URBINO (PU). Duomo di Maria Santissima Assunta, con Ultima Cena di F. Barocci, 1590-99

ULTIMA CENA olio su tela (299 x 322 cm) di Federico Barocci, eseguita tra il 1590 e il 1599

Il primo edificio del Duomo fu edificato intorno al 1021, la sua ricostruzione iniziò nel XV secolo e i lavori si conclusero nel 1604. La cattedrale fu però gravemente danneggiata dal terremoto del 1781. Per la terza Cattedrale, quella visibile ancora oggi, gli urbinati si affidarono all’architetto romano Giuseppe Valadier che adottò uno stile neoclassico ed eresse il solenne edificio su pianta a croce latina, con tre navate bianche coperte da volta a botte, e una maestosa cupola cassettonata all’incrocio del transetto.

L’ULTIMA CENA fu dipinta da Federico Barocci (1535 – 1612) per la Cappella ducale del Santissimo Sacramento (la prima della navata a destra o nord) nel Duomo di Urbino, iniziata nel 1590 e terminata nel 1599. La tela fu restaurata nel 1798, in seguito al crollo della cupola del Duomo; di nuovo nel 1953 e nel 1973.
L’opera si caratterizza come composizione vasta e teatrale, in cui i tanti personaggi presenti ruotano intorno alla figura di Cristo, centro prospettico e tematico, nel momento dell’istituzione dell’Eucaristia. La scena è ambientata in un interno le cui caratteristiche architettoniche richiamano luoghi legati alla famiglia ducale. Proprio in omaggio a quest’ultima, in particolare a Francesco Maria II della Rovere, Barocci introdusse il simbolo araldico della ghirlanda di rovere, sbalzata sul vaso retto dal servitore in primo piano a destra. Il quadro denota molta abilità nell’uso della luce, con rimandi al mondo fiammingo e al luminismo di Piero della Francesca, con giochi di luce che scivolano sui personaggi e sugli oggetti, determinando bagliori ed effetti di raffinato cangiantismo.

Immagine da Wikimedia Commons

Testo tratto da:
https://www.movio.beniculturali.it/pmmar/federicobaroccinellemarche/it/32/lultima-cena

Localizzazione: URBINO (PU). Duomo di Maria Santissima Assunta
Autore: Federico Barocci
Periodo artistico: 1590 - 1599
Rilevatore: AC

TRIGGIANO (BA). Chiesa matrice di Santa Maria Vetera, con Ultima Cena di G. Hovic.

ULTIMA CENA, olio su tela di 300 x 200 cm, opera di Gaspar Hovic, 1583

La chiesa più antica fu fondata probabilmente alla fine dell’XI sec. e parzialmente abbattuta nel 1580 per la costruzione dell’attuale edificio. Lavori per la sostituzione del pavimento, iniziati nel 1982, portarono alla scoperta della Chiesa Medievale sottostante, di cui si sono conservati i muri perimetrali e si è compreso che l’edificio era a pianta basilicale a tre navate, delle quali quella centrale absidata.
Venne creato un percorso museale dell’ipogeo che mostra il bugnato esterno della Chiesa antica, le tombe pavimentali, le sepolture comuni, i resti di affreschi e la lastra di pietra che ha permesso la datazione dell’edificio. Nel sito sono conservati i reperti trovati durante le attività di scavo condotte dal 1982.
L’attuale Chiesa, sovrapposta alla precedente nel XVI secolo, fu rimaneggiata e modificata nel secolo successivo e poi, tra il 1908 e il 1913, per un assurdo ribaltamento della facciata.

La Chiesa conserva numerosi dipinti, come l’ULTIMA CENA di Gaspar Hovic, posta nella Cappella del Santissimo Sacramento. La tela è tratta dall’affresco omonimo del pittore romano Livio Agresti, eseguito nel 1569-1571, e custodito nell’Oratorio del Gonfalone a Roma.

Gaspar Hovic è il nome italianizzato di Jaspaert Heuvich o Gaspard Heuvick (1550 circa – Bari, 1627), è stato un pittore fiammingo, nato vicino a Gand, attivo in Italia in particolare nel barese.
La data posta accanto alla firma della tela triggianese, all’interno della bacinella raffigurata in basso a sinistra, scoperta durante i lavori di restauro, non dovrebbe essere il 1573, ma il 1583 quando l’artista era trentaduenne.

Nel 2029 è stata eseguita una ricostruzione tridimensionale della tela, vedi:https://www.youtube.com/watch?v=g2ie101ev3o

 

Immagine tratta da:
https://www.tmland.it/

Link
https://www.progettostoriadellarte.it/2019/12/11/la-chiesa-di-santa-maria-veterana-a-triggiano/

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1600034189

Localizzazione: TRIGGIANO (BA). Chiesa matrice di Santa Maria Vetera
Autore: Gaspar Hovic
Periodo artistico: 1583
Data ultima verifica: 09/12/2020
Rilevatore: AC

TORITTO (BA). Chiesa Matrice di San Nicola, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, quadro a olio con, fine XVI secolo

L’edificio originario venne eretto prima dell’anno Mille e si ipotizza che la decisione di dedicarlo a San Nicola avvenne intorno al 1087 in coincidenza con l’arrivo delle sue spoglie a Bari.
La chiesa odierna risale al Quattrocento anche se nel corso degli anni ha subito diversi interventi di restauro ed ampliamento; nel 1662 vi fu il rifacimento del campanile e la costruzione di una nuova navata che fu dettata dall’esigenza di poter contenere tutta la popolazione del paese.
Altri lavori furono necessari, soprattutto a seguito di un grave incendio che interessò la chiesa nel 1808.

Due quadri sono posti ai lati dell’abside uno con san Nicola in gloria e l’altro, a sinistra, raffigurante l’ULTIMA CENA, che risale alla fine del ‘500, è di incerta attribuzione e fu danneggiato nell’incendio del 1808.

Immagine da
http://www.italiavirtualtour.it/dettaglio.php?id=97331

Localizzazione: TORITTO (BA). Chiesa Matrice di San Nicola
Autore: ignoto
Periodo artistico: fine XVI secolo
Rilevatore: AC

SUBIACO (Roma). Monastero di San Benedetto, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, affresco nel refettorio, secolo XIV

Il Monastero di San Benedetto o Sacro Speco – così detto in nome della grotta in cui, all’inizio del VI secolo, il giovane Benedetto da Norcia visse da eremita per tre anni – è considerato la culla della spiritualità benedettina. A partire dal secolo XI il complesso subì circa cinque secoli di costruzioni e modifiche fino a comporsi, a oggi, di due chiese sovrapposte e di svariate cappelle.

I cicli pittorici più significativi risalgono al XIII e XIV secolo e offrono affreschi straordinari per qualità e conservazione. Tre le tematiche principali sviluppate dagli artisti: la Passione di Cristo, la vita della Madonna e la vita di San Benedetto da Norcia. Fra gli affreschi, vi è il più antico ritratto esistente di san Francesco d’Assisi che raggiunse Subiaco nel 1223.

Nell’antico refettorio – in origine nato come Dormitorio del convento e oggi adibito a cappella – si trovano invece due lunette raffiguranti l’Ultima Cena, sulla parete corta di sinistra, di fronte all’ingresso, e la Crocifissione. 
Successivi interventi si sono poi avvicendati sulle pareti e sulla volta della sala nei secoli XVI, XVIII e XIX. I più antichi dipinti trecenteschi, fortunatamente risparmiati dagli interventi postumi, sono stati di recente oggetto di un capillare restauro. Purtroppo non si sa molto sulle decorazioni presenti in questo splendido ambiente; il così detto Maestro trecentesco che ha decorato la parete non ha lasciato traccia alcuna di se, ma i critici pensano che potesse essere un esponente della Scuola Senese o di quella Umbra.
In questo affresco dell’Ultima Cena, il Cristo è posto all’estremità sinistra, con san Giovanni che si appoggia a lui, come in moltissimi dipinti; Giuda sta solo sul lato opposto del tavolo, seduto a terra. Una bella tovaglia decorata da bande laterali è sul tavolo dove ci sono pani, brocche e dei pesci nei piatti.

Link
https://www.benedettini-subiaco.org
http://www.guideturistichefrosinone.altervista.org/joomla/subiaco-e-gli-altri/subiaco-e-san-benedetto/130-il-refettorio-di-subiaco-una-maraviglia-segreta

Localizzazione: SUBIACO (Roma). Monastero di San Benedetto
Autore: ignoto
Periodo artistico: secolo XIV
Rilevatore: AC

SERBIA – STUDENICA . Monastero e chiesa della Madre di Dio con Ultima Cena

ULTIMA CENA, affresco, XIII – XVI secolo

Il monastero di Studenica, nella regione di Raska in Serbia, rappresenta un punto di contatto tra arte romanica medievale e bizantina. Fu fatto erigere dal fondatore dello stato serbo medievale Stefan Nemanja, poco dopo la sua abdicazione, alla fine del XII secolo e dedicato alla Vergine. E’ un grande monastero-fortezza di forma circolare: le celle dei monaci erano addossate al muro di cinta (se ne possono vedere i resti) sul quale si apre un importante portale di ingresso.
I suoi due monumenti principali, la Chiesa della Vergine e la Chiesa del Re, entrambi costruiti in marmo bianco, custodiscono splendidi esempi di pittura bizantina del XIII e XIV secolo.
La chiesa della Vergine/Madre di Dio, del 1195, in pietra dura bianca, è stata prolungata nel corso del XIII secolo con un “esonartece” in pietra locale.

L’Ultima Cena affrescata sulla parete ovest del nartece interno della Chiesa della Madre di Dio risale all’inizio del XIII secolo, ma il dipinto fu rinnovato/parzialmente ridipinto nel 1568, quando fu intrapreso il primo grande restauro della Chiesa.
Vi è raffigurata una sontuosa tavola ovale di marmo pregiato, gli Apostoli siedono su troni con poggiapiedi, formando un semicerchio, con il Cristo a sinistra.
Ben due tipi di forchette a due e tre denti sono dipinte sul tavolo, tra pezzi di pane e ortaggi (?), ma è probabile siano stati un’aggiunta cinquecentesca.

 

Immagini da:
https://www.artiscenter.com/?p=4453
http://www.aeit-taa.org/

Localizzazione: STUDENICA (Serbia). Monastero e chiesa della Madre di Dio
Autore: ignoto
Periodo artistico: XIII - XVI secolo
Rilevatore: AC

SORRENTO (NA). Cattedrale dei Santi Filippo e Giacomo, vetrata con Ultima Cena

ULTIMA CENA Vetrata nella sacrestia, 1996

Si hanno notizie della cattedrale dal X-XII sec. d.C., quando, dal luogo che oggi ospita il Cimitero, fu trasferita all’interno della cinta urbana nella chiesa dedicata ai Santi Felice e Bacolo. Dapprima dedicata a San Severo, vescovo di Napoli, e in seguito a San Renato, vescovo di Sorrento. Fu consacrata nel 1113 e intitolata ai santi apostoli Filippo e Giacomo e alla Vergine Assunta.
Subì notevoli ampliamenti nel 1450 e nel 1505; dopo l’invasione dei Turchi nel 1558, fu totalmente ricostruita nel 1573. Assunse l’aspetto attuale, in stile barocco, dopo i lavori eseguiti a inizio Settecento per riparare ingenti danni provocati da terremoti. La facciata fu completamente rifatta nel 1924, in stile neogotico, a seguito di una violenta tromba d’aria che danneggiò l’edificio.

Una vetrata con lavorazione a piombo ha come soggetto l’ULTIMA CENA, collocata nella sacrestia della Cattedrale ed eseguita dal vetraio Massimo Sepe nel 1996.

Immagine da
https://www.paesionline.it/italia/foto-immagini-sorrento/77886_cattedrale_di_sorrento

Localizzazione: SORRENTO (NA). Cattedrale dei Santi Filippo e Giacomo
Autore: Massimo Sepe
Periodo artistico: 1996
Rilevatore: AC

SIENA. Cattedrale di Santa Maria Assunta, rosone vitreo con Ultima Cena

Ultima Cena, rosone che chiude l’oculo della facciata, in vetro colorato e materiali composti, realizzato da Pastorino, de’ Pastorini, su disegno di Pietro Buonaccorsi, detto Perin del Vaga, 1549

Immagine e notizie da:
https://operaduomo.siena.it/it/luoghi/cattedrale/

Localizzazione: SIENA. Cattedrale di Santa Maria Assunta
Autore: Pastorino, de' Pastorini
Periodo artistico: 1549
Rilevatore: AC

SESTO FIORENTINO (FI). Pieve di Sant’Andrea a Cercina, con Ultima Cena

ULTIMA CENA – refettorio – pittura in terra verde, Stefano di Antonio Vanni, 1440-1450

La Pieve, ricordata nell’880, fu anticamente denominata Santa Gerusalemme. La chiesa è citata per la prima volta con il nome di Sant’Andrea in un atto del 1050; se ne ha notizia in un libro dell’archivio del Senatore Carlo Strozzi, che l’aveva ricavata dalle scritture della Badia di Passignano. Quale sia la ragione che determinò il cambiamento del nome della Pieve e se la chiesa sia almeno in parte la stessa non è noto, ma sembra invece sicuro che nell’XI secolo la Chiesa, anche se non fu ricostruita completamente (probabilmente perché in rovina) subì certamente trasformazioni e aggiunte che conferirono alla sua struttura l’aspetto attuale.
La Pieve fu di patronato dei Catellini da Castiglione che promossero, nel XIV secolo, interventi architettonici con l’ampliamento dei locali adibiti a residenza del rettore e del pievano e, nel XV secolo, la sistemazione del chiostro, ma tali modifiche non alterarono le caratteristiche che aveva nel secolo XI.

Nel refettorio della canonica vi è un’ULTIMA CENA opera del pittore Stefano di Antonio Vanni, (1405 circa – 1483), che fu uno degli ultimi continuatori, a Quattrocento inoltrato, dello stile tardogotico, specializzandosi nella realizzazione di pitture in “terra verde”.
L’iconografia di questa Ultima Cena, ancora legata al gusto gotico, mostra gli Apostoli allineati con Giuda sul lato opposto della tavola che ha una prospettiva incerta e presenta il piano parzialmente ribaltato verso lo spettatore per mostrare meglio le vivande.

La tecnica della pittura murale a monocromo in terra verde, prevedeva la realizzazione di un’omogenea stesura pittorica di tale colore che veniva sfruttata come colore medio e che dava tutta la scena l’intonazione verde. Su questo fondo veniva di solito tracciato il disegno eseguito a pennello e il chiaroscuro era creato con poche sfumature di verde, nero e bianco. Pochi altri colori, soprattutto ocre gialle e rosse, erano raramente utilizzati per piccoli dettagli e particolari decorativi come le bordature dei panneggi delle figure.
Tale tecnica consentiva di realizzare a basso costo superfici murali molto vaste e soprattutto era impiegato per quei luoghi considerati di minore importanza e di passaggio, oltre che per sottolineare aspetti pauperistici. La velocità con cui si potevano eseguire le decorazioni utilizzando questa tecnica e la grande economicità, ne favorirono l’uso soprattutto negli ambienti monastici e per le raffigurazione dell’Ultima Cena o Cenacolo; di quel periodo ci sono pervenuti pochi esempi, uno di questi si conserva appunto nella Pieve di Cercina.

Immagine da Wikimedia Commons

Localizzazione: SESTO FIORENTINO (FI). Pieve di Sant'Andrea a Cercina
Autore: Stefano di Antonio Vanni
Periodo artistico: 1440-1450
Rilevatore: AC

SESSA AURUNCA (CE) frazione CASCANO. Chiesa di Sant’Erasmo, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, dipinto XVII – XVIII secolo

Una chiesa intitolata a Sant’Erasmo è menzionata sin dal secolo XI, ma l’attuale edificio sembra risalire al XVI.
Su un altare è posta la pala dell’Ultima Cena (XVII-XVIII secolo).

Immagine da Flick.com

Localizzazione: SESSA AURUNCA (CE) frazione CASCANO. Chiesa di Sant'Erasmo
Autore: ignoto
Periodo artistico: XVII - XVIII secolo
Rilevatore: AC

SERMONETA (LT). ex Convento di San Francesco, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, affresco, Litardo Piccioli, 1582

Il Convento fu edificato intorno alla seconda metà del XII secolo; fu abitato nel Trecento dai Fraticelli di S. Francesco, che vi rimasero fino al 1420, anno in cui Bernardino da Siena, giunto a Sermoneta, fece sciogliere la setta e disperdere gli adepti. Dal 1495 vi si stabilirono i Minori Osservanti e a partire dal 1565 il convento francescano passò sotto la tutela dei frati riformati detti Zoccolanti. Durante l’occupazione napoleonica fu occupato a seguito della soppressione degli ordini religiosi. Attualmente è proprietà demaniale e si auspica che venga in futuro opportunamente salvaguardato e tutelato.
Il convento è articolato attorno ad un ampio chiostro che presenta volte a crociera poggiate su colonne di pietra ornate da capitelli in stile gotico. Le 28 lunette delle campate del chiostro sono decorate con scene della vita di san Francesco realizzate nel 1602 dal pittore Angelo Guerra di Anagni.

Nel refettorio, situato al piano terra, lato nord, è un grande affresco, eseguito nel 1587, raffigurante l’ULTIMA CENA, attribuibile al pittore Litardo Piccioli (XVI secolo).
La tavola è rotonda e in piedi ai lati ci sono due Santi francescani: a destra san Francesco e a sinistra san Bernardino da Siena (riconoscibile dal suo attributo iconografico dell’ostia con scritto: “IHS”.)
L’affresco sermonetano è una rielaborazione della parte inferiore di quello dell’Agresti all’Oratorio del Gonfalone a Roma.

 

Immagine e notizie da:
https://www.compagniadeilepini.it/musei/focus-arte-sermoneta/

Localizzazione: SERMONETA (LT). ex Convento di San Francesco
Autore: Litardo Piccioli
Periodo artistico: 1582
Rilevatore: AC

SAN CASCIANO IN VAL DI PESA (FI). Convento della Croce, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, affresco di Lorenzo Cresci, 1562

L’edificazione del convento fu patrocinata da Giuliano Castrucci, un ricco mercante di San Casciano. La famiglia Castrucci aveva costruito, all’interno del borgo, un oratorio per i frati francescani ma col tempo era diventato insufficiente e così decisero di costruirne uno più grande. Il convento, intitolato originariamente a San Francesco, ma di fatto poi denominato “La Croce”, fu consacrato nel 1492. Nel 1600 venne costruito il campanile e la chiesa trasformata in stile barocco nel corso del XVIII secolo. Il complesso rimase di proprietà dei frati francescani fino al 1810 quando il governo napoleonico emanò il decreto di confisca di tutti i beni ecclesiastici e gli edifici furono gravemente danneggiati e depredati. Nel 1866 il complesso venne riorganizzato: alcune stanze furono lasciate ai frati rimasti, il resto fu affittato; intanto la comunità di frati aveva ripreso la sua vita regolare; la chiesa però versava in pessime condizioni e solo grazie ad un prestito popolare di ottomila lire si riuscì a restaurarla. Nel 1883 il Comune vendette il complesso che fu acquistato dall’Ordine francescano.
Assai danneggiato durante la seconda guerra mondiale, all’inizio degli anni ’70 del secolo scorso, nel convento vivevano solo due frati e un fratello laico e così il Comune decise l’alienazione, ma vi furono proteste da parte dei frati rimasti e della popolazione e così nel 1978 il monastero accolse una comunità di monache Clarisse di clausura, provenienti da Volterra, che hanno ridato vita al complesso.

Il convento, a causa della stretta clausura ora vigente, non è visitabile ad eccezione di circostanze particolari, ma degni di nota sono il chiostro e il refettorio. Il chiostro fu quasi completamente distrutto durante l’ultima guerra e una volta ricostruito vi è stato collocato quanto resta degli affreschi raffiguranti la Vita e Miracoli di San Francesco realizzati tra il 1734 e il 1735 da Gaetano Castellani, Mauro Soderini e Antonio Domenico Bamberini.

Il refettorio, che era stato costruito grazie ad una donazione fatta al convento da Carlo VIII re di Francia, qui ospitato nel 1494, fu decorato sulla parete di fondo con un Cenacolo, o ULTIMA CENA realizzato da Lorenzo Cresci, pittore di cui si hanno scarse notizia, nel 1562.
Interessante è la lunetta di destra dove dietro agli Apostoli è visibile, nello sfondo, una veduta di San Casciano e del suo castello come appariva alla metà del XVI secolo; la composizione riecheggia l’opera di Andrea del Sarto.

Immagine da
http://www.clarissesancasc.altervista.org/index.php/galleria/galleria-2

Notizie gtratte da:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Francesco_(San_Casciano_in_Val_di_Pesa)

Localizzazione: SAN CASCIANO IN VAL DI PESA (FI). Convento della Croce
Autore: Lorenzo Cresci
Periodo artistico: 1562
Rilevatore: AC

ROMANO DI LOMBARDIA (BG). Chiesa di Santa Maria Assunta e San Giacomo, con Ultima Cena

ULTIMA CENA; olio su tela (295 x 195 cm) di Giovan Battista Moroni (Albino BG, 1522 – 1578-1579), eseguito nel 1568-1569.

Il paese di Romano di Lombardia si sviluppò a partire dal XII secolo e la chiesa fu edificata con il borgo, tanto da essere citata negli atti del sinodo diocesano del 1304. Fu citata ancora nel 1360 come chiesa dedicata alla Madonna e san Giacomo apostolo e inserita nel documento ordinato da Bernabò Visconti detto Nota ecclesiarum, che elencava i luoghi di culto e le relative rendite. Dai fascicoli risulta che la chiesa era annessa all’antica pieve di Ghisalba, con cinque beneficiari.
Il primo rifacimento della chiesa avvenne nel 1363; l’aumento della popolazione obbligò il consiglio comunale cittadino ad approvare l’ampliamento dell’edificio nel 1493, lavori che proseguirono fino al 1505.

Nel 1565, per completare gli arredi e le decorazioni della cappella dedicata al Corpus Domini gestita dalla confraternita del Santissimo Sacramento, furono invitati Francesco Richino per gli affreschi e il Maestro Bapt[ist]a depentor di Albino, cioè il Moroni, per una nuova pala.
In quel periodo il Moroni, lasciata Bergamo, risiedeva ad Albino (circa 14 km dalla città) e si trovò però ad avere molte commissioni che ritardarono la realizzazione del dipinto, inoltre era morto l’intagliatore della cornice che doveva contenere la tela. Per questi motivi la consegna della pala a Romano avvenne solo quattro anni dopo quando, a quadro finito il 26 gennaio 1569, il parroco della chiesa di Romano si recò ad Albino per ritirarlo.

Colpisce la figura, che indossa un abito talare e tiene nelle mani l’ampolla del vino e una stola, quindi è un prete, posta dietro le spalle di san Giovanni addormentato. Uno studio di Mina Gregori, ha fatto luce sul personaggio: è il parroco di Romano in quegli anni, don Lattanzio da Lallio che tanto aveva sollecitato il dipinto facendo da tramite fra i committenti e il pittore.

Bibliografia
Gregori M., Giovanni Battista Moroni, I pittori Bergamaschi del XIII al XIX secolo, Il cinquecento, Azienda autonoma di turismo, Bergamo 1979

Immagine da Wikimedia Commons

Localizzazione: ROMANO DI LOMBARDIA (BG). Chiesa di Santa Maria Assunta e San Giacomo
Autore: Giovan Battista Moroni (1522 - 1578-1579)
Periodo artistico: 1568-1569
Rilevatore: AC

ROMA. Oratorio del Gonfalone, con Ultima Cena di L. Agresti, 1569 circa e successive stampe

ULTIMA CENA affresco che misura 368 x 265 cm, di Livio Agresti, eseguito nel 1569 o 1571

L’edificio fu costruito verso la metà del XVI secolo sulle rovine della chiesa di Santa Lucia vecchia, come oratorio dell’Arciconfraternita del Gonfalone, che aveva la sua sede nel palazzo adiacente e dedicata a Maria Santissima Annunziata e ai Santi Pietro e Paolo. L’oratorio fu poi ristrutturato nel Seicento da Domenico Castelli, che ne realizzò anche la facciata.

Roma-Oratorio Gonfalone. Ultima Cena di Agresti

L’oratorio contiene una serie di dodici affreschi, opera dei principali esponenti del Manierismo romano, che raffigurano Storie della Passione di Cristo.

Sono opera di Livio Agresti gli affreschi che rappresentano l‘Entrata di Cristo in Gerusalemme, l’Ultima cena e il Viaggio al Calvario; di Cesare Nebbia l’Orazione nell’orto, la Coronazione di spine e l’Ecce Homo; di Raffaellino da Reggio la Cattura di Gesù; di Federico Zuccari la Flagellazione; di Daniele da Volterra la Crocifissione e la Deposizione della Croce; di Marco da Siena la Risurrezione; di Matteo da Lecce il David.

Livio Agresti (1505 circa – 1579) fu pittore famoso ai suoi tempi. Questo affresco, oltre ad essere replicato dal suo allievo Litardo Piccioli nell’ex refettorio del Convento di San Francesco a Sermoneta, influenzò in seguito molti altri pittori e fu oggetto di numerose copie come quella presente a Firenze, Museo Bardini; nella Parrocchiale di Capannori LU; nella parrocchiale di Cornalita a San Giovanni Bianco BG; nella Chiesa dei SS. Pietro e Cesareo a Guardea TR.

 

Immagine da:
https://www.facebook.com/oratoriogonfalone/

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1200237884-12

 


 

 

Da questo dipinto trasse ispirazione l’incisione del fiammingo Cornelis Cort (1533 – 1578) realizzata nel 1578.
Firmato e datato in alto a destra C. Cort fe. 1578.

Immagine da:
https://www.academia.edu/102068833/ULTIMA_CENA_incisione_di_Cornelis_Cort_dapr%C3%A8s_Livio_Agresti

 

 

 

 

 

 

 

L’incisione fu ulteriormente rielaborata, modificando lo sfondo, in una seconda stampa post 1582. Copia conservata a Chiari (BS) nella Pinacoteca Repossi.
Misure: 349 mm x 506 mm (parte incisa); 359 mm x 548 mm (battuta della lastra).

Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/stampe/schede/3y010-00445/
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0300619459

Localizzazione: ROMA. Oratorio del Gonfalone
Autore: Livio Agresti
Periodo artistico: 1569 / 1571
Rilevatore: AC

RIMINI. Museo della Città, affresco strappato con Ultima Cena di B. Coda

ULTIMA CENA, affresco strappato, (1150 x 300 cm) attribuito a Bartolomeo Coda (notizie dal 1516 al 1563), realizzato nel 1515-1550.

L’affresco proviene dal “refettorio nuovo” del Convento di San Francesco, a fianco del Tempio Malatestiano; se ne rese necessario il distacco in seguito ai gravi danneggiamenti subiti nell’ultima guerra.
Esposto nel “Corridoio dell’Ultima Cena”, con la relativa sinopia posta di fronte, che consente di notare come l’autore abbia eseguito numerose varianti dal disegno preparatorio al dipinto.
Al centro Cristo con sei Apostoli per parte, in pose irrigidite, conversanti fra di loro; due serventi compaiono all’estremità sinistra della mensa ed a quella destra, dove, appeso al muro, è presente anche un panno per asciugarsi le mani. Sul fondo si scorgono sei aperture rettangolari, scandite da colonne binate, che riquadrano altrettante porzioni di paesaggio. Una lunga tovaglia bianca operata, con fascia più scura sul fondo, copre la tavola, sulla quale sono collocati: pagnotte, piatti con cibo, bicchieri di vino, ampolle in vetro, brocche in metallo, coltelli.

Lo storico riminese Luigi Tonini riferì a questo affresco la data MCCCCCCXV. XXI LVIO che egli aveva letto alla sua base: in realtà essa si riferiva a un preesistente affresco raffigurante la Crocifissione, di cui un largo frammento è custodito al Museo Civico. La data, tuttavia, offre il termine post quem per la cronologia del dipinto. Esso, di ambito indubbiamente romagnolo, e attribuito dubitativamente dal Pasini (1983) a Bartolomeo Coda, sembrerebbe tuttavia eseguito non molto dopo il 1515, probabilmente attorno agli anni Venti del secolo.

 

Notizie e fotografie tratte da:
https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=60223

Localizzazione: RIMINI. Museo della Città - Via L. Tonini, 1 (Domus del Chirurgo - piazza Ferrari)
Autore: artolomeo Coda (notizie 1516/ 1563)
Periodo artistico: 1515-1550
Rilevatore: AC

REGGIO EMILIA. Museo dei Cappuccini, scatola per ostie con Ultima Cena

 

ULTIMA CENA raffigurata su scatola per ostie in lega metallica/ stampaggio, (diametro cm 5,5 ) sec. XX (1900 – 1924)

Localizzazione: REGGIO EMILIA. Museo dei Cappuccini - Via Ferrari Bonini, 6
Autore: ignoto
Periodo artistico: 1900 - 1924
Rilevatore: AC

REGGIO EMILIA. Musei Civici – Galleria Parmeggiani, Ultima Cena di G. Cignaroli

ULTIMA CENA Olio su tavola (97 x 67.5 cm), seconda metà XVIII secolo, di Giuseppe Maria Cignaroli, detto fra Felice (1726 – 1796)

Notizie e immagine da:
https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=185814

Localizzazione: REGGIO EMILIA. Musei Civici - Galleria Parmeggiani - Corso Cairoli, 2
Autore: Giuseppe Maria Cignaroli, detto fra Felice (1726 – 1796)
Periodo artistico: seconda metà XVIII secolo
Rilevatore: AC

RAVENNA. Museo d’Arte della Città, Ultima Cena di M. Ingoli

ULTIMA CENA, olio su tela (200 x 400 cm), di Matteo Ingoli (1585 – 1631), realizzato nel 1600-1624

Il dipinto fu eseguito per l’altare della chiesa di Sant’Aponal a Venezia, mentre era in corso la ricostruzione della cappella maggiore (inizio secolo XVII). Stilisticamente si notano ascendenze veronesiane e palmesche e un riferimento al Pordenone nelle figure del santo vescovo e del beato Giustiniani.

Notizie e immagine da:
https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=55575

Localizzazione: RAVENNA. Museo d'Arte della Città
Autore: Matteo Ingoli (1585 – 1631)
Periodo artistico: 1600-1624
Rilevatore: AC

PUTIGNANO (BA). Chiesa di San Domenico, con Ultima Cena

Ultima Cena, olio su tela di Luigia Bressan, 2007

La Chiesa di San Domenico è inserita nell’antico Convento dei Domenicani, fondata nel 1664 per volere di un nobiluomo putignanese, Michelangelo Trevisano.
La chiesa si presenta con una facciata in pietra calcarea locale lavorata a bugnato. Il portale, incorniciato da due colonne corinzie, è sovrastato dall’emblema dell’ordine domenicano. Il campanile, sul quale si aprono monofore e bifore, risale al 1694.

Nel presbiterio, sulla parte sinistra dell’altare è posto l’olio su tela del 2007 opera della pittrice Luigia Bressan, raffigurante l’ULTIMA CENA. La tela è alta 245 cm e larga 290.

Immagine da
https://www.parrocchiasandomenicoputignano.it>a

Localizzazione: PUTIGNANO (BA). Chiesa di San Domenico
Autore: Luigia Bressan
Periodo artistico: 2007
Rilevatore: AC

POZZUOLI (Na). Chiesa di Santa Maria delle Grazie, con Ultima Cena.

ULTIMA CENA, olio su tela di Giacinto Diano, 1760

Fino al XV secolo l’area dove attualmente sorge la Chiesa non esisteva, in quanto, per effetto del bradisismo discendente, era completamente sommersa dal mare. Verso la fine del XV secolo si registrarono i primi segnali di quel bradisismo ascendente che nel 1538 culminò con l’eruzione del Monte Nuovo.
Agli inizi del XVI secolo un’ampia fascia di costa, dal rione Terra al tempio di Serapide ed oltre, emerse pian piano dalle acque. I puteolani chiesero al re Ferdinando II il Cattolico (1452-1516), e ottennero nel 1511, il permesso di poter utilizzare questa superficie di terra e qui sorse anche una chiesa, che oggi è conosciuta come Santa Maria delle Grazie.
La chiesa, di dimensioni molto più piccole di quelle attuali, nacque probabilmente per sostituire altre due del rione Terra, Sant’Agnese e Sant’Agata, che furono soppresse, forse, perché danneggiate dai continui terremoti di quegli anni. Fu elevata a parrocchia col titolo di Santa Maria delle Grazie nel 1624.
Interventi di restauro furono compiuti nel tempo, i più recenti negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso.
L’edificio è tre navate con tre cupole in corrispondenza delle tre absidi.

Nel transetto vi è l’altare dell’Ultima Cena, che è sovrastato da una tela attribuita al pittore puteolano Giacinto Diano (1731- 1803), che raffigura l’omonimo avvenimento e fu dipinta nel 1760.

Immagine da
https://www.beweb.chiesacattolica.it/VisualizzaImmagine.do?sercd=3830642&tipo=M5&fixedside=width&prog=1&statoinv=V

Localizzazione: POZZUOLI (NA). Chiesa di Santa Maria delle Grazie
Autore:  Giacinto Diano (1731- 1803)
Periodo artistico: 1760
Rilevatore: AC

POTENZA. Chiesa di Sant’Anna, con mosaico Ultima Cena

ULTIMA CENA, mosaico, 1955

I lavori per la costruzione della chiesa iniziarono nel 1953 e terminano nel dicembre 1956. Nel 1957 fu istituita la la Parrocchia intitolata a S. Anna.
La struttura della chiesa è circolare e alle spalle dell’altare si trova un mosaico con la raffigurazione dell’ULTIMA CENA opera dell’artista Giovanni Rega e risalente al 1955.

Immagine da
http://www.comune.potenza.it/?page_id=34687

Localizzazione: POTENZA. Chiesa di Sant'Anna
Autore: Giovanni Rega
Periodo artistico: 1995
Rilevatore: AC

PIOVE DI SACCO (PD). Museo Paradiso del Duomo, Ultima Cena

ULTIMA CENA, tavola, opera di pittore veneto-cretese, secolo XVII

Proviene dall’Oratorio di San Filippo Neri annesso alla chiesa di Santa Giustina la tavola lunga e stretta raffigurante l’ULTIMA CENA, opera del XVII secolo, modesta ma caratteristica di quella produzione veneto-cretese, erede della tradizione bizantina nei territori greci della Serenissima, che continuò ad avere una certa diffusione anche a Venezia e in terraferma per tutta l’età moderna.

Il Museo fu aperto nel 2017. Il percorso museale parte dal Duomo, si sviluppa nella grande sacrestia ottocentesca e prosegue nel “Paradiso” (da cui il nome), spazio utilizzato un tempo per la catechesi dei ragazzi e le riunioni delle confraternite, e trova appendice nell’oratorio (Chiesuola) sorto sulle basi dell’antica chiesa di Santa Maria dei Penitenti. 

Info e fotografia dal sito:
http://ufficiostampa.diocesipadova.it/paradiso-museo-del-duomo-piove-sacco/

Localizzazione: PIOVE DI SACCO (PD). Museo Paradiso del Duomo
Autore: ignoto pittore veneto-cretese
Periodo artistico: secolo XVII
Rilevatore: AC

PIANCOGNO (BS) frazione Piamborno. Chiesa della Sacra Famiglia, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, acquerello su intonaco, 2020

La chiesa parrocchiale della frazione Piamborno fu costruita fra il 1895 ed il 1916.

Inaugurato il giorno dell’Epifania 2020, il dipinto che riproduce – reinterpretandolo – il Cenacolo di Leonardo da Vinci, opera di Davide Tedeschi (nato nel 1952).
Con una cornice, è un acquarello a muro di circa 200 x 150 cm.
Un’opera quasi inedita, realizzata utilizzando soltanto l’acquerello, di difficile esecuzione sia per le grandi dimensioni, sia per il fissaggio del colore.

Immagine tratta da:
https://www.bresciatoday.it/casa/ristrutturazione/piamborno-ultima-cena.html

Localizzazione: PIANCOGNO (BS) frazione Piamborno. Chiesa della Sacra Famiglia
Autore: Davide Tedeschi
Periodo artistico: 2020
Rilevatore: AC

POTENZA. Cattedrale di San Gerardo, con Ultima Cena

 

Ultima Cena, affresco di Mario Prayer (1887 – 1959), realizzato negli anni Trenta del Novecento.

Sulla parete di fondo della cappella del transetto sinistro, dedicata al SS. Sacramento, è dipinta l’Esaltazione dell’Eucarestia, mentre nella lunetta superiore è rappresentata l’Ultima Cena.

 

Immagine da
http://www.potentiareview.it/2017/12/15/prayer-pittori-decoratori-veneziani-potenza/

Localizzazione: POTENZA. Cattedrale di San Gerardo
Autore: Mario Prayer (1887 – 1959)
Periodo artistico: anni Trenta del Novecento
Rilevatore: AC

OPPIDO LUCANO (PZ). Chiesa rupestre di Sant’Antuono, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, affresco, prima metà XIV secolo

In località Pozzella (Pezzédde), circa un chilometro dal centro abitato di Oppido Lucano, sul versante sinistro del torrente Varco, all’altezza della collina di Valle Arenara esposta a sud-ovest, si apre una serie di diciannove grotte di piccole dimensioni, frequentate fin dalla preistoria e note come “grotte di Sant’Antuono”. Una di queste è una chiesa rupestre dedicata per l’appunto a Sant’Antuono, nome dialettale di sant’Antonio, risalente al XIII-XIV secolo e fondata da monaci dell’Ordine Ospedaliero degli Antoniani di Vienne (ordine nato nel 1297 e dedito all’assistenza degli anziani, alla cura di invalidi e malati e all’accoglienza di pellegrini e viaggiatori).

La Chiesa conserva al suo interno un mirabile ciclo di affreschi rupestri sulla vita di Gesù, databili alla prima metà del XIV secolo: si tratta di numerose scene, non tutte allo stesso stato di conservazione, dipinte secondo uno stile semplice e popolare da un artista in rapporto con l’ambiente napoletano ma di matrice catalano-pugliese.
La chiesa si presenta oggi come un edificio di più recente costruzione poggiato sulla primitiva struttura scavata nella pietra viva. Attraverso due piccole arcate sulla sinistra della nuova chiesa si accede alla stretta grotta affrescata, costituita da un’unica ampia navata, da un piccolissimo vano a destra, in cui è affrescata una Madonna col Bambino in stile bizantino, e da una diramazione laterale a sinistra alla quale si può accedere pure dall’interno della chiesa, mediante il primo arco che si incontra sulla sinistra dopo l’ingresso.
Gli affreschi del cunicolo di sinistra sono dedicati all’infanzia di Gesù. Sul fondo, la Natività, interrotta a metà di quella che doveva essere una volta a botte, sintomo delle diverse fasi costruttive del complesso. Al centro è ritratta la Madonna distesa su un giaciglio rettangolare coperto di stoffa rossa. Nella parte superiore, senza soluzione di continuità con la scena sottostante, si colloca il Bambino in fasce in una sorta di mangiatoia e un pastorello seduto che suona un flauto. Nella parte inferiore si deducono due donne che lavano il Bambino mentre Maria porge un panno; a destra, un vecchio pastore avanza condotto da un angelo mutilo. Sul lato lungo del cunicolo si incontrano cinque riquadri giustapposti: una ben conservata scena della fuga in Egitto, in alto, e in basso un riquadro raffigurante l’episodio della strage degli innocenti in cui si può riconoscere Erode in trono che ordina l’uccisione dei neonati e alcuni soldati che eseguono. Proseguendo verso destra si nota in alto una raffigurazione del battesimo di Gesù: al centro il corpo nudo di Cristo lambito dalle acque del Giordano popolate da numerosi pesci; sulla sinistra v’è una rovinata presentazione di Gesù al tempio. In basso i frammenti dell’ampio riquadro lasciano soltanto intravedere l’entrata a Gerusalemme.

La navata centrale ospita, con la sua posizione privilegiata, il ciclo della Passione, morte e Resurrezione di Gesù, che inizia, sulla parete sinistra guardando verso il fondo della navata, con l’ULTIMA CENA in cui spicca uno dei commensali che si sporge ad afferrare del cibo quasi a squarciare il fondo piatto su cui sono disposti gli altri apostoli, tutti seduti salvo Giuda.

Proseguendo, sulla destra, è raffigurata la cattura di Cristo per opera di Giuda che, circondato dai soldati, stringe un cappio intorno a Gesù mentre, poco distante, Pietro taglia l’orecchio di Malco con la spada. Nel riquadro sottostante, in pessime condizioni, si può indovinare una figura che protendendo l’indice ordina a Cristo di portare la croce. Il riquadro successivo occupa in altezza l’intera parete e raffigura la flagellazione del Cristo alla colonna. Segue la raffigurazione del buon ladrone Disma, come conferma l’iscrizione, le braccia legate dietro le traverse della croce a tau, secondo un modulo iconografico comune alle scuole orientale e occidentale, derivato dalla Siria. Sulla parete di fondo della navata centrale domina, in tutta la sua ampiezza, la Crocifissione. Soldati armati si dispongono a destra di Gesù in croce mentre sulla sinistra assistono alla scena san Giovanni, Maria e un’altra figura femminile con aureola. In basso si notano appena due angeli, altri due angeli si affacciano sotto i bracci della croce, tutti intenti a raccogliere il sangue di Cristo. Sulla parete di destra, vi è per primo il cattivo ladrone Gestas, come riporta l’iscrizione, così che i ladroni sembrano affiancare la scena della Crocifissione. Gli affreschi successivi sono i più danneggiati e dunque irriconoscibili. Dalle iscrizioni ancora leggibili si può ipotizzare si tratti di una Deposizione e di una scena con le tre Marie al sepolcro.

 

Testo tratto da:
https://www.regione.basilicata.it/giunta/site/giunta/detail.jsp?sec=100133&otype=1023&id=3005329
http://www.comuneoppidolucano.gov.it/il-territorio/lhabitat-rupestre/223-chiesa-rupestre-di-s-antuono.html
https://aemecca.blogspot.com/2015/10/s-antuono-oppido-lucano.html

Localizzazione: OPPIDO LUCANO (PZ). Chiesa rupestre di Sant'Antuono
Autore: ignoto
Periodo artistico: prima metà XIV secolo
Rilevatore: AC

OPPIDO LUCANO (PZ). Chiesa Madre dei Santi Pietro e Paolo, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, tela (280 x 200 cm), di Andrea Giannico del 1747

Nella sua primitiva costruzione, l’edificio religioso risale probabilmente al XII secolo. La Chiesa è larga circa dieci metri e lunga trentanove metri. Presenta forma semicircolare con un campanile. Nel 1659 fu consacrata dedicandola ai SS. Pietro e Paolo. È stata rimaneggiata e ampliata nel XVI secolo. In quello successivo è stato costruito il “cappellone”, per interessamento dell’arciprete Beato Pietro Caronna, che ivi è sepolto, che è di elegante fattura barocca e conserva una tela di Francesco De Mura e altre due di scuola napoletana.

Sull’altare del “cappellone” è custodita la tela raffigurante l’Ultima Cena (280 x 200 cm), realizzata nel 1747 dal pittore Andrea Giannico, originario di Laterza (dove pure lasciò un’altra Ultima Cena), su commissione della confraternita del SS. Sacramento di Oppido.
Giannico mutuò il dipinto da analogo soggetto realizzato da Francesco De Mura, attualmente conservato presso il Pio Monte della Misericordia a Napoli. Il De Mura si servì dello stesso bozzetto nella realizzazione dell’Ultima Cena per la chiesa dell’Annunziata di Capua nel 1750 e per una tela custodita nella cattedrale di Monopoli nel 1755.
La tela di Oppido, che ripropone quelle del De Mura, nonostante la minore qualità rispetto al bozzetto del maestro, rivela ugualmente un buon impianto iconografico con ricca impostazione scenica. Dopo il restauro, realizzato dalla Soprintendenza della Basilicata, sono affiorati elementi cromatici di indiscussa bellezza nei colori pastosi e monocromatici.
La mensa è imbandita con l’agnello, il pane e il vino. In alto, c’è un turbinio di angeli evanescenti e svolazzanti intorno a una lumiera con sette fiammelle, presente in tutti gli esemplari di Ultima Cena realizzati dal De Mura e dai suoi allievi.

Immagine tratta da:
https://www.parrocchiaoppidolucano.it/cms/web/index.php?option=com_k2&view=item&id=37:la-tela-dell-ultima-cena-nel-cappellone&Itemid=141

Localizzazione: OPPIDO LUCANO (PZ). Chiesa Madre dei Santi Pietro e Paolo
Autore: Andrea Giannico
Periodo artistico: 1747
Rilevatore: AC

USA – NEW HAVEN, Connecticut. The Yale University Art Gallery, Ultima Cena XIV secolo

ULTIMA CENA, tempera su tavola (29,5 x 14 cm), attribuita a Nicolò di Tommaso

L’opera faceva parte, secondo la fototeca Zeri, di una tavola con l’Ultima Cena sovrastata da un Crocefissione di Bicci di Lorenzo. Le due opere furono connesse arbitrariamente; infatti ora il sito del Museo le classifica separatamente e attribuisce l’Ultima Cena a Niccolò di Tommaso, attivo e Firenze (circa 1343 – 1405) e la data al 1365 circa (mentre la Crocifissione è attribuita a Bicci di Lorenzo e datata al 1440 circa).

Numero inventario dell’Ultima Cena 1937.200a. La localizzazione precedente era nella Collezione Hunt, New York (NY) e fu donata da Richard Carley Hunt alla Yale University nel 1908 insieme alla Crocifissione. Non è esposta.

Nel dipinto, il Cristo è all’estremità sinistra del tavolo, iconografia trecentesca.

 

Immagini e ink:
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/11851/Bicci%20di%20Lorenzo%2C%20Crocifissione%20di%20Cristo%20e%20santi%2C%20Ultima%20Cena

https://artgallery.yale.edu/collections/objects/35496

https://artgallery.yale.edu/collections/objects/35495

Localizzazione: NEW HAVEN -Connecticut (USA). The Yale University Art Gallery
Autore: attribuita a Nicolò di Tommaso
Periodo artistico: secolo XIV - 1365 circa
Rilevatore: AC

NATURNO/NATURNS (BZ). Chiesa di San Procolo, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, affresco, XV secolo

La Chiesa di San Procolo (St. Prokulus Kirchlein) a Naturno, 12 km da Merano, è una delle chiese più antiche del primo cristianesimo in Alto Adige. L’edificio sacro venne originariamente eretto tra il 630 e 650 d. C. al posto di una vecchia casa, e dedicata a San Procolo di Verona, un vescovo che sopravisse alle persecuzioni di Diocleziano. La chiesa venne ricostruita ed ampliata diverse volte.
All’interno della Chiesa si trovano affreschi del periodo precarolingio, che si presume risalgano al 720-770, e che rappresentano probabilmente il più antico ciclo di affreschi di tutta l’area linguistica tedesca. Vennero portati alla luce nel 1923-24, durante lavori di restauro. L’affresco più famoso rappresenta un uomo che sembra su un’altalena, in realtà raffigura san Procolo mentre viene calato dalle mura di Verona, da dove fu costretto a fuggire. I dipinti sono di due mani diverse.
Vi sono anche affreschi gotici di fine XIV e XV secolo, sia all’esterno della parete meridionale, con episodi della Genesi, sia all’interno, dipinti dopo che nel Trecento la chiesa fu rialzata. Il coro fu ridipinto e rimane una sbiadita Crocifissione. Del pieno Quattrocento, sulla parete nord, è invece rimasta l’Adorazione dei Magi.

La parte superiore della parete sud è occupata da una bella ULTIMA CENA quattrocentesca.

A pochi passi dalla chiesa si trova inoltre il Museo di Procolo, il quale è stato inaugurato nel 2006. Il percorso, completamente sotterraneo, racconta ben 1.500 anni di storia di questo territorio. Quattro stazioni presentano in modo suggestivo le epoche del tardo antico, del primo medioevo, del gotico e del periodo della peste. Anche alcuni affreschi gotici della chiesetta vicina, che sono stati strappati per mettere in luce quelli sottostanti precarolingi, sono lì conservati e ben presentati.

Link
https://www.suedtirolerland.it/it/cultura-e-territorio/attrazioni/chiesa-e-museo-di-san-procolo/
https://www.youtube.com/watch?v=i02u2B3XrBM&ab_channel=gabriella
http://www.aeit-taa.org/AEIT-TAA-2015-03-18-Conferenza-a-Trento-su-Ultima-Cena-Gesu/1/lg/Ultima-Cena-46-B-Naturno-BZ-S-Procolo-ca-1400.htm

Localizzazione: NATURNO/NATURNS (BZ). Chiesa di San Procolo
Autore: ignoto
Periodo artistico: XV secolo
Rilevatore: AC

MONTORIO AL VOMANO (TE). Chiesa di San Rocco, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, olio su tela di ignoto, 1607

La fondazione della chiesa avvenne nel 1527, per iniziativa di Vittoria Camponeschi, consorte di Giovanni Antonio Carafa della Stadera conte di Montorio, che volle creare un luogo di culto dedicato a san Rocco, protettore dalla peste. Nel 1549 il piccolo edificio fu ampliato. La facciata è formata da due corpi distinti che segnano le due diverse fasi di costruzione della chiesa (1527 e 1549). Negli anni successivi, sino alla prima metà del XX secolo, la chiesa fu oggetto di numerose modifiche: 1560 l’aggiunta del campanile a vela, 1637 la costruzione di una seconda navata con relativo ampliamento dello spazio interno, tra il 1933 ed il 1938 la ristrutturazione che ha determinato il nuovo assetto interno dell’intero bene ecclesiastico. Nel 1955 vi è stata l’elevazione di una nuova torre campanaria posta accanto alla sagrestia. Nel 1599 la chiesa divenne collegiata e parrocchia.

L’altare maggiore, dedicato al Corpo di Cristo, è sormontato dalla tela dell’Ultima Cena, dipinta nel 1605-1607 da un ignoto. Dapprima collocato nella navata laterale sinistra, dopo il 1641 è stato usato come altare maggiore e ricollocato dopo i lavori degli anni Trenta del Novecento. La tela è stata restaurata nel 2009.
L’iconografia deriva dall’affresco dell’Ultima Cena del pittore romano Livio Agresti, eseguito nel 1569-1571, nell’Oratorio del Gonfalone a Roma.

Immagine da:
https://www.tmland.it/

Localizzazione: MONTORIO AL VOMANO (TE). Chiesa di San Rocco
Autore: ignoto
Periodo artistico: 1607

MONTICELLI d’ONGINA (PC). Castello o Rocca Pallavicino, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, affresco nella cappella, di Bonifacio (1420 – 1480) e Benedetto (1423 circa – 1489) Bembo, XV secolo (prima del 1489).

La prima menzione del castello di Monticelli d’Ongina risale al 1298 quando il comune di Cremona fortificò il borgo. La costruzione della rocca, come è oggi, si deve a Rolando Pallavicino, che aveva ottenuto la signoria di Monticelli all’inizio del XV secolo.
All’interno della rocca si trova la cappella, affrescata nel XV secolo da Bonifacio e Benedetto Bembo, celebri pittori bresciani, voluta da Carlo Pallavicino, figlio di Rolando, una volta nominato vescovo di Lodi, nel 1456. Gli affreschi, realizzati in “terra verde” raffigurano angeli, profeti e personaggi dell’epoca, episodi della vita di san Bassiano da Lodi, di san Giorgio che uccide il drago, la Madonna con i santi Bernardino da Siena e Bernardo da Chiaravalle, il Calvario, l’Annunciazione, la Deposizione dalla croce, i quattro Evangelisti, un ritratto del vescovo Carlo Pallavicino (morto nel 1497 in odore di santità) e un’ULTIMA CENA dipinta pochi anni prima di quella di Leonardo che, secondo Vittorio Sgarbi, avrebbe tratto da essa ispirazione.

La tecnica della pittura murale a monocromo in terra verde, prevedeva la realizzazione di un’omogenea stesura pittorica di tale colore che veniva sfruttata come colore medio e che dava tutta la scena l’intonazione verde. Su questo fondo veniva di solito tracciato il disegno eseguito a pennello e il chiaroscuro era creato con poche sfumature di verde, nero e bianco. Pochi altri colori, soprattutto ocre gialle e rosse, erano raramente utilizzati per piccoli dettagli e particolari decorativi come le bordature dei panneggi delle figure. Tale tecnica consentiva di affrescare a basso costo e velocemente superfici murali molto vaste.

 

Notizie e immagine da:
http://www.emiliamisteriosa.it/2018/07/monticelli-dongina-lultima-cena-del.html

Localizzazione: MONTICELLI d'ONGINA (PC). Castello o Rocca Pallavicino
Autore: Bonifacio e Benedetto Bembo
Periodo artistico: secolo XV

MONOPOLI (BA). Cattedrale di Maria Santissima della Madia, con Ultima Cena di F. De Mura, 1755

ULTIMA CENA, olio su tela di Francesco De Mura (1696 – 1782) eseguito nel 1755

La prima chiesa, costruita sui resti di un antico tempio pagano, fu dedicata al martire San Mercurio, ma venne abbattuta nel 1107 per le nuove esigenze della popolazione. Il Vescovo Romualdo iniziò allora la costruzione di una chiesa più grande, che venne completata dieci anni più tardi grazie – secondo la tradizione – ad un intervento miracoloso della Madonna, a cui venne dedicato il nuovo tempio sotto il titolo di Maria Santissima della Madia, lasciando tuttavia la titolarità della parrocchia a San Mercurio. Nel 1742, i canonici del capitolo presero la decisione di costruire una nuova Cattedrale a causa dello stato rovinoso dell’edificio precedente.

Il dipinto dell’ULTIMA CENA fa parte di un trittico commissionata dall’arciconfraternita della Cappella del SS. Sacramento per quella cappella. La tela è stata restaurata nel 2001.
In una delibera del 25 agosto 1754 (conservata presso l’Archivio Unico Diocesano di Monopoli) la Confraternita committente impose all’artista, uno dei maggiori pittori napoletani dell’epoca, di eseguire l’opera “sul modello di un altro simile dipinto dello stesso pittore per la chiesa di cattedrale (oggi nell’Annunziata) di Capua”, eseguito nel 1705 dove la scena era però in verticale, mentre a Monopoli fu resa in orizzontale. Vedi scheda https://www.ultimacena.afom.it/capua-ce-chiesa-dellannunziata-con-ultima-cena/

Immagini da Wikimedia Commons

Localizzazione: MONOPOLI (BA). Cattedrale di Maria Santissima della Madia
Autore: Francesco De Mura (1696 – 1782)
Periodo artistico: 1755
Rilevatore: AC

MODIGLIANA (FC). Sede Territoriale dell’Azienda Usl di Forlì – Modigliana (ex Ospedale Poveri di Cristo), rilievo con Ultima Cena

ULTIMA CENA, rilievo su maiolica (12 x 20,5 cm), sportello del tabernacolo, realizzato dall’artista Angelo Biancini (1911 – 1988) nel 1967.

Al centro è la figura di Cristo attorniata dai volti dei 12 apostoli che si inalveano a formare quasi una sorta di mandorla.

Immagine e notizie da:
https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=59407

Localizzazione: MODIGLIANA (FC). Sede Territoriale dell'Azienda Usl di Forlì - Modigliana (ex Ospedale Poveri di Cristo) - Piazza G. Oberdan
Autore: Angelo Biancini (1911 – 1988)
Periodo artistico: 1967
Rilevatore: AC

MIRANDOLA (MO). Museo Civico, tela con Ultima Cena

ULTIMA CENA, olio su tela (310 x 140 cm), autore ignoto di ambiente veneto, sec. XVII (1605 – 1615)

La scena si svolge in un interno in cui la poca luce entra da finestre rotonde sul fondo. Le tonalità sono scure, i toni brumosi con forti ombre.
Le grandi dimensioni del dipinto e il soggetto potrebbero collocarlo in un refettorio conventuale come quello di San Francesco. I caratteri stilistici, imperniati in una colorazione a forti trapassi chiaroscurali e brumosi con improvvisi sprazzi di luce permettono l’attribuzione del dipinto ad ambiente veneto, verso la maniera di Sante Peranda (1566 – 1638), anche per l’evidente fare manieristico.

Immagine e notizie da:
https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=141886

Localizzazione: MIRANDOLA (MO). Museo Civico - Piazza G. Marconi, 23 (c/o Castello dei Pico)
Autore: ignoto di ambiente veneto
Periodo artistico: secolo XVII (1605 – 1615)
Rilevatore: AC

FIRENZE. Palazzo Pitti, Galleria Palatina, Ultima Cena di Leandro Bassano

Ultima cena, olio su tela, (92 × 135 cm),di Leandro Bassano databile nel periodo 1580 – 1599

Leandro da Ponte detto Bassano, (1557 – 1622), terzogenito di Jacopo Bassano.

La tela è temporaneamente trasportata agli Uffici in mostra con altre opere.

Questa ULTIMA CENA ha un’impostazione differente da quella conservata a Bergamo, vedi scheda.

 

Immagine da
http://www.abcfirenze.com/musei/MuseiFoto.asp?N=309&Inizio=42&numRigheUtente=2

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900295754

Localizzazione: Firenze. Palazzo Pitti, Galleria Palatina
Autore: Leandro Da Ponte detto Bassano
Periodo artistico: 1580 - 1599
Rilevatore: AC

MAGLIE (LE). Duomo della Presentazione del Signore, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, olio su tela, di Francesco Palumbo, 1770-1771

L’edificio sorge sul luogo di due precedenti chiese, rispettivamente del XIV e XVI secolo. Nonostante la mancanza di fonti è possibile comunque fissarne la costruzione alla fine del XVIII secolo. La chiesa conserva molti pregevoli dipinti settecenteschi.

Nel braccio destro del transetto vi è la cappella del Sacramento, rivestita di marmi policromi, opera del marmoraro napoletano Domenico d’Aloia. La pala d’altare di questa cappella è una Ultima Cena che Francesco Palumbo mutuò da analogo soggetto dipinto dal suo maestro Francesco De Mura.
Paradigma della tela magliese, infatti, è il bozzetto dell’Ultima Cena realizzata dal De Mura, conservato presso la Quadreria del Pio Monte della Misericordia di Napoli (cat. 124), donato a quell’istituzione proprio con il lascito testamentario in cui è menzionato il Palumbo. Dal medesimo bozzetto lo stesso De Mura avrebbe tratto la versione per la chiesa dell’Annunziata di Capua (1750) e quella per la cattedrale di Monopoli (1755).
La tela di Maglie, che corrisponde a tale modello, fu dipinta dal Palumbo tra il 1770 e il 1771.

Immagine da
https://it.paperblog.com/l-ultima-cena-nella-collegiata-di-maglie-853255/

Localizzazione: MAGLIE (LE). Duomo della Presentazione del Signore
Autore: Francesco Palumbo
Periodo artistico: 1770-1771

MELDOLA (FC). ex Ospedale Civile, altare con Ultima Cena

Ultima Cena, rilievo di altare in bronzo, opera dell’artista di Mendola Augusto Neri (1929 – 2021) realizzata nel 1973.

 

Immagine e notizie da:
https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=125147
https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/data/ex_radice/DSC_4765.jpg

Localizzazione: MELDOLA (FC). ex Ospedale Civile ora Istituto Tumori della Romagna (IRST)
Autore: Augusto Neri
Periodo artistico: 1973
Rilevatore: AC

SPAGNA – MADRID. Museo del Prado, Ultima Cena di J. de Juanes

ULTIMA CENA, olio su tavola (116 x 191 cm), di Juan de Juanes (1503 -1579), eseguita nel 1555-1562.

Conservata nella sala 51 del Museo del Prado.
Fu dipinta come pala d’altare per la Chiesa di San Esteban a Valencia. Influenzata dall’opera di Leonardo.
La coppa sulla tavola è il “Santo Calice” della Cattedrale di Valencia , vedi nota della scheda https://www.ultimacena.afom.it/spagna-valencia-museo-delle-belle-arti-ultima-cena-di-j-ribalta-1620/

Juan Vicente de Juanes – noto come Juan de Juanes o Juan Macip (1503 -1579), (figlio del pittore Vicente Juan Macip/Masip noto anche Vicente de Juanes/Vicente Macip, 1475 -1550) fu uno dei maggiori pittori del Rinascimento spagnolo.

 

Immagine da wikimedia Commons.

Localizzazione: MADRID (E). Museo del Prado
Autore: Juan de Juanes
Periodo artistico: 1555-1562
Rilevatore: AC

SPAGNA – MADRID. Museo del Prado, Ultima Cena di A. Carracci

ULTIMA CENA, olio su tela (172 x 237 cm) di Agostino Carracci (1557 – 1602) eseguita nel 1593-1594

Conservata al Museo del Prado

Link
https://www.museodelprado.es/coleccion/artista/carracci-agostino/78e06074-3a98-4a5f-ac89-250f996e12ea

Localizzazione: SPAGNA - MADRID. Museo del Prado
Autore: Agostino Carracci (1557 – 1602)
Periodo artistico: 1593-1594
Rilevatore: AC

SPAGNA – MADRID. Museo del Prado, Ultima Cena di L. Tristan

ULTIMA CENA, olio su tela (107 x 164 cm) di Luis Tristàn, 1620

Luis Tristán de Escamilla, o Luis de Escamilla o Luis Rodríguez Tristán (Toledo, 1586 – Toledo, 1624), è stato un pittore esponente del Manierismo spagnolo.

Immagine da:
https://www.museodelprado.es/coleccion/obra-de-arte/la-ultima-cena/a909175f-0a60-4142-94d8-408401f876e9

Localizzazione: SPAGNA - MADRID. Museo del Prado
Autore: Luis Tristàn
Periodo artistico: 1620
Rilevatore: AC

LEQUILE (LE). Convento di San Francesco, con Ultima Cena

ULTIMA CENA affresco refettorio del convento, secolo XVII

Si tratta di un tipico convento della riforma francescana, costruito tra il 1613 e il 1619 da maestranze locali.

In un lunettone di uno dei lati corti del refettorio, un affresco con un’ULTIMA CENA, simile a quella del refettorio del convento di Veglie, ma in un migliore stato di conservazione e con un’iconografia più ricca di particolari e figure, come gli angeli in alto e i servitori in basso e alle estremità del dipinto.

Immagine da
https://www.buonviaggioitalia.it/c17-spirituali/salento-tour-sulle-tracce-dei-francescani-nel-leccese

Localizzazione: LEQUILE (LE). Convento di San Francesco
Autore: ignoto
Periodo artistico: secolo XVII
Rilevatore: AC

GORNO (BG). Chiesa di San Giovanni Battista, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, affresco di Giovanni/Johannes da Volpino (“Maestro di Sommacampagna”), 1360 circa

La datazione della chiesa originaria è incerta, ma la costruzione dell’edificio attuale avvenne prima del 1478, quando fu edificata la prima chiesa parrocchiale dedicata a San Martino di Tours in contrada Villassio; quindi la chiesa di San Giovanni fu la parrocchiale del paese sino al XV secolo. Il primo documento ufficiale che parla dell’edificio, datato 23 gennaio 1510, è un lascito testamentario.
La chiesa è abbastanza piccola, caratterizzata esternamente da un portico affrescato costituito da tre arcate frontali e due laterali, sorrette da colonne in pietra. Internamente la struttura si presenta a navata unica con il presbiterio separato da un’inferriata ed illuminato da due piccole finestre, mentre a destra vi è l’ingresso che porta alla sagrestia.
La parete sinistra della navata risulta spoglia, mentre nella parete di destra vi sono gli affreschi del XIV o XV secolo, riemersi durante l’ultimo restauro dell’edificio, eseguito nel 1988, che rappresentano due Sante e un’Ultima Cena divisi da una nicchia, creata probabilmente nel XVII secolo e affrescata con effetti marmorei. A sinistra della nicchia le due Sante raffigurate frontalmente a figura intera sono Maria Maddalena e Caterina D’Alessandria.
A destra della nicchia, è invece rappresentata un’ULTIMA CENA realizzata dal “Maestro di Sommacampagna”, l’artista Giovanni /Jhoannes da Volpino (? – 1384/1389), ed eseguita nel sesto decennio del XIV secolo.
Purtroppo l’opera è giunta a noi in modo fortemente lacunoso: sono oggi presenti solo quattro Apostoli. Evidente è lo stile arcaico del pittore, caratterizzato dai bordi rossastri fortemente marcati, dalla bidimensionalità della scena e dalle figure con capelli ondulati e occhi allungati.
L’affresco dell’Ultima Cena è stato ridipinto, infatti nella fascia bassa della scena si notano due file di piedi, di cui quella a sinistra, di maggiori dimensioni e di minor qualità artistica, probabilmente è coeva agli affreschi delle due Sante.

Di Giovanni da Volpino, frescante di origine lombarda, si sa pochissimo. Il suo nome è scaturito da un antico documento come pittore della seconda metà del Trecento, e nel corso di pochi anni la sua figura è emersa come il possibile nome a cui attribuire un gran numero di affreschi, databili tra il sesto e il nono decennio del Trecento, localizzati su un’area geografica molto vasta che, partendo dal suo presunto luogo natale, nella bassa Valle Camonica, a Costa Volpino, abbraccia l’alto Sebino, la media e l’alta Vallecamonica, la Valle di Peio, la Val di Non, la campagna a sud di Bolzano (Caldaro), l’alta Valsugana (Levico), diversi paesi del veronese (Sommacampagna, Arcè, Bussolengo, Cassano), il lago di Garda (Montichiari e Sirmione). Decine di località con quasi cento affreschi attribuibili ad una sola “mano”, o “bottega”. L’opera di questo artista tocca una parte non insignificante della cultura pittorica del Trecento; le sue modalità artistiche sono caratterizzate da un’indiscutibile vigorìa espressiva che lo rende riconoscibile in un’area insospettabilmente vasta del nord Italia.

Si conoscono alcune Ultime Cene di Johannes: Cles-Pez vedi scheda Cles -Pez; Caldaro vedi scheda CaldaroCosta Volpino fraz. Branico  vedi scheda Costa Volpino-Branico; Cles – Maiano vedi scheda Cles -MaianoSanzeno, frazione Banco (TN); e questa di Gorno.

In queste Cene, al centro della scena si trova Cristo con alla sua sinistra Giovanni, mentre sta per porgere un pezzo di pane a Giuda seduto solitario dalla parte anteriore della tavola. Il gesto è quello descritto nel Vangelo di Giovanni (21, 27). Le cene sono caratterizzate dallo stile ancora duecentesco, dalla mancanza di sfumature, i contorni marcati, prevalenza di colori terrosi rosso-marrone Si nota che il pittore ignorava la prospettiva; infatti Gesù e gli Apostoli sono dipinti con visione frontale, mentre la tavola come se venisse ripresa contemporaneamente dall’alto e di fronte. La tavola imbandita riporta gli strumenti in uso nel ‘300: piatti collettivi con pesci, coltelli, brocche di vino, coppe, frutta (fichi).

Bibliografia:
Giancarlo Maculotti; Alberto Zaina (a cura di), Johannes de Volpino. Un caso nel Trecento pittorico nel solco dell’Oglio e dell’Adige, Varum Editore, Sarezzo (Bs) – 2012
Maculotti G., Johannes de Volpino, pittore transumante del ‘300, in: “Revista Santuários, Cultura, Arte, Romarias, Peregrinações, Paisagens e Pessoas”, 2013
Piccoli F.; Zanotti N., Il maestro di Sommacampagna – Vicende di una bottega itinerante tra Trentino, Lombardia e Veneto nel secondo Trecento, Nitida Immagine, Cles TN 2012

Immagine da Wikimedia Commons

Localizzazione: GORNO (BG). Chiesa di San Giovanni Battista
Autore: “Maestro di Sommacampagna”
Periodo artistico: 1360 circa
Rilevatore: AC

FOSSA (AQ). Chiesa di Santa Maria ad Cryptas, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, affresco, opera di Gentile da Rocca, seconda metà del Duecento

Presumibilmente la chiesa è stata costruita inizialmente in stile romano-bizantino nel IX o X secolo d.C. con una cripta dalla quale ne derivò il nome. Sul precedente tempio quattro secoli dopo venne costruito un edificio in stile gotico-cistercense da parte di maestranze benedettine
L’interno della chiesa ha una sola navata su tre campate. Un arco separa la navata dal presbiterio, di forma quadrata. Rialzata su tre gradini, la zona absidale è coperta da una volta a crociera con quattro costoloni poggiati su altrettante colonnine. Di fronte al presbiterio si trova la scala che porta alla cripta, presumibilmente derivata da un ipogeo dedicato alla dea Vesta.
La chiesa è stata gravemente danneggiata dal terremoto del 2009 e riaperta al culto solo nel 2019, dopo un lungo restauro.

La chiesa conserva due distinti cicli d’affreschi che ne ricoprono interamente l’interno. Il primo ciclo, opera del XIII secolo di artisti bizantino-cassinesi, si trova nell’abside, nella parete meridionale, nell’arco trionfale e nella parete di contro-facciata. Il secondo ciclo è opera di pittori di scuola toscana di gusto protogiottesco che riaffrescarono la parete settentrionale riedificata in seguito al terremoto del 1313.
Il ciclo bizantino-cassinese, datato tra il 1264 e il 1283 circa, è opera di Gentile da Rocca e raffigura episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento, inizia dalla parete destra dell’arco trionfale e quindi per proseguire sulla parte meridionale, ove sono presenti splendide scene tratte dalla Genesi. I nomi dei committenti dell’opera si trovano nella parte inferiore dell’abside: Guglielmo Morelli di Sant’Eusanio (la cui esistenza è stata accertata in un documento del 1259), sua moglie, un abate Guido e tre giovani donne.

Nell’abside sono rappresentate, come era usanza presso la cultura bizantina, le scene della Passione del Cristo. Sulla parete di sinistra una magnifica Ultima Cena con il Cristo all’estremità sinistra della tavola rettangolare.

Link.
https://www.abruzzoturismo.it/it/chiesa-santa-maria-ad-cryptas-fossa-aq

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Localizzazione: FOSSA (AQ). Chiesa di Santa Maria ad Cryptas
Autore: Gentile da Rocca
Periodo artistico: seconda metà del XIII secolo
Rilevatore: AC

FORLI’ (FC). Musei di San Domenico – Pinacoteca Civica, Trittico con Ultima Cena

TRITTICO CON ULTIMA CENA, tempera su tavola, (58.5 x 38.5 cm), opera di un ignoto pittore veneto-romagnolo del sec. XIV, 1320 – 1330

I Musei di San Domenico devono il nome a un convento domenicano risalente al XIII secolo. Il complesso museale è formato da più edifici; il Trittico è esposto nella sala 1 della Pinacoteca civica.

Il trittico raffigura nella tavola centrale, in alto la Cena degli Apostoli o Ultima Cena; in basso, la Madonna col Bambino e i santi Pietro e Francesco. Sugli sportelli rispettivamente: a destra in alto san Francesco che riceve le stimmate, in basso due Santi in piedi; a sinistra in alto Deposizione, in basso Cristo al Limbo.
Il tavolo è rettangolare e Cristo è seduto all’estremità sinistra.

Immagini e informazioni da:
https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=58160
http://www.cultura.comune.forli.fc.it/servizi/menu/dinamica.aspx?idArea=17262&idCat=17266&ID=17400

Localizzazione: FORLI' (FC). Musei di San Domenico – Pinacoteca Civica . Piazza Guido da Montefeltro, 12
Autore: ignoto pittore veneto-romagnolo del sec. XIV
Periodo artistico: 1320 – 1330
Rilevatore: AC

FIRENZE. Basilica di Santo Spirito – Refettorio Nuovo con Ultima Cena

ULTIMA CENA, affresco di Bernardino Poccetti, 1597

La Basilica di Santo Spirito fu costruita sui resti del duecentesco convento agostiniano distrutto da un incendio nel 1371. Dal 1397 il Comune aveva stanziato una somma annua per la costruzione di una nuova basilica, da terminare entro cinque anni. Fu solo però dal 1428, che si istituì un provveditore per i nuovi lavori che, intorno al 1434, vennero affidati a Filippo Brunelleschi. Dopo la sua scomparsa avvenuta nel 1446, il cantiere passò nel 1452 nelle mani di tre seguaci del maestro che ne mutarono le diposizioni originali. Consacrata nel 1481, la basilica poteva dirsi conclusa nel 1487.

Tra i due chiostri, sul lato est del Chiostro dei Morti, si trova il Refettorio Nuovo (in piantina “D”), della fine del Cinquecento, che fu affrescato dal pittore fiorentino Bernardino Poccetti/Pocetti, psudonimo di Bernardo Barbatelli (1548 – 1616).

Il Refettorio Nuovo, che venne diviso in due ambienti nel XIX secolo, fu affrescato dal Poccetti nel 1597 nella parete di fondo con le “Tre Cene” cioè Cena in Emmaus, Nozze di Cana e Ultima Cena, e nelle lunette con il Battesimo di san Dionigi l’Aeropagita e il Battesimo di sant’Agostino.
Il Refettorio Nuovo è preceduto da un Antirefettorio con affreschi nelle lunette e un sant’Agostino sulla volta, eseguiti dal Poccetti nel 1606.

 

 

 

Piantina tratta da: – Firenze e Provincia – Guida d’Italia, TCI e Mondadori, Milano 2007, p. 454

 

Immagine dettaglio Cena da Wikimedia Commons

Localizzazione: FIRENZE. Basilica di Santo Spirito – Refettorio Nuovo
Autore: Bernardino Poccetti
Periodo artistico: 1597
Rilevatore: AC

FIRENZE. Chiesa dei Santi Simone e Giuda, con Ultima Cena

ULTIMA CENA affresco a monocromo, ignoto pittore della prima metà del XV secolo

La chiesa fu edificata intorno al 1192 come piccolo oratorio dei Vallombrosani di Badia; fu ingrandita nel 1209. Ricostruita nel 1243, nel 1247 divenne parrocchia. Danneggiata nell’alluvione del 1537, venne rinnovata solo nel 1630, su progetto di Gherardo Silvani, grazie soprattutto a Bartolomeo Galilei, cavaliere di Malta. La chiesa è oggi officiata con il rito ucraino cattolico di osservanza romana.

Conserva un’ULTIMA CENA dipinta da un ignoto artista nella prima metà del Quattrocento con la tecnica a monocromo.
Purtroppo l’affresco manca di tutta la parte destra e ha una lacuna centrale.
L’iconografia è ancora tardogotica e gli Apostoli sono allineati su un lato del tavolo e Giuda, di cui è rimasto solo un frammento del volto, è isolato dall’altro lato.

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Localizzazione: FIRENZE. Chiesa dei Santi Simone e Giuda
Autore: ignoto
Periodo artistico: prima metà del XV secolo
Rilevatore: AC

FIRENZE. ex Oratorio di San Pierino, con Ultima Cena

Ultima Cena, affresco nel vestibolo, di Bernardino Poccetti, 1588-1590

L’ex oratorio fu l’antica sede della Confraternita di San Pietro Maggiore, o del Sacramento, fondata nel ‘500. Nel 1738 divenne parrocchia. All’interno fu decorata tra il 1585 e il 1590 da maestri del tardo Cinquecento, fra i quali Andrea Boscoli, Giovan Battista Naldini, Bernardino Poccetti, con scene dei “Martiri degli Apostoli” nel chiostro; della “Vita della Vergine” nell’oratorio; della “Passione di Cristo” nel vestibolo.
Gli affreschi vennero danneggiati durante l’alluvione di Firenze del 1966; staccati e restaurati, furono ricollocati nel 1989.
Adesso l’edificio è sede della Società Dante Alighieri.

Il vestibolo fu affrescato dal pittore fiorentino Bernardino Poccetti/Pocetti, psudonimo di Bernardo Barbatelli (1548 – 1616), negli anni 1588-1590, con scene della “Passione di Cristo” che iniziano con l’ULTIMA CENA. Questi affreschi, più che quelli del chiostro, sembrano maggiormente legati ai dettami della Controriforma e, per favorire l’immedesimazione degli spettatori, includono numerosi personaggi in abiti dell’epoca della realizzazione delle pitture.

Immagine da
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:01_Bernardino_Poccetti,_Ultima_Cena_01.JPG?uselang=it

Localizzazione: FIRENZE. ex Oratorio di San Pierino
Autore: Bernardino Poccetti,
Periodo artistico: 1588-1590
Rilevatore: AC

FIRENZE. ex Spedale di San Matteo – Accademia di Belle Arti, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, pittura murale in terra verde, di Stefano di Antonio Vanni, eseguita nel 1465-66

L’antico ospedale/spedale di San Matteo fu costruito fra il 1388 e il 1410 per volere del banchiere Lemmo Balducci, e si trovava nell’ex-convento delle monache di San Niccolò, spostatesi nel 1385 nell’attiguo monastero di San Niccolò in Cafaggio.
Nel 1784 l’ospedale fu soppresso assieme a molte altre strutture di media e piccola dimensione in tutta Firenze. I suoi beni furono incamerati dall’arcispedale di Santa Maria Nuova. Pietro Leopoldo destinò la fabbrica ad ospitare l’Accademia di Belle Arti, antica istituzione erede dell’Accademia delle Arti del Disegno nata nel 1563 sotto la protezione di Cosimo I de’ Medici e la sovrintendenza di Giorgio Vasari. L’Accademia fu oggetto di spoliazioni napoleoniche che si protrassero, dal 1798 al 1815, a seguito dell’occupazione francese in tutto il Granducato di Toscana.
Oggi continua ad essere sede dell’Accademia di Belle Arti che si è allineata con il percorso di studi universitario.

Nell’aula detta “del Cenacolo” si conserva un’Ultima Cena affrescata  nel 1465-66 dal pittore Stefano di Antonio Vanni, (1405 circa – 1483), che fu uno degli ultimi continuatori, a Quattrocento inoltrato, dello stile tardogotico, specializzandosi nella realizzazione di pitture in “terra verde”.
Purtroppo l’opera è stata mutilata dall’apertura di una porta; la prospettiva del tavolo risulta più sicura rispetto all’analoga opera eseguita da Stefano, oltre vent’anni prima, per la Pieve di Cercina a Sesto Fiorentino.

La tecnica della pittura murale a monocromo in terra verde, prevedeva la realizzazione di un’omogenea stesura pittorica di tale colore che veniva sfruttata come colore medio e che dava tutta la scena l’intonazione verde. Su questo fondo veniva di solito tracciato il disegno eseguito a pennello e il chiaroscuro era creato con poche sfumature di verde, nero e bianco. Pochi altri colori, soprattutto ocre gialle e rosse, erano raramente utilizzati per piccoli dettagli e particolari decorativi come le bordature dei panneggi delle figure.
Tale tecnica consentiva di realizzare a basso costo superfici murali molto vaste e soprattutto era impiegato per quei luoghi considerati di minore importanza e di passaggio, oltre che per sottolineare aspetti pauperistici. La velocità con cui si potevano eseguire le decorazioni utilizzando questa tecnica e la grande economicità, ne favorirono l’uso soprattutto negli ambienti monastici e per le raffigurazione dell’Ultima Cena o Cenacolo; di quel periodo ci sono pervenuti pochi esempi, uno di questi si conserva appunto nell’ex Spedale.

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Localizzazione: FIRENZE. ex Spedale di San Matteo - Accademia di Belle Arti
Autore: Stefano di Antonio Vanni
Periodo artistico: 1465 - 1466
Rilevatore: AC

FIRENZE. Chiesa di S. Maria del Carmine, con Ultima Cena di A. Allori, 1582

 

Affresco con ULTIMA CENA, sito nel Refettorio piccolo o Sala Allori o sala del Cenacolo, sulla parete sinistra, opera di Alessandro Allori del 1582.

Alessandro Allori (1535 – 1607), all’epoca a Firenze, eseguì due versioni dello stesso cenacolo, entrambe datate 1582: un dipinto a olio che fu inviato l’anno dopo a Bergamo vedi scheda e un affresco all’interno del refettorio del monastero carmelitano del Carmine a Firenze.
L’affresco misura 595 x 866 cm.

La Cena in alto è divisa in due lunette come i cenacoli del Ghirlandaio.
Vi è l’autoritratto del pittore in basso a destra e, a sinistra, il ritratto di padre Luca da Venezia, morto nel 1584, che commissionò il cenacolo ad Allori.

Un’altra Ultima Cena dell’Allori si trova a Firenze nel Museo di Santa Maria Novella, vedi scheda.

Localizzazione: FIRENZE. Chiesa di S. Maria del Carmine
Autore: Alessandro Allori
Periodo artistico: 1582

FIRENZE. ex monastero di Santa Maria di Candeli, con Ultima Cena

ULTIMA CENA / CENACOLO affresco (191 x 265 cm) attribuito a Giovanni Antonio Sogliani, databile al 1510-1514

Verso la metà del XIII secolo il benefattore Lapo Corsi fece costruire a proprie spese un monastero per le monache agostiniane dette poi di Candeli, dal nome del Canto di Candeli in cui si trova. La chiesa dovette risalire almeno al XIV secolo, come indica il portale in pietra con architrave ornato da un bassorilievo con una croce tuttora presente su Borgo Pinti, che farebbe ipotizzare un primitivo orientamento lungo il tradizionale asse est-ovest. Nella pianta della Catena (1471-1482) la chiesa appare però già con l’orientamento attuale, sull’asse nord-sud. Al 1473 è datata l’iscrizione sulla cantonata. Tra la fine del Quattrocento e l’inizio del secolo successivo la chiesa e il monastero subirono accrescimenti e abbellimenti, come testimoniano l’ingrandimento del refettorio e la sua decorazione ad affresco nel 1514. Dopo l’alluvione del 1557 gli edifici del convento furono restaurati. Nel XVII secolo, grazie ai frequenti lasciti dei fedeli ed alle doti delle nuove monache, il monastero poté essere ingrandito e abbellito a più riprese. Nel 1702 -1703 si rese necessario ampliare la chiesa, per il numero ormai troppo consistente di monache.
Il monastero, soppresso nel 1808 per volontà napoleonica, venne ristrutturato (1812-1813) per renderlo sede del Liceo Regio. Dopo la Restaurazione venne destinato a varie attività: studi d’artista, un locale per le prove musicali della Banda dei Dilettanti e il primo asilo di Firenze per fanciulli indigenti. Nel periodo di Firenze Capitale (1865-1871), nell’ambito dei lavori per ospitare tutti gli apparati dello stato,il complesso di Candeli venne destinato a sede della Legione Carabinieri di Firenze in sostituzione di tutti i precedenti istituti educativi. Negli anni trenta del Novecento il complesso subì un completo restauro ad opera del Rettorato delle Opere Pubbliche, che realizzò una nuova facciata su via dei Pilastri, terminata nel 1934. La Chiesa fu restaurata e riaperta al culto nel 1955, mentre le decorazioni ad affresco e a stucco furono oggetto di un capillare restauro negli anni settanta e poi di nuovo in una serie di lavori terminati nel 2007.

L’affresco dell’ULTIMA CENA fa parte di un ciclo di decorazioni dell’ex-refettorio che oggi è parte della caserma dei Carabinieri.
Il grande refettorio del convento è coperto da una volta unghiata sorretta da capitelli semplici in pietra serena. Le decorazioni di questo ambiente furono scoperte solo dopo le soppressioni napoleoniche perché in un monastero femminile di clausura. Le lunette dei lati est e sud sono decorate da alcuni affreschi, già attribuiti a Francesco Giudici detto il Franciabigio, oggi ritenuti di Giovanni Antonio Sogliani (1492 – 1544) e risalenti al 1510-1514 circa. Essi raffigurano, da sinistra, un’Annunciazione, i santi Tommaso e Antonio sotto la Croce, sant’Agostino nello studio, i santi Nicola da Tolentino e Monica e una grande Ultima Cena, dispiegata su tre lunette. Evidente la derivazione dal cenacolo del Perugino, di cui riprende tono e schema compositivo, pur semplificandolo; tale apparenza è però oggi alterata dalla cancellazione, nel Settecento, dei parati architettonici che alludevano a un loggiato retrostante.
Dopo l’alluvione di Firenze del 1966, gli affreschi di Candeli furono tra i primi a venire staccati, asciugati e restaurati: in quell’occasione di procedette a pulire le integrazioni settecentesche e colmare le lacune, recuperandone la leggibilità. Dopo il restauro, Sara Mc Killop (Franciabigio, University of California Press, Berkeley-Los Angeles 1974) tornava all’attribuzione tradizionale a Francesco Giudici detto il Franciabigio. Fino all’alluvione la fascia inferiore delle pareti era decorata da un’alta spalliera con quadrature geometriche, oggi solo parzialmente conservata. Su uno di questi frammenti si trova la data 1514 entro una cartella, probabile memoria del completamento degli affreschi.

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Notizie da:
https://it.wikipedia.org/wiki/Cenacolo_di_Candeli
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_di_Candeli

Localizzazione: FIRENZE. ex monastero di Santa Maria di Candeli – Caserma dei Carabinieri “Vittorio Tassi”
Autore: Giovanni Antonio Sogliani (1492 - 1544)
Periodo artistico: 1510-1514 circa.
Rilevatore: AC

FIRENZE. ex convento di San Giovanni della Calza, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, refettorio, affresco opera del Franciabigio, 1514

La chiesa e l’ex convento di San Giovanni Battista della Calza costituiscono il Complesso della Calza, nato nel 1362 come Ospedale di San Giovanni Battista, che si trova in piazza della Calza, nel quartiere di Oltrarno. Nel 1373, Bindo Benini fondò lì un ospizio per i pellegrini, dedicato a san Niccolò dei Frieri e sotto il patronato dei cavalieri di Malta. Dopo cessioni a varie congregazioni, nel 1531 passò ai frati ingesuati, che usavano portare appoggiato sulla spalla un cappuccio allungato a forma di calza. Da tale soprannome derivò il nome di tutto il complesso.
Dal 2000 l’ex convento è adibito a sede congressuale dell’arcidiocesi di Firenze.

Nel refettorio dell’ex-convento è conservato, sulla parete di fondo, il Cenacolo o Ultima Cena, un affresco del 1514 eseguito dal pittore fiorentino Francesco di Cristofano, detto il Franciabigio (1482 circa – 1525). L’opera fu influenzata dal Cenacolo vinciano ed è ben inserita nell’architettura della stanza; dalle tre finestre dipinte si scorge il panorama che si sarebbe potuto vedere all’epoca attraverso vere aperture.
I nomi degli Apostoli sono dipinti lungo la fascia che corre dietro le loro teste, come se fossero intagliati su una spalliera. In basso si riconosce la firma del pittore: A(nno) S(alutis) MDXIIII con il monogramma intrecciato del Franciabigio (FRAC) leggibile sulla seconda gamba del tavolo a sinistra. VI è anche il nome della committente, la badessa suor Antonia dei Medici (SVORA AN), tracciato sul pavimento sotto il secondo e il terzo Apostolo.

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Localizzazione: FIRENZE. ex convento di San Giovanni della Calza
Autore: Francesco di Cristofano detto il Franciabigio
Periodo artistico: 1514
Rilevatore: AC

FIRENZE. Chiesa di San Remigio, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, affresco in terra verde, di ignoto pittore della prima metà del XV secolo

Una prima chiesa fu costruita al posto dell’ospizio per i pellegrini, sorto nel IX secolo e dedicato a San Remigio vescovo di Reims, ed è ricordata nel 1040, mentre l’edificio attuale in stile gotico risale al rifacimento del 1350. Altri ampliamenti ed innovazioni furono realizzati nei secoli successivi, in particolare nel Seicento furono posti due altari barocchi e nel 1818 fu realizzato l’altare maggiore.
Conserva un’ULTIMA CENA dipinta da un ignoto artista nella prima metà del Quattrocento con la tecnica della “terra verde”. L’iconografia è ancora tardo gotica e gli Apostoli sono allineati su un lato del tavolo tranne Giuda. L’opera è purtroppo mutila e necessita di un restauro.

La tecnica della pittura murale a monocromo in terra verde, prevedeva la realizzazione di un’omogenea stesura pittorica di tale colore che veniva sfruttata come colore medio e che dava tutta la scena l’intonazione verde. Su questo fondo veniva di solito tracciato il disegno eseguito a pennello e il chiaroscuro era creato con poche sfumature di verde, nero e bianco. Pochi altri colori, soprattutto ocre gialle e rosse, erano raramente utilizzati per piccoli dettagli e particolari decorativi come le bordature dei panneggi delle figure. Tale tecnica consentiva di realizzare a basso costo superfici murali molto vaste e soprattutto era impiegato per quei luoghi considerati di minore importanza e di passaggio, oltre che per sottolineare aspetti pauperistici. La velocità con cui si potevano eseguire le decorazioni utilizzando questa tecnica e la grande economicità, ne favorirono l’uso soprattutto negli ambienti monastici e per le raffigurazione dell’Ultima Cena o Cenacolo.

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Localizzazione: FIRENZE. Chiesa di San Remigio
Autore: ignoto
Periodo artistico: prima metà del XV secolo
Rilevatore: AC

FIRENZE. Complesso di Sant’Apollonia, con Ultima Cena nel comunicatoio delle monache

ULTIMA CENA, affresco di Bernardino Poccetti, 1611

La struttura è un ex-complesso monastico del centro storico di Firenze, appartenuto alle monache di clausura camaldolesi del convento di Sant’Apollonia, fondato nel 1339.
Dopo la soppressione definitiva del monastero nel 1866, la struttura è stata adibita a uso civile. Il Complesso di Sant’Apollonia comprende, tra gli altri edifici, l’ex-chiesa e cappella, trasformate in auditorium e sala conferenze; il Museo del Cenacolo di Sant’Apollonia; l’ingresso al chiostro dove ha sede la mensa studenti dell’Università di Firenze.

Nel “comunicatoio” delle monache fu affrescata dal pittore fiorentino Bernardino Poccetti/Pocetti, pseudonimo di Bernardo Barbatelli (1548 – 1616) una parete con al centro l’ULTIMA CENA, ai lati due Sante. Nella lunetta e sotto la Cena vi sono figure di angeli.

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Localizzazione: FIRENZE. Complesso di Sant'Apollonia - Comunicatoio delle monache
Autore: Bernardino Poccetti
Periodo artistico: 1611
Rilevatore: AC

FIRENZE. Palazzo Pitti – Cappella Palatina, altare con Ultima Cena

ULTIMA CENA, formella in pietre dure su disegno di L. Cigoli, inizi XVII secolo

Con la venuta a Firenze di Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena gli ambienti al piano terra di Palazzo Pitti, adibiti ad Appartamento da Cosimo III de’ Medici, subirono una radicale trasformazione per creare la nuova Cappella di Palazzo.
I lavori iniziarono nel 1766, quando inizialmente furono progettati per la Cappella tre altari di legno. Questi vennero sostituiti nel 1785 da un unico importante altare disegnato dal pittore Santi Pacini. Per realizzarlo furono utilizzate diverse parti di quello per la Cappella dei Principi in San Lorenzo, commissionato da Ferdinando I de’ Medici nel Cinquecento, ma mai terminato e divenuto nel tempo una vera e propria miniera di materiali preziosi a cui attingere per nuovi lavori.
Arricchirono così il nuovo altare due formelle a bassorilievo in commesso di pietre dure dell’inizio del Seicento, attribuite a Ludovico Cardi detto il Cigoli (1559 – 1613, pittore, architetto e scultore): l’ULTIMA CENA fu posta al centro del paliotto con le allegorie della Fede e della Carità ai lati, mentre la formella raffigurante “l’Adorazione dei magi” costituì lo sportello del sovrastante ciborio, affiancato da figure a tutto tondo entro nicchie dei santi Atanasio e Giovanni Grisostomo.
Alla sommità del nuovo altare fu lasciato il pregiato Crocifisso con la Maddalena ai piedi della Croce in avorio, capolavoro della scultura eburnea barocca, oggi attribuito a Lorenz Rues per l’intaglio ed a Antonio Raggi per la figura di Maddalena.
L’altare costituisce uno di tesori più preziosi racchiusi in Palazzo Pitti. E’ certo che questo capolavoro fu montato sotto la direzione dell’allora Soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure, Cosimo Siriès, anch’egli artista, che provvide ad ornare ulteriormente l’altare con arredi sacri d’argento (una cosiddetta “residenza” con croce, statue di santi e candelieri) purtroppo andati perduti durante il governo francese.

L’opera faceva parte del gruppo di nove pannelli con storie sacre in commesso di pietre dure eseguiti dalle botteghe granducali nei primi decenni del XVII secolo per decorare l’altare e il ciborio della Cappella dei Principi in San Lorenzo, messo in lavorazione da Ferdinando I de’ Medici ma mai portato a compimento. Unico soggetto neotestamentario della serie, l’Ultima Cena occupava nell’assetto originario della fastosa struttura la parte centrale del gradino superiore del ciborio, destinato a custodire il Santissimo Sacramento. Nel 1785 la formella fu scelta per decorare il paliotto del nuovo altare della Cappella Palatina e in vista di questa sistemazione fu parzialmente tagliata lungo il perimetro acquistando l’attuale forma sagomata. Nella stessa occasione furono aggiunti nella raffigurazione i due tendaggi rossi che con effetto scenografico introducono alla scena e la cornice in bronzo dorato con festoni.

 


Sulla parete retrostante l’altare, il pittore Luigi Ademollo (Milano, 1764 – Firenze, 1849) dipinse a monocromo, un’Ultima cena, Cristo nell’orto dei Getsemani, Orazione degli Apostoli e angeli cerofori da ambo i lati.

 

Immagini da
https://www.uffizi.it/opere/cappella-palatina-altare

Localizzazione: FIRENZE. Palazzo Pitti - Cappella Palatina
Autore: Ludovico Cigoli
Periodo artistico: inizio XVII secolo
Rilevatore: AC

FIRENZE. ex Ospedale Bonifacio, ora Questura, con Ultima Cena, 1642

ULTIMA CENA , affresco di Fabrizio Boschi, 1642

Nel 1377 il condottiero Bonifacio Lupi decise di far erigere a sue spese un ospedale per malati in Firenze, città per la quale aveva prestato servizio. Detto anche ospedale di San Giovanni Battista, col tempo divenne uno dei principali ospedali di Firenze.
Nel 1924 fu dismesso e gli edifici sottoposti a vendita o a ristrutturazione. Il lotto costituito dall’antico edificio, dopo un breve periodo di abbandono, fu acquistato nel 1928 dalla Provincia di Firenze e destinato a sede del Provveditorato agli Studi della Toscana, quindi nel dicembre 1938 della Questura, che ancora oggi occupa con i propri uffici la struttura. Dopo una serie di interventi di restauro attuati tra il 1981 e il 1983, nel 1996 si è nuovamente intervenuti con il restauro dello scalone interno e la manutenzione della facciata principale.

Nel piccolo ambiende dell’ex-refettorio degli spedalinghi, il pittore fiorentino Fabrizio Boschi (1572 – 1642) affrescò nel 1619 per il priore Leonardo Conti l’Ultima cena.
Ai lati si muovono due gruppi di servitori: in quello di sinistra sono raffigurati lo spedalingo committente e suo nipote, a destra un uomo con barba che potrebbe essere l’autoritratto del pittore.
Prima opera fiorentina dove si nota un’assimilazione delle novità introdotte nell’iconografia dai maestri veneti sul finire del XVI secolo, in particolare Tintoretto e Veronese, è collocata al culmine di una scalinata, dove si affaccia il tavolo degli Apostoli posto obliquamente. Tale scelta prospettica dilata lo spazio. Giuda, di spalle, ha una veste gialla e punta il gomito verso lo spettatore.

Immagine da Wikimedia Commons

Localizzazione: FIRENZE. ex Ospedale Bonifacio - Questura
Autore: Fabrizio Boschi
Periodo artistico: 1642
Rilevatore: AC

FIRENZE. Museo dell’Opera di Santa Croce, refettorio con Ultima Cena di Taddeo Gaddi.

Ultima Cena, Taddeo Gaddi, 1355 circa (tra 1334 e 1366)

L’antico refettorio del convento francescano di Santa Croce, o Cenacolo, edificato nella prima metà del Trecento, è un vasto ambiente rettangolare con copertura a travature scoperte, la cui parete di fondo è stata affrescata da Taddeo Gaddi, pittore fiorentino (1300 circa – 1366) discepolo di Giotto.
Oggi il Cenacolo fa parte del Museo dell’Opera che accoglie opere straordinarie tra le quali il Crocifisso di Cimabue.

L’Ultima Cena fa parte di un grande affresco di Taddeo Gaddi, databile al 1355 circa e conservato nella parete ovest del refettorio del convento e basilica di Santa Croce. È la più antica Ultima Cena di Firenze. Dopo l’alluvione del 1966, l’affresco fu strappato, restaurato e poi ricollocato in situ.
Sopra la Cena vi è la Crocifissione in forma di albero della Vita e ai lati quattro scene legate al monachesimo e ai santi francescani: san Benedetto in solitudine, Gesù a cena dal Fariseo, san Francesco riceve le stimmate, storia di san Ludovico di Tolosa.
La Cena presenta Giuda dalla parte opposta del tavolo, isolato, iconografia che sarà molto seguita nei secoli successivi.

 

Immagine da Wikimedia Commons

Localizzazione: FIRENZE. Museo dell'Opera di Santa Croce - Refettorio
Autore: Taddeo Gaddi
Periodo artistico: 1355

FIRENZE. ex Monastero del Ceppo, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, affresco nell’ex refettorio, scuola di Bernardino Poccetti (1548 – 1612), fine XVI secolo

Nel 1538 Giovan Battista Ricasoli, vescovo di Cortona e Pistoia, ereditò un piccolo monastero abbandonato su via San Gallo, risalente al 1374 e composto da alcune case e da una chiesetta dedicata a san Dionisio, in una zona della città fatta per lo più di orti e piccole case tra ospedali e istituzioni conventuali. Iniziò i lavori di ristrutturazione ma, per una serie di vicende, nel 1555 cedette la proprietà al monastero della Certosa, il quale si trovò pochi anni dopo a dover trovare un modo di aiutare le monache olivetane del Ceppo, col loro monastero-ospedale presso l’attuale via Tripoli, alluvionato nel 1557. Si decise uno scambio: i frati si presero i locali del Ceppo e diedero alle monache il palazzo non finito in via San Gallo, dove si insediarono il 20 ottobre 1558 e il monastero fu denominato delle “Monache di San Miniato della Congregazione Olivetana e volgarmente dette del Ceppo”.
Le monache iniziarono modifiche strutturali secondo le loro esigenze e poi, verso la fine del secolo, affidarono le decorazioni all’anziano pittore Bernardino Poccetti, al quale spetterebbe un’Ultima Cena e due lunette nel refettorio con Storie di Maria e di Cristo, in realtà molto rimaneggiate e riferibili per lo più a un suo seguace.
Nel 1734, su iniziativa di Gian Gastone de’ Medici, il Ceppo fu soppresso da Clemente XII e i suoi beni incamerati nel nascente “Conservatorio dei poveri invalidi” (1736), nato con l’intenzione di togliere dalla strada gli accattoni di ambo i sessi. La sede divenne l’attiguo ospedale Bonifacio, che nel 1784 fu interessato da un generale rifacimento della struttura, nobilitata da un portico e isolata sui lati con la creazione delle vie poi dette del Duca d’Aosta e delle Mantellate. Proprio la realizzazione di quest’ultima via, verso il 1792, distrusse gran parte del monastero, salvando solo un lato del portico del chiostro e alcune stanze attigue tra cui il refettorio, ridotte ad abitazioni civili. A partire dagli anni sessanta del Novecento l’edificio fu interessato da un generale restauro.

L’ULTIMA CENA presenta gli Apostoli disposti attorno al tavolo, Giuda è di spalle, indossa un abito giallo e tiene la borsa delle monete. Due servitori ai lati.

Immagine da Wikimedia Commons

Localizzazione: FIRENZE. ex Monastero del Ceppo
Autore: scuola di Bernardino Poccetti
Periodo artistico: fine XVI secolo

FIRENZE. Chiesa di San Cristofano a Novoli, Ultima Cena

ULTIMA CENA, frammento di pittura murale in terra verde, Stefano di Antonio Vanni, XV secolo

La chiesa, che sorge nel quartiere Novoli nella zona ovest di Firenze, è molto antica: già ricordata nel 1069, ne fu rettore dal 1473 Marsilio Ficino. L’antica abside fu distrutta durante gli ampliamenti del 1877. All’interno è una tavola con la Resurrezione di Cristo attribuita ad Alessandro Allori ed un affresco con la Madonna della Misericordia (1400 circa). In locali adiacenti, superati i resti di un antico chiostro, sulla destra della chiesa, c’è il lacerto di un affresco in terra verde con un’Ultima Cena opera del pittore Stefano di Antonio Vanni, (1405 circa – 1483), che fu uno degli ultimi continuatori, a Quattrocento inoltrato, dello stile tardogotico, specializzandosi nella realizzazione di pitture in “terra verde”.

La tecnica della pittura murale a monocromo in terra verde, prevedeva la realizzazione di un’omogenea stesura pittorica di tale colore che veniva sfruttata come colore medio e che dava tutta la scena l’intonazione verde. Su questo fondo veniva di solito tracciato il disegno eseguito a pennello e il chiaroscuro era creato con poche sfumature di verde, nero e bianco. Pochi altri colori, soprattutto ocre gialle e rosse, erano raramente utilizzati per piccoli dettagli e particolari decorativi come le bordature dei panneggi delle figure.
Tale tecnica consentiva di realizzare a basso costo superfici murali molto vaste e soprattutto era impiegato per quei luoghi considerati di minore importanza e di passaggio, oltre che per sottolineare aspetti pauperistici. La velocità con cui si potevano eseguire le decorazioni utilizzando questa tecnica e la grande economicità, ne favorirono l’uso soprattutto negli ambienti monastici e per le raffigurazione dell’Ultima Cena o Cenacolo; di quel periodo ci sono pervenuti pochi esempi (tra essi alla Pieve di Cercina a Sesto Fiorentino e nell’ex Spedale di San Matteo – Accademia a Firenze).

Purtroppo quest’opera è gravemente mutila. L’iconografia di questa Ultima Cena, ancora legata al gusto gotico, mostra gli Apostoli allineati su un lato della tavola che ha una prospettiva incerta e presenta il piano parzialmente ribaltato verso lo spettatore per mostrare meglio le vivande (come a Cercina).

Immagine da Wikimedia Commons

Localizzazione: FIRENZE. Chiesa di San Cristofano a Novoli
Autore: Stefano di Antonio Vanni
Periodo artistico: XV secolo

FIRENZE. Chiesa del Sacro Cuore, con “Cenacolo di Monticelli”, 1572

ULTIMA CENA / CENACOLO, 1572, di Jan Van der Straet, detto Giovanni Stradano o Stradanus) (Bruges, 1523 – Firenze, 1605), pittore fiammingo, attivo soprattutto a Firenze.

Questo dipinto a olio del Cenacolo era originariamente nel convento femminile benedettino di Monticelli-Montedomini pervenendo poi per svariate vicende nella moderna Chiesa del Sacro Cuore a Firenze.
Si tratta di un’opera dove domina ancora un pacato gusto quattrocentesco, tendente a una geometrizzazione dello spazio, come conferma anche la marcata simmetria. A Giuda rivolto allo spettatore (riconoscibile per il sacchetto di monete alla cintura) fa eco un altro Apostolo sul lato opposto. Vi è un’estrema attenzione al dettaglio, a partire dalle vivande sul tavolo fino ai vasi di metallo disposti sul pavimento, al cagnolino, alle volute intagliate delle gambe del tavolo e degli sgabelli: si tratta di un gusto tipicamente fiammingo, congeniale alle origini del pittore, non ancora turbato dagli influssi vasariani.

Fotografia di Sailko, da Wikimedia Commons

Localizzazione: FIRENZE. Chiesa del Sacro Cuore
Autore: Giovanni Stradano
Periodo artistico: 1572
Rilevatore: AC

FIRENZE. Cenacolo di Santo Spirito di Andrea Orcagna.

ULTIMA CENA, frammento di affresco, Andrea Orcagna, 1360 e il 1365

Il “Cenacolo di Santo Spirito” si trova nell’antico refettorio del convento agostiniano annesso alla Chiesa di Santo Spirito, una delle ultime realizzazioni di Filippo Brunelleschi, rimasta incompiuta alla morte dell’architetto (1446). Il grande refettorio ha la parete di fondo, secondo la tradizione, coperta da un grande affresco eseguito da Andrea Orcagna e dal fratello Nardo di Cione, raffigurante la Crocifisione e in basso un’Ultima Cena assai deteriorata.
Risale al XIV secolo ed è l’unico ambiente tardo gotico del convento sopravvissuto alla trasformazione quattrocentesca progettata dal Brunelleschi e proseguita dai suoi allievi dopo la sua scomparsa nel 1446.
Quest’ala del convento fu ceduta al Comune di Firenze nel 1868, a seguito della soppressione delle corporazioni religiose attuata dallo Stato Italiano. A fine dell’Ottocento, purtroppo, fu usato come deposito dei tram e fu aperta la parete sulla piazza distruggendo irrimediabilmente l’opera di Andrea Orcagna.
Il Cenacolo è oggi sede del museo civico “Fondazione Romano” che sorge all’interno del vasto refettorio al pian terreno, coperto da tetto a capriate.

L’intera parte orientale di questo ambiente era in origine dipinta con affreschi di Andrea Orcagna databili fra il 1360 ed il 1365. In perfetto accordo con l’iconografia trecentesca, Orcagna fu incaricato di dipingere una vasta Crocifissione con Maria e le pie donne al di sopra dell’Ultima Cena.
Dell’intero cenacolo sono purtroppo visibili pochi lacerti di affresco, recuperati durante il lavoro di restauro architettonico prima della Seconda Guerra Mondiale fra il 1938 e il 1944.

Nel registro inferiore, dell’affresco dell’Ultima Cena, sono rimasti solo un frammento a sinistra e, all’estremità destra, due Apostoli con aureola in rilievo. Esternamente alla scena, entro un’edicola, vi è un Santo agostiniano riconoscibile dal saio scuro.

Immagini da Wikimedia Commons

Localizzazione: Firenze. Convento di Santo Spirito, Piazza Santo Spirito, 29
Autore: Andrea Orcagna
Periodo artistico: 1360 e il 1365
Rilevatore: AC

BERZO INFERIORE (BS). Chiesa di San Lorenzo, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, affresco frammentario, opera dei Baschenis, XV secolo

I reperti archeologici consentono di datare l’edificazione della chiesa di S. Lorenzo al XII secolo, anche se la sua forma attuale è il risultato di un ampliamento quattrocentesco. In origine era l’antica parrocchiale dell’abitato, ma dal 1648 fu sostituita dalla più comoda S. Maria, posizionata ai piedi del colle.
Rimangono poche tracce del grande san Cristoforo che decorava la facciata esterna, mentre all’interno si conservano pregevoli pitture del XV-XVI secolo. Tra le decorazioni spiccano per importanza quelle del presbiterio, dedicate alla vita di san Lorenzo, e della cappella dei santi Rocco e Sebastiano, interamente affrescata dalla mano di Giovanni Pietro da Cemmo, attivo dal 1474 al 1504.
Tra le figure rappresentate compare più volte quella di san Glisente, particolarmente venerato in questa parte di Valle: la leggenda racconta che egli sia stato un soldato dell’esercito di Carlo Magno, assieme al fratello Fermo e alla sorella Cristina, ma, stanchi degli orrori della guerra, decisero di ritirarsi in eremitaggio su alcuni monti della Valle Camonica.
Dal punto di vista artistico gli affreschi più validi della chiesa sono quelli di Giovanni Pietro da Cemmo, in una cappella situata nella parete destra della navata. Particolarmente originale è l’intelaiatura della sua volta a rombi e triangoli con raffinate decorazioni floreali. Molto particolareggiati sono i paesaggi dentro i quali vengono narrate le vite dei santi Rocco, Fabiano e Sebastiano; i personaggi sono elegantemente vestiti.

Un’ULTIMA CENA è opera della famiglia di pittori bergamaschi Baschenis e si trova sulla vela nord della volta, probabilmente eseguita nella seconda metà del XV secolo (si sa che nel 1477 – 1479 abitò a Brescia Giovanni Antonio Baschenis).
Purtroppo l’affresco ha subito parecchie cadute di intonaco, ma le caratteristiche sono quelle tipiche di altre simili raffigurazioni eseguite in Trentino da membri di questa famiglia di artisti.

Immagini tratte da:
http://www.youvallecamonica.it/pages/chiesa-di-san-lorenzo-a-berzo-inferiore

Localizzazione: BERZO INFERIORE (BS). Chiesa di San Lorenzo
Autore: famiglia Baschenis
Periodo artistico: seconda metà XV secolo
Rilevatore: AC

CASTELLO TESINO (TN). Chiesa di Sant’Ippolito con Ultima Cena

Ultima Cena e due donatori, affresco opera di ambito veneto risalente al 1436-1438. L’affresco si trova sulla parete sinistra interna e misura 175 x 537 cm.

La Chiesa dei Santi Ippolito e Cassiano fu eretta sui resti dell’antico forte nel 1436 per iniziativa del notaio Donato Peloso e completamente affrescata.
Nel Seicento, per ordine del vescovo, la chiesa subi numerosi adattamenti che videro la sostituzione del tetto a capriate con quello a cassettoni, il rifacimento del pavimento, lo spostamento dell’altare, l’abbattimento dell’originale porticato esterno, l’apertura di nuove finestre, ma soprattutto la totale intonacatura e imbiancatura che coprì tutti gli affreschi. Solo nel 1927 questi vennero casualmente riscoperti e, con una grande opera di restauro, riportati alla luce. Nell’abside campeggia il Cristo Pantocratore dentro la mandorla iridata, attorniato dai simboli dei quattro Evangelisti. Sull’arco di trionfo era affrescata una splendida annunciazione, di cui rimane solo la parte destra con l’arcangelo Gabriele. Nel registro sottostante sono raffigurati gli Apostoli. Di fronte siedono nuovamente gli Apostoli, destinati ad essere testimoni del Giudizio Universale dipinto nel registro sottostante (sulla sinistra le Mura di Gerusalemme e sulla destra l’Inferno).

Sulla parete sinistra, i principali temi sacri rappresentati sono l’Ultima Cena, la Trinità, l’episodio di san Martino e, nella parte inferiore, una incoronazione della Madonna con Bambino e angeli. Vi sono anche raffigurati gli episodi delle Stimmate di San Francesco, del Battesimo di Cristo e la Madonna con Bambino e Santi. Nella fascia inferiore trovano posto altri Santi e la particolare immagine del “Cristo della Domenica”, attorniato dai simboli delle attività proibite nei giorni festivi. Particolare di questa parete è il racconto, in 12 scene su due registri, del celebre “Miracolo dell’Impiccato” operato da san Giacomo maggiore, titolare del santuario spagnolo di Compostela. Molti degli affreschi riportano in basso le raffigurazione dei committenti. Tra le tante immagini di Santi sono individuabili almeno tre figure di sant’Antonio abate.

Testo e immagini tratte dal sito sotto indicato e da altri.
https://www.valledeltesino.eu/Scopri-il-Tesino/Territorio/Gallerie-fotografiche/I-paesi2/Castello-Tesino/La-chiesetta-di-Sant-Ippolito-e-Cassiano

Localizzazione: Castello Tesino (TN). Chiesa di Sant'Ippolito
Autore: ambito veneto
Periodo artistico: 1436-1438
Rilevatore: AC

FAENZA (RA). Pinacoteca Comunale, Ultima Cena di B. Cesi

ULTIMA CENA olio su tela (196 x 177 cm), secc. XVI – XVII, attribuito a Bartolomeo Cesi (1556 – 1629). 

Attribuito, in base alla firma ottocentesca, a B. Cesi dalla letteratura locale a partire da F. Argnani. Assegnato all’ambito tardomanieristico emiliano-romagnolo da A. Corbara e P. Donato, mentre C. Bernardini ritiene improponibile il nome di G.B. Ramenghi il Giovane. Deriva, con alcune varianti nel fondo, da un’incisione di C. Cort del 1578 che riproduce l’affresco eseguito alcuni anni prima da Livio Agresti nell’oratorio del Gonfalone di Roma, più volte riprodotto da vari artisti.

La pinacoteca conserva tre dipinti con soggetto “Ultima Cena”.

Immagine tela Cesi e notizie da:
https://www.pinacotecafaenza.it/sala6/919-2/

Localizzazione: FAENZA (RA). Pinacoteca Comunale - Via Santa Maria dell'Angelo 9
Autore: attribuito a Bartolomeo Cesi (1556 – 1629).
Periodo artistico: XVI – XVII secolo
Rilevatore: AC

FAENZA (RA). Pinacoteca Comunale, Ultima cena di T. Minardi

ULTIMA CENA olio su tela (100 x 73 cm) di Tommaso Minardi (1787-1871) realizzata nel 1803-1810

L’opera ritrae Cristo e gli apostoli seduti intorno ad un tavolo rotondo, su panche ricoperte da un drappo dai decori floreali, arancioni su fondo in grigio perla. Al centro, in alto, un lampadario illumina la scena. La scritta sul retro della cornice consente di attribuirne la provenienza dai depositi di opere d’arte della Congregazione di Carità. Le opere furono trasferite in pinacoteca, a più riprese, fra il 1878 e il 1902, ma è indubbio che questo dipinto sia uno dei saggi inviati dal Minardi a Faenza da Roma, negli anni che vanno dal 1803 al 1810, a dimostrazione dei progressi compiuti nello studio della pittura grazie al sussidio della Congregazione. Solo l’intervento di restauro di Valerio Contoli ha permesso una buona lettura dell’opera, fino a pochi anni fa pressoché sconosciuta, malgrado la rivalutazione del valore e del ruolo storico del pittore faentino nell’ambito della pittura italiana del primo Ottocento. L’unico cenno a questa tela è una scheda di Antonio Corbara per la Soprintendenza del 1954: l’attribuzione pur dubitativa a Minardi è stata, successivamente, negata e la datazione posta nel secolo XVII. Questa annotazione è di per sè illuminante a proposito dello stile del Minardi, fortemente influenzato dalla figuratività seicentesca, filtrata dalle stampe.

La pinacoteca conserva tre dipinti con soggetto “Ultima Cena”.

Immagine e notizie tela Minardi da:
https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=55028

Localizzazione: FAENZA (RA). Pinacoteca Comunale - Via Santa Maria dell'Angelo 9
Autore: Tommaso Minardi (1787-18719
Periodo artistico: 1803-1810

FERNO (VA). Chiesa di Santa Maria Assunta in Campagna, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, affresco nel presbiterio, 1592

La chiesa sorge presso il confine col comune di Lonate Pozzolo, fu eretta prima del XIV secolo con funzione di alloggio per i viandanti e i pellegrini che si recavano a Milano e facevano sosta in queste zone. Viene citata nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani di Goffredo da Bussero del 1290. L’antico edificio, con le pareti esclusivamente in ciottoli di fiume, era sicuramente più piccolo e basso; fu ristrutturato nel XIV – XV secolo aggiungendo il portico; vi furono ulteriori fasi di ampliamento e risistemazione nel corso del XVI secolo aggiungendo l’attuale presbiterio. Il campanile venne innalzato nel 1400 e in quello stesso periodo venne rifatta la sacrestia. Durante la peste che colpì l’Italia nel 1600 fu utilizzato come lazzaretto.
Nei secoli successivi la chiesa cadde in uno stato d’abbandono fino agli anni settanta del Novecento quando il comune di Ferno incominciò un imponente restauro che la riportò all’antico splendore. Oggi è utilizzata come chiesa consacrata.
L’edificio ha un’unica navata; la facciata ha una porta cui sono affiancate due finestre, riscoperte solo durante il restauro perché tamponate, e da un rosone centrale.
Gli affreschi interni, ben restaurati nel 1981, risultano opera di mani, stili ed epoche differenti comprese tra il tardo gotico e il Rinascimento (1300 – 1600). Della prima metà del ‘300 sono gli affreschi a metà della parete sud che raffigurano san Bartolomeo Apostolo e la Madonna tra i santi Antonio Abate e Caterina d’Alessandria. Quattro scene dell’infanzia di Gesù (Nascita, Adorazione dei Magi, Presentazione al Tempio, Fuga in Egitto) furono dipinte sulle pareti della navata intorno al 1420 dai pittori Pietro e Tommaso di Varese. Altri affreschi furono eseguiti in pieno Quattrocento, tra cui con una Madonna con i re Magi.

Nel presbiterio vi sono affreschi manieristi, tra essi, sulla parete sinistra, un’ULTIMA CENA che porta la data del 1592.

Immagine da:
http://www.fmboschetto.it/Lonate_Pozzolo/SMaria_Ferno.htm

Localizzazione: FERNO (VA). Chiesa di Santa Maria Assunta in Campagna
Autore: ignoto
Periodo artistico: 1592
Rilevatore: AC

FAENZA (RA). Museo Internazionale delle Ceramiche, brocca con Ultima Cena

ULTIMA CENA raffigurata su brocca di maiolica (18 x 23.4 cm) produzione faentina, sec. XVI (1575 – 1599).

Brocca a ventre globulare su alto piede svasato, dotato di versatore di forma triangolare a simulare una zampa leonina; dalla spalla si alza un alto colletto cilindrico con breve orlo estroflesso, manico a doppio tubolare con attacchi inferiori serpentiniformi.
Nella zona anteriore, raffigurazione dell’Ultima Cena con Gesù attorniato dagli Apostoli, ai lati due alberi e al di sotto un cartiglio dalle estremità ripiegate con scritta farmaceutica, il cartiglio racchiude in basso la legenda.

Immagine e notizie da:
https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=90843

Localizzazione: FAENZA (RA). Museo Internazionale delle Ceramiche - Viale Baccarini, 19
Autore: ignoto- produzione faentina
Periodo artistico: 1575 – 1599
Rilevatore: AC

DOMODOSSOLA (VCO). Chiesa di San Quirico, con Ultima Cena.

La chiesa di San Quirico venne edificata nell’XI secolo ed è una delle più antiche chiese dell’Ossola.
Molto belli gli affreschi interni, tra cui un’Ultima Cena.

L’affresco dell’Ultima Cena è di fine XIV secolo – primo decennio XV, attribuito al “pittore della Madonna di Re” (santuario nel comune di Re in Val Vigezzo).

Immagine da
https://www.sacromontecalvario.it/

Localizzazione: DOMODOSSOLA (VB). Chiesa di San Quirico
Autore: attribuito al “pittore della Madonna di Re”
Periodo artistico: fine XIV secolo - primo decennio XV
Note storiche: Notizie sulla chiesa in: http://archeocarta.org/domodossola-vb-chiesa-di-san-quirico/
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – CUGNASCO GERRA, frazione Ditto di Cugnasco. Chiesa di San Martino, con Ultima Cena

Ultima Cena affresco della seconda metà del XV secolo

L’originario edificio medievale venne rimaneggiato nel corso dei secoli; nel XVI secolo la costruzione venne prolungata verso ovest. Fino al XVII secolo questo edificio fu la chiesa parrocchiale della comunità. Restaurato nel 1954.
All’interno, la navatella coperta da un soffitto ligneo a travature è decorata con affreschi dal XV al XVII secolo.
Nella calotta dell’abside la Majestas Domini fra gli Evangelisti (curiosamente ciascuno ha la testa del suo simbolo: leone, aquila, bue e angelo oppure le teste animali hanno un corpo umano); la Madonna del latte fra san Giovanni Battista, san Martino e sant’Antonio abate sulla parete sud della navata, affreschi attribuiti ad un maestro attivo attorno alla prima metà del secolo XV.

Nella seconda metà del Quattrocento un altro pittore dipinse la Teoria degli Apostoli nel cilindro absidale e l’Ultima Cena sulla parete nord della navata, e inoltre la Madonna in trono fra si santi: Lorenzo, Pietro e Abbondio (?) sulla parete di fronte e forse l’Annunciazione sull’arco trionfale.
Questa Ultima Cena presenta alcune particolarità: gli Apostoli sono 13, infatti si contano tredici seggi sormontati da edicole gotiche, compresa quella del Cristo, ma ad essi va aggiunto Giuda, sul davanti del tavolo, come abituale in queste iconografie. Inoltre Giuda ha un vistoso gozzo!
Il gozzo consiste nell’ingrossamento della tiroide e può essere classificato come endemico quando interessa più del 10% della popolazione di una determinata area geografica ed è causato dalla carenza di iodio. Il gozzo, fino a pochi decenni fa, era endemico in varie zone alpine (dalla Svizzera alla Val d’Aosta al Trentino Alto Adige a zone della Lombardia e del Piemonte) perché i cibi erano poveri di questo elemento, in particolare era limitato l’uso di prodotti ittici. Individui gozzuti sono raffigurati in alcuni affreschi medievali di questi territori.

Sempre nella seconda metà del secolo XV, vi fu una terza campagna decorativa sulla parete sud: Santissima Trinità, un Santo guerriero tra due vescovi e i santi Giovanni Battista e Sebastiano, attribuiti alla bottega luganese dei Seregnesi.
Invece gli affreschi manieristici con la Crocifissione, san Martino, la Fuga in Egitto, san Rocco e l’Orto degli ulivi, sono di Alessandro Gorla del 1603.

 

Immagini in parte tratte da
https://www.flickr.com/photos/renzodionigi/5128394379/

Localizzazione: CONFEDERAZIONE ELVETICA - CUGNASCO GERRA, frazione DITTO DI CUGNASCO, Canton Ticino. Chiesa di San Martino
Autore: ignoto
Periodo artistico: seconda metà XV secolo
Rilevatore: AC

CODRONGIANOS (SS). Basilica della Santissima Trinità di Saccargia, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, affresco fine XII secolo

La chiesa fu completata nel 1116 sulle rovine di un monastero preesistente per volontà del giudice Costantino I di Torres che la affidò ai monaci Camaldolesi che vi fondarono la loro abbazia. In seguito furono eseguiti, da architetti e maestranze di scuola pisana, lavori di ampliamento databili dal 1118 al 1120: l’allungamento dell’aula, l’innalzamento delle pareti, una nuova facciata e la costruzione dell’altissimo campanile. Il portico sulla facciata fu aggiunto in seguito, quando la chiesa era già ultimata, ed è attribuito a maestranze lucchesi.
L’impianto è a unica navata con transetto sul quale si affacciano tre absidi. Probabilmente nel ventennio 1180-1201, contemporaneamente all’ampliamento della chiesa, l’abside centrale fu affrescata da un ignoto artista proveniente dall’Italia centrale; quest’opera può essere considerata l’unico esempio in Sardegna di pittura murale romanica in ottimo stato di conservazione.
Sono raffigurati nel catino absidale una Maiestas Domini con serafini, angeli ed arcangeli, mentre il semicilindro absidale è suddiviso in tre fasce. In quella superiore si allineano la Madonna orante con gli Apostoli; la fascia mediana illustra, da sinistra verso destra, cinque scene della passione di Cristo: Ultima Cena, Bacio di Giuda, Crocifissione, Sepoltura e Discesa agli Inferi; in un sesto riquadro compare il committente Costantino I di Torres inginocchiato al cospetto di San Benedetto. Nella fascia inferiore è dipinto un finto velario bianco, drappeggiato con venticinque pieghe, che presentano una decorazione orizzontale a graticcio e piccoli motivi cruciformi rossi.
Nel riquadro dell’Ultima Cena, Cristo, di dimensioni maggiori degli Apostoli, è raffigurato all’estremità sinistra di una tavola su cui non sembra esserci cibo.

Localizzazione: CODRONGIANOS (SS). Basilica della Santissima Trinità di Saccargia
Autore: ignoto
Periodo artistico: fine XII secolo
Url: https://medium.com/@irenesaba_dgtl/gli-affreschi-di-saccargia-un-iter-allegorico-verso-la-salvezza-b803d8f60468
Rilevatore: AC

USA – CHICAGO . Art Institute of Chicago, Ultima Cena di Derain

Olio su tela (227,2 x 288,3 cm) del pittore francese André Derain (1880-1954), dipinto nel 1911.

Numero inventario 1946.339.
Donato al Museo da Frank R. Lillie.

 

Immagine da Wikimedia Commons

Link:
https://www.artic.edu/artworks/55498/the-last-supper

Localizzazione: CHICAGO USA . Art Institute of Chicago
Autore: André Derain
Periodo artistico: 1911
Rilevatore: AC

CASTELNUOVO BERARDENGA (SI). Certosa di San Pietro di Pontignano, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, affresco nel refettorio, di Bernardino Poccetti, 1596

Nel 1341 il senese Bindo di Falcone, proprietario di un vasto terreno in località Pontignano presso Siena (oggi comune di Castelnuovo Berardenga), donò la sua proprietà ad un certo Amerigo monaco certosino, con l’intento di far costruire una Certosa. Le vicende del complesso monastico si intrecciano con gli avvenimenti storici, e infatti prima fu saccheggiata durante la guerra tra Firenze e Siena ed nel 1449, al tempo della Congiura dei Pazzi, fu incendiata da una banda di fiorentini. Dopo essere stata tempestivamente ricostruita, nel1554 fu nuovamente depredata da truppe tedesche e spagnole.
Tra la seconda metà del Cinquecento ed il Seicento vi furono importanti interventi rinascimentali e con la trasformazione delle sei cappelle della chiesa in un unico cappellone. Nel 1607 fu consacrata la nuova chiesa e nel 1703 venne costruita la cappella di S.Agnese. Ma alla fine del Settecento i monaci certosini abbandonarono Pontignano, nel 1785 il complesso monastico fu affidato ai camaldolesi i quali la lasciarono a seguito delle soppressioni napoleoniche.
Negli anni si susseguirono vari proprietari, finché nel 1959 l’Università di Siena lo acquistò destinandolo a residenza universitaria e centro congressi.

Nella certosa di Pontignano operarono vari artisti toscani. Bernardino Poccetti/Pocetti, psudonimo del pittore fiorentino Bernardo Barbatelli (1548 – 1616) realizzò decorazioni e tele sull’altare maggiore istoriando storie dei certosini, di san Bruno e di san Pietro. Egli affrescò anche “l’Ultima cena” nel refettorio, ora sala conferenze.
Ai lati della tavola, due gruppi di monaci certosini, in piedi, osservano la scena; sullo sfondo sono raffigurate arcate tipiche dello stile architettonico certosino.

Link e immagine da:
http://cartusialover.altervista.org/Pontignano.htm
https://www.lacertosadipontignano.com/it/certosa/certosa.php

Localizzazione: CASTELNUOVO BERARDENGA (SI). Certosa di San Pietro di Pontignano
Autore: Bernardino Poccetti
Periodo artistico: 1596
Rilevatore: AC

CASCIA (PG). ex Chiesa di Sant’Antonio abate, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, affresco di Nicola di Ulisse da Siena, 1461

La chiesa di Sant’Antonio Abate dal 1997 è un museo del Circuito Museale Urbano di Cascia.
La Chiesa sorse, probabilmente, su un insediamento di celle monastiche benedettine di cui si ha documentazione a partire dal 1025. Una prima riedificazione avvenne tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo; mentre la seconda, resa necessaria dai danni prodotti dal terremoto del 1703, data al 1709 e comportò la ricostruzione di tutta la parte anteriore, ma risparmiò gli affreschi medievali.
Nel XV secolo l’interno venne arricchito con due cicli di affreschi. Il primo, fu opera del Maestro della Dormitio di Terni che realizzò nell’abside le Scene della vita di sant’Antonio abate, Evangelisti, un’Annunciazione.

Il secondo ciclo fu dipinto nel 1461 da Nicola di Ulisse da Siena nel coro delle monache, con Scene della vita e passione di Gesù e le Virtù cardinali ed è una delle più impegnative testimonianze del gusto narrativo tardogotico.
Il ciclo di Nicola da Siena è formato da sedici scene, disposte lungo le pareti, divise in due registri, fatta eccezione per il dipinto di fondo con la grande Crocifissione. Sulla parete destra: l’Ingresso a Gerusalemme; l’Ultima Cena; la Lavanda dei piedi; l’Orazione nell’orto; la Cattura di Cristo; la Flagellazione; l’Incoronazione di spine; Gesù davanti a Pilato; Ascesa al Monte Calvario; la Crocifissione; il Calvario; Deposizione dalla Croce; le Pie donne al sepolcro; Discesa al Limbo; Resurrezione; Apparizione alla Maddalena.
Le scene dell’ordine superiore sono divise da finti pilastri con girali floreali, che racchiudono al centro un medaglione con volti femminili e maschili; quelle dell’ordine inferiore da colonne tortili che sostengono una trabeazione; sotto le scene le pareti sono occupate da una decorazione a finti drappi.

Immagine da:
https://www.iluoghidelsilenzio.it/chiesa-di-santantonio-abate-cascia-pg/

Localizzazione: CASCIA (PG). ex Chiesa di Sant'Antonio abate - Museo
Autore: Nicola di Ulisse da Siena
Periodo artistico: 1461
Rilevatore: AC

CAPUA (CE). Cattedrale di Maria Santissima Assunta in Cielo, con Ultima Cena di P. Rivetta

ULTIMA CENA lato destro del presbiterio, opera di Paolo Rivetta del 1961

La tradizione attribuisce la fondazione del duomo, intitolato ai Santi Stefano e Agata, al Vescovo capuano Landulfo nell’856 utilizzando, per le 24 colonne del primitivo impianto, elementi di spoglio provenienti dall’anfiteatro o forse, dalla basilica de SS Apostoli. Nel corso dei secoli i numerosi interventi di ristrutturazione e di ampliamento hanno reso la cattedrale delle dimensioni attuali. La costruzione fu poi ampliata dai Normanni, riordinata dall’arcivescovo aragonese Giordano Caetani (1447-1496), ristrutturata dal cardinal Caracciolo tra il 1719 e il 1724, restaurata dal Cardinal Giuseppe Cosenza tra il 1854 e il 1857.
Il bombardamento del 9 settembre 1943 distrusse completamente la navata centrale e l’area presbiteriale, mentre non riportarono grossi danni il quadriportico, la cripta e la navata laterale destra. La ricostruzione, avviata nel 1949, terminò nel 1957 e diede all’edificio un aspetto moderno. Nel 1958, dopo un lungo e controverso lavoro di ricostruzione, la nuova chiesa fu consacrata e dedicata a Maria Santissima Assunta in Cielo.

Nel presbiterio è da segnalare soprattutto il vasto scenografico apparato decorativo nell’abside e nel lato destro della tribuna (opposto al nuovo coro ed eseguito in seguito alla ricostruzione dell’impianto); in tale contesto sono stati realizzati gli affreschi, sull’intero e ampio fondo dell’area absidale (Santissima Trinità con cori di angeli e santi) e sul lato destro in tre riquadri con al centro l’Ultima Cena, e ai lati scene della Vita di Gesù Cristo, da Paolo Rivetta nel 1961.

Immagine da Wikimedia Commons

Localizzazione: CAPUA (CE). Cattedrale di Maria Santissima Assunta in Cielo
Autore: Paolo Rivetta
Periodo artistico: 1961
Rilevatore: AC

CAPUA (CE). Chiesa dell’Annunziata, con Ultima Cena di F. De Mura, 1750

ULTIMA CENA di Francesco De Mura (1696 – 1782), eseguita nel 1750

La chiesa fu eretta sotto il regno di Carlo II (1285-1309), in stile gotico semplificato che era diffuso a Napoli (navate lunghe e strette, con cappelle laterali, absidi poligonali ma copertura a capriate) grazie agli ordini Mendicanti. Il Governo Cittadino, che la descrisse “pericolante” nel 1521 a causa di gravi dissesti statici, ne avviò un profondo restauro, o meglio rifacimento, motivato anche dalle mutate esigenze estetiche rinascimentali, lasciando però sostanzialmente inalterate la pianta e le dimensioni. Se in un primo momento si scelse un progetto del romano Batista Fiorentino, il risultato indica che alla fine si scelse una maestranza napoletana. Forti, infatti, le somiglianze dell’edificio capuano con quelli delle chiese partenopee.
Sulla facciata seicentesca vi sono due maestose statue in nicchia raffiguranti sant’Antonio abate e santa Lucia.

La tela dell’ULTIMA CENA si trova sull’altare sinistro del coro; fu eseguita nel 1750 circa, replicata in orizzontale a Monopoli nel 1755 (vedi scheda) e poi varie volte dagli allievi del De Mura.

 

Un bozzetto della tela a Capua è conservato a Napoli nel Museo del Pio Monte della Misericordia.

 

 

Immagini e info da
https://www.aboutartonline.com/lultima-cena-di-francesco-de-mura-dalla-luce-alla-morte-rinascita-con-una-aggiunta-su-caravaggio-e-michelangelo-un-saggio-di-m-fagiolo-e-una-nota-di-m-bussagli/

https://www.link24.it/lultima-cena-la-tela-del-de-mura-in-cattedrale-e-lomonimo-dipinto-a-capua/

Localizzazione: CAPUA (CE). Chiesa dell'Annunziata
Autore: Francesco De Mura
Periodo artistico: 1750
Rilevatore: AC

CALCI (PI). Certosa di San Giovanni evangelista di Calci, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, affresco nel refettorio di Bernardino Poccetti, 1597-1598

La Certosa di Calci, o Certosa di Pisa, fu fondata nel 1366 e vide la presenza dei monaci certosini, nonostante vari allontanamenti e soppressioni, fino al 1969. In oltre sei secoli il complesso monastico si arricchì di opere d’arte, manufatti, sculture, dipinti che impreziosirono sontuosamente gli ambienti monastici trasformati, tra il XVII ed il XVIII secolo, in una splendida residenza barocca. Oggi l’antico monastero, ospita dal 1972 Museo nazionale della Certosa monumentale di Calci e dal 1986 il Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa.

Il refettorio attuale è il risultato della trasformazione del primitivo ambiente trecentesco: tra le testimonianze più antiche, l’affresco con l’Ultima Cena, mentre il resto delle decorazioni parietali, compiute nel 1773, il pittore fiorentino Bernardino Poccetti/Pocetti, psudonimo di Bernardo Barbatelli (1548 – 1616), affrescò, nel 1597-98, l’Ultima Cena sulla parete di fondo del Refettorio, sotto le finestre che danno sul chiostro e sopra l’armadio ligneo, con la figura centrale in corrispondenza del sedile priorale.
I due Apostoli seduti alle estremità della tavola hanno alle spalle due Fratelli conversi certosini che provvedono al servizio.

Immagine da:
https://it.cathopedia.org/wiki/File:Calci,_certosa_di_Pisa_(140).jpg

 

Localizzazione: CALCI (PI). Certosa di San Giovanni evangelista di Calci
Autore: Bernardino Poccetti
Periodo artistico: 1597-1598
Url: https://cartusialover.wordpress.com/2019/04/18/poccetti-e-lultima-cena/ https://cartusialover.wordpress.com/2014/03/18/certose-storiche-la-certosa-di-calci/
Rilevatore: AC

BRESSANONE/BRIXEN (BZ) frazione Meluno/Mellaun. Chiesa di San Giovanni Evangelista, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, affresco 1464 circa

La chiesetta di San Giovanni Evangelista è stata edificata verso la metà del XV secolo e racchiude all’interno un ciclo di affreschi, opera della scuola del Maestro Leonardo di Bressanone (Leonhard von Brixen – Lienhart Scherhauff, 1438 – 1475/76), che raffigura la Passione di Cristo, la vita di san Giovanni e un grande Giudizio Universale, risalenti al 1464.
Gli affreschi sono stati malamente restaurati nel 1873; nel 1984 si è, almeno parzialmente, posto rimedio ai danni.

L’Ultima Cena, nella prima campata della parete destra, sovrastata dall’Entrata in Gerusalemme, comprende anche la scena evangelica della Lavanda dei piedi.
Cristo è posto al centro del tavolo rettangolare su cui ci sono pani, ma nessuna bevanda.

Localizzazione: BRESSANONE/BRIXEN (BZ) frazione Meluno/Mellaun. Chiesa di San Giovanni Evangelista
Autore: scuola del Maestro Leonardo di Bressanone
Periodo artistico: 1464
Url: https://www.sentres.com/it/s-giovanni-a-mellaun
Rilevatore: AC

BRESCIA. Chiesa di San Giovanni evangelista, con Ultima Cena di A. Bonvicino

ULTIMA CENA olio su tela (271,5 × 564 cm) del pittore bresciano Alessandro Bonvicino detto il Moretto (Brescia, 1498 circa – 1554), realizzata nel 1521-1524 nella lunetta della cappella del Santissimo Sacramento.

La Cappella del SS. Sacramento, costruita nel 1509, rimase per lo più priva di decorazioni fino a che la Confraternita del SS. Sacramento, il 21 marzo 1521, chiamò i due importanti autori Romanino e Moretto per realizzare un ciclo pittorico di qualità unica.
La cappella si compone di tre nicchie, una di fondo e due laterali, sormontate da tre rispettive lunette al di sotto della volta di copertura. I dipinti del Moretto sono quelli sulla parete destra: la Raccolta della Manna, Elia confortato dall’angelo, i due evangelisti Luca e Marco, L’ultima cena nella lunetta e sei Profeti nel sottarco.

Immagine da:
https://www.pinterest.es/pin/382243087113723823/

Localizzazione: BRESCIA. Chiesa di San Giovanni evangelista
Autore: Alessandro Bonvicino detto il Moretto
Periodo artistico: 1521-1524
Data ultima verifica: 3 dicembre 2020
Rilevatore: AC

BOSA (OR). Cappella palatina del Castello di Serravalle o dei Malaspina, con Ultima Cena

ULTIMA CENA, frammento di affresco di metà XIV secolo

Il primo nucleo del Castello di Serravalle fu edificato sull’omonimo colle, sovrastante l’abitato di Bosa, dall’antica famiglia toscana dei Malaspina. La data della sua costruzione, tradizionalmente fissata nel 1122, è da posticipare, in base a più recenti dati archeologici, intorno alla seconda metà del XIII secolo.
Nella vasta piazza d’armi si trova la piccola Chiesa, dedicata a fine Ottocento a “Nostra Signora de Sos Regnos Altos”, che fu la Cappella palatina del castello.
Non si hanno dati sulla struttura originaria dell’edificio di culto, che nei secoli ha subito interventi pesanti; oggi si presenta come una chiesa ad aula unica, dove la zona presbiteriale è stata interamente rifatta. Gli studi più recenti hanno comunque proposto una datazione al XII secolo e una serie di interventi successivi nel corso del XIV; fra questi vi è anche la realizzazione del ciclo di affreschi che si sono conservati in controfacciata e nei due lati lunghi e sono stati pesantemente mutilati dalla ricostruzione dell’abside, in un periodo non documentato. La datazione del ciclo può essere fissata al 1340-1345, eseguiti presumibilmente da un pittore di origine toscana.

Sulla parete sud, partendo dall’abside e procedendo in senso orario, nel registro superiore, si trovano le scene dell’Adorazione dei Magi e dell’Ultima Cena, Dottori della Chiesa ed Evangelisti; nel registro inferiore c’è una teoria di Sante e Santi riconoscibili da attributi e iscrizioni: Lucia, Maddalena, Marta, Giacomo Maggiore, Eulalia, Agata, Agnese, Barbara, Vittoria, Reparata, Margherita, Cecilia, Savina e Ursula. Dopo figure non individuabili, il corteo prosegue in controfacciata (in basso) con Scolastica e infine Costantino ed Elena. Il corteo è interrotto dalla gigantesca figura di san Cristoforo che occupa tutta la parete, ma fu mutilato in alto per l’apertura di una finestra in età aragonese. Alla sua sinistra, san Martino e il povero, e a destra san Giorgio e il drago. Sotto, il tema della Pesatura delle anime con san Michele arcangelo e la Vergine misericordiosa. Sulla parete nord sono dipinti i primi santi francescani: Chiara, Antonio di Padova, Ludovico di Tolosa. Segue l’Imposizione delle stigmate con Francesco inginocchiato. Altri personaggi sconosciuti riportano all’abside perduta e ognuno di essi illustra le virtù predicate dal Santo di Assisi (umiltà, semplicità, carità, castità, generosità, penitenza, coraggio del martirio). In basso il racconto si chiude con il martirio di san Lorenzo; al centro della parete è raffigurato l’“Incontro dei tre vivi e dei tre morti”, con il monaco Macario al centro.

L’Ultima Cena è purtroppo priva della parte superiore. Sull’estremità sinistra della tavola rettangolare – su cui sono posti in modo geometrico pani, ciotole con pesci, bicchieri e anfore con beccuccio – è dipinta la figura mutila del Cristo, riconoscibile sia per il gesto di benedizione della mano destra, sia per il volto di Giovanni che si appoggia al suo petto. Non ben leggibili le scritte in basso con i nomi degli Apostoli. Curiosa la posizione dei piedi degli Apostoli, ognuno accostato a quello della figura adiacente.

Immagini e notizie da:
https://www.castellodibosa.com/castellodibosa/castello-malaspina-bosa/la-chiesa-del-castello.html

Per i cibi sulla tavola:
https://www.academia.edu/36098044/_2017_L_Ultima_cena_nei_dipinti_della_chiesa_di_Nostra_Signora_de_Sos_Regnos_Altos_a_Bosa_cibo_e_utensili_in_un_dipinto_del_XIV_secolo_in_Sardegna_pp_191_228

Localizzazione: BOSA OR Cappella palatina del Castello di Serravalle o dei Malaspina - via Canonico Nino Gavino, 9 - Bosa - Oristano
Autore: ignoto
Periodo artistico: metà XIV secolo, 1340-1345
Data ultima verifica: 3 dicembre 2020
Rilevatore: AC

BOLOGNA. Musei Civici d’Arte Antica – Museo Civico Medievale, matrice con Ultima Cena.

ULTIMA CENA su matrice in pietra (79 x 37 cm), ambito area adriatica, 1300 – 1350

Il frammento di matrice ha impresso in negativo un’Ultima Cena, le lettere dell’alfabeto, un grande angelo ed un rosone polilobato con figure cortesi.
La matrice serviva probabilmente per la lavorazione artigianale dei metalli e del cuoio.
Potrebbe rappresentare una di quelle testimonianze materiali che denotano l’alto livello qualitativo, ma anche tecnologico, raggiunto dall’oreficeria locale del XIV secolo.
L’Ultima Cena palesa stringenti affinità con la pittura giottesca della scuola riminese (Nozze di Cana nel cappellone di San Nicola a Tolentino e gli affreschi di Pomposa).
Una dimensione spiccatamente francesizzante traspare evidente dal rosone gotico con le sue figurette cortesi. Una fusione d’influenze che potrebbe chiamare in causa la franca e trans-nazionale Bologna che fu sotto il dominio del cardinale francese e condottiero Bertrand du Pouget dal 1327 al 1334.
La matrice potrebbe quindi essere un articolato e polifunzionale strumento, frutto di più culture e sensibilità artigianali e artistiche, diversificate sia per stile che per epoca.

Immagine da:
https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/data/bologna/bo053/bo053_07/Inv_1624_Matrice.jpg

Testo elaborato da:
https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=179817

Localizzazione: BOLOGNA Musei Civici d'Arte Antica - Museo Civico Medievale - Via Manzoni, 4
Autore: ignoto, ambito area adriatica
Periodo artistico: 1300-1350
Data ultima verifica: 2 dicembre 2020
Rilevatore: AC

BERGAMO. Chiesa di San Michele al Pozzo Bianco, con Ultima Cena.

ULTIMA CENA olio su tela (130 x 250.cm) realizzato nel 1689-1690 da Antonio Cifrondi

Niente rimane della chiesa primaria fondata in Bergamo Alta nell’VIII secolo dai Longobardi e nominata già nel X come Pluteo Albo cioè del Pozzo Bianco, forse per la presenza di un pozzo di marmo bianco.
La chiesa venne nominata in alcuni lasciti testamentari che Taidone, gasindio del re dei longobardi, Desiderio, aveva fatto nel 774 per alcune chiese, nominandola come Basilica di sant’Arcangelo Michele fuori le mura. Le zone più antiche dell’edificio sono probabilmente la cripta e parte del muro esterno.
La chiesa venne consacrata l’anno 801 sotto l’impero di Carlo Magno. L’appellativo Pozzo Bianco risulta presente solo nei documenti successivi l’anno 905.
Venne ricostruita nel XII-XIII secolo, poi rinnovata nel secolo XV, la facciata è del 1915.
I restauri operati negli anni quaranta del Novecento hanno rivelato la presenza di opere di vari artisti di epoche alto medioevali, anche se a volte frammentate; a dimostrare l’esistenza di una più antica chiesa sotto l’ossatura quattrocentesca di quella attuale sono stati i dipinti nella cripta risalenti al 1200 e forse anche prima, di netto carattere bizantino.
La pianta dell’edificio è un rettangolo non regolare. All’interno ci sono tre cappelle affrescate, una da Lorenzo Lotto, tra il 1550 e il 1576.

Il quadro di Antonio Cifrondi (Clusone BG 1656 – Brescia 1730), raffigura l’Ultima Cena ed è stato realizzato negli anni 1689-90.

Immagine da:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/5664537/Cifrondi+A.+sec.+XVII%2C+Ultima+Cena

Localizzazione: BERGAMO. Chiesa di San Michele al Pozzo Bianco
Autore: Antonio Cifrondi
Periodo artistico: 1689-1690
Data ultima verifica: 2 dicembre 2020
Rilevatore: AC

BERGAMO. Chiesa di Sant’Alessandro della Croce, con altorilievo con Ultima Cena.

ULTIMA CENA altorilievo marmoreo 1729 di Andrea Fantoni

Il primo documento che nomina la eclesie S.ti Alexandri de Mugazone è datato 1183. Venne poi riedificata e ampliata più volte.
L’edificio attuale fu iniziato nel 1675 grazie alle elargizioni dei devoti delle vicinie di Sant’Alessandro della Croce, di San Giovanni dell’Ospedale e di Sant’Antonio. La direzione dei lavori venne affidata ai Trezzini, una famiglia di “magistri” originari della Lombardia svizzera che risulta documentata in questo cantiere dal 1676 al 1768. La consacrazione del tempio risale al 1737 mentre la facciata, rimasta incompiuta, fu realizzata soltanto nel 1922 su un progetto di Virgilio Muzio (1901).
Prende il nome “della Croce” perché costruita all’incrocio di quattro borghi medievali.
La chiesa, ad una navata, possiede una sobria decorazione barocca, ma è dotata del corredo pittorico fra i più importanti di Bergamo. A destra del presbiterio si accede alle due sagrestie che custodiscono anch’esse una vasta raccolta di opere.
La pianta è a croce latina con un’unica navata e un transetto con braccia corte. Le cappelle – tre per parte – che si aprono slanciate lungo i lati della navata. Sono tutte intitolate alle stesse adunanze (ad eccezione di quella dedicata a san Carlo Borromeo) alle quali i fabbricieri donarono cospicue somme di denaro per le opere di abbellimento.
La seconda cappella, è la Cappella dell’Orazione, che nel XVI secolo fu gestita dalla Confraternita del Santissimo Sacramento, conserva l’altare, uno splendido manufatto realizzato nel 1729 da Andrea Fantoni composto esclusivamente di marmi preziosi, intarsiati e policromi; è un esempio di artigianato artistico unico nel suo genere, per l’invenzione della struttura complessa a registri sovrapposti, la lavorazione di materiali eterogenei e, infine, l’equilibrio del modellato presente nelle parti plastiche.


L’altare ha un altorilievo di marmo bianco (53 x 127 cm) che raffigura l’ULTIMA CENA.

 

Foto altare completo da Wikimedia Commons.
Foto altorilievo del Fantoni da:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/heritage/work/5638931/Fantoni+A.+%281729%29%2C+Ultima+cena

Localizzazione: BERGAMO. Chiesa di Sant'Alessandro della Croce - Via Masone 23 / Via Pignolo 85
Autore: Andrea Fantoni
Periodo artistico: 1729
Data ultima verifica: 2 dicembre 2020
Rilevatore: AC

BERGAMO. Basilica di Sant’Alessandro in Colonna, con due Ultima Cena, di Leandro Bassano e del Cappellini

ULTIMA CENA, olio su tela (176 x 180 cm) eseguito nel 1595 da Leando Da Ponte detto Bassano.

La chiesa di Sant’Alessandro in Colonna potrebbe essere sorta nel VI secolo. Il primo documento riconosciuto risale al 1133 quando la chiesa viene denominata “ad columna”, in riferimento alla presenza sul luogo di resti romani come colonne monumentali. Secondo la tradizione, nel III secolo, qui venne decapitato il centurione romano Alessandro, che diventerà patrono della città.
In seguito a un crollo la chiesa venne ricostruita dal 1447 e consacrata nel 1474. Nel 1627 è documentata una seconda consacrazione dopo sistemazioni dell’edificio secondo le indicazioni del cardinal Borromeo; nel 1739 la chiesa fu nuovamente rinnovata ed ampliata, anche se il suo completamento avvenne nel 1780 quando fu realizzata la cupola e la facciata principale. Il campanile fu iniziato nel 1842, su disegno di Giovanni Bovara, mentre il completamento da parte di Virginio Muzio risale al 1904.
La colonna, ben visibile sul piccolo sagrato antistante la chiesa, è una ricostruzione risalente al 1618 realizzata con reperti, probabilmente romani, la cui origine è controversa; essa rappresenta l’unica testimonianza della antica cattedrale.
Nel 1997 la chiesa è stata proclamata Basilica.

Leandro da Ponte detto Bassano, (1557 – 1622), terzogenito di Jacopo Bassano, ha lasciato nella Basilica di Sant’Alessandro in Colonna due dipinti: Ultima Cena e Natività/Adorazione dei pastori.

Questa ULTIMA CENA ha un’impostazione differente da quella conservata a Firenze, vedi scheda.

Immagine tratta da:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/5575030/Da+Ponte+L.+detto+Bassano+sec.+XVI%2C+Ultima+Cena


In sagrestia è conservato un olio su tela raffigurante un’Ultima Cena opera di Gabriele Capellini detto il Calegarino o il Calzolaretto, di cui non si hanno dati biografici precisi, attivo nel XVI secolo.

La Cena ha impostazione tradizionale con gli Apostoli intorno a una tavola rettangolare. Ai lati servi e altre figure.

 

 

 

Localizzazione: BERGAMO. Basilica di Sant'Alessandro in Colonna
Autore: Leandro da Ponte detto Bassano - GAbriele Capellini
Periodo artistico: 1595 -- XVisecolo
Rilevatore: AC

BERGAMO, fraz. Grumello del Piano. Chiesa della Beata Vergine Immacolata e San Vittore, con Ultima Cena

L’antica chiesa, più volte rimaneggiata, conserva dietro l’altar maggiore un affresco che rappresenta l’ULTIMA CENA, eseguito tra il 1854 e il 1861 dai fratelli gemelli Giovan Battista e Giuseppe Epis (1829 – 1880 e 1858), allievi dello Scuri.

 

Fotografie da:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/5735390/Epis+G.B.-Epis+G.+sec.+XIX%2C+Ultima+cena

http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=30944

Info sulla chiesa:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_della_Beata_Vergine_Immacolata_e_San_Vittore#:~:text=La%20chiesa%20della%20Beata%20Vergine,dogma%20della%20Beata%20Vergine%20Immacolata.

Localizzazione: BERGAMO, fraz. Grumello del Piano. Chiesa della Beata Vergine Immacolata e San Vittore
Autore: Giovan Battista e Giuseppe Epis
Periodo artistico: 1854 -1861
Data ultima verifica: 2 dicembre 2020
Rilevatore: AC

BACENO (VCO). Chiesa parrocchiale di San Gaudenzio, con Ultima Cena del 1554

Il pittore Giacomo da Cardone, nella seconda metà del Cinquecento, affrontò l’intera decorazione delle volte e dei sottarchi delle navate laterali, da poco erette, e intervenne con il suo stile manieristico con influenze nordiche, nel battistero e nella parete di controfacciata dove dipinse un’Ultima Cena interessantissima per le novità compositive, il gusto cromatico e l’innovativa scelta iconografica.

Molto singolare la vita del pittore, nato a Montecrestese nella prima metà del ‘500 da agiata famiglia. Visse gli stimoli artistici e culturali di ambiente milanese, dove imparò l’arte della pittura ed acquisì la pratica del notariato; ma lì conobbe anche le nuove correnti di pensiero religiose luterane, tanto da finire nel mirino degli Inquisitori che lo accusarono di eresia. Nel 1561 a Milano subì la tortura che lo costrinse ad abiurare, fu condananto a pratiche di espiazione, rimandato in Ossola e obbligato a vivere della sola arte della pittura fino al 1566 quando, per appello dei concittadini, fu reintegrato nell’attività notarile. Si hanno notizie di lui nel 1591, ma non si conosce la data della morte.
Montecrestese nel 2015 ha dedicato al pittore una grande mostra.

Immagine tratta da:
https://4.bp.blogspot.com/-aODYFPTNkbI/WlRKIWqZD9I/AAAAAAAAiOQ/SriXWbYH4cwYUBu1AEd0OfiyA_f2xEGSwCLcBGAs/s1600/San%2BGaudenzio%2Bdi%2BBaceno%2B%252819%2529.jpg

Localizzazione: BACENO (VB). Chiesa parrocchiale di San Gaudenzio
Autore: Giacomo da Cardone
Periodo artistico: 1554
Note storiche: Per notizie sulla chiesa, vedere: http://www.santantonioabate.afom.it/baceno-vb-chiesa-parrocchiale-di-san-gaudenzio-
Url: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.com/2018/01/lultima-cena-di-un-pennello-eretico.html
Data ultima verifica: 2 dicembre 2020
Rilevatore: AC

BACENO (VCO). Chiesa parrocchiale di San Gaudenzio, dossale ligneo con Ultima Cena.

Nell’abside della chiesa, un dossale ligneo dorato (1526) di scuola svizzera in forme ancora goticizzanti.
La scena centrale rappresenta la Madonna col Bambino e i santi Marta, Maria Maddalena, Giuseppe e Zaccaria; nella predella l’Ultima Cena; ai lati in alto san Rocco e sant’Antonio e in basso san Cristoforo e san Sebastiano.
Purtroppo l’opera, alcuni anni fa, fu mutilata a causa di un furto. Nella fotografia è ancora integra.

Localizzazione: Baceno (VB)
Periodo artistico: 1526
Note storiche: Per notizie sulla chiesa, vedere: http://www.santantonioabate.afom.it/baceno-vb-chiesa-parrocchiale-di-san-gaudenzio-
Materiale illustrativo: Foto “scultura di legno dorato nella chiesa parrocchiale di Baceno (Foto C. Anadone)” reperibile in https://it.wikisource.org/wiki/Pagina:L%27Ossola_di_Carlo_Errera.djvu/69 tratta dal testo: Carlo Errera,  L'Ossola, Istituto Italiano d'Arti Grafiche, Bergamo 1908, p. 69 
Data ultima verifica: 2 novembre 2020
Rilevatore: AC

ALIFE (Ce). Cattedrale di Santa Maria Assunta, con Ultima Cena.

L’edificio venne costruito dal conte normanno Rainulfo di Alife fra il 1127 ed il 1135, inglobando una precedente struttura religiosa, con orientamento sull’asse nord-sud. Nel corso dei secoli ha subito più volte dei rifacimenti e principalmente nel 1450 ad opera del vescovo Moretta e, in maniera importante, a seguito del terremoto del 5 giugno 1688. Nel 1757 fu completato l’ampliamento delle tre navate. Dopo i danni subiti durante il terremoto del 1805, fu rifatta la facciata nel 1820.
La cripta fa parte dell’edificio originale in stile romanico; è divisa in tre navate da dodici colonne in pietra e con quattro corpi avanzati costruiti successivamente per reggere la cupola della cattedrale, termina con tre absidiole semicircolari. Al centro del pavimento resti dell’area termale romana.

All’estremità destra del transetto si trova la Cappella del SS. Sacramento e, al di sopra dell’altare barocco è vi è l’Ultima Cena, un dipinto ad olio su tela opera di un pittore ignoto, realizzata nel XVIII secolo.

Localizzazione: ALIFE (CE). Cattedrale di Santa Maria Assunta
Autore: ignoto
Periodo artistico: XVIII secolo
Data ultima verifica: 2 novembre 2020
Rilevatore: AC

ADELFIA (Ba), frazione Canneto. Chiesa matrice dell’Immacolata, con Ultima Cena

La Chiesa Matrice di Canneto venne edificata nel 1761 sui resti di un’antica chiesetta. L’edificio di culto, dedicato all’Immacolata della quale è possibile ammirare un’immagine nell’abside, custodisce le reliquie di San Vittoriano, protettore di Canneto. La facciata si divide in due ordini, in quello inferiore si trova il portale d’ingresso mentre in quello superiore si nota un finestrone centrale che illumina l’interno. L’interno, a croce latina, conserva negli altari laterali due grandi tele di autore ignoto, raffiguranti l’Annunciazione e la Crocifissione.

Un affresco dell’Ultima Cena si trova nel presbiterio realizzato nella prima metà del XX secolo da Mario Prayer (Torino 1887 – Roma 1959) con il fratello Guido.

Localizzazione: ADELFIA (BA) frazione Canneto. Chiesa matrice dell'Immacolata
Autore: Mario e Guido Prayer
Periodo artistico: XX secolo (prima metà)
Data ultima verifica: 2 novembre 2020
Rilevatore: AC

FRANCIA – NOHANT-VIC. Chiesa di Saint Martin, con Ultima Cena.

Nohant-Vic è un piccolo comune francese situato nel dipartimento dell’Indre della regione Centro – Valle della Loira, nato dalla fusione dei due borghi.
E’ stato territorio gallo-romana e si è sviluppato nel Medioevo, prendendo a poco a poco il volto vero e affascinante che è oggi. Il paese è particolarmente conosciuto per aver ospitato per molti anni George Sand, che ha scritto molte delle sue opere nella vecchia casa della nonna.
La piccola chiesa di San Martino di Vic custodisce un ciclo ben conservato di affreschi romanici risalenti al secolo XII, distribuiti lungo le pareti dell’arco trionfale, del coro e dell’abside.
Il programma iconografico comprende scene di varia natura assemblate in modo casuale: episodi cristologici dell’Infanzia di Cristo e della Passione sono rappresentati accanto a episodi veterotestamentari e agiografici.
Troviamo ad esempio le immagini del Cristo in trono in mezzo agli apostoli e quella dell’Agnus Dei, alle quali sono state accostate alcune storie dell’Infanzia (Annunciazione, Viaggio e Adorazione dei Magi, Presentazione al Tempio), la scena apocrifa dell’Accusa della Vergine e la Deposizione dalla croce.
Una porta ad arco di semplicità assoluta dà accesso alla seconda aula, quasi quadrata. E in questo “presbiterio”, turbinio di episodi, ogni parete è dipinta: l’indimenticabile Bacio di Giuda sta sulla sinistra; di fronte, tra le altre scene, il grande Ingresso a Gerusalemme; nella parete di fronte all’abside spicca un’Ultima Cena… e si dispiega in questi affreschi la forte e innovativa capacità, tutta propria del Maestro di Vic, di comporre e muovere i personaggi, di narrare quanto accade in un’impaginazione mai statica.
Su questa seconda prorompente sala si affaccia infine l’abside, con altri temi dipinti, al centro dei quali si stende, com’è d’uopo, una Seconda Venuta con il Salvatore e i Viventi.

Localizzazione: Francia
Autore: Maestro di Vic
Periodo artistico: XII sec.
Data ultima verifica: 28/11/2020
Rilevatore: Valter Bonello, Feliciano Della Mora

FRANCIA – CHARTRES. La Cathédrale, vetrata con Ultima Cena

Nella Cattedrale (XII-XIII sec.), Ultima Cena, Vetrata degli Apostoli, particolare.

Localizzazione: Francia, Chartres
Periodo artistico: XIII-XIV sec.
Data ultima verifica: 19/11/2020
Rilevatore: Feliciano Della Mora

GRAN BRETAGNA – LONDRA. Royal Academy of Arts, Ultima Cena, di Giampietrino.

Olio su tela (770 × 298 cm), copia del Cenacolo di Leonardo, opera di Giovan Pietro Rizzoli, detto il Giampietrino, artista documentato tra il 1508 e il 1549.

Discepolo diretto di Leonardo da Vinci e contemporaneo dei pittori Bergognone, Giovanni Boltraffio, Andrea Solario, Cesare da Sesto e Bernardino Luini, Giampietrino appartiene ad una generazione di artisti lombardi fortemente influenzati dai lunghi soggiorni di Leonardo a Milano.
La documentazione sulla sua vita e opera è molto scarsa, avendo una sola opera sicuramente datata: la pala d’altare della Chiesa di San Marino, a Pavia (1521). Tuttavia, Giampietrino è citato dallo stesso Leonardo nel suo celebre Codice Atlantico (1497-1500), e, successivamente, nel Trattato dell’arte della pittura (1584) di Paolo Lomazzo – che ricorda l’esistenza di un certo “Pietro Rizzo Milanese” .
Il suo testamento pittorico è composto sia da opere a tema sacro (rappresentazioni della Sagrada Familia, della Passione di Cristo e della Maddalena penitente, in varie chiese e musei lombardi), sia da scene mitologiche (Cleopatra, Museo del Louvre), ed è notevole per una sorprendente osservanza dello stile del suo maestro – come si può vedere nella sua copia dell’Ultima Cena, conservata alla Royal Academy di Londra, e in altre composizioni in cui riprende lo sfumato e la disposizione spaziale leonardiana (Vergine che allatta il Bambino con San Giovannino, Museo d’arte di San Paolo).

Non si conosce nulla della sua origine, su chi commissionò il dipinto o sulla sua collocazione iniziale. La prima volta che fu menzionato, da Bartolomeo Senese, il dipinto si trovava nella Certosa di Pavia nel 1626, ma è difficile che questa fosse la sua collocazione iniziale.
Ad un certo punto un terzo superiore del dipinto fu tagliato, forse prima che fosse posto nella Certosa. Nel 1821 la Royal Academy di Londra lo acquistò per 600 ghinee come lavoro di Marco d’Oggiono, ma oggi è comunemente attribuito al Giampietrino.
La Royal Academy di Londra prestò la tela al Magdalen College di Oxford per 25 anni fino al 2017, anno in cui ritornò a essere esposta nella sede dell’Academy.

Localizzazione: LONDRA. Royal Academy
Autore: Giampietrino
Periodo artistico: 1520
Data ultima verifica: 19/11/2020
Rilevatore: Valter Bonello

TEMPIO (Tv), fraz. Ormelle. La chiesa dei Templari, con Ultima Cena.

A Tempio, frazione di Ormelle, a circa 6 chilometri da Oderzo, attorno alla metà del XII secolo venne edificata dai Cavalieri Templari, ordine monastico cavalleresco, una chiesa dedicata a “Santa Maria”. Originariamente costruita all’interno di un complesso isolato all’interno delle proprietà fondiarie dell’Ordine.
I Templari si insediarono in questo luogo dove si snodava uno degli antichi percorsi romani: la Via Opitergium-Tridentum (Oderzo-Trento), vicinissima alla Via Postumia che collegava Genova ad Aquileia e la chiesa venne concepita come luogo di sosta per i pellegrini diretti in Terra Santa.
Il complesso subì successivi ampliamenti e nuove costruzioni, in particolare tra il XIV e il XVIII secolo, allorché ai Templari, il cui ordine venne soppresso nel 1312, subentrò l’Ordine dei Giovanniti, attualmente noto come Sovrano Ordine Militare di Malta, trasformando il complesso da ospizio per i pellegrini ad azienda agricola, costituita da un borgo recintato posto al centro di un’estesissima proprietà terriera, dotata di case e mulini, e dall’attuale paese. I Cavalieri di Malta vi rimasero per circa 400 anni.
L’intitolazione attuale di “San Giovanni Battista” appare solo nel 1777, anche se la chiesa continua ad essere più conosciuta come Chiesa dei Templari.
Nel 1797 Napoleone Bonaparte confiscò tutte le proprietà del Priorato di Malta poste a Tempio, vendendole poi nel 1810 a Gasparro Moro di Oderzo. Negli anni successivi parte degli edifici del complesso vennero abbattuti.
La chiesa odierna presenta i connotati dell’architettura romanica, navata unica e portico sviluppato sui lati sud e ovest. La facciata laterale a nord evidenzia le numerose trasformazioni avvenute nel tempo ed in particolare è possibile notare il segno della porta che immetteva nel cimitero.
L’interno è semplice e severo, solenne ed a navata unica che un tempo si concludeva in tre absidiole, di cui la centrale più ampia. Nel 1923 venne costruita l’abside centrale; nel 1953 furono demolite due cappelle sei-settecentesche poste sui lati della navata e venne inoltre distrutto il coro secentesco che conservava una volta a botte; al 1955 risalgono poi l’allargamento del transetto, le attuali absidi laterali e la sagrestia.
La torre campanaria appartiene ad un’altra fase costruttiva, dal momento che si addossa alla facciata senza connessione strutturale con quest’ultima. Il portico, pure aggiunto successivamente, sorregge arcate con capitelli di varie forme e materiali. Tra i pilastri del lato sud, sono inserite formelle tonde in pietra con la croce giovannita a bracci eguali, bianca su sfondo rosso, più in alto tra gli archetti sono visibili le croci templari affrescate in colore rosso.
La Chiesa possiede un piccolo tesoro, per quanto sbiadito dal tempo, rappresentato da un ciclo di affreschi -alcuni dei quali risalenti al periodo templare – che la tappezzavano sia all’esterno che all’interno. All’interno frammenti di affreschi tra cui una Madonna e San Antonio Abate del XV secolo.
Sotto il portico, in linea di massima, si distinguono tre distinte fasi esecutive.
La prima, la più antica, forse del XII-XIII secolo, riportava dei semplici elementi decorativi e testi in rosso su fondo bianco.
Tra il XIII e il XIV secolo buona parte di questi affreschi fu ricoperta con la “dormitio Virginis” ed episodi del Nuovo Testamento: Gesù tra i dottori del Tempio, il Battesimo di Gesù, la Tentazione di Cristo, la cena a casa di Levi, l’Ultima Cena, l’Ascensione di Cristo. Questi affreschi appartengono alla fase templare.
Infine, il terzo ciclo con il San Cristoforo (XIV-XV secolo) della facciata e successivamente la Madonna con Bambino in trono (XVI sec.) e la Crocifissione con la Maddalena dolente (XVIII secolo), quest’ultima realizzata sul tamponamento dell’antica porta laterale d’ingresso alla chiesa.
Il restauro degli affreschi sulle pareti del portico risale al 1988.

Info:
https://www.comune.ormelle.tv.it/home/vivere/storia/chiesa-di-Tempio.html#40c62c36-228c-46ec-9cce-75e488898339
https://www.parrocchiaditempio.it/
http://www.waltersoligon.de/c/
https://vocidaiborghi.com/2018/05/07/linsediamento-templare-giovannita-di-tempio-di-ormelle/
https://www.diegocuoghi.com/tempio/

 

 

Localizzazione: Tempio, fraz. Ormelle
Periodo artistico: XIII sec.
Data ultima verifica: 13/11/2020
Rilevatore: Marina Celegon

MILANO. Museo della Scienza e della Tecnica, Ultima Cena del Fiamminghino

Nel 1626 il pittore milanese Giovan Mauro Della Rovere, detto il Fiamminghino (1575 – 1640), eseguì il grande affresco raffigurante l’Ultima Cena (copia libera dal Cenacolo leonardesco) per il convento dei disciplini di S. Michele alla Chiusa, a Milano (poi strappato, ora al Museo della scienza e della tecnica.

Vedi: Il Fiamminghino.pdf

Localizzazione: MILANO , Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci - Via San Vittore, 21,
Autore: Fiamminghino
Periodo artistico: 1626

BIENNO (BS). Parrocchiale dei Santi Faustino e Giovita, con Ultima Cena del Fiamminghino.

Si trova nella parte alta del paese ed è sorta probabilmente nel punto in cui anticamente doveva esserci un fortino militare costruito a scopi difensivi.
Durante la visita pastorale di San Carlo, nel 1580, l’architetto Pier Maria Bagnadore ebbe l’ordine di approntare un progetto di amplificazione; è su questo disegno che è sorta la chiesa parrocchiale.
La facciata ha un portale in arenaria di Sarnico con colonne binate e scanalate con capitelli corinzi. In due nicchie in alto si trovano le statue dei Santi Faustino e Giovita, cui è dedicata la chiesa; sopra il timpano, in un grande riquadro, un affresco rappresenta la Madonna in Gloria col Bambino e ancora i Santi protettori; qualcuno lo attribuisce al Fiamminghino.
Il campanile in pietra a vista con merlature ghibelline ha una base di costruzione molto anteriore alla chiesa, che fa pensare ad una torre di tipo difensivo.
L’interno è ad una sola navata, la volta è stata affrescata da Mauro della Rovere detto il Fiamminghino, che l’ha dipinta come un loggiato suddiviso in vari riquadri: vi sono rappresentati vari profeti che a volte fuoriescono dalla cornice e vi è sovrabbondanza di decorazioni.
Ai lati della navata si trovano sei altari, quattro nella prima parte della chiesa e due oltre le porte laterali; le cancellate che li racchiudono sono datate 1647 e sono opera di artisti biennesi.
Il primo a destra è dedicato a Sant’Orsola, per la grande tela che ha questo soggetto; si pensa sia del Fiamminghino; il paliotto dell’altare, eseguito dall’artista biennese Giacomo Ercoli, rappresenta la parabola delle vergini stolte e delle vergini prudenti.
Il secondo altare è dedicato a Sant’Agostino, con una tela del Fiamminghino del 1622; la Madonna col Bambino è attorniata da Sant’Agostino, San Carlo, San Francesco e Sant’Antonio abate; molto belli sono gli intarsi con marmi policromi.
Dopo la porta laterale c’è l’altare dedicato alla Madonna del Rosario, con una statua lignea di Ercoli e quindici quadretti di autore ignoto che danno il nome alla cappella.
A sinistra il primo altare è dedicato al Sacro Cuore; la statua del Redentore non è molto antica. Il secondo è dedicato alle Anime Purganti ed è quello che ha la data sulle cancellate; la tela è del Fiamminghino.

La terza con un’altro olio su tela dello stesso artista, è dedicata all’Eucarestia / Ultima Cena. Misura 310 x 210 cm. Firmata e datata sullo sgabello: “IO MAVRVS DEROBORE DICTVS FIAME/NGHINVS PINXIT ANNO 1622”.
La tela fu commissionata dalla Scuola del Santissimo Sacramento della parrocchia di Bienno.

Ai lati della navata sono appesi i quadri della Via Crucis di autore ignoto, che qualcuno vuole siano di Mauro della Rovere.
L’organo è dei Fratelli Antegnati e sembra sia uno dei più pregevoli della provincia di Brescia; di fronte, la Cantoria, ha un affresco del Fiamminghino che rappresenta i musicanti.
Il presbiterio è sormontato da un’alta cupola ovale affrescata dai Fratelli Cominelli della Franciacorta nel 1896.
Le due nicchie laterali in monocolore rappresentano San Pietro a sinistra e San Paolo a destra; sono del pittore Antonio Guadagnini.
La bella pala dell’altare è del veneziano Giovan Battista Pittoni e rappresenta il martirio dei Santi Faustino e Giovita.
L’altare maggiore, in marmi policromi, ha la forma ricurva; quello rivolto verso il popolo e il leggio a forma di angelo sono del biennese Giacomo Ercoli.
La chiesa richiama lo stile barocco ed è stata costruita nel seicento; si pensa che il sagrato fosse anticamente sede di un cimitero, dato il gran numero di ossa rinvenute.

Autore: Panteghini Benia

Fonte: www.comune.bienno.bs.it

Vedi: Il Fiamminghino

Bibliografia:
Fusari Giuseppe, La decorazione della parrocchiale di Bienno 1621-1646. Un programma figurativo tra manierismo e controriforma, La Compagnia della Stampa – Massetti Rodella Editori, Roccafranca (BS) 2005

Localizzazione: Bienno
Autore: Fiamminghino
Periodo artistico: 1622
Data ultima verifica: 11/11/2020
Rilevatore: Feliciano Della Mora

BRENZONE DEL GARDA (VR), fraz. Assenza. Chiesa di San Nicola, con Ultima Cena.

Ignote le origini della chiesa di S. Nicola in Assenza di Brenzone. Sicuramente esistente nel 1159, anno in cui viene citata da Papa Adriano IV tra le cappelle soggette alla pieve di S. Stefano in Malcesine.
Nel corso del XIII e del XV sec. l’edificio romanico venne allungato, ampliato su lato del campanile e rinnovato nella facciata e nell’abside. La facciata venne ancora ristrutturata in età moderna con finestra e porta in stile neogotico. Dopo la metà del XV sec., la chiesa divenne cappella sussidiaria della Parrocchia di S. Giovanni in Brenzone, mentre dal 1797 (ad oggi) fu assegnata alla Parrocchia di S. Maria in Castel Brenzone.
Esternamente l’edificio si presenta con facciata a capanna rivolta a occidente e torre campanaria addossata al fianco meridionale della chiesa. Impianto planimetrico ad unica aula rettangolare con un restringimento sul lato meridionale verso il settore orientale, concluso con un ridotto presbiterio a fondale piatto e rialzato di due gradini.
L’interno della chiesa, ritmato da arconi gotici trasversali in muratura, conserva lungo le pareti affreschi murali risalenti al XIII ed al XIV secolo. Il tetto della navata è a capriate scoperte, il coro è coperto da una doppia volta a crociera con vele gotiche.
Eseguito intorno alla fine del Duecento, perché situato al di sotto degli affreschi trecenteschi, è un frammento di Ultima Cena sulla parete di settentrione. L’opera è di buon livello e lo stile risente dell’arte bizantina; si leggono sopra le figure i nomi di Pietro, Filippo, Matteo, Bartolomeo.

Nel 1322, data che si legge presso la figura di san Michele all’inizio della parete settentrionale, in alto, la chiesa fu affrescata con diversi riquadri il cui stile richiama i modi del maestro Cicogna. Da ovest ad est: la Vergine della Misericordia, della quale è rimasto solo il volto e un lembo del mantello; le figure dei santi Michele e Giovanni Evangelista; san Martino e il mendicante; i santi Stefano, Zeno e Bartolomeo; di nuovo san Zeno; un riquadro con sant’Anna metterza, cioè con la Vergine e il Bambino; segue un frammento di Crocifissione. Ancora la figura di san Nicola coi suoi compagni i santi Benigno e Caro.
Vi è anche l’immagine di sant’Antonio abate, riconoscibile, oltre che per la scritta soprastante, anche per il grosso campanaccio che tiene in mano.
Sulla parete sud, dopo i restauri del 1998, sono tornati visibili, da est verso ovest: gli arcangeli Michele e Gabriele ; san Bartolomeo; santa Lucia.
Sul semipennacchio, infine, del secondo arcone un riquadro della fine del Quattrocento o inizio Cinquecento con le immagini della Vergine in trono con Bambino fra i santi Caterina d’Alessandria e Lorenzo
Al centro della parete di fondo del presbiterio è posta la pala d’altare con cornice lignea raffigurante “La Vergine Maria con il Bambino e i Santi Nicola e Antonio abate”, quest’ultimo con bastone e campanaccio e con ai suoi piedi un grosso maiale dal pelo scuro e, inginocchiato, il committente, di cui è dipinto anche il motivo araldico della famiglia Ivani. L’opera risale ai primi del Cinquecento e sarebbe riferibile a Ermanno Rigozzi.

 

Info:
Piazza San Nicolò fraz. Assenza

Fonte:
https://www.slideshare.net/luigiperottiio/le-chiese-romaniche-di-brenzone-san-nicola-ad-assenza

Localizzazione: BRENZONE DEL GARDA (VR), fraz. Assenza. Chiesa di San Nicola
Periodo artistico: fine XIII secolo

BRENZONE SUL GARDA (VR), fraz. Biaza, Chiesa di Sant’Antonio abate, con Ultima Cena.

Nonostante una tradizione leggendaria la vorrebbe già esistente in epoca altomedievale come cappella castrense, non si conoscono con certezza le origini della chiesa di Sant’Antonio Abate in contrada Biaza. Poiché l’affresco con la raffigurazione di san Cristoforo sulla parete esterna sud è databile intorno alla seconda metà del Trecento o tutt’al più al primo Quattrocento, se ne può attestare comunque la presenza almeno a partire da quei secoli. La chiesa è nominata nel testamento di tale Giovanni del fu Benedetto da Brenzone, redatto il 9 aprile 1421, con il quale il testatore dispone d’essere sepolto nel cimitero contiguo alla chiesa.
La chiesa, e il cimitero, servivano le esigenze spirituali della gente di Biaza, infatti, in un atto di collocazione del 1° ottobre 1456 con il quale il vescovo veronese Ermolao Barbaro nominava rettore della parrocchiale di Brenzone don Stefano de Zebetus, viene espressamente definita “cappella dipendente della parrocchiale”.
In seguito venne beneficiata dalla nota famiglia Brenzone, che nel Cinquecento detenne su questa il diritto di giuspatronato, cioè il diritto di proporre la candidatura del suo cappellano, al mantenimento del quale s’impegnava. In particolare Paolo Brenzone del fu Delaido fa erigere all’interno della chiesa un monumento funebre, dove con testamento dell’8 ottobre 1503, ribadito il 27 settembre del 1505, dispone d’essere sepolto insieme alla moglie Laurezia.
L’edificio oggi esistente è sostanzialmente l’originale, edificato ancora secondo i criteri dell’architettura romanica: la facciata è orientata ad ovest, nonostante sporga su un dirupo, e così l’unico ingresso si apre sul lato sud; di fianco s’erge il campanile coevo, con ampie monofore a dar luce alla cella campanaria.

L’interno propone una tozza navata che conduce all’abside a pianta semicircolare e all’unico altare di fattura moderna, adornato da una pala del primo Ottocento raffigurante Sant’Antonio Abate in adorazione della Vergine.
Sulla parete di settentrione rimangono ampi frammenti delle pitture fatte eseguire tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento da Paolo Brenzone, il cui nome è tuttora leggibile insieme a quello della moglie, Laurezia, presumibilmente a decoro del monumento funebre ora andato perduto. Quanto visibile mostra il Motivo araldico della casa Brenzoni e una Teoria di devoti ai piedi della Vergine con il Bambino.
Restauri in anni recenti hanno rivelato la presenza di affreschi precedenti e di una scritta che riporta come anno di costruzione della chiesa il 1349.
Così è comparsa un’Ultima Cena, presumibilmente trecentesca, purtroppo mutila per caduta dell’intonaco della parte superiore sinistra. Sulla tavola, vino, pane gamberi e una rara raffigurazione di ciliegie.
Giuda è raffigurato dall’altro lato del tavolo a simboleggiare la sua estraneità e il tradimento; si vede il frammento della mano di Gesù che gli porge il pane, come narrato nel Vangelo di Giovanni.

Info:
Via Monte Baldo, 9

Fonti:
https://www.slideshare.net/luigiperottiio/le-chies-romaniche-di-brenzone-santantonio-a-biaza
https://www.comune.brenzone.vr.it/it/point-of-interest/chiesa-medievale-sant-antonio-abate

Localizzazione: Brenzone del Garda (Vr), fraz. Biaza
Periodo artistico: XIV sec.
Data ultima verifica: 08/11(2020
Rilevatore: Angela Crosta

SAN LORENZO DORSINO (Tn), fraz. Pergnano. Chiesa dei Ss Rocco e Sebastiano, con Ultima Cena.

San Lorenzo in Banale è stato un comune italiano in provincia di Trento; dal 1º gennaio 2015 si è operata la fusione col comune di Dorsino e la creazione di una nuova entità di nome San Lorenzo Dorsino.
Nell’abitato di San Lorenzo in Banale, frazione Pergnano, sorge la chiesetta intitolata ai Santi Rocco e Sebastiano. L’edificio fu edificato dopo l’epidemia di peste del 1578.
L’aula è in due campate sovrastate da volte a crociera e nell’area presbiteriale si conservano gli affreschi di Cristoforo II Baschenis (Belli 2008, p. 30), particolarmente attivo in questa zona delle Giudicarie.
Le vele sono definite da una cornice multicolore, che simula architettonicamente dei finti costoloni ed iconograficamente l’incrociarsi di due arcobaleni, in esse sono raffigurati i quattro Evangelisti e altrettanti Dottori della Chiesa; i personaggi sono assisi in troni dalle fogge particolari e diverse. In questo caso gli scranni si incastrano perfettamente tra loro, mentre le gambe dei personaggi trovano un posto limitato nei peducci della volta, spazi che con tengono anche i simboli in miniatura degli Evangelisti.
Al centro della volta è raffigurato il busto del Cristo benedicente. Una Crocifissione, dipinta sulla parete di fondo, racchiude diversi episodi narrati nei Vangeli in un’unica soluzione, senza la scansione temporale presente nei testi sacri.

Molto interessante è l’Ultima cena posta sulla parete sinistra, dove spicca il Cristo che sembra intingere un pezzo di pane in una stoviglia per porgerlo a Giuda, come narrato nel Vangelo di Giovanni (13, 24) (Dal Prà 2002, p. 47).
Il traditore è posto di fronte a lui, in disparte, con le mani giunte, unico tra quelli seduti a non avere sul capo l’aureola.
Si distinguono facilmente il discepolo prediletto, san Giovanni, affranto e consolato da Cristo, e san Pietro, sul lato opposto, che stringe nella mano un coltello.
Tuttavia, nella scena, ciò che catalizza maggiormente l’attenzione è la tavola imbandita su cui stanno numerosi gamberi di fiume, analogamente all’affresco della chiesa di Carisolo.
La presenza di questo animale sul desco dell’Ultima Cena avrebbe un valore simbolico come vogliono i più, oppure, con meno probabilità sarebbe solo il riferimento ad un alimento tipico del periodo, diffuso nelle regioni dell’Italia settentrionale. L’incedere a ritroso del crostaceo potrebbe ricordare il percorso della Resurrezione (dalla morte alla vita).
Sul desco è presente, oltre ai gamberi, l’agnello pasquale: in questo caso un riferimento simbolico all’imminente sacrificio di Cristo (Dal Prà 2002, p. 50).

Sulla parete destra, meno affollata, è ritratta la Madonna in trono col Bambino affiancata da san Sebastiano e da un altro santo che regge la palma del martirio ed una spada.
Sotto il peduccio della volta, verso est, sta un riquadro affrescato con i santi titolari, Rocco e Sebastiano. I due si trovano spesso in coppia, alla luce del fatto che sono entrambi identificati come protettori contro la peste.
Sull’altare, una pregevole pala seicentesca attribuita al bergamasco Domenico Carpinoni (1566?-1658), seguace di Palma il Giovane, raffigurante la Madonna con Bambino e i santi Rocco e Sebastiano e forse coeva alla doratura dell’altare (ivi, p. 93).

Bibliografia:
– M. Dalba 2014, Dal Castello di Stenico ai castelli delle Giudicarie. Itinerari d’arte e di storia, Castello del Buonconsiglio. Monumenti e collezioni provinciali, Trento
– W. Belli 2008, Itinerari dei Baschenis. Giudicarie, Val Rendena, Val di Non e Val di Sole, Trento
– E. Chini 1987, L’arte nelle Giudicarie Esteriori, in A. Gorfer (a cura di), Le Giudicarie esteriori. Banale, Bleggio, Lomaso, I, Il territorio, Ponte Arche (Tn), pp. 3-101
– L. Dal Prà 2002, La cultura dell’immagine in Trentino. Il sacro, in L. Dal Prà, E. Chini, M. Botteri (a cura di), Le vie del Gotico. Il Trentino fra Trecento e Quattrocento, Trento, pp. 31-77
– Gnesotti 1786, Memorie per servire alla storia delle Giudicarie disposte secondo l’ordine de’ tempi, Con una breve Appendice delle Iscrizioni, (ristampa anastatica: Condino [Tn] 1973)

Fonte: testo tratto in parte dal libro di M. Dalba.

Immagine:
https://www.cultura.trentino.it/Approfondimenti/Chiesa-dei-Santi-Rocco-e-Sebastiano-a-Pergnano

Localizzazione: San Lorenzo Dorsino (TN)
Data ultima verifica: 05/11/2020
Rilevatore: Angela Crosta - Feliciano Della Mora

GEMONA DEL FRIULI (Ud). Duomo, Ultima Cena.

Nella cappella laterale sinistra si trova un altare il cui frontale è costituita da una Ultima Cena in metallo.

Galleria immagini (Marina Celegon):

Localizzazione: Gemona del Friuli. Duomo
Data ultima verifica: 03/11/2020
Rilevatore: Feliciano Della Mora - Immagini di Marina Celegon

SONDRIO. Collezione Credito Valtellinese, Ultima Cena.

Daniel Spoerri (Galati, 1930) 1988 olio su tavola e collage, 101×49,5×10 cm, Sondrio, Coll Credito Valtellinese

da “AA.VV. LEONARDO. Il genio il mito.
Mostra alla Reggia di Venaria 17 novembre 2011 – 29 gennaio 2012

Sommario:
– Carlo Pedretti, Proemio;
– Clara Vitulo, La collezione leonardiana della Biblioteca Reale di Torino. Il contributo dei bibliotecari (1839-1975);
– Paola Salvi, Leonardo attraverso la Collezione della Biblioteca Reale di Torino;
– Carlo Pedretti, I disegni di Leonardo “ripassati” da allievi o seguaci;
– Annalisa Perissa Torrini, Leonardo e l’armonia in arte e musica.
– Pietro C. Marani, Edoardo Villata, Il volto di Leonardo nelle testimonianze letterarie e figurative tra realtà e mito;
– Renato Barilli, Presenze di Leonardo nell’arte contemporanea;
– Arnaldo Colasanti, L’antica modernità e la sfera del senso.

Info:
Silvana Editoriale – La Venaria Reale

Data ultima verifica: 31/10/2020
Rilevatore: Feliciano Della Mora

NAPOLI. Museo Nitsch, Ultima Cena.

Hermann Nitsch (Vienna, 1938) litografia a mano su tela, 1983, 155x375x4 cm Napoli, Museo Nitsch

 

da “AA.VV. LEONARDO. Il genio il mito.”
Mostra alla Reggia di Venaria 17 novembre 2011 – 29 gennaio 2012

Sommario:
– Carlo Pedretti, Proemio;
– Clara Vitulo, La collezione leonardiana della Biblioteca Reale di Torino. Il contributo dei bibliotecari (1839-1975);
– Paola Salvi, Leonardo attraverso la Collezione della Biblioteca Reale di Torino;
– Carlo Pedretti, I disegni di Leonardo “ripassati” da allievi o seguaci;
– Annalisa Perissa Torrini, Leonardo e l’armonia in arte e musica.
– Pietro C. Marani, Edoardo Villata, Il volto di Leonardo nelle testimonianze letterarie e figurative tra realtà e mito;
– Renato Barilli, Presenze di Leonardo nell’arte contemporanea;
– Arnaldo Colasanti, L’antica modernità e la sfera del senso.

Info:
Silvana Editoriale – La Venaria Reale

Link Museo:
https://www.museonitsch.org/it/

Localizzazione: Napoli. Museo Hermann Nitsch - Archivio Laboratorio per le Arti Contemporanee - Vico Lungo Pontecorvo 29/d Napoli
Data ultima verifica: 31/10/2020
Rilevatore: Feliciano Della Mora

SONDRIO. Collezione Credito Valtellinese, Ultima Cena di F. Avalle, 2007

Filippo Avalle (Ginevra, 1947) struttura stratificata in metacrilico colato in 4 strati 71x180x12 cm, 2007, Sondrio, Coll Credito Valtellinese

da “AA.VV. LEONARDO. Il genio il mito.
Mostra alla Reggia di Venaria 17 novembre 2011 – 29 gennaio 2012

Sommario:
– Carlo Pedretti, Proemio;
– Clara Vitulo, La collezione leonardiana della Biblioteca Reale di Torino. Il contributo dei bibliotecari (1839-1975);
– Paola Salvi, Leonardo attraverso la Collezione della Biblioteca Reale di Torino;
– Carlo Pedretti, I disegni di Leonardo “ripassati” da allievi o seguaci;
– Annalisa Perissa Torrini, Leonardo e l’armonia in arte e musica.
– Pietro C. Marani, Edoardo Villata, Il volto di Leonardo nelle testimonianze letterarie e figurative tra realtà e mito;
– Renato Barilli, Presenze di Leonardo nell’arte contemporanea;
– Arnaldo Colasanti, L’antica modernità e la sfera del senso.

Info:
Silvana Editoriale – La Venaria Reale

Localizzazione: Sondrio.
Data ultima verifica: 31/10/2020

MILANO. Collezione privata, Ultima Cena di S. Cantaroni, 2000

Stefano Cantaroni (Modena, 1977), stampa digitale su cibachrome, 2000, 120×360 cm Milano, coll prov

da “AA.VV. LEONARDO. Il genio il mito.
Mostra alla Reggia di Venaria 17 novembre 2011 – 29 gennaio 2012

Sommario:
– Carlo Pedretti, Proemio;
– Clara Vitulo, La collezione leonardiana della Biblioteca Reale di Torino. Il contributo dei bibliotecari (1839-1975);
– Paola Salvi, Leonardo attraverso la Collezione della Biblioteca Reale di Torino;
– Carlo Pedretti, I disegni di Leonardo “ripassati” da allievi o seguaci;
– Annalisa Perissa Torrini, Leonardo e l’armonia in arte e musica.
– Pietro C. Marani, Edoardo Villata, Il volto di Leonardo nelle testimonianze letterarie e figurative tra realtà e mito;
– Renato Barilli, Presenze di Leonardo nell’arte contemporanea;
– Arnaldo Colasanti, L’antica modernità e la sfera del senso.

Info:
Silvana Editoriale – La Venaria Reale

Localizzazione: Milano.
Data ultima verifica: 31/10/2020
Rilevatore: Feliciano Della Mora

USA – FAIRFIELD. Ultima Cena.

David LaChapelle (Fairfield, Connecticut, 1963), fotografia 2003, 182,9×233,7 cm

da “AA.VV. LEONARDO. Il genio il mito.”
Mostra alla Reggia di Venaria 17 novembre 2011 – 29 gennaio 2012

Sommario:
– Carlo Pedretti, Proemio;
– Clara Vitulo, La collezione leonardiana della Biblioteca Reale di Torino. Il contributo dei bibliotecari (1839-1975);
– Paola Salvi, Leonardo attraverso la Collezione della Biblioteca Reale di Torino;
– Carlo Pedretti, I disegni di Leonardo “ripassati” da allievi o seguaci;
– Annalisa Perissa Torrini, Leonardo e l’armonia in arte e musica.
– Pietro C. Marani, Edoardo Villata, Il volto di Leonardo nelle testimonianze letterarie e figurative tra realtà e mito;
– Renato Barilli, Presenze di Leonardo nell’arte contemporanea;
– Arnaldo Colasanti, L’antica modernità e la sfera del senso.

Info:
Silvana Editoriale – La Venaria Reale

Data ultima verifica: 31/10/2020
Rilevatore: Feliciano Della Mora