COLLOCAZIONE IGNOTA. Tavola di parapetto d’organo con Ultima Cena di Francesco da Milano, 1527-33

Olio su tavola, opera di Francesco da Milano (attivo tra il 1502 al 1548).

Nel 1527 Francesco da Milano, che nel 1514 aveva già decorato ad affresco la parete nord della sala consigliare del palazzo Municipale di Serravalle e intorno al 1520 le due pareti contrapposte dell’atrio, inizia a dipingere le portelle e il parapetto dell’organo della chiesa di Santa Maria Nova di Serravalle. Ci furono controversie per il pagamento e nel 1533 si dovette ricorrere all’arbitrato del pittore trevigiano Paris Bordon che stabilì: … “per lo antipecto ducati 60, per le portele dentro et di fora ducati 50 per lo oro et resto de pictura 20 sono tutti ducati 130 Val”.

«In un recente contributo all’opera del Da Milano apparso in Il Flaminio, n. 14, aprile 2003, pp. 111-121, chi scrive (Giorgio Mies) ha ritenuto di dover ascrivere al catalogo delle opere sicure del pittore le quattro tavole esposte alla mostra su Massimiliano d’Asburgo tenutasi al castello di Gorizia tra il 7 dicembre 2001 e il 30 aprile 2002, in quella sede assegnate a Marcello Fogolino, identificandole come le tavole che in origine costituivano il parapetto dell’organo.
Da una lettera del 31 maggio 1832, conservata nell’Archivio Prepositurale di Serravalle e trascritta da Sandro Della Libera(1996, pp. 61-62), si viene a sapere che in vista della rimozione dell’organo cinquecentesco (lo sarà nel 1755 a seguito dei lavori di rifacimento del duomo), venne chiesta l’autorizzazione alla vendita dei quattro dipinti costituenti il dritto ed il rovescio delle ante di Francesco da Milano e dei “cinque quadri in tavola dipinti dal pittore Mantegna esistenti nella sacrestia”.
Mentre le ante dell’organo, unite nel corso dell’Ottocento a formare due grandi quadri (il lato interno con l’Annunciazione e quello esterno con i patroni della città, i santi Andrea, Pietro, Agata, Augusta ed Apollonia), sono ora addossate alle pareti laterali del coro, le tavole del parapetto invece, oltre che dal soggetto sconosciuto, sono ritenute “perdute” dalla storiografia ufficiale (cfr. G. Fossaluzza, op. cit. p. 127; R. Bechevolo, L’Organo del Duomo di Santa Maria Nova di Serravalle in Vittorio Veneto, 1999, p. 42).
Le quattro tavole in questione raffigurano: la prima, nel dritto l’Ultima Cena e nel verso l’Adorazione del vitello d’oro da parte del popolo ebraico ritratto in primo piano, mentre nello sfondo a destra compare Mosè in cima al monte Sinai in atto di ricevere dal Padreterno le tavole dei Dieci Comandamenti; la seconda Mosè e il serpente di bronzo, la terza il Giudizio di Salomone e la quarta Mosè ed Aronne davanti al faraone, sul dritto, mentre sul rovescio l’Incoronazione di spine. Si tratta quindi di quattro scene tratte dal Vecchio Testamento e due dalla Passione di Cristo: evidentemente queste due dovevano occupare le due ali dal “pergolo”, tali da poter essere viste da entrambi i lati dai fedeli.
Secondo una prassi usuale nella produzione del Da Milano, l’Ultima cena è fedelmente copiata dalla omonima xilografia della Grande Passione del Dürer datata 1510 vedi scheda, compresa la volta a crociera la cui intersezione è perfettamente in asse con l’oculo, le figure centrali di Cristo e Giovanni per finire con la piega della tovaglia sopra il sostegno del tavolo; la medesima scena è ripetuta nel riquadro con lo stesso soggetto affrescato sulla parete sud della sala della Scuola dei Battuti di Conegliano, vedi scheda con la differenza che una maggiore dilatazione della composizione nel senso orizzontale costringe l’autore a distanziare tra loro soprattutto il gruppo degli apostoli di destra, inserendo quasi per intero quello ritratto di profilo.»

Citazione da:
Circolo Vittoriese di Ricerche storiche, Ceneda e Serravalle in età Veneziana – Convegno Nazionale Vittorio Veneto, 20 maggio 2006, Dario De Bastiano editore, Vittorio Veneto 2006, pp. 200-01


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