SVEZIA – SMEDJEBACKEN – NORRBÄRKE. Chiesa luterana con due dipinti di Ultima Cena, 1757 e 1688

Quando nel 1646 Norrbärke divenne parrocchia indipendente, iniziarono i lavori per trasformare la vecchia e fatiscente cappella in una chiesa parrocchiale. Tra il 1668 e il 1670 le mura della chiesa furono riparate e la chiesa fu ampliata. Una seconda fase di ampliamento, con navate laterali, iniziò nel 1704; i lavori furono però interrotti nel 1708, quando crollarono le volte, e non poterono essere ripresi fino al 1718 e l’ampliamento fu completato nel 1724. Nel 1888 furono apportate diverse modifiche all’aula della chiesa che però furono eliminate durante il restauro del 1927.

 

La pala dell’altare maggiore fu dipinta dal pittore svedese Georg Engelhard Schröder (1684 – 1750) e donata alla chiesa nel 1757 da Göran Kart. Nello spazio centrale raffigura l’Ultima Cena; sotto ci sono tre riquadri con episodi della Passione di Cristo, opera recente dell’artista svedese Gunnar Torhamn (1894 – 1965).

 


La pala d’altare nel presbiterio della navata nord è più semplice e anch’essa raffigura un’Ultima Cena con gli Apostoli attorno a un tavolo rotondo.
La pala fu donata nel 1688 da Andreas Bergius e Beata Mårtensdotter, come indica il testo latino sotto il dipinto.

 

 

 

 

 

 

 

Immagini da Wikimedia

Link:
https://sv.wikipedia.org/wiki/Norrb%C3%A4rke_kyrka

https://www.elfbrink.se/2022/06/dalaresa-2022-norrbarke-kyrka/

Localizzazione: SVEZIA – SMEDJEBACKEN – NORRBÄRKE. Chiesa luterana
Autore: Georg Engelhard Schröder // ?
Periodo artistico: 1757 // 1688
Rilevatore: AC

DANIMARCA – Isola di GOLTLAND – FOLE. Chiesa luterana con dipinto di Ultima Cena, 1654

Fole è un’area popolata, un socken, sull’isola svedese di Gotland. La Chiesa di Fole è un edificio del XIII secolo che mescola elementi romanici e gotici; da non confondere con la omonima “Chiesa di Fole”  sita però nel comune di Haderslev.
La parte più antica della chiesa è la torre, che fu costruita intorno al 1200 per formare una più antica chiesa in mattoni con abside, di cui sono sopravvissute solo le fondamenta. A metà del XIII secolo il coro dell’abside fu sostituito dall’attuale e dalla parte orientale della navata.  Il completamento della navata ovest è forse da collegare al 1280, anno di inaugurazione. Restano un portale romanico nella torre e uno gotico con coronamento a timpano triangolare nella facciata sud. Sono ancora originarie le finestre a sud e il triplo gruppo di finestre sulla parete est del coro. L’interno della chiesa presenta un’architettura austera con pietra scolpita in tutti gli archi. La chiesa è a due navate con sei volte sorrette da due colonne.

 

Il pittore, probabilmente di origine tedesca, Johan Bartsch (detto Johan Målare cioè pittore) realizzò la pala d’altare e la datò (sulla panca a sinistra dell‘Ultima Cena) al 1654.
Il campo centrale contiene un’Ultima Cena di impostazione tradizionale. Analogamente alla successivo dipinto di Lummelunda vedi scheda.
Sulla tavola l’agnello, pani, piatti, bicchieri, un calice, un coltello, due candele. Giuda, seduto in primo piano a destra, è riconoscibile perché tiene in mano il sacchetto delle monete.

 

Link:
https://gotlanduppochner.com/tag/johan-malare/

https://de.wikipedia.org/wiki/Kirche_von_Fole

Localizzazione: DANIMARCA – Isola di GOTLAND – FOLE. Chiesa luterana
Autore: Johan Bartsch
Periodo artistico: 1654
Rilevatore: AC

DANIMARCA – Isola di GOTLAND – LUMMELUNDA. Chiesa luterana con dipinto di Ultima Cena, 1663

La navata e la torre sono le parti più antiche della chiesa di Lummelunda. Entrambe furono erette intorno al 1200. Originariamente faceva parte della chiesa un coro costruito nello stesso periodo. Questo coro fu raso al suolo a metà del XIV secolo e al suo posto fu costruito l’attuale, sproporzionatamente grande: tale ricostruzione  doveva essere l’inizio di un piano di rifacimento completo, ma fu eseguito solo il coro.
All’interno la chiesa è decorata con affreschi: alcuni risalgono all’epoca di costruzione della chiesa, altri al XV e al XVII secolo.
Nella chiesa è conservata, reperto raro, una scultura lignea, inizi XVI secolo circa, raffigurante sant’Antonio abate, piuttosto usurata.
La maggior parte degli altri arredi risale al XVII secolo.

 

Il pittore, probabilmente di origine tedesca, Johan Bartsch (detto Johan Målare cioè pittore) realizzò la pala d’altare e la datò sul frontone, “ANNO 1663”. Raffigura nel campo centrale un’Ultima Cena di impostazione tradizionale. Simile a quella di Fole vedi scheda.
Sulla tavola vi sono l’agnello, pani, piatti, bicchieri, un calice, un coltello, due candele. Giuda, seduto in primo piano a destra, è riconoscibile perché tiene in mano il sacchetto delle monete.

 

Link:
https://sv.wikipedia.org/wiki/Lummelunda_kyrka

Localizzazione: DANIMARCA – Isola di GOTLAND – LUMMELUNDA. Chiesa luterana
Autore: Johan Bartsch
Periodo artistico: 1663
Rilevatore: AC

DANIMARCA – AALBORG. Cattedrale luterana di (san) Botulfo, scultura di Ultima Cena, 1689

Budolfi Domkirke è la chiesa principale della città. Il primo edificio romanico era di piccole dimensioni e fu eretto nel 1132. L’attuale Cattedrale fu costruita negli ultimi decenni del XIV secolo (citata nel 1399) nel luogo dell’originale chiesa dedicata a san Botulfo, abate inglese patrono di viaggiatori e marinai, il cui culto era popolare nella Danimarca prima della Riforma.

La pala dell’altare maggiore fu aggiunta nel 1689, dono di Niels Jespersen e di sua moglie Margareta Erichsdatter. Fu scolpita e rivestita di foglia d’oro dall’intagliatore Lauridtz Jensen dell’Abbazia di Essenbæk, vicino a Randers.
L’altare è stato restaurato nel 1980.
La sezione centrale della pala raffigura il messaggio pasquale: l’istituzione dell’Eucaristia il Giovedì Santo / l’Ultima Cena in basso, e nel campo centrale un Crocifisso argentato evidenziato dallo sfondo scuro. Al di sopra c’è la Deposizione nel sepolcro e sulla cima del frontone la statua di Gesù risorto e vittorioso con la mano sinistra tiene uno stendardo, alza la destra in segno di benedizione.
Le spesse colonne tortili incorniciano Giovanni Battista a destra e Mosè a sinistra. Ai bordi della pala sono i quattro Evangelisti, ciascuno con il suo simbolo.
I due imponenti “candelabri angelici” in ottone furono realizzati dopo il 1686.

La Cena è una scultura di impostazione tradizionale con gli Apostoli intorno a una tavola rettangolare.

 

Link:
https://en.wikipedia.org/wiki/Budolfi_Church

Localizzazione: DANIMARCA – AALBORG. Cattedrale luterana di Botulfo
Periodo artistico: 1689
Rilevatore: AC

DANIMARCA – ASSENS – KÆRUM. Chiesa luterana di Kærum, Ultima Cena, 1893

La chiesa, edificata intorno al 1100 e una delle più antiche della regione, era in origine dedicata a san Lorenzo. La parte occidentale del presbiterio e la navata furono costruite in epoca romanica. La navata ha architravi angolari collegati ad un fregio a tutto sesto, i cui archi poggiano alternativamente su mensole e colonne nane, il fregio a tutto sesto del lato sud fu ricostruito nel 1891-94, quando la chiesa fu restaurata da N.P. Jensen. Durante il restauro furono riaperte diverse finestre romaniche. In epoca tardogotica il coro fu ampliato verso est e fu costruita la torre, entrambi in pietra. Nella parete sud del coro e in quella nord della navata sono state inserite lapidi romaniche. Nel vestibolo c’è una decorazione, sulla parete ovest la Passione, intorno alla porta nord c’è un san Cristoforo; datati probabilmente alla metà del XV secolo o forse a un periodo di poco successivo.

La mensa dell’altare presenta un pannello rinascimentale con arcate. La tavola dell’altare rinascimentale è menzionata nel libro delle visite di Jacob Madsen del 1595, in precedenza aveva ali più grandi.
I dipinti attualmente visibili furono realizzati dal pittore danese Jens Peter Møller (1783 – 1854) nel 1893; un dipinto precedente della pala ora è appeso sulla parete nord della navata .
Attualmente nel campo centrale vi è un’Ultima Cena di impostazione tradizionale.

 

 

Link:
https://web.archive.org/web/20110131095936/http://nordenskirker.dk/Tidligere/Kaerum_kirke/Kaerum_kirke.htm

 

Localizzazione: DANIMARCA – ASSENS – KÆRUM. Chiesa luterana di Kærum
Autore: Jens Peter Møller
Periodo artistico: 1893
Rilevatore: AC

DANIMARCA – AARHUS. Chiesa luterana con dipinto di Ultima Cena, 1958

La “Christianskirche” (Chiesa dei Cristiani) era in origine una piccola cappella sulla Randersvej ad Aarhus nel 1895. Fu ampliata, consacrata nel 1913 e dedicata al re Cristiano X.
Nel 1937 fu indetto un concorso di architettura per realizzare una nuova chiesa più grande, ma i progetti di costruzione furono ritardati fino al 1942 quando fu costruita una cripta che servì da chiesa temporanea dal 1946, quando fu demolito il vecchio edificio, al 1958, quando fu completata la nuova chiesa, che ha linee nette e un campanile esagonale. Il portico è basso e immette in un’aula ecclesiastica ampia e alta che può ospitare 500 persone.

 

La mensa dell’altare è in pietra e sopra fu posto un quadro che raffigura la Comunione / Ultima Cena, opera del 1958 del pittore danese Fritz Bruzelius (1919 – 1974).
La Cena si sviluppa in verticale; con uno stile moderno sono effigiati gli Apostoli attorno alla tavola su cui sono due pani, piatti, bottiglie e bicchieri.

 

Link:
https://en.wikipedia.org/wiki/Christian’s_Church

Localizzazione: DANIMARCA - AARHUS. Chiesa luterana
Autore: Fritz Bruzelius
Periodo artistico: 1958
Rilevatore: AC

DANIMARCA – KALUNDBORG – BREGNINGE. Chiesa luterana, altare con scultura di Ultima Cena di L. Jørgensen, 1654

La chiesa del villaggio di Bregninge del comune di Kalundborg ha il presbiterio con la parete est e la parte orientale della navata che risalgono al periodo romanico e sono costruiti con pietre. Nel XIII secolo la navata fu prolungata verso ovest. La sacrestia, l’armeria a nord (la zona dove anticamente venivano deposte le armi prima di accedere all’aula della chiesa) e la cappella a sud furono costruite all’inizio del XV secolo; la torre fu edificata nel tardo Medioevo. Le volte del coro e della navata furono realizzate all’inizio del XV secolo .
L’edificio fu restaurato nel 1941 e nel 1951.
L’aula della chiesa è caratterizzata da numerosi affreschi, i più antichi sono del XIV secolo, a cui ne furono aggiunti altri nel Quattrocento e Cinquecento, tutti restaurati.

 

L’altare ligneo fu realizzato nella bottega dello scultore danese Lorentz Jørgensen (prima del 1644 – circa 1681) per la cappella del castello di Dragsholm nel 1654, come indicato sulla parte superiore della pala. Fu acquistato per la chiesa di Bregninge nel 1668.
Gli Apostoli sembrano essere solo undici, Giuda è riconoscibile in primo piano a destra perché tiene in mano il sacchetto delle monete.

 

Link:
https://da.wikipedia.org/wiki/Bregninge_Kirke_(Kalundborg_Kommune)

http://danmarkskirker.natmus.dk/uploads/tx_tcchurchsearch/Holbaek_1715-1770.pdf

https://bregninge-kirke.dk/kirken/bregninge-kirke/

Localizzazione: DANIMARCA – KALUNDBORG – BREGNINGE. Chiesa luterana
Autore: Lorentz Jørgensen
Periodo artistico: 1654
Rilevatore: AC

SVEZIA – Isola di GOTLAND – BÄL. Chiesa luterana di Bäl, dipinto di Ultima Cena, 1664

L’attuale chiesa fu costruita nella prima metà del XIII secolo e sostituì un precedente edificio in pietra di cui rimangono ancora frammenti nel muro tra il coro e la navata. Della chiesa attuale, il coro è la parte più antica, successivamente furono costruite la navata e la torre.
La chiesa presenta due portali sulla facciata occidentale, uno che conduce al coro, e un portale principale più grande, situato sul lato sud della navata. Quello più piccolo è il più antico e conserva ancora lo stile romanico, mentre il portale principale è gotico e più elaborato. Inoltre, sulla facciata nord è presente un altro ingresso. Le aperture delle finestre sono tutte originali e non sono state modificate nei secoli successivi.

All’interno, la chiesa è decorata da affreschi realizzati tra il XIII e il XV secolo, successivamente ricoperti di calce e scoperti all’inizio del XXI secolo. Raffigurano la Passione di Cristo e scene della Bibbia. La chiesa conserva una croce trionfale (fine XIII secolo), un fonte battesimale (XIII secolo), e una scultura lignea medievale raffigurante Maria.


La pala dell’altare è barocca, eseguita nel 1664
e nel campo principale vi è un’Ultima Cena che riprende impostazione e caratteristiche tradizionali (panche, pavimento, Giuda a destra col sacchetto delle monete; sulla tavola agnello, pani e calici).

 

 

Link:
https://christermalmberg.se/gotlandskyrkor/kyrkor/bal.php

https://en.wikipedia.org/wiki/B%C3%A4l_Church

Localizzazione: SVEZIA – Isola di GOTLAND – BÄL. Chiesa luterana di Bäl
Periodo artistico: 1664
Rilevatore: AC

DANIMARCA – AARHUS – BORUM. Chiesa luterana, altare con Ultima Cena, 1701

Borum è un villaggio nel comune di Aarhus; la parte romanica più antica della piccola chiesa è costruita in conci di granito. Nella chiesa sono presenti diverse decorazioni scolpite in pietra e affreschi sacri.

 

La pala d’altare è un trittico del 1594, restaurata e parzialmente ridipinta nel 1939. Il basamento è stato rifatto nel 1980.
Il dipinto centrale è, come indica un’iscrizione, del 1701 e raffigura l’Ultima Cena secondo canoni tradizionali; infatti è basato su una stampa di Hendrich Goltzius del 1598.

 

Info da:
http://danmarkskirker.natmus.dk/uploads/tx_tcchurchsearch/Aarhus_1986-2008.pdf

Localizzazione: DANIMARCA – AARHUS – BORUM. Chiesa luterana
Periodo artistico: 1701
Rilevatore: AC

DANIMARCA – ODSHERRED – ASNÆS. Chiesa luterana, altare con Ultima Cena

Il coro e la navata della chiesa di Asnæs, città nel comune di Odsherred, furono costruiti intorno all’anno 1100; la torre risale al tardo Medioevo e il pulpito al 1600 circa.
La chiesa conserva sulla parete nord una pala del XV secolo; un crocifisso ligneo del XII secolo e il fonte battesimale in pietra del XIV.

L’attuale altare è del 1635, fatto erigere dal signore del castello di Dragsholm, Claus Daae. Molto elaborata, e datata, con uno stemma di re Cristiano IV.
Il campo centrale, 98 x 80 cm, raffigura l’Ultima Cena; fu successivamente dipinto direttamente sul legno originale dell’altare “come la pala d’altare di Åsted (Harre hrd., contea di Viborg) realizzata nel 1821 da A. F. Jæger, Viborg” (1).
L’Ultima Cena è di impostazione tradizionale, sullo sfondo due grandi colonne e una lampada appesa al soffitto.

 

Immagini da Wikimedia

Info e nota (1) da:
http://danmarkskirker.natmus.dk/uploads/tx_tcchurchsearch/Holbaek_2371-2410.pdf

Link:
https://www.visitdenmark.nl/denemarken/reis-plannen/asnaes-kirke-gdk618729

Localizzazione: DANIMARCA – ODSHERRED – ASNÆS. Chiesa luterana
Periodo artistico: XIX secolo?
Rilevatore: AC

ESTONIA – TALLIN. Chiesa svedese (luterana) di san Michele, altare con Ultima Cena, 1697 circa

L’Estonia dagli inizi del XVI secolo fino alla ‘Grande guerra del nord’ (1700-21) rimase sotto il dominio dell’Impero svedese e poi ceduta all’Impero russo con il trattato di Nystad del 1721. Gli svedesi estoni sono una minoranza storica dell’Estonia.

Nel 1716 il governatore dell’Estonia costrinse la “Congregazione Svedese di s. Michele” a lasciare l’ex chiesa del monastero di San Michele, situata in via Suur-Kloostri, dove la Congregazione era attiva dal 1 giugno 1631, perché fosse utilizzata come chiesa della guarnigione russa.
Per alcuni anni la Congregazione rimase senza chiesa fino al trasferimento nell’attuale sede nel 1733.
L’edificio che fu loro concesso faceva parte di un ospizio o di un complesso ospedaliero e la chiesa era stata costruita nel 1531.
In epoca sovietica, nell’edificio funzionava una palestra. Dal 1992 vi è tornata la chiesa luterana di S. Michele della parrocchia svedese. La chiesa è stata riconsacrata dopo un periodo di restauri nel 2002.

La chiesa conserva un altare barocco scolpito in legno, opera dello scultore e intagliatore svedese che lavorò a Tallinn tra la fine del XVII secolo e all’inizio del XVIII secolo, Joachim Armbrust.

 

 

 

La pala è un dipinto che raffigura l’Ultima Cena, di impostazione tradizionale.

 

Link:
https://en.wikipedia.org/wiki/St._Michael%27s_Church,_Tallinn

Localizzazione: ESTONIA – TALLIN. Chiesa svedese (luterana) di san Michele
Periodo artistico: 1697 circa
Rilevatore: AC

SVEZIA – LUND. Museo “Kulturen i Lund”, altare con scultura di Ultima Cena, XVIII secolo

“Cultura a Lund” è un museo sia al coperto che all’aperto che presenta una vasta collezione di edifici storici e splendidi giardini che si estendono su due siti adiacenti nel cuore della città.
Nel progetto della Kulturen i Lund era prevista una chiesa in legno e quando la chiesa di Bosebo dovette essere demolita nel 1894, fu acquistata, smantellata e spedita a Lund; qui fu ricostruita l’anno successivo a Kulturen dove doveva rappresentare il patrimonio religioso nel museo all’aperto appena iniziato.

 

La chiesa di Bosebo fu costruita in legno nel 1652 nella contea di Västbo nello Småland. Originariamente il soffitto interno era piatto, ma nel 1773 la chiesa fu dotata di un nuovo tetto in legno a volta sottile. Nel 1782 il soffitto e le pareti furono dipinti con motivi biblici da Sven Nilsson Morin.
Alcuni degli arredi della chiesa  attuale provengono da vari edifici sacri della Scania.

La pala d’altare raffigura l‘istituzione della Cena del Signore / Ultima Cena ed è opera di Johan Ullberg, uno degli intagliatori del legno del XVIII secolo più impiegati in Scania e nelle zone limitrofe. Si occupò personalmente anche della verniciatura, della doratura e dell’argentatura delle opere proprie e altrui. Questa pala d’altare originariamente si trovava nella chiesa di Rya in Scania.

La Cena è scolpita con uno stile popolare e colori vivaci. Gesù ha nella mano sinistra il calice e fa con la destra un gesto di benedizione. Gli Apostoli si affollano intorno a lui. La tavola è rappresentata di profilo con un’elaborata tovaglia.

 

 

Link:
https://www.kulturen.com/friluftsmuseum/bosebo-kyrka/

https://www.kulturen.com/vara-besoksmal/

Localizzazione: SVEZIA - LUND. Museo “Kulturen i Lund” - chiesa di Bosebo
Autore: Johan Ullberg
Periodo artistico: XVIII secolo
Rilevatore: AC

REPUBBLICA CECA – KOMORNĺ LHOTKA. Chiesa luterana, dipinto di Ultima Cena, XVIII secol

La chiesa “Evangelický kostel” fu inaugurata nel 1782-3, edificata in stile classicista, inizialmente solo come sala di preghiera senza torre, che fu aggiunta nel 1850. Nella prima metà del XIX secolo furono costruite gallerie nella chiesa. L’arredo della chiesa è barocco.

 

Conserva un altare con pala che raffigura l’Ultima Cena, di impostazione tradizionale.

 

Immagini da Wikimedia.

Link:
https://cs.wikipedia.org/wiki/Evangelick%C3%BD_kostel_(Komorn%C3%AD_Lhotka)

Localizzazione: REPUBBLICA CECA – KOMORNĺ LHOTKA. Chiesa luterana
Periodo artistico: XVIII secolo
Rilevatore: AC

REPUBBLICA CECA – NAWSIE. Chiesa luterana con dipinto di Ultima Cena

Nel villaggio municipale di Nawsie o Návsí sorge la “chiesa evangelica – luterana di Augusta” edificata nel 1820 con torre aggiunta nel 1849.

All’interno conserva un altare in stile neo-barocco con un dipinto che raffigura l’Ultima Cena di impostazione tradizionale.

 

Immagini da Wikimedia

Link:
https://pl.wikipedia.org/wiki/Nawsie_(Czechy)

Localizzazione: EPUBBLICA CECA – NAWSIE. Chiesa luterana
Periodo artistico: XIX secolo?
Rilevatore: AC

DAMINARCA – TØNDER. Chiesa di Cristo (luterana), altare con dipinto di Ultima Cena, XVII secolo

È una delle poche chiese gotiche costruite in Danimarca subito dopo la Riforma, nel 1592; ciò è indicato anche nel nome, poiché fu abolito il culto dei santi.

L’enorme pala d’altare fu donata nel 1695 dal cancelliere Friederich Jürgensen e da sua moglie, probabilmente in memoria della loro giovane figlia defunta, il cui bel ritratto non firmato è visibile, sopra l’Ultima Cena, nell’ovale sotto gli stemmi dei genitori.
La pala è un’opera in stile barocco, presumibilmente proveniente dal laboratorio di falegnameria e intaglio di Peter Petersen a Tønder. Nel complesso, mantiene i caratteri originali e solo alcune parti sono state rinnovate. Oltre a colonne tortili, gli evangelisti Matteo e Marco e figure di Virtù, ovunque si trovano angeli e putti. In alto si trova il Salvatore risorto con lo stendardo della vittoria. Nel piedistallo è raffigurata la preghiera nel Getsemani e nel campo superiore il trasporto della croce, realizzato secondo una stampa del pittore fiammingo Marten de Vos.

Nel campo principale si trova un dipinto dell‘Istituzione della Comunione / Ultima Cena, firmato “HC Wilrich 1695”. L’impostazione della Cena è tradizionale.

 

Link:
https://web.archive.org/web/20160327031040/http://www.toender-kristkirke.dk/kirkens-data/

https://de.wikipedia.org/wiki/Christkirche_(T%C3%B8nder)

Localizzazione: DAMINARCA – TØNDER. Chiesa di Cristo (luterana)
Autore: HC Wilrich
Periodo artistico: XVII secolo
Rilevatore: AC

GERMANIA – LIPSIA. Chiesa di San Tommaso, scultura di Ultima Cena, 1888

La  Thomaskirche, in cui è sepolto Johann Sebastian Bach,  fu ricostruita nel XV secolo e consacrata nel 1496. Già edificio religioso cattolico, nel 1539 la chiesa fu luogo della “predica di Pentecoste” di Martin Lutero. Seguendo gli sviluppi storici della Sassonia, divenne un luogo di culto protestante.
Gravemente danneggiata dal bombardamento aereo del 4 dicembre 1943, fu poi riedificata la volta e modificata la facciata.

Altare neogotico di Gesù
La pala dell’altare, progettato e costruito nel 1888 secondo il programma di immagine teologica del sovrintendente Oskar Pank sotto la direzione dell’architetto Constantin Lipsius (1832–1894), negli anni ’60 del XX secolo fu spostato nella sagrestia sud della chiesa. Dopo una fase di restauro durata due anni, durante i quali era stata installata una nuova mensa d’altare, dopo 53 anni l’altare di Gesù è stato restituito dalla sacrestia Petzoldt al presbiterio della chiesa di San Tommaso. È stato nuovamente rimesso in funzione nel 2016.

I rilievi rappresentano episodi della vita di Cristo; l’Ultima Cena al centro è un’opera di Oskar Rassau (1843–1912).

 

Link e immagini:
https://de.wikipedia.org/wiki/Thomaskirche_(Leipzig)

Localizzazione: GERMANIA – LIPSIA. Chiesa di San Tommaso
Autore: Oskar Rassau
Periodo artistico: 1888
Rilevatore: AC

DANIMARCA – RINGKØBING-SKJERN. Chiesa luterana di Dejbjerg con Ultima Cena, XVII secolo

Il presbiterio e la navata furono costruiti in epoca romanica. Nella muratura del coro a est è visibile una finestra romanica murata, a nord la finestra coeva è stata riaperta e vi fu inserito un riquadro in mosaico di vetro.
In epoca tardo-gotica la navata fu ampliata verso ovest con blocchi che avrebbero dovuto provenire dalla chiesa demolita di Finderup. Poco dopo fu eretta la torre.
Il presbiterio e la navata hanno soffitti con travi piatte.

La mensa dell’altare ha un paliotto rinascimentale del XVII secolo. Anche la pala d’altare è del 1600 circa; nel campo centrale c’è un dipinto che raffigura il sacramento della comunione / l’Ultima Cena. L’impostazione è quella tradizionale.

 

 

Link e immagini:
https://da.wikipedia.org/wiki/Dejbjerg_Kirke

Localizzazione: DANIMARCA – RINGKØBING-SKJERN. Chiesa luterana di Dejbjerg
Periodo artistico: XVII secolo
Rilevatore: AC

DANIMARKA – KERTEMINDE – MARTOFTE. Chiesa luterana di Stubberup con scultura di Ultima Cena, 1632

Non lontano da Odense, nel comune di Kerteminde vi è il villaggio di Martofte dove sorge la chiesa della parrocchia di Stubberup.
All’esterno è visibile la parte più antica di epoca romanica con un fregio ad arco a tutto sesto. La chiesa è menzionata per la prima volta nel 1488 ed era intitolata a san Lorenzo. Successivamente (1500-1600) si espanse verso est e ovest. La torre fu completata intorno all’anno 1600.

La pala d’altare è un’opera di intaglio, in stile tardo rinascimentale del 1632, come indica una iscrizione. Probabilmente fu acquisita per volere di Kirsten Hardenberg.
La tavola, 373 × 410 cm, è costruita architettonicamente e presenta rilievi ben scolpiti. Nel piedistallo  è rappresentata “l’Adorazione dei pastori” (secondo l’opera di Maerten de Vos del 1579); il campo superiore (circa 80 × 60 cm) mostra “Mosè e il serpente di rame”, un episodio dell’Antico Testamento che prefigura la Crocifissione: Mosé, per ordine di Dio (Numeri 21,4-9,) “allora fece un serpente di rame e lo mise sopra l’asta; quando un serpente velenoso aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita”.

Il campo centrale, un rettangolo di 170×121 cm, raffigura l‘Ultima Cena in altorilievo, lo schema fu tratto da un’incisione su rame di Hendrick Goltzius del 1598. Gesù e i discepoli si siedono attorno alla tavola su cuoi sono dei pani, un calice e un candeliere.

Il campo centrale è fiancheggiato dalle sculture di Mosè e Aronne, nonché dalle figure più piccole di Fede e Speranza.

 

Immagini da
https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g2549120-d3569310-Reviews-Stubberup_Kirke-Martofte_Kerteminde_Funen_and_Islands.html

Link:
http://danmarkskirker.natmus.dk/uploads/tx_tcchurchsearch/Odense_4729-4792.pdf

https://da.wikipedia.org/wiki/Stubberup_Kirke

Localizzazione: DANIMARKA - KERTEMINDE – MARTOFTE. Chiesa luterana di Stubberup
Periodo artistico: 1632
Rilevatore: AC

DANIMARCA – LOLLAND – VESTENSKOV. Chiesa luterana con dipinto di Ultima Cena, 1590

La chiesa, in stile romanico-gotico, fu costruita con mattoni rossi intorno al 1200. Di questa parte più antica, dopo le ristrutturazioni nel corso dei secoli, sono rimasti solo il presbiterio e la metà orientale della navata.

La pala d’altare è del 1590, ma in seguito modificata. Ora appare molto semplice e presenta nella parte centrale un dipinto dell’Ultima Cena del 1650, di impostazione tradizionale. Si identifica Giuda.
Questo dipinto dipinto, che sostituì un’opera precedente, fu donato alla chiesa nel 1770 dalla principessa danese Charlotte Amalie.
Sulla tela vi sono varie iscrizioni, la più antica del 1725. La pala  fu restaurata nel 1846.

 

Info sulla chiesa:
https://da.wikipedia.org/wiki/Vestenskov_Kirke

Localizzazione: DANIMARCA – LOLLAND – VESTENSKOV. Chiesa luterana
Periodo artistico: 1590
Rilevatore: AC

DANIMARCA – KERTEMINDE – DRIGSTRUP. Chiesa luterana con dipinto di Ultima Cena, XVIII secolo

La chiesa  si trova nel villaggio di Drigstrup a circa 3 km a ovest di Kerteminde.
Nel Medioevo la chiesa era dedicata a San Nicola. Il presbiterio e la navata furono costruiti in epoca romanica con massi squadrati angolari su un basamento smussato .

Sulla parete sud nel vano ovest della navata, è appeso, in una cornice a profilo semplice, un dipinto che raffigura l’Ultima Cena. Risale al XVIII secolo e probabilmente apparteneva a una pala d’altare smembrata prima del 1884 quando il quadro era già collocato sul soffitto.
Il dipinto è realizzato ad olio su tavola di 108,5 × 92 cm.
Gesù guarda verso l’alto, con le mani unite davanti al petto. Gli Apostoli sono seduti attorno al tavolo, Giuda, a sinistra in primo piano, è riconoscibile per il sacchetto delle monete che ha in mano.
Nel dipinto, il soffitto, le finestre e il tavolo sembrano ispirati del Cenacolo di Leonardo da Vinci adattato al formato qui utilizzato.

 

Info e immagini da:
http://danmarkskirker.natmus.dk/uploads/tx_tcchurchsearch/Odense_4075-4124.pdf

https://da.wikipedia.org/wiki/Drigstrup_Kirke

Localizzazione: DANIMARCA – KERTEMINDE – DRIGSTRUP. Chiesa luterana
Periodo artistico: XVIII secolo
Rilevatore: AC

DANIMARCA – EJLBY. Chiesa luterana con dipinto di Ultima Cena, 1781

La chiesa romanica fu edificata nel 1200. circa; originariamente era dedicata a Sant’Orsola. Dopo la Riforma del 1536, le immagini della Santa e delle sue vergini scomparvero dall’edificio.
La chiesa è stata ricostruita più volte, compresa la torre che un tempo aveva una parte superiore a graticcio con quattro timpani. La torre cadde nel XVII secolo, dopo le guerre svedesi del 1657-1660, quando i soldati e mercenari svedesi saccheggiarono e devastarono la Fionia, comprese le chiese.

 

Conserva una pala d’altare del 1781 firmata e datata da Niels Poulsen Dahlin e commissionata dai proprietari della chiesa Lauritz Lindegaard Jerstrup (1721-96) e sua moglie Dorothea Friderica Ebbesen (1749-93).
Il dipinto, che include un’illusione architettonica prospettica come cornice per dipinti di figura, è eseguito con pittura a olio su pannelli di pino e misura 277 × 236 cm.
Davanti alle coppie di colonne stanno gli evangelisti Matteo e Marco con i loro esseri simbolici; nella parte centrale è raffigurata la Crocifissione e sul piedistallo l’Ultima Cena o Istituzione dell’Eucaristia.
Gli Apostoli sono distribuiti simmetricamente attorno a una tavola rettangolare su cui è un agnello, pane e vino. Alcuni sono seduti accanto a Gesù, altri, in primo piano, sono inginocchiati in riferimento al sacramento della comunione.
Giuda, a sinistra, è riconoscibile per l’abito giallo e il sacchetto delle monete.

 

Info e immagini da:
http://danmarkskirker.natmus.dk/uploads/tx_tcchurchsearch/Odense_5821-5870.pdf

Localizzazione: DANIMARCA – EJLBY. Chiesa luterana
Autore: Niels Poulsen Dahlin
Periodo artistico: 1781
Rilevatore: AC

DANIMARCA – ØSTRUP. Chiesa luterana con dipinto di Ultima Cena, 1863

La chiesa era probabilmente dedicata a Sant’Anna e sono noti preti cattolici nominati dal 1493 e dal 1536.
La chiesa fu proprietà della Corona danese nel periodo della Riforma dal 1536 al 1678, quando Cristiano V cedette il diritto di patronato a Sidsel Knudsdatter Grubbe. Lo vendette poi a Johan Didrich von Wettberg di Østrupgård. La chiesa rimase di proprietà del maniero fino a quando passò a privati nel 1940.

Sull’altare è attualmente collocata una pala d’altare del 1863 con un dipinto di Christoffer Faber (1800 – 1869) che raffigura l’Istituzione della Cena del Signore / Ultima Cena.
Sulla tavola ci sono solo un calice e del pane.

 

Link:
https://da-m-wikipedia-org.translate.goog/wiki/%C3%98strup_Kirke?_x_tr_sl=da&_x_tr_tl=it&_x_tr_hl=it&_x_tr_pto=sc

Localizzazione: DANIMARCA – ØSTRUP. Chiesa luterana
Autore: Christoffer Faber
Periodo artistico: 1863
Rilevatore: AC

DANIMARCA – TØNDER – BRØNS. Chiesa luterana di Brøns, dipinto con Ultima Cena, 1630

La chiesa, nel sud della città, fu costruita tra il 1200 e il 1250 in tufo renano con aggiunte successive di blocchi e mattoni di granito locale. Il coro e l’abside con semicupola sono più antichi di diversi decenni della navata centrale. Ha una lunghezza di 48 metri e la torre tardo gotica in stile Tørninglehn fu aggiunta intorno al 1500.
La chiesa era originariamente dedicata a San Wittehad. Conserva dipinti murali sulla passione di Cristo e immagini anticattoliche post-riformistiche del 1530.

 

L’altare maggiore ha una elaborata pala del 1630 il cui campo centrale raffigura l’Ultima Cena di impostazione tradizionale.

 

Immagini da Wikimedia

Link:
https://de.wikipedia.org/wiki/Br%C3%B8ns_(T%C3%B8nder_Kommune)

Localizzazione: DANIMARCA – TØNDER – BRØNS. Chiesa luterana di Brøns
Periodo artistico: 1630
Rilevatore: AC

GERMANIA – FLENSBURG. Chiesa luterana di Santa Maria, altare con dipinto di Ultima Cena, 1598

La città dista solo 7 km dal confine danese e tra il 1460 e il 1864 fu il porto della monarchia danese secondo per importanza dopo Copenaghen.

Sulla parete est della chiesa si trova l’altare maggiore, donato nel testamento dal sindaco Dietrich Nacke. È il più grande altare tardo rinascimentale dello Schleswig-Holstein. Fu realizzato nel 1598 da Heinrich Ringerink e da un altro intagliatore. Jan von Enum  realizzò i dipinti. L’altare si eleva su tre piani, è strutturato da colonne e cariatidi e presenta una trabeazione riccamente decorata.

L’Ultima Cena è il dipinto centrale e appartiene al folto gruppo di opere del XVII secolo derivate ​​dall’Ultima Cena di  Peter Candid o Pieter de Witte (1548 circa – 1628). Purtroppo il dipinto originale di Candid non esiste più, ma è noto attraverso le stampe di Jan Sadeler.

Nel dipinto di Flensburh, di autore ignoto,  Giovanni e Giuda, che indossa una veste gialla e si rivolge verso lo spettatore, sono facilmente identificabili.

Vi sono alcune variazioni sia sullo sfondo che primo piano dove vi sono un tavolino con il pane e la cassa del vino.

 

Immagini da Wikimedia

Per approfondire la chiesa e l’altare vedere:
https://de.wikipedia.org/wiki/Marienkirche_(Flensburg)

Localizzazione: GERMANIA – FLENSBURG. Chiesa luterana di Santa Maria
Periodo artistico: 1598
Rilevatore: AC

DANIMARCA – Isole FAROE – TÓRSHAVN. Cattedrale luterana, altare con dipinto di Ultima Cena, 1647

La cattedrale è la seconda chiesa più antica delle Faroe, a Tinganes , nella città vecchia di Tórshavn. Dipinta di bianco e coperta di ardesia, fu fondata nel 1788. Dal 1990 è sede del vescovo delle Isole Faroe ed è quindi conosciuta come cattedrale.

Sulla parete nord della navata è collocata la pala d’altare del 1647, con il dipinto dell’Ultima Cena. L’iscrizione recita: “Gud Allermechtigste Hans Hellige Ord och Sacramenter Till Ere och denne Steed til Zirat haffuer Hans Sevrensen fordum Kiøbmand her paa Ferøe foraerit denne Altertaffle til Torßhaffns Kiercke 1647” che significa: “Per la gloria delle parole e dei sacramenti di Dio Onnipotente e per ornare questo luogo, Hans Sevrensen, ex commerciante delle Isole Faroe, donò questa pala d’altare alla chiesa di Torshavn nel 1647”.
Si tratta di un’opera piuttosto semplice del tardo Rinascimento, con una sezione centrale fiancheggiata da lesene, un piedistallo e una piccola sezione superiore.
Il dipinto della sezione centrale, l’Ultima Cena, misura 100 x 100 cm e appartiene al folto gruppo di dipinti danesi del XVII secolo derivati ​​dal dipinto di Peter Candid o Pieter de Witte  (1548 circa – 1628), pittore di corte di re Guglielmo V. Purtroppo il dipinto originale di Candid non esiste più, ma è noto attraverso le stampe di Jan Sadeler.

Si nota una differenza, cioè Giovanni è apparentemente seduto alla spalla destra di Gesù, ma un esame più attento mostra che l’immagine è semplicemente speculare rispetto all’incisione di Johan Sadeler.

L’altare fu restaurato nel 1961 e compare anche su un francobollo delle Isole Faroe.

 

 

 

 

Link:
https://en.wikipedia.org/wiki/T%C3%B3rshavn_Cathedral

Localizzazione: DANIMARCA – Isole FAROE – TÓRSHAVN. Cattedrale luterana
Periodo artistico: 1647
Rilevatore: AC

DANIMARCA – ODENSE. Cattedrale luterana di San Canuto, dipinto di Ultima Cena, 1649

La chiesa è chiamata così in onore del re danese Canuto (Knuds) IV detto “il santo”, ucciso nel 1086 dentro una chiesa in legno a Odense. La cattedrale fu edificata in memoria dell’evento a partire dal Trecento e ristrutturata nei secoli successivi.

Conserva un dipinto ad olio di 270 x 259 cm, attribuito al pittore Hans Schütte.

Il quadro era inserito in un altare della chiesa e si basa sullo stesso modello del dipinto nella cattedrale di Haderslev, vedi scheda.

 

Immagini da Wikimedia

Localizzazione: DANIMARCA – ODENSE. Cattedrale luterana di San Canuto
Autore: Hans Schütte
Periodo artistico: 1649
Rilevatore: AC

DANIMARCA – HADERSLEV. Cattedrale luterana di Nostra Signora con dipinto di Ultima Cena, 1641 circa

Verso il 1270 ebbe luogo una significativa ricostruzione dell’antica chiesa e aveva due navate laterali, la cui larghezza era la metà di quella della principale. La chiesa acquistò così dimensioni piuttosto considerevoli. Tra 1420 e 1440 vi fu una rielaborazione dell’edificio che fu ingrandito per diventare una cattedrale gotica. Un incendio nel 1627 distrusse parte della chiesa che fu finita di ricostruire nel 1650 con il grande timpano occidentale e attorno all’ingresso principale un vestibolo in uno stile di transizione tra il Rinascimento e il Barocco. Tutti i restauri successivi hanno conservato la chiesa nelle forme che aveva nel 1650.

Nella navata sud, in alto sulla parete, è appeso un olio su tavola, di 165 x 125 cm che proviene dalla precedente pala d’altare della chiesa, risalente all’anno 1641, donata dal segretario di contea Claus Knudsen Meyland e dalla moglie Cathrina, nata Heinemarck.
L’artista è ignoto e la scena è dipinta secondo lo schema di numerose pale d’altare, che risale all’immagine di Peter Candid o Pieter de Witte (1548 circa – 1628). Purtroppo il dipinto originale di Candid non esiste più, ma è noto attraverso le stampe di Jan Sadeler.

 

Gli Apostoli sono intorno al tavolo, a destra in primo piano con la borsa dei soldi, Giuda in abito rosso si volge verso lo spettatore.

 

 

Info e immagine da:
https://da.wikipedia.org/wiki/Nadverbilledet_i_Haderslev_Domkirke

Localizzazione: DANIMARCA – HADERSLEV. Cattedrale luterana di Nostra Signora
Periodo artistico: 1641
Rilevatore: AC

DANIMARCA – LOLLAND – KØBELEV. Chiesa luterana di Købelev, altare con dipinto di Ultima Cena, 1841

La chiesa fu costruita probabilmente intorno al 1300. Nel Medioevo era dedicata a San Nicola. Sia prima che dopo la Riforma era di proprietà della Corona; successivamente passò alla Baronia di Frederiksdal. Nel 1801 la chiesa fu venduta agli abitanti della parrocchia.
Il soffitto piatto in legno fu sostituito in epoca tardogotica con una volta a stella.


La pala d’altare contiene un dipinto del 1841, opera del pittore danese, esponente del Neoclassicismo, Christoffer Wilhelm Eckersberg (1783 – 1853).
Raffigura un’Ultima Cena di impostazione tradizionale.
Gli Apostoli sono solo 11: una sedia vuota – di Giuda – è a destra in primo piano.

 

Link:
http://www.danmarks-kirker.dk/lol_fal/kobelev_lol.htm

Localizzazione: DANIMARCA – LOLLAND – KØBELEV. Chiesa luterana di Købelev
Autore: Christoffer Wilhelm Eckersberg
Periodo artistico: 1841
Rilevatore: AC

GERMANIA – Isola di RÜGEN – GUSTOW. Chiesa luterana, altare con Ultima Cena, 1720 circa

Il coro della chiesa fu il primo ad essere costruito intorno al 1250. La navata principale con la volta fu completata nel XV secolo. Le parti superiori furono sostituite con mattoni in stile barocco tra il 1708 e il 1734 dopo un incendio nel 1677 .

 

Al periodo barocco, intorno al 1720, risale la pala d’altare con il dipinto dell’Ultima Cena di impostazione tradizionale.
Sulla tavola rotonda vi sono solo un calice e un pane.

 

 

Link e immagini:
https://de.wikipedia.org/wiki/Dorfkirche_Gustow

Localizzazione: GERMANIA – Isola di RÜGEN – RUSTOW. Chiesa luterana
Periodo artistico: 1720
Rilevatore: AC

DANIMARCA – LOLLAND – BRANDESLEV. Chiesa luterana di Brandeslev, altare con scultura di Ultima Cena, 1648

Non si sa quando fu edificata la parte più antica della chiesa, in stile romanico con grandi mattoni medievali rossi (ora imbiancati). L’attuale torre di collegamento in legno fu costruita nel 1744.

La pala d’altare barocca, in rovere dipinto con oro, è del 1648 circa. La struttura e la raffigurazione della Comunione / Ultima Cena è simile ad altre di Henrik Werner (prima del 1636 –dopo il 1669, intagliatore di origini tedesche che lavorò in Danimarca da quando immigrò nel 1636 circa), come a Maribo, ma gli ornamenti sono più sobri.

Gli Apostoli sono raggruppati alle estremità e dietro il tavolo, e la parete di fondo era probabilmente originariamente riccamente decorata, come le pale di MariboArnige , ma qui si è conservato solo un drappo dietro la testa di Cristo. La cornice del campo grande ha i profili con sopra due mensole a testa d’angelo. Nelle nicchie laterali vi sono due figure femminili con calice e disco. Alla base vi è un grande piedistallo con iscrizione evangelica ovale, fiancheggiata da due teste d’angelo. Sopra la parte centrale c’è un fregio.
La parte superiore è un cartiglio coronato con il monogramma di Cristiano IV circondato dagli scudi dello stemma reale e fiancheggiato di cartigli più piccoli con le iniziali di Federico III e Sofia Amalies.

Altre sculture di Ultima Cena di Werner, vedi scheda Copenaghen

 

Link:
http://danmarkskirker.natmus.dk/uploads/tx_tcchurchsearch/Maribo_0468-0480.pdf

Localizzazione: DANIMARCA - LOLLAND - BRANDESLEV. Chiesa di Brandeslev
Autore: Henrik Werner
Periodo artistico: 1648
Rilevatore: AC

DANIMARCA – Isola di MØN – ELMELUNDE. Chiesa luterana di Elmelunde con affreschi e scultura di Ultima Cena, 1646

È la chiesa più antica dell’isola di Møn, forse costruita su un sito dove un tempo sorgeva una chiesa in legno. Il tumulo piatto, a nord della chiesa, si ritiene sia un cimitero dell’età del bronzo. La chiesa attuale risale al 1085 quando furono costruite parti dell’attuale coro e della navata in stile romanico. Di questo periodo rimangono solo l’arco trionfale e le pareti laterali. I primi ampliamenti furono effettuati intorno al 1200 quando la chiesa fu ampliata verso ovest. I lavori della torre iniziarono intorno al 1300 ma furono completati solo nel 1500. Il soffitto ligneo fu sostituito da una volta a crociera gotica nel 1462.
I numerosi affreschi ben conservati della chiesa, detti kalkmalerier, ricoprono la volta gotica della navata e del coro. Come i murali in due delle altre chiese di Møn, Keldby e Fanejord, furono dipinti in stile gotico dal cosiddetto “!Maestro di Elmelund”, probabilmente verso la fine del XV secolo. Nel cosiddetto stile Biblia pauperum, presentano molte delle storie più popolari dell’Antico e del Nuovo Testamento.
Nel XVI secolo, in seguito alla Riforma, gli affreschi furono ricoperti da strati di calce che li hanno nascosti alla vista fino al 1885 quando furono riscoperti, da cui il nome dell’artista. Nel 1969, il Museo Nazionale danese intraprese importanti lavori di restauro sulle pitture murali.
Vi è anche la rappresentazione dell’Ultima Cena, con gli Apostoli schierati dietro la tavola.

La pala d’altare del 1646 fu riccamente scolpita da Henrik Werner (prima del 1636 –dopo il 1669), intagliatore di origini tedesche che lavorò in Danimarca da quando immigrò nel 1636 circa. Fu donata dalla figlia del re Cristiano IV, Leonora Christina, e da suo marito Corfitz Ulfeldt.

Il campo centrale è una rappresentazione dell’istituzione della Comunione o Ultima Cena. Davanti alla tavola ben apparecchiata con anche un agnello; Giuda siede con una borsa contenente trenta pezzi d’argento del tradimento. Nella nicchia a sinistra è raffigurato l’evangelista Marco (simbolo: il leone). Nella nicchia destra, Giovanni Evangelista (simbolo: l’aquila). Sull’ala sinistra c’è lo stemma di Leonora Christina, a destra quello di Corfitz Ulfeldt.  Sulla pala ci sono anche citazioni evangeliche.

​Altre opere simili di Werner,vedi scheda Copenaghen/

 

Immagini da: https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g189539-d3574465-Reviews-Elmelunde_Kirke-Stege_Moen_Vordingborg_Municipality_South_Zealand_Zealand.html#/media-atf/3574465/207088597:p/?albumid=-160&type=0&category=-160

Localizzazione: DANIMARCA – Isola di MØN – ELMELUNDE. Chiesa di Elmelunde
Periodo artistico: XV secolo e 1646
Rilevatore: AC

DANIMARCA – LOLLAND – ARNIGE. Chiesa luterana di nostra Signora con scultura e affresco di Ultima Cena,1664

La pala d’altare barocca della bottega di Henrik Werner dell’anno 1644. Stessa costruzione della pala d’altare di Maribo. Altre opere simili di Werner
vedi scheda Copenaghen.

La coppia di colonne più esterna è stata sostituita da due lesene ed erme angeliche in alto, e nelle nicchie laterali statuette degli evangelisti Matteo e Marco. Sopra il grande cornicione sono le statuette degli evangelisti Giovanni e Luca e nella parte superiore due blasoni scolpiti appartenenti allo sceriffo di Halsted Kloster Just Frederik von Papenheim e la moglie Regitze Urne.
Restaurata nel 1937.

 


Sopra la volta della navata si sono conservati resti di affreschi della seconda metà del XIV secolo, dipinti su sottile strato di calce piuttosto ruvida.
Nella parte più orientale della parete sud si trova una scena di Comunione o Ultima Cena, la meglio conservata. Cristo e gli Apostoli, ne sono raffigurati solo dieci, siedono dietro un tavolo coperto da una tovaglia che cade a pieghe rigide sul davanti. Dei volti solo uno è ben conservato.

Link:
https://www.natmus.dk/uploads/tx_tcchurchsearch/Maribo_0315-0327.pdf

 

La chiesa è considerata una delle più antiche di questa parte del paese, poiché è stata costruita in mattoni nel XII secolo.

Localizzazione: DANIMARCA – LOLLAND (Comune) – ARNIGE. Chiesa luterana di nostra Signora
Rilevatore: AC

DANIMARCA – LOLLAND – MARIBO. Cattedrale luterana di Nostra Signora, altare con scultura di Ultima Cena, 1638

La chiesa fu edificata nei primi anni del XV secolo annessa a un monastero. Nel 1418, in connessione con il riconoscimento del monastero, il Papa decretò che la città fosse essere ribattezzata “Habitaculum Mariae” (la comunità di Maria), portando così all’adozione del danese Marienbo, che diventò in seguito Maribo. Dopo la riforma in Danimarca nel 1536, il monastero continuò ad esistere, ma nel 1556 fu convertito in un convento protestante. Quando la chiesa principale del paese bruciò nel 1596, la chiesa del convento diventò la chiesa parrocchiale di Maribo. Dopo che il convento fu demolito nel 1621, la proprietà della chiesa fu trasferita alla città. Dal 1803, con l’istituzione della diocesi Lolland-Falster, la chiesa è indicata come cattedrale, ma solo nel 1924 ricevette ufficialmente lo status di “domkirke”.

 

Conserva un altare ligneo scolpito nel 1641 da Henrik Werner (prima del 1636 –dopo il 1669), intagliatore di origini tedesche che lavorò in Danimarca da quando immigrò nel 1636 circa.
Al centro in basso un‘Ultima Cena di impostazione simile ad altre sue opere, ad esempio quella dell’altare conservato a  Copenaghen e quella a Stubbekøbing.

 

Immagini da Wikimedia

Link:

http://danmarkskirker.natmus.dk/uploads/tx_tcchurchsearch/Maribo_0029-0088.pdf

Localizzazione: DANIMARCA – LOLLAND (Comune) – MARIBO. Cattedrale luterana di Nostra Signora
Autore: Henrik Werner
Periodo artistico: 1638
Rilevatore: AC

DANIMARCA – SORØ. Chiesa luterana del monastero di Sorø, altare con dipinto di Ultima Cena, 1656


Il monastero fu fondato dall’arcivescovo danese Absalon e costruito dai cistercensi nel periodo dal 1161 al 1201. È fatto di mattoni rossi, un materiale nuovo per l’epoca. È costruito in stile simile all’Abbazia di Fontenay.

 

La pala d’altare fu realizzata nel 1656 da Henrik Werner (prima del 1636 –dopo il 1669), intagliatore di origini tedesche che lavorò in Danimarca da quando immigrò nel 1636 circa. Il contratto per l’opera fu firmato insieme allo scultore Lorentz Jørgensen e al pittore danese di origine olandese Abraham Wuchters (Anversa, 1608 – Sorø, 1682).

 

Al centro in basso l’Ultima Cena, dipinta da Wuchters invece che scolpita come in altre opere dello scultore Werner  vedi scheda Copenaghen

Sulla tavola solo il calice; Cristo sta spezzando un pane.

Localizzazione: DANIMARCA – SORØ. Chiesa luterana del monastero di Sorø
Autore: Abraham Wuchters 
Periodo artistico: 1656
Rilevatore: AC

DANIMARCA – REBILD – SØNDERUP. Chiesa luterana di Sønderup, altare con scultura di Ultima Cena, fine XVII secolo

 

La chiesa fu costruita negli anni 1100-1200 e successivamente fu aggiunta una torre.

 

 

L’altare barocco della fine del XVII secolo si trovava precedentemente nella chiesa di Hobro, che fu demolita.

Fu scolpito da Laurits Jensen Essenbæk.

Nella parte centrale, in basso, ha una scultura che raffigura un’Ultima Cena di impostazione tradizionale.

 

 

Link:
https://www.sonderupsuldrupkirke.dk/kirkerne/altertavle-soenderup

Localizzazione: DANIMARCA - REBILD (Comune) - villaggio di SØNDERUP. Chiesa luterana di Sønderup
Periodo artistico: fine XVII secolo circa
Rilevatore: AC

DANIMARCA – REBILD – SULDRUP. Chiesa luterana di Suldrup, altare con Ultima Cena, XVII secolo

La parte più antica della chiesa risale al XIII secolo. Potrebbe però essere stata ricostruita intorno al 1500. La chiesa si caratterizza, tra l’altro, per il fatto che gran parte degli arredi sono stati prelevati da altre chiese. Il pulpito, l’altare e la mensa dell’altare provengono dalla chiesa abbandonata di Buderup e hanno circa 400 anni. La torre, che ha una speciale guglia a graticcio, fu aggiunta solo nel 1944.

Conserva una pala d’altare della fine del 1600 con al centro in basso una tela che raffigura lUltima Cena.

 

 

Link:
https://www.sonderupsuldrupkirke.dk/kirkerne/altertavle-suldrup

 

Localizzazione: DANIMARCA - REBILD (Comune) - villaggio di SULDRUP. Chiesa luterana di Suldrup
Periodo artistico: fine XVII secolo circa
Rilevatore: AC

DANIMARCA – STUBBEKØBING. Chiesa luterana di Sønder Kirkeby, scultura con “Ultima Cena” di H. Werner, 1639

La chiesa risale al XII secolo, ma fu fortemente modificata durante il restauro del 1865.

Conserva una pala d’altare scolpita in legno di quercia e parzialmente dorata, opera di Henrik Werner (prima del 1636 –dopo il 1669), intagliatore di origini tedesche che lavorò in Danimarca da quando immigrò nel 1636 circa.
Il 22 luglio 1639, lo scultore convocò il parroco di Kirkeby per ottenere il pagamento del lavoro. L’altare, in stile barocco molto elaborato, è diviso in tre campi, quello centrale contiene la scena della Comunione/Ultima Cena, tipica degli altari dello scultore, ma il drappeggio sullo sfondo rompe la cornice. Il grande cornicione è ridotto ad una modanatura stretta e profilata; sopra le grandi colonne, due mensole con teste d’angelo sorreggono una coppia di cornicioni con le statuette dei santi Luca e Giovanni. La parte superiore reca al centro lo stemma del Meclemburgo, e alle estremità altri due blasoni.

La Cena raffigura gli Apostoli intorno a una tavola rettangolare, in primo piano di spalle la figura di Giuda.

Altre opere simili di Werner: vedi scheda Copenaghen

 

 

Link:
http://danmarkskirker.natmus.dk/uploads/tx_tcchurchsearch/Maribo_1379-1391.pdf

https://www.3kirkerpaafalster.dk/?Sdr._Kirkeby_kirke

Localizzazione: DANIMARCA - STUBBEKØBING. Chiesa di Sønder Kirkeby
Autore: Henrich Werner
Periodo artistico: 1639
Rilevatore: AC

DANIMARCA – COPENAGHEN. Statens Museum for Kunst, bassorilievo con Ultima Cena, 1638

Pala d’altare proveniente dalla cappella del castello di Orebygård, scolpita nel 1638 da Henrik Werner (prima del 1636 –dopo il 1669), intagliatore di origini tedesche che lavorò in Danimarca da quando immigrò nel 1636 circa.

La scena centrale dell’elaborata pala è una Ultima Cena, rappresentata con vividi dettagli.

Gli Apostoli sono seduti dietro la tavola tranne due, uno di essi, a destra, è Giuda riconoscibile perché tiene la borsa con il denaro.

 

Immagine da Wikimedia

Altre opere simili di Werner: vedi scheda Stubbekobing ; scheda Maribo ; scheda Arnige ; scheda Brandeslev ; scheda di Elmelunde


Nel Museo è conservato anche il calco in gesso di bassorilievo “La Lavanda dei piedi, L’Ultima Cena” .
L’originale è la scultura in marmo  nella facciata ovest della Chiesa di Saint-Gilles-du-Gard, circa 1160, romanico francese.    vedi scheda

Inventario numero KAS2906/19   Non esposto
Acquisito nel 2010 .

Link:
https://open.smk.dk/artwork/image/KAS2906/19

Localizzazione: DANIMARCA – COPENAGHEN. Statens Museum for Kunst
Autore: Henrik Werner
Periodo artistico: 1638
Rilevatore: AC

DANIMARCA – COPENAGHEN. Statens Museum for Kunst, vari dipinti con Ultima Cena

Olio su rame di 23,5 x 30 cm. “La Santa Comunione” (Ultima Cena). Seconda metà XV secolo.
Opera del pittore Girolamo Muziano (Brescia, 1532 – Roma, 1592).

Inventario numero KMSsp12 Non esposto (Immagine in alto)

La Cena riprende stilemi manieristici e tipici della Controriforma.

Link:
https://open.smk.dk/artwork/iiif/KMSsp12


Olio su tela di 65 x 83 cm. “La Santa Comunione” (Ultima Cena). Seconda metà XVII secolo.
Opera del pittore fiammingo di ambito caravaggesco Gerard Seghers (o Segers) (Anversa, 1591 – Anversa, 1651).


Inventario numero KMSsp227 Non esposto
Acquisito nel 1763. Nel 1872 era a Fredensborg, nel Museo nel 1965.

Gli Apostoli sono seduti intorno alla tavola in pose dinamiche.

Link:
https://open.smk.dk/artwork/image/KMSsp227


Olio su tela di 334 x 191 cm. “Ultima Cena”. Dipinto per la Cappella del castello di Frederiksberg a Hillerod.
Opera del 1711 di Hendrik Krock (1671 – 1738), dal 1706 pittore di corte dei re danesi.


Inventario numero KMS1092 Non esposto

La Cena, illuminata da una lampada centrale su soffitto, si sviluppa in altezza e presenta oltre agli Apostoli e Cristo dei servitori.

Link:
https://open.smk.dk/artwork/image/KMS1092


Olio su tela di 162 x 196 cm. “La Cena. Pala d’altare”. Datato 1829. Opera del pittore danese Christoffer Wilhelm Eckersberg (Blåkrog, 1783 – Copenaghen, 1853).

Numero di inventario DEP609   Non esposto
La Cena rispecchia lo stile Neoclassico di cui fu esponente il pittore.

Link:
https://open.smk.dk/artwork/image/DEP609

 


Il Museo con serva molte stampe e disegni sul tema dell’Ultima Cena, vedi
https://open.smk.dk/art?q=The%20last%20supper&page=0

Localizzazione: DANIMARCA – COPENAGHEN. Statens Museum for Kunst
Rilevatore: AC

BELGIO – LOVANIO. Sint-Kwintenskerk, Ultima Cena di Jan Willems, 1522-5

La Sint-Kwintenskerk / Chiesa di San Quintino fu ricostruita (resti dell’antica cappella romanica rimangono solo alla base del campanile) tra il 1440 e il 1450 in stile gotico.

 

Tra i due altari del transetto sud (destra) è appesa l’Ultima Cena, olio su tavola di rovere di 94 x 180 cm.
Realizzata circa tra 1520 e 1525; la Chiesa nel 2022 ha festeggiato il 500° anniversario del dipinto.
È l’unica opera sopravvissuta di Jan Willems (1501 circa – 1547/8), pittore olandese meridionale attivo a Lovanio e “pittore cittadino” tra il 1527 e il 1548.
Firmata “I W.” Sul pannello a destra vi è l’iscrizione: “Diliges. Do / minum Deum / tuum ex to / to corde tuo /”

Gli Apostoli sono seduti attorno alla tavola rettangolare tranne Giuda, in veste gialla e con la borsa alla cintura, raffigurato in primo piano a destra mentre sta uscendo dalla sala. A terra al centro un cagnolino e sullo sfondo finestre bifore e, alle due estremità, scene con vari personaggi.

Immagini da Wikimedia e da:
https://www.kerknet.be/pastorale-zone-leuven-aan-de-dijle/evenement/feestzitting-500-jaar-%E2%80%9Chet-laatste-avondmaal%E2%80%9D

https://balat.kikirpa.be/photo.php?path=X007739&objnr=58402&lang=en-GB

https://kerkfotografie.be/sint-kwintenskerk-leuven/

Localizzazione: BELGIO – LOVANIO. Sint-Kwintenskerk
Autore: Jan Willems
Periodo artistico: 1522-5 circa
Rilevatore: AC

SVEZIA – STOCCOLMA. Museo Nazionale, disegno con Ultima Cena di P. Ligorio, XVI secolo

Penna e inchiostro bruno, acquerellato in blu, lumeggiato con bianco su carta marrone chiaro, segni di fori per esercitarsi. Dimensioni del foglio 28,5 x 15,1 cm
Opera dell’architetto, pittore e antiquario Pirro Ligorio (Napoli, 1513 – Ferrara, 1583)
Inventario numero NMH Anck 362
Acquistato nel 1896 da Semmi Josephson

La Cena è raffigurata con uno scorcio verticale; Gesù, al centro del lato corto della tavola, ha in mano un pane(?). Molti cibi e stoviglie sono sulla tavola.

 

Link:
https://collection.nationalmuseum.se/eMP/eMuseumPlus?service=direct/1/ResultListView/result.t1.collection_list.$TspTitleImageLink.link&sp=10&sp=Scollection&sp=SfieldValue&sp=0&sp=0&sp=3&sp=SdetailList&sp=0&sp=Sdetail&sp=0&sp=F&sp=T&sp=5

Localizzazione: SVEZIA - STOCCOLMA. Museo Nazionale
Autore: Pirro Ligorio
Periodo artistico: XVI secolo
Rilevatore: AC

USA – WASHINGTON. Smithsonian American Art Museum, Ultima Cena di H. Siddons Mowbray, 1915-25

Olio su tela di 63,1 x 141,9 cm
Ultima Cena
Dipinto tra 1915 e 1925 dal pittore statunitense Henry Siddons Mowbray (1858–1928)
Inventario numero 1981.155.2 Non esposto
Dono di Hugh McK. Jones

La Cena riprende antiche iconografie tradizionali con gli Apostoli schierati dietro una tavola a “U”, ma senza caratterizzare alcune figure (Giovanni, Giuda).

 

Link:
https://americanart.si.edu/artwork/last-supper-18018

https://it.wikipedia.org/wiki/Henry_Siddons_Mowbray

Immagine da Wikimedia

Localizzazione: USA – WASHINGTON. Smithsonian American Art Museum
Autore: Henry Siddons Mowbray
Periodo artistico: 1915-25
Rilevatore: AC

USA – PHILADELPHIA. Museum of Arts, Ultima Cena di J. McCarthy, seconda metà XX secolo

Olio su masonite di 50,8 x 78,7 cm. 
Opera di Justin McCarthy (1891 – 1977), artista statunitense autodidatta; il suo stile fu definito “espressionista naif”.
Inventario numero 2001-168-3 Non esposto.

Dono al Museo di Nancy Green Karlins e Mark Thoman, 2001

Link:
https://philamuseum.org/collection/object/121520

https://en.wikipedia.org/wiki/Justin_McCarthy_(artist)


Un’altra Ultima Cena è in collezione privata.

Localizzazione: USA – PHILADELPHIA. Museum of Art
Autore: Justin McCarthy
Periodo artistico: seconda metà XX secolo
Rilevatore: AC

AVIGLIANA (TO). Cappella della Madonna del Ponte, con affresco dell’Ultima Cena

La cappella della Madonna del Ponte presso Avigliana (To) conserva un ciclo pittorico di notevole rilevanza per il contesto pittorico del Piemonte occidentale della prima metà del Quattrocento finora mai analizzato nel dettaglio.
Lo stile degli affreschi rivela come la cultura della bottega qui attiva sia chiaramente ispirata alla pittura del torinese Giacomo Jaquerio, pur mantenendo tuttavia una certa autonomia.
La cappella in cui si trovano le pitture, intitolata ufficialmente alla Madonna della Neve ed ora di proprietà privata, si erge su una piccola altura isolata, denominata anticamente Porcairano, a fianco del fiume Dora Riparia. La posizione strategica del monticello, posto al centro di importanti vie di comunicazione, attirò gli interessi della potente abbazia della Novalesa che nel 1245 acquisì la tenuta dal miles Petrus de Chamusso, in cui forse era già presente una casa-forte (ora convertita ad abitazione), costruendovi una cappella ed un ponte che diede il nome di comodo all’edificio.
Fatta eccezione per il periodo compreso tra il 1431 e il 1467 circa, in cui la tenuta fu al centro di una contesa in particolare con la comunità aviglianese, il Porcairano rimase sotto il diretto controllo del centro monastico novalicense fino alla seconda metà del Cinquecento, quando venne affidato inizialmente a privati e, in seguito, al convento di Sant’Agostino di Avigliana.
Il beneficio, persa ormai la sua importanza, venne quindi lasciato all’incuria sostanzialmente fino alla sua privatizzazione, seguita alla soppressione napoleonica degli agostiniani aviglianesi.
Nonostante i drastici interventi ottocenteschi avessero modificato l’aspetto del Porcairano, la cappella conservò il suo impianto medievale con presbiterio quadrato chiuso da volta a crociera, decorato all’esterno da motivi fittili ad archetti, ed una navata occidentale antistante.
Gli affreschi, che dovevano in origine decorare buona parte dell’edificio, vennero solo parzialmente liberati dalla scialbatura ottocentesca da Giacinto Genero, allora proprietario della tenuta, tra gli anni Cinquanta-Sessanta del secolo scorso. Questi lavori fecero emergere diversi frammenti di un ciclo pittorico sulle pareti del presbiterio e lungo il lato destro della navata (ora adibita a deposito e chiusa da un muro verso l’area presbiteriale).

Fonte: Intorno a Giacomo Jaquerio. Gli affreschi della Madonna del Ponte di Avigliana e alcune riflessioni sulla pittura tardogotica nel Piemonte nord-occidentale, Simone Bonicatto, in “Studi di Storia dell’Arte” Todi (Pg) n. 32 – 2021, Editart 2022

Nella zona del sacello, sulla parete sud, si possono ammirare, disposti su due registri, la Visitazione ed Adorazione dei Pastori, l’Adorazione dei Magi, la Fuga in Egitto, tutte opere da collegare strettamente ad alcuni cicli di affreschi della precettoria di Sant’Antonio di Ranverso e realizzati certamente da un raffinato maestro di ambito jaqueriano. Si devono istituire rapporti stretti fra questi affreschi e quelli dipinti da un anonimo maestro in ambito jaqueriano che lavorò a Ranverso nella cappella delle Storie della Vergine; in particolare si deve poi notare la forte affinità che esiste fra i volti dei tre re Magi della Madonna del Ponte e alcuni Profeti dipinti da Jaquerio nel presbiterio di Ranverso. Un ulteriore elemento di raccordo con Ranverso è costituito dal velario decorativo che è affrescato nella parte bassa della chiesetta: è assai simile a quello che appare in alcune parti della chiesa di Sant’Antonio di Ranverso ed è formato da un drappo rosso con bordi di ricca pelliccia.
La parete nord in gran parte è ricoperta ancora dallo scialbo, emergono tuttavia alcuni elementi di grande interesse fra cui spicca una scritta, posta a metà della parete, con un nome ed una data: “… de Sarrola, MCCCCXXVI …”
Nella parete inferiore, al di sotto della scritta, si scorge l’Ultima Cena(1425-1430 c.) di iconografia singolare; tutti gli apostoli sono infatti inseriti in gotiche nicchie, quasi frati seduti negli stalli di un coro. Purtroppo mutila.


Nella zona che costituiva la navatella per i fedeli si vedono, sulla parte sud della muraglia, libere da intonaci, due figure: un bel San Pietro e l’elegantissima immagine di San Michele Arcangelo rivestito di armatura argentea e mantello, mentre colpisce con la lancia il drago e con l’altra mano regge la bilancia.
L’armatura dell’arcangelo ha ginocchiere e spallacci con protomi leonine, come nel San Michele del Castello di Fenis. I colori, attenuati dal tempo, sono in prevalenza argentei e rosati, con tocchi di ocra dorata per le protomi e corallo pallido per il mantello.

 

Fonte: “Il Millennio Composito di San Michele della Chiusa – Documenti e Studi interdisciplinari per la conoscenza della vita monastica clusina – Vol. I”, Italo Ruffino, Maria Luisa Reviglio della Veneria (a cura di), Melli Editrice, Borgone di Susa (To), 1996, pp. 61-64.

 

Fotografie dell’Ultima Cena di Daniele  Baroetto da: https://www.facebook.com/groups/269597446741/permalink/10153908239326742/

Localizzazione: AVIGLIANA (TO). Cappella della Madonna del Ponte
Autore: ignoto, di scuola jaqueriana
Periodo artistico: XV sec.
Fruibilità: proprietà privata
Data ultima verifica: 17/12/2023
Rilevatore: Feliciano Della Mora

USA – ATHENS. Georgia Museum of Art, scultura lignea con Ultima Cena, XX secolo

Legno intagliato e dipinto 55,9 × 111,8 cm.
Opera dell’artista afroamericano della Georgia, Leroy Almond (1938 – 1997).
Inventario numero 2013.505
Dono di Sharon Cooper al Georgia Museum of Art, Università della Georgia.

Attorno al tavolo gli Apostoli e Cristo raffigurati come afroamericani.

Link:
https://emuseum.georgiamuseum.org/objects/18472/last-supper?ctx=4ac5fe8ae65fc5ec0707b8c46346da78055c0811&idx=6463

Info su Leroy Almond:
https://artandtheology.org/2022/03/15/lent-12/

Localizzazione: USA – ATHENS. Georgia Museum of Art - University of Georgia
Autore: Leroy Almond
Periodo artistico: seconda metà XX secolo
Rilevatore: AC

BELGIO – BRUXELLES. Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique, Ultima Cena di A. Bouts, 1530

Olio su pannello ligneo 102,5 x 72 cm. Datato 1530 circa
Retablo del Santo Sacramento” o Ultima Cena
Opera di Albrecht Bouts o Maestro dell’ Assunzione di Maria (attivo a Lovanio 1451/55 – 1549) pittore dei Paesi Bassi meridionali.
Inventario numero 2589   Acquistato dal duca d’Engelbert d’Arenberg, Bruxelles, 1873

L’Ultima Cena raffigura gli Apostoli attorno a una tavola rettangolare; in primo piano a sinistra in abito giallo è Giuda.

 

Immagini da Wikimedia

Link:
https://fine-arts-museum.be/fr/la-collection/albrecht-bouts-retable-du-saint-sacrement

Localizzazione: BELGIO – BRUXELLES. Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique
Autore: Albrecht Bouts
Periodo artistico: 1530

PAESI BASSI – UTRECHT. Centraal Museum, trittico con Ultima Cena, 1521

Olio su tavola, pannello centrale 149,5 x 96,5 cm; laterali 149, 5 x 39 cm. Realizzato nel 1521 circa.
Opera di un anonimo pittore dei Paesi Bassi settentrionali.
Trittico proveniente dalla Certosa di Nieuwlicht e commissionato dalla famiglia Pauw-Sas.
Il pannello centrale raffigura un’Ultima Cena; i laterali presentano i ritratti devozionali di quattro membri delle famiglie Sas e Pauw con i loro Santi patroni. A trittico chiuso sono presenti le figure di san Nicola e santa Caterina.

La Certosa di Nieuwlicht nei pressi di Utrecht fu la quarta fondazione dell’ordine dei Certosini negli attuali Paesi Bassi, fondata nell’estate del 1391 da Zweder van Abcoude. Nel 1579 dovette essere abbandonato definitivamente. Poco dopo fu messo in vendita e demolito.
I dipinti sequestrati ai conventi e ai monasteri di Utrecht furono ospitati negli ospedali urbani e negli altri edifici pubblici della città. Gli inventari dell’Ospedale Antoniano dal 1641 al 1719 possedeva dipinti provenienti dalla Certosa, presumibilmente anche questo trittico. Nel corso del Settecento i vecchi dipinti religiosi non furono più apprezzati, e la maggior parte dei pannelli furono portati in un deposito sopra cui c’era un solaio di torba che crollò sotto il suo stesso peso nel 1816, molti dei dipinti furono distrutti e quelli che erano ancora presentabili furono venduti all’asta presso il municipio. Nel 1926 il trittico Pauw-Sas faceva parte della collezione del mercante d’arte ebreo Jacques Goudstikker (1897-1940), e passò in mano tedesca nel 1940. Dopo la guerra fu recuperato dalla Germania e consegnato allo Stato olandese che lo diede in prestito permanente al Centraal Museum di Utrecht. È diventato parte di una controversia nel 1997, quando la cosiddetta Collezione Goudstikker fu rivendicata da Marei von Saher, la vedova dell’unico figlio di Gof Goudstikker. Il trittico fu messo all’asta nel 2006 ma rimase invenduto; alla fine fu acquistato dalla Fondazioine Van Baaren e restituito al Centraal Museum come prestito permanente nel 2010.

 

L’Ultima Cena raffigura Cristo, al cui petto è appoggiato Giovanni evangelista, che prende l’agnello sul piatto davanti a lui sul tavolo. Tiene l’ostia tra il pollice e l’indice della mano destra. Giuda siede di fronte a lui e tiene con la mano sinistra la borsa con il denaro. Alcuni servitori sono intorno alla tavola.
L’evento si svolge in una loggia aperta con numerosi motivi rinascimentali, che continuano sui pannelli laterali. Finestre ad arco aperte con trilobi gotici offrono una vista su un vasto paesaggio con formazioni rocciose in lontananza. Alcuni eventi della Passione sono raffigurati nella parte alta del pannello sinistro con Cristo sul Monte degli Ulivi; a sinistra del pannello centrale la Lavanda dei piedi; nel pannello di destra la Salita al Calvario.

 

Bibliografia:
Defoer Hery M.L., The Triptych of the Pauw-Sas Family from the Utrecht Charterhouse, in : – Living memoria – Studies in Medieval and Early Modern Memorial Culture in Honour of Truus van Bueren, Hilversum Verloren, Hilversum Verloren (Paesi Bassi) 2011, pp. 321-32

Link:
https://www.centraalmuseum.nl/nl/collectie/31199-drieluik-met-het-laatste-avondmaal-stichters-met-heiligen-en-op-de-buitenzijden-van-de-luiken-de-heilige-nicolaas-en-de-heilige-catharina-anoniem-noord-nederlands

Localizzazione: PAESI BASSI – UTRECHT. Centraal Museum
Autore: Anonimo
Periodo artistico: 1521
Rilevatore: AC

PAESI BASSI – UTRECHT. Central Museum, Ultima Cena, 1990

Olio su tela di 200 x 270 cm, intitolato “Ultima Cena (è accaduto un miracolo)”.
Opera del 1990 di Frans Franciscus, nato a Utrecht nel 1959.

Inventario numero 27330
Acquisto con sovvenzione statale 1992
Iscrizione sul retro, a destra (con vernice): “Ultima cena // accadde un miracolo // 1990 // F. Franciscus”.

L’opera – inconsueta nell’iconografia – presenta, invece delle figure umane, i calici di 11 Apostoli e il grande calice centrale di Cristo. L’unico sedile presente  in primo piano a destra è nella posizione abitualmente occupata da Giuda.

 

Link:
https://www.centraalmuseum.nl/nl/collectie/27330-last-supper-a-miracle-happened-f-franciscus

Localizzazione: PAESI BASSI – UTRECHT. Central Museum
Autore: F. Franciscus
Periodo artistico: 1990
Rilevatore: AC

POLONIA – VARSAVIA. Museo Nazionale, Ultima Cena dalla pala di J. Van Cleve, 1516

Tempera su tavola di 194 x 75 cm i pannelli centrali, la predella è 61 x 155 cm.
Pala di san Reinhold”, dipinta nel 1515-16 dall’olandese Joos van Cleve (Cleef o Beken) (1485 circa – 1540/1).

Ad ante chiuse raffigura san Giovanni Battista (pannello di sinistra); San Reinhold (pannello di destra).

Ad ante aperte nel registro superiore: Presentazione al tempio, Battesimo di Cristo, L’Ultima Cena, L’orto dei Getzemani; nel registro inferiore: Cristo davanti a Pilato, Cristo porta la croce; la Crocifissone.
Nella predella i santi Caterina d’Alessandria, Barbara, Giacomo, Maria, al centro Cristo uomo dei dolori, poi i santi Sebastiano, Adriano di Canterbury, Antonio abate e Rocco.

Inventario numero M.Ob.2190 MNW Esposto nel Museo Nazionale di Varsavia (Muzeum Narodowe w Warszawie, MNW).
Commissionato dalla Confraternita di San Reinhold, Danzica, , il polittico nel 1516 fu trasferito nella cappella di San Reinhold della chiesa di Santa Maria a Danzica dove rimase sino al 1945, quando nelle ultime settimane della Seconda Guerra Mondiale fu evacuato dalle autorità tedesche. Dopo la guerra scoperto in un deposito a Kościerzyna, in Pomerania, e trasportato al Museo Nazionale di Varsavia nel 1945

L‘Ultima Cena raffigura gli Apostoli attorno a una tavola rettangolare; s. Giovanni è appoggiato al tavolo davanti a Cristo. In primo piano a sinistra, in piedi con un mantello giallo e il sacchetto delle monete, è Giuda.

Immagini da Wikimedia

Link:
https://rkd.nl/en/explore/images/219526

Localizzazione: POLONIA – VARSAVIA. Museo Nazionale (Muzeum Narodowe)
Autore: Joos van Cleve
Periodo artistico: 1516
Rilevatore: AC

TORINO. Museo civico Arte Antica, miniatura di Ultima Cena dal manoscritto “Ore Torino-Milano”, 1410-20 circa

Codice detto “Ore di Torino-Milano” (inv. nr. 47).
Foglio 90 r con Ultima Cena. Pergamena di 28 x 20,2 cm. Dipinto di van Eyck o seguaci.

Gli Apostoli sono seduti su panche intorno a una tavola rotonda, solo Giuda, in primo piano col sacchetto delle monete in mano, è seduto a terra.

Il cosiddetto “Ore Torino-Milano”, uno degli esempi più belli e ricchi di miniatura tardo medievale, è un manoscritto i cui fogli erano divisi in due volumi, di cui uno non è sopravvissuto, più otto fogli staccati, quattro dei quali si trovano al Louvre. Sono conservati integri 126 fogli di cui 28 con miniature.
Fu decorato a Parigi, Bourges, Liegi, L’Aia e Bruges in una serie di sette campagne che durarono sessant’anni, con i suoi contenuti riordinati e molte delle sue miniature ritoccate o ridipinte una volta completata.
Tre diversi committenti ne finanziarono la realizzazione: Jean di Francia (1340-1416), duca di Berry, concepì il manoscritto come un grande compendio di testi liturgici e devozionali comprendente il contenuto di un messale, con preghiere da dire da parte di un laico durante la messa, e un ampio libro d’ore, con le sue preghiere principalmente in latino, ma con alcune in francese. Dopo un intenso lavoro di miniatura tra il 1390 e il 1405, Jean di Berry cedette una parte quasi finita del manoscritto a Robinet d’Estampes, e quella porzione è conosciuta oggi come “”Les Très Belles Heures de Notre-Dame”.
La parte rimanente comprendeva numerosi disegni per miniature ma era dipinta solo parzialmente. Questa è la sezione che gli studiosi generalmente chiamano Ore Torino-Milano. I lavori su questa parte incompiuta furono ripresi negli anni dieci e venti del Quattrocento sotto il patronato di Giovanni, duca di Baviera (morto nel 1425), sia quando era vescovo di Liegi sia dopo essere diventato conte d’Olanda e d’Hainaut nel 1418. Tra gli artisti coinvolti in questa fase c’erano probabilmente Jean e Hubert van Eyck e diversi artisti che lavoravano nel loro stile.
Dopo il 1425, le fasi finali del dipinto furono eseguite per un mecenate sconosciuto negli anni quaranta del Quattrocento a Bruges. Tra gli artisti impiegati a quel tempo c’erano il Maestro del Philadelphia Saint Francis, il Maestro di Jean Chevrot e il Maestro di Folpard von Amerongen. Il loro lavoro, come quello del circolo di van Eyck prima di loro, mostra la profonda influenza della pittura su tavola sulla pittura manoscritta olandese dell’epoca. A questo punto, il codice era considerato più una pinacoteca che un libro devozionale.

Non è noto dove fosse questa seconda parte  – col messale, il calendario e le preghiere – prima che arrivasse a Torino in possesso di Casa Savoia, per poi essere divisa prima del 1713.
La sezione con il calendario e le preghiere passò nelle mani di Vittorio Amedeo II (1666-1732), duca di Savoia, prima di entrare nella Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino nel 1720. Fu distrutta da un incendio nel 1904, due anni dopo la pubblicazione delle riproduzioni fotografiche in bianco e nero delle sue miniature. Quattro fogli di questa parte del codice entrarono nella collezione del Museo del Louvre nel 1896.
La parte del messale, dopo aver fatto parte della collezione di un conte di Aglié, fu acquistata da Gian Giacomo Trivulzio (1774-1831) e entrò nella Biblioteca Trivulziana di Milano. Fu trasferita nel 1935 al Museo Civico d’Arte Antica di Torino. Nonostante l’ubicazione del suo attuale deposito a Torino, in letteratura viene spesso chiamata “Milano” o “Ore di Milano“. E, a causa dello spostamento da Milano a Torino, solo questo segmento è stato chiamato anche “Ore Torino-Milano“.

Fotografia e info da:
http://closertovaneyck.kikirpa.be/verona/#home/sub=turin-milan-manuscript

https://jhna.org/articles/turin-milan-hours-revised-dating-attribution/

https://en.wikipedia.org/wiki/Turin–Milan_Hours

Localizzazione: TORINO. Museo civico Arte Antica
Periodo artistico: 1410-20 circa
Rilevatore: AC

BELGIO – MONS, frazione Havré. Cappella dell’Ordine di Saint-Antoine-en-Barbefosse con scultura di Ultima Cena, XV secolo

La cappella si trova a Mons nella provincia dell’Hainaut.

Edificata dal 1389 in stile gotico dall’Ordine di Saint-Antoine-en-Barbefosse, per approfondire vedi scheda.

 

 

Sulla parete sinistra vi è un “armadio delle reliquie” degli inizi del XV secolo in pietra bianca sormontato da due sculture gotiche: quella a sinistra raffigura un’Ultima Cena, anche se con un numero minore di Apostoli attorno a un tavolo rettangolare.

 

Info sulla Cappella:
https://www.santantonioabate.afom.it/belgio-mons-frazione-havre-cappella-dellordine-di-saint-antoine-en-barbefosse/

Localizzazione: BELGIO – MONS, frazione Havré. Cappella dell'Ordine di Saint-Antoine-en-Barbefosse
Rilevatore: AC

USA – NEW YORK. The Morgan Library & Museum, miniatura raffigurante l’Ultima Cena, 1392-9

Ultima Cena“, iniziale “C” proveniente da un Graduale fiorentino, ms. M.653, no. 4 (II.25), miniata fra il 1392 e il 1399.
Il Graduale fu realizzato presso il monastero di Santa Maria degli Angeli e destinato al monastero di San Michele a Murano, probabilmente all’abate Paolo Venier.
Il foglio, originariamente  numero 78, è stato separato dal manoscritto ed acquistatoa da J. Pierpont Morgan nel 1909. In precedenza, tuttavia, era stato ritagliato unicamente (ed approssimativamente) il riquadro della miniatura principale priva di ornato; la pagina è stata poi ripristinata ed è tutt’ora conservata presso la Morgan Library di New York.

Silvestro dei Gherarducci, l’artista, inscrive la scena dell’Ultima Cena all’interno di una iniziale “C” riccamente decoratacon motivi geometrici e floreali. Attorno ad una tavola rotonda siedono Gesù e gli Apostoli; al centro, San Giovanni appoggia il capo in grembo a Cristo, che ha la mano destra alzata in segno di benedizione e alla cui sinistra siede san Pietro (riconoscibile dalla chierica). Al lato opposto della tavola siede invece Giuda Iscariota, riconoscibile grazie all’aureola nera decorata con motivi a scorpioni; legata in vita, una sacca rossa contenente i trenta denari ricevuti in cambio del tradimento di Gesù.

Link:
https://www.foliamagazine.it/ultima-cena-2/

Localizzazione: NEW YORK (USA). The Morgan Library & Museum - 225 Madison Avenue
Periodo artistico: 1392-99
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – LONDRA. British Library, Miniatura con Ultima Cena o Istituzione dell’Eucaristia, 1592-1503

Iniziale “N”, frammento tratto dal Corale di Alessandro VI, 1492-1503 circa.
All’interno della lettera N, già di per sé molto colorata e abbellita, è raffigurata l’Ultima Cena o Istituzione dell’Eucaristia.
La scena si svolge all’interno di una sala con la parte centrale delimitata da colonne abbellite da capitelli in stile corinzio. Nella zona superiore c’è una finestra bifora che si apre su un cielo azzurro. Il soffitto a cupola è ornato da un cielo stellato.
Al centro della miniatura la mensa quadrata e attorniata da quattro panche marmoree.
Gli Apostoli sono 11 (Giuda è andato già via) e Gesù sta distribuendo loro l’Eucarestia. Su un lato una porta dà verso l’esterno e si intravede un tronco con un germoglio, la radice di Jesse.
Ai piedi degli Apostoli sono un cagnolino, una lepre ed un uccello. I primi due possono simboleggiare i pagani e i catecumeni, l’uccello che sembra fare da cornice all’intera scena è simbolo della provvidenza divina. Infine in alto, appena sotto al soffitto il pavone, simbolo della resurrezione.

 

Link immagine:
https://www.foliamagazine.it/ultima-cena-/
https://www.guardarelaparola.it/2021/06/03/corpus-domini/

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – LONDRA. British Library 1592-1503
Periodo artistico: 1592-1503
Rilevatore: AC

MANTOVA. Chiesa di Santa Maria del Gradaro, due affreschi (ante 1295 e 1525-30) e una scultura moderna di “Ultima Cena”

La Chiesa fu costruita a partire dal 1256 con l’aggiunta del convento nel 1260 ad opera dei Canonici regolari di San Marco, ordine religioso mantovano. Nel 1454 subentrarono gli Olivetani su richiesta del marchese Ludovico III Gonzaga. Il complesso religioso subì gli effetti delle soppressioni teresiane a partire dal 1771 per concludersi definitivamente nel 1775 quando divenne magazzino militare. Durante la seconda guerra mondiale gli edifici dell’ex complesso religioso furono trasformati in campo di concentramento e in campo profughi.
La chiesa, già di proprietà del ministero della pubblica istruzione, nel 1952 fu acquisita dal comune di Mantova che ne promosse il restauro nel 1962. Nel 1966, dopo 191 anni di sconsacrazione, fu istituita la parrocchia dedicata alla Annunciazione della Beata Vergine Maria e il convento fu rilevato dalle suore Oblate dei Poveri di Maria Immacolata.
La chiesa presenta una bella facciata di stile gotico; l’interno a tre navate scandite da archi ogivali, ha copertura a capriate in quella centrale, mentre nelle laterali si sono conservate le cinquecentesche volte a crociera.

1) Affresco ante 1295

L’attuale abside ricurva, visibile solo dall’esterno, è frutto di un’aggiunta cinquecentesca ed è stata innestata sull’originale a pianta quadrata. In quest’ultima vennero alla luce attorno alla metà dell’Ottocento preziosi affreschi: sulla parete destra un cospicuo frammento con l’Ultima Cena, sulla sinistra tre Santi vescovi e quattro Profeti. La scena principale, con gli Apostoli seduti presso la preziosa tavola riccamente imbandita, è incorniciata superiormente da una phalera (motivo decorativo dalle molteplici varianti ampiamente diffuso in Lombardia nel XIII e XIV secolo). Qui è costituito da dischi in cui sono alternativamente inseriti soggetti zoomorfi e fitomorfi. Si snoda dall’abside lungo tutta la navata fino alla controfacciata dove, con andamento obliquo, indica l’originaria altezza della navata laterale.
Questi affreschi, ai quali si aggiungono i Santi e un Angelo dipinti nel sacello alla sinistra dell’abside (anche se eseguiti da mani diverse), presentano la medesima cifra stilistica improntata a staticità, ripetitività dei gesti e linearismo nel panneggio, che suggerisce stretti collegamenti con la pittura veronese di fine XIII secolo (Battesimo di Cristo, Resurrezione di Lazzaro in S. Zeno) (Arslan 1943) e con i mosaici della cappella Zen in S. Marco a Venezia, datati intorno al 1270 (Bettini 1964-65). Questa datazione è avvalorata anche dal fatto che lungo la navata corrono altre fasce decorative, allo stesso livello di intonaco, che vengono bruscamente interrotte nella controfacciata dalla struttura del portale, datato al 1295. È possibile quindi stabilire con sicurezza il termine ante quem – il 1295  -per la loro esecuzione, mentre per il termine a quo la definizione è più complessa. Infatti lungo il margine inferiore della Crocifissione è visibile, anche se abrasa, un’altra fascia decorativa appartenente ad un intonaco precedente. Questa può dunque riferirsi o ad una prima decorazione immediatamente successiva al trasferimento in città dei monaci (1268), e quindi precedente – anche se di poco – quella appena ricordata, oppure sarebbe un’ulteriore conferma dell’esistenza di un edificio preesistente su cui si intervenne a partire dal 1268.
La Cena duecentesca presenta un’ampia lacuna centrale e degli Apostoli, schierati dietro una tavola rettangolare, ne rimangono cinque a sinistra e la parte destra, con due figure è molto danneggiata. Si riconosce Giuda al di qua della tavola, di fronte a Pietro. Sono rimasti gli apici di 10 aureole, quindi è probabile che Giovanni fosse appoggiato al petto di Cristo, secondo una comune iconografia. Alla destra di Cristo (figura scomparsa) è rimasto Pietro che sta tagliando il pane con un coltello, iconografia inconsueta e che forse vuole sottolineare il suo ruolo di primo papa.
Sulla tavola, dalla elaborata tovaglia, sono ben visibili molti cibi e stoviglie: pani, pesci, piatti, bicchieri e coltelli.


2) Affresco 1525-30

Nelle 12 lunette della navate laterali si snoda un ciclo con scene della Passione di Gesù, realizzato nel 1525-30 da Benedetto Pagni da Pescia (1503 – Mantova, 1578), allievo di Giulio Romano. Le sei lunette del lato Nord rappresentano: L’ingresso di Gesù a Gerusalemme; L’Ultima Cena; L’orazione nell’orto degli Ulivi; La salita al Calvario; La deposizione; La Resurrezione. Quelle del lato sud: La discesa agli Inferi; L’apparizione di Cristo risorto a Maria; L’incontro tra Gesù e la Maddalena; La cena in Emmaus; L’ascensione e La Pentecoste.
Nella navata sinistra, seconda cappella, la lunetta, larga 285 cm, mostra un’Ultima Cena, in parte lacunosa, con gli Apostoli seduti intorno a una tavola rettangolare.


3) Scultura moderna

Il moderno altare postconcilare, del 2008, ha un paliotto ligneo scolpito a bassorilievo con un’Ultima Cena. Le figure schematiche degli Apostoli sono schierate dietro un tavolo rettangolare con al centro Cristo.

 

Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MN360-01047/

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/49314/Chiesa+dell%27Annunciazione+della+Beata+Vergine+Maria

https://www.enricosartorelli.it/gli-affreschi-duecenteschi-in-santa-maria-del-gradaro/

https://catalogo.beniculturali.it/detail/PhotographicHeritage/0300727599

Localizzazione: MANTOVA. Chiesa di Santa Maria del Gradaro, Via Gradaro
Rilevatore: AC

PADOVA. Basilica del Santo, Ultima Cena di P. Annigoni, 1984

Nel Refettorio della Basilica il maestro Pietro Annigoni (1910-1988) affrescò nel 1984 un Cenacolo, con Cristo che vive la solitudine dell’incomprensione, dopo aver pronunciato le fatidiche parole: «Uno di voi mi tradirà».

La Cena è di impostazione tradizionale, con gli Apostoli intorno a un tavolo rettangolare e uno (Giuda?) sul davanti, isolato in abito scuro.

Annigoni dipinse sette opere nella Basilica tra il 1979 e il 1988.

 

Immagine da:
https://passionedicristonellarte.it/opere/pietro-annigoni-op0366-ultima-cena

Localizzazione: PADOVA. Basilica del Santo
Autore: Pietro Annigoni
Periodo artistico: 1984
Rilevatore: AC

PIOSSASCO (To). Chiesa di San Vito, con Ultima Cena

Piossasco si trova sulla statale 589 che collega Torino a Pinerolo passando per Orbassano e dista circa 32 chilometri dal centro del capoluogo piemontese.

La chiesa si trova in piazza S. Vito, nella frazione Piazza.

Nella zona del presbiterio sono collocati i due dipinti realizzati da Michele Maletti, raffiguranti l’Adorazione dei Magi e l’Ultima Cena, più altre quattro telette in corrispondenza delle lesene adiacenti, realizzate dal pittore di Cumiana.

Bibliografia:
– Simone Bonicatto, La parrocchiale di San Vito a Piossasco. Estratto dal Bollettino della Società Storica Pinerolese, Anno XXXI, Pinerolo 2014.

DMF

Localizzazione: Piossasco, fraz. Piazza, in piazza San Vito
Autore: Michele Maletti
Data ultima verifica: 02/12/2023
Rilevatore: Feliciano Della Mora

PONTE BUGGIANESE (PT). Chiesa di San Michele arcangelo, con Ultima Cena di P. Annigoni, 1975

Preceduta da un grande portico, la chiesa in origine (le prime notizie in una visita pastorale del 1562) era un piccolo oratorio dedicato a san Giuseppe che con gli anni – grazie anche al corposo aumento della popolazione – fu sottoposta ad interventi radicali di ristrutturazione. Nel 1628 quando l’edificio fu ampliato, cambiandone l’orientamento della facciata da sud a ovest (com’è tuttora), e riordinando l’interno con tre navate, il soffitto voltato e la zona presbiteriale dominata da una grande cupola; è a questo periodo che risale anche il portico esterno con tre archi sorretti da colonne, realizzato con pietre di fiume. Nella seconda metà dell’Ottocento, si ebbero ulteriori modifiche che hanno attribuito alla chiesa l’aspetto attuale.

L’elemento di maggiore interesse di questa piccola chiesa è rappresentato dagli affreschi che ne arricchiscono interamente le pareti: tra il 1967 e il 1988 infatti il pittore milanese Pietro Annigoni (1910-1988) si impegnò nella realizzazione di un ciclo pittorico dedicato al tema della Passione di Cristo, molto articolato e comprendente anche episodi tratti dall’Apocalisse e altri soggetti realizzati negli anni successivi dai suoi allievi.
Gli affreschi si succedono sulle pareti, senza soluzione di continuità: Il Profeta Isaia e Geremia, la Deposizione e Resurrezione di Cristo, l’ Ultima Cena e i Quattro cavalieri dell’Apocalisse, la Resurrezione di Lazzaro, Gesù nell’orto dei Getsemani.

L’Ultima Cena dipinta nel 1975, nell’abside, esemplata sui cenacoli fiorentini quattrocenteschi: il tavolo frontale, gli Apostoli che animatamente discorrono a gruppi, Cristo luminoso, assorto, mentre il muro di cinta alle spalle, oltre il loggiato, lascia intravedere un orto, allusivo probabilmente al Getsemani;

Link:
https://www.discoverpistoia.it/18-11-pietro-annigoni-ponte/

https://www.qualcosadafare.it/29524

Localizzazione: PONTE BUGGIANESE (PT). Chiesa di San Michele arcangelo
Autore: Pietro Annigoni
Periodo artistico: 1975
Rilevatore: AC

PESCIA (PT). ex Monastero Benedettino di San Michele, oggi pinacoteca, con Ultima Cena, 1625

Nel refettorio dell’ex Monastero, oggi diventato Pinacoteca comunale.

Olio su tela di 350 x 750 cm.
Opera dipinta nel 1625 da Fieravante Sansoni da Sorana, morto nel 1629, pittore e uomo d’arme.

Opera dichiarata di interesse storico – artistico, restaurata nel 2007.

Gli Apostoli sono seduti intorno a un tavolo rettangolare, Giovanni appoggia il capo sulla tavola, l’unica figura che guarda lo spettatore è, probabilmente, Giuda, in basso a destra.
Una Crocifissione è anacronisticamente raffigurata in alto; quattro servitori sono ai lati della mensa.

 

Immagini da Wikimedia e da
https://www.comune.pescia.pt.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/721

 


Nell’ex monastero francescano di Colleviti, il refettorio è esposta una vecchia riproduzione fotografica dell’Ultima Cena o Cenacolo di Leonardo da Vinci.


Localizzazione: PESCIA (PT). ex Monastero Benedettino di San Michele, oggi pinacoteca
Autore: Fieravante Sansoni
Periodo artistico: 1625
Rilevatore: AC

PESCIA (PT). Vescovado, con Ultima Cena

Proveniente dal Refettorio dell’ex Convento di Santa Chiara, eretto nel 1492; diventato Seminario Vescovile nel 1821, oggi ospita la Caritas e uffici pastorali.

La Cena è un lungo dipinto con gli Apostoli schierati dietro una tavolo rettangolare e ai lati quattro servitori.

 

Fotografia di Paolo Landi
http://pescia.iltuopaese.com/city/pescia/listing/foto-notiza-13-collezione-di-cenacoli-pesciatini/

https://it.wikipedia.org/wiki/Convento_di_Santa_Chiara_(Pescia)

Localizzazione: PESCIA (PT). Vescovado, Via Giuseppe Giusti, 1
Rilevatore: AC

PESCIA (PT). Ex complesso di San Francesco, affresco di Ultima Cena, XVI-XVII secolo

L’affresco, del XVI – XVII secolo, è di manifattura toscana. Era nel refettorio del convento,  nei locali ceduti a suo tempo allo scomparso Tribunale, Sala udienze al P. T., parete Nord, oggi in uso alla “Corale Valle dei Fiori – già Pacini”, in piazza San Francesco.

La Cena raffigura nove Apostoli dietro la tavola rettangolare e tre davanti. Due angioletti ai lati reggono un drappo rosso e altri due in alto reggono la scritta “Silentium”.

 

Fotografia di Paolo Landi
http://pescia.iltuopaese.com/city/pescia/listing/foto-notiza-13-collezione-di-cenacoli-pesciatini/

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900059569

Localizzazione: PESCIA (PT). Ex complesso di San Francesco
Autore: ignoto
Periodo artistico: XVI-XVII secolo
Rilevatore: AC

SOVRAMONTE (BL), località Servo. Chiesa di Santa Maria Assunta, Ultima Cena, seconda metà XV secolo

L’affresco, ben conservato, si trova sulla parete nord sopra la porta d’ingresso e rappresenta una Ultima Cena.
L’autore (1460 circa) è Giovanni di Francia (notizie dal 1389 al 1448), figlio di un barbiere di Metz trasferitosi nel Veneto attorno al 1430, che abitò a Feltre per un certo periodo, per spostarsi poi nella zona di Conegliano lavorando principalmente tra queste due aree. Lo stesso artista decorò anche la nicchia del battistero dipingendo San Giorgio, San Vittore e San Giovanni Battista, e riempiendo il piccolo spicchio verso la cantoria con una Crocifissione.
Alla base corre una fascia di cornice recante tracce di una scritta in caratteri tardogotici, purtroppo la piccola parte superstite non consente alcuna decifrazione.

Gli Apostoli sono raffigurati seduti a tavola, abbinati, in conservazione o mentre brindano. Sul tavolo le vivande tra le quali anche pesci e gamberi, caratteristica presenza tipica di una serie di raffigurazioni ascrivibili dalla seconda metà del 400 a tutto il secolo successivo.
Giovanni è piegato verso Cristo, mentre di fronte, un piccolo Giuda, sull’altro lato della tavola, davanti a Cristo.

 

La chiesa fu fondata in periodo altomedievale ed è documentata a partire dal 1085. Inizialmente intitolata a Santa Maria Maggiore, nel XIX Secolo assunse l’attuale denominazione. È la Chiesa Madre (Pieve) delle comunità di Aune, Faller, Sorriva e Zorzoi.
Secondo alcuni studiosi, in origine era triabsidata (oggi sopravvive solo, utilizzata come battistero, l’absidiola di sinistra) e rivolta ad oriente, ma con i lavori di ampliamento cinquecenteschi assunse la forma attuale. Intorno al 1514 l’intera navata venne affrescata inserendo le varie scene religiose in un aereo loggiato, di gusto ancora quattrocentesco, aperto su paesaggi montani. L’altare maggiore risale al 1681, mentre la sistemazione oggi visibile risale alla fine del Settecento, epoca in cui l’Arciprete Don Vito Marsiai trasformò ed ingrandì la vecchia chiesa gotica, ribassando anche il soffitto interno. La chiesa fu quindi riconsacrata dal Vescovo Carenzoni nel 1804.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500323456

https://www.sovramonte.it/territorio-e-tradizioni/edifici-sacri/chiesa-di-s-maria-assunta.html

Localizzazione: SOVRAMONTE (BL), località Servo. Chiesa di Santa Maria Assunta
Autore: Giovanni di Francia
Periodo artistico: seconda metà XV secolo
Rilevatore: AC

DESENZANO DEL GARDA (BS), frazione Rivoltella. Chiesa di San Biagio con Ultima Cena, 1608

La chiesa, presso il porticciolo, esisteva già all’inizio del Quattrocento. Si ipotizza che fosse collegata ad un piccolo borgo di case disposte lungo la strada. La struttura della chiesa ha subito importanti ristrutturazioni negli anni, l’ultima nel 1923. Nel Settecento il portone centrale fu sostituito nella sua funzione di entrata dal portone sul lato destro, a causa di alcuni lavori di manutenzione; sempre in quest’epoca fu costruito il porticato con colonne, che nell’Ottocento diventò luogo di sepoltura.
All’intern,o la chiesa ha un’unica navata con una volta a botte e le decorazioni sono ottocentesche ed è ricca di affreschi di varie epoche

Dietro l’altare è posta la tela centinata che raffigura l’Ultima Cena, firmata da Zeno Donise (1574 circa – Verona, 161, e datata 1608.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Biagio_(Desenzano_del_Garda)

Localizzazione: DESENZANO DEL GARDA (BS), frazione Rivoltella. Chiesa di San Biagio
Autore: Zeno Donise
Periodo artistico: 1608
Rilevatore: AC

CASARILE (MI). Chiesa di San Biagio con dipinto di Ultima Cena

Nella recente chiesa parrocchiale (edificata negli anni ’80 del XX secolo) vi è un dipinto di Ultima Cena, presumibilmente proveniente dall’antica chiesa dei secoli XVI – XVIII.

 

Fotografie di particolari da:
https://en.tripadvisor.com.hk/LocationPhotoDirectLink-g1052412-d12934041-i446890302-Chiesa_di_San_Biagio-Casarile_Province_of_Milan_Lombardy.html

Non abbiamo notizie su quest’opera. Chi avesse informazioni, per favore le comunichi alla mail: info@afom.it Grazie.

Localizzazione: CASARILE (MI). Chiesa di San Biagio
Rilevatore: AC

RIPACANDIDA (PZ). Chiesa di S. Donato, Ultima Cena frammentaria, XVI secolo

La chiesa sorse probabilmente su una costruzione più antica, che il pontefice Eugenio III elenca nella bolla del 1152 indirizzata al vescovo di Rapolla Ruggero. Costruita verosimilmente nel XII secolo, con corpo rettangolare ad aula unica con alta copertura a crociera e terminante con coro quadrato, la chiesa fu affidata ad un gruppo di monaci benedettini che seguivano la Regola inaugurata a Montevergine (Avellino) da san Guglielmo da Vercelli.
Presenta una semplice facciata, adornata da un portale del XVII secolo. L’interno è articolato in quattro piloni che definiscono tre campate coperte da volte a crociera, a sesto rialzato.
Il ciclo pittorico ha inizio sulle volte della terza campata con storie tratte dal Libro della Genesi; esso fu eseguito dal cosiddetto “Maestro delle Storie di Adamo ed Eva”, affiancato dal “Maestro delle Storie dei Patriarchi” impegnato sulle volte della seconda campata. Gli affreschi furono eseguiti in più riprese, durante la dominazione della famiglia Caracciolo, per volontà di ser Francesco da Ripacandida, notaio e terziario francescano (per questo l’alto numero di santi francescani in una chiesa custodita sino a metà Quattrocento dai benedettini). A partire dal 1498, Troiano II Caracciolo, rientrato in possesso dei beni appartenuti a suo padre Giovanni II, duca di Melfi, commissionò gli affreschi della prima campata a partire dall’ingresso, con la realizzazione di un monumentale Giudizio Universale, in cui appare una rara rappresentazione del Purgatorio e un Ciclo cristologico dispiegato sulle volte.
Partendo dalla prima campata, sulle vele sono dipinti la Vita e la Passione di Cristo, mentre sulle pareti sono rappresentati rispettivamente l’Inferno a destra e il Paradiso a sinistra, con Cristo in trono circondato da angeli. La seconda e terza campata trattano temi della Genesi. Gli affreschi della prima campata, dipinti originariamente nel ’500, subirono, tra il XVIII e il XIX secolo, volgari ridipinture e manomissioni da parte di un ignoto e mediocre frescante che rispettò l’impianto compositivo cinquecentesco ma compromise definitivamente la resa formale delle opere e, oggi, alla luce del restauro, risultano essere complessivamente di qualità modesta. Certamente più originali e interessanti gli episodi biblici, le Storie di Sant’Antonio abate sulla parete perimetrale destra della seconda campata, le raffigurazioni di S. Francesco, della Pietà e dei Santi dell’Ordine francescano affrescati sulle pareti e sulle vele della seconda e terza campata e sui piloni della chiesa e anch’essi, in parte, ridipinti nell’800.

Nella prima campata, meno ben conservata, gli episodi raffigurati sono: 1. Annunciazione ; 2. La visita a Santa Elisabetta; 3. La Natività; 4. I re Magi; 5. La strage degli innocenti; 6. La presentazione al Tempio; 7. Gesù fra i dottori; 8. L’incontro di Emmaus; 9-10. Scene della Passione di Gesù Cristo e in particolare l’Ultima Cena, L’arresto di Gesù, Gesù davanti al Sinedrio e la Flagellazione. Sui due pilastri a destra e a sinistra della controfacciata completano il ciclo Gesù risorto e Il sepolcro vuoto. I pannelli 3 e 4 sono molto rovinati e quasi illeggibili; del 9 e 10, con le scene della Passione che continuavano sull’intera controfacciata, ne restano solo frammenti sparsi.

L’Ultima Cena è dipinta al centro della parte più alta della controfacciata, purtroppo frammentaria,  si è conservata la zona a sinistra con le figure di alcuni Apostoli attorno a Gesù e un frammento della parte destra con il tavolo su cui è la tovaglia e la parziale figura di Giuda, con la borsa del denaro, dalla  parte anteriore del tavolo.

 

 

Link:
https://artsandculture.google.com/story/HQUhJEXfb21QIA?hl=it

https://aemecca.blogspot.com/2015/08/bibbia-ripacandida-santuario-san-donato.html

Localizzazione: RIPACANDIDA (PZ). Chiesa di S. Donato
Periodo artistico: fine XV, inizi XVI secolo
Rilevatore: AC

IRSINA (MT). Cappella ipogea della chiesa di San Francesco, frammenti di Ultima Cena, 1370-73

La cappella ipogea della chiesa di San Francesco sorge alla base di un torrione quadrangolare, unico resto di una fortificazione normanna donata ai frati Minori. Il piccolo oratorio francescano fu completamente decorato tra il 1370 e il 1373 da pittori giotteschi commissionati dai Del Balzo, feudatari di Irsina.
Adibita a ossario e resa ormai inaccessibile la cappella fu riscoperta solo agli inizi del ‘900 e poi restaurata.

Gli affreschi raffigurano episodi della vita di Cristo.

Sulla parete meridionale è raffigurato, a sinistra in grandi dimensioni, il pontefice Urbano V, che siede frontalmente su un trono squadrato, decorato con motivi cosmateschi. Nella parte superiore della parete c’è l’Annunciazione, divisa in due da una banda verticale costituita da due riquadri e dalla parte superiore della monofora; di essa rimane soltanto il lato sinistro, occupato dall’arcangelo Gabriele genuflesso e benedicente sotto un’edicola, a cui doveva corrispondere un’Annunciata, ora scomparsa.
Sotto la finestra, alla destra della parete, si scorge l’Ultima Cena, quasi completamente rovinata. A sinistra della scena si riconosce Cristo, contrassegnato dal nimbo crucesignato, e attorno alla tavola San Giovanni che piange sulle sue spalle, Giuda, inginocchiato, di spalle all’osservatore mentre sta ricevendo il pane da Gesù. L’impostazione era probabilmente simile a quella delle Cene di Giotto e della sua scuola.
Sullo sfondo della composizione sono presenti archetti pensili e architetture gotiche.

 

Link:
https://sketchfab.com/3d-models/chiesa-di-sfrancesco-cappella-ipogea-irsina-cf6d4a4ca00c4dbe9bb3cbd18ae03c07

www.comune.irsina.mt.it/visitairsina/gli-affreschi-della-cripta-di-san-francesco/

Allegato IRSINA-cappella_ipogea.pdf

Localizzazione: IRSINA (MT). Cappella ipogea della chiesa di San Francesco
Autore: scuola giottesca
Periodo artistico: 1370-73
Rilevatore: AC

CASTELLUCCIO INFERIORE (PZ). Chiesa parrocchiale di San Nicola di Mira, affresco di Ultima Cena, 1607

La chiesa ha impianto a croce latina a tre navate. Alla scarna e lineare decorazione originaria, si sovrappose una ricca ornamentazione in stucchi, in stile barocco. L’abbellimento interno, iniziato nella seconda metà Seicento, si protrasse poi per tutto il secolo seguente, in modo non sempre unitario e in relazione al gusto del momento, tuttavia le varie fasi decorative si fondono armonicamente in tutto l’ambiente. La navata centrale presenta il ciclo di affreschi, realizzato da Angelo Galtieri, dal 1731 al 1737: nell’ordine superiore, tra le finestre, sono illustrati gli episodi più salienti dell’Antico Testamento; nell’ordine inferiore, nei pennacchi degli archi della navata, i soggetti degli affreschi riguardano il Nuovo Testamento.

Sulla parete sinistra del presbiterio un’Ultima Cena eseguita dal pittore Giulio dell’Oca nel 1607.
«Il dipinto, che per Nuccia Barbone Pugliese, è indice della fortuna della corrente dei Riformati nella regione e della varietà di presenze appartenenti a questo filone poetico, presenta una tavola imbandita attorno alla quale siedono i dodici Apostoli con al centro Gesù. Nel mezzo della tavola è l’agnello, contenuto in un vassoio ovale; si distinguono sulla tovaglia candida, dei pani, dei frutti e delle rose sparse come decorazione. Gli Apostoli, alcuni dei quali in penombra o raffigurati di spalle, sono semplici comparse dai moti convenzionali che non conferiscono emotività alcuna alla scena. Lo stesso Cristo, ritratto nell’atto di stringere il calice, mostra un’insolita espressione meditabonda e assente.
La Barbone Pugliese tiene a chiarire che il pittore è sconosciuto alla critica, ma la sua attività è ampiamente documentata, dal 1578 al 1644, dal d’Addosio, per il quale sarebbe socio dell’Azzolino nella decorazione della tribuna della chiesa dello Spirito Santo a Napoli.»

Giulio dell’Oca, documentato fino al 1644, negli affreschi è influenzato dalla maniera tenera di Giovannangelo D’Amato, mentre nei dipinti segue un arido impianto devozionale. Fu pittore prediletto dai Gesuiti per i quali, nel Collegio di Lecce, dipinse nel 1608 ben 100 quadri raffiguranti Martiri dell’Ordine.

 

Immagine e parte del testo:
Villani Rossella (a cura di), La pittura in Basilicata – Dal Manierismo all’Età moderna – La pittura lucana del Seicento, Consiglio regionale della Basilicata, 2006 Reperibile in:
http://www.old.consiglio.basilicata.it/conoscerebasilicata/cultura/pittura/pittura.asp

Info sulla Chiesa:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/74391/Chiesa+di+San+Nicola+di+Mira

Localizzazione: CASTELLUCCIO INFERIORE (PZ). Chiesa parrocchiale di San Nicola di Mira
Autore: Giulio dell’Oca
Periodo artistico: 1607
Rilevatore: AC

FERENTILLO (TR). Abbazia di San Pietro in Valle, con affresco di Ultima Cena, 1150

L’abbazia sorge in luogo isolato, https://maps.app.goo.gl/H1V1tiNMiTnPkg4Z7
Eretta nel secolo VIII per volere del Duca longobardo di Spoleto, Farolado II, fu riedificata tra X e XI secolo. La facciata fu ricostruita sul finire del xv secolo come anche il portale con architrave sostenuto da piedritti aventi basi e mensole sporgenti, sormontato da lunetta.
Conserva un prezioso ciclo di affreschi romanici, altri del XV e XVI, sarcofagi romani e reperti altomedievali.

La decorazione delle pareti della navata, scialbata fino al 1869, fu riportata alla luce dal pittore spoletino Giovanni Catena per interessamento della famiglia Ancajani (Guardabassi, 1872).
Il ciclo di affreschi della navata, realizzato da una scuola romana, è in stile romanico, opera di diversi pittori probabilmente di un’unica bottega. Viene datato alla metà del XII secolo e rappresenta scene dell’Antico Testamento (parete destra) e del Nuovo Testamento (parete sinistra, a destra di chi guarda dall’ingresso).
Questi affreschi presentano un netto distacco dai canoni dell’arte bizantina (immobilismo dei corpi, volti ieratici, proporzioni gerarchiche …) ed anticipano in molti casi le tendenze dell’arte romanica matura del XIII secolo dettata dal Cavallini.
Si può notare sia nella scena dell’Ultima Cena che in quella del Ritorno dei Magi una primitiva introduzione di profondità prospettica data dalla suddivisione dello spazio in primo e secondo piano. Altra innovazione è la rappresentazione dettagliata della città fortificata di Gerusalemme come un paesaggio urbano entro uno spazio definito. Parere univoco degli storici dell’arte è ipotizzare che sia il Cavallini che Giotto abbiano osservato e studiato a fondo gli affreschi dell’abbazia di San Pietro in Valle per realizzare i propri futuri lavori. Storicamente è stato accertato che il cantiere pittorico di San Pietro in Valle sia stato il più grande dell’Umbria fino alla costruzione della Basilica di San Francesco in Assisi.

 

L‘Ultima Cena raffigura Cristo a capotavola a sinistra, come era uso all’epoca, e gli Apostoli schierati da un lato della tavola rettangolare. Purtroppo l’affresco manca della parte inferiore; le figure di due Apostoli sono completamente scomparse, di altre due è illeggibile il volto.

 

 

 

Link e immagini:
https://www.iluoghidelsilenzio.it/abbazia-di-san-pietro-in-valle-ferentillo/

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1000003799-0

Localizzazione: FERENTILLO (TR). Abbazia di San Pietro in Valle
Autore: ignoto
Periodo artistico: metà XII secolo
Rilevatore: AC

ASCOLI PICENO. Museo Civico, tavola con “Istituzione dell’Eucaristia” di Cola dell’Amatrice, 1519

Tempera su tavola di 280 x 315 cm, del 1519.
Firmato dal pittore “COLA AMATRICIANUS FACIEBAT”. Nicola Filotesio, detto Cola dell’Amatrice (Amatrice, Rieti, 1480 o 1489 –Ascoli Piceno, 1547 o 1559), fu pittore e architetto.
La tavola proviene dall’oratorio della Confraternita del Corpus Domini del Convento ascolano di S. Francesco.

Le opere che mostrano Gesù Cristo che dà la comunione agli Apostoli è un’iconografia che, pur evocando lo schema dell’Ultima Cena, assume una identità chiara e percepibile: Cristo è in piedi, al centro, mentre dà l’ostia agli Apostoli, che non stanno seduti a tavola ma inginocchiati con le mani giunte intorno a lui. Gli angeli oranti, sospesi sotto la volta della sala, imprimono maggiore solennità e sacralità alla scena.
Un particolare, presente anche in altre opere a uguale soggetto, come nell’opera di Cola dell’Amatrice, è che le figure degli apostoli e di Cristo stanno davanti alla tavola che resta sullo sfondo e non dietro, come nell’Ultima Cena, segnando visivamente il limite del tempo e il compimento della Missione di Cristo sulla terra.

Il dipinto di Cola raffigura in primo piano il Cristo, al centro della scena in cui convergono tutte le linee, con un abito rosso, circondato dai dodici Apostoli, disposti ai lati, le cui posizioni, in piedi o in ginocchio, chinati o con le mani giunte in preghiera, tendono ad assumere una struttura piramidale creando la profondità, con una fila di colonne su ogni lato.
Sul lato destro è raffigurato Giuda che ha in mano i trenta denari, mentre sul lato sinistro è raffigurato Pietro che riceve l’Eucarestia da Gesù.

 

Link:
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/22068/Filotesio%20Nicola%20%28Cola%20dell%27Amatrice%29%2C%20Istituzione%20dell%27Eucaristia

Localizzazione: ASCOLI PICENO. Museo Civico
Autore: Cola dell'Amatrice
Periodo artistico: 1519
Rilevatore: AC

CASTAGNOLE DELLE LANZE (AT). Chiesa parrocchiale di San Pietro in Vincoli con Ultima Cena, 1923-7

La chiesa è citata nel minutario del vescovo albese Alerino Rambaudi nel 1439.
L’edificio nel 1570 fu chiuso al pubblico perché pericolante e si stabilì la ricostruzione con urgenza di una nuova chiesa. Nel 1681 il vescovo di Alba decretò che le chiese di S. Maria e S. Pietro fossero distrutte per costruirne una nuova. L’allora parroco don Pietro Maria Cagna avviò i lavori di costruzione della parrocchiale odierna durati sino al 1701 quando fu consacrata. Nel 1715 si lavorava alla costruzione della facciata, restaurata e modificata nel 1779. Nel 1771 l’altare maggiore fu sostituito da una macchina monumentale in marmi policromi, secondo il disegno di Benedetto Alfieri, architetto regio.
Nel 1889 si lamentava uno stato di pietoso degrado della facciata. Per volontà del parroco don Antonio Boarino, dal 1901 al 1904 si procedette al restauro della facciata, sotto la direzione all’ing. Carlo Alimondi di Torino, il quale ne previde non solo il consolidamento, ma la sostanziale trasformazione, il cui esito non fu gradito dalla popolazione.

Dal 1923 al 1927, per volontà del parroco don Antonio Boarino, si realizzarono le decorazioni interne, stucchi e affreschi che riprendono lo stile barocco della chiesa: i fregi furono eseguiti dal pittore Carlo Frascaroli (notizie 1904 – 1945) e le figurazioni dal pittore e frescante Lorenzo Laiolo (1877 – 1947).
Nel 2001 si procedette a un estensivo intervento di restauro conservativo della chiesa.

L’affresco raffigurante l’Ultima Cena, presenta gli Apostoli attorno a un tavolo rettangolare visto di scorcio. Due servitori sono sulla sinistra del dipinto che si ispira a Cene della tradizione dei secoli precedenti.

Rilevatore: Valter Bonello
Fotografie in alto e nel testo di Nino Pagliero.

Le fotografie sotto e le notizie storiche sono tratte da:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/10002/

Localizzazione: CASTAGNOLE DELLE LANZE (AT). Chiesa parrocchiale di San Pietro in Vincoli
Autore: Lorenzo Laiolo
Periodo artistico: 1923-7

RODELLO (CN). Chiesa parrocchiale di San Lorenzo con Ultima Cena, 1931-2

La costruzione dell’edificio iniziò nel 1766, su progetto dell’architetto Carlo Francesco Rangone di Montelupo, eretto al posto della vecchia chiesa, che aveva la facciata rivolta a ponente, e sul sito dell’antico castello di proprietà della famiglia Falletti.
L’interno presenta l’altare maggiore dedicato a San Lorenzo e due cappelle laterali. La cappella di destra accoglie l’altare del Santo Rosario, eseguito nel 1786 dallo stuccatore Capia. La cappella di sinistra, dedicata a Sant’Antonio di Padova, un tempo apparteneva alla Compagnia del Suffragio, in seguito passò ai Caramelli di Clavesana, signori di Rodello. L’edificazione dell’altare avvenne nel 1787, a spese dell’abate Maurizio Caramelli che, alla morte, fu sepolto nella chiesa. Sull’altare è posto un dipinto che raffigura le anime del Purgatorio.
Nel presbiterio, elevato dal resto della chiesa da uno scalino, una pala sovrasta l’altare maggiore ed il coro: in essa appaiono San Lorenzo, San Massimo e la Vergine Assunta; sullo sfondo, tra i due Santi è raffigurato Rodello. Il quadro risale al 1891 ed è opera del pittore Sante Conti.

Di epoca più recente (1931-1932) è la decorazione completa di tutto il corpo della chiesa: i fregi furono eseguiti dal pittore Carlo Frascaroli (notizie 1904 – 1945) e le figurazioni dal pittore e frescante alessandrino Lorenzo Laiolo (1877 – 1947). Di Laiolo sono l’affresco della cupola sovrastante l’altare maggiore, che raffigura il Trionfo dell’Eucarestia; il ciclo della cupola centrale, con quattro scene che ritraggono altrettanti episodi della vita di San Lorenzo; le figure dei quattro Evangelisti che sono situate ai lati della cupola; due affreschi ai lati dell’altare maggiore, nel presbiterio, che raffigurano Gesù e i bambini a sinistra e l’Ultima Cena a destra.

Nella Cena, di impostazione tradizionale, gli Apostoli sono seduti a un tavolo rettangolare; sullo sfondo vi è una costruzione con un arco aperto sul paesaggio.

 

Info e immagini da:
http://www.comune.rodello.cn.it/Home/Guida-al-paese?IDDettaglio=33594

Localizzazione: RODELLO (CN). Chiesa parrocchiale di San Lorenzo
Autore: Lorenzo Laiolo
Periodo artistico: 1931-2
Rilevatore: AC

ARDENNO (SO), fraz. Piazzalunga. “Gesa vegia”, frammento di affresco con Ultima Cena

L’edificio è sito all’estremità orientale dell’abitato. https://maps.app.goo.gl/zETebgJZ76xEKhgNA

Si tratta del rudere di un’antica Cappella, detta ancora oggi Giesa vegia, Chiesa vecchia, della quale è conservato, finché durerà all’ingiuria del tempo e delle intemperie, soltanto parte del presbiterio, col tetto in lose.
Il muro di fondo, cui un tempo era appoggiato l’altare, e i due muri laterali sono delimitati da un cancelletto di legno che non ha chiusura.
Questi muri sono tutti affrescati da una buona mano quattrocentesca, come indicano l’insieme dei dipinti e una riga di scrittura di cui sono ancora visibili solo gli apici del gotico.

 

Nel centro è raffigurata la Crocifissione con quattro angeli ai lati, a destra della croce sta S. Lorenzo e a sinistra S. Abbondio; in basso altre figure.
Sul muro laterale a destra sono ancora visibili S. Giovanni Battista e S. Giuseppe e seduta in trono la Madonna che regge sul ginocchio destro il Bambino in piedi.

 

Sul muro di sinistra è rappresentata l’Ultima Cena, datata all’ultimo quarto del XV secolo, ma dell’opera restano solo la figura di Gesù seduto e i busti di due Apostoli. Sul frammento della tavola si notano due gamberi, pani, un bicchiere.

 


Riteniamo che le condizioni in cui è la cappella, con le pitture all’aperto e nessuna protezione da eventuali atti vandalici, non siano idonee a conservare quel poco che ancora resta dei begli affreschi che meriterebbero di essere salvaguardati.

 

Immagine della Cena da:
Rovetta A,. (a cura di), Frammenti di identità: la chiesa di San Bernardo a Faedo, Franco Angeli open access, 2021, p. 95

Link:
http://www.paesidivaltellina.it/ardenno/chiese.htm

Localizzazione: ARDENNO (SO), frazione Piazzalunga. “Gesa vegia”
Autore: ignoto
Periodo artistico: ultimo quarto del XV secolo
Rilevatore: AC

VILLA DI CHIAVENNA (SO), frazione San Barnaba. Chiesa di San Barnaba con frammento di Ultima Cena, XIV-XV secolo

Risale al XII secolo la chiesa di S. Martino dei Piuri, oggi nota come S. Barnaba, e posta nella frazione omonima, Nel 1491 venne nuovamente benedetta dedicandola al patrono S. Barnaba. L’attuale aspetto risale ad una ristrutturazione successiva del 1754.

La Chiesa conserva nell’interno una mirabile Ultima Cena, purtroppo lacunosa.
Opera del cosiddetto “Maestro di Bellano”, attivo tra fine del Trecento e il primo Quattrocento.
L’iconografia è quella simile ad altre Cene, come quelle di Buglio in Monte, vedi schede.
Gesù porge il boccone a Giuda che però è allineato con gli altri Apostoli, subito dopo Pietro.

 

Parte delle notizie tratte da:
Rovetta A,. (a cura di), Frammenti di identità: la chiesa di San Bernardo a Faedo, Franco Angeli open access, 2021, pp. e 77
Travi C., Appunti per la storia della pittura in Valtellina nella prima metà del XV secolo, in «Arte Cristiana», XCIX, n. 862, 2011, p. 38, nota 7

Localizzazione: VILLA DI CHIAVENNA (SO), frazione San Barnaba. Chiesa di San Barnaba
Autore: ignoto
Periodo artistico: fine XIV - inizi XV secolo
Rilevatore: AC

PEDESINA (SO). Chiesa di Sant’Antonio abate e di Santa Croce, con Ultima Cena, 1649

La Chiesa è l’edificio religioso principale del borgo, presso Via San Rocco. Consacrata nel 1424, fu decorata soltanto nel 1634 – quando venne eletta a Parrocchia – dai fratelli Cascina, pittori rinomati nella Valtellina. Nel 1986 è stata unita alla parrocchia del vicino comune di Rasura. Sant’Antonio abate è il patrono del paese, festeggiato il 17 gennaio.

Al suo interno, a navata unica con battistero e due cappelle laterali, custodisce nella cappella a destra dell’altare un’ “Ultima cena del 1649 dipinta dall’artista pedesinese Antonio Tarabini.
Gli Apostoli, in numero inferiore a dodici, si affollano attorno alla tavola; al di sopra due angeli. In primo piano due ecclesiastici.

 

La chiesa conserva altre opere d’arte: pregevole l’ancona dell’altar maggiore in legno scolpito e dorato. Un dipinto raffigurante il “Cristo giovane” del 1686 ed una tela del 1700 raffigurante San Rocco. La casa parrocchiale conserva un affresco del 1564, raffigurante la “Madonna col Bambino, assieme a San Rocco e a San Sebastiano”, opera del grosino Cipriano Valorsa, ritenuto il maggior pittore locale del Cinquecento.

 

Link:
https://www.youtube.com/watch?v=6K_pzcgP6aM

https://www.lombardiabeniculturali.it/istituzioni/schede/10100142/

Localizzazione: PEDESINA (SO). Chiesa di Sant'Antonio abate e di Santa Croce
Autore: Antonio Tarabini
Periodo artistico: 1649
Rilevatore: AC

FAEDO VALTELLINO (SO). Chiesa di San Bernardo con Ultima Cena, XV secolo

La tradizione popolare di Faedo riteneva che lo scialbo di calce applicato durante le epidemie di peste tre Sei e Settecento e che ricopriva le pareti della chiesa di San Bernardo, lasciando in vista solo un affresco datato 1538 e raffigurante san Rocco, potesse celare altre pitture murali. L’indagine stratigrafica, effettuata nel mese di luglio 2008, confermò la presenza di affreschi sulle pareti laterali e sull’abside. Nel corso dell’estate 2010 iniziò un primo intervento di restauro, che consentì di riportare alla luce sulla parete nord la stupenda Ultima Cena, risalente ai primi anni del XV secolo.
I lavori di restauro, effettuati dalla restauratrice Anna Triberti, proseguiti nell’estate del 2011 e del 2012, si sono concentrati sul lato destro dell’arco trionfale e su parte dell’abside, consentendo nuove scoperte: una Vergine con Bambino in trono e i santi Bernardo da Chiaravalle e Antonio abate, attribuibili al pittore bresciano Vincenzo De Barberis (1490 circa – 1551).

L’affresco con l’Ultima Cena, che misura 358 × 157 cm e dista dal pavimento 71 cm, è la testimonianza figurativa più antica della chiesa. Una incisione a sinistra di Giuda, recita: «… MCCCCLXIX (o MCCCCLXX) vigilia Nativitatis Domini» .
Occupa una buona parte della parete nord; data la posizione dei Santi Rocco e Sebastiano, dipinti nel 1568 sulla stessa parete, a ridosso dell’arco presbiteriale, è probabile che la porta sia stata realizzata prima di questa data, non è noto se con la Cena ancora in vista o già sotto scialbo.
L’affresco si presenta in due grandi lacerti; manca purtroppo della zona inferiore di sinistra e, di parte della figura del quarto Apostolo; la successiva apertura della porta laterale ha causato la perdita degli ultimi tre Apostoli sulla destra; solo di uno sopravvivono il volto e una mano.
La Cena raffigura il momento in cui Gesù porge il boccone a Giuda, solo sulla parte opposta della tavola. Giuda ha l’aureola nera ed è parzialmente calvo.
Sulla tavola sono dipinte varie stoviglie, pani e cibi.

 

La chiesa di San Bernardo è di epoca rinascimentale. Fu della Parrocchia fino al 1629, come riporta una lapide sul lato sinistro dell’ingresso: “In questo luogo furono sepolti gli abitanti di Faedo sino all’erezione della parrocchia – secolo XVII”.
La facciata è bassa a capanna, restaurata nel 1976, e arricchita da un bel portale millesimato in pietra verde con spalle e architrave decorati. L’interno è a una sola navata e un unico altare nell’abside.

 

Immagini e parte delle notizie tratte da:
Rovetta A,. (a cura di), Frammenti di identità: la chiesa di San Bernardo a Faedo, Franco Angeli open access, 2021, in particolare pp. 75-87

Localizzazione: FAEDO VALTELLINO (SO). Chiesa di San Bernardo
Autore: ignoto
Periodo artistico: XV secolo
Rilevatore: AC

BUGLIO IN MONTE (SO), frazione Villapinta. Chiesetta di San Sisto con Ultima Cena, 1420 circa

La piccola Chiesa di San Sisto, in Via Antonio Poletti, è la più antica della frazione Villapinta ed è citata in documenti del XIII secolo.
Conserva all’interno affreschi del Quattrocento: l’Ultima Cena datata al 1420 circa, e le figure di S. Giovanni Battista e S. Sisto. Conserva anche lo stemma della nobile casata dei Malacrida con una scritta mutilata riportante la data 1420.

Una grossa lacuna centrale ha cancellato la figura di Cristo e di un Apostolo.
La martellatura per fissare i successivi scialbi ha rovinato l’affresco, che però mostra ancora evidenti una tavola riccamente imbandita con stoviglie, pani e un pesce nel contenitore di sinistra.

Analogamente alla precedente Cena della vicina chiesa dei SS. Pietro e Gregorio, vedi scheda, Giuda, con aureola scura, è dall’altro lato della tavola e gli viene dato un boccone da Gesù, secondo il Vangelo di Giovanni.

 

Immagini e parte delle notizie tratte da:
Rovetta A,. (a cura di), Frammenti di identità: la chiesa di San Bernardo a Faedo, Franco Angeli open access, 2021, pp. 94, 70, 77.

Localizzazione: BUGLIO IN MONTE (SO), frazione Villapinta. Chiesetta di San Sisto
Autore: ignoto
Periodo artistico: 1420 circa
Rilevatore: AC

BUGLIO IN MONTE (SO), frazione Villapinta. Chiesa dei SS. Pietro e Gregorio con Ultima Cena, XV secolo

L’antica chiesetta contiene all’interno alcuni tra gli affreschi più antichi dalla Valtellina, risalenti ai secoli XIV e XV.
Sulla parte Nord è raffigurata una Ultima Cena datata agli ultimi decenni del XIV secolo, mentre sulla parete opposta si trovano un Santo Vescovo, un Cristo inchiodato alla croce con un soldato a fianco e a destra una Monaca e due Sante. La chiesa presenta inoltre parecchie iscrizioni graffite che vanno dal 1461 al 1567.

Seguendo una consuetudine secolare, anche a Villapinta – sia in questa che nella Cena di poco successiva presente nella vicina chiesetta di San  Sisto, vedi scheda  –  il traditore Giuda è isolato dagli altri Apostoli, seduto sul lato opposto del tavolo, mentre Gesù gli porge il boccone, secondo il Vangelo di Giovanni. Sulla tavola stoviglie, pani e cibi non ben identificabili per le cadute di intonaco che hanno anche cancellato la figura di un Apostolo al centro del gruppo sulla sinistra.

 

Immagini della Cena tratte da:
Rovetta A,. (a cura di), Frammenti di identità: la chiesa di San Bernardo a Faedo, Franco Angeli open access, 2021, p. 93 e 77 e segg.

 

Link:
https://www.comune.buglioinmonte.so.it/c014010/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/7

Localizzazione: BUGLIO IN MONTE (BS), frazione Villapinta. Chiesa dei SS. Pietro e Gregorio
Autore: ignoto
Periodo artistico: fine XIV secolo
Rilevatore: AC

CREMA (CR). Chiesa di San Benedetto con Ultima Cena di G.G. Barbelli, 1632

La prima cappella a sinistra entrando è dedicata al “Santissimo Sacramento” ed è caratterizzata da un ricco apparato decorativo in stucco ed affresco realizzata dal pittore Gian Giacomo Barbelli (Offanengo CR, 1604 – Calcinato BS, 1656) che qui produsse una serie di episodi biblici sul tema eucaristico: sulla volta La raccolta della manna, Due angeli con l’ostensorio, Il Banchetto pasquale degli ebrei; alle pareti laterali Il profeta Elia e l’angelo e l’Ultima cena, a destra, due tele sopra le quali due angeli in stucco reggono un cartoccio affrescato con le allegorie della Fortezza e della Prudenza; tutto l’apparato decorativo è ascrivibile all’anno 1632. La pala d’altare è circondata da colonne in stucco con capitelli corinzi che reggono un frontone triangolare sulla cui architrave è affrescato un medaglione che raffigura la Carità; la pala è un’opera del XVI secolo di Carlo Urbino, Il padre che dona il figlio Gesù pane vivo.

La Cena presenta gli Apostoli seduti a un tavolo rettangolare in una inconsueta prospettiva; nell’opera traspare la conoscenza dell’arte illusionistica veronese, di quella tosco-romana e fiamminga.
Sulla mensa stoviglie, cibi e due candelieri con candele accese.
La Cena conseva l’autoritratto del Barbelli nel personaggio dal colletto bianco alle spalle di Gesù.

 

Link:
https://turismocrema.it/luoghi/chiesa-san-benedetto/

Info sulla chiesa:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Benedetto_Abate_(Crema)

 

Localizzazione: CREMA (CR). Chiesa di San Benedetto
Autore: Gian Giacomo Barbelli o Barbello
Periodo artistico: 1632
Rilevatore: AC

VENEGONO (VA). Seminario arcivescovile, Ultima Cena di Bonifacio Veronese

L’opera appartiene alla Pinacoteca di Brera, Milano, ed è in deposito a Venegono.
Olio su tela di 210 x 400 cm, realizzata da Bonifacio de’ Pitati detto Bonifacio Veronese (Verona, 1487 – Venezia, 1553).
Nel refettorio del Seminario è oggi conservata un’Ultima Cena che in origine era in Sant’Andrea di Lido o della Certosa a Venezia, commissionata nel 1535-1536. Grazie a ritrovamenti documentati di Ludwig (1901/1902) è possibile datare l’opera per alcune ricevute rinvenute nell’archivio di Sant’Andrea intestate a un tal “Maistro Paolo Intagliadoro” per l’esecuzione di cornici per dipinti – tra cui il Cenacolo – che si trovavano nel refettorio del convento.
Questa Cena è l’unica altra opera, oltre a quella a Venezia in S. Maria Mater Domini, vedi scheda, per la quale la critica si è espressa a favore della piena autografia di Bonifacio Veronese.

Gli Apostoli sono intorno a un tavolo rettangolare cui fanno da sfondo due colonne, come in altre Cene di Bonifacio VEronese, come quella a Firenze vedi scheda vedi scheda.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0300179928

Localizzazione: VENEGONO (VA). Seminario arcivescovile
Autore: Bonifacio Veronese
Periodo artistico: 1535-6
Rilevatore: AC

PAVIA. Musei Civici del Castello Visconteo, ceramica con Ultima Cena, 1530 circa e tavola con Ultima Cena del XIV secolo

Formella di maiolica di 22,5 x 29 cm. Opera realizzata intorno al 1530 dal ceramista Nicola di Gabriele Sbraghe (1480 circa – 1540/47) più noto come Nicola da Urbino.
La formella proveniente dalla collezione di Luigi Malaspina di Sannazzaro e fu acquistata, presumibilmente sul mercato d’arte milanese, nel periodo tra il 1832 (la targa non compare nella prima stesura del catalogo delle collezioni, ma solo in un manoscritto autografo) ed il 1835 (anno della morte del Marchese).

Il rimando è all’omonimo affresco della tredicesima campata delle Logge Vaticane di Raffaello, VEDI SCHEDA , di cui ripropone l’esatta trasposizione. Se si esclude una visione diretta, Nicola potrebbe aver visto i disegni delle Logge di Giulio Romano che nel 1524 sostò a Urbino. La stessa scena si ritrova nella coppa del Museo danese di arte e design (fino al 2011 intitolato Kunstindustrimuseet) di Copenaghen, dalle tinte cangianti e forti, l’unico cambiamento rispetto alla placca pavese è costituito dall’accorgimento di due gradini in primo piano che servono a dare profondità prospettica alla scena.

La targa maiolicata, di forma rettangolare, a soggetto istoriato, è dipinta a tutta campo, con la raffigurazione dell’Ultima Cena. Il convivio è ambientato all’interno di uno spazio chiuso privo di connotazioni architettoniche, entro un, inedito per Nicola (celebre per l’abilità nella resa delle architetture) fondo scuro che trascolora nel giallo, quasi un’illuminazione fioca che si irradia dall’aureola di Cristo (mutuata dalle incisioni di Dürer). Su questo sfondo si stagliano i dodici Apostoli, i cui corpi sono celati dall’ampio e plastico panneggio degli abiti ‘alla romana’, connotati da un acceso cromatismo e seduti attorno al tavolo  (solo uno è in piedi rivolto verso il Signore), nel momento  in cui, seguendo la narrazione del Vangelo di Giovanni, Gesù annuncia che uno di loro sarà il traditore.  I commensali, dai volti espressivi e raffigurati in varie e dinamiche posture di profilo o di schiena, si distribuiscono vivacemente attorno all’ampio tavolo su cui poggia un raffinato bacile. Due panche sorrette da sostegni differenti, a forma di pilastrini quelli a sinistra e a voluta quelli di destra (identici in Raffaello), introducono allo spazio “vuoto” dove si svolge la cena, uno spazio reso profondo dal sapiente uso del colore. Il pavimento uniforme, a monocromo, sul quale sono accennate le ombre delle figure, contribuisce a creare un’atmosfera quasi irreale e di calma drammaticità. La formella è compresa entro un bordo nero.

Ciò che affascina maggiormente nell’Ultima Cena è l’abile scelta degli accostamenti cromatici, le tinte accese e cangianti, l’alternarsi e richiamarsi di colori freddi e colori caldi. Confrontando la gamma cromatica della targa pavese con i colori di alcune opere certe del maestro, si avverte una variazione di tonalità, tipica dell’ultimo periodo di attività dell’artista. All’inizio della sua produzione, intorno al 1520, le tinte sono più chiare e pure, mentre dal 1530 si fanno più cangianti e si arricchiscono di sfumature. Dalla tonalità blu pastello passa ad altri timbri cromatici fra cui risalta un verde cangiante, arricchito di sfumature con il giallo; per contro il giallo è chiaroscurato con il verde.

Parte del testo da:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/Lombardia/HistoricOrArtisticProperty/300659165

Immagine da:
https://it.paperblog.com/pavia-l-ultima-cena-di-nicola-da-urbino-a-unouno-a-tu-per-tu-con-l-opera-2807645/

 


Pinacoteca Malaspina – Tavola dipinta a tempera, di 17 x 32 cm, raffigurante Ultima Cena, di pittore anonimo dell’inizio del XIV secolo.
Proveniente dal Legato Malaspina 1838, inventario P 225.


Inconsueta la posizione di Cristo benedicente a capo tavola a sinistra. San Giovanni  è a sinistra, addormentato, appoggiato alla tavola.
Sulla mensa sono raffigurati pani, piatti con pesci, coltelli, bicchieri e bottiglie di vetro.

Localizzazione: PAVIA. Musei Civici del Castello Visconteo
Autore: Nicola di Gabriele Sbraghe, più noto come Nicola da Urbino // Anonimo
Periodo artistico: 1530 circa // inizi XIV secolo
Rilevatore: AC

DONGO (CO). Santuario Madonna delle Lacrime, scultura lignea di Ultima Cena, XVII secolo

Il Santuario fu edificato tra 1553 e 1603. Conserva un’immagine della “Madonna col Bambino” che nel 1553, fu vista “lacrimare”. Il convento adiacente, dei Frati Minori Francescani, è risalente al 1607 e conserva un’antica Biblioteca.

Nella chiesa vi sono parecchie opere d’arte, affreschi e statue.
Gli elementi di maggiore pregio sono le opere lignee che adornano le Cappelle della Crocifissione e dell’Ultima Cena, le seconde rispettivamente a destra e sinistra della navata, tradizionalmente attribuite a fra’ Diego da Careri, al secolo Giovanni Leonardo Giurato (1606 – 1661) un valente artista calabrese (fatto arrivare nel 1649 da padre Daniele Cassonio, un donghese arrivato al vertice dell’autorità dell’Ordine Francescano) che pare abbia scolpito complessivamente le ventiquattro statue, assistito da alcuni collaboratori fra i quali fra’ Giovanni da Reggio.

Gli affreschi del 1607 che ornano le pareti della cappella rappresentano, entro un’architettura domestica, i servitori della Cena; le pitture quindi, offrendo un’illusionistica ambientazione per il mistero inscenato dalle statue, ne costituiscono il complemento. Una simile unità tra le arti plastiche e pittoriche richiama l’esperienza dei Sacri Monti piemontesi e lombardi.
Si è notata la discrepanza tra le date della costruzione e decorazione murale della cappella e la realizzazione delle statue; inoltre vari riscontri stilistici farebbero ipotizzare che i gruppi statuari dell’Ultima Cena e della Crocifissione “siano imputabili alle medesime maestranze dirette dal capo-bottega Virgilio Del Conte” (1582-1602) e realizzati tra 1602 e 1607, vedi bibliografia.
La cappella dell’Ultima Cena presenta le statue di Gesù e degli Apostoli intorno a una tavola a forma di “U”. Le figure sono a grandezza poco più che naturale, vestite all’antica, sobriamente dipinte. La volontà dell’artista di fare una scena realistica lo ha spinto a raffigurare minuziosamente le suppellettili e le vivande sulla tavola, tutte scolpite in legno; lo scultore si è sforzato soprattutto di rendere evidente la diversa reazione degli apostoli all’accusa di Gesù attraverso gesti ed espressioni differenziati. L’effetto complessivo è quello di una forte e al tempo stesso ingenua teatralizzazione dell’evento. Non si è certi della posizione originale delle statue.

 

Bibliografia:
Smeriglio Palo, Per un aggiornamento sullo scultore francescano fra’ Diego Giurato da Careri e sulle cappelle dell’Ultima Cena e della Crocefissione del Santuario “Madonna delle Lacrime” di Dongo, in: “Quaderni della Biblioteca del Convento Francescano di Dongo”, 2014, pp. 129-164

 

Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO250-00448/

https://www.treccani.it/enciclopedia/diego-da-careri_%28Dizionario-Biografico%29/

Localizzazione: DONGO (CO). Santuario Madonna delle Lacrime
Autore: tradizionalmente attribuite a frà Diego da Careri, ma forse opera della bottega di Virgilio Del Conte
Periodo artistico: 1649 ? oppure 1602-7 ?
Rilevatore: AC

FRANCIA – VALENCE. Cattedrale di Saint-Apollinaire con Ultima Cena

L’altar maggiore dell’antica Cattedrale reca un retablo che è una copia del dipinto raffigurante l’Ultima Cena di Philippe de Champaigne (XVII secolo) conservato al Museo del Louvre, VEDI SCHEDA.

 

Immagini altare da Wikimedia

Localizzazione: FRANCIA - VALENCE. Cattedrale di Saint-Apollinaire
Periodo artistico: XVII secolo
Rilevatore: AC

BOLZANO. Convento dei Domenicani, chiostro con affresco Ultima Cena, XV secolo

Chiesa e convento risalgono al XIII secolo.
Il chiostro dell’antico convento dei Domenicani fu menzionato per la prima volta nel 1308. L’arco costale venne costruito nel 1495 dal maestro Hans Hueber.
Le pitture murali vanno dal XIV al XVI secolo. Dal 2005 il chiostro è stato protagonista di una serie di interventi di restauro.

Il ciclo di affreschi che decora le campate era stato pensato e realizzato verso il 1496 da Friedrich Pacher (Novacella – Varna BZ, 1440 ca. – Brunico, 1508), e da altri pittori e raffigura episodi della Vita di Cristo.
Gli affreschi trecenteschi dell’ottava arcata sono stati rimessi in vista strappando l’affresco quattrocentesco della lunetta (Ultima Cena e Cristo nell’orto) dal quale iniziavano le raffigurazioni di Pacher della Passione di Cristo, quindi ricollocato nella ventunesima arcata.
A sinistra, il tavolo attorno a cui sono gli Apostoli; l’affresco purtroppo è poco leggibile.

 

Immagini da Wikimedia.

Immagine Cena da:
Spada Pintarelli S.; Stampfer H., (a cura di), Domenicani a Bolzano, Archivio Storico della Città di Bolzano, “Quaderni di Storia cittadina”, n° 2, 2010, pp. 47, 210, 295

Info sulla chiesa:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_dei_Domenicani_(Bolzano)

Localizzazione: BOLZANO. Convento dei Domenicani, chiostro
Autore: Friedrich Pacher
Periodo artistico: 1496
Rilevatore: AC

BERGAMO. Monastero di Astino, con Ultima Cena di A. Allori, 1582

 

ULTIMA CENA dipinto a olio su tela (215 x 750 cm), datato e firmato, realizzato nel 1582 dal pittore fiorentino Alessandro Allori (1535 – 1607, talvolta soprannominato Il Bronzino, dal nome del suo maestro).

La tela fu commissionata ad Allori nel 1580 da don Calisto Solari, abate del Monastero vallombrosano di Astino (nella valle omonima del territorio di Bergamo) per il refettorio. L’Allori, all’epoca a Firenze, eseguì due versioni dello stesso cenacolo, entrambe datate 1582: un dipinto a olio che fu inviato l’anno dopo a Bergamo e un affresco all’interno del refettorio del monastero del Carmine a Firenze,  vedi scheda.

La tela inviata a Bergamo rimase nel refettorio fino al 1798, quando il governo napoleonico cisalpino decise la soppressione del convento con conseguente confisca di tutti i beni. L’opera rimase comunque a Bergamo e fu collocata nel salone del Municipio che all’epoca era in Città Alta.
Nell’Ottocento la tela venne spostata nel Salone delle Capriate all’interno del Palazzo della Ragione finendo però per essere dimenticata e andando in degrado.
Tra il 2012 e il 2013 la tela fu sottoposta a un importante restauro grazie alla Fondazione Creberg del Credito Bergamasco. L’intervento ha permesso di riportare la tela al suo splendore originale, eliminando le ridipinture e gli strati anneriti in superficie che ne alteravano i colori autentici. Conservata nel Palazzo della Ragione.

Nel 2021, dopo un meticoloso restauro che ha riportato l’ “Ultima Cena” al suo splendore originario, il dipinto è stato ricollocato nel  luogo per la quale fu commissionato: il Refettorio di Astino.

Un’altra Ultima Cena dell’Allori si trova a Firenze nel Museo di Santa Maria Novella, vedi scheda.

Localizzazione: BERGAMO. Monastero di Astino
Autore: Alessandro Allori
Periodo artistico: 1582
Data ultima verifica: 2020 e 2023
Rilevatore: AC

BRESSANONE/BRIXEN (BZ), frazione Cleran/Klerant. Chiesa di San Nicolò con affresco di Ultima Cena, 1470 circa

La chiesetta risale agli inizi del XV secolo. Intorno al 1700 furono aggiunte la sagrestia e la torre, mentre nell’Ottocento furono ricostruiti il​ portone d’ingresso e le finestre in stile neogotico.

Intorno al 1470 il maestro Leonardo di Bressanone (Leonhard von Brixen – Lienhart Scherhauff, 1438 – 1475/76) fu incaricato di dipingere il coro e le pareti nord e ovest. Il risultato sono immagini iconograficamente complesse e tuttora ben conservate: il ciclo della Passione di Cristo, la leggenda di San Nicola e le tre sante vergini di Maranz.

 

In alto sulla parete nord, l’Ultima Cena con gli Apostoli attorno a una tavola rettangolare su cui sono piatti, bicchieri, coltelli, un vassoio con un agnello. Gesù sta dando un boccone a Giuda, a sinistra senza aureola, mentre il diavolo entra nella sua bocca.

 

Immagini da:
http://fernandogardini.blogspot.com/2020/10/s-andrea-cleran-mellaun.html
https://www.outdooractive.com/it/poi/valle-isarco/la-chiesa-di-san-nicolo-a-cleran/32631760/

Localizzazione: BRESSANONE/BRIXEN (BZ), frazione Cleran/Klerant. Chiesa di San Nicolò
Autore: Leonardo di Bressanone
Periodo artistico: 1470 circa
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – ALTO MALCANTONE, frazione Arosio. Chiesa di San Michele con Ultima Cena

La chiesa è citata per la prima volta in documenti storici del 1217, anche se l’origine è sicuramente anteriore. Nel 1647 fu profondamente rimaneggiata in stile barocco. Nel XVIII secolo fu aggiunto un portico a 4 campate antistante il lato meridionale.
Arosio di Sopra, presso il cimitero https://maps.app.goo.gl/w9UQZzfRUokjQcWT8

 

Conserva all’interno affreschi di Antonio da Tradate (Tradate VA ?, 1465 circa – Locarno, 1511 ?), esponente della pittura tardogotica, attivo tra il XV e il XVI secolo nelle terre dell’attuale Cantone Ticino, nei Grigioni e lungo le sponde lombarde del Lago Maggiore.
Il ciclo delle “Storie della vita di Gesù”, affrescato nel 1508 sulle pareti del presbiterio,  fu riscoperto nel 1948.
Sulla parete sinistra, meglio conservata, si vedono nel registro superiore: Annunciazione; Visita alla cugina Elisabetta; Nascita di Gesù. Nel registro mediano, da sinistra: Gesù tentato dal demonio; Miracolo dei lebbrosi; Resurrezione di Lazzaro; Entrata in Gerusalemme e all’estrema destra, l’Ultima Cena.
Nel registro inferiore, da sinistra: Gesù davanti a Caifa; Flagellazione; riquadro illeggibile; Gesù davanti a Pilato; Incontro con la Veronica. Sullo zoccolo vi sono le allegorie dei mesi, quasi totalmente scomparse.

Il testo in caratteri gotici sotto l’Ultima Cena recita: «Come Jesu Cristo fece la zena la zobia sancta con li soi apostoli».
Il tavolo è rotondo, con stoviglie e pani. Giovanni appoggia il capo sul petto di Cristo mentre un Apostolo si volge verso lo spettatore per prendere una brocca posata sulla panca su cui siedono i Dodici.

 

 

Immagini da:
https://www.khekeru.ch/j_khekeru/index.php/ticino/107-arosio-chiesa-di-san-martino/294-arosio-chiesa-di-san-michele

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Michele_(Alto_Malcantone)

Localizzazione: CONFEDERAZIONE ELVETICA - ALTO MALCANTONE, frazione Arosio. Chiesa di San Michele
Autore: Antonio da Tradate
Periodo artistico: 1508
Rilevatore: AC

MERANO (BZ). Duomo di San Nicolò con scultura di Ultima Cena

La chiesa quattrocentesca conserva varie interessanti opere d’arte del XV secolo.

Il nuovo altare post conciliare presenta un moderno paliotto scolpito con una schematica Ultima Cena in cui le figure degli Apostoli sono ai lati del Cristo davanti a un tavolo con tovaglia.

 

Info sulla Chiesa:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Nicol%C3%B2_(Merano)

Localizzazione: MERANO (BZ). Duomo di San Nicolò
Periodo artistico: XX seolo
Rilevatore: AC

SAN VITO DEI NORMANNI (BR). Basilica di Santa Maria della Vittoria con due dipinti di “Ultima Cena”


Nel secondo altare della navata destra vi è un altare in pietra seicentesco detto “della Cena del Signore”. Vedi fotografia in alto.

La pala centinata raffigura l’Ultima Cena; nel dipinto sono riprodotte tre scene della notte del Giovedì Santo: la lavanda dei piedi (a sinistra); in primo piano al centro, la  Cena con tavola imbandita con attorno gli Apostoli e Gesù Cristo; l’agonia nel Getsemani (a destra).

La tavola è a forma di “U” e su di essa vi sono il pane, il vino e anche un agnello.
Particolare la raffigurazione di un cane, sotto la mensa, che mangia alcune ossa.

 


 

Nel transetto sinistro vi è l’altare “del Santissimo Sacramento”  che è sormontato dall’Ultima Cena del pittore napoletano Paolo De Majo (Marcianise, 1703 – Napoli, 1784) realizzata nel 1777.

Il recente restauro ha reso evidente lo speciale valore artistico di questa tela. Colpisce per la sua bellezza il volto del Cristo, radioso e con gli occhi levati al cielo: ha in mano il pane eucaristico. Vi sono angeli in alto e intorno al Cristo gli Apostoli sono ritratti in atteggiamenti di devozione e stupore. Solo Giuda si stacca dal gruppo e non guarda verso Gesù: sta per voltargli completamente le spalle mentre tra le sue mani ha già il sacchetto del denaro (il prezzo del tradimento).

 

 

Link:
http://www.brundarte.it/2014/02/22/santa-maria-della-vittoria-san-vito-dei-normanni-br/

https://www.beweb.chiesacattolica.it/houses/house/75188/San+Vito+dei+Normanni+%28BR%29+%7C+Chiesa+di+Santa+Maria+della+Vittoria

 

Localizzazione: SAN VITO DEI NORMANNI (BR). Basilica di Santa Maria della Vittoria
Autore: 1 ignoto --- 2 Paolo Di Majo
Periodo artistico: XVII secolo - 1777
Rilevatore: AC

UDINE. Ultima cena, in legno dorato (cm. 22 x 55) di intagliatore veneziano, primo terzo del XVII sec. in collezione privata.

Questo pregevole rilievo illustra con grande dinamismo e abilità compositiva la scena dell’Ultima Cena di Cristo, nel giorno della Pasqua ebraica. Diversamente dall’usuale momento in cui Cristo benedice le due specie del pane e del vino, per consacrarle e imprimere in esse il segno della sua presenza divina, fulcro concettuale e dogmatico del mistero eucaristico per la Cristinatà d’Occidente.
L’intagliatore ha scelto quello successivo, in cui le parole di consacrazione diventano atto fisico del dono di sè ai discepoli. Gesù, infatti, è raffigurato mentre porge un boccone del pane spezzato (in verità però raffigurato già come particola) che tiene in un piatto alzato con la mano sinistra a un discepolo, il quale siede alla sua destra, quasi all’estremo angolo della lunga tavola. Esplicita è l’accentuazione del moto del suo corpo e del braccio che si tende verso il discepolo, a sua volta sporto al massimo per giungere a ricevere la particola di pane.
Tale asse visivo è contrapposto alla figura di Giuda che si è alzato dal concerto dei discepoli stringendo il sacchetto con i trenta denari sul petto mentre si allontana rapido verso sinistra, allargando il braccio, che viene così a coprire il vuoto spaziale detyerminato dall’abbassare e tendersi del discepolo che riceve la comunione.
La figura del discepolo all’altra estremità della tavola, in piedi e sporto anche lui verso sinistra per assistere meglio all’azione che si sta dipanando, bilancia infine la struttura compositiva secondo canoni espressivi che potremmo definire barocchi.
Attorno a questo doppio accadimento gli altri apostoli si raggruppano via via con gesti eloquenti, agitati, in un tumulto emotivo che sembra potersi bilanciare solo in virtù del panno steso sui tre tavoli dalle gambe tozze e squadrate (uniti per allungarne la forma), privo di qualsiasi vettovaglia o cibo e dunque si pone come zona liscia e neutra a confronto della parte alta del rilievo tutta abitata dalle mezze figure, o dalle teste, dei discepoli.
La caratterizzazione fisiognomica di questi ultimi è forte, ma l’intenzione ritrattistica non pare guidata da alcuna intenzione idealizzante. Anche il presumibile san Giovanni, che va forse identificato nella testa alla destra di Gesù dietro di Lui, appare sì essere più giovane tra i compagni, ma le sue fattezze non sono proprio delicate e anche Lui porta una barba corta, per il resto le figure sono di uomini maturi, barbuti e dai tratti marcati.
La scena dell’Ultima Cena, declinata in modo da sottolineare il dogma eucaristico della transustanziazione, divengono importanti e diffusi motivi iconografici dalla chiusura del Concilio di Trento in poi, e la loro iconografia acquisisce pertanto , con preciso intento catechetico, le direttive controriformistiche su questo tema, tra i principali motivi di conflitto e di dissenso con il credo riformato e luterano.
Una delle versioni controriformate più riuscite e celebri in area veneta è senz’altro quella che ne diede Tintoretto, sia, ad esempio, nella pala di San Paolo, che in quella celeberrima, per san Giorgio maggiore, del 1593, a Venezia. Benchè in entrambi il Cristo sia posto in piedi, in atto di distribuire il solo pane ai discepoli. è evidente che il nostro intagliatore deve aver avuto contezza di questa interpretazione iconografica precisa, cui il dogma di fede e la funzione predicatoria non schiacciano ma semmai esaltano la drammaticità e l’efficacia della composizione.
L’esempio riportato non è di certo un confronto stilistico nè iconografico in senso stretto – che allora sarebbero da citare, per indagare sui modelli possibili e sul gusto di marcare le fattezze degli apostoli, tele come quella di Jacopo Bassano, 1542, oggi alla Galleria Borghese di Roma -, ma vuole invece soprattutto indicare che la probabile collocazione culturale dell’autore del rilievo è Venezia. Proprio per la chiesa di san Giorgio maggiore, oltretutto, l’attivissima bottega guidata da Albert van den Brulle aveva realizzato tra 1594 e 1598 lo splendido coro con i 48 postergali del secondo ordine di stalli ancor oggi in loco, raffiguranti scene agiografiche dei santi dell’ordine benedettino, sulla base di incisioni di anonimo di una decina di anni precedenti, mentre Jacopo Zane aveva creato, presso l’altare maggiore i dossali con sei episodi a tema eucaristico intervallati da telamoni in forma d’angeli, che accompagnano le due tele del vecchio Tintoretto, quella citata e l’altra con Gli ebrei rifiutano la manna.
Proprio sulla scia – marcata stilisticamente dal tardo manierismo di un Giulio dal Moro o Terilli e poi dalla stagnazione degli anni trenta e quaranta del secolo – di questo genere di intagli, interessati a accentuare fisionomie e gesti con sicurezza compositiva e spiccate qualità d’intaglio, ci pare possa collocarsi stilisticamente anche l’anonimo autore del rilievo udinese.
Il pathos mosso e morbido che come un vento agita le barbe e scompone la gestualità del gruppo intagliato, così come l’implicita conoscenza di certa pittura barocca allora prodotta dai multiforni (e itineranti) talenti attivi a Venezia e l’assetto osseo dinoccolato del Cristo, pare indicarne una datazione avanzata al primo terzo del Seicento se non oltre.

Bibliografia:
– “L’anima e il mondo – Arte sacra dal XIV al XVIII secolo”, a cura di Roberta Costantini, Cividale del Friuli 2010, pag. 93-94, Ultima Cena di intagliatore veneziano, di Serenella Castri.

Localizzazione: Collezione privata
Periodo artistico: Primo terzo del Seicento
Data ultima verifica: 10092023
Rilevatore: Feliciano Della Mora

ORVIETO (Tr). Duomo, Ultima Cena, ambito di Cesare Nebbia (XVI-XVII sec.).

Olio su tela, 256 x 153 cm. nel Duomo, parete laterale destra in prossimità della controfacciata.

Già riferito a Cesare Nebbia, il dipinto può essere identificato con quello menzionato in un documento del 1611 come “quadro della cena del Signore, che sta fra la porta piccola e la cappella della presa di Cristo all’orto” e va probabilmente ricondotto all’ambito dei collaboratori dell’artista.
Risultano però evidenti alcune analogie con il primo dipinto documentato di Cesare Nebbia, quel Cristo e il bambino, oggi in collezione privata presso il Castello di Tordimonte (Orvieto), che l’artista dedicò a Taddeo Zuccari in occasione del suo soggiorno orvietano nel 1559. Inoltre, interessante è anche il confronto con il dipinto murale di medesimo soggetto realizzato nell’ambito del ciclo decorativo della Scala Santa a Roma (1587-1589) da uno degli allievi di Nabbia, Angelo da Orvieto.

Fonte:
Le Stanze delle Meraviglie, Da Simone Martini a Francesco Mochi, Verso il nuovo museo dell’Opera del Duomo di Orvieto, a cura di Alessandra Cannistrà, Silvana Editoriale, Milano 2006, pag. 87.

Localizzazione: Museo dell'Opera del Duomo di Orvieto
Autore: ambito di Cesare Nebbia
Periodo artistico: XVI-XVII sec.
Data ultima verifica: 10092023

SCORZE’ (Ve), fraz. Peseggia. Chiesa di san Nicola Vescovo, con Ultima Cena in vetrata.

La nuova chiesa di san Nicola Vescovo viene realizzata tra il 1938 e il 1940, su progetto di Luigi Candiani, poiché già prima del 1926 si abbandona l’idea di ampliare la vecchia chiesa parrocchiale del XV–XVII secolo, divenuta troppo angusta per la popolazione del luogo.
La pianta della chiesa è a croce latina con tre navate, interrotte da un transetto trasverso, che si concludono con tre absidi: un’abside presbiteriale ampia centrale e due piccole ai lati.
La facciata, a salienti, si presenta con una superficie di mattoni “faccia a vista”. La parte centrale, molto slanciata, individua l’ingresso principale, sporgente rispetto al livello dell’intera facciata, che è a sua volta sottolineato da una cornice dentellata triangolare intonacata di bianco che appoggia su due semplici lesene. Sopra al portale d’ingresso, ad arco a tutto sesto, ci sono tre nicchie ad arco che ospitano tre statue, di cui quella al centro raffigurante San Nicola Vescovo, a cui è dedicata la chiesa. Nella parte superiore, sotto alla cornice di chiusura della parte centrale, anch’essa sempre intonacata di bianco, sono presenti tre cornici ad arco intonacate, di diverse dimensioni, che incorniciano, ai lati due tondi con all’interno il simbolo della croce greca, mentre centralmente un rosone vetrato con delle cornici a raggiera al cui centro è presente sempre lo stesso simbolo. Le parti laterali, molto più basse, presentano gli stessi stilemi della parte centrale, e ospitano altri due ingressi in corrispondenza delle navate laterali.
La navata centrale è delimitata da cinque arcate per lato, con archi “remenati” che poggiano su semplici capitelli marmorei, di tipologia bizantina, di colonne presumibilmente realizzate in mattoni finemente tagliati e levigati, nascosti da una superficie lisciata a marmorino lucido, a base di calce e polvere di marmo bianco. Le basi, come i capitelli, sono di marmo grigio lucido tipo “Aurisina”.
Quattro grandi archi in mattoni “faccia a vista” definiscono il raccordo tra la navata centrale e il transetto trasverso della croce latina; un quinto analogo arco definisce il catino absidale di fondo del presbiterio.
Il pavimento della chiesa è rialzato di tre gradini dal livello di campagna e di ulteriori tre gradini è rialzato il pavimento del presbiterio e della zona absidale.
I piani di calpestio delle navate, del transetto e del presbiterio sono impreziositi da geometrie di marmo rosso di “Verona” e marmo bianco “Biancone”, separate da due coppie di strisce di marmo “serpentino” scuro parallele che separano la navata centrale dalle laterali e altre due che segnano il percorso centrale.

Nel 1993, Anzolo Fuga, maestro vetraio di Murano, ha composto le cinque vetrate della zona absidale in pasta di vetro colorato, soffiato a bocca e tagliato a mano, legate al piombo, con riferimento alla Natività, alla discesa dello Spirito Santo e all’Ultima Cena. Le altre 18 vetrate che completano le finestre della chiesa vengono realizzate nel 2001 con la stessa tecnica e traggono spunto compositivo da episodi e parabole evangeliche. Le composizioni sono inserite su telai di alluminio anodizzato scuro.

L’altare maggiore, risalente all’anno di costruzione della chiesa (1940), è collocato davanti all’abside centrale di fondo, ed è stato composto da Ruggero Bellussi, artigiano di Treviso, in marmo rosso di Asiago. Il secondo nuovo altare maggiore, per esigenze liturgiche, derivate dal Concilio Vaticano II, viene realizzato da artigiani del marmo di Treviso, su un rialzo di marmo lucido di granito scuro “sierra chica”, sopra il quale sono posti due pilastrini rivestiti in marmo bianco lucido “pentelico”, a sostegno della mensa dello stesso marmo. Questo nuovo altare è al centro del presbiterio, in asse con l’altare maggiore d’origine. Gli altri quattro altari, di buona fattura, risalenti al XVII-XVIII secolo, provengono dalla ex chiesa parrocchiale: tre sono a tarsie di marmi colorati e sagomati, due dentro alle cappelline che fiancheggiano il presbiterio e uno in fondo al transetto est. Quello in fondo al transetto ovest, è invece in marmo sagomato bianco monocromo.

Fonte: https://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&code=64148

Info:
Via Verdi, 4, 30030 Peseggia, Scorze’ VE
Tel: 041 449024 – E-mail: peseggia@diocesitv.it
www.parrocchiapeseggia.it
Parroco: Don Lino Bertollo – cell: 338 6539738 – e-mail: don.linober@gmail.com

Localizzazione: Scorzè, fraz. Peseggia (Ve)
Data ultima verifica: 1 set 2023 - 28 nov 2024
Rilevatore: Feliciano Della Mora

VILLACIDRO (SU). Chiesa di S. Barbara con affresco di Ultima Cena, da Leonardo, 1917

Durante la prima guerra mondiale arrivarono in Sardegna migliaia di prigionieri del regno Austro-ungarico. I sardi, solitamente ospitali verso i forestieri, espressero spesso la loro ostilità tanto che in diversi paesi dell’isola ci furono delle vere e proprie sommosse. Nel 1916 due ispettori furono inviati per verificare le condizioni dei confinati. Il centinaio di prigionieri residenti a Villacidro vivevano in una buona condizione e lavoravano per i privati, secondo documenti dell’epoca. Uno di questi soldati, di cui si ignorano le generalità, dipinse nel 1917 la parete dell’abside con un’Ultima Cena che si rifà al Cenacolo di Leonardo. Quest’avvenimento dimostra, tra l’altro, l’atteggiamento di simpatia e ospitalità dei sacerdoti del tempo verso i prigionieri.

 

La chiesa attuale risale al XVI secolo riedificata su un impianto romanico del XIII.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Barbara_(Villacidro)

http://www.parrocchiasantabarbara.it/giornali/anno06/novembre-06/12-11-06.html

 

Localizzazione: VILLACIDRO VILLACIDRO (SU). Chiesa di S. Barbara
Autore: Ignoto
Periodo artistico: 1917
Rilevatore: Valter Bonello

TREVIGNANO (Tv). Chiesa di San Teonisto e Compagni Martiri, con tela dell’Ultima Cena, 1904

La primitiva chiesa di Trevignano doveva essere di dimensioni piuttosto esigue ad aveva molto probabilmente un campaniletto incorporato.
Nel 1164 furono assegnate alla rettoria di Trevignano le chiese di Venegazzù e di Falzè; quest’ultima fu scorporata nel 1343 ed resa filiale della pieve di Montebelluna.
Tra i secoli XV e XVI la chiesa fu riedificata e dedicata non solo ai Santi Tabra, Tabrata e Teonisto, ma anche a Santa Margherita. L’edificio, al quale era annesso il cimitero, venne restaurato nel XVII secolo.
L’attuale parrocchiale venne costruita nel XVIII secolo. Il progetto del nuovo edificio fu redatto da Giorgio Massari, ma il capomastro che doveva dirigere i lavori non voleva seguire le indicazioni date e ciò portò a delle diatribe con la popolazione; alla fine la questione si risolse con un accordo che permise di far terminare l’edificazione della chiesa.
Nel 1940, con l’aumento della popolazione locale, vennero costruite le due navatelle laterali; in quell’occasione l’organo fu sposato in un’altra parte della chiesa ed eliminati quasi tutti gli stucchi delle pareti e del soffitto.

All’interno balza subito all’occhio il grande affresco anonimo del soffitto raffigurante l’Assunzione della Vergine Maria.
Sulla parete di destra, dopo la statua lignea di Sant’Antonio di Padova (1920-21) di Ferdinand Demetz, si trova una tela del Bambino Gesù con i santi della tradizione popolare Antonio da Padova, Antonio abate, Apollonia e Lucia (1855- 57) realizzato dall’accademico veneziano Amadio Lorenzi e un Sacro Cuore di Gesù (1946), opera del pittore trevigiano Gino Borsato.
Al lato opposto troviamo un’altra pala del Lorenzi raffigurante San Sebastiano e San Valentino, santo contitolare della chiesa (1857) e – di faccia al Sacro Cuore – una statua lignea della Madonna di Lourdes (1955-56) realizzata dallo scultore Prinoth di Ortisei.
Solo nel 1933 venne aperto il transetto che attualmente ospita quattro opere pittoriche: le due grandi tele dipinte a olio del pittore  Guido Levorati (Venezia, 1888 –  Milano, 1960) rappresentanti Il miracolo della mula e L’ultima cena (1904), la Madonna del Rosario col Bambino e i Santi Domenico e Caterina da Siena (1850-55) del Lorenzi e la Madonna col Bambino e i Santi Girolamo e Francesco d’Assisi (1620 ca.) commissionata all’artista Bartolomeo Orioli dal nobile locale Girolamo Onigo.

L’Ultima Cena, che misura 350 x 370 cm circa, raffigura una tavola a ferro di cavallo ai cui lati, in parte seduti e in parte in piedi, vi sono gli Apostoli tutti in atteggiamento pensierosi tranne Giovanni che sta pregando. In primo piano a sinistra sono raffigurati un largo bacile pieno di acqua ed un’alta brocca sul pavimento a scacchiera. Alle spalle di Cristo c’è un arazzo ornato con motivi -floreali e vegetali. Sullo sfondo oltre l’arcata visibile sulla sinistra appare un paesaggio collinare mentre a destra la vista è coperta da una tenda. Un ampio drappo disposto a mo’ di sipario incornicia la parte superiore del dipinto.

 

Info:
Via Mons. Floriano, Via Mazzarolo, 14, 31040 Trevignano TV
Telefono: 0423 819819 – trevignano@diocesitv.it

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500233006
https://www.beweb.chiesacattolica.it/gebaude/gebaude/64174/Trevignano+%28TV%29+%7C+Chiesa+dei+Santi+Teonisto+e+Compagni

Segnalazione: Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com

Localizzazione: Trevignano (Tv)
Data ultima verifica: 06/08/2023
Rilevatore: Albertino Martignon

NEMBRO (BG). Chiesa di San Sebastiano, paliotto con Ultima Cena

Un nuovo altare maggiore, presumibilmente post conciliare, è posto davanti all’antico (su cui è il polittico cinquecentesco dei Marinoni) e, in stile barocco, presenta il paliotto raffigurante l’Ultima Cena di impostazione tradizionale, con gli Apostoli schierati dietro un tavolo rettangolare.

 

Chiesa già esistente nel 1408, con varie opere d’arte e affreschi trecenteschi.

 

Link:
https://www.comune.nembro.bg.it/citta/chiese/chiese-00001/san-sebastiano/

https://www.itinerari.bergamo.it/chiesa-di-san-sebastiano-nembro/

Localizzazione: NEMBRO (BG). Chiesa di San Sebastiano
Rilevatore: AC

REMEDELLO (Bs). Il Museo Civico Archeologico, con una Ultima Cena, copia del cenacolo vinciano.

Il Museo Civico Archeologico di Remedello trova sede nella ex Chiesa dei Disciplini, sorta verso la fine del 1400 e decorata da un imponente ciclo di affreschi incentrato sulle storie della vita di Gesù, opera del pittore locale Orazio De Rossi.
L’imponente ciclo di affreschi di circa 350 mq, sono attribuiti ad Orazio de Rossi da Remedello (seconda metà del 1500).
Gli affreschi narrano in 24 scene la vita di Cristo, divisi tra loro da finte paraste; negli oculi superiori si alternano Profeti e Sibille che reggono cartigli esplicativi con i corrispondenti versetti biblici. Le vele soprastanti ogni scena sono affrescate da motivi a grottesca, il soffitto a finti cassettoni. Nella parete di fondo, l’affresco centrale rappresenta una Madonna in trono con Bambino e alcuni Santi. Di spicco è una copia del Cenacolo di Leonardo, probabilmente derivata da un’altra copia esistente nella cattedrale di Asola datata 1516.

Nel 2021 il Comune di Remedello, piccolo paese nel bresciano, aveva incaricato l’architetto Giorgio Palù di riprogettare l’organizzazione museografica del Museo Civico Archeologico di Remedello posto all’interno dell’ex chiesa dei Disciplini, che ospita oltre duemila reperti provenienti dal basso Chiese risalenti all’Età del Rame.
L’idea era quella di rinfrescare il museo, rendendolo un luogo più accogliente e meno didascalico: sono state create postazioni multimediali che trasformano la visita degli spettatori e, lato accessibilità, degli arredi e dei pannelli informativi fatti su misura.
Nella grande sala espositiva, decorata con affreschi del Cinquecento, sono state poi inserite delle sedute che concedono ai visitatori un momento di riposo, e pensando ai più piccoli ci si è tenuti ad un’altezza che consente anche a loro di vedere tutti i reperti e le immagini presenti nello spazio.
Un percorso multisensoriale accompagna quindi i visitatori alla scoperta dei reperti più emblematici, con un ripiano interattivo che permette di vedere una riproduzione tridimensionale dell’oggetto in questione. In sottofondo c’è anche un audio interattivo che aiuta un pubblico con potenziali disabilità, mentre gli impianti di illuminazione sono stati tutti realizzati a led, per ridurre i consumi energetici.

L’esposizione dei materiali archeologici è organizzata in senso cronologico, con reperti e contesti che testimoniano il popolamento del territorio di Remedello dal Neolitico fino all’Alto Medioevo. Importanti resti di un abitato di un momento antico del periodo neolitico (gruppo del Vho) provengono dalla località Cascina Bocche di Isorella.
L’età del Rame è testimoniata da una sepoltura femminile rannicchiata scoperta al Dovarese (scavi Barfield 1986), da numerosissimi strumenti di selce da varie località di Remedello e di Cadimarco di Fiesse, dai vasi campaniformi del Dovarese e della località Gardoncino di Isorella e da un’ascia a occhio in rame puro ritrovata nel letto del Chiese, presso Acquafredda.
Le testimonianze del territorio dell’età del Bronzo cominciano con la fase finale del Bronzo Antico (ceramiche e tavoletta enigmatica da Pellissare di Casalpoglio); in progetto di esposizione del materiale dell’insediamento del Bronzo Medio della località Gardoncino (Isorella) e quello dell’abitato Del Bronzo Recente di Carpenedolo, Campo Chiusarino. Presso il Museo sono inoltre conservate cinque importanti spade di bronzo, da interpretare forse come l’offerta a una divinità delle acque. Quattro di esse (Bronzo Medio) sono state rinvenute nel letto del Chiese, tra Carpenedolo e Remedello, la quinta (inizio del Bronzo Finale) è stata trovata nei pressi dell’alveo del Mella, a Pavone.
L’età del Bronzo Finale è ampiamente documentata dallo scavo dell’abitato di Casalmoro, attivo nei secoli XII e XI a.C.
Al II sec. a.C. risale la necropoli cenomane di Remedello Sopra, loc. Tagliate, costituita da due tombe di guerriero, caratterizzate da spada con fodero, punta di lancia, umbone, coltello, fibule, monete e, nella tomba 2, da una borraccia. Al periodo tra il La Tène D e l’antica età imperiale risale la necropoli della località Corte di Remedello Sotto.

Info:
Via P. Cappellazzi 1 – 25010 Remedello BS
museo@comune.remedello.bs.it – +39 030 9953310
Sito web: www.muarc.it
Apertura:
Lunedì e Martedì: Chiuso – Mercoledì: 09:00 – 13:00 – Giovedì: 09:00 – 13:00 – Venerdì: 09:00 – 13:00
Sabato: 14:00 – 18:00 – Domenica: 09:00 – 12:00, 14:00 – 19:00
Il Museo rimarrà chiuso nelle seguenti giornate: 9-10 aprile, 1 maggio, dal 9 al 20 agosto, 25-26 dicembre 2023.
Aperture straordinarie: 25 aprile 2023 ore 14.00-18.00, 1 novembre e 8 dicembre 2023 ore 9.00-13.00 e 14.00-18.00.

Localizzazione: Remedello (Bs)
Autore: Orazio de Rossi da Remedello
Periodo artistico: Seconda metà del 1500.
Note storiche: Copia del cenacolo vinciano probabilmente derivata da un’altra copia esistente nella cattedrale di Asola datata 1516.
Data ultima verifica: 11/07/2023
Rilevatore: Feliciano Della Mora

VENEZIA. Gallerie dell’Accademia, “polittico dell’Incoronazione della Vergine” di P. Veneziano con Ultima Cena, 1350 circa

Polittico di Santa Chiara o dell’Incoronazione della Vergine, 1350 circa
Tempera e oro su tavola, 167 x 285 cm, opera di Paolo Veneziano (attivo dal 1333 al 1358, morto prima del 1362) databile al 1350 circa.

Il polittico proviene dalla chiesa di Santa Chiara a Venezia. Smembrato all’epoca delle soppressioni, il pannello centrale fu inviato nel 1808 a Brera, pensandolo erroneamente non pertinente e sostituendolo con un‘Incoronazione di Stefano di Sant’Agnese. L’equivoco venne chiarito molto tempo dopo, riassemblando l’opera solo nel 1950.

Il polittico è composto di ventuno scomparti. Al centro l’Incoronazione della Vergine (98 x 63 cm). Negli scomparti laterali, su due registri, otto scene di 40 x 94 cm raffiguranti episodi della vita di Cristo (Natività e adorazione dei Magi; Battesimo di Cristo; Ultima Cena; Orazione nell’orto e Cattura; Andata al Calvario; Crocifissione; Resurrezione e Noli me tangere). Le storie proseguono nel coronamento, con tre tavolette per parte (26 x1 9 cm) intervallate dalle figure degli Evangelisti a figura intera (23 x 7 cm); agli episodi dopo la venuta di Cristo, Pentecoste e Discesa al Limbo, si intrecciano scene della vita di san Francesco e di santa Chiara d’Assisi: Vestizione di santa Chiara; San Francesco che rende gli abiti al padre; Stimmate di san Francesco; Morte di san Francesco (nella piccola monaca inginocchiata è forse da riconoscere la committente).
Sopra la tavola principale si trovano poi due cuspidi con le figure di Isaia e Daniele (30 x 16 cm ciascuna).

L’Ultima Cena, posta in basso a sinistra, raffigura gli Apostoli intorno a una tavola rettangolare su cui sono poche stoviglie.

 

 

 

Link:
https://www.gallerieaccademia.it/polittico-dellincoronazione-della-vergine#&gid=1&pid=1

https://it.wikipedia.org/wiki/Polittico_di_Santa_Chiara

Localizzazione: VENEZIA. Gallerie dell'Accademia
Autore: Paolo Veneziano
Periodo artistico: 1350 circa
Rilevatore: AC

VENEZIA. Gallerie dell’Accademia, Ultima Cena di F. Fortebasso, XVIII secolo

Olio su tela di 133,4 x 81,3 cm.
Opera di Francesco Fortebasso (Venezia, 1709 – 1769)

Inventario numero 880
Esposto nella sala 8, piano terra

 

Link:
https://www.gallerieaccademia.it/ultima-cena

Localizzazione: VENEZIA. Gallerie dell'Accademia
Autore: Francesco Fortebasso
Periodo artistico: XVIII secolo
Rilevatore: AC

ROMA. Istituto Centrale per la grafica, stampa di Ultima Cena di M. Raimondi

Ultima Cena Stampa su carta di 28,2 x 43 cm
Numero inventario: S-FC4894
Conservata nel: Gabinetto Disegni e Stampe, Fondo Corsini; scatola 9
Opera di Marcantonio Raimondi(1480 – ante 1534)
Tratto da dipinto di Raffaello Sanzio (1483/ 1520)
Ambito culturale: italiano,bolognese

Link:
https://www.calcografica.it/stampe/inventario.php?id=S-FC4894

Altre stampe dello stesso autore e soggetto sono conservate a Londra vedi scheda ; negli Usa a Detroit vedi scheda e in Scozia ad Edimburgo vedi scheda.

Localizzazione: ROMA. Istituto Centrale per la grafica, stampa di Ultima Cena di M. Raimondi
Autore: XVI secolo
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA, SCOZIA – EDIMBURGO. National Gallery of Scotland, stampe con Ultima Cena di M. Raimondi; di L. Lombard; di J. H. Muller; di Ignoto

L’Ultima Cena. Stampa di marcantonio Raimondi (1480 – prima del 1534)
Foglio di 28,5 x 42,8 cm.
Inventario numero P 5432 Vedi immagine in alto.
Tratta da un’opera di Raffaello.
Altre stampe dello stesso autore e soggetto sono con servate a Londra vedi scheda
e negli Usa a Detroit vedi scheda e a Roma vedi scheda.
Il Museo possiede anche stampe tratte dal Cenacolo di Leonardo.

Link:
https://www.nationalgalleries.org/art-and-artists/133111/last-supper

 


L’Ultima Cena. Stampa dell’artista olandese Lambert Lombard (1506 – 1566)

Penna, inchiostro bruno e lavaggio su gesso rosso su carta di 13,60 x 20,50 cm, datato 18 novembre 1552.
David Laing Bequest in prestito nel 1974 alla Royal Scottish Academy.
Inventario numero: RSA 454

Link:
https://www.nationalgalleries.org/zh/art-and-artists/12546?nat%5B29824%5D=29824&page=1&search_set_offset=115


L’Ultima Cena. Opera dell’artista olandese Jan Harmensz Muller (1571 – 1628) realizzata nel 1521

Soggetto tratto da Lucas van Leyden(1494 – 1533)
Incisione, stampa su carta di 11,50 x 7,60 cm
Inventario numero P7034

Link:
https://www.nationalgalleries.org/art-and-artists/150566


L’ultima Cena. Artista ignoto. Soggetto tratto da opera di Raffaello Sanzio (1483 – 1520).

Pennello e acquarellato, lumeggiato con gessetto bianco su carta di 20 x 33,5 cm
Lascito di William Finlay Watson del 1881
Numero d’inventario D 3105

Link:
https://www.nationalgalleries.org/art-and-artists/14037/last-supper

Localizzazione: REGNO UNITO, SCOZIA - EDIMBURGO. National Gallery of Scotland
Rilevatore: AC

SPAGNA – MADRID. Museo del Prado, Ultima Cena di M. S. Maella, 1794

Olio su tela di 36 x 94 cm.
Opera del pittore spagnolo Mariano Salvador Maella Pérez (Valencia, 1739 – Madrid, 1819).
Esposto nella sala 089

«Bozzetto molto rifinito per una composizione più ampia, probabilmente per il dipinto dello stesso tema che eseguì per il convento di San Pascual ad Aranjuez e che si trovava nel refettorio. In totale, Maella realizzò sei dipinti per quel convento … che scomparvero nel 1836.
In questo bozzetto, la scena si svolge nella penombra, fuggendo da soluzioni scenografiche negli sfondi, che serve da pretesto all’artista per presentare l’efficacissimo gioco di luci, con grande effetto e felice esito. Lo stesso accade con la distribuzione delle figure degli Apostoli, molto riuscita e di ispirazione napoletana. La sequenza si completa con la presenza dei servi di tavola che preparano il vino.
Anche le diverse iconografie sono di origine italiana sebbene adattate alla tradizione spagnola. Quella di Cristo è, forse, la meno fortunata. Atteggiamenti, gesti e gesti, con scorci dinamici, animano la composizione.
Anni dopo, Maella ripetè questo tema nel dipinto conservato nel Palazzo Reale del Pardo, in cui mantiene lo stesso schema, pur con importanti varianti.» (Testo tratto da Morales y Marín J.L,  Mariano Salvador Maella. Vida y Obra, 1996, pp. 102-103).

 

Immagine da Wikimedia

Link:
https://www.museodelprado.es/coleccion/obra-de-arte/la-ultima-cena/1bbc9f44-418a-4edc-8403-36a29b282aa5

Localizzazione: SPAGNA – MADRID. Museo del Prado
Autore: Mariano Salvador Maella Pérez 
Periodo artistico: 1794
Rilevatore: AC

COLLOCAZIONE IGNOTA. Ultima Cena di Francisco Ribalta, primo decennio XVII secolo

Olio su tavola di 65×100 cm
Provenienza: Collezione dei Marchesi di Valle-Santoro. Collezione privata, Madrid. Bibliografia: -Marco, V., “Pittura barocca a Valencia (1600-1737)”, CEEH, Madrid, 2021, Francisco Ribalta, cat. 105, riprodotta a p. 431.

Venduto dalla Casa d’Aste di Madrid Ansorena.

Francisco Ribalta (Solsona, Lérida, 1565 – Valencia, 1628) fu il pittore più importante di Valencia nel primo terzo del XVII secolo. Conoscente della pittura riformata e di quelle novità artistiche della cerchia dei pittori instauratasi a corte, si occupò di superare il tardo manierismo locale e di indirizzare la scuola pittorica valenciana verso uno stile naturalista, che rimase in vigore per buona parte del secolo. La chiave del suo successo fu il fatto di aver saputo assimilare, alla sua nuova lingua, alcuni modelli che erano fortemente radicati nella tradizione valenciana locale, in particolare quelli di Juan de Juanes, il grande maestro del secolo precedente, che sopravviveva ancora nel gusto della società valenciana dell’epoca.
Questo dipinto, per il suo stile, doveva essere stato eseguita nel primo decennio del XVII secolo e, per dimensioni, formato e iconografia, doveva trovarsi nello spazio centrale di una pala d’altare. In esso, pur svolto in chiave naturalista, sopravvive ancora qualcosa del linguaggio di Juanes che si può apprezzare, principalmente, nel modello eucaristico di Cristo e nella composizione generale dell’opera, direttamente ispirata all’iconica Santa Cena di Juan de Juanes dalla pala d’altare maggiore della parrocchia di San Esteban, ora conservata al Museo del Prado,  vedi scheda.
Questo debito verso i modelli di juanes e il fatto che fosse dipinto su tavola giustificano il fatto che, quando questo dipinto fu raccolto nel testamento dei Marchesi di Valle-Santoro, appariva come “La tavola del Signore di Ribalta o Juanes”.
Nel 2021 la paternità dell’opera è stata restituita a Francisco Ribalta, sulla base delle sue caratteristiche stilistiche e dello stretto parallelismo formale tra questa composizione e alcune opere omonime di sua mano, come la Santa Cena del Collegio del Patrirca, vedi scheda.

 

Link:
https://www.ansorena.com/es/subasta-lote/FRANCISCO-RIBALTA-Solsona-Gerona-1565-Valencia-1628-Ultima-Cena-65-x-100-cm/423-80

Rilevatore: AC