LACES (BZ), frazione Morter.  Montani di Sopra Cappella di Santo Stefano, con Ultima Cena.

Nella frazione di Morter del comune di Laces in Val Venosta, a difesa dell’ingresso alla Val Martello nella quale passava un’importante strada verso sud, vennero costruiti due castelli. In basso il castello di Montani di Sotto, del XIII secolo, che costituiva l’avamposto per l’altro castello, quello di Montani di Sopra, costruito intorno al 1228, più in alto su una collina che si presenta come una sorta di sbarramento naturale di origine glaciale che separa la Val Martello dalla località Morter.

All’estremità dello sperone, in piena vista dal castello, dalla valle e dal paese, si trova la cappella dedicata a Santo Stefano. Spesso indicata come cappella del Castello di Montani di Sopra si trova in realtà al di fuori del complesso castellano, all’estremità della collina ed a strapiombo sulla valle.
L’edificio attuale è datato al XV secolo per un’iscrizione che ricorda la nuova dedicazione della chiesa nel 1487 a Maria, come patrona principale, seguita dagli Apostoli e da San Giovanni Battista. La chiesa rimase comunque legata al nome del protomartire Stefano, cui era probabilmente dedicato un edificio più antico, e con questo nome è tutt’oggi conosciuta.
Alcune caratteristiche dell’edificio rinviano infatti ad epoche precedenti e si ritiene che un edificio di culto esistesse qui già prima della costruzione del castello stesso. Tracce della chiesa più antica sono state individuate sul muro orientale, dove si vede la traccia di un arco a tutto sesto traccia di un’antica abside e, nell’angolo nord-est, dove sono visibili i resti dei muri.

Il semplice aspetto esterno della chiesetta non fa supporre i meravigliosi affreschi tardogotici interni che le hanno valso l’appellativo di “Cappella Sistina dell’Alto Adige”. La facciata termina con un campanile a vela che conteneva un tempo due campane, una delle quali, risalente al 1500, venne fusa durante la Prima Guerra Mondiale. L’accesso avviene da ovest, tramite una porta con cornice in tufo e arco a sesto acuto. Le finestre con cornici in tufo sono riferibili ai primi decenni del ‘400 mentre le nervature con andamento ondeggiante della volta del coro e la sua forma rettangolare fanno ritenere questa parte più antica.

La chiesetta è a navata unica, lunga 8,7 metri e larga 8,2, con soffitto ligneo a riquadri sui quali erano applicati elementi dipinti datati al 1430-1440. L’interno della cappella è interamente ricoperto da affreschi, risalenti a due distinte fasi di decorazione: la parete nord, il presbiterio e l’arco trionfale (lato est) furono decorati nel 1430-40 da una bottega di pittori con forti influenze lombarde. Al 1487, anno di riconsacrazione della chiesa, risale il completamento della decorazione delle pareti sud e ovest da parte di una bottega sveva.
Il linguaggio artistico degli affreschi sulla parete nord, a sinistra dell’ingresso, è ancora vicino al ‘300, manca in essi l’influenza del gotico internazionale percepibile invece nella zona dell’altare maggiore. Sopra una fascia molto deteriorata con un tendaggio con drappi gialli e rossi, la superficie è divisa in due registri con scene della vita di Santo Stefano. Dall’alto a sinistra gli episodi narrano dell’elezione di Stefano a diacono da parte degli apostoli, Stefano che predica al popolo, la disputa tra Stefano e gli anziani, la spogliazione di Stefano e gli ebrei che raccolgono pietre preparando la lapidazione che è illustrata nel registro inferiore a sinistra. Seguono scene con le esequie, il seppellimento e il ritrovamento dei resti del santo nel 365 nei pressi di Gerusalemme.

Non fa parte del ciclo di Santo Stefano la raffigurazione, in alto a destra, di Sant’Antonio abate, il “santo degli animali” con il bastone, la campana e il maiale domestico, santo al quale era dedicata una chiesa da tempo distrutta nella vicina Coldrano. Né appartiene al ciclo l’ultima scena in basso a destra relativa al martirio di Sant’Orsola, che si collega e completa altre due scene sulla parete attigua.
Sulla parete est, sopra l’altare laterale sinistro vi sono due scene con il martirio di Sant’Orsola, in alto Attila, re degli Unni, circondato dai soldati dà l’ordine del martirio, in basso il completamento della scena sulla parete nord con la santa, il cui martirio avvenne con frecce e lance, mostrata su una barca colpita da una freccia in fronte mentre tiene alto lo stendardo con la croce.

L’intradosso dell’arco di trionfo è occupato da figure di santi: Dorotea, Michele, Pantaleone, Sebastiano, Giorgio e la Maddalena. Sopra l’arco trionfale è rappresentata l’Annunciazione con a sinistra Maria inginocchiata con Gesù bambino con la croce sulle spalle che vola verso di lei e a destra l’angelo Gabriele.
Sopra l’altare laterale destro sono dipinti in alto un gruppo di tre santi (Cristoforo, Erasmo e Acazio). Al di sotto un’affollata Crocifissione con alla destra di Cristo la Madonna e le pie donne ed a sinistra San Giovanni, il centurione ed altre figure. Fanno parte del programma iconografico dell’altare due scene in adiacenza sulla parete sud con Sant’Eustachio che caccia il cervo e Sant’Alessio sotto la scala.

La riconsacrazione della cappella del 1487, relativa alla Madonna, agli Apostoli e a San Giovanni Battista, trova la sua esplicitazione negli affreschi del coro. Nella volta, sopra l’altare c’è il Cristo benedicente a mezzo busto con di fronte il trionfo della Vergine rappresentata con il bambino in braccio seduta su un prato in fiore. Negli spazi angolari angeli musicanti. Nelle altre vele i quattro Evangelisti con i loro simboli.

Sulle pareti est e sud del coro sono rappresentati, gli apostoli a coppie e seduti. Partendo dall’angolo nordest: Giovanni e Giacomo il Maggiore, Paolo e Pietro, Bartolomeo e Filippo, Mattia e Andrea, Giacomo il minore e Matteo, un armadio con alcuni oggetti liturgici dipinti con effetto illusionistico, e Tommaso e Simone. Talvolta le iscrizioni non sono coerenti con l’iconografia degli apostoli.

La parete nord del presbiterio è completamente occupata dalla raffigurazione dell’Epifania, con i Magi che visitano il bambino in braccio della Madonna porgendo i loro doni. In secondo piano San Giuseppe e la coppia bue e asinello. Accurata è la resa dei sontuosi abiti dei Magi mentre impressionante è il seguito dei re che si snoda lungo un paesaggio montuoso con profusione di cavalli e cavalieri. Gli intradossi delle finestre del coro sono decorati con tralci di foglie.

Il maestro non identificato formatosi alla scuola sveva che nel 1487 completò la decorazione scelse per la parete sud il tema della Passione di Cristo, con nove scene su due registri. In alto da sinistra l’ingresso a Gerusalemme, l’Ultima cena, la scena nel giardino degli ulivi, il bacio di Giuda con la guarigione dell’orecchio mozzato di Malco.
La scena dell’Ultima cena presenta alcune particolarità iconografiche: Cristo porta in alto l’ostia – un rinvio evidente all’eucarestia, particolarmente significativo in quegli anni caratterizzati dallo scontro politico-religioso con gli Ussiti che negavano la transustanziazione, cioè la vera presenza di Cristo sotto le specie del pane e del vino. L’ostia sottolinea la concezione cattolica dell’eucarestia. Giuda, dai capelli rossi e con una veste gialla, porta al collo il borsino con le monete d’argento mentre un diavolo in miniatura gli esce dalla bocca.
Nella fascia sottostante, a destra delle scene di Sant’Eustachio e Sant’Alessio, sono rappresentate la Presentazione a Pilato, la Flagellazione e l’Incoronazione di spine. Seguono sulla parete ovest due scene che concludono il ciclo della Passione: in alto il Cireneo che porta la croce e in basso la Crocifissione.

La maggior parte della parete ovest è riservata alla rappresentazione del Giudizio Universale. La figura del Cristo in Gloria all’interno di una mandorla è collocata immediatamente sopra la porta di accesso. A sinistra la Madonna inginocchiata con i beati in mezzo ai quali si trova lo stemma della famiglia Montani e la data 1487, oggi scarsamente leggibile. A destra Giovanni Battista inginocchiato ed i morti che escono dai sepolcri. In basso il Leviatano inghiotte i dannati tra i quali non pochi ecclesiastici, anche di altissimo rango.

Negli intradossi delle finestre dell’aula vi sono figure di santi: Stefano e Sebastiano, Leonardo ed Orsola collocati, come sculture, su mensole in finti tabernacoli. L’intera cappella presenta numerosi graffiti, scritte sia incise che realizzate a sanguigna, gesso o matita eseguite durante un ampio lasso di tempo tra la seconda metà del XV secolo e il XX secolo. Nei tempi antichi predominano le scritte di ecclesiastici e nobili.

La cappella aveva, fino ai primi del ‘900, diversi altari. Quello maggiore, ligneo tardogotico a battenti del 1491 della Bottega di Schnatterpeck. L’altare di Santa Maddalena, realizzato nel 1522 nella bottega di Jörg Leder. Entrambi, così come cinque tavole lignee dipinte collocate sul soffitto in legno dell’aula, datate dagli esperti intorno al 1430 ed attribuite al pittore Kaspar Blabmirer di Merano, sono stati trasferiti per motivi di sicurezza al Museo Civico di Bolzano.

Un terzo altare, degli ausiliatori o di Santa Caterina, proveniente dalla Chiesa dell’Ospedale di Laces, venne illegalmente venduto nel 1908 da un abitante di Montani e dopo varie peripezie si trova oggi nel Museo delle Belle Arti di Budapest.

All’interno è presente una lapide funeraria con lo stemma dei Montani (la ruota) e la croce di Gerusalemme, risalente alla fine del XIII secolo che apparteneva ad un componente della famiglia probabilmente andato in Terrasanta.

Fonte principale: Andergassen Leo. Montani. Cappella di Santo Stefano. Montani di Sopra – Montani di Sotto. Verlag Schnell & Steiner GmbH 2011

Localizzazione: Via Montani di Sopra/Obermontaniweg – 39021 – Morter/Laces / Morter/Latsch (BZ). Alla chiesa si arriva dal parcheggio all’ingresso della Val Martello, seguendo le indicazioni per il Castello di Montani di Sopra e seguendo per un breve tratto il sentiero che dalle rovine porta alla chiesetta.

Periodo artistico: XV secolo

Fruibilità: E’ visibile all’interno solamente in giorni e orari definiti variabili a seconda del periodo dell’anno. Informazioni sul sito https://www.suedtirolerland.it/it/

Data ultima verifica: luglio 2021

Rilevatore: Marina Celegon

 

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