USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts Museum, ultima Cena, stampa di A. Dürer , 1509-1511

Stampa (12.7 × 9.8 cm) di Albrecht Dürer (1471-1528), realizzata nel 1509-1511

Dono di Mr. and Mrs. William A. ComstocK, inventario numero 44.296

Info e immagine da
https://www.dia.org/art/collection/object/last-supper-43117

Localizzazione: USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts Museum
Autore: Albrecht Dürer (1471-1528)
Periodo artistico: 1509-1511
Rilevatore: AC

USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts Museum, Ultima Cena, stampa di A. Dürer, 1523

Stampa su carta (21,3 × 29,8 cm), di Albrecht Dürer (1471-1528), realizzata nel 1523

Dono di Mrs.James E. Scripps, numero inventario 09.1S399

Info e immagine da
https://www.dia.org/art/collection/object/last-supper-43145

Localizzazione: USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts MuseumDurer,
Periodo artistico: 1523
Rilevatore: AC

USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts Museum, Ultima Cena di J. de Champaigne

Olio su tela, di Jean-Baptiste de Champaigne (1631 – 1681), circa 1678

Info e immagine da
https://www.dia.org/art/collection/object/last-supper-36769

Localizzazione: USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts Museum
Autore: Jean-Baptiste de Champaigne (1631 – 1681)
Periodo artistico: 1678
Rilevatore: AC

USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts Museum, Ultima Cena, stampa olandese

Stampa su carta (11.4 × 7.6 cm) di incisore olandese, tratta da opere di Lucas van Leyden, (XV – XVI secolo), serie della Passione di Cristo, realizzate tra 1521 e 1887
Dono di Mrs. James E. Scripp, inventario numero 09.1S710.1

Informazioni e immagine da
https://www.dia.org/art/collection/object/last-supper-24454

Localizzazione: USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts Museum
Periodo artistico: 1521 - 1887
Rilevatore: AC

USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts Museum, Ultima Cena di B. West

Olio su tela (248.9 × 356.9 cm) dell’artista americano Benjamin West (1738-1820), realizzata nel 1786

Acquistato da Foundation Fund and Gibbs-Williams Fund. Inventario numero 80.101

Informazioni e immagine da
https://www.dia.org/art/collection/object/last-supper-64793

Localizzazione: USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts Museum
Autore: Benjamin West (1738-1820)
Periodo artistico: 1786
Rilevatore: AC

USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts Museum, Ultima Cena, stampa di H. Goltzius.

Stampa su carta (20 × 13.3 cm ) dell’incisore olandese Hendrick Goltzius (1558-1617), realizzata nel 1598

Dono di Mrs. James E. Scripp, inventario numero 09.1S534

Informazioni e immagine da
https://www.dia.org/art/collection/object/last-supper-46107

Localizzazione: USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts Museum
Autore: Hendrick Goltzius (1558-1617)
Periodo artistico: 1598
Rilevatore: AC

USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts Museum, Ultima Cena, stampa di M. Raimondi

Incisione e stampa su carta (28.9 × 43.5 cm) di Marcantonio Raimondi (1487-1534) tratto da un’opera di Raffaello, 1515-1516

Dono di Mrs. James E. Scripp, inventario numero 09.1S892

Info e immagine da
https://www.dia.org/art/collection/object/last-supper-57931

Localizzazione: USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts Museum
Autore: Marcantonio Raimondi,(1487-1534)
Periodo artistico: 1515-1516
Rilevatore: AC

USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts Museum, Ultima Cena su vetro

Vetro colorato (diametro 23,8 cm), tratta da un’opera dell’artista olandese Jacob Cornelisz. van Oostsanen (attività 1477-1533), realizzata nel 1514-1525.
Acquistato dal fondo Octavia W. Bates, inventario numero 36.96

Info e immagine da
https://www.dia.org/art/collection/object/last-supper-25928

Localizzazione: USA – DETROIT. Detroit Institute of Arts Museum
Periodo artistico: 1514-1525
Rilevatore: AC

COLICO, frazione VILLATICO (LC), Chiesa di San Rocco, con Ultima Cena

Affresco (250 x 600 cm), di ignoto, risalente al XVI secolo

La chiesetta, forse edificata nel XIV secolo, era dedicata a San Sebastiano, ma durante i secoli XVII e XIX, in seguito a diverse epidemie che colpirono la zona, la popolazione iniziò ad invocare san Rocco e così venne mutata la dedicazione. L’edificio fu ristrutturato nel XV secolo e i lavori proseguirono fino al XVII.
L’affresco dell’Ultima Cena fu rinvenuto nel corso di una campagna di restauro conclusi nel 2002.
Giuda è inginocchiato e porta l’aureola. Un agnello è in una originale marmitta e accompagnato da erbe amare secondo il rito ebraico voluto dal Levitico. Vi è anche un piatto di portata con un maialino, certamente un elemento antistorico perché gli ebrei non mangiavano il maiale, ma per gli abitanti di questo territorio doveva essere un cibo abituale.
Oltre alle pagnotte, che sembrano più polentine, vi sono bicchieri di vino rosso e ciliegie.

All’interno della chiesa è conservato anche un affresco cinquecentesco raffigurante il Martirio di San Sebastiano tra questo e l’Ultima Cena si intravede una sinopia secentesca raffigurante san Sebastiano con san Rocco, probabilmente accanto alla Vergine. Lungo la parete sinistra è raffigurato sant’Antonio abate con la caratteristica croce a tau. Al suo fianco si vede un’altra figura di san Sebastiano. Sul lato opposto della chiesa si trovano gli affreschi con le immagini di sant’Agnese che regge un libro e santa Brigida che tiene in mano una lunga penna.

 

Immagini da
https://www.montagnelagodicomo.it/listings/chiesa-san-rocco-villatico
https://prolocolario.it/index.php/2011/09/villatico-chiesa-di-san-rocco-lultima-cena/

Link
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Rocco_(Colico)
http://museocontadinocolico.weebly.com/edifici-storici.html

Localizzazione: COLICO, frazione VILLATICO (LC), Chiesa di San Rocco
Periodo artistico: XVI

FRANCIA – CHAURIAT. Chiesa di Saint-Julien, capitello con Ultima Cena

Scultura, XII-XIII secolo

La chiesa è un ex priorato che dipendeva dall’ordine cluniacense per la sua donazione nel 1016 (dal vescovo di Clermont, Étienne e suo fratello Robert, conte d’Auvergne) con le altre chiese di Chauriat presso il priorato di Sauxillanges.
L’edificio attuale fu costruito nel XII secolo e completato nel 1201. La chiesa è stata classificata come monumento storico dal 1840.

Un capitello è scolpito con un’Ultima Cena in cui il Cristo benedicente si distingue per l’aureola e la testa più grande di quelle degli Apostoli. I pani e i pesci attirano lo sguardo tanto quanto i piedi uguali e stretti che sporgono sotto una corta tovaglia. Su un lato del capitello c’è anche la scena della Lavanda dei piedi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Immagini da
https://photos-eglises.fr/Auvergne/63/Chauriat/stjulien.htm
http://jalladeauj.fr/tablesromanes/styled-6/styled-11/

Link
https://fr.wikipedia.org/wiki/%C3%89glise_Saint-Julien_de_Chauriat

https://www.patrimoine-religieux.fr/eglises_edifices/63-Puy-de-D%C3%B4me/63106-Chauriat/177578-EgliseSaint-Julien

 

 

Localizzazione: FRANCIA – CHAURIAT. Chiesa di Saint-Julien
Autore: XII-XIII secolo
Rilevatore: AC

GERMANIA – BREMA. Museo della Cattedrale, scultura con Ultima Cena

Scultura, inizi XV secolo

Alcuni rilievi e affreschi dell’edificio romanico sono stati esposti in questo museo, creato dopo i restauri degli anni Settanta del Novecento.
Nella sala 2 sono conservati capitelli e sculture rimosse durante le ricostruzioni del XIX secolo.
Fra essi un’Ultima Cena, forse la lunetta di un portale.

Immagine da
http://www.pasaj.ch/la-cene-representee-des-ecrevisses-aux-os-23/

Localizzazione: GERMANIA – BREMA. Museo della Cattedrale
Periodo artistico: inizi XV secolo
Rilevatore: AC

FRANCIA – BEAUCAIRE. Collegiata di Notre-Dame-des-Pommiers, con Ultima Cena

Fregio del XII-XIII secolo

La chiesa è stata ricostruita nel XVIII secolo.
Un lungo fregio romanico, unica vestigia dell’antica chiesa di Notre Dame, è stato inglobato nella parete orientale del campanile. Raffigura anche l’Ultima Cena, oltre ad altre scene della Passione. Iconograficamente simile alla Cena di Saint Gilles du Gard.

Immagini da Wikimedia Commons

Link
https://fr.wikipedia.org/wiki/Collégiale_Notre-Dame-des-Pommiers_de_Beaucaire

Localizzazione: FRANCIA – BEAUCAIRE. Collegiata di Notre-Dame-des-Pommiers
Periodo artistico: XII-XIII secolo
Rilevatore: AC

SPAGNA – BARCELLONA. Museo d’arte catalana, Ultima Cena di P. Vergòs

Il dipinto faceva parte della pala d’altare (retablo) di San Sebastiano che era sull’altare maggiore della chiesa di San Sebastiano a Granolles.
È considerato il lavoro della bottega dei Vergós, con alcune parti di Juan Gascó, ed è datato 1495-1500.
La pala d’altare fu smantellata nel 1775 e sostituita da una nuova proveniente dalla basilica di La Merced a Barcellona. Da quel momento, la pala d’altare smontata fu conservata nella casa parrocchiale di Granollers,a ma era di proprietà del comune di Granollers fino a quando nel 1917 il MNAC, dopo una lunga trattativa, acquistò i quattordici scomparti.

La tavola dell’Ultima Cena riporta, a destra, la raffigurazione della Preghiera nell’orto.

 

 

Immagini da Wikimedia Commons

Link
https://www.museunacional.cat/en/colleccio/last-supper-agony-garden/grup-vergos/024154-002

https://es.wikipedia.org/wiki/Retablo_de_San_Esteban_Protomártir_(Granollers)

Localizzazione: SPAGNA – BARCELLONA. Museo d'arte catalana
Autore: bottega dei Vergós
Periodo artistico: 1495-1500
Rilevatore: AC

SPAGNA – BARCELLONA. Museo d’arte catalana, stampa con Ultima Cena di J. B. Flaugier

Opera (22,8 x 29,8 cm), di Josep Bernat Flaugier (1757–1813), realizzata tra il 1790 e il 1800

Non esposto. Numero inventario 001216-D
Acquisizione dalla collezione Casellas, 1911

Immagine e notizie da
https://www.museunacional.cat/en/colleccio/last-supper/josep-bernat-flaugier/001216-d

Localizzazione: SPAGNA – BARCELLONA. Museo d'arte catalana
Autore: Josep Bernat Flaugier (1757 – 1813)
Periodo artistico: 1790 - 1800
Rilevatore: AC

SPAGNA – BARCELLONA. Museo d’arte catalana, stampa con Ultima Cena di P. Rigalt

Stampa ( 10,6 x 17,4 cm), di Pau Rigalt (Barcellona, 1778 – 1845), realizzata nel 1820-1830

Non esposto. Numero inventario 003294-D
Acquistato dal Museo nel 1911.

Immagine e notizie da
https://www.museunacional.cat/en/colleccio/last-supper/pau-rigalt/003294-d

Localizzazione: SPAGNA – BARCELLONA. Museo d'arte catalana
Autore: Pau Rigalt (Barcellona, 1778 – 1845)
Periodo artistico: 1820 - 1830

SPAGNA – BARCELLONA. Museo d’arte catalana, Ultima Cena di A. de Comontes

Pittura a olio, raffigurante la Crocefissione e al di sotto l’Ultima Cena. Opera realizzata da Antonio de Comontes (?-1547 circa) tra il 1515 e il 1540.

Non esposto. Numero inventario 200712-002

Immagine da
https://www.museunacional.cat/en/colleccio/crucifiction-and-last-supper/antonio-de-comontes/200712-002

Localizzazione: PAGNA – BARCELLONA. Museo d'arte catalana
Autore: Antonio de Comontes
Periodo artistico: 1515 -1540
Rilevatore: AC

SPAGNA – BARCELLONA. Museo d’arte catalana, scultura con Ultima Cena

Alabastro scolpito, (28 x 77 x 6 cm), Isidre Espinalt (1658-1737), realizzato nel 1695

Lasciato in eredità da Antònia de Miró i Anguera nel 1948.
Non esposto. Inventario numero 043838-000
Proveniente dal Monastero certosino di Escaladei (La Morera de Montsant, Priorato)

Immagine e notizie da
https://www.museunacional.cat/en/colleccio/last-supper/isidre-espinalt/043838-00r

Localizzazione: SPAGNA – BARCELLONA. Museo d'arte catalana
Autore: Isidre Espinalt (1658-1737)
Periodo artistico: 1695
Rilevatore: AC

FRANCIA – SAINT-GILLES DU GARD, Chiesa di Saint Gilles, scultura di Ultima Cena

Scultura del portale principale, XII secolo

Sant’Egidio (Gilles) eremita, figura molto venerata nel Medioevo, forse nato ad Atene (e il nome deriverebbe da Egeo, cioè Greco), secondo la tradizione leggendaria, si recò in Provenza dove fondò un monastero/abbazia nei pressi di Arles in cui fu nominato abate e li morì presumibilmente nell’VIII secolo. L’abbazia, di incerta origine, menzionata nell’814, inizialmente era dedicata ai Santi Pietro e Paolo, poi nel IX secolo fu intitolata a Sant’Egidio e anche la località dove sorgeva prese il nome dal Santo.
Nel 1116 venne iniziata la costruzione di una Chiesa annessa all’abbazia su due piani, una inferiore o cripta, contenente la tomba di sant’Egidio, ed una superiore. Nel 1132 terminarono i lavori della chiesa inferiore, mentre tra il 1140 e il 1160, si iniziò a scolpire la facciata, ma l’intera struttura fu completata successivamente, infatti il transetto venne realizzato nel XIV secolo. In facciata vi sono tre portali scolpiti.


Sopra il portale principale, il più grande, è scolpita sull’architrave l’Ultima Cena, sul lato sinistro di chi guarda, la scena della Lavanda dei piedi. Gli elementi architettonici si rifanno all’arte antica, come i capitelli corinzi. Sopra, nella lunetta del portale, circondato dai simboli degli Evangelisti, un Cristo in maestà.La tavola rettangolare della Cena è coperta da una tovaglia che forma festoni dando rilievo alla scena. Purtroppo alcuni volti degli Apostoli sono danneggiati.

 

La Chiesa conserva all’interno un dipinto con l’Ultima Cena vedi:
https://www.ultimacena.afom.it/francia-saint-gilles-du-gard-chiesa-di-saint-gilles-dipinto-di-ultima-cena/

 

 

 

 

Immagini e link
https://www.bienvenueenprovence.fr/it/visita/chiesa-abbaziale-di-saint-gilles-du-gard/

http://pasperdus.canalblog.com/archives/2008/11/02/11202310.html

Localizzazione: FRANCIA – SAINT-GILLES DU GARD, Chiesa di Saint Gilles
Rilevatore: AC

PETRALIA SOPRANA (PA). Biblioteca comunale, con Ultima Cena

Olio su tela, autore ignoto, XVIII secolo.

La Biblioteca Comunale “Frate Umile” conserva un olio su tela raffigurante l’Ultima Cena (Sacra Cena), del Settecento.
Il dipinto, che era stato installato prima in Comune e poi nella Biblioteca, proviene dalla distrutta Chiesa di Maria SS. Annunziata del Carmelo, che era la chiesa del convento dei Carmelitani, oggi adibito a municipio. La Chiesa fu demolita nel 1920 per lasciare spazio alla realizzazione di quella che oggi è Piazza del Popolo. Era sorta probabilmente nel XVI secolo; possedeva molte opere d’arte di pittura e scultura che vennero disperse in varie sedi.

Immagine e informazioni da
http://petraliastoriaviva.blogspot.com/2018/06/la-chiesa-fantasma.html

Localizzazione: PETRALIA SOPRANA (PA). Biblioteca comunale - Piazza frate Umile Pintorno, 36
Rilevatore: AC

OCRE (AQ). Convento di Sant’Angelo, con Ultima Cena

Affresco nel refettorio, di Saturnino Gatti, XV-XVI secolo

Una comunità di monache benedettine era accanto alla chiesa silvestre di Sant’Angelo d’Ocre, documentata dal 1409 al 1480. Papa Sisto IV, l’8 dicembre 1480, soppresse il monastero femminile, che versava in difficoltà soprattutto per l’asprezza e solitudine del luogo, e lo concesse all’Ordine dei Frati Minori. Tra i principali promotori dell’operazione ci fu frate Bernardino da Fossa (detto spesso “aquilano” per distinguerlo dal più celebre omonimo senese).

Il monastero conserva il dipinto di uno dei pittori più famosi d’Abruzzo, Saturnino Gatti (1463 circa – 1518 circa) che nella sua “Ultima Cena “, scende in campo con le doti artistiche, che aveva probabilmente acquisito da Leonardo da Vinci; i due si conobbero infatti nella scuola del Verrocchio.
La scena sulla parete di fondo del refettorio ha una trave in legno dipinta che divide il dipinto in due parti: quella superiore, la lunetta, presenta le immagini di cinque angeli che recano gli strumenti della Passione e annunciano l’imminente sacrificio; la scena sottostante raffigura la tavola imbandita.
Sulla trave c’è un’iscrizione latina: “silentium oris et pedum”, che è un’ammonizione che l’artista fa ai frati, invitandoli a non fare rumore né con la bocca né con i piedi e quindi a rispettare questo momento solenne.
La prima cosa che colpisce dell’affresco è il volto degli Apostoli che sembrano essere segnati da un profondo dolore.
La scena ha lo sfondo nero e i personaggi sembrano venire fuori da questo sfondo ispessiti con tecniche cromatiche che creano anche prospettiva. Quasi a descrivere quanto accade a volerla indicare coloro che dal basso la osservano ci sono, sulla sinistra del tavolo, le figure di san Bernardino da Siena e di san Francesco, attenti spettatori.

Bibliografia
Bologna, F., Le Arti nel Monastero e nel territorio di Sant’Angelo d’Ocre, in Savastano, C., (a cura di),  Sant’Angelo d’Ocre, Verdone editore, Castelli 2009
Savastano, C. (a cura di), Sant’Angelo d’Ocre, Verdone editore, Castelli 2009
Maccherini, M.; Pezzuto, L., Saturnino Gatti e la sua bottega in Maccherini, M. (a cura di), L’arte aquilana del Rinascimento, L’Una, L’Aquila 2010

Immagine da
https://semisottolapietra.wordpress.com/2019/07/01/o-pace-qua-davvero-e-il-tuo-regno-il-convento-di-santangelo-docre/amp/

Info
https://www.inabruzzo.it/ocre-convento-di-santangelo.html

Localizzazione: OCRE (AQ). Convento di Sant'Angelo
Autore: Saturnino Gatti
Periodo artistico: XV-XVI secolo
Rilevatore: AC

MONTICHIARI (BS). Duomo di Santa Maria Assunta, con Ultima Cena del Romanino

Olio su tela, del Romanino, 1542-1543

L’edificio attuale fu eretto tra il 1729 e il 1754 per sostituire il duomo di Santa Maria Maggiore, costruito intorno al 1400, su commissione del cardinale Angelo Maria Querini, vescovo di Brescia.

Sull’altare del Santissimo Sacramento, il secondo sul lato sinistro, vi è la tela di Girolamo Romani detto il Romanino (Brescia, 1484 circa – 1566 circa), raffigurante l’Ultima Cena. 
La tela è stata restaurata nel 2018-19.

Immagine da Wikimedia Commons

Link
https://www.montichiarimusei.it/

Localizzazione: MONTICHIARI (BS). Duomo di Santa Maria Assunta
Autore: Girolamo Romani detto il Romanino
Periodo artistico: 1542-1543
Note storiche: https://it.wikipedia.org/wiki/Duomo_di_Montichiari
Rilevatore: AC

GEORGIA – UBISA. Monastero di San Giorgio, con Ultima Cena

Affresco nella cupola centrale, Gerasim, XIV secolo

Il monastero di Ubisa (a volte erroneamente scritto Ibisa o Ibisi, nella parte occidentale della Georgia, nella regione di Imereti), fu fondato intorno all’820. Su insistenza del re di Abkhaz Demetre II, questo luogo fu scelto da San Grigol (Gregory) di Khandzta, famoso chierico e fondatore di molti monasteri. La chiesa è a navata unica piuttosto lunga. Successivamente all’aula furono annesse cappelle da tre lati.
Gli affreschi all’interno della chiesa sono le opere più preziose del monastero, uno dei migliori esempi della cosiddetta pittura religiosa in stile Paleologo, eseguite nel XIV secolo dall’artista Gerasim, rappresentante della scuola artistica locale.

Immagine da Wikimedia Commons

Localizzazione: GEORGIA – UBISA . Monastero di San Giorgio
Autore: Gerasim
Periodo artistico: XIV secolo
Rilevatore: AC

CUNEO. Seminario vescovile, con Ultima Cena di A. Parentani

Olio su tela sulla parete di fondo dell’Aula Magna del Seminario, di Antonio Parentani, inizi XVII secolo

“L’opera è stata per lungo tempo pressoché ignorata dagli studi ed è rimasta senza un autore e una provenienza sino a pochi anni fa. Nel corso delle ricerche archivistiche sulle soppressioni napoleoniche, Francesca Quasimodo aveva proposto di identicarla con il «gran quadro in testa alla Scala [della Certosa di Pesio] rappresentante la Cena del Signore», citata negli inventari del 1802. In seguito, il dipinto viene trasportato a Cuneo dalle milizie francesi e ricoverato insieme a molti altri tableaux nella biblioteca di San Francesco e Santa Chiara. Salvatosi in qualche modo dalla vendita all’asta (fortuna che non ebbero molte altre opere oggi disperse), giunse in Seminario all’inizio del 1822.
Fu esposto e studiato per la prima volta in occasione della mostra “La Carità svelata. Il patrimonio artistico della Confraternita e dell’Ospedale di Santa Croce in Cuneo”, allestita nel 2007 in San Francesco e curata da Giovanna Galante Garrone, Giovanni Romano e Gelsomina Spione. Proprio la scheda di Romano mette per la prima volta in relazione la tela con il pittore Antonino Parentani, dal 1602 primo pittore di corte di Carlo Emanuele I. A partire da questa data, Parentani è coinvolto nella decorazione del castello di Torino (attuale Palazzo Madama) e delle altre residenze ducali, ma soprattutto nel cantiere di rinnovamento della Grande Galleria di Carlo Emanuele I, avviato dal 1606 con il coordinamento di Federico Zuccari. La Grande Galleria collegava il Palazzo ducale di Torino all’antico castello e fu distrutta da un incendio nel 1659 e definitivamente demolita in epoca napoleonica. Poco dopo questa grande impresa, ritroviamo Parentani insieme alle medesime maestranze (in particolare gli stuccatori Rusca) alla Certosa di Pesio, per la decorazione a stucco e ad affresco del ricchissimo catino absidale e per la redazione delle due importanti tele con santi certosini, oggi a Madonna dell’Olmo.
Confrontando la tela del Seminario con la Pentecoste di Gassino e inquadrandola nella campagna decorativa della Certosa, Romano restituiva dunque l’opera ad uno degli interpreti di primo piano della cultura artistica del Piemonte tra XVI e XVII secolo, protagonista del rinnovamento dell’immagine della corte torinese in chiave moderna. E facendo ciò restituiva a noi tutti non solo la storia di un’opera, ma le coordinate per leggere la geografia culturale di un intero territorio.”
Laura Marino, direttore del Museo diocesano di Cuneo

Testo e immagine tratti da
http://cultura.diocesicuneo.it/2021/01/07/restituire-la-storia/

Localizzazione: CUNEO. Seminario vescovile - Via A. Rossi, 28
Autore: Antonio Parentani
Periodo artistico: inizi XVII secolo
Rilevatore: AC

CELANO (AQ). Convento di Santa Maria Valleverde, con Ultima Cena

Affresco nel refettorio, XVI secolo

La chiesa venne edificata nel 1508, anno riportato sull’architrave del portale. Chiamata in origine Sanctae Mariae de Valleviridi è stata affiancata dal convento dei frati minori riformati di San Giovanni da Capestrano. L’atto della sua fondazione risale al 1504, mentre furono Lionello Accrocciamuro e sua moglie Jacovella da Celano a favorire il suo progetto nella prima metà del XV secolo. Nel 1902 è stata dichiarata monumento nazionale.
Fu gravemente danneggiata dal terremoto della Marsica del 1915, ma ricostruita secondo gli schemi originali, ad eccezione del campanile. Conserva parecchie opere d’arte, soprattutto nella cripta. Altri affreschi del XVI secolo con storie della Vergine e le sette scene della Passione sono stati attribuiti al pittore bresciano Paolo Zoppo.

Nel refettorio, una parete contiene le scene dell’Ultima Cena, dell’Orazione nell’Orto e dell’Arresto di Gesù, di incerta attribuzione, realizzate nel XVI secolo. La Cena si svolge in un ambiente con alte colonne tortili.

Immagini da
https://www.facebook.com/visitcelano/photos/pcb.2659132090804557/2659131617471271/

Localizzazione: CELANO (AQ). Convento di Santa Maria Valleverde
Autore: ignoto
Periodo artistico: XVI secolo
Rilevatore: AC

CARUNCHIO (CH). Chiesa del Purgatorio, con Ultima Cena

Affresco, ignoto pittore, XV secolo

Annessa probabilmente ad un convento e in epoca medioevale adibita a funzioni funerarie, questa piccola chiesa si trova appena al di fuori delle antiche mura del borgo. Conserva un rosone e un portale in pietra decorato con eleganti motivi a fogliame, di tradizione gotica.
Al suo interno, l’unica navata, restaurata nel XVIII secolo, custodisce un ciclo di affreschi rinascimentali della Passione di Cristo, riscoperti solo nel 1997, dopo essere stati obliterati sotto uno strato di calce durante gli anni della Prima Guerra Mondiale.
Di particolare interesse è, nella scena dell’Ultima Cena, la presenza (in alto a sinistra di chi guarda) di una figura maschile in abiti quattrocenteschi, forse il committente dell’opera o l’artista stesso, ma soprattutto una figura femminile recante un’ampolla tra le mani, posta alle spalle di Cristo, nella parte centrale della scena e forse identificabile con la Maddalena. Però la presenza di Giuda in primo piano, abito giallo e borsa dei denari, la qualificherebbe come Ultima Cena, non come Cena in casa di Simone il Fariseo a Betania.

Immagine da
https://www.inabruzzo.it/carunchio.html

Link
https://www.histonium.net/notizie/territorio/38367

Localizzazione: CARUNCHIO (CH). Chiesa del Purgatorio
Periodo artistico: XV secolo
Rilevatore: AC

CARAMANICO TERME (PE). Chiesa di Santa Maria Maggiore, con Ultima Cena

Olio su tela, autore ignoto o Angelo Giuseppe Ronzi, 1995.

La chiesa di Santa Maria Maggiore o S. Maria Assunta, costruita interamente in pietra locale, rivela caratteri romanico-gotici del XV sec. Ha pianta rettangolare con abside rettangolare. Il portale gotico, del 1452, presenta ricche ornamentazioni scultoree. L’interno della chiesa fu completamente trasformato nel 1595.

La tela raffigurante l’ Ultima Cena” si trova sopra l’altare maggiore.

 

Immagine in alto elaborata da
http://www.dailyslow.it/una-passeggiata-caramanico-terme/

Informazioni da
https://www.comunecaramanicoterme.it/Abbazia-di-Santa-Maria-Maggiore.htm
https://abruzzoturismo.it/it/chiesa-santa-maria-maggiore-caramanico-terme-pe

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1300061458

Localizzazione: CARAMANICO TERME (PE). Chiesa di Santa Maria Maggiore
Rilevatore: AC

CAPESTRANO (AQ). Convento di San Francesco e San Giovanni da Capestrano, con Ultima Cena

Affresco, autore di ambito abruzzese, 1544

Convento fondato nel 1447 per volontà di san Giovanni da Capestrano (la sua casa natale è nel centro antico, ai piedi del castello).
l ciclo di affreschi del refettorio è suddiviso in sei scene su due ordini. Le scene del livello inferiore, separate da paraste ioniche dipinte, sono: san Francesco riceve le stigmate, Crocifissione e Santi, Predica di San Bernardino, Episodi della Passione di Cristo: Lavanda, Ultima Cena e Cattura nel Getsemani.
L’episodio dell’Ultima Cena è posto nel riquadro centrale del livello inferiore del ciclo. La scena si svolge in un ambiente rivestito di tessuto e con una balaustra in alto. Al centro siede il Cristo in posizione frontale circondato dai due gruppi di apostoli in atteggiamento concitato.

 

 

 

 

 

Immagini e informazioni da
http://www.culturaitalia.it/opencms/museid/viewItem.jsp?language=it&id=oai%3Aculturaitalia.it%3Amuseiditalia-work_86538

Localizzazione: CAPESTRANO (AQ). Convento di San Francesco e San Giovanni da Capestrano - Via San Giovanni, 1
Autore: ignoto
Periodo artistico: 1544
Rilevatore: AC

CAPORCIANO, frazione BOMINACO (AQ). Oratorio di San Pellegrino, con Ultima Cena

Affresco, secolo XIII

L’oratorio, dedicato al Santo cui era intitolata la prima comunità religiosa, fu ricostruito nel 1263 per iniziativa dell’abate Teodino, secondo quanto si legge in due iscrizioni, una sull’architrave del piccolo rosone della facciata posteriore e l’altra sui plutei del cancello presbiteriale.
L’edificio, a pianta rettangolare, è preceduto da un portichetto a tre arcate frontali e due laterali, costruito più tardi impiegando rocchi di colonne di età romana. L’interno, una stretta e lunga aula, con volta a botte a sesto acuto spartita in quattro campate da archi trasversali a ogiva impostati su pilastrini, è completamente rivestito di affreschi del secolo XIII (salvo alcune figure votive del ‘400), che costituiscono uno dei più importanti cicli pittorici della regione.
Gli affreschi sono dovuti a tre pittori, che si distinguono convenzionalmente con i nomi di «Maestro della Passione», «Maestro dell’Infanzia» e «Miniaturista». Spetterebbero al primo, che appare la personalità più colta e importante, tutti i dipinti delle pareti, nonché l’Ultima Cena. Al «Maestro dell’Infanzia» le scene dipinte nelle prime due campate delle volte, e al terzo artista tutti i dipinti della volta nella terza campata.
Il ciclo della Passione invece ha le prime due scene in controfacciata, immediatamente al di sotto dell’ultima scena del ciclo dell’Infanzia. Si apre attraverso i due episodi sovrapposti raffiguranti l’Entrata a Gerusalemme, che segue uno schema bizantino tradizionale e la Lavanda dei piedi. Si passa poi alla parete adiacente, a sinistra/nord, con l’Ultima Cena, che occupa tutta la lunghezza della prima campata e sconfina sopra l’imposta della volta. Il Cristo è posto all’estremità sinistra e Giuda, privo di aureola, molto più piccolo delle altre figure, in primo piano anteriormente al tavolo.

Immagini e informazioni da da
https://www.tripadvisor.it/
http://www.iluoghidelsilenzio.it/oratorio-di-san-pellegrino-caporciano-aq/
http://www.culturaitalia.it/
https://www.halleyweb.com/

Bominaco (frazione di Caporciano, Aq). Oratorio di San pellegrino. Pitture della volta e della controfacciata nella zona dell’ingresso.

 

 

 

 

 

 

Localizzazione: CAPORCIANO, frazione BOMINACO (AQ). Oratorio di San Pellegrino
Periodo artistico: XIII secolo
Rilevatore: AC

BERGAMO. Aula della Curia vescovile o “Aula Picta”, con Ultima Cena

Affresco realizzato nel XIII secolo.

L’Aula della Curia Vescovile è l’ingresso al Palazzo Episcopale e si trova a fianco della Cappella Colleoni e della basilica di Santa Maria Maggiore. Documentata come “camera nova alta episcopatus” già dal 1225. Fu edificata unitamente all’ampliamento della attigua chiesa e originariamente si presentava imponente con un’altezza m. 9,40 che spiegherebbe il termine alta. In seguito venne posizionata una pavimentazione che divideva in altezza l’aula in due sezioni; qualla inferiore, poi adibita a deposito, era il luogo dove si svolgevano le udienze private.
L’aula fu completamente affrescata da autori ignoti con datazioni che vanno dal XII al XIV secolo, per questo è denominata “Aula Picta”.

Probabilmente la divisione dell’aula e gli affreschi furono realizzati durante i lavori di restauro commissionati dal vescovo Giovanni da Scanzo alla fine del XIII secolo.
Nel primo atrio vi è a destra l’ingresso al Palatium Episcopi. Sul lato sinistro, una bifora, probabilmente chiusa durante la ristrutturazione, riporta le effigi dei santi bergamaschi Narno vescovo, Viatore vescovo e Alessandro (in alto, a cavallo).
Al di sopra della bifora e alla sinistra di chi guarda, vi è il grande affresco raffigurante l’Ultima Cena e la Lavanda dei piedi. La tavola è riccamente apparecchiata, gli Apostoli sono su un lato , tranne Giuda.

Sono in corso indagini archeologiche nel sito e vi è il progetto di utilizzare l’Aula Picta come spazio espositivo del Museo Diocesano di Bergamo.

Immagini da Wikimedia Commons

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Aula_della_Curia_Vescovile

Localizzazione: BERGAMO. Aula della Curia vescovile o "Aula Picta"
Periodo artistico: XIII secolo
Rilevatore: AC

BERGAMO. Basilica di Santa Maria Maggiore, con Ultima Cena, 1347

Affresco, attribuibile al “Maestro dell’albero della vita”, realizzato nel 1347

Secondo la tradizione popolare, la chiesa fu edificata per ottemperare ad un voto fatto alla Madonna nel 1133 dai bergamaschi perché proteggesse la città dalla peste. Il 15 agosto 1137 il Vescovo di Bergamo Gregorio benedisse la prima pietra della Basilica di S. Maria Maggiore, eretta sul sito di una preesistente chiesa dell’VIII secolo dedicata alla Vergine. Nel 1351-53, Giovanni da Campione intraprese l’adattamento gotico della basilica con la realizzazione in marmi policromi del portale verso piazza Vecchia a tre ordini architettonici sovrapposti; il protiro, una loggetta con le statue di sant’Alessandro a cavallo e i santi Barnaba e Vincenzo, un’edicola con la Vergine e le sante Grata ed Esteria. Nel 1360 fu la volta del secondo portale, arricchito con formelle raffiguranti Cristo, gli Apostoli, immagini di Santi, oltre che con figure di manovali e lapicidi al lavoro; e nel 1367 il medesimo Giovanni da Campione, aiutato dal figlio, realizzò l’ultimo portalino nell’angolo di nord-est, con materiali più poveri e forme più dimesse.
All’interno della basilica, le reminiscenze di questa stagione gotica sopravvivono solo nel recupero di alcuni affreschi trecenteschi.

Alla testata del transetto destro della Chiesa vi sono affreschi d’ispirazione giottesca, con Storie di sant’Egidio, Madonna con Bambino e Santi e un‘Ultima cena (1347), che per caratteristiche artistiche sono riconducibili al Maestro dell’albero della vita (che affrescò tale scena sulla parete meridionale, a destra dell’abside tra il 1342 e il 1347).

L’Ultima Cena illustra il pensiero e il turbamento di ogni commensale, nel momento stesso in cui Cristo rivela il tradimento da parte di uno dei presenti porgendogli un pezzo di pane. La tavola imbandita su una bianca tovaglia, porta la simbologia eucaristica con il pane, le ciliegie, le brocche d’acqua e di vino e il pesce.

“L’affresco fu scoperto nel 1944, durante la campagna di restauri che interessò l’intera parete di fondo del braccio sinistro del transetto: in quella occasione, Arturo Cividini riportò alla luce tutti i dipinti murali che erano stati scialbati al tempo della riforma della Basilica rogettata da Pellegrino Tibaldi (Angelini, 1953, p. 48). Roberta Pellati, di recente, ha proposto di assegnare l’opera al “Maestro dell’Albero della Vita” che, secondo la studiosa, è autore della maggior parte degli affreschi della parete (Pellati, in “I pittori bergamaschi…Le origini”, 1992, p. 186); già Stella Matalon (1963, p. 399) aveva rilevato, nell’anonimo autore dell'”Ultima Cena”, una sensibilità affine a quella del maestro che nel 1347dipinse il grande “Albero della Vita” nel transetto destro, per “l’accento patetico marcato da un disegno nervosamente gotico”, senza spingersi però ad affermare una identità di mano; e in effetti la minore qualità del pittore dell’Ultima Cena, evidente soprattutto nella resa approssimativa dei particolari anatomici, sembra dare ragione alla cautela della Matalon.” tratto da: http://www.lombardiabeniculturali.it/opere-arte/schede/w6010-00248/

Immagini da Wikimedia Commons

Nella Basilica è conservata un’altra Ultima Cena,  dipinto di Francesco Bassano, 1585, vedi scheda.

Localizzazione: BERGAMO. Basilica di Santa Maria Maggiore
Periodo artistico: 1347
Note storiche: Link per la storia e arte della Basilica https://www.fondazionemia.it/it/basilica/storia https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_Santa_Maria_Maggiore_(Bergamo) https://it.wikipedia.org/wiki/Albero_della_vita_(Maestro_dell%27Albero_della_vita)

SPAGNA -BARCELLONA. Museo d’arte catalana, Ultima Cena di Jaume Serra

La scena fa parte di una pala d’altare con la Vergine, tempera con foglia d’oro su legno, 346.3 x 321 x 26 cm, realizzato da Jaume Serra (attivo dal 1358 al 1389-1395), 1367-1381
Esposto nella sala 23, acquistato dal Museo nel 1918, inventario numero 015916-CJT.

Proveniente dal Monastero di Santa María de Sigena (Villanueva de Sigena, Huesca).
Impostazione tradizionale, un diavolo nero sulla spalla di Giuda. Cristo ha il calice e l’ostia.

 

Informazioni e immagine da
https://www.museunacional.cat/en/colleccio/altarpiece-virgin/jaume-serra/015916-cjt

Localizzazione: SPAGNA -BARCELLONA. Museo d'arte catalana
Autore: Jaume Serra
Periodo artistico: 1367-1381
Rilevatore: AC

TAURANO (AV). Convento di San Giovanni in palco, con Ultime Cene

Affresco nel refettorio, di autore ignoto, 1646

Il Convento francescano di San Giovanni in Palco, fondato dal conte Niccolò Orsini tra il 1383 ed il 1396, fu donato ai frati Minori Conventuali. Nel 1517, in seguito alla divisione che si venne a determinare tra osservanti e conventuali, sancita da papa Leone X, il convento passò nelle mani degli osservanti che lo conservarono sino al 1602 , quando fu assegnato ai riformati.
La struttura originaria del convento fu radicalmente trasformata tra il XVII e XVIII secolo. Oltre alle tavole attribuite al “Maestro dell’Ascensione Piccolomini”, di fine XV secolo, rimane un affresco sulla parete sinistra del pronao raffigurante sant’Antonio da Padova legato alla pittura di Angiolillo Arcuccio.
Le decorazioni del chiostro e l’Ultima Cena affrescata nella parete di fondo del piccolo refettorio risalgono, invece, al XVII secolo.
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Scultura di Ultima Cena sulla mensa dell’altare, di F. Mario Artena, 1924

 

L’edificio conventuale, a quadrata, è tutto distribuito intorno al chiostro, coperto a porticato; tutte le campate, coperte da volte a crociera, hanno il muro perimetrale decorato da una serie di affreschi seicenteschi di autore ignoto, raffiguranti storie francescane. Sul chiostro si apre il refettorio; la chiesa occupa una delle quattro ali, a unica navata, scandita da dieci piccole cappelle laterali e conclusa dal coro, coperto da una volta a botte lunettata.
Posto al centro dell’abside, si erge uno splendido altare ligneo, in ciliegio e noce, eseguito intorno al 1650 da Frate Giuseppe da Soleto e proveniente dal convento di S. Croce di Palazzo in Napoli, soppresso dai Borbone per edificare l’attuale Piazza del Plebiscito. È composto da quattro parti: la mensa, con pannelli raffiguranti: l’Ultima Cena, copia del Cenacolo di Leonardo, l’Immacolata, san Francesco, san Pasquale e sant’Antonio da Padova, realizzata dal fratello laico F. Mario Artena nel 1924, in sostituzione della precedente in muratura; la fascia mediana istoriata con motivi zoomorfi e fitomorfi; il tabernacolo, posto al centro della fascia; il tronetto composto da quattro ordini con balaustre e colonnine.

Immagine affresco da
https://www.marigliano.net/articolo.php?ru_id=0&sr_id=0&ar_id=24315

Immagine mensa lignea da
WOLF, Anno XVII Numero 21, 1-15 novembre 2018, reperibile su http://wolfonline.it

Link
http://www.parcopartenio.it/sito/portfolio/convento-francescano-di-san-giovanni-battista-in-palco/

Localizzazione: TAURANO (AV). Convento di San Giovanni in palco
Rilevatore: AC

FRANCIA – AVIGNONE. Musée du Petit Palais, Ultima Cena, “Maestro della Maddalena”

Dipinto su legno di abete con fondo oro, opera della bottega del “Maestro della Maddalena”, terzo quarto del XIII secolo
Esposto nella sala 3, inventario numero 20148, deposito del Louvre.

Questa Ultima Cena è di impostazione tradizionale, con tutti gli Apostoli su un lato del tavolo, dipinto con il piano frontale, come spesso all’epoca, su cui ci sono coltelli, bicchieri e bottiglie di vetro, pani ecc.

Il “Maestro della Maddalena” è un anonimo pittore italiano attivo in Toscana , durante la seconda metà del Duecento, potrebbe essere Filippo di Jacopo, attivo a Firenze intorno al 1265-1290. Questo nome è stato attribuito da una grande pala della “Maddalena penitente e otto racconti della sua vita” conservato nella Galleria dell’Accademia di Firenze.

Immagine da Wikimedia Commons

Link
https://www.petit-palais.org/musee/fr/voir-la-collection-les-peintures-italiennes/collection/les-peintures-italiennes/tri-par/siecle/et/xiii/page/2

Localizzazione: FRANCIA - AVIGNONE, Musée du Petit Palais
Periodo artistico: terzo quarto del XIII secolo
Rilevatore: AC

ASSISI (PG). Cattedrale di San Rufino, con Ultima Cena

Olio su tela di fra’ Emanuele da Como, 1696

La cattedrale romanica conserva, nella terza campata della navata destra, la Cappella del Santissimo Sacramento, realizzata nel 1511 e perfezionata nel 1663. Decorata da tele e affreschi sul tema dell’eucaristia che ne fanno la più unitaria opera barocca di Assisi: sulla porta d’ingresso è collocato il Sacrificio di Elia di Giovanni Andrea Carlone, autore anche dei dipinti su tela, da destra: Agar nel deserto, David in preghiera, Elia e l’angelo, Natività, Cena in Emmaus, Resurrezione, Tobia e l’angelo, Davide riceve i panni da Alchimelech e Sacrificio di Isacco. Gli affreschi del catino absidale e sulla volta sono di Giacomo Giorgetti con l’Allegoria della Fede e i due episodi laterali di Giovanni Antonio Grecolini (XVIII secolo).

Nel lunettone della controfacciata della cappella, sopra l’organo, vi è l’Ultima Cena di fra’ Emanuele da Como (1625 – 1701), opera autografata «Fr. Emmanuel a Como Strict. Obser. ex Prov.Romae pingebat 1696».

Bibliografia vedi:
https://www.treccani.it/enciclopedia/emanuele-da-como_(Dizionario-Biografico)/
Daly A., Pittura del ‘600 e ‘700. Ricerche in Umbria, II, Treviso 1980, p. 384 n. 5

Immagini da Wikimedia Commons

Link:
http://www.assisimuseodiocesano.it/la-storia-della-cattedrale/ e pagine successive

Localizzazione: Assisi, Duomo San Rufino
Autore: fra' Emanuele da Como
Periodo artistico: 1696
Rilevatore: AC

SIENA. Pinacoteca Nazionale. Sano di Pietro, predella del «Polittico di santa Bonda», con Ultima Cena, 1455

 

La Pinacoteca di Siena conserva cinque grandi polittici di Sano di Pietro la cui realizzazione si spalma per tutto il periodo creativo del pittore, dai primi anni quaranta del Quattrocento alla fine degli anni settanta.
Il ”Polittico di Santa Bonda” non è il più noto, ma è tutt’altro che indegno di interesse, come mostrano alcuni dei compartimenti della sua predella che comprende sette scene della Passione di Cristo.
”L’ULTIMA CENA ”
La scena è in parte deturpata da riverniciature. L’intelligenza della composizione, invece, che permette di raggruppare tredici personaggi in uno spazio così piccolo, è perfettamente percepibile.
– L’ARRESTO DI CRISTO
– GESÙ DAVANTI A HAIFA
– GESÙ AL TOMBELLO AMATO DAGLI ANGELI
– GESÙ DAVANTI A PILATO
– LA FLAGELLAZIONE
– LA SALITA AL CALVARIO

Vedi:
https://provincedesienne.com/2018/11/09/sano-di-pietro-madonna-di-santa-bonda/

Localizzazione: Siena
Autore: Sano di Pietro
Periodo artistico: 1455
Data ultima verifica: 11/01/2021
Rilevatore: Feliciano Della Mora

VENEZIA. Chiesa di San Marcuola, Ultima Cena del Tintoretto

Olio su tela (157 x 443 cm), dipinto da Jacopo Robusti detto il Tintoretto (Venezia 1519 – 1594), 1542

Fu commissionata da Isepo Morandello presidente della Scuola del Sacramento, congregazione che aveva sede nella Chiesa che è intitolata ai Santi Ermagora (patriarca di Aquileia, in veneziano divenne Marcuola) e Fortunato, eretta nel XII secolo. Si trova sulla parete sinistra del coro.

Il dipinto reca sullo sgabello in primo piano al centro la data e la scritta: “MDXXX / XII /A DI XXVII / AGOSTO / IN TEMPO / DE. MISIER. ISE / PO MORANDE / LO. ET / CONPA / GNI”. Il dipinto venne posto nel presbiterio della chiesa insieme a un dipinto con la Lavanda dei piedi ora al museo del Prado di Madrid. La tela, nella prima metà del Settecento, subì alcune ridipinture poi rimosse da un restauro eseguito in occasione di una mostra dedicata all’artista nel 1937. Il soggetto, che Tintoretto trattò diverse volte nel corso della sua carriera artistica, è svolto frontalmente con la disposizione simmetrica degli apostoli ai lati di Cristo. Questi sono raffigurati in una serrata articolazione di pose dinamiche che conferisce grande mobilità alla composizione, caratterizzando nel contempo ogni figura con un proprio stato d’animo. A questo esito contribuisce la luce proveniente da sinistra che si insinua tra le figure degli apostoli, connotando altresì la scena di maggiore spiritualità. Ai lati della composizione le due figure femminili impersonano la Fede a sinistra e la Carità a destra.

Immagini e notizie da:
https://www.venicecafe.it/tintoretto-ultima-cena-san-marcuola-interpretazione/

https://www.teggelaar.com/en/venice-day-5/

Localizzazione: VENEZIA. Chiesa di San Marcuola
Autore: Jacopo Robusti detto il Tintoretto
Periodo artistico: 1542
Rilevatore: AC

VENEZIA. Ca’ d’Oro – Galleria Giorgio Franchetti, rilievo di Ultima Cena di T. Lombardo

Scultura di Ultima Cena, marmo di Carrara, cm. 85 x 189 attribuita a Tullio Lombardo (Venezia 1455 – 1532), realizzato alla fine XV secolo
Collocato nel Primo piano – Portego inventario cat. sc 24 bis.

Il rilievo proviene dalla chiesa di Santa Maria dei Miracoli. Probabilmente mai ultimato e messo in opera dopo la commissione, fu in seguito riutilizzato – rovesciato – come coperchio di una sepoltura.
Ritrovato casualmente nel 1885 durante i restauri del pavimento della navata, fu dapprima murato nel corridoio della sagrestia e in seguito trasferito a Ca’ d’Oro (1984), dove tutt’ora si conserva. L’opera – probabilmente una delle più precoci desunzioni scultoree del celebre Cenacolo leonardesco – si offre come testimonianza preziosa della diffusione a Venezia delle idee di Leonardo

Immagine da
http://arte.cini.it/Opere/133640

Link
https://www.facebook.com/MuseoCadoro/photos/tullio-lombardo-venezia-1455-ca-1532-ultima-cena-marmo-cm-841-x-1877-cat-sc-24-b/729698603833275

https://polomusealeveneto.beniculturali.it/musei/galleria-giorgio-franchetti-alla-ca-doro/portego-i-piano

Localizzazione: VENEZIA. Ca' d'Oro - Galleria Giorgio Franchetti
Autore: Tullio Lombardo
Periodo artistico: fine XV secolo
Note storiche: Storia della chiesa di Santa Maria dei Miracoli.     Nella seconda metà del XV secolo esisteva un dipinto, posto ad un angolo dell'abitazione del mercante lombardo Angelo Amadi. Ritenuto miracoloso dagli abitanti della zona, a questo dipinto si affidavano gli abitanti per chiedere numerose grazie. Da qui la necessità di rendere omaggio al quadro della Vergine con una costruzione degna dei suoi miracoli. Il progetto venne affidato all'architetto Pietro Lombardo che, con l'aiuto dei figli Tullio e Antonio, progettò e costruì questo piccolo tempio nel giro di 8 anni (1481-1489). Nel corso del XVI secolo vennero effettuati degli interventi agli interni. Nel 1997 la chiesa è stata oggetto di un accurati restauri.
Rilevatore: AC

SESTO CALENDE (VA). Abbazia di San Donato, con Ultima Cena Ultima Cena, affresco di G. B Tarilli, 1581

Sul pilastro centrale del lato destro della navata fu affrescata l’Ultima cena, da Giovanni Battista Tarilli (1549 – dopo il 1614) di Cureglia. L’opera è una replica del Cenacolo di Leonardo.

Immagine da
http://www.milanofotografo.it/FotografiaDettagliFoto.aspx?ID=1734

Link
https://it.wikipedia.org/wiki/Abbazia_di_San_Donato

Localizzazione: SESTO CALENDE (VA). Abbazia di San Donato, con Ultima Cena Ultima Cena
Autore: Giovanni Battista Tarilli
Periodo artistico: 1581
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – SERRAVALLE frazione MALVAGLIA (Canton Ticino). Chiesa di San Martino di Tours, con Ultima Cena

Affresco di probabile scuola seregnese, fine XVI secolo

Dell’antica chiesa del secolo XIII, dedicata a San Martino, rimangono solo i frammenti delle pareti laterali, incorporati nell’attuale costruzione in seguito ad ampliamenti effettuati nei secoli XVI e XVII. Sulla facciata a capanna sono distribuiti vari affreschi del XVI secolo sui quali domina la figura gigantesca di san Cristoforo. Appoggiato alla facciata e il campanile romanico rimasto intatto che rivela, sulla base occidentale, tracce di un’altra figura di san Cristoforo d’epoca romanica. Durante gli scavi archeologici effettuati tra il 1912 e il 1913, condotti da E. Berta, furono messe in luce le fondamenta di una chiesa a due absidi disuguali, i cui muri laterali coincidono con quelli della costruzione attuale.
La chiesa presenta all’interno una sola navata, due cappelle, un presbiterio poligonale e un battistero con a fianco una cantoria in legno dipinto a disegni floreali. Gli affreschi all’interno, sulla parete sinistra, che presentano sei scene della vita di Cristo, sono da attribuire ad Antonio da Tradate, molto attivo in val Blenio nel 1510.

Sulla parete destra della navata si trova l’Ultima Cena e frammenti di affreschi del XVI e XVII secolo, probabilmente di scuola seregnese.
Molti stucchi dorati ed affreschi a colori luminosi e cangianti ornano il coro sia sugli archi che nelle vele e dall’archivio parrocchiale risultano opere di Bernardino Serodine di Ascona (1650).

Bibliografia
Bogiolo G.P; Mariotti V. (a cura di), San Martino di Serravalle e San Bartolomeo de Castelàz, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (MI) 2009

Immagine da
https://vimeo.com/35424573

Link
https://www.serravalle.ch/Scopri-il-comune/Cultura/Chiese-d6b04800

Localizzazione: CONFEDERAZIONE ELVETICA - SERRAVALLE frazione MALVAGLIA (Canton Ticino). Chiesa di San Martino di Tours
Autore: scuola seregnese
Periodo artistico: fine XVI secolo
Rilevatore: AC

RUSSIA – SAN PIETROBURGO. Museo statale Hermitage, Ultima Cena di G.de La Touche

Acquarello su carta (78,3 x 56 cm), del pittore francese Gaston de La Touche (1854-1913), realizzato nel 1897

Entrato all’Hermitage nel 1931, proveniente dal “Museo statale di arte moderna occidentale” di Mosca, dopo che fu chiuso. Numero inventario ОР-42337

Notizie e immagine da
https://www.hermitagemuseum.org/wps/portal/hermitage/digital-collection/02.+drawings/448654

Localizzazione: RUSSIA – SAN PIETROBURGO. Museo statale Hermitage
Autore: Gaston de La Touche
Periodo artistico: 1897
Rilevatore: AC

RUSSIA – SAN PIETROBURGO. Museo statale Hermitage, Ultima Cena copia da Leonardo

Copia del Cenacolo vinciano, olio su tela (77 x 132 cm), di anonimo del XVI secolo.

Nel museo dal 1845, consegnato per volontà di D.P. Tatishchev. Inventario numero ГЭ-2036.

Info e immagine da
https://www.hermitagemuseum.org/wps/portal/hermitage/digital-collection/01.+Paintings/29841

Localizzazione: RUSSIA – SAN PIETROBURGO. Museo statale Hermitage,
Autore: ignoto
Periodo artistico: XVI secolo
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – ROVEREDO (Grigioni). Chiesa di Sant’Antonio abate, con Ultima Cena

Documentata nel 1419, ingrandita intorno al 1620, la chiesa è stata completamente restaurata nel 2007. All’interno, altari con stucchi e paliotti in stile rococò, un frammento di pittura murale giottesca risalente alla metà del XIV secolo e un’ULTIMA CENA di fine ‘500 di ascendenza leonardesca.
La pittura murale con l’Ultima Cena, che fu ridipinta nel 1937 da Jeanne Bonalini, ha ripreso, grazie alla scoperta di una decorazione architettonica che la racchiude, un aspetto più consono al periodo in cui è stata eseguita, cioè il Rinascimento. L’architrave con le foglie d’acanto, le colonne policrome, i capitelli sono presenti solo in stato frammentario, ma ciò basta per dare al dipinto un effetto di prospettiva scenografica molto interessante.

Nel 2007 sono stati scoperti affreschi cinquecenteschi sulle pareti del coro. I lavori di rimozione di strati di scialbature hanno consentito la rimessa in luce di un dipinto ordinato a due registri: nella parte inferiore della parete si trova una scena legata alla vita di sant’Antonio abate.

Immagini e notizie da
http://ilmoesano.ch/spip.php?article557

Localizzazione: CONFEDERAZIONE ELVETICA - ROVEREDO (Grigioni). Chiesa di Sant'Antonio abate
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – ROVEREDO (Grigioni). Chiesa di San Giulio, con Ultima Cena

Affresco staccato dall’oratorio di San Fedele, XVI secolo

Situata nella frazione San Fedele di Rovereto vi era l’ORATORIO DI SAN FEDELE, citato nel 1419, ampliato nel 1630, sconsacrato nel 1912 e spogliato degli arredi, dopo un lungo periodo d’abbandono è diventato un laboratorio di restauro della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana. Sulla facciata, un portale ad arco a tutto sesto e alcune tracce di graffiti imitanti delle aperture ovali.
Sulla parete destra della navata vi erano i resti di un’Ultima cena, con influssi leonardeschi; il dipinto (1540-1550 ca.), staccato nel 1937, si trova ora nel coro della Chiesa di San Giulio.
Probabilmente l’ignoto pittore finì l’affresco prima dei lavori di ricostruzione del tempio conclusi nell’anno – inciso sul portone – 1543.

Bibliografia e immagine da
Zendralli, A.M., Le Chiese di Roveredo di Mesolcina, Quaderni grigionitaliani, n° 11, 1941-1942, heft 3, pp. 235 -237. Reperibile in
http://doi.org/10.5169/seals-12699

Localizzazione: CONFEDERAZIONE ELVETICA – ROVEREDO (Grigioni). Chiesa di San Giulio
Rilevatore: AC

PARMA. Duomo di Santa Maria Assunta, con Ultima Cena

Affresco di Lattanzio Gambara (1530 circa – 1574).
Il pittore bresciano, che ebbe l’incarico nel 1567 di affrescare le pareti della navata centrale del Duomo. Impiegò sei anni a finire l’opera che si sviluppa su tre fasce: dal basso, tra gli archi di comunicazione fra le navate e il matroneo, episodi dall’Antico Testamento; fra il matroneo e le lunette, episodi dal Nuovo Testamento, tra cui un’Ultima Cena, nella quinta campata a destra; nelle lunette, figure allegoriche.

 

Immagine da
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/45639/Gambara%20Lattanzio%2C%20Ultima%20Cena

Link
https://it.wikipedia.org/wiki/Lattanzio_Gambara
https://it.wikipedia.org/wiki/Duomo_di_Parma
https://www.raccontiadarte.com/2019/07/14/il-duomo-di-parma-e-i-suoi-affreschi-con-gli-effetti-speciali-parte-ii/

Localizzazione: PARMA. Duomo di Santa Maria Assunta
Autore: Lattanzio Gambara
Periodo artistico: 1567-1573
Rilevatore: AC

PADOVA. Complesso di Santa Caterina, con Ultima Cena 

Frammento di affresco di pittore veneto della prima metà del XVII secolo

L’affresco si trova nell’ufficio della Direzione e sala riunioni (n. 040) della Biblioteca di Scienze Statistiche dell’Università di Padova sito nell’edificio dell’ex monastero di Santa Caterina. Il dipinto è collocato sulla parete meridionale dell’ambiente, dove occupa la porzione superiore a forma di lunetta ad arco ribassato, con dimensioni totali di 717 x 180 cm.
L’affresco presenta ai lati le figure dell’Annunciazione e al centro l’Ultima Cena; intorno una cornice a monocromo di tipo scultoreo decorata da rosette, erme, fregi a voluta, volti di cherubini alati e abitata da due angeli a figura intera che, come quinte teatrali, sembrano voler introdurre la Vergine e l’arcangelo Gabriele nell’episodio centrale.
Dopo essere stato celato al di sotto di uno strato di intonaco per molti anni, l’affresco è tornato visibile e leggibile in seguito a un intervento di restauro condotto nel 2009.


Nel riquadro centrale, molto frammentario, è riconoscibile l’episodio dell’Ultima Cena: intorno a un tavolo apparecchiato, di cui sopravvive solo un lacerto con un bicchiere e una pagnotta, gli Apostoli sono rappresentati con espressioni preoccupate e sguardi interrogativi, in seguito all’annuncio da parte di Cristo del tradimento di Giuda. Quest’ultimo è individuabile nel personaggio nel margine inferiore della composizione, isolato dal gruppo e raffigurato, come di consueto, di spalle (rimane solo il suo gomito sinistro alzato). Più problematica l’individuazione degli altri Apostoli, mentre del tutto scomparsa è la figura di Cristo, che si trovava al centro della scena, dove oggi è un’estesa lacuna della superficie pittorica.

IL MONASTERO DI SANTA CATERINA. La fondazione della struttura, adibita a monastero di monache agostiniane di S. Maria Maddalena delle Illuminate, fu decisa all’inizio del Seicento dal vescovo di Padova, e realizzata nei pressi della chiesa parrocchiale di Santa Caterina, di edificazione più antica e almeno dal 1377 sede di cerimonie del Collegio dei Giuristi dello Studium patavino. Destinato ad accogliere fanciulle “prive di mezzi e dal passato peccaminoso”, con lo scopo di redimerle, il piccolo monastero fu attivo fino al primo decennio dell’Ottocento. Dopo le soppressioni napoleoniche, furono fondati vari “Conservatori” che infine furono unificati in un unico ente denominato “Pii Luoghi (o Conservatori) di Santa Caterina e del Soccorso”, sempre con le finalità di assistenza alle giovani, indirizzo che l’istituto mantenne fino al secolo scorso. Nel 1926, ad essi fu annesso l’ex Istituto Zitelle e da quel momento il loro nome fu modificato in “Pii Conservatori Santa Caterina, Soccorso e Gasparini”. La vita dei Pii Conservatori continuò così strutturata per la maggior parte del Novecento: le suore Elisabettine costituivano una numerosa comunità educativa che viveva all’interno dell’istituto, in uno spazio riservato rispetto agli altri ambienti dislocati nel grande stabile, dove si svolgevano le attività quotidiane delle giovani ospiti del collegio.
Negli anni tra il 1975 e il 1983, prese avvio un radicale ripensamento dell’assetto dei Pii Conservatori e, dopo il decreto della Regione Veneto del 24 aprile 1985 con cui venne dichiarata la fondazione di IRPEA (Istituti Riuniti Padovani di Educazione e Assistenza), dalla fusione dei Conservatori Santa Caterina, Soccorso, Gasparini con il Vanzo e il Santa Rosa e il Camerini-Rossi, nell’agosto di quello stesso anno, la comunità di suore Elisabettine di Santa Caterina fu sciolta.
Il grande edificio rimase inutilizzato fino alla fine degli anni ’90 del secolo scorso quando, in seguito a interventi di restauro e adattamento degli spazi, fu concesso all’università, che ne fece la sede del Dipartimento e della Biblioteca di Scienze Statistiche.

 

Immagini e testo tratti da:
https://mostre.cab.unipd.it/santacaterina/it/30/l-affresco
https://mostre.cab.unipd.it/santacaterina/it/32/l-iconografia-e-la-data-di-realizzazione

Localizzazione: PADOVA. Complesso di Santa Caterina
Autore: ignoto pittore veneto
Periodo artistico: prima metà del XVII secolo
Note storiche: Per la storia del monastero vedi https://mostre.cab.unipd.it/santacaterina/it/38/il-monastero
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – ORSELINA. Santuario della Madonna del Sasso, sculture con Ultima Cena

Sculture fittili di Francesco Silva, prima metà del XVII secolo.

Alla fine del XV secolo iniziò la costruzione del complesso architettonico, o Sacro Monte, che comprende la chiesa dell’Annunciazione; il convento francescano; le cappelle lungo la vecchia strada di accesso a valle col portico della croce; la salita della Via Crucis e le sue stazioni in edicole; la cappella della Pietà nel cortile, del Compianto sul Cristo morto, dell’Ultima Cena, e dello Spirito Santo poste sotto il portico del santuario; la scalinata; la croce cimiteriale; il sagrato e infine la chiesa di Santa Maria Assunta detta “Madonna del Sasso”, consacrata nel 1616.

La cappella dell’Ultima Cena contiene le statue in terracotta che compongono il Cenacolo, opera di Francesco Silva (1560 – 1643) di Morbio Inferiore, plasticatore attivo anche al Sacro Monte di Varese.

Immagini da
https://borgoarmonico.forumfree.it/?t=68609396
Link
https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_della_Madonna_del_Sasso_(Orselina)

Localizzazione: CONFEDERAZIONE ELVETICA – ORSELINA. Santuario della Madonna del Sasso
Autore: Francesco Silva
Periodo artistico: prima metà del XVII secolo
Rilevatore: AC

VIAREGGIO (LC), frazione Torre del Lago Puccini. Chiesa di San Giuseppe, con Ultima Cena

Affresco, copia del Cenacolo di Leonardo, opera di Lanfranco Orlandi, 1996

La chiesa è affrescata sia in facciata sia all’interno dal pittore torrelaghese Ferruccio Orlandi (1897-1975); le opere sono state restaurate dal figlio Lanfranco (1931-2007) negli anni novanta del Novecento.

Immagine da
https://www.facebook.com/comunita.giuseppe/photos/a.660674394048923.1073741826.660674237382272/660674370715592/?type=3&comment_tracking=%7B%22tn%22%3A%22O%22%7D

Localizzazione: VIAREGGIO (LC), frazione Torre del Lago Puccini. Chiesa di San Giuseppe
Autore: Lanfranco Orlandi
Periodo artistico: 1996
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – NOVAZZANO (Canton Ticino). Oratorio della SS. Annunziata, con Ultima Cena

Ultima Cena, affresco di Giovan Battista Tarrilli, ultimo quarto del XVI secolo

Si tratta di una copia del Cenacolo leonardesco con due varianti: la spazialità prospettica è ridotta e le tre finestre dell’originale sono diventate due.
Pur se non porta la firma, è opera di Giovan Battista Tarilli di Cureglia (1549 – dopo il 1614).

L’edificio dell’oratorio dell’inizio del XV secolo, orientato ad ovest, raggruppa un resto della parrocchiale del XIII secolo della quale sono state ritrovate tracce nell’ambito dei recenti scavi archeologici.

Immagine da
https://www.novazzano.ch/monumenti-storici/

Localizzazione: CONFEDERAZIONE ELVETICA – NOVAZZANO (Canton Ticino). Oratorio della SS. Annunziata
Autore: Giovan Battista Tarrilli
Periodo artistico: ultimo quarto del XVI secolo
Rilevatore: AC

CONFEDRAZIONE ELVETICA – MAGLIASO. Chiesa dei Santi Biagio e Macario, con Ultima Cena, XVII secolo

Olio su tela di Antonio Busca, XVII secolo

La chiesa fu eretta nel 1680.

“L’Ultima cena” è un’importante opera custodita tra le mura della Chiesa di Magliaso, situata sulla parete destra del presbiterio. La tela rappresenta l’istante in cui Gesù annuncia agli Apostoli l’imminente tradimento. La scena mostra l’impeto quasi esasperato degli Apostoli, agitati e turbati dalle parole del Signore.
L’opera è attribuita ad Antonio Busca (Milano 1625–Milano 1686) un pittore del periodo barocco, attivo principalmente in Lombardia. Si formò artisticamente sotto la guida di Carlo Francesco Nuvolone e di Procaccini. Nel 1650 andò fino a Roma per lavorare con Giovanni Ghisolfi, l’artista autore del quadro rappresentante San Biagio e posto sopra l’altare.
“L’Ultima cena” fu restaura una prima volta negli anni Trenta del Novecento, poi nel 1994/95 il restauratore Jacopo Gilardi di Mendrisio gli diede nuovo splendore.

 

Informazioni e immagine da
Bollettino delle Parrocchie Caslano, Magliaso, Ponte Tresa, Pura, 1-2019

Link
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_dei_Santi_Biagio_e_Macario

Localizzazione: CONFEDRAZIONE ELVETICA – MAGLIASO. Chiesa dei Santi Biagio e Macario
Autore: Antonio Busca
Periodo artistico: XVII secolo
Rilevatore: AC

MILANO. Chiesa di San Maurizio al monastero maggiore, con Ultima Cena

Affresco di Giovan Pietro ed Evangelista Luini, seconda metà XVI secolo

La chiesa, che si trova all’interno del più importante monastero femminile della città, appartenente all’ordine benedettino, fu costruita a partire dal 1503 sulle rovine di un’ più antico edificio, opera in massima parte del pavese Gian Giacomo Dolcebuono, poi portata a termine una quindicina di anni più tardi dal Solari.
La chiesa presenta una navata unica, divisa in dieci campate da contrafforti angolari; all’altezza della quarta campata, una parete trasversale su cui poggia, da un lato, un singolare pontile tracciato ad arco ellittico, separa la zona dedicata ai fedeli e pubblica da quella riservata alle monache che non potevano oltrepassare la parete divisoria, almeno sino al 1794.
Agli affreschi lavorarono alcuni tra i più importanti artisti del Cinquecento lombardo. Nel coro, recentemente restaurato, si trovano pitture dal Bergognone agli esponenti del primo XVI secolo, mentre nelle cappelle ci sono affreschi del Lomazzo e dipinti di Antonio Campi. Nella terza cappella, il gioiello di Bernardino Luini con le celebri pitture che raccontano le Storie e il martirio di Santa Caterina d’Alessandria. Con la morte del Luini, l’opera di decorazione delle altre cappelle e della controfacciata proseguì con i suoi figli, nella seconda metà del Cinquecento .

Gli ultimi affreschi furono realizzati dai figli di Bernardino in stretta collaborazione: Giovan Pietro, Evangelista e Aurelio. Ai primi due sono attribuite le scene dipinte sulla parete di fondo dell’aula delle monache con la Deposizione dalla croce, la Flagellazione, l’Ultima Cena e la Cattura, e le due scene dipinte sulla parete divisoria sopra l’arcone. Lo stile dei due pittori è tradizionale e pacato. Si distingue invece lo stile del figlio minore, Aurelio, di ispirazione fiamminga, che dipinge episodi con grande attenzione ai particolari e vocazione aneddotica, rendendo le scene particolarmente vivaci e movimentate, come si può vedere nelle Storie dell’arca di Noè e di Adamo ed Eva, dipinte nelle due cappelle di fondo, e nella scena con l’Adorazione dei Magi, a sinistra sopra l’arcone della parete divisoria.

Immagini da
https://www.iodonna.it/attualita/eventi-e-mostre/gallery/san-maurizio-al-monastero-maggiore-gli-affreschi-di-bernardino-luini/?img=9

Localizzazione: MILANO. Chiesa di San Maurizio al monastero maggiore - corso Magenta
Autore: Giovan Pietro ed Evangelista Luini
Periodo artistico: seconda metà XVI secolo
Rilevatore: AC

MILANO. Pinacoteca di Brera, Ultima Cena di Paolo Veronese, 1580 circa

Olio su tela (220 x 523 cm), di Paolo Caliari detto il Veronese, 1580 circa.
Esposta nella sala IX, numero inventario 554

L’opera fu commissionata dalla Scuola veneziana del Santissimo Sacramento per la chiesa di Santa Sofia. Fu eseguita tra il 1570 e il 1580 e giunse in Pinacoteca nel 1811, in seguito alla soppressione della confraternita. Nell’Ultima Cena le volute asimmetrie della composizione, la marginalità di Cristo, i colori insolitamente cupi, la quotidianità dell’ambientazione coinvolgono lo spettatore toccandolo in profondità. L’impianto prospettico e i colori utilizzati paiono tanto singolari da aver spinto alcuni studiosi a mettere in dubbio l’autografia del dipinto e a ipotizzare l’intervento della bottega. L’episodio ha luogo entro uno spazio austero, abitato da personaggi abbigliati in modo sobrio e severo. Influenzato dalla coeva pittura di Tintoretto, Veronese divide asimmetricamente lo spazio e colloca la mensa e la figura di Cristo in posizione decentrata, costringendo l’occhio dello spettatore a cercare il soggetto della rappresentazione e a farsi coinvolgere così nel dramma raffigurato. Lontana dall’essere un prodotto di bottega, l’opera appare piuttosto come uno degli esemplari più significativi della produzione tarda dell’artista, realizzata quando, conclusosi ormai il Concilio di Trento, Veronese si avvicina nello stato d’animo e nelle scelte di stile ai fatti della pittura contemporanea, alle opere della maturità di Tiziano, Tintoretto e Bassano.

Notizie e immagine da
https://pinacotecabrera.org/collezione-online/opere/ultima-cena/

Localizzazione: MILANO. Pinacoteca di Brera
Autore: Paolo Veronese
Periodo artistico: 1580 circa
Rilevatore: AC

MACCAGNO, frazione Maccagno Superiore (VA). Chiesa di Sant’Antonio, con Ultima Cena

Affresco di Antonio da Tradate (Tradate VA, 1465 circa – Locarno, 1511 circa), eseguito nel 1504

La Chiesa fu la prima di Maccagno Superiore; eretta alla fine del XIV secolo, fu dedicata a San Materno, titolo che passò alla nuova parrocchiale costruita nel XVII secolo, così il piccolo edificio fu dapprima dedicata a S. Maria e poi a S. Antonio.

Nel 1930 furono recuperati e restaurati ad opera del maestro Lindo Grassi gli affreschi riconosciuti quale opera di Antonio da Tradate che erano stati coperti a calce in occasione di una pestilenza. Di questi affreschi, oltre a una Madonna assisa nella lunetta sopra il portale, all’interno sulla parete destra vi è un’Ultima Cena assai pregevole e particolareggiata, con una tavola imbandita che mostra un’istantanea di una mensa conviviale cinquecentesca.
Sotto quest’affresco doveva correre lungo tutte le pareti una teoria di Apostoli, della quale però restano solo sei volti e non tutti completamente conservati.
A lato dell’Ultima Cena, nella parete d’ingresso e sulla parete opposta, si susseguono scene della “Passione di Cristo”, parzialmente obliterate dalla costruzione di un portale ligneo interno. Si possono riconoscere: ingresso di Gesù a Gerusalemme, preghiera nel Getsemani, cattura di Gesù, bacio di Giuda, flagellazione, incoronazione di spine e Gesù davanti a Pilato. Gli affreschi dovevano essere tutti accompagnati da didascalie in dialetto che ne spiegavano il contenuto, di queste oggi poche sono decifrabili. Sull’Ultima Cena si legge:«Com Dio è a tavola con li apostoli».
Nella parte inferiore della parete di sinistra erano affrescate le allegorie dei mesi, purtroppo in cattivo stato di conservazione.

Bibliografia:
Broggi L., Antonio da Tradate – La pittura tardo-gotica tra Ticino e Lombardia, Macchione editore, Varese-Tradate 2012

Immagine da:
https://www.varesenews.it/2018/08/lago-monti-sulle-tracce-antonio-tradate/739827/
Foto parete:
https://www.parrocchiamaccagno.it/home/chiese-del-territorio/139-chiesa-di-sant-antonio

Link:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=ParrocchieMAP&idSessioneEsterna=112233445566778899&sercd=14409

Localizzazione: MACCAGNO, frazione Maccagno Superiore (VA). Chiesa di Sant'Antonio
Autore: Antonio da Tradate (Tradate VA, 1465 circa – Locarno, 1511 circa)
Periodo artistico: 1504
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – LUGANO, quartiere CARONA. Chiesa dei Santi Giorgio e Andrea, con Ultima Cena

Affresco, di ignoto, XVI secolo

La chiesa, citata in documenti storici risalenti al 1425 e parrocchiale dal 1427, fu successivamente più volte rimaneggiata, soprattutto nel XVI secolo quando venne ingrandita.
Conserva parecchie opere d’arte e, in controfacciata, sopra il portale di ingresso, un affresco con l’Ultima Cena eseguito sul modello leonardesco.

 

Immagine da:
https://www.francescoferzini.com/blog/luoghi-energetici-lugano-e-dintorni

Link:
https://www.ticino.ch/it/commons/details/Chiesa-di-S-Giorgio/2669.html

Localizzazione: CONFEDERAZIONE ELVETICA – LUGANO , quartiere CARONA. Chiesa dei Santi Giorgio e Andrea,
Autore: ignoto
Periodo artistico: XVI secolo
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – ONSERNONE, frazione Loco (Canton Ticino), Chiesa di San Remigio, con Ultima Cena di G. Maes

Ultima Cena, dipinto a olio di Godefridus Maes, 1683

La chiesa, citata per la prima volta in documenti del 1228, nel 1660 fu allungata e fu anche costruito un coro quadrangolare. Alla fine del XVIII secolo fu realizzata la facciata visibile attualmente.

Conserva, in una delle cappelle sul lato nord, un dipinto dell’ULTIMA CENA, o Istituzione dell’Eucaristia, del pittore fiammingo Godefridus Maes (Anversa, 1649 – 1700).

Immagine da
https://www.sbt.ti.ch/biblio/xsub/eve_scheda.jsp?id=27285
Link
https://hls-dhs-dss.ch/it/articles/002109/2017-01-18/

Localizzazione: CONFEDERAZIONE ELVETICA – ONSERNONE, frazione Loco (Canton Ticino), Chiesa di San Remigio
Autore: Godefridus Maes
Periodo artistico: 1683
Rilevatore: AC

GENOVA, Galleria Nazionale di Palazzo Spinola, bozzetto di Ultima Cena di G.C. Procaccini

Ultima Cena, olio su tela (42 x 101,5 cm) di Giulio Cesare Procaccini (1574 – 1625) realizzata nel 1618. Numero inventario 140.

Si tratta del bozzetto della grande tela posta sulla controfacciata della basilica della Santissima Annunziata del Vastato a Genova, vedi scheda .

Il dipinto finì nella quadreria di Giovan Carlo Doria, all’interno del vastissimo corpus di opere del maestro, che costituivano da sole poco meno di un settimo della sua collezione, una delle più estese all’epoca nell’Italia del Nord. Negli inventari Doria, l’ “Ultima Cena”, registrata tra il 1616 e il 1621, e poi ancora dopo il 1625 ed entro il 1641, non compare classificata tra gli schizzi e i lavori preparatori, come avviene invece per altre opere del Procaccini. Poi passò ad Ansaldo Pallavicino nel 1652, che era diventato proprietario dell’edificio poi detto Palazzo Spinola di Pellicceria, dove la piccola tela è rimasta fino ad oggi. 
Il dipinto fu descritto con grande precisione nelle edizioni del 1766 e del 1780 della guida di Genova di Carlo Giuseppe Ratti come “abbozzo della celebre Cena Domini del Procaccini”, a testimonianza da un lato della fama del telero di Sant’Annunziata del Vastato e dall’altro della riconoscibilità del suo bozzetto.

Immagine e informazioni da
https://www.glistatigenerali.com/arte/quelle-ultime-ultime-cene-del-procaccini/

Localizzazione: GENOVA, Galleria Nazionale di Palazzo Spinola
Autore: Giulio Cesare Procaccini (1574 – 1625)
Periodo artistico: 1618
Rilevatore: AC

FRANCIA – ÉCOUEN. Musée national de la Renaissance, Ultima Cena di M. d’Oggiono

Olio su tela di Marco d’Oggiono, 1506 circa

Il museo si trova nel castello di Écouen e il dipinto è esposto nella cappella.
Questa copia del Cenacolo di Leonardo da Vinci è una delle primissime testimonianze dell’entusiasmo francese per questo capolavoro dell’arte rinascimentale italiana. Questo dipinto fu commissionato a Milano già nel 1506 a Marco d’Oggiono (uno dei migliori allievi di Leonardo, pochi anni dopo il completamento dell’originale da parte del maestro presso il Convento di Santa Maria delle Grazie a Milano nel 1498) da Gabriel Gouffier (decano del capitolo della cattedrale di Sens e il cui stemma è sui sostegni del tavolo). La tela fu offerta al cardinale d’Amboise per il suo castello di Gaillon. Nel 1555, Anne de Montmorency lo acquistò per la sua cappella del Château d’Écouen, dove rimase fino al 1793.
La Rivoluzione utilizzò il castello come ritrovo di un circolo patriottico, carcere militare e ospedale. Infine, nel 1805, Napoleone prescrisse per decreto che vi si aprisse un centro educativo per le figlie della Legion d’Onore. Luigi XVIII lo restituì ai Condés che lo lasciarono più o meno abbandonato, dal 1830. Dal 1850 l’educazione delle ragazze fu ancora una volta il ruolo principale di Écouen, fino al 1962. Venne poi messo a disposizione del Ministero degli Affari Culturali per ospitare il Museo Nazionale del Rinascimento che, dopo grandi lavori di restauro, aprì nel 1977, che espone anche oggetti e reperti del castello, tra cui questa tela, che fu sottoposta ad accurato restauro nel 2013.

Informazioni e immagine da
https://musee-renaissance.fr/collection/objet/la-cene-0

Localizzazione: FRANCIA – ÉCOUEN. Château d'Écouen, Musée national de la Renaissance,
Autore: Marco d'Oggiono
Periodo artistico: 1506 circa
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – CUGNASCO GERRA, frazione Curogna (Canton Ticino). Oratorio dei Santi Anna e Cristoforo, con Ultima Cena

Affresco di Cristoforo da Seregno, fine XV secolo

La chiesetta fu costruita nel Basso Medioevo, ma nel 1578 fu ampliata. Gli interni della chiesa sono caratterizzati da un gran numero di affreschi. I più antichi, dell’inizio del XV secolo, si trovano sulla calotta dell’abside e sulla parete meridionale della navatella: il primo raffigura la Majestas Domini, mentre il soggetto del secondo è la Madonna del Latte fra san Giovanni Battista e sant’Antonio Abate.

Di poco successivi, e collocabili alla fine del Quattrocento, sono invece le dodici figure di Apostoli e la Pietà che si trovano sulla parte frontale dell’altare, l’Ultima Cena nella parte nord della chiesa e altri due affreschi di soggetto ignoto sulla parete sud. Tutte queste opere sono forse opera del pittore luganese Cristoforo da Seregno (o da Lugano, 1448 – 1492). Egli fu esponente della pittura tardogotica lombarda, a capo di un’importante bottega attiva nelle terre dell’attuale Canton Ticino e dei Grigioni. Dal 1463 collaborò con il nipote Nicolao da Seregno.

Furono invece realizzati fra il Quattrocento e l’inizio del secolo successivo altri quattro affreschi: tre, che raffigurano l’Adorazione dei pastori, l’Adorazione dei Magi e forse un Santo guerriero, sono attribuiti a un unico artista, mentre il quarto, il cui soggetto è la Madonna del Latte fra san Sebastiano e un santo vescovo, ha uno stile differente. Altri affreschi furono realizzati nel 1601 da Alessandro Gorla (Nascita della vergine, Morte della Vergine, Monogramma di Cristo, Madonna del Latte, san Pietro e altri due Santi e un gruppo pittorico sul tema della Crocifissione).

Immagine da Wikimedia Commons

Link
https://it.wikipedia.org/wiki/Oratorio_dei_Santi_Anna_e_Cristoforo

Localizzazione: CONFEDERAZIONE ELVETICA - CUGNASCO GERRA, frazione Curogna (Canton Ticino). Oratorio dei Santi Anna e Cristoforo
Autore: Cristoforo da Seregno
Periodo artistico: fine XV secolo
Rilevatore: AC

CITTÀ DEL VATICANO. Pinacoteca Vaticana, arazzo con Ultima Cena, dopo 1516

Arazzo di grandi dimensioni (500 x 900 cm circa) che riproduce con le stesse misure l’affresco di Leonardo da Vinci nel refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano, realizzato dopo 1516

Il prezioso oggetto, tessuto esclusivamente in filati di seta, oro e argento, pur riproducendo fedelmente, nella disposizione e nell’attitudine delle figure, il consesso leonardesco degli Apostoli riuniti attorno alla mensa di Gesù, però mostra un’ambientazione diversa, inquadrando la scena all’interno di ricche quinte architettoniche di impianto rinascimentale.
Il manufatto tessile venne realizzato, forse nelle Fiandre, su commissione di Luisa di Savoia e del figlio Francesco I, re di Francia e riporta il monogramma intrecciato dei due reali. Nel 1533 papa Clemente VII de’ Medici benedì a Marsiglia l’unione nuziale tra Caterina de’ Medici, nipote dello stesso pontefice, ed Enrico di Valois, figlio del re di Francia Francesco I. L’importante sposalizio venne coronato da uno scambio di doni preziosi. Il Papa donò a Francesco I un mirabile scrigno di cristallo di rocca e argento, mentre il re di Francia regalò invece a papa Clemente questo arazzo, che in alto riporta il suo stemma con i tre gigli di Francia. Lo scambio dei regali diplomatici venne anche immortalato da un disegno realizzato dell’artista francese Antoine Caron. Questo fastoso arazzo, imbarcato e spedito a Roma risulta presente negli inventari dei Palazzi Apostolici Vaticani già dal 1536. Oggi numero inventario 43789.

Aperta rimane ancora, invece, in mancanza di notizie documentarie, la questione dell’autore del cartone e della manifattura; si hanno notizie di acquisti di filati di oro e argento nel 1533 da parte della tesoreria reale per un “arricchimento” dell’arazzo. Il fatto che compaia il Collare dell’Ordine di san Michele attorno allo stemma nella foggia modificata da Francesco I nel 1516, lo data successivo a tale data.

Un intervento conservativo, durato un anno e mezzo e finito a metà 2019, eseguito presso il Laboratorio di Restauro Arazzi e Tessuti dei Musei Vaticani, non solo ha riportato l’opera allo splendore originario, ma ha permesso di stabilirne una diversa datazione, aprendo alla suggestiva ipotesi che sia stata realizzata dopo il febbraio del 1516, durante quindi la presenza di Leonardo in Francia (1517-1519).

 

Immagini da Wikimedia Commons e da:
https://www.ilsole24ore.com/art/un-ultima-cena-arazzo-infittisce-misteri-leonardo-ACKwnPN

Per approfondimenti sull’opera, vedi:  Sulle_tracce_di_Leonardo-arazzo_ultima_cena.pdf

Link:
https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2019-05/anniversario-leonardo-esposto-musei-vaticani-arazzo-ultima-cena.html

Localizzazione: CITTA' DEL VATICANO. Pinacoteca Vaticana
Autore: ignoto
Periodo artistico: dopo 1516
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – BRIONE VERZASCA (Canton Ticino). Chiesa di Santa Maria Assunta, con Ultima Cena

Affresco attribuito dubitativamente a Giovanni Baronzio, 1350 circa

La parrocchiale di Santa Maria Assunta risale al secolo XIII, fu ampliata nel secolo XVII e rimaneggiata nel 1840. Sulla facciata preceduta da un portico un affresco bizantineggiante con san Cristoforo e, sul lato meridionale, un affresco con san Michele con due committenti del XIV secolo.
All’interno, sulle pareti sud e ovest, affreschi gotici, abbastanza rovinati e lacunosi, scoperti nel 1915 e restaurati negli anni cinquanta del secolo scorso. Incerta l’attribuzione: o l’artista, probabilmente di origine lombarda, che affrescò il ciclo delle storie del Battista nella chiesa della Madonna dei Ghirlia a Campione ed è perciò chiamato Maestro di Campione, oppure, più recentemente, Giovanni Baronzio (XIV secolo – prima del 1362), esponente della scuola giottesca riminese.
Gli affreschi rappresentano scene della vita di Cristo (Annunciazione, Natività, Presentazione al tempio, Battesimo di Cristo, Entrata a Gerusalemme) con un’interessante Ultima Cena.
Attorno alla tavola rotonda gli Apostoli che hanno espressioni e volti ben delineati; al centro il contenitore con l’agnello; sulla tovaglia pani, vino in bottiglie e bicchieri di vetro.

Immagine elaborata da
https://www.pinterest.ch/pin/326229566744321207/

Link
https://www.ticino.ch/it/commons/details/Chiesa-di-S-Maria-Assunta/2665.html
https://lanostrastoria.ch/entries/YPbXJW38nMQ

Localizzazione: CONFEDERAZIONE ELVETICA – BRIONE VERZASCA (Canton Ticino). Chiesa di Santa Maria Assunta, con Ultima Cena
Autore: attribuito dubitativamente a Giovanni Baronzio
Periodo artistico: 1350 circa
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – BIASCA (Canton Ticino). Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, con Ultima Cena

Affresco della bottega dei Seregnesi, fine del XIV – inizio XVI secolo

I Chierici di “Aviasca” sono menzionati in un codice dell’abbazia di Pfäfers intorno all’830. Nel XII secolo è documentata l’esistenza del capitolo e di un prevosto. La chiesa odierna risale al 1171. Fu ricostruita come chiesa a tre navate tra il secolo XII e il XIII, subì rimaneggiamenti all’interno nel XVII e nel XVIII secolo quando venne realizzata la sopraelevazione del pavimento in lastre di pietra, la gradinata d’accesso e la costruzione della volta sulla navata maggiore; una modifica successive ha portato alla costruzione del protiro in facciata. I diversi cambiamenti non hanno tuttavia compromesso la sua uniformità stilistica, grazie anche all’architetto Alberto Camenzind che, tra gli anni 1955-1967, riportò l’edificio alle forme romaniche, sopprimendo l’ossario e la sagrestia a nord.
L’aula a tre navate, di cui la centrale leggermente più alta (pseudo-basilica), è conclusa da un’abside semicircolare. Il coro fortemente rialzato si appoggia direttamente sulla roccia sottostante, mentre la parte occidentale è costruita su un basamento predisposto. La parte anteriore dell’edificio è caratterizzata dal paramento murario in conci irregolari che contrastano con quelli dell’abside, tagliati con grande cura nella fase iniziale del cantiere. Anche la partitura architettonica delle pareti esterne non è unitaria; nell’abside e nel fianco sud: lesene e fregio d’archetti pensili; in facciata e nel fianco nord: grandi arcate cieche di sapore arcaico; nel timpano della facciata, oltre a una bifora, cinque arcate cieche e apertura cruciforme. Solamente alcune monofore del lato nord sono originali, mentre le altre sono frutto di una ricostruzione al posto delle finestre barocche.
All’interno della chiesa colpisce la pendenza della pavimentazione in pietra, dovuta al fatto che il basamento che sostiene l’edificio non compensa interamente il dislivello naturale del declivio granitico sul quale esso è costruito. Le tre navate a sei campate sono scandite da coppie di pilastri; la quarta coppia, soppressa nel secolo XVII, fu rifatta durante il restauro. Alcuni scalini consentono di superare il dislivello del pavimento. Sul presbiterio e sui due muri laterali, nella sesta campata: volte a crociera costolonata, impostate su mensole. L’abside è voltata a calotta. Il ligneo soffitto a cassettoni delle tre navate è moderno e fu ideato dal pittore Pietro Salati (1920-1975) durante il restauro; per tipologia e colori si ispira a quello originale degli anni 1380-1420, di cui furono rinvenuti alcuni frammenti nel corso della demolizione delle laterali volte a botte e delle crociere della navata centrale d’epoca barocca.

La chiesa conserva cicli di affreschi di notevole interesse storico ed artistico. Scoperti in parte sotto una scialbatura nel 1957, in particolare quelli opera dei Seregnesi, furono portati alla luce nel 1959 Quelli più antichi, posti nelle vele delle volte a crociera che sovrastano il transetto, risalgono al XIII secolo: queste figure in grisaglia sulle volte sopra il presbiterio e il vano laterale nord presentano caratteristiche tardoromaniche su sfondi a scacchiera, a rombi o a strisce si distinguono primitive rappresentazioni forse derivate da modelli paleocristiani (miniature): il cavallo e il lupo come simboli della vittoria e delle tentazioni della vita terrena; il fabbro e il gallo quali allegorie di quella ultraterrena; infine per significare l’immortalità, il leone che combatte il serpente, e il pavone. Altra ipotesi interpretativa li ricollega agli antichi simboli della giurisdizione civile e penale del Comune di Milano.

L’Ultima Cena, san Cristoforo e san Pietro risalgono al periodo gotico, fine del XIV – inizio XVI secolo e sono opera della scuola pittorica di Cristoforo da Seregno grazie alle caratteristiche incorniciature a traforo. L’apertura di una porta ha danneggiato l’affresco dell’Ultima Cena, che presenta il consueto tavolo rettangolare.

Invece le due Crocifissioni e le disparate figure di Santi denotano uno stile più popolaresco. Gli affreschi nell’abside e nel presbiterio sono opera della scuola di Antonio da Tradate, in particolare il Cristo in Maestà e le due scene tratte dagli Atti degli apostoli, iconograficamente molto valide. Le pitture sull’arco trionfale e sui due archi laterali palesano la maniera di Giovanni Battista Tarilli (1549-post 1614) di Cureglia o della sua bottega, della fine del secolo XVI, così come le figure degli apostoli sui due pilastri antistanti il presbiterio.
Le Storie della vita di san Carlo Borromeo furono dipinte da Alessandro Gorla (1560-1630) nel 1620 circa: la rappresentazione della Cerimonia di chiusura del Concilio di Trento in presenza del Santo è circondata da riquadri di vario formato commentati da iscrizioni e con Scene della giovinezza, dell’operato e della morte del cardinale milanese.
Nella chiesa si conservano frammenti scultorei romanici, forse appartenuti ad un precedente edificio di culto: una figura virile frontale, due animali fantastici e un pilastrino coronato da una pigna, forse un frammento di cattedra o di pluteo; un capitello con due teste angolari, forse del secolo XI, rimesso in opera quale acquasantiera a lato del portale sud.

Immagini da Wikimedia Commons

Bibliografia
San Pietro di Biasca, Comitato pro restauri San Pietro di Biasca, Ist. Grafico Casagrande, Bellinzona 1967 (reperibile anche su https://issuu.com/)

Link
https://parrocchiabiasca.jimdofree.com/chiese/ss-pietro-e-paolo/
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_dei_Santi_Pietro_e_Paolo_(Biasca)

Localizzazione: CONFEDERAZIONE ELVETICA – BIASCA (Canton Ticino). Chiesa dei Santi Pietro e Paolo
Autore: bottega dei Seregnesi
Periodo artistico: fine del XIV – inizio XVI secolo
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – BELLINZONA, frazione PIANEZZO. Chiesa parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo, con Ultima Cena

Affresco del XVI secolo

La chiesa parrocchiale dei Santi Giacomo e Filippo si trova sulla collina sopra il paese. È una costruzione a navata unica con un piccolo coro quadrangolare e un massiccio campanile sul fianco sinistro. L’edificio è del Cinquecento. in cui sono state incorporate parti di una costruzione precedente poi rimaneggiata nel XIX-XX secolo.

All’interno della chiesa l’elemento più degno di nota si trova sulla parete settentrionale. Si tratta di un grande affresco frammentario dell’ULTIMA CENA del XVI sec. che misura circa 6 x 2,9 m. Nella parte centrale del dipinto in basso si scorgono le tracce di un precedente affresco del XV secolo raffigurante probabilmente un Cristo risorto. L’affresco della Cena, scoperto nel 1897, fu ripulito dallo Steffanoni, erano presenti infatti elementi che furono poi eliminati.

Informazioni e immagine da:
http://www.parrocchia-giubiasco.ch/le-chiese-in-zona-pastorale.html

Localizzazione: CONFEDERAZIONE ELVETICA - BELLINZONA, frazione PIANEZZO. Chiesa parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo
Autore: ignoto
Periodo artistico: XVI secolo
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – BELLINZONA, frazione GIUBIASCO. Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, con Ultima Cena

Affresco frammentario attribuito a Lombardus da Lugano, metà XV secolo

Chiesa principale di Giubiasco ha origini antichissime, essendo menzionata nei documenti già nel 929 con il nome di S. Maria di Plumasca o Primasca, quale proprietà dell’abbazia di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia. La chiesa, situata in posizione dominante nel cuore della Piazza Grande del Borgo, è a pianta rettangolare con navata unica orientata e coro quadrato. L’attuale costruzione risale al XII sec., poi rimaneggiata e ampliata nei secoli XV e XVII.

Nella navata e nel coro si conservano preziosi affreschi frammentari tardogotici (XV e XVI sec.). Sulla parete nord della navata: grande Ultima Cena attribuita a Lombardus da Lugano, eseguita a metà Quattrocento: gli Apostoli e Cristo siedono in stalli con schienali terminanti a timpano.

A destra: martirio di Santa Apollonia, affresco della prima metà del sec. XVI. Sulla parete sud: Crocifissione con i Santi Caterina e Antonio Eremita con a sinistra due altri santi non identificabili, databile attorno alla metà del sec. XV; sotto: un Ssanto pure non riconoscibile e i santi: Sebastiano (attribuito alla bottega dei Seregnesi), Rocco, Giovanni Battista, la Madonna in trono e la Veronica, della fine del sec. XV, con incorniciature a fregi di palmette sicuramente coeve.

Informazioni e immagine da
http://www.parrocchia-giubiasco.ch/s.maria-assunta.html

Link
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_Assunta_(Giubiasco)

Localizzazione: CONFEDERAZIONE ELVETICA - BELLINZONA, frazione GIUBIASCO. Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta
Autore: attribuito a Lombardus da Lugano
Periodo artistico: metà XV secolo
Rilevatore: AC

BELGIO – WESTERLO, distretto di Tongerlo. Abbazia con Ultima Cena

L’Abbazia di Tongerlo, vicino ad Anversa, conserva un olio su tela (418 x 794 cm), copia dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, realizzata da un anonimo pittore agli inizi XVI secolo.
L’abate Arnoud Streyters acquistò l’opera nel 1545 per decorare l’allora chiesa abbaziale. In due occasioni ha rischiato di essere distrutta. Durante il periodo della dominazione francese, i monaci nascosero la tela in un granaio e nel 1929 sopravvisse a un grande incendio nell’abbazia. Nel 1960 l’opera è collocata in un apposito edificio, il “Museo Da Vinci”.

Immagini da:
https://focusonbelgium.be/en/culture/tongerlo-abbey-houses-remarkable-treasure/

https://www.vrt.be/vrtnws/en/2019/05/02/is-there-a-real-da-vinci-in-tongerlo-abbey/

Localizzazione: BELGIO – WESTERLO, distretto di Tongerlo, Abbazia
Autore: ignoto
Periodo artistico: inizi XVI secolo
Rilevatore: AC

ASOLA (MN). Cattedrale di Sant’Andrea e di Maria Assunta, con Ultima Cena

Affresco di ignoto, presumibilmente 1516

Costruita a partire dal 1472 sulla base di un precedente edificio, conserva in controfacciata troviamo una raffigurazione dell’Ultima Cena, chiaramente ispirata al celebre Cenacolo di Leonardo Da Vinci. L’indicazione sul semipilastro, in cui è affrescata l’immagine di santa Rosa da Viterbo, potrebbe datarlo al 1516. Però la datazione è controversa, anche perché il pavimento della chiesa fu rialzato di m 1,5 nel 1472, ma il dipinto è situato molto vicino a terra.
L’ignoto pittore non usa lo sfumato vinciano e rimane legato a un disegno che contorna le figure, incidendolo quasi con durezza. Ai lati della Cena sono dipinte, a destra, la preghiera nell’orto degli ulivi e, a sinistra, una scena di difficile interpretazione, forse l’ingresso in Gerusalemme.

Immagine e info da
https://it.wikipedia.org/wiki/Cenacolo_di_Asola

Link
https://it.wikipedia.org/wiki/Cattedrale_di_Sant%27Andrea_(Asola)

Localizzazione: ASOLA (MN). Cattedrale di Sant'Andrea e di Maria Assunta
Autore: ignoto
Periodo artistico: 1516
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – ASCONA. Chiesa di Santa Maria della Misericordia, con Ultima Cena

Affresco, di ignoto, fine XV – inizi XVI secolo.

La chiesa, parrocchiale, fu consacrata nel 1442, è formata da una semplice aula, coperta da un soffitto a cassettoni.
Oltre agli splendidi affreschi del coro – i più antichi – la chiesa ospita altri dipinti murali lungo la navata e sull’arco trionfale. Questa vasta serie di dipinti riflette sia l’arte gotica cortese, sia quella popolare della seconda metà del ‘400, che quella dei pittori vaganti prealpini, attivi tra il 1450 e i primi decenni del ‘500.
Il bellissimo ciclo di dipinti murali del coro illustra alcune storie del vecchio e nuovo Testamento.
La parete di fondo ospita l’immagine di una Crocifissione e sopra quella della Madonna della Misericordia, affiancata dai santi Pietro e Paolo. Negli spicchi della volta si trovano i Padri della Chiesa Latina, l’immagine di Cristo attorniato dai quattro Evangelisti, e i santi Pietro, Materno e Fabiano.
Sulla parete di sinistra sono raffigurati sessantasei riquadri dedicati all’antico Testamento: dalla Creazione, alle storie di Adamo ed Eva, a quelle di Noè, di Abramo, di Giuseppe e di Mosè. Si tratta di sei gruppi di storie concepite e narrate come pagine miniate di un libro aperto sulla parete. La delicatezza stilistica e la ricchezza di dettagli, fanno di questi affreschi una delle pagine d’arte del gotico cortese più interessanti conservante in Ticino. Il recupero di questi affreschi si è concluso nel 2002.

Sulla parete di destra del coro, a sud, si trovano invece trentasei riquadri dedicati alla vita e alla passione di Cristo, dipinte da una seconda bottega di pittori vaganti. Tra essi un’ULTIMA CENA di impostazione tradizionale.


Informazioni e immagini da
http://www.parrocchiaascona.ch/artechiese/storiagesu/photogallery.html

Localizzazione: CONFEDERAZIONE ELVETICA - ASCONA. Chiesa di Santa Maria della Misericordia
Autore: ignoto
Periodo artistico: fine XV - inizi XVI secolo

CONFEDERAZIONE ELVETICA – ARBEDO CASTIONE, frazione Arbedo (Canton Ticino). Chiesa di San Paolo, con Ultima Cena

Affresco di Nicolao da Seregno o della sua bottega, circa 1460

Detta “Chiesa Rossa” per il colore della facciata, la costruzione viene citata per la prima volta in documenti storici risalenti al 1255, anche se l’origine è alto-medievale: scavi archeologici hanno riportato alla luce le vecchie fondamenta del VII – VIII secolo. Nel XV secolo venne in gran parte ricostruita e ingrandita. Sulla facciata a destra della porta d’ingresso è presente l’affresco raffigurante san Paolo attribuito all’artista Antonio da Tradate (1465 circa – Locarno, 1511 circa). La lunetta sopra al portale riporta invece una Passione di Cristo affrescata (XV secolo). Su una delle pareti laterali è rappresentata la battaglia di Arbedo, dove il conte di Carmagnola sconfisse i confederati nel 1422.

L’interno è decorato con vari affreschi, tra i quali un’Ultima Cena, attribuita ad artisti della bottega di Cristoforo da Seregno (o da Lugano, 1448 – 1492). Egli fu esponente della pittura tardogotica lombarda, a capo di un’importante bottega attiva nelle terre dell’attuale Canton Ticino e dei Grigioni. Dal 1463 collaborò con il nipote Nicolao da Seregno.
Il tavolo, coperto da una tovaglia ricamata, è rettangolare, con una prospettiva frontale per mostrare le vivande (pesci, pani ecc.) e le stoviglie. Gesù tiene con la mano sinistra un’ostia e con la destra dà un pezzo di pane e Giuda che è sul lato opposto del tavolo.

Bibliografia
Fares S.M.; Zuffi S., Il Sacro del Ticino, Skira, Milano 2018

Immagine elaborata da:
https://www.pinterest.ie/pin/326229566736341751/
Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Paolo_detta_Chiesa_Rossa

Localizzazione: CONFEDERAZIONE ELVETICA – ARBEDO CASTIONE, frazione Arbedo (Canton Ticino). Chiesa di San Paolo
Autore: Nicolao da Seregno
Periodo artistico: 1460
Rilevatore: AC

ALZATE BRIANZA (CO). Chiesa di San Giorgio, con Ultima Cena

Affresco strappato, attribuito a Sigismondo De Magistris, 1531

La Cena è parte di un ciclo decorativo che ricopriva le pareti di una cappella dedicata alla Vergine Immacolata, fatta erigere probabilmente dalla famiglia Balduini. Occultati e riscoperti soltanto nel 1927, questi affreschi vennero strappati mezzo secolo più tardi per problemi di umidità: temporaneamente “ospitati” presso la locale casa parrocchiale, i dipinti sono tornati oggi nella loro collocazione originaria.
L’Ultima Cena di Alzate Brianza reca la data “1531”, ed è quindi di un trentennio posteriore al Cenacolo vinciano, che fu ultimato nel 1498. Più difficile, invece, è individuare l’autore di quest’opera, mancando elementi certi a riguardo; recentemente il professor Marco Rossi dell’Università Cattolica ha proposto di individuare il pittore in Sigismondo De Magistris, un artista originario di Como, attivo nella prima metà del Cinquecento; tale ipotesi però non è stata accolta dall’unanimità degli studiosi, senza tuttavia che siano stati proposti altri nomi.
Il De Magistris lavorò soprattutto nell’Alto Lario e in Valtellina, affrescando chiese e cappelle (da Sorico a Gravedona, da Germasino a Rezzonico) e realizzando alcune pale d’altare: opere che mostrano effettivamente una certa affinità di stile e di modi con il ciclo alzatese di San Giorgio.

Il dipinto di Alzate, in ogni caso, non può essere considerato una semplice copia del Cenacolo di Leonardo, ma piuttosto un’opera che a quella composizione vinciana si “ispira”. Il pittore ne riprende infatti il motivo della tavola con Gesù al centro e gli apostoli disposti alla sua destra e alla sua sinistra; viene mostrato il momento esatto in cui Cristo annuncia il tradimento (e infatti sul bordo della tavola si legge la scritta, in latino: «Uno di voi mi tradirà»). Le differenze sono parecchie. Forse per esigenze di spazio, il pittore di Alzate rinuncia del tutto all’ambientazione architettonica; gli Apostoli non sono riuniti a gruppi di tre, come nella composizione di Leonardo, ma interagiscono a coppie, secondo un modulo più semplice e tradizionale.
Giovanni, alla destra di Gesù, che non si sporge all’indietro verso Pietro, come in Leonardo, ma poggia il suo capo sulla spalla di Cristo, secondo una consuetudine iconografica assai diffusa. E se uguale è il gesto di Tommaso (che alza il dito indice), diversa è invece la posizione delle mani di Gesù stesso (entrambe, cioè, con il palmo rivolto verso l’alto). Così come il piatto davanti al Maestro: vuoto nella Cena di Leonardo, qui invece ancora colmo dell’agnello pasquale. Differenze, insomma, non soltanto estetiche e formali, ma anche di significato e contenuto.

Informazioni e immagini da
https://www.chiesadimilano.it/senza-categoria/lultima-cena-di-alzate-brianzaispirata-al-cenacolo-di-leonardoma-con-originalita-32479.html

Localizzazione: ALZATE BRIANZA (CO). Chiesa di San Giorgio - Via Alciato
Autore: attribuito a Sigismondo De MAgistris
Periodo artistico: 1531
Rilevatore: AC

USA – WORCESTER (MA). Worcester Art Museum, affresco di Ultima Cena.

Ultima Cena, affresco strappato, seconda metà del XIII secolo
Acquistato dal museo, n° 1924.24
In questo affresco proveniente dalla Chiesa di Santa Maria inter Angelos vicino a Spoleto, due diversi episodi della vita di Cristo, L’ultima cena e L’agonia nell’orto, sono combinati in un unico fotogramma, una giustapposizione tipica dei concetti narrativi medievali.
Tipica del suo tempo è anche la resa spaziale: il piano del tavolo è visto di traverso, ma i piatti sono raffigurati di profilo. Gli apostoli che circondano Cristo, che siede all’apice della loro configurazione triangolare, sono raccolti in un lato del tavolo. Le pieghe decorative della tovaglia, le aureole ingioiellate e persino i riflessi lineari degli indumenti enfatizzano i motivi decorativi della superficie piuttosto che lo spazio illusionistico e la forma tridimensionale che diventarono caratteristiche artistiche dei secoli successivi.

Il convento femminile di Santa Maria inter Angelos fu fondato da Gregorio IX nel 1229 sulle pendici del Monteluco. Le monache di clausura che lo abitavano fin dal 1232, per motivi di sicurezza, nel 1403 vennero trasferite da Bonifacio IX all’interno delle mura di Spoleto, nel monastero del Palazzo; non tutte le religiose accettarono lo spostamento, alcune preferirono rimanere e continuare la vita religiosa dell’antico monastero, ma da quel momento l’intero gruppo prese il soprannome di Le Palazze, cioè residenti nel Monastero del Palazzo. L’appellativo si estese poi al monastero stesso e alla zona circostante.
Dopo la soppressione delle corporazioni religiose in Umbria (1860-1861) il monastero, trasformato in casale, passò allo Stato che nel 1871 lo vendette a Francesco Cianni. Dopo la sua morte avvenuta nel 1908 passò in eredità al figlio Guglielmo.

L’interno del monastero era ornato da numerosi affreschi attribuiti a un pittore anonimo il cui stile ha avuto origine dalla tradizione umbra duecentesca e dagli esempi lasciati da Cimabue ad Assisi; attivo a Spoleto nella seconda metà del XIII secolo, è stato convenzionalmente detto il “Maestro delle Palazze”, in riferimento al luogo di provenienza delle opere a lui attribuite. Scene relative all’infanzia e alla passione di Cristo, realizzate verso la fine del milleduecento, ornavano un ambiente al primo piano del monastero, probabilmente l’oratorio privato delle monache, e un vano a pianterreno, forse anch’esso un oratorio ma a disposizione dei visitatori.
Tali opere, definite nel 1957 da Roberto Longhi “La splendida serie dugentesca delle Palazze” (1), rimasero ignorate per secoli e, nel 1921 gli affreschi vennero strappati dalle pareti del primo piano, allora adibito a fienile, e abusivamente venduti dal proprietario, Guglielmo Cianni.
Nel giro di pochi anni furono acquistati da musei e collezionisti americani. Già nel 1924 alcuni di loro entrarono nel Worcester Art Museum in Massachusetts; poco dopo altri andarono a Bryn Athyn in Pennsylvania nel Glencairn Museum e altri pezzi vennero dispersi in varie sedi.

Bibliografia:
(1) Roberto Longhi, Per una mostra storica degli “estrattisti”, in Paragone, n. 91, Firenze, Sansoni, luglio 1957, p. 6.

Link
https://it.wikipedia.org/wiki/Ex_monastero_di_Santa_Maria_inter_Angelos

Immagine:
tratta da tripadvisor
https://en.tripadvisor.com.hk/LocationPhotoDirectLink-g41952-d286038-i257060608-Worcester_Art_Museum-Worcester_Massachusetts.html

Localizzazione: USA -Worcester, Massachusset
Autore: Maestro delle Palazze
Periodo artistico: XIII sec.
Data ultima verifica: 06/01/2021
Rilevatore: Angela Crosta, Feliciano Della Mora

VENEZIA . Chiesa di San Giovanni in Bràgora, con Ultima Cena di P. Bordon

Ultima Cena, olio su tela di Paris Bordon (Treviso 1500 – Venezia 1571), realizzata nel 1566 – 1570.

L’opera fu commissionata per un ciclo pittorico destinato al rinnovato presbiterio; tale ipotesi sembra trovare conferma nelle simili grandi dimensioni (larghezza circa 3,8 m) delle tele (Lavanda dei piedi e Cristo davanti a Caifa (oggi sopra la porta d’ingresso) di Palma il giovane; Sacrificio di Abramo e l’Apparizione dell’Angelo a Elia, commissionate a Francesco Maggiotto (1738 – 1805) e collocate nel presbiterio nel 1787. Ma tutto il ciclo ha subito più spostamenti nel corso dei secoli.
Oggi nella parete sinistra del presbiterio sono collocate le tele, a sinistra, del Sacrificio di Abramo e della Lavanda dei piedi; a destra, dell’Apparizione dell’angelo a Elia e, in basso, l’Ultima Cena del Bordon.
In questa raffigurazione, dopo l’annuncio del tradimento, Giuda, raffigurato all’estremità destra, rovesciato lo scanno su cui sedeva, lascia rapidamente la sala fra lo scompiglio degli astanti.

Immagine da
https://www.meisterdrucke.it/stampe-d-arte/Paris-Bordone/320577/L&39;ultima-Cena.html

Foto interni
http://www.veneziatiamo.eu/ChiesaSanGiovannibragora_CASTELLO.html

Storia della Chiesa
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Giovanni_in_Bragora
http://www.sgbattistainbragora.it/index.php?id=10&lang=it

Localizzazione: VENEZIA . Chiesa di San Giovanni in Bràgora
Autore: Paris Bordon/Bordone (1500 -1571)
Periodo artistico: 1566 - 1570
Rilevatore: AC

VENEZIA. Basilica di San Marco. Mosaico dell’Ultima Cena.

Ultima Cena, mosaico della prima metà del XII secolo, situato nella sezione ovest della volta sud sotto la cupola centrale; al di sopra c’è l’episodio della Lavanda dei piedi.
La raffigurazione segue il modello medio-bizantino: Gesù è posto all’estremità sinistra del tavolo, sorretto da eleganti colonne tortili.

Immagine da:
https://liturgiaebibbia.com/2015/04/01/imberbi-a-tavola-suggestioni-a-partire-da-un-mosaico-dellultima-cena/

Localizzazione: VENEZIA. Basilica di San Marco
Periodo artistico: prima metà del XII secolo
Rilevatore: AC

VALLADA AGORDINA (BL). Chiesa di San Simon, con Ultima Cena

Ultima Cena, affresco di Paris Bordon/Bordone (1500 -1571), eseguito nel 1549

L’aula della chiesa di San Simon è interamente decorata da un ciclo di affreschi del 1549, opera di Paris Bordone, che illustrano, tra luminose incorniciature, il “sacro racconto” raffigurando i santi Simone e Pietro, Barbara ma anche il Padre Eterno, la Natività, dando luogo ad un armonioso e continuativo affresco che si estende lungo le pareti.

Tra questi anche una bella Ultima Cena. Al centro, Gesù guarda innanzi a sé con sguardo dolce e triste; tra gli apostoli corre un turbamento che si manifesta nei movimenti nervosi, nell’aria sgomenta e stupita. Il personaggio dipinto in primo piano al centro della raffigurazione è Giuda Iscariota che nasconde la borsa dei denari dietro alla schiena. Sulla corta e candida tovaglia sono appoggiati quattro coltelli, diversi pani, sei piatti, quattro bicchieri e due caraffe in vetro trasparente. Al centro, adagiato su di un piatto argenteo, è dipinto un volatile, pietanza principale del pasto, verso cui Giuda Iscariota allunga la mano.

Immagine elaborata da
https://it.tripadvisor.ch/

Links
https://it.wikipedia.org/wiki/Affreschi_di_San_Simon
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Simon

Localizzazione: VALLADA AGORDINA (BL). Chiesa di San Simon
Autore: Paris Bordon/Bordone (1500 -1571)
Periodo artistico: 1549
Rilevatore: AC

USA – NEW YORK.  The Morgan Library & Museum, codice con miniatura di Ultima Cena, XII secolo

Manoscritto “Vita Christi (Vita di Cristo)”, realizzato in Francia, forse Corbie, ca. 1175
Numero inventario MS M.44; il folio 6v contiene una miniature con l’Ultima Cena o Istituzione dell’Eucaristia.

Cristo, aureola incrociata decorata, sta in piedi (?), solleva l’ostia nella mano destra e il calice nella mano sinistra. Davanti al Cristo, l’evangelista Giovanni appoggia il capo sulla mano sinistra. Sei Apostoli su un lato, cinque dall’altro; la tavola a “U” ha una tovaglia drappeggiata e regge stoviglie e cibo. In primo piano, Giuda si inginocchia davanti al tavolo.
Scena sotto un’architettura, su fondo oro, entro una cornice decorata e teste di quattro donne negli angoli.

Notizie e immagine da
http://ica.themorgan.org/manuscript/page/11/77488

Localizzazione: USA – NEW YORK.  The Morgan Library & Museum - 225 Madison Avenue
Rilevatore: AC

LANCIANO (CHIETI). Ex convento San Bartolomeo, Ultima Cena, XIX secolo

Ultima Cena, tempera su intonaco (240 x 485 cm), attribuito a Giuliano Crognale (1770-1862) oppure a Eliseo de Luca (notizie dal 1824), prima metà XIX secolo

Il dipinto si trova nel refettorio dell’ex convento dei Cappuccini, fondato nel 1575. I frati rimasero fino al 1866/67 quando fu soppresso il monastero e il patrimonio fu confiscato. La parrocchia di San Pietro, vicina al complesso, ottenne nel 2011 il comodato d’uso degli edifici conventuali e della chiesa di San Bartolomeo, che riaprì al culto.
Nei locali del convento, ora abitato dalle suore missionarie di Cristo provenienti dal Brasile, sono svolte attività catechistiche, a sfondo sociale, mostre d’arte ecc. 

Immagine da
https://beweb.chiesacattolica.it/percorsitematici/miracoli-eucaristici/listituzione-delleucarestia-e-la-processione-del-giovedi-santo-a-lanciano/

Scheda
https://www.beni-culturali.eu/opere_d_arte/scheda/-ultima-cena-de-luca-eliseo-notizie-dal-1824-13-00215808/5480

Localizzazione: LANCIANO (CHIETI). Ex convento San Bartolomeo - Viale dei Cappuccini, 178
Autore: Giuliano Crognale (1770-1862) oppure Eliseo de Luca (notizie dal 1824)
Periodo artistico: prima metà XIX secolo
Rilevatore: AC

LANCIANO (CHIETI). Cattedrale della Madonna del Ponte, olio su tela con Ultima Cena

Ultima Cena, olio su tela (495 x 260 cm), pala d’altare attribuita ad Antonio Solaro oppure a Tommaso Alessandrino, eseguita nel 1601

A cavallo tra ’500 e ’600 una grande figura di vescovo fu Mons. Paolo Tasso che nel 1601 commissionò a Tommaso Alessandrino di Ortona (oppure ad Antonio Solaro) la pala dell’Ultima Cena, che ora si trova nella Cattedrale della Madonna del Ponte, sull’altare della prima cappella a destra, intitolata al Santissimo Sacramento.
Il dipinto è una delle poche testimonianze dell’arte sacra d’impronta manierista a Lanciano, e la paternità è discussa. Non mancano nella raffigurazione della tavola con Cristo tra gli Apostoli elementi di prospettiva e di gusto del naturale.
Gli Apostoli, in atteggiamento concitato, si guardano intorno per capire chi tra loro tradirà il Cristo, alcuni sono seduti, altri in piedi. La scena è ambientata in un edificio classico con alte colonne dal fusto liscio; in primo piano una natura morta con vasi e anfore e una figura china nell’atto di prendere dei piatti.

 

Immagine da
http://www.culturaitalia.it/opencms/museid/viewItem.jsp?language=it&id=oai%3Aculturaitalia.it%3Amuseiditalia-work_86862

Localizzazione: LANCIANO (CHIETI). Cattedrale della Madonna del Ponte
Autore: Antonio Solaro oppure Tommaso Alessandrino
Periodo artistico: 1601
Rilevatore: AC

FRANCIA – SAVIGNY. Chiesa di Nostra Signora, con Ultima Cena

La chiesa di Notre Dame di Savigny fu fondata nel 1165 da Geoffreoy de Brucourt, ma subì nei secoli diverse modifiche; ha una navata e un transetto che mostrano diversi stili: romanico e gotico. Ha molte sculture romaniche e importanti affreschi del XIV secolo portati alla luce nel 1888 e 1893 dall’abate Joubin e restaurati da un certo Jacquier.
Nelle arcate dell’abside vi è un ciclo dedicato a santa Barbara, compatrona della Chiesa, che fu un priorato dipendente dalla Collegiata di Sainte-Barbe-en-Auge.

Sulla parete nord della navata è dipinta l’Ultima Cena con Cristo, raffigurato frontalmente, al centro di una composizione equilibrata di quattordici figure (insolito perché normalmente ci sono 12 Apostoli più Cristo). Giuda è di fronte a Cristo, seduto dall’altra parte del tavolo.

 

Info e immagine da
https://fr.wikipedia.org/wiki/%C3%89glise_Notre-Dame_de_Savigny

Localizzazione: FRANCIA – SAVIGNY. Chiesa di Nostra Signora, con Ultima Cena
Autore: ignoto
Periodo artistico: XIV secolo
Rilevatore: AC

VALDAORA (BZ), frazione Valdaora di Mezzo/Mitterolang. Chiesa filiale di Sant’Egidio, con Ultima Cena

Ultima Cena, affresco di Simone di Tesido, 1490

La chiesa fu edificata nel 1404, su una costruzione altomedievale, fu ristrutturata nei secoli XVII e XIX in tre fasi. Conserva affreschi di varie epoche, alcuni di Michael Pacher.
Nel 1490 Simone di Tesido/Simon von Taisten, allievo del Pacher e importante pittore altoatesino attivo dal 1470 al 1515 circa, eseguì pitture nella chiesa, tra esse, in una delle arcate, un’Ultima cena.
Pregevoli le teste degli Apostoli, disposti sui due lati del tavolo, cinque di spalle, tra cui Giuda, senza aureola, di fronte a Cristo. Particolare la figura di san Giovanni, abbracciato al Cristo sotto il suo braccio destro, di cui è visibile solo il retro dell’aureola e un braccio con la mano che stringe quella sinistra di Gesù.

Immagine da:
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Valdaora_di_Mezzo-Mitterolang,_San_Egidio,_frescos_last_supper_002.JPG

Localizzazione: VALDAORA (BZ), frazione Valdaora di Mezzo/Mitterolang. Chiesa filiale di Sant'Egidio
Autore: Simone di Tesido
Periodo artistico: 1490
Rilevatore: AC

SPAGNA – MADRID. Ultima Cena di Diego del Pozo, 2019

Ultima Cena, pastello su carta (30 x 55 cm), 2019

Diego del Pozo Jiménez è nato ad Ávila (Castilla y León, Spagna) nel 1995. Ha studiato arte ad Ávila e successivamente si è laureato in Belle Arti presso l’Università di Salamanca nel 2018. Vincitore di diversi concorsi sia ad Ávila che a Salamanca.

Immagine da
https://diegodelpozojimenez.com/obras/ultima-cena/

Rilevatore: AC

SARONNO (VA). Santuario della Beata Vergine dei Miracoli, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, gruppo scultoreo in legno di pioppo realizzato nel 1531-32 da Andrea da Milano/Andrea Corbetta e decorato da Alberto da Lodi
Quest’opera costituisce un unicum di riproduzione antica del Cenacolo con sculture lignee a grandezza naturale.

La storia del Santuario incominciò attorno al 1460: un giovane di nome Pedretto, malato e costretto a letto da alcuni anni, fu miracolosamente guarito dalla Madonna della Strada Varesina che lo invitò a costruire una chiesa in suo onore. Dopo la costruzione di una “chiesuola” che per ben tre volte rovinò, i saronnesi decisero di formare un comitato di deputati per erigere un tempio che fosse degno della richiesta della Madonna e l’8 maggio 1498 posero la prima pietra. Il complesso fu edificato in tre tempi: la parte rinascimentale dal 1498 al 1516 comprendente l’abside, il presbiterio, l’antipresbiterio, la cupola col tiburio ed il campanile; nel 1556 si procedette ad un allungamento di tre campate su tre navate con l’aggiunta della sacrestia; infine dal 1570 agli inizi del 1600 furono aggiunte altre due campate ed eretta la facciata. Nello stesso periodo costruirono l’ “Hostaria dell’Angelo” per ristorare i pellegrini (diventerà poi stazione di posta e successivamente biblioteca e teatro civico) e il portico esterno.

Molti furono gli artisti che lasciarono opere nel Santuario: le volte dell’abside, del presbiterio e dell’antipresbiterio furono affrescata da Alberto da Lodi, le pareti da Bernardino Luini, di rimangono due Angeli serventi, santa Apollonia, santa Caterina d’Alessandria, i quattro Dottori della chiesa, gli Evangelisti, Sibille, Virtù, la presentazione di Gesù al Tempio, l’adorazione dei re Magi, il ritrovamento di Gesù fra i dottori nel Tempio e lo sposalizio di Maria. Il Luini poi, nel 1531, affrescò le figure dei santi Sebastiano, Cristoforo, Antonio abate, Rocco e la volta della cappella dell’Ultima Cena. Nella cupola lavorarono Gaudenzio Ferrari e poi Bernardino Lanino.

Nel 1531, Andrea da Milano (o Andrea Corbetta come oggi si definisce più correttamente) fu incaricato dai Deputati del Santuario di scolpire un articolato gruppo di statue lignee che raffigurano la scena dell’Ultima Cena da porre nella cappella sinistra – sulla cui volta il Luini aveva dipinto figure di Angeli con i simboli della Passione – e che completava il lavoro, realizzato dallo stesso scultore, nella cappella simmetrica, a destra, che contiene la Deposizione di Cristo dalla Croce. Alle spalle del gruppo, lungo i tre lati della cappella, si trovano attualmente grandi tele di Camillo Procaccini (1597/8): quelle laterali raffigurano gli episodi dell’Orazione nell’orto e del Bacio di Giuda, quella di fondo presenta una sontuosa scena di Servitori e vasellame che contrasta con la semplicità della mensa lignea.
Il gruppo di Cristo e dei Dodici si dispone lungo una tavola a forma di U, sopraelevata attraverso un rialzo di legno, accentuando il senso di profondità spaziale della scena. Dalla postura delle figure scolpite, dalla scelta dei colori e dai panneggi delle vesti, è evidente come lo scultore si collochi nella vasta schiera degli emuli del Cenacolo vinciano.
Le 13 statue lignee sono a grandezza naturale, realizzate a tutto tondo con nicchia scavata all’interno e abbigliate con vesti e manti, decorati a ramage, gigli e fiori. La mensa è formata da tre tavoli lignei accostati, sostenuti da gambe caratterizzate da un motivo vegetale dorato, e sui cui ripiani sono adagiati un agnello, al centro in corrispondenza della figura di Cristo, e dei pani, posti davanti a ciascun apostolo. In seguito la mensa si arricchì di altre suppellettili, quali dodici bicchieri, tre oliere e tre salini; elementi che ora non sono più apparecchiati.
Inizialmente gli Apostoli probabilmente avevano lo stesso ordine del Cenacolo vinciano, ma in seguito la sequenza fu cambiata perché, in seguito alla visita pastorale del vicario del card. Federico Borromeo, fu ordinato che i due piccoli altari delle cappelle della Passione e del Cenacolo venissero sostituiti da nuovi di dimensioni maggiori; per questo motivo la cappella venne allungata e tutto il complesso delle statue e del rialzo vennero smontati e ricollocati nel 1597.

Bibliografia
Scheda SIRBeC (Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Milano) 2013
http://www.lombardiabeniculturali.it/opere-arte/schede-complete/w9010-00003/

Immagine da Wikimedia Commons

Localizzazione: SARONNO VA Santuario della Beata Vergine dei Miracoli
Autore: Andrea da Milano/Andrea Corbetta
Periodo artistico: 1531-32
Rilevatore: AC

ROMA. Basilica di San Giovanni in Laterano, rilievo in argento dell’Ultima Cena.

Bassorilievo in argento dorato, raffigurante l’Ultima Cena, realizzato da Curzio Vanni, fine XVI secolo.

La cappella del Santissimo Sacramento, nel transetto sud, fu fatta erigere nel 1598 da papa Clemente VIII. In nicchia, sopra l’altare, fu poi posto un bassorilievo in argento dorato di Curzio Vanni del peso di mille libbre sorretto da due angeli modellati da Ambrogio Buonvicino e fusi da Orazio Censore, costato 12.000 scudi d’oro, posto a protezione di una tavola che la tradizione ritiene quella dell’Ultima Cena.
Tale tavola è formata da due pannelli di m 0,60 x 1,20 ciascuno, di legno di cedro. Si narra che sarebbe stata portata a Roma dall’imperatore Tito nell’anno 70, insieme a tutto il bottino della Prima Guerra Giudaica e la distruzione del Tempio di Gerusalemme. Non si sa con esattezza quando e in che circostanze arrivò questa reliquia alla Basilica, ma certamente prima del secolo XIII, perché è inclusa nell’inventario della Tabula Magna Lateranensis (un pannello in mosaico del XIII secolo, dove si elencano le reliquie presenti nella basilica e nel Sancta Sactorum, che è situata a sinistra della porta della sacrestia ed è scritta in caratteri dorati su fondo nero).

Immagini da:
https://reliquiosamente.com/2019/04/16/le-reliquie-dellultima-cena/
https://iviaggidiraffaella.blogspot.com/2018/09/roma-la-basilica-di-sgiovanni-in.html

Info sulla Basilica:
http://www.vatican.va/various/basiliche/san_giovanni/it/basilica/transetto.htm

https://markyanceyphoto.com/2017/01/rome-basilica-di-san-giovanni-in-laterano/

Localizzazione: ROMA. Basilica di San Giovanni in Laterano
Autore: Curzio Vanni
Periodo artistico: fine XVI secolo
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – LUGANO. Chiesa di Santa Maria degli Angeli, con Ultima Cena di B. Luini

Ultima Cena, affresco strappato, di Bernardino Luini, 1519

La chiesa di Santa Maria degli Angioli/Angeli costruita tra gli anni 1499 e 1500, era un tempo inglobata nel convento dei Padri minori osservanti di San Francesco, fondato nel 1490, passato poi dal 1602 ai Padri riformati della provincia di Milano. L’interno la chiesa custodisce uno dei grandi capolavori del primo Rinascimento: l’affresco della Passione e della Crocifissione, opera del discepolo di Leonardo, Bernardino Luini.

Un altro dipinto del Luini, raffigurante l’Ultima Cena, si trova sulla parete sinistra della navata, è un affresco strappato che in origine era nell’antico refettorio del convento che fu distrutto nella seconda metà del XIX secolo.
I raggruppamenti a tre degli Apostoli, derivati dal cenacolo leonardesco, sono qui enfatizzati in quanto l’affresco è stato diviso in tre riquadri di cui i due laterali contengono tre figure ciascuno.

Notizie e immagine da
https://www.ticinotopten.ch/it/monumenti/chiesa-santa-maria-degli-angioli-lugano

Localizzazione: CONFEDERAZIONE ELVETICA – LUGANO. Chiesa di Santa Maria degli Angeli
Autore: Bernardino Luini
Periodo artistico: 1519
Rilevatore: AC

FRANCIA – PARIGI. Bibliothèque nationale de France, salterio con miniatura di Ultima Cena

La Bibliothèque nationale de France, Département des Manuscrits, collezione Smith-Lesouëf 21, conserva un salterio italiano, miniato da Jacopino da Reggio, 1300-1350

La miniatura raffigurante l’Ultima Cena si trova sul folio 17v.

 

Immagine da
https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b10547048x/f40.double

Localizzazione: FRANCIA – PARIGI. Bibliothèque nationale de France
Autore: Jacopino da Reggio
Periodo artistico: 1300-1350
Rilevatore: AC

FRANCIA – PARIGI. Bibliothèque nationale de France, messale con miniatura di Ultima Cena, XV secolo

La Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, conserva il “Missale secundum usum Byterii ecclesie, cum calendario”, al folio 114v presenta una miniatura di Ultima Cena; numero inventario NAL 1690. Il manoscritto fu redatto nel XV secolo (1401-1500).

Informazioni e immagine da
https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b52503008z/f260.item

Localizzazione: FRANCIA – PARIGI. Bibliothèque nationale de France
Periodo artistico: XV secolo
Rilevatore: AC

FRANCIA – PARIGI. Bibliothèque nationale de France, codice con miniatura di Ultima Cena, XIV secolo

Il manoscritto “Miracles de Notre-Dame et autres poésies” di Gautier de Coinci è conservato nella Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits Français n° 22928, nel folio 24r vi è la miniatura dell’Ultima Cena con al di sotto la scena della Lavanda dei piedi.
Gautier de Coincy fu un abate, poeta e musicista francese (1177 – 1236).
Il codice risale al XIV secolo.

 

Link
https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b84546831/f57.item

Immagine da
https://jessehurlbut.net/wp/mssart/?p=4448

Localizzazione: FRANCIA – PARIGI. Bibliothèque nationale de France
Periodo artistico: XIV secolo

FRANCIA – PARIGI. Museo del Louvre, Ultima Cena di F. Pourbus il giovane

Ultima Cena, olio di Frans Pourbus il giovane (1569 – 1622), 1618

Esposto nella Sala 803, Dipartimento di Dipinti, numero inventario 1704

L’Ultima Cena fu dipinta per l’altare maggiore della chiesa di Saint-Leu-Saint-Gilles a Parigi, che risale al XIII secolo. L’opera sembra essere stata commissionata quando il cardinale Henri de Gandi, arcivescovo di Parigi, («cardinal de Retz») ne fece una chiesa parrocchiale a sé stante nel 1617, dopo l’erezione del coro della chiesa nel 1611. L’opera fu trasferita al Louvre durante la Rivoluzione, nel 1796.
Gesù è al centro della cena; Giuda, sul lato opposto, si alza da tavola tenendo la borsa, unico oggetto della sua attenzione.

Fiammingo di nascita e formazione, Frans Pourbus fu pittore di corte dell’arciduca Alberto a Bruxelles quando nel 1600 si recò in Italia su invito di Vincenzo Gonzaga, duca di Mantova. Nel 1611 divenne il pittore di corte a Parigi di Maria de’ Medici e di Luigi XIII.

Immagine da Wikimedia Commons

Localizzazione: FRANCIA – PARIGI. Museo del Louvre
Autore: Frans Pourbus il giovane (1569 – 1622)
Periodo artistico: 1618
Rilevatore: AC

MONREALE (PA). Duomo di Santa Maria, mosaico con Ultima Cena

Ultima Cena, mosaico, XII secolo

Tra i 6240 mq di mosaici, c’è anche la raffigurazione dell’Ultima Cena, nel lato destro del transetto, con altre scene della Passione.

 

Link
https://it.wikipedia.org/wiki/Duomo_di_Monreale

Monreale_I_mosaici_del_Duomo

Localizzazione: MONREALE (PA). Duomo di Santa Maria
Autore: ignoto
Periodo artistico: XII secolo
Rilevatore: AC

MESSICO – TEPOPOTZLÁN. Museo Nacional del Virreinato, Ultima cena di J.de Vera, 1618

Ultima Cena, olio su broccato (422 x 176 cm), Juan de Vera, 1618

Questo lavoro presenta innovazioni come l’incorporazione di un mobile che espone oggetti d’argento. Il servo, vestito alla maniera del XVII secolo, pronto a servire frutti come melograni – che alludono alla chiesa per l’unità interiore dei suoi innumerevoli semi in un unico frutto – fichi, ciliegie – potevano evocare la dolcezza di carattere proveniente dalle buone azioni -, uva – rappresenta il sangue di Cristo – e meloni, che sono fonte di speranza per l’acqua che contengono. Quest’opera fu dipinta su broccato e non su lino grezzo come indicato dalle ordinanze della corporazione dei pittori. L’opera, donata da Manuel Toussaint, è entrata nel Museo di Tepotzotlán nel 1970.(1)

Il museo si trova nell’ex complesso del Collegio di San Francisco Javier, costruito dai Gesuiti dal 1580. Il complesso, dopo alterne vicende, ceduto allo Stato, fu oggetto di lavori di restauro e nel 1964 fu inaugurato il Museo. La maggior parte della collezione proveniva dal vecchio Museo di Arte Religiosa che faceva parte della Cattedrale di Ciudad de Mexico. Gli oggetti in metallo prezioso sono stati donati dal Museo Nazionale di Storia e altri da privati.

Bibliografia
(1) Manuel Toussaint, Pintura colonial en México, Universidad Nacional Autonoma De Mexico; Mexico D.F. 1965, pp. 83-84.

Immagine da
http://mediateca.inah.gob.mx/islandora_74/islandora/object/pintura%3A2236

Localizzazione: MESSICO – TEPOPOTZLÁN. Museo Nacional del Virreinato
Autore: Juan de Vera
Periodo artistico: 1618
Rilevatore: AC

MILANO. Pinacoteca di Brera, Ultima Cena di D. Crespi

Ultima Cena, olio su tela, (335 × 220 cm), di Daniele Crespi, 1629 – 1630
Questo dipinto è esposto nella Pinacoteca di Brera, sala XXX, numero inventario 436.

L’opera proviene dal Monastero di Brugora, presso Besana Brianza, dove aveva ricoperto un affresco del tardo XVI secolo, di impostazione analoga, oggi rinvenuto durante i restauri. È ispirata (per il formato verticale della composizione) al prototipo di Gaudenzio Ferrari a Santa Maria della Passione a Milano.

 

Immagine e info da
https://pinacotecabrera.org/collezione-online/opere/cenacolo/

Localizzazione: MILANO. Pinacoteca di Brera
Autore: Daniele Crespi
Periodo artistico: 1629 - 1630
Rilevatore: AC

MONEGLIA (GE). Chiesa di Santa Croce, Ultima Cena di Luca Cambiaso

Ultima Cena, olio su tela di Luca Cambiaso (1527 – 1585), seconda metà XVI secolo

L’odierna chiesa, a navata unica, fu edificata nel 1725 sui resti della precedente struttura dell’XI-XII secolo, crollata per motivi sconosciuti.
Nella sacrestia è esposto il dipinto di Luca Cambiaso, replica in dimensioni minori dell’opera del convento genovese di Nostra Signora della Consolazione.

Info e immagine da
http://artigullio.scuolaeformazioneliguria.it/3_beni%20architettonici/architetture%20religiose/Moneglia%20S.Croce.htm

Localizzazione: MONEGLIA (GE). Chiesa di Santa Croce
Autore: Luca Cambiaso
Periodo artistico: seconda metà XVI secolo
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – LONDRA. Victoria and Albert Museum, lastra argentea con Ultima Cena di M. Wallbaum

Ultima Cena, lastra d’argento inciso e dorato, realizzata da Matthaüs Wallbaum, ad Augusta nel 1615
Esposta nella Silver, Room 69, The Whiteley Galleries, case 15; numero inventario M.469-1956

Questa lastra faceva probabilmente parte di un altare domestico ed è composta da molte parti realizzate separatamente. Le figure di Cristo e dei suoi discepoli e i vari vasi e piatti sul tavolo – tutti modellati su disegni contemporanei di Augusta – sono stati realizzati e attaccati separatamente. I fori mostrano dove altri oggetti sono perduti.
Matthaüs Wallbaum nacque a Kiel, nel nord della Germania, ma fu uno dei più importanti orafi di Augusta della sua epoca. I nomi degli Apostoli sono scritti in spagnolo anziché in tedesco, sebbene possano essere un’aggiunta successiva.

 

Informazioni e immagine (Fotografia © Victoria and Albert Museum, London) da
http://collections.vam.ac.uk/item/O91856/the-last-supper-plaque-wallbaum-matthaus/

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – LONDRA. Victoria and Albert Museum
Autore: Matthaüs Wallbaum
Periodo artistico: 1615
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – LONDRA. Victoria and Albert Museum, Ultima Cena, pannello in vetro di S. Peckitt

Pannello in vetro colorato (60,96 x 73,66 cm), opera di William Peckitt (1731 – 1795), circa 1770-1780

Collocato nella Sacred Silver & Stained Glass, Room 83, The Whiteley Galleries, case S4, numero inventario C.180-1934
Il pannello fu donato da J. A. Knowles, pronipote di William Peckitt.

La scena di questo pannello rappresenta il soggetto in modo tradizionale: i dodici Apostoli sono raccolti intorno alla figura centrale di Gesù, a una tavola rotonda su uno sfondo di colonne tortili. Sulla tavola al centro c’è il calice del vino e il pane è posto davanti a Cristo.
Non sappiamo chi ha commissionato questo pannello a Peckitt o dove si trovava. Potrebbe essere rimasto nella sua famiglia, perché lo possedeva il suo pronipote.
La “cornice” del pannello è simile a quella che Peckitt dipinse su un pannello con il suo autoritratto, ora alla York City Art Gallery. La cornice è eseguita in tinta argento con decoro d’acanto dipinto di marrone. L’Ultima Cena in cornice circolare, contenuta all’interno di una cornice più grande, con angoli incuneati, a imitazione del legno dorato.

Informazioni e immagine (Fotografia © Victoria and Albert Museum, London) da:
http://collections.vam.ac.uk/item/O8317/last-supper-panel-peckitt-william/

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – LONDRA. Victoria and Albert Museum
Autore: William Peckitt (1731 – 1795)
Periodo artistico: circa 1770-1780
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – LONDRA. Victoria and Albert Museum, vetrata con Ultima Cena

Vetro trasparente e colorato con dettagli verniciati e argento, (82,5 x 188,0 cm – intero oggetto), 1542.
I tre pannelli sono esposti nella sezione Sacred Silver & Stained Glass, Room 84, The Whiteley Galleries, case BAY2; numero inventario LOAN:ROYAL.1-3

Questi pannelli provenivano originariamente dalla chiesa di Saint-Jean a Rouen, in Normandia. Le autorità rivoluzionarie francesi nel 1793 chiusero la chiesa che fu distrutta nel 1817.

Notizie da
http://collections.vam.ac.uk/item/O64590/the-last-supper-window-unknown/

Immagine da
https://www.rct.uk/collection/74427

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – LONDRA. Victoria and Albert Museum
Autore: ignoto
Periodo artistico: 1542
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – LONDRA. Victoria and Albert Museum, Terracotta con Ultima Cena di G. della Robbia

Ultima Cena, terracotta invetriata (55,88 x 162,56 cm) realizzata a Firenze da Giovanni della Robbia, 1515-1520
Nei depositi, numero inventario 3986:1 to 3-1856

Questa composizione è basata sul dipinto dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci a Santa Maria delle Grazie a Milano (1496-7 circa), ma è mostrata a rovescio perché probabilmente è stata copiata da un’incisione. Il soggetto si trovava comunemente nei refettori monastici e questo rilievo potrebbe provenire dal refettorio del convento di San Francesco a Barga, in provincia di Lucca.

Con la soppressione degli ordini religiosi del 1810 ad opera di Napoleone, molti reperti furono defraudati e commercializzati come accadde per questo Cenacolo robbiano.
Il Groppi (1) scrive a proposito: “nel refettorio di questo convento vi era un bellissimo Cenacolo robbiano che io ho veduto. Ma nell’anno 1853 fu smurato e da ignota persona portato via e credesi venduto ad antiquari fiorentini”. Dopo un percorso complesso, del quale non si conoscono tutte le tappe, questo Cenacolo, composto da quattro blocchi, giunse nel 1856 a Londra quando il museo Victoria & Albert, al tempo South Kensington, lo acquistò a Parigi per 104 £, da un venditore del quale non fu trascritto il nome.

Giovanni della Robbia fu uno dei tre figli di Andrea della Robbia (1435-1525) ad entrare nella bottega del padre. Ricevette commissioni dal 1497 e poi prese la direzione della bottega.

 

Immagine e notizie (Fotografia © Victoria and Albert Museum, London) da
http://collections.vam.ac.uk/item/O154771/the-last-supper-panel-robbia-giovanni-della/

Link
(1) https://www.giornaledibarga.it/2020/04/un-della-robbia-da-barga-a-londra-334609/

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – LONDRA. Victoria and Albert Museum
Autore: Giovanni della Robbia
Periodo artistico: 1515-1520
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – LONDRA. Victoria and Albert Museum, rilievo con Ultima Cena

Ultima Cena, rilievo in alabastro (39.8 x 37.2 cm), opera di ignoto artista inglese, fine XIV secolo
Conservato nei depositi.

Questo pannello in rilievo dell’Ultima Cena proviene da una pala d’altare che rappresenta la Passione di Cristo. In questa Ultima Cena, Cristo, che benedice un grande pane, è mostrato affiancato da sei apostoli, uno dei quali san Giovanni si sporge in avanti e gli giace in grembo. Altri cinque apostoli sono seduti intorno a Cristo dalla sua parte del tavolo, inclusa un’altra figura senza barba a sinistra del pannello. Tre Apostoli sono seduti su cuscini quadrati su una panchina di foggia tipicamente medievale a sinistra del pannello e due figure simili sono sedute a destra. Un Apostolo inginocchiato, probabilmente Giuda, tiene tra le mani quello che sembra essere un pesce. Manca la parte superiore di questo pannello sebbene sia stato accuratamente rifilato attorno alle teste della figura di Cristo e di cinque apostoli. C’è una rottura nella parte centrale del pannello e le teste dei cinque apostoli in primo piano sono mancanti o danneggiate.
Questo è uno dei primi esempi sopravvissuti di un rilievo inglese in alabastro. Gli intagli sono di qualità più fine di quelli eseguiti nel XV secolo.

Testo e immagine (Fotografia © Victoria and Albert Museum, London) da
http://collections.vam.ac.uk/item/O350029/last-supper-relief-unknown/

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – LONDRA. Victoria and Albert Museum
Autore: ignoto
Periodo artistico: fine XIV secolo

GRAN BRETAGNA – LONDRA. Victoria and Albert Museum, placchetta bronzea con Ultima cena

Placchetta di bronzo (6,55 x 10,75 cm), opera di un ignoto scultore fiammingo, fine XVI secolo

Nei depositi, numero inventario A.455-1910

La placchetta raffigura l’Ultima Cena: Cristo, seduto dietro la tavola, tiene il pane, con i dodici Apostoli seduti intorno a lui, due su sgabelli davanti al tavolo. Giuda a destra con una borsa e senza aureola; in primo piano due giare di vino.

Notizie e immagine (Fotografia © Victoria and Albert Museum, London) da
http://collections.vam.ac.uk/item/O106631/the-last-supper-plaquette-unknown/

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – LONDRA. Victoria and Albert Museum
Autore: ignoto
Periodo artistico: fine XVI secolo
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – LONDRA. Victoria and Albert Museum, Ultima cena di R. Jamini

Ultima Cena, olio su tela dell’artista bengalese Roy Jamini (1887 – 1972), realizzato nel 1937-1940

Nei depositi, numero inventario IS.93-1991. Dono di Edward Shils

Il dipinto raffigura i dodici Apostoli di profilo, sei in primo piano e sei in secondo piano; Cristo, è l’unica figura rappresentata frontalmente. Tutte le figure hanno occhi molto grandi, tratto caratteristico del lavoro di Roy Jamini, uno degli artisti più importanti del periodo moderno in India, che si ispirò alle tradizioni popolari e popolari del Bengala rurale.

Notizie e immagine (© Victoria and Albert Museum, London 2017) da
http://collections.vam.ac.uk/item/O134001/the-last-supper-painting-jamini-roy/

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – LONDRA. Victoria and Albert Museum
Autore: Roy Jamini
Periodo artistico: 1937-1940
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – LONDRA. Victoria and Albert Museum, pannello in vetro con Ultima Cena

Ultima Cena, pannello in vetro colorato, realizzato a Norimberga (Germania) da Veit Hirschvogel il Vecchio, nel 1505 circa

Conservato nei depositio, numero inventario C.409-1919
Acquistato dal V&A Museum da Grosvenor Thomas.

La scena di questo pannello è una rappresentazione tradizionale dell’Ultima Cena. I dodici Apostoli sono raccolti intorno alla figura centrale di Gesù Cristo. Giuda è in primo piano, identificato dalla borsa rossa che porta.
Questa immagine deriva da un progetto dell’artista Hans Baldung Grien (1484/5 – 1545) che fu adattato da un artigiano nel laboratorio di vetri colorati di Veit Hirschvogel il Vecchio a Norimberga.
Il pannello era originariamente nella chiesa agostiniana di St Veit a Norimberga.

Notizie e immagine (Fotografia © Victoria and Albert Museum, London) da
http://collections.vam.ac.uk/item/O66919/last-supper-the-panel-hirschvogel-veit-the/

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – LONDRA. Victoria and Albert Museum
Autore: Veit Hirschvogel il Vecchio
Periodo artistico: 1505 circa
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – LONDRA. Victoria and Albert Museum, xilografia di Ultima Cena di A. Dürer

Ultima Cena, xilografia su carta (39.8 x 28.6 cm), di Albrecht Dürer (1471 – 1528), realizzata a Norimberga nel 1510

Esposta nella Prints & Drawings Study Room, level C, case EW, shelf 143, box M; numero inventario E.703-1940

Questa stampa fa parte di una serie di 12 xilografie che raccontano la storia della Passione di Cristo. In questa scena i discepoli di Cristo reagiscono alla sua dichiarazione: “Uno di voi mi tradirà, uno che mangia con me”. Giuda (in primo piano a destra) distoglie il viso e ha una borsa contenente le trenta monete del tradimento. Il coltello sul suo piatto punta verso Cristo.

 

 

Informazioni e immagine (© Victoria and Albert Museum, London) da
https://collections.vam.ac.uk/item/O113212/the-last-supper-print-durer-albrecht/

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – LONDRA. Victoria and Albert Museum
Autore: Albrecht Dürer (1471 – 1528)
Periodo artistico: 1510
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – LONDRA. Victoria and Albert Museum, rilievo su avorio

Ultima Cena, rilievo su beacher/coppa eburnea, probabilmente realizzata nei Paesi Bassi da Leopold Lichtenschopf, circa 1850

Avorio intagliato e montatura in argento dorato cesellato, (38,8 cm il solo avorio; altezza manufatto 42 cm, coperchio 13,5 cm, diametro 16,2 cm)
Nei depositi, numero inventario LOAN: GILBERT.52: 1-2008
Proviene dalla collezione Rosalinde e Arthur Gilbert, in prestito al Victoria and Albert Museum di Londra

Probabilmente fu realizzato come pezzo storicizzante, puramente a scopo ornamentale. Data la fonte della composizione figurativa e lo stile di intaglio, è probabile che il manufatto sia olandese.

Notizie e immagine (Fotografia © Victoria and Albert Museum, London) da
https://collections.vam.ac.uk/item/O157904/the-last-supper-beaker-lichtenschopf-leopold/

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – LONDRA. Victoria and Albert Museum
Autore: ignoto
Periodo artistico: circa 1850
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – LONDRA. Victoria and Albert Museum, Ultima Cena, stampa di L. Bertelli

Ultima Cena, stampa su carta di Luca Bertelli, tratta da un quadro di Tiziano, 1560-1600

Esposto nella Prints & Drawings Study Room, level H, case DG, shelf 58, inventario numero DYCE.1269
La stampa riporta la scritta sul margine “Titianus”, “Apud lucam Bertellum” all’interno del margine.

Notizie e immagine (Fotografia © Victoria and Albert Museum, London) da
http://collections.vam.ac.uk/item/O1153667/the-last-supper-print-bertelli-luca/

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – LONDRA. Victoria and Albert Museum
Autore: Luca Bertelli
Periodo artistico: 1560-1600
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – LONDRA. Victoria and Albert Museum, Ultima Cena, stampa di M. Raimondi

Stampa su carta (29,7 x 43,3 cm rifilata ai bordi), incisone di Marcantonio Raimondi, realizzata nel 1515-1516

Esposta nella Prints & Drawings Study Room, level F, case TOPIC, shelf 6A, numero inventario DYCE.1007

Tratta da un’opera di Raffaello. La scena si svolge in una stanza con pareti rivestite di marmo intagliato e pavimento in piastrelle, Cristo siede di fronte allo spettatore al centro di un lungo tavolo, tra i suoi discepoli che occupano tre lati di un lungo tavolo. Dietro Cristo vi è una finestra ad arco sorretta da due coppie di colonne, oltre le quali si può vedere un paesaggio collinare con alberi. La tavola è coperta da una tovaglia e su di essa sono un piatto di carne, coltelli, piccole pagnotte rotonde, tazze, una brocca, una ciotola e un vaso. Sulla panca a destra del tavolo, appoggiata ai suoi piedi, c’è la tavoletta bianca che rappresenta la firma di Raimondi. Sotto il tavolo sono visibili i piedi di tutti gli uomini.

Informazioni e immagine (Fotografia © Victoria and Albert Museum, London) da
http://collections.vam.ac.uk/item/O1152934/the-last-supper-print-raimondi-marcantonio/

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – LONDRA. Victoria and Albert Museum
Autore: Marcantonio Raimondi
Periodo artistico: 1515-1516
Rilevatore: AC