COLLOCAZIONI IGNOTE. Bassorilievi con Ultima Cena di Luigi Ferretti, XX secolo

Luigi Ferretti (1924 – 1953) realizzò molti bassorilievi in rame o bronzo raffiguranti l’Ultima Cena, con iconografia molto simile, per lo più posti come paliotti di altari installati a seguito della riforma liturgica prescritta dal Concilio Vaticano II (1962-65).

Circa 25 opere in tutta Italia sono schedate in: https://www.beweb.chiesacattolica.it/ ma il sito riporta solo la diocesi e non l’ubicazione (Comune e Chiesa).

Immagine in alto: paliotto nella diocesi di Teramo-Atri.

 

Man mano che troveremo le collocazioni, compileremo le relative schede.

Se qualcuno avesse notizie, per favore le comunichi alla mail: info@afom.it

Autore: Luigi Ferretti
Periodo artistico: seconda metà XX secolo

NAVELLI (AQ). Tela con Ultima Cena, XIX secolo

Olio su tela di 260 x 180 cm, di autore ignoto del XIX secolo.
Raffigura un’Ultima Cena con gli Apostoli intorno a un tavolo rettangolare al cui centro è Cristo. Sullo sfondo, in alto a destra, un ampio tendaggio.

Il Catalogo dei Beni Culturali scheda l’opera, alcuni anni prima del sisma del 2009, indicando la localizzazione nel comune di Navelli, ma senza specificare in quale chiesa.

 

Chi avesse notizie è pregato di scrivere alla mail: info@afom.it. Grazie

 

 

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1300182036

Localizzazione: NAVELLI (AQ).
Autore: ignoto
Periodo artistico: XIX secolo
Rilevatore: AC

BARETE (AQ), frazione Colli. Chiesa di San Sabino, polittico con Ultima Cena di T. Cecchini, post 1582

La chiesa del XVI secolo conserva un polittico, di 400 x 300 cm, è attribuito a Tobia Cecchini o de Cicco, attivo nel XVI secolo, ed è costituito da un quadro centrale raffigurante l’Ultima Cena; a destra S. Margherita e a sinistra S. Sabino. Le due figure sono sormontate da due quadretti rappresentanti Gesù nell’orto di Getsemani e Gesù caduto sotto la croce. Nella lunetta la Crocifissione.

Il polittico, oggetto dell’atto notarile ritrovato presso l’Archivio di Stato dell’Aquila tra quelli del notaio Scipione Verterio, pare debba attribuirsi a Tobia Cecchini che stipulò il contratto con i procuratori della chiesa di S. Giuliano in data 4 novembre 1582. Secondo l’atto notarile il pittore doveva dipingere come scena centrale una Natività che poi fu sostituita con un’Ultima Cena. Non è stato possibile scoprire il motivo di questa sostituzione in quanto non esistono atti notarili, né documenti successivi a quello del novembre 1582. Questo atto non menziona né il quadro del Calvario, né i due quadretti.

L’architettura classica, la disposizione delle figure in difficili pose, l’energico modellato plastico dei corpi, la ricchezza dei particolari, il movimento dei panneggi, la partecipazione dei personaggi a ciò che sta accadendo, fa ritenere l’opera tardo rinascimentale.
L’Ultima Cena misura 250 x 265 cm, e raffigura gli Apostoli attorno a una tavola rettangolare dipinta di scorcio, su una diagonale accentuatissima quasi tintorettesca, con Gesù a destra.
Sullo sfondo, sotto un grande colonnato, Gesù lava i piedi a S. Pietro.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1300220257-0

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1300220257-1

Localizzazione: BARETE (AQ), frazione Colli, San Sabino-Basanello. Chiesa di San sabino
Autore: Tobia Cecchini
Periodo artistico: post 1582
Rilevatore: AC

BURIASCO (TO). Chiesa parrocchiale di San Michele con immagine di Ultima Cena, XIX secolo

La chiesa di S. Michele in Buriasco viene citata a partire dal 1373. Già nel 1451 fu aggiunta una cappella laterale, ed altre edificate nel 1510 e 1512.
L’edificio ha una pianta basilicale a tre navate, di cui la centrale termina con presbiterio e abside piatta. L’antico altare di pregevole fattura che ancora oggi ospita il tabernacolo, è realizzato in marmi policromi e parti dorate. Gli altari laterali sono dedicati a: S. Lucia, S. Chiaffredo, S. Giuseppe, Concezione Immacolata di Maria Vergine, Beata Vergine del Rosario, S. Antonio abate e Sacro Cuore.

In testa alla navata sinistra, vi è la pala, dipinta a olio su tela di autore ignoto di ambito piemontese, raffigurante la Madonna del Rosario con santi domenicani e devoti, circondata da 15 scene sacre racchiuse in nicchie dipinte con cornici a volute; in basso al centro, è dipinta una specchiatura ovale con finta cornice lignea a conchiglia sulla parte superiore contenente un iscrizione.
Tradizionalmente i misteri del rosario sono 15 e solo nel 2002 furono introdotti facoltativamente i “misteri luminosi”, tra cui l’Ultima Cena.
Le scene del dipinto a Buriasco, in ordine cronologico, sono: Annunciazione, Visitazione, Adorazione di Gesù bambino/nascita.
Adorazione dei Re magi e Ultima Cena 
sono al posto dei tradizionali: Presentazione di Gesù al tempio e Ritrovamento di Gesù tra i Dottori.
Preghiera nei Getzemani, Flagellazione, Incoronazione di spine, Salita al Calvario, Crocifissione, Resurrezione, Ascensione, Pentecoste, Assunzione della Vergine, Incoronazione di Maria Vergine.

La raffigurazione in quest’ambito dell’Ultima Cena è quindi inconsueta.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0100172207-1_5

Info sulla Chiesa:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/houses/house/71591/Buriasco+%28TO%29+%7C+Chiesa+di+San+Michele

Localizzazione: BURIASCO (TO). Chiesa parrocchiale di San Michele
Autore: ignoto
Periodo artistico: XIX secolo
Rilevatore: AC

PIOSSASCO (To). Chiesa di San Vito, con Ultima Cena

Piossasco si trova sulla statale 589 che collega Torino a Pinerolo passando per Orbassano e dista circa 32 chilometri dal centro del capoluogo piemontese.

La chiesa si trova in piazza S. Vito, nella frazione Piazza.

Nella zona del presbiterio sono collocati i due dipinti realizzati da Michele Maletti, raffiguranti l’Adorazione dei Magi e l’Ultima Cena, più altre quattro telette in corrispondenza delle lesene adiacenti, realizzate dal pittore di Cumiana.

Bibliografia:
– Simone Bonicatto, La parrocchiale di San Vito a Piossasco. Estratto dal Bollettino della Società Storica Pinerolese, Anno XXXI, Pinerolo 2014.

DMF

Localizzazione: Piossasco, fraz. Piazza, in piazza San Vito
Autore: Michele Maletti
Data ultima verifica: 02/12/2023
Rilevatore: Feliciano Della Mora

VILLA DI CHIAVENNA (SO), frazione San Barnaba. Chiesa di San Barnaba con frammento di Ultima Cena, XIV-XV secolo

Risale al XII secolo la chiesa di S. Martino dei Piuri, oggi nota come S. Barnaba, e posta nella frazione omonima, Nel 1491 venne nuovamente benedetta dedicandola al patrono S. Barnaba. L’attuale aspetto risale ad una ristrutturazione successiva del 1754.

La Chiesa conserva nell’interno una mirabile Ultima Cena, purtroppo lacunosa.
Opera del cosiddetto “Maestro di Bellano”, attivo tra fine del Trecento e il primo Quattrocento.
L’iconografia è quella simile ad altre Cene, come quelle di Buglio in Monte, vedi schede.
Gesù porge il boccone a Giuda che però è allineato con gli altri Apostoli, subito dopo Pietro.

 

Parte delle notizie tratte da:
Rovetta A,. (a cura di), Frammenti di identità: la chiesa di San Bernardo a Faedo, Franco Angeli open access, 2021, pp. e 77
Travi C., Appunti per la storia della pittura in Valtellina nella prima metà del XV secolo, in «Arte Cristiana», XCIX, n. 862, 2011, p. 38, nota 7

Localizzazione: VILLA DI CHIAVENNA (SO), frazione San Barnaba. Chiesa di San Barnaba
Autore: ignoto
Periodo artistico: fine XIV - inizi XV secolo
Rilevatore: AC

ALPAGO (BL), frazione Sitran. Chiesa di Sant’Andrea, con Ultima Cena, di F. Frigimelica, 1637

L’edificio cinquecentesco dedicato a Sant’Andrea, sorto dove un tempo si trovava un’antica cappella, venne riedificato durante la prima metà del XVII secolo e successivamente ampliato nel 1860 in seguito all’aumento della popolazione.

L’opera di maggior interesse è sicuramente l’Ultima Cena esposta sulla parete di destra del presbiterio e dipinta da Francesco Frigimelica “il Vecchio” (1570 circa – dopo il 1649) intorno al 1637 con attenzione particolare per tutti quei dettagli di vita quotidiana come la brocca in ceramica, il servo che porta le vivande ed i frutti sulla tavola.
«Il gruppo del Cristo ritratto in atteggiamento allocutorio con l’apostolo Giovanni riverso e addormentato sul Suo cuore, fulcro dell’avvincente Ultima Cena della parrocchiale di Sitran, pur non ricalcando pedissequamente alcun modello, si avvicina sensibilmente agli analoghi soggetti, rispettivamente dipinti da Martin de Vos e da Pieter de Witte detto Candido, divulgati ancora una volta dalla sollecita arte incisoria di Jean Sadeler.
Se pare quasi superfluo ribadire la sobria eleganza, la studiata misura compositiva e la finezza della pittura – peraltro già lodate anche nella tela di Lamosano (vedi scheda) – certamente vale la pena invece tornare sulla congeniale inclinazione frigimelichiana per la rappresentazione della “natura in posa” e della “natura morta”.
A questo genere pittorico l’autore non riserva solo episodiche attenzioni ma pare quasi voglia assegnare loro una sorta di “ruolo” all’interno del dipinto, attribuendo così valore di eternità ai dettagli della vita quotidiana. Su tale versante si presti attenzione al penetrante ritratto del servo a mezzobusto in primo piano – di più o meno diretta ascendenza bassanesca – del cui vassoio coperto che reca in mano pare quasi di percepire il peso.
Il piglio dell’artista abituato a rendere la fisicità delle cose traspare anche dalla bellissima brocca posata a terra, in un angolo del pavimento. Il recipiente in terracotta con decori policromi e rifinitura in traslucido sul quale scivola la luce effusa amplificando ogni minuzia, costituisce già da solo un piccolo brano di accattivante gusto “naturalistico”. L’opera ritenuta databile verso il 1640, è invece di poco anteriore al 1637 quando la chiesa, dopo un esteso restauro, viene nuovamente benedetta come ci educe il protocollo della Visita indetta dal vescovo Giovanni Tomaso Malloni che per la prima volta rammenta la tela.»(1)

 

NOTA 1.  Tratto da: Mazza M. (a cura di), Tesori d’arte nelle chiese del Bellunese. Alpago e Ponte nelle Alpi, Provincia di Belluno, 2010, pp. 77-8

 

Link:
https://www.infodolomiti.it/dolomiti-da-vedere/chiese-e-santuari/alpago-e-ponte-nelle-alpi/tra-chies-puos-e-tambre/chiesa-di-santandrea-sitran/8089-l1.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Frigimelica_il_Vecchio

Localizzazione: ALPAGO (BL), frazione Sitran. Chiesa di Sant'Andrea - Via Portici, 6 LA frazione Sitran si trova nell'ex comune di Puos d'Alpago.
Autore: Francesco Frigimelica
Periodo artistico: 1637
Rilevatore: AC

PREMARIACCO (Ud). Chiesa vecchia di San Silvestro papa, con Ultima Cena del Thanner.

Tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, in occasione dei lavori di restauro seguiti al terremoto del 1976, sono stati compiuti alcuni scavi, non corredati da rilievi planimetri e stratigrafici. La mancanza di indagini archeologiche approfondite non consente di andare oltre il campo delle ipotesi di almeno tre, forse quattro, chiese sovrapposte.
E’ chiara l’esistenza di una costruzione, forse risalente all’XI secolo, a pianta rettangolare, a due absidi, orientata est-ovest, ma con l’asse principale parzialmente ruotato rispetto a quello dell’attuale edificio. La presenza di un’eventuale terza abside non è stata confermata da tracce archeologiche, ma forse è stata distrutta quando è stata costruita la sacrestia.
Accanto alla facciata dell’edificio originario ed in posizione parallela rispetto ad esso è presente dal XII secolo una torre quadrata, costruita per scopi difensivi.
premariaccoNel 1511 la chiesa primitiva viene danneggiata da un terribile terremoto: subisce notevoli trasformazioni con la sopraelevazione e l’allungamento dell’aula e dell’abside, che qualche studioso ipotizza possano essere frutto di interventi settecenteschi.
Giampaolo Thanner viene chiamato ad affrescare il presbiterio (soffitto e pareti), l’arco trionfale e l’intradosso.
Il restauro dei primi anni ’80 del secolo scorso hanno riportato alla luce un intero ciclo di affrescato nel presbiterio della vecchia parrocchiale, sconsacrata fin dagli inizi del ‘900.
L’attribuzione al Thanner e la datazione si basano sulle tracce della firma e della data che compaiono sulla parete destra del presbiterio.
Nelle quattro vele della volta, i Dottori della Chiesa con i Simboli degli Evangelisti, al culmine degli spicchi, separati da un giro di nubi, il Padre Eterno con la colomba e tre teste alate contrapposto al titolare San Silvestro papa in abiti pontificali e con ai lati due Angeli. Sulla parete sinistra, al registro inferiore il Tradimento di Giuda, quasi completamente cancellato dall’apertura di una finestra poi tamponata, mentre nella lunetta è dipinta l’Ultima Cena; sulla parete di fondo una teoria di apostoli e nella lunetta un’affollata Crocifissione; nella parete destra, ai due lati della finestra l’Incredulità di San Tommaso e l’Ascensione, mentre nella lunetta la Resurrezione, tutte molto lacunose e picchettate.
Nell’intradosso dell’arco trionfale otto Sante con i simbolo del martirio; sulla fronte l’Annunciazione; nel sovrarco il Padre Eterno raffigurato tra due quinte architettoniche.
Nel corso del XVII secolo la torre campanaria viene sopraelevata e dotata di pigna sostenuta da un dado ottagonale.
Nel 1745 viene consacrata probabilmente a seguito di interventi edilizi.
Nel 1885 vengono realizzati alcuni lavori di restauro ed in particolare quattro altari (il maggiore dedicato al titolare della chiesa, quelli del Rosario, di San Giuseppe e di Santa Filomena) perdono la consacrazione.
Agli inizi del secolo successivo la chiesa non viene più utilizzata per il culto e adibita a sala per attività ricreative (teatro, sala giochi e riunioni); viene invece utilizzata la nuova e più grande chiesa parrocchiale, consacrata nel 1904.
Dopo la prima guerra mondiale, il pavimento in mattoni della piccola chiesa, rovinato dagli zoccoli dei muli ricoverati nell’edificio nel 1915, viene rimosso e sostituito da una battuta in cemento. Precedentemente a questo intervento, il parroco Luigi Faidutti aveva fatto rimuovere dal pavimento una pietra tombale, posizionata al centro della chiesa, a copertura del monumento sepolcrale destinato ad ospitare le spoglie dei vicari curati di Premariacco.
Fino al sisma del 1976 nella chiesa non vengono effettuati altri lavori. Dopo il terremoto, a causa della situazione di grave instabilità, divengono indifferibili gli interventi di ristrutturazione. Nell’ambito del primo lotto di lavori sono compiute la rifacitura completa del tetto con la demolizione del soffitto, delle vele e delle lesene che occultavano l’originaria copertura con capriate lignee, l’asportazione dell’affresco del pittore udinese Lorenzo Bianchini che le decorava e la chiusura delle finestre laterali, ancora oggi leggibili sui prospetti dell’edificio.
Dopo l’esperimento di alcuni saggi, abbattuto l’intonaco, vengono riportati alla luce gli affreschi (di cui sopra), fino ad allora ignoti, dipinti nella volta quadripartita e sulle pareti del presbiterio, nell’intradosso dell’arco trionfale e sulla facciata del medesimo.
Quindi, per verificare la consistenza della muratura, si eseguono scavi che portano alla scoperta della chiesa primitiva, sotto il pavimento dell’aula, ed al rinvenimento di diverse sepolture nell’area esterna.

Bibliografia:
Tarcisio Venuti, Antica chiesa di San Silvestro papa. Premariacco. Restauro e storia, 233
http://www.ipac.regione.fvg.it/

Info:
Via della Chiesa, s.n.c. Premariacco (Ud)
Riferimenti per la visita: Parrocchia di Premariacco tel. 0432 729021

Immagini: http://www.ipac.regione.fvg.it/

 

Localizzazione: Premariacco (Ud)
Autore: Gian Paolo Thanner
Periodo artistico: XVI sec.
Data ultima verifica: 3/06/2022
Rilevatore: Feliciano Della Mora

POVOLETTO (Ud), fraz. Primulacco. Chiesa di san Nicolò vescovo, con Ultima Cena del Thanner.

La chiesa di san Nicolò vescovo, a poca distanza dall’argine del torrente Torre, si trova a Primulacco nel comune di Povoletto nella piazza del vecchio centro del paese.
L’edificio di culto è stato citato per la prima volta alla fine del XIV secolo in una donazione.
Tra il XVI ed il XVII secolo venne ricostruito, ma senza tenere conto della struttura originaria.
In seguito ai lavori di restauro effettuati negli anni 1993-1995 sono state riportate alla luce delle fondamenta di una abside, con forma semicircolare, databile all’anno 1000 circa.
La chiesetta è ad aula rettangolare con volta a crociera e internamente si possono vedere ancora oggi affreschi realizzati in epoche diverse; sono presenti quattro strati di affresco più un quinto di cui si è solo rilevata la presenza.
I più antichi sono databili tra il XII ed il XIII secolo.
Gli affreschi del Thanner, lacunosi ed alquanto danneggiati dalle pichettature, ricoprono la volta e le pareti del presbiterio, nonchè l’intradosso dell’arco trionfale. Alle pareti dell’aula affiorano qua e là lacerto di epoche precedenti.
Sulla volta a botte, ai quattro angoli i Dottori della Chiesa raffigurati entro nicchie (Agostino e Girolamo a sinistra, Gregorio e Ambrogio a destra), verso il centro i Simboli degli Evangelisti (l’aquila e il leone a sinistra, l’angelo e il toro a destra).
Al culmine della volta la figura del titolare S. Nicolò, quasi illeggibile, e quella di una figura angelica abrasa recante un filatterio.
Sulla parete di fondo, nella lunetta una Ss. Trinità entro mandorla dorata, rappresentata secondo lo schema consueto del Padre che regge la croce di Cristo sormontata dalla colomba dello Spirito Santo, mentre ai lati stanno Angeli oranti e quattro Teste alate; nel registro inferiore, una teoria di Apostoli, resa incompleta nel suo gruppo centrale dall’apertura di una nicchia.
Sulla parete sinistra sono dipinte scene della Passione all’interno di arcate fittizie: Ingresso a Gerusalemme, Ultima Cena, Arresto di Cristo, Flagellazione, Salita al Calvario, Crocifissione, Deposizione e Resurrezione, molto simili a quelle dipinte a Paderno di Orsaria più di venti anni prima.
Sulla parete destra, a lato della finestra e presso la parete di fondo, rimangono due figure di Santi, uno dei quali è un vescovo e l’altro è dotato di un grosso bastone.
Nell’intradosso dell’arco trionfale, raffigurazioni di Sante martiri, fra cui compare la data 1544 e la firma “Paulo Tonn(ar)”.

 

Fonte:
fondoambiente.it; festadeifiori.com; chieseitaliane.chiesacattolica.it; Museo SMO (Slovensko multimedialno okno – Finestra multimediale slovena).
– Sulle vie del Thanner, a cura Pro Loco “Gio Batta Gallerio” di Vendoglio.

Info:
Piazza S. Nicolò, 1, 33040 Primulacco – Povoletto (Ud)
Parrocchia di Savorgnano tel. 0432 666004
Pro Loco Povoletto tel. 0432 679308

 

Localizzazione: Povoletto (Ud), fraz. Primulacco
Autore: Thanner Gian Paolo
Periodo artistico: 1544
Data ultima verifica: 30/05/2022
Rilevatore: Feliciano Della Mora

TAIPANA (Ud), fraz. Monteaperta. Chiesa della Santa Trinità – Sveta Trojica.

La chiesetta alpestre è del XIII secolo situata fuori dall’abitato e portò dapprima il titolo dei Santi Vito e Modesto. Dal XV secolo e fino al 1720 fu dedicata ai Santi Daniele e Lorenzo.
L’edificio originario era sicuramente d’impianto romanico, riattato dopo i vari sismi, specie quelli del 1348 e 1511, secondo gli stilemi del tempo.
All’interno dell’aula sono emersi sulle pareti, a seguito del terremoto del 1976, alcuni lacerti di affresco.
Sulle pareti dell’aula sono stati individuati quattro livelli pittorici sovrapposti, tutti estremamente frammentari e lacunosi, risalenti ad epoche e mani diverse. Dello strato più antico rimangono pochissime tracce che appaiono sotto un’Adorazione dei Magi quattrocentesca, collocata nella parte bassa della parete sinistra. Segue cronologicamente una fascia a motivi zoomorfi che corre lungo tutta la parete bassa delle pareti, assegnabile ai primissimi anni del XVI sec.
Lo strato attribuito a Gian Paolo Thanner, risalente al 1520, è quello più recente, costituito da un ciclo di scene della vita di Cristo abbastanza leggibili – la Natività, la Fuga in Egitto, l’Ultima Cena e la Preghiera nell’orto degli ulivi – che occupano il registro superiore della parete sinistra e quelli superiore ed inferiore della parete destra.
Nella nicchia centrale dell’altare si trova il gruppi ligneo, laccato in oro, raffigurante il Cristo, l’Eterno Padre che incoronano la Vergine Maria e sopra la Colomba dello Spirito Santo, risalente al secolo XIX. In alto, la figura di San Daniele Profeta.
La chiesa è dotata di un raro agioscopo che consente di ascoltare la messa dall’esterno. Nel santuario della Santissima Trinità di Monteaperta, le comunità delle valli del Cornappo e del Torre si danno appuntamento ogni anno nel mese di giugno per rinnovare il solenne e suggestivo rito del Bacio delle Croci.
Si trova sul percorso del Cammino Celeste.

Bibliografia:
lintver.it,
– “Slovensko multimedialno okno” – “Finestra multimediale slovena” museo a San Pietro al Natisone
– Venuti 1967d;
– Costantini, Mansutti, Martinuzzi 1998

Info:
http://www.prolocoregionefvg.it/evento/s-s-trinita/
Località Borgo di Sopra.
Riferimenti per la visita: Parrocchia di Monteaperta, tel. 0432788022; tel. 0432790892; Pro Loco Monteaperta tel. 3462394066.

Autore: Feliciano Della Mora

Localizzazione: Taipana (Ud), fraz. Monteaperta, località Borgo di Sopra
Autore: Gian Paolo Thanner
Periodo artistico: 1520
Data ultima verifica: 24/05/2022
Rilevatore: Feliciano Della Mora

PALAZZOLO SULL’OGLIO (BS). Chiesa di S. Maria Assunta, Ultima Cena di P. Batoni, 1785

 

Una prima chiesa dedicata a S. Maria Assunta risale al 1410. La nuova parrocchiale fu edificata tra il 1751 e il 1772, ma consacrata solo dieci anni dopo. Nel 1786 l’edificio fu danneggiato da un fulmine; nel 1801 fu riconsacrato e successivamente fu rifatta la decorazione e terminata la facciata. Nel corso dell’Ottocento la chiesa era nota con il titolo di Santa Maria Annunziata, per poi essere riportata al titolo originale di Santa Maria Assunta nel 1932.

Conserva varie opere d’arte tra le quali, nel braccio destro del transetto, sull’altare del Santissimo Sacramento, la tela dell’Ultima Cena del pittore lucchese, ma che operò per lo più a Roma, Pompeo Girolamo Batoni (1708-1787). 
La tela fu eseguita forse nel 1785 per la vecchia pieve, vedi scheda, poi trasferita nella nuova parrocchiale.

 

Link:
https://www.parrocchiepalazzolobs.it/le-chiese-di-santa-maria-assunta/

Localizzazione: PALAZZOLO SULL'OGLIO (BS). Chiesa di S. Maria Assunta
Autore: Pompeo Girolamo Batoni
Periodo artistico: 1785
Rilevatore: AC

ROMA. Chiesa di Santa Lucia de’ Ginnasi, con una Ultima Cena di Caterina Ginnasi.

Nel 1624 il cardinale Domenico Ginnasi provvide ad ampliare ed a restaurare il palazzo Ginnasi, incorporandovi anche la preesistente chiesa di S.Lucia (che da allora prese la denominazione “de’ Ginnasi”) e destinando parte del palazzo a monastero per le religiose Carmelitane e parte a collegio, conosciuto appunto come “Collegio Ginnasi”, per coloro che desideravano avviarsi alla vita ecclesiastica.
La chiesa di S.Lucia de’ Ginnasi, un tempo era denominata “S.Lucia de Calcarario”, per la vicinanza alla zona delle fornaci di calce o calcare, ma anche “S.Lucia alle Botteghe Oscure” per l’evidente vicinanza alla via, “S.Lucia Antica”, “S.Lucia delle Pontiche Oscure” e “S.Lucia de Pinea”.
Sull’area dove un tempo sorgeva la chiesa vi è oggi il monastero delle Maestre Pie Filippine, il cui portale di ingresso, sovrastato da una bella Madonnina, è situato lungo via delle Botteghe Oscure, ma un tempo era situato su “largo di S.Lucia dei Filippini”, dinanzi all’attuale palazzo Ginnasi: infatti questo è l’antico ingresso della chiesa di S.Lucia de’ Ginnasi.
La chiesa venne distrutta intorno al 1936, per allargare via delle Botteghe Oscure e venne ricostruita, ma con dimensioni più contenute, all’interno del palazzo.
Il portale d’ingresso della chiesa, sormontato da una Madonnina, è visibile sulla strada.
Caterina Ginnasi dipinse (1629-1630) per l’altare maggiore la pala Martirio di Santa Lucia ed una Ultima Cena che fu poi tagliata in forma di lunetta.

Autore: Daniela Rizzo

Localizzazione: Roma
Autore: Caterina Ginnasi
Periodo artistico: XVII sec.
Data ultima verifica: 13705/2021
Rilevatore: Daniela Rizzo

CARPIGNANO SESIA (No). Oratorio di Santa Maria delle Grazie, che aveva un’Ultima Cena

Proseguendo sulla Via Cavour si raggiunge il Cimitero Comunale, annesso al quale sorge l’Oratorio di Santa Maria delle Grazie, fino all’inizio dell’Ottocento isolato tra i campi e gli alberi di castagno, ma posto all’incrocio tra l’antica strada per Novara e quella per Fara e Briona, in una posizione quindi di notevole importanza.
Uno scritto di don Alfonso Maria Chiara, risalente agli anni 1901 – 1903, fa verosimilmente risalire la costruzione dell’oratorio al Quattrocento.
Le dimensioni originarie erano, probabilmente, più ridotte: nella metà anteriore del muro perimetrale esterno a sud, sotto l’intonaco, è visibile un arco ogivale in mattoni, murato; la presenza di un altro arco ogivale in facciata (intuibile, seppur murato, sotto l’intonaco) portano a credere che in origine la metà anteriore della chiesa fosse un portico, poi chiuso, che con un arco frontale e due laterali si spingeva fino alla linea della attuale facciata.
La chiusura del portico fu forse determinata da esigenze di ampliamento della chiesa oppure dal crollo dell’arco laterale a nord.
Il portico a colonne di granito è documentato a partire dal 1663, mentre il campaniletto a cuspide era presente già alla fine del Cinquecento.

Erano visibili in passato affreschi sul muro dell’abside, raffiguranti un’Ultima Cena e una Madonna.

L’altare ospitava una preziosa iconetta scolpita che fu rimossa in questo secolo in occasione di lavori di sistemazione e venne poi trafugata.
La sacrestia sorse nel secolo XVIII come ricovero per l’eremita addetto alla custodia dell’oratorio.
Recentemente venne aggiunta sul lato settentrionale una cappella dedicata alla Natività di Maria. La festività propria di questo Oratorio è la Natività di Maria (8 settembre).

Bibliografia:
– AA.VV, Carpignano Sesia, a cura dell’Associazione Turistica Pro Loco, Interlinea, Novara, 1997

Fruibilità:
Telefono: 0321.825203 (Parrocchia)

Fonte:
http://archeocarta.org/carpignano-sesia-no-oratorio-di-santa-maria-delle-grazie-e-chiesa-di-santa-maria-di-lebbia/

Data ultima verifica: 10/05/2020
Rilevatore: Angela Crosta

BAGNOLO PIEMONTE (Cn). La Cappella di San Sebastiano nel Palazzo Malingri con Ultima Cena.

Nella parte est del Palazzo Malingri, inglobata nella struttura settecentesca, rimane l’abside della cappella quattrocentesca di San Sebastiano che, anche a causa del sollevamento del terreno, era ridotta ad umido seminterrato. L’apertura di un accesso lato cortile interno del palazzo e la costruzione di muri di sostituzione, comportanti la chiusura del vecchio accesso, avevano inoltre occultato o distrutto parte degli affreschi. Altre perdite furono causate dall’umidità e dalle conseguenti cadute di intonaco.
L’attuale proprietario ha provveduto nel 1992 sia al restauro degli affreschi, sia al ripristino dell’antico orientamento, riaprendo l’accesso dal giardino; dando possibilità di aerazione, ha arrestato il degrado e riportato alla luce parte degli affreschi.
La cappella ha pianta rettangolare ed è coperta da volta a sesto acuto.

Il ciclo di affreschi, recentemente restaurato, importante documento del Gotico internazionale, è dedicato alla Passione; le scene rappresentano, a sinistra: 1) Ultima Cena, 2) Cattura, 3) Orazione nell’Orto, 4) Lavanda dei Piedi. A destra: 5) Cristo davanti a Caifa, 6) Flagellazione, 7) Pilato che si lava le mani, 8) Salita al Calvario, 9) Crocifissione, 10) Deposizione.

Sul muro di testa (al quale forse era addossato l’altare), in centro: San Sebastiano affiancato da due figure non ninbate (uomo leggente un libro, giovane armato di spada); a destra, San Bernardino da Siena (quindi l’affresco dovrebbe essere stato realizzato dopo il 1450, anno della beatificazione) e Santa Chiara.
Al di sopra (nella lunetta): in centro, stemma non più leggibile; a destra, resti di una probabile Deposizione nel Sepolcro. Interessante notare, al di sopra del giovane armato, la scritta “B Berna(rdus)” che potrebbe riferirsi al Beato Bernardo del Baden, protettore di Moncalieri, ivi morto nel 1458 e subito venerato, per fama di miracoli, dalla Duchessa Jolanda che ne promosse la beatificazione poco prima di morire (1478). (La Collegiata di Santa Maria di Moncalieri conserva una tavoletta che rappresenta, in analogia all’affresco di Bagnolo, il Santo come giovane guerriero in armatura; il periodo di esecuzione non ne dovrebbe differire molto).
L’autore degli affreschi è ignoto, ma mostra una mano abile, non schiava della maniera, pur rimanendo nel solco della tradizione. L’alto livello qualitativo degli affreschi renderebbe urgente uno studio che li inserisca nel contesto della pittura di secondo quattrocento nel Piemonte Centrale ed Occidentale.

L’Ultima Cena è purtroppo frammentaria.

 

Bibliografia:
– SANTANERA O., Gli affreschi della cappella di San Sebastiano nel palazzo Malingri di Villar Bagnolo, Bollettino della Società per gli studi storici, archeologici ed artistici della prov. di Cuneo, n. 111, CN, 2 -sett. 1994

Fonti:
http://archeocarta.org/bagnolo-piemonte-cn-palazzo-malingri-e-cappella-di-san-sebastiano/

https://www.chieseromaniche.it/Schede/623-Bagnolo-Piemonte-Madonna-del-Castello-o-San-Sebastiano.htm

Data ultima verifica: 08/05/2020
Rilevatore: Angela Crosta

MAZZE’ (To), Chiesa Ss. Gervasio e Protasio, affresco con Ultima Cena.

Piazza Camino e Prola, 6 – Mazzè, telefono 0119833345

Fruibilità: aperta durante le funzioni o con prenotazione fatta all’Associazione della Proloco

Notizie storiche:
chiesamazzeLa parrocchiale titolata ai martiri Gervasio e Protasio, è nata circa mille anni fa come cappella gentilizia dei conti Valperga, unendo le sue sorti a quelle dei Signori di Mazzè.
In antico, il castelliere salasso di Mattiacos, non era situato alla cima del colle, ma era nella piana formata dalla Dora, nei pressi della chiesetta dedicata ai santi Lorenzo e Giobbe.
In epoca romana la situazione non mutò, allora Mattiacus era formato da una villa rustica di proprietà dei Macionis, famiglia salasso-romana di notevoli possibilità e dalle casupole dei loro dipendenti. Esauritesi le miniere d’oro di Bose, o meglio divenuta antieconomica la loro coltivazione, gli abitanti di Mattiacus si rivolsero probabilmente al cabotaggio sulla Dora, a quei tempi navigabile sino ad Ivrea, ed alla coltivazione dell’aminea gemella, l’attuale erbaluce, vitigno originario dell’Italia meridionale, ambientato dai romani in Canavese.
Nel tardo Impero transitò per Mattiacus, la strada militare Quadrata-Eporedia, recentemente portata alla luce per merito dell’Associazione F. Mondino, ed in epoca longobarda si procedette alla costruzione di fortificazioni, allo scopo di controllare il guado sulla Dora.
All’inizio del secondo millennio la situazione muta sostanzialmente, esisteva ancora l’abitato salasso-romano di Macciacus, ma era ormai semi deserto, perché non difendibile. La stessa sorte coinvolse anche il borgo di San Pietro, paesetto agricolo sulla strada militare, a sud dell’abitato principale.
La popolazione, dopo le scorrerie degli ungari del IX e del X secolo, si era rifugiata alla sommità della collina di San Michele, costruendovi un ricetto fortificato, ad uso di tutti gli abitanti del circondario.
Similmente ad altri casi, è probabile che dopo la costruzione del ricetto, sia sorta nella gente la necessità di erigere una cappella, dedicata poi al martire Gervasio, titolazione successivamente ampliata anche al fratello Protasio, due legionari romani martirizzati a Milano in epoca indefinita. Già all’origine la chiesetta era quasi sicuramente in muratura, anzi forse era l’unico edificio in muratura della fortezza, ed era certamente orientata in direzione inversa all’attuale, con pavimento in terra battuta e nudo tetto, nonché di dimensioni del tutto simili a quella dei martiri Lorenzo e Giobbe, ancora oggi esistente.
Nel dicembre dell’anno 1110, una bolla dell’imperatore Enrico IV, infeuda Mazzè ai conti del Canavese, progenitori dei Valperga, quindi è facile dedurne che un ramo di questa famiglia si era gia installato in paese, facendo nascere la necessità di una cappella gentilizia
Nel 1286 la chiesa di San Gervasio, è citata in un documento del priore della collegiata di Sant’Orso di Aosta, mentre nel 1349 la parrocchia dei Santi Lorenzo e Giobbe, per mancanza di fedeli, è abolita ed unita a quella del martire Gervasio.
La cappella originaria non superava le dimensioni dell’attuale presbiterio, e considerati i diversi livelli del terreno, è molto probabile che sotto l’altare maggiore della parrocchiale ne esistano ancora i resti, magari sotto forma di cripta.
La forma a tre navate ed il ribaltamento dell’orientamento, furono realizzati almeno trecento anni dopo, al tempo di Giorgio Valperga, quando i conti di Mazzè ebbero la possibilità di finanziarie lavori di questa portata. D’altronde l’attuale forma è già presente quando monsignor Angelo Peruzzi, vescovo di Sarzana, visitatore apostolico, nel 1585 viene a Mazzè ed oltre ad abolire la parrocchia di santa Maria, trova la chiesa del martire Gervasio in cattive condizioni.
Degni di nota: la statua di legno dorato dell’Assunta, ricavata probabilmente da un solo ceppo di castagno e la cappella successiva dedicata a San Sebastiano ed a San Vicenzo, nonché la cosiddetta cappella del castello, dedicata ai conti Valperga Mazzè, con la tomba dell’ultimo di loro.
Da segnalare il battistero con la lapide marmorea romana, databile al II secolo d.C., recentemente ritrovata a San Lorenzo.
Recentemente si è appurato che sulle facce interne dei due muri delimitanti il presbiterio, esistono delle pitture raffiguranti l’Ultima Cena e le nozze di Cana, obliterate dalla tinteggiatura fatta eseguire una cinquantina di anni fa. Sarebbe certamente doveroso riportarle alla luce, anche per dare una giusta prospettiva all’interno del tempio.

Data compilazione scheda: 28/06/2016

Nome del rilevatore: Bonello Valter