FIRENZE, Museo Cenacolo di Fuligno, Ultima Cena di Pietro Perugino.

L’Ultima Cena è un affresco (440×800 cm) di Pietro Perugino, databile al 1493-1496 e conservato nel Convento di Fuligno. Attorno all’opera è stato allestito un piccolo museo detto del Cenacolo di Fuligno.
Il Cenacolo di Fuligno si trova nell’ex convento delle Terziarie Francescane di Foligno, trasformato in “Conservatorio di povere e oneste fanciulle” nel 1829, dopo il trasferimento delle monache.
L’affresco fu ritrovato nel 1845 ed attribuito, in un primo momento a Raffaello, ma attualmente la critica ha concordemente accettato l’attribuzione a Pietro Vannucci detto il Perugino (1445/50-1623), datando l’opera tra il 1493-96, ed avanzando l’ipotesi che questo fosse un rifacimento su un precedente affresco con lo stesso soggetto, di Neri di Bicci (1419-1491 ca).
La grande opera mostra una tavola a ferro di cavallo lungo la quale sono disposti Gesù e gli apostoli, seduti su uno scranno continuo con la spalliera tappezzata di verde; fa eccezione, come di consueto, Giuda Iscariota, che si trova dall’altra parte della tavola di spalle e fa per girarsi verso lo spettatore. Le iscrizioni sul gradino ligneo alla base della tavola indicano i nomi degli apostoli: da sinistra Giacomo il Minore, Filippo, Giacomo il Maggiore, Andrea, Pietro, Gesù, Giovanni, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Simone il Cananeo, Giuda Taddeo.
Il pavimento presenta un disegno a riquadri geometrici in marmi bianchi e rosa ripreso dalle tavolette di san Bernardino, opera giovanile del Perugino. Lo schema riprende il Cenacolo di San Marco di Ghirlandaio (1486), con la scena ambientata attorno a un tavolo a “U” e l’apertura paesistica della stanza oltre la spalliera.
Oltre l’ambiente del cenacolo si apre infatti un vasto loggiato, inscritto nell’architettura reale del refettorio come se ne sfondasse la parete, dove si vedono tre campate di archi a tutto sesto retti da pilastri con grottesche, mentre sullo sfondo si apre un vasto paesaggio naturale in cui avviene la scena dell’Orazione nell’orto del Getsemani. Tipici dell’artista sono gli esili alberelli che punteggiano le colline e lo sfumare verso l’orizzonte del paesaggio con toni azzurrini, per effetto della foschia.
L’opera può considerarsi una importantissima testimonianza della cultura umbra del Rinascimento di cui il Perugino, maestro di Raffaello, fu uno dei più sereni e pregevoli interpeti.

Bibliografia:
– Vittoria Garibaldi, Perugino, in Pittori del Rinascimento, Scala, Firenze 2004 ISBN 88-8117-099-X
– Silvia Meloni Trkulja, I Cenacoli – Museo di Firenze, Becocci/Scala, Firenze 2002, pp. 38-40

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Ultima_cena_(Perugino)


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