FERMO. Seminario arcivescovile / Istituto teologico, Ultima Cena di A. Ricci
Sulla parete di fondo dell’aula magna, è posta la tela raffigurante l‘Ultima Cena di Alessandro Ricci (1749-1829), olio su tela di 460 x 150 cm realizzato nella seconda metà del XVIII secolo.
L’opera era stata commissionata ed era esposta nella chiesa dei Gesuiti di Fermo, costruita nel 1649 col titolo di Chiesa del Gesù sull’area dell’antica chiesa di San Salvatore. I Gesuiti vennero a Fermo nel 1609 e acquistarono il Palazzo Euffreducci che divenne il loro convento e collegio (attuale edificio del Liceo Classico A. Caro) con l’annessa chiesa di San Salvatore che fu ristrutturata e trasformata nella chiesa che successivamente prese l’intitolazione di San Martino (attuale via G. Leopardi).
Nella loro attività culturale e di evangelizzazione, i Gesuiti, dopo l’epoca napoleonica, interessandosi della popolazione rurale, istituirono la “Congregazione dei contadini” a cui, per il culto e la devozione, assegnarono una cappella nella cripta della chiesa e nell’ancona dell’altare sistemarono il dipinto dell’Ultima Cena. Esso restò in loco fino al 1870 e, dopo che la chiesa fu incamerata dal demanio, la cappella divenne luogo di culto della Congregazione degli Artisti.
La tela fu rimossa e fu collocata in sacrestia. Quivi rimase fino a quando, cessato l’uso di chiesa parrocchiale, e dopo riconsegnata al Comune di Fermo, l’arc. Bellucci anche per la sua notevole grandezza, decise di trasferirla in Episcopio. Quando fu fatta l’attuale Aula Magna dell’Istituto teologico, decise di esporla sulla parete di fondo della stessa anche per caratterizzare l’uso ecclesiale della struttura.
La tela non è firmata e non ci sono documenti che possono attestare l’autore. È opinione corrente che l’opera sia da attribuire ad Alessandro Ricci (1749-1829) di Fermo. Alessandro è uno degli ultimi rampolli di una famiglia di pittori. In tutte le sue opere si nota un linguaggio misurato, ma assai alto e colto, curato nel disegno e nel colore, con interessanti effetti chiaroscurali. L’opera dunque può essere attribuita alla piena maturità dell’artista.
La scena è di tipo tradizionale, se pur con una prospettiva di leggero “sotto in su”, probabilmente perché era collocata abbastanza in alto, sopra l’altare. Uniche note decorative sono l’inquadratura ai lati con elementi architettonici e tendaggi e il pavimento a piastrelle colorate. Cristo è al centro ed è colto nell’atto di benedire il pane. La tavola è spoglia: solo il bicchiere ed il vassoio in maiolica, contenitori del pane e del vino. Questa caratteristica fa pensare ad una volontà dei committenti di eliminare tutti gli elementi esornativi, affinché il gesto di Cristo ed il pane ed il vino fossero in piena evidenza e non accompagnati da altro: la centralità dunque dell’Eucaristia nelle sue componenti essenziali.
Gli Apostoli sono raggruppati in tre gruppi e il realismo di alcuni volti vuole essere una fuga dagli stereotipi, per rendere la scena viva. Gli Apostoli sono solo undici, manca Giuda. Anche qui un messaggio teologico: si vuol affermare che il Giuda non abbia partecipato all’Eucaristia perché indegno.
Testo elaborato da:
http://www.luoghifermani.it/?p=4255
Immagini da:
https://www.seminariofm.it/sala-conferenze/
Autore: Alessandro Ricci
Periodo artistico: seconda metà del XVIII secolo
Rilevatore: AC



