.fr/notice/merimee/IA80000227
https://www.pop.culture.gouv.fr/notice/palissy/IM80000179

Localizzazione: FRANCIA – BAVELINCOURT. Chiesa parrocchiale di Saint-Sulpice
Periodo artistico: XVII secolo
Rilevatore: AC

FRANCIA – AMIENS. Cattedrale, con rilievo bronzeo di Ultima Cena, XIX secolo

La Cappella del Sacré-Coeur nella Cattedrale conserva sull’altare, a sinistra, un’opera in bronzo dorato, realizzata dall’orafo parigino Placide Poussielgue-Rusand (1824-1889) nella seconda metà del XIX secolo che raffigura un’Ultima Cena di impostazione tradizionale. Sulla tavola ci sono solo quattro piatti vuoti.


Immagini da
https://www.richesses-en-somme.com/patrimoine-des-%C3%A9glises/la-c%C3%A8ne-dernier-repas-de-j%C3%A9sus/

Link
https://fr.wikipedia.org/wiki/Cath%C3%A9drale_Notre-Dame_d%27Amiens

Localizzazione: FRANCIA – AMIENS. Cattedrale
Autore: Placide Poussielgue-Rusand (1824-1889)
Periodo artistico: nella seconda metà del XIX secolo
Rilevatore: AC

FRANCIA – AMIENS. Cattedrale, con Ultima Cena di A. Pichon

Olio su tela di Pierre-Auguste Pichon (1805 – 1900), realizzato nel 1846

Posto nella terza cappella sud della navata, la Cappella dell’Assunta, precedentemente detta cappella di Saint-Nicolas.

Immagine da
https://www.richesses-en-somme.com/patrimoine-des-%C3%A9glises/la-c%C3%A8ne-dernier-repas-de-j%C3%A9sus/

Link
https://fr.wikipedia.org/wiki/Cath%C3%A9drale_Notre-Dame_d%27Amiens

Localizzazione: FRANCIA – AMIENS. Cattedrale
Autore: Pierre-Auguste Pichon (1805 – 1900)
Periodo artistico: 1846
Rilevatore: AC

VERONA. Basilica di San Zeno, formella del portale con Ultima Cena

Il portale della Basilica di Verona è formato da 73 formelle di bronzo di epoche diverse non determinate con precisione e realizzate da diversi maestri fonditori in varie dimensioni. Le 48 più grandi misurano 56 x 52 centimetri circa e in 42 sono rappresentate scene dell’Antico e Nuovo Testamento, in 4 vi sono i Miracoli di San Zeno e 2 fungono da maniglia; su 7 formelle più piccole di forma rettangolare (50 x 25 cm circa) è raffigurata in ciascuna una sola figurina inclusa tra due colonnine e da un archetto sovrapposto; infine ve ne sono 18 ancora più piccole e di forma quadrata (17 cm circa per lato) con altre figure e 7 rettangolari (circa 45 x 17 cm) lavorate a traforo in forma di torre conica posate su una galleria che fungono da cornice per le formelle maggiori. Le formelle più grandi sono distribuite in tre fasce verticali e otto orizzontali su ciascun battente.
Quando fu allargata la facciata, le formelle furono rimontate in modo casuale, perdendo il filo logico che le univa.

La formella con l‘ULTIMA CENA, una delle più grandi, si trova sul battente di sinistra, terza colonna, (verso l’interno), terza fila dall’alto. Presumibilmente risale al XII secolo. Gli Apostoli raffigurati – per probabili problemi di spazio – sono solo otto, compreso Giuda, sul davanti del tavolo.

Bibliografia
Fabio Coden; Tiziana Franco, San Zeno. Le porte bronzee/The bronze doors. Cierrre edizioni, Caselle di Sommacampagna (VR) 2017

Link
https://it.wikipedia.org/wiki/Portale_della_basilica_di_San_Zeno

Localizzazione: VERONA. Basilica di San Zeno, portale
Periodo artistico: XII secolo
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – WARWICH. Chiesa collegiata di St. Mary, vetrata con Ultima Cena

La vetrata si trova ora nella sacrestia della chiesa, risalente al XII secolo, ma probabilmente era stata posta nella sala capitolare, realizzata nel 1618.
Il presbiterio, la sagrestia e la sala capitolare furono ricostruiti nel XIV secolo da Thomas Beauchamp, e questa sezione dell’edificio rappresenta una delle vette più alte dell’architettura gotica inglese. La tomba di Tommaso Beauchamp sta davanti all’altare maggiore. Il monumento funebre, e tempio rosacrociano, di Fulke Greville occupa la maggior parte della sala capitolare e fu da lui progettato nel 1618 e costruito, prima del 1621. Vi è un grande sarcofago e pilastri in marmo nero.
Nella Sagrestia, ci sono 14 tondi e una finestra quadrata ma vi è disaccordo sulla datazione dei pannelli, tra il 1325 e l’inizio del XVII secolo. L’Ultima Cena è stata datata tra il 1550 e l’inizio del XVII secolo.

L’animale rappresentato nel piatto davanti a Gesù non è chiaramente identificabile, probabilmente dovrebbe essere un agnello, anche se potrebbe assomigliare a un topo!

Info e immagine da
Bauer_ARatOnThePlate_Gastronomica2012.pdf, reperibile in https://serval.unil.ch/

Link
https://en.wikipedia.org/wiki/Collegiate_Church_of_St_Mary,_Warwick

https://www.masterofshakespeare.com/st-marys-church-warwick

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – WARWICH. Chiesa collegiata di St. Mary
Periodo artistico: 1550 e l'inizio del XVII secolo
Rilevatore: AC

SPAGNA – VILLAHERMOSA DEL RÍO (Valencia). Chiesa de la Natividad de Nuestra Señora, con Ultima Cena

Pala d’altare del “Maestro di Villahermosa”, eseguita nel 1385-1390

La chiesa (spagnolo iglesia, catalano esglesia), ricostruita dopo un incendio nel 1768, conserva alcune opere d’arte tra cui la “pala d’altare del Corpus Domini” (1385-1390), del “Maestro di Villahermosa (in catalano Vilafermosa) del Río”.
La pala contiene la scena centrale dell’Ultima Cena, piuttosto statica, con Cristo che tiene l’Ostia, Giuda sul davanti. Sul tavolo ci sono dolci e biscotti.
La pala (retablo) è articolata su tre colonne e tre piani. Nella parte centrale è presente la scena con l’Ultima Cena e, in alto, la Crocifissione, mentre ai lati, dall’alto, l’Annunciazione a sinistra e a destra la Natività; nella zona mediana l’elevazione dell’Ostia sacra e la processione del Corpus Domini; in basso nei due lati i vari episodi del miracolo eucaristico di Billettes o di Parigi (1).
Sulla predella è raffigurato Cristo di pietà con ai lati sei Sante e due Santi.

Bibliografia
Favà Monllau C.,El retaule eucarístic de Vilafermosa i la iconografia del Corpus Christi a la Corona d’Aragó, LOCVS AMOENVS 8, 2005-2006, pp. 105-121

Immagini e notizie da
http://www.lahornacina.com/noticiascastellon4.htm

https://ca.wikipedia.org/wiki/Església_de_la_Nativitat_de_Vilafermosa

Localizzazione: SPAGNA – VILLAHERMOSA DEL RIO (Valencia). Chiesa de la Natividad de Nuestra Señora
Autore: "Maestro di Villahermosa"
Periodo artistico: 1385-1390
Note storiche: Il "miracolo di Billettes". La domenica di Pasqua, del 1290, un israelita si procura un'ostia che una parrocchiana di Saint-Merry -attanagliata dalla miseria- gli porta dopo la sua comunione del mattino, pattuendo la restituzione di un abito dato in pegno. Egli sfoga contro l'ostia la sua rabbia: a colpi di coltello lacera il pane e sangue scorre. Egli ricomincia ancora e un fiotto rosso inonda il cofano nel quale è posta l'ostia. Gettata nel fuoco, si innalza al di sopra del braciere; buttata in acqua bollente, insanguina la marmitta. Poi si libera in aria, prende l'aspetto di un crocifisso; infine, da sola, si depone nella scodella di una parrocchiana di Saint-Jean en Grève che la porta al suo curato.
Rilevatore: AC

AUSTRIA – VIENNA. Chiesa dei Minoriti, con mosaico dell’Ultima Cena

Mosaico di Giacomo Raffaelli (1753 – 1836), terminato nel 1817

La Chiesa dei Minoriti fu costruita nel 1224 per volere del duca Leopold IV che, tornato da un viaggio da Assisi, volle donare un luogo ai frati francescani nella città di Vienna. Ancor oggi è punto di riferimento per la comunità italiana della città.

Nel 1807 Eugène de Beauharnais, figlio della prima moglie di Napoleone, commissionò al mosaicista più famoso dell’epoca, Giacomo Raffaelli, una copia del Cenacolo di Leonardo delle dimensioni uguali all’originale, destinata al Louvre. I lavori furono compiuti a Milano e durarono fino al 1917. Dopo la caduta di Napoleone, Milano era ricaduta sotto il dominio austriaco e l’opera fu rivendicata dall’impero asburgico che, l’11 agosto 1818, la trasportò a Vienna. Il mosaico fu prima posizionato al Belvedere e solo nel 1847 fu posto nella nella Chiesa Nazionale Italiana (chiesa dei Minoriti), come gli italiani ivi residenti chiedevano da anni.

Tale mosaico si basa sulla copia in scala originale del Cenacolo che Giuseppe Bossi, tra il 1807 e il 1809, eseguì su commissione del viceré di Milano, Eugène de Beauharnais. La pittura fu distrutta durante i bombardamenti del 1943, ma ne resta traccia anche nei lucidi preparatori conservati a Weimar.

Immagini e notizie da Wikimedia Commons e da
http://www.minoritenkirche-wien.info/daten/itcenacoloaltardetails.htm

https://unasicilianasottolaneve.it/2018/10/23/il-cenacolo-viennese/

Localizzazione: AUSTRIA – VIENNA. Chiesa dei Minoriti
Autore: Giacomo Raffaelli (1753 – 1836)
Periodo artistico: 1817
Rilevatore: AC

USA – TUCSON. Museo d’arte dell’Università dell’Arizona, Ultima Cena della pala di Ciudad Rodrigo

Olio su pannello (154,3 x 110,5 cm), realizzato dal “Maestro Bartolomè” nel 1480 – 1488

La Pala d’altare/retablo della cattedrale di Ciudad Rodrigo è una delle opere più importanti prodotte nella Spagna del XV secolo e un gioiello della collezione UAMA. Numero inventario 1961.013.043

I vari pannelli della pala sono stati creati da Fernando Gallego, dal “Maestro Bartolomé” e dai loro collaboratori. Poco si sapeva del lavoro di Bartolomé fino a quando la ricerca e il restauro non furono completati su questi pannelli tra il 2005-2008 dal Meadows Museum della Southern Methodist University a Dallas, in Texas, e al Kimbell Art Museum di Fort Worth, in Texas.
Lo stile di pittura è ispano-fiammingo, che era un ibrido della pittura spagnola influenzata dall’arte realizzata in Belgio, Paesi Bassi e alcune zone di Francia e Germania. L’importazione e l’imitazione dell’arte fiamminga in Spagna fu incoraggiata dalla regina Isabella, che governò gli stati spagnoli di Aragona e Castiglia con suo marito, re Ferdinando, dal 1474 fino alla sua morte nel 1504.

La pala fu tolta dalla Cattedrale e le tavole (scomparti o pannelli) rimasero ammucchiate nel chiostro per più di un secolo, mentre alcune andarono perdute. Nel 1877 delle originarie 46 e ne rimanevano solo 26 che in quell’anno furono vendute per 30.000 real, con l’approvazione del consiglio municipale di Ciudad Rodrigo.
Probabilmente venduti da John Charles Robinson nel 1882 a sir Francis Cook, che li pose a Doughty House a Richmond. Sebbene i documenti di Robinson ne menzionino solo dieci, è probabile che abbia acquistato tutti i 26 pannelli sopravvissuti. Nel 1950 tutti e 26 erano a New York sul mercato internazionale e furono venduti nel 1954 per conto della famiglia Cook alla Samuel H. Kress Foundation che li donò all’Università dell’Arizona dove furono esposti per la prima volta nel 1960. Dal 1961 sono esposti al Tucson Museum of Art.

Immagini e notizie da
https://artmuseum.arizona.edu/

https://uarizona.pastperfectonline.com/webobject/FB9E662B-F84C-4AC1-83C5-081825333013

Localizzazione: USA – TUCSON. Museo d'arte dell'Università dell'Arizona
Autore: “Maestro Bartolomè”
Periodo artistico: 1480 -1488
Rilevatore: AC

FRANCIA – SAINT-JAQUES-DES-GUÉRETS. Chiesa di Saint-Jacques-des-Guérets, con Ultima Cena.

Affresco, fine XII secolo

St Jacques des Guerets è un piccolo comune nei pressi di Troo e la chiesa romanica è uno splendido edificio del dipartimento del Loir-et-Cher. Costruita nel XII secolo sulla strada per Santiago di Compostela, contiene magnifici affreschi murali in un misto di blu, smeraldo e verde, che rappresentano scene del Vangelo, che sono stati scoperti solo nel 1890-1891, e alcune parti sono ancora molto ben conservate.

L’Ultima Cena è affrescata nell’abside: Cristo è al centro, cinque Apostoli alla sua destra, alla sua sinistra Pietro tiene in mano la chiave; Giuda è inginocchiato davanti a Cristo. Purtroppo la parte finale della scena è lacunosa e mancano le figure di tre Apostoli.
La parte sinistra del tavolo è più danneggiata, mentre sulla destra sono visibili dei pani, del pesce e una brocca. Particolare la pieghettatura della tovaglia sul piano del tavolo.

Immagini da Wikimedia Commons

 

Localizzazione: FRANCIA – SAINT-JAQUES-DES-GUÉRETS. Chiesa di Saint-Jacques-des-Guérets
Periodo artistico: XII secolo
Rilevatore: AC

SPAGNA – SIVIGLIA. Museo de Bellas Artes de Sevilla, Ultima Cena di A. Vásquez

Olio su tela (318 x 402 cm), di Alonso Vázquez (1540 circa – 1608 circa), 1588

Si ha notizia di Alonso Vázquez a Siviglia dal 1588 fino alla sua partenza per il Messico nel 1603, dove lavorò fino alla sua morte nel 1608. Questa è la sua prima opera conosciuta che fece per il refettorio della “Cartuja de Santa María de las Cuevas de Sevilla” nel 1588, quindi c’è una chiara relazione tra il luogo in cui è stato destinato e il soggetto rappresentato.
Incorniciato da un’architettura tipo palazzo e stile rinascimentale, si svolge la scena in cui Cristo condivide l’Ultima Cena con gli Apostoli. La tavola appare presieduta da Gesù e, parallelamente a quella fatta da Leonardo da Vinci, i discepoli sono disposti a gruppi di tre. L’autore segue le raccomandazioni di alcuni scrittori come Pacheco e colloca san Pietro alla destra di Gesù, occupando un posto preferenziale in quanto è stato scelto da Dio come suo vicario sulla terra. A sinistra del Salvatore c’è Giacomo minore, che secondo Pacheco doveva essere rappresentato imitando il volto di Cristo. Appoggiato al suo petto appare Giovanni, l’amato discepolo, mentre in primo piano Giuda guarda lo spettatore e tiene in mano la borsa con i trenta denari del tradimento. L’opera mostra l’influenza michelangiolesca nelle figure le cui anatomie si rivelano attraverso gli abiti. Ma il naturalismo è presente anche nella sua particolare attenzione agli elementi che compongono la natura morta: brocche, stoviglie, tovaglioli, tovaglie, fiori e il gatto che fa capolino da sotto la panca dell’Apostolo in primo piano a sinistra con l’abito verde.

Immagine da Wikimedia Commons

Notizie da
http://www.museosdeandalucia.es/web/museodebellasartesdesevilla/obras-singulares pagina 2

Localizzazione: SPAGNA – SIVIGLIA. Museo de Bellas Artes de Sevilla
Autore: Alonso Vázquez (1540 circa – 1608 circa)
Periodo artistico: 1588
Rilevatore: AC

SPAGNA – SEGORBE.  Museo Catedralicio, con Ultima Cena di J. Baco Escrivà

Pala d’altare della sala capitolare, circa 1450

Questa Ultima Cena, parte della pala, esposta nel museo della Catedral de Santa María de la Asunción, è opera del pittore spagnolo Jaume Baçó Escrivà detto Jacomart (1411 – 1461).


Immagini da Wikimedia Commons

Link
http://www.catedraldesegorbe.es/museo.php

https://www.turismodecastellon.com/es/que-hacer/cultura/museos/show/105042

https://fr.wikipedia.org/wiki/Jaume_Ba%C3%A7%C3%B3_Escriv%C3%A0

Localizzazione: SPAGNA – SEGORBE.  Museo Catedralicio
Autore: Jaume Baçó Escrivà detto Jacomart (1411 - 1461)
Periodo artistico: 1450
Rilevatore: AC

PISTOIA. Chiesa di San Giovanni Evangelista, detta San Giovanni Fuorcivitas, scultura di Ultima Cena, 1166

Portale del lato nord, architrave con Ultima Cena, Gruamonte, 1166

Il primitivo edificio longobardo non ha lasciato traccia: la prima attestazione documentaria è del 1119, quando la chiesa viene definita dal vescovo Ildebrando praticamente in rovina.  L’attuale edificio fu iniziato probabilmente poco dopo. I lavori si protrassero fino al 1344. Nei documenti dell’Archivio vescovile di Pistoia sono documentate le commissioni dei lavori di completamento del fianco nord (1323) e del lato absidale ad est (1344).
L’edificio si presenta regolarmente orientato, col lato settentrionale, parallelo alle scomparse mura, in grande evidenza mentre il lato meridionale dà sul chiostro, e facciata e lato absidale sono malamente visibili, a causa degli edifici che quasi toccano la fabbrica.

Il fianco nord, di conseguenza, è stato sempre considerato la vera facciata ed infatti reca al centro il ricco portale con l’architrave scolpita e firmata dal maestro Gruamonte che vi raffigurò l’Ultima Cena (datato 1166).
L’opera mostra Gesù su un lato della tavola con undici Apostoli, mentre Giuda è raffigurato in basso davanti a lui. Le figure sono fisse e schematicamente ripetute, con le pieghe ritmiche della tovaglia che creano ampie onde davanti a ciascun personaggio, sembrando quasi un prolungamento delle toghe.

Immagine da Wikimedia Commons

Link
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Giovanni_Fuorcivitas

https://www.treccani.it/enciclopedia/gruamonte-e-adeodato_%28Enciclopedia-dell%27-Arte-Medievale%29/

Localizzazione: PISTOIA. Chiesa di San Giovanni Evangelista, detta San Giovanni Fuorcivitas
Autore: Gruamonte
Periodo artistico: 1166
Rilevatore: AC

PISTOIA. Cattedrale di San Zeno, cripta, rilievo con Ultima Cena

Lastra scolpita da “Maestro Guglielmo”, con Ultima Cena e Cattura di Gesù, 1199

Nella cripta sono esposte due lastre di eccezionale fattura che raffigurano – la prima, a campitura unica, la Visitazione – e l’altra, a campitura bipartita, l’Ultima Cena e la Cattura di Gesù.
Questi elementi sono due degli indizi di un grande pulpito dimenticato del Duomo: quello risalente al XII secolo attribuito al maestro Guglielmo, perduto a causa dei lavori di ristrutturazione della Cattedrale dopo il Concilio tridentino. All’interno dell’aula il pergamo di Guglielmo doveva apparire solenne ed era uno dei più antichi presenti nel territorio pistoiese. Con molta probabilità aveva forma quadrangolare e presentava, alla base delle colonne, i caratteristici leoni stilofori, elementi simbolo di Cristo e della sua vittoria sul male e sul paganesimo.

Immagine da
https://alessandrocortesi2012.wordpress.com/tag/ultima-cena/

Link
https://www.discoverpistoia.it/la-citta-dei-pulpiti-pistoia/3/5

https://www.treccani.it/enciclopedia/fra-guglielmo_%28Enciclopedia-dell%27-Arte-Medievale%29/

Localizzazione: PISTOIA. Cattedrale di San Zeno, cripta
Autore: Maestro Guglielmo
Periodo artistico: 1199
Rilevatore: AC

FRANCIA – PARIGI. Museo del Louvre, Ultima Cena di J. Van Cleve

Opera di Joos van Cleve (1485 circa – Anversa, 1450/51), realizzata ad Anversa intorno al 1520/1525 per Niccolò Bellogio (morto nel 1537), fondatore nel 1520 di una cappella nella Chiesa dei Frati Minori, Santa Maria della Pace a Genova.

La pala (145 x 206 cm), fu scelta nel 1812 da Vivant Denon per il Museo Napoleone e inviata al Louvre nel 1813.
Esposta nella sala 814. Numero Inventario 1996
La Cena fa parte della pala d’altare del “Compianto di Cristo”, raffigurato nel pannello centrale con, a sinistra, il committente in preghiera protetto dal san Nicola di Tolentino; a destra, la moglie patrocinata da santa Chiara. Nella lunetta superiore vi è la stigmatizzazione di San Francesco d’Assisi.
Sulla predella vi è l’Ultima Cena, con autoritratto del pittore in veste di servitore, all’estrema sinistra. L’opera è un’interpretazione del Cenacolo di Leonardo a Milano (c. 1494/1498), molto conosciuto nelle Fiandre grazie a Metsys. Il paesaggio tradisce la mano di un collaboratore.

Immagine da Wikimedia Commons

Info da
http://cartelfr.louvre.fr/cartelfr/visite?srv=car_not_frame&idNotice=24144

Localizzazione: FRANCIA – PARIGI. Museo del Louvre
Autore: Joos van Cleve (1485 circa – Anversa, 1450/51)
Periodo artistico: 1520-1525
Rilevatore: AC

FRANCIA – PARIGI. Museo del Louvre, Ultima Cena di G. B. Tiepolo

Olio su tela (81 x 90 cm), di Giovan Battista Tiepolo (1696 – 1770), dipinto nel 1745 -1747

Esposto nella sala 725, inventario numero RF 176. Acquisito nel 1877.

Una rep0lica di quest’opera si trova nel Museo Nazionale di Varsavia, vedi https://www.ultimacena.afom.it/polonia-varsavia-museo-nazionale-ultima-cena-di-giambattista-tiepolo-1745/

 

Immagine da Wikimedia Commons

Link
http://cartelen.louvre.fr/cartelen/visite?srv=car_not_frame&idNotice=1842

Localizzazione: FRANCIA – PARIGI. Museo del Louvre
Autore: Giovan Battista Tiepolo (1696 – 1770)
Periodo artistico: 1745 -1747
Rilevatore: AC

FRANCIA – PARIGI. Museo del Louvre, Ultima Cena di G. de Lairesse

Olio su tela (137 x 155 cm),, che raffigura l’Ultima Cena o l’Istituzione dell’Eucaristia, di Gerard de Lairesse (1640 – 1711), dipinto nel 1664-1665

Collezione di Luigi XVI, acquisito nel 1784.
Esposto al Louve, sala 837, inventario numero 1419

Immagine da Wikimedia Commons

Link
http://cartelen.louvre.fr/cartelen/visite?srv=car_not_frame&idNotice=25894&langue=fr

Localizzazione: FRANCIA – PARIGI. Museo del Louvre
Autore: Gerard de Lairesse (1640 - 1711)
Periodo artistico: 1664-1665
Rilevatore: AC

FRANCIA – PARIGI. Museo del Louvre, Ultima Cena “Grande” e “ Piccola”, di P. de Champaigne

Ultima Cena, conosciuta come “La Grande Cena”

Olio su tela di 158 x 233 cm.
Opera della scuola di Philippe de Champaigne (1602 – 1674)
Esposta nella Sala 913, ala Sully, livello 2
Inventario numero 1124 e MR 613
Arrivata al Museo nel 1793.

Dipinto probabilmente intorno al 1652 per l’altare maggiore della chiesa di Port-Royal-des-Champs, poi trasferito nell’ottobre 1709 nella chiesa di Port-Royal a Parigi. Champaigne fa qui parte della tradizione raffaellesca (incisione dell’Ultima Cena di Marcantonio Raimondi, 1515-1516 circa, copiata da Marco Dente e Nicolas Béatrizet), molto probabilmente ispirata all‘Ultima Cena di François Pourbus che decorò l’altare del Santo nella Chiesa di Leu-Saint-Gilles a Parigi (Museo del Louvre, INV. 1704). Come Nicolas Poussin nel dipinto d’altare per la cappella dell’antico castello di Saint-Germain ora al Museo del Louvre (vedi INV. 7283), Philippe de Champaigne mostra l’Istituzione dell’Eucaristia da parte di Cristo, essendo la devozione al Santissimo Sacramento il cuore della spiritualità delle monache di Port-Royal.

Questa Ultima Cena del Louvre è più potente e raffinata della versione, in un formato notevolmente più grande, conservata al Musée des Beaux-Arts di Lione, che è stata considerata anche come dipinta per l’altare maggiore di Port-Royal-des-Champs (181 × 265 cm; inv. A40). Vedi scheda:
https://www.ultimacena.afom.it/francia-lione-museo-delle-belle-arti-ultima-cena-di-p-de-champaigne/

Link:
https://collections.louvre.fr/en/ark:/53355/cl010060521



Ultima Cena
conosciuta come “La Piccola Cena”

Olio su tela di 80 x 149 cm (senza cornice), di opera di  Philippe de Champaigne, 1651-52 circa
Esposto nella Sala 913, ala Sully, livello 2
Inventario numero 1125 e MR 614
Giunta al Museo nel 1777
Precedentemente nella Collezione Storica di Louis-François di Borbone, principe di Conti, venduta l’8 aprile 1777, n.280; acquistata per la collezione di Luigi XVI; al Louvre nel 1785 (inventario Duplessis, n. 169); esposta all’inaugurazione del Muséum (Louvre), 1793 (n. 214 in catalogo; cfr. Dubreuil, 2001); depositata in Senato prima del 1803; ritornata al Louvre nel 1871.

Si tratta di una replica ridotta, con alcune varianti, della “Grande Cena” (INV. 1124). Lorenzo Pericolo [Philippe de Champaigne, Bruxelles, La Renaissance du livre, 2002, p. 244] ritiene che tale composizione sia stata eseguita per un privato per le sue ridotte dimensioni e per la sua storia.
Nicolas Sainte Fare Garnot [Philippe de Champaigne (1602-1674), entre politique et dévotion, cat. exp. (Lille, Palais des beaux-arts, 27 avril -15 août 2007; Genève, Musée Rath, 20 septembre 2007-13 janvier 2008, Paris, Réunion des musées nationaux, 2007, n°43] propone invece di riconoscervi il modello della Grande Cena del Louvre. Si tende alla prima ipotesi, suggerendo così una datazione del dipinto anteriore al 1652.
La qualità dell’opera giustifica il mantenimento dell’attribuzione a Philippe de Champaigne. Il dipinto era precedentemente rifoderato con colla in pasta. Fu restaurato da Jean-Gabriel Goulinat nel 1952.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Link:
https://collections.louvre.fr/en/ark:/53355/cl010062076

Immagini da Wikimedia Commons

Localizzazione: FRANCIA – PARIGI. Museo del Louvre
Autore: Philippe de Champaigne
Periodo artistico: 1650-52 circa
Rilevatore: AC

FRANCIA – PARIGI. Museo del Louvre, Ultima Cena di N. Poussin

Istituzione dell’Eucaristia o Ultima Cena, olio su tela (325 x 250 cm), di Nicolas Poussin, 1641

Collezione di Luigi XIII. Esposto nell’ala Sully – Palazzo del Louvre – sala 908. Numero di inventario 7283

La tela non fa parte delle due serie dei Sette Sacramenti, vedi schede, ma fu ordinata nel 1640 a Poussin da Luigi XIII per la cappella del Castello vecchio di Saint-Germain-en-Laye.

Immagine Wikimedia Commons

Link
http://cartelfr.louvre.fr/cartelfr/visite?srv=car_not_frame&idNotice=1173

Localizzazione: FRANCIA – PARIGI. Museo del Louvre
Autore: Nicolas Poussin
Periodo artistico: 1641
Rilevatore: AC

SVEZIA – ÖSTRA VEMMERLÖV. Chiesa con Ultima Cena

Affresco, fine XV secolo

La chiesa sorse nel XII secolo, conserva affreschi del XV , scoperti nel 1907 dopo che erano stati coperti da calce.
Nell’Ultima Cena, sulla parete destra a fianco dell’abside, gli Apostoli si affollano su un lato del tavolo che su un piatto presenta una testa di agnello o capretto.


Link
https://en.wikipedia.org/wiki/%C3%96stra_Vemmerl%C3%B6v_Church

https://www.alamy.it/foto

Localizzazione: SVEZIA - ÖSTRA VEMMERLÖV Chiesa
Periodo artistico: fine XV secolo
Rilevatore: AC

ORVIETO (TE). Chiesa di San Giovenale, con Ultima Cena

Affresco frammentario

La chiesa fu fondata nel 1004 anche se molto probabilmente si trattava di una rifondazione. Dallo studio di materiali lapidei, infatti, si è ipotizzato che possano risalire all’età carolingia. I documenti di archivio forniscono informazioni a partire da 1028, quando la chiesa è definita “parrocchiale”.

L’interno è a tre navate e conserva notevoli affreschi, nonostante le alterazione alla struttura che sono state compiute nei secoli.
La prima fase decorativa risale con ogni probabilità alla metà del XIII secolo (1250-1270 circa) e coinvolse artisti che purtroppo restano tutt’oggi anonimi: il Maestro della Maestà dei Servi e il Maestro dei Santi Severo e Martirio, probabilmente accompagnati da aiutanti.
La seconda fase si colloca tra il XIII e il XIV secolo ed è costituita da dipinti che molto probabilmente sono stati realizzati da un maestro aggiornato sulle novità d’oltralpe e che si tende a far coincidere con la figura del Maestro della Madonna di San Brizio.
La terza fase decorativa si colloca nella prima metà del Trecento, quando lavorano a San Giovenale degli artisti che avevano studiato il lessico pittorico di Simone Martini. Nel caso della Crocifissione si può ipotizzare, secondo gli studiosi, un certo influsso di Pietro Lorenzetti,
Una quarta fase è collocata a cavallo tra Trecento e Quattrocento e vi lavorò Ugolino di Prete Ilario con diversi collaboratori, tra i quali Piero di Puccio.
Le ultime fasi decorative interessarono il registro superiore della navata centrale e dovrebbe essersi concluso nel 1505 circa. Gli studiosi ipotizzano la presenza di maestranze legate al grande Luca Signorelli per l’esecuzione dei tondi raffiguranti Evangelisti e Santi.
Gli affreschi di San Giovenale hanno subito nel corso dei secoli diverse scalpellinature, i danni dell’umidità e nel 1632 alcuni vennero addirittura scialbati. Nel 2010 hanno avuto inizio i lavori di restauro che hanno interessato gli affreschi più antichi collocati sulle colonne di tufo.

Il frammento dell’Ultima Cena, mancante della parte finale con sette Apostoli, presenta la parte sinistra della scena con Cristo, Giovanni, quattro Apostoli e Giuda al di qua del tavolo. L’iconografia non sembra posteriore al XIV secolo.

Immagini da
https://zebrart.it/cosa-vedere-a-orvieto/

Localizzazione: ORVIETO (TE). Chiesa di San Giovenale
Periodo artistico: XIV secolo
Rilevatore: AC

GERMANIA – NORIMBERGA. Chiesa di San Sebaldo, con rilievo di Ultima Cena, 1499

Rilievo in pietra arenaria, di Veit Stoss, 1499

A partire dal 1225-30, su una precedente chiesa, venne iniziata la costruzione dell’attuale edificio dedicato a San Sebaldo.
Nel deambulatorio del coro orientale vi sono i tre grandi rilievi in arenaria con Ultima cena, Cristo sul monte degli Ulivi, Il bacio di Giuda di Weit Stoss (1438/47 – 1533).

 

Un altro rilievo con lo stesso soggetto è conservato nella chiesa, vedi scheda

Immagini
https://www.nuremberg.museum/projects/show/295-volckamer-memorial-foundation-relief-plates

https://es.smarttravelapp.com/poi/24101/St_-Sebaldus-Church.html

Link
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Sebaldo

https://www.treccani.it/enciclopedia/veit-stoss/

Localizzazione: GERMANIA – NORIMBERGA. Chiesa di St. Sebaldus
Autore: Veit Stoss
Periodo artistico: 1499
Rilevatore: AC

CANADA – MONTREAL. Montreal Museum of fine Arts, Ultima Cena di L. Dulongpré

Olio su tela (98 x 80 cm), di Louis Dulongpré (Saint-Denis, France, 1759 – Saint-Hyacinthe, Quebec, 1843) eseguito nel 1805-1810

Donato da Mario Brodeur al Museo per il 150° anniversario, numero inventario 2013.4

Si tratta di una copia dell’Ultima Cena di Jean Restout (1692 – 1768) nella chiesa di Notre-Dame, a Montreal, che fu commissionata intorno al 1811-1812 per la chiesa di Saint-Martin sull’Île Jésus. La copia ha le stesse dimensioni del suo modello, cosa insolita per questo artista. Tuttavia, la pennellata e la firma rivelate dal recente restauro indicano chiaramente l’attribuzione a Dulongpré.

Informazione e immagine da
https://www.mbam.qc.ca/en/works/58429/

Localizzazione: CANADA – MONTREAL. Montreal Museum of fine Arts
Autore: Louis Dulongpré (Saint-Denis, France, 1759 – Saint-Hyacinthe, Quebec, 1843)
Periodo artistico: 1805-1810
Rilevatore: AC

CANADA – MONTREAL. Montreal Museum of fine Arts, Ultima Cena di C. Crivelli

Olio e tempera su legno (26.7 x 75.3 cm), di Carlo Crivelli (Venezia 1430/35 – dopo il 1494), eseguita nel 1488

Donato al Museo da Catherine J. Tudor-Hart Estate, numero inventario 1972.29

Originariamente era il pannello centrale della predella del “Polittico del Duomo di Camerino”, ora smembrato, che Carlo Crivelli eseguì per la Cattedrale di Camerino nel 1488. Sarebbe stata collocata sotto la “Madonna della Candeletta” (alla Pinacoteca di Brera, Milano), uno dei suoi dipinti più celebri.

Capelli scuri, barba, senza aureola e voltando le spalle, Giuda affronta un Cristo severo e autorevole, il cui sguardo cade su di lui.
La scena è ambientata in uno stretto ambiente, con una prospettiva frontale diretta nello spazio, presumibilmente per la sua ambientazione direttamente sopra l’altare, alla base della grande pala d’altare.

 

Immagine e notizie da
https://www.mbam.qc.ca/en/works/23806

Link
https://it.wikipedia.org/wiki/Madonna_della_Candeletta

Localizzazione: CANADA – MONTREAL. Montreal Museum of fine Arts
Autore: arlo Crivelli (Venezia 1430/35 – dopo il 1494)
Periodo artistico: 1488
Rilevatore: AC

GERMANIA – LUBECCA Chiesa di St. Marien, rilievo con Ultima Cena

Rilievo in arenaria di Heinrich Brabender, 1515

La chiesa di Santa Maria a Lubecca fu costruita tra il 1250 e il 1350. La chiesa ha la volta in mattoni più alta del mondo, l’altezza della navata centrale è di 38,5 metri. È costruita come una basilica a tre navate con cappelle laterali, un ambulacro con cappelle radianti e vestiboli come i bracci di un transetto.

Nell’ambulacro, rilievi in arenaria del 1515 della bottega di Heinrich Brabender, con scene della Passione di Cristo: a nord, la Lavanda dei Piedi e l’Ultima Cena; a sud, Cristo nell’orto del Getsemani e la sua cattura.

Il rilievo dell’Ultima Cena include, sulla cornice in basso a sinistra, un dettaglio simbolo di Lubecca: un topolino che rosicchia alla base di un cespuglio di rose. Toccarlo dovrebbe significare che la persona avrà fortuna. Pare infatti che agli albori della chiesa un cespuglio di rose fosse ritenuto vincolato alla prosperità della città, e quando questo marcì a causa di un topolino che ne aveva fatto il suo nido la città cadde in mano ai danesi.

Immagine e notizie da
https://en.wikipedia.org/wiki/St._Mary%27s_Church,_Lu%CC%88beck

Localizzazione: GERMANIA – LUBECCA Chiesa di St. Marien
Autore: Heinrich Brabender
Periodo artistico: 1515
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – LONDRA, British Museum, Bibbia di Floreffe con miniatura di Ultima Cena

Il codice in due volumi fu redatto nel 1170 circa
Nel folio 4r del secondo volume vi è la miniatura con in alto la scena della Trasfigurazione e sotto l’Ultima Cena.

Gregorio Magno († 604) spiegò che comprendere un testo è come costruire un edificio: per prima cosa si gettano le basi storiche; poi attraverso la significazione tipologica si eleva una cittadella di fede nella struttura della mente; infine, attraverso l’interpretazione morale, si riveste l’edificio di colori. Le illustrazioni bibliche più sofisticate incorporano in questo modo vari strati di significati. Tra la fine dell’XI e il XII secolo, questo tipo di composizione complessa era particolarmente popolare nella valle della Mosa, nell’odierno Belgio. Questo metodo, spesso con numerose iscrizioni e citazioni bibliche incorporate nell’immagine, era impiegato per decorare scrigni, croci e reliquiari in metallo, oltre ai libri. Uno degli esempi più elaborati e complessi di questo tipo di decorazione si trova in una grande (475 x 330 mm) Bibbia in due volumi realizzata nell’abbazia premostratense di Floreffe, sul fiume Sambre vicino a Namur, nel 1170 circa.


Il codice è digitalizzato in
https://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Add_MS_17738

http://www.bl.uk/manuscripts/Viewer.aspx?order=b&ref=add_ms_17738_fs001r

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – LONDRA, British Museum
Periodo artistico: 1170 circa
Rilevatore: AC

FRANCIA – ISSOIRE. Chiesa abbaziale di Saint-Austremoine, capitello con Ultima Cena

Scultura, XII – XIII secolo

Austremoine o Stremonius di Clermont,fu il primo vescovo di Clermont ed evangelizzatore dell’Auvergne/Alvernia alla fine del iii secolo secondo la tradizione, ma probabilmente del IX.
Sul sito dell’antica chiesa parrocchiale di Saint-Paul, che ospitava la tomba di san Austremonio, il cui culto fu riportato in auge nei secoli VI e VII, sorse l’abbazia benedettina dedicata al Santo. Un documento dell’anno 927 parla di un’abbazia di Saint-Austremoine. C’è poi la traccia di una chiesa dedicata ai Santi Pietro e Austremoine, che porta al X secolo. Gli edifici attuali sono stati edificati presumibilmente nel XII secolo; una data precisa è impossibile perché l’archivio del monastero a cui apparteneva fu bruciato dalle truppe al soldo dei protestanti nel 1575.
La prosperità del piccolo monastero (venti – trenta monaci) gli avrebbe comunque consentito di ricostruire la sua chiesa abbaziale nel XII secolo utilizzando parte di quella vecchia (l’attuale nartece). Nel XVII secolo, la prosperità raggiunta nel XV secolo non era altro che un ricordo e la rovina era vicina. Anche se la chiesa era entrata a far parte della Congregazione di Saint-Maur nel 1665, la mancanza di fondi impedì grandi restauri. Un vasto programma di ricostruzione fu attuato tra il 1702 e il 1724, ma, ancora per mancanza di fondi, sembra che non potesse essere pienamente realizzato. La Rivoluzione, sopprimendo gli ordini religiosi, chiuse la storia del monastero: gli edifici furono dismessi e abbandonati.
L’abbazia fu venduta come proprietà nazionale il 9 giugno 1791. Nel XIX secolo gli edifici ospitarono successivamente il municipio, poi il collegio che subì un grave incendio nel 1820, ma rimase un istituto scolastico fino al 1969. Furono trasformati in un centro culturale dal 1975. Oggi, l’ala occidentale ospita la mediateca municipale Georges Pompidou. L’ala orientale ospita il Centro romanico Georges-Duby al piano terra, mentre il primo livello è dedicato alle mostre d’arte contemporanea.

La chiesa invece, che diventa parrocchia, tornerà in vita ma in più fasi: nel 1835 fu classificata monumento storico e iniziarono i primi lavori; dal 1847 fu rifatta la facciata occidentale, furono aggiunti due campanili, fu ricostruita la parete meridionale; poi nel 1859 fu ricolorato l’interno dell’edificio da parte di Dauvergne e Mayoli.
Sebbene la chiesa abbaziale sia presentata come un monumento del XII secolo, in realtà appartiene più al XIX secolo. I rifacimenti e le ricoloriture interessarono la sua magnifica abside con cinque cappelle radianti (restaurata nel 1995), decorata con uno zodiaco in bassorilievo e il suo coro (così come il suo deambulatorio) abbellito con capitelli con scene istoriate, tra cui la famosa Ultima Cena.
La cripta, al di sotto del coro, è l’unica parte dell’edificio che non è stata “restaurata” dai pittori. Si è conservato il bellissimo dipinto del Giudizio Universale del XV secolo in una cappella nel nartece.

Il coro è circondato da otto colonne coronate da capitelli istoriati che sostengono archi rialzati sormontati da una seconda serie di campate. Il capitello più noto è quello dell’Ultima Cena , il secondo da sinistra, riconoscibile dalla tovaglia che circonda la base del capitello.


Immagini da Wikimedia Commons

Link
https://fr.wikipedia.org/wiki/%C3%89glise_Saint-Austremoine_d%27Issoire

https://www.patrimoine-histoire.fr/P_Auvergne/Issoire/Issoire-Saint-Austremoine.htm

Localizzazione: FRANCIA – ISSOIRE. Chiesa abbaziale di Saint-Austremoine
Periodo artistico: XII - XIII secolo
Rilevatore: AC

FRANCIA – L’ILE-BOUCHARD. Prieuré Saint-Léonard, capitello con Ultima Cena

Scultura realizzata da Denis, detto il «maître de Saint-Léonard», 1130-1140

L’edificio in stile romanico è un ex priorato di cui rimangono solo il coro, il suo ambulacro e le sue cappelle radianti, ad eccezione della cappella assiale. Il coro ha conservato i capitelli scolpiti, datati 1130-1140 e attribuiti allo scultore romano Denis e alla sua bottega, che descrivono diverse scene della vita di Gesù, Maria e i Vangeli.
Sebbene a volte indicato come risalente all’XI secolo
causa della probabile confusione con il priorato di Saint-Gilles), tutti gli elementi rimasti lo fanno risalire alla prima metà del XII secolo, quando dipendeva dall’Abbazia di Notre-Dame de Déols, nell’Indre, prima di diventare una chiesa parrocchiale alla fine del XII secolo.
Fu saccheggiato nel 1562, ma i testi lo descrivono ancora in attività nel XVII secolo prima di essere venduto come bene nazionale nel 1791. Fu quindi progressivamente smantellato per utilizzarne le pietre nel primo terzo del XIX secolo, così nel 1832 era rimasta solo l’abside.
È stato classificato come monumento storico il 3 novembre 1958, poi i suoi resti sono stati completamente restaurati nel 1997, in particolare con l’aggiunta di un tetto con una copertura in tegole prima del trasferimento di proprietà alla città di L’Île-Bouchard nel 2007.

I notevoli capitelli dell’ex priorato possono essere osservati dall’ambulacro o dall’interno dell’abside. Quando gli archi rialzati del coro furono bloccati, fu necessario aggiungere colonne e archi intermedi tra gli archi originali del coro. I capitelli si trovano in queste costruzioni successive, il che purtroppo impedisce di osservare tutti i loro lati.
Il Capitello che rappresenta l’Ultima Cena si riconosce per la tavola, accanto, senza soluzione di continuità, vi è la scena della Crocifissione.


 

Immagini e notizie da
https://fr.wikipedia.org/wiki/Prieur%C3%A9_Saint-L%C3%A9onard

https://monumentum.fr/ancien-prieure-saint-leonard-pa00097784.html

Localizzazione: FRANCIA – L'ILE-BOUCHARD. Prieuré Saint-Léonard
Autore: «maître de Saint-Léonard»
Periodo artistico: 1130-1140
Rilevatore: AC

DANIMARCA – HELSINGØR. Chiesa di Santa Maria, con Ultima Cena

Affresco, fine XVI – metà XVII secolo

La chiesa di Sanctae Mariae dell’ex priorato carmelitano, sorto del XV secolo, è diventata la cattedrale della città. Con la riforma del 1536 stava per essere demolita ma, grazie all’intervento degli olandesi e tedeschi che abitavano nella città, fu salvata.

Sul soffitto della navata laterale sud, un’Ultima Cena, con una testa di cinghiale o maiale al centro del tavolo.

Immagini da
http://fratellocibo.blogspot.com/2016/01/il-maiale-servito-nellultima-cena.html

Localizzazione: DANIMARCA – Helsingør. Chiesa di Santa Maria
Autore: ignoto
Periodo artistico: fine XVI – metà XVII secolo
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – FRAUENFELD. Museo storico del Cantone Thurgau/Turgovia, con Ultima Cena

Dipinto a olio di anonimo, circa 1500

Immagine da
https://olivierbauer.org/alimentation-et-spiritualite/la-cene/moyen-age/

Link
https://www.muse.tg/

Localizzazione: CONFEDERAZIONE ELVETICA – FRAUENFELD. Museo storico del Cantone Thurgau/Turgovia -  Schloss Frauenfeld, Rathausplatz 2
Autore: ignoto
Periodo artistico: 1500
Rilevatore: AC

FIRENZE. Museo dell’Opera del Duomo, formella della porta nord del Battistero di L. Ghiberti, con Ultima Cena

Formella bronzea eseguita da Lorenzo Ghiberti tra il 1403 e il 1424

La porta nord del Battistero, in modo analogo al quella di Andrea Pisano, è suddivisa in 28 formelle con scene inquadrate dalla medesima cornice a losanga lobata. Le prime 20 formelle superiori narrano storie del Nuovo Testamento, e si susseguono nelle file su entrambi i battenti e a partire dalla fila inferiore; le ultime due file mostrano i quattro Evangelisti (penultima fila) e quattro Dottori della Chiesa (ultima fila). L’opera è firmata al centro, sopra le formelle della Natività e dell’Adorazione dei Magi: “OPVS LAUREN/TII•FLOREN/TINI”.
Questa porta si trovava originariamente ad est e fu spostata poi a nord vista la bellezza dell’ultima porta eseguita, la porta del Paradiso.
Dopo il restauro del 2013-2015 (durante il quale è stata rimessa in luce gran parte della doratura originale) la porta è stata esposta nel nuovo Museo dell’Opera del Duomo e sostituita da una copia.

La formella si trova nella terza fila dall’alto, l’ultima a destra. Gli Apostoli sono collocati tutto intorno a una mensa rettangolare al cui capotavola sinistro sta Gesù.

 

Immagini da Wikimedia Commons

Link
https://it.wikipedia.org/wiki/Battistero_di_San_Giovanni_(Firenze)

https://it.wikipedia.org/wiki/Porta_nord_del_battistero_di_Firenze

Localizzazione: FIRENZE. Museo dell'Opera del Duomo
Autore: Lorenzo Ghiberti
Periodo artistico: 1403 - 1424
Rilevatore: AC

FIRENZE. Battistero di San Giovanni, mosaico con Ultima Cena

Opera di incerta attribuzione, realizzata tra il 1255 e il 1330 circa

In uno degli spicchi della cupola ci sono le scene della Strage degli Innocenti, dell’Ultima Cena e del Bacio di Giuda che Roberto Longhi avvicinò allo stile di Taddeo Gaddi parlando di un “Penultimo Maestro del Battistero”.
Lionello Venturi rilevò un forte senso per la decorazione derivata dai mosaici romani e gli intarsi cosmateschi, con figure robuste e massicce che possono richiamare le opere di Cimabue.
Il nome del Gaddi venne però rifiutato, riguardo a queste storie, da Pietro Toesca e da Mario Salmi.
L’ipotesi più seguita resta quindi quella del “Penultimo Maestro del Battistero”, il più vivace dei maestri del ciclo, caratterizzato anche da un forte accento plastico.

Immagini e info
https://it.wikipedia.org/wiki/Mosaici_del_battistero_di_Firenze

Localizzazione: FIRENZE. Battistero di San Giovanni
Autore: 1255 - 1330
Rilevatore: AC

USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts Museum, stampa con Ultima Cena di A. Altdorfer

Opera (7,3 × 4,8 cm) dell’incisore tedesco Albrecht Altdorfer (1480-1538), circa 1513

Dono di Mrs. James E. Scripps, inventario numero 09.1S8.2

Info e immagine da
https://www.dia.org/art/collection/object/last-supper-24454

Localizzazione: USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts Museum
Autore: Albrecht Altdorfer (1480-1538)
Periodo artistico: 1513
Rilevatore: AC

USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts Museum, dittico eburneo con Ultima Cena

Opera di ignoto artista francese, XIV secolo

Dono di Robert H. Tannahill, inventario numero 40.165

I dittici da usare nella devozione privata come questo esempio furono scolpiti in gran numero, spesso nelle botteghe professionali, specialmente durante il XIV secolo. Il racconto si legge da sinistra a destra partendo dal basso, due o tre episodi in ogni scena; a sinistra ci sono Annunciazione e Visitazione; a destra Annunciazione ai Pastori, Natività e Adorazione dei Magi.
Al centro, a sinistra, Presentazione al Tempio e Cristo tra i dottori del tempio; a destra, Nozze di Cana e Ultima Cena.
In altro, a sinistra, Crocifissione, Resurrezione e Ascensione; a destra Pentecoste e Incoronazione della Vergine.

Nell’anta di destra, la scena centrale raffigura a destra il tavolo dell’Ultima Cena con Gesù e alcuni, Apostoli.

 

Info e immagine da
https://www.dia.org/art/collection/object/diptych-25008

Localizzazione: USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts Museum
Periodo artistico: XIV secolo
Rilevatore: AC

USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts Museum, ultima Cena, stampa di A. Dürer , 1509-1511

Stampa (12.7 × 9.8 cm) di Albrecht Dürer (1471-1528), realizzata nel 1509-1511

Dono di Mr. and Mrs. William A. ComstocK, inventario numero 44.296

Info e immagine da
https://www.dia.org/art/collection/object/last-supper-43117

Localizzazione: USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts Museum
Autore: Albrecht Dürer (1471-1528)
Periodo artistico: 1509-1511
Rilevatore: AC

USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts Museum, Ultima Cena, stampa di A. Dürer, 1523

Stampa su carta (21,3 × 29,8 cm), di Albrecht Dürer (1471-1528), realizzata nel 1523

Dono di Mrs.James E. Scripps, numero inventario 09.1S399

Info e immagine da
https://www.dia.org/art/collection/object/last-supper-43145

Localizzazione: USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts MuseumDurer,
Periodo artistico: 1523
Rilevatore: AC

USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts Museum, Ultima Cena di J. de Champaigne

Olio su tela, di Jean-Baptiste de Champaigne (1631 – 1681), circa 1678

Info e immagine da
https://www.dia.org/art/collection/object/last-supper-36769

Localizzazione: USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts Museum
Autore: Jean-Baptiste de Champaigne (1631 – 1681)
Periodo artistico: 1678
Rilevatore: AC

USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts Museum, Ultima Cena, stampa olandese

Stampa su carta (11.4 × 7.6 cm) di incisore olandese, tratta da opere di Lucas van Leyden, (XV – XVI secolo), serie della Passione di Cristo, realizzate tra 1521 e 1887
Dono di Mrs. James E. Scripp, inventario numero 09.1S710.1

Informazioni e immagine da
https://www.dia.org/art/collection/object/last-supper-24454

Localizzazione: USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts Museum
Periodo artistico: 1521 - 1887
Rilevatore: AC