FIRENZE. Santa Croce, Ultima Cena di Giorgio Vasari

Il grande dipinto a olio su tavola, formato da cinque scomparti in legno di pioppo, (262 x 580 cm) fu commissionato al Vasari da nobili monache per il refettorio del monastero delle Murate di Firenze e fu realizzato tra il 1546 e il 1547.
Il dipinto fu conservato alle Murate fino alla soppressione dell’ordine religioso avvenuta nel 1808 durante la dominazione di Napoleone Bonaparte. Successivamente venne trasferito all’interno del complesso di Santa Croce, dove rimase fino al 4 novembre 1966, giorno dell’alluvione di Firenze. Gravemente danneggiato dalle acque, venne portato nei depositi della locale Soprintendenza dove rimase per circa 40 anni.
Soltanto a partite dal 2006 venne deciso il restauro, presso l’Opificio delle Pietre Dure, terminato nel corso del 2016, che ha portato alla ricollocazione originaria del dipinto nel Museo di Santa Croce in occasione del cinquantesimo anniversario dell’alluvione.
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“Dall’alluvione alla rinascita: il restauro dell’Ultima Cena di Giorgio Vasari. Santa Croce cinquant’anni dopo (1966-2016)”, a cura di Roberto Bellucci, Marco Ciatti, Cecilia Frosinini.
Edizioni Firenze Edifir – Opificio delle Pietre Dure.

Indice:
– Presentazioni;
– Alessandro Nova, L’Ultima Cena di Giorgio Vasari per il convento delle Murate: contesto, committenza e un episodio della crisi religiosa del Cinquecento;
– Emanuela Ferretti, La res aedificatoria di Vasari nello specchio delle arti figurative: prime note sull’architettura dipinta dell’Ultima Cena delle Murate;
– Daniela Smalzi. Il cenacolo vasariano del refettorio delle Murate: ipotesi ricostruttiva del contesto architettonico;
– Ludovica Sebregondi, Claudia Timossi. L’Ultima Cena di Vasari in Santa Croce;
– Giorgio Valentino Federici. Giorgio Vasari e le alluvioni.
– Marco Ciatti. Cinquanta anni dopo: i problemi conservativi dei dipinti alluvionati;
– Antoine Wilmering. The Last Supper and the Panel Paintings Initiative;
– Roberto Bellucci. L’Ultima Cena di Giorgio Vasari: 40 anni di depositi e 10 anni di restauro. La fine di un ciclo?
– Ciro Castelli, Alberto Dimuccio, Mauro Parri, Andrea Santacesaria. I cinque supporti lignei dichiarati “irrecuperabili”: dalla criticità al completo recupero;
– Elisabetta Bianco, Antonella Casaccia, Ilaria Corsini, Chiara Mignani, Debora Minotti. L’Ultima Cena del Vasari: un restauro al limite del possibile;
– Marco Pancani, Il sistema di sollevamento pensato per l’Ultima Cena.
– Tavole.
– Raffaella Fontana, Enrico Pampaloni, Paolo Pingi, Studio dei sollevamenti dello strato pittorico mediante rilievo tridimensionale;
– Carlo Galliano Lalli, Giancarlo Lanterna, Isetta Tosini, Federica Innocenti, Le indagini del Laboratorio scientifico sulla tavola del Vasari.


Regione Toscana
Localizzazione: FIRENZE. Chiesa di Santa Croce
Autore: Giorgio Vasari
Periodo artistico: 1546 -1547
Note storiche: STORIA DEL CONVENTO DELLE MURATE Nel 1390 il Comune concesse ad una giovane donna di nome Apollonia, già compagna di santa Caterina da Siena, di vivere in una casupola in legno a ridosso del secondo pilone del "Ponte Rubaconte", l'attuale ponte alle Grazie. Dopo sei anni vissuti in totale solitudine, Apollonia accolse un'altra donna, suor Agata, e la sua nipotina di tre anni. Nel 1400, sentendo il bisogno di staccarsi totalmente dal mondo, si fecero murareall'interno della casina, vivendo di elemosine, in condizioni di estremo disagio; poi altre donne seguirono il loro esempio e occuparono la casina di un altro pilone; la gentedel tempo prese ad usare l'appellativo delle "Murate". Nel 1424 l'abate Gomezio, benedettino, nominato dal papa riformatore di tutti i monasteri di Firenze, le fece trasferire in via Ghibellina in una casa ricevuta in eredità e adattata a piccolo monastero in cui introdusse la regola benedettina. Fra il 1439 e il 1443 venne realizzato il nuovo monastero che godette di lasciti di terreni e case confinanti. Dalla seconda metà del Quattrocento e per tutto il Cinquecento, il monastero ospitò le figlie delle più insigni famiglie italiane dell'epoca. Il monastero venne ristrutturato e ingrandito nel 1471 da Lorenzo de' Medici a seguito di un incendio; grandi lavori furono effettuati anche durante tutta la prima metà del Seicento sia architettonici che pittorici. La soppressione delle corporazioni religiose voluta del governo napoleonico nel 1808 portò alla chiusura definitiva nel 1817. Tra il 1817 al 1845 gli spazi del complesso ospitarono una caserma e una fabbrica di fuochi di artificio. Intanto iniziavano i lavori per adattare Le Murate a carcere, l'istituzione della "Casa di correzione per Maschi" venne ufficialmente varata il 1832; nel 1848 le carceri assunsero il nome di Stabilimento penitenziario di Firenze. Il carcere venne chiuso nel 1984, ma il recupero edilizio e funzionale dell'ex carcere delle Murate iniziò solo nel 2001.
Materiale illustrativo: Vedi sopra libro.