MATERA. San Pietro Caveoso, con Polittico della Madonna in trono e santi, con una Ultima Cena nella predella.

Nel cuore antico di Matera, dove l’architettura si fa pietra viva, la Chiesa di San Pietro Caveoso custodisce sull’altare maggiore un capolavoro monumentale che sintetizza tutta la devozione e la sapienza artigiana del XVI secolo nel Mezzogiorno: il Polittico della Madonna in trono e santi, mirabile opera datata 1540. Questa imponente macchina d’altare, racchiusa in una sontuosa carpenteria dorata con colonne classiche e timpani spezzati, è strutturata in un registro principale, completato da una cimasa e da una predella.
Al centro della composizione siede la Vergine, avvolta in un fastoso manto broccato a motivi dorati e vegetali. Sopra di lei, due putti alati sorreggono la corona regale, mentre sulle sue ginocchia si erge il Bambino Gesù, un infante dalle anatomie solide, erculee e tornite, che benedice solennemente mentre con l’altra mano trattiene un cardellino, simbolico della sua futura Passione. Ai lati del trono sacro, le figure monumentali dei santi Pietro e Paolo fanno da solidi pilastri laterali. A sinistra, l’anziano Pietro consulta assorto le Scritture esibendo le grandi chiavi d’oro e d’argento del Regno; a destra, Paolo stringe la spada del martirio volgendosi verso il pannello centrale.
Al culmine del polittico, racchiuso dentro il timpano curvo spezzato della carpenteria rinascimentale, emerge dalle nubi a mezzo busto la figura dell’Eterno Padre benedicente.
Ma è nel basamento della predella che la narrazione si fa dramma umano e quotidiano. Divisa in tre scomparti, l’opera mette in scena un’intensa e corsiva Ultima Cena. Al centro, attorno a Cristo, gli apostoli si interrogano animatamente sulla rivelazione del tradimento, con il giovane Giovanni colto nel tenero e totale abbandono del sonno sul petto del Maestro.
La storica dell’arte Anna Grelle Iusco, con il suo pionieristico lavoro di ricognizione – culminato nella celebre mostra e nel volume Arte in Basilicata del 1981 – è stata la prima ad isolare la personalità di questo pittore anonimo, battezzandolo formalmente come il “Maestro del Polittico di San Pietro Caveoso”. Da Simone da Firenze, il pittore toscano che importò in Lucania la sintesi tra il disegno fiorentino e le prime suggestioni raffaellesche, l’anonimo erediterebbe l’impianto monumentale e l’uso di un disegno nitido e marcato, che si legge nella volumetria definita del trono marmoreo e nella postura solenne dei santi Pietro e Paolo.
Osservando i dettagli del dipinto emergerebbe una spigolosità che guarda al Nord della Penisola. Le pieghe dei mantelli, affilate e quasi metalliche, e soprattutto l’espressività marcata, quasi “da carattere” dei volti degli apostoli nella predella, risentirebbero della lezione dell’Officina Ferrarese. Al contempo, il fastoso manto broccato della Madonna, la ricchezza delle decorazioni graffite dell’oro sullo sfondo e la fusione cromatica calda che unisce le tinte denunciano una forte permeabilità verso i modelli lagunari della bottega dei Vivarini e di Cima da Conegliano, che proprio in quegli anni stavano penetrando nel Mezzogiorno attraverso i canali commerciali dell’Adriatico.

Fonte:
Ars Europa 15 set 2026


Regione Basilicata
Localizzazione: Matera
Autore: Maestro del Polittico di San Pietro Caveoso
Periodo artistico: 1540
Data ultima verifica: 19 set 2026
Rilevatore: Feliciano Della Mora