CISTERNINO (BR). Chiesa Matrice di S. Nicola, Ultima Cena di B. Zizzi, 1784

La chiesa fu costruita dopo il XIII secolo su di un’antica chiesa paleocristiana dei monaci basiliani, ma fu ampliata nel 1571 e nel 1690 e la facciata fu costruita nel 1848.
Al suo interno, a tre navate, si conservano diverse opere di artisti locali.

Nella navata laterale destra, sul lato destro della cappella del SS. Sacramento, vi è un’Ultima Cena, olio su tela di Barnaba Zizzi (Cisternino 1762 – Latiano 1828) del 1784.
La Cena, o meglio una “Comunione degli Apostoli”, presenta Gesù in piedi davanti al tavolo mentre benedice il pane e un Apostolo è inginocchiato di fronte a lui in attesa del pane. Alle sue spalle gli Apostoli intorno alla tavola mostrano gesti concitati, presumibilmente perché Cristo ha annunciato il tradimento. La medesima iconografia nella chiesa della SS. Annunziata a Ostuni, vedi scheda.

Il dipinto è circondato da tre ovali che raffigurano avvenimenti della vita e della passione di Cristo, analogamente al lato opposto dove è il Compianto sul Cristo morto e quattro ovali.

 

Immagini e info:
https://www.guidedocartis.it/?page_id=2932

https://www.passaturi.it/it/blog/36-cisternino/322-la-chiesa-matrice-di-cisternino-dedicata-a-san-nicola.html

Localizzazione: CISTERNINO (BR). Chiesa Matrice di S. Nicola
Autore: Bernardo Zizzi, 1784
Rilevatore: AC

OSTUNI (BR). Chiesa della Santissima Annunziata, Ultima Cena di B. Zizzi, 1785

La chiesa fu eretta nel 1197 con la denominazione di Santa Maria della Carnara. Persistenza della chiesa medievale è stata considerata la volta della cappella del Crocifisso, eretta nel 1558. Nel 1594 chiesa passò ai Minori Osservanti Riformati che vi rimasero fino al 1870 realizzando molti interventi sulla chiesa,
Tra 1600 e 1668 sulla vecchia sagrestia, trasformata in coro inferiore, i religiosi costruirono l’ampia sala del coro superiore o di notte.
La chiesa fu elevata a parrocchia nel 1919. Nel 2012 la chiesa è oggetto di interventi di restauro.

Nel coro inferiore, oggi adibito a sacrestia, sono i dipinti murali di Barnaba Zizzi (Cisternino 1762 – Latiano 1828) del 1785; un’Ultima Cena e altri episodi della Passione di Cristo (Incoronazione di spine, Terza caduta di Gesù, Crocifissione, Gesù innanzi a Caifa, Gesù innanzi a Pilato, Flagellazione).

La Cena o meglio una “Comunione degli Apostoli”, presenta Gesù in piedi davanti al tavolo mentre benedice il pane e un Apostolo è inginocchiato di fronte a lui in attesa del pane, stessa iconografia della chiesa di S. Nicola a Cisternino,  vedi scheda .

 

Immagine Cena da:
https://www.guidedocartis.it/?page_id=3892

Info sulla Chiesa:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/75019/Ostuni+%28BR%29+%7C+Chiesa+di+Maria+Santissima+Annunziata

Localizzazione: OSTUNI (BR). Chiesa della Santissima Annunziata
Autore: Bernardo Zizzi
Periodo artistico: 1785
Rilevatore: AC

TEANO (CE). Collocazione ignota, due dipinti con Ultima Cena, XVI secolo.

Il Catalogo dei Beni Culturali indica che a Teano – ma senza la collocazione precisa – vi sono due dipinti raffiguranti l’Ultima Cena.

 

Affresco di 145 x 120 cm, risalente alla seconda metà del Cinquecento, di autore ignoto, posto sopra un altare e un dossale del XVII secolo in stucco, opere di bottega campana. l’opera è in  cattivo stato di conservazione e poco leggibile.
La Cena  raffigura gli Apostoli attorno a una tavola rettangolare su cui sono vari cibi e stoviglie.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1500265180

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1500265182


Olio su tela di 214 x 154 cm, del XVI secolo, di autore ignoto di ambito campano .

«Intorno a un tavolo rettangolare visto dall’alto sono collocate le figure di Cristo che indossa un manto azzurro ed una tunica rosa e degli apostoli abbigliati con colori vivaci; da sinistra bianco e azzurro, bianco e rosso, rosa pesca e bianco, poi rosso, giallo e bianco, celeste e giallo. Sul davanti azzurro e blu, rosso e blu, giallo ocra e azzurro. Il pittore ha colto l’attimo immediatamente successivo all’annuncio della sua morte dato dal Cristo, come si può dedurre dalla gestualità accentuata degli apostoli intenti a chiedersi chi tra di loro lo tradirà.
Il dipinto è opera di un pittore manierista aggiornato sulle opere dei maggiori pittori del Rinascimento: Raffaello, Michelangelo, Leonardo (si osservino in particolare le positure delle figure antistanti l’osservatore) ma che ha coniugato questo linguaggio con un accento devoto e controriformato»

Link e parte del testo da:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1500205053


Chi avesse informazioni sulla collocazione delle opere, per favore le comunichi alla mail. info@afom.it. Grazie

Localizzazione: ignota
Autore: ambito campano
Periodo artistico: XVI secolo
Rilevatore: AC

PERUGIA. Ex Monastero di Santa Giuliana, Ultima Cena, XIII secolo

Il monastero, fondato nel 1253 dal cardinale Giovanni da Toledo, grande promotore della riforma cistercense, fu uno dei complessi religiosi più ricchi della città e protetto da papa Innocenzo IV.
La Chiesa è ancor oggi officiata, mentre il monastero è diventato Scuola di lingue estere dell’Esercito Italiano.

Il magnifico chiostro (costituito da un porticato la cui volta è sorretta da ampie arcate bianche su pilastri ottagonali a strisce rosa e bianche sormontate da capitelli romanici figurati provenienti dal primitivo edificio) è attribuito a Matteo Giovannello da Gubbio detto il Gattapone (1376) e costituisce uno dei più alti esempi di architettura cistercense in Italia.

Nel loggiato al piano superiore del chiostro, chiamato anche Galleria, sono conservati i pregevoli affreschi staccati di stile bizantino del XIII secolo: l’Incoronazione della Vergine e l’Ultima Cena; originariamente si trovavano alle pareti dell’antico refettorio posti specularmente uno di fronte all’altro nel sottotetto, per questo motivo sono a forma triangolare.

Perugia – Monastero S. Giuliana, affreschi refettorio prima del distacco

Dopo la demanializzazione, la grande sala del refettorio è stata divisa e soffittata e gli affreschi furono staccati a strappo, pertanto la parte sottostante dell’affresco, con sotto la sinopia, è rimasta nelle soffitte non accessibili al pubblico, mentre la parte superiore è stata per alcuni anni esposta nella chiesa prima di essere musealizzata nel chiostro.

In merito a chi fosse l’autore ci sono due interpretazioni: una attribuisce i dipinti al Maestro del Trittico Marzolini dipinto per la Chiesa di San Bevignate, ora è esposto nella Galleria Nazionale dell’Umbria ; l’altra li attribuisce alla Scuola Romana di Pietro Cavallini, Jacopo Torriti e altri, operante nel cantiere della Basilica superiore di San Francesco ad Assisi.

IL frammento di Cena mostra sette figure parziali tra le quali Gesù benedicente con san Giovanni alla sua sinistra.
Sul tavolo coppe con dei pesci, pani con inscritta una croce, coltelli.

 

 

Immagine da Wikimedia

Info sul complesso:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_ed_ex_monastero_di_Santa_Giuliana

Localizzazione: PERUGIA. Ex Monastero di Santa Giuliana
Periodo artistico: XIII secolo
Rilevatore: AC

GUBBIO (PG). Museo Diocesano, Ultima Cena, 1470 circa

Vicino alla Cattedrale sorge l’antico Palazzo dei Canonici, costruito a partire dalla fine del secolo XII e ampliato nei due successivi. Oggi ospita il Museo Diocesano.

Affresco staccato di 198 x 190 cm, proveniente dalla cripta della Chiesa di Santa Maria dei Laici, datato al 1470 circa.
Raffigura un’Ultima Cena con gli Apostoli attorno a una tavola su cui vi è un agnello, dei pani, bicchieri, un coltello. Cristo, con san Giovanni alla sua destra, è raffigurato spostato verso la sinistra del dipinto e sta porgendo un boccone a Giuda, dal lato opposto della tavola, riconoscibile perché senza aureola.

La Confraternita dei Bianchi nel 1313 ottenne dal consiglio comunale una casa e della terra sulla quale costruì nel 1325 la Chiesa di Santa Maria dei Laici, e alcuni anni dopo eresse l’ospedale per il quale la comunità di Gubbio donò la pietra. Nel periodo 1400-1500 la Chiesa era parte integrante dell’ospedale; quando quest’ultimo venne trasferito, essa restò indipendente dal complesso.
In fondo alla chiesa, tramite un’apertura nel pavimento, si intravede il livello sottostante della cripta che conserva parte degli affreschi raffiguranti “La passione di Gesù”.
Nel 1858 e 1862 la cappella subì le inondazioni del torrente Camignano che provocarono danni considerevoli anche alla chiesa di Santa Croce della Foce i cui seminterrati avevano le finestre sul torrente come la cappella ipogea della chiesa dei Bianchi.
Un primo restauro fu curato della Soprintendenza nel 1909; altri più recenti furono eseguiti nel 1963/64 e in quell’occasione i dipinti, attribuiti allora a Jacopo Bedi o Giacomo di Benedetto (attivo 1432-1458), furono staccati e collocati nella sala dell’ex refettorio del Convento di San Francesco da poco restaurata. Alcuni rimasero nella cappella perché, per problemi di umidità, non fu possibile procedere al distacco. Il 9 aprile 1973 i dipinti furono trasferiti Museo del Duomo (ora Diocesano) dove attualmente si trovano esposti nella Sala II, nella Sala III e nella prima sala del settore mostre temporanee.

É stata fatta una ricostruzione virtuale degli affreschi, vedi https://www.umbriametu.it/musei/museo-diocesano-gubbio/la-ricollocazione-virtuale-degli-affreschi-di-santa-maria-dei-laici/ .
La rappresentazione doveva iniziare sulla parete sinistra guardando l’altare con l’Ultima Cena per proseguire con l’Orazione nell’orto dei Getsemani e la Lavanda dei piedi, mentre la Flagellazione, due frammentarie scene con l’Uscita da Gerusalemme e la Salita al Calvario e infine l’Inchiodatura alla croce occupano la parete destra. La Crocifissione è realizzata sulla parete dell’altare mentre il fulcro del racconto drammatico sembra essere costituito dal Compianto sul Cristo morto.
Un’altra attribuzione dei dipinti è al pittore eugubino Domenico di Cecco (XV secolo).

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/1000013191/Maestro+di+Santa+Maria+dei+Laici+sec.+XV%2C+Ultima+cena

https://www.comune.gubbio.pg.it/musei-e-biblioteche/museo-diocesano/

https://www.iluoghidelsilenzio.it/chiesa-di-santa-maria-dei-laici-gubbio-pg/

Localizzazione: GUBBIO (PG). Museo Diocesano
Periodo artistico: 1470
Rilevatore: AC

PERUGIA. Galleria Nazionale dell’Umbria, frammento di affresco di Ultima Cena di Giannicola di Paolo, 1493

Il Museo è sito nel Palazzo dei Priori che risale al 1292 e, nel corso dei secoli successivi, inglobò altri edifici adiacenti. Tuttora sede del Comune e della Galleria Nazionale.

 

Tra gli affreschi che decorano il Palazzo, nella sala mensa dei Priori vi era anche un frammento di Ultima Cena, staccato ed esposto nella Sala 38, parete nord.

Frammento di affresco di 280 x 350 cm, opera del 1493 , come indica la data in numeri romani sulla lesena del capitello in alto a sinistra, attribuita a Giannicola di Paolo (1460 – 1544)
Inventario numero 2495

Si sono conservate le figure incomplete di Gesù; di Giuda, sul lato anteriore del tavolo a forma di “U”, e di altri quattro Apostoli.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1000220563

https://gallerianazionaledellumbria.it/museo/

Localizzazione: PERUGIA. Galleria Nazionale dell'Umbria
Autore: Giannicola di Paolo
Periodo artistico: 1493
Rilevatore: AC

INZAGO (MI). Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, affresco di Ultima Cena, 1894

L’edificio fu ricostruito nel 1824 su progetto dell’architetto Gerolamo Arganini, nell’area dell’antica parrocchiale, modificando l’orientamento originario est-ovest nell’attuale sud-nord. La chiesa fu consacrata nel 1827 e conserva una antica copia della S. Sindone di Torino.
Nel 1894 il pittore ligure Beghè realizzò gli affreschi della navata centrale.
Nel 1927, in occasione del primo centenario della consacrazione, la chiesa subì un intervento di restauro ad opera del pittore Mario Albertella.

Nella conca absidale è raffigurata una grande Ultima Cena o Comunione degli Apostoli di David Beghè (Calice al Cornoviglio SP, 1854 – 1933)

 

Info:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/14213/Inzago+%28MI%29+%7C+Chiesa+di+Santa+Maria+Assunta

Localizzazione: INZAGO (MI). Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta
Autore: David Berghè
Periodo artistico: 1894
Rilevatore: AC

Firenze. Ex Convento dei SS. Girolamo e Francesco alla Costa, Ultima Cena della scuola di C. Rosselli, 1488

Il complesso di convento e chiesa era stato costruito nel Trecento per le suore terziarie francescane; fu ampliato nel Quattrocento. Dal 1515 al 1520 l’edificio della chiesa annessa fu ristrutturato; successivi interventi sei-settecenteschi ne alterarono ulteriormente la fisionomia.
Soppresso nel 1808, il convento fu ripristinato nel 1816 e nuovamente soppresso nel 1866 per essere poi adibito a caserma Dopo il trasferimento della Scuola di Sanità Militare a Roma nel 1998, seguì un lungo periodo di degrado dovuto a incuria e abbandono, il complesso è stato acquistato nel 2016 da privati che hanno un progetto di trasformazione in struttura ricettiva di lusso.

Nell’ex-refettorio si trova un affresco di 370 x 650 cm, raffigurante l’Ultima Cena oggi attribuito alla scuola di Cosimo Rosselli (1439 -1507), datato 1488.
Gli Apostoli sono dietro una tavola a forma di “U” e Giuda è isolato in primo piano davanti a essa. L’opera riproduce lo schema compositivo dei cenacoli affrescati da Domenico Ghirlandaio a Passignano nel 1476 ; di Ognissanti nel 1480 e nel Convento di San Marco nel 1486.

 

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900172710

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_dei_Santi_Girolamo_e_Francesco_alla_Costa

Localizzazione: Firenze. Ex Convento dei SS. Girolamo e Francesco alla Costa
Autore: scuola di Cosimo Rosselli
Periodo artistico: 1488
Rilevatore: AC

PETRALIA SOTTANA (PA). Ex convento di Santa Maria di Gesù dei Frati Minori Riformati con Ultima Cena, XVII secolo

La notevole struttura, posta nella parte più alta del paese, fu realizzata nel XVII secolo. Dopo l’emanazione delle leggi di confisca dei beni ecclesiastici, è passato dal 1866 nelle disponibilità del Comune.
L’edificio è a due livelli ed è realizzato attorno a un chiostro a pianta quadrata ritmato lateralmente da cinque arcate a tutto sesto poggianti su colonne tuscaniche in pietra calcarea sorreggenti un portico coperto da volte a crociera.
Le strutture per decenni sono state adibite a caserma militare; attualmente il convento viene utilizzato per la ricezione e i servizi per la cultura e il turismo.

All’interno, nell’antico refettorio, si può ammirare un pregevole affresco del XVII secolo che occupa la parte superiore di un’intera parete e raffigura l’Ultima Cena, opera di autore ignoto.
La Cena, in una lunetta, raffigura gli Apostoli in pose dinamiche attorno a una tavola rettangolare su su cui sono pani, un agnello, coltelli ecc. Un Apostolo in primo piano di spalle è chinato e regge un bacile; un gatto a destra.

Link:
https://www.cefalumadoniehimera.it/pois/ex-convento-dei-riformati/

Localizzazione: PETRALIA SOTTANA (PA). Ex convento di Santa Maria di Gesù dei Frati Minori Riformati
Autore: ignoto
Periodo artistico: XVII secolo
Rilevatore: AC

MELAZZO (AL). Oratorio di San Pietro martire con Ultima Cena, 1888

Adiacente alla parrocchiale, risale al XV-XVI secolo, l’Oratorio fu sede della Confraternita dei Disciplinati aggregata, con decreto del 1589, alla Confraternita della Trinità in Roma.

Il portale è cinquecentesco. L’interno si presenta a navata unica, ampia e ben illuminata da finestre laterali, contiene un pregevole schienale in perfetto barocco piemontese di fine ‘700, altri interessanti arredi barocchi, una statua del Santo opera dello scultore genovese Drago datata 1830, l’olio seicentesco (ancora da attribuire) della Vergine con il Bambino, e i santi Paolo, Pietro – da Verona, martire del secolo XIII – e Vincenzo Ferreri, e poi due quadri a olio su tela di Giovanni Garelli (XIX secolo), una Ultima cena e la Lavanda dei piedi, datate 1888, che sono tra le poche opere sopravvissute (o identificabili) del pittore.
L’Ultima Cena è di impostazione tradizionale.

 

 

Info e immagini da:
http://www.prolocoarzello.com/arzello.html

Localizzazione: MELAZZO (AL). Oratorio di San Pietro martire, piazza della Chiesa
Autore: Giovanni Garelli
Rilevatore: AC

MESSINA. Municipio – Palazzo Zanca, Ultima Cena di A. Rodriguez, 1617

Dal 1951 è collocata nella Sala della Giunta “Falcone e Borsellino” la grande Ultima Cena di 700 x 500 cm, opera del pittore messinese Alonso/Alonzo Rodriguez (1578 – 1648).

In origine era un olio su muro che Rodriguez realizzò nel 1617 per la chiesa e convento di S. Maria di Gesù di Ritiro Inferiore, abbattute dopo il terremoto del 1908, che sorgevano dove oggi c’è la scuola “Luigi Boer”.
Il dipinto fu scoperto sotto una scialbatura, durante un restauro condotto nel 1840 dal pittore Letterio Subba, non subì particolari danni dal terremoto e rimase fino al secondo dopoguerra all’interno del corpo di fabbrica della Scuola Boer.
Nel 1951 fu staccato dal muro, trasportato su tela e sottoposto a un delicato restauro a cura dei tecnici dell’allora Istituto Centrale di Restauro di Roma.
Nel 2011 è stata avviata una nuova campagna di restauri del dipinto.

La Cena mostra forti influssi caravaggeschi, è ben articolata nello spazio dove gli Apostoli sono intorno a una tavola rettangolare e ai lati vi sono figure di servitori.

Bibliografia e immagine:
Molonia G. (a cura di), Messina: alla scoperta di un patrimonio culturale nascosto, Rotary International – Distretto 2110 Sicilia e Malta, Messina s.d., pp. 60-65

Localizzazione: MESSINA. Municipio - Palazzo Zanca
Autore: Alonso Rodriguez
Periodo artistico: 1617
Rilevatore: AC

VOGOGNA (VCO). Oratorio di Santa Maria delle Grazie, Ultima Cena, 1680 circa

Costruzione o riadattamento del XVII- inizi XVIII secolo su preesistente cappella.
Oratorio a aula unica a pianta ottagonale con presbiterio e sacrestia rettangolari; portico di accesso con arco a tutto sesto su colonne in pietra; prospetti esterni intonacati; volta a spicchi nell’aula principale, volta a botte nel presbiterio e volta a vela nella sacrestia; cappella rettangolare sulla destra dell’aula voltata a botte; affreschi interni; copertura in manto di beola su orditura lignea.

Conserva un olio su tela di 150 x 120 cm, opera del 1680 circa di Antonio Valentino Cavigione o Rossetti (Vogogna, 1653 – post 1733), capostipite della famiglia Cavigione, originaria di Vogogna, che nel 1703 si trasferì a Orta mutando cognome in Rossetti.

La Cena è una copia da Livio Agresti nell’Oratorio del Gonfalone, vedi scheda https://www.ultimacena.afom.it/roma-oratorio-del-gonfalone-con-ultima-cena/

Roma-Oratorio Gonfalone. Ultima Cena di Agresti

Bibliografia:
Fiorella Mattioli Carcano, Luca Rossetti nell’ambiente ortese del Settecento, fra istituzioni, società, religione, in: “Luca Rossetti (1708-1770) pittore ortese fra Cusio e Ducato di Savoia”, Caratteremobile, Borgomanero 2013

Localizzazione: VOGOGNA (VCO). Oratorio di Santa Maria delle Grazie
Autore: Antonio Valentino Cavigione o Rossetti
Periodo artistico: 1680 circa
Rilevatore: AC

PALERMO. Galleria di Palazzo Abatellis, Ultima Cena di P. D’Asaro, 1621

La Galleria, tra tanti capolavori, conserva anche un’altra Ultima Cena di Pietro D’Asaro detto il “Monocolo di Racalmuto” (Racalmuto AG, 1579 – 1647).

Olio su tela di 205 × 31cm. L’opera è firmata e datata in basso: “MONOCULOS RACALMYTENSIS P. MDCXXI”.
Inventario numero 155
Il dipinto proviene dal convento di S. Maria di Gesù di Palermo.

La Cena mostra gi Apostoli attorno a una tavola rettangolare su cui sono pani, piatti e tovaglioli. A destra servitori e personaggi non identificati; a terra un cane. Sullo sfondo persone che osservano e in alto angeli.

Esposta nel 2023 a Messina nell’ambito della mostra al MuMe (Museo Regionale Interdisciplinare di Messina): “Seguendo Caravaggio”, una mostra nel segno dei seguaci del maestro.
Link:
https://www.tempostretto.it/news/seguendo-caravaggio-al-mume-una-mostra-nel-segno-dei-seguaci-del-maestro.html

Localizzazione: PALERMO. Galleria di Palazzo Abatellis
Autore: Pietro D'Asaro
Periodo artistico: 1621
Rilevatore: AC

CARINI (PA). Oratorio della Compagnia del Santissimo Sacramento, Ultima Cena di P. D’Asaro, inizi XVII secolo

La Compagnia nacque verso il 1550 in seguito a un rinnovato fervore religioso verso l’Eucaristia. Poco dopo venne loro concesso di costruire un proprio oratorio accanto alla chiesa madre, che fu eretto tra il 1567 e il 1568.
L’Oratorio è finemente decorato al suo interno da stucchi settecenteschi della scuola del Serpotta.

 

L’altare ospita la pala dell’Ultima cena, opera del primo Seicento attribuita a Pietro D’Asaro, detto il “Monocolo di Racalmuto” (Racalmuto, 1579 – 1647).

Presenta influssi caravaggeschi e mostra gli Apostoli intorno alla tavola imbandita. Ai lati varie figure di servitori.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Oratorio_della_Compagnia_del_Santissimo_Sacramento_(Carini)

 

 


Il sito Beweb indica un’altra Ultima Cena di Pietro D’Asaro, olio su tela di 100 x 146 cm, datato al (1625 – 1647) collocato nella diocesi di Caltanissetta, senza altra specificazione.


Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/4450342/D%27Asaro+P.+sec.+XVII%2C+Dipinto+dell%27Ultima+cena

Localizzazione: CARINI (PA). Oratorio della Compagnia del Santissimo Sacramento inizi XVII secolo
Autore: Pietro D'Asaro
Periodo artistico: inizi XVII secolo
Rilevatore: AC

FIRENZE. Ex Convento delle Oblate di Careggi, oggi Casa Accoglienza AIL, affresco di Ultima Cena di M. Rosselli, 1616-17

Affresco di 150 x 390 cm. Opera di Matteo Rosselli (Firenze, 1578 – Firenze, 1650) del 1616-17. Sito nella “Sala del capitolo” dell’ex-Convento.

Careggi è oggi un quartiere di Firenze. Nel Medioevo era una collina situata a nord della città e dove sorgeva la “Torre di Careggi”, il cui nucleo originario risale al Duecento, e che pervenne, dopo vari passaggi, alla famiglia Medici, divenendo un annesso agricolo della storica Villa Medicea di Careggi.
Successivamente (1910) l’Arcispedale di Santa Maria Nuova, dopo avere ristrutturato e ampliato gli edifici medicei, vi ospitò nel 1936 le Oblate francescane provenienti dal Conservatorio in via dell’Oriuolo.

All’interno della chiesa e della sala del capitolo sono esposti un Crocifisso di Giuliano da Sangallo e un tabernacolo di Dello Delli (entrambi del XV secolo), la tavola con lAssunzione di Maria e Santi e l’affresco con l’Ultima Cena di Matteo Rosselli.

La Cena è dipinta in una lunetta molto ridotta in altezza, è di impostazione tradizionale e mostra Giuda dal lato anteriore del tavolo.

 

Immagine Cena da:
Ota Tomoko, Le Commissioni Artistiche della Granduchessa di Toscana Maria Maddalena d’Austria : il ciclo degli affreschi della Villa di Poggio Imperiale a Firenze, Tesi di Dottorato di Ricerca in Storia delle Arti e dello Spettacolo, Università di Firenze 2013-16

Localizzazione: FIRENZE. Ex Convento delle Oblate di Careggi, oggi Casa Accoglienza AIL, Piazza Meyer
Autore: Matteo Rosselli
Periodo artistico: 1616-17
Rilevatore: AC

SAN MARCELLO PITEGLIO (PT), frazione Popiglio. Pieve di Santa Maria Assunta, Ultima Cena di S. Vini, 1570

Il comune fu istituito il 1º gennaio 2017 con la fusione dei comuni di San Marcello Pistoiese e Piteglio, cui apparteneva la frazione di Popiglio.

La Pieve tardo-romanica fu profondamente trasformata nel XVI secolo per iniziativa del pievano Girolamo Magni e ulteriormente rinnovato nel XVIII, quando fu rifatto ad esempio il soffitto a cassettoni rustici. Il coro venne creato nel XIX secolo, sui resti della distrutta abside semicircolare. A metà del XX secolo fu interessata da lavori di ripristino delle strutture romaniche esterne.

Conserva un pulpito duecentesco e varie opere di Sebastiano Vini (detto Sebastiano Veronese)(Pesina VR, 1515 circa – Pistoia, 1602).
Tra esse, a destra dell’altare maggiore, l’Ultima Cena, olio su tavola di 196 x 180 cm.

Dalle memorie del pievano Girolamo Magni si sa che la tavola fu apprestata da Salimbeni Magni legnaiuolo, padre di Girolamo e dipinta da Bastiano Vini nel 1570. La realizzazione, felice in alcuni particolari come l’apparecchiatura della tavola e certe individuazioni fisionomiche, è fra le più tipiche del Vini.
Gli Apostoli sono attorno a una tavola rotonda, a sinistra in primo piano si riconosce Giuda con la borsa dei soldi in mano. Cristo ha in mano un pane con la destra compie il gesto di benedizione. Sullo sfondo scuro vi sono colonne.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900022527

https://it.wikipedia.org/wiki/Pieve_di_Santa_Maria_Assunta_a_Popiglio

Localizzazione: SAN MARCELLO PITEGLIO (PT), frazione Popiglio. Pieve di Santa Maria Assunta
Autore: Sebastiano Vini
Periodo artistico: 1570
Rilevatore: AC

DICOMANO (FI), frazione Sandetole. Convento di San Giovanni battista, Ultima Cena di F. Folchi, XIX secolo

La chiesa è ricordata come pieve già dalla fine del X secolo e dedicata a San Ditale (dalla reliquia del dito di San Giovanni battista), nome da cui si è originato il toponimo Sandetole. Ampliata e ristrutturata all’inizio dell’XI secolo, fu consacrata nel 1028 dal Vescovo di Fiesole. Appartenne ai conti Guidi che nel XII secolo la affidarono all’Eremo di Camaldoli. All’inizio del Settecento la Pieve si trovava ormai in pessime condizioni. Dal 1713 la pieve fu affidata ai Padri Minori Francescani che la riedificarono ex novo, provvedendo a costruire anche il convento, completando il tutto nel 1724.

Il Convento è appoggiato sul fianco sinistro della chiesa e si sviluppa perpendicolarmente alla stessa.  Ha la facciata in bozze di pietra con bei portali ornati di stemmi, mentre la parte posteriore, che si affaccia sull’orto, è intonacata e mostra solo i montanti e le mensole in pietra delle ampie finestre.

La chiesa e il convento di Sandetoli furono restaurati nel 1852 e 1864 (vedi G. Raspini, Il convento di S. Giovanni Battista a Sandetole, in “La Parola”, 12, settembre 1971) e proprio intorno a queste due date si può collocare il Cenacolo di 252 x 546 cm affrescato nel refettorio, opera, secondo De Gubernatis (1889) di Ferdinando Folchi, attivo a Firenze e Pistoia intorno alla metà del XIX secolo.
L’Ultima Cena è di impostazione tradizionale con gli Apostoli attorno a una tavola rettangolare.

 

Immagine in alto da:
https://cultura.ilfilo.net/il-convento-e-la-pieve-di-san-giovanni-battista-a-sandetole/

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900154160

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Giovanni_Battista_a_Sandetole

Localizzazione: DICOMANO (FI), frazione Sandetole. Convento di San Giovanni battista
Autore: Ferdinando Folchi
Periodo artistico: 1850-70
Rilevatore: AC

FIRENZE. Monastero di Santa Marta a Montughi, Ultima Cena di F. Mati, 1600-20

Originariamente convento femminile appartenente all’Ordine degli Umiliati, poi all’Ordine Camaldolese posto in località Montughi, nella diocesi di Firenze. Fondato nel 1350 grazie ad un lascito del mercante fiorentino Lottieri Davanzati, appartenne inizialmente all’ordine degli Umiliati. Alle suore umiliate, nel 1571 anno della soppressione di questo ordine, subentrarono le monache camaldolesi fino a quando il monastero, nel 1808, fu soppresso dal Governo francese. Il monastero fu ricostituito con la Restaurazione nel 1815, ma venne nuovamente soppresso dal governo italiano nel 1866 per essere in epoca successiva ancora una volta ricostituito.

Nel monastero si trova un’Ultima Cena del pittore poco noto Francesco Mati, detto Cecchino del Legnaiolo (Firenze, 1561 – Firenze, 1623), firmato a pennello sul panchetto sul quale siede l’Apostolo a sinistra: “FRAN.CO/ MATI”.
Realizzato ad olio su tela di 500 x 210 cm, mostra uno sfondo scuro e gli Apostoli disposti quasi in cerchio, sebbene Giuda sia ancora separato dagli altri. Ai lati si vedono due servitori e in basso un gatto.
Somigliante per alcuni aspetti al cenacolo di Monticelli dello Stradano, vedi scheda, mostra in nuce alcuni elementi che saranno sviluppati dagli altri pittori del primo Seicento, in particolare Matteo Rosselli.

“Di questo pittore, trascurato dal Baldinucci e dalle altre fonti si sono occupati, anche se in modo molto sommario, il Colnaghi, che rende note molte notizie d’archivio che lo riguardano (D. E. Colnaghi, A dictionary of Florentine Painters, London 1928), il Dal Poggetto (P. Dal Poggetto, Arte in Valdelsa, Certaldo 1963, p. 101 n. 92, fig. LXXIV), il Dizionario Enciclopedico Bolaffi dei pittori e degli incisori italiani (Torino, 1972-76, ad vocem, vol. VII, 1975, pp. 277-78), lo Chappel, che propone nuove attribuzioni (M. Chappel, Le bellezze di Artimino, in “Prospettiva”, 25, 1981, pp. 59-64) ed infine il Cantelli (Repertorio della pittura fiorentina del Seicento, Fiesole, 1983, pp. 110). Da questi studiosi veniamo a sapere che il Mati, immatricolatosi nel 1583 all’Accademia del Disegno, esordì con Alessandro Allori negli affreschi del salone di Leone X a Poggio a Caiano (1579-82) e nella decorazione dei soffitti del primo corridoio degli Uffizi (1581). Nel 1588 firma e data la Madonna del Rosario della Pieve di Romena, mentre intorno alla metà degli anni ’90 esegue una tavola con sant’Agostino che distribuisce ai poveri il tesoro della chiesa per la chiesa di Santa Margherita de’ Ricci (cfr. scheda n. 09/0018893 di L. Botteri), dove permangono ancora molti elementi che ci denunciano la sua formazione alloriana e la sua adesione alla cultura controriformata fiorentina sulla scia di Santi di Tito. Datata dai documenti al 1602-1603 è una tavola col Padre Eterno che invita l’Arcangelo Gabriele ad andare ad annunciare Maria della stessa chiesa (cfr. scheda n. 09/00188194) che nella maggiore libertà pittorica dimostra come il Mati si stesse orientando verso quella corrente della pittura fiorentina, più sensibile alle influenze venete (Ligozzi, Passignano). Questo indirizzo si andrà sempre più accentuando nelle opere che il pittore dipingerà nel secondo decennio del ‘600, nelle quali si aggiungerà una forte componente curradesca (cfr. Annunciazione di Tignano del 1619 e l’Allegoria del Giudizio finale) di San Salvatore a Fucecchio firmata e datata 1621).
L’Ultima Cena di Santa Marta va probabilmente collocata in una fase centrale dell’attività del Mati, in cui il pittore ha superato il momento strettamente alloriano e titesco del sant’Agostino, ma non è ancora giunto al pittoricismo delle ultime opere. La libertà con cui è steso il colore e l’attenzione a modulare la luce e le ombre fa pensare che la tela possa essere datata poco dopo il Padre Eterno e l’Arcangelo Gabriele di Santa Margherita de’ Ricci e cioè fra il primo decennio del ‘600 e i primi anni del secondo.”

 

Link e parte del testo da:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900194104

Info sul Monastero:
https://it.wikipedia.org/wiki/Monastero_di_Santa_Marta

Localizzazione: FIRENZE. Monastero di Santa Marta a Montughi
Autore: Francesco Mati
Periodo artistico: 1600-1620
Rilevatore: AC

FRANCIA – FEUQUIÈRES-EN-VIMEU. Chiesa di Notre Dame de-l’Assomption, scultura di Ultima Cena

La costruzione della chiesa risale al XII secolo per quanto riguarda la navata. Il coro fu edificato nel XVI secolo.

 

Il paliotto dell’altare situato in fondo al lato sinistro della chiesa, presso il presbiterio, è una scultura che raffigura l’Ultima Cena.
Gli Apostoli sono posti dietro un tavolo rettangolare.

 

Immagine in alto da:
https://www.richesses-en-somme.com/patrimoine-des-%C3%A9glises/la-c%C3%A8ne-dernier-repas-de-j%C3%A9sus/

Localizzazione: FRANCIA – FEUQUIÈRES-EN-VIMEU. Chiesa di Notre Dame de-l'Assomption
Rilevatore: AC

PORTOGALLO – ÉVORA. Museu Nacional, Ultima Cena, XV secolo

Il Museo conserva un’altra Ultima Cena, di autore ignoto, datata al XV secolo, o meglio al XVI per alcune caratteristiche dell’abbigliamento.

Gli Apostoli sono attorno alla tavola e Gesù sta porgendo un boccone alla persona a sinistra in primo piano.

 

Immagine da Wikimedia

Localizzazione: PORTOGALLO – ÉVORA. Museu Nacional
Autore: ignoto
Periodo artistico: XV o XVI secolo
Rilevatore: AC

DEMONTE (CN), frazione Festiona. Chiesa parrocchiale di Santa Margherita con Ultima Cena di L. Gastaldi, XVII secolo

La chiesa di Santa Margherita fu eretta in parrocchia autonoma e consacrata nel 1431. Nel Cinquecento, Festiona divenne covo di eresia e la chiesa, consacrata nuovamente a metà secolo, fu a lungo trascurata finché i padri cappuccini del convento di Demonte la fecero restaurare a partire dal 1634. La forma che assunse è quella che conserva tutt’oggi: con una sola navata e con tre altari laterali.

La costruzione è stata ridotta nelle attuali linee architettoniche durante il vescovato di Mons. Formica. Ad unica navata, possiede tre macchine d’altare secentesche ed in parte ridipinte con colori non pertinenti, ma di buona fattura.
La tela migliore è all’altare della Misericordia (ancona centrale e misteri del Rosario in riquadri laterali) un po’ ossidata ed incollata su tavola).
Due altre tele a lato dell’altare maggiore (Ultima Cena e Natività/adorazione dei pastori).

Ultima Cena, olio su tela, XVII secolo, probabilmente  di Lorenzo Gastaldi, pittore di Triora (1625 – 1690).
Le tele e gli altari di Santa Margherita a Festiona sono al centro di un contesto di circolazione di modelli artistici nelle valli cuneesi. Le tele raffiguranti l’Adorazione dei pastori e l’Ultima Cena, sebbene risultino molto ridipinte, mostrano delle stringenti affinità con il ciclo dei teleri di Gastaldi per la confraternita di Santa Croce ad Entracque, per l’Ultima Cena  vedi https://www.ultimacena.afom.it/entracque-cn-chiesa-della-confraternita-di-santa-croce-con-ultima-cena-di-l-gastaldi-1658-60/. Per quella conservata a Triora:
https://www.ultimacena.afom.it/triora-im-oratorio-di-san-giovanni-battista-con-ultima-cena-di-l-gastaldi-fine-xvii-secolo/

 

Link:
https://www.cittaecattedrali.it/it/bces/661-chiesa-di-santa-margherita

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0100127127

Localizzazione: DEMONTE (CN), frazione Festiona. Chiesa parrocchiale di Santa Margherita
Autore: Lorenzo Gastaldi
Periodo artistico: XVII secolo
Rilevatore: AC

FRANCIA – BARENTIN. Chiesa di San Martino con scultura di Ultima Cena, XIX secolo

Nel 1006, la chiesa del villaggio di Barentin e le sue terre furono annesse all’abbazia di Fécamp . Nel 1025 fu ufficializzata la sua dedicazione a San Martino. Non si sa molto dei primi edifici eretti in questo luogo. Nel 1731 fu costruita una chiesa in stile romanico. Bruciata nel 1756, poi restaurata, durante la Rivoluzione fu usata come dormitorio e in seguito come sala di riunione del Consiglio Comunale. Con il Concordato nel 1802 vi fu ristabilito il culto cattolico. Nel XIX secolo la popolazione aumentò e la chiesa, ormai troppo piccola, fu demolita nel 1853. Tutto ciò che conteneva fu saccheggiato e disperso.

Nel 1854 iniziò la costruzione di una nuova chiesa in stile neoromanico, ispirata alla chiesa abbaziale di Saint-Georges de Boscherville. Fu inaugurata nel 1855, ma ultimata  solo nel 1861.
La chiesa neoromanica è ricca di statue e bassorilievi realizzate da artisti contemporanei.

 

Nel transetto nord vi è l’altare del Sacro Cuore con un paliotto scolpito nel XIX secolo che rappresenta l’Ultima Cena con gli Apostoli schierati dietro la tavola rettangolare,  stranamente cinque a sinistra di Cristo e sette a destra.

 

Link e immagini;
https://www.patrimoine-histoire.fr/P_Normandie/Barentin/Barentin-Saint-Martin.htm

Localizzazione: FRANCIA – BARENTIN. Chiesa di San Martino- eglise Saint-Martin
Periodo artistico: XIX
Rilevatore: AC

CERCIVENTO (Ud). Ultima Cena, istituzione dell’Eucarestia.

Nell’ambito della mostra dal titolo “Dalle icone Uno sguardo di speranza” (Sala Espositiva) 5zrealizzata e presentata a Cercivento nel 2024 dalla “Scuola Iconografica di Seriate” all’interno del più ampio progetto “Cercivento: una Bibbia a cielo aperto” fra le tante opere espostee, anche un’opera denominata “Eucarestia” (cm. 42 x 51).

Info:
Scuola Iconografica Seriate (Bg)
035 294021 – scuolaseriate@russiacristiana.orgwww.scuolaseriate.eu

 

Localizzazione: Cercivento (Ud), in esposizione temporanea
Autore: Scuola Iconografica di Seriate (Bg)
Periodo artistico: XX sec.
Fruibilità: La mostra è aperta fino a fine settembre 2024
Data ultima verifica: 31 agosto 2024
Rilevatore: Feliciano Della Mora

POVOLETTO (Ud), fraz. Bellazoia. Ultima Cena, in collezione privata.

Ascrivibile al pittore Pietro Bainville (Francia 1674 – Palmanova 1749) operante nel medio Friuli, quest’opera raffigurante l’Ultima Cena (olio su tela, cm. 207×113), legata ad uno schema già esperito da modelli tardomanieristici, conosciuti probabilmente attraverso la grafica.
Il richiamo alla stagione veneta dei “tenebrosi” è evidente nella sua formazione, nonostante i contrasti cromatici dei personaggi che acquistano a volte una “varietas” di tinte ben emergenti, come le figure, da un fondale architettonico neocinquecentesco; una quinta vera e propria calata nell’ombra serotina. I volti, a volte tipizzati, sino i medesimi ripetenti del S. Giuseppe di Borgnono (cappella di S. Fosca) dello stesso nella pala di S. Ulderico di Aiello; appena trattato “col carminio” è il giovane volto di S. Giovanni vicino al Cristo e contrastato dal bruno della veste.
Come detto le peciliarità cromatiche dei personaggi degli apostoli dai contrastati rossi e blu, rosa e bruni asservono una tavolozza che rende plasticamente le figure stesse.
Più evidente così resta il biaccato nitore della tovaglia dove si evidenziano il gran piatto da portata, la saliera dello stesso metallo, le bottiglie e il rinfrescatoio in primo piano dove campeggia pure un cagnolino (simbolo della fedeltà?).
L’orditura scenica è complessivamente strutturata e calata nella dimensione “quotidiana” di molte sue altre opere, preferite ai suoi tempi dallo stesso patriziato palmarino e goriziano e dunque veneto e imperiale. Anche questo lavoro doveva far parte di un corredo devozionale privato come la tela quasi coeva e di stesse dimensioni ascrivibile al Paroli (raffigurante “La strage degli innocenti”).
Si facilita così una collocazione cronologica databile alla fine degli anni trenta e quindi della piena maturità e vicina alle opere di Strassoldo.
Si deve alla ricerca di Ferdinand Serbelj la più recente collocazione del percorso artistico del Bainville ridefinendolo accanto a quelli del Paroli e del Lichtenreiter e dando così la possibilità di un’ulteriore pagina alla ricerca.

Autore: Gilberto Ganzer

Info:
Provenienza: Copetti Antiquari in Cividale del Friuli (Ud).

Localizzazione: Povoletto, fraz. Bellagioia, in collezione privata
Autore: Pietro Bainville
Periodo artistico: XVIII sec.
Data ultima verifica: 28/08/2024
Rilevatore: Feliciano Della Mora

AUSTRIA – LINZ. Ultima Cena, bottega di Gordian Gugh, al Museo regionale dell’Alta Austria.

L’altorilievo giunse nel 1928 al Museo regionale dell’Alta Austria da St. Radegund nell’Innviertel (distretto di Braunau); esso potrebbe provenire dallo scrigno della predella di un altare gotico a portelli.
Il contesto che ha visto nascere l’opera è certamente simile a quello dell’altare di San Giorgio del 1516 a spisska Sobota (Zips).
E’ ben vero che la piccola chiesa gotica di St. Radegund fu consacrata nel 1422, tuttavia l’attuale volta a costoloni fu certamente costruita in epoca successiva.
Nel 1560 furono addossate alla navata strette navate laterali. L’attuale decorazione è tardo barocca, in parte è anche del XIX secolo.
Nulla ci è stato tramandato sull’altare maggiore tardo-gotico, dal quale dovette provenire il rilievo con l’Ultima Cena.
La raffigurazione mostra Cristo con il giovane prediletto Giovanni, in mezzo al gruppo degli apostoli, addormentato contro il suo petto. L’agnello pasquale giace intatto nel piatto, mentre il Signore distribuisce il pane sotto forma di ostia.
In confronto ad altre raffigurazioni, Giuda Iscariota, verso il quale Cristo si volge, non è separato dagli altri apostoli, e neppure è caratterizzato negativamente. Manca, altresì, il suo attributo, il sacco con le monete d’argento. Con la mano sinistra Cristo sostiene il calice con il vino che porge a un giovane apostolo, non chiaramente caratterizzato, seduto a destra sul davanti.
Cristo è addiancato in modo simmetrico da due apostoli più anziani, raffigurati con lunghe barbe. I rimanenti apostoli sono sì differenziati l’uno dall’altro, tuttavia il solo Pietro (a destra sul lato corto del tavolo) è chiaramente riconoscibile per la pettinatura tipica che lo contraddistingue. Anche il suo capo, fra tutti, mostra una grande forza espressiva.
Nell’arte scultorea della Scuola danubiana, le raffigurazioni dell’Ultima Cena sono abbastanza rare: un esempio non comune di queste raffigurazioni potrebbe essere rappresentato dal rilievo della mchiesa parrocchiale di Jenkofen in Bassa Baviera (Neumeister 1996, parte, III, ill. 15).
L’analogia stilistica dell’Ultima Cena di St. Radegund con il rilievo dello scrigno dell’altare della Croce collocato nella chiesa filiale di Gebertsham presso Lochen (distretto di Braumau) portò ad attribuire l’opera al maestro Gordian Gugh, attivo a Laufen sul Salzach.

Questo maestro diresse una grande ed efficiente bottega, conseguì l’agiatezza e divenne persino sindaco negli anni 1513, 1514 e 1521, 1522. I documenti lo designano sempre e solo “maller”, pittore, cosicchè si può presumere che, per tener fronte alle numerose commissioni, egli occupasse diversi intagliatori, pittori, falegnami, doratori.
Tra le operem sicuramente documentate si ascrivono i seguenti altari: l’altare di Nonn presso Reichenhall (datato 1513), l’altare di St. Koloman presso Tengling (datato 1515) e l’altare di St. Leonhard presso Wonneberg, del quale per la verità si sono conservate soltanto le tavole dipinte. Oltre a questi sono documentati l’altare dei Santi Ausiliatori di Pfarrwerfen e quello di Surheim del 1524 (ora nella cappella del castello di Burghausen). Altri altari usciti dalla bottega di Gugh si trovano nell’abbazia di Nonnberg a Salisburgo e nella casa di riposo di Oberndorf. Gli studi recenti in Alta Austria attribuiscono attualmente a questa bottega il menzionato altare di Gebertsham, nel quale la figura di san Giovanni ricorda particolarmente quella del giovanni apostolo del rilievo di St. Radegund.
L’intagliatore che lavorava su incarico di Gugh era probabilmente un discepolo di Hans Leimberger oppure di Natthaus Krinis, il Maestro delle porte di Altotting. A tale riguardo sarebbe utile un raffronto, innanzitutto, con la raffigurazione di Cristo e apostoli di Eggenfelden che viene ritenuta opera di Krinis (Neumeister 1996, parte III, cat. 12). D’altra parte l’espressione del volto di Cristo corrisponde in ampia misura a una raffigurazione di Cristo con Tommaso e apostoli custodita nel Germanisches Nationalmuseum di Norimberga, mentre il capo di san Pietro ricorda il più anziano dei re in un rilievo perduto raffigurante l’adorazione dei magi, come pure il rilievo con san Benedetto custodito nel Kunsthistosches Museum di Vienna: tutte queste opere furono attribuite, al fine, ad Hans Leinberges (Arnoldo 1991, pp. 94 e segg., 108 e segg. con ill.).

Autore: Lothar Schultes, in Mysterium. L’Eucarestia nei capolavori dell’arte europea, Alessio Geretti (a cura di), Skira 2005, pag. 198.

Bibliografia:
Kastner 1958, pp. 64 e segg. n. 135; Gotik Scatze, 2002, p. 308.

Localizzazione: Linz - Austria
Autore: Gordian Gugh
Periodo artistico: XVI sec.
Data ultima verifica: 27/08/2024
Rilevatore: Feliciano Della Mora

FIRENZE. Refettorio del monastero di Santa Maria Novella, Ultima Cena di Suor Plautilla Nelli.

Plautilla Nelli al secolo Polissena de’ Nelli (Firenze, 1524 – Firenze, 1588) è stata una religiosa e pittrice italiana.  Pulissena Margherita nata nella famiglia fiorentina dei Nelli nell’anno 1524 venne battezzata il 29 gennaio 1525. Dopo la morte della madre e il secondo matrimonio del padre, Piero di Luca Nelli, mercante, entrò adolescente nel convento domenicano di Santa Caterina da Siena a Firenze dove prese i voti quattodicenne nel 1538 con il nome di Suor Plautilla.
Con questo nome fu molto conosciuta nell’ambiente pittorico dell’epoca. Vasari ci informa che Plautilla avrebbe imparato a dipingere autonomamente, attraverso l’imitazione di altre opere: sappiamo che possedeva dei disegni di Fra Bartolomeo e, probabilmente, anche stampe di opere che circolavano all’epoca. Non ebbe la possibilità di seguire i progressi della pittura perché viveva in convento, le rimase oscuro il passaggio dal rinascimento al manierismo, anche se ebbe la possibilità di conoscere le opere dei maestri che avevano lavorato per i domenicani. La cerchia chiamata “Scuola di San Marco” era frequentata da artisti del calibro di Mariotto Albertinelli, Lorenzo di Credi e Giovanni Antonio Sogliani, oltre lo stesso Fra Bartolomeo.
Viene considerata la prima pittrice fiorentina di cui si conservano opere. Di lei parla Vasari in termini abbastanza lusinghieri, notando nei suoi quadri la non conoscenza del corpo umano maschile e come i suoi santi appaiano molto femminei, così come i volti degli Apostoli dell’Ultima Cena, dipinta per il suo convento. Di questa sua difficoltà di riprodurre corpi maschili dice Vincenzo Fortunato Marchese:
«È tradizione che Suor Plautilla, volendo studiare il nudo per la figura del Cristo, si giovasse di quello di una monaca defunta, e le altre suore celiando fossero solite dire, che la Nelli in luogo di Cristi faceva Criste» (Vincenzo Fortunato Marchese, Memorie dei più insigni pittori, scultori e architetti domenicani, Firenze, 1845)
La maggior parte delle sue tele sono state dipinte per il convento di Santa Caterina, ma oggi risultano distrutte, o situate in altro loco. Fortunatamente alcune chiese domenicane hanno conservato alcune sue opere come le lunette con San Domenico e Santa Caterina per il Cenacolo di San Salvi, attribuitele soltanto di recente.
Possiamo attribuirle con certezza solo tre opere:
– Compianto sul Cristo morto, proveniente dalla chiesa del convento di Santa Caterina, oggi al Museo nazionale di San Marco a Firenze;
– Pentecoste, ancora nel luogo in cui era stata originariamente destinata: la chiesa di San Domenico a Perugia;
Ultima Cena, proveniente dal refettorio del monastero di Santa Caterina, oggi nel refettorio del monastero di Santa Maria Novella a Firenze. Tela di 7 metri per 2 con personaggi dipinti a grandezza naturale.
A lei viene riferita l’immagine più nota di santa Caterina de’ Ricci, con un’iconografia a mezzo busto che venne poi ricalcata anche per altre sante monache toscane, come santa Maria Maddalena de’ Pazzi, o la stessa santa Caterina da Siena. Una caratteristica ricorrente nei suoi ritratti di santa Caterina è la presenza di una lacrima, segno della capacità femminile di entrare in empatia con la passione del Cristo.
Morì nel suo convento nel 1588.
Bibliografia:
– Giovanna Pierattini, Suor Plautilla Nelli pittrice domenicana, Firenze, 1938.
– Andrea Muzzi, Suor Plautilla Nelli, in L’età di Savonarola. Fra Bartolomeo e la scuola di San Marco, Firenze-Venezia, Marsilio, 1996. Catalogo della mostra a cura di S. Padovani con la collaborazione di M. Scudieri e G. Damiani.
– Fausta Navarro (a cura di), Orate pro pictora: nuove opere restaurate di Suor Plautilla Nelli, la prima donna pittrice di Firenze, Prato, B’Gruppo, 2009, SBN IT\ICCU\RT1\0003605.
– Andrea Muzzi, Nelli, Pulissena Margherita, in Dizionario Biografico degli Italiani, LXXVIII, Roma, 2013.
– Fausta Navarro (a cura di), Plautilla Nelli: arte e devozione sulle orme di Savonarola (art and devotion in Savonarolaʼs footsteps), Livorno, Sillabe, 2017, SBN IT\ICCU\RT1\0074304.
Fonte: https://it.wikipedia.org

Adotta l’Ultima Cena di Plautilla. L’unica al mondo dipinta da una donna – Firenze, campagna per la raccolta fondi: ogni apostolo ha un tutor.

La dolcezza e la giovinezza, l’atteggiamento di abbandono di chi conosce un destino già segnato, la forza della fede. Non poteva che essere la sensibilità di una donna a realizzare quel San Giovanni che un anno fa stregò Cay Fortune, membro del consiglio direttivo di AWA, associazione delle donne restauratrici fondata da Jane Fortune e diretta da Linda Falcone. Da allora è nato un circolo virtuoso tutto al femminile, grazie a cui la prima e unica “Ultima Cena” dipinta nella storia dell’arte da una donna, è in fase di restauro.
Si stratta dell’opera monumentale di Plautilla Nelli, definita “La Prima Ultima”, realizzata intorno al 1570 e custodita nel refettorio di Santa Maria Novella, invisibile al pubblico. Dopo oltre 450 anni il capolavoro di Plautilla è tornato alla ribalta grazie all’iniziativa dell’associazione di restauratrici impegnate nel recupero della ‘metà invisibile dell’arte’, ossia delle opere realizzate da artiste donne.
Oltre alla riscoperta del capolavoro di Plautilla, le restauratrici di Awa hanno dato il via ad una campagna speciale di crowdfunding per il restauro. L’idea è partita proprio con Cay Fortune, che ha deciso di sponsorizzare il suo San Giovanni con la campagna ‘Adotta un apostolo’, per cui la benefattrice ha donato ben 10.000 dollari. Ma con una condizione: Awa doveva invitare altri a raggiungerla in questo progetto, identificato con l’hashtag #TheFirstLast.
La prima fase di finanziamenti online è stata un grande successo, con 409 donatori di 19 Paesi del mondo che hanno contribuito con 66.810 dollari. Pochi italiani, purtroppo, hanno aderito alla donazione via web, mentre sono già tante le donne, soprattutto di origine anglosassone, che hanno sostenuto il progetto.
Oltre ai sostenitori istituzionali, tra cui il Comune di Firenze e la comunità religiosa dei Domenicani, tra i privati troviamo, sul sito di Awa, Donna Malin, che ha ‘adottato’ Gesù per 25mila euro, William Fortune e Joe Blakely, Alice Vogler, che ha adottato San Giacomo il Minore. Wayne McArdle e Margaret McKinnon, invece, hanno finanziato il restauro di San Giuda Taddeo, in onore di Beverly Mclachlin, presidente della Corte Suprema del Canada.
La campagna è ancora in corso (sul sito advancingwomenartists.org). L’idea è rendere visibile l’Ultima Cena di Plautilla nel grande museo di Santa Maria Novella entro il 2019.
Lungo ben 7 metri, è anche il più grande dipinto mai creato da una donna artista nella storia dell’arte moderna. Recentemente riconosciuto di proprietà del Comune di Firenze, l’opera è rimasta nascosta per ben 450 anni.
Plautilla educò e insegnò il mestiere ad altre pittrici donne nel suo convento-bottega e fu l’erede designata del lascito artistico di Fra Bartolomeo della Scuola di San Marco, che comprendeva oltre 500 disegni.
Autore: Titt Giuliani Foti
Fonte: www.lanazione.it, 13 dic 2017

FIRENZE. 500 anni fa nasceva Plautilla Nelli. Storia incredibile della prima pittrice del Rinascimento.

Nel panorama della storia dell’arte al femminile, Plautilla Nelli (Firenze, 1524 – 1588) occupa un posto speciale. Benché meno nota di altre sue colleghe che giunsero poco dopo, rimane la prima ad essere citata nelle Vite di Giorgio Vasari. In cima alla lista delle donne di cui il biografo elogia le opere, sottolineando l’importanza e la straordinarietà della sua carriera. Plautilla Nelli era infatti una suora che, nonostante la vita passata tra le mura di un convento femminile, riuscì a mettere su una fiorente bottega. E – cosa ancor più incredibile per l’epoca – ottenne commissioni da tutta l’alta borghesia fiorentina del Rinascimento.
Ripercorriamo qui la sua storia, che inizia a Firenze esattamente cinquecento anni fa, ossia nel 1524.
Per comprendere a pieno la storia del successo straordinario di Plautilla Nelli bisogna prima considerare il contesto attorno a lei. Siamo nella Firenze di inizio Cinquecento: una Firenze appena uscita da un periodo turbolento e travagliato. Dopo il 1492 – anno di morte di Lorenzo il Magnifico – la città cadde in preda allo scompiglio. Prima le prediche apocalittiche di Girolamo Savonarola, culminate nei roghi della vanità, in cui anche Botticelli bruciò alcune sue opere, e poi la calata dei Francesi e l’instaurazione della Repubblica.
Con l’inizio del nuovo Secolo, però, la situazione cominciò a cambiare rotta in positivo: di lì a poco sarebbero tornati i Medici in città, riportando dunque la Signoria.
Il nome originario di battesimo di Plautilla Nelli era Margherita, sebbene la storia dell’arte la conosca come suor Plautilla Nelli. La sua vita fuori dal convento fu infatti molto breve. Nata nel 1524, a soli tredici anni – morta la madre, ed a seguito del secondo matrimonio del padre – fu costretta ad entrare in convento. Nel 1437 si unì alle consorelle del Convento di Santa Caterina, allora affacciato su Via Larga (odierna Via Cavour), ed a due passi dal Monastero domenicano maschile. Proprio allora, il Convento si stava arricchendo di opere d’arte, commissionate ai pittori – in prevalenza frati e religiosi – attivi nei dintorni. Un’occasione d’oro per chi, come Plautilla, aveva bisogno di modelli da cui apprendere l’arte del dipingere.
Le scarse notizie sul suo conto ci impediscono di avere informazioni certe sul suo apprendistato. Tuttavia, alcune fonti raccontano che mosse i primi passi nella pittura imparando da un’altra suora del convento, Maria Cleofe di Lorenzo, che già si dava da fare col disegno. Il contributo maggiore venne però quasi certamente dall’osservazione attenta delle opere di loro proprietà, tra cui spiccano quelle di Fra’ Bartolomeo e Lorenzo di Credi. Due pittori piuttosto celebri, attivi nella Toscana del tempo, a cui il Convento aveva di recente richiesto alcuni dipinti.
Al di là della sua misteriosa formazione, quello che più stupisce di Plautilla Nelli è la capacità imprenditoriale che dimostrò nel mettere in piedi una vera bottega artistica all’interno del convento.
Partendo dalla convinzione di contribuire – grazie ai proventi dell’attività pittorica – all’autonomo sostentamento della struttura, la suora pittrice si diede da fare per intessere rapporti commerciali che andavano ben al di là delle mura stesse del convento. Laddove, di solito, le donne – soprattutto se religiose – riuscivano a destinare le loro opere solo ad una clientela molto vicina e ristretta, Plautilla Nelli ebbe l’ardire di rivolgersi all’aristocrazia della città. Ed i nobili fiorentini risposero positivamente davanti al talento di questa pittrice che non sfigurava affatto a fianco dei migliori maestri dell’epoca. Di più: furono in molti ad apprezzarne lo stile, ed a commissionarle opere con la convinzione che – in quanto dipinte da una suora – esse fossero permeate di un’aura sacra di spiritualità. L’ideale per adornare le loro ricche cappelle di famiglia.
È Giorgio Vasari il primo a riconoscere un carattere unico – per così dire – delle opere di Plautilla Nelli. Quello di non aver mai dipinto “Cristi”… ma “Criste”. E di aver sempre popolato le scene (anche distaccandosi dalle narrazioni evangeliche) di un cospicuo numero di figure femminili. È innegabile – guardando i volti tracciati dalla mano della pittrice – riconoscere sempre una certa dolcezza di lineamenti ed espressioni. Caratteri, questi, attribuibili alle donne, ed invece poco verosimili per gli uomini.
Se si osserva attentamente ad esempio L’ultima Cena, dipinto che realizzò per il refettorio del Monastero di Santa Maria Novella a Firenze, si noterà qualcosa di insolito. Pare di trovarsi davanti ad una tavolata popolata da soggetti femminili. Questo si spiega facilmente se si ripercorre la storia appena detta di Plautilla: quella di un’artista che visse e lavorò per tutta la vita circondata solo da suore. Gli unici modelli che ebbe davanti agli occhi quando fu chiamata a realizzare i dipinti erano dunque donne. Naturale che il suo pennello finisse per riprenderne i tratti anche per i soggetti maschili, e persino per i Cristi.
Le vicende biografiche di Plautilla Nelli sono sufficienti per intuire la straordinarietà di questa donna nel panorama artistico rinascimentale. Una donna che – malgrado le limitazioni imposte dalle mura del convento – riuscì a coltivare il suo talento pittorico ed a farsi conoscere per questo in tutta Firenze. E non solo: al posto di limitarsi ai comuni soggetti pittorici con cui si cimentavano di solito le poche pittrici – nature morte e ritratti di altre donne – ebbe il coraggio di affrontare temi molto complessi. A cominciare dal Cenacolo che realizzò per Santa Maria Novella: un soggetto estremamente ambizioso, se si considera il livello altissimo (che pochi altri allora osarono sfidare) raggiunto da Leonardo qualche anno prima. Tutt’altro che intimorita, Plautilla portò a termine la commissione, con un risultato meritevole. Risultato che – sommato a tutto il resto – le valse la menzione di Giorgio Vasari, e dunque un posto d’onore nella storia dell’arte al femminile.
Autore: Emma Sedini
Fonte: artribune.com 19 ago 2024

Localizzazione: Firenze
Autore: Plautilla Nelli
Periodo artistico: XVI sec.

ROMA. Palazzo Montecitorio, Ultima Cena di A. Schiavone, seconda metà XVI secolo

L’opera è in deposito nel palazzo Montecitorio, l’ente per la sua tutela sono le Gallerie dell’Accademia di Venezia. Apparteneva al Monastero delle Cappuccine di Santa Maria del Pianto a Venezia. Divenuto demaniale e conservato nel deposito di San Giovanni Evangelista (n. 314) fu poi inviato nel 1838 a Vienna, ove rimase nei magazzini. Restituito nel 1919 fu dato in deposito nel 1926 a Roma alla Camera dei Deputati.

Ultima Cena, olio su tela di 142 x 216 cm.
L’opera oggi è attribuita ad Andrea Meldolla detto Schiavone (Zara Dalmazia, 1510 – Venezia, 1563). Databile alla seconda metà del Cinquecento.

La composizione, con gli Apostoli disposti in cerchio attorno alla tavola vista di scorcio dall’alto è di un marcato manierismo, opera di un pittore operante nell’ambiente veneziano tardo, come sembrava confermare il costume del fanciullo a destra in basso accanto al cane.
Nel dipinto compaiono altri personaggi estranei alla scena sacra: due servitori a destra in altro, un altro a sinistra; in basso a sinistra due mendicanti di cui uno storpio cui un Apostolo sta dando del cibo.

 

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500442974

Immagine da:
https://leg16.camera.it/586?pos=1&raccolta=175&Andrea+Schiavone+-+La+cena+degli+apostoli

Localizzazione: ROMA. Palazzo Montecitorio
Autore: Andrea Schiavone
Periodo artistico: seconda metà XVI secolo
Rilevatore: AC

PRATO CARNICO (UD), fraz. Osais. Chiesa di San Leonardo, con Ultima Cena.

Nel piccolo borgo di Osais, un poco più in alto rispetto al piano stradale, si erge la Chiesa parrocchiale intitolata a San Leonardo. Il 9 aprile 1391 Osais ottenne di poter innalzare, su un terreno donato da un tal Osaino q. Bertolo di Solar di Pesariis, una chiesa o cappella sotto il titolo di San Leonardo. L’edificio sacro venne consacrato oltre cento anni dopo, il 20 ottobre del 1497.
Nella seconda metà del XVIII secolo la chiesa subì un importante ampliamento e l’antico coro venne separato dall’edificio principale ed utilizzato come sacrestia. Della Chiesa più antica rimasero gli affreschi realizzati nel 1506 nell’antica abside da Pietro Fuluto e due pregevoli ancone lignee più tardi inserite in fastosi altari barocchi. Quella rinascimentale di S. Leonardo, datata 1528, venne realizzata da Antonio Tironi mentre l’altra, più modesta e dedicata a San Valentino, venne realizzata nel XVII secolo da Giovanni Antonio Agostini.
Nel 1930 una diversa consapevolezza portò a valorizzare l’antica abside dipinta. Venne costruita una nuova sacrestia e venne demolito il muro che chiudeva l’arco gotico così che essa venne a costituire un prolungamento del presbiterio della chiesa settecentesca. Danneggiata dai terremoti del 1976 è stata oggetto di restauro negli anni ottanta del secolo scorso e più recentemente nel 2001.
La semplice facciata principale presenta un portale circondato da una cornice sporgente e sovrastato da una finestra rettangolare. Un motivo a dentelli corre lungo gli spioventi mentre la copertura è in embrici carnici. Sul lato destro si vede la sacrestia mentre sulla sinistra è addossato il campanile con basamento quadrato, cella campanaria con aperture ad arco e copertura a cipolla.
L’edificio è composto da un’unica aula rettangolare separata dal presbiterio da uno scalino. L’interno è caratterizzato dai colori bianco e giallo. Sono presenti due cappelle laterali poco profonde che accolgono i due altari lignei provenienti dalla vecchia chiesa. A sinistra si apre l’uscita secondaria mentre a destra vi è l’accesso alla sacrestia. Il presbiterio rettangolare è coperto da una piccola cupola ed è illuminato da due finestre rettangolari laterali. Oltre l’altare maggiore si vede il coro affrescato del XV secolo, con forma poligonale, copertura con volte a vela, soffitto diviso da costoni e pavimento in lastre di pietra irregolarmente rettangolari collocato ad un livello più basso rispetto al presbiterio.
L’antico coro venne integralmente affrescato sulla volta e sulle pareti. In passato gli affreschi di Osais erano assegnati a Domenico da Tolmezzo e fu il Fiocco nel 1925 ad attribuirli per primo a Pietro Fuluto. La data di realizzazione, 1506, e la firma dell’opera sono emersi e divenuti leggibili alla base della parete affrescata solamente più tardi, a seguito dei restauri, ed oggi il ciclo costituisce la prima opera nota del pittore documentato dal 1506 al 1528.
Figlio di Giacomo e nato probabilmente a Tolmezzo intorno al 1475, Pietro è ricordato a partire dal 1497, quando compare come teste in un processo. Nonostante manchino notizie certe sulla sua vita e sulla sua formazione artistica esso è considerato allievo e collaboratore di Gianfrancesco da Tolmezzo, alla cui opera sembra ispirarsi anche negli affreschi della volta e nelle figure degli apostoli di Osais, che riprendono temi frequentemente presenti nelle chiese friulane.
Quando però dipinge scene non tradizionali, come qui le Storie di San Leonardo, riempie le scene con castelli e palazzi fiabeschi e montagne che mostrano ad un tempo dolci declivi e paurosi burroni, creando paesaggi immaginari nei quali si muovono figure piuttosto allungate. Gli è stato attribuito l’appellativo di artista “popolare”, cosa giustificata dal fatto che egli serviva per lo più una committenza di contadini ed artigiani dal gusto semplice e conservatore, in un contesto nel quale erano ancora le immagini, più che le parole, a raccontare le storie sacre.
Nella volta, all’incrocio dei robusti costoloni dipinti, due tondi raffigurano un sole e una luna dal volto corrucciato. Nelle irregolari partizioni del soffitto create dall’articolata costolatura, sono raffigurati secondo uno schema consolidato, al centro l’Eterno Padre in gesto benedicente, negli scomparti attigui gli Evangelisti a mezza figura dinanzi a leggii sostenuti dai loro simboli e le figure dei Santi Leonardo e Giorgio. Nella parte più vicina all’arco trionfale campeggiano i Dottori della chiesa, rappresentati a coppie entro cattedre-librerie, negli spicchi minori si vedono dieci figure di profeti, anche questi a coppie, che reggono sinuosi filatteri mentre nel triangolo centrale un angelo a braccia aperte regge un rotolo.
Sulle pareti, a partire da sinistra, i dipinti si sviluppano su un doppio registro. Nelle prime tre in quello superiore entro lunette sono illustrati tre episodi, in parte di fantasia, della vita di San Leonardo di Noblac, titolare della chiesa: il santo visita e libera dei prigionieri, costruisce una chiesa o fonda un monastero e giace sul letto di morte onorato da due confratelli. In realtà Leonardo fu un eremita del IX secolo anche se in questa chiesa viene rappresentato in abiti domenicani. Nel registro inferiore “sfilano” 10 Apostoli a figura intera, entro un ridottissimo scenario architettonico.
Sulla parete successiva si apre un’ampia finestra sotto la quale sono raffigurate a mezzo busto le sante Felicita, Lucia e Perpetua. Sull’ultima parete, al di sopra di una seconda finestra vi è la figura dell’Eterno Padre mentre ai lati vi sono le figure dell’Angelo annunciante e della Vergine e, più sotto, quanto rimane delle figure dei Santi Pietro e Paolo. Lo zoccolo riporta motivi decorativi che ricordano i tessuti dell’epoca.
I documenti d’archivio hanno consentito di datare al 1528 l’ancona collocata nella cappella della parete destra e di individuare Antonio Tironi come autore. Questo altare è realizzato in legno dipinto e scolpito, con ampio uso dell’oro e della tecnica del Pressbrokat. La struttura è composta da due ordini a tre scomparti separati da paraste ornate con racemi e candelabre. Negli scomparti in alto sono collocate le statue dei santi Andrea, Leonardo e Gallo e in basso, una splendida Madonna con bambino tra San Pietro e San Giovanni Battista. Si ritiene che questa sia stata l’ultima opera del Tironi. La statua di San Leonardo, titolare della Chiesa e con la veste di un monaco benedettino, si distingue dalle altre per la maggiore dimensione.
Il Bergamasco Antonio Tironi (1470 ca – 1528) è uno dei tanti artisti lombardi che si stabilirono in Friuli nel XVI secolo. Di lui sappiamo poco. Figlio di un certo Simone nel 1500 lavorava di intaglio nella bottega che Bartolomeo da San Vito aveva a Udine sotto l’insegna dell’Occhio. Più tardi il Tironi comincia a ricevere commissioni di ancone intagliate e dipinte. All’inizio della sua attività non si discosta dalla tradizione altaristica gotica e solo gradualmente emerge nelle sue opere l’influsso rinascimentale lombardo – veneto. Egli introdusse nei suoi lavori tecniche innovative come il Pressbrokat, un sistema per creare nello sfondo un finto broccato. Morì a Udine nel 1528.
Un giallo attributivo circonda le statue dell’altare di Osais. Considerato che il Tironi morì prima del pagamento dell’opera, fatto ai suoi eredi cinque mesi dopo la sua morte, alcuni studiosi pensano che, come per altre ancone incompiute, anche per quella di Osais gli eredi dessero incarico a Giovanni Martini (1470 ca – 1535) di portarla a termine, per cui parte delle statue andrebbe attribuita a quest’ultimo. Altrettanto discussi sono i rapporti tra il Tironi e il Martini e sulle influenze reciproche. Certamente si incontrarono in occasione di stime di opere loro o di altri e in generale si ritiene che sia stato il Martini ad apprendere molte novità dal Bergamasco assimilandone i nuovi moduli artistici, e non il contrario come a lungo si è pensato.
La struttura dell’ancona risulta essere stata modificata, forse in occasione dell’aggiunta dell’elaborata cornice che la racchiude, opera della bottega gemonese di Girolamo Comuzzo (1591 – 1670 ca) che operava coadiuvato dai figli che, alla sua morte, ne continuarono l’attività.
Sul lato sinistro, nella cappella di fronte all’altare del Tironi si trova un secondo altare più modesto dedicato a San Valentino. Su una mensa ornata da un ricco paliotto poggia l’ancona seicentesca attribuita a Giovanni Antonio Agostini (Fielis, 1550 – Udine, 1 agosto 1631). Anche questa venne successivamente incorniciata da un altare settecentesco, ricco di ornamenti e con le colonne a traforo, attribuito alla Bottega dei Comuzzo.
In origine l’ancona aveva tre ordini, il più basso dei quali conteneva delle formelle dipinte con episodi della vita di San Valentino, scomparse e sostituite da semplici tavolette di legno. Nell’ordine centrale, diviso in tre nicchie, si vede al centro una statua di San Valentino, a sinistra la figura dipinta di San Giorgio, in armatura e con la palma del martirio, e a destra quella di San Biagio, in abiti vescovili e con in mano il pettine strumento del suo martirio. Nel registro superiore, al di sotto della cornice barocca ed all’interno dell’edicola, vi è dipinto il Padre Eterno con, nelle volute ai lati, le figure dell’Angelo annunziante e della Vergine.
La statua di San Valentino porta nello zoccolo la scritta “LI FRATELLI DI S.to VALENTINO / ANNO FATTA FAR LA DITA ANCONA / DIVOCIONE 1561” e a caratteri diversi “V.D.W 1655”. Secondo alcuni questa statua non venne realizzata dall’Agostini.
Ai lati dell’arcosanto su mensole vi sono due statue raffiguranti San Leonardo e San Filippo, realizzate in legno intagliato e dipinto a simulare la pietra da Giobatta Pittoni di Imponzo nel XVIII secolo. Sulle pareti del presbiterio appaiono due affreschi settecenteschi di ignoto pittore friulano raffiguranti uno la Visitazione dei Magi e l’altro l’Ultima Cena. Sul soffitto dell’aula è dipinta un’Assunzione di Maria del XX secolo mentre nella cupola si vede una Santa Trinità e sulle vele i quattro evangelisti, figure realizzate a tempera nel XVIII secolo.
In occasione dei recenti restauri sono emerse le tracce di edifici più antichi. E’ stato individuato un pavimento più in basso dell’attuale ed un antico altare, un piccolo locale con volta a botte contenente un sarcofago in legno e tracce di affresco sono state rinvenute sotto il pavimento dell’attuale presbiterio, tutto parzialmente visibile da vetri inseriti nel pavimento. L’assenza di documenti rende difficile ricostruire la storia degli edifici precedenti cui questi elementi appartenevano.

Fonti:
– Bergamini Giuseppe La scultura lignea nel Rinascimento in Pastres Paolo (a cura di) Arte in Friuli dal Quattrocento al Settecento. Società Filologica Friulana, Udine 2008
– Bergamini Giuseppe “Un naïf in Carnia: Pietro Fuluto” in: “Antichità Altoadriatiche XX (1981). Studi tolmezzini”, EUT Edizioni Università di Trieste, Trieste, 1981
– Castellarin Benvenuto e Tirelli Roberto Le chiesette votive di Santa Libera a Ronchis e di San Leonardo a Osais In: La Panarie, n.s., n.97-98, a.25 (dicembre 1992-marzo 1993)
– De Favento, Maria Grazia Antonio Tironi e i suoi contatti con Giovanni Martini In: La Panarie, a.14, n.82 (lug.-ago. 1938)
– Fabiani Rossella. L’ancona di Antonio Tironi a San Leonardo di Osais. Considerazioni conclusive sull’opera dell’artista bergamasco in occasione del recente restauro in Giusa Antonio e Villotta – Michela Prato Carnico. Itinerari e ricerche [Villa Manin, Passariano]: Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, c1994
– Fantin Enrico. Le opere d’arte nelle chiese in Fantin Enrico, Tirelli Roberto Una vallata da conoscere: la Val Pesarina Edizione La Bassa 2000
– Fiocco Giuseppe, Piccoli maestri. III. Pietro Fuluto, Bollettino d’arte del Ministero della pubblica istruzione, 4/9 (1925)
– Marchetti Giuseppe Altari lignei friulani del tardo Cinquecento In: Sot la nape, a.13 (1961), n.1
– Marchetti Giuseppe e Nicoletti Guido. La scultura lignea nel Friuli. Silvana Editoriale d’Arte Milano 1956
– Pasut Luana. Il ciclo degli affreschi di Pietro Fuluto ad Osais. Anche in Val Pesarina un’opera che si ispira alla tradizione pittorica di Gianfrancesco da Tolmezzo in Giusa, Antonio e Villotta,
– Pastres Paolo La scultura lignea rinascimentale nell’Alto Friuli: sulle tracce dei protagonisti In: Sot la Nape, a. 60, n. 2 (Avrîl-Jugn 2008)
– Pugliese Luciana Le chiese della Carnia: da Tolmezzo a Villa Santina, Preone, Lauco, e da Muina a Pesariis Tolmezzo: Andrea Moro 2007
– Rizzi Aldo Mostra della scultura lignea in Friuli: Villa Manin di Passariano (Udine), 18 giugno-31 ottobre 1983 Udine: Istituto per l’Enciclopedia del Friuli Venezia Giulia 1983
– Villotta Michela L’altaristica lignea nel canale di San Canciano. Viaggio alla ricerca delle tracce lasciate da intagliatori e indoratori fra ‘500 e ‘700 in Giusa Antonio e Villotta Michela Prato Carnico. Itinerari e ricerche [Villa Manin, Passariano]: Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia 1994

Sito internet:
https://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/stampaapprofondimento.jsp?guest=true&sercd=68684#

Info:
Località Osais 35/37, Prato Carnico UD
La chiesa è normalmente chiusa. La santa messa domenicale si celebra alle 9.

Data ultima verifica: agosto 2023

Autore: Marina Celegon

Galleria immagini: Marina Celegon.

Localizzazione: Prato Carnico (UD)
Fruibilità: La chiesa è normalmente chiusa. La santa messa domenicale si celebra alle 9.
Data ultima verifica: Agosto 2023
Rilevatore: Marina Celegon

OVARO (Ud), fraz. Liariis. Chiesa dei Santi Vito e Crescenzia Martiri, con Ultima Cena.

Le prime notizie storiche della presenza di un edificio risalgono al 1342.
La parte più antica dell’edificio è data da quella che ora è la cappella gotica laterale al presbiterio, che risale al ‘300; affrescata da Pietro Fuluto nel 1513.
L’edificio viene rimaneggiato nel XVIII secolo e il 19 luglio 1745 è consacrato dal patriarca Daniele Delfino in visita pastorale.
L’antica chiesa, non essendo più funzionale al nuovo ruolo di parrocchiale, venne in parte demolita e quindi ampliata nel modo moderno, negli anni 1958/60.

Edificio ad aula rettangolare, orientato Sud-Nord su sedime rialzato di un gradino. Corpi aggiunti di sacrestia a Ovest e a Est. Torre campanaria a Ovest discosta dall’edificio.
Pronao a due falde dall’arcata ribassata sorretta alle estremità da due pilastrini binati su muretto cementizio. Facciata a capanna con portale e dipinto sovrastante nella partizione centrale e apertura a croce latina per l’areazione del sottotetto.
All’interno le pareti poggiano su fascia basamentale in corsi di pietra. L’aula è illuminata da quattro finestre rettangolari con smusso inferiore a becco. Il soffitto è a volta e botte decorata da cornice centrale in stucco.
Il profondo presbiterio, rialzato da cinque gradini, prospetta con ampio arcosanto a tutto sesto, ha il soffitto a vela e costolonature con al centro cornice rotonda con dipinto. Il presbiterio si dilata a Est nell’edificio preesistente dell’originaria chiesetta, decorata a fresco, che prospetta nell’arcosanto ogivale; una uguale apertura immette nel contrapposto vano gemello di Ovest. Ai lati del presbiterio due nicchie con mensole a mo’ di altari. Sulla sinistra del presbiterio l’ingresso ai corpi sacrestia.
In controfacciata la cantoria lignea con organo. Pavimentazione in lastre quadrate in marmo con corsia centrale.
Altare ligneo poggiante su unico plinto con frontale in metallo decorato con scena illustrante “l’Ultima Cena”.

Fonte:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it

Coordinate:
46.49191958005243, 12.87664404260771

GERMANIA – STRALSUND. Chiesa di San Nicola, con scultura di Ultima Cena, 1708

L’altare maggiore (altare separatore), in legno scolpito e dorato, fu costruito tra il 1708 e il 1735 su progetto di Andreas Schlüter (Danzica Polonia, 1664 – San Pietroburgo Russia, 1714); è un capolavoro dell’arte sacra barocca.

In alto vi è una scultura lignea dorata raffigurante l‘Ultima Cena.
Gli Apostoli si affollano intorno alla tavola rettangolare.

 


Immagini da Wikimedia

nfo sull’antica chiesa:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Nicola_(Stralsund)

Localizzazione: GERMANIA – STRALSUND. Chiesa di San Nicola
Autore: Andreas Schlüter
Periodo artistico: 1708
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – BELLINZONA. Collegiata dei SS. Pietro e Stefano, Ultima Cena di Camillo Procaccini, 1607

L’edificio attuale fu costruito dal 1515 al 1543 e conserva numerose opere d’arte dal XV al XIX secolo.
Sulla navata si aprono otto cappelle, quattro a destra e altrettante a sinistra.

La terza cappella di destra ospita cinque tele finite nel 1607 da Camillo Procaccini (Parma, 1561 – Milano, 1629): vi sono raffigurate l’Ultima Cena, l’Incontro tra Abramo e Melchisedech, il Miracolo della manna, Elia soccorso dall’angelo e il Miracolo di Bolsena.

L’Ultima Cena è posta come pala dell’altare, di impostazione tradizionale con gli Apostoli che si affollano ai lati della tavola rettangolare. Dietro Cristo, tra due drappi di apre una finestra che lascia scorgere sullo sfondo un’architettura.

 

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_collegiata_dei_Santi_Pietro_e_Stefano

https://www.treccani.it/enciclopedia/camillo-procaccini_(Dizionario-Biografico)/

Localizzazione: CONFEDERAZIONE ELVETICA – BELLINZONA. Collegiata dei SS. Pietro e Stefano - Canton Ticino
Autore: Camillo Procaccini
Periodo artistico: 1607
Rilevatore: AC

PORDENONE. Museo diocesano d’Arte Sacra di Concordia-Pordenone, dipinto con Ultima Cena / Istituzione dell’Eucaristia di G.M. Zaffoni, 1547

Pala d’altare di 275 x 180 cm, datata al 1547. Opera di Giovanni Maria Zaffoni detto Calderari (1495/500 – ante 1563)
Numero OA_1898
Sul gradino l’iscrizione: “PICTURA ALTARIS SS.MI CORPORIS CHRISTI/ CUM SUPRASCRIPTO MILLESIMO 1547; CUIUS/ TITULUS TRANSLATUS FUIT IN HANC/ CAPELLAM EX DECRETO EPISCOPALI/ 20 JUNII 1760”.

L’episodio sacro ha luogo in una vasta aula terminante in una profonda abside con il catino decorato da un finto mosaico con putti. Al centro, dinanzi ad una tavola imbandita, Cristo mostra l’Ostia consacrata agli apostoli, disposti simmetricamente in gruppi scalari ai lati e colti in diversi atteggiamenti di devozione e stupore.
L’opera è stata riconosciuta al Calderari dal Furlan (1963) e vi si notano chiare reminiscenze pordenoniane tanto nell’agitato espressionismo degli Apostoli quanto nella definizione architettonica della sala del banchetto.
Sullo sfondo, dietro a Cristo la tavola imbandita dell’Ultima Cena.

 

Il Museo è stato istituito nel 1991 e aperto al pubblico nel 1995. I lavori di riqualificazione sono terminati nel 2023.

 

Link:
https://patrimonioculturale.regione.fvg.it/opera/?s_id=451475

 

Localizzazione: PORDENONE. Museo diocesano d'Arte Sacra di Concordia-Pordenone Zaffoni, 1547
Autore: Giovanni Maria Zaffoni detto Calderari
Periodo artistico: 1547
Rilevatore: AC

GRADARA(PU). Chiesa del SS. Sacramento, dipinto di Ultima Cena di A. Cimatori, 1597

La chiesa fu edificata nel 1597 su commissione di Vittoria Farnese, per la Compagnia del Santissimo Sacramento. Nel 1750 la chiesa fu ricostruita ex novo, e in quegli anni vi fu trasportato il corpo di San Clemente (martire del II secolo) e posto sotto l’altare maggiore in un’urna di vetro e legno. Il complesso del Santissimo Sacramento è stato sottoposto ad un intervento di restauro nel 2003. Nel 2015, cessata l’attività della Confraternita, la chiesa è stata donata alla vicina Parrocchia di San Giovanni Battista.

L’altare maggiore, addossato alla parete di fondo, è arricchito di marmi policromi e una bella cornice in stucco racchiude la pala che raffigura l’Ultima Cena, opera del 1597 del pittore urbinate Antonio Cimatori (1550 circa – Conegliano TV, 1623).

 

La Cena raffigura gli Apostoli, che sembrano essere solo 11, attorno a una tavola rettangolare vista di scorcio. Un cane è in primo piano e sullo sfondo un’architettura.

 

 

Info sulla chiesa:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/89368/Chiesa_del_Santissimo_Sacramento_Gradara

Localizzazione: GRADARA(PU). Chiesa del SS. Sacramento 1597
Autore: Antonio Cimatori
Periodo artistico: 1597
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – BERNA. Localizzazione ignota, Ultima Cena di W. Schmid, 1946

Lo svizzero Wilhem Schmid (Remigen, 1892 – Brè-Aldesago, 1971) è stato un esponente del realismo magico e della “Nuova oggettività”, molto famoso nel periodo tra le due guerre mondiali.

Quando nel 1946 fu esposto “The Heliand” (nell’antico sassone significa “Salvatore”) per la prima e unica volta a Ginevra, su iniziativa della Confederazione elvetica, provocò reazioni violente e fu presto rimosso perché ritenuto blasfemo.
Attualmente di proprietà della Confederazione.

Il quadro misura 248 x 540 cm e il tavolo in esso raffigurato è lungo quasi cinque metri. Dietro di lui sono raccolte tredici persone, sei per lato, di cui due in piedi dietro quelle sedute. Sono in abito moderno elegante, come per una festa. C’è molto cibo – anche salsiccia ed Emmental – sul tavolo e su un ripiano davanti ad esso.
Tutti i commensali guardano di sbieco; la figura di Gesù al centro sta spezzando un pane. L’attenzione è rivolta sul sontuoso pasto più che sul suo significato.

Link:
https://www.luzernerzeitung.ch/kultur/buch-buehne-kunst/wilhelm-schmid-einst-weltberuhmt-und-doch-vergessen-ld.1319831

Localizzazione: CONFEDERAZIREON ELVBETICA - BERNA. Localizzazione ignota
Autore: Wilhem Schmid
Periodo artistico: 1946
Rilevatore: AC

AUSTRIA – SALISBURGO. Residenzgalerie, Ultima Cena di F.A. Maulbertsch, 1754

Olio su tela di 134,5 x 222,5 cm, raffigurante l’Ultima Cena, datato al 1754 circa.
Opera del pittore austriaco Franz Anton Maulbertsch (1724 – 1796)
Numero di inventario: 233 Attualmente non esposto

Questa Ultima Cena è caratterizzata dall’eccitazione per il tradimento annunciato. Solo Giovanni dorme, nonostante l’agitazione che traspare dai volti severamente scorciati e dai gesti esuberanti degli altri discepoli. Di fronte a Gesù siede Giuda, che guarda con aria di sfida fuori dal quadro e nasconde dietro la schiena la borsa contenente trenta denari. Insieme al cane rappresenta il suo tradimento. L’estremità anteriore del tavolo è semicircolare.
L’uso del colore e degli effetti di luce da parte di Maulbertsch lo rendono un’importante fonte di idee per il modernismo austriaco. Utilizzando una sofisticata tecnica del chiaroscuro, stacca le figure dallo sfondo utilizzando una tecnica di pittura abbozzata.
In origine doveva essere in un refettorio monastico.

Residenzgalerie è un museo e galleria d’arte situata nella Alte Residenz a Salisburgo.

Link:
https://www.domquartier.at/residenzgalerie-sammlung-online/das-letzte-abendmahl/


Una versione successiva si trova esposta nel Museo di Arte Cristiana di ESZTERGOM in UNGHERIA.
Fu acquistato dal seminario arcivescovile nel 1962.
Olio su tela di 154,5 × 235 cm
Inv. 69.1099 Datato al 1760 circa.
L’opera fu eseguita nella bottega di Maulbertsch, probabilmente con il coinvolgimento diretto del maestro.

Link:
https://www.keresztenymuzeum.hu/collections.php?mode=work&wid=79&page=0&vt=

Localizzazione: AUSTRIA – SALISBURGO. Residenzgalerie F.A. Maulbertsch, 1754
Autore: Franz Anton Maulbertsch
Periodo artistico: 1754
Rilevatore: AC

SALICETO (CN). Chiesa parrocchiale di San Lorenzo con Ultima Cena

Tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, fu fatta edificare dal cardinale Carlo Domenico Del Carretto (Finale Ligure, 1454 – Roma, 15 agosto 1514); la chiesa ha l’interno totalmente affrescato, ma l’interesse prevalente è dato dalla facciata realizzata in pietra arenaria e divisa in tre parti con un ingresso per ognuna. Al di sopra del portale centrale è presente una raffigurazione con dedica del cardinale e lo stemma del marchesato. La facciata è arricchita da bassorilievi, molti purtroppo erosi a causa della friabilità della pietra. Le figure e i simboli scolpiti rimandano a modelli della civiltà classica e a soggetti da alcuni considerati appartenere alla sfera esoterica e templare.

L’interno e le cappelle laterali sono in stile barocco, con molte sculture e tele ricche di simboli, come le due nel transetto, con luci e chiaroscuri di chiara ispirazione caravaggesca (XVI – XVII secolo): l’Ultima Cena e la Lavanda dei piedi.
Posta sopra la porta d’accesso al campanile, la tela che raffigura l’Ultima Cena mostra Cristo, non al centro, ma seduto verso sinistra al tavolo presso cui si raggruppano gli Apostoli e su cui sono vari cibi.

 

 

Link e immagini:
https://www.comune.saliceto.cn.it/Guidaalpaese?IDPagina=53455&IDCat=8242

https://www.tripadvisor.it/LocationPhotoDirectLink-g3830547-d10669874-i207457218-Parrocchia_San_Lorenzo-Saliceto_Province_of_Cuneo_Piedmont.html

Localizzazione: SALICETO (CN). Chiesa parrocchiale di San Lorenzo
Periodo artistico: (XVI – XVII secolo
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – WARWICK – COMPTON VERNEY. Compton Verney Art Gallery, Ultima Cena di C. Giaquinto, 1749

Compton Verney House è una villa di campagna del XVIII secolo a Compton Verney nel Warwickshir  in Inghilterra. Oggi è la sede della Compton Verney Art Gallery.

 

Olio su tela di 60,03 x 111,8 cm di Corrado Gaquinto (Molfetta BA, 1703 – Napoli, 1766) esponente di spicco del Rococò.
Il dipinto è databile tra gli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta del Settecento, periodo particolarmente produttivo per Giaquinto.

Giaquinto drammatizza il significato spirituale dell’evento attraverso un forte uso della luce e del buio. La luce emanata dalla figura centrale di Gesù sottolinea il momento della rivelazione di Cristo ai suoi discepoli che uno di loro lo tradirà. Il loro sgomento è evidente nelle loro pose, nei gesti e nelle espressioni facciali. L’artista coglie l’agitazione dei discepoli, in netto contrasto con la forza statuaria di Cristo. In alto, le nuvole nascondono figure evanescenti di putti alati testimoni, conferendo alla scena un’aura di sacralità e alludendo all’inevitabile destino di Cristo, mentre l’architettura classica funge da quinte sceniche su entrambi i lati. Sulla tavola una tovaglia bianca e solo una pagnotta e un piatto forse di agnello.
Un calice, un libro aperto e due candele sono dipinti su un ripiano a sinistra, lontano dalla tavola.

 

Link:
https://www.comptonverney.org.uk/works/the-last-supper/

https://en.wikipedia.org/wiki/Compton_Verney_House

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – WARWICK – COMPTON VERNEY. Compton Verney Art Gallery
Autore: Corrado Giaquinto
Periodo artistico: 1749
Rilevatore: AC

TOLMEZZO (UD). Museo Carnico delle Arti Popolari, due “Ultima Cena”, attribuite a F. Pelizzotti, ultimo quarto XVIII secolo

Il Museo etnografico, intitolato a Michele Gortani, conserva anche un olio su tela di 126,5 x 256,5 cm raffigurante un’Ultima Cena, attribuito a Francesco Pelizzotti (1740 – 1818).
Inventario n° OA_19453.  Proveniente da Paularo.
Nel 1975 Franco Quai osservava che il dipinto era “sicuramente derivato da quello del medesimo soggetto realizzato da Nicola Grassi per la chiesa degli Zoccolanti di Augusta”, vedi scheda sulla chiesa di San Giacomo.

Nella stessa sala un altro quadro con il medesimo soggetto, ma di dimensioni minori, 68 x 138,5 cm, inventario numero OA 53571.

«Entrambe le opere sono attualmente attribuite al Pelizzotti come libere ripetizioni dell’Ultima cena di Nicola Grassi per la chiesa degli Zoccolanti di Augsburg divulgata a stampa da Philipp Andreas Kilian (cfr. Pugnetti, 2006, pp. 455-457). Di recente, tuttavia, Enrico Lucchese (1998, pp. 134-135, nota 30), osservando la qualità dell’Ultima cena già a Paularo rispetto alle prove lasciate da Pelizzotti nella parrocchiale di Paularo, ricordava l‘attribuzione del dipinto alla scuola del Grassi già avanzata da Fiocco alla fine degli anni trenta (cfr. Fiocco, 1937, p. 386).»

Seduto a un capo di una tavola ad “L” coperta da una lunga tovaglia bianca dagli orli frangiati, Cristo è raffigurato nell’atto di benedire il pane che reca nella mano destra e il vino contenuto nel calice posato sul tavolo dinanzi a lui. Egli è circondato dagli Apostoli assiepati attorno alla tavola con espressioni attonite.

 

 

Link:
https://patrimonioculturale.regione.fvg.it/opera/?s_id=468524

https://patrimonioculturale.regione.fvg.it/opera/?s_id=484162

Localizzazione: TOLMEZZO (UD). Museo Carnico delle Arti Popolari
Autore: Francesco Pelizzotti o seguace di Nicola Grassi
Periodo artistico: ultimo quarto XVIII secolo
Rilevatore: AC

FRANCIA – LILLE.  Musée des Beaux-Arts, Ultima Cena di N. Grassi, XVIII secolo

Olio su tela, Ultima Cena, realizzata nel XVIII secolo da Nicola Grassi (Zuglio UD, 1682 – Venezia, 1748 )

La Cena raffigura gli Apostoli in pose dinamiche dietro una tavola rettangolare, mentre Gesù sta benedicendo il pane.

 

 

Immagine da:
https://en.artsdot.com/@@/ARD93M-Nicola-Grassi-LA-CENE

Info Museo:
https://pba.lille.fr/

Localizzazione: FRANCIA – LILLE.  Musée des Beaux-Arts
Autore: Nicola Grassi
Periodo artistico: prima metà XVIII secolo
Rilevatore: AC

GERMANIA – AUGUSTA. Chiesa luterana di San Giacomo con Ultima Cena di N. Grassi, 1730

In origine chiesa dei Francescani (detta talora anche “Chiesa degli Zoccolanti”) era anche la chiesa del vicino convento delle monache francescane che rimasero cattoliche e tuttora collaborano con la chiesa luterana.

L’Ultima Cena, realizzata nel 1730 da Nicola Grassi (Zuglio UD, 1682 – Venezia, 1748 ).
Nel 2013, un malato di mente ha tagliato la tela con un coltello nonostante il sistema di allarme.
Raffigura 11 Apostoli seduti in varie pose dinamiche attorno a una tavola rettangolare. Il dodicesimo potrebbe essere la figura in piedi sullo sfondo a sinistra.
Nel dipinto a sinistra sono due figure di servitori e a destra un altro. Cristo con un pane nella mano sinistra guarda al cielo. Sul davanti della tavola la seconda figura a destra, in piedi in veste gialla, è Giuda perché nasconde dietro la schiena la borsa dei denari del tradimento.

 

Info e immagini da :
https://www.st-jakob-augsburg.de/zu-den-barfuessern/kunst-musik/petel-und-andere-kunstwerke-auswahl

Localizzazione: GERMANIA – AUGUSTA. Chiesa luterana di San Giacomo - b. d. Jakobskirche 4, Augsburg
Autore: Nicola Grassi
Periodo artistico: 1730
Rilevatore: AC

GERMANIA – AUGUSTA. Chiesa evangelica della Santa Croce con Ultima Cena, 1670

Sulla parete ovest, nella parte inferiore, è appeso un dipinto raffigurante l’Ultima Cena, di autore ignoto, datato al 1670 circa.

I 12 Apostoli sono seduti intorno a una tavola rettangolare, molti di spalle, e Gesù è posto, inconsuetamente, all’estremità destra, accanto a un Apostolo.
Due figure di servi o astanti sono, uno a sinistra in abiti seicenteschi (forse il donatore?) e un altro sullo sfondo al centro.

 

 

Info sulla chiesa e immagini:
https://www.wikiwand.com/de/Evangelische_Heilig-Kreuz-Kirche_(Augsburg)

Localizzazione: GERMANIA – AUGUSTA. Chiesa evangelica della Santa Croce / Heilig-Kreuz-Kirche - Evangelisch-Lutherische Kirchengemeinde, Augsburg - Heilig-Kreuz-Straße 7
Autore: ignoto
Periodo artistico: 1670
Rilevatore: AC

COLLOCAZIONE IGNOTA. Ultima Cena, bottega di Pieter De Witte, fine XVI-inizi XVII secolo

Il dipinto originale di Peter Candid o Pieter de Witte (1548 circa – 1628) non esiste più, ma è noto attraverso le stampe di Jan Sadeler, vedi ad esempio https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0300619651.

Il dipinto ebbe molte copie di bottega, ad esempio in Danimarca a Haderslev, vedi scheda.
Alcune sono state sul mercato antiquario, vedi:
https://www.grecosubastas.com/es/subastas/15-53919/subasta-no12-18-de-mayo-2023-1800-horas/no-desc

https://www.hampel-auctions.com/a/Peter-de-Witte-Pietro-Candid.html?a=81&s=199&id=81935&g=Gemaelde-16-18-Jhd

 

Un’altra opera, foto in alto, olio su tavola di 42 x 74 cm con una ricca cornice, è stata venduta da Antichità Castelbarco.
https://www.antichitacastelbarco.it/it/prodotto/l-ultima-cena-de-witte

Gli Apostoli sono intorno al tavolo, a destra in primo piano con la borsa dei soldi, Giuda in abito rosso si volge verso lo spettatore. Sulla tavola l’agnello, calici e un coltello.

Localizzazione: ignota
Autore: Pieter De Witte
Periodo artistico: fine XVI - inizi XVII secolo
Rilevatore: AC

APPIANO SULLA STRADA DEL VINO (EPPAN) (BZ), frazione Missano, Cappella del Castello, con frammento di Ultima Cena, primo decennio XIII secolo

Il Castello di Appiano o Burg Hocheppan risalirebbe al 1125 – 1130, costruito per volere del conte Ulrico II von Eppan in cima ad una ripida parete di roccia. Nel 1158 fu distrutto, ma ricostruito poco dopo. Dal 1315 cambiò spesso proprietario. Dal 1911 fino al 2016 fu di proprietà dei Conti di Enzenberg. Nel 2016 fu acquistato dal comune di Appiano.

Il castello fu dotato di una piccola cappella romanica, intitolata a Santa Caterina, a pianta rettangolare (7,70 x 4,40 m e alta 4,30 m). La semplice sala rettangolare ha tre absidi ad est , di cui quella mediana sporge un po ‘. Secondo la tradizione fu consacrata nel 1131, tuttavia l’analisi stilistica rimanda la costruzione al 1160 o 1180.
Gli affreschi che ornano le pareti e le absidi della cappella di Hocheppan si fanno risalire al primo decennio del XIII secolo, circa 1205 -1210 (ad eccezione del Crocifisso e del Cristo dolente sulla parete nord eseguiti 80 anni dopo). Presentano un chiaro influsso veneto-bizantino e recentemente sono stati restaurati.
All’interno, il ciclo raffigura la vita di Cristo e inizia sulla parete sud con l’Annunciazione e la Visitazione di Maria, continua con la Nascita di Gesù (ove una serva magia un “knodl” o canederlo), la Presentazione al Tempio, il Battesimo e le Nozze di Cana.

Sulla parete ovest in alto ci sono i Magi davanti ad Erode, nel registro inferiore due scene. Purtroppo questa parte bassa del muro è molto danneggiata: la prima scena raffigura l’Ingresso in Gerusalemme e, pur lacunosa, è chiaramente riconoscibile; la successiva, che secondo la tradizione in questi cicli doveva essere l’Ultima Cena, è quasi scomparsa, infatti ormai sono presenti solo frammenti e in particolare due teste di Apostoli.
La posizione è evidenziata nella piantina tratta da Landi W.; Stampfer H.; Steppan T., 2011.

Sul muro nord si vede in alto il Sogno e il ritorno dei Magi, la Strage degli innocenti e l’uccisione di Zaccaria nel tempio; al di sotto la Coronazione di spine, la Crocifissione, la Deposizione, le pie donne.
Nel catino dell’abside centrale troneggia la Madonna col Figlio in grembo, al di sotto si schierano le vergini savie e le vergini stolte, queste ultime con le ricche vesti in voga all’epoca.
Nell’abside di sinistra ci sono Giovanni Evangelista e Giovanni Battista, nell’abside di destra i santi Pietro e Paolo a cui il Cristo consegna le chiavi e il rotolo della legge. In alto sull’arco domina Cristo in trono fra gli Apostoli.

L’esterno della cappella conserva parti di affreschi che sembrano ricordare la leggenda del re Teodorico, la cui anima si perse cacciando un cervo. Secondo altri, invece, il nobile cavaliere che insegue con i cani un cervo sarebbe re Aron della leggenda di Osvaldo. E’ più probabile una interpretazione allegorica; il cervo simboleggia l’anima buona insidiata dal Maligno. Il motivo del cavaliere era già diffuso e raffigurato in altri siti.

 

Bibliografia
Landi W.; Stampfer H.; Steppan T., Hocheppan – Die Burg Und Die Romanischen Fresken in Ihrer Kapelle, Schnell & Steiner, Regensburg (D) 2011,pp. 41 e succ.

Immagini e info da:
https://www.salto.bz/de/article/10082019/i-primi-canederli-della-storia

https://de.wikipedia.org/wiki/Burgkapelle_Hocheppan

Localizzazione: APPIANO SULLA STRADA DEL VINO (EPPAN) (BZ), frazione Missano, Cappella del Castello
Autore: ignoto
Periodo artistico: 1205-10
Rilevatore: AC

FIRENZE. Ex spedale di sant’Onofrio alle Cappuccine o dei Tintori, con cenacolo di N. Lapi, 1725

L’ex-spedale di Sant’Onofrio dei Tintori è un antico edificio già occupato da varie istituzioni religiose (dedicate a Santa Caterina, alle Cappuccine e a Santa Zita) e in seguito dalla caserma “Curtatone e Montanara” fino al 2003. Poi fu concesso alla vicina Biblioteca Nazionale, che avviò lavori di adeguamento che si dovrebbero concludere nel 2024-2025.

Nel 1719, per interessamento del granduca Cosimo III, l’Università dei Tintori cedette le sue proprietà che furono adattate a monastero e chiesa per le Cappuccine di Perugia, mentre i Tintori si spostavano nella zona di San Frediano in Cestello.
Le religiose vi fecero solenne ingresso del 1725 e nel refettorio fecero affrescare dal fiorentino Niccolò Lapi (1667 circa – 1732) un’Ultima Cena.

I cenacoli fiorentini restarono sempre legati allo schema prefissato, con la tavola parallela al piano dello spettatore. Ciò non cambiò nemmeno nel XVIII secolo con il primo delle Ultime Cene settecentesche che ci sono pervenute. La pennellata è fluida, il movimento più sciolto degli apostoli che si stringono verso Cristo, ma la sostanza compositiva appare immutata, con qualche leggera variante data dalla presenza di un servo nano al centro, sui gradini, oltre ad altri due servitori alle estremità della scena.

 

 


Immagine da Wikimedia

Info sull’edificio:
https://it.wikipedia.org/wiki/Spedale_di_Sant%27Onofrio_dei_Tintori

Localizzazione: FIRENZE. Ex spedale di sant'Onofrio alle Cappuccine o dei Tintori -  via Tripoli 4-6, angolo via delle Casine
Autore: Niccolò Lapi
Periodo artistico: 1725
Rilevatore: AC

ALZANO LOMBARDO (BG), frazione Nese. Chiesa di San Giorgio, con Ultima Cena di A. Cifrondi, 1701

Olio su tela di 93 x 117 cm, conservato in sacrestia, realizzato nel 1701 da Antonio Cifrondi (Clusone BG 1656 – Brescia 1730).
Esposta nella mostra sul Pittore a Clusone nel 2023.

“Tela di particolare interesse sia per la presenza, assai rara, della data di esecuzione (1701) sia per l’originalità della composizione, impostata sulla diagonale della tavolata in ripido scorcio dal basso verso l’alto, da sinistra verso destra. Una soluzione di chiara ascendenza veneziana, nella fattispecie tintorettesca, che assume un valore fortemente teatrale a causa dei violenti contrasti chiaroscurali e della luce che dona alle figure, intensamente colorate, un carattere fortemente espressivo.
Singolare e davvero inusuale è la presenza del quattordicesimo, inaspettato commensale: forse un cripto-autoritratto identificabile nella fantasmatica figura in alto a destra, modellata con un colore-luce di abbagliante forza espressiva.”

 

Immagine da
https://www.finestresullarte.info/mostre/museo-arte-tempo-clusone-mostra-antonio-cifrondi-pittor-fantastico

Testo da:
https://www.visitclusone.it/opere-cifrondi/alzano-lombardo-fraz-nese-chiesa-di-san-giorgio/

Info sulla Chiesa:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Giorgio_(Alzano_Lombardo)

Localizzazione: ALZANO LOMBARDO (BG), frazione Nese. Chiesa di San Giorgio Cifrondi
Autore: Antonio Cifrondi
Periodo artistico: 1701
Rilevatore: AC

CACCURI (KR). Chiesa madre di Santa Maria delle Grazie, Ultima Cena di C. Santanna, fine XVIII secolo

In fondo alla navata sinistra, la cappella del SS. Sacramento ha sulla parete un dipinto, in una cornice a stucco di forma polilobata, che raffigura l’Ultima Cena, opera di Cristoforo Santanna (Marano Marchesato CS, 1735 – Rende CS, 1805).

 

Attorno al tavolo, su cui è un vassoio con l’agnello, si affollano gli Apostoli.

 

 

 

 

Info sulla Chiesa:
https://www.archiviostoricocrotone.it/chiese-e-castelli

Localizzazione: CACCURI (KR). Chiesa madre di Santa Maria delle Grazie
Autore: Cristoforo Santanna
Periodo artistico: fine XVIII secolo
Rilevatore: AC

CROTONE (KR). Cattedrale di Santa Maria Assunta, Ultima Cena, fine XIX secolo

Olio su tela di 250 x 393 cm di autore ignoto, un tempo nella Cappella del SS. Sacramento, poi rimossa perché in cattive condizioni e provvisoriamente collocata sulla parete sotto la cantoria.

Raffigura l’Ultima Cena, l’opera sembra databile alla fine del XIX secolo; l’iconografia riprenderebbe vagamente uno schema compositivo di tipo leonardesco per gruppi contrapposti: gli Apostoli sono, infatti, simmetricamente disposti intorno al tavolo; la profondità è data dalla forma stessa del tavolo che crea delle sporgenze ai lati da cui emergono due figure. Le colonne visibili nella rappresentazione, e i fregi al di sotto di esse, fanno pensare a delle istanze neoclassiche reinterpretate. La pennellata, date le notevoli dimensioni del dipinto, è in alcuni particolari alquanto sommaria; vi sono ampie zone di colore che generalmente tendono a conservare le basse tonalità.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1800023515

 

 

Info sulla Cattedrale:
https://it.wikipedia.org/wiki/Cattedrale_di_Santa_Maria_Assunta_(Crotone)

 


Il sito del Catalogo dei Beni Culturali segnala a Crotone, ma senza indicare l’ubicazione esatta, un’altra Ultima Cena della prima metà del Settecento, di autore ignoto, olio su tela di 187 x 143 cm.

Gli Apostoli sono disposti intorno a una tavolo rotonda; Giuda, posto di spalle e riconoscibile per la borsa con i danari, è in atto di alzarsi per allontanarsi. Sul tavolo vi sono i consueti elementi: l’agnello, il pane e il vino. Una fonte luminosa all’interno all’interno del dipinto è data da un lampadario con sei candele fiancheggiato da un drappo rosso posta nell’angolo superiore sinistro del quadro, da esso emergono alcune figure che denotano elementi derivanti da ambito caravaggesco.

 

Info e link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1800023518

Localizzazione: CROTONE (KR). Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Dionigi
Autore: ignoto
Periodo artistico: fine XIX secolo
Rilevatore: AC

CITTADELLA (PD). Museo del Duomo con scultura lignea di Ultima Cena

Il Museo cominciò a svilupparsi a partire dal 1986 con lo scopo di tutelare, valorizzare e fare conoscere i tesori artistici della parrocchiale/duomo dei Santi Prosdocimo e Donato, costruito tra il 1774 e il 1826 nel luogo dove si trovava l’antica chiesa parrocchiale, e di altre chiese del territorio.
Le opere custodite all’interno del Museo sono di diversa natura: pittura, scultura, arti applicate.

Tra esse un bassorilievo raffigurante l’Ultima Cena, con gli Apostoli dietro un tavolo a forma di “U”.

Localizzazione: CITTADELLA (PD). Museo del Duomo
Rilevatore: AC

EGNA /NEUMARKT (BZ). Chiesa san Nicolò con Ultima Cena, 1631

L’edificio sorse probabilmente nel XII secolo, periodo al quale risale l’avancorpo romanico inglobato successivamente nella nuova chiesa del XVII secolo. All’interno vi sono affreschi tardogotici con i quattro simboli degli Evangelisti sulla volta della navata laterale a destra che furono riscoperti durante i lavori di restauro nel 1986.

 

Vi sono conservati tre dipinti a olio del fiemmese Orazio Giovanelli (Cavalese, 1590 – 1640) raffiguranti la Natività, l’Adorazione dei Magi e l’Ultima Cena del 1631.

La pala centinata della Cena raffigura di scorcio la tavola attorno a cui sono gli Apostoli e sullo sfondo due servitori

 

 

Immagini e info:
https://www.pfarreineumarkt.it/storia/

https://pillolesudtirolesi.com/2020/07/03/chiesa-parrocchiale-di-egna-neumarkt-bassa-atesina-maggio-2020/

Localizzazione: Egna/Neumarkt (BZ). Chiesa san Nicolò
Autore: Orazio Giovanelli
Periodo artistico: 1631
Rilevatore: AC

MOMO (NO). Chiesa della Santissima Trinità, con affresco di Ultima Cena dei Cagnola, fine XV – inizi XVI secolo

L’oratorio risale verosimilmente al secolo XI, ed era una semplice cappella per la sosta dei viandanti. Risalgono a quel periodo l’abside romanica ed il basamento della torre campanaria.
Nei due secoli successivi l’edificio fu ampliato e quasi totalmente ricostruito. assumendo la funzione di ecclesia. Agli inizi del XV secolo la navata della chiesa fu modificata con la costruzione di due archi a sesto acuto che la dividevano in tre campate e successivamente con l’inglobamento del vestibolo a formare una quarta campata.

Completamente affrescata con il ciclo della Vita di Cristo in 30 riquadri lungo le pareti laterali della chiesa, ed il Giudizio Universale che occupa il primo arco (ex- controfacciata) e un riquadro (Inferno) sulla parete nord della seconda campata. Vi compaiono anche episodi tratti dai Vangeli apocrifi che narrano l’infanzia di Gesù.

Gli affreschi sono attribuiti alla bottega dei Cagnola, molto attiva nel novarese tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo. Si ipotizza che Tommaso Cagnola, il capo bottega, si sia limitato ad un lavoro di impostazione e supervisione del progetto, mentre l’esecuzione debba attribuirsi ai figli Giovanni e soprattutto Francesco la (prima del 1498 -1517 circa).

Un riquadro della parete sud, terza campata, raffigura l’Ultima Cena, di impostazione tradizionale, con gli Apostoli attorno a una tavola rettangolare su cui sono pani, piatti e bicchieri. Gesù sta dando un boccone o un’ostia al discepolo alla sua destra. Si evidenzia san Giovanni, appoggiato al tavolo.

 

Link:
https://archeocarta.org/momo-no-chiesa-della-santissima-trinita/

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_della_Santissima_Trinit%C3%A0_(Momo)

Localizzazione: MOMO (NO). Oratorio della Santissima Trinità
Autore: Tommaso, Giovanni e Francesco Cagnola
Periodo artistico: fine XV - inizi XVI secolo
Rilevatore: AC

NIELLA TANARO (CN), loc. Cantone. Cappella di San Pietro in Vincoli con Ultima Cena.

Sulla facciata: Padre Eterno – San Pietro – Ultima Cena – San Giovanni Battista.

All’interno: la Fuga in Egitto, San Gregorio Magno, Sant’Emilio, San Albino, San Giacomo Maggiore – San Pietro – San Giovanni Battista, San Maurizio, San Cristoforo, San Giuseppe e la Madonna con il Bambino per mano, Angeli, Padre Eterno.

Opere di Giuseppe Pocchiola, 1902.

Localizzazione: Niella Tanaro, loc. Cantone
Autore: Giuseppe Pocchiola
Periodo artistico: XX sec.
Note storiche: 1902
Data ultima verifica: 10/06/2024
Rilevatore: Feliciano Della Mora

POVEGLIANO VERONESE (VR). Chiesa di San Martino con due Ultima Cena, XVII e fine XIX secolo

Nel presbiterio sono conservate due tele raffiguranti l’Ultima Cena.

 

Un olio su tela di 192 x 164 cm, attribuito a Biagio Falcieri (1627 – 1703) e datato 1690-99.
Il dipinto presenta gli Apostoli affollati intorno a una tavola di scorcio, vi sono anche servitori. In primo piano un cane e un gatto.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500328701

 


Un altro olio su tela di 192 x 164 cm, di Antonio Salomoni (notizie ultimo quarto XIX secolo), datata al 1876 – 1901 perché fa parte di un gruppo di 12 tele che il parroco Pietro Bressan commissionò ad Antonio Salomoni durante il suo apostolato a Povegliano dal 1876 al 1901.
La Cena presenta intorno alla tavola gli Apostoli che mostrano atteggiamenti enfatici.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500328698

 

La chiesa compare nei documenti partire dal XII sec. come proprietà dell’abbazia cittadina di S. Zeno. Per decenni la parrocchiale del paese di Povegliano fu la chiesa di S. Ulderico. Sul finire del XVI sec., essendo la zona divenuta paludosa a causa dello spostamento del corso del fiume Tione, si decise di traslare la sede parrocchiale presso la chiesa di S. Martino, situata in zona più elevata e più salubre.
Nel 1597 l’edificio venne restaurato ed ampliato a spese del Comune di Povegliano. Sul finire del XVIII sec. si rese necessaria la costruzione di un tempio più capiente. Il progetto fu affidato all’arch. veronese Adriano Cristofali. I lavori, principiati nel 1780, ebbero compimento nel 1824.
Tra il 1965 ed il 1966 la chiesa progettata dal Cristofali fu demolita e riedificata nelle forme attuali su progetto dell’arch. Gelindo Giacomello. Della chiesa di epoca neoclassica venne mantenuta la torre campanaria, tutt’ora utilizzata.
L’edificio si presenta con facciata rivolta a nord.  Impianto planimetrico a croce latina, definita da un’ampia navata fiancheggiata da due navatelle laterali, transetto con bracci di ridotta profondità, presbiterio quadrangolare rialzato di cinque gradini concluso con abside a sviluppo poligonale a cinque lati. L’interno della chiesa è caratterizzato dalla geometria dei portali in cemento armato della struttura portante; le pareti sono intonacate e tinteggiate.

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/17637/Chiesa+di+San+Martino+Vescovo

Localizzazione: POVEGLIANO VERONESE (VR). Chiesa di San Martino
Autore: Biagio Falcieri --- Antonio Salomoni
Periodo artistico: 1690-99 --- fine XIX secolo
Rilevatore: AC

VENEZIA. Chiesa di San Giuliano/San Zulian, Ultima Cena di Paolo o Benedetto Caliari, 1583-99

Nella cappella del Santissimo Sacramento, vi è una pala, olio su tela di 210 x 300 cm, raffigurante l’Ultima Cena. Attribuita alla bottega di Paolo Caliari detto il Veronese (1528 – 1588) oppure a suo fratello Benedetto Caliari (1538 – 1598).
Menzionata a partire dal Ridolfi (1684), viene giudicata dal Lorenzetti (1926) lavoro di Scuola. L’Osmond (1927), anche se con dubbi, la lascia al Veronese. Mentre il Manzato (1970) ritorna all’ipotesi della Bottega, collegandola cronologicamente negli ultimi anni di vita dell’artista

La tavola della Cena è tra le pareti di una villa e una balaustra; al centro Gesù con il braccio sinistro sulla spalla di un Apostolo, probabilmente s. Giovanni; mentre gli altri lo osservano raggruppati ai lati.
In basso a sinistra, un giovane servo trasporta una pentola di rame appesa a un bastone. Altre figure di bambini e servitori. A destra, oltre un arco, si intravede un paesaggio.

 

La chiesa, di antica origine, fu ricostruita nel XVI secolo. Conserva numerose importanti opere d’arte.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500137275

Info sulla chiesa.
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Zulian

Localizzazione: Venezia. Chiesa di San Zulian
Autore: Paolo oppure Benedetto Caliari
Periodo artistico: 1583-99 circa
Rilevatore: AC

TRENTO. Chiesa di San Bernardino, Ultima Cena di E. A. Obermüller, 1690-1700

Olio su tela posto nell’edicola dell’altare della Madonna, nella prima cappella a sinistra.
Dopo i restauri, è stata confermata l’attribuzione al pittore Erasmo Antonio Obermüller (Monaco di Baviera, 1665 circa -Trento, 1710).

La Cena presenta gli Apostoli molto affollati ai lati, tanto che se ne distinguono solo undici. A destra è riconoscibile Giuda con il sacchetto dei denari. San Giovanni è appoggiato a Cristo.

 

Il convento e la chiesa dedicati a San Bernardino da Siena sorgono lungo la via Giuseppe Grazioli. La parte attuale fu costruita tra il 1690 e il 1694 a partire dalla villa del ‘500 nota anche come la “Torresela”, in parziale sostituzione del precedente monastero francescano edificato a sua volta nel 1452, ma fuori dalle mura della città e lungo il torrente Fersina.

 

Immagine da:
https://www.bibliotecasanbernardino.it/opera-darte/santantonio-da-padova-e-gesu-bambino-padreterno

 

Info sulla Chiesa
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/26256/Chiesa+di+San+Bernardino+

https://it.wikipedia.org/wiki/Convento_di_San_Bernardino_(Trento)

Localizzazione: TRENTO. Chiesa di San Bernardino
Autore: Erasmo Antonio Obermüller
Periodo artistico: 1690-1700
Rilevatore: AC

CAPPELLA MAGGIORE (TV). Chiesa della SS. Trinità o della Mattarella, affresco di Ultima Cena, XIII-XIV secolo

La fondazione di questa cappella risale all’VIII-IX secolo, in un’epoca in cui il territorio era sotto il dominio dei Longobardi. L’edificio era molto più piccolo rispetto all’attuale e aveva un’abside semicircolare rivolta ad est. Del periodo longobardo sono rimasti il pavimento, venuto alla luce durante i restauri degli anni ’50 del Novecento, la parete nord e l’acquasantiera, che ora si trova a destra dell’ingresso laterale.

Internamente la chiesa, a una navata, conserva molti affreschi, definiti “ciclo della Mattarella”, che raffigurano scene dell’Antico e del Nuovo Testamento.
L’affresco più antico (e di più recente scoperta) è Ultima Cena che risale alla fine del Duecento – inizi Trecento ed è considerata uno dei più antichi dipinti murali devozionali dell’Alto Trevigiano. Si trova sulla parete nord, a sinistra entrando. L’autore non è conosciuto, tuttavia un’iscrizione lo individua come “Bernardinus filio q. magistri Vitichini pictoris de Seravallo”.

La Cena è nell’iconografia tipica dell’epoca, gli Apostoli schierati dietro una tavola rettangolare ad eccezione di Giuda, davanti e di più piccole dimensioni. San Giovanni è appoggiato a Cristo.
Sulla tavola, coperta da una tovaglia decorata, ci sono: pani, coppe, bottiglie, bicchieri ecc.

 

 

Link:
https://www.prolococappellamaggiore.it/luoghi-interesse/chiesa-della-mattarella/

https://comune.cappellamaggiore.tv.it/vivere-il-comune/luoghi/la-chiesa-della-santissima-trinita-o-mattarella/

Localizzazione: CAPPELLA MAGGIORE (TV). Chiesa della SS. Trinità o della Mattarella
Periodo artistico: XIII-XIV secvolo
Rilevatore: AC

COLLOCAZIONE IGNOTA. Tavola di parapetto d’organo con Ultima Cena di Francesco da Milano, 1527-33

Olio su tavola, opera di Francesco da Milano (attivo tra il 1502 al 1548).

Nel 1527 Francesco da Milano, che nel 1514 aveva già decorato ad affresco la parete nord della sala consigliare del palazzo Municipale di Serravalle e intorno al 1520 le due pareti contrapposte dell’atrio, inizia a dipingere le portelle e il parapetto dell’organo della chiesa di Santa Maria Nova di Serravalle. Ci furono controversie per il pagamento e nel 1533 si dovette ricorrere all’arbitrato del pittore trevigiano Paris Bordon che stabilì: … “per lo antipecto ducati 60, per le portele dentro et di fora ducati 50 per lo oro et resto de pictura 20 sono tutti ducati 130 Val”.

«In un recente contributo all’opera del Da Milano apparso in Il Flaminio, n. 14, aprile 2003, pp. 111-121, chi scrive (Giorgio Mies) ha ritenuto di dover ascrivere al catalogo delle opere sicure del pittore le quattro tavole esposte alla mostra su Massimiliano d’Asburgo tenutasi al castello di Gorizia tra il 7 dicembre 2001 e il 30 aprile 2002, in quella sede assegnate a Marcello Fogolino, identificandole come le tavole che in origine costituivano il parapetto dell’organo.
Da una lettera del 31 maggio 1832, conservata nell’Archivio Prepositurale di Serravalle e trascritta da Sandro Della Libera(1996, pp. 61-62), si viene a sapere che in vista della rimozione dell’organo cinquecentesco (lo sarà nel 1755 a seguito dei lavori di rifacimento del duomo), venne chiesta l’autorizzazione alla vendita dei quattro dipinti costituenti il dritto ed il rovescio delle ante di Francesco da Milano e dei “cinque quadri in tavola dipinti dal pittore Mantegna esistenti nella sacrestia”.
Mentre le ante dell’organo, unite nel corso dell’Ottocento a formare due grandi quadri (il lato interno con l’Annunciazione e quello esterno con i patroni della città, i santi Andrea, Pietro, Agata, Augusta ed Apollonia), sono ora addossate alle pareti laterali del coro, le tavole del parapetto invece, oltre che dal soggetto sconosciuto, sono ritenute “perdute” dalla storiografia ufficiale (cfr. G. Fossaluzza, op. cit. p. 127; R. Bechevolo, L’Organo del Duomo di Santa Maria Nova di Serravalle in Vittorio Veneto, 1999, p. 42).
Le quattro tavole in questione raffigurano: la prima, nel dritto l’Ultima Cena e nel verso l’Adorazione del vitello d’oro da parte del popolo ebraico ritratto in primo piano, mentre nello sfondo a destra compare Mosè in cima al monte Sinai in atto di ricevere dal Padreterno le tavole dei Dieci Comandamenti; la seconda Mosè e il serpente di bronzo, la terza il Giudizio di Salomone e la quarta Mosè ed Aronne davanti al faraone, sul dritto, mentre sul rovescio l’Incoronazione di spine. Si tratta quindi di quattro scene tratte dal Vecchio Testamento e due dalla Passione di Cristo: evidentemente queste due dovevano occupare le due ali dal “pergolo”, tali da poter essere viste da entrambi i lati dai fedeli.
Secondo una prassi usuale nella produzione del Da Milano, l’Ultima cena è fedelmente copiata dalla omonima xilografia della Grande Passione del Dürer datata 1510 vedi scheda, compresa la volta a crociera la cui intersezione è perfettamente in asse con l’oculo, le figure centrali di Cristo e Giovanni per finire con la piega della tovaglia sopra il sostegno del tavolo; la medesima scena è ripetuta nel riquadro con lo stesso soggetto affrescato sulla parete sud della sala della Scuola dei Battuti di Conegliano, vedi scheda con la differenza che una maggiore dilatazione della composizione nel senso orizzontale costringe l’autore a distanziare tra loro soprattutto il gruppo degli apostoli di destra, inserendo quasi per intero quello ritratto di profilo.»

Citazione da:
Circolo Vittoriese di Ricerche storiche, Ceneda e Serravalle in età Veneziana – Convegno Nazionale Vittorio Veneto, 20 maggio 2006, Dario De Bastiano editore, Vittorio Veneto 2006, pp. 200-01

Rilevatore: AC

SOSPIROLO (BL), frazione Oregne. Chiesa di San Tiziano, affresco di Ultima Cena, 1497

Non ci sono dati certi sull’origine della chiesa, anche se la sua fondazione è stata attribuita al XIII secolo; il primo documento in cui è citata risale al 1538; la data 1486, scolpita sull’architrave dell’ingresso principale, si riferisce all’anno della ristrutturazione e ampliamento dell’edificio sacro.

Entrando, sulla parete destra si trova un affresco dell’Ultima Cena, datato 1497, attribuito al pittore bellunese Iseppo da Cividal (Belluno, notizie 1497-1509), come desunto dalle iscrizioni con fregio dell’affresco sulla parete sinistra.

La Cena, purtroppo lacunosa, ha la rara particolarità di proseguire oltre l’angolo nella parete adiacente.
L’impostazione è quella tradizionale dell’epoca, con gli Apostoli schierati dietro la tavola rettangolare mentre la figura frammentaria di Giuda è sul davanti, isolata e posta di spalle. San Giovanni è appoggiato al tavolo, accanto a Cristo.
Sulla mensa ci sono pani, bottiglie di vino e bicchieri

Immagine e info:
https://www.camminodelledolomiti.it/san-tiziano-di-oregne/

Localizzazione: SOSPIROLO (BL), frazione Oregne. Chiesa di San Tiziano
Autore: Iseppo da Cividal
Periodo artistico: 1497
Rilevatore: AC

CATANIA. Chiesa di Santa Maria dell’Aiuto, replica della Santa Casa di Loreto, bassorilievo con Ultima Cena, di L. Ferretti, XX secolo

In un vano rettangolare attiguo alla chiesa di Santa Maria dell’Aiuto, nell’omonima piazza, risalente al XVII secolo, fu edificata nel 1740, per volere del canonico don Lauria, una replica in scala ridotta della Santa Casa di Loreto, completa anche di una copia della monumentale costruzione marmorea ideata dal Bramante che la racchiude.

La replica diverge però nelle copie degli affreschi tre-quattrocenteschi del sacello: qui sono resi con modalità iconografiche legate all’epoca, il XVIII secolo.

All’interno della Casa vi è un bassorilievo in bronzo che raffigura l’Ultima Cena, opera di Luigi Ferretti (1924 – 1953).
Cena di impostazione tradizionale con gli Apostoli intorno a una tavola rettangolare.

 

Link e immagine:
https://catania.italiani.it/scopricitta/la-casa-di-loreto-la-chiesa-trasportata-dagli-angeli/

https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_di_Santa_Maria_dell%27Aiuto

Localizzazione: CATANIA. Chiesa di Santa Maria dell'Aiuto, replica della Santa Casa di Loreto
Autore: Luigi Ferretti
Periodo artistico: seconda metà XX secolo
Rilevatore: AC

COLLOCAZIONI IGNOTE. Bassorilievi con Ultima Cena di Luigi Ferretti, XX secolo

Luigi Ferretti (1924 – 1953) realizzò molti bassorilievi in rame o bronzo raffiguranti l’Ultima Cena, con iconografia molto simile, per lo più posti come paliotti di altari installati a seguito della riforma liturgica prescritta dal Concilio Vaticano II (1962-65).

Circa 25 opere in tutta Italia sono schedate in: https://www.beweb.chiesacattolica.it/ ma il sito riporta solo la diocesi e non l’ubicazione (Comune e Chiesa).

Immagine in alto: paliotto nella diocesi di Teramo-Atri.

 

Man mano che troveremo le collocazioni, compileremo le relative schede.

Se qualcuno avesse notizie, per favore le comunichi alla mail: info@afom.it

Autore: Luigi Ferretti
Periodo artistico: seconda metà XX secolo

CONEGLIANO (TV). Chiesa di San Rocco, Ultima Cena di G. Fiorentini, 1698

La chiesa di San Rocco è un edificio seicentesco, eretto dalla comunità coneglianese come ex voto per la peste del anni 1630. Fu concepito allora come edificio barocco unito a una complesso conventuale di monache Domenicane soppresso in epoca napoleonica. L’attuale facciata della chiesa è del 1901 su progetto dell’architetto veneziano Vincenzo Rinaldi.

 

Olio su tela di 290 x 185 cm, firmata e datata 1698, opera di Gaspare Fiorentini (Borgo Valsugana, io 1641 – Conegliano ?, post 1696).
Restaurata tra 1982 e 1983.
Cristo è al centro di una tavola a “U”, un grande lampadario con lucerne è appeso al soffitto e crea chiaroscuri nella scena.

 

 

Bibliografia e immagine:
Fabris Vittorio (a cura di), La bottega dei Fiorentini – Un secolo di pittura nella Valsugana del ‘600, Città di Borgo Valsugana e Sistema Culturale Valsugana Orientale, Borgo Valsugana 2007, pp. 124-25

Info sulla chiesa:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_dei_Santi_Rocco_e_Domenico

Localizzazione: CONEGLIANO (TV). Chiesa di San Rocco
Autore: Gaspare Fiorentini
Periodo artistico: 1698
Rilevatore: AC

CONEGLIANO (TV). Scuola dei Battuti, affresco di Ultima Cena di Francesco da Milano, 1520 circa

La facciata del Duomo di Conegliano è costituita da un ampio porticato con al primo piano la “Sala della Confraternita dei Battuti”, realizzata nel XIV secolo in quella posizione anche per dare continuità al fronte stradale della contrada.

L’interno della vasta sala, di 41 x 7 m, fu totalmente affrescato da Francesco Pagani detto Francesco da Milano che visse a Serravalle (Vittorio Veneto) sicuramente tra il 1502 e il 1548 che dipinse intorno al 1520 le scene della Vita di Gesù. Un altro artista, Ludovico Pozzoserrato, italianizzazione di Lodewijk Toeput (Anversa o Malines, 1550 circa – Treviso, 1604/5), già autore degli affreschi esterni, lavorò anche all’interno.

Opera di Francesco da Milano (attivo tra il 1502 al 1548) è la scena dell’Ultima Cena che raffigura gli Apostoli attorno a una tavola, a sinistra uno è in piedi e sta versandosi del vino; a destra in primo piano di spalle in abito giallo e Giuda, con in mano il sacchetto delle monete. Al centro Cristo ha un braccio intorno alla figura di san Giovanni. L’iconografia è quella della omonima xilografia della Grande Passione di Dürer datata 1510, vedi scheda.

 

 

Immagini da Wikimedia

Bibliografia:
Fossaluzza G. Gli affreschi della Scuola dei Battuti di Conegliano, Rotary Club Conegliano, Conegliano TV 2005

Localizzazione: CONEGLIANO (TV). Scuola dei Battuti
Autore: Francesco da Milano
Periodo artistico: 1520 circa
Rilevatore: AC

CONEGLIANO (TV). Chiesa dei SS. Martino e Rosa, Ultima Cena di S. Peranda, 1615

La chiesa, già esistente nella prima metà del XIV secolo e legata a un monastero, fu ricostruita per volontà della comunità dei frati domenicani tra 1674 e 1730, quando assunse l’aspetto attuale.

Nel coro vi è la grande pala, olio su tela di 285 x 500 cm, che raffigura l’Ultima Cena, opera di Sante (Santo) Peranda (Venezia, 1566 – Venezia, 1638).
La data di esecuzione è il 1615. Adolfo Vital (1) riporta l’anno di esecuzione della cornice, il 1686, quando il dipinto fu portato nella nuova chiesa e cita la scritta nello zoccolo: “Gastaldionum Justo de Justo et Angelo Libera/ MDCXV” e segnala che la firma di Peranda è illeggibile. Botteon V. (manoscritto 1889) attesta che il dipinto fu spedito dal Peranda alla scuola nel 1615 ricevendo per saldo lire 124. (2)

«Peranda … si esprime … con un’espressività lirica e un ricercatissimo cromatismo effusivo, nel telero compositivamente neotintorettesco.»(3)

La Cena raffigura la tavola rettangolare di scorcio sulla destra; Gesù sta dando un boccone a un Apostolo. Numerose figure sono intorno alla sacra mensa, servi variamente affaccendati, spettatori, un bambino e un gatto.

 


Immagini da Wikimedia

NOTE:
(1) Vital A., Arte e monumenti del mandamento di Conegliano, 1944, Conegliano, Biblioteca Comunale, ms. senza segnatura, c 107
(2) https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500038525
(3) Fossaluzza G. Gli affreschi della Scuola dei Battuti di Conegliano, Rotary Club Conegliano, Conegliano TV 2005, p. 412

Info sulla Chiesa:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_dei_Santi_Martino_e_Rosa

Localizzazione: CONEGLIANO (TV). Chiesa dei SS. Martino e Rosa
Autore: Sante Peranda
Periodo artistico: 1615
Rilevatore: AC

CAVALESE (TN). Convento di San Vigilio, dipinto di Ultima Cena attribuito al Furlanello, ultimo quarto XVII secolo

Il Convento e la chiesa dei Frati Francescani di San Vigilio risalgono al XVII secolo e sono un centro d’arte di grande interesse per la presenza di importanti dipinti della scuola fiemmese. La chiesa ha il tetto a due ripidi spioventi coperti di scandole e un ampio timpano sulla facciata principale nel quale è traforata una croce di Lorena; l’interno ha tre altari lignei secenteschi di forme austeramente francescane.

Nel refettorio del convento vi è un olio su tela di 170 x 400 cm, datato al 1675-1700.

«La poco chiara vicenda storica di questa grande tela è stata capillarmente ripercorsa e discussa da padre Ciro Andreatta. Benché la tradizionale assegnazione a Francesco Furlanello (Cavalese,1649 – 1697) non sia da porre in discussione ed appaia anzi pienamente legittimata dal punto di vista stilistico, restano inconciliabili la natura e l’entità dimensionale della tela rispetto alle prescrizioni testamentarie del pittore, intimo dei francescani di Cavalese. Dall’estratto testamentario del 1697, si evince che le benemerenze del pittore verso il convento contemplavano anche il dono di tre dipinti: la Madonna dell’aiuto ancora conservata in convento (cat. 124), un disperso quadro “delli 14 Auxiliatori” e un dipinto talvolta identificato a torto con quello nel refettorio, ossia il “Cenacolo di S. Gregorio Papa”. Come osserva Andreatta, una tipica tela da refettorio di quattro metri di larghezza mal si concilia con un’opera custodita dall’artista e questa osservazione, congiunta alle incongruità tematiche con il cenacolo in oggetto, porta ad escludere il nesso con il testamento dell’artista. Cionondimeno le coordinate stilistiche sono quelle tipiche del fiemmese, il cui catalogo è stato recentemente ridiscusso e ampliato (Mich 2009). Potrebbe dunque essere veritiera la tradizione asserita da un discendente della famiglia Riccabona, secondo la quale il committente dell’imponente tela sarebbe Giangasparo Riccabona (1631-1699), facoltoso benefattore dei Minori, una soluzione che accoglie una circostanza innegabile: un dipinto di tal fatta necessitava di un donatore.
Ciò sarebbe fra l’altro in sintonia con la consapevolezza dell’Ordine proprietario, ovvero con l’alta considerazione in cui fu tenuta l’opera già nell’inventario al tempo della Soppressione, quando venne valutata l’ingente cifra di 25 fiorini (Andreatta).
Già nel 1926 Angelo Molinari definiva il dipinto “assai deperito perché oscuro e bituminoso” prima del restauro del 1949, ma ancora oggi lo stato conservativo non è dei migliori a causa di una spessa vernice che ostacola la percezione dei corretti valori cromatici e chiaroscurali.
Nonostante queste alterazioni, si coglie nel grande dipinto la volontà di accentuare i contrasti di luce, tanto che nel baluginare delle figure sul fondo nerastro pare di poter intuire la conoscenza della pittura dei tenebrosi veneziani, in particolare di Johann Carl Loth. Fra le non molte opere note del fiemmese, è forse questa la più alta e libera, quella che ostenta maggior sicurezza e piglio interpretativo.»

 

Immagine e testo da:
https://www.bibliotecasanbernardino.it/opera-darte/ultima-cena-4/

Info sulla chiesa:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Vigilio_(Cavalese)

Localizzazione: CAVALESE (TN). Convento di San Vigilio
Autore: Francesco Furlanello
Periodo artistico: ultimo quarto XVII secolo
Rilevatore: AC

PERGINE VALSUGANA (TN). Convento del SS. Redentore, dipinto di Ultima Cena, 1650 circa

Il Convento dei Padri Francescani fu fondato nel 1606, l’attuale Chiesa fu edificata tra 1906 e 1908 su progetto dell’architetto Giorgio Ciani di Trento.

 

Conservato nel refettorio conventuale è un olio su tela di 117 x 197 cm, datato al 1650 circa che raffigura lUltima Cena.
«Le prime notizie documentarie risalgono al 1810 e 1813, quando il dipinto venne posto all’incanto assieme ad altri dipinti del convento, rimanendo tuttavia invenduto. Nel corso del XIX secolo venne ceduto alla famiglia Grillo di Pergine in cambio di altro dipinto non specificato. Solo nel 1901 il padre guardiano Liberato Carli da Vigo Lomaso si preoccupò di recuperarlo, ricevendolo in dono da Gaetano Grillo (Piatti).
Scampato al furto del 1978, il Cenacolo si trova tuttora nel refettorio del convento. È stato restaurato nel 1990 presso il laboratorio L.A.R.A. di Cristino e Roberto Gervasi (Denno).
L’autore dell’opera, attivo intorno alla metà del Seicento, denota attitudini artistiche decisamente modeste, come provano le incertezze tecniche nello sviluppo delle masse e la rude definizione somatica; di qualche rilievo decorativo il dettaglio della capiente brocca in ceramica bianca, dipinta in blu, sulla sinistra della simmetrica composizione.» (1)

Immagine e parte del testo:
(1) https://www.bibliotecasanbernardino.it/opera-darte/ultima-cena/

Info:

https://www.fratiminori.it/luogo/convento-ss-redentore/

Localizzazione: PERGINE VALSUGANA (TN). Convento del SS. Redentore
Periodo artistico: 1650 circa
Rilevatore: AC

ARCO (TN). Convento delle Grazie, dipinto di Ultima Cena, 1590-1620 circa

Convento e santuario furono costruiti nel 1478 per i frati Minori Francescani che vi risiedettero sino al 2024; da settembre 2024 entreranno i Padri della congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione.

Il Convento, nel refettorio grande, conserva un olio su tela di 150 x 300 cm, datato al 1590-1620, raffigurante un’Ultima Cena.
«Il dipinto è da pochi anni allogato presso il convento archese dal quale venne rimosso nell’anno monastico 1926-1927 per essere condotto a Rovereto, convento di san Rocco. Qui sostituì il cenacolo che l’occupazione militare del convento aveva seriamente danneggiato. Non siamo meglio informati su quest’ultimo dipinto momentaneamente trasportato a Trento nel 1916 (si veda in proposito Stenico 2004a, pp. 99, 101, 103) e forse successivamente distrutto o disperso.
Nell’inventario roveretano del 1927 l’Ultima Cena è rubricata sotto l’impropria etichetta dei Bassano, depennata e sovrascritta dal nome “Carlo Mutinelli 1930”, pittore e critico friulano (1899-1969) che probabilmente stornò nel 1930 l’inadeguato riferimento attributivo. Nel 1948 la grande tela si trova invece appesa in sacrestia. Con il recente trasferimento nel convento di Arco, le è stata restituita la sua originaria funzione di immagine simbolo dell’aggregazione comunitaria sulla parete di fondo del refettorio.
Oltre al vistoso strappo in basso a sinistra, si registrano cadute di pellicola, abrasioni, un generale offuscamento dei pigmenti e ridipinture.

L’assiepata composizione, chiusa alle estremità dalle figure di servitori, riflette la concezione iconografica del cenacolo nel Cinquecento. Le pose magniloquenti degli apostoli, intenti a discutere su chi, tra loro, fosse il traditore di Cristo, sono amplificate da un uso capzioso della luce che disegna sugli ampi panneggi incessanti gore fino a rendere poco plausibile il risalto volumetrico delle monumentali figure. Una cifra stilistica non traducibile in termini di identità ma che va assestata a cavallo tra la fine del XVI secolo e il primo Seicento. Il brano dipende da un modello più autorevole, comune all’Ultima cena nella chiesa della Madonna della Consolazione a Nomi, datata 1569: un’opera di qualità indubbiamente più elevata ma significativa per ipotizzare la fonte di ispirazione dell’ignoto autore del cenacolo.»

 

Immagine e testo da:
https://www.bibliotecasanbernardino.it/opera-darte/ultima-cena-2/

Localizzazione: ARCO (TN). Convento delle Grazie
Autore: ignoto
Periodo artistico: 1590-1620 circa
Rilevatore: AC

BORGO VALSUGANA (TN). Monastero di San Damiano, dipinto di Ultima Cena, prima metà XVII secolo

I frati Minori Francescani eressero un convento a Borgo Valsugana tra 1599 e 1603. Dopo alterne vicende – soppressioni, donazioni, guerre e restauri – fu deciso di mettere a disposizione delle suore Clarisse il fabbricato conventuale come sede del Monastero di San Damiano fondato nel 1979, nel quale, dopo i restauri, le monache cominciarono a risiedere il 25 agosto 1984. Dopo il trasferimento dei libri della biblioteca (1996), fu ristrutturata la sala ad uso dell’Ordine francescano secolare e dei vari gruppi ecclesiali; fu risanato dall’umidità anche il refettorio delle Clarisse. Nel 2005 è stato restaurato l’esterno della chiesa e del monastero.

Nel refettorio si conserva un olio su tela di 190 x 125 cm, della prima metà del Seicento che raffigura l’Ultima Cena.
«Risale al 1796 la prima menzione dell’opera, quando essa venne sottoposta a restauro dal pittore Carlo Sartorelli di Telve (Morizzo). Dopo questo antico intervento va registrata la pesante ridipintura di Arturo Gozzaldi nel 1957, nell’ambito di un’estesa e biasimevole operazione di restauro su gran parte dei dipinti francescani in Borgo.
Il dipinto evidenzia una matrice bassanesca specificata da Fabris in relazione al bozzetto di Leandro Bassano al Museo civico di Bassano (o se si vuole alla versione finita della Galleria Palatina a Firenze). La tela francescana nasce nell’ambito delle numerosissime repliche prodotte dentro e fuori dall’atelier dei Da Ponte e non sembra poter contare sulla mediazione di incisioni, note per questa composizione solo dal XIX secolo (Jacopo Bassano e l’incisione, p. 166, cat. 167).
Viene attribuita a Lorenzo Fiorentini senior da Fabris nel 2007, dopo averne proposto, nel 2004, l’ascrizione alla bottega e averne correttamente indicato, nel 2006, la sostanziale matrice bassanesca. Il dubbio nell’attribuzione al Fiorentini nasce piuttosto in senso contrario, ovvero in ragione di una certa luminosità che le rabbuiate e secche tele di Lorenzo Fiorentini assai di rado sanno esprimere. Benché ci si trovi di fronte ad un’opera di non alta levatura e di pigra estrazione bassanesca, l’autore di questo cenacolo si assesta su una differente cifra stilistica che induce a esprimere, pur genericamente, l’appartenenza all’ambito veneto.» (1)

I Dodici sono attorno una tavola rettangolare, in pose dinamiche. A destra Giuda, di spalle, tiene il sacchetto dei denari.
La mensa è imbandita con un agnello al centro un calice davanti a Cristo, piatti, pani, una saliera, tovaglioli ecc. A sinistra un servo sta travasando del vino, più in alto una figura, forse il committente. A destra un altro servitore.
In primo piano a terra sono un cane e un gatto.

 

Immagine e parte del testo:
(1) https://www.bibliotecasanbernardino.it/opera-darte/ultima-cena-3/

http://www.ofmtn.pcn.net/clarisse-storia-in-trentino/

Localizzazione: BORGO VALSUGANA (TN). Monastero di San Damiano
Autore: ignoto
Periodo artistico: prima metà XVII secolo
Rilevatore: AC

ROMA. Chiesa di Cristo Re, bassorilievo con Ultima Cena, 1937-39

La Chiesa di Cristo Re fu costruita nel 1934 su progetto di Marcello Piacentini.

 

Due bassorilievi in bronzo dorato raffigurano angeli e decorano il ciborio dell’altare maggiore.
Il bassorilievo attorno alle porte del ciborio raffigura lUltima Cena. Opere di Alfredo Biagini (Roma, 1886 – Roma, 1952) eseguite nel 1937-39.
Gli Apostoli sono attorno alla tavola che è interrotta dal ciborio.

Bibliografia:
Redaelli Serena, La Via Crucis e gli interventi scultorei di Alfredo Biagini nella Basilica di Cristo Re. Reperibile in: https://www.academia.edu/106108533/LA_VIA_CRUCIS

Localizzazione: ROMA. Chiesa di Cristo Re
Autore: Alfredo Biagini
Periodo artistico: 1937-39
Rilevatore: AC

SIRACUSA. Chiesa di San Francesco all’Immacolata con affresco di Ultima Cena, XIX secolo

La Chiesa, annessa all’omonimo edificio ex conventuale, ha origini molto antiche e risalirebbe al VI secolo e originariamente era intitolata a Sant’Andrea apostolo.
Nel 1225 divenne la sede dei Padri dell’Ordine di San Francesco e da allora fu intitolato a San Francesco e fu oggetto di una serie di interventi di trasformazione e restauro alla metà del Trecento e poi alla metà del Quattrocento. All’inizio del Seicento, la Chiesa fu nuovamente restaurata e divenne il luogo di sepoltura delle nobili famiglie siracusane. Una nuova ristrutturazione dell’edificio iniziò nel 1762 in stile tardo barocco, arricchita poi dalla decorazione dell’altare maggiore, degli altari laterali con frontoni, paliotti e gradinate in marmo e della volta della navata con affreschi realizzati in parte dal palermitano Giuseppe Crestadoro.

 

L’affresco sulla vela centrale del catino absidale raffigura l’Ultima Cena. L’opera fu realizzata nella seconda metà del Settecento da un ignoto artista.

La scena si svolge all’interno di uno spazio architettonico chiuso, dal cui soffitto pende un lampadario a sette fiammelle, un drappo in primo piano in alto a destra, e sulla parete di fondo, un’apertura che rischiara l’ambiente dalla quale si scorge un paesaggio notturno.

 

Alla grande tavola è seduto Cristo; sul capo l’aureola luminosa con il simbolo della Trinità. Lo sguardo è fisso e sereno, di quieta rassegnazione, ha appena annunciato il tradimento di uno degli Apostoli che  sono posti in maniera disordinata e reagiscono diversamente alle parole del Maestro: c’è chi è stupito, chi si interroga e chi è dubbioso mentre Giuda nasconde dietro le spalle del compagno, un sacchetto con trenta denari del tradimento. Sulla tavola, la luce sottolinea il piattino, il bicchiere, le panche attorno e un boccale a due anse.

 

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1900384588

Info sulla chiesa:
https://catalogo.beniculturali.it/approfondimento/il-tardo-barocco-siracusa/siracusa-chiesa-san-francesco-all-immacolata

Localizzazione: SIRACUSA. Chiesa di San Francesco all'Immacolata - Ortigia - Piazza F. Corpaci
Autore: ignoto
Periodo artistico: XIX secolo
Rilevatore: AC

VALDOBBIADENE (TV). Duomo di S. Maria Assunta con due sculture di Ultima Cena

Il nuovo altare conciliare, posto dopo il 1963, è adorno di un paliotto ligneo con una scultura contemporanea di Ultima Cena.

Gli Apostoli sono schierati dietro una tavola rettangolare.

 


La Chiesa conserva, sull’altare della Madonna del Carmine, nella parete destra, un rilievo in marmo bianco di Carrara che raffigura l’Ultima Cena.
Misura 45 x 102 cm , opera della ditta Andreose del 1855.
La Cena raffigura gli Apostoli dietro una tavola rettangolare e si ispira al Cenacolo di Leonardo.

 

 

Link scultura in marmo:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500130075

Info sulla Chiesa:
https://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/stampaapprofondimento.jsp?guest=true&sercd=3038

Localizzazione: VALDOBBIADENE (TV). Duomo di S. Maria Assunta
Periodo artistico: post 1963
Rilevatore: AC

CARRODANO (SP), frazione Mattarana. Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, affresco con Ultima Cena, 1900-10

 

L’affresco si trova sulla volta della chiesa e raffigura l‘Ultima Cena. Opera di Giacomo Biggi (notizie inizi XX secolo), del 1900-10.

 

La Cena presenta gli Apostoli in pose dinamiche intorno a una tavola rettangolare su cui è solo un calice. Gesù, al centro, volge gli nocchi al cielo e tiene in mano un pane. In primo piano a destra Giuda guarda verso lo spettatore.

 

La Chiesa sorse nel XVII – XVIII secolo, affrescata nel XX.

 

 

Fotografie da:
https://www.amalaspezia.eu/mattarana.htm

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0700093951

Localizzazione: CARRODANO (SP), frazione Mattarana. Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista
Autore: Giacomo Biggi
Periodo artistico: 1900-10
Rilevatore: AC

L’AQUILA. Chiesa della Beata Antonia / Monastero dell’Eucaristia, affresco di Ultima Cena di G.P. Cardone, 1586

Nel Coro della Chiesa della Beata Antonia, un affresco raffigura, in una finta architettura, Adorazione dei Pastori, e Ultima Cena, del 1586, opera del pittore aquilano Giovan Paolo Cardone (attivo 1569 – 1586).
Nel 1848 Leosini lesse chiaramente la firma del Cardone che nel 1868  era ancora parzialmente leggibile in prossimità dell’iscrizione: “Presens opus fuit confectum abbatissa matre Francisca Antonia Pica mdlllvi Hoc opus fieri fecit abbas navare”.
«La decorazione corre lungo le due pareti perpendicolari del coro della Chiesa: sulla parete di fondo sono il Trionfo dell’Immacolata Concezione con i Dottori della Chiesa, San Michele Arcangelo e San Giovanni Battista, Annunciazione e Nascita della Vergine, mentre sulla perpendicolare è una teoria di nove Santi (Barbara, Cecilia, Caterina d’Alessandria, Elisabetta d’Ungheria, Stefano, Massimo d’Aveia, Ludovico Vescovo di Tolosa, Nicola di Bari e Antonio abate), eseguiti durante il badessato di Jacopa da Fossa testimoniato dall’iscrizione sottostante (Morelli 1971) seguita da un’Adorazione dei Pastori ed una Ultima Cena; sotto queste ultime due scene corre l’iscrizione “Sore antonia et sore eusebia serva povera de dio de civita”, che preciserebbero il lasso di esecuzione delle pitture dal badessato di Suor Antonia Pica a quello di Suor Eusebia (Morelli 1971). Il registro superiore degli affreschi è stato irrimediabilmente compromesso nel 1838 per l’apertura della finestra. … Ritengo tuttora valida l’attribuzione al Cardone sicuramente per l’Adorazione dei pastori (versione ad affresco della tela dell’altare Rivera in Santa Giusta e San Bartolomeo di Scoppito, sch.n.?) e per l’Ultima Cena, aggiungendo l’intero impaginato architettonico contenente le raffigurazioni a mò di quadri riportati.»(1)

L’Ultima Cena – l’immagine è di prima del sisma del 2009 che ha fortemente danneggiato la chiesa – raffigura gli Apostoli intorno a una tavola rettangolare su cui è posto un agnello, pani ne stoviglie varie. La scena è incorniciata da un’architettura con colonne e sullo sfondo un’apertura su un paesaggio montano.

 

Immagini e citazione da:
(1) Petraccia A., La pittura a L’Aquila, 1560-1630, Tesi di dottorato, Università degli Studi Roma Tre, Scuola Dottorale in Culture della trasformazione della città e territorio Sez. Storia e Conservazione Dell’oggetto d’arte e architettura, XXI Ciclo, 2010

Info sulla Chiesa:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_della_Beata_Antonia

Localizzazione: L'AQUILA. Chiesa della Beata Antonia / Monastero dell'Eucaristia
Autore: Giovan Paolo Cardone
Periodo artistico: 1586
Rilevatore: AC

BARETE (AQ), frazione Colli. Chiesa di San Sabino, polittico con Ultima Cena di T. Cecchini, post 1582

La chiesa del XVI secolo conserva un polittico, di 400 x 300 cm, è attribuito a Tobia Cecchini o de Cicco, attivo nel XVI secolo, ed è costituito da un quadro centrale raffigurante l’Ultima Cena; a destra S. Margherita e a sinistra S. Sabino. Le due figure sono sormontate da due quadretti rappresentanti Gesù nell’orto di Getsemani e Gesù caduto sotto la croce. Nella lunetta la Crocifissione.

Il polittico, oggetto dell’atto notarile ritrovato presso l’Archivio di Stato dell’Aquila tra quelli del notaio Scipione Verterio, pare debba attribuirsi a Tobia Cecchini che stipulò il contratto con i procuratori della chiesa di S. Giuliano in data 4 novembre 1582. Secondo l’atto notarile il pittore doveva dipingere come scena centrale una Natività che poi fu sostituita con un’Ultima Cena. Non è stato possibile scoprire il motivo di questa sostituzione in quanto non esistono atti notarili, né documenti successivi a quello del novembre 1582. Questo atto non menziona né il quadro del Calvario, né i due quadretti.

L’architettura classica, la disposizione delle figure in difficili pose, l’energico modellato plastico dei corpi, la ricchezza dei particolari, il movimento dei panneggi, la partecipazione dei personaggi a ciò che sta accadendo, fa ritenere l’opera tardo rinascimentale.
L’Ultima Cena misura 250 x 265 cm, e raffigura gli Apostoli attorno a una tavola rettangolare dipinta di scorcio, su una diagonale accentuatissima quasi tintorettesca, con Gesù a destra.
Sullo sfondo, sotto un grande colonnato, Gesù lava i piedi a S. Pietro.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1300220257-0

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1300220257-1

Localizzazione: BARETE (AQ), frazione Colli, San Sabino-Basanello. Chiesa di San sabino
Autore: Tobia Cecchini
Periodo artistico: post 1582
Rilevatore: AC

BURIASCO (TO). Chiesa parrocchiale di San Michele con immagine di Ultima Cena, XIX secolo

La chiesa di S. Michele in Buriasco viene citata a partire dal 1373. Già nel 1451 fu aggiunta una cappella laterale, ed altre edificate nel 1510 e 1512.
L’edificio ha una pianta basilicale a tre navate, di cui la centrale termina con presbiterio e abside piatta. L’antico altare di pregevole fattura che ancora oggi ospita il tabernacolo, è realizzato in marmi policromi e parti dorate. Gli altari laterali sono dedicati a: S. Lucia, S. Chiaffredo, S. Giuseppe, Concezione Immacolata di Maria Vergine, Beata Vergine del Rosario, S. Antonio abate e Sacro Cuore.

In testa alla navata sinistra, vi è la pala, dipinta a olio su tela di autore ignoto di ambito piemontese, raffigurante la Madonna del Rosario con santi domenicani e devoti, circondata da 15 scene sacre racchiuse in nicchie dipinte con cornici a volute; in basso al centro, è dipinta una specchiatura ovale con finta cornice lignea a conchiglia sulla parte superiore contenente un iscrizione.
Tradizionalmente i misteri del rosario sono 15 e solo nel 2002 furono introdotti facoltativamente i “misteri luminosi”, tra cui l’Ultima Cena.
Le scene del dipinto a Buriasco, in ordine cronologico, sono: Annunciazione, Visitazione, Adorazione di Gesù bambino/nascita.
Adorazione dei Re magi e Ultima Cena 
sono al posto dei tradizionali: Presentazione di Gesù al tempio e Ritrovamento di Gesù tra i Dottori.
Preghiera nei Getzemani, Flagellazione, Incoronazione di spine, Salita al Calvario, Crocifissione, Resurrezione, Ascensione, Pentecoste, Assunzione della Vergine, Incoronazione di Maria Vergine.

La raffigurazione in quest’ambito dell’Ultima Cena è quindi inconsueta.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0100172207-1_5

Info sulla Chiesa:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/houses/house/71591/Buriasco+%28TO%29+%7C+Chiesa+di+San+Michele

Localizzazione: BURIASCO (TO). Chiesa parrocchiale di San Michele
Autore: ignoto
Periodo artistico: XIX secolo
Rilevatore: AC

MONSAMPOLO DEL RONTO (AP). Ex Convento di San Francesco con affresco di Ultima Cena, fine XVI – inizi XVII secolo

Sito su un promontorio anticamente denominato Cona di Puccio, dove già preesisteva una piccola chiesa con l’icona della Crocifissione (sec XIV-XV), un piccolo nucleo di frati minori sul finire del ‘500, iniziarono la costruzione del Convento di San Francesco e della Chiesa del SS. Crocifisso, demolita nei primi anni Sessanta del XX secolo insieme all’affresco di Mastro Giglio raffigurante la Crocifissione. Della chiesa s’è salvato il solo campanile, la cui cuspide a forma di piramide ha sostituito quella a cupola andata distrutta col terremoto del 1943.
Il convento superstite, dopo la soppressione dei monasteri nel 1866, fu sede della caserma dei Carabinieri e poi delle scuole medie, oggi, opportunamente restaurato, è sede del Museo Civico.

All’interno del Convento, si apre un armonioso chiostro affrescato, al centro del quale spicca un pozzo in travertino a pianta ottagonale, mentre ai quattro lati sono bei portici con volte a crociera e archi a tutto sesto retti da eleganti colonne tuscaniche.

Di particolare pregio e significato appare il refettorio, con l’originario pavimento in cotto, impreziosito dagli affreschi che decorano le volte e le pareti, realizzati in epoche diverse.
Alla fase più antica (fine secolo XV) risale la decorazione della volta e la bella testa di “San Francesco in estasi” che emerge dalla più tarda “Ultima cena” nella lunetta est, databile tra la fine del ‘500 e i primi del ‘600.
L’Ultima Cena, purtroppo lacunosa, presenta gli Apostoli intorno a una tavola rettangolare riccamente imbandita. Due servitori sono alle estremità dell’affresco che sullo sfondo presenta un’architettura ad arcate.

La lunetta ovest del refettorio, presumibilmente dello stesso periodo, presenta un “San Francesco orante” e un “San Lorenzo”, tra le due figure è stata inserita una scena più tarda raffigurante “Le stimmate di S. Francesco” riferibile al XVIII secolo.

 

Link:
https://www.iluoghidelsilenzio.it/convento-di-san-francesco-monsampolo-del-tronto-ap/

Localizzazione: MONSAMPOLO (AP). Ex Convento di San Francesco
Autore: ignoto
Periodo artistico: fine XVI – inizi XVII secolo
Rilevatore: AC

MONSAMPOLO DEL TRONTO (AP). Chiesa di Santa Maria assunta con Ultima Cena di P. Gaia, 1596

Nel 1572 il comune incaricò di edificare la chiesa i maestri lombardi Giovanni di Andrea e Donato di Alessandro. I lavori terminarono nel 1577, come attesta la data la data posta sull’architrave del portale centrale. L’edificio sacro fu sopraelevato dopo l’ invasione delle truppe napoleoniche tra il 1798-99, quando iniziarono i lavori di restauro e ampliamento del campanile.
La chiesa si distingue per il suo arredo che spazia tra il 1500 e il 1600 e lo stile barocco è evidente sugli altari e negli stucchi.


Su un altare laterale è posto un olio su tela
di 230 x 165 cm, opera di Pietro Gaia (1570 circa – post 1621),  che raffigura l’Ultima Cena, del 1596.
La Cena si sviluppa in verticale; gli Apostoli siedono attorno a una tavola quadrata su cui è un vassoio con un agnello, bottiglie, bicchieri, pani, posate…; sullo sfondo, dietro a Cristo, un arco si apre su un paesaggio. In primo piano un mendicante storpio cui un Apostolo dà del cibo (simbolo della virtù della carità).

 

Link e info:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1100176760

https://www.habitualtourist.com/santa_maria_assunta(monsampolo_del_tronto)

Localizzazione: MONSAMPOLO DEL TRONTO (AP). Chiesa di Santa Maria assunta
Autore: Pietro Gaia
Periodo artistico: 1604
Rilevatore: AC

UMBERTIDE (PG). Chiesa di San Bernardino con Ultima Cena di M. Flori, 1605

Edificata su un antico oratorio dell’ordine dei Disciplinati, la tradizione vuole che sia stato San Bernardino stesso, nei 1426, a fondarvi la Congregazione del Buon Gesù. Consacrata nel 1556, nel corso dei tempo ha subito diversi interventi, per assumere l’attuale struttura nel 1768.
Chiusa per diversi anni a causa dei danni subiti nei terremoti del 1996 e del 2016, la piccola chiesa quattrocentesca è stata restituita nel 2022 alla città dopo un sapiente lavoro di restauro che ne ha interessato la struttura e le opere d’arte che contiene.

Dai registri della confraternita di San Bernardino si sa che nel 1596 mastro Antonio fu incaricato dai confratelli di fare il disegno dell’altare maggiore della chiesa. Quindi, durante i lavori di seconda ristrutturazione, avvenuti fra il 1554 e il 1555, l‘altare maggiore non era ancora stato costruito, come non era stata ancora dipinta la grande pala dell’Ultima Cena, eseguita nel 1605 da Muzio Flori o Muzio della Fratta, il nome di Umbertide sino al 1863, [Fratta, 1580 – Fratta, 1650]. Il pittore ricevette la somma pattuita di cento fiorini, come da rogito del notaio Santi di Fratta redatto il 20 ottobre del 1605.

Il dipinto, olio su tela che misura 270 x 200 cm, è da restaurare; fu sfregiato da un colpo di sciabola inferto da un soldato napoleonico al tempo dell’occupazione francese della città e riparato nel 1800.

Raffigura l’Ultima Cena con Gesù al centro con la mano destra nel gesto di benedizione, gli Apostoli seduti intorno alla tavola su cui è un agnello, vivande e suppellettili. Due servitori sono alle estremità della scena, in alto due angeli in volo sopra Cristo.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1000145988

https://www.umbertidestoria.net/la-fratta-del-cinquecento

​https://www.comune.umbertide.pg.it/it/page/la-chiesa-di-san-bernardino

Localizzazione: UMBERTIDE (PG). Chiesa di San Bernardino
Autore: Muzio Flori
Periodo artistico: 1605
Rilevatore: AC

SOLOPACA (BN). Chiesa del Santissimo Corpo di Cristo con Ultima Cena di D. Frascadore, 1760

Olio su tela di 300 x 200 cm, opera di Decio Frascadore (Solopaca, 1691 – Solopaca, 1772).

Posto sull’altare maggiore, raffigura l’Ultima Cena con un tavolo rettangolare su cui sono l’agnello, vivande e suppellettili.
Gesù al centro, circondato dagli Apostoli, è in piedi e sta porgendo un boccone a un Apostolo inginocchiato a sinistra.
Tra le figure sulla destra si riconosce Giuda perché ha in mano il sacchetto delle monete.

 

 

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1500212987

Info sulla Chiesa che risale al 1660:
http://www.camministorici.it/it/user/11/punti-di-interesse/chiesa-del-santissimo-corpo-di-cristo

Localizzazione: SOLOPACA (BN). Chiesa del Santissimo Corpo di Cristo 1760
Autore: Decio Frascadore
Periodo artistico: 1760
Rilevatore: AC

VENEZIA – MALAMOCCO. Chiesa di Santa Maria Assunta con Ultima Cena, 1700-10 circa

Olio su tela di 350 x 560 cm, opera di ignoto. Raffigura l‘Ultima Cena. L’opera è da datarsi dopo il 1550 per la raffigurazione della serliana, tipo di trifora con le aperture laterali trabeate e quella centrale ad arco, teorizzata da Sebastiano Serlio verso la metà del XVI secolo. Lo Sponza dopo il restauro del 1983 lo considera opera di scuola veneta degli inizi del XVIII secolo.
Questa tela non è ricordata dalle fonti antiche, un primo breve accenno è nell’inventario del 1941 (Arch. Parr. Malamocco) che la cita come opera della scuola del Veronese.

Il dipinto raffigura una Cena ricca di particolari e figure accessorie. Il centro del quadro è occupato da una grande tavola imbandita dove sono seduti gli Apostoli, attorno si affaccendano alcuni servitori. Sulla sinistra è rappresentata una scala e una serva che sale con una brocca sulle spalle. A destra si apre un paesaggio dove predomina un tempio di forma rotonda. Fa da sfondo al quadro un muro con una porta finestra e due finestre laterali più piccole, poste leggermente più in alto. Gesù ha una veste rosa e il manto azzurro, anche le vesti degli Apostoli sono di colori vivaci. La tovaglia bianca è bordata di rosso. Ai piedi dei commensali in primo piano un cane e un gatto grigio che abbraccia con le zampe anteriori una grossa cesta di vimini che contiene del pane ed ha lo sguardo rivolto allo spettatore. Un altro gatto è accovacciato a terra a sinistra, vicino a una serva nera che sta versando acqua o vino da una brocca. A destra sono altri due servitori.
L’Apostolo all’estrema destra sta porgendo un pane a un mendicante.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500123765

 

Info sulla Chiesa:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_Assunta_(Venezia,_Malamocco)

Localizzazione: VENEZIA – MALAMOCCO. Chiesa di Santa Maria Assunta
Autore: ignoto
Periodo artistico: 1700-10 circa
Rilevatore: AC

RACCONIGI (CN). Castello Reale, rilievo con Ultima Cena, copia da Leonardo, 1900-33

Al piano terra, nella stanza T28, è conservato un rilievo in metallo argentato e dorato di 15 x 18,5 cm con la cornice lignea. Datato 1900 – 1933.
Si tratta di una copia del Cenacolo di Leonardo.

La scena è inserita entro una cornice a tempio greco con ghirlande decorative che si inerpicano sulle colonne laterali e sul frontone. Il tutto sormontato da una croce di Gerusalemme e applicato su tavoletta di legno.

 

 

Immagine e info da:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0100398627

Info sul Castello Reale:
https://residenzerealisabaude.com/castello-di-racconigi/

https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_Reale_di_Racconigi

Localizzazione: RACCONIGI (TO). Castello Reale
Periodo artistico: 1900-33
Rilevatore: AC

MONTESCAGLIOSO (MT). Chiesa dei SS. Pietro e Paolo con Ultima Cena, 1820

Sopra l’altare della cappella absidale di sinistra, un olio su tela di 249 x 150 cm, del 1820.

Numerosi sono i dipinti a olio, diffusi tra Puglia e Basilicata, accostabili oggi all’attività lucana del pittore veneziano Giovanni Donadio (documentato 1818-22), che fu particolarmente attivo a Gravina di Puglia e ad Anzi.
Ben attestata è la sua attività a Montescaglioso, dove realizzò intorno al 1820, per la Chiesa Madre, una serie di sette grandi tele, ciascuna delle quali abbinata a due ovali, con figure di Santi e della Vergine, uno dei quali firmato.
Di qualità assai modesta, i dipinti esplicitano la formazione del pittore sui testi del secondo Settecento, e la sua adesione a un superficiale, attardato classicismo, cui si mescola un vago cromatismo di ascendenza veneta. In tutti i dipinti per Montescaglioso, Donadio enfatizza e calca molto gli accenti devozionali dei suoi personaggi.

 

Il dipinto con l’Ultima Cena è il primo della lista dei sette grandi quadri, fu pagato 35 ducati ed era affiancato dai due ovali con la Madonna del Rosario e la Madonna del Carmine.

Intorno a un tavolo quadrato siedono gli Apostoli. Al centro Gesù con il braccio destro sollevato, in atto di parlare. Appoggiato davanti a lui, con gli occhi chiusi, san Giovanni. In alto,  un lampadario, un angioletto e testine alate.

 

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1700029443

 

Info sulla Chiesa:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/90074/

Localizzazione: MONTESCAGLIOSO (MT). Chiesa dei SS. Pietro e Paolo con Ultima Cena, 1820
Autore: Giovanni Donadio
Periodo artistico: 1820
Rilevatore: AC

VALMACCA (AL). Chiesa parrocchiale della Natività di Maria Vergine con dipinto di Ultima Cena, di G.T. Saletta, 1765

Il dipinto, olio su tela di 117 x 166,5 cm, posto sulla parete sinistra del presbiterio, è attribuito a Giovanni Tommaso Saletta (notizie seconda metà XVIII secolo). L’autore, casalese, è uno degli esponenti di una numerosa famiglia di pittori della quale rimangono però poche notizie.

L’opera, per caratteri stilistici, è simile ad un altro dipinto raffigurante l’Ingresso di Cristo in Gerusalemme, conservato nella stessa parrocchiale, firmato e datato 1765.

L’Ultima Cena è dipinta secondo modelli iconografici tradizionali.
San Giovanni, alla destra del Cristo, sembra essersi appisolato, con il capo posato sulle braccia. A destra , rivolto verso lo spettatore, Giuda con la borsa del denaro.
Sulla mensa piatti e coltelli, mentre sulla destra si riconosce un vassoio contenente uova sode tagliate. In primo piano, davanti alla candida tovaglia, fiaschi e brocche di vino

 

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0100012275

Info sulla Chiesa:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_della_Nativit%C3%A0_di_Maria_Vergine_(Valmacca)

Localizzazione: VALMACCA (AL). Chiesa parrocchiale della Natività di Maria Vergine
Autore: Giovanni Tommaso Saletta
Periodo artistico: 1765
Rilevatore: AC

POGGIO PICENZE (AQ) Chiesa di San Felice, con Ultima Cena, XVII secolo

L’antica chiesa, inagibile dopo i crolli causati dai sismi del 2009, conservava una pittura murale raffigurante l’Ultima Cena e risalente al XVII secolo.

La figura mutila di Cristo è al centro di una tavola a “U” riccamente imbandita.

Poggio Picenze – Chiesa S. Felice prima del sisma

 

 

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1300145798

Localizzazione: POGGIO PICENZE (AQ) Chiesa di San Felice
Periodo artistico: XVII secolo
Rilevatore: AC

MARCIANISE (CE). Duomo di San Michele con Ultima Cena, XVIII secolo

La navata sinistra è conclusa da una cappella che conserva la pala d’altare, olio su tela di 500 x 700 cm, che raffigura un’Ultima Cena di autore ignoto della scuola di Francesco Solimena (1657 – 1747) del XVIII secolo.


Durante l’Ultima Cena, Cristo al centro del dipinto, con in mano un calice, è circondato dagli Apostoli e porge l’eucarestia ad uno di essi.

 

 

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1500161524

 

Info sulla Chiesa.
https://web.archive.org/web/20180117192402/http://www.trionfo.altervista.org/Monumenti/agpmar.htm

Localizzazione: MARCIANISE (CE). Duomo di San Michele
Autore: ignoto di scuola solimenesca
Periodo artistico: XVIII secolo
Rilevatore: AC

SPOLETO (PG). Chiesa di San Pietro extra moenia con dipinto di Ultima Cena

La forma attuale della chiesa risale alla fine del XII – inizi del XIII secolo, il periodo più florido dell’architettura romanica spoletina. Lo testimonia la preziosa e interessante facciata, unica superstite ai rifacimenti successivi che, alla fine del Seicento, modificarono radicalmente l’interno.

 

Nella seconda cappella della navata sinistra la pala dell’altare ha un dipinto con un’Ultima Cena del quale non abbiamo notizie.

 

Chi avesse informazioni sul quadro, per favore le comunichi alla mail: info@afom.it
Grazie
.

 

 

Link:
https://m.iluoghidelsilenzio.it/articolo.html?id=chiesa-di-san-pietro-spoleto

Localizzazione: SPOLETO (PG). Chiesa di San Pietro extra moenia
Rilevatore: AC

LOCOROTONDO (BA). Chiesa parrocchiale di San Giorgio con Ultima Cena di G. Maldarelli, 1814

L’antica chiesa, ricostruita nel 1790, conserva nella seconda cappella della navata sinistra il dipinto a olio su tela raffigurante lUltima Cena, realizzato nel 1814 dal pittore napoletano Gennaro Maldarelli (Napoli, 1795 ca. – Napoli, 1858).
L’iscrizione sulla tela recita: “G.o MALDARELLI DIPINSE NEL 1814”; ma il dipinto giunse in chiesa il 5 giugno 1841.

La scena è molto simile a quella dell’analoga Ultima Cena conservata a Mottola.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1600131165

Info sulla Chiesa:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Giorgio_Martire_%28Locorotondo%29

Localizzazione: LOCOROTONDO (BA). Chiesa parrocchiale di San Giorgio
Autore: Gennaro Maldarelli
Periodo artistico: 1814
Rilevatore: AC

MOTTOLA (TA). Chiesa di Santa Maria Assunta con Ultima Cena di G. Maldarelli, XIX secolo

In fondo alla navata sinistra dell’antichissima cattedrale, si trova la Cappella del Santissimo Sacramento, costruita sotto il vescovo Luigi Della Quadra nel 1664 dalla omonima Confraternita (esistente sin dai primi anni del Seicento e che all’inizio del XVIII secolo si fuse con la Confraternita del Rosario).
Notevole il prezioso altare realizzato in pietra colorata (finto marmo), estremamente curato e spettacolare, alle spalle del quale campeggia una Ultima Cena del pittore napoletano Gennaro Maldarelli (Napoli, 1795 ca. – Napoli, 1858). Il quadro è stato restaurato nel 2013. Il soffitto della cappella è decorato da dipinti di recente realizzazione.

La Cena presenta un’iscrizione sulla base, lato destro: “G. MALDARELLI […] 18 [.]”.
Gli Apostoli sono raffigurati ai lati di una tavola rettangolare riccamente imbandita. Il dipinto è seminascosto dalle decorazioni dell’altare.

La scena è molto simile a quella dell’analoga Ultima Cena conservata a Locorotondo.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/biens/oeuvre/1000157099/Maldarelli+G.+sec.+XIX%2C+Dipinto+dell%27Ultima+Cena

Info sulla chiesa ;
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_Assunta_(Mottola)

Localizzazione: MOTTOLA (TA). Chiesa di Santa Maria Assunta
Autore: Gennaro Maldarelli
Periodo artistico: XIX secolo
Rilevatore: AC

CASTELLANETA (TA). Cattedrale di S. Maria Assunta, con “Ultima Cena” e “Comunione di s. Pietro” di D.A. Carella, 1797

La cappella del Santissimo Sacramento, che prima veniva onorato sull’altare maggiore della Cattedrale, fu fondata nel 1538 per volere dell’omonima Confraternita; si trova nella navata sinistra, seconda cappella entrando ed è decorata con eleganti stucchi e impreziosita da un altare, realizzato nel 1758 con marmi policromi scolpiti e intarsiati.
Sui muri laterali vi sono quattro tele, eseguite nel 1797 dal pittore pugliese Domenico Antonio Carella (1719-23 – 1813). Nella parte anteriore delle pareti della cappella vi sono “Il sacrificio di Isacco” e “Le nozze di Cana”, tele di forma rettangolare.
Sulle pareti più vicino all’altare sono altre due tele di forma lobata: a destra la Comunione di san Pietro, da considerare una variante di Ultima Cena, con Gesù che dà il pane a san Pietro.

 

Invece a sinistra vi è un dipinto raffigurante l’Ultima Cena che fu realizzata da Fra’ Salvatore Galasso di Massafra (notizie 1839) ed è una copia che sostituisce quella originale del Carella, rovinata dall’umidità.

Questo dipinto, vedi immagine in alto, presenta caratteristiche simili alle Ultima Cena del Carella conservate a Rutigliano (per il formato orizzontale),  Ceglie MessapicaFrancavilla FontanaMartina Franca.

 

 

Info sulla Cattedrale, anticamente dedicata a San Nicola:
https://www.visitmottola.com/itinerari/la-cattedrale-santa-maria-assunta

https://www.beweb.chiesacattolica.it/cattedrali/cattedrale/576/Chiesa+di+Santa+Maria+Assunta

Localizzazione: CASTELLANETA (TA). Cattedrale di S. Maria Assunta
Autore: Domenico Antonio Carella
Periodo artistico: 1797
Rilevatore: AC

SPOLETO (PG), frazione San Brizio. Chiesa di San Brizio con Ultima Cena, 1541

L’antica pieve è uno straordinario edificio romanico.
La facciata attuale è caratterizzata da un elegante portale in pietra che ha sostituito la porta romanica.
L’interno è a pianta basilicale a tre navate, quella centrale più ampia ed elevata, separate da pilastri cilindrici in pietra faccia a vista provvisti di semplici capitelli scantonati e archi a tutto sesto verso il presbiterio, pilastri rettangolari e archi leggermente ogivali verso l’ingresso.
L’alto presbiterio con volta a botte è preceduto da arco-diaframma traforato da una bifora, vi si accede per un’ampia scalinata cinquecentesca, sugli ultimi gradini, due piccole aperture protette da inferriate, permettono di vedere sarcofago di pietra conservato nella sottostante cripta e danno luce alla stessa.
La vera rarità della chiesa è rappresentata dal meraviglioso pavimento di mattoncini in cotto  di varie forme e geometrie particolari che occupa tutta la navata.

 

Sull’arco trionfale, molto danneggiata anche a causa del rifacimento della copertura, è affrescata l’Ultima Cena, opera di Giacomo Santoro, meglio conosciuto come Jacopo Siculo o Jacopo Siciliano (Giuliana, 1490 – Rieti, 1544). Sotto due Sibille, si legge la scritta: “Aediles sumptibus Operae, A. D. MDXLI” (I fabbricieri costruirono a spese dell’Opera nel 1541).

La Cena è purtroppo lacunosa nella parte centrale, restano alcune belle figure di Apostoli ai lati della tavola rettangolare.

Immagini e info da:
https://www.iluoghidelsilenzio.it/chiesa-di-san-brizio-spoleto/

https://www.santantonioabate.afom.it/spoleto-pg-frazione-san-brizio-chiesa-di-san-brizio-con-quattro-immagini-di-s-antonio-abate/

Localizzazione: SPOLETO (PG), frazione San Brizio. Chiesa di San Brizio
Autore: Giacomo Santoro / Jacopo Siculo 
Periodo artistico: 1541
Rilevatore: AC

RUTIGLIANO (BA). Chiesa Matrice Parrocchiale di Santa Maria della Colonna e San Nicola di Bari con Ultima Cena di D.A. Carella, 1778-90

La chiesa fu edificata nel secolo XI, ampliata e rimaneggiata in età barocca.

Nella seconda Cappella della navata destra, la pala dell’altare è una Ultima Cena opera di Domenico Antonio Carella (1721 – 1813) risalente al 1778-90.

La Cena si svolge in orizzontale con gli Apostoli attorno a una tavola rettangolare. Simile nell’impostazione, ma non nel formato, a quelle di Francavilla Fontana,  Ceglie Messapica,  Martina Franca.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1600182104

Info sulla chiesa:
https://www.cartapulia.it/dettaglio?id=126498

Localizzazione: RUTIGLIANO (BA). Chiesa Matrice Parrocchiale di Santa Maria della Colonna e San Nicola di Bari
Autore: Domenico Antonio Carella
Periodo artistico: 1778-90
Rilevatore: AC

MARTINA FRANCA (TA). Basilica di San Martino di Tours con Ultima Cena di D.A. Carella, 1804

La cappella del Santissimo Sacramento, costruita fra il 1776 e il 1785, con ingresso monumentale dall’area presbiteriale, conserva nel riquadro marmoreo sovrastante l’elaborato altare, la grande pala dell’Ultima cena. Olio su tela di 350 x 260 cm, con iscrizione “DOMINICVS CARELLA SENIOR FECIT 1804”.
Opera di Domenico Antonio Carella (1721 – 1813)

Dietro una grande tavola ovale Cristo benedice il pane, attorniato dagli Apostoli; in primo piano a sinistra, Giuda gli volge le spalle; in basso si trovano degli orci e un cane che lecca i piatti. Dietro ai commensali si muovono dei servitori fra le basi dei colonnati, mentre stormi di angeli in volo reggono i tendaggi e una grossa lampada accesa.
Di impostazione simile a quelle di Francavilla Fontana, Ceglie Messapica, Rutigliano.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1600193173

Info sulla Basilica:
https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_San_Martino_(Martina_Franca)

 

 


 

La Basilica conserva anche una Ultima Cena di più recente fattura.
Immagine da:
https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g616186-d3809654-Reviews-Basilica_di_San_Martino-Martina_Franca_Province_of_Taranto_Puglia.html#/media-atf/3809654/456554446:p/?albumid=-160&type=0&category=-160

Localizzazione: MARTINA FRANCA (TA). Basilica di San Martino di Tours
Autore: Domenico Antonio Carella
Periodo artistico: 1804
Rilevatore: AC

CEGLIE MESSAPICA (BR). Chiesa Collegiata di Santa Maria Assunta con Ultima Cena di D.A. Carella, 1797

Nell’abside di destra della chiesa rococò, vi è un olio su tela di 260 x 210 cm, centinato, realizzato tra 1785 e 1791.
Opera di Domenico Antonio Carella (1721 – 1813).

L’Ultima Cena è in formato verticale, con gli Apostoli che, con espressioni enfatiche, si affollano intorno a una tavola rotonda su cui è un vassoio con l’agnello. Un servitore in primo piano in basso e in alto un tripudio di angeli. Di impostazione simile alla Cena a Francavilla Fontana,  Martina Franca, Rutigliano.

 

Info sulla chiesa:
http://egov.hseweb.it/ceglie/zf/index.php/musei-monumenti/index/dettaglio-museo/museo/2

https://it.wikipedia.org/wiki/Collegiata_di_Santa_Maria_Assunta_(Ceglie_Messapica)

Localizzazione: CEGLIE MESSAPICA (BR). Chiesa Collegiata di Santa Maria Assunta
Autore: Domenico Antonio Carella
Periodo artistico: 1797
Data ultima verifica: AC

FRANCAVILLA FONTANA (BR). Basilica minore del Santissimo Rosario con Ultima Cena di D.A. Carella, seconda metà XVIII secolo

Olio su tela di 400 x 250 cm.
Opera di Domenico Antonio Carella (1721 – 1813) della seconda metà del XVIII secolo.
Collocato nella chiesa matrice di Francavilla Fontana, in una cappella situata a sinistra dell’altare maggiore o “cappellone del SS. Sacramento”.

 

L’Ultima Cena è in formato verticale, con gli Apostoli che, con espressioni enfatiche, si affollano intorno a una tavola rotonda su cui è un vassoio con l’agnello. Un cane in primo piano e in alto un tripudio di angeli.
Di impostazione simile alle Cene di Ceglie Messapica,  Martina Franca,  Rutigliano.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1600190804

Info sullahttps://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_minore_del_Santissimo_Rosario Chiesa:

Localizzazione: FRANCAVILLA FONTANA (BR). Basilica minore del Santissimo Rosario
Autore: Domenico Antonio Carella
Periodo artistico: seconda metà XVIII secolo
Rilevatore: AC

SASSANO (SA). Chiesa parrocchiale di San Giovanni evangelista con Ultima Cena, XVIII secolo

Olio su tela di 224 x 163 cm, opera di ignoto di ambito campano del XVIII secolo.
Proviene dalla Certosa di Padula.

 

La Cena, in formato verticale, raffigura alcuni Apostoli attorno al tavolo su cui è l’agnello e al cui centro è Gesù.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1500228661

https://www.lucania.one/chiese/testo.php?ia=1&com=Sassano&est=sassano.php

Info sulla Chiesa:
http://www.camministorici.it/it/user/10/punti-di-interesse/sassano-chiesa-madre-di-san-giovanni-evangelista

Localizzazione: SASSANO (SA). Chiesa parrocchiale di San Giovanni evangelista
Autore: ignoto
Periodo artistico: XVIII secolo
Rilevatore: AC

CASTEL DI SANGRO (AQ). Basilica di Santa Maria Assunta con Ultima Cena di P. De Matteis, 1719-23

La basilica fu edificata fra il 1695 ed il 1707 da Francesco Ferradini e dal 1707 al 1725 da Giovanbattista Gianni (o Giani), i quali inserirono nella nuova struttura elementi decorativi e scultorei appartenenti alle precedenti chiese (del X; del XIII secolo e della ricostruzione dopo il terremoto del 1456 e che fu considerata troppo piccola e demolita nel 1655).

 

Conserva sulla parete di fondo, dietro l’altare maggiore, un olio su tela, 273 x 535 cm di Paolo de Matteis (1662 – 1728), realizzato nel 1719-23).
La tela è probabilmente coeva all’altra presente nella chiesa, raffigurante Madonna e Santi e, come questa, risulta improntata ad un certo accademismo.
Cristo campeggia al centro del dipinto in atto di benedire il pane e il vino. Nel mezzo della tavola un piatto ovale reca un agnello. Gli Apostoli sono rivolti verso il Salvatore, ad eccezione di Giuda, posto in penombra sulla destra del quadro con davanti il sacchetto di denari. I quattro discepoli seduti di fronte a Gesù e ritratti di spalle all’osservatore sono raggruppati a due a due e sono tra loro distanti in modo da lasciare ampio spazio alla figura centrale di Cristo.
Sapiente è l’impostazione compositiva: ogni figura ha una precisa e studiata collocazione, in pieno rispetto della simmetria. Motivi classicheggianti si evidenziano nell’ambiente, con colonne ai lati della stanza. La luminosità, piuttosto contenuta, degrada soffusamente dall’aureola centrale intorno alla figura del Cristo fino alla seminascosta figura del Giuda, creando notevoli effetti chiaroscurali.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1300183894
https://www.parrocchiasantamariaassuntacds.it/opere-darte/ultima-cena/

https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_Santa_Maria_Assunta_(Castel_di_Sangro)

Localizzazione: CASTEL DI SANGRO (AQ). Basilica di Santa Maria Assunta
Autore: Paolo De Matteis
Periodo artistico: 1719-23
Rilevatore: AC

SANT’IPPOLITO (PU), frazione Reforzate. Chiesa parrocchiale di San Pietro con Ultima Cena, 1628

La chiesa di Reforzate si trova all’interno delle mura castellane ed è stata edificata nel 1775 per merito del parroco don Domenico Flamma.
Il tempio sorge al posto di uno più antico e più piccolo; l’aspetto attuale è quello di una chiesa settecentesca ad aula unica.

 

La pala dell’altare maggiore è un olio su tela di 196 x 120 cm, datato 1628 e recentemente restaurato.
Iscrizione in basso a sinistra: “ELISABETTA CRUCHI…NOBILI/FECE FARE P.SUA DEVOTIONE 1628”.

L’ignoto autore di questo dipinto ha voluto rappresentare la tavola, su cui sono il calice e il pane, in uno scorcio verticale, che sembra essere un particolare dell’Ultima Cena del Barocci, o meglio della copia eseguita dall’Urbani e conservata presso il duomo di Pergola, vedi scheda.
Lo stesso sguardo estasiato di Cristo, la stessa torsione dei corpi degli Apostoli, il tutto meno ricco e con colori più spenti. Dall’autore vengono sistemati in primo piano alcuni oggetti (brocca, orcio, bacile, lampada) a formare una natura morta che è resa in maniera piuttosto rigida.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1100160876

https://www.lavalledelmetauro.it/contenuti/beni-storici-artistici/scheda/5150.html

Localizzazione: SANT'IPPOLITO (PU), frazione Reforzate. Chiesa parrocchiale di San Pietro
Autore: ignoto
Periodo artistico: 1628
Rilevatore: AC

PERGOLA (PU). Concattedrale di Sant’Andrea con Ultima Cena, copia da F. Barocci, inizi XVII secolo

In origine vi era la chiesa di sant’Agostino edificata nel 1258 dall’ordine agostiniano con l’annesso convento, oggi Palazzo Episcopale. Nel 1819 fu scelta come sede della cattedra vescovile e dedicata ai santi Andrea apostolo e Secondo martire quando Pergola fu elevata a diocesi insieme a Cagli. Della costruzione medievale rimangono solo la torre campanaria romanico-gotica e pochi altri elementi. Tra Sei e Settecento l’edificio ha subito modifiche e ampliamenti assumendo l’odierno aspetto barocco e neoclassico.

Nella Cappella del Sacramento ci sono la tela del Cristo Crocifisso con Angeli di Luca Giordano (1634-1705) e l’Ultima Cena riferita in alcuni scritti antichi a Federico Barocci (1528/35 – 1612), poi indicata come copia eseguita da un allievo, forse Gian Andrea Urbani (?-1632), nei primi anni del 1600 dall’originale del maestro oggi nella Cappella del Sacramento della cattedrale di Urbino, per la cui descrizione rimandiamo alla relativa scheda:  https://www.ultimacena.afom.it/urbino-pu-duomo-di-maria-santissima-assunta-con-ultima-cena/

 

Info sulla Chiesa:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/49650/Chiesa+di+Sant%27Andrea+in+Concattedrale

Localizzazione: PERGOLA (PU). Concattedrale di Sant'Andrea
Periodo artistico: inizi XVII secolo
Rilevatore: AC

FANO (PU). Chiesa parrocchiale di Santa Maria del Ponte Metauro con affresco Ultima Cena, XIV secolo

La chiesa sorge lungo la SS nº 16 in prossimità del ponte che scavalca il fiume Metauro, a circa 300 metri dalla riva sinistra nei pressi del suo sbocco nell’Adriatico e a 2 km a sud-est di Fano.
Costruita presumibilmente prima del XII secolo.

 

L’antica chiesa conserva, sulla parete destra del presbiterio, un affresco centinato di 450 x 400 cm, che raffigura in alto la Lavanda dei piedi e in basso l‘Ultima Cena. Risale al XIV secolo.
“Nel dipinto sono stati individuati sia elementi tipici della cultura gotica dell’Italia centrale con ascendenze fabrianese che elementi propri della scuola riminese (Serra 1929). Ultimamente nell’affresco, di non facile lettura per le  condizioni di conservazione, Donnini ha invece individuato, accanto ad evidenti arcaismi, influssi emiliani per certo spontaneismo espressivo e vivacità di racconto. Lo studioso riferisce l’opera ad un artista locale, autore inoltre dell’affresco raffigurante la Vergine con il Bambino nella chiesa di S. Domenico della stessa città” (1).

Le figure di 12 Apostoli sono schierate dietro una tavola rettangolare su cui sono pani, vivande e stoviglie. Invece in primo piano sul davanti del tavolo è, come di norma all’epoca, la figura di Giuda; quindi anormalmente gli apostoli dipinti sono 13!

 

Link:
(1) https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1100063560

https://www.lavalledelmetauro.it/contenuti/beni-storici-artistici/scheda/4911.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_di_Santa_Maria_del_Ponte_Metauro

Localizzazione: FANO (CH). Chiesa parrocchiale di Santa Maria del Ponte Metauro
Autore: ignoto
Periodo artistico: XIV secolo
Rilevatore: AC

MONTALTO DELLE MARCHE (AP). Chiesa concattedrale di S. Maria Assunta con Ultima Cena, prima metà XVII secolo

Nel 1586 papa Sisto V, nato Peretti di Montalto, elevò la sua città a diocesi e S. Maria ad Collem divenne chiesa cattedrale, nell’attesa che fosse costruito un tempio più maestoso e decoroso tra il vecchio borgo e la nuova città ideata dal Papa. Il tempio, ideato dall’arch. Girolamo Rainaldi, ebbe una costruzione molto lunga e solo alla fine del ‘600 la chiesa diventò agibile, anche se incompleta.
Il terremoto del 2017 ha danneggiato la chiesa che nel 2023 è oggetto di lavori di riparazione.
La concattedrale è ornata di pilastri in finto marmo policromo con capitelli corinzi in stucco modellato. Lungo le pareti laterali affacciano cinque cappelle per lato. Il presbiterio è sollevato sulla chiesa mediante tre gradini rivestiti in marmo. Una balaustra in pietra separa il presbiterio dal resto della chiesa. L’incrocio del transetto, coperto da cupola, è individuato da quattro pilastri compositi sui quali si innestano arcate a tutto sesto. Le vele sono ricoperte di affreschi raffiguranti i Quattro Evangelisti. Sul tamburo ottagonale sono dipinte scene tratte dai Vangeli.

 

Su un altare laterale, un olio su tela, opera di ambito marchigiano, della prima metà del XVII secolo. In questa Ultima Cena, gli Apostoli, attorno alla tavola su cui sono l’agnello, pane, stoviglie ecc., mostrano espressioni e atteggiamenti di turbamento.

 

 

Link:
https://web.archive.org/web/20140529123722/http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/pls/cci_dioc_new/bd_dioc_annuario_css.singolo_ente?p_pagina=13095&id_dioc=227&id_en=210&colore1=&colore2=&layout=0&rifi=&rifp=&vis=1

Localizzazione: MONTALTO DELLE MARCHE (AP). Chiesa concattedrale di S. Maria Assunta
Autore: ignoto
Periodo artistico: prima metà XVII secolo
Rilevatore: AC

FANO (PU). Museo archeologico e pinacoteca del Palazzo Malatestiano, due dipinti di “Ultima Cena”, XVII secolo

Olio su tela di 122,5 x 171 cm, opera della bottega di Bartolomeo Schedoni (1587 -1615). Secolo XVII.  Fotografia in alto.
Codice 11 00140653. Giunto al museo nel 1984, faceva parte delle raccolte dell’ex Congregazione di Carità, ed è una copia del dipinto di Bartolomeo Schedoni (Ultima Cena del 1611 circa, Inventario numero GN 905), presso la Pinacoteca Nazionale di Parma,  vedi scheda.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1100140653

 


Olio su tela di 72,3 x 100,3 cm, in mediocre stato di conservazione. Autore ignoto, XVII secolo.
Codice 11 00140809. Non è facile inserire quest’opera all’interno di un contesto stilistico preciso specialmente per lo scarso livello qualitativo.
Gli Apostoli sono ai tre lati di una tavola rettangolare su cui sono un vassoio con l’agnello, un calice, piatti e posate. Un cane a destra in basso.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1100140809

 

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Il Museo Civico e la Pinacoteca furono istituiti nel 1898 ed allestiti nell’ala nord-orientale del Palazzo Malatestiano, fatto costruire da Pandolfo III tra il 1413 ed il 1421. Il Museo documenta gli insediamenti preistorici del territorio fanese e la civiltà della colonia e della città romana.
La Pinacoteca, oltre alla raccolta delle scenografie di Giacomo Torelli (1608-1678), alle collezioni di monete della zecca fanese, alle medaglie malatestiane di Matteo de’ Pasti e alle ceramiche dell’antica farmacia di Sant’Elena (inizi XIX secolo), presenta un’importante raccolta di quadri provenienti dagli edifici delle congregazioni religiose soppresse nel 1867, a cui si aggiunsero, nel tempo, numerosi dipinti, tra cui la raccolta donata dal collezionista Antonelli ed il lascito Vici Martelli. Vi è anche una sezione con ritratti, paesaggi, quadri con soggetti di genere del XIX e XX secolo. La pinacoteca è allestita al piano mezzano, mentre al piano nobile, nella Sala Grande e nella Sala del Caminetto, sono raccolti i dipinti a tempera e ad olio che vanno dal XIV al XVII secolo, di scuola veneta, umbra, marchigiana, bolognese e napoletana, con opere di Domenichino, Guido Reni, Simone Cantarini, Guercino, Guerrieri, Mattia Preti.

Sito Museo:
https://museocivico.comune.fano.pu.it/

Localizzazione: FANO (PU). Museo archeologico e pinacoteca del Palazzo Malatestiano
Periodo artistico: XVII secolo
Rilevatore: AC

FANO (PU). Chiesa di sant’Antonio abate con icona di Ultima Cena

 

La chiesa è stata concessa nel 2011 in uso ai cristiani ortodossi e conserva un dipinto-icona recente che raffigura l’Ultima Cena, secondo l’antica iconografia greca.
Gli Apostoli sono schierati dietro una tavola a forma semilunare.

 

 

Immagine da:
https://www.tripadvisor.com/Attraction_Review-g194759-d8814373-Reviews-Chiesa_di_Sant_Antonio_Abate-

Info sulla chiesa:
https://www.santantonioabate.afom.it/fano-pu-chiesa-di-santantonio-abate/

Localizzazione: FANO (PU). Chiesa di sant'Antonio abate
Rilevatore: AC