PARMA. Complesso della Pilotta, Ultima Cena di B. Schedoni, 1611

 

Olio su tela di 143 x 255 cm
Opera di Bartolomeo Schedoni (Modena, 1578 – Parma, 1615).
Generalmente datata al 1611, o anche al 1606 (Quintavalle A.O. 1939)
Esposto nella Galleria Nazionale, numero inventario GN 132

La tela proviene dal Convento dei cappuccini di Fontevivo (PR); all’Accademia nel 1806, dopo le soppressioni napoleoniche, successivamente immessa nel Collegio.
Ultimo restauro nel 1997.
Proviene dal refettorio del convento, dove era segnalata sulla parete di fronte all’ingresso, come conveniva al tema. Ranuccio I Farnese, duca di Parma, commissionò allo Schedoni una “Cena degli Apostoli in figure quasi intiere”.

Sono i sacri testi a ispirare il pittore (Luca 22, 7-23, Matteo 26, 17-24):  “venne poi il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la Pasqua… vi mostrerà un cenacolo al piano superiore grande, con divani e cuscini e li apparecchiate… e quando fu giunta l’ora si mise a tavola insieme ai suoi Apostoli… ma, ecco la mano di colui che mi tradisce è con me sulla mensa… Allora essi cominciarono a domandarsi a vicenda, chi fra di loro poteva far questo”.
È proprio il momento del concitato corale interrogarsi che Schedoni inquadra, ponendoci in totale frontalità il Cristo che veglia sul sonno del giovane Giovanni e assiste allo scompiglio provocato fra i suoi discepoli dalle sue parole.
Schedoni non era ancora maturo per un registro alto, si limita a una buona esecuzione dentro la norma, imponendoci una Coena Domini dal tono popolare, nonostante la tovaglia di Fiandra, le brocche e le ciotole di manifattura emiliana, la ricchezza del pasto, con le carni dell’agnello nel piatto da portata. Tutto viene disposto in primissimo piano, predominano le teste barbute riprese in varie posizioni con un predominio della centralità prospettica sostenuta dall’aprirsi dei due Apostoli in controluce verso di noi, che producono una circolarità della scena, in antitesi al modello supremo costituito dall’orizzontalità del Cenacolo di Leonardo e le numerose altre varianti rinascimentali, nelle quali si impone la compostezza, il rigore, una prospettiva controllata.
Qui se non fossimo davanti a una scena sacra, converrebbe pensare a quel clima “di genere” che ha caratterizzato tanto Seicento nordico, impostato a lume di candela, ai banchetti familiari, alle scene notturne di tanta pittura lombarda. Ma lo Schedoni che pure doveva tenere a mente quelle atmosfere, lui che ci viene descritto come bizzoso, giocatore incallito e premuto dai debiti, come un Caravaggio padano, frequentatore di bettole e incline alla sfida, al litigio, risolve la scena con istintiva sensibilità e originalità in quel premere esageratamente sul primo piano, sul modulo dei panneggi, sulle tonalità e sulle luci che diventano la sua cifra predominante e inconfondibile, concedendo alla scena sacra una regia ancora una volta teatrale, anche se non preziosa come nei quadri successivi.

Dall’opera, a dimostrazione del successo ottenuto, furono tratte numerose copie ancora esistenti nella Rocca di Fontanellato, in San Liborio a Colorno, nel convento della Carmelitane a Parma, nella collezione Viezzoli a Genova.

Chiesa e convento. Ranuccio I decise di edificare un convento da affidare ai frati cappuccini, la cui chiesa fungesse di fatto da santuario privato per il sovrano; egli finanziò interamente i lavori di progettazione e costruzione, intervenendo personalmente nelle scelte architettoniche della facciata del tempio e delle decorazioni interne, seppur nei vincoli delle precise norme dell’umile ordine francescano. Dopo la soppressione napoleonica, nel 1805, la chiesa fu sconsacrata e tutti gli arredi, le opere d’arte e alcuni affreschi furono rimossi e smembrati. Nel 1881 gli edifici del complesso furono demoliti, salvando solo l’antico tempio, che fu alienato a privati e adibito a magazzino. Intorno al 1980 il Comune di Fontevivo espropriò l’ex luogo di culto, avviandone un primo recupero quale sede espositiva. Tra il 2007 e il 2009 l’amministrazione intraprese alcuni lavori di restauro degli affreschi.

Testo tratto da:
https://complessopilotta.it/opera/ultima-cena-2/


Regione Emilia-Romagna
Localizzazione: PARMA. Complesso della Pilotta - Galleria Nazionale
Autore: Bartolomeo Schedoni
Periodo artistico: 1611 o 1606
Rilevatore: AC