GENOVA. Museo Diocesano, Ultima Cena di Luca Cambiaso

Ultima Cena, olio su tela, di Luca Cambiaso (1527 – 1585), dipinto nel 1575 circa.

La tela, proveniente dalla chiesa di San Bartolomeo degli Armeni, è esposta dal 2000 nella sala 6 del Museo.
Cristo è al centro della composizione, scandita dalle pieghe regolari della tovaglia, la cui piega centrale prosegue nell’abito del Cristo. Giuda è raffigurato sulla destra, di spalle, con la veste gialla e il saccheto del denaro. C’è un autoritratto del pittore tra le colonne a destra, in abiti cinquecenteschi.

Immagine da
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Last_Supper_by_Luca_Cambiaso,_c._1575,oil_on_canvas_-_Museo_Diocesano_(Genoa)_-_DSC01585.JPG?uselang=it
Link
https://www.youtube.com/watch?v=TlbDebXEnwQ&ab_channel=ilCittadinoDiocesidiGenova

Localizzazione: GENOVA. Museo Diocesano - All'interno del chiostro della Cattedrale
Autore: Luca Cambiaso
Periodo artistico: circa 1575
Rilevatore: AC

MONTEBRUNO (GE). Convento del santuario di Nostra Signora di Montebruno, con Ultima Cena

Ultima Cena, affresco nell’ex refettorio del convento, ora convertito a cappella, XVI secolo

A seguito di una presunta apparizione mariana del 1478, si prese la decisione di erigere sul luogo un santuario che, secondo un documento del 1486, ricevette il consenso del pontefice Innocenzo VIII tramite apposito decreto pontificio. L’iniziativa della concreta edificazione fu per volere del frate Battista Poggi dell’Ordine di Sant’Agostino. La chiesa subì nel corso dei secoli notevoli modifiche alla primaria struttura originale. Così come l’adiacente convento degli Agostiniani, l’edificio fu ampliato e, rimaneggiato in epoca barocca anche per la notevole presenza di pellegrini.

Il complesso è stato restaurato qualche anno fa, con la riapertura degli spazi originari fra i pilastri del chiostro, la descialbatura degli affreschi del 1616 nella sala capitolare. Nell’antico refettorio agostiniano si trovano, uno di fronte all’altro, i dipinti raffiguranti sant’Agostino e una magnifica Ultima Cena. Realizzato presumibilmente nel XVI secolo, il dipinto è di un anonimo artista che fu influenzato dal Cenacolo vinciano.

Immagine da
https://www.cittametropolitana.genova.it/it/news/webnews/montebruno-ritrova-i-suoi-tesori-restaurati-video-tabloid
Link
https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_di_Nostra_Signora_di_Montebruno

Localizzazione: MONTEBRUNO (GE). Convento del santuario di Nostra Signora di Montebruno (già chiesa di Santa Maria Assunta)
Autore: ignoto
Periodo artistico: XVI secolo
Rilevatore: AC

MESSICO – CIUDAD DE MEXICO. Museo Nacional de San Carlos, Ultima Cena di P. Pourbus

Olio su tela, attribuito a Pieter Pourbus (1524 -1584), circa 1560

Il Museo Nazionale di San Carlos (MNSC) è aperto dal 1968 in quello che era l’ex palazzo del Conte di Buenavista, opera di Manuel Tolsá, un architetto di origine valenciana giunto in Nuova Spagna come professore presso l’Accademia Reale di San Carlos, dalle cui gallerie proviene buona parte della raccolta originaria della collezione che oggi ospita il museo. Grazie all’impegno dell’Istituto Nazionale di Belle Arti e Letteratura, e all’interesse di collezionisti come Franz Mayer e Alberto J. Pani, questo sito attualmente conserva ed espone nelle sue sale la più antica ed importante collezione d’arte europea dell’America Latina, distribuita in cinque sale.

Bibliografia
Manierismo. El arte después de la perfección, Catálogo para el Museo Nacional de San Carlos, Istituto Nacional de Bellas Artes, Museo Nacional de San Carlos, Mexico D.F. 2014, p. 72.

Immagine da
https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:16th-century_paintings_in_the_Museo_Nacional_de_San_Carlos#/media/File:LastSupperPourbus.JPG

Localizzazione: MESSICO – Ciudad de México. Museo Nacional de San Carlos
Autore: Pieter Pourbus (1524 -15849)
Periodo artistico: 1560 circa
Rilevatore: AC

BRESCIA. Convento del Santissimo Corpo di Cristo, con Ultima Cena del Romanino

Ultima Cena, affresco nell’ex refettorio, opera di Girolamo Romani, detto il Romanino (Brescia, 1484 circa – 1566 circa), realizzato nel 1530

Anche il Romanino contribuì alla decorazione del complesso conventuale, realizzando un polittico per l’altare maggiore della chiesa, oggi disperso, e un affresco con la scena dell‘Ultima Cena nel refettorio del monastero.

Il refettorio del convento, al quale si accede tramite la porta dal Chiostro della regola, dopo il restauro da parte dei Padri Saveriani è stato convertito in auditorium. Il vasto salone è coperto con una serie di volte a vela e nella parete di fondo è posta la preziosa Ultima Cena del Romanino, un affresco strappato e incastonato in tre archi, datato 1530 e restaurato nel 2000.
Il tema della rappresentazione è quello canonico di Leonardo da Vinci, che raffigura la scena nell’istante in cui Gesù afferma “Uno di voi mi tradirà” e gli Apostoli si mettono a commentare a gruppi di tre. Pur accogliendo e optando per la scelta del Maestro, però, il Romanino manifesta qui una grande indipendenza, preferendo naturalezza ed equilibrio classici. La chiesa e il convento, dedicati esplicitamente all’eucaristia, lo portano a trattare il tema in modo raffinato: la tovaglia è curata, si ha la compresenza di bicchiere e bottiglie per acqua e vino di vario ed elegante stile. I vari sentimenti sono dati dalla forte espressività delle mani e dai visi eloquenti.

 

Immagine da
https://www.tripadvisor.it/LocationPhotoDirectLink-g194702-d4589128-i131246904-Chiesa_del_Santissimo_Corpo_di_Cristo-Brescia_Province_of_Brescia_Lombar.html

Testo da
https://it.wikipedia.org/wiki/Monastero_del_Santissimo_Corpo_di_Cristo

Link:
https://saveriani.it/approfondimenti/372-l-ultima-cena-del-romanino

Localizzazione: BRESCIA. Convento del Santissimo Corpo di Cristo
Autore: Girolamo Romani, detto il Romanino (Brescia, 1484 circa – 1566 circa)
Periodo artistico: 1530
Rilevatore: AC

BRESCIA. Chiesa del Santissimo Corpo di Cristo, con Ultima Cena di B. da Marone

Ultima Cena del Marone sul lato destro del presbiterio, XVI secolo

La chiesa (talora detta localmente ed erroneamente “San Cristo”), fu completamente affrescata nel corso del Cinquecento da Benedetto da Marone (1525 circa – dopo il 1579) e in seguito ampliata e arricchita da altri artisti.
In fondo a destra, attorno alla porta della sacrestia, è posta una Ultima cena di Benedetto da Marone, che ricopre un affresco del Quattrocento e fa angolo con un Gesù nell’orto, l’affresco che inquadra la porta vicina. L’affresco è particolarmente pregevole per le soluzioni artistiche adottate in modo da incastonare meglio la scena attorno al profilo della porta. La tavola dove si svolge la scena è a “U”, rappresentata in prospettiva e vista dal basso: sul fondo, al centro, sta Gesù nel gesto dell’istituzione eucaristica, Giovanni è alla sua destra con il capo reclino, tutti gli altri sono attorno in calcolato equilibrio. La vista dal basso permette di vedere solo le pieghe della tovaglia e alcuni oggetti su di essa, ma è il punto di vista ideale per raffigurare il grande salone a colonne e archi aperti su cielo azzurro dove si svolge la scena, il tutto coperto da un soffitto a cassettoni. Il colore, nel tempo, ha perso diverse tonalità e l’aspetto generale è cupo, ma le varie colorazioni delle vesti degli Apostoli sono ancora evidenti. Il problema dello spazio ai lati della porta è elegantemente risolto immaginandovi due scale in pietra grigia, occupate a sinistra da un servitore che sale con un vassoio con delle vivande e a destra da un consimile, che scende con il piatto vuoto. Anche se la figura di Cristo, posta così lontano, perde notevolmente della sua grandezza simbolica e del suo ruolo centrale nella scena, l’effetto resta comunque davvero apprezzabile. Il primo Apostolo a sinistra, invece, ha lo sguardo alterato e pare in procinto di alzarsi: guarda verso l’osservatore, ormai lontano da quanto Gesù sta per compiere. Si tratta verosimilmente di Giuda Iscariota, che sta lasciando la stanza.

Immagine e testo da
https://www.wikiwand.com/it/Chiesa_del_Santissimo_Corpo_di_Cristo_(Brescia)

Storia e descrizione della chiesa e del convento
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_del_Santissimo_Corpo_di_Cristo_(Brescia)

Localizzazione: BRESCIA. Chiesa del Santissimo Corpo di Cristo
Autore: Benedetto da Marone
Rilevatore: AC

BRESCIA. Chiesa di San Giovanni evangelista, Ultima Cena, scultura di S. Lamberti

Ultima Cena, scultura lignea policromata, eseguita da Stefano Lamberti (1482 – 1538) nel 1509.

La “Deposizione di Cristo” è un dipinto a olio su tavola di Bernardo Zenale, databile al 1509, conservato sull’altare della cappella del Santissimo Sacramento. La tavola è incorniciata in una preziosa ancona in legno intagliato e dorato, opera di Stefano Lamberti che scolpì l’Ultima Cena lignea come predella del dipinto.
L’origine della scultura è subordinata alla commissione del dipinto allo Zenale da parte dei confratelli della scuola del Santissimo Sacramento, attiva nella chiesa, che da pochi anni aveva avviato l’ammodernamento della propria cappella. L’esecuzione del dipinto è registrata al 1509 e contemporaneo dovette essere l’assemblaggio della cornice lignea accompagnata dalla scultura dell’Ultima cena. Sia la tavola che la cornice uscirono indenni prima dalle spoliazioni ottocentesche degli edifici religiosi e, in seguito, al riordino dei dipinti e degli arredi della cappella eseguito su progetto di Rodolfo Vantini alla fine del secolo.
L’opera fu scolpita dal Lamberti allora ventisettenne e già artefice di opere simili realizzate per commissioni d’alto livello. L’autore dà sfoggio di un sapiente gusto compositivo e decorativo mutuato direttamente dalle lezioni dei grandi cantieri locali a lui contemporanei: la facciata della chiesa di Santa Maria dei Miracoli e la decorazione esterna del Palazzo della Loggia, quest’ultima per mano soprattutto di Gasparo Cairano. Sempre riconducibili alla lezione del Cairano sono le figurine che affollano questa Ultima cena, anche se è già riconoscibile lo stile che diverrà poi tipico e peculiare del Lamberti. Il decorativismo dominante nel resto della cornice è qui ricercato nella fine policromia e nell’abbondanza dei panneggi sulle vesti delle figure che, una volta dorati, si traducono in un susseguirsi di riflessi lucenti e zone d’ombra, che a loro volta risaltano sullo sfondo rosso.

Da sottolineare che nella composizione manca il tavolo dietro al quale presenziano Gesù e gli apostoli. Questo dettaglio è omesso in quanto interpretato direttamente come l’altare davanti al dipinto e alla sua cornice, sul quale il sacerdote officiava la liturgia celebrando il sacramento dell’eucaristia. Viene definito in questo modo un rapporto spirituale tra la scultura e l’altare, e da questo ai fedeli presenti, che ricollega poi alla sovrastante Deposizione. Questo legame, oggi, non è più così evidente come doveva esserlo un tempo, in quanto l’altare originale fu sostituito nel XVIII secolo con un grande apparato barocco, il cui tabernacolo centrale, date le dimensioni, finisce per oscurare parzialmente l’intaglio del Lamberti, oltre a frapporsi tra esso e la mensa dell’altare, alterando così il rapporto che lo scultore aveva ricercato.

Immagini da:
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/7/72/Ultima_cena_%28stefano_lamberti%29.jpg
https://it.wikipedia.org/wiki/File:Deposizione_(Bernardo_Zenale,_San_Giovanni,_Brescia).jpg

Testo tratto da:
https://it.wikipedia.org/wiki/Ultima_cena_(Lamberti)

Localizzazione: BRESCIA. Chiesa di San Giovanni evangelista
Autore: Stefano Lamberti
Periodo artistico: 1509
Rilevatore: AC

GERMANIA – WITTEMBERG. Chiesa riformata di Santa Maria, con Ultima Cena di L. Cranach il vecchio

Polittico con Ultima Cena di Lucas Cranach il vecchio, 1547

Wittenberg è una città della Sassonia-Anhalt ricordata per la stretta correlazione con Martin Lutero e gli inizi della Riforma protestante.
La chiesa di Santa Maria, in cui spesso Martin Lutero predicò, fu eretta nel XIV secolo ma fu successivamente profondamente modificata.
All’interno della chiesa è presente un famoso polittico del pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472 – 1553), amico e seguace di Lutero, raffigurante quattro scene in cui compaiono le figure dei Riformatori: al centro l’Ultima Cena; a sinistra scena di battesimo amministrato da Melantone, in cui sono presenti anche Lutero e il pittore; a destra la figura di Johannes Bugenhagen, pastore della chiesa di Santa Maria di Wittenberg, mentre con una chiave accoglie nella comunione della chiesa un fedele e con un’altra allontana un peccatore; al di sotto una Crocifissione con astanti personaggi tra i quali la moglie e il figlio di Lutero.
I dipinti sono stati oggetto di controverse interpretazioni sia a livello delle dottrine luterane sia del simbolismo iconografico.

La tavola dell’Ultima Cena è rotonda, con il Cristo all’estremità sinistra, gli Apostoli avrebbero il volto dei Riformatori; uno di essi, somigliante a Lutero, volge le spalle al Cristo mentre sta porgendo il calice a – o ricevendo il calice da – un uomo che ha le sembianze di Lucas Cranach il Giovane. Questo particolare rivelerebbe forse uno dei capisaldi della dottrina eucaristica luterana e cioè la comunione sotto le due specie del pane e del vino.

Immagine da
http://www.ancoraonline.it/wp-content/uploads/2013/05/image2.jpg

Link
http://www.gliscritti.it/blog/entry/755

Localizzazione: GERMANIA - WITTMBERG. Chiesa riformata di Santa Maria
Autore: Lucas Cranach il vecchio
Periodo artistico: 1547
Rilevatore: AC

FRANCIA – NEUILLY-EN-DONJON, Chiesa di Santa Maria Maddalena, scultura di Ultima Cena.

La chiesa, citata già nel 1312 è in uno splendido stile romanico.
Il portale della chiesa, restaurato nel 2006, presenta, nella lunetta, l’Epifania; sull’architrave, a sinistra le figure di Adamo ed Eva, poi una scena di banchetto, interpretato sia con Ultima Cena del Giovedì Santo, sia come la cena in casa di Simone il Fariseo, perché è raffigurata Maria Maddalena, patrona della chiesa, identificata con la peccatrice che, inginocchiata unge i piedi di Cristo e li asciuga con i suoi capelli (Luca 7:36-50).

Notizie e immagini da:
https://fr.wikipedia.org/wiki/Église_Sainte-Marie-Madeleine_de_Neuilly-en-Donjon

Localizzazione: FRANCIA - NEUILLY-EN-DONJON, Chiesa di Santa Maria Maddalena
Periodo artistico: XII secolo, seconda metà
Data ultima verifica: 21/12/2020
Rilevatore: AC

BELGIO – BRUGES. Chiesa di Sint-Jacob, vetrata con Ultima Cena

Vetrata di finestra, vetro colorato, con l’Ultima Cena, Jules Dobbelaere, 1902

Vetrata nella sala del Consiglio della Chiesa di San Giacomo Maggiore, inventario numero PWV.0303.0536 I
Finestra ad arco a punta in due parti. Nella metà sinistra l’Ultima Cena (in alto) e la Crocefissione
(in basso). Nella metà destra il Trasporto della Croce (in alto) e il Compianto (in basso). Le quattro scene sono arricchite da elementi architettonici. In basso la seguente iscrizione in caratteri gotici: “D. D. Maria et Sylvia Vanderougstraete 1902”.

Informazioni e immagine da
https://zoeken.erfgoedbrugge.be/detail.php?nav_id=9-1&id=942971173&index=23&cmvolgnummer=

Localizzazione: BELGIO - BRUGES. Chiesa di Sint-Jacob,
Autore: Jules Dobbelaere
Periodo artistico: 1902
Rilevatore: AC

BELGIO – BRUGES. Musea Brugge, Dipinto con Ultima Cena

Pittura a olio su pannello (151 x 177,5 cm), autore anonimo, 1601-1700

Numero inventario O.OTP0042.I
Raffigurazione dell’Ultima Cena. Gesù si siede al centro di una tavola imbandita con i 12 Apostoli e istituisce il Santissimo Sacramento. Dietro di lui, due finestre aperte tra le colonne danno su un paesaggio. In primo piano, davanti al tavolo, due cani stanno giocando. La scena è racchiusa da un sipario dorato.

Informazioni e immagine (Copyright Lukas – Art in Flanders vzw (www.lukasweb.be) – Musea Brugge) da
https://zoeken.erfgoedbrugge.be/detail.php?nav_id=1-1&id=942514999&index=3&cmvolgnummer=

Localizzazione: BELGIO - BRUGES. Musea Brugge
Rilevatore: AC

BELGIO – BRUGES. Musea Brugge, trittico con Ultima Cena di A. Claeissen

Ultima Cena, pannello di trittico, olio su tavola (pannello centrale 135,3 x 105,9 cm) di Antoon Claeissen, 1613

Esposto nel Museo, numero inventario O.OTP0048.I

Il trittico raffigura l’Ultima Cena al centro, a sinistra l’incontro di Abramo e Melchiseidech (il patriarca è raffigurato come un guerriero in armatura, il sacerdote indossa una lunga veste e gli offre pane e vino in una brocca); a destra l’episodio della raccolta della manna. Sui pannelli esterni: Annunciazione con l’angelo a sinistra e Maria a destra.

Gesù, che siede al centro di una tavola apparecchiata ed è circondato dai suoi Apostoli, istituisce il Santissimo Sacramento.

Informazioni e immagine (Copyright Lukas – Art in Flanders vzw (www.lukasweb.be) – Musea Brugge) da
https://zoeken.erfgoedbrugge.be/detail.php?nav_id=1-1&id=942515035&index=4&cmvolgnummer=

Localizzazione: BELGIO - BRUGES. Musea Brugge
Autore: Antoon Claeissen
Periodo artistico: 1613
Rilevatore: AC

BELGIO – BRUGES. Musea Brugge, altorilievo ligneo con Ultima Cena

Ultima Cena, altorilievo di legno di quercia (29 x 38 x 8 cm), 1475 -1525 circa

Nella collezione Gruuthuse, inventario numero V.O.0053
Questo altorilievo raffigurante l’Ultima Cena è frammentario e faceva parte di un retablo più grande e fu presumibilmente realizzato ad Anversa. Le figure sono elaborate in modo raffinato anche se statico.
Un’altra parte di questo retablo raffigurante “La resurrezione di Lazzaro” si trova nella medesima collezione.

Link
https://zoeken.erfgoedbrugge.be/detail.php?nav_id=1-1&id=942610871&index=2&cmvolgnummer=

Localizzazione: BELGIO – BRUGES. Musea Brugge
Autore: ignoto
Periodo artistico: 1475 -1525 circa
Rilevatore: AC

BELGIO – BRUGES. Musea Brugge, Ultima cena di N. de Bruyn

Ultima Cena, incisione (19,8 x 13,6 cm), di Nicolaes de Bruyn, 1618-1619

Numero inventario 0000.GRO4351.III , esposta nella sala delle stampe.
La stampa fa parte di una serie di 12 stampe che illustrano la Passione, disegnate e incise da Nicolaes de Bruyn nel 1618-1619. Gesù e gli apostoli sono seduti attorno alla tavola. Al centro della composizione siede Cristo, circondato da un’aureola, con Giovanni davanti a lui. Giuda sta con le spalle allo spettatore, tenendo una borsa in mano. Alla destra di Cristo c’è uno degli Apostoli con due spade in mano. L’evento si svolge in uno spazio chiuso con due aperture sul retro. Una donna porta la cena attraverso l’apertura di sinistra.

Informazioni e immagine (Copyright Lukas – Art in Flanders vzw (www.lukasweb.be) – Musea Brugge) da
https://zoeken.erfgoedbrugge.be/detail.php?nav_id=1-1&id=942562130&index=10&cmvolgnummer=

Localizzazione: BELGIO - BRUGES. Musea Brugge
Autore: Nicolaes de Bruyn
Periodo artistico: 1618-1619
Rilevatore: AC

BELGIO – BRUGES. Musea Brugge, Ultima Cena, incisione di J. Callot

Ultima Cena, incisione (7,6 x 5,9 cm) di Jaques Callot, 1624-1625 circa

Esposta nella sala delle stampe, numero inventario 0000.GRO6073.III

L’acquaforte è la copia (?) di una stampa di Jacques Callot che appartiene alla serie “La Petite Passion”, composta da 12 stampe (Lieure 538; Meaume 20).
Cristo siede attorno a un tavolo a forma di U con i suoi Apostoli; i servi portano cibo e bevande.

Informazione e immagine (Copyright Lukas – Art in Flanders vzw (www.lukasweb.be) – Musea Brugge) da
https://zoeken.erfgoedbrugge.be/detail.php?nav_id=1-1&id=942546790&index=6&cmvolgnummer

Localizzazione: BELGIO - BRUGES. Musea Brugge
Autore: Jaques Callot
Periodo artistico: 1624-1625 circa
Rilevatore: AC

BELGIO – BRUGES. Musea Brugge, Ultima Cena, incisione di J. Van der Straet

Ultima Cena, incisione, realizzata da Jan van der Straet o Stradanus, (Philips Galle tipografo ed editore), 1585-1586

Numero inventario 2012.GRO0011.III
Cristo siede attorno a un tavolo con i suoi apostoli. Giovanni appoggia la testa sulla spalla destra di Cristo. Di fronte a Cristo siede Giuda con alla cintura il sacchetto di denaro che ha ricevuto per il suo tradimento. La scena si svolge in uno spazio buio di un edificio classico, illuminato da candele. I servi preparano cibo e bevande sullo sfondo. Un servo con una ciotola e una candela sale le scale a destra. A sinistra del tavolo c’è un servitore con una brocca.

Questa stampa fa parte della serie “Passio, mors et resurrectio dn. Nostri Jesu Christi” (New Hollstein, Stradanus, 52), composto da una stampa del titolo, una dedica, un ritratto e 38 stampe con una scena. La stampa è stata disegnata da Jan van der Straet, meglio conosciuto come Stradanus, ed è stata incisa e pubblicata da Philips Galle.

Informazioni e immagine (Copyright Lukas – Art in Flanders vzw (www.lukasweb.be) – Musea Brugge) da
https://zoeken.erfgoedbrugge.be/detail.php?nav_id=1-1&id=942553765&index=8&cmvolgnummer=

Localizzazione: BELGIO – BRUGES. Musea Brugge,
Autore: Jan van der Straet o Stradanus
Periodo artistico: 1585-1586
Rilevatore: AC

BELGIO – BRUGES. Musea Brugge, Ultima Cena, frammento di brocca

Ultima Cena, frammento di brocca su base rigata con fregio all’esterno raffigurante l’Ultima Cena e stella sul corpo (14,8 x 12,6 cm), 1850 -1949

Nella collezione Gruuthuse, inventario numero XXI.O.1148

Informazioni e immagine da
https://zoeken.erfgoedbrugge.be/detail.php?nav_id=1-1&id=942566804&index=0&cmvolgnummer=

Localizzazione: BELGIO – BRUGES. Musea Brugge
Periodo artistico: XIX - XX secolo
Rilevatore: AC

BELGIO – BRUGES. Openbare Bibliotheek Brugge, Miniatura di Ultima Cena

Ultima Cena, miniatura su codice, manoscritto in olandese, pagina 1 V, Antonius de Roovere, secolo XV

Il codice è conservato nella Biblioteca Pubblica di Bruges, numero di inventario ms. 711

Informazioni e immagine da
https://zoeken.erfgoedbrugge.be/detail.php?nav_id=2-1&id=940075714&index=46&cmvolgnummer=21&bronpaginaid=940075725

Localizzazione: BELGIO - BRUGES. Openbare Bibliotheek Brugge
Autore: Antonius de Roovere
Periodo artistico: secolo XV
Rilevatore: AC

BELGIO – BRUGES. Chiesa di Sint Gillis, retablo con Ultima Cena

Retablo del Sacro cuore (284,5 x 297 cm), Edmond Van Hove, 1895

Conservato nella chiesa di Sint Gilles, inventario numero PWV.0307.0226

Retablo costituito da tre sezioni, di cui la parte centrale, più alta e semicircolare, è una nicchia in cui c’è una statua in gesso in policromia raffigurante il Sacro Cuore di Cristo. Le scritte sono incise, in caratteri gotici e dipinte in oro. I pannelli sinistro e destro sono arrotondati nella parte superiore e rappresentano l‘Ultima Cena e l’apostolo Tommaso che pone le sue dita nel fianco di Cristo. Entrambi i pannelli sono firmati e datati “Edm. Van Hove / 1895”.
Il retablo ha altri due pannelli laterali rettangolari con le figure, a sinistra, di san Lutgardi e san Bernardo; a destra, di san Francesco di Sales e santa Margherita Maria Alacoque. Hanno uno sfondo di broccato e oro e sono anch’essi firmati e datati.

 

 

Informazioni e immagini da
https://zoeken.erfgoedbrugge.be/detail.php?nav_id=9-1&id=942525470&index=15&cmvolgnummer=&volgnummer=0

Localizzazione: BELGIO – BRUGES. Chiesa di Sint Gillis
Autore: Edmond Van Hove
Periodo artistico: 1895
Rilevatore: AC

BELGIO – BRUGES. Chiesa di Sint-Gillis, Ultima Cena di A. Claeissens

Ultima Cena, dipinto su tavola (154 x 196 cm), Antoon Claeissens

Esposto nella chiesa di Sint Gillis. Inventario numero PWV.0307.022

Cristo, in posizione centrale, seduto sotto un baldacchino con drappi ai lati, è circondato dagli Apostoli. A destra Pietro, Giovanni si appoggia alla spalla destra di Cristo. Nella parte anteriore destra, Giuda può essere riconosciuto dalla borsa alla cintura. Sul tavolo una tovaglia damascata bordata di pizzo, tazze e ciotole. Al centro della tavola un piatto con cosciotti di agnello e il calice con l’ostia. Le stoviglie e i mobili si riferiscono alla fine del XVI secolo. La scena è ambientata in un interno sfarzoso con pavimento e colonne in marmo, vetrate colorate.
Sulla sedia a sinistra c’è la firma del pittore Antoon Claeissens (circa 1536 – 1613).

 

Informazioni e immagini da:
https://zoeken.erfgoedbrugge.be/detail.php?nav_id=2-1&id=942529106&index=14&cmvolgnummer=&volgnummer=0

Localizzazione: BELGIO – BRUGES. Chiesa di Sint-Gillis
Autore: A. Claeissens
Periodo artistico: XVI - XVII secolo
Rilevatore: AC

BELGIO – BRUGES. Musea Brugge, Ultima Cena, incisione di H. Goltzius

Ultima Cena, incisione (20 x 13,5 cm), di Hendrick Goltzius, dopo il 1598

Esposta nella sala delle stampe, numero inventario 0000.GRO4045.III

L’incisione è una copia della prima stampa (Hollstein VIII, p. 11, n. 21) di una serie di 12 con la storia della Passione, incisa da Hendrick Goltzius. Cristo con i suoi dodici Apostoli intorno alla tavola; a destra Giuda con la borsa dei soldi; sullo sfondo un’architettura e alcune figure.

Informazioni e immagine (Copyright Lukas – Art in Flanders vzw (www.lukasweb.be) – Musea Brugge) da
https://zoeken.erfgoedbrugge.be/detail.php?nav_id=1-1&id=942556153&index=5&cmvolgnummer=

Localizzazione: BELGIO - BRUGES. Musea Brugge
Autore: Hendrick Goltzius
Periodo artistico: dopo il 1598
Rilevatore: AC

BELGIO – BRUGES. Chiesa di Nostra Signora, Ultima Cena di P. Pourbus

Ultima Cena, olio su tela (146,5 x 230,5 cm), firmato e datato da Pieter Pourbus (1524–1584), 1562

Immagine da Wikimedia Commons

Localizzazione: BELGIO – BRUGES. Chiesa di Nostra Signora
Autore: Pieter Pourbus
Periodo artistico: 1562
Rilevatore: AC

BELGIO – BRUGES. Cattedrale del Salvatore, trittico con Ultima Cena di P. Pourbus

Trittico con Ultima Cena, olio su tavola (152 x 190 cm), Pieter Pourbus (1524–1584), 1559

Ai lati della scena centrale, a sinistra l’incontro di Abramo con Melchisedek; a destra Elia sotto il cespuglio di ginepro. L’Ultima Cena segue l’iconografia tradizionale, gli Apostoli attorno al tavolo. Vi sono sullo sfondo colonne e un paesaggio.
L’opera fu commissionata dalla Confraternita della Santa per la Cappella del Sacramento nella Cattedrale del Salvatore.

Immagini da Wikimedia Commons

Localizzazione: BELGIO – BRUGES. Cattedrale del Salvatore
Autore: Pieter Pourbus
Periodo artistico: 1559
Rilevatore: AC

BELGIO – BRUGES. Groningue Museum, Ultima Cena di P. Pourbus

ULTIMA CENA (Laatste Avondmaal in olandese), olio su tavola di rovere (46,5 x 63 cm), Pieter Pourbus (1524–1584), 1548

In questa insolita Ultima Cena, Pourbus descrive il momento drammatico in cui Giuda fugge dalla stanza, dritto verso la figura del diavolo sulla destra. Ogni anno i Brugse rederijker (i retori) commemoravano l’Ultima Cena il Giovedì Santo con letture, musica e stesura di poesie; la figura a sinistra, in abiti dell’epoca del pittore e con un foglio di carta in mano, si riferisce probabilmente a questa circostanza.

Immagine da Wikimedia Commons

Localizzazione: BELGIO - BRUGES. Groningue Museum
Autore: Pieter Pourbus
Periodo artistico: 1548
Rilevatore: AC

GERMANIA – KARLSRUHE. Badische Landesbibliothek, codice miniato con Ultima Cena

La biblioteca dello stato del Baden-Württemberg conserva il codice Bruchsal (Evangelistar von Speyer), redatto intorno al 1220.
La pagina 28r ha una splendida miniatura che raffigura l’Ultima Cena e, al di sotto, la Lavanda dei piedi.

Link
https://www.blb-karlsruhe.de/https://digital.blb-karlsruhe.de

Immagine da
https://www.theworkofgodschildren.org/collaboration/index.php?title=File:Last_Supper_-_Codex_Bruchsal_1_28r.jpg

Localizzazione: GERMANIA – KARLSRUHE
Autore: ignoto
Periodo artistico: 1220 circa
Rilevatore: AC

GENOVA frazione Multedo. Oratorio dell’Arciconfraternita dei Santissimi Nazario e Celso, con Ultima Cena di L. Tavarone

Ultima Cena, affresco di Lazzaro Tavarone  (1556 – 1640) del 1634.
Di impostazione simile a quella  nella Cattedrale di San Lorenzo; notare le differenze come il diavolo sotto la tavola, incatenato al piede sinistro di Giuda.

 

L’Oratorio sorge sul sito ove era la vecchia chiesa dei SS. Nazario e Celso che è citata in documenti a partire dalla fine del primo millennio. Dipendeva dalla Pieve di Santa Maria Assunta di Palmaro ed era divenuta sede della parrocchia di Multedo tra il 1200 e il 1300.
Nel libro dei decreti di Mons. Bossio, visitatore apostolico nel 1582, risultano note relative alla nuova chiesa di Santa Maria di Monteoliveto, fondata dai Carmelitani, di cui si sollecita il termine dei lavori di costruzione e alla vecchia chiesa parrocchiale dei SS. Nazario e Celso. Terminati i lavori della nuova chiesa regolare del Monastero di Monte Oliveto, intitolata alla Natività di Maria SS.ma, il 12 Luglio 1584 vi fu trasferita la Parrocchia «coi suoi redditi, reliquie, campane e ornamenti». La nuova Chiesa acquistava così come contitolari i SS. Nazario e Celso, mentre la vecchia Chiesa, con atto notarile del 18 Dicembre 1584, veniva ceduta al patrizio genovese Bartolomeo Lomellini, in segno di gratitudine, per avere contribuito alla costruzione della nuova. La concessione aveva luogo a determinate condizioni e, precisamente, che la Chiesa continuasse ad essere totalmente dedicata al culto divino e che in nessun modo fosse adibita a usi profani.

La chiesa fu ricostruita nel 1613 e internamente affrescata nel 1634 da Lazzaro Tavarone e fu gestita da un Confraternita, assumendo poi la denominazione attuale.
“li 11 aprile 1634 i confratelli di detto Oratorio danno principio a far dipingere (esso) loro oratorio da Lazzaro Tavarone con spesa di £ 900 e oltre altre spese.” Il Tavarone realizzò sulla parete del coro il ciclo di affreschi sui tre momenti significativi del Giovedì Santo: la lavanda dei piedi, l’Ultima Cena, l’orazione nell’orto degli ulivi. Sul piedistallo della colonna nella parte destra dell’affresco del Cenacolo il Tavarone riportò la data 1634 e per esteso il proprio nome.

Come si legge nel decreto 25/03/2011 della Direzione Generale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Liguria, l’Oratorio dei SS Nazario e Celso di Multedo è stato dichiarato di interesse Storico Artistico particolarmente importante in quanto, “realizzato nelle sue forme attuali agli inizi del XVII secolo sulle preesistenze dell’antica chiesa del SS. Nazario e Celso della quale si hanno testimonianze dal secolo XII, rappresenta, per il suo ricco apparato decorativo della prima metà del secolo XVI, uno straordinario esempio di edificio di culto della tradizione costruttiva ligure, non solo testimonianza della vita religiosa della comunità di Multedo ma anche della tradizione genovese delle Confraternite”.
L’oratorio fu restaurato nel 2017.

L’edificio è una semplice costruzione a capanna ad una sola navata con una piccola abside quadrata orientata a sud est. Sulla facciata, che dà su uno slargo della salita ed è orientata a nord ovest, sono state chiuse le finestre di varie forme e dimensioni di cui restano testimonianze in alcune foto degli anni cinquanta del Novecento. Sia sul lato a monte, che su quello verso il mare prospiciente la salita, sono addossate costruzioni realizzate in tempi diversi.

Immagine e notizie da
www.oratoriomultedo.it/

Localizzazione: Salita Monte Oliveto 3, Multedo
Autore: Lazzaro Tavarone
Periodo artistico: 1634
Rilevatore: AC

CREMONA. Cattedrale Santa Maria Assunta, Ultima Cena di A. Melone

Ultima Cena, affresco di Altobello Melone (1490/1491 – prima del 1547), eseguito nel 1518, ottava campata, lato sud.

L’opera fa parte della serie di scene che raffigurano: Fuga in Egitto, Strage degli Innocenti, Ultima Cena, Lavanda dei piedi, Agonia nell’Orto, Cattura di Cristo, Gesù davanti a Caifa, eseguiti nel 1516-1518

Il duomo sorse nel XII secolo, per la storia:
https://it.wikipedia.org/wiki/Duomo_di_Cremona

Immagine
https://www.cattedraledicremona.it/opera/lultima-cena/

Localizzazione: CEMONA Cattedrale
Autore: Altobello Melone
Periodo artistico: 1518
Rilevatore: AC

CREMONA. Cattedrale Santa Maria Assunta, Ultima Cena di G. Campi

Ultima Cena, olio su tela di Giulio Campi (1502 – 1572), 1569

L’opera, datata e firmata, si trova nella cappella del SS.Sacramento o del Corpo di Cristo, seconda campata lato nord.
La Cappella in realtà narra la vicenda di Maria Maddalena: la figura della donna, con gli stessi abiti e tratti del viso simili nelle varie opere, costituisce il fil rouge che lega opere anche temporalmente distanti tra di loro come le tele di Giulio Campi raffiguranti “Maddalena ai piedi di Gesù” del 1569 e “L’Ultima Cena” dell’anno precedente e “l’Apparizione di Cristo alla Maddalena” di Giovanni Angelo Borroni del 1750. La figura di san Giovanni, appoggiato al Cristo ha le sembianze della Maddalena.

Il duomo sorse nel XII secolo, per la storia:
https://it.wikipedia.org/wiki/Duomo_di_Cremona

Info e immagine da
https://www.cattedraledicremona.it/opera/ultima-cena/

Altre immagini da
https://cremonamisteriosa.blogspot.com/2012/11/un-priore-di-sion-in-cattedrale.html?m=1

Localizzazione: CREMONA Cattedrale
Autore: Giulio Campi
Periodo artistico: 1569
Rilevatore: AC

BOBBIO (PC). Duomo s Maria Assunta, affresco Ultima Cena del 1756

Ultima Cena, affresco di un anonimo pittore, eseguito nel 1756 nella cappella a destra del transetto della Riserva eucaristica o del Santissimo Sacramento

Info sulla storia della chiesa, sorta nel secolo XI, https://it.wikipedia.org/wiki/Duomo_di_Bobbio
Immagine da
http://2.bp.blogspot.com/-HzQmbE1MqZk/VqUpd7jkABI/AAAAAAAACEw/xUxXKWSNklk/s1600/SAM_0753.JPG

Localizzazione: BOBBIO (PC). Duomo s Maria Assunta
Autore: ignoto
Periodo artistico: 1756
Rilevatore: AC

BADIA POLESINE (RO). Museo civico Antonio Eugenio Baruffaldi, Ultima Cena di G. Bonsignori

Ultima Cena, olio su tela (234 x 772 cm) di Girolamo Bonsignori, 1510-1515

Girolamo Bonsignori (Verona, 1472 – Mantova, 1529) fu un domenicano che, nei primissimi anni del XVI secolo fu influenzato da Leonardo da Vinci, di cui copiò su tela il Cenacolo per il refettorio dell’abbazia di San Benedetto in Polirone a San Benedetto Po (Mantova) dandone un’interpretazione quasi classicistica e raffaellesca, all’interno di una cornice architettonica ideata da Correggio. Non si sa chi fu colui che, tra il 1510 e il 1514, commissionò al Bonsignori tale copia e la pala per la cappella di San Simeone nella stessa abbazia. Forse potrebbe essere stato Gregorio Cortese, umanista, grammatico, filosofo e teologo.

Dopo la soppressione napoleonica, la tela scompare; si sa che peregrinò poi tra Sassuolo e Parigi, prima di approdare a Badia Polesine nel XX secolo e a venire conservata nell’abbazia della Vangadizza.

Paolo Aguzzoni, vice presidente del Sodalizio Vangadiciense e testimone degli avvenimenti, dice: “L’8 maggio 1981, quando l’abbazia della Vangadizza di Badia Polesine era di proprietà privata, scoppiò un incendio nell’ex refettorio, allora deposito di mobili. La grande tela venne seriamente danneggiata. Sul posto intervenne l’allora Soprintendente per i Beni Artistici e Storici di Verona e Mantova, dott. Antonio Paolucci, il quale decise di portare la tela al centro di restauro della Soprintendenza di Verona l’11 maggio. L’opera, dopo un attento recupero, venne esposta nel 1984 all’Accademia dei Concordi di Rovigo in occasione della mostra “Restauri nel Polesine”, inaugurata nel maggio 1984. Il 29 aprile 1985 la Giunta di Badia Polesine deliberò l’acquisto dell’abbazia della Vangadizza e del Cenacolo. La tela tornò a Badia Polesine e venne sistemata il 13 maggio 1985 nel Museo Civico “Antonio Eugenio Baruffaldi”, creato nel 1977 nel palazzo dell’ex Monte pegni. Nel frattempo era nato un contenzioso con il Comune di San Benedetto Po, il quale rivendicava la prelazione sull’acquisto della tela. Iniziò una causa giudiziaria che interessò tutta la stampa nazionale e si protrasse fino all’8 giugno 1989 quando il Tribunale di Mantova stabilì che la proprietà della tela spettava al Comune di Badia Polesine”.

In questi ultimi tempi però la tela purtroppo non era visibile perché l’edificio in cui era ospitata era interessato da un cantiere di restauro. Per poter rendere fruibile l’opera, nacque nel 2018 l’idea di un prestito a San Benedetto Po. Un anno di trattative e incontri che portò alla firma dell’accordo per il prestito dell’opera in occasione della mostra: “Il Cinquecento a Polirone. Da Correggio a Giulio Romano”, allestita nel refettorio monastico di San Benedetto Po dal 14 settembre 2019 al 6 gennaio 2020.

Il trasporto della tela è stato laborioso. La tela era collocata all’interno del museo Baruffaldi, in una cassa appesa alle travi del soffitto di una stanza all’ultimo piano, la stessa dove era stata collocata in origine, calandola dal tetto. Per consentire il trasferimento dell’opera è stato quindi necessario rimuovere parte del ponteggio presente in facciata, aprire un varco sufficientemente grande da consentire il passaggio del dipinto e, tramite un braccio gru, collocare l’opera sul camion per il trasporto. Tutto più facile all’arrivo a San Benedetto Po, dove le grandi porte del refettorio non hanno ostacolato l’ingresso del capolavoro. Il ritorno della tela è stato reso possibile grazie al contributo di: Comune e Diocesi di Mantova, Fondazione Banca Agricola Mantovana, Camera di Commercio di Mantova e Club Unesco di San Benedetto Po.

Dopo due secoli l’opera è ritornata – anche se provvisoriamente – nel Refettorio grande dell’abbazia di San Benedetto in Polirone, luogo per cui era stata inizialmente realizzata e incorniciata dalle architetture del Correggio.

 

Info e immagini da:
https://it.wikipedia.org/wiki/Abbazia_di_San_Benedetto_in_Polirone
https://it.wikipedia.org/wiki/Abbazia_territoriale_della_Vangadizza
https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_civico_Antonio_Eugenio_Baruffaldi
https://www.polesine24.it/badia-lendinara/2019/09/06/news/lultima-cena-arriva-sana-e-salva-45899/
https://www.finestresullarte.info/recensioni-mostre/recensione-mostra-cinquecento-a-polirone

Localizzazione: Badia Polesine - piazza Vittorio Emanuele II
Autore: Girolamo Bonsignori
Periodo artistico: 1510- 1515
Rilevatore: Feliciano Della Mora e AC

ANAGNI (FR). ex Chiesa di San Pietro in Vineis – Convitto INPDAP, con Ultima Cena

Un monastero appartenente all’ordine delle Clarisse sorgeva appena fuori le mura urbane della città e doveva il nome alla presenza di vigneti che circondavano la zona. Il monastero sopravvisse fino al 1575, quando passò ai frati Cappuccini, i quali lo ampliarono, trasformarono e mantennero sino al 1873, anno della soppressione degli ordini religiosi e all’espropriazione. Alterne vicende portarono al degrado e alla rovina del complesso che terminarono nel 1926 quando l’architetto Alberto Calza Bini fu incaricato di progettare, sull’area dell’antico convento, un Convitto destinato agli orfani degli impiegati INADEL, oggi INPDAP – Convitto “Principe di Piemonte”. Tale progetto includeva anche l’antica chiesa conventuale di San Pietro in Vineis. Durante i lavori furono scoperti, nella zona presbiteriale, resti di pavimentazione cosmatesca e, in un ambiente sopra la navata sinistra, il cosiddetto “Matroneo delle monache”, alcuni pregevoli affreschi, così la struttura venne restaurata e salvata.

Si tratta di un ciclo di affreschi del XIII secolo, lunghi 12 metri, in tredici scene, che raffigurano: l’ingresso a Gerusalemme, l’Ultima Cena, la lavanda dei piedi, la cattura, la flagellazione e il giudizio davanti a Pilato, la deposizione nella tomba, il noli me tangere, la missione degli Apostoli.
Vi è poi la grande scena del Giudizio finale, che è completato dalle figure dei committenti: la badessa del monastero e una figura maschile che la recente storiografia identifica in papa Alessandro IV (1254-1261). L’esecuzione degli affreschi è da far risalire con molta probabilità al 1255, anno in cui la fondatrice delle clarisse, Chiara d’Assisi. fu canonizzata – proprio nel Duomo di Anagni – da papa Alessandro IV. Nel 1256 la chiesa di San Pietro in Vineis, che apparteneva al patrimonio del Duomo di Anagni, fu, su iniziativa dello stesso pontefice, donata alle clarisse.

Vi è raffigurata anche la Stigmatizzazione di san Francesco, e i santi Aurelia, Scolastica e Benedetto, probabilmente perché il monastero apparteneva all’ordine delle Benedettine prima di adottare la regola delle Clarisse.

Il ciclo pittorico, di artista ignoto, è sovrapposto ad un precedente affresco raffigurante un motivo di arcate stilizzate che gira tutto intorno all’ambiente e che si conclude, superiormente, con un fregio e inferiormente con un delicato velarium decorato con piccole figure geometriche. Sopra questo ciclo furono realizzati ulteriori affreschi databili al XV secolo

L’autore degli affreschi del XIII secolo fu probabilmente il cosiddetto “terzo maestro” che lavorava all’epoca nella cripta del Duomo di Anagni.
La scena dell’Ultima Cena presenta, come tradizione di affreschi dell’epoca, il Cristo sull’estremità sinistra del tavolo.

Immagini da
https://loscrignodelleimmagini.wordpress.com/2010/12/09/san-pietro-in-vineis/

https://www.livefiuggi.com/incanti-di-ciociaria-san-pietro-in-vineis-anagni/

Link
https://lazioeventi.com/giornata-fai/san-pietro-vineis-collegio-principe-piemonte-anagni/

Periodo artistico: XIII secolo

MILANO. Pinacoteca Ambrosiana, Ultima Cena di A. Bianchi

Ultima Cena, olio su tela, (835 x 118 cm) Andrea Bianchi detto Vespino (notizie sec. XVI-sec. XVII, 1611- 1616

Andrea Bianchi, soprannominato il Vespino, fu un abile pittore attivo a Milano tra la fine del Cinquecento e il primo trentennio del Seicento: fu l’artista di fiducia del cardinale Federico Borromeo che gli commissionò varie copie di grandi capolavori del Rinascimento, e in particolare da Leonardo da Vinci, perché ne restasse documentazione certa, soprattutto quando si temeva che l’originale potesse andare perduto. La prova più lampante ci è offerta proprio dalla copia del Cenacolo, a cui il Vespino si applicò dal 1611 al 1616.

Notizie e immagine da
https://www.ambrosiana.it/opere/ultima-cena/

Localizzazione: MILANO. Pinacoteca Ambrosiana
Autore: Andrea Bianchi detto Vespino
Periodo artistico: XVII secolo
Rilevatore: AC

PAVIA. Certosa, Ultima Cena di Ottavio Semino

L’affresco dell’Ultima Cena occupa l’intera parete meridionale del refettorio.
La firma di Ottavio Semino e la data “1567” compaiono in un’iscrizione sulla sinistra, anche se l’affresco dovette essere eseguito nel 1566 con la collaborazione di Andrea Semino (Moro, in Pittura a Pavia, 1988, p. 249; Albertario, in “Storia di Pavia”, 1995, p. 830).
Il dipinto andò verosimilmente a sostituire una grande tela di identico soggetto che il Bartoli (1777, p. 75) attribuisce a Marco d’Oggiono (si tratta di una copia tratta dal Cenacolo vinciano, oggi al Museo della Royal Accademy di Londra e di discussa attribuzione). La composizione è ispirata a un’incisione a bulino di Marco Dente tratta da un disegno di Raffaello (Milano, Raccolta delle Stampe Bertarelli, inv. 1998 MPP 188) e ricorda vagamente il Cenacolo vinciano, in particolare nella figura di Cristo.
La scena si svolge in una complessa ambientazione architettonica, con un loggiato aperto su uno scorcio paesaggistico con rovine e ai lati le due statue di Davide e e Mosè entro nicchie. In alto, Dio Padre appare circondato da angeli con gli strumenti della Passione. Lo squarcio di luce in cui si palesa l’Onnipotente richiama il Martirio di Santo Stefano dipinto da Giulio Romano per la chiesa di Santo Stefano a Genova (1523), a dimostrazione degli spunti mutuati dal manierismo centroitaliano.

Ottavio Semino, figlio di Antonio e fratello minore di Andrea, nacque a Genova intorno al 1527.
Il primo documento noto in relazione alla sua attività risale al 21 aprile 1550, quando il padre compare in veste di garante per il figlio in occasione della commissione della perduta decorazione di nove Ritratti virili realizzati a monocromo sul prospetto principale del palazzo di Jacopo Salvago in via S. Bernardo a Genova.
Il 10 giugno 1557 Ottavio accettò l’incarico di affrescare a Savona il palazzo di Gerolamo Naselli. Per tali lavori risulta pagato nel novembre dello stesso anno. Nel dicembre del 1557 Ottavio fu eletto console dell’arte dei pittori.
Nei primi anni Sessanta del Cinquecento Ottavio dipinse ulteriori affreschi in diversi palazzi genovesi, tra cui quello di Stefano Squarciafico ricordato da Soprani, mentre nel 1565 risulta residente a Savona, dove lavorò su richiesta di Ottaviano Ferrero in corrispondenza delle pareti dell’abside della chiesa di S. Giacomo.
Il 14 settembre 1566, in seguito all’accusa di omicidio del pittore Pellegro Odono, Ottavio fu condannato a morte. Fuggito dal territorio della Repubblica genovese, egli lasciò incompiuti alcuni cantieri, mentre i suoi beni furono messi all’asta. Forse proprio al bando si deve il passaggio di Ottavio con Andrea a Pavia e poi a Milano.
Nel 1567 Ottavio firmò e datò l’affresco rappresentante l’Ultima Cena nel refettorio della certosa di Pavia, edificio dove il pittore intervenne anche in corrispondenza della controfacciata della chiesa, ridipinta nel 1679 da Giuseppe Procaccini. Trasferitosi a Milano, nel 1568 fu accolto nell’Accademia della Val di Blenio. In questi stessi anni (1568-70) viene collocata la decorazione del salone del palazzo milanese di Tommaso Marino.
Risale al luglio 1571 la commissione degli affreschi della cappella Fiorenza in S. Maurizio al Monastero Maggiore di Milano, per la quale eseguì, oltre agli stucchi, le scene raffiguranti il Battesimo e la Conversione di s. Paolo, nonché la pala d’altare con la Predica.
Nell’ottobre dell’anno seguente fu affidata a Ottavio dal Luogo Pio della Misericordia la decorazione della cappella Bossi nella chiesa di S. Angelo, dove nel febbraio 1575 egli lavorò anche in corrispondenza delle pareti della cappella dedicata alla Vergine. Negli stessi anni fu coinvolto nell’esecuzione di affreschi in S. Maria delle Grazie e in S. Marco.
Rientrato a Genova nel 1578 – come documenta la scena con la Gigantomachia in palazzo Franco Lercari in Strada Nuova, firmata e datata in basso a destra –, nel 1581 Semino, nuovamente a Milano, dipinse quattro composizioni, raffiguranti l’Offerta del pane e del vino a Melchisedech, l’Istituzione dell’Eucarestia, Elia confortato dagli angeli e la Discesa della manna, concepite per essere inserite in un tabernacolo destinato alla chiesa di S. Maria di Carrobiolo presso Monza.
Secondo Raffaele Soprani il pittore morì nel 1604 a Milano, dove «lasciò […] un allievo ben degno. Fu questi Cammillo Landriani, il quale acquistassi buon credito nella sua professione» (Soprani – Ratti, 1768, p. 71).

 

Localizzazione: Pavia. Certosa
Autore: Ottavio Semino
Periodo artistico: 1567
Data ultima verifica: 20/12/2020
Rilevatore: Feliciano Della Mora - Valter Bonello

TERLIZZI (BA). Cattedrale, portale di Anseramo da Trani, con Ultima Cena

Come un merletto ricamato su un tessuto di lino finissimo, il portale dell’antica cattedrale romanica, è stato realizzato da Anseramo da Trani intorno alla seconda metà del XIII secolo, e risparmiato alla distruzione del duomo romanico nel 1782.
E’ stato posizionato sulla facciata nord della chiesa del Rosario (via Millico, 1) soltanto nel 1863.
E’ costruito in pietra locale, monolitica nella lunetta e nell’architrave sostenuto da mensole figurate.
L’archivolto è decorato con un doppio ordine di girali d’acanto. Nella lunetta è rappresentata l’Ultima Cena con il Cristo non al centro ma accanto agli Apostoli, tra i quali si riconoscono Pietro, Giovanni, e Giuda, proteso ad afferrare un pesce.
Nell’architrave sono rappresentate scene della vita di Cristo: un angelo in volo annuncia alla Vergine la nascita del figlio; i Magi (uno in piedi, gli altri a cavallo) si avviano verso Betlemme per salutare nella grotta il Bambino, rappresentato poi in croce con ai piedi Maria e Giovanni.

Di derivazione bizantina sono la doppia cornice e la rappresentazione per immagini isolate e frontali; ma la resa plastica delle masse, dinamizzate da una linea vigorosa e loquace che le separa dalla piattezza del fondo, è di matrice schiettamente romanica.
La mano del maestro scalpellino la si riconosce da piccoli forellini lungo la cornice del portale che raggiunge la parte più alta dove il maestro dice: “TRANUM QUEM GENUIT DOCTOR SCOLPENDO PERITUS ANSERMAUS OPUS PRECLARE FELICTER IMPLET” (Anseramo nativo di Trani, esperto maestro dell’arte scultorea realizzò felicemente quest’opera insigne).
Il monumento è stato restaurato nel 2012.

Video a documentazione dell’intervento di restauro: https://www.youtube.com/watch?v=klzNdbm5oos

Localizzazione: Terlizzi (BA), Cattedrale
Autore: Anseramo da Trani
Periodo artistico: XIII sec.
Data ultima verifica: 19/12/2020
Rilevatore: Feliciano Della Mora

LORETO (AN). Museo Pontificio pinacoteca della santa Casa, pala con Ultima Cena di S. Vouet

ULTIMA CENA pala di Simon Vouet, 1616-1620

Il Museo Pontificio della Santa Casa di Loreto, nel riallestimento del 2018, ha esposto anche l’Ultima Cena, la grande pala di Simon Vouet (1590 – 1649), pittore francese che a lungo lavorò a Roma, assorbendo il crudo realismo e le scelte luministiche caratteristiche di Caravaggio.

Immagine da Wikimedia Commons

Localizzazione: LORETO (AN). Museo Pontificio pinacoteca della santa Casa, Piazza della Madonna
Autore: Simon Vouet (1590 – 1649)
Periodo artistico: 1616-1620
Rilevatore: AC

ROMA. Ipogeo degli Aurelii, affresco con Ultima Cena o Banchetto funebre.

Affresco di ULTIMA CENA oppure Banchetto funebre, secolo III.

L’ipogeo degli Aureli (detto anche di Aurelio Felicissimo) è una catacomba di Roma di diritto privato, posta sull’antica via Labicana, nel rione Esquilino, ora su Viale Manzoni e Via Luzzatti.
Scoperto nel 1919, è ricco di affreschi databili intorno al 230.
Con la costruzione delle Mura aureliane ed il conseguente allargamento del pomerium, il cimitero fu abbandonato.
Gli affreschi sono di difficile interpretazione poiché sembrano rappresentare la visione sincretica della famiglia, tra paganesimo e cristianesimo.
In passato le pitture furono interpretate in chiave cristiana, oggi, dopo recenti restauri degli affreschi, la teoria è stata messa in discussione.
La scena rappresenta undici uomini togati (una dodicesima figura fu distrutta dall’apertura di una porta) mentre banchettano.

 

Indirizzo:
Via Luigi Luzzatti, 2 – 00185 Roma RM
Orari di apertura: Visita speciale su richiesta
Contatti: Tel: +39 06 4465610; +39 06 4467601
Email: protocollo@arcsacra.va

Vedi anche: http://www.romasotterranea.it/ipogeo-degli-aureli.html

Immagini da Wikimedia Commons

Localizzazione: ROMA. Ipogeo degli Aurelii
Autore: ignoto
Periodo artistico: III secolo
Data ultima verifica: 10/12/2020
Rilevatore: AC

SALSOMAGGIORE (PR). Chiesa di San Bartolomeo, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, olio su tela, ambito Francesco e Giulio Cesare Lucchi, ultimo quarto XVII secolo

La chiesa di San Bartolomeo conserva un’Ultima Cena collocata sulla parete di fondo del presbiterio. L’opera rimanda all’originaria vocazione eucaristica dell’edificio, fondato nel 1568 dalla Confraternita ducale del SS. Sacramento.
Riferibile al primo quarto del secolo XVII, e in particolare all’ambito di Francesco e Giulio Cesare Lucchi, l’antica tela si caratterizza per la prospettiva scorciata che conferisce alla sala del Cenacolo un aspetto elegante e addirittura lussuoso.

Immagine e notizie da
https://fidenza-luoghi.blogspot.com/2014/04/salsomaggiore-lultima-cena-nella-chiesa.html

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0800260681

Localizzazione: SALSOMAGGIORE (PR). Chiesa di San Bartolomeo
Autore: ambito di Francesco e Giulio Cesare Lucchi
Periodo artistico: 1678
Rilevatore: AC

SALSOMAGGIORE TERME (PR) frazione Tabiano Castello. Chiesa parrocchiale dei Santi Gervasio e Protasio, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, olio su tela, ambito di Francesco Lucchi, 1636

Su una cappellina del XIII secolo, fu edificato l’attuale edificio nel Cinquecento.

La tela fu fatta dipingere per iniziativa di una confraternita intitolata al Ss. Sacramento. “Confraternitatis SS. Sacramenti expensis 1636”, si legge, con qualche difficoltà, nel cartiglio in primo piano sul pavimento del cenacolo, forse in riferimento al patrocinio della omonima confraternita della Cattedrale, che due decenni prima aveva inaugurato in Duomo l’importante Ultima Cena tradizionalmente attribuita a Francesco Lucchi.

 

Questa Ultima Cena raffigura l’istante che segue l’annuncio del tradimento, analogamente alla coeva e stilisticamente affine opera analoga della vicina chiesa di San Bartolomeo a Salsomaggiore,

 

Immagine da:
https://fidenza-luoghi.blogspot.com/2014/04/salsomaggiore-lultima-cena-nella-chiesa.html

Localizzazione: SALSOMAGGIORE TERME (PR) frazione Tabiano Castello. Chiesa parrocchiale dei Santi Gervasio e Protasio
Autore: ambito di Francesco Lucchi
Periodo artistico: 1636
Rilevatore: AC

FIDENZA (PR). Duomo di San Donnino, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, olio su tel, attribuito a Francesco Lucchi, 1611

La cattedrale, ricostruita dopo il terremoto del 1117 sopra la chiesa preesistente edificata nel V secolo e fatta ampliare in epoca longobarda e carolingia, è di tipico stile romanico, con facciata risalente al XII secolo è attribuita a Benedetto Antelami che la lasciò incompiuta. L’interno è a tre navate.


Sul fondo della navata di sinistra campeggia sull’altare del SS. Sacramento, una tela da sempre attribuita al pittore fidentino Francesco Lucchi (Borgo San Donnino 1585 – att. 1630), che avrebbe apposto le iniziali F.L. sulla lama di un coltello, notate dal pittore Dal Verme nel corso di un restauro del dipinto eseguito agli inizi dell’Ottocento. Ma un disegno della Pinacoteca Nazionale, chiaramente il bozzetto preparatorio della tela, sembra mettere in discussione questo dato tradizionale. Lo splendido foglio, caratterizzato da una minuta grafia, recherebbe infatti, l’inconfondibile impronta di Giovan Battista Trotti (Cremona 1555- Parma 1619), detto il Malosso, caposcuola del tardo manierismo cremonese e pittore di corte presso i Farnese.
Autorevoli studiosi tendono pertanto a ridimensionare il ruolo del Lucchi a quello di semplice esecutore, incaricato cioè di tradurre sulla tela la composizione ideata dal maestro cremonese, alle cui dipendenze il nostro pittore aveva per altro lavorato alcuni anni a partire 1604. Di questo stretto rapporto di sudditanza del Lucchi nei confronti del Malosso esiste traccia anche in altre opere documentate del pittore fidentino.
Le fonti documentarie indicano che la tela dell’Ultima Cena fu solennemente inaugurata il 18 dicembre del 1611.
Giuda è raffigurato isolato da tutti gli altri, sulla destra al di qua della mensa, è riconoscibile dalla borsa dei denari e dal gesto di afferrare un tozzo di pane: al centro della tavola, coperta da una tovaglia di lino, un piatto d’argento con l’agnello pasquale, una saliera, bicchieri di vino, pane, coltelli e posate.

 

Immagine e testo tratto dall’articolo di Gugliemo Ponzi in:
http://lucecolore.blogspot.com/2011/08/duomo-di-fidenza-il-dipinto-dell-cena.html

Localizzazione: FIDENZA (PR). Duomo di San Donnino
Autore: Francesco Lucchi
Periodo artistico: 1611
Rilevatore: AC

DESENZANO DEL GARDA (BS). Duomo di Santa Maria Maddalena, con Ultima Cena di G. Tiepolo

Ultima Cena di Giambattista Tiepolo, 1738

Il Duomo di Desenzano fu costruito dal 1586 al 1611 su progetto dell’architetto bresciano Giulio Todeschini.
Conserva molte opere di Andrea Celesti (1637-1712) e di altri importanti artisti.

Nella cappella del SS. Sacramento vi è l’Ultima Cena di Giambattista, o Giovanni Battista, Tiepolo (1696 – 1770), eseguita nel 1738.

 

Immagine di Luca Giarelli / CC-BY-SA 3.0, da Wikimedia Commons

Localizzazione: DESENZANO DEL GARDA (BS). Duomo di Santa Maria Maddalena
Autore: Giambattista Tiepolo
Periodo artistico: 1738
Rilevatore: AC

SPAGNA – BARCELLONA. Sagrada Familia, scultura di Ultima Cena

ULTIMA CENA scultura di Josep Maria Subirachs sulla facciata della Passione, 1987-2009

Il Tempio Espiatorio della Sacra Famiglia, noto come Sagrada Família, fu progettata dall’architetto Antoni Gaudí, massimo esponente del modernismo catalano. I lavori iniziarono nel 1882 ma l’edificio non è ancora finito anche se la chiesa è stata consacrata nel 2010 da papa Benedetto XVI che l’ha elevata al rango di Basilica minore.

Esternamente, sulla “Facciata della Passione”, iniziata nel 1954, vi sono le sculture del ciclo della Passione, che iniziano con l’ULTIMA CENA, realizzate tra il 1987 e il 2009, da Josep Maria Subirachs, che ideò una serie semplice e schematica, con forme angolari.

Immagine da
http://www.filippetti.eu/archivio_Bellezza_Magistero_2/Galleria/Galleria_Fotografica.html

Localizzazione: BARCELLONA (E). Sagrada Familia,
Autore: Josep Maria Subirachs
Periodo artistico: 1987-2009
Rilevatore: AC

RONCIGLIONE (VT). Santuario di Sant’Eusebio, con Ultima Cena

Ultima Cena, affresco, fine XI – inizio XII secolo.

Presso Ronciglione (Vt), 60 km a nord di Roma, a poche centinaia di metri dalla Cassia-Francigena nella sua variante Cimina, è cresciuto su sé stesso, nei secoli, il Santuario di Sant’Eusebio: prima sepolcreto romano, poi luogo di culto cristiano nell’Alto Medioevo, infine chiesa romanica, frequentata fino al XIX secolo. Ma sul sito ci sono anche tracce di un santuario arcaico probabilmente dedicato alla divinità solare etrusca Soranus. Come dire, un palinsesto plurimillenario, e scrigno di storia civile, religiosa e artistica, recentemente restaurato, ma poco noto. Era celebre invece tra i viaggiatori e i pellegrini che per secoli lo hanno visitato, o vi hanno dimorato per riposarsi dal lungo viaggio, prima di affrontare l’ultimo tratto verso la meta: Roma.

ronciglione

L’esterno del Santuario

Il complesso della Chiesa è formato infatti da due manufatti distinti tra loro. Il primo è il sepolcro in tufelli rettangolari, risalente alla seconda metà del IV secolo d.C., che Flavio Eusebio – vicegovernatore della Campania – fece costruire per sé e per la famiglia nei terreni di sua proprietà, come riferisce un’iscrizione lapidea. Sotto il pavimento sono state rinvenute sette sepolture in muratura, di cui quella contro la parete di fondo è probabilmente quella di Flavio Eusebio.
L’altro corpo è costituito dalla chiesa che fu costruita intorno alla sepoltura, diventata luogo di pellegrinaggi sin dal VI secolo e documentati da decine di iscrizioni, probabilmente per l’assimilazione di Flavio Eusebio con l’Eusebio vescovo di Sutri di un secolo posteriore.

ronciglione

L’interno del Santuario

La chiesa che avvolge il monumento funerario è di forma basilicale a tre navate con un’accentuata asimmetria tra le due laterali, dovuta a rimaneggiamenti succedutisi nel corso dei secoli.
Nel corso del 2006 la chiesa è stata oggetto di interventi di restauro conservativo.
La navata centrale che costituisce il nucleo originario insieme ad alcuni tratti dei muri perimetrali, è formata da grossi blocchi di tufo e presenta tre arcate per lato impostate su larghe colonne con capitelli quadrangolari decorati con elementi di età pre-carolingia: nastri intrecciati, foglie lanceolate e volute angolari. Dell’originaria decorazione è pervenuto soltanto un esiguo frammento della figura di Cristo, oggi trasferito all’interno della chiesa di Santa Maria della Pace.

ronciglione

L’abside del Santuario con resti di sepolture

Sulla parete di fondo della navata di destra è visibile un affresco con due figure longilinee in tunica celeste: le Vergini prudenti. Una quattrocentesca Madonna col Bambino tra i Santi Eusebio e Stefano, con aggiunte del XVII secolo, domina la parete di fondo del presbiterio.

Delle altre pitture, eseguite a fresco sulle pareti della navata centrale tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo, restano, seppur rovinate, sul lato sinistro, l’Ultima Cena, la Lavanda dei Piedi, l’Albero di Jesse e, sopra l’arcata del mausoleo, il Cristo benedicente tra quattro Santi, di cui l’ultimo a destra è sant’Eusebio in abito vescovile.Nell’Ultima Cena, gli Apostoli si affollano su un lato del tavolo rettangolare su cui sono poste poche stoviglie.

ronciglione

L’arco trionfale con Cristo benedicente fra santi, sec XII

Ma anche la «Visitatio Virginis» dell’VIII secolo è tra le prime rappresentazioni di questo soggetto. I numerosi graffiti in antico onciale romano, lasciati da viaggiatori tra VIII e IX secolo, sono ciò che rimane dell’esistenza di pellegrini o religiosi che chiedevano protezione a sant’Eusebio (vescovo di Sutri del IV secolo), definendosi «peccator» e «miser».
Altri affreschi arrivano fino al XVII secolo, testimonianze graffite fino al XVIII secolo. I restauri compiuti tra il 2005 e il 2010 non hanno però coinvolto l’intero edificio.

«Manca il restauro del romitorio, luogo dove i monaci risiedevano, collocato sul lato nord del monumento e che, ancora, non è stato indagato e restaurato. In esso, quasi certamente, si cela una struttura più antica che potrebbe contenere, con ogni probabilità, il sacello in cui è sepolto il santo cui è dedicata la chiesa. Non sono state ancora eseguite approfondite indagini archeologiche e scavi sulle due necropoli presenti nell’area, quella romana e quella longobarda di cui abbiamo certezza dell’esistenza e di cui conosciamo, con buona approssimazione, anche la collocazione geografica. Sarebbe auspicabile riportare alla luce anche il tracciato della cosiddetta variante Cimina della Via Francigena che passa proprio a fianco della chiesa ed è pavimentata con l’antica tecnica delle “pignocche”. Sarebbe, infine, auspicabile uno studio più approfondito dell’apparato decorativo, allo scopo di scoprire i possibili esecutori e la committenza».

Immagine da: https://fai-platform.imgix.net/uploads/611eb226-ae36-4358-84ed-aebff4d1ff49.jpg

Testo da: https://comune.ronciglione.vt.it/contenuti/81439/chiesa-s-eusebio

Localizzazione: RONCIGLIONE (VT). Chiesa di Sant'Eusebio
Autore: ignoto
Periodo artistico: fine XI - inizio XII secolo
Rilevatore: AC

FIRENZE. ex Convento di Santa Trìnita – Biblioteca di Facoltà, con Ultima Cena

Ultima Cena, affresco di Nicodemo Ferrucci, 1631

Nell’ex refettorio è conservato l’affresco dell’Ultima Cena realizzato da Nicodemo Ferrucci (1575 – 1650). Ora il locale è utilizzato da una Biblioteca di Facoltà.
Il dipinto ricorda l’analogo soggetto dipinto da Fabrizio Boschi nel refettorio dell’ex ospedale Bonifacio.

Immagine da Wikimedia Commons

Localizzazione: Firenze. ex Convento di Santa Trìnita - Biblioteca di Facoltà
Autore: Nicodemo Ferrucci
Periodo artistico: 1631
Rilevatore: AC

TRENTO. Museo Diocesano Tridentino, Ultima Cena di K. Henrici

Ultima cena o meglio Comunione degli Apostoli di Karl Henrici, circa 1780, olio su tela

Johann Josef Karl Henrici (o Henrizi, Heinrici; Schweidnitz, 15 gennaio 1737 – Bolzano, 27 ottobre 1823) è stato un pittore austriaco.

Immagine dall’opuscolo:
“Ultime cene dipinte – Itinerari delle chiese del Trentino”- a cura del Museo Diocesano Tridentino, Trento s.d.

Localizzazione: TRENTO. Museo Diocesano Tridentino - Piazza Duomo, 18
Autore: Karl Henrici
Periodo artistico: 1780 circa
Rilevatore: AC

FIESOLE (FI). ex convento di San Michele – Villa San Michele a Doccia, con Ultima Cena

Ultima Cena, affresco di Nicodemo Ferrucci, 1607

Il complesso nacque come convento di San Michele a Doccia, fatto costruire nel 1413, in posizione dominante sulla città, da Ser Niccolò Davanzati, che aveva acquistato un podere per ospitare i frati terziari della Diocesi di Fiesole. Fu poi edificata anche la chiesa dedicata a San Michele Arcangelo. Quando i frati furono espulsi dal convento perché uno di loro aveva ucciso un compagno, nel 1486, la famiglia Davanzati lo donò ai Minori Osservanti che vi rimasero fino alla soppressione.
Il primitivo edificio era costituito da un oratorio con annesso un dormitorio per sei frati. L’aspetto attuale, con il fianco rivolto a sud percorso da un robusto loggiato su pilastri, si deve al progetto di ampliamento realizzato da Santi di Tito nel 1599-1600 su disegno di Michelangelo Buonarroti.
Il convento fu soppresso nel 1808, furono dispersi gli arredi e cambiò più volte proprietari. I Cuccoli Fiaschi trasformarono il complesso in villa, creando anche un giardino su una terrazza; passò poi ai Turri e, nel 1900, all’americano Henry White Cannon, che la restaurò e creò le grandi serre nei giardini. La seconda guerra mondiale lasciò pesanti danni, tanto che i nuovi proprietari, i Tessier, decisero nel 1952, per sostenere le spese dei restauri, di adibire la villa ad albergo, oggi è un hotel Belmond a cinque stelle.

I locali della villa, ex convento, conservano nell’ex refettorio (ora adibito a lounge o sala da banchetti dell’hotel) l’affresco dell’Ultima Cena, lungo oltre m 5, eseguito da Nicodemo Ferrucci probabilmente nel 1607.

Immagine da Wikimedia Commons

Localizzazione: Fiesole (FI). Villa San Michele a Doccia - via Doccia 4
Rilevatore: AC

FIRENZE. Chiesa di Santa Maria degli Angiolini, con Ultima Cena

Ultima Cena/Cenacolo, olio su tela, Matteo Rosselli, 1631

La Chiesa è la cappella dell’ex-monastero femminile domenicano di Santa Maria degli Angiolini, sorto nel 1507. In quell’anno si avviò la costruzione della chiesa, che fu consacrata solo nel 1571. Forse il nome venne scelto per riecheggiare quello del più grande e antico monastero di Santa Maria degli Angeli.
La decorazione interna risale al momento di maggior splendore e prestigio del monastero, verso la metà del Seicento, e la chiesa conserva alcune grandi pale d’altare dipinte dai maggiori maestri fiorentini dell’epoca.
Nel 1785, il granduca Pietro Leopoldo secolarizzò il monastero e lo trasformò in conservatorio. La chiesa, danneggiata gravemente dall’alluvione di Firenze del 1966, è stata chiusa per quarant’anni ed è stata riaperta solo nel 2006, al termine di un restauro iniziato nel 1996.

Matteo Rosselli realizzò per il monastero nel 1631 una ULTIMA CENA, di impianto prospettico simile a quello del Cenacolo conservato a San Felice in Piazza, ma rinnovata è l’intera trama luminosa, con la luce che si sprigiona dall’aureola di Cristo, lasciando le parti più lontane in ombra.
Di questo cenacolo esiste una replica più articolata ma più convenzionale nel santuario di Montesenario a Vaglia.

Immagine da Wikimedia Commons

Localizzazione: FIRENZE. Chiesa di Santa Maria degli Angiolini
Autore: Matteo Rosselli
Periodo artistico: 1631
Rilevatore: AC

FIRENZE. Conservatorio di San Pietro Martire, Ultima Cena di M. Rosselli, prima del 1614

ULTIMA CENA, olio su tela di 660 x 370 cm, opera di Matteo Rosselli (Firenze, 1578 – Firenze, 1650)

Il Convento di S. Pier martire fu fondato nel 1418-1420 per le monache domenicane osservanti, legate ai monasteri maschili di San Domenico di Fiesole, dal quale si staccò poi il convento di San Marco.
Nel 1557 il monastero fu soppresso e demolito per fare spazio alle fortificazioni attorno alla porta San Pier Gattolino. Le monache si trasferirono allora in San Felice in Piazza.
Nel XVIII secolo il nuovo monastero accolse anche un Conservatorio destinato a ospitare fanciulle povere e nel 1780 aprì un convitto gratuito per le giovani indigenti d’Oltrarno, attività che mantenne anche dopo la soppressione napoleonica del 1808. Oggi ospita una scuola materna ed elementare, con accesso da piazza San Felice, accanto alla omonima chiesa.

Nel refettorio del convento, oggi scuola, è conservata la tela dell’Ultima Cena.

L’impostazione è tipicamente fiorentina: un lungo tavolo parallelo al piano dello spettatore su cui si affacciano tutti gli Apostoli, stringendosi a ferro di cavallo e lasciando isolato Giuda, di spalle. Indice di una nuova sensibilità seicentesca è lo sfondo della stanza scuro, rischiarato dai baglio dell’apparizione della Carità in alto, che solo Gesù sembra vedere. La pennellata si fa inoltre più densa, capace di cerare soprattutto nei panneggi di pesantezza o di lucidità dei tessuti.

 

Immagine da Wikimedia Commons

Link:
https://www.conservatoriosanpiermartire.it/

Localizzazione: FIRENZE. Conservatorio di San Pietro Martire, Piazza San Felice
Autore: Matteo Rosselli
Periodo artistico: prima del 1614
Rilevatore: AC

FIRENZE. ex convento di Sant’Onofrio di Fuligno – ASP, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, frammento di affresco di Bicci di Lorenzo, 1419-1429

Il convento era chiamato di Fuligno dal nome delle monache francescane provenienti dall’Umbria che lo occuparono a partire dal 1419, mentre in precedenza (1316) aveva accolto un gruppo di suore agostiniane. Ristrutturato e abbellito nel Quattrocento (1429), con le nobili religiose suor Onofria de’ Conti d’Abruzzo e suor Giovanna di Onofrio degli Onofri che diedero grande slancio al convento, nel quale entrarono anche molte nobildonne fiorentine. Risale a quel periodo la decorazione con affreschi di Bicci di Lorenzo. Successivamente fu affrescato dal Perugino (1448 circa – 1523).
Il convento, soppresso nel 1800, fu in seguito adibito a educandato femminile, oggi, oltre al Museo (1), ospita l’ASP, Azienda Pubblica per i Servizi alla Persona.

Bicci di Lorenzo, pittore fiorentino (1373 circa – 1452), eseguì, nei locali del convento, che ora ospitano l’ASP, anche un’ULTIMA CENA; purtroppo mutila della parte superiore.

Immagine da Wikimedia Commons

Localizzazione: FIRENZE. ex convento di Sant'Onofrio di Fuligno - ASP - Via Faenza 48
Autore: Bicci di Lorenzo
Periodo artistico: 1419-1429
Note storiche: (1) A fine Ottocento i locali dell'ex convento furono in parte adibiti a Museo che oggi è diventato il “Museo del Cenacolo di Fuligno” e dedicato alla grande Ultima cena (1493-96) di Pietro Perugino, nell'ex refettorio del convento delle terziarie francescane, in Via Faenza 40, vedi: https://www.ultimacena.afom.it/firenze-museo-cenacolo-di-fuligno-ultima-cena-di-pietro-perugino/ Dal dicembre 2014 è gestito dal Ministero per i beni e le attività culturali, conserva varie opere quattro-cinquecentesche e, nella sala principale, anche affreschi di Bicci di Lorenzo (1430 circa) provenienti da altri locali dell'antico convento staccati dopo l’alluvione del 1966.
Rilevatore: AC

MATELICA (MC). Chiesa di San Francesco, pala di M. Palmezzano

Ultima Cena, nella pala (471 x 295 cm) di M. Palmezzano, 1501

La pala d’altare, detta “Pala Palmezzano”, raffigura: al centro, Madonna con Bambino in trono tra san Francesco d’Assisi e santa Caterina d’Alessandria; nel pilastrino di sinistra (dall’alto in basso) i santi Girolamo, Antonio di Padova e Filippa Mareri; in quello di destra, i santi Bernardino da Siena, Sebastiano e Chiara d’Assisi. Nella lunetta, Pietà con i santi Giovanni Evangelista, Maria Maddalena e Ludovico di Tolosa.
Nella predella, cinque riquadri raffigurano, da sinistra, sant’Adriano Martirio dei frati francescani in Marocco; Ultima Cena, san Francesco d’Assisi riceve le stimmate, San Bonaventura.
La tavola è firmata da Marco Palmezzano (1459 – 1539) e datata al 1501

 

 

L’opera era collocata sull’altare della seconda cappella a destra.
Dopo il terremoto del 1997, la Chiesa era stata restaurata e riaperta al pubblico nel 2016, soltanto pochi mesi prima della scossa del 24 agosto che la danneggiò gravemente. Le opere d’arte sono state messe in sicurezza o spostate in altra sede. La Chiesa è tuttora inagibile.

 

Immagini da
https://museofrancescanovirtuale.blogspot.com/2016/11/san-francesco-e-alcuni-santi.html
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/ (particolare Ultima Cena)

Localizzazione: MATELICA (MC). Chiesa di San Francesco
Autore: Marco Palmezzano (1459 - 1539)
Periodo artistico: 1501
Rilevatore: AC

VOLTA MANTOVANA, frazione Cereta (MN). Chiesa di S. Maria o Beata Vergine del Carmelo o Madonnina di Mezzacampagna, con Ultima Cena

Ultima Cena, affresco XIV – XV secolo

Fin dall’alto medioevo, certamente prima del Mille, si andarono strutturando quella curtis e quel castrum che tra la fine del X e gli inizi dell’XI secolo vennero inclusi nel sistema economico e difensivo della potente famiglia Canossa, che estendeva il suo dominio dalla Toscana alle colline moreniche mantovane. Con le donazioni di Beatrice e Matilde di Canossa (1053 e 1073) la corte, il castrum e le terre di Volta, nonché il borgo di Cereta, passarono tra i beni del Vescovo e dei Canonici della Cattedrale di Mantova che ne mantennero il possesso per moltissimi anni. Una cappella a Cereta è citata in tali donazioni e risulta dedicata a Santa Maria.

Però l’attuale edificio fu probabilmente edificato nel XIII secolo e venne rimaneggiato nel 1667 con innalzamento della costruzione, chiusura delle bifore – o più probabilmente delle monofore – sostituite da finestre più luminose, ampliamento del presbiterio con eliminazione delle absidiole e ricollocazione del rosone. (Franzini Rossetti R.-2003).

Alcuni affreschi, tra cui quello dell’Ultima Cena, sono stati riportati alla luce durante i restauri del 2000.
L’affresco tre-quattrocentesco dell’Ultima Cena occupa la parete sinistra della navata per una lunghezza di ben m 8 ed è alto m 1,8; ed é affiancato da una Crocifissione. Sovrapposto in parte ad essa, in basso, c’è un frammento cinquecentesco di Madonna in trono con abito blu.
Un apostolo, Giuda, è ritratto come consuetudine dall’altro lato del tavolo su cui sono raffigurati pani, bottiglie di vino, fichi, ciliegie, pesci.

Sulla parete destra vi sono molti affreschi quattro-cinquecenteschi con diverse immagini di Madonne e Santi.

 

Link:
ttps://www.youtube.com/watch?v=E_WETs5j6ac&ab_channel=Governolonews
(film molto dettagliato)
http://www.comune.volta.mn.it/zf/index.php/storia-comune/

Bibliografia:
Dal Prato A., La Madonnina di Mezzacampagna, Volta Mantovana 1993
Togliani C., Il principe e l’eremita: da San Lorenzo in Guidizzolo a Santa Maria della Vittoria in Mantova: uomini, architettura e territorio fra 15° e 16° secolo, Mantova 2009
Franzini Rossetti R., Quattro passi per Volta Mantovana, Mantova 2003

Localizzazione: VOLTA MANTOVANA, frazione Cereta (MN). Chiesa di S. Maria o Beata Vergine del Carmelo o Madonnina di Mezzacampagna,
Autore: ignoto
Periodo artistico: affresco XIV - XV secolo
Rilevatore: AC

ALA (TN) frazione Pilcante. Chiesa di San Martino, con Ultima Cena

Comunione degli apostoli (ULTIMA CENA), olio su tela del 1796 del pittore veronese Luigi Amistani (1743 – ?)
Il quadro è inserito in una delle due riquadrature della prima campata.

L’antica chiesa di San Martino viene menzionata per la prima volta nel testamento di Guglielmo Castelbarco del 13 agosto 1319.
Per ottemperare ad un voto fatto dalla popolazione di Pilcante, tra il 1735 e il 1736 la chiesa medievale, che presentava un portico esterno, un campanile e la sacrestia, viene ampliata con l’aggiunta di una cappella dedicata alla Vergine del Rosario. Tra il 1735 e il 1742 la chiesa medievale fu ulteriormente ampliata con l’aggiunta di due cappelle collocate probabilmente di fronte a quella del Rosario.
Nel 1742 la parrocchia di San Martino richiede alla curia di Verona il permesso di riedificare la chiesa. La fabbrica medievale fu interamente abbattuta, fatto salvo solo il presbiterio. Il progetto di rifacimento venne affidato all’architetto lombardo Bernardo Tacchi il Vecchio.

Immagine tratta da
https://www.cultura.trentino.it/layout/set/print/Appuntamenti/Ultime-cene-dipinte5

Localizzazione: ALA (TN) frazione Pilcante. Chiesa di San Martino
Autore: Luigi Amistani (1743 - ?)
Periodo artistico: 1796
Rilevatore: AC

ALDENO (TN). Chiesa di San Modesto, con Ultima Cena

ULTIMA CENA o meglio “Comunione degli Apostoli”, olio su tela attribuito ad Antonio Longo (1742-1820) e realizzato alla fine del XVIII secolo.

Immagine da
https://www.cultura.trentino.it/Rassegne-concluse/Ultime-cene-dipinte

Localizzazione: ALDENO (TN). Chiesa di San Modesto - Piazza C. Battisti, 14
Autore: Antonio Longo
Periodo artistico: fine del XVIII secolo
Rilevatore: AC

VOLANO (TN). Chiesa di San Rocco, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, affresco di Gaspare Rotaldo e bottega, 1526.

All’estrema periferia nord del paese, dalla parte opposta rispetto alla Parrocchiale, si trova la chiesetta di San Rocco, costruita verso la seconda metà del ‘400 e interamente affrescata sul finire di quel secolo e nei primi tre decenni del successivo.
A partire dal 1971 e sino al 2012 si sono succeduti molti altri interventi di restauro conservativo che hanno riguardato le ricoperture ad intonaco sia interne sia esterne, lavori all’abside ed alla facciata, restauro della sacrestia, sostituzione dell’impianto di illuminazione e restauro della torre campanaria. Sulla facciata rimane solo la parte superiore di un Giudizio Universale.
Le pitture sono opera di artisti diversi tra cui sicuramente Gapsare Rotaldo, pittore veronese abitante a Riva e forse lo stesso Francesco Verla. Di particolare interesse oltre agli episodi biblici della navata (vita di Gesù e vita di Maria) e dell’arco trionfale (san Giorgio, san Martino e Crocefissione) è il ciclo delle storie di san Rocco dell’abside, uno dei migliori del nord Italia.

Nella chiesa vi è un affresco che rappresenta un’ULTIMA CENA eseguita nel 1526 da Gaspare Rotaldo con la sua bottega.

Bibliografia
ADAMI R.; FERRARI S., Templum Sancti Rochi: le vicende storico-artistiche della chiesa di San Rocco e della comunità di Volano fra il XV e il XVI secolo, Editore Manfrini, Calliano, 1992
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Immagine da
https://www.cultura.trentino.it/Rassegne-concluse/Ultime-cene-dipinte

Localizzazione: VOLANO (TN). Chiesa di San Rocco - Via Roma 13
Autore: Gaspare Rotaldo e bottega
Periodo artistico: 1526
Rilevatore: AC

VILLE D’ANAUNIA (TN) frazione Pavillo. Chiesa nuova di San Paolo (della Conversione di san Paolo), con Ultima Cena

La chiesa conserva un olio su tela raffigurante l’Ultima Cena, attribuita a Gasparantonio Baroni (1682-1759), eseguita nel primo quarto del XVIII secolo.

Pavillo è stato frazione del comune di Tassullo fino al 1º gennaio 2016, data in cui è stato istituito il nuovo comune di Ville d’Anaunia in seguito alla fusione dei comuni di Nanno, Tassullo e Tuenno.

La Chiesa NUOVA di San Paolo fu eretta tra il 1968 e il 1970.

Notizie e immagine da
https://www.cultura.trentino.it/Rassegne-concluse/Ultime-cene-dipinte

Localizzazione: VILLE D'ANAUNIA (TN) frazione Pavillo. Chiesa nuova di San Paolo (della Conversione di san Paolo)
Autore: Gasparantonio Baroni (1682-1759)
Periodo artistico: primo quarto del XVIII secolo
Rilevatore: AC

ISERA (TN). Chiesa di San Vincenzo, con Ultima Cena

Il quadro raffigura più propriamente l’ISTITUZIONE DELL’EUCARISTIA, è un olio su tela di Girolamo Costantini del 1767

Immagine da
https://www.cultura.trentino.it/deu/layout/set/print/Termine/Ultime-cene-dipinte33
Link
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Vincenzo_(Isera)

Localizzazione: ISERA (TN). Chiesa di San Vincenzo
Autore: Girolamo Costantini
Periodo artistico: 1767
Rilevatore: AC

ROMA. Catacombe di San Callisto, con raffigurazione di banchetto eucaristico, III secolo

Furono il cimitero ufficiale della Chiesa di Roma nel III secolo. In esse furono sepolti circa mezzo milione di cristiani, tra cui decine di martiri e sedici pontefici. Prendono il nome dal diacono San Callisto che, all’inizio del III secolo, fu preposto da Papa Zeffirino all’amministrazione del cimitero.
Dal 1930 sono affidate alla custodia dei Salesiani di don Bosco.

Immagine da wikimedia Commons

Link
https://www.venividivici.us/arte/le-pitture-delle-catacombe-di-callisto/
https://it.wikipedia.org/wiki/Catacombe_di_San_Callisto

Localizzazione: ROMA. Catacombe di San Callisto
Autore: ignoto
Periodo artistico: III secolo circa

VICENZA. Museo Diocesano, Ultima Cena di F. Maffei

Il pittore Francesco Maffei (Vicenza nel 1605 – Padova nel 1660), si formò nella scuola di Alessandro Maganza ed completò gli studi con i grandi pittori della scuola veneta del secolo precedente (Jacopo Bassano, Tintoretto, Paolo Veronese). Operò a Vicenza negli anni ’20 e ’30 del Seicento e nel 1638 a Venezia. Dagli anni ’40 esegui opere a Brescia, Rovigo, Milano e Padova. E’ considerato uno dei più importanti pittori del vicentino nel XVII secolo.

Immagine da
https://www.room21.it/ultima-cena-al-museo-diocesano-di-vicenza-anche-francesco-maffei/

Localizzazione: VICENZA. Museo Diocesano
Autore: Francesco Maffei
Periodo artistico: prima metà XVII secolo
Rilevatore: AC

TESERO (TN).Chiesa di Sant’Eliseo, con Ultima Cena

Ultima Cena, affresco della metà del XVI secolo

La chiesa fu edificata nel XII secolo, consacrata nel 1134. Tra il 1390 ed il 1399 venne decorata la torre campanaria con la grande immagine di san Cristoforo col Bambino. Attorno alla metà del XV secolo la primitiva chiesa fu oggetto di completa ricostruzione seguita da una seconda consacrazione e alla fine del secolo fu ricostruito anche il campanile, poi nel XVI secolo vennero decorate con affreschi le navate laterali.
L’edificio fu oggetto di numerosi interventi di restauro sia nel XVII secolo sia nei successivi, fu ricostruito il presbiterio, furono aperte finestre, fu dipinta l’immagine di sant’Eliseo sulla facciata, fu sopraelevato il campanile e venne sistemato il sagrato. Ottenne dignità parrocchiale nel 1905.
Negli anni ’20 del Novecento, su progetto di Giovanni Tiella, la chiesa fu ristrutturata, venne demolito il presbiterio ma furono mantenute le navate in stile gotico. L’edificio ne risultò ampliato e attorno al 1934 circa Duilio Corompai dipinse a tempera varie parti dell’interno rinnovato.
Nel 1994, si procedette ad un nuovo restauro generale.

Secondo lo studioso Italo Giordani (1), nel 1541 -1542 un ignoto frescante decorò le pareti delle navate e di lui restano: una Madonna in trono che allatta Gesù Bambino, con alla sua destra santa Giuliana patrona della val di Fassa, il tutto all’interno di una elaborata architettura; più avanti, sulla stessa parete, si trova un affresco votivo in cui, oltre al committente in basso al centro, sono rappresentati san Domenico e un Santo Vescovo.
Nella navata laterale di sinistra un primo affresco presenta la Madonna in trono col Bambino e alla sua destra san Giobbe. Un secondo affresco raffigura sant’Antonio abate.
Un altro affresco rappresenta l’Ultima Cena, a cui l’apertura della finestra, probabilmente in occasione dei lavori di ingrandimento del 1923-1925 (dato che non la si vede in foto d’epoca precedenti) ha tolto la parte centrale con la figura di Cristo e di tre Apostoli.

Bibliografia
Giordani I., Chiese, cappelle, edicole e affreschi a carattere religioso a Tesero, 2009

Link
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=26369
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Eliseo_(Tesero)

Localizzazione: TESERO (TN).Chiesa di Sant'Eliseo
Autore: ignoto
Periodo artistico: metà del XVI secolo
Materiale illustrativo: (1) 2009_04-Storia_arte_religione_a_Tesero.pdf
Rilevatore: AC

TORINO, Museo Nazionale del Cinema. La Passione di Cristo, di Mel Gibson.

Immagine dal film, La Passione di Cristo, di Mel Gibson, USA 2004, Archivio Webphoto, Roma

da ECCE HOMO, l’immagine di Gesù nella storia del cinema, Museo Nazionale del cinema, Torino 2010.

Localizzazione: Torino
Autore: Mel Gibson
Data ultima verifica: 08/12/2020
Rilevatore: Feliciano Della Mora

TORINO, Museo Nazionale del Cinema. La Passione di N.S. Gesù Cristo, di Ferdinand Zecca.

Manifesto film, La Passione di N.S. Gesù Cristo, di Ferdinand Zecca, Francia 1907, Coll. Fondation Jerome Seydoux-Pathè

da ECCE HOMO, l’immagine di Gesù nella storia del cinema, Museo Nazionale del cinema, Torino 2010.

Localizzazione: Torino
Autore: Ferdinand Zecca
Data ultima verifica: 08/12/2020
Rilevatore: Feliciano Della Mora

TORINO, Museo Nazionale del Cinema. Il Vangelo secondo Matteo, di Pier Paolo Pasolini.

Manifesto film Il Vangelo secondo Matteo, di Pier Paolo Pasolini, Italia-Francia 1964, Fotosoggetto Coll. MNC

da ECCE HOMO, l’immagine di Gesù nella storia del cinema, Museo Nazionale del cinema, Torino 2010.

Localizzazione: Torino
Autore: Pier Paolo Pasolini
Data ultima verifica: 08/12/2020
Rilevatore: Feliciano Della Mora

TORINO, Museo Nazionale del cinema. Il Figlio dell’Uomo, di Virgilio Sabel.

Manifesto film Il Figlio dell’Uomo, di Virgilio Sabel, Italia 1954, Fotosoggetto 1955, Coll. MNC

da ECCE HOMO, l’immagine di Gesù nella storia del cinema, Museo Nazionale del cinema, Torino 2010.

Localizzazione: Torino
Autore: Virgilio Sabel
Periodo artistico: XX sec.
Data ultima verifica: 08/12/2020
Rilevatore: Feliciano Della Mora

TORINO, Museo Nazionale del Cinema. Il Re dei re, di Nicholas Ray.

Manifesto film Il Re dei re, di Nicholas Ray, USA 1961, Lobby card americana, 1961, Coll. MNC

da ECCE HOMO, l’immagine di Gesù nella storia del cinema, Museo Nazionale del cinema, Torino 2010.

Localizzazione: Torino
Autore: Nicholas Ray
Periodo artistico: XX sec.
Data ultima verifica: 08/12/2020
Rilevatore: Feliciano Della Mora

TORINO, Museo Nazionale del cinema. Il Re dei re, di Cecil B. DeMille.

Manifesto film Il Re dei re, di Cecil B. DeMille, USA 1927, Fotosoggetto 1950, Coll. MNC

da ECCE HOMO, l’immagine di Gesù nella storia del cinema, Museo Nazionale del cinema, Torino 2010.

Localizzazione: Torino
Autore: Cecil B DeMille
Data ultima verifica: 08/12/2020
Rilevatore: Feliciano Della Mora

TORINO, Museo Nazionale del cinema. Quo Vadis, di Mervyn Le Roy.

Manifesto film Quo Vadis, di Mervyn Le Roy, USA, 1951, Fotosoggetto 1952, Coll. MNC

da ECCE HOMO, l’immagine di Gesù nella storia del cinema, Museo Nazionale del cinema, Torino 2010.

Localizzazione: Torino
Autore: Mervyn Le Roy
Periodo artistico: XX sec.
Data ultima verifica: 08/12/2020
Rilevatore: Feliciano Della Mora

TORINO, Museo Nazionale del cinema. La più grande storia mai raccontata, di George Stevens.

Manifesto film La più grande storia mai raccontata, di George Stevens, USA 1965, Fotosoggetto di Prog. Braschi, 1965, Coll. MNC

da ECCE HOMO, l’immagine di Gesù nella storia del cinema, Museo Nazionale del cinema, Torino 2010.

Localizzazione: Torino
Autore: George Stevens
Periodo artistico: XX sec.
Data ultima verifica: 08/12/2020
Rilevatore: Feliciano Della Mora

TORINO, Museo Nazionale del Cinema. Il Re dei re, di Cecil B. DeMille 2

Manifesto film Il Re dei re, di Cecil B. DeMille 2, USA 1927, Fotosoggetto 1950, Coll. MNC

da “ECCE HOMO, l’immagine di Gesù nella storia del cinema“, Museo Nazionale del cinema, Torino 2010.

Localizzazione: Torino
Autore: Cecil B DeMille
Periodo artistico: XX sec.
Data ultima verifica: 08/12/2020
Rilevatore: Feliciano Della Mora

TORINO, Museo Nazionale del Cinema, Vie de Notre Seigneus Jèsus-Christ, di Maurice Andrè Maitre.

Immagine scenografica film “Vie de Notre Seigneus Jèsus-Christ“, di Maurice Andrè Maitre, Francia 1914, Coll. Fondation Jèrome Seydoux-Pathè,

da ECCE HOMO, l’immagine di Gesù nella storia del cinema, Museo Nazionale del cinema, Torino 2010.

Localizzazione: Torino
Autore: Maurice Andrè Maitre
Periodo artistico: XX sec.
Data ultima verifica: 08/12/2020
Rilevatore: Feliciano Della Mora

TORINO. Museo Nazionale del cinema, La Vie du Christ, di Alice Guy.

Immagine scenografica film La Vie du Christ, di Alice Guy, Victorin-Hippolyte Jassef, Francia 1906, Coll. Cinèmatheque francaise,
da “ECCE HOMO, l’immagine di Gesù nella storia del cinema”, Museo Nazionale del cinema, Torino 2010.

Localizzazione: Torino
Periodo artistico: XX sec.
Data ultima verifica: 08/12/2020
Rilevatore: Feliciano Della Mora

TIONE DI TRENTO (TN). Chiesa di Santa Maria Assunta e San Giovanni Battista, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, olio su tela, attribuita a Carlo Gaudenzio Mignocchi (1666 – 1716) realizzata nel 1701

Immagine tratta da: https://www.cultura.trentino.it/

Storia della Chiesa in:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=6377

Localizzazione: Tione di Trento (TN). Chiesa di Santa Maria Assunta e San Giovanni Battista
Autore: Carlo Gaudenzio Mignocchi (1666 – 1716)
Periodo artistico: 1701
Data ultima verifica: 08/12/2020
Rilevatore: AC

TESERO (TN). Chiesa dei Santi Leonardo e Gottardo, con Ultima Cena.

Ultima Cena, opera di ambito friulano risalente al 1541.
L’affresco si trova sulla parete sinistra interna e misura 230 x 389 cm.

Sulla tavola sono dipinti bicchieri, coppe, coltelli, brocche, pane; taglieri tondeggianti contenenti pesci e gamberi. Sulla mensa ci sono ianche tre coppe di colore azzurro di cui due contengono pesce mentre la terza che e disposta davanti a Gesu contiene l’agnello pasquale.

In cima al paese sorge la Chiesa di san Leonardo gia attestata nel 1294 fu ristrutturata e consacrata nel 1474 ed era annessa ad un ospizio di Benedettini camaldolesi. Ha una struttura gotica con trifore romaniche, con un campanile a cuspide piramidale ed e coperta dalle tradizionali scandole di larice. La facciata a capanna presenta un atrio porticato come era in uso nella zona e un bel portale gotico. L’interno è ad aula unica divisa in tre campate, con volte costolonate e abside poligonale. L’interno presenta le pareti affrescate, una vera biblia pauperorum, un gioiello della pittura locale cinquecentesca dovute a maestranze brissinesi e lombarde. Restaurata nel 1983 e nel 1987-88.

Bibliografia
GIORDANI I., La chiesa di San Leonardo in Tesero, Cassa rurale Tesero e Panchia, Tesero TN 1991

Immagine da
https://www.stava1985.it/il-cimitero-delle-vittime/#1588860275971-88a53409-eda5

Localizzazione: TESERO (TN). Chiesa dei Santi Leonardo e Gottardo - Via S. Leonardo
Autore: ignoto di ambito friulano
Periodo artistico: 1541
Data ultima verifica: 08/12/2020
Rilevatore: AC

STORO (TN). Chiesa di San Floriano, con Ultima Cena di J. Marieschi

Ultima cena, olio su tela di 208 x 133 cm, attribuita al pittore veneziano Jacopo Marieschi (1711 – 1794), terzo quarto del XVIII secolo, posta sull’altare a sinistra dell’arco santo.

La prima menzione della chiesa di San Floriano a Storo si ritrova in un atto del 4 giugno 1189, con il quale quattordici dignitari locali, appartenenti ad alcune tra le più facoltose famiglie del vescovado, si assicuravano vicendevole protezione e aiuto per entrare in possesso del feudo di Lodrone.
La parrocchiale di Storo, intitolata al martire san Floriano, sorge a monte del paese con orientamento sud-est. Nulla rimane della chiesa medievale, documentata a partire dal 1189, che fu interamente ricostruita nelle forme odierne da maestranze comacine dirette da Albertino Comanedi tra il 1509 e il 1514.
La facciata a due spioventi, profilati da una cornice ad archetti pensili incrociati, è compresa tra possenti pilastri in granito e reca al centro le aperture sovrapposte del portale architravato e di una finestra a luce sagomata.
Le fiancate della navata e del presbiterio sono scandite da contrafforti in pietra a vista, tra i quali si inseriscono finestre a luce sagomata; un accesso secondario si colloca a destra della quarta campata. Due corpi minori, adibiti a sacrestia e ad ambiente di servizio, emergono ai lati dal presbiterio, che si conclude in un’abside poligonale.
L’interno si sviluppa a navata unica, scandita da coppie di pilastri intonacati e cimati da capitelli corinzi, raccordati tra loro da arcate a pieno centro, che definiscono lo spazio di quattro campate. L’arco santo a pieno centro introduce al presbiterio, rialzato su due gradini.

Immagine da
https://www.museodiocesanotridentino.it/MC-API/Risorse/StreamRisorsa.ashx?guid=382d2fd8-6d86-431f-993f-bb3d17c20547

Localizzazione: STORO (TN). Chiesa di San Floriano, con Ultima Cena
Autore: Jacopo Marieschi (1711 - 1794)
Periodo artistico: XVIII secolo, terzo quarto
Data ultima verifica: 09/12/2020
Rilevatore: AC

RIVELLO (PZ). Convento di Sant’Antonio da Padova, con Ultima Cena.

ULTIMA CENA di Giovanni Todisco nel refettorio del convento, affresco 1559.

Nella parte bassa del paese, è un complesso del 1515 che si sviluppa intorno ad un chiostro con affreschi seicenteschi di Giovanni de Gregorio e un ciclo raffigurante le Scene della Passione realizzato nel 1559 dal pittore lucano originario di Abriola Giovanni Todisco (XVI secolo) sulle pareti e sulle lunette. Del 1559 è anche un altro affresco del Todisco, raffigurante l’Ultima Cena, che orna la parete dell’antico refettorio.
Il pittore fu influenzato dalle opere di Raffaello. Notevole la sfarzosità delle decorazioni parietali e dell’architettura della sala raffigurata in questa Ultima Cena, anche la stessa tovaglia è di un tessuto prezioso. Vi sono personaggi rappresentati nell’affresco oltre a quelli canonici: alle due estremità due inservienti atti a portare bevande e pietanze ai divini commensali e un uomo ed una donna riccamente abbigliati che sono il feudatario del tempo di Rivello, nonché committente dell’affresco, Ettore Pignatelli e sua moglie.
Si può pensare che la scena sia ambientata all’interno della loro lussuosa dimora, proprio come se i regnanti ricevessero i divini commensali per una cena e quindi alcune pietanze tipiche della zona quali il biscotto ad otto sulla sinistra, il coniglio ripieno, le fave, le castagne, le noci, i granchi. Altri cibi hanno un significato simbolico come le ciliegie, la melagrana, la mela, la pera e l’arancia.
In corrispondenza di Giovanni, che è al lato sinistro di Gesù, sotto al tavolo è raffigurata la Maddalena nell’atto di baciare i piedi di Gesù e ungerli con unguenti. Ai piedi del tavolo sono dipinti anche sant’Antonio da Padova inginocchiato e un gatto ed un cane che si affrontano, simbolo della lotta tra bene e male.

Immagine da
https://scrittisullarteebeniculturali.wordpress.com/2017/08/30/ultima-cena-convento-di-santantonio-rivello/

Localizzazione: RIVELLO (PZ). Convento di Sant'Antonio da Padova - viale Monastero 48 
Autore: Giovanni Todisco
Periodo artistico: 1559
Data ultima verifica: 09/12/2020
Rilevatore: AC

OTRANTO (LE). Chiesa di San Pietro, con Ultima Cena del X secolo.

L’edificio costituisce una preziosa testimonianza del dominio bizantino in Terra d’Otranto, epoca in cui la città divenne sede metropolitana (nel 968) alle dirette dipendenze della sede patriarcale di Costantinopoli.
La sua datazione è stata per lungo tempo oggetto di dibattito tra gli studiosi, ma dall’analisi della struttura, degli affreschi e delle iscrizioni in lingua greca, sembra riconducibile al secondo periodo aureo dell’architettura bizantina che si avviò a partire dal IX-X secolo d.C. Infatti, la pianta quadrata contiene una croce greca inscritta, titpica di questa fase dell’architettura religiosa bizantina.
All’interno, tre piccole navate sono sormontate da una cupola centrale, sorretta da quattro colonne. Nelle tre absidi sul fondo si dispongono gli splendidi affreschi in stile bizantino databili dal X al XVI secolo.
La decorazione parietale originaria sopravvive soltanto nella volta della prothesis nelle scene dell‘Ultima cena e della Lavanda dei piedi e, forse, nelle due figure superstiti degli Evangelisti raffigurati nei pennacchi della cupola.
Nell’Ultima Cena è da notare la prospettiva gerarchica: le proporzioni delle figure diminuiscono di grandezza a partire dal Cristo, che è all’estrema sinistra, fino a Giuda che è quella più piccola. Nel dipinto è raffigurato il parapetasma – la tenda attorcigliata al bastone – che fa da sfondo alla scena.
Al XIV secolo invece sono ascrivibili gli affreschi della Natività, la Pentecoste e l’Anastasis (la Resurrezione), mentre all’ultima fase del XVI secolo la Presentazione al Tempio e altre figure di Santi.

Immagine da Wikimedia Commons

Link
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Pietro_(Otranto)
https://wwwbisanzioit.blogspot.com/2015/09/la-chiesa-di-san-pietro-otranto.html

Localizzazione: OTRANTO (LE). Chiesa di San Pietro
Autore: ignoto
Periodo artistico: X secolo
Data ultima verifica: 09/12/2020
Rilevatore: AC

MOLVENO (TN), Chiesa di San Vigilio, con Ultima Cena.

Ultima cena, affresco di pittore di ambito locale, ultimo quarto del XIV secolo

La chiesetta di San Vigilio, situata all’interno del cimitero di Molveno, risalente al XIII secolo, è dedicata a al vescovo di Trento morto nel 400 d.C..
Il restauro conservativo delle opere murarie e degli affreschi è avvenuto negli anni 1991-1995.
La facciata, protetta da un tettuccio in scandole, è di notevole interesse per un ciclo di affreschi attribuibili alla scuola dei fratelli Baschenis e che, in base all’iscrizione leggibile su uno dei riquadri, risale al 1511.
Un pregevole portale romanico ingloba una lunetta affrescata con le immagini de: Cristo che esce dal sepolcro, con ai lati Madonna e san Giovanni ed un ciclo di affreschi nella parte superiore che raffigurano: a sinistra “Madonna con Bambino, santa Caterina; al centro sopra il portale san Vigilio e sant’Antonio Abate, a destra un grande san Cristoforo.

L’interno è caratterizzato dalla contestuale presenza di una primitiva chiesa in stile romanico (XIII sec.) e di una, successiva, in stile gotico (anno 1536). Della prima è chiaramente identificabile la struttura in pietra grigia e da notare sono l’abside riccamente dipinta, i muri perimetrali perfettamente conservati, l’affresco rappresentante l’Ultima Cena e i resti di quello dedicato a sant’Elena, di fronte, sulla parete sud, sono raffigurati sant’Antonio con Angelo, i Tre Santi, san Rocco ed un Frammento di Crocifissione.
Della parte gotica (ampliamento datato 1536) si possono riconoscere il pavimento, i muri perimetrali e le finestre ogivali. Con la scrostatura degli intonaci sono venuti alla luce un Frammento di Crocifissione (parete nord) e parte del “Fregio” che adornava la volta.

Immagine da
https://romanicotrentinoaltoadige.wordpress.com/2017/09/25/san-vigilio-molveno/

Localizzazione: MOLVENO (TN), Chiesa di San Vigilio - SS 421, 20
Autore: pittore di ambito locale
Periodo artistico: XIV secolo, ultimo quarto
Data ultima verifica: 09/12/2020
Rilevatore: AC

PINZOLO, frazione Sant’Antonio di Mavignola (TN). Chiesa nuova di Sant’Antonio Abate, con Ultima Cena del 1947.

La chiesa contiene un affresco di Carlo Bonacina realizzato nel 1947 e raffigurante l’ULTIMA CENA.

La nuova chiesa di Sant’Antonio di Mavignola fu eretta a poca distanza dall’antica nel corso degli anni Trenta del Novecento, su progetto degli architetti Pietro Marzani e Giovanni Tiella di Rovereto. La posa della prima pietra risale al 6 luglio 1930; la costruzione terminò nel 1933.
La chiesa, orientata a nord-ovest, fu eretta a parrocchia il 15 maggio 1967, cessando di dipendere da Pinzolo.
Nel biennio 2011-2012 la chiesa è stata interessata da un generale restauro dell’esterno.
La facciata a due spioventi è preceduta da un portico a pianta rettangolare, elevato di tre gradini rispetto al piano stradale, forato da aperture rettangolari. Lungo il fianco sinistro emerge il volume della sacrestia, anch’essa preceduta da un portico sorretto da un pilastro, e il campanile intonacato, aperto da quattro monofore centinate e concluso da tetto piramidale. L’interno a navata unica è coperto da un soffitto piano a cassettoni; un’ampia arcata introduce al presbiterio, elevato di tre gradini e coperto da volta a botte. Quattro monofore centinate aperte sul fianco destro danno luce alla navata, una finestra rettangolare, sempre a destra, al presbiterio.

Nel 1947 e 1948, per volere di Padre Ermete Rauzi, la Chiesa venne affrescata all’interno da Carlo Bonacina (1905 -2001) con: i Quattro evangelisti sul presbiterio, La Madonna con il Bambino nell’abside, Scene della vita di sant’Antonio e La via crucis lungo le pareti della navata, l’Ultima Cena in fondo alla Chiesa.

 

Immagine da
https://www.vivoscuola.it/</a

Localizzazione: PINZOLO frazione Sant'Antonio di Mavignola (TN). Chiesa nuova di Sant'Antonio Abate - via Doss del Sabion
Autore: Carlo Bonacina
Periodo artistico: 1947
Data ultima verifica: 09/12/2020
Rilevatore: AC

MARSICO NUOVO (PZ). Museo d’Arte Sacra (ex Chiesa di San Michele), Ultima Cena di G. Todisco.

Affresco staccato ULTIMA CENA del XVI secolo attribuito a Girolamo Todisco (XVI-XVII secolo)

L’affresco raffigurante l’Ultima Cena richiama aspetti locali nelle fattezze dei personaggi e nei cibi raffigurati, appartenenti alla tradizione lucana. La tavola, a forma di “C”, è imbandita con caciocavallo, pani e uova, inframezzati da ciliegie e fiori. I commensali sono disposti armonicamente ai lati della figura del Cristo che regge l’ostia davanti a sé. (Vi sono parecchie differenze stilistiche rispetto all’Ultima Cena dipinta da lui o da Giovanni Todisco, suo padre o parente, nel refettorio del Convento di Rivello).

L’affresco è stato ritrovato negli anni ’80 del secolo scorso nel Convento di San Francesco a Marsico Nuovo, nascosto da una catasta di legna e coperto da un intonaco leggero. Posto all’attenzione della Sovrintendenza, è stato restaurato a Matera e riportato a Marsico Nuovo, nella attuale sede del Museo D’Arte Sacra, per volontà dell’Amministrazione comunale.
La Chiesa di San Michele, che ospita il Museo, consente di ammirare anche altre opere, quali il portale romanico, opera del mastro Melchiorre da Montalbano, dichiarato monumento nazionale e la pregevole statua lignea della ” Madonna Stante”.

Immagine da Wikimedia Commons

Link
https://www.fondoambiente.it/luoghi/l-ultima-cena-di-girolamo-todisco

Localizzazione: MARSICO NUOVO (PZ). Museo d'Arte Sacra (ex Chiesa di San Michele)
Autore: Girolamo Todisco
Periodo artistico: XVI secolo
Data ultima verifica: 09/12/2020
Rilevatore: AC

MOENA (TN). Chiesa di San Volfango, con Ultima Cena.

Ultima Cena, affresco di ambito tirolese, terzo quarto sec. XV

L’origine della chiesetta di San Volfango, accanto alla Parrocchiale, è controversa, probabilmente la sua fondazione si situa nella prima metà del XV secolo ed entro il 1432, anno in cui fu consacrata al titolo del santo vescovo tedesco, protettore dei boscaioli e molto amato dai moenesi. L’edificio è orientato a est, con facciata monocuspidata che reca in basso un portale affiancato da due finestre quadrangolari chiuse da inferriate, e in alto una finestra cruciforme sovrastata da un oculo circolare strombato. Ristrutturata nel XVII secolo.

Custodisce un ciclo di affreschi della seconda metà del Quattrocento, recentemente restaurati, d’autore ignoto, scoperti nel 1926 dal professor Valentino Chiocchetti. Esempio d’arte popolare, raffigurano: “Passione”, “Madonna della Misericordia”, “San Martino” e “Sant’Orsola e le undici vergini” e un’ULTIMA CENA.

Immagine da
https://www.vivoscuola.it/

Bibliografia
– Brovadan Daniela, La chiesa di San Volfango a Moena e i suoi affreschi, Stella ed, Rovereto TN 2002

Localizzazione: MOENA (TN). Chiesa di San Volfango - Strada Don G. Iori, 10
Autore: ignoto di ambito tirolese
Periodo artistico: XV sec., ultimo quarto
Data ultima verifica: 09/12/2020
Rilevatore: AC

BELGIO – LOVANIO. Collegiata di San Pietro, Ultima Cena di D. Bouts.

La raffigurazione dell’Ultima Cena è nel pannello centrale di un trittico, olio su tavola (185 x 295 cm), dipinto da Dieric Bouts tra il 1464 e il 1467.
L’opera gli fu commissionata dalla Confraternita del Santissimo Sacramento di Lovanio/Leuven e da allora è posta sull’altare del Santissimo Sacramento.

Dieric Bouts (1415 circa – Lovanio 1475) fu un artista che ebbe grande influenza sulla pittura fiamminga e introdusse in Olanda un’arte pervasa dallo stile di Rogier Van der Weyden.

 

Immagini da Wikimedia Commons

Localizzazione: LOVANIO (Belgio). Collegiata di San Pietro
Autore: Dieric Bouts 
Periodo artistico: 1464 - 1467 
Data ultima verifica: 09/12/2020
Rilevatore: AC

ASSISI (PG). Basilica Inferiore di San Francesco, con Ultima Cena di P. Lorenzetti.

L’Ultima Cena è un affresco di Pietro Lorenzetti, facente parte delle Storie della Passione di Cristo, dipinte nel transetto sinistro della basilica inferiore di San Francesco. Il ciclo è databile al 1310-1319 circa.

Tra le scene più celebri del ciclo, l’Ultima Cena è collocata in un originale padiglione esagonale, dove gli Apostoli sono seduti in circolo attorno a Gesù, entro una prospettiva ribaltata e dilatata. Il fulcro sono Cristo e Giovanni, appoggiato alla sua spalla.
Ben studiata è la disposizione delle figure, così come il digradare delle travi nel soffitto, illuminate dal basso su uno sfondo notturno: si vede un sottile spicchio di luna in alto a sinistra. A sinistra poi si apre uno scorcio di cucina, in cui un uomo ben vestito, forse il padrone della locanda, si rivolge a un servitore con un gesto colloquiale, poggiandogli una mano sulla spalla e indicando col pollice dell’altra la destra, come a dirgli di affrettarsi a servire gli ospiti. Con tale gesto lega di fatto le due parti. L’uomo inginocchiato sta infatti pulendo i piatti davanti al camino col fuoco scoppiettante, dove un cagnetto sta leccando gli avanzi e un gatto riposa accucciato.
Si tratta di uno spaccato di vita quotidiana veramente innovativo per l’epoca, che mai si trova, ad esempio, nelle composizioni “classiche” di Giotto e dei suoi seguaci più stretti. Alcuni hanno provato anche a spiegare la scena in termini simbolici ed esegetici.

Immagine da wikimedia Commons

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Ultima_Cena_(Pietro_Lorenzetti)

Localizzazione: ASSISI (PG). Basilica Inferiore di San Francesco
Autore: Pietro Lorenzetti
Periodo artistico: 1310-1319
Data ultima verifica: 09/12/2020
Rilevatore: AC

LIVO, frazione Preghena (TN). Chiesa di Sant’Antonio abate, con Ultima Cena.

ULTIMA CENA, affresco opera di pittore di ambito locale, metà del XVI secolo

La chiesa di Sant’Antonio Abate a Preghena di Livo è attestata a partire dal 1384, anno in cui Giovanna fu Bonaventura da Bresimo menziona l’edificio nel proprio testamento.
Vi fu un ampliamento rinascimentale voluto dal pievano Biagio Aliprandini, su indicazioni del Principe Vescovo Cles nel 1531; successivamente fu ricostruita a causa di un incendio che aveva distrutto due terzi delle parti superiori nel 1692.
La chiesa è stata poi ampliata nel 1957, abbattendo il fronte e la antica loggia interna gotico rinascimentale di stile clesiano, e per l’allungamento vennero demolite alcune case d’abitazione frontali alla facciata ovest.
L’interno è ad unica navata, con tre campate, la prima è la più recente e senza decorazioni, con una copertura a soffitto orizzontale, le altre due sono a crociera, una delle quali è dipinta con affreschi cinquecenteschi ed è aperta in una cappellina a nord.

Immagine da
https://www.cultura.trentino.it/Rassegne-concluse/Ultime-cene-dipinte

Link
https://www.comune.livo.tn.it/Territorio/Luoghi-e-punti-di-interesse/Chiese/Chiesa-di-S.-Antonio-a-Preghena

Localizzazione: LIVO frazione Preghena LIVO (TN). Chiesa di Sant’Antonio abate
Autore: ignoto pittore di ambito locale
Periodo artistico: XVI secolo, metà
Data ultima verifica: 09/12/2020
Rilevatore: AC

PEIO, frazione Cogolo (TN). Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, con Ultima Cena

ULTIMA CENA affresco sulla parete esterna opera di Giovanni Angelo Valorsa 1643

Link
https://www.cultura.trentino.it/Rassegne-concluse/Ultime-cene-dipinte

Localizzazione: PEIO fraz Cogolo (TN) Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo
Autore: Giovanni Angelo Valorsa
Periodo artistico: 1643
Data ultima verifica: 09/12/2020
Rilevatore: AC

FIRENZE. Convento di San Marco, con Ultima Cena dell’Angelico.

L’Ultima Cena, o Comunione degli Apostoli, è uno degli affreschi del Beato Angelico che decorano il convento di San Marco. Realizzato in una delle celle più grandi, misura 200 x 248 cm, ed è un’opera sicuramente autografa del maestro, risalente al 1440-1442. L’Angelico si dedicò alla decorazione di San Marco su incarico di Cosimo de’ Medici, tra il 1438 e il 1445, anno della sua partenza per Roma, per poi tornarvi nel 1450, quando completò alcuni affreschi.

Un questo affresco, gli Apostoli sono seduti in fila alla tavola di forma a “L”, e quattro di loro, che stavano seduti sui panchetti anteriori, sono inginocchiati e messi in disparte per facilitare la visione della scena. A sinistra si trova la Vergine Maria, pure inginocchiata. Notevole è la resa spaziale, con figure ben calibrate a seconda della distanza ideale. La scena trasmette un senso di immobilità, essendo essenzialmente destinata ad ispirare la meditazione e la preghiera. Questa nuova fase dell’arte dell’Angelico fu sicuramente influenzata dalla destinazione particolare degli ambienti, dove i monaci vivevano una vita fatta di contemplazione, preghiera e meditazione. Le figure sono sobrie e semplificate, i colori sono delicati e tenui, ma con una gamma più bassa e spenta rispetto alle opere su tavola.

Immagine da Wikimedia Commons

Link
https://it.wikipedia.org/wiki/Comunione_degli_Apostoli_(Angelico)

Localizzazione: FIRENZE. Convento di San Marco
Autore: Beato Angelico
Periodo artistico: 1440 - 1442
Data ultima verifica: 09/12/2020
Rilevatore: AC

FIRENZE. Museo di San Marco. Armadio degli argenti con Comunione degli Apostoli del Beato Angelico (tavola n° 18)

Pannello dell’Armadio degli Argenti con Comunione degli Apostoli del Beato Angelico

I pannelli dell’Armadio degli Argenti sono una serie di opere, tempera su tavola, del Beato Angelico, realizzati tra il 1451 e il 1453 ed oggi conservati, nelle tavole superstiti, al Museo nazionale di San Marco di Firenze.
L’Armadio degli Argenti era un porta-ex voto della basilica della Santissima Annunziata di Firenze, che secondo un passo della cronaca di Benedetto Dei, pare che fossero state commissionate alla bottega dell’Angelico da Piero de’ Medici. La commissione faceva parte di un più ampio progetto di Piero per la creazione di un oratorio familiare tra la cappella della Vergine Annunziata e la biblioteca del convento, nel quale l’Armadio doveva essere custodito. L’oratorio venne provvisto di tetto nel 1451, quindi la decorazione interna non può essere stata fabbricata prima di quell’anno. L’ultimo pagamento a saldo del lavoro risale poi al 1453. Una testimonianza dello stesso anno testimonia come l’armadio fosse già nell’oratorio, riferendosi alla finestra sopra di esso.
Non si conosce la forma e la disposizione originaria dei pannelli dell’armadio, che in origine dovevano formare due porte/sportelli e che nella ristrutturazione dell’oratorio del 1461-1463, quando Piero vi fece ricavare due stanze per il suo soggiorno tra i monaci, vennero ricomposti probabilmente in una sorta di saracinesca a cateratta, che veniva azionata meccanicamente dall’alto. In quell’occasione i lavori tecnici vennero affidati a Donatello e Lapo Portigiani. Nel gennaio del 1461 è registrato un pagamento a un certo Pietro del Massaio, pittore, che viene descritto come intento a “insegnare dipingere l’armario”, cioè probabilmente all’esecuzione a colore dei cartoni già pronti del maestro, morto già dal 1455. I colori di alcune delle ultime scene della serie differiscono infatti dalla tavolozza abituale dell’Angelico.

Oggi le tavolette conservate sono 35 (due unite in una rappresentazione unica), composte in quattro tavole, su un totale in origine probabilmente di quarantuno, due tavole di nove e due di dodici. Di una delle tavole di nove, la seconda con scene della giovinezza di Cristo restano solo tre pannelli. Ciascuna tavoletta mostra un episodio biblico, con un doppio rotolo di pergamena, in alto e in basso, che contiene una frase rispettivamente del Vecchio e del Nuovo Testamento.

La tavoletta n° 18 raffigura la Comunione degli Apostoli che, inginocchiati, ricevono l’ostia da Gesù.

Invece la tavoletta n° 15 rappresenta l‘Ultima Cena, vedi scheda.

Immagini da Wikimedia e da:
http://www.travelingintuscany.com/arte/fraangelico/armadiodegliargenti.htm

CONFEDERAZIONE ELVETICA – FAIDO, frazione Rossura. Chiesa parrocchiale dei SS. Lorenzo e Agata, con Ultima Cena.

ULTIMA CENA, affresco eseguito da Cristoforo e Nicolao da Seregno nel 1463

La Chiesa è una un’imponente costruzione che sorge in posizione isolata circondata dalle cappelle della Via Crucis. Lo scavo archeologico ha permesso di rilevare che esisteva un più antico e originario fabbricato databile intorno all’anno Mille. Sette fasi costruttive sono state evidenziate, passando dal romanico all’attuale.
La chiesa primitiva è documentata fin dal 1247, epoca in cui era ipotizzabile uno schema a due absidi che giusticherebbe la doppia dedicazione ai Santi Lorenzo e Agata. Di quest’edificio si conserva il settore ovest della parete nord, su cui è dipinto all’esterno un san Cristoforo bizantineggiante, oggi frammentario, fine XII-inizio XIII sec.
Importanti lavori di trasformazione furono condotti nel XV-XVI sec., durante quali la navata fu coperta da un soffitto ligneo piano e conclusa da un doppio coro, simile a quello di Chiggiogna e Mairengo. Nel XVII sec. furono aggiunti l’attuale coro poligonale e le cappelle laterali. Restauri 1911; 1948; 1964; nuovo restauro generale iniziato nel 2003. La facciata è preceduta da un portico chiuso del 1767.

La chiesa si presenta con una pianta ad unica navata sovrastata da una volta a crociera. L’aspetto attuale dell’interno è caratterizzato dalla decorazione di Tommaso e Stefano Calgari riferibile al 1860-70 circa, costituita da grandi specchi di finto paramento in marmo verde racchiusi da fasce perimetrali viola sulle pareti della navata, da finti riquadri esagonali e ovali contenenti figure di santi sulle volte della navata e del coro. Anche le tre cappelle della navata e quelle della Via Crucis sono state decorate dai Calgari.

Sulle pareti della navata nel corso dei restauri è stata messa in luce una serie di affreschi databili tra il XV e il XVI sec
Sulla controfacciata: ss. Rocco, Sebastiano e Gerolamo, firmati da Cristoforo e Nicolao da Seregno e datati 1463; santa Maria Maddalena e un diacono, coevi ma dipinti da mano differente.

Sulla parete nord, liberata nel 1964, in alto un’Ultima Cena dipinta da Cristoforo e dal nipote Nicolao da Seregno nel 1463. Sulla tavola gli alimenti sono solo pani e pesci.

Al di sotto le figure dei santi Giacomo, Martino e Domenica, Flagellazione di Cristo, i santi Bernardo e Ambrogio, metà XV sec.; accanto, figura di monaco (?) del XII-XIII sec.
Sulle pareti della campata che precede il coro: frammenti di affreschi rinascimentali (due teste di santi sulla parete nord) appartenenti al doppio coro, prima metà XVI secolo.

Immagine elaborata da
http://tecnoilluminazione.it/projects/view/50

Localizzazione: FAIDO frazione ROSSURA (Canton Ticino - CH). Chiesa parrocchiale dei SS. Lorenzo e Agata
Autore: Cristoforo e Nicolao da Seregno
Periodo artistico: 1463
Data ultima verifica: 09/12/2020
Rilevatore: AC

CALDES, fraz. Samoclevo (TN). Chiesa di San Vigilio, con Ultima Cena.

ULTIMA CENA o Comunione degli apostoli, 1824- 1825, olio su tela, attribuito ad Antonio Vanzo (attribuito) (Cavalese TN, 1754 – 1836). egli fu capostipite di una famiglia di pittori che ebbe il ruolo di conservare, nel XIX secolo, la tradizione artistica settecentesca della cosiddetta Scuola di Fiemme.

link:
https://www.cultura.trentino.it/Rassegne-concluse/Ultime-cene-dipinte

Localizzazione: CALDES fraz. Samoclevo (TN). Chiesa di San Vigilio
Periodo artistico: XIX sec.
Url: https://www.cultura.trentino.it/Rassegne-concluse/Ultime-cene-dipinte
Data ultima verifica: 09/12/2020
Rilevatore: AC

COSTA VOLPINO (BG), frazione BRANICO. Chiesa dei Santi Bartolomeo e Gottardo, con Ultima Cena.

ULTIMA CENA, affresco, di Johannes de Volpino, seconda metà XIV secolo

La chiesa sorge al margine sud dell’abitato di Branico e conserva un interessante ciclo di dipinti trecenteschi. Orientata verso sud, presenta un protiro in arenaria di Sarnico con un portale elegante, dalla cornice mistilinea, contrastanti con la rigorosa semplicità del resto dell’edificio.
All’interno è evidente come il presbiterio corrisponda a un più antico edificio, cui nel ‘500 venne aggiunta l’attuale aula, coperta da soffitto ligneo. La semplicità della chiesa si rivela anche nei paliotti in scagliola degli altari (1731), che imitano i ricchi arredi marmorei delle chiese sebine. Il marmo è riservato ai tabernacoli degli oli santi e delle reliquie e alla cornice dell’altar maggiore che originariamente ospitava la modesta tela con la Madonna in gloria fra i santi Bartolomeo e Gottardo ora nella navata. Riccamente intagliata e dorata è invece la cornice della pala dell’altare di san Rocco, dipinta alla metà del ‘600 da un pittore influenzato da Domenico Carpinoni. Accanto un bel dipinto recente di Emilio Del Prato (Il buon samaritano).

Il motivo di maggior interesse della chiesa risiede nei dipinti del presbiterio, realizzati nella seconda metà del Trecento e attribuiti a Giovanni/Johannes de Volpino: la grande e affollata Crocifissione sull’altare, il Battesimo di Cristo e l’Ultima Cena della parete sinistra e le teorie di santi che dovevano rivestire le pareti a sinistra e a destra, ora rasenti il pavimento per l’innalzamento del piano di calpestio. I dipinti sono collegabili a una divulgazione dei modi giotteschi in chiave popolare negli anni Settanta-Ottanta del Trecento.

Si conoscono alcune Ultime Cene di Johannes: Cles-Pez vedi scheda Cles -Pez; Caldaro vedi scheda Caldaro; Gorno vedi scheda Gorno ;  Cles – Maiano vedi scheda Cles -MaianoSanzeno, frazione Banco (TN); e questa di Costa Volpino.

In queste Cene, al centro della scena si trova Cristo con alla sua sinistra Giovanni, mentre sta per porgere un pezzo di pane a Giuda seduto solitario dalla parte anteriore della tavola. Il gesto è quello descritto nel Vangelo di Giovanni (21, 27). Le cene sono caratterizzate dallo stile ancora duecentesco, dalla mancanza di sfumature, i contorni marcati, prevalenza di colori terrosi rosso-marrone Si nota che il pittore ignorava la prospettiva; infatti Gesù e gli Apostoli sono dipinti con visione frontale, mentre la tavola come se venisse ripresa contemporaneamente dall’alto e di fronte. La tavola imbandita riporta gli strumenti in uso nel ‘300: piatti collettivi con pesci, coltelli, brocche di vino, coppe, frutta (fichi).

 

Link del testo su Branico
https://visitlakeiseo.info/arte-e-cultura/santi-bartolomeo-e-gottardo-a-branico/

Immagine tratta da:
https://vademecumturistacasuale.altervista.org/blog/ultima-cena-branico/

Bibliografia:
Giancarlo Maculotti; Alberto Zaina (a cura di), Johannes de Volpino. Un caso nel Trecento pittorico nel solco dell’Oglio e dell’Adige, Varum Editore, Sarezzo (Bs) – 2012
Maculotti G., Johannes de Volpino, pittore transumante del ‘300, in: “Revista Santuários, Cultura, Arte, Romarias, Peregrinações, Paisagens e Pessoas”, 2013

Localizzazione: COSTA VOLPINO (BG) frazione BRANICO. Chiesa dei Santi Bartolomeo e Gottardo
Autore: Giovanni de Volpino (? – 1384/1389), frescante di origine lombarda di cui si sa pochissimo. Il suo nome è scaturito da un antico documento come pittore della seconda metà del Trecento, e nel corso di pochi anni la sua figura è emersa come il possibile nome a cui attribuire un gran numero di affreschi, databili tra il sesto e il nono decennio del Trecento, localizzati su un’area geografica molto vasta che, partendo dal suo presunto luogo natale, nella bassa Valle Camonica, a Costa Volpino, abbraccia l’alto Sebino, la media e l’alta Vallecamonica, la Valle di Peio, la Val di Non, la campagna a sud di Bolzano (Caldaro), l’alta Valsugana (Levico), diversi paesi del veronese (Sommacampagna, Arcè, Bussolengo, Cassano), il lago di Garda (Montichiari e Sirmione). Decine di località con quasi cento affreschi attribuibili ad una sola "mano", o "bottega". L'opera di questo artista tocca una parte non insignificante della cultura pittorica del Trecento; le sue modalità artistiche sono caratterizzate da un'indiscutibile vigorìa espressiva che lo rende riconoscibile in un'area insospettabilmente vasta del nord Italia.
Periodo artistico: XIV secolo, seconda metà
Data ultima verifica: 09/12/2020
Rilevatore: AC

CAVALESE (TN). Chiesa di Santa Maria Assunta, con Ultima Cena.

ULTIMA CENA O COMUNIONE DEGLI APOSTOLI, olio su tela del pittore e architetto Giuseppe Alberti (Cavalese, 1640 – Cavalese,1716), realizzata nel 1674.

Link:
https://www.cultura.trentino.it/Rassegne-concluse/Ultime-cene-dipinte

Localizzazione: CAVALESE (TN). Chiesa di Santa Maria Assunta, con Ultima Cena
Autore: Giuseppe Alberti (Cavalese, 1640 – Cavalese,1716)
Periodo artistico: 1674
Data ultima verifica: 09/12/2020
Rilevatore: AC

BOLZANO CAMPIGLIO/Kampill . Chiesa di San Martino, con Ultima Cena.

ULTIMA CENA affresco 1403

L’edificio è sormontato da un alto campanile che caratterizza il panorama di Bolzano nord lungo l’autostrada del Brennero. La chiesa venne nominata la prima volta nel 1180,quando essa fu, assieme ad altre cinque chiese nella zona di Bolzano, consacrata dal vescovo di Trento, come tramanda la cosiddetta Bozner Chronik (cronaca di Bolzano), una fonte annalistica trecentesca. Tuttavia la costruzione attuale risalirebbe in gran parte al XIV secolo in stile bolzanino (Bozner Stil) con elementi romanici e gotici. L’edificio odierno ha subìto delle opere di rinnovamento nel corso dei secoli, fra cui la costruzione della sacrestia nel 1610.

L’interno è ricoperto di pregiati affreschi di scuola bolzanina dell’inizio del XV secolo.

Il registro superiore della navata ospita scene della Passione di Cristo, di un morbido e dolce pittoricismo, sono stati attribuiti ad Hans Stotzinger (o a un artista a lui vicino) e appartengono quindi alla Scuola di Bolzano. Tra essi un‘ULTIMA CENA. La data 1403 presente nel coro è ritenuta valida anche per la realizzazione della decorazione della navata.

Invece negli affreschi absidali del “Maestro di Siusi” convergono le influenze di modelli veronesi derivati da Altichiero, la ricezione e lo sviluppo di soluzioni compositive, architettoniche e spaziali proprie della pittura italiana della seconda metà del secolo. Le pitture in ottimo stato di conservazione, presentano tuttora colori intensi e smaltati.

Immagine da Wikimedia Commons

Localizzazione: BOLZANO CAMPIGLIO/Kampill . Chiesa di San Martino
Autore: ignoto, scuola bolzanina
Periodo artistico: 1403
Data ultima verifica: 09/12/2020
Rilevatore: AC

FIRENZE. Museo di San Marco. Armadio degli argenti con Ultima Cena del Beato Angelico (tavola n° 15)

Pannello dell’Armadio degli Argenti con ULTIMA CENA del Beato Angelico

I pannelli dell’Armadio degli Argenti sono una serie di opere, tempera su tavola, del Beato Angelico, realizzati tra il 1451 e il 1453 ed oggi conservati, nelle tavole superstiti, al Museo nazionale di San Marco di Firenze.
L’Armadio degli Argenti era un porta-ex voto della basilica della Santissima Annunziata di Firenze, che secondo un passo della cronaca di Benedetto Dei, pare che fossero state commissionate alla bottega dell’Angelico da Piero de’ Medici. La commissione faceva parte di un più ampio progetto di Piero per la creazione di un oratorio familiare tra la cappella della Vergine Annunziata e la biblioteca del convento, nel quale l’Armadio doveva essere custodito. L’oratorio venne provvisto di tetto nel 1451, quindi la decorazione interna non può essere stata fabbricata prima di quell’anno. L’ultimo pagamento a saldo del lavoro risale poi al 1453. Una testimonianza dello stesso anno testimonia come l’armadio fosse già nell’oratorio, riferendosi alla finestra sopra di esso.
Non si conosce la forma e la disposizione originaria dei pannelli dell’armadio, che in origine dovevano formare due porte/sportelli e che nella ristrutturazione dell’oratorio del 1461-1463, quando Piero vi fece ricavare due stanze per il suo soggiorno tra i monaci, vennero ricomposti probabilmente in una sorta di saracinesca a cateratta, che veniva azionata meccanicamente dall’alto. In quell’occasione i lavori tecnici vennero affidati a Donatello e Lapo Portigiani. Nel gennaio del 1461 è registrato un pagamento a un certo Pietro del Massaio, pittore, che viene descritto come intento a “insegnare dipingere l’armario”, cioè probabilmente all’esecuzione a colore dei cartoni già pronti del maestro, morto già dal 1455. I colori di alcune delle ultime scene della serie differiscono infatti dalla tavolozza abituale dell’Angelico.

Oggi le tavolette conservate sono 35 (due unite in una rappresentazione unica), composte in quattro tavole, su un totale in origine probabilmente di quarantuno, due tavole di nove e due di dodici. Di una delle tavole di nove, la seconda con scene della giovinezza di Cristo restano solo tre pannelli. Ciascuna tavoletta mostra un episodio biblico, con un doppio rotolo di pergamena, in alto e in basso, che contiene una frase rispettivamente del Vecchio e del Nuovo Testamento.

La tavoletta n° 15 rappresenta lUltima Cena con gli Apostoli seduti intorno a un tavolo.

Invece la tavoletta n° 18 raffigura la Comunione degli Apostoli, vedi scheda

 

Immagini da Wikimedia e da:
http://www.travelingintuscany.com/arte/fraangelico/armadiodegliargenti.htm
www.gettyimages.ie/

Localizzazione: Firenze. Museo di San Marco - Piazza San Marco 1
Autore: Beato Angelico
Periodo artistico: 1451 -1453
Data ultima verifica: 09/12/2020
Rilevatore: AC

CAVALESE (TN). Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme, con Ultima Cena.

ULTIMA CENA, olio su tela, opera di un autore della Scuola Pittorica di Fiemme, XVII secolo

Il prestigioso Palazzo sede della Magnifica Comunità di Fiemme, uno dei più begli esempi di architettura rinascimentale in Trentino, è una Vicinia il cui territorio si estende, oltre che propriamente in Val di Fiemme, anche in parte della Val di Fassa e dell’Alto Adige, e comprende i comuni di Moena, Predazzo, Ziano, Panchià, Tesero, Cavalese, Varena, Daiano, Carano, Castello-Molina di Fiemme, Trodena. Esistono documenti storici risalenti anche all’anno 1111, conservati nel palazzo della Magnifica a Cavalese, ed altri si trovano presso le parrocchie dei comuni che la compongono ed a Trento, Innsbruck, Vienna, Monaco di Baviera, e le varie fasi della storia della Magnifica sono ancora oggetto di studio.
Nel 1486 venne costruita a Cavalese la residenza estiva dei principi vescovi, trasformata poi in dimora durante il Principato di Bernardo Clesio e oggi sede della Comunità. Giunse infine l’era napoleonica e il governo bavarese, che trasformarono le “Regole” in Comuni, e sotto la dominazione austriaca la Comunità mantenne solamente l’amministrazione dei propri beni, continuando a garantire l’unione economica e gestionale degli 11 paesi che ancora oggi la compongono. Così la comunità continuava a mantenere le sue funzioni secolari amministrando per il bene comune i boschi, i diritti e gli usi civici, con appositi regolamenti.

A partire dal XVII secolo, la valle di Fiemme ha dato natali a prestigiosi pittori esponenti di una tradizione artistica che prende il nome di Scuola Pittorica di Fiemme. Il suo primo importante esponente è stato Giuseppe Alberti che, a seguito di una brillante carriera artistica trascorsa sul territorio trentino, sul volgere del Seicento decise di tornare nella terra d’origine e dedicarsi all’insegnamento delle tecniche artistiche ai giovani talentuosi della zona. Aprendo le porte della propria casa ai promettenti artisti di Fiemme fondava, di fatto, la prima e unica bottega pittorica di tutto il Trentino. Gli allievi forgiati nell’atelier dell’Alberti portarono avanti, rinnovandola, la tradizione figurativa del maestro, che poneva le proprie fondamenta nel tardo manierismo veneziano.
Il consolidamento dell’economia locale diede vita ad un crescente interesse, in termini di collezionismo, verso le opere d’arte: nel XVII secolo le commissioni di alcuni signorotti della zona diventarono infatti sempre più numerose ed esigenti. Cristoforo Unterperger, commerciante di legname e padre di quella stupenda generazione di pittori d’indiscussa fama e prestigio, si avvicinò all’arte sia come decoratore sia come collezionista. I suoi figli rinvigorirono notevolmente la tradizione artistica della valle e le loro opere, comprese quelle della loro collezione, sono oggi esposte nelle sale del Palazzo della Magnifica Comunità in un allestimento volto a ripercorrere le vicende di questa straordinaria tradizione pittorica.

Link
http://www.palazzomagnifica.eu/it/schede-approfondimento/scuola-pittorica.html

Fotografia tratta dal sito:
http://www.italiavirtualtour.it/dettaglio.php?id=97271

Localizzazione: CAVALESE (TN). Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme, con Ultima Cena - P.zza Cesare Battisti, 2
Autore: membro della Scuola Pittorica di Fiemme
Periodo artistico: XVII secolo
Data ultima verifica: 09/12/2020
Rilevatore: AC

BRESIMO (TN) fraz. Baselga. Chiesa dell’Assunzione o santuario di Santa Maria Assunta, con Ultima Cena

Ultima cena, di ambito lombardo, 1511-1536, affresco

La chiesa dell’Assunzione di Baselga di Bresimo, di prima erezione alto medievale, viene riedificata nel XIV per volere dei fratelli Nicolò ed Arnoldo d’Altaguardia, per poi subire importanti interventi ad opera di Paolo di Domenico da Como nel XV secolo.

Nel XVI secolo le pareti della navata furono arricchite di un ciclo di affreschi ispirati alla Piccola Passione di Albrecht Dürer; si tratta di 18 scene tratte da episodi descritti nell’Antico Testamento e nel Nuovo Testamento opera di artista ignoto e restaurati nel 1976-77 e nel 1999-2001.
Tra gli affreschi, vi è anche la raffigurazione dell’ULTIMA CENA.

Localizzazione: BRESIMO (TN) fraz. Baselga. Chiesa dell’Assunzione o santuario di Santa Maria Assunta
Autore: ignoto, ambito lombardo
Periodo artistico: 1511-1536
Url: https://www.cultura.trentino.it/Rassegne-concluse/Ultime-cene-dipinte
Data ultima verifica: 09/12/2020
Rilevatore: AC

ARCO (TN), fraz Caneve. Chiesa di San Rocco, con Ultima Cena.

Ultima cena, affresco, attribuito a Dioniso Bonmartini, terzo quarto del XVI secolo

La chiesa di San Rocco che sorge al centro dell’abitato di Caneve venne edificata nell’ultimo quarto del XV, in memoria delle nozze di Odorico d’Arco e Susanna di Collalto celebrate nel 1480. A ricordo di tale evento gli stemmi e dalle iniziali dei due coniugi furono affrescati sull’intradosso dell’arco santo e lungo le pareti del presbiterio. L’assenza di notizie relative alla chiesa negli atti delle visite pastorali cinquecentesche (Cles, 1537; Madruzzo, 1580-1581) ha indotto gli storici a ritenere che originariamente la chiesa fungesse da cappella privata. I primi documenti che testimoniano la dipendenza anche amministrativa di San Rocco dalla pieve di Santa Maria Assunta ad Arco risalgono al 1608.
Nel corso degli anni ’70 del secolo scorso l’edificio e gli affreschi furono restaurati.
L’edificio, orientato a nord, si sviluppa su una navata rettangolare con asse maggiore trasversale e un presbiterio rettangolare. La facciata, a capanna, reca al centro un portale architravato sormontato da lunetta affrescata e affiancato da due finestre quadrangolari. A sinistra si apre una nicchia a profilo centinato, anch’essa affrescata. Il campanile è addossato alla parete est del presbiterio e presenta una cella campanaria illuminata da quattro monofore. Alla semplicità dell’impianto e della struttura corrisponde la raffinatezza della decorazione a fresco che ricopre interamente le pareti e le volte della navata e del presbiterio.

Gli affreschi originari, di cui fu autore in gran parte Dioniso Bonmartini (nell’aula) e Gaspare Rotaldo (nel presbiterio, più antichi), sono stati rovinati per l’apertura di una nuova porta, l’ingrandimento di una delle finestre nel presbiterio e la collocazione del grande altare ligneo. Sulla parte di fondo ricordiamo gli affreschi quattrocenteschi di Gaspre Rotaldo raffigurano sant’Antonio abate (con maialino della cinta senese) e di sant’Agostino e, parzialmente visibili a causa dell’altare, san Sebastiano e san Rocco. I quattro Santi sono inseriti in un paesaggio con il castello di Arco, il fiume Sarca con una piccola barca che lo risale, e il castello dei Collalto.

Gli affreschi della navata furono eseguiti nella seconda metà del XVI secolo da Dionisio Bonmartini, raccontano la Passione di Cristo, in particolare sul registro superiore della parete destra quattro scene di cui quella in alto a sinistra raffigura l‘ULTIMA CENA.
La narrazione prosegue sulla parete di controfacciata e di sinistra e poi, con lo stesso ordine, nel registro inferiore.

 

Immagine da:
https://www.progettostoriadellarte.it/2020/06/09/la-chiesa-di-san-rocco-a-caneve-di-arco/

Bibliografia:
R. Turrini e altri, Ecclesiae, le chiese nel Sommolago, Il Sommolago 2000
R. Turrini, Guida per Arco, Comune di Arco, 1996
R. Turrini, La chiesa di San rocco a Caneve di Arco, Il Sommolago, 1994

Localizzazione: ARCO (TN) fraz Caneve. Chiesa di San Rocco
Autore: ioniso Bonmartini
Periodo artistico: XVI secolo, terzo quarto
Data ultima verifica: 09/12/2020
Rilevatore: AC

CLES (TN), frazione PEZ. Chiesa di San Vigilio, con Ultima Cena.

Ultima cena, affresco, di Johannes de Volpino (“Maestro di Sommacampagna”), ultimo quarto del XIV secolo

La chiesa di San Vigilio a Cles fu, approssimativamente, costruita nel XII secolo; è menzionata a partire dal dicembre del 1191, quando il vescovo di Trento Corrado II investì i fratelli Giovanni e Vitale, figli del vicedomino Bertoldo “in Cleis, iuxta tribunam capelle Sancti Vigilii…”. L’edificio, seppur modificato in epoche successive, presenta ancora tracce della primitiva struttura.
Nel 1672 vennero effettuati degli ampliamenti interni e venne tamponato l’ingresso a settentrione. Vennero ribassate e rafforzate le pareti e il campanile venne elevato e dotato di un accesso dalla navata. 1851-1854: la chiesa fu restaurata internamente. 1932: un ulteriore restaurazione interna, mirata al ritrovamento di altri affreschi. Durante i lavori, viene eliminata la volta a crociera e i pilastri su cui appoggiava e costruito un soffitto ligneo fissato alle capriate, che furono ricollegate con nuove catene; le finestre absidali furono modernizzate e gli altari laterali rimossi. Dopo altri lavori eseguiti nel 1975-1976, la chiesa venne sottoposta a un accurato restauro, conclusosi nel 2012, che l’ha riportata all’antico splendore.

La facciata principale presenta un portale d’accesso lapideo rinascimentale, sormontato da un’apertura semicircolare e affiancato da due finestre quadrangolari caratterizzate da una cornice in pietra. La fiancata sinistra non reca aperture, ma presenta l’accesso originario della chiesa, ora tamponato. Il tetto è a ripidi spioventi ricoperti da scandole.
L’interno è un ambiente ad aula unica, chiusa da un’abside semicircolare. La struttura portante verticale è in pietrame ed è stata intonacata. La chiesa presenta antichi affreschi, sia sulla facciata dove vi è un Giudizio Universale risalente alla fine del Quattrocento e attribuito ad un artista tirolese, sia all’interno.
Sulla parte alta della parete sinistra, è raffigurata la Crocifissione, circondata da un corteo di Santi, dove si può notare il titolare della chiesa, san Vigilio, vescovo di Trento del IV secolo e anche la figura di sant’Antonio abate, al centro della parte sinistra dell’affresco, quarta figura dal Cristo. Quest’opera risale al XV secolo ed è opera di un anonimo Maestro che presumibilmente affrescò anche il catino absidale e l’arco santo.
Nel catino absidale è raffigurato il Cristo Pantocratore in mandorla iridata su uno sfondo rosso, circondato dal tetramorfo. Sulla sommità dell’arco santo è raffigurata l’Annunciazione, con l’arcangelo Gabriele a sinistra e la Vergine in trono a destra. Sotto la Vergine, è rappresentata un altro san Vigilio benedicente, mentre la parte sinistra è andata persa a causa dei tanti interventi di ristrutturazione. Infine al centro del registro inferiore dell’abside un altro dipinto raffigura la Madonna che allatta il Bambino.

L’affresco dell’Ultima Cena si trova all’interno, sulla controfacciata, e può essere attribuito al cosiddetto Maestro di Sommacampagna, l’artista Giovanni/Jhoannes da Volpino (? – 1384/1389), che ipoteticamente fece questa raffigurazione nell’ultimo quarto del 1300. Di questo frescante di origine lombarda i sa pochissimo. Il suo nome è scaturito da un antico documento come pittore della seconda metà del Trecento, e nel corso di pochi anni la sua figura è emersa come il possibile nome a cui attribuire un gran numero di affreschi, databili tra il sesto e il nono decennio del Trecento, localizzati su un’area geografica molto vasta che, partendo dal suo presunto luogo natale, nella bassa Valle Camonica, a Costa Volpino, abbraccia l’alto Sebino, la media e l’alta Vallecamonica, la Valle di Peio, la Val di Non, la campagna a sud di Bolzano (Caldaro), l’alta Valsugana (Levico), diversi paesi del veronese (Sommacampagna, Arcè, Bussolengo, Cassano), il lago di Garda (Montichiari e Sirmione). Decine di località con quasi cento affreschi attribuibili ad una sola “mano”, o “bottega”. L’opera di questo artista tocca una parte non insignificante della cultura pittorica del Trecento; le sue modalità artistiche sono caratterizzate da un’indiscutibile vigorìa espressiva che lo rende riconoscibile in un’area insospettabilmente vasta del nord Italia.

Si conoscono alcune Ultime Cene di Johannes: Costa Volpino fraz Branico vedi scheda Costa Volpino-Branico;  Caldaro vedi scheda Caldaro; Gorno vedi scheda Gorno ; Cles -Maiano vedi scheda Cles -Maiano; Sanzeno, frazione Banco (TN); e questa di Cles – Pez.

In queste Cene, al centro della scena si trova Cristo con alla sua sinistra Giovanni, mentre sta per porgere un pezzo di pane a Giuda seduto solitario dalla parte anteriore della tavola. Il gesto è quello descritto nel Vangelo di Giovanni (21.27). Le Cene sono caratterizzate dallo stile ancora duecentesco, dalla mancanza di sfumature, i contorni marcati, prevalenza di colori terrosi rosso-marrone
Si nota che il pittore ignorava la prospettiva; infatti Gesù e gli Apostoli sono dipinti con visione frontale, mentre la tavola come se venisse ripresa contemporaneamente dall’alto e di fronte. La tavola imbandita riporta gli strumenti in uso nel ‘300: piatti collettivi con pesci, coltelli, brocche di vino, coppe, frutta (fichi).

 

Bibliografia:
Giancarlo Maculotti; Alberto Zaina (a cura di), Johannes de Volpino. Un caso nel Trecento pittorico nel solco dell’Oglio e dell’Adige, Varum Editore, Sarezzo (Bs) – 2012
Maculotti G., Johannes de Volpino, pittore transumante del ‘300, in: “Revista Santuários, Cultura, Arte, Romarias, Peregrinações, Paisagens e Pessoas”, 2013
Piccoli F.; Zanotti N., Il maestro di Sommacampagna – Vicende di una bottega itinerante tra Trentino, Lombardia e Veneto nel secondo Trecento, Nitida Immagine, Cles TN 2012

Link
https://www.cultura.trentino.it/Rassegne-concluse/Ultime-cene-dipinte

Localizzazione: CLES (TN)frazione Pez. Chiesa di San Vigilio, con Ultima Cena
Autore: Giovanni/Jhoannes da Volpino (? - 1384/1389) ("Maestro di Sommacampagna")
Periodo artistico: XIV secolo, ultimo quarto
Data ultima verifica: 09/12/2020
Rilevatore: AC

CEMBRA LISIGNAGO (TN), fraz. Dosso San Leonardo. Chiesa di San Leonardo, con Ultima Cena.

ULTIMA CENA del maestro tirolese detto “Maestro di Lisignano” affresco realizzato tra il 1450 e il 1475

La piccola chiesa di San Leonardo sorge in posizione isolata sull’omonimo dosso a sud dell’abitato di Lisignago, dal quale si gode una suggestiva vista sulla valle scavata dall’Avisio. Secondo la tradizione il sito era precedentemente occupato da un castelliere medievale che fu assalito e distrutto nel 1265. Il tempio sorse solo successivamente (XIV-XV secolo ?); la prima notizia riferibile all’edificio è costituita dell’atto della sua stessa consacrazione, avvenuta nel 1444.
La facciata a due spioventi, con campaniletto a vela innestato sul colmo, è preceduta da un profondo portico sorretto da due pilastri intonacati, sotto il quale si dispongono il portale archiacuto e due finestre quadrangolari asimmetriche. Le fiancate sono lisce e cieche; due finestre sono ricavate nella parete destra del presbiterio e nel lato sud-est dell’abside poligonale. L’interno si sviluppa a navata unica, con pareti lisce, sulle quali si svolgono le celebri scene affrescate, nel terzo quarto del XV secolo, da un anonimo maestro tirolese chiamato “Maestro di Lisignago”, e alla fine del secolo venne anche allungata verso est, con la costruzione del presbiterio gotico con abside poligonale voltato a stella

La parete destra della chiesa è quasi tutta occupata da una grande Ultima Cena, i nomi degli Apostoli sono scritti sulla cornice superiore, curiosamente manca Giuda Taddeo, sostituito da san Paolo.
Sul tavolo sono raffigurati piatti, coltelli, pesci, pagnotte, di fronte a Cristo vi sono il calice con la patena e un piatto con un agnello; sono presenti altresì dei bretzel, il tipico pane dei paesi germanici e dei Krautstrunk, un tipo di bicchiere tipico dei paesi tedeschi in voga tra il Quattrocento e il Cinquecento.
Nella parte di parete verso il presbiterio sono raffigurati san Leonardo e sant’Elena.

Sulla parete sinistra, sant’Orsola e dieci vergini, la Madonna della misericordia, la Trinità raffigurata come una persona seduta su un trono con tre busti e volti uguali, rara iconografia non accettata dalla chiesa cattolica. Segue poi san Leonardo nell’atto di liberare dei prigionieri dalla gogna.

Bibliografia
Chistè Elisabetta, La chiesa di San Leonardo, Tesi di laurea, Relatore Galli Aldo, Corso di Laurea – Scienze dei Beni Culturali, A.A. 2005-2006

Link
https://www.cultura.trentino.it/Rassegne-concluse/Ultime-cene-dipinte

Localizzazione: CEMBRA LISIGNAGO (TN) fraz. Dosso San Leonardo. Chiesa di San Leonardo
Autore: “Maestro di Lisignano”
Periodo artistico: 1450 - 1475
Data ultima verifica: 09/12/2020
Rilevatore: AC

ZOLLINO (LE). Chiesa matrice dei Santi Pietro e Paolo, con Ultima Cena.

ULTIMA CENA, affresco, XVII – XVIII secolo

La chiesa ha origine antiche; nel 1540 l’arcivescovo Pietro Antonio De Capua criticò le pessime condizioni di conservazione del sacro edificio, sollecitandone il restauro. I Lavori di ristrutturazione proseguirono per tutto il XVIII secolo sino al XIX secolo, quando l’edificio raggiunse le dimensioni attuali e nel 1863 fu realizzata la facciata semiottagonale che costituisce il prospetto principale della chiesa. Gli affreschi furono restaurati nel 2009-2010.
L’edificio presenta una planimetria a croce latina, in cui la presenza di cappelle laterali (due per lato, comunicanti tramite varchi intermedi) compensa la sporgenza dei due bracci del transetto. Un avancorpo semiottagonale caratterizza il prospetto principale, mentre il presbiterio, orientato a nord-est, si inserisce all’interno di una scarsella absidale fiancheggiata dalla sacrestia (nord-ovest) e da un piccolo vano di servizio.

L’Ultima Cena, risalente al XVII – XVIII secolo, fu affrescata su una delle volte dell’edificio da un ignoto pittore.

Immagine tratta da
http://www.prolocosalento.it/docs/index.shtml?A=u_cena3

Localizzazione: ZOLLINO (LE). Chiesa matrice dei Santi Pietro e Paolo
Autore: ignoto
Periodo artistico: XVII – XVIII secolo
Data ultima verifica: 09/12/2020
Rilevatore: Angela Crosta

VICENZA. Chiesa di Santa Corona, tarsia con Ultima Cena.

ULTIMA CENA, intarsio di pietre dure sul paliotto d’altare, 1667-1669

La chiesa, di fondazione domenicana, fu iniziata nel 1261 per accogliervi la reliquia della sacra spina, donata  da Luigi IX, re di Francia, al vescovo di Vicenza, Beato Bartolomeo da Breganze. L’interno gotico, con presbiterio realizzato da Lorenzo da Bologna nella seconda metà del XV secolo, ospita numerose e importanti opere pittoriche e scultoree. Tra queste, il capolavoro di Giovanni Bellini “Il Battesimo di Cristo”, collocato sull’altare Garzadori, opera attribuita a Rocco da Vicenza e l’”Adorazione dei Magi” di Paolo Veronese. Inoltre la “Madonna delle stelle” di Lorenzo Veneziano e Marcello Fogolino, la grande pala della “Maddalena e Santi” di Bartolomeo Montagna, la “Madonna con Bambino e Santi” di Giambattista Pittoni. Tra le decorazioni più antiche, gli affreschi di Michelino da Besozzo nella Cappella Thiene, dei primi anni del Quattrocento.

L’altare maggiore è ornato da tarsie policrome che compongono le numerose istoriazioni e che furono realizzate da intarsiatori in pietre dure, i fiorentini Corbarelli, nel 1667-1669, utilizzando anche materiali di pregio: alabastro, lapislazzuli, giada, diaspro, corallo, onice, agata, porfido, verdone, serpentino, rosso di Francia e africano.

Nel paliotto della mensa anteriore sono raffigurate, al centro, l’Ultima Cena, a sinistra la Resurrezione e a destra l’Apparizione della Madonna a san Vincenzo e a Vincenza Pasini sul Monte Berico .
In questa ULTIMA CENA, gli Apostoli, con vesti coloratissime, siedono sui tre lati di una tavola rettangolare.

Link
https://renatamassa.it/renata-massa-i-corbarelli/

Localizzazione: VICENZA. Chiesa di Santa Corona
Autore: famiglia Corbarelli
Periodo artistico: 1667-1669
Data ultima verifica: 09/12/2020
Rilevatore: AC

VERONA. Museo di Castelvecchio, Ultima Cena di Francesco Maffei.

ULTIMA CENA, tela di Francesco Maffei, XVII secolo

Il pittore Francesco Maffei nacque a Vicenza nel 1605 circa e morì a Padova nel 1660.

Immagine da Wikimedia Common, fa parte del patrimonio culturale italiano,
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Francesco_maffei,_ultima_cena,_dalla_coll._pompei.jpg

Localizzazione: VERONA. Museo di Castelvecchio
Autore: Francesco Maffei
Periodo artistico: XVII secolo
Data ultima verifica: 09/12/2020
Rilevatore: AC

VEROLANUOVA (BS). Basilica di San Lorenzo, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, tela (600 x 400 cm) di Francesco Maffei eseguita nel 1649

La basilica venne consacrata nel 1647; sul lato sinistro del transetto sorge la Cappella del Santissimo Sacramento che reca sull’altare la grande tela del Maffei. La drammaticità della scena è evidenziata dall’immagine di Giuda che volta la schiena a Gesù nell’atto di raccogliere un’anfora.
Il pittore Francesco Maffei nacque a Vicenza nel 1605 circa e morì a Padova nel 1660.

Immagine dal sito
http://www.verolanuova.com/tour/basilica/zona07.php

Localizzazione: VEROLANUOVA (BS). Basilica di San Lorenzo
Autore: Francesco Maffei
Periodo artistico: 1649
Rilevatore: AC

VEGLIE (LE). Convento della “Madonna della Favana”, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, affresco, XVII secolo

Il convento francescano di Veglie fu fondato nel 1579 ed edificato su una preesistenza del XIV secolo nei pressi della chiesa rupestre nota come Santa Maria di Veglie che sarebbe più tardi stata conosciuta come Madonna della Favana. Il complesso fu ampliato tra il XVI ed il XVII sec. La chiesa annessa fu ridefinita e furono realizzati dipinti parietali.

ULTIMA CENA: affresco nel refettorio del convento, purtroppo con cadute di intonaco, di autore ignoto, datato al primo trentennio del Seicento.
La tavola è imbandita con agnello, pane, frutta; vi sono tovaglioli con frange, bicchieri di vetro, brocche e anfore in ceramica con decori particolari. Recenti scavi archeologici svolti nel centro storico, datati al primo trentennio del ‘600, hanno restituito scarti di bottega sia in monocromia e policromia, del tutto simili agli esemplari riprodotti in questa opera pittorica, che così ha una più certa datazione.

Immagine e notizie da:
https://www.fondazioneterradotranto.it/2020/06/07/lultima-cena-nel-refettorio-della-madonna-della-favana-di-veglie/

Localizzazione: VEGLIE (LE). Convento della “Madonna della Favana”
Autore: ignoto
Periodo artistico: primo trentennio XVII secolo
Rilevatore: AC

VEGLIE (LE). Chiesa di Madonna dei Greci, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, pittura murale a tempera, metà XVII secolo

La chiesa della Madonna “de li Rieci” ovvero “dei Greci”. Alcune fonti riportano i nomi di Chiesa in Santa Maria della Pietà, o dei Sette Dolori, o della Beata Vergine Addolorata, seguiti dalla dicitura “delli Greci”. Il nome non è legato alla popolazione, ma alla famiglia Greco – oggi Panarea – che possedeva una masseria nel luogo (De Benedittis). Da alcuni documenti si deduce che la chiesa fu costruita tra 1640-1646 e ancor prima fu edificata un’edicola (che ora si trova nel giardino della chiesa) che, per posizione ed elementi d’arredo presenti, fa supporre servisse da riparo ai viandanti che percorrevano la vecchia via per il mare.
La chiesetta, che apparteneva al Capitolo di Veglie, si trovava un tempo appena fuori dalla città; oggi questa zona è urbanizzata. Nel XVII e XVIII secolo fu retta da eremiti.

All’interno della chiesa si estendono su tre pareti grandi pitture murali a tempera, risalenti al periodo di erezione dell’edificio, che raffigurano la Passione di Cristo: l’Ultima Cena; Gesù nel Getsemani; Gesù alla colonna; Gesù deposto dalla Croce; Ecce Homo; Gesù carico della Croce incontra Maria; Gesù e la Veronica. Ogni scena, fatta eccezione per “Gesù deposto dalla Croce”, posta sull’altare, è inserita in un arco decorato con motivi floreali.

L’ULIMA CENA presenta una rara immagine di tavola a “U”, ed è imbandita con pani, frutta ecc.

Immagine da:
http://www.luoghievisioni.it/folk-tour-attivita/madonna-dei-greci-veglie/

Bibliografia
De Benedittis A., Notizie intorno alla Chiesa della Madonna dei Greci e della Masseria omonima, s.d, reperibile sul sito http://www.archeoveglie.eu/leggimi.asp?id=27

Localizzazione: VEGLIE (LE). Chiesa di Madonna dei Greci
Autore: ignoto
Periodo artistico: metà XVII secolo
Rilevatore: AC