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BICINICCO (Ud), fraz. Gris, Chiesa di Sant’Andrea Apostolo: affresco raffigurante l’Ultima Cena.

La chiesetta di Sant’Andrea Apostolo a Gris di Bicinicco è un vero e proprio scrigno che custodisce al suo interno un ciclo di affreschi che ne ricopre interamente la volta e le pareti del coro e quelle della navata. Benché manchino notizie certe sulla loro autografia, i dipinti sono stati attribuiti a Gapare e Arsenio Negro e alla loro bottega, che li realizzarono tra 1529 e 1531.
Lungo le pareti si dipana la storia della salvezza, dalla creazione al Giudizio universale, affrescato nella controfacciata. Nelle pareti del coro, oltre agli Apostoli, che si collegano al Cristo risorto della volta, circondato dagli Evangelisti, dai Padri della Chiesa occidentale e da San Giovanni Battista, nelle lunette superiori si susseguono Storie di Sant’Andrea, l’apostolo titolare della chiesa.
Non mancano i santi più venerati all’epoca dell’esecuzione degli affreschi: i taumaturghi Sant’Antonio Abate, San Sebastiano e San Rocco, speciali protettori dalla peste, ma anche San Nicola di Bari e San Vito, Sant’Antonio da Padova e San Gottardo, San Lorenzo e San Floriano, quest’ultimo invocato contro gli incendi, San Giorgio e San Michele Arcangelo, in lotta contro le forze maligne, una serie di Sante martiri nell’intradosso dell’arco trionfale.
Anche i committenti del ciclo, il sacerdote Giovanni Battista da Palma e i cittadini di Gris attraverso una qualificata rappresentanza, si riservarono l’onore di essere ritratti umilmente inginocchiati in preghiera.
Si tratta di un esempio di grande efficacia narrativa di Biblia pauperum (Bibbia dei poveri): le sacre scritture tradotte in immagini a beneficio del popolo che era allora, e lo sarebbe stato ancora per lunghi secoli, in larghissima parte analfabeta.
Le Storie della Genesi, sulla parete sinistra, hanno inizio con la Creazione dell’universo, seguita dalla Creazione di Eva dalla costola di Adamo addormentato, dalla Tentazione e caduta di Adamo ed Eva, convinti dallo scaltro serpente a mangiare del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, dal Lavoro dei progenitori dopo la cacciata dal paradiso terrestre, con Eva intenta a filare la lana e Adamo a zappare un campo di friulanissime rape, dal Sacrificio di Caino e di Abele che, risultando sgradito a Dio il primo e benedetto il secondo, provoca l’incontenibile invidia del fratello maggiore e porta all’esito fatale in cui Caino uccide Abele.
La narrazione procede verso la controfacciata con le Storie di Noè, con le quali fa da anello di congiunzione la scena con Lamech uccide Caino, una sorta di incidente di caccia nel quale il discendente di Caino lo uccide senza averne l’intenzione. Da lui discende Noè, tramite attraverso cui si attua una nuova alleanza di Dio con gli uomini.
Ma prima il Signore avrebbe punito l’umanità con il diluvio, al quale si legano gli affreschi che raffigurano in sequenza gli episodi in cui Dio, tramite un angelo, preannuncia a Noè la catastrofe e gli ordina di costruire un’arca per salvare la sua famiglia e una coppia di ciascuna specie animale, l’obbediente costruzione dell’arca, una sorta di grande capannone ligneo lontanissimo dal ricordare qualunque tipo di imbarcazione, l’ingresso degli animali, l’inizio del diluvio, il ritorno all’arca incagliata, dalla quale si affaccia Noè, della colomba che riporta nel becco un ramoscello d’ulivo, segno della rinascita della terra.
Seguono poi tre episodi che vedono Noè ricevere in dono dall’angelo una pianticella di vite, quello in cui, non conoscendo il potere inebriante del vino, si ubriaca fino ad addormentarsi ed è visto nudo dai figli. La derisione del padre da parte del figlio Cam ne causa la sdegnata cacciata, mentre il rispettoso primogenito Sem viene benedetto da Noè.
Sulla parete destra sono raffigurate le Storie della vita e della passione di Cristo, che hanno inizio e conclusione nella parete dell’arco trionfale con l’Annunciazione, nel registro centrale, e la Crocifissione di Cristo in quello superiore.
Alla Natività di Gesù, seguono la sua Presentazione al tempio e la Fuga in Egitto, con la Madonna in groppa ad un asino dalle smisurate orecchie, condotto per la cavezza dal paziente San Giuseppe. Due sono gli episodi della maturità di Cristo che precedono la sequenza finale della passione: Cristo e la Samaritana al pozzo, con la promessa di un’acqua che estingue la sete in eterno, e la Resurrezione di Lazzaro.
L’Ultima cena, di estensione doppia rispetto alle altre scene, precede la Cattura di Cristo nell’orto di Getsemani, che comprende l’episodio del bacio di Giuda e quello, concitato, di San Pietro che mozza l’orecchio all’atterrito e scomposto servo del sommo sacerdote, Malco, cui lo riattaccherà lo stesso Gesù, non senza aver rivolto un rimprovero all’apostolo per il suo gesto. Nella Flagellazione e nella Salita al monte Calvario si condensano le successive fasi della passione, culminante nella grande Crocifissione sulla parete dell’arco trionfale.
Alle Storie di Sant’Andrea è assegnato il posto d’onore nelle cinque lunette ad arco acuto dell’abside.
Nella prima da sinistra è raffigurato l’episodio in cui l’apostolo, trovandosi nei pressi di Nicea, viene avvertito dai contadini che fuori dalla città sette demoni uccidono i viandanti. Egli allora interviene trasformandoli in cani e li scaccia.
Nella seconda lunetta il Santo esaudisce la supplica di un padre che gli chiede di riportare in vita il figlio, ucciso dai sette demoni e sua più grande ricchezza, promettendo di fargliene dono in segno di riconoscenza.
L’episodio seguente vede Sant’Andrea dinanzi al proconsole Egea, cui egli aveva guarito la moglie Massimilla, che però, convertitasi, si rifiutava di congiungersi con il marito, sicché questi fece incarcerare l’apostolo e lo condannò a morire sulla croce.
Il supplizio, per il quale Andrea chiese una croce decussata poiché non ardiva morire come Gesù, è messo in atto nella lunetta seguente, mentre nell’ultima è raffigurata la tomba dove Massimilla ne fece seppellire il corpo, meta di malati che si rivolgono al martire per ottenere la guarigione.

ULTIMA CENA
Cronologia: sec. XVI secondo quarto ( 1529 – 1531 )
Autore: attribuito – Negro Gaspare (1475 ca./ post 1549) – attribuito – Negro Arsenio (notizie 1531-1548)
Oggetto: DIPINTO MURALE
Soggetto: ULTIMA CENA
Materia e tecnica: intonaco/ pittura a fresco
Misure: cm alt. 120 , larg. 320
L’affresco, che ha estensione doppia rispetto alle altre scene della parete, raffigura l’Ultima Cena e apre la serie degli episodi della passione.
Lungo tre lati di una lunga tavola poggiante su treppiedi, coperta da una tovaglia bianca e imbandita con l’agnello pasquale, pane, gamberi di fiume e vino, siedono Cristo e gli apostoli. Il primo benedice il pane, istituendo l’eucaristia, mentre i secondi appaiono ancora scossi dall’annuncio del tradimento e si confrontano tra loro con vivace gestualità. L’unico in piedi è Giuda che, all’estrema destra, volge le spalle al consesso e si appresta ad andarsene.
Ciascun apostolo era identificato da un’iscrizione: rimangono leggibili solo quelle dei primi due sulla sinistra.

Per approfondire:
– T. VENUTI, La chiesa di Griis, Udine 1970.
– A. BERGAMINI, G. BERGAMINI, Affreschi rinascimentali nell’antico mandamento di Palmanova: Malisana, Castions di Strada, Griis, in Palme, Atti del 53° congresso della Società Filologica Friulana (Palmanova 26 settembre 1976), a cura di L. CICERI, Udine 1976, pp. 101-103.
– Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone. Dieci anni 1992-2001 nel segno dell’arte, a cura di G. BERGAMINI, Tavagnacco 2003, pp. 129-137.

Fonte: www.ipac.regione.fvg.it