SPAGNA – VALENCIA. Chiesa del Collegio del Patriarca o del Corpus Christi, Ultima Cena di F. Ribalta, 1606

Olio su tela applicata su tavola di 478 x 266 cm.
Pala dell’altar maggiore della chiesa del Collegio (seminario).
Opera di  Francisco Ribalta (Solsona, Lérida, 1565 – Valencia, 1628)

Ultima Cena o Istituzione dell’Eucaristia, con Gesù che tiene in mano l’ostia, alcuni Apostoli sono seduti, altri inginocchiati. Giuda, in primo piano a destra si rivolge allo spettatore, riconoscibile per i capelli rossi e il sacchetto delle monete.

 

Il complesso architettonico del Patriarca, costruito nel XVI secolo, è composto dal Collegio Reale del Corpus Christi e dalla chiesa.
Il “Real Colegio de Corpus Christi”, il seminario conosciuto tra i valenciani come “Collegio del Patriarca”, fu fondato nel 1583 da San Juan de Ribera.
La chiesa fu costruita tra il 1590 e il 1597 dell’architetto Guillén del Rey. Possiede pianta a croce latina a navata unica e tutte le pareti interne della chiesa e delle cappelle sono dipinte con gli affreschi del genovese Bartolomé Matarana, eseguiti tra il 1597 e il 1605. La pala dell’altare maggiore è stata progettata da Bartolomé Matarana e scolpita in legno da Francisco Pérez nel 1600. In essa è collocata la tela con l’Ultima Cena di Francisco Ribalta.

 

Link:
https://www.lahornacina.com/seleccionesribalta07.htm

Localizzazione: SPAGNA – VALENCIA. Chiesa del Collegio del Patriarca o del Corpus Cristi, Ribalta, 1606
Autore: Francisco Ribalta
Periodo artistico: 1606
Rilevatore: AC

SPAGNA – XÁTIVA (Valencia). Museo di Belle Arti, Ultima/Santa Cena di Vicente Lopez, inizi XIX secolo

Olio su tela di 407 x 245 cm. Restaurata nel 2008.

Dipinto da Vicente López y Portaña (Valencia, 1772 – Madrid, 1850), eccezionale rappresentante del neoclassicismo spagnolo, fu pittore da camera per Fernando VII e Isabella II e direttore di il Museo del Prado dal 1823, contemporaneo e “antagonista” di Francisco de Goya, poiché rappresentava il virtuosismo accademico e freddo.

La Santa Cena, è un’opera del primo periodo del pittore, molte delle quali commissionate a religiosi, questa era destinata al refettorio del Convento di Santa Clara de Xátiva che è proprietario dell’opera e che la ha prestata al Museo.

Sulla tavola l’agnello pasquale, il pane e il vino, e intorno a Gesù, undici Apostoli seduti, mentre Giuda è in piedi sulla destra in primo piano, con in mano il sacchetto dei denari del tradimento.

 

LA CASA DELL’ENSENYANÇA. L’edificio è stato ristrutturato per ospitare le nuove sale del Museo di Belle Arti. Possiede una delle collezioni pittoriche pubbliche più importanti della Comunità Valenciana, con opere di Ribera, Goya, Vicente López, Santiago Rusiñol, Benlliure e Antoni Miró, tra molti altri. Espone anche sculture e opere in pietra.

 

Link:
https://xativaturismo.com/museo-de-bellas-artes/

 


MADRID. Museo Lázaro Galdiano, BOZZETTO DELLA SANTA CENA di Vicente Lopez, 1800 circa

Olio su tela di 35 x 47,3 cm
Inventario numero 06840

Il bozzetto mostra già le caratteristiche generali del grande dipinto di Xátiva. Infatti, le figure dei due Apostoli poste davanti al tavolo sono rappresentate a figura intera, ripetendo altrimenti gli schemi più convenzionali di questa iconografia, logicamente ancora molto presente nell’area valenciana, sul modello di Juanes.

Fino a poco tempo fa considerata un’opera anonima, questa piccola tela sembra essere in realtà un bozzetto preparatorio per il monumentale dipinto di Vicente López per il refettorio del Convento di Santa Clara de Xátiva, che ha la particolarità di essere l’unico dipinto religioso conosciuto di questo tema fatto da López, anche se c’è qualche disegno di sua mano dello stesso soggetto, ma con una composizione diversa.

 

Link:
https://ceres.mcu.es/pages/Main?idt=130785&inventary=06840&table=FMUS&museum=MLGM

Localizzazione: SPAGNA - XÁTIVA (Valencia). Museo delle Belle Arti
Autore: Vicente Lopez
Periodo artistico: inizi XIX secolo
Rilevatore: AC

FERRARA. Palazzo dei Diamanti, Quadreria Fondazione Estense e Pinacoteca Nazionale, due “Ultima Cena” di I. Scarsella, 1605 e 1600-10

Nel 1961 la Cassa di Risparmio di Ferrara diede inizio alle proprie collezioni d’arte antica con l’acquisizione di dipinti provenienti dal soppresso Monte di Pietà e da collezioni private cittadine nel 1973 e nel 1980.
Nel 1984, a seguito della convenzione stabilita con la Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici, la Cassa di Risparmio decise di depositare le proprie opere presso la Pinacoteca Nazionale di Ferrara in Palazzo dei Diamanti.
Nei decenni successivi molte altre acquisizioni hanno arricchito la collezione.

_______________________

Olio su tela di 235 x 389 cm (senza cornice). Immagine in alto.
Opera di Ippolito Scarsella detto Scarsellino ( (Ferrara, 1550 / 1551 – Ferrara, 1620).

Acquisita da Collezione Mazza nel 1980. Acquistata dalla Fondazione Carife nel 2004; inventario numero FE 59 Esposta nel Palazzo dei Diamanti, sala X.

La prima menzione di questa tela è del Brisighella (1704-35) che la segnala nel refettorio del Convento di San Guglielmo a Ferrara e la dice eseguita nel 1605. Dopo la soppressione del monastero (1832) venne acquistata dal mercante d’arte U. Sgherbi ed entrò poco dopo nella collezione Mazza.
Per quanto riguarda la datazione, non vi sono prove documentarie a sostegno dell’anno proposto sa Brisighella ma il 1605 sembra comunque poter concordare con lo stile di quest’opera, che dimostra molteplici affinità con la tela di analogo soggetto, appartenuta alla collezione Zambeccari e oggi passata alla Pinacoteca di Ferrara, anche se di rispetto a quest’ultima la Cena in questione presenta alcuni parti di qualità pittorica inferiore, da spiegarsi probabilmente con l’intervento di aiuti (vedi infra). Da notare inoltre come il modello veneto presente sia non più Paolo Veronese ma Tintoretto e in particolare la sua Cena per San Marcuola, vedi scheda, modello forse mediato da Agostino Carracci, che aveva nel 1596-97 realizzato per l’altar Maggiore della chiesa di San Cristoforo alla Certosa di Ferrara un piccolo rame di analogo tema.

Bibliografia:
Bentini J. (a cura di), La pinacoteca nazionale di Ferrara, catalogo generale, Nuova Alfa Editoriale,

Link:
https://quadreria.fondazioneestense.it/opere/ultima-cena/

 


Altra Ultima Cena di Ippolito Scarsella, realizzato tra 1600 e 1610.


Olio su tela di 200 x 520 cm. Esposto nella sala XI, parete sinistra della Pinacoteca Nazionale al primo piano del Palazzo dei Diamanti,
Uscito dalla collezione Zambeccari di Bologna nel 1983

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0800039915

Localizzazione: FERRARA. Palazzo dei Diamanti, Pinacoteca Nazionale che comprende la FERRARA. Palazzo dei Diamanti, Pinacoteca Nazionale che comprende le opere della Quadreria Fondazione Estense
Autore: Ippolito Scarsella
Periodo artistico: 1605 e 1600-10
Rilevatore: AC

VENEZIA. Ex chiesa di San Barnaba con Ultima Cena di Palma il Giovane, 1587

Olio su tela di 330 x 350 cm.
Opera di Jacopo Negretti detto Palma il Giovane (Venezia 1548 ca – 1628).

La tela raffigurante “L’andata al Calvario” (a destra), che ora fa da pendant alla “Ultima Cena” (a sinistra), fu collocata nella chiesa forse durante i lavori di rifabbricazione del XVIII secolo. Oggi entrambe sono ai lati del presbiterio. Le due tele non furono create appositamente per stare vicine, benché vi sia una forte affinità tematica e le dimensioni delle tele siano simili.

L’Ultima Cena aveva una diversa ubicazione nell’antica chiesa di S. Barnaba; era collocata sull’altare della Scuola del Santissimo, forse già nel 1587, commissionata da Gastaldo Favero.
La tela presenta forti affinità formali e compositive con la tela, di omonimo soggetto, nella chiesa di S. Moisè, vedi scheda.

L’iscrizione con data in basso a sinistra sullo scranno è ormai poco leggibile: “…FAVERO GASTALDO/ VICHARIO…TOMO DO…/ … BERNARDO FIDEL…”

Il dipinto presenta in alto al centro il Padre Eterno, poco sotto la colomba dello Spirito Santo, alla sua destra tre angeli, uno con la colonna della flagellazione, uno con la croce ed il terzo con la corda ed il fascio di verghe; a sinistra altri tre angeli, uno con la corona di spine, uno con la canna alla cui sommità vi è la spugna, il terzo con i chiodi ed il martello.
Al di sotto si svolge l’Ultima Cena. Gesù è al centro in atto di porgere il pane consacrato, circondato dai dodici Apostoli. All’estrema destra si vede l’elemosina di un discepolo a due vecchi mendicanti.

 

La chiesa, sita nel sestiere di Dorsoduro, di antica origine ma più volte ricostruita, l’attuale edificio risale al 1779.

Verso al fine del Novecento la chiesa è stata riconvertita in spazio espositivo permanente dedicato alle macchine di Leonardo da Vinci e con riproduzioni dei suoi dipinti: il Cenacolo milanese è al centro davanti all’altare maggiore e a sinistra dialoga con la Cena di Palma.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500138130
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Barnaba_(Venezia)

https://www.leonardoavenezia.com/

Localizzazione: VENEZIA. Ex chiesa di San Barnaba
Autore: Palma il Giovane
Periodo artistico: 1587
Rilevatore: AC

MILANO. Pinacoteca di Brera, Ultima Cena attribuita a Francesco Bassano, 1575-92

Olio su tela di 103 x 180 cm.
Dopo varie attribuzioni a esponenti della bottega bassanese (Jacopo o Leandro), oggi il confronto più stringente è con “L’Ultima Cena” del Museo Civico di Bassano, vedi scheda, attribuito a Francesco; ciò sembra incoraggiare l’ipotesi di un’attribuzione all’artista o comunque che l’opera sia tratta da una creazione originale di Francesco.

Il confronto con l’Ultima Cena del Castello di Opocno, attribuita a Leandro si dimostra fruttuoso esclusivamente ai fini della analisi compositiva.

Opera probabilmente realizzata per il refettorio del Convento dei Cappuccini di Bassano tra 1575 e 1592. Acquisita dalla Pinacoteca nel 1811.

 

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/Agent/a28927a734afa46c6632fbb0f7390ef1

Localizzazione: MILANO. Pinacoteca di Brera
Autore: Francesco Bassano
Periodo artistico: tra 1575 e 1592
Rilevatore: AC

COLLOCAZIONE IGNOTA. Ultima Cena della bottega di Francesco Bassano

Olio su tela, 98 x 130 cm,  opera della bottega di Francesco Bassano (Bassano, 1549 – Venezia, 1592)

Il dipinto evidenzia una stretta correlazione con l’Ultima Cena conservata alla Pinacoteca di Brera e attribuita alla bottega di Francesco Bassano vedi scheda.
Tuttavia, il confronto con la grande Ultima Cena conservata al Museo di Bassano,  vedi scheda, si dimostra fruttuoso, in modo particolare per l’analogia compositiva delle figure, suggerendo un uso dei medesimi cartoni, cartoni forse impiegati anche nella redazione del Castello di castello Opocno in Repubblica Ceca, opera attribuita a Leandro. Si conferma la medesima origine culturale della tela in esame, che documenta il cambiamento in atto dell’ambiente artistico bassanesco agli inizi del XVII secolo e che il riferimento illustrativo sia una creazione di Francesco.

Venduto dalla Casa d’aste italiana Wannenes Art Auction.

 

Bibliografia
E. Noè, F. Bassano (bottega), in Pinacoteca di Brera. Scuola veneta, Milano 1990, pp. 25-26, n. 5
I Bassano del Museo di Bassano, a cura di G. Ericani e F. Millozzi, Milano 2016, pp. 126-127, n. 46

Rilevatore: AC

SPAGNA – MADRID. Museo del Prado, Ultima Cena di Francesco Bassano, 1586

Olio su tela di 151 x 214 cm. Non esposto

“Sebbene Bettini abbia indicato precedenti paterni, è l’interpretazione personale di Francesco del brano evangelico. Di lui si conoscono tre versioni, di cui quella del Museo del Prado sarebbe l’ultima. Il primo, datato intorno al 1585, fu battuto all’asta da Sotheby’s Firenze nel 1984 e se ne conserva un disegno preparatorio con le figure del vecchio barbuto e la parte a sinistra (Vienna, Albertina, n. 1699), che Rearick collocò in rapporto con il dipinto del Prado.
Il secondo fu dipinto nel 1584-6 per Santa Maria Maggiore a  Bergamo, vedi scheda, e subito dopo fu eseguito quello del Prado. Accettando questa periodizzazione, non ci sono quasi cambiamenti nel trattamento del soggetto al di là di quelli logici derivati ​​da un paesaggio o da un altro formato verticale. Per quanto riguarda il dipinto di Santa Maria Maggiore, motivi e figure si ripetono saltuariamente, ma la composizione generale è meno riuscita. In quello realizzato per la chiesa di Bergamo, la disposizione diagonale della tavola, e con essa dei commensali, si integra perfettamente nella profonda scenografia creata da un’architettura imponente; un’adeguatezza peggio risolta nella composizione del Prado. La cromia leggermente sfumata è tipica delle ultime opere di Francesco, quando si fa evidente l’influenza del fratello Leandro.” (Testo tratto da Falomir, M., I Bassano in Spagna nel Secolo d’Oro, Museo Nacional del Prado , 2001, pp 150-151).

 

 

Link:
https://www.museodelprado.es/coleccion/obra-de-arte/la-ultima-cena/3bb752c7-074e-4767-aff1-0bdaa686049e

https://it.wikipedia.org/wiki/Ultima_cena_%28Bassano%29#

Localizzazione: SPAGNA - MADRID. Museo del Prado
Autore: Francesco Bassano
Periodo artistico: 1586
Rilevatore: AC

BERGAMO. Basilica di Santa Maria Maggiore, Ultima Cena di Francesco Bassano, 1585

Olio su tela di 142 x 250 cm, collocato sopra l’altare dedicato al Santissimo Sacramento. Eseguito nel 1584-86 circa da Francesco Dal Ponte detto Francesco Bassano il Giovane (Bassano del Grappa, 1549 – Venezia, 1592).

Cena abilmente costruita e ricca di riferimenti alla grande pittura di Tintoretto: il solo documento che ne parla è un sollecito inviato al pittore dai deputati della Misericordia Maggiore il 9 novembre 1586, perché consegnasse, infine, l’ancona da porre all’altare del SS. Sacramento (Olivari, in “I pittori bergamaschi…Il Seicento”, vol. II, p. 180, scheda 8). Con ogni probabilità, la commissione gli era stata affidata attorno al 1584. L’opera è stata sottoposta ad una leggera pulitura nel 1986.
Cristo è posto in secondo piano, nel dipinto compaiono anche personaggi che non fanno patte della tradizione come le due figure con turbante in alto, oltre ai servitori e ai cani.
Rispetto al dipinto analogo conservato a Madrid, vedi scheda , qui la scena si sviluppa in verticale, ma compaiono in entrambi sul lato destro delle due tele, un ragazzo aggrappato alla colonna e in primo piano a destra il garzone che versa il vino.

 

Immagine da Wikimedia

Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/opere-arte/schede/w6010-00648/?view=tipologie&offset=3557&hid=9&sort=sort_date_int

https://it.wikipedia.org/wiki/Ultima_cena_%28Bassano%29

 

Nella Basilica è conservata un’altra Ultima Cena, affresco del 1347, vedi scheda.

Localizzazione: BERGAMO. Basilica di Santa Maria Maggiore
Autore: Francesco Bassano
Periodo artistico: 1585 circa
Rilevatore: AC

BASSANO DEL GRAPPA (VI). Musei Civici, Ultima Cena di Francesco Bassano

Olio su tavola lignea di 97 x 43,3 cm (cornice di 110,5 x 57,4 cm ).
Inventario numero 14. Esposta nella Galleria Civica.
Opera di Francesco Dal Ponte detto Francesco Bassano il Giovane (Bassano del Grappa, 1549 – Venezia, 1592).

Ambientata in uno spazio architettonico caratterizzato da colonne doriche a ordine gigante, robusti pilastri e un soffitto a cassettoni, “L’Ultima Cena” di Francesco il Giovane costituisce uno dei pochi bozzetti superstiti dell’attività della bottega bassanese.

La tavola con gli Apostoli è collocata in prospettiva e riempie l’intero spazio centrale: netti colpi di luce contraddistinguono le figure e ne definiscono sommariamente le forme facendole emergere dall’ombra della notte. L’originalità del dipinto è data dall’esistenza di una figurazione sottostante, probabilmente un’Ascensione di Gesù al Cielo: nella parte superiore del dipinto è infatti possibile intravedere la figura di Cristo, mentre nella porzione inferiore la tela ricalca nella lastra radiografica la disposizione degli apostoli intorno al tavolo.

 

 

Link:
https://www.museibassano.it/it/dettaglio_opera/850834

Localizzazione: BASSANO DEL GRAPPA (VI). Musei Civici
Autore: Francesco Bassano
Rilevatore: AC

VENEZIA. Chiesa di Sant’Eufemia con Ultima Cena di Alvise Benfatto, 1510-5 circa

Sulla parete sinistra del presbiterio, olio su tela si 300 x 400 cm.
Opera di Luigi Benfatto, noto col nome veneto di Alvise dal Friso o Alvise Benfatti (Verona, 1554 circa – Venezia, 1609), nipote di Paolo Veronese.
Iscrizione a pennello a lettere capitali in basso a destra: “ALOIXIUS”.

Ai primi anni dell’ultimo decennio del Cinquecento sembra appartenere questa “Ultima Cena”, secondo Luciana Larcher Crosato, che l’avvicina al ciclo di S. Nicolò dei Mendicoli.
Gli Apostoli ritmicamente raggruppati attorno alla tavola posta in uno scenario influenzato da Paolo Veronese, hanno, come nota il Venturi, “un’aria rusticana nei volti scavati (…) che conferisce un accento di umano colloquio alla scena”.

La chiesa, sita nell’isola della Giudecca, fu costruita nel IX secolo in stile veneto-bizantino e, oltre che a Santa Eufemia, era dedicata anche ad altre martiri di Aquileia (Tecla, Dorotea ed Erasma).
Nel 1371, come riportato da una lapide a lato dell’ingresso, la chiesa fu consacrata una seconda volta in seguito a un grosso intervento di ristrutturazione che introdusse elementi architettonici di carattere gotico. Nel XVIII secolo fu eseguito un altro intervento che, oltre alla facciata, modificò profondamente l’interno dove furono applicati stucchi sia nella navata centrale che nelle volte del soffitto.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500134434

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Eufemia_(Venezia)

Localizzazione: VENEZIA. Chiesa di Sant'Eufemia
Autore: Alvise Benfatto,
Periodo artistico: primi anni del primo decennio del XVI secolo
Rilevatore: AC

FIRENZE. Galleria degli Uffizi, Ultima Cena di Bonifacio Veronese e bottega 1540-45

Ultima Cena, 1540-1545 circa.
Olio su tela; 118 x 332 cm (parte visibile), 208 x 332 cm (con la parte ripiegata sul retro).
Inventario n° 1980, 948.
Opera di Bonifacio de’ Pitati detto Bonifacio Veronese (Verona, 1487 – Venezia, 1553) e bottega.

«Prima delle svariate e celebri versioni del tema eseguite da Tintoretto e Veronese, fu Bonifacio de’ Pitati il pittore che si cimentò con esso più volte, codificandone una formulazione efficace e di successo, al punto da essere ripresa da Tiziano stesso nel «Cenacolo» oggi all’Escorial vedi scheda.
Nella suo libro “Venetia città nobilissima et singolare decritta in XIIII libri” del 1581, Francesco Sansovino ricorda nella chiesa di Santa Maria Mater Domini «la Cena di Christo» di «Bonifatio Veronese» il cui telero si conserva a tutt’oggi in situ e quello del Seminario arcivescovile di Venegono (Varese; in origine in Sant’Andrea di Lido, commissionato nel 1535-1536) costituiscono gli unici per i quali la critica si è espressa a favore della piena autografia.» Vedi scheda.

Le altre versioni dell’Ultima Cena pertinenti all’ambito del pittore sono considerate di bottega e si trovano a Edimburgo, National Gallery of Scotland; vedi scheda e negli USA a Greenville, Bob Jones University Collection, che è attribuita a Stefano Cernotto, 1534-36, vedi scheda.

Sono considerate di bottega anche le cene delle chiese veneziane di Sant’Alvise vedi scheda e dell’Arcangelo Raffaele, vedi scheda.

Nello schema orizzontale e nella disposizione delle figure è stata notata la derivazione dall’incisione di Marcantonio Raimondi (1515-1516 circa), (diverse copie vedi https://www.ultimacena.afom.it/gran-bretagna-londra-victoria-and-albert-museum-ultima-cena-stampa-di-m-raimondi/ e ulteriori link), divulgatrice di un’idea raffaellesca: se la dipendenza più stretta si osserva nella versione Mater Domini (SIMONETTI 1985; in quella di Venegono invece per HERMAN 2003), anche le altre (a eccezione di quelle di Greenville, che presenta un’impostazione scenografica più ampia e complessa, e di Bassano) offrono varianti più o meno significative dello stesso modulo di base.
Gli elementi di «natura morta», quali la cesta di vimini, i fiaschi e le brocche, il cagnolino, sono stati messi in rapporto con la pittura nordica, ma piuttosto che il düreriano Schäufelein evocato da Herman sarebbe più logico pensare a Dürer stesso (in particolare all’incisione della «Cena» datata 1523); d’altra parte essi fanno parte del corredo iconografico della Cena in Italia almeno dall’affresco di Pietro Lorenzetti ad Assisi (1320 circa), e poi per esempio nella pala del Corpus Domini di Giusto di Gand a Urbino (1473-1474) e nel murale di Cosimo Rosselli nella Cappella Sistina (1481-1482). Nella versione qui esposta i pesci contenuti nel piatto davanti a Cristo sui quali si allunga furtiva la mano di Giuda (secondo una peculiare variante iconografica; si veda REAU 1958, pp. 414-415) e le pagnotte che riempiono la cesta poggiata sul pavimento in primo piano costituiscono anche una sottile allusione alla Moltiplicazione dei pani e dei pesci, uno degli episodi evangelici (Mt 14, 13-21; 15, 29-39) canonicamente letti come prefigurazione dell’Ultima Cena e dell’Eucaristia (VLOBERG1946). Il cagnolino è una presenza ricorrente nell’immaginario figurativo di Bonifacio, come già notava Giovanni Morelli (1907); esso finisce con il diventare un attributo caratterizzante dei Cenacoli veneziani (per esempio in Tintoretto), a volte posto vicino a Giuda con una valenza negativa, più spesso come mero attributo di genere (MOFFITT 1987). Un altro segno distintivo delle Cene del De’ Pitati sono le pieghe orizzontali della tovaglia (HERMAN 2003).

Il telero degli Uffizi tuttavia nasconde un altro segreto, che lo rende unico nel gruppo dei Cenacoli bonifaciani: in origine infatti esso presentava una metà superiore con il prolungamento delle colonne e un fondo di cielo che dava maggiore respiro al paesaggio e all’intera composizione. Tale metà non è perduta ma ripiegata sul retro della tela, nascosta dall’incorniciatura attuale: non sappiamo a quando risalga questa conformazione, verisimilmente dettata da necessità di collocazione a parete (forse a seguito dell’ingresso dell’opera nelle raccolte medicee: nel 1713 è citata nell’inventario della collezione del principe Ferdinando; si vedano CHIARINI 1975, Gli Uffizi 1979), ma essa rende la rappresentazione più «schiacciata» e in linea con la maggioranza degli altri Cenacoli dell’artista, sulla falsariga dello schema raffaellesco trasmesso da Marcantonio. Risarcendo, almeno mentalmente, l’intera figurazione si ottiene un’ampiezza scenografica affine ad alcuni dei teleri del ciclo del Palazzo dei Camerlenghi (come la «Cena in Emmaus» del 1535 circa; il ciclo tenne impegnato Bonifacio e i suoi collaboratori dal 1529 fino alla morte nel 1553, per essere poi ereditato dal Tintoretto; si veda COTTRELL 2000), che prelude direttamente ai magniloquenti simposi di Paolo Veronese. Nel tentativo di individuare la mano dell’assistente di Bonifacio nell’esecuzione della tela, gli studiosi hanno evocato i nomi di Antonio Palma (nipote di Palma il Vecchio e padre di Palma il Giovane; VENTURI 1928) e Stefano Cernotto (HERMAN 2003), entrambi coinvolti nell’impresa dei Camerlenghi: quest’ultimo con l’amplissima, ambiziosa e manieristica «Cacciata dei mercanti dal tempio», Antonio con il magnifico «Incontro di Salomone e della regina di Saba» che secondo Cottrell (2000, p. 668) anticipa Veronese nell’accentuare «Bonifacio’s feel for decorative detail». In realtà a un’osservazione ravvicinata colpiscono nell’opera, accanto a zone più deboli e corsive (il paesaggio compendiario, i panneggi schematici e un po’ schiacciati) imputabili a un aiuto, le parti di fattura più fine, che ben meritano l’autografia del De’ Pitati, quali le suppellettili in vetro sulla tovaglia, rese con squisite trasparenze e riflessi, il Cristo sapientemente modellato, i volti espressivi di molti degli apostoli.
I recenti studi su Bonifacio di Philip Cottrell, destinati a confluire in una prossima monografia, hanno gettato luce su vari aspetti della sua figura, fino a oggi «the least defined and appreciated» tra i pittori di prima fascia del Cinquecento veneziano (COTTRELL 2004, p. 5). L’alunnato del pittore presso Palma il Vecchio, già indicato da Lomazzo (1584) e Ridolfi (1648) ma poi spesso messo in dubbio dalla critica novecentesca, è stato confermato e precisato: Bonifacio operò al fianco di Palma fino alla morte di questi nel 1528, producendo una grande quantità di sacre conversazioni di destinazione privata; poi ne ereditò la bottega e il prestigio pubblico, riuscendo ad aggiudicarsi la commessa dei Camerlenghi (anche per la sua capacità di emulare lo stile di Tiziano accontentandosi di compensi molto minori); ebbe uno stretto legame, frutto del sodalizio con Palma, con Lorenzo Lotto (che lo designò erede nel primo testamento del 1531, poi modificato nel 1547); allestì un’ampia ed efficiente bottega, nella quale si formarono anche Jacopo Bassano e il Tintoretto (si veda COTTRELL 2004 e 2009). Il suo contributo maggiore alla pittura del Cinquecento veneziano consistette nel rilancio della figurazione narrativa fondata su un’azione efficamente inscenata, in opposizione al lirismo belliniano e giorgionesco, che nei momenti migliori di una produzione peraltro copiosa e spesso standardizzata poté dialetticamente confrontarsi con il «Dio de l’Arte» Tiziano, non solo come sua “ombra, ch’al corpo va drio” (BOSCHINI 1660). GERARDO DE SIMONE» (1)

 

Testo tratto da:
(1) Morello G. (a cura di), Alla mensa del Signore. Capolavori dell’arte europea da Raffaello e Tiepolo. Catalogo della mostra (Ancona, 2 settembre 2011 – 8 gennaio 2012), Allemandi, Ancona 2011, citazione pp. 179-180

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900290954

Localizzazione: FIRENZE. Galleria degli Uffizi
Autore: Bonifacio Veronese e bottega
Periodo artistico: 1540-45
Rilevatore: AC

VENEZIA. Chiesa dell’Angelo Raffaele (San Raffaele Arcangelo) con le Ultime Cene della bottega di Bonifacio Veronese, XVI secolo e di L. Benfatto

Sulla parete d’ingresso o controfacciata, vi sono ben due Ultime Cene.

A sinistra l’Ultima Cena di bottega di Bonifacio de’ Pitati detto Bonifacio Veronese (Verona, 1487 – Venezia, 1553).
Olio su tela di 235 x 455 cm. Vedi fotografia in alto.
Per le altre opere di Bonifacio de’ Pitati o B. Veronese vedi anche scheda.


A destra dell’organo, in controfacciata, l’Ultima Cena di Luigi Benfatto, noto col nome veneto di Alvise dal Friso o Benfatti (Verona, 1554 circa – Venezia, 1609), nipote di Paolo Veronese.

La Cena è di impostazione tradizionale, con gli Apostoli dietro un tavolo rettangolare; in primo piano una cesta di pani, un recipiente e un cagnolino.

La chiesa è una delle otto più antiche della città, fondate secondo la tradizione nel VII secolo dal vescovo di Oderzo, Magno. Più volte rimaneggiata, deve la sua forma attuale alla riedificazione di Francesco Contino tra 1618 e 1639 che ne modificò l’orientamento spostando la facciata verso il rio dell’Angelo Raffaele. La chiesa non venne però completata e delle tre facciate previste fu realizzata solo quella principale nel 1735.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_dell%27Angelo_Raffaele

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500151604 (Cena di Bonifacio de’Pitati)

http://www.anzolomendicoli.it/?page_id=12

https://www.treccani.it/enciclopedia/benfatto-luigi-detto-alvise-dal-friso_%28Dizionario-Biografico%29/

Localizzazione: VENEZIA. Chiesa dell'Angelo Raffaele (San Raffaele Arcangelo), in sestiere Dorsoduro
Autore: Bottega di Bonifacio Veronese -- Luigi Benfatto
Periodo artistico: XVI - XVII secolo
Rilevatore: AC

VENEZIA. Chiesa di Sant’Alvise con Ultima Cena di bottega di Bonifacio Veronese, XVI secolo

Quasi al fondo del lato destro della navata, presso l’altare vi è una grande tela con un’Ultima Cena attribuita a seguaci di Bonifacio de’ Pitati detto Bonifacio Veronese (Verona, 1487 – Venezia, 1553). Forse l’autore è Gerolamo da Santacroce o Gerolamo Galizzi (Santa Croce, 1490 circa – Venezia, 1556).
Per le altre opere di Bonifacio de’ Pitati o B. Veronese vedi anche scheda.

La Cena è di impostazione tradizionale, con gli Apostoli seduti ad una tavola rettangolare.

 

Costruita nella seconda metà del XIV secolo, la chiesa conserva l’originaria facciata gotica. L’edificio subì una grande ristrutturazione nel XVII secolo, che ne cambiò in gran parte gli interni che conservano, oltre a pregevoli dipinti dal XVI al XVIII secolo, tre importanti opere di G. B. Tiepolo.
Il campanile, eretto insieme alla chiesa nel 1388, ha conservato l’originaria struttura gotica con cuspide conica a pigna ed i campaniletti agli angoli.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Alvise

http://www.veneziamuseo.it/TERRA/Cannaregio/Marcuola/mar_cie_alvise.htm

https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g187870-d1887062-Reviews-Chiesa_Parrocchiale_di_Sant_Alvise_San_Ludovico_Vescovo-Venice_Veneto.html

Localizzazione: VENEZIA. Chiesa di Sant'Alvise
Autore: bottega di Bonifacio Veronese o Gerolamo da Santacroce
Periodo artistico: XVI secolo
Rilevatore: AC

USA. GREENVILLE. Bob Jones University Collection, Ultima Cena di S. Cernotto, 1534-36

Olio su tela realizzato nel 1534-36 e attribuito a Stefano Cernotto il cui cognome era probabilmente Cernotis o Zernotis (Rab, Croazia), ? – Venezia, prima del 1548) , attivo dal 1530 al 1542.
Lavorò con Bonifacio Veronese o de’ Pitati (Palazzo dei Camelenghi, Venezia).
Per le altre opere di Bonifacio de’ Pitati o B. Veronese vedi anche scheda.
Lavorò anche con Tiziano intorno al 1520.

Inventario numero 65.349.1
Prima di arrivare al Museo del Sud Carolina, le localizzazioni furono: Wildenstein & Co., New York (NY); Collezione T. Corsini, Firenze; Palazzo Ducale, Tagliacozzo (L’Aquila) segnalato nel 1929; Collezione Barberini, Roma.

Cena di impostazione non tradizionale, con Cristo spostato verso la sinistra del tavolo. Sono presso il tavolo solo 10 figure, presumibilmente  Apostoli. Altri personaggi non ben identificabili come Apostoli o servitori sono raffigurati a sinistra sotto un’arcata.

 

Link:
https://museumandgallery.org/stefano-cernotto-attr-to-the-last-supper/

Immagine BN da
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/41978/Vecellio%20Tiziano%2C%20Ultima%20Cena (qui è attribuito a bottega di Tiziano)

Localizzazione: USA. GREENVILLE. Bob Jones University Collection
Autore: Stefano Cernotto
Periodo artistico: 1534-36
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA, SCOZIA – EDIMBURGO. National Gallery of Scotland, Ultima Cena di Bonifacio Veronese e bottega, 1530-50

Olio su tela di 144,5 x 278,5 cm.
Inventario numero NG 9
Acquistato dalla Royal Institution nel 1849, trasferito nel 1859.

Considerato opera della bottega di di Bonifacio de’ Pitati detto Bonifacio de’ Pitati detto Bonifacio veronese (Verona, 1487 – Venezia, 1553), realizzato nel 1530-50 circa..

Di impostazione simile alle altre Cene del Bonifacio Veronese, vedi anche la scheda.

 

Immagine da Wikimedia

Link:
https://www.nationalgalleries.org/art-and-artists/4683/last-supper

Localizzazione: REGNO UNITO, SCOZIA - EDIMBURGO. National Gallery of Scotland
Autore: Bonifacio Veronese e bottega
Periodo artistico: 1530-50
Rilevatore: AC

VENEZIA. Chiesa di Santa Maria Mater Domini, Ultima Cena di Bonifacio Veronese, prima metà XVI secolo

Olio su tela di 225 x 515 cm.
Nel transetto a destra, sopra la porta laterale.
Opera di Bonifacio de’ Pitati detto Bonifacio Veronese (Verona, 1487 – Venezia, 1553) realizzata nella prima metà del XVI secolo.

Cena di impostazione tradizionale con gli Apostoli dietro un tavolo rettangolare.

 

Quest’opera, insieme a quella ora conservata a Venegono ( VA) vedi scheda , è l’unica altra opera per la quale la critica si è espressa a  favore della piena autografia di Bonifacio Veronese.  Per le altre opere vedi anche la scheda.

 

La chiesa di S. Maria Mater Domini è di antica fondazione, ricostruita nel XVI secolo e si trova nel sestiere di Santa Croce.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/2116697/de+Pitati+B.+sec.+XVI%2C+Dipinto+con+L%27Ultima+cena

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500246231 (L’immagine è rovesciata).

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_Mater_Domini

Localizzazione: VENEZIA. Chiesa di Santa Maria Mater Domini,
Autore: Bonifacio de' Pitati detto Bonifacio Veronese
Periodo artistico: prima metà XVI secolo
Rilevatore: AC

GRANN BRETAGNA, SCOZIA – EDIMBURGO. National Gallery of Scotland, Ultima Cena di seguace di A. del Castagno, 1565 circa

Tempera su tavola di 29,9 x 36,2 cm
Questa composizione, con tre figure sedute sul lato più vicino del tavolo, è insolita nelle rappresentazioni quattrocentesche fiorentine dell’Ultima Cena. Era più consueto isolare Giuda sul lato vicino, come si vede nell’affresco del Castagno dello stesso soggetto in S. Apollonia, Firenze vedi scheda. Questo dipinto faceva originariamente parte di un pannello di predella. Le scene di questa predella potrebbero essere state dipinte dal giovane Francesco Botticini (1446-1497) nella bottega di Andrea del Castagno (circa 1419 – 1457)

Acquistato dal Museo nel 1917
Numero di inventario NG 1210
Non esposto

 

Link:
https://www.nationalgalleries.org/art-and-artists/4741/last-supper

Localizzazione: REGNO UNITO, SCOZIA - EDIMBURGO. National Gallery of Scotland
Autore: seguace di A. del Castagno
Periodo artistico: 1565
Rilevatore: AC

GORIZIA. Fondazione CARIGO, tavola con Ultima Cena, M. Fogolino e aiuti, XVI secolo

La tavola è opera di aiuti di Marcello Fogolino (Vicenza, 1483/88 – dopo il 1558) e appartiene a un altare a battenti (Flügelaltar) realizzato in origine per la Cappella di San Pancrazio nel Castello di Rifembergo/Rihemberg (Slovenia), presumibilmente verso la metà del Cinquecento.
Il polittico fu smembrato nel 1676 quando fu sostituito il vecchio altare della cappella e le otto tavole andarono a ornare le sale del castello.

La Cena raffigura gli Apostoli attorno a una tavola su cui sono l’agnello e dei pani. Giuda è a destra, col sacchetto delle monete.

 

Le tavole, alcune dipinte dai due lati, rappresentavano, dal lato feriale, 8 storie dell‘Antico Testamento: Noè diviso dai figli (opera perduta); Il sacrificio di Isacco; Giuseppe venduto agli Ismaeliti (opera perduta); Mosè e Aronne dinanzi al faraone; La manna nel deserto (opera perduta); Mosè riceve le Tavole e adorazione del vitello d’oro; Innalzamento se serpente di bronzo; Il giudizio di Salomone.
Sul retro di 4 pannelli vi erano storie della Passione di Gesù e alcune tavole furono in seguito segate nello spessore in modo da ottenere due opere separate. I riquadri che si sono conservati rappresentano: L’ultima cena, l’Incoronazione di spine e La Crocifissione. Probabilmente manca quella che raffigurava L’orazione nell’orto degli ulivi oppure La salita al Calvario.

 

Marcello Fogolino a Gorizia. Ricostruzione di un Capolavoro disperso del XVI secolo
è il titolo della mostra che la Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia (CARIGO) in collaborazione con i Musei Provinciali di Gorizia ha tenuto tra ottobre 2008 e gennaio 2009 nelle rinnovate sale di Palazzo Della Torre, sede attuale della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia.
Un evento culturale che nasce dallo studio condotto in occasione del restauro delle tavole lignee attribuite al pittore Marcello Fogolino e recentemente acquisite dalla Collezione Lantieri di Gorizia. In base alle ricerche svolte dalla dottoressa Teresa Perusini, le sei opere di proprietà della CARIGO e le due tavole conservate presso i Musei Provinciali di Gorizia (“Sacrificio di Isacco” e “Crocifissione) sono parte di un unico Flügelaltar.
La mostra, dall’impianto didattico e divulgativo, è stata da un lato l’occasione per verificare con gli studiosi le ipotesi ricostruttive dell’altare, e dall’altra un incentivo a promuovere la ricerca delle altre quattro tavole ancora disperse.

Le sei tavole di M.  Fogolino acquistate dalla Fondazione CARIGO.

 

Link:
https://www.fondazionecarigo.it/it/25109/marcello-fogolino-a-gorizia-ricostruzione-di-un-capolavoro-disperso-del-xvi-secolo

https://it.wikipedia.org/wiki/Marcello_Fogolino

Per approfondire: Alessio STASI -8_quadri_dun_brazo_e_mezo.pdf

Localizzazione: GORIZIA. Fondazione CARIGO
Autore: Marcello Fogolino e aiuti
Periodo artistico: inizi XVI secolo
Rilevatore: AC

FIRENZE. Gallerie degli Uffizi – Galleria palatina, Ultima Cena, miniatura di Simone Lupi, 1591 circa

Pittura a tempera su pergamena di 15,5 x 20 cm
Opera di Simone Lupi (notizie dal 1591 al 1605).

La miniatura fa parte di una serie di dieci miniature, omogenee per formato e tipologia, derivate dallo smembramento di un offiziolo proveniente da Urbino e appartenuto a Vittoria della Rovere. Le miniature furono spaginate certamente già prima del 1692, quando sono ricordate nell’inventario dell’eredità della granduchessa Vittoria, con le cornici attuali. La Meloni Trkulja (1981) attribuisce tutta la serie a Simonzio (o Simone) Lupi di Bergamo, uno dei tre miniatori attivi per Francesco Maria II della Rovere, con Bernardo Rantwyck e Simone fiammingo. Il Lupi giunse nel Montefeltro probabilmente da Roma, dove nel 1581 il duca Francesco Maria ricercava miniatori.
Gli elementi stilistici di questa serie, che si differenzia dall’altra ugualmente esposta nella Galleria Palatina ed attribuita allo stesso Lupi, sono collegabili alla pittura del tardo manierismo romano e internazionale.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900296086

Localizzazione: FIRENZE. Gallerie degli Uffizi – Galleria palatina
Autore: Simone Lupi
Periodo artistico: 1591 circa
Rilevatore: AC

MILANO. Basilica di Sant’Ambrogio, paliotto bronzeo con Ultima Cena di G. Moretti, 1920 circa

L’altare del Sacro Cuore, posto nell’omonima cappella, l’ultima del lato destro della navata prima del presbiterio, conserva un paliotto bronzeo con ultima Cena, opera dell’architetto e artista Gaetano Moretti (Milano, 1860 – Milano. 1938).

La Cena è di impostazione tradizionale, con gli Apostoli seduti a un tavolo rettangolare.

 

Spogliata con le soppressioni napoleoniche, la cappella subì agli inizi del XX secolo una decisa riqualificazione eclettica che comprendeva anche la statua marmorea del Sacro cuore che sostituiva una pala del Legnanino probabilmente rubata; completata dalla nicchia neobarocca e dal paliotto bronzeo opera di Gaetano Moretti.


Link:
https://dati.beniculturali.it/lodview-arco/resource/HistoricOrArtisticProperty/0300175850A-1.html

Localizzazione: MILANO. Basilica di Sant'Ambrogio
Autore: Gaetano Moretti
Periodo artistico: 1920 circa
Rilevatore: AC

PAOLA (CS). Santuario di San Francesco di Paola, Capitello con Ultima Cena, 2000

Nel 2000, in occasione del Giubileo, nella Basilica nuova, è stata aperta al culto una nuova aula liturgica progettata da Sandro Benedetti.

Alle spalle dell’altare si erge l’Astro-Tabernacolo e una colonna che culmina con un capitello raffigurante l’Ultima Cena.
È realizzato interamente in marmo in due blocchi ed è stato scolpito dallo scultore comasco Paolo Borghi (1942 – ).

A somiglianza delle raffigurazioni medioevali, nella scultura il Cristo è più alto degli Apostoli, domina la scena e racchiude tra le braccia spalancate il piatto con l’agnello, il pane, il coltello e il calice.

Link:
https://www.santuariopaola.it/nuovo/index.php?option=com_content&view=article&id=68&Itemid=160

Localizzazione: PAOLA (CS). Santuario di San Francesco di Paola
Autore: Paolo Borghi
Periodo artistico: 2000
Rilevatore: AC

PUMENENGO (BG). Chiesa parrocchiale dei Ss. Pietro e Paolo con Ultima Cena.

La chiesa parrocchiale di Pumenengo è stata consacrata il 7 dicembre 1494, come risulta dai documenti reperibili nell’archivio storico della Diocesi di Cremona. Ha subito un allungamento alle fine del ‘700 che l’ha portata alle dimensioni attuali;  la data  -1738- scolpita sul portale, invece, si riferisce a probabili lavori eseguiti tra il 1721 e il gli anni ’30 del ‘700.

La chiesa conserva nel primo altare a sinistra. ora dedicato al Corpus Domini (precedentemente dedicato al Santissimo Sacramento, almeno fino al 1819), una tela attribuita a tal Capelli e che è una copia molto ben realizzata dell’Ultima Cena dipinta da Daniele Crespi nel 1629-30 ed oggi conservata presso la Pinacoteca di Brera.


La tela a Pumenengo, inserita all’interno di due colonne tortili in legno, sembrerebbe essere stata adattata al luogo in cui si trova e la datazione è difficile perché non esistono documenti all’archivio parrocchiali né in quello diocesano.
Il restauro del 2019 ha datato il riadattamento dell’altare al 1847 per adattarlo alla tela dell’Ultima Cena, come indicato da iscrizione sul retro. Con il restauro è stato scoperto anche il cognome dell’autore: infatti sul retro è visibile la scritta che attribuisce il quadro ad un tal Capelli e che l’altare è stato riadattato, appunto nel 1847, da un certo Confalonieri.
Attualmente la tela non è in buone condizioni.

 

 

Bibliografia:
– Veronica Lazzarini, “Pumenengo, storia di un piccolo borgo lungo il fiume“, pubblicato nel 2024 con il patrocinio del Comune.

 

Localizzazione: PUMENENGO (BG). Chiesa parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo
Autore: ignoto
Periodo artistico: 1847
Rilevatore: AC

SAN MARTINO BUON ALBERGO (VR), frazione Marcellise. Chiesa parrocchiale della Cattedra di San Pietro, bassorilievo con Ultima Cena, copia del Cenacolo leonardesco, prima metà XIX secolo

Bassorilievo ligneo realizzato dall’intagliatore Luigi Sughi o Sughi il vecchio (Verona, 1779 – 1853), databile alla prima metà dell’Ottocento.
La mensa, oggi posta all’altezza della prima coppia di altari minori, è nobilitata dal paliotto raffigurante l’Ultima Cena di Luigi Sughi, ripreso dal celebre capolavoro leonardesco che, in passato veniva anteposto all’altare maggiore.
Nell’inventario del 1877 è scritto: «Parapeto con intagli in legno, colorito a marmo di Carrara, rappresentante la Cena di Gesù Cristo di Lonardo da Vinci , intagliato dal celebre artista di Verona Sughi il Vecchio, e con due teste d’angelo portanti fiori, dorati a fino, dai lati, come compimento
Il paliotto oggi adorna il prospetto della mensa alla quale il sacerdote celebrala santa Messa, ma ha perso l’originaria coloritura bianca, essendo stato malauguratamente “sverniciato” a legno nel corso del restauro eseguito intorno alla fine degli anni Settanta del secolo scorso. Malauguratamente, perché la finitura “a marmo di Carrara” non era affatto un espediente messo in campo dalla bottega «per concludere in fretta il lavoro» del maestro defunto prima di terminarlo; si trattava, invece, di una precisa scelta artistica.

Il bassorilievo fungeva in origine da paliotto all’altare maggiore, come attestano foggia e dimensioni delle due paraste con le teste d’angelo e grappoli di frutta pendenti che lo completavano e che lì sono state lasciate (o ricollocate), perfettamente adatte alla struttura dell’altare medesimo. Da un punto di vista simbolico, infatti, il soggetto leonardesco ben si adattava all’altare destinato a sorreggere il tabernacolo in cui viene conservata l’Eucarestia. Si comprende allora come anche la “coloritura a marmo di Carrara” avesse, in questo senso, una sua precisa logica, trattandosi di restituire l’idea di una base d’altare tutta di marmo bianco con paliotto in bassorilievo dello stesso materiale.

 

Parte del testo e immagine:
https://www.sanmartinoba.it/UltimaCena.htm

Info sulla chiesa:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/17657/Chiesa_della_Cattedra_di_San_Pietro_Marcellise,_San_Martino_Buon_Albergo

ALLORO Roberto-Guida-Chiesa-Marcellise.pdf

Localizzazione: SAN MARTINO BUON ALBERGO (VR), frazione Marcellise. Chiesa parrocchiale della Cattedra di San Pietro
Autore: Luigi Sughi
Periodo artistico: prima metà XIX secolo
Rilevatore: AC

VENEZIA. Gallerie dell’Accademia, “Ultima cena e lavanda dei piedi” di B. Caliari, 1578-80

Olio su tela di 282 x 366 cm.
Inventario n° 263. Al Museo dal 1812. In deposito alla chiesa dei SS. Giovanni e Paolo. Non esposto.

L’opera fa parte di un ciclo decorativo sulla Redenzione originariamente nella chiesa di San Nicolò della Lattuga, realizzato da Paolo Veronese e dalla sua bottega alla fine degli anni Settanta del XVI secolo.
Benedetto Caliari (Verona, c. 1538 – Venezia, 1598) realizzò tre dipinti la Flagellazione (andata perduta) e, oggi nelle collezioni del museo, il Cristo davanti a Pilato e l’Ultima Cena e la Lavanda dei piedi. Nonostante il Ridolfi l’attribuisse a Paolo Veronese, le evidenze stilistiche e documentarie non lasciano dubbi sulla paternità di Benedetto, anche se parte della critica ha ipotizzato la partecipazione del capo bottega con minimi interventi.

In un ambiente angusto e ristretto, ma ampliato grazie alla presenza di scorci di paesaggio visibili dalle finestre nel fondo, Benedetto inserisce due episodi evangelici che si susseguono temporalmente, la cui distinzione è resa visivamente sia dal cambio di prospettiva – l’Ultima Cena presentata frontalmente e la Lavanda lateralmente – sia dalla presenza dello scalino sulla sinistra, che allontana spazialmente i due gruppi.
Secondo le ultime ricostruzioni, il dipinto era posizionato sulla parete sinistra del presbiterio, ciò spiega l’impostazione della composizione in maniera asimmetrica, disponendo i gruppi figurali lungo una diagonale che parte dall’angolo sinistro nello sfondo e raggiunge il primo piano sulla destra, quasi sottolineare la visione obliqua del fedele che contemplava il quadro dalla navata centrale della chiesa.
Nell’Ultima Cena, sebbene Gesù sia colto nell’atto della benedizione del pane, gli Apostoli sono rappresentati intenti a discutere della rivelazione di Cristo avvenuta pochi istanti prima, circa l’imminente tradimento. Infatti, le loro pose retoriche e le loro espressioni esprimono lo sgomento destato dalla notizia, mentre Giuda – che dà le spalle in primo piano – nasconde il sacchetto delle monete. Fra di loro, la figura anziana e barbuta di san Pietro, seduto alla sinistra di Gesù, potrebbe forse essere un criptoritratto di frate Pierino Michieli, priore della chiesa di San Nicolò all’epoca della sua decorazione.

 

 

Immagini e parte del testo:
https://www.gallerieaccademia.it/lultima-cena-e-la-lavanda-dei-piedi

Localizzazione: VENEZIA. Gallerie dell'Accademia
Autore: Benedetto Caliari
Periodo artistico: 1578-80
Rilevatore: AC

CROAZIA – ZAGABRIA. Chiesa del Sacro Cuore di Gesù con Ultima Cena, 1902

La chiesa, costruita nel 1902 su progetto dell’architetto Janko Holjac, è un bell’esempio di architettura neo-barocca. Vicino alla chiesa monumentale, dopo diventata la cattedrale, è stato edificato anche il monastero dei Gesuiti.
Il catino absidale fu affrescato da artisti locali con un’Ultima Cena.
La chiesa è stata gravemente danneggiata dal terremoto del 2020.

Gli Apostoli sono seduti dietro una tavola, sullo sfondo vi è un’architettura con colonne. In alto una schiera di nove angeli. All’estremità destra la figura di Giuda, senza aureola e con il sacchetto delle monete.

 

Immagine da
https://it.123rf.com/photo_54654666_ultima-cena-affresco-della-basilica-del-sacro-cuore-di-ges%C3%B9-a-zagabria-croazia.html

Info sulla chiesa:
https://en.wikipedia.org/wiki/Basilica_of_the_Heart_of_Jesus,_Zagreb

Localizzazione: CROAZIA – ZAGABRIA. Chiesa del Sacro Cuore di Gesù
Autore: ignoto
Periodo artistico: 1902
Rilevatore: AC

FIRENZE. Chiesa di Santa Croce, nuovo altare con Ultima Cena, scultura di R. Joppolo, 2012

Per essere in regola con le norme liturgiche che prevedono l’altare rivolto verso il popolo dei fedeli, si era costretti a celebrare l’Eucaristia su un tavolo di fronte all’antico altare maggiore.
La comunità francescana ha commissionato l’altare in bronzo con lastre d’argento sbalzate e cesellate, realizzate dallo scultore Roberto Joppolo (Siena, 1939 -) che  è stato posto al centro del presbiterio nel 2012. Accanto è l’ambone, sempre opera di Joppolo.

 

Le lastre raffigurano: Creazione di Adamo ed Eva (lato sinistro); Nascita di Gesù, Ultima Cena; Crocifissione; Discesa dello Spirito Santo (lato destro).
La Cena, centrale, raffigura gli Apostoli tutti intorno a una tavola su sui è posto solo un calice; in primo piano di spalle è Giuda con il sacchetto del denaro del tradimento.

 

Testo e immagini:
https://www.santacrocefirenze.it/?p=792

Link:
https://www.robertojoppolo.com/index.php

Localizzazione: FIRENZE. Chiesa di Santa Croce
Autore: Roberto Joppolo
Periodo artistico: 2012
Rilevatore: AC

RIMINI (RN), frazione Viserba Mare. Chiesa parrocchiale di Santa Maria a Mare con Ultima cena, smalto di E. Paganini, 1969-72

L’altare è decorato da due paliotti di Ettore Paganini (Milano, 1922 – Tradate VA, 1986) dalle dimensioni di 186 x 65 cm ciascuno sui lati lunghi e da decorazioni con tralci di vite e uva sulle facce laterali.
Il paliotto frontale  raffigura l’Ultima Cena ed è realizzato con smalti cloisonné su rame e mostra il momento in cui Gesù divide il pane.

L’altro paliotto sul retro dell’altare raffigura l’Annunciazione ed è realizzato su rame sbalzato e patinato con inserti a smalti champlevé. Paganini amava differenziare le sue tecniche anche in base ai temi rappresentati: risulta più sgargiante e policromo il paliotto rivolto al popolo e più sommesso e intimo quello dell’Annunciazione, lato celebrante.

 

La Chiesa di Santa Maria venne eretta canonicamente e giuridicamente nel 1926. La prima chiesetta fu costruita nel 1911 ma nel corso del tempo risultò troppo piccola. I lavori per la costruzione di una chiesa più ampia incominciarono nel 1954 e l’edificio attuale fu ultimato dopo il 1970. Chiesa moderna di forma scatolare con fiancate e coperture che richiamano all’architettura gotica per il susseguirsi di aggetti di forma irregolare cui corrispondono le campate dell’aula interna, al di sotto dei quali sono collocate le finestre per l’illuminazione degli interni; il tetto si adatta di conseguenza con un andamento delle falde a fisarmonica: La facciata è caratterizzata da un ampia strombatura che contiene il grande portale d’ingresso, a cui si giunge per un’ampia scalinata, strombatura nei cui fianchi sono disposti due ingressi secondari. In corrispondenza del presbiterio dal tetto si innalza una cuspide piramidale e base quadrata in cemento che all’esterno funge da campanile, e sovrasta la chiesa a pianta rettangolare sul lato opposto all’ingresso. Questa guglia attraversa la copertura e all’interno termina in quattro pilastri inclinati a definire lo spazio dell’altare. Pilastri e travi vengono messi in evidenza per conferire all’intera costruzione una chiara lettura delle sue caratteristiche strutturali che, dice l’architetto Fonti in una relazione del ’68, “sono in sostanza la sua architettura”.

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Recentemente è stato riscoperto dal parroco attuale don Aldo Fonti un bellissimo calice smaltato raffigurante l’Ultima Cena, di cui si era persa notizia.Vedi filmato:
https://www.youtube.com/watch?v=R4zrUbF5bA4

 

Link:
https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=152346

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/24668/Chiesa+di+Santa+Maria+a+Mare

http://www.ettorepaganini.it/viserba.html

Localizzazione: RIMINI (RN), frazione Viserba Mare. Chiesa parrocchiale di Santa Maria a Mare
Autore: Ettore Paganini
Periodo artistico: 1969-72
Rilevatore: AC

VIGOLZONE (PC). Chiesa parrocchiale di San Mario e san Giovanni battista con bassorilievo di Ultima Cena, 2021

Marco Polledri, dermatologo piacentino, che da anni si dedica anche alla scultura del legno con soggetti religiosi. ha eseguito nel 2021 un’Ultima Cena su un’unica tavola di rovere proveniente da Vicenza, che misura 240 x 100 x 10 cm.
La scultura è stata posta davanti all’altare.

La nuova chiesa fu consacrata nel 1966.

 

Link e immagini:
https://www.liberta.it/news/cronaca/2021/01/18/lultima-cena-in-bassorilievo-di-polledri-conquista-i-fedeli-di-vigolzone/

Localizzazione: VIGOLZONE (PC). Chiesa parrocchiale di San Mario e san Giovanni battista
Autore: Marco Polledri
Periodo artistico: 2021
Rilevatore: AC

USA – LOS ANGELES. Forest Lawn Memorial Park di Glendale, vetrata di Ultima Cena, copia del Cenacolo di Leonardo, di R. e C. Caselli, 1925-30

Le sorelle Rosa (1896-1989) e Cecilia (1905-1996) Caselli, artiste artigiane perugine, su commissione del 1925 di Hubert Eaton, amministratore delegato del Forest Lawn Memorial Park di Glendale in California, uno dei più noti Cimiteri Monumentali americani eseguirono una copia su vetro dipinto a fuoco, delle stesse dimensioni del Cenacolo Leonardesco (458 x 884 cm), suddivisa in venticinque pannelli e dipinta con la tecnica utilizzata per le miniature, detta “a punta di pennello”, per evitare chiaroscuri troppo evidenti e poi cotta in forno.


SANSEPOLCRO (AR). ex chiesa di San Giovanni battista, ora Museo “Bernardini-Fatti” della vetrata antica, copia della vetrata con Ultima Cena, 1937


Nel 1937 le sorelle Caselli ricevettero da parte di Luigi Fatti la richiesta di realizzare una nuova vetrata raffigurante l’Ultima Cena.
Egli era un imprenditore italiano di San Sepolcro di Arezzo residente a Johannesburg in Sudafrica che, avendo ammirato la vetrata di Glendale, pensò di commissionarne una seconda per farla conservare in Italia e installare nell’ospedale di Sansepolcro che doveva ancora essere edificato.
Varie vicende tardarono la sistemazione e i pannelli della vetrata rimasero nelle casse e nel 1978 furono immagazzinati nei fondi comunali e lì rimasero fino al 1992, quando il Comune decise di farli restaurare da Cecilia Caselli e poi l’opera fu inaugurata nella ex chiesa di S. Giovanni, Museo dal 2003.

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I cartoni dell’opera sono stati oggetto di una mostra documentaria a Perugia dal 2 dicembre 2011 al 5 gennaio 2012.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/7038623/Caselli+Moretti+Cecilia+-+Caselli+Moretti+Rosa+%281937-1942%29%2C+Ultima%E2%80%A6

https://www.facebook.com/530393297098156/photos/a.531232267014259/1418086338328843/?type=3

https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_della_vetrata

ultima-cena-SMC.pdf

Localizzazione: USA - LOS ANGELES. Forest Lawn Memorial Park di Glendale
Autore: Rosa e Cecilia Caselli
Periodo artistico: 1925-30

PIEVE A NIEVOLE (PT). Chiesa parrocchiale dei Santi Pietro apostolo e Marco evangelista, con “Ultima Cena” di G.M. Corsetti, 1707

Olio su tela del pittore di Villa Basilica (Lucca) Giovanni Maria Corsetti (XVIII secolo), realizzato nel 1707.
Questa tela fu commissionata dalla Compagnia del Corpus Domini per l’altare dell’oratorio in costruzione tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo proprio dinanzi alla chiesa di San Marco tornata da pochi anni ad essere parrocchiale. Il restauro del 1999 salvò l’opera dal degrado che l’avrebbe in breve distrutta, riportandola ad essere ben fruibile.
Attualmente è posta sulla controfacciata della chiesa parrocchiale a sinistra, sul lato opposto al fonte battesimale.

Rappresenta l’Ultima Cena; il dipinto si sviluppa in verticale; gli Apostoli sono intorno alla tavola e sulla sfondo si vedono un’architettura e tendaggi rossi. In primo piano a terra bacile e anfora ricordano la “Lavanda dei piedi”.

 

 

Info e immagini:
http://www.parrocchiapieveanievole.it/Parrocchia/BeniArtistici-Quadri.html

http://www.parrocchiapieveanievole.it/Parrocchia/BeniArtistici-Immobili.html



 

 

Localizzazione: PIEVE A NIEVOLE (PT). Chiesa parrocchiale dei Santi Pietro apostolo e Marco evangelista,
Autore: Giovanni Maria Corsetti
Periodo artistico: 1707
Rilevatore: AC

PADOVA. Chiesa di San Francesco Grande con “Ultima Cena”, scultura di L. Strazzaboso, 1973

La scultura moderna del padovano Luigi Strazzabosco (1895 – 1985) raffigura gli Apostoli a mezzo busto strettamente raggruppati attorno a Cristo che tiene in mano un pane tondo. L’opera è posta come paliotto del nuovo altare conciliare.

 

 

 

 


La chiesa, edificata dal 1416, fu ingrandita nel XVI secolo.

 

Immagine:
https://passionedicristonellarte.it/opere/luigi-strazzabosco-op0786-ultima-cena

Info sulla chiesa:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Francesco_Grande_(Padova)

Localizzazione: PADOVA Chiesa di San Francesco Grande
Autore: Luigi Strazzabosco
Periodo artistico: 1973
Rilevatore: AC

SOVERE (BG). Chiesa parrocchiale di San Martino con bassorilievo di Ultima Cena di bottega dei Fantoni, 1764

Della Chiesa di S. Martino si hanno notizie fin dal 959; fu ampliata nel XIII secolo parrocchia nel 1597. Nel 1882-86 fu oggetto di importanti lavori di ampliamento che comportarono la demolizione della metà verso la piazza, la ricostruzione aprì le due navate laterali e la nuova cupola.

Conserva varie opere d’arte tra cui l’altare della Risurrezione, nella seconda campata di sinistra,, la cui pala è una tela di Giovan Battista Moroni del 1645-55.

L’altare è in marmo bianco scolpito e marmo rosa venato, opera della bottega fantoniana di Grazioso Fantoni il giovane (1713-1798) e Francesco Donato Fantoni (1726/ 1787).
La mensa ha un paliotto marmoreo rettangolare con scolpita un’Ultima Cena con gli Apostoli, raffigurati in pose dinamiche, intorno alla tavola posta sotto architetture classiche. Intorno vi sono diversi servitori.

 

 

 

Link e immagini:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/5781102/Fantoni+G.+il+Giovane-Fantoni+F.D.+%281764%29%2C+Ultima+Cena#action=ric%E2%80%A6

https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/5781027/Fantoni+G.-Fantoni+F.D.+%281764%29%2C+Altare+della+Resurrezione+di+Ges%F9

https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/5781165/Moroni+G.B.+sec.+XVI%2C+Resurrezione+di+Ges%C3%B9+Cristo

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/32090/Sovere+%28BG%29+%7C+Chiesa+di+San+Martino

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Martino_(Sovere)

Localizzazione: SOVERE (BG). Chiesa parrocchiale di San Martino bottega dei Fantoni
Autore: Grazioso Fantoni il giovane (1713-1798) e Francesco Donato Fantoni (1726/ 1787)
Periodo artistico: 1764
Rilevatore: AC

ARDESIO (BG). Chiesa parrocchiale di San Giorgio martire, con bassorilievo di Ultima Cena di bottega dei Fantoni, seconda metà XVIII secolo

La chiesa fu edificata nel 1455, su un antico edificio del 1176, di cui restano a testimonianza due spalle polistili sulla facciata. La chiesa viene citata in molti documenti relativi ai diritti minerari sulle miniere argentifere. Ampliata nella prima metà del XVIII secolo.

 

L’altare maggiore è in marmi policromi da bottega di Andrea Fantoni (Rovetta BG, 1659 – Bergamo, 1734). La parte dorsale è munita di tre alzate per l’esposizione dei candelieri e carteglorie, mentre ai lati vi sono due statue raffiguranti la Fede e la Speranza. Altri angeli completano l’altare.
La mensa ha un medaglione ovoidale con scolpita l’Ultima Cena e sei teste di angelo e putti che lo contornano.

La Cena presenta gli Apostoli intorno alla tavola posta tra colonne. Intorno vi sono vari servitori.

 

 

Link:
https://www.viviardesio.it/cultura/luoghi-religiosi/la-parrocchia-di-ardesio/

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Giorgio_(Ardesio)

Localizzazione: ARDESIO (BG). Chiesa parrocchiale di San Giorgio martire
Autore: Bottega Fantoni
Periodo artistico: seconda metà XVIII secolo
Rilevatore: AC

SPAGNA – VALDEOLEA. Chiesa di Santa Olalla de La Loma, con Ultima Cena, XV secolo

La chiesa di Santa Olalla (Eulalia) si trova fuori dal piccolo centro abitato della Cantabria, in un luogo panoramico. Fu edificata alla fine del XIII secolo e ampiamente rimaneggiata in epoca barocca, quando furono aggiunti l’attuale campanile, la sagrestia e il portico.
Famose le pitture parietali che ricoprono interamente la volta dell’abside e la parete orientale, realizzate alla fine del XV secolo dalla bottega nota come “Maestro di San Felices” che prese il nome dalla decorazione eseguita nella chiesa di San Felices de Castillería e da lì diffuse la sua arte attraverso alcune chiese nel sud della Cantabria e nel nord di Palencia.
I dipinti, realizzati a secco, è caratterizzata da una disegno molto piatto, timidamente alla ricerca della prospettiva, con colori e linee molto semplici e sempre all’interno di riquadri rettangolari.

Il ciclo racconta scene della vita di Santa Olalla, la Passione, Morte e Resurrezione di Gesù Cristo, inclusa la discesa agli Inferi o Anastasis; inoltre sono rappresentati san Giacomo e san Michele.
Spicca l’Ultima Cena, posta lungo la parete sinistra dell’abside, che occupa lo spazio di tre scene.
La Cena raffigura gli Apostoli schierati dietro una tavola rettangolare su sui sono molti pesci. Curiosamente san Pietro appare con le chiavi del Paradiso tra le mani; Giuda è identificabile perché è l’unico a non portare l’aureola.

 

Link e immagini:
http://www.artmedieval.net/castella/Espanya/Cantabria/Santa%20Olalla%20de%20la%20Loma.htm

https://www.tripadvisor.it/LocationPhotoDirectLink-g3679749-d15046385-i467370131-Iglesia_Santa_Olalla_de_la_Loma-Valdeolea_Cantabria.html

Localizzazione: SPAGNA – VALDEOLEA. Chiesa di Santa Olalla de La Loma
Autore: “Maestro di San Felices"
Periodo artistico: XV secolo
Rilevatore: AC

FRANCIA – FREUQUIÈRES-EN-VIMEU. Chiesa di Notre Dame de l’Assomption, scultura di Ultima Cena 

La scultura è il paliotto dell’altare situato in fondo al lato sinistro della chiesa, presso il presbiterio.

La raffigurazione è tradizionale, con gli Apostoli dietro un tavolo rettangolare.

La Chiesa, nella Somme, fu fondata nel XII secolo e conserva vari oggetti d’arte.

 

Immagine da
https://www.richesses-en-somme.com/patrimoine-des-%C3%A9glises/la-c%C3%A8ne-dernier-repas-de-j%C3%A9sus/

Localizzazione: FRANCIA – FREUQUIÈRES-EN-VIMEU. Chiesa di Notre Dame de l'Assomptio
Autore: ignoto
Rilevatore: AC

FIRENZE. Chiesa di San Giuseppe al Galluzzo, Ultima Cena di J. Chimenti l’Empoli, 1601

Olio su tela di 127 x 190 cm. Opera del pittore fiorentino Jacopo Chimenti detto l’Empoli (1551 – 1640), nipote del Sansovino.
Iscrizione sulla panca di sinistra: “IAC(OPU)S CIMENTIS. EMPORII 1601”.

“L’Ultima Cena della Chiesa di San Giuseppe appartiene alla Galleria degli Uffizi. E’ menzionata, infatti, sia nell’inventario del 1880 che in quello del 1890. La documentazione relativa al quadro, conservata presso la Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Firenze e Pistoia ci informa che l’opera, dopo essere stata per qualche tempo nella Galleria degli Uffizi fu portata nei depositi di Via Lambertesca, dove rimase fino al 10 ottobre 1931. In quella data fu consegnata in deposito alla Chiesa di Santa Lucia Massapagani (Galluzzo). Il parroco aveva, infatti, richiesto alla Soprintendenza un dipinto per ornare la chiesa. La concessione ministeriale del deposito fu autorizzata con una lettera (n.8799) del 26 settembre 1931 e resa ufficiale col verbale n. 227 del primo ottobre dello stesso anno. Il 23 novembre 1970 venne riconfermato il deposito col verbale n. 640. L’opera non era in buone condizioni di conservazione e venne così ritirata per il restauro. Dopo l’intervento, operato da Vittorio Granchi (vedi relazione U.R. n. 207), il dipinto è stato riconsegnato alla parrocchia di Santa Lucia il 25 marzo 1986. Dopo pochi anni, e precisamente nel 1989, la tela è stata trasferita nella vicina chiesa di San Giuseppe, divenuta la nuova sede della parrocchia di Santa Lucia.

L’Ultima Cena, ritenuta negli inventari del 1880 e del 1890, come copia da Santi di Tito è stata restituita all’Empoli in fase di restauro, quando è emersa la firma e la data dell’autore. L’opera, datata 1601, appartiene al periodo della piena maturità dell’artista. E’ ignota purtroppo l’originaria provenienza del dipinto, forse appartenuto a qualche chiesa fiorentina e giunto agli Uffizi in seguito alle varie soppressioni dei conventi avvenute tra il XVIII e il XIX secolo. Non è escluso che sia stato commissionato dalla corte medicea, date le sue piccole dimensioni. Non può, però, essere identificato con l’Ultima Cena, ritenuta perduta, eseguita per la Guardaroba medicea e ricordata in un documento del 1610, reso noto dalla Forlani Tempesti. Diversa, è, infatti, la data di esecuzione e le misure. La studiosa ha riferito a questo sconosciuto dipinto un gruppo di quattro disegni preparatori degli Uffizi (nn. 1739 F, 1740 F, 934 F, 1560 S). Tali disegni, a cui recentemente il Marabottini (ignorando l’esistenza di questa opera) ha aggiunto i nn. 9360 F e 3417 F, vanno, invece, messi in relazione con la tela, ancora inedita, di San Giuseppe.”

 

Immagine da:
https://www.flickr.com/photos/ganimede1984/49269086386

Testo da:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900301841

Info sulla chiesa:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Giuseppe_al_Galluzzo

Localizzazione: FIRENZE. Chiesa di San Giuseppe - Via Santa Chiara, 50
Autore: Jacopo Chimenti
Periodo artistico: 1601
Rilevatore: AC

SPAGNA – VALLADOLID. Convento de les Descalzas Reales, Ultima cena di J. Chimenti, 1611

Nel refettorio del convento vi è un olio su tela di 195 x 532 cm, realizzato nel 1611 dal pittore fiorentino Jacopo Chimenti detto l’Empoli (1551 – 1640), nipote del Sansovino.
L’Ultima Cena faceva parte dell’imponente lotto di oltre trenta dipinti che i duchi di Toscana inviarono in dono ai monarchi Filippo III e Margherita d’Austria-Stiria. Anni dopo, il Granduca Cosimo II e l’Arciduchessa Cristina di Lorena, sua madre, commissionarono a più di venti pittori toscani la realizzazione di un lotto a tema religioso che sarebbe stato donato alla devota Regina Margherita, che non esitò a destinarlo al Monastero delle Descalzas Reales da lei costruito a Valladolid, dopo aver suggerito personalmente il tema religioso di ciascuno dei dipinti inviati.
La collezione custodita dal convento di Valladolid, oggi nota come “L’Eredità della Toscana”,  arrivò nell’estate del 1611, anno in cui la regina fondò il Monastero de La Encarnación a Madrid, ed è stata restaurata nel 2007, mettendo in luce un impressionante e inusuale insieme di opere di artisti tardo-manieristi toscani in Spagna.

Per la sua particolare dimensione, significato, paternità e ubicazione, uno dei più notevoli è l‘Ultima Cena del grande maestro Jacopo da Empoli. Tuttavia, quando il dipinto giunse a Valladolid, l’esaltazione dei postulati della Controriforma, tra cui i sacramenti rifiutati dalle teorie protestanti, portò all’intervento di un pittore per modificare la scena: il pane deposto su un vassoio fu sostituito da un calice sormontato da un’ostia, accompagnato dalla scritta abbreviata “Lode al Santissimo Sacramento” sulla tovaglia, quindi il soggetto principale del dipinto venne a riferirsi all’istituzione dell’Eucaristia. Questa modifica fu forse apportata da Santiago Morán, un pittore incaricato di alleviare i danni durante il trasporto del lotto di dipinti arrivato dalla Toscana nel 1611.

La scena è di impostazione tradizionale, con l’annuncio del tradimento al momento della benedizione del pane, fatto che suscita la reazione e i commenti degli Apostoli, la cui drammatica commozione si articola intorno al diagonale stabilita dalle figure di Cristo e Giuda, seduto con le spalle in primo piano e individuato dalla borsa di monete che pende dalla cintura, per la mancanza dell’aureola e per la mano destra che indicava il pane / ora il calice davanti a Gesù.

 

Immagini e parte del testo da:
http://domuspucelae.blogspot.com/2014/02/theatrum-la-ultima-cena-un-cenaculo.html

 

Info sul convento:
https://it.wikipedia.org/wiki/Monastero_de_las_Descalzas_Reales

Localizzazione: SPAGNA – VALLADOLID. Convento de les Descalzas Reale
Autore: Jacopo Chimenti
Periodo artistico: 1611
Rilevatore: AC

SPOLETO (PG). Duomo, Cappella del Santissimo Sacramento, con Ultima Cena.

Il dipinto è collocato all’interno della cappella del Sacramento che, iniziata ai tempi del vescovo Sanvitale (1591-1600), fu compiuta solo nel XVIII sec. nella sua parte decorativa. Gli stucchi della volta sono opera di Giovanni Fontana da Foligno e risalgono al 1672-82, mentre le ventuno tele con Cristo la Vergine, scene dell’Antico Testamento e profeti e Angeli con strumenti della Passione sono di Francesco Refini e risalgono al 1684.
Sulle pareti della cappella nel ‘700 sono state aperte delle nicchie al cui interno sono state collocate delle tele, di cui fa parte anche l’Ultima Cena. La loro esecuzione venne affidata a Pietro Labruzzi e Liborio Coccetti, proprio quest’ultimo è l’autore dell’Ultima Cena (1786), insieme a L’idolo Dagon.
Il dipinto (olio su tela) presenta estese ridipinture e misura in altezza cm. 273 ed in lunghezza cm. 164.

Il pittore, di origine folignate, si muove all’interno di un linguaggio di formazione rococò di cui è pienamente partecipe e manifesta rapporti con la cultura romana della prima metà del ‘700, come quella di Sebastiano Conca. Il suo successo fu dovuto al mecenatismo di papa Braschi che lo introdusse in ambienti aristocratici favorendone le commissioni private, sia romane che laziali e umbre, che lo vedono protagonista tra la seconda metà del ‘700 e primi ‘800. Si attarda in stilemi tardoseicenteschi “ma c’è un’evoluzione nel suo stile fino ad un neoclassicismo che non lo vedrà mai veramente coinvolto: inseguirà sempre l’ideale di una grazia decorativa che è il suo unico credo artistico” (Casale). Attivo anche in altre città umbre, a Spoleto ritroviamo altre sue opere in San Domenico, in palazzo Montevecchio, in palazzo Morelli e in palazzo Leti.

Bibliografia:
– B. Toscano, Spoleto in pietre, Editoriale Umbra, 2023
– V. Casale – Dizionario Biografico degli Italiani – Treccani- Volume 26 (1982)  – v. COCCETTI, Liborio

Nota:
La descrizione dell’opera ed il repertorio fotografico sono di: Sebastian Frashelliu, Miryam Torre, Matteo Troiani, Marisol Sbattella (4 A Eno); Samuele Miraggio, ex studente (drone), con indirizzo delle prof.sse Tatiana Ruggieri ed Emanuela Valentini Albanelli coordinatrice del progetto Duomo 825 – IPSEOASC De Carolis Spoleto-PG Dirigente Scolastica, Roberta Galassi
Si ringrazia la Curia Arcivescovile Spoleto-Norcia e sua Eccellenza arcivescovo mons. Boccardo per aver concesso la riproduzione delle immagini a corredo della presente scheda.

Localizzazione: Spoleto (Pg), Duomo, Cappella del Santissimo Sacramento
Autore: Liborio Coccetti
Periodo artistico: 1786
Illustrazione opera: La tela oggetto del nostro interesse vede Cristo, in primo piano, che rivolge gli occhi al cielo e reca in una mano il pane, mentre con l’altra è nell’atto di benedire; indossa una veste di color rosa antico e un lungo mantello blu notte poggiato sulla spalla sinistra; ai piedi calza dei sandali. L’azione di Cristo è molto ben evidente agli occhi dello spettatore perché posizionata in primo piano a sinistra, quindi prima in ordine di lettura. Nella parte a destra in baso invece possiamo cogliere bene la prospettiva data dal pavimento scandito in quadrati da pietre rosse e bianche. Il Salvatore viene ritratto con l’indice destro che punta verso l’alto e guarda, pensieroso, nella stessa direzione. Alla destra troviamo il primo degli apostoli seduti: ai suoi piedi sono raffigurate due anfore di diverse dimensioni, gli altri apostoli si trovano seduti attorno alla tavola rettangolare e tre personaggi sono in piedi alle spalle degli altri, tutti rappresentati con delle facce preoccupate. Dietro al Cristo troviamo due servitori uno che versa il vino agli altri apostoli, l’altro rivolto di spalle alla scena. La tavola si presenta in obliquo (schema non frequente che precedentemente troviamo in un illustre Tintoretto) ha una tovaglia verde sopra ce n’è un’altra bianca, più corta che ha una frangia di rifinitura, al di sopra sono rappresentati un piatto con l’agnello, un calice dorato e del pane spezzato, forse l’altra parte di quello tenuto nella mano sinistra da Cristo; sono presenti anche alcuni piatti, un coltello e un bicchiere. I personaggi occupano la metà inferiore del dipinto mentre la parte superiore è lasciata allo sfondo. La scena, ambientata in un interno, è rischiarata in alto da uno sfondo ad arconi, mentre sulla destra, dietro le colonne dell’edificio, si apre su un paesaggio luminoso con alberi ad alto fusto e nubi che si addensano nel cielo. Al di sopra delle teste dei personaggi ritroviamo una lanterna color rame che dona profondità alla scena. Speculare a Cristo è probabilmente San Pietro, nella sua stessa posizione ma rovesciata, colto in atteggiamento di sorpresa dopo aver udito le parole di Cristo; indossa una veste azzurra con mantello ocra. Di fianco di Lui troviamo l’apostolo più giovane del gruppo, Giovanni, dai lineamenti gentili, quasi femminei, che indossa una veste verde e un mantello rosso intenso, colto in atteggiamento contemplativo.
Data ultima verifica: giugno 2023

RONCADE (TV). Chiesa parrocchiale di Tutti i Santi, con “Comunione degli Apostoli” di G. Diziani, 1751

Olio su tela, sagoma evoluta di 360 x 200 cm.
Realizzata nel 1751 da Gaspare Diziani (Belluno, 1689 – Venezia, 1767) e posta sulla parete di sinistra del presbiterio, 1751.
Come si legge in un registro d’amministrazione della parrocchia, il telero venne pagato all’artista 303 lire venete; appartiene al periodo della maturità artistica e culturale del pittore, che assunse dall’arte rococò quanto di fantasioso e libertario in essa si esprimeva.

La parrocchiale di Roncade fu edificata a partire dal 1527 ed ultimata nel 1566, anche se molto probabilmente si tratta della ricostruzione di una precedente più piccola. Nel 1768 fu costruita l’attuale facciata.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Ognissanti_(Roncade)

Immagini da pubblicazione sulla chiesa reperibile su:
https://www.collaborazioneroncade.it/le-chiese/15-la-chiesa-di-ognissanti

Localizzazione: RONCADE (TV). Chiesa parrocchiale di Tutti i Santi
Autore: Gaspare Diziani
Periodo artistico: 1751
Rilevatore: AC

COLLOCAZIONE IGNOTA. Ultima Cena attribuita a Francesco Trevisani, XVII – XVIII secolo

Olio su tela di 121 x 160 cm, attribuita a Francesco Trevisani (Capodistria 1656 – Roma 1746)

Venduto da Cambi Casa d’Aste, Asta dal vivo 458, Dipinti Antichi, 13 dicembre 2019, Genova.

La scena raffigura gli Apostoli seduti a un tavolo rotondo, le espressioni mostrano lo stile rococò composto e raffinato, dai toni patetici e aggraziati tipici del pittore.

 

Link:
https://www.cambiaste.com/uk/auction-0458/francesco-trevisani-capodistria-1656-roma-1746-205624

https://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-trevisani_(Dizionario-Biografico)

Localizzazione: COLLOCAZIONE IGNOTA
Autore: Francesco Trevisani (attribuito)
Periodo artistico: XVII – XVIII secolo
Rilevatore: AC

CAMPOBASSO. Cattedrale della SS. Trinità con Ultima Cena di Amedeo Trevisonno, 1935-8

Nella Cappella del SS. Sacramento, la prima a destra presso l’abside, vi è un grande affresco del pittore campobassano Amedeo Trevisonno (1904 – 1995), realizzato nel 1935-38.
La scena centrale dell’Ultima Cena si svolge su una tavola a forma di “U”, circondata da una moltitudine di angeli; Dio Padre e la colomba dello Spirito Santo sono dipinti sopra Cristo, a ricordare la dedicazione della chiesa. In basso ai lati vi sono due scene bibliche.

 

Costruita nel 1504, la chiesa fu seriamente danneggiata dal terremoto del 1805 e ricostruita in stile neoclassico (1815 – 1829). Successivamente (1855 – 1859) fu realizzato il prònao esastilo con colonne di ordine ionico. Sede della Confraternita dei Trinitari, fu dichiarata Cattedrale nel 1927.
L’interno, a tre navate senza transetto, presenta affreschi di Amedeo Trivisonno: al di sopra del portone d’ingresso, “La moltiplicazione dei pani e dei pesci”, “La consegna delle Chiavi a Pietro”; nella cappella del SS. Sacramento vi è “L’Ultima Cena” e in quella della Madonna del Rosario la “La battaglia di Lepanto”, e la “Predicazione di S. Domenico”.
Nella volta dell’abside l’artista romagnolo Romeo Musa (1882 – 1960) ha affrescato “La Pentecoste”.

 

Link e immagini:
http://www.centrostoricocb.it/pagine/chiese/s%20cattedrale.htm

https://www.beweb.chiesacattolica.it/cattedrali/cattedrale/001/Chiesa+della+Santissima+Trinit%C3%A0

Localizzazione: CAMPOBASSO. Cattedrale della SS. Trinità
Autore: Amedeo Trevisonno
Periodo artistico: 1935-8
Rilevatore: AC

SEDEGLIANO (UD). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate con scultura di Ultima Cena, 1965

sedeglianoLa Chiesa parrocchiale di Sedegliano intitolata a Sant’Antonio abate venne costruita tra il 1705 e il 1751, sul luogo della precedente chiesa censita in una visita pastorale del 1627 ma di origini più antiche. Nel 1753 divenne Parrocchiale al posto dell’antica chiesa dedicata ai Santi Pietro e Paolo, esistente all’interno della cortina e divenuta insufficiente ad ospitare la crescente popolazione del paese.
La chiesa conserva alcune opere attribuite a Giovanni Antonio Pilacorte (1455 ca. – dopo il 1531), uno dei più importanti lapicidi in Friuli della sua epoca, proveniente da Carona sul lago di Lugano. Probabilmente nel 1455 si trasferì in Friuli ed aprì bottega a Spilimbergo dove risulta abitare nel 1490. All’interno, tra le altre opere, vi è una pala attribuita a Pomponio Amalteo (1505 – 1588), genero di Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone.
La facciata della chiesa è scandita da quattro paraste doriche su alto podio con fregio e timpano dalla cornice modanata. Ha un portale lapideo dall’architrave concavo sormontato da lunetta.
Dalla chiesa precedente proviene l’originario portale, attribuito al Pilacorte, che venne riutilizzato nella costruzione settecentesca come portale laterale. I suoi stipiti sono decorati con motivi a candelabra e sono appoggiati su basamenti nuovi, forse al fine di aumentare l’altezza del portale per renderlo proporzionato al nuovo edificio. Nella parte superiore interna degli stipiti sono inserite le figure di due santi che emergono da coppe, Giovanni Battista sulla sinistra e Antonio abate sulla destra.
Le due figure hanno purtroppo perso del tutto i volti ma sono comunque riconoscibili grazie ai nomi, scolpiti sulle coppe dalle quali emergono le figure, e dai loro attributi, l’agnello e il cartiglio con la scritta “ECCE AGNVS DEI” per il Battista, il maialino, la fiamma e la campanella per Antonio. L’architrave è sormontato da una cornice mutila recante l’iscrizione dedicatoria ai due santi.
La particolare consunzione al centro dell’architrave è stata attribuita allo sfregamento delle corde di un antico campanile, probabilmente a vela, che insisteva sopra il portale sulla facciata principale della precedente chiesetta.
All’interno della navata, collocata su una mensola sopra una porta laterale che si apre sulla parete destra, è collocata una statua a tutto tondo dell’Eterno Padre alta 50 cm, attribuita anch’essa al Pilacorte. La statuina venne per un periodo ospitata sul culmine della facciata della Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, per la quale era stata realizzata, dopo che la chiesa era stata demolita lasciandone l’abside come cappella cimiteriale. Nel secolo scorso la statua venne spostata qui per garantirne meglio la sicurezza e la conservazione.
A fine 2021 è stata data notizia di una seconda statua a tutto tondo rappresentante l’Eterno Padre, piuttosto rovinata, proveniente questa dalla chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Abate dove in origine era probabilmente collocata al di sopra del portale principale, oggi portale laterale della chiesa. Come il portale anche questa seconda statuetta è ritenuta opera del Pilacorte. La statuina finì tra le macerie durante i restauri degli anni Ottanta e venne fortunatamente recuperata da un abitante di Sedegliano.
L’interno della chiesa è molto ampio. Il soffitto a volta è decorato lungo l’asse maggiore da un grande affresco di Lorenzo Bianchini (ca. 1885) con l’apoteosi di Sant’Antonio Abate. Il presbiterio, il cui ingresso è affiancato da due nicchie, è sopraelevato di tre gradini e vi si accede tramite l’arcosanto a tutto sesto.
L’altare maggiore, ideato da Giovanni Mattiussi, artista settecentesco proveniente da una conosciuta famiglia friulana di altaristi, scultori e architetti, è arricchito dalle statue di San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista collocate su piedistalli. Al centro, in una nicchia centinata si trova una tela raffigurante Sant’ Antonio abate. Il paliotto dell’altare moderno è un’Ultima cena di Luigi Ferretti (1924 – 2014) datata 1965. Si tratta di un bassorilievo in bronzo fuso di  49 x 150 cm.

Nella chiesa ci sono anche altri quattro altari in marmo. In uno è collocata una Pala con la Madonna col bambino tra i Santi Rocco, Macario e angeli, venerata come la Madonna della salute, qui trasferita dall’antica chiesa dei santi Pietro e Paolo, attribuita (poiché non firmata) a Pomponio Amalteo. La chiesa conserva anche una bella acquasantiera.
Il campanile separato dalla chiesa, alto oltre 60 metri, venne progettato dall’architetto Girolamo D’Aronco, padre del più celebre Raimondo, ed è stato edificato fra il 1896 e il 1901 in sostituzione del precedente a pianta ottagonale distrutto da un crollo nel 1772.
Danneggiata dal sisma del 1976 la chiesa è stata restaurata negli anni Ottanta del secolo scorso.

 

Fonti:
– Bergamini Giuseppe. Guida Artistica del Friuli Venezia Giulia. Associazione tra le Pro Loco del Friuli Venezia Giulia.1999
– Bergamini Giuseppe, Dei Rossi Vieri, Reale Isabella. Pilacorte in Friuli: guida alle opere Clauzetto: Associazione Antica pieve d’Asio; Udine: Società filologica friulana, 2021
– Cescutti Maristella. Piccoli tesori nascosti nel Sedeglianese In: Sot la Nape, a. 69, n. 2 (avrîl-jugn 2017)
– Cescutti Maristella. Scoperte_due_opere_inedite_attribuite_al Pilacorte – Messaggero Veneto cultura, 27 maggio 2022, p. 44
– Dei Rossi Vieri e Reale Isabella Pilacorte, indagine sul campo. Novità biografiche, epigrafiche e iconografiche in Pilacorte 500 anni dopo visto da vicino. Atti del convegno di studi 2021
– Zin Luigino Una pietra ci racconta. Considerazioni sul portale della Parrocchiale di Sedegliano di Gio.Antonio Pilacorte in Sot la Nape, a. 70, n. 1 (2018)
– Sito Chiese italiane http://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=68889

Indirizzo: Via Guglielmo Marconi, 6, 33039 Sedegliano UD
Data ultima verifica: aprile 2023

Info: la chiesa è spesso aperta anche al di fuori dell’orario delle messe

Autore: Marina Celegon

Immagini: Marina Celegon

Localizzazione: SEDEGLIANO (UD). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate
Autore: Luigi Ferretti
Periodo artistico: 1965

NAPOLI. Certosa di San Martino, Ultima Cena di Carletto Caliari (1589) e Comunione degli Apostoli di J. De Ribera (1561)

La Certosa fu inaugurata e consacrata nel 1368, sotto il regno della regina Giovanna d’Angiò, sebbene i Certosini avessero preso possesso del monastero già dal 1337. Alla fine del XVI secolo il complesso subì rimaneggiamenti e ampliamenti in stile tardomanierista e barocco.
I Certosini furono espulsi definitivamente nel 1866 quando alla certosa fu annesso il Museo nazionale omonimo divenendo pertanto bene monumentale proprietà dello Stato italiano.
Ricchissima di affreschi dipinti e sculture.
Per approfondire:
https://it.wikipedia.org/wiki/Certosa_di_San_Martino

 

Sulla parete laterale destra del presbiterio vi è un olio su tela del 1589 che misura 400 x 400 cm, della bottega di Paolo Caliari detto il Veronese (1528 – 1588), probabilmente opera di suo figlio Carlo Caliari detto Carletto (Venezia, 1570 – Venezia, 1596).
L’Ultima Cena è raffigurata con una folla di personaggi estranei al sacro evento e architetture sullo sfondo, nello stile dei Veronese. Sulla tavola ci sono solo un calice e un piatto con del cibo, posti di fronte a Gesù. Vedi fotografia in alto.

Immagine da Wikimedia
Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1500320392

 


Sulla parete laterale sinistra del presbiterio vi è un olio su tela conComunione degli Apostoli” del 1651, che misura 400 x 400 cm, opera del pittore spagnolo, attivo principalmente a Napoli, Jusepe de Ribera (1591 – 1652).
Il dipinto, con l’iconografia consueta, raffigura Gesù, a destra in piedi, che porge la Comunione agli Apostoli.

Immagine da Wikimedia

Localizzazione: NAPOLI. Certosa di San Martino
Autore: Carlo Caliari detto Carletto (Venezia, 1570 – Venezia, 1596) // Jusepe de Ribera (1591 – 1652).
Rilevatore: AC

BARBERINO TAVARNELLE (FI). Chiesa e monastero di Santa Maria del Carmine al Morrocco, Ultima Cena di G. C. Sagrestani, 1717

Il comune è stato costituito nel 2019 dalla fusione di Barberino Val d’Elsa e Tavarnelle Val di Pesa.

La chiesa, sita in località Morrocco, Strada Provinciale 101, dell’ex comune di Tavernelle Val di Pesa, nacque come piccolo convento carmelitano fondato nel 1475 dal fiorentino Niccolò Sernigi. L’edificio presenta una semplice planimetria ad aula unica con coro rettangolare concluso con una scarsella, secondo lo stile tipico della costruzioni religiose minori del periodo tardogotico. All’interno sono custodite alcune opere d’arte del XV secolo. La chiesa è circondata su due lati da un portico, dove sono visibili tracce di affreschi quattrocenteschi e da cui si accede al Convento carmelitano di clausura che sorge intorno al chiostro cinquecentesco con arcate su colonne in pietra serena e capitelli di ordine ionico.

Il complesso conserva una tela di 139 x 384 cm raffigurante l’Ultima Cena; sul pilastro sinistro riporta la data 1717 e il nome del committente, il priore Augusto Michelini, investito di questa carica nella chiesa del Morrocco già dal 1703: “R. (everendo) P. (adre) AUGU (sto) MICHELINI/ FLORENTINUS F. (ecit) F. (are)/ 1717” in lettere capitali.
Dipinto e cornice sono stati restaurati nel 2011-13.
Il pittore si dimostra vicino ai modi più tipici della pittura fiorentina dei primi anni del Settecento ed in particolare alla maniera di Giovanni Camillo Sagrestani ( 1660 – 1731), ma non è da escludere una collaborazione con i suoi numerosi allievi come Matteo Bonechi o Ranieri del Pace. Del maestro in questo dipinto sono riprodotti i colori dalle tinte accese, ma sempre leggere ed incorporee, accompagnati a toni smozzati, capaci di creare una continua palpitazione di luce ed ombre sui volti e sulle vesti. Il volto del Cristo in questa Ultima Cena è molto vicino al dipinto raffigurante “Gesù Cristo e la Vergine” in collezione privata a Firenze (Bellesi, 2009, V. II, p. 289, n. 1465)

 

Link e immagine:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900117863

Info sul pittore:
https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-camillo-sagrestani_%28Dizionario-Biografico%29/

Localizzazione: BARBERINO TAVARNELLE (FI). Chiesa e monastero di Santa Maria del Carmine al Morrocco
Autore: Giovanni Camillo Sagrestani
Periodo artistico: 1717
Rilevatore: AC

CAMERINO (MC). Musei civici, affresco con Ultima Cena di Girolamo di Giovanni, 1456-62

Il Museo conserva affreschi strappati delle “Storie della Passione di Cristo” tra esse l’Ultima Cena, realizzati nel 1456-1462 da Girolamo di Giovanni per la chiesa del Santissimo Crocifisso del Patullo a Paganico di Camerino.

Girolamo di Giovanni di Camerino (Camerino, 1425 ca –1503) fu un pittore documentato nelle Marche dal 1449 al 1473.

Gli Apostoli sono attorno seduti alla tavola rotonda, san Giovanni appoggia il capo sul petto di Cristo. Varie stoviglie e pani sono sulla tovaglia.

 

 

La sede museale è chiusa per inagibilità, dal 2021, le collezioni civiche, insieme a quelle diocesane, sono esposte temporaneamente, nell’edificio “Venanzina Pennesi” in via Macario Muzio, 2.

 

Link:
http://www.museicivicicamerino.it/cms/testo.php?id_testo=134486203879415

Localizzazione: CAMERINO (MC). Musei civici
Autore: Girolamo di Giovanni
Periodo artistico: 1456-62
Rilevatore: AC

MONTECARLO (LU). Chiesa collegiata di Sant’Andrea con Ultima Cena di G.C. Sagrestani, XVII secolo

La Chiesa di S. Andrea fu costruita entro la prima metà del secolo XIV e completamente ristrutturata e trasformata sul finire del secolo XVIII (1783).

Sul lato sinistro, dopo la Cappella Bardi-Rucellai, vi è la Cappella Santuario e la retrostante Cappella del Rosario dove è stato realizzato un piccolo ma interessante spazio museale che conserva varie opere d’arte tra le quali il grande dipinto a olio, staccato da una parete della cripta della chiesa, raffigurante un’Ultima Cena, di inizio  XVIII secolo, attribuita a Camillo Sagrestani (Firenze, 1660 – Firenze, 1731).

 

Nel Museo vi sono anche: la statua rappresentante Gesù Morto (sec. XV); una tela di Camillo Ciai con la Madonna in trono col Bambino e i santi Domenico e Caterina del 1667; la Pala con la Madonna col Bambino del 1434 dipinta dal lucchese Francesco Anguilla; un bel fonte battesimale cinquecentesco; la statua lignea di sant’Antonio abate risalente al primo-secondo decennio del Quattrocento, opera del senese Francesco di Valdambrino e, nelle due nicchie laterale all’altare, vari oggetti sacri del tesoro della Collegiata. Diverse notevoli opere d’arte si trovano nelle altre cappelle.

 

Link:
https://www.comune.montecarlo.lu.it/home/cultura-e-turismo/turismo/monumenti/chiesa-s.andrea.html#

Immagini da:
http://www.promontecarlo.it/chiesa_collegiata_montecarlo.html

https://www.facebook.com/museocollegiatamontecarlo/photos

Localizzazione: MONTECARLO (LU). Chiesa collegiata di Sant'Andrea
Autore: Giovanni Camillo Sagrestani
Periodo artistico: XVII secolo
Rilevatore: AC

SERAVEZZA (LU), frazione Ripa. Chiesa di Sant’Antonio abate con Ultima Cena, 1995

La chiesa di Ripa è attestata dal XIII secolo.
La distruzione totale del paese di Ripa, provocata dagli eventi della Seconda Guerra Mondiale, non risparmiò nemmeno la chiesa. Un nuovo edificio venne costruito tra il 1950-1952, su progetto dell’architetto Lorenzo Iacopi.

Sulla parete di controfacciata fu realizzata nel 1994-95 da Romano Cosci (Seravezza LU, 1939 – Lido di Camaiore LU, 2014) una pittura murale raffigurante l’Ultima Cena. L’opera fu inaugurata dall’arcivescovo Alessandro Plotti l’11 Luglio 1995.

La Cena ricorda l’impostazione del Cenacolo leonardesco, ma realizzato con un linguaggio moderno.

 

 

Info sulla chiesa:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/66415/Seravezza+%28LU%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

https://www.santantonioabate.afom.it/seravezza-lu-frazione-ripa-chiesa-di-santantonio-abate/ 

Immagine Cena da:
https://www.oratoriosantantonio.com/

Localizzazione: SERAVEZZA (LU), frazione Ripa. Chiesa di Sant'Antonio abate, Piazza Europa, 78
Autore: Romano Cosci
Periodo artistico: 1994-95
Rilevatore: AC

MASSA (MS). Chiesa parrocchiale del Corpus Domini con Ultima Cena, 1996

La chiesa è situata lungo il viale Roma in località le Villette.
Nel luglio 1956 fu eretta la Parrocchia di Massa-Villette.
In data 3 Maggio 1960 iniziarono i lavori di edificazione della chiesa su progetto dell’architetto Ottaviano Matelli.
La pianta della chiesa è a croce latina con transetto appena accennato e con abside quadrangolare finale rialzata su tre gradini.

Dietro l’altar maggiore vi è un affresco realizzato nel 1996 dal pittore e scultore Romano Cosci (Seravezza LU, 1939 – Lido di Camaiore LU, 2014) che raffigura l’Ultima Cena.
L’opera presenta impostazione simile a quella della chiesa di Seravezza, frazione Ripa,  vedi scheda.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/23378/Massa+%28MS%29+%7C+Chiesa+del+Corpus+Domini

Localizzazione: MASSA (MS). Chiesa parrocchiale del Corpus Domini
Autore: Romano Cosci
Periodo artistico: 1996
Rilevatore: AC

SAVIGLIANO (Cn). Convento di San Francesco, ora Museo Civico, nel refettorio, lunetta affrescata raffigurante una Ultima Cena.

In via S. Francesco 19 Savigliano

La lunetta affrescata reca la data 1681, e l’affresco raffigurante una Ultima Cena è stato gravemente danneggiato al tempo dell’occupazione tedesca (1944 ca) per l’inserimento direttamente nel muro di un megafono-amplificatore.
L’ultimo restauro risale ai primi anni 2000.
E’ attribuito al piemontese Giuseppe Nuvolone, della scuola di Sebastiano Taricco.

Bibliografia:
– Romano G. ( a cura di) Una gloriosa sfida, catalogo della mostra, Savigliano,2004 p.149

Nome rilevatore: Rosalba Belmondo, direttore del Museo Civico A. Olmo di Savigliano dal 1988 al 2018

Localizzazione: Savigliano, via San Francesco 19
Autore: Sebastiano Baricco (scuola)
Periodo artistico: 1681
Data ultima verifica: 03/04/2023
Rilevatore: Rosalba Belmondo

GERMANIA – MONACO DI BAVIERA. Bayerische Staatsgemäldesammlungen, Ultima Cena di J. Amigoni, 1720

Olio su tela di 178 x 248 cm.
Opera del 1720 di Jacopo Amigoni (Napoli o Venezia, 1682 – Madrid, 1752).
Nelle Collezioni di pittura statale bavarese. Non esposto.
Inventario numero 7559
Acquistato nel 1804 dalla secolarizzazione di Sant’Orsola a Würzburg.

Gli Apostoli sono attorno alla tavola su cui è solo un calice.

 

Immagine da Wikimedia

Link:
https://www.sammlung.pinakothek.de/en/artwork/53470dDx9e

Localizzazione: GERMANIA – MONACO DI BAVIERA. Bayerische Staatsgemäldesammlungen
Autore: Jacopo Amigoni
Periodo artistico: 1720
Rilevatore: AC

MILANO. Chiesa di San Sepolcro, sculture con “Lavanda dei piedi / Ultima Cena”, fine XVI secolo

Nelle due cappelle a lato dell’altare maggiore vi sono due pregevoli gruppi scultorei in terracotta, quello a sinistra è comunemente designato come Ultima Cena; un trittico sulla Morte di Cristo è a destra.
L’opera risale alla fine del XVI secolo.

Gli Apostoli sono seduti dietro a un tavolo semicircolare, come nei Cenacoli, ma in primo piano c’è Gesù che sta lavando i piedi a uno di essi, quindi, più correttamente il gruppo raffigura “La lavanda dei piedi” non l’Ultima Cena, anche se i due eventi accaddero nella stessa sera del giovedì santo.


La chiesa di San Sepolcro è un luogo di culto cattolico situato nell’omonima piazza, all’interno del territorio della parrocchia di San Satiro. L’edificio, risalente al 1030 e ampiamente rimaneggiato in varie epoche, si articola su due livelli, dei quali uno sotterraneo; sorge non distante da piazza Duomo, sull’area di quello che fu in epoca romana il foro di Milano, del quale nella cripta è presente il pavimento. Per volontà del suo fondatore la chiesa era a forma di croce e dopo la prima Crociata fu rimaneggiata fino ad assumere le forme coincidenti all’Anastasis di Gerusalemme, che si mantennero nel corso dei secoli, come attestano le testimonianze del XV secolo. I rimaneggiamenti furono tantissimi nel corso dei secoli, a partire dall’aggiunta dei due campanili nel XII secolo. Dettagli più precisi sulla struttura sono forniti da appunti e disegni realizzati da Leonardo intorno al 1490, quando condusse ricerche su monumenti di età longobarda e medievale del territorio.
A seguito della fondazione della Biblioteca Ambrosiana, la chiesa necessitava di restauro già da un secolo. Nel 1605 i lavori di rifacimento delle strutture ormai cadenti furono affidati all’architetto Aurelio Trezzi: la facciata fu ricostruita in forme barocche e l’atrio fu incorporato all’edificio. La trasformazione dell’isolato di San Sepolcro serviva anche per creare un collegamento ideale tra la nuova biblioteca e la chiesa stessa come deposito spirituale e religioso. La chiesa fu poi ulteriormente modificata e restaurata tra il 1713 e il 1719 e nuovamente tra 1894 e 1897 quando venne rifatta completamente la facciata, mutandola dall’aspetto barocco che ancora aveva in uno stile romanico che venne ritenuto maggiormente conforme alla chiesa medievale originaria. Nel 1928 la parrocchia di San Sepolcro fu soppressa e la chiesa divenne di pertinenza della Biblioteca Ambrosiana.
Riaperta al pubblico dopo cinquant’anni nel 2016, la cripta successivamente è stata oggetto di un complesso intervento di restauro finanziato dal MIBAC e terminato nel 2019.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Sepolcro_%28Milano%29

Localizzazione: MILANO. Chiesa di San Sepolcro
Autore: ignoto
Periodo artistico: fine XVI secolo
Rilevatore: AC

FIRENZE. Basilica di Santo Spirito, Ultima Cena, rilievo di Andrea Sansovino, 1490-92

L’altare della cappella Corbinelli è sito nel transetto sinistro, (n° 27 nella piantina).

L’apparato scultore-architettonico è del giovane Andrea Contucci detto Andrea Sansovino (1460 ca. – 1529), realizzato nel 1490-92 per la cappella che, dal 1485 aveva il privilegio di custodire il Santissimo Sacramento, e questo spiega la presenza della raffigurazione dell’Ultima Cena.
La tripartizione dell’altare, con eleganti lesene decorate da candelabre fra tre nicchie, ricorda gli archi di trionfo romani. Nella nicchia centrale un tabernacolo a forma di edicola ha un bassorilievo del Cristo risorto sulla portella, mentre nelle nicchie laterali si trovano le statue di San Matteo e San Giacomo, sormontate dai tondi con l’Arcangelo Gabriele e la Vergine Annunciata.
Nella predella Ultima Cena, Decollazione di san Matteo e i Santi Giacomo ed Ermogene; nel frontone Incoronazione della Vergine, nel paliotto Cristo in pietà tra la Vergine e san Giovanni dolenti.

 

La parte centrale della predella reca, a rilievo, lUltima Cena, scolpita dal Sansovino con aiuti.
Il tavolo è a forma di “U”, sul davanti di spalle la figura di Giuda, secondo l’iconografia tradizionale.

 

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900281778-8

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900281778-0

Localizzazione: FIRENZE. Basilica di Santo Spirito
Autore: Andrea Sansovino
Periodo artistico: 1490-92
Rilevatore: AC

FIRENZE. Chiesa rettoria di San Giovannino dei Cavalieri, Ultima Cena attr. a Palma il Giovane

Olio su tela di 167 x 255 cm. Posta sulla parete sinistra, verso l’altare.
Attribuito a Jacopo Negretti detto Palma il Giovane (Venezia 1548 circa – 1628).

Gli Apostoli sono seduti a un tavolo rettangolare, Cristo è al centro e dietro di lui un drappo rosso appeso. In basso, in primo piano, un cane e i recipienti che ricordano la “Lavanda dei piedi”.
Giuda, in primo piano a destra di spalle tiene la borsa col denaro del tradimento.

 

 

“San Giovannino dei Cavalieri” è il nome popolare della chiesa di San Giovanni Decollato, situata in via San Gallo, 66 a Firenze; recentemente ristabilita quale chiesa rettoria. La storia della chiesa di San Giovannino è «tra le più tormentate e forse non c’è a Firenze un altro edificio sacro che abbia mutato tante volte di destinazione e di nome».

 

Immagini da Wikimedia

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Giovannino_dei_Cavalieri

Localizzazione: FIRENZE. Chiesa rettoria di San Giovannino dei Cavalieri
Autore: Palma il Giovane
Periodo artistico: XVI -XVII secolo
Rilevatore: AC

CONEGLIANO (TV). Chiesa di Sant’Antonio di Padova, Ultima Cena, 1590

Nel refettorio dell’ex convento dei Cappuccini, l’olio su tela di 163 x 245 cm.
Opera attribuita a Jacopo Negretti detto Palma il Giovane (Venezia 1548 circa – 1628) vedi (1).
Oggi da alcuni attribuita invece al veronese Pietro Bernardi ( ? – 1623) vedi (2).

Il dipinto può identificarsi con il quadro con la cena di N.S.G.C. elencato dal padre guardiano Giovanni Antonio da Treviso per F.M. Malvolti nel 1773 ed esistente nel refettorio dell’antico convento dei Cappuccini. Oggi il convento è presso la chiesa novecentesca intitolata S. Antonio di Padova.

Gli Apostoli sono seduti a un tavolo rettangolare, Cristo è al centro e dietro di lui un drappo rosso appeso.  Ai lati, due giovani servitori.

 

La chiesa fu edificata nel 1943, su progetto dell’ing. Giovanni Morassutti, nei pressi dell’antico Convento dei Cappuccini (soppresso nel 1810 dai decreti napoleonici) che sorgeva dove oggi si trova l’ospedale civile. I Cappuccini arrivano a Conegliano nel 1593.  Vi ritornano nel 1929 dopo un periodo di assenza. Successivamente alla Chiesta fu edificato il nuovo convento. Nel corso degli anni collezionarono numerose opere d’arte, disperse a causa delle soppressioni e solo alcune opere furono restituite e collocate nella nuova struttura, come l’Ultima Cena (1590).

 

Link:
(1) https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500038761

(2) http://www.anaconegliano.it/luoghi/sant-antonio.htm

Localizzazione: CONEGLIANO (TV). Chiesa di Sant'Antonio di Padova
Autore: Palma il Giovane oppure Pietro Bernardi
Periodo artistico: 1590
Rilevatore: AC

LUCERA (FG). Cattedrale di Santa Maria Assunta, Ultima Cena attr. a Palma il Giovane, 1600-10

Ultima Cena attribuita a Jacopo Negretti detto Palma il Giovane (Venezia 1548 circa – 1628).
Olio su tela di 223 x 147 cm.

Cena posta in verticale, con gli Apostoli seduti a un tavolo rotondo.

 

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1600033220

https://www.visitmontidauni.it/it/pd/basilica-cattedrale-di-santa-maria-assunta-di-lucera

https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_cattedrale_di_Santa_Maria_Assunta_(Lucera)

Localizzazione: LUCERA (FG). Cattedrale di Santa Maria Assunta
Autore: Palma il Giovane (attribuito)
Periodo artistico: XVI -XVII secolo
Rilevatore: AC

TREVISO. Chiesa di San Nicolò, Ultima Cena, copia del Cenacolo, di G. Menescardi, XVIII secolo

Olio su tela di 218 x 373 cm, attribuito al pittore Giustino Menescardi (Milano ?, 1720 circa – Venezia, dopo il 1779).

Il dipinto ricalca il Cenacolo di Leonardo.

L’opera è stata donata da don Ugo Mario Gazzola che, con atto notarile di aprile 2011, ha disposto che il Cenacolo debba essere patrimonio della parrocchia di Santo Stefano e collocato nella chiesa di San Nicolò. La tela è stata appesa sopra il confessionale, nella parete opposta all’ingresso, fra il Sant’Agostino in Cattedra di Palma il Giovane e il Miracolo di San Domenico del Paoluzzi.

 

Link:
https://tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca/2012/06/08/news/una-nuova-tela-a-san-nicolo-ultima-cena-con-apostoli-1.5221469

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Nicol%C3%B2_(Treviso)

https://www.treccani.it/enciclopedia/giustino-menescardi_%28Dizionario-Biografico%29/

Localizzazione: TREVISO. Chiesa di San Nicolò
Autore: Giustino Menescardi
Periodo artistico: XVIII secolo
Rilevatore: AC

ROVERE VERONESE (Vr). Chiesa della Casa Diocesana, con Ultima Cena.

Alla base dell’altare si trova una Ultima Cena scolpita in legno.

Info:
Via Monterecamao, 1, 37028 Rovere’ Veronese VR
Telefono: 045 783 5515

Segnalazione:
Cassani Gian Carlo – fam.cassani@libero.it

Localizzazione: Rovere Veronese
Data ultima verifica: 18/03/2023
Rilevatore: Feliciano Della Mora

USA – NEW YORK. Brooklin Museum, litografia di Ultima Cena di M. Beckman, 1911

Litografia su carta giapponese, 24.8 x 29.1 cm

“Ultima Cena” dell’artista tedesco Max Beckmann (1884-1950), realizzata nel 1911
Inventario numero 38.256
Giunta al Museo per scambio.

Le figure degli Apostoli sono solo 11.

Link:
https://www.brooklynmuseum.org/opencollection/objects/48431

——

Il Museo è il secondo museo d’arte di New York, tra i più grandi degli Stati Uniti. La sua collezione permanente consta di più di un milione e mezzo di oggetti, dall’arte egizia a quella contemporanea. Fondato nel 1897 da Augustus Graham, cambiò nel 1997 il proprio nome in Brooklyn Museum of Art, ma nel 2004 ritornò al suo nome precedente.

Localizzazione: USA – NEW YORK. Brooklin Museum
Autore: Max Beckman
Periodo artistico: 1911
Rilevatore: AC

USA – NEW YORK. Brooklyn Museum, due acquarelli con Ultima Cena di J. Tissot, 1886-94

Ultima Cena” del pittore francese James Tissot (1836-1902), realizzata nel 1886-1894.
Acquerello opaco e grafite su carta graywove, 21,7 x 30,6 cm.

Inventario numero 00.159.220. Non esposto.
Nel 1900 il Museo lo acquistò dall’artista.

Gli Apostoli sono raffigurati in piedi attorno al tavolo, in abiti da viaggio, come gli ebrei del libro dell’Esodo dell’Antico Testamento.

Link:
https://www.brooklynmuseum.org/opencollection/objects/13467

 


L’Ultima Cena: Giuda che intinge la mano nel piatto” del pittore francese James Tissot (1836-1902), realizzata nel 1886-1894.


Acquerello opaco e grafite su carta graywove, 24,8 x 49,2 cm).
Inventario numero 00.159.221 Non esposto.
Nel 1900 il Museo lo acquistò dall’artista.

Per la festa di Pasqua, gli Apostoli, vestiti in abiti da viaggio, come gli Ebrei del libro dell’Esodo dell’Antico Testamento, si incontrano in una stanza decorata con ghirlande. Durante il pasto, Gesù rivela che sarà tradito da uno dei suoi discepoli. In questa immagine, Gesù porge un boccone a Giuda.

Link:
https://www.brooklynmuseum.org/opencollection/objects/13468

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Il Museo è il secondo museo d’arte di New York, tra i più grandi degli Stati Uniti. La sua collezione permanente consta di più di un milione e mezzo di oggetti, dall’arte egizia a quella contemporanea. Fondato nel 1897 da Augustus Graham, cambiò nel 1997 il nome in “Brooklyn Museum of Art”, ma nel 2004 ritornò al suo nome precedente.

Localizzazione: USA – NEW YORK. Brooklyn Museum
Autore: James Tissot
Periodo artistico: 1886-94
Rilevatore: AC

PADOVA, fraz. Ponte di Brenta. Chiesa parrocchiale di San Marco con Ultima Cena di J. Marieschi, 1747-8

Olio su tela di 192 x 930 cm
Opera del pittore veneziano Jacopo Marieschi (1711 – 1794) .
Nel presbiterio, sulla parete destra. (Su quella sinistra la Caduta della manna; G. Beltrame (1988) attribuisce entrambe le tele, offerte dal nobile patrizio Veneto Bollani, a Jacopo Marieschi. La differenza tra i due dipinti è tuttavia enorme; ma non è stato mai consideratao dalla critica. Si possono supporre interventi ottocenteschi.)

Gli Apostoli sono a un tavolo a forma di “U”, due servitori e un cane in primo piano.
A destra in alto, un Apostolo è in piedi.

 

 

 

 

 

 

L’edificio religioso è un rifacimento del 1747  della chiesa romanica.
Sito a Ponte di Brenta, Piazzale Silvia Barbato, 1 https://goo.gl/maps/dRpY5m3dxYwjnts4A

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500093394
https://www.parrocchiapontedibrenta.it/la-terza-chiesa.html

VENEZIA. Chiesa parrocchiale di San Giovanni evangelista con Ultima Cena di J. Marieschi, 1759

La chiesa sorge nel sestiere San Polo, fa parte del complesso della Scuola grande di S. Giovanni evangelista.

L’opera è nella cappella maggiore della parete sinistra.
Olio su tela di 500 x 450 cm, opera del pittore veneziano Jacopo Marieschi (1711 – 1794).

La cena ha luogo sullo sfondo di una complessa architettura, il tavolo è situato su una gradinata. Nella scena sono presenti diversi servitori.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500220544

Localizzazione: VENEZIA. Chiesa parrocchiale di San Giovanni evangelista
Autore: Jacopo Marieschi
Periodo artistico: 1759
Rilevatore: AC

VENEZIA. Chiesa di San Moisè, Ultima Cena attribuita a Palma il Giovane

La chiesa di San Moisè è un edificio religioso situato nel sestiere di San Marco. Nel 947 la chiesa fu riedificata da Moisè Valier e per sua volontà fu consacrata al personaggio biblico di cui portava il nome. La chiesa fu ancora ricostruita nel 1105, dopo il noto incendio che aveva devastato Venezia, e infine nel 1632. Nel 1810, a causa degli editti napoleonici, la parrocchia fu soppressa e venne inglobata a San Marco. La parrocchia di San Moisè fu ricostituita nel 1967.

 

Sulla parete destra vi è il quadro “Ultima Cena” attribuito al pittore Jacopo Negretti detto Palma il Giovane (Venezia 1548 ca – 1628)

 

Immagine da Wikimedia

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Mois%C3%A8

Localizzazione: VENEZIA. Chiesa di San Moisè
Autore: Palma il Giovane
Periodo artistico: XVI -XVII secolo
Rilevatore: AC

REPUBBLICA CECA – PRAGA. Národní galerie v Praze, “Ultima Cena” attribuita a Palma il Giovane

 

La “Galleria nazionale di Praga”, nella sede di Palazzo Šternberk, conserva un olio su tela di 88 × 110 cm attribuito al pittore Jacopo Negretti detto Palma il Giovane (Venezia 1548 ca – 1628)
Inventario numero DO 4210
Il dipinto ha caratteristiche simili alle altre opere con lo stesso soggetto dipinte dall’artista.

 

 

Link:
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/45320/Negretti%20Jacopo%2C%20Ultima%20Cena

https://www.ngprague.cz/en

Localizzazione: REPUBBLICA CECA - PRAGA. Národní galerie v Praze
Autore: Palma il Giovane
Periodo artistico: XVI -XVII secolo
Rilevatore: AC

CROAZIA – POREČ / PARENZO. Chiesa parrocchiale della Beata Vergine Assunta, Ultima Cena di Palma il Giovane, secondo decennio XVII secolo

Nella chiesa, detta anche Basilica Eufrasiana, sulla parete della terza cappella della navata destra, si trova un olio su tela, 350 x 450 cm, opera di Jacopo Negretti detto Palma il Giovane (Venezia 1548 ca – 1628).
L’Ultima Cena riporta un’iscrizione: in basso a sinistra “SOLERTIA/ GEORGII ZVCCATO ET/ FRANCISCI CORNELII IVDICVM/ VIGILANTIA/ MARCI ANTONII SINCICHI/ ECCLESIAE PROCVRATORIS/ NE PERIRET, PROVIDERVNT/ MDCCXXXI”. La data 1731 si riferisce a un rilevante intervento di restauro che ne ha alterato notevolmente l’aspetto originale (Santangelo 1935, p. 126; Prijatelj 1977b, p. 204), e che non è riemerso completamente nemmeno dopo l’ultimo restauro compiuto negli anni sessanta del secolo scorso.

Secondo i critici l’opera fu eseguita dal Palma in tarda età; nel quadro si riscontrano citazioni di opere di Veronese e Tintoretto.
“L’aspetto più interessante dell’Ultima Cena di Parenzo è certamente l’ambientazione scenografica, ossia il motivo architettonico che accompagna e mette in risalto l’episodio centrale. Tale ambientazione risulta particolarmente elaborata e caratterizzata rispetto alle usuali soluzioni di Palma. La raffigurazione di un arco trionfale dell’antichità classica, quello di Tito sullo sfondo della scena, è una componente che ricorda soluzioni “veronesiane” e che non si riscontra in altre opere di Negretti. … Nel dipinto parentino l’arco è posto sullo sfondo, ma non è una sagoma allontanata che appena si denota. Per la sua pesante plasticità delle forme, per la profusione di dettagli e per l’uniforme colorito grigio-bruno, tale elemento architettonico si impone come chiara demarcazione dello spazio raffigurato e come cornice visiva del gruppo centrale con Cristo, che costituisce il fulcro narrativo della rappresentazione.”

“Finora sono state individuate tre copie dell’Ultima Cena di Parenzo a testimonianza della sua popolarità. La prima, databile alla seconda metà del XVII secolo (Brejc 1983, p. 144), si trova nella chiesa di San Francesco di Pirano ed eccelle per l’alta qualità (Craievich, in Istria 1999 [2001], p. 215, cat. 399). La seconda si conserva presso il Museo Civico del Parentino e può essere datata al XVIII secolo (cat. 256). La terza, che differisce molto dall’originale, si trova nel convento francescano di Sant’Antonio di Drid presso Traù (Prijatelj 1977b, p. 204).”(1)

 

Bibliografia:
(1). Bralic V.; Kudiš Buriæ N., Istria Pittorica. Dipinti dal XV al XVIII secolo, Unione Italiana – Fiume e Università Popolare di Trieste Rovigno, Trieste 2005, p. 166

Immagine da:
https://www.hippostcard.com/listing/bg27788-porec-jacopo-palma-il-giovane-painting-postcard-l-ultima-cena-croatia/18363536

 

Info sulla Chiesa:
https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_Eufrasiana

 

Localizzazione: CROAZIA - POREČ / PARENZO. Chiesa parrocchiale della Beata Vergine Assunta
Autore: Palma il Giovane
Periodo artistico: CROAZIA - POREC / PARENZO. Chiesa parrocchiale della Beata Vergine Assunta, Ultima Cena di Palma il Giovane, secondo decennio XVII secolo
Rilevatore: AC

CROAZIA – VODNJAN / DIGNANO. Chiesa di San Biagio, Ultima Cena di G. Contarini, 1598

Olio su tela di 250 x 373 cm. “Ultima Cena” o “Comunione degli Apostoli”
Opera del 1598 del pittore veneziano Giovanni Contarini (1549-1604) che fu commissionato ai tempi del governatore Antonio Virizzo.
Il dipinto è collocato sulla parete destra del presbiterio.

Iscrizioni: in basso a destra si legge “IOANES CONTARE […]”; in basso a sinistra “ANO DOM MCLXXXXVIII SOTO LA GASTALDIA DE ANTONIO VIRIZZO”.
Influenzato soprattutto dai dipinti omonimi di Tintoretto, soprattutto quello della chiesa veneziana di San Polo, vedi scheda.
L’opera “eccelle per la qualità esecutiva, per il complesso impaginato, per la tensione drammatica, per la narratività esplicita e la marcata oratoria, per la raffinata cromia pervasa di forti contrasti di luce ed ombra. In aggiunta nel paesaggio sullo sfondo si percepisce una certa connotazione lirica. Esso inoltre risulta unico nel catalogo contariniano per la sua forza evocativa, metaforicamente espressa mediante cromie serotine. Tale esito rimanda a soluzioni tizianesche e qui influisce chiaramente sulla forza espressiva della scena in primo piano.”(1)

A marzo 2023 si è concluso il restauro dell’opera, durato tre anni.

 

La chiesa fu costruita tra il 1760 ed il 1800 su un edificio preesistente crollato tre anni prima. Gli architetti realizzarono una struttura in stile palladiano prendendo spunto da quella veneziana di chiesa di San Pietro in Castello. Le sue dimensioni, 56x20x31,60, la rendono la chiesa più grande di tutta l’Istria. L’attiguo campanile, realizzato tra il 1815 ed il 1883, richiama quello di San Marco a Venezia. Con un’altezza di 56 m, è il più alto di tutta la penisola istriana.

 

Bibliografia:
(1). Bralic V.; Kudiš Buriæ N.,Istria Pittorica. Dipinti dal XV al XVIII secolo, Unione Italiana – Fiume e Università Popolare di Trieste Rovigno, Trieste 2005, pp. 73-5

 

Link:
https://www.istra24.hr/ventiquattro/restituito-a-dignano-il-dipinto-di-grande-significato-teologico-e-culturale-restaurata-l-ultima-cena-di-giovanni-contarini-del-fine-cinquecento

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Biagio_(Dignano)

Localizzazione: CROAZIA - VODNJAN / DIGNANO. Chiesa di San Biagio
Autore: Giovanni Contarini
Periodo artistico: 1598
Rilevatore: AC

CROAZIA – FAŽANA / FASANA. Chiesa parrocchiale dei Santi Cosma e Damiano con Ultima Cena di Zorzi Ventura, 1598

Olio su tela di 140 x 290 cm. Firmato “ZORZI VINTURA D’CAPODISTRIA F. 1598”
Il pittore, di Capodistria o Zara, Zorzi (Giorgio) Ventura è documentato dal 1598 al 1602/4.

Il dipinto è posto nella parete sinistra della chiesa.

Gli Apostoli sono dietro al tavolo rettangolare in posizione frontale, tranne Giuda che è in piedi davanti alla tavola e isolato. Sullo sfondo un palazzo urbano che si affaccia su una piazza. Cristo è al centro sotto un baldacchino. Le figure sono ispirate a varie stampe e quindi il quadro è come un collage di impianto compositivo poco armonioso.

Il dipinto è stato restaurato nel 1989-90.
L’artista forse fu allievo di un pittore veneziano che gli trasmise alcune caratteristiche della pittura di Tintoretto e Veronese.

La chiesa, ricostruita nel XV secolo in stile tardogotico ad una navata, barocizzata, con un presbiterio rettangolare e la sacrestia. La facciata conserva il portone gotico, che in un alto rilievo presenta i titolari della chiesa. Le due colonne del secolo VIII sul muro esterno, probabilmente risalgono alla fase antica di costruzione della chiesa. Accanto si erige il campanile che termina con delle bifore ad arco.

 

Immagine da Wikimedia

Link:
https://www.istra.hr/it/esperienze/cultura/chiese/chiesa-parrochiale-dei-ss-cosma-e-damiano

Localizzazione: CROAZIA – FAŽANA / FASANA. Chiesa parrocchiale dei Santi Cosma e Damiano
Autore: Zorzi Ventura
Periodo artistico: 1598
Rilevatore: AC

CROAZIA – MOTOVUN / MONTONA. Chiesa parrocchiale di Santo Stefano con Ultima Cena, XVIII secolo

Olio su tela di 175 x 365 cm. Attribuito a Stefano Celesti sino ai restauri del 1988 che hanno messo in luce la firma del veneziano Francesco Bonazza (1695 circa – 1770).

La Cena si ispira all’omonima opera del Tintoretto in San Trovaso a Venezia https://www.ultimacena.afom.it/venezia-chiesa-di-san-trovaso-ultima-cena-di-jacopo-tintoretto/
Le figure a sinistra replicano quelle tintorettiane, mentre a destra l’apostolo all’angolo del tavolo è sostituito da un cane che rosicchia un osso, in primo piano.
Nel XIX secolo il quadro subì una totale ridipintura, probabilmente per opera di Giovanni Corner, eliminata in occasione del restauro del 1987-88 che ha evidenziato la fragilità dello strato pittorico e cadute di colore, ma anche, nell’angolo inferiore sinistro sotto il paniere, la firma “Bonazza F.”; sono perdute le altre poche opere pittoriche di tale artista, più noto come scultore.

 

La chiesa parrocchiale di Santo Stefano, costruita su una preesistente, presumibilmente romanica, e quest’ultima probabilmente sulle basi di un’antica basilica, fu edificata tra il 1580 ed il 1614 e l’aspetto odierno lo ebbe appena alla fine del XVIII secolo. Per via degli elementi manieristici della facciata principale si pensava che fosse stata costruita sulla base di un disegno del famoso architetto veneziano Andrea Palladio.
Ha tre navate con presbiterio, separate da una doppia fila di colonne in marmo di Brioni e sostenenti dieci arcate, sulle quali si appoggia il tetto. È tutta affrescata con pregevoli opere artistiche. Il presbiterio, diviso dall’aula con un grande arco, contiene l’altare maggiore con le statue dei Santi Stefano e Lorenzo, opera di Francesco Bonazza, eseguiti nel 1735 e la pala con l’Ultima Cena.
Un gioiello della chiesa è il piccolo altare portatile di oreficeria friulana della metà del 1200; la tradizione vuole che il giorno della battaglia di Lepanto, nel 1577, su questo altarino sia stata officiata la Messa, sulla nave ammiraglia di don Giovanni d’Austria. L’oggetto era stato donato da Bartolomeo Colleoni al condottiero Bartolomeo d’Alviano, che lo diede in seguito, nel 1509, alla chiesa di Montona, dove si trovava ospite dei Prampega.

 

Bibliografia:
Bralic V.; Kudiš Buriæ N., Istria Pittorica. Dipinti dal XV al XVIII secolo, Unione Italiana – Fiume e Università Popolare di Trieste Rovigno, Trieste 2005

 

Link:
https://www.yumpu.com/it/document/view/4426845/67-84-cosliacco-chiesa-della-santa-croce-pittore-ignoto-xviii-

https://www.istrianet.org/istria/architecture/churches/motovun/sstefano-ita.htm

Localizzazione: CROAZIA - MOTOVUN / MONTONA. Chiesa parrocchiale di Santo Stefano
Autore: Francesco Bonazza
Periodo artistico: XVIII secolo
Rilevatore: AC

CHIERI (TO). Battistero del Duomo Collegiata di Santa Maria della Scala, affreschi con Ultima Cena, 1435 circa

L’attuale edificio, a pianta circa ottagonale, fu costruito in due fasi: prima ai tempi del vescovo Landolfo (XI secolo, in stile romanico) e successivamente sopraelevato quando venne ricostruito il Duomo (1405-1436, stile gotico). La parte bassa della muratura, più antica, è stata stonacata e presenta alcuni tratti a «spina di pesce», col riutilizzo di mattoni provenienti da edifici di epoca romana.

L’interno del Battistero è caratterizzato, nella fascia al di sotto della volta, da 15 affreschi raffiguranti la «Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo San Giovanni» eseguiti tra il 1432 e il 1435 da Guglielmetto Fantini (Chieri, 1400 circa – 1466), distribuiti a coppie per ciascuna faccia dell’ottagono.
Partendo dalla Resurrezione di Lazzaro, e muovendo verso destra, ci sono le seguenti scene: L’ingresso di Gesù in Gerusalemme, L’Ultima Cena, La lavanda dei piedi, Giuda riceve i trenta denari, L’orazione nel Getsemani, II bacio di Giuda, Gesù davanti ad Anna, Gesù davanti a Caifa, Gesù davanti a Pilato, La flagellazione, Gesù davanti ad Erode, L’incoronazione di spine, Pilato che si lava le mani, La Crocifissione.

Sotto la grande scena della Crocifissione, si trova la Pala Tana, che deve il nome al chierese Tommaso Tana, cavaliere gerosolimitano morto a Rodi nel 1503. Fu dipinta dal chierese Francesco Berglandi e dal fiammingo Gomar Davers: lo scomparto centrale rappresenta la Natività, tra i Santi Giovanni Battista e Tommaso apostolo. In alto, la Madonna col Bambino tra San Gerolamo e San Giorgio; lungo la predella, Cristo e i Dodici Apostoli. Davanti all’altare vi è una statua in terracotta di pia donna (XV secolo), proveniente da un «Compianto sul Cristo morto». Sul lato opposto, il fonte battesimale in pietra valdostana è datato 1503,

L’affresco, accanto alla Lavanda dei piedi, raffigura lUltima Cena.
Gli Apostoli sono seduti attorno a un tavola rotonda, Giovanni si appoggia al petto di Cristo che sta porgendo un boccone a Giuda, in primo piano, secondo il testo del Vangelo di Giovanni 13.27.

 

Link:
http://archeocarta.org/chieri-to-battistero-collegiata-santa-maria-scala/

https://www.duomodichieri.com/storia.php?id_storia=22

https://www.treccani.it/enciclopedia/guglielmo-fantini_%28Dizionario-Biografico%29/

Localizzazione: CHIERI (TO). Battistero del Duomo Collegiata di Santa Maria della Scala
Autore: Guglielmetto Fantini
Periodo artistico: 1432-35
Rilevatore: AC

REVELLO (Cn). Cappella Marchionale, con Ultima Cena.

La Cappella Marchionale è un ambiente tardo gotico situato in una torre cilindrica nell’attuale municipio di Revello, un tempo Castello Sottano e dimora prediletta dai Marchesi di Saluzzo Ludovico II e Margherita di Foix.
A navata unica, originariamente ospitava nella parte absidale il polittico della Madonna della Misericordia di Hans Clemer e gli stalli di un prezioso coro ligneo, ora entrambi conservati nel Museo Civico Casa Cavassa a Saluzzo.
Interamente affrescata attorno al XV secolo, presenta nelle pareti laterali in una serie di episodi in successione le storie dei santi protettori dei Marchesi, da un lato San Luigi IX Re di Francia e dall’altro Santa Margherita di Antiochia. Non possono mancare i ritratti dei Marchesi stessi: sopra le finestre nell’abside possiamo ammirare a sinistra il Marchese Ludovico II con tre dei cinque figli, e a destra la Marchesa Margherità di Foix con i restanti due figli maschi.
revelloLa parete di fondo presenta una grande Ultima cena datata 1519, molto simile alla ben più famosa milanese tanto che secondo il Muletti (Il Piemonte, 1903) “può essere opera di Leonardo da Vinci, il quale sarebbe passato per Revello nel recarsi a visitare le cave di marmo a Calcinere”, attribuzione purtroppo da escludere per evidente lontananza stilistica.
L’affresco dell’Ultima Cena occupa l’intera parete opposta all’abside della Cappella. Ad essa sottostà una porticina di passaggio; l’architrave dipinto porta la data di ultimazione dei lavori patrocinati da Margherita di Foix, 1519, con una epigrafe. I danni sofferti dall’affresco hanno lesionato le figure di S. Pietro, di S. Filippo, del Cristo e di S. Matteo.
L’esistenza nella Cappella di Revello di un affresco di così grandi dimensioni ha fatto scrivere nei decenni passati di una venuta ldi Leonardo nel Saluzzese e precisamente sul Mombracco a ricercare la quarzite detta “bargiolina”, per la quale esiste un appunto in uno dei suoi codici.
E’ una copia abbastanza fedele, ma con numerose varianti. In primo luogo l’illuminazione dell’ambiente è stata variata; la luce arriva da destra verso sinistra e colpisce il gruppo di convitati, ma non ha la forza di illuminare le pareti della sala. Inoltre nel locale, in cui si svolge l’azione, non compaiono le tre aperture sulla parete di fondo, fondamentali nell’originale lombardo. I personaggi del dramma ricalcano invece, la disposizione che Leonardo volle dare all’opera; sono suddivisi in quattro terne di uomini, collocate ai lati del Cristo, differenziandole in ragione della maggiore o minore potenza ricettiva della denunzia (“In verità, in verità vi dico che uno di voi mi tradirà”). Tutto ciò è presente a Revello, come in una copia fedele, ma fredda.

Info:
La Cappella Marchionale è visitabile il sabato e domenica grazie alle visite guidate in partenza ogni ora dall’Ufficio Promozione Turistica A.s.a.r (aperto dal 27 aprile al 27 ottobre sabato dalle 14.30 alle 17.30, domenica e festivi dalle 11.30 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 17.30) situato nel Palazzo della Dogana in via Vittorio Emanuele III, accanto alla chiesa Collegiata.
Biglietti di ingresso intero euro 5, ridotto euro 4.
Per i gruppi è obbligatoria la prenotazione, possibili aperture straordinarie su richiesta.
Tel.327.7804528 – info@visitrevello.it

Fonte: http://www.visitrevello.it/it/cappella-marchionale/

Vedi anche:

REVELLO (Cn). Il mistero del volto di Leonardo nell’affresco dell’Ultima Cena raffigurato nella cappella di Revello.
“In quell’affresco dell’Ultima Cena dipinto sui muri della Cappella Marchionale, a Revello, potrebbe essere raffigurato il volto di Leonardo Da Vinci». A sostenerlo è lo studioso, e artista, saluzzese Franco Giletta, che già ha eseguito una serie di studi su una delle due statue del portale del Duomo di Saluzzo che parrebbe avere il volto del genio toscano.
La suggestiva, ma fondata, ipotesi era stata illustrata nel volume «La tavolozza di Leonardo», scritto da Giletta un anno fa. Sabato scorso, durante un convegno organizzato nella Cappella Marchionale di Revello, lo stesso autore è tornato sull’argomento.
«Ci sono così tanti legami tra Leonardo e il Marchesato di Saluzzo – sostiene Giletta – che ci permettono di raccogliere una serie di indizi importanti. Dal 1511 Leonardo utilizzò come tavolozza una pietra bianca del Mombracco, che cita anche nei suoi scritti. Dunque è lecito supporre che il genio toscano conoscesse questo territorio».
L’affresco dell’Ultima Cena di Revello è una delle prime copie del famoso dipinto milanese di Leonardo, che venne ammirato anche da Margherita di Foix in uno dei suoi viaggi in Lombardia. «Chissà, forse la stessa Margherita – continua Giletta – ha sognato di farsi ritrarre da Leonardo. E ha voluto omaggiarlo con l’affresco».
L’autore dell’opera, ignoto, trasse quasi sicuramente spunto dal dipinto di Leonardo, forse osservando alcuni bozzetti preparatori. Ma sarebbe andato oltre: quello che nel dipinto è l’apostolo Taddeo, in realtà ha il volto di Leonardo.
«Già nel dipinto milanese – spiega Giletta – gli studiosi affermano che Da Vinci abbia voluto autoritrarsi nei panni di Taddeo, penultimo apostolo a destra. L’autore dell’opera revellese dimostra di conoscere questa singolarità. Ma c’è di più. Taddeo con lunghi capelli bianchi che ricadono sulle spalle e una folta e lunga barba, è l’unico personaggio dell’affresco che guarda lo spettatore ed è l’unico ad avere l’impugnatura mancina, come mancino era Leonardo».
Infine ai piedi del personaggio, compare la data del 1519, anno della composizione dell’opera, e della morte di Leonardo.
Autore: Devis Rosso
Fonte: www.lastampa.it, 13 ott 2022

Vedi anche: Confronto fra l Ultima Cena della Cappella Marchionale di Revello ed il Cenacolo di Leonardo da Vinci

 

Localizzazione: REVELLO (Cn). Cappella Marchionale
Autore: ignoto
Periodo artistico: 1519
Data ultima verifica: 11/05/2020
Rilevatore: Feliciano Della Mora

MONTESE (MO), frazione Monteforte. Oratorio/cappella di S. Antonino, con Ultima Cena

La cappella/oratorio apparteneva al castello, costruito probabilmente prima del XIII secolo anche se la prima citazione risale al 1222. Le sue mura vennero definitivamente distrutte nel 1535 dopo secoli di dispute e di saccheggi tra i vari signori locali. Dell’antico castello rimangono una porta di ingresso archiacuta attualmente conclusa da un campaniletto a vela, la cisterna, la cappella e parte delle mura di fortificazione.
La cappella risale verosimilmente al XII secolo; dai documenti si sa che esisteva alla fine del XIII. Fu Chiesa parrocchiale fino al 1572. Nel tempo fu ampliata e ristrutturata nel XIV secolo, poi è stata oggetto di vari interventi sia per conservarla che per adattarla ai nuovi gusti del tempo, ad esempio costruendo, nel 1659, un arco di trionfo.

È costituita da un piccolo presbiterio e da una navata coperta a capriate.
Gli affreschi, nella zona absidale, sono stati realizzati nel 1451, a opera di un ignoto pittore estense; poi scialbati probabilmente dopo la peste del 1630 o nel 1659, per giungere discretamente conservati fino al 1975, anno in cui sono stati recuperati. Purtroppo parte degli affreschi sono caduti (sicuramente due Evangelisti e un’altra scena) e i cocci sono stati coperti dal pavimento seicentesco in cotto.
Sulla parete di fondo è dipinta una graziosa Madonnina che regge Gesù Bambino (a sinistra della monofora); sant’Antonino martire cui l’oratorio è dedicato e santa Barbara protettrice delle fortezze (a destra).
Le immagini della parete sinistra sono andate perdute. Invece sulla parete destra, nel registro inferiore, è rappresentata un‘Ultima Cena. Più in alto, nel secondo registro, sono rappresentati due dei quattro Evangelisti, Luca e Marco (identificabili dal cartiglio che reggono) con sembianze umane ma alati, peculiarità insolita. In alto, un Pantocratore che regge un libro con scritto [EGO SUM LUX] MO(N)DI VIA VERITAS ET VITA, “Io sono la Luce del Mondo, Via, Verità e Vita”.

In tutto il ciclo sono presenti diverse diciture tra cui i nomi degli Apostoli, dei Santi e degli Evangelisti, ecc. La scritta più interessante è quella sotto sant’Antonino e santa Barbara. Essa è presente due volte, in una bozza incisa (che lascia intuire la scritta iunio oltre che 14LI che potrebbe indicare il Giugno del 1451) e nella scritta dedicatoria vera e propria che verosimilmente significa: “Donna Giovanna di Renno – piccolo paesino del Frignano in prossimità di Pavullo – fece fare [questo affresco] a rimedio dell’anima del signore Giovanni di Busana – altro piccolissimo centro sull’Appennino reggiano – plebano della pieve di Maserno, 14L[?]”.

La Cena presenta alcune particolarità. Dalle scritte coi nomi, compare a sinistra Mattia (che in realtà fu eletto dopo la morte di Giuda) ma non Giuda. Gli Apostoli sono schierati dietro un tavolo rettangolare al cui capo destro è Cristo, purtroppo in questa zona l’affresco è poco leggibile.
Gesù sta dando il boccone, non a Giuda come scritto nel Vangelo di Giovanni 13.27, ma a Giovanni, ed è un unicum iconografico.

 

 

Immagini per cortesia del dr. Umberto Ballestrazzi, che ringraziamo.

Link:
https://amarevignola.wordpress.com/2011/08/13/affreschi-del-xv-secolo-a-monteforte-di-montese-di-umberto-ballestrazzi/

https://www.visitamontese.com/interesse-storico

 

Localizzazione: MONTESE (MO), frazione Monteforte. Oratorio/cappella di S. Antonino
Autore: ignoto
Periodo artistico: 1451
Rilevatore: AC

SAN GIORIO DI SUSA (TO). Cappella di San Lorenzo, con Ultima Cena, 1328

Lorenzetto Bertrandi, castellano di San Giorio, fece erigere nel 1328 questa cappella cimiteriale dedicandola al suo protettore San Lorenzo. Volle che fosse bellissima e la fece completamente affrescare sia all’esterno che all’interno da un pittore franco-piemontese.
Della decorazione pittorica esterna ormai non rimane che un frammento sul lato sud (S. Cristoforo e l’Adorazione dei Magi) ma gli affreschi interni, sono stati restaurati nel corso dell’anno 2000.
La lettura teologica degli affreschi, si snoda in un percorso che tratta i temi della Salvezza, della Redenzione e della vita santa. Gli affreschi interni presentano scene della vita del Cristo (Annunciazione, Natività, Ultima Cena, Crocifissione), le vicende della vita di San Lorenzo, la raffigurazione della leggenda dei tre vivi e dei tre morti, Sant’Orsola e le Undicimila Vergini, la cacciata di Adamo ed Eva dall’Eden.
La maniera pittorica risente dell’influenza giottesca (nel 1300 circa il Maestro era attivo a Milano) tanto che la Crocifissione ricorda quella della Cappella degli Scrovegni a Padova, ed inoltre presenta delle rifiniture ottenute con la foglia d’argento, ora scomparse, che impreziosivano le armature dei soldati ed i loro elmi.

L’Ultima Cena è dipinta sulla parte destra della volta; gli Apostoli sono dietro ad un tavolo rettangolare, tranne Giuda che, come di solito nelle raffigurazioni medievali, sul davanti, mentre Gesù gli sta dando il boccone.

Info:
http://www.vallesusa-tesori.it/it/luoghi/san-giorgio-di-susa/cappella-di-san-lorenzo

Immagini:
http://archeocarta.org/san-giorio-to-cappella-san-lorenzo-conte/

https://www.facebook.com/AssociazioneJonas/photos/pcb.960823525323851/96082281199058

Bibliografia:
 – Andrea Maria Ludivisi, La cappella di San Lorenzo a San Giorio di Susa, Guida Assoc. Jonas

Localizzazione: SAN GIORIO DI SUSA (TO). Cappella di San Lorenzo
Autore: ignoto
Periodo artistico: 1328
Rilevatore: AC

FIRENZE. Farmacia di Santa Maria Novella, Ultima Cena di Mariotto di Nardo, 1385-1405

È una delle più antiche farmacie d’Europa, in attività da quattro secoli.

Quella che oggi è detta “Sacrestia”, un tempo cappella di San Nicolò, poi nel XVII secolo chiamata “aromateria” perché era la sala in cui venivano conservate le acque distillate, ed è decorata con splendidi affreschi del pittore fiorentino Mariotto di Nardo (1365 circa – 1424) sulle quattro pareti, sulle lunette e la volta a crociera.
Su pareti e lunette sono rappresentati episodi della Passione di Cristo.
Il ciclo affrescato è stato restaurato nel 2013, dopo che era stato scialbato nell’Ottocento!

Una delle scene raffigura l’Ultima Cena, con gli Apostoli seduti a una tavola rotonda su cui è l’agnello, pani bicchieri, coltelli…
A causa dell’apertura di una porta l’affresco è stato tagliato nell’angolo inferiore sinistro.

 

Link:
https://michelangelobuonarrotietornato.com/2021/12/02/lantica-farmacia-di-santa-maria-novella/

https://www.rocaille.it/officina-profumo-farmaceutica-santa-maria-novella-firenze/

https://it.wikipedia.org/wiki/Officina_profumo-farmaceutica_di_Santa_Maria_Novella

https://www.facebook.com/conoscifirenze.it/videos/officina-profumo-farmaceutica-di-santa-maria-novella/629642137428586/ (video)

Localizzazione: FIRENZE. Farmacia di Santa Maria Novella, Via Della Scala, 16
Autore: Mariotto di Nardo
Periodo artistico: 1385-1405
Rilevatore: AC

FRANCIA – NANTES. Musée des beaux-arts, Ultima Cena di Mariotto di Nardo, 1405-10

Tempera fondo oro su pannello di 37 x 15 cm.
Opera del pittore fiorentino Mariotto di Nardo (1365 circa – 1424).
Inventario numero 73
Collezione Cacault; acquistato dal Museo nel 1810.

Si tratta di un pannello appartenente ad una serie di otto o dieci elementi formanti la parte superiore di una pala d’altare: La Natività, La Circoncisione (già conservata ad Amsterdam, coll. Goudstikker), L’Adorazione dei Magi, Gesù tra i dottori (conservata in Dordrecht, Simon Van Gijn Museum), La Flagellazione (conservata a Princeton, University Museum), Cristo davanti a Pilato (già conservato a Brunswick, Anton Ulrich Museum), Il bacio di Giuda (conservato a Firenze, coll. Longhi).

Gli Apostoli sono seduti intorno a un tavolo rotondo; Giovanni si appoggia a Cristo, nella consueta iconografia.

Link:
https://www.pop.culture.gouv.fr/notice/joconde/07430004430

Localizzazione: FRANCIA - NANTES. Musée des beaux-arts,
Autore: Mariotto di Nardo
Periodo artistico: 1405-10
Rilevatore: AC

URBINO (PU). Galleria Nazionale delle Marche, polittico con Ultima Cena di G. Baronzio, 1345

Tempera su tavola, dimensioni 143 x 241 cm; “Madonna con Bambino tra angeli e santi”.
Opera di Giovanni Baronzio (XIV secolo – prima del 1362), uno dei grandi pittori giotteschi riminesi del Trecento, realizzata nel 1345, come da iscrizione sul gradino in basso: “ANNO DOMINI MILLESIMO CCC XL QUINTO TEMPORE CLEMENTIS PAPE OC OPUS FECIT JOHANNES BARONTIUS DE ARIMINO”.
Inventario n° 1990 D 15
Proviene dal Convento dei Frati Minori conventuali della chiesa di San Francesco di Macerata Feltria (PU). Nelle collezioni della Galleria Nazionale delle Marche dal 1865.

Nella scena principale è raffigurata la Madonna in trono col Bambino tra due angeli e i santi Ludovico di Tolosa e Francesco (a destra). Nelle estremità sono illustrati quattro episodi della vita di Gesù : a sinistra, Adorazione dei Magi e Presentazione al Tempio; a destra in alto Ultima Cena e, in basso; Cattura di Cristo.
La tavola è coronata da una concitata ed intensa Crocifissione e da sei cuspidi con l’Annunciazione e busti di quattro Santi (uno purtroppo distrutto).

La Cena raffigura gli Apostoli intorno a un tavolo rotondo, Giovanni che appoggia il capo sul petto di Cristo.

 

Link:
https://www.movio.beniculturali.it/pmmar/eccellenzegallerianazionaledellemarche/it/18/giovanni-baronzio-madonna-con-bambino-fra-angeli-e-santi

Localizzazione: URBINO (PU). Galleria Nazionale delle Marche
Autore: Giovanni Baronzio
Periodo artistico: 1345
Rilevatore: AC

VENEZIA, Giudecca. Tempio del Ss. Redentore, con due “Ultima Cena”

Nel convento dei Cappuccini, annesso al Tempio, si trova la chiesetta di Santa Maria degli Angeli, una costruzione di umili forme, ma suggestiva e devota. E’ anteriore all’arrivo dei Cappuccini a Venezia (1539) e servì loro da chiesa fino a che fu costruito il tempio.
Contigua alla chiesetta si trova la cappella di San Giovanni Battista, eretta intorno al 1561 da Bartolomeo Stravazino, ricco mercante, che la destinò a sede di sepoltura per sè e per la sua famiglia.
La cappella, dal 1585 fino alla metà del secolo seguente, fu la sede, passata poi in Santa Maria degli Angeli, della Compagnia degli Emeronitti, pio sodalizio che aveva per scopo particolare l’adorazione della Eucarestia.

Nel contiguo refettorio conventuale, si trova un’opera di un cappuccino, Paolo Piazza. E’ una Ultima Cena, eseguita negli anni 1619-1620. E’ firmata burlescamente sotto la sedia rovescitata, con sette P. che i frati per antica tradizione interpretano “Padre Paolo Piazza Per Poca Pietanza Pinse”.
L’opera rivela l’eclettismo che è proprio del pittore. La forte contrapposizione di luce e d’ombra richiama il Tintitoretto; il gusto narrativo e popolaresco e la ricerca del particolare curioso, rivelano ascendenze bassanesche.

 


 

Il tempio conserva un’altra Ultima Cena forse di Leandro da Ponte detto Bassano (1557 – 1622).
Si tratta di uno dei quattro quadretti con episodi della Vita di Cristo che decoravano il tabernacolo, ora posti nella sagrestia.
Il formato verticale rende affollata la scena; Giuda, a sinistra,  tiene in una mano il sacchetto delle monete mentre si china a prendere una bottiglia, che sembrerebbe inutile perché sulla tavola non ci sono bicchieri (il particolare si trova anche nel dipinto di Benedetto Caliari, vedi scheda ).

Francesco Bassano, La Caduta della manna ; I pani della proposizione ; L’ultima Cena ; La cena in Emmaus.
Chiesa del Redentore, Venezia

 

 

 

Immagine da:
https://chorusvenezia.org/visita/chiesa-del-santissimo-redentore/

Bibliografia:
Cosma A. Sub specie panis: l’Ultima Cena a Venezia nel Cinquecento, in: La civiltà del pane. Storia, tecniche e simboli dal Mediterraneo all’Atlantico, Atti del convegno internazionale di studio (Brescia, 1-6 dicembre 2014), a cura di Gabriele Archetti, Spoleto 2015 (Centro studi longobardi. Ricerche 1), pp. 1357-1382

Localizzazione: Venezia , Giudecca. Tempio del SS. Salvatore
Autore: Paolo piazza -- Leandro Bassano
Data ultima verifica: 08/01/2023
Rilevatore: Feliciano Della Mora

VENEZIA. Chiesa di San Simeone profeta, con Ultima Cena del Tintoretto.

La Chiesa Parrocchiale di San Simeone profeta detta anche di San Simeon Grande venne fondata nel X secolodalle famiglie Ghisi, Aoldo e Briosi.

All’interno, nella navata sinistra e nell’ambito del primo altare, a sinistra della porta d’ingresso, si trova una Ultima Cena, opera di Jacopo Tintoretto (circa 1560).

Data ultima verifica: 08/01/2023
Rilevatore: Feliciano Della Mora

VENEZIA, Borgo Castello, Basilica Concattedrale di San Pietro, con Ultima Cena di J. Beltrame.

Cena di Gesù con i suoi Discepoli, di Jacopo Beltrame, 1618 c.

Bibliografia:
– Estratto dal libro “Olivolo e la Cattedrale di S. Pietro di Castello“, a cura di Paolo Rizzo.

Localizzazione: Venezia, borgo Castello, Basilica concattedrale di San Pietro
Autore: Jacopo Beltrame
Periodo artistico: 1618 c.
Data ultima verifica: 08/01/2023
Rilevatore: Feliciano Della Mora

TORINO. Palazzo Madama, Ultima Cena di Andrea Di Nerio, 1331.

Tempera su tavola di 32 cm alt, 39,5 c, larg, 1 cm prof., con cornice lignea, dorata e moderna, risalente al 1331.
Inventario 0475/D
Il dipinto, ritenuto da Mallè, 1963, opera riminese del 1325-1330 e da Filippo Todini (comunicazione orale, 1980) cosa aretina, è stato recentemente collegato ad una serie di tavolette provenienti da Emmet Hughes, New York, vendute da Christie’s il 06/07/1984; in collezione privata fiorentina; della collezione Neumann a Wuppertal; nella ricostruzione di un trittico a tre registri idealmente assemblato da M. Boskovits, 1985, p. 17.

Bibliografia:
– Boskovits M., The Martello collection. Paintings, drawings and miniatures from the XIVth to the XVIIIth centuries, 1985, pp. 17-18
– Mallé L., Museo Civico d’Arte Antica. I dipinti, 1963, p. 168

Fonte:
https://www.palazzomadamatorino.it/it/le-collezioni/

 

Localizzazione: Torino, Palazzo Madama
Data ultima verifica: 07 gen 2023
Rilevatore: Feliciano Della Mora

CODIGORO (Fe). Abbazia di Pomposa, con Ultima Cena nella Navata centrale.

L’Abbazia di Pomposa, che ha l’aspetto di una basilica tardo-ravennate, non sorse in un solo periodo, ma l’insieme è il risultato di una lenta opera di aggiunte e di abbellimenti, prolungatasi fino al tramonto del Medioevo, che diede alla chiesa una singolare impronta.
Un avvenimento eccezionale, quale fu la distruzione di Classe da parte dei Longobardi nell’anno 751, ed il primo documento diplomatico di papa Giovanni VIII dell’874, stabiliscono due precise date entro le quali sorse il nucleo essenziale della basilica, con una sola abside semicircolare all’interno e pentagonale all’esterno, con sette campate ed un atrio adorno di bifore. ..
All’interno, suddivisa in tre navi, si schiude una bella prospettiva di colonnati continui, sormontati da pulvini di un’accentuazione schiettamente bizantino-ravennate. ..
La navata centrale, assai sviluppata in larghezza, termina con un’abside schiettamente ravennate di un ordinamento che non tardò a diffondersi in tutto il bacino adriatico e cioè semicircolare all’interno e pentagonale all’esterno…
La vasta decorazione della chiesa venne eseguita durante il XIV secolo, dopo che erano stati già affrescati il Capitolo ed il Refettorio. Nella navata centrale sono stati rappresentati, fra gli altri, due episodi: a sinistra, l’Ultima Cena e a destra Giuda che riceve il prezzo del tradimento.

Fonte: L’Abbazia di Pomposa, Teresa Mistrorigo, Bologna

DMF

Localizzazione: Abbazia di Pomposa (Codigoro)
Data ultima verifica: 25 dic 2022
Rilevatore: Feliciano Della Mora

PADOVA Collezione d’arte della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Ultima cena (particolare) attribuita a Paolo Piazza.

Le dimensioni straordinarie (cm. 160 x 447) e il soggetto della tela inducono a supporre la sua provenienza da un ambiente conventuale, presumibilmente un refettorio. L’opera. acquistata sul mercato da privati, già nel 1973 risultava essere stata sottoposta a un intervento di restauro, che tuttavia non poteva risarcire le larghe zone in cui lo strato della pellicola pittorica risultava già irrimediabilmente compromesso. Sul dipinto si era espresso in una expertise del 1955 Giuseppe Fiocco, che vi aveva ravvisato la mano del Cappuccino, al secolo Paolo Piazza (Castelfranco Veneto 1560 – 1620), evidenziando nella tela i “forti sbattimenti di luce” rivelatori di una influenza caravaggesca. L’ipotesi è stata in seguito sostanzialmente accettata da Camillo Semenzato (expertise del 1973) e da Fernando Rigon nel 1996. Più recentemente, la singolare figura dell’artista è stata oggetto di un accurato studio monografico, nel cui ambito le problematiche stilistiche sono state per la prima volta affrontate in modo sistematico.
Alla luce di un più vasto raggio di osservazione, l’attribuzione a Piazza sembra difficilmente sostenibile (Marinelli 2002). Resta tuttavia l’interesse per un0opera che presenta indubbi caratteri di singolarità soprattutto dal punto di vista iconografico. Vi è infatti rappresentata una rara “Ultima Cena” in cui i personaggi di Cristo e degli apostoli sono sostituito da San Francesco e da dodici confratelli cappuccini (dieci visibili, altre due sagome intuibili nelle parti danneggiate del dipinto). Due frati siedono sul lato della tavola opposto a quello occupato da Francesco, uno dei quali intento a raccogliere un’alfora dal pavimento.
L’immagine potrebbe idealmente derivare dal fatto che i cappuccini, giunti in Veneto con Paolo da Chioggia, tennero a Schio nel 1537 il loro primo capitolo provinciale, riunendosi in dodici, circostanza ricordata nella tradizione dell’ordine per la similitudine con il gruppo degli apostoli. Merita di essere rammentato il contesto culturale in cui si svolse la vicenda dei cappuccini, nella quale venne coinvolto lo stesso Piazza; egli si unì nel 1603 ai frati impegnati in Boemia e nel nord Europa, dove san Lorenzo da Brindisi, fervente predicatore e dottore della chiesa, aveva condotto il primo gruppo di missionari sfidando le frequenti ostilità dell’imperatore e del mondo protestante. In patria, dopo l’interdetto lanciato nel 1606 da papa Paolo V contro la Serenissima, i cappuccini erano stati cacciati dalla provincia veneta. Tali vicende, determinanti per l’evoluzione artistica del pittore, sono forse all’origine di un’opera la cui forte e singolare compenetrazione iconografica potrebbe essere maturata in seno a tale contesto.
Nella tela, dominata dai toni bruni, le figure si stagliano senza rilievo su un fondo piatto e uniforme, rialzate da lumeggiature dal tocco quasi compendiario. E’ solo Francesco, rappresentato nell’atto di benedire, ad avere l’aureola; sulla tavola, resa con ingenua semplicità, non compare il calice e trovano posto un unico piatto centrale vuoto e il pane davanti a ogni confratello.

Bibliografia:
– S. Marinelli, L’ultimo ritorno nel Veneto, in S. Marinelli, A. Mazza (a cura di), Paolo Piazza. Pittore cappuccino nell’età della Controriforma tra conventi e corti d’Europa, Verona 2002, pp. 241-257 (in particolare p. 257, nota5);
– F. Rigon, in F. Rigon, E. Di Martino (a cura di), Da Buonconsiglio a Fattori. Collezione di opere d’arte della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo dal XV al XIX secolo, Padova, 1996, p. 38;
– Soprintendenza Patrimonio Storico Artistico e Demoantropologico del Veneto, scheda n. 05/00334922(2002, D. Tosato).

Autore: Marina Minozzo in Le Collezioni d’Arte della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, della Cassa di Risparmio di Venezia e di Friulcassa, a cura di Anna Coliva, SanPaolo – Silvana Editoriale, Milano 2006

Localizzazione: Padova
Autore: Paolo Piazza (attribuito a)
Periodo artistico: Primo quarto del XVII secolo
Data ultima verifica: 11/12/2022
Rilevatore: Feliciano Della Mora

VENEZIA, Palazzo Patriarcale, Ultima Cena attribuita a Palma il Giovane.

Il dipinto su tela, 143×253 cm., secondo lo studio di Ivanoff e Zampetti (1980, p.56) viene considerato opera giovanile di Palma il Giovane e avvicinato alle Nozze di Cana della Chiesa di San Giacomo dell’Orlo a Venezia. L’ispirazione potrebbe originarsi da un disegno dello stesso Palma proveniente dal quaderno Liechtenstein e ora conservato all’Albertina di Vienna, di cui non è stata azzardata alcuna datazione. Il quaderno raccoglie disegni risalenti al periodo giovanile dell’artista e qualche opera più tarda.
Mason Rinaldi (1984,p. 175) non reputa l’opera autografa del Palma, ma l’attribuisce a un “ignoto tardobonifacesco”.
La scena è divisa in due piani, come siamo abituati a vedereanche nelle opere del Tintoretto. Lo spazio è stato riempito in ogni sua parte. La posizione obliqua della tavola imbandita crea un effetto prospettico di vastità che accentuato dalle figure in primo piano, di dimensioni maggiori: volgono le spalle all’osservatore e sembrano appoggiarsi irrequiete alla cornice. La cucina, a destra, si contrappone alla scena centrale, con le sue fidure minute, due donne affacendate, sullo sfondo una grata alla finestra e alcuni utensili appesi (piatti e pentoloni).
L’episodio descrive due momenti dell’Ultima Cena, come vengono narrati nei Vangeli di Matteo e Marco: l’annuncio del tradimento e la successiva istituzione dell’Eucarestia. Qui, Gesù Cristo, unico personaggio rappresentato con la nimbatura, con il pezzo di pane (“sub specie panis”) in mano, volge lo sguardo verso Pietro che lo interroga. Giovanni, in piedi vicino a Gesù, guarda verso lo spettatore, mentre gli apostoli si interrogano tra di loro con una vivace gestualità. Giuda posizionato nell’angolo in primo piano della tavola, è rappresentato con un voluminoso manto giallo ormai quasi interamente scivolato sullo sgabello; il suo corpo compie una torsione, ma non sembra coinvolto nella scena. Un cane rosicchia, accucciato sul pavimento, un osso; gli si contrappone sul lato opposto un mendicante, riconoscibile dalla ciotola per le elemosine, che assiste alla scena senza che nessuno si accorga di lui. L’uomo è appoggiato sugli scalini che immettono nella sala: in origine questi probabilmente continuavano, ipotesi avvalorata dal gesto indicativo della figura in piedi a destra, isolata dall’episodio. Indossa un gilet rosso, porta un berrettino dello stesso colore, e una tunica bianca legata da una cintura con borsellino e pugnale. Sta indicando la scena a qualcuno vicino a lui, ma non più presente.

Bibliografia:
– N. Ivanoff, P. Zampetti, 1980, Giacomo Negretti detto Palma il Giovane, estratto da “I pittori Bergamaschi”. Raccolta di studi a cura di Banca Popolare di Bergamo, 1980, p.56;
– S. Mason Rinaldi, Palma il Giovane, Milano, 1984, p. 175.

Fonte: Gianmatteo Caputo (a cura di). Tintoretto, Il ciclo di Santa Caterina e la quadreria del Palazzo Patriarcale, Skira, Milano 2005, p. 66-67.

Localizzazione: Venezia, Palazzo Patriarcale
Autore: Palma il Giovane, attribuzione
Data ultima verifica: 11/12/2022
Rilevatore: Feliciano Della Mora

GRECIA, ATENE, Chiesa di San Giorgio, con affresco rappresentante l’Ultima Cena.

Chiesa bizantina del XII – inizio XIII sec. con affreschi dal XIII al XVIII secolo.
L’affresco rappresentante l’Ultima Cena è verosimilmente del XIII – XIV secolo.

 

 

Localizzazione: Atene
Periodo artistico: XIII sec.
Data ultima verifica: 7/12/2022
Rilevatore: Feliciano Della Mora

SAN PIETRO VAL LEMINA (TO). Chiesa parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo con Ultima Cena di M. Baretta, 1958

 

Nella parete sinistra del presbiterio dell’antica chiesa, un’idropittura eseguita nel 1958 dal pittore di Vigone (TO) Michele Baretta (1916 – 1987)  raffigura un’Ultima Cena o Cena Domini.

Gesù sta in piedi dietro un tavolo rettangolare. Gli Apostoli sono alcuni seduti, altri in piedi ai lati.

 

Link e approfondimenti sulla chiesa:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/42374/San+Pietro+Val+Lemina+%28TO%29+%7C+Chiesa+dei+Santi+Pietro+e+Paolo

Localizzazione: SAN PIETRO VAL LEMINA (TO) Chiesa parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo - Via Frassati, 1
Autore: Michele Baretta
Periodo artistico: 1958
Rilevatore: AC

BIBBIENA (Ar). Nella clausura delle monache quel diavolo di Raffaellino.

Il restauro è terminato, ma l’«Ultima Cena», il grande affresco di Raffaello del Colle detto Raffaellino (Sansepolcro, 1495-1566), è ancora nascosta a tutti in attesa della fine dei lavori in corso nel quattrocentesco Santuario di Santa Maria del Sasso, in uno scenario naturale intatto alle porte di Bibbiena. Poiché il complesso da anni non era stato oggetto di manutenzione in quanto lasciato alla custodia di due soli frati anziani, era necessario intervenire sulle antiche strutture, rifare i tetti, consolidare e restaurare il grande chiostro affrescato nell’800.
L’intervento architettonico, progettato e condotto dall’architetto Roberto Brami, è partito nel 2020 e sta proseguendo a «passo lento» in quanto l’unico finanziatore è l’Ordine dei Frati Domenicani, da sempre proprietario del grande complesso che comprende la chiesa, con importanti opere d’arte, cappelle, molti altri ambienti e decine di stanze. Il santuario è stato anche, per secoli, sede di un convento di clausura di monache domenicane, quindi inaccessibile.
Una prima eccezione è stata fatta nel 2017 quando al Santuario giunse Mina Gregori per la presentazione del restauro della «Madonna del Rosario», dipinto seicentesco di Pietro Paolini. In quell’occasione fu aperta agli ospiti anche una delle parti più intime della clausura, il refettorio delle monache e fu possibile vedere l’«Ultima Cena» di Raffaellino del Colle.
Nel 2019 le poche suore rimaste furono trasferite altrove e il convento, ormai vuoto e aperto senza divieti, rivelò i suoi tesori d’arte dimenticati. Tra questi spicca proprio il grande e trascurato affresco di Raffaellino del Colle, del quale non esisteva fin a quel momento neppure una foto a colori, una rappresentazione raffinata dell’«Ultima Cena» con elementi originali come la presenza di un diavolo ghignante tra le gambe di Giuda.
L’affresco, lungo più di otto metri e alto quasi tre, occupa l’intera parete di fondo dell’ex refettorio delle monache. Il nome del suo autore è lo stesso di Raffaello del quale Raffaello del Colle, detto Raffaellino proprio per distinguerlo dal maestro, fu a lungo allievo e assistente. Agli inizi del ’500 lavorò con lui a Roma agli affreschi della Villa Farnesina e in Vaticano, fu poi al servizio dei Della Rovere a Urbino, quindi collaboratore di Giulio Romano, di Giorgio Vasari e autore di numerose opere, non solo in Toscana.
Tra i più importanti affreschi di Raffaellino si annovera proprio l’«Ultima Cena», che si trovava però in un pessimo stato di conservazione e che per essere restaurata doveva attendere che prima venisse risanata e messa in sicurezza la parete sulla quale era stata realizzata. Iniziato il primo settembre 2021, il lavoro ha impegnato la restauratrice Rossana Parigi per sette mesi: la superficie pittorica offuscata doveva essere ripulita e l’intonaco pericolante consolidato.
Ai problemi di conservazione si aggiungevano quelli causati da un malriuscito restauro fatto fare dalle monache a fine Ottocento. Rossana Parigi ha spiegato che per ritocchi pittorici e ridipinture erano stati usati anche colori acrilici, non facilmente reversibili, «dando così una lettura errata dell’immagine originale».
Ora si deve lavorare alla valorizzazione del Santuario che conserva intatta la sua antica struttura e molti altri tesori.

Autore: Tina Lepri

Fonte: www.ilgiornaledellarte.com, 29 nov 2022

Localizzazione: Bibbiena (Ar), Santuario di Santa Maria del Sasso
Autore: Raffaello del Colle detto Raffaellino (Sansepolcro, 1495-1566)
Periodo artistico: XVI sec.
Data ultima verifica: 29/11/2022

TORINO. Chiesa parrocchiale Maria Regina della Pace con Ultima Cena, 1958

Chiesa di dimensioni notevoli, edificata nel 1892 a cura di Mons. Michele Mossotto, parroco fino alla sua morte nel 1929. Presenta una singolare pianta a croce greca in stile composito romanico bizantino. Ampliata nel 1897-1901 e poi nel 1912.
Dal 1929 fu affidata alla congregazione degli Oblati di Maria Vergine. Pesantemente danneggiata dal bombardamento del 13 luglio 1943: la cupola fu sventrata; l’organo Vegezzi Bossi del 1912, posto su uno dei matronei fu distrutto; il campanile gravemente deteriorato.
Alla fine della guerra dopo riparazioni sommarie la chiesa fu riaperta e il nuovo parroco, padre Giovanni Battista Fogliati, gestì la lenta ricostruzione che durò sino a ottobre del 1958 con la supervisione degli architetti don Strina e Tomaselli.
Si provvide durante il 1958 alla decorazione interna del tempio. Michele Baretta, pinerolese allievo del Reffo, affrescò le calotte absidali dell’altar maggiore e quella opposta del Crocifisso rispettivamente con una Natività e una Deposizione dalla Croce e la enorme cupola con una Vergine con il Bambino. Nell’affresco sono rappresentati il Venerabile Pio Brunone Lanteri fondatore degli Oblati di Maria Vergine, mons. Mossotto con il padre Fogliati, alcuni profeti e santi e pontefici mariani e infine San Massimo primo Vescovo di Torino e il cardinale Fossati, Arcivescovo al tempo dell’affresco.

Piero Dalle Ceste (Refrontolo TV, 1912 – Torino, 1974), pittore veneto molto attivo a Torino e in Piemonte, affrescò le altre due calotte absidali con una Pentecoste sull’altare di san Giuseppe e con un Cenacolo/Ultima Cena sull’altare del Sacro Cuore.
Gesù è in piedi al centro del dipinto mentre sta spezzando il pane; un calice è sul tavolo di fronte a lui.
Gli Apostoli ai lati sono sei a destra e sette a sinistra, probabilmente l’ultimo, l’unico in abito scuro, è Giuda.
Due bambini sono davanti al lungo tavolo in funzione di servitori.

 

Link e immagini:
https://www.museotorino.it/view/s/ff4203f7e9834e12b2fc744ea065c2d5

https://www.facebook.com/parrocchiapace/photos

Localizzazione: TORINO. Chiesa parrocchiale Maria Regina della Pace - Via Malone, 19
Autore: Piero Dalle Ceste
Periodo artistico: 1958
Rilevatore: Valter Bonello

FIUME VENETO (Pn), fraz. Pescincanna. Pieve di San Michele, con Ultima Cena.

Trattasi dell’antica parrocchiale dedicata all’Arcangelo Michele, situata fuori dell’abitato, accanto al cimitero.
Nel 1994 vennero scoperte ampie tracce di affreschi medievali sulle pareti lterali dell’aula e sulle spallette dell’arco santo. Il recupero si concluse nel 1997.
Per trovare la citazione della chiesa organizzata come pieve si deve attendere il 14 aprile 1297, anno in cui viene citato, in un atto stilato a Pordenone, pre’ Odorico discretus vir plebanus Pisecane.
La scoperta confermava l’antichità ed il prestigio della chiesa nei secoli basso medievali, contribuendo a ricostruire una vicenda che nel tempo aveva arricchito l’edificio di testimonianze d’arte, in parte disperse o perdute.
La messa in luce, in zone circoscritte, di un palinsesto di due strati, ha consentito anche di provare come, tra la fine del Quattrocento e i primi del Cinquecento, fossero eseguiti nuovi affreschi sopra lo strato medievale.
Nel XVI secolo vennero eseguiti gli affreschi ancora visibili all’esterno della parete sud con San Cristoforo raffigurato col Bimbo sulle spalle entro agile edicola architettonica.
La chiesa venne aumentata in altezza e si costruì una nuova abside inglobando lo spazio della sagrestia e si dotò l’edificio di nuovi altari.
Gli affreschi ritornati in luce si estendono all’incirca su metà delle pareti dell’aula (verso l’abside) e sulle spallette dell’arco santo, quasi interamente demolito dall’ampliamento della zona absidale nel XVIII secolo.
È probabile che l’interno della chiesa medievale fosse interamente decorato e che gli affreschi si estendessero fino alla controfacciata occupando in altezza le pareti fino alla base del tetto a capriate.
La chiesa medievale aveva dimensioni cospicue anche in altezza: gli affreschi si distribuivano su tre registri, a partire dalla base del tetto come attesta la snella monofora messa in luce dai restauri sotto al cornicione dal quale inizia l’ampliamento settecentesco dell’aula con copertura a volte.
Le pitture raffiguravano episodi dell’Infanzia e Passione di Cristo iniziando, secondo la tradizione, dall’Annunciazione dipinta sull’arco santo: le scene superstiti non si susseguono in ordine cronologico.
Minuscoli lacerti ritornati in luce sulla parete nord a fianco dell’attuale cappella della Madonna del Rosario recanti figure di diavoli e di dannati ignudi facevano parte di un Inferno, forse all’interno di un più ampio Giudizio Finale che doveva chiudere il ciclo.
Ritornando alla parete nord: la zona superstite della fascia centrale era in origine interamente occupata dalla raffigurazione dell’Ultima Cena. Doveva trattarsi di una scena imponente (estesa alla vicina spalletta dell’arco santo) giunta a noi decurtata in basso dalla apertura della porta di accesso all’attuale sagrestia e abrasa per metà della parte sinistra da un vano rettangolare ricavato per consentire l’accesso al pulpito. Si riconosce, dai lacerti del nimbo crociato, la figura centrale di Gesù attorno alla quale si disponevano i dodici apostoli. Sono leggibili solo i sei alla sinistra del Redentore (quattro sulla parete e due dipinti nella spalletta dell’arco santo).
La teoria degli apostoli si snodava dietro al tavolo, coperto da una bianca tovaglia ricadente con fitte pieghe verso il basso, sul quale sono ancora leggibili, con evidente significato eucaristico, alcuni pani. Gli Apostoli e il Cristo erano dipinti frontalmente e la composizione nella sua nitida semplicità doveva esercitare sul fedele un’impressione di ieratica sacralità.
Gli studiosi che se ne sono occupati ne hanno proposto una datazione oscillante tra gli ultimi decenni del XII e la prima metà del XIII secolo.
I documenti storici già ricordati non escludono che l’edificio (benché non esplicitamente citato) fosse già stato eretto e rivestisse una certa rilevanza alla fine del XII secolo. Fino a metà del Duecento (1248) il territorio rientrava nel dominio feudale dell’abbazia di Sesto al Reghena, vertice di un vasto dominio territoriale.
Successivamente a questa data il potere sulla località venne esercitato dai signori di Cusano e di Ragogna.
È indubbio che l’esecuzione degli affreschi si debba datare prima della cessazione del dominio della potente abbazia sul territorio della chiesa, ma le pitture superstiti non contengono indizi tali da ricondurne la committenza agli abati di Sesto. Il donatore, raffigurato ai piedi del Crocifisso riccamente abbigliato con serica veste decorata a clipei, non ha l’aspetto di un ecclesiastico. Se poi poniamo a confronto
il ciclo di San Michele Arcangelo con le testimonianze di pittura di età romanica (XII e XIII secolo) conservate nel complesso abbaziale non riscontriamo tra di loro somiglianze o affinità stilistiche, se si eccettua una superficiale consonanza con la rude gamma cromatica degli affreschi duecenteschi originariamente eseguiti sulla facciata del palazzo abbaziale (oggi inglobati nel Municipio).
Collocandosi tra la fine del XII e primi del XIII secolo il ciclo costituisce una delle più antiche e importanti testimonianze della originale produzione pittorica delle terre patriarcali che vede dalla seconda metà del secolo XII il formarsi di una vera e propria Scuola pittorica che avrà la sua fioritura nel XIII secolo con caratteristiche autonome a somiglianza di quanto si andava verificando in altre zone d’Italia.
Come si è sopra accennato, dai restauri sono emerse tracce frammentarie di affreschi sovrapposte ai dipinti medievali, localizzate nella parte superiore dell’arco santo (in corrispondenza della Annunciazione medievale) e sulla parete nord, accanto al vano che ospita l’altare della Madonna del Rosario…

Leggi tutto: Gli-affreschi-medievali-della-pieve-di-San-Michele-arcangelo-di-pescincanna di Paolo Casadio

Localizzazione: Fiume Veneto
Periodo artistico: XIII sec.
Data ultima verifica: 19/11/2022
Rilevatore: Feliciano Della Mora

SANTA VITTORIA IN MATENANO (FM). Chiesa Collegiata-Santuario di Santa Vittoria con Ultima Cena, 1790

Nel Presbitero vi è la pala, dipinta ad olio su tela di 360 x 500 cm, eseguita nel 1790 dall’artista Giuseppe Mistichelli (1762-1809) di Monte San Pietrangeli (FM).
Il contratto fu stipulato nel 1778 dalla Confraternita del Santissimo Sacramento.
Il maestro falegname Luigi Contucci di Santa Vittoria fu incaricato di realizzare l’elaborata cornice scolpita e dorata.
Il dipinto raffigura, in stile neoclassico, l‘Ultima Cena con gli Apostoli intorno a una tavola rotonda.

 

 

La Collegiata-Santuario di Santa Vittoria conserva al suo interno il sarcofago di santa Vittoria. Si impone all’attenzione dei visitatori con la sua facciata e la sua torre in stile neoclassico, entrambe realizzate nel decennio 1783-1793.
La chiesa ha la pianta a croce latina a tre navate di 47 x 13 m; le cappelle del transetto sono profonde 7 m; copre una superficie complessiva di circa 1000 m², compresa la Cripta, la Sagrestia e la Cappella del Sacro Cuore. Le sedici statue, gli altorilievi nei pennacchi della cupola, gli stucchi degli altari laterali sono opera dello scultore Domenico Fontana; furono eseguiti nel 1790 con “Gesso di Montefalcone di Marina”. La lapide posta sopra la bussola dell’ingresso ricorda che la chiesa è dedicata all’Assunta, a S. Benedetto, a S. Vittoria.

 

 

Link:
http://www.svittoria.it/c044067/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/12

https://www.santuaritaliani.it/santuario/s-vittoria-2/

http://www.luoghifermani.it/?p=4795

https://www.youtube.com/watch?v=eblnImmBzEY

Localizzazione: SANTA VITTORIA IN MATENANO (FM). Chiesa Collegiata-Santuario di Santa Vittoria - Via Farfense, 17
Autore: Giuseppe Mistichelli
Periodo artistico: 1790
Rilevatore: AC

POLLA (SA). Convento di Sant’Antonio di Padova con Ultima Cena, 1719

Il complesso religioso fu iniziato nel 1541 grazie alle offerte della popolazione, ma acquisì il suo massimo splendore nel secolo successivo.

Molto suggestivo il refettorio, intorno alla quale corre un’ampia fascia di raffinate maioliche napoletane dell’inizio del Settecento. La volta a botte ribassata, i due balconi che si affacciano sull’incantevole paesaggio del Vallo di Diano, il pavimento in cotto campano e l’affresco lunato della parete di fondo fanno di quest’ambiente raffinato ed accogliente un ottimo esempio di ciò che era un refettorio.
L’affresco raffigurante l’Ultima Cena fu eseguito nel 1719 dal pittore Innocenzo Gentile (firma e data a sinistra in basso).
La Cena raffigura gli Apostoli seduti a un tavolo rettangolare su cui sono vivande e stoviglie; una elaborata architettura fa da sfondo. Un servitore all’estremità destra e due a quella sinistra.

 

La chiesa del Convento ha l’interno interamente ricoperto di tele ed affreschi bellissimi, è un vero museo di pittura: quaranta tele dipinte nel 1666 dal Ragolìa per il soffitto; alle pareti con gli affreschi di Anselmo Palmieri che raccontano episodi della vita di Gesù e di Maria, il Crocifisso ligneo scolpito da frate Umile da Petralìa nel 1636. Altra opera di intaglio ligneo è il coro della prima metà del ‘600, situato dietro l’altare maggiore: è formato da 21 stalli e da 29 busti frontali a bassorilievo di Santi e Sante dell’Ordine francescano. L’alta cupola fu affrescata da Domenico Sorrentino con la Gloria del Paradiso dal 1681 al 1683. A destra di chi entra, inquadrata da un sontuoso portale del tardo ‘500, vi è la cappella dell’Immacolata, contemporanea alla fondazione della correlativa Congregazione che ebbe lunga fortuna tra la popolazione di Polla. Nel presbiterio, sull’opposto lato, aperto da un semplice portale del ‘700, architravato, si allunga nel corpo del convento, la cappella della Confraternita di San Francesco, fondata nel 1636.
È stato dichiarato Monumento Nazionale nel 1925 ed eretto Santuario Diocesano nel 1993. Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali lo ha inserito, nel 2012, tra le “Mille meraviglie d’Italia”.

 

Link:
https://fondoambiente.it/luoghi/convento-sant-antonio-polla?ldc

https://rosmarinonews.it/in-viaggio-con-roberto-il-convento-di-santantonio-a-polla/

Localizzazione: POLLA (SA). Convento di Sant'Antonio di Padova
Autore: Innocenzo Gentile
Periodo artistico: 1719
Rilevatore: AC

FERMO. Seminario arcivescovile / Istituto teologico, Ultima Cena di A. Ricci

 

Sulla parete di fondo dell’aula magna, è posta la tela raffigurante l‘Ultima Cena di Alessandro Ricci (1749-1829), olio su tela di 460 x 150 cm realizzato nella seconda metà del XVIII secolo.

L’opera era stata commissionata ed era  esposta nella chiesa dei Gesuiti di Fermo, costruita nel 1649 col titolo di Chiesa del Gesù sull’area dell’antica chiesa di San Salvatore. I Gesuiti vennero a Fermo nel 1609 e acquistarono il Palazzo Euffreducci che divenne il loro convento e collegio (attuale edificio del Liceo Classico A. Caro) con l’annessa chiesa di San Salvatore che fu ristrutturata e trasformata nella chiesa che successivamente prese l’intitolazione di San Martino (attuale via G. Leopardi).
Nella loro attività culturale e di evangelizzazione, i Gesuiti, dopo l’epoca napoleonica, interessandosi della popolazione rurale, istituirono la “Congregazione dei contadini” a cui, per il culto e la devozione, assegnarono una cappella nella cripta della chiesa e nell’ancona dell’altare sistemarono il dipinto dell’Ultima Cena. Esso restò in loco fino al 1870 e, dopo che la chiesa fu incamerata dal demanio, la cappella divenne luogo di culto della Congregazione degli Artisti.
La tela fu rimossa e fu collocata in sacrestia. Quivi rimase fino a quando, cessato l’uso di chiesa parrocchiale, e dopo riconsegnata al Comune di Fermo, l’arc. Bellucci anche per la sua notevole grandezza, decise di trasferirla in Episcopio. Quando fu fatta l’attuale Aula Magna dell’Istituto teologico, decise di esporla sulla parete di fondo della stessa anche per caratterizzare l’uso ecclesiale della struttura.

La tela non è firmata e non ci sono documenti che possono attestare l’autore. È opinione corrente che l’opera sia da attribuire ad Alessandro Ricci (1749-1829) di Fermo. Alessandro è uno degli ultimi rampolli di una famiglia di pittori. In tutte le sue opere si nota un linguaggio misurato, ma assai alto e colto, curato nel disegno e nel colore, con interessanti effetti chiaroscurali. L’opera dunque può essere attribuita alla piena maturità dell’artista.

La scena è di tipo tradizionale, se pur con una prospettiva di leggero “sotto in su”, probabilmente perché era collocata abbastanza in alto, sopra l’altare. Uniche note decorative sono l’inquadratura ai lati con elementi architettonici e tendaggi e il pavimento a piastrelle colorate. Cristo è al centro ed è colto nell’atto di benedire il pane. La tavola è spoglia: solo il bicchiere ed il vassoio in maiolica, contenitori del pane e del vino. Questa caratteristica fa pensare ad una volontà dei committenti di eliminare tutti gli elementi esornativi, affinché il gesto di Cristo ed il pane ed il vino fossero in piena evidenza e non accompagnati da altro: la centralità dunque dell’Eucaristia nelle sue componenti essenziali.
Gli Apostoli sono raggruppati in tre gruppi e il realismo di alcuni volti vuole essere una fuga dagli stereotipi, per rendere la scena viva. Gli Apostoli sono solo undici, manca Giuda. Anche qui un messaggio teologico: si vuol affermare che il Giuda non abbia partecipato all’Eucaristia perché indegno.

 

Testo elaborato da:
http://www.luoghifermani.it/?p=4255

Immagini da:
https://www.seminariofm.it/sala-conferenze/

Localizzazione: FERMO. Seminario arcivescovile / Istituto teologico - aula magna - Via Sant'Alessandro, 3
Autore: Alessandro Ricci
Periodo artistico: seconda metà del XVIII secolo
Rilevatore: AC

MONTEGIORGIO (FM). Chiesa di San Michele arcangelo, Ultima Cena di U. Ricci, 1710

La più antica chiesa del centro storico risale al secolo XI.
La chiesa, appartenente ai benedettini fin dal 1263, passò successivamente al Vescovo di Fermo e nel secolo XVI alla Confraternita del SS Sacramento.
Nella seconda metà del 700 furono fatti importanti lavori che ampliarono la chiesa e le diedero l’impronta barocca che tuttora conserva nella facciata dall’andamento curvilineo e negli interni rococò.

 

Sugli altari tele settecentesche, tra esse l’Ultima Cena di Ubaldo Ricci (1669-1731) realizzata nel 1710.
La Cena raffigura gli Apostoli schierati dietro una tavola rettangolare.

 

Link:
https://www.iluoghidelsilenzio.it/chiesa-di-san-michele-montegiorgio-fm/

https://www.marcafermana.it/it/scheda_ospitalità/poi/1149/

Localizzazione: MONTEGIORGIO (FM). Chiesa di San Michele arcangelo - Via Andrea Passari, 35
Autore: Ubaldo Ricci
Periodo artistico: 1710

ROTELLA (AP). Chiesa dei SS. Maria e Lorenzo, Ultima Cena di F. Ricci, 1760

Sul secondo altare del lato destro, un olio su tela di 280 x 135 cm, raffigurante l’Ultima Cena, opera del pittore  Filippo Ricci (1715-1793), esponente di una numerosa famiglia di artisti tra XVII e XVIII secolo, firmata sullo sgabello di un Apostolo “Philippus Ricci Firmum pinxit”.

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/4902042/Ricci+F.+sec.+XVIII%2C+Ultima+Cena#popup-open


Un dipinto di analogo soggetto e simile disposizione dei personaggi si trova nella Parrocchiale di MOGLIANO (MC), che per costante tradizione locale è attribuito al pittore Alessandro Ricci (1749 – 1829), figlio di Filippo. Olio su tela di 300 x 172 cm, realizzato nell’ultimo quarto del XVIII secolo.
Gli Apostoli sono raffigurati in atteggiamenti molto vari: Giovanni tiene le braccia incrociate al petto; Pietro le ha congiunte.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1100146005

Localizzazione: ROTELLA (AP). Chiesa dei SS. Maria e Lorenzo - Via G. Leopardi, 15
Autore: Filippo Ricci
Periodo artistico: 1760
Rilevatore: AC

FABRICA DI ROMA (VT). Chiesa collegiata di San Silvestro, Ultima Cena dei Torresani, 1556

La primitiva chiesa di San Silvestro, costruita ai margini delle mura castellane tra il 1093, data del primo documento in cui compare il Fondo di Fabrica, e il 1177 quando, in una bolla di papa Alessandro III, è menzionata l‘ecclesia S. Silvestri in castrum Fabricae, che dipendeva dal monastero di Sant’Elia.
Tuttavia, questo edificio, tra il termine del Duecento e i primi decenni del Trecento, risultava essere caduto in disuso e avvolto dalla vegetazione; allora, nel XV secolo papa Alessandro VI ordinò che la struttura venisse risistemata, ampliata e riaperta al culto e vi traslò la parrocchialità.
La struttura fu oggetto di un ulteriore rifacimento nel XVI secolo; tra il 1655 e il 1657 fu restaurato il pavimento e tra il 1670 e il 1672 fu eretto il campanile su progetto di Sigismondo Iannone.
Nel 1772 ebbe inizio l’intervento di rifacimento in stile neoclassico dell’interno; i lavori vennero portati a termine nel 1775.
Nella seconda metà del XX secolo e agli inizi del XXI, la chiesa fu interessata da alcune risistemazioni.
Ha mantenuto la forma originaria a un’unica navata con volta a botte.

L‘abside conserva gli affreschi ritraenti la Gloria del Redentore Benedicente/Paradiso, l’Ultima Cena, la Crocefissione e la Flagellazione. Opera dei fratelli Torresani, Bartolomeo (Verona ? – prima del 1567) e Lorenzo (Verona ? – 1564 circa), che riporta la data del 1556.

 

Nella parte sinistra del cilindro absidale l’Ultima Cena, 350 x 460 cm, di impianto tradizionale, con gli Apostoli dietro un tavolo rettangolare; sullo sfondo vi sono elaborate architetture.

 

Immagini da Wikimedia

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1200254550-4

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Silvestro_Papa_(Fabrica_di_Roma)

Localizzazione: FABRICA DI ROMA (VT). Chiesa collegiata di San Silvestro - Piazza Duomo
Autore: Bartolomeo e Lorenzo Torresani
Periodo artistico: 1556
Rilevatore: AC

VETRALLA (VT). Chiesa di San Pietro con Ultima Cena, 1578

I primi documenti che testimoniano l’esistenza della chiesa di San Pietro risalgono al 1334, tuttavia l’andamento dei setti murari dell’edificio e la zona del Castrum nella quale insiste, permettono di anticiparne il periodo di costruzione al XII secolo. Rimaneggiata nel 1502. Affidata alla Confraternita del Gonfalone dal 1569.
Nel 1578 furono realizzati gli affreschi che ricoprono la parete absidale, e che sostituirono pitture precedenti.
La pianta della chiesa è costituita da un unica aula pressoché rettangolare con il presbiterio rialzato da tre gradini. In origine erano presenti tre absidi, la copertura è a capriate lignee.

Nell’abside un grande ciclo che raffigura: Le Storie della vita di S. Giovanni (protettore della Confraternita del Gonfalone) con al centro il Battesimo del Santo. Nel registro inferiore vi sono le Storie della vita di S. Pietro e S. Pietro in cattedra.

Sulla parete di fondo in alto vi sono due grandi scene cristologiche : l‘Ultima Cena e la Lavanda dei piedi, a destra. Le opere sono datate al 1578 ed è possibile attribuirle alla bottega Torresani, molto attiva nella zona  della Sabina e nella valle del Tevere nel XVI secolo.
Nella Cena gli Apostoli sono seduti dietro e davanti a una tavola rettangolare, sullo sfondo, un’architettura si apre su un paesaggio.

 

In basso nelle due nicchie, a sinistra la scena della Crocifissione che è una tela o pala ad olio conservata in una cornice di legno dorato. Al centro s’innalza la croce con Cristo Crocifisso. Ai lati di essa, sospesi in aria, due angeli in atto di raccogliere all’interno di calici il sangue sgorgante dalle mani e dal costato di Cristo. Lo sfondo presenta un paesaggio collinoso e la veduta di una città. In basso, ai piedi della Croce, la Maddalena, a sinistra la Madonna che indica il Cristo a S. Francesco; a destra S. Giovanni Evangelista e S. Antonio abate. L’autore ignoto sembra essersi ispirato all’arte umbra. Datato al 1578-80

Nella nicchia di destra vi è il dipinto della Madonna del Riscatto (o della Misericordia), simbolo della devozione della Confraternita vetrallese alla Vergine. Sono riconoscibili, protetti dal mantello della Vergine, Maria Maddalena che introduce il gruppo delle donne della Confraternita, e S. Giovanni che introduce il gruppo degli uomini in cui si trova il francescano Bonaventura da Bagnoregio ed il Cardinale Alessandro Farnese. Anche quest’opera è databile al 1578-80. Questo dipinto misura circa 260 x 160 cm.

 

Link:
http://www.prolocovetralla.it/2020/11/05/chiesa-di-san-pietro/

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/22576/Chiesa_di_San_Pietro_Vetralla

Localizzazione: VETRALLA (VT). Chiesa di San Pietro - Vicolo San Pietro, 91
Autore: ignoto
Periodo artistico: 1578
Rilevatore: AC

VITERBO. Chiesa di Santa Maria Nuova, Ultima Cena, bronzo di C. Canestari, 1964

La bella Chiesa del XIII secolo che conserva molte opere d’arte antiche e moderne e pregevoli affreschi.

 

Il presbiterio, che contiene l’altare maggiore del XII secolo, con apertura ad archetto per consentire la vista delle reliquie all’interno di esso, è delimitato da una balaustra bronzea di Carlo Canestrari (1922 – 1988) raffigurante l’Ultima Cena,  opera del 1964.

Gli Apostoli sono seduti schierati dietro la sottile tavola rettangolare.

Link e immagini:
https://www.canino.info/inserti/tuscia/luoghi/piazze/smnuova/index.htm

https://viterbo.artecitta.it/chiesa-di-santa-maria-nuova/

http://www.santamarianuova-viterbo.it/chiese/

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_Nuova_(Viterbo)

Localizzazione: VITERBO. Chiesa di Santa Maria Nuova - Piazza Santa Maria Nuova, 4
Autore: Carlo Canestrari
Periodo artistico: 1964
Rilevatore: AC

GENOVA. Musei di Strada Nuova – Palazzo Bianco, Ultima Cena, 1490 -1500

Olio su tavola, 120 x 88 cm. Opera del “Maestro di San Giovanni Evangelista”, pittore olandese che prende nome in riferimento alle quattro tavole conservata nello stesso Museo e con la medesima provenienza, raffiguranti rispettivamente l’Ultima Cena, San Giovanni a Patmos, la Resurrezione di Drusiana e il Miracolo della coppa avvelenata.
M. Torre, nel 1987, ha ipotizzato la tavola della “Messa di San Giovanni Evangelista”, in collezione privata a Novi Ligure, come episodio centrale di un polittico le cui ante, sovrapposte a due a due, sono queste quattro. Le ante chiuse dovevano presentare en grisaille le figure dei quattro Evangelisti: il San Matteo e il San Marco si conservano presso lo stesso Museo. Le Storie di San Giovanni Evangelista costituiscono un tassello importante degli apporti fiamminghi alla cultura pittorica ligure fra XV e inizio XVI secolo, e vanno ricondotte ad un maestro che presenta affinità con l’opera di Gerard David ed è debitore di Dieric Bouts per tipologie fisionomiche e schemi compositivi, mentre per gli sfarzosi abbigliamenti e la carica espressiva con cui connota i personaggi riflette l’influsso di Hugo van Der Goes (cfr. G. Algeri, A. De Floriani, La pittura in Liguria: il Quattrocento, Genova 1991, pp. 455-460).

 

Sono probabili l’originaria appartenenza dell’opera alla Chiesa della SS. Annunziata di Portoria a Genova, dove i Minori osservanti entrarono nel 1488, data che costituisce un termine post quem per la realizzazione del trittico.

Musei di Strada Nuova – Palazzo Bianco, numero inventario PB 156
Dal 1892 è nelle collezioni genovesi

 

L’Ultima Cena raffigura gli Apostoli intorno a una tavola rotonda, Giuda, in primo piano a destra, tiene il sacchetto delle monete frutto del tradimento.

Bibliografia:
Torre M., Il polittico con storie della vita di San Giovanni Evangelista, in “Bollettino dei Musei Civici Genovesi”, 1987, 26-27, pp. 39-60.

Link:
https://www.museidigenova.it/it/ultima-cena
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0100408595

Localizzazione: GENOVA. Musei di Strada Nuova - Palazzo Bianco in Via Garibaldi, 11
Autore: Maestro di San Giovanni Evangelista
Periodo artistico: 1490-1500 circa
Rilevatore: Valter Bonello e AC

GARGNANO (BS), frazione di Sasso. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate con Ultima Cena, XVII secolo

La Chiesa fu riedificata alla fine del Settecento, per approfondire vedi scheda.

 

Tra le opere d’arte custodite in questa chiesa, l’Ultima Cena (XVII secolo) opera del pittore benacense Stefano Celesti (Venezia ? – post 1659).
Le mensa è rotonda e gli Apostoli sono seduti in cerchio. Un servitore sullo sfondo in alto a destra: sul pavimento in primo piano vi è un gatto.  San Giovanni appoggia il capo al tavolo, Giuda in primo piano a destra tiene il sacchetto con le monete  del  tradimento.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/59661/Gargnano+%28BS%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

Localizzazione: GARGNANO (BS), frazione di Sasso. Chiesa parrocchiale di Sant'Antonio abate - Via del Perdono, 2
Autore: Stefano Celesti
Periodo artistico: XVII secolo
Rilevatore: AC

ROMA. Museo di Palazzo Venezia, arazzo con Ultima Cena, seconda metà XV secolo

Si tratta di quattro arazzi con le Storie di Maria e la Passione di Cristo, provenienti dalla Germania, area del medio Reno, realizzati nella seconda metà del XV secolo.

Il terzo, di 75 x 159 cm, conserva anche un raffigurazione di Ultima Cena.
Inventario numero 8805 bis

Dopo la scena della Lavanda dei piedi, vi è un’Ultima Cena con gli Apostoli intorno a un tavolo rotondo. Giovanni è appoggiato al petto di Cristo che sta porgendo un boccone a Giuda, seduto davanti al centro.

Immagine tratta da:
Medieval Women, Published to accompany an exhibition by Sam Fogg Ltd, London, 25 February 2021 – 31 March 2021, p. 97

Localizzazione: ROMA. Museo di Palazzo Venezia
Periodo artistico: seconda metà XV secolo
Rilevatore: AC

FRANCIA – AVIGNONE. Musée du Petit Palais, Ultima Cena di Mariotto di Nardo, XV secolo

Dipinto a tempera e fondo oro su tavola di legno di pioppo di 15 x 20 cm.
Fa parte di una serie di nove tavolette con episodi della “Vita di Cristo”.
Opera di Mariotto di Nardo attivo dal 1393 (1365 circa – 1424).

Sala 4. Inventario MI 374
Prestito a lungo termine dal Museo del Louvre
Proviene dalla collezione Campana, Roma; Museo Napoleone III, Parigi, 1862; Museo del Louvre, Parigi, 1863; depositato nel museo di Amiens dal 1876 al 1955; depositato ad Avignone nel 1976.
Restaurato nel 1976.

Gli Apostoli sono seduti su panche intorno a un tavolo rotondo su cui vi sono pani e coltelli; al centro un contenitore con l’agnello.

 

 

Link:
https://collections.louvre.fr/en/ark:/53355/cl010057069

https://www.petit-palais.org/musee/fr/voir-la-collection/collection/les-peintures-italiennes/tri-par/region/et/toutes/page/20

https://it.wikipedia.org/wiki/Mariotto_di_Nardo

Localizzazione: FRANCIA – AVIGNONE. Musée du Petit Palais
Autore: Mariotto di Nardo
Periodo artistico: inizi XV secolo
Rilevatore: AC

PIETRA LIGURE (SV). Oratorio “dei Bianchi” o della SS. Concezione, Ultima Cena, XVI secolo

La chiesa è l’antica e prima parrocchiale di Pietra Ligure fino al 1791. Edificata intorno al IX secolo e ricostruita nel 1384. Nel 1796 divenne oratorio della Confraternita dei Disciplinanti detti “Bianchi” e assunse il nome attuale.
La facciata è ispirata all’età barocca, periodo in cui la chiesa è stata risistemata.
Nel 1975 l’edificio fu trasformato in auditorium pur mantenendone l’uso religioso in alcune festività (la festa del Miracolo, 8 luglio; ricorrenza dei defunti, 2 novembre; festa dell’Immacolata Concezione, 8 dicembre).
Dal 2006-07 la chiesa è stata restaurata completamente all’interno e all’esterno; vi sono state ricollocate le opere statuarie lignee ed è ritornato ad essere Oratorio intitolato alla Santissima Concezione.

All’interno sono conservate la statua processionale dell‘Immacolata Concezione di Lorenzo Semorile (1837), il gruppo ligneo seicentesco dell’Angelo Custode; la statua della Madonna Addolorata, opera del savonese Antonio Brilla del 1861; un Crocefisso processionale dotato di cantonali e titolo in argento (1789).
All’interno si conservano la tela con San Domenico di Guzmán già nell’oratorio della Santissima Annunziata; la tela raffigurante San Luigi Gonzaga, che provrene dall’oratorio di Santa Caterina (demolito nel 1940).

L‘olio su tela dell’Ultima Cena – proveniente dall’antica parrocchiale e recentemente restaurata – è collocato nel lato destro della navata sul pilastro più vicino all’altar maggiore.
Di autore ignoto, risale all’ultimo quarto del XVI secolo.
Gli Apostoli si affollano dietro un tavolo rettangolare; solo Giuda è raffigurato sul davanti, a destra, con in mano il sacchetto delle monete prezzo del tradimento; ai suoi piedi un gatto con un osso.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Oratorio_dei_Bianchi_(Pietra_Ligure)

http://ladanzadellacreativittravelandexplore.blogspot.com/2014/05/pietra-ligure-liguria-invasioni.html

Fotografie di Valter Bonello

Localizzazione: PIETRA LIGURE (SV). Oratorio “dei Bianchi” o della SS. Concezione - Via della Libertà / Piazza La Pietra
Autore: ignoto
Periodo artistico: ultimo quarto del XVI secolo
Rilevatore: Valter Bonello

LOANO (SV). Chiesa di Sant’Agostino, Ultima Cena di P.F. Piola, fine XVI secolo

La chiesa è il primo complesso religioso imponente costruito a Loano dai Doria, nel 1588-1598, utilizzando una cappella e un piccolo convento precedente dei Minimi, anch’esso realizzato dai Doria. Nel 1590 si lavora già alle nuove pale d’altare e alle relative cornici.
La chiesa, dedicata alla Madonna delle Misericordie, è nota come S. Agostino e Santa Rita, ha larga facciata molto semplice, che appena accenna le tre navate, un ingresso centrale più ampio e due laterali riquadrati in pietra di Verezzi. Sul portale una lapide ricorda i costruttori, principi Zenobia e Giovanni Andrea Doria I.
L’interno è tripartito da due file di colonne in pietra, e si presenta come una preziosa galleria d’arte cinquecentesca.
Attualmente la chiesa è in restauro, custodita e aperta al pubblico in alcune occasioni dai Templari Cattolici d’Italia.

Il dipinto dell’Ultima Cena è posto sopra il portone in controfacciata, è attribuito da Bartoletti e Boggero1 al pittore genovese Pier Francesco Piola (1565 – 1600).
Il dipinto, non in ottimo stato di conservazione, presenta gli Apostoli seduti a un tavolo rettangolare; alle estremità in alto, le figure di due servitori. Un gatto e un cane sono a terra. Sulla tavola: pani, coltelli, calici, un limone; davanti a Cristo un contenitore con un pesce(?).

Bibliografia:
1.  M. Bartoletti – F. Boggero, Cambiasismi, in Luca Cambiaso. Un maestro del Cinquecento europeo (catal., Genova), a cura di P. Boccardo et al., Cinisello Balsamo 2007, p. 125

Link:
https://www.templarioggi.it/dove-trovarci/
https://www.visitloano.it/559/vivi-la-citta/loano-religiosa/chiesa-di-santagostino/

Fotografie di Valter Bonello

Localizzazione: LOANO (SV). Chiesa di Sant'Agostino - Via Sant'Agostino
Autore: Pier Francesco Piola
Periodo artistico: fine secolo XVI
Rilevatore: Valter Bonello e AC