VENEZIA. Gallerie dell’Accademia, “Cena in casa di Levi” di P. Veronese: un’Ultima Cena che cambiò nome

Olio su tela di 560 x 1309 cm realizzato nel 1573 da Paolo Caliari detto il Veronese (1528 – 1588)
Inventario numero 203, sala X.
Proviene dal refettorio del convento dei Santi Giovanni e Paolo; da Parigi, Musée Napoleon (1797-1815); al museo dal 1815

Il dipinto fu commissionato nel 1573 al Veronese dai religiosi dell’Ordine di San Domenico per la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia, per sostituire nel refettorio un dipinto di Tiziano distrutto da un incendio nel 1571.
Il soggetto doveva essere quello dell’Ultima Cena, ma l’artista affrontò tale tematica da un punto di vista fortemente innovativo e particolare, con il suo stile mondano e festoso, già sperimentato in altre opere a partire dalle Nozze di Cana del 1563; però in questo caso il tema era l’istituzione del sacramento dell’Eucaristia e le caratteristiche dell’opera misero in allarme il priore del convento che si rivolse alla Sacra Inquisizione che ritenne il dipinto sconveniente per l’edonismo rappresentatovi e per la presenza accanto al Cristo di “buffoni, imbriachi, thodeschi, nani et altre scurrilità”, quindi per le figure di protestanti (todeschi) e di altri che potevano essere indizi che si volesse dileggiare il Sacramento.
Con il Concilio di Trento, in pieno spirito controriformista, fu deciso un ferreo controllo delle produzioni artistiche con il decreto De invocatione,veneratione et reliquis sanctorum et sacris imaginibus (1563); negli anni successivi si provvide anche a pubblicare anche alcuni “manuali di istruzione”. Sebbene non fosse stato specificato un preciso metodo interpretativo, e quindi inquisitorio, l’obiettivo era che opere fossero chiare per i fedeli e aderenti alle sacre Scritture.
Chiamato a rispondere di fronte al tribunale del Sant’Uffizio, nel luglio 1573, il Veronese difese le proprie scelte d’artista, rilevando che: “Nui pittori ci pigliamo la licentia che si piglino i poeti et i matti. […] Se nel quadro vi avanza spacio io l’adorno di figure,secondo le inventioni”.
Ma l’Inquisizione ritenne l’opera indegna di raffigurare l’Ultima Cena e ordinò al pittore di “emendare” il dipinto a proprie spese entro tre mesi. Questi risolse la questione riferendo l’opera a un altro soggetto evangelico: inserì una scritta sui piedritti che limitavano le balaustrate delle due «scale morte» dove alla base vi era già la data di consegna dell’opera, a sinistra “A D MLXXIII” e a destra “DIE XX APRIL”. La nuova scritta recita “FECIT D[OMINO] CO[N]VI[VIUM]MAGNU[M] LEVI cioè «Levi fece un grande convito per il Signore» completata sull’altro lato dal riferimento al passo evangelico: “LUCA CAP V”, cioè Vangelo di Luca, capitolo 5,29-32 che riporta:
«Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla di pubblicani e d’altra gente seduta con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: “Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?”. Gesù rispose: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi”.»
La Cena è raccontata anche in Matteo (9,10-13) e Marco ( 2,13-17).

Successivamente al processo, Veronese evitò di ambientare il soggetto originario in contesti mondani e festosi, come nell’ Ultima Cena di Brera, vedi scheda o in quella ai Musei civici di Padova, vedi scheda.

La tela veneziana, così ridenominata, rimase nel refettorio del Convento sino al 1697 quando, per salvarla da un incendio, fu frettolosamente tagliata in tre pezzi e arrotolata. Probabilmente a questa vicenda sono da riferirsi alcune screpolature, oltre alla perdita della trabeazione sopra gli archi e di una fascia più sottile in basso, a continuazione del pavimento. Le parti ora mancanti sono visibili per esempio nell’incisione di Jan Saenredam che è anteriore al 1607.
L’anno successivo all’incendio il dipinto fu restaurato ma lasciato montato su tre telai. Con l’annessione di Venezia alla Repubblica Cisalpina e le successive soppressioni degli ordini religiosi, il dipinto fu confiscato e portato in Francia. Nel 1815 fu restituito a Venezia e assegnato alle Gallerie dell’Accademia. Nel 1828 fu restaurato e collocato su una parete di testa del salone. Fu di nuovo restaurato alla fine della seconda guerra mondiale. Nel 1980-1982 ebbe un importante ripristino che lo rimontò in un unico pezzo, recuperando le parti ripiegate sotto i tre telai. Nel 2014 l’ultimo restauro.

Commensali e servitori presenti al banchetto sono raffigurati negli atteggiamenti più diversi: nobili del patriziato veneto, paggetti e servi, soldati, animali e bambini che giocano, nani e giullari in una composizione animata e vivace, di chiaro gusto profano. Questa enorme quantità di personaggi certamente non è prevista nella canonica raffigurazione dell’Ultima Cena, inoltre molte figure sono presentate completamente disinteressate alla presenza di Gesù, infatti, discutono tra loro animatamente o gli voltano addirittura le spalle.
Il Veronese raffigura una cena lussuosa della sua epoca a Venezia, con attenta riproduzione del cerimoniale rinascimentale, dello stile di servizio veneziano e con la tipica ostentazione dei prodotti della città – vetri, tessuti, merletti – vedasi la tovaglia orlata da pizzi stesa su un tappeto a decori vegetali; la dovizia di suppellettili; la presenza del piròn, termine di origine greco-bizantina che nell’interrogatorio dell’Inquisizione indica la forchetta a due rebbi.
La raffigurazione si concentrava sul momento dell’annuncio del tradimento futuro di Giuda, quindi gli atteggiamenti degli Apostoli variano tra coloro che non hanno ancora sentito e quelli che si sporgono stupiti e incuriositi a osservare la scena centrale, mentre Pietro è ancora intento a disarticolare un cosciotto da servire a Gesù. Al lato opposto della tavola Levi (Matteo) nel suo ricco vestito rosso orlato di pelliccia osserva arcigno Giuda (quasi avesse già compreso) che guarda dal lato opposto, distratto da un paggetto.

Immagine da Wikimedia

Link:
https://www.gallerieaccademia.it/convito-casa-di-levi

https://it.cathopedia.org/wiki/Cena_in_casa_di_Levi_(Paolo_Veronese)

https://it.wikipedia.org/wiki/Convito_in_casa_di_Levi


Regione Veneto
Localizzazione: VENEZIA. Gallerie dell'Accademia
Autore: Paolo Caliari detto il Veronese
Periodo artistico: 1573
Rilevatore: AC