RONCIGLIONE (VT). Santuario di Sant’Eusebio, con Ultima Cena
Ultima Cena, affresco, fine XI – inizio XII secolo.
Presso Ronciglione (Vt), 60 km a nord di Roma, a poche centinaia di metri dalla Cassia-Francigena nella sua variante Cimina, è cresciuto su sé stesso, nei secoli, il Santuario di Sant’Eusebio: prima sepolcreto romano, poi luogo di culto cristiano nell’Alto Medioevo, infine chiesa romanica, frequentata fino al XIX secolo. Ma sul sito ci sono anche tracce di un santuario arcaico probabilmente dedicato alla divinità solare etrusca Soranus. Come dire, un palinsesto plurimillenario, e scrigno di storia civile, religiosa e artistica, recentemente restaurato, ma poco noto. Era celebre invece tra i viaggiatori e i pellegrini che per secoli lo hanno visitato, o vi hanno dimorato per riposarsi dal lungo viaggio, prima di affrontare l’ultimo tratto verso la meta: Roma.
Il complesso della Chiesa è formato infatti da due manufatti distinti tra loro. Il primo è il sepolcro in tufelli rettangolari, risalente alla seconda metà del IV secolo d.C., che Flavio Eusebio – vicegovernatore della Campania – fece costruire per sé e per la famiglia nei terreni di sua proprietà, come riferisce un’iscrizione lapidea. Sotto il pavimento sono state rinvenute sette sepolture in muratura, di cui quella contro la parete di fondo è probabilmente quella di Flavio Eusebio.
L’altro corpo è costituito dalla chiesa che fu costruita intorno alla sepoltura, diventata luogo di pellegrinaggi sin dal VI secolo e documentati da decine di iscrizioni, probabilmente per l’assimilazione di Flavio Eusebio con l’Eusebio vescovo di Sutri di un secolo posteriore.
La chiesa che avvolge il monumento funerario è di forma basilicale a tre navate con un’accentuata asimmetria tra le due laterali, dovuta a rimaneggiamenti succedutisi nel corso dei secoli.
Nel corso del 2006 la chiesa è stata oggetto di interventi di restauro conservativo.
La navata centrale che costituisce il nucleo originario insieme ad alcuni tratti dei muri perimetrali, è formata da grossi blocchi di tufo e presenta tre arcate per lato impostate su larghe colonne con capitelli quadrangolari decorati con elementi di età pre-carolingia: nastri intrecciati, foglie lanceolate e volute angolari. Dell’originaria decorazione è pervenuto soltanto un esiguo frammento della figura di Cristo, oggi trasferito all’interno della chiesa di Santa Maria della Pace.
Sulla parete di fondo della navata di destra è visibile un affresco con due figure longilinee in tunica celeste: le Vergini prudenti. Una quattrocentesca Madonna col Bambino tra i Santi Eusebio e Stefano, con aggiunte del XVII secolo, domina la parete di fondo del presbiterio.
Delle altre pitture, eseguite a fresco sulle pareti della navata centrale tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo, restano, seppur rovinate, sul lato sinistro, l’Ultima Cena, la Lavanda dei Piedi, l’Albero di Jesse e, sopra l’arcata del mausoleo, il Cristo benedicente tra quattro Santi, di cui l’ultimo a destra è sant’Eusebio in abito vescovile.Nell’Ultima Cena, gli Apostoli si affollano su un lato del tavolo rettangolare su cui sono poste poche stoviglie.
Ma anche la «Visitatio Virginis» dell’VIII secolo è tra le prime rappresentazioni di questo soggetto. I numerosi graffiti in antico onciale romano, lasciati da viaggiatori tra VIII e IX secolo, sono ciò che rimane dell’esistenza di pellegrini o religiosi che chiedevano protezione a sant’Eusebio (vescovo di Sutri del IV secolo), definendosi «peccator» e «miser».
Altri affreschi arrivano fino al XVII secolo, testimonianze graffite fino al XVIII secolo. I restauri compiuti tra il 2005 e il 2010 non hanno però coinvolto l’intero edificio.
«Manca il restauro del romitorio, luogo dove i monaci risiedevano, collocato sul lato nord del monumento e che, ancora, non è stato indagato e restaurato. In esso, quasi certamente, si cela una struttura più antica che potrebbe contenere, con ogni probabilità, il sacello in cui è sepolto il santo cui è dedicata la chiesa. Non sono state ancora eseguite approfondite indagini archeologiche e scavi sulle due necropoli presenti nell’area, quella romana e quella longobarda di cui abbiamo certezza dell’esistenza e di cui conosciamo, con buona approssimazione, anche la collocazione geografica. Sarebbe auspicabile riportare alla luce anche il tracciato della cosiddetta variante Cimina della Via Francigena che passa proprio a fianco della chiesa ed è pavimentata con l’antica tecnica delle “pignocche”. Sarebbe, infine, auspicabile uno studio più approfondito dell’apparato decorativo, allo scopo di scoprire i possibili esecutori e la committenza».
Immagine da: https://fai-platform.imgix.net/uploads/611eb226-ae36-4358-84ed-aebff4d1ff49.jpg
Testo da: https://comune.ronciglione.vt.it/contenuti/81439/chiesa-s-eusebio
Autore: ignoto
Periodo artistico: fine XI - inizio XII secolo
Rilevatore: AC







