SPAGNA – CAÑAS. Monastero di Santa María de San Salvador de Cañas, Ultima Cena, 1523

Il Monastero è un’abbazia della congregazione dei monasteri di monache cistercensi di San Bernardo situata nel comune di Cañas, nella comunità autonoma di La Rioja. Conosciuto anche come “Monastero della Luce”, fu una delle prime comunità cistercensi femminili della penisola iberica, iniziato nel XIII secolo.

La chiesa conserva una grande pala d’altare rinascimentale attribuita a Andrés de Melgar per i dipinti e a Guillén de Holanda per le sculture, commissionata dalla badessa, doña Leonor de Osorio intorno al 1523.
Fino al 1975 era nel presbiterio e copriva le finestre dell’abside centrale, poi fu smontata e collocata in un’altra posizione nella chiesa.
La sua forma è quella di un grande trittico, il cui tema è la Madonna, che mescola scultura, nella parte centrale, e pittura in quelle laterali. Gli elementi che si conservano della pala sono originali, fatta eccezione per i tre bassorilievi che occupano la parte centrale del primo piano.

Nella predella, il primo riquadro a sinistra è una scultura che raffigura l’Ultima Cena con Gli Apostoli attorno a un tavolo rettangolare su cui ci sono un pane, il piatto con l’agnello, un coltello e una coppa. Giuda, col sacchetto delle monete è in primo piano a sinistra. Giovanni è appoggiato alla destra di Gesù benedicente.

 

Immagini e info da:
https://es.wikipedia.org/wiki/Retablo_del_monasterio_de_Cañas

http://www.jdiezarnal.com/public/canasmonasterioretablo01.jpg

https://www.losviajesdedora.com/2017/04/visita-al-monasterio-de-santa-maria-de.html

Localizzazione: SPAGNA – CAÑAS. Monastero di Santa María de San Salvador de Cañas
Autore: Andrés de Melgar e Guillén de Holanda
Periodo artistico: 1523
Rilevatore: AC

AUSTRIA – KLOSTERNEUBURG. Abbazia, Ultima Cena dal dossale di Verdun, 1181

L’abbazia di Klosterneuburg è un monastero cattolico di canonici regolari agostiniani. La cappella leopoldina contiene un dossale d’altare realizzato nel 1181 da Nicola di Verdun, celebre orefice e smaltatore.
L’opera, che narra tutta la storia della salvezza, dalla rivelazione originale al suo compimento alla fine dei tempi, è formata da tre grandi pannelli che incorporano formelle di smalto su rame dorato.
Il registro superiore è chiamato “ante legem” e riunisce le scene bibliche dalla creazione del mondo fino a Mosè.
Il registro inferiore è chiamato “sub lege” e raccoglie le scene vetero-testamentarie successive alla rivelazione sul monte Sinai.
Il registro intermedio è chiamato “sub gratia” e racconta l’epoca del Messia, fino alla fine dei tempi. Le sue tre parti comprendono 45 lastre di rame dorato, inizialmente pensate come singoli pannelli di un ambone e successivamente assemblate nel 1331 dopo che un incendio devastò una parte significativa della biblioteca e dello scriptorium e l’allora prevosto Stefano da Sierndorf decise di trasformare l’ambone in un trittico d’altare, aggiungendo due colonne, di tre smalti ciascuna, collocate rispettivamente a destra e a sinistra dell’originaria colonna centrale. Per approfondire vedi tesi-ambone di Klosterneuburg.pdf

La formella con l’Ultima Cena è posta nel pannello centrale, registro intermedio, la terza da sinistra (n° XXIV) col titolo “CENA DOMINI”.
La rappresentazione mostra solo otto Apostoli e Cristo, al centro, intorno ad una tavola a forma ovale su cui ci sono due pesci e tre ciotole. Giovanni è appoggiato al Cristo; Pietro alla sua destra ha in mano un calice e, dal lato opposto del tavolo, Giuda riceve il boccone da Gesù.
Giuda tiene nella mano sinistra dietro alla schiena un pesce, simbolo di Cristo, e la posizione della mano simboleggia il tradimento.
L’iscrizione intorno recita: BINA·XPS· SUB·SPECIE· MANIBUS FRET(=FERT)·ECCE·SUIS·SE (Guarda, sotto forma di due figure tiene Cristo sé stesso nelle sue mani), che è un invito a guardare le mani delle figure e comprenderne il significato.

 

Immagine da:
https://www.finestresullarte.info/opere-e-artisti/il-medioevo-classico-e-prezioso-di-nicolas-de-verdun

Localizzazione: AUSTRIA – KLOSTERNEUBURG. Abbazia Verdun
Autore: Nicola di Verdun
Periodo artistico: 1181
Rilevatore: AC

SPAGNA – VALENCIA. Museo delle Belle Arti. Ultima Cena dal retablo di Cotalba di Nicola Borras, 1570

Il pittore Nicola Borras (1530 – 1610), frate dell’ordine di San Gerolamo nel monastero di San Girolamo di Cotalba ad Alfahuir/Alfauir, dipinse molte opere per quel monastero, tra cui la pala o retablo dell’altare maggiore, dedicato alla Passione e Risurrezione di Cristo, e diverse pale d’altare più piccole insieme ad altri dipinti, ma oggi, ad eccezione dell’Ultima Cena (vedi  scheda sul monastero), tutti i suoi dipinti si trovano nel Museo de Bellas Artes de València.

Il retablo/pala dell’altare maggiore eseguito nel 1570 e composto da quattordici tavole, fu smembrato e venduto dopo la chiusura del monastero nel 1835-43. In seguito le tavole furono riunite nel Museo di Valencia.

La predella aveva come pannello centrale l’Ultima Cena o meglio l’Istituzione dell’Eucaristia, dato che Gesù tiene in mano l’ostia e un calice. Gli Apostoli sono seduti o inginocchiati intorno a una tavola rettangolare con sopra dei pani, un calice in vetro un vassoio.
Olio su legno di 93 x 127 cm. Catalogo 1847, n. 240.

 

Bibliografia:
Francisco Javier Delicado Martinez; Carolina Hallester Herman, El Monasterio de Cotalba (Gandia), una Fundacion Jeronima del siglo XIV, in “Ars Longa”, 9-1O, 2000, pp. 73-86

 

Immagini e info da:
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Retaule_major_de_Sant_Jeroni_de_Cotalba,_Nicolau_Borr%C3%A0s,_Museu_de_Belles_Arts_de_Val%C3%A8ncia.JPG

https://cotalba.es/val/

Localizzazione: SPAGNA – VALENCIA. Museo delle Belle Arti
Autore: Nicola Borras
Periodo artistico: 1570
Rilevatore: AC

SPAGNA – ALFAHUIR/ALFAUIR. Monastero di San Girolamo di Cotalba, Ultima Cena di Nicola Borras, XVI secolo

Il monastero fu fondato nel 1388 e costruito tra il XIV e il XVIII secolo e conserva molte opere d’arte.
In uno dei refettori si è conservata una grisaglia dipinta a tempera nel XVI secolo da Nicola Borras (1530 – 1610), frate dell’ordine di San Gerolamo in quello stesso monastero.
Il dipinto raffigura un’Ultima Cena (o Santa Cena) con Gesù, posto al centro della tavola rettangolare su cui sono pani, che è circondato dagli Apostoli e tiene in mano un calice. In primo piano a terra brocche e recipienti che alludono alla Lavanda dei piedi.

 

Immagine e info da:
https://es.wikipedia.org/wiki/Archivo:Santa-cena-borras-cotalba.jpg

https://es.wikipedia.org/wiki/Monasterio_de_San_Jer%C3%B3nimo_de_Cotalba

https://cotalba.es/val/

Localizzazione: SPAGNA – ALFAHUIR/ALFAUIR. Monastero di San Girolamo di Cotalba
Autore: Nicola Borras
Periodo artistico: XVI secolo
Rilevatore: AC

GERMANIA – MAGDEBURGO. Cattedrale di San Maurizio e Santa Caterina, bassorilievo ligneo con Ultima Cena

Il Duomo è sede episcopale della Chiesa Evangelica della Germania centrale. Una prima chiesa del X secolo fu distrutta da un incendio nel XIII e ricostruita in stile gotico, la prima in questo stile in Germania, consacrata nel 1363, però la costruzione fu completata solo nel 1520. Danneggiata dalle due guerre mondiali, fu restaurata e riaperta nel 1955.

Gli stalli lignei del coro sono finemente scolpiti a bassorilievo in stile gotico (1363) con scene della vita di Cristo; una parete laterale degli stalli conserva la raffigurazione dell’Ultima Cena, con solo 11 Apostoli intorno al tavolo rettangolare, in primo piano Giuda cui Gesù sta porgendo il boccone.

Immagini dei bassorilievi in:
http://www.raymond-faure.com/Magdeburg/Magdeburg_Dom_Chorgestuehl.html

https://www.alamy.de/deutschland-sachsen-anhalt-magdeburg-dom-zu-magdeburg-abendmahl-schnitzerei-an-einer-seitenwange-des-chorgestuhls-1520-wurde-der-dombau-nach-31-image347134986.html

Localizzazione: GERMANIA – MAGDEBURGO. Cattedrale di San Maurizio e Santa Caterina
Rilevatore: AC

PORTOGALLO – BRAGA. Museu dos Biscainhos, Ultima Cena, XVII-XVIII secolo

Il Museo si trova in un bel palazzo nobiliare del Settecento e illustra il modo in cui si viveva all’epoca in una casa aristocratica e nelle diverse stanze si conserva l’arredamento originale.

Il quadro che raffigura l’Ultima Cena, numero inventario 598 MB, misura 34,5 x 20,5 cm, fu dipinto a olio su legno da un autore sconosciuto del XVII-XVIII secolo.
Attorno alla tavola rettangolare stanno gli Apostoli, in varie pose, tutti raffigurati barbuti e anziani, tranne Giovanni accanto a Cristo.
Sulla tavola un pane e un calice.
Sullo sfondo, a sinistra in alto, una porta aperta attraverso la quale entra una figura femminile.

 

Immagine e info da:
http://www.matriznet.dgpc.pt/MatrizNet/Objectos/ObjectosConsultar.aspx?IdReg=291056

Localizzazione: PORTOGALLO – BRAGA. Museu dos Biscainhos
Periodo artistico: XVII-XVIII secolo
Rilevatore: AC

SPAGNA – CORDOVA Cattedrale dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima, con Ultima Cena di P. de Céspedes, 1593-95

Sul sito si ergeva l’antica chiesa visigotica di San Vincenzo, dopo che i musulmani occuparono Cordova nel 756, l’emiro ʿAbdal-Raḥmān I nel 785 fece demolire la chiesa cristiana e intraprese la costruzione della grande moschea che fu ingrandita tre volte dai suoi successori nei secolo IX e X, finendo per coprire 23.000 m² e diventare la più grande del tempo.
Quando Cordova fu riconquistata dai cristiani di Ferdinando III di Castiglia, nel 1236, la moschea fu convertita in cattedrale.

Esisteva una cappella del “Santissimo Sacramento o della Cena”, situata tra il mihrab della moschea e la cappella di Santa Teresa in cui era posta una pala con una grande tela con la raffigurazione dell’Ultima Cena che rimase lì fino al 1912, data in cui, a causa di restauri, fu spostata per passare definitivamente, nel 1982, alla parete sud della cappella di San Pedro Mártir, nella parete ovest.

Questa pala d’altare fu dipinta dal pittore e teologo Pablo de Céspedes (Cordova,1538 – 1608) che realizzò quest’opera dopo il suo secondo viaggio a Roma (1582-1592), tra gli anni 1593 e 1595.
La tela è in una cornice scolpita da Juan de Ortuño nel 1595.
I tre dipinti sulla predella rappresentano, da sinistra, Elia confortato dall’angelo, l’incontro di Abramo e Melchisedec, e Sansone col leone.

La Cena presenta la colomba dello Spirito Santo al di sopra di Cristo che tiene in mano un’ostia; gli Apostoli sono in pose dinamiche attorno alla tavola rettangolare su cui stanno coppe di porcellana decorata, piatti, un coltello, una saliera e limoni. In primo piano un bacile e una brocca finemente lavorati che alludono alla Lavanda dei piedi.

 

Immagini e info da:
https://www-diocesisdecordoba-com.translate.goog/capillas/retablo-de-la-santa-cena?_x_tr_sl=es&_x_tr_tl=it&_x_tr_hl=it&_x_tr_pto=nui,op,sc

Localizzazione: SPAGNA – CORDOVA Cattedrale dell'Immacolata Concezione di Maria Santissima
Autore: P. de Céspedes
Periodo artistico: 1593-95
Rilevatore: AC

RUSSIA – MOSCA. Galleria statale Tretyakov, quadro con Ultima Cena di V. Polenov, 1901

Vasilij Dmitrievič Polenov (1844 – 1927) è stato un pittore russo, specializzato in soggetti storici, paesaggistici e di genere.

Il quadro con l’Ultima Cena, dipinto a olio su tela e cartone, misura 38 × 54.5 cm, e raffigura un interno buio in cui risalta la luce di una lampada sopra la figura di Cristo. Alcuni Apostoli sono seduti a terra attorno a un tavolo con vivande, altri in piedi, ma l’oscurità non consente di  accertarne il numero.

Immagine e info da:
https://arthive.com/it/vasilypolenov/works/604869~Ultima_cena

Localizzazione: RUSSIA – MOSCA. Galleria statale Tretyakov
Autore: V. Polenov
Periodo artistico: 1901
Rilevatore: AC

GERMANIA – BAD WILDUNGEN. Chiesa di San Nicola, pala d’altare con Ultima Cena di C. von Soest, 1403 

Pannello ligneo dipinto a tempera che fa parte della pala d’altare (152 x 188 cm), realizzata nel 1403 da Conrad von Soest (1370 – dopo il 1422) e che si trova nella chiesa, oggi protestante, di Bad Wildungen, città termale dell’Assia.

La pala mostra, comprese le ali laterali, 13 scene della “Vita della Vergine e della Passione di Cristo”. L’ala sinistra presenta, in alto a sinistra l’Annunciazione; a destra la Natività; in basso a sinistra l’Adorazione dei Magi e a destra la Presentazione al Tempio.
Nel pannello centrale, in alto a sinistra si trova l’Ultima Cena, al di sotto la scena con la Risurrezione; al centro la grande Crocifissione, a destra, in alto, la scena del Giardino del Getsemani e in basso l’Ascensione.
L’ala destra ha, in alto, la scena dell’Interrogatorio di Pilato e della Flagellazione. In basso la Pentecoste (interpretata liberamente: lo Spirito Santo discende su gli Apostoli sotto forma di colomba e Maria domina la scena. Da segnalare il cosiddetto ‘apostolo degli occhiali’, la più antica rappresentazione conosciuta di occhiali a nord delle Alpi). In basso a destra, Cristo Giudice del mondo che costituisce la conclusione del ciclo pittorico.
La parte posteriore dell’altare è ora coperta per la maggior parte dell’anno per evitare ulteriori danni alle pitture causati dalla luce e dal calore. Quando è chiuso, l’altare mostra quattro figure di santi: da sinistra sono santa Caterina con ruota e spada; san Giovanni Battista, con una Bibbia e un agnello, vestito da penitente e scalzo (l’ipotesi che l’altare sia stato donato dall’Ordine di San Giovanni, il cui patrono è il Battista, si basa sul questa rappresentazione); Santa Elisabetta, con una chiesa in mano e raffigurata come una monaca e San Nicola, in veste vescovile, a cui questa chiesa era consacrata. In realtà è ancora oggi chiamata “Chiesa di San Nicola”.
Sul retro del pannello centrale è scritta una cronaca locale contemporanea (conservata). La predella è mancante.
L’installazione di un impianto di riscaldamento un secolo fa danneggiò la pala, restaurata l’ultima volta nel 1994-98. Oggi, dopo la ristrutturazione nella chiesa, è assicurato un clima ottimale per evitare ulteriori danni.

Il pannello con l’Ultima Cena presenta gli Apostoli seduti a una tavola rotonda, probabilmente anche per ragioni di spazio. Giuda sul davanti, cui Gesù porge un’ostia, ha la borsa con i denari sulle spalle e – iconografia rarissima – come altro segno di tradimento, nasconde un pesce (simbolo paleocristiano) sotto il tavolo.
Giovanni riposa appoggiato a Gesù. Accanto a lui è raffigurato Paolo, che non era presente alla Cena. In tavola c’è del cibo: pane, pesce, vino, e una verdura poco identificabile (forse baccelli di piselli o lupini?).

 

Immagini da Wikimedia

Link:
https://en.wikipedia.org/wiki/Conrad_von_Soest

https://web.archive.org/web/20070927032729/http://www.badwildungen.de/altar/index2.html

Localizzazione: GERMANIA – BAD WILDUNGEN. Chiesa di San Nicola
Autore: C. von Soest
Periodo artistico: 1403 
Rilevatore: AC

PORTOGALLO – LAMEGO. Museo di Lamego, dipinto di Ultima Cena, XVII-XVIII secolo

Interamente ricostruite all’interno del museo, quattro cappelle appartenenti un tempo al Convento das Chagas (Suore Clarisse) di Lamego, chiuso nel 1906, fulgido esempio del barocco portoghese, XVII – XVIII secolo, nel suo momento di massimo splendore.
Un soffitto a cassettoni della cappella di San Giovanni Evangelista, il cui tema allude alle visioni del santo sull’isola di Patmos è costituito da 20 tavole.

Una di esse, la seconda da sinistra nella fila in alto, raffigura l’Ultima Cena e presenta Gesù al centro con accanto Giovanni che gli china il capo sul petto. Gli altri Apostoli sono seduti attorno a una tavola circolare coperta da una tovaglia su cui vi sono dei pani e, al centro, un piatto con un piccolo animale forse un agnello.
Dal soffitto pendono due lampade che fiancheggiano Cristo. Sullo sfondo alcune colonne inquadrano la scena.

 

Immagine e info da:
http://www.matriznet.dgpc.pt/MatrizNet/Objectos/ObjectosConsultar.aspx?IdReg=11660

Localizzazione: PORTOGALLO – LAMEGO. Museo di Lamego
Periodo artistico: XVII-XVIII secolo
Rilevatore: AC

LEDRO, fraz. Tiarno di Sotto (TN). Chiesa di San Bartolomeo, con Ultima Cena.

Tiarno di Sotto è un tranquillo borgo di poche case adagiate tra i prati della val di Ledro, in quella parte del Trentino dove la parlata degli abitanti ha i suoni stretti, chiusi e acuminati dei dialetti delle valli lombarde. Assieme alla sua controparte che sta più in alto, Tiarno di Sopra, è il primo paese che s’incontra salendo dai monti di Brescia, dopo aver oltrepassato le rupi scoscese delle Giudicarie: superata la cascata d’Ampola, il profilo aspro e severo della roccia si dissolve, come in un sogno dal finale lieto, nella visione d’una gran distesa verde, dolce e rasserenante, che continua fino al lago di Ledro, protetta sui due lati dai declivi che scivolano delicati tra boschi di abeti.
Dalla statale si riconosce fin da lontano il campanile della chiesa di Tiarno di Sotto, dedicata a San Bartolomeo. Gli abitanti vanno fieri della loro torre campanaria: pannelli e guide ricordano che, coi suoi settantadue metri d’altezza, è la seconda più alta del Trentino. È ottocentesca, esattamente come la facciata, che non corrisponde a quella dell’edificio originario: all’epoca fu cambiato l’orientamento della chiesa, che fu quindi interessata da imponenti lavori di ristrutturazione. L’aspetto precedente, dunque, è andato per gran parte perduto. Sono rimaste però le opere d’arte, il vero motivo per cui si visita questa chiesa tra le montagne. Sull’altare maggiore spicca un polittico veneziano del 1587, ancora in cerca del nome del suo autore. Poco dopo l’ingresso s’ammira un’interessante Madonna con i santi Vigilio ed Ermagora attribuita a Martino Teofilo Polacco, un tempo nel Duomo di Trento (la predella è al Museo Diocesano Tridentino). Ancora, una Discesa dello Spirito santo forse di Ignazio Unterberger. Il soffitto è affrescato da Agostino Aldi, mantovano ma attivo soprattutto in Trentino a inizio Novecento. E poi, il dipinto più enigmatico e interessante, benché penalizzato da una collocazione troppo elevata per consentire d’ammirarlo in maniera adeguata: è un’Ultima cena eseguita da Ferdinando Valdambrini. Un artista di cui sappiamo poco più di niente, benché la sua tela sia un lavoro di gran qualità.
È, intanto, l’unica sua opera che ci sia nota. Il nome del suo autore lascerebbe supporre un’origine lombarda: la val d’Ambria si trova tra le Orobie valtellinesi, e l’abate Pietro Zani, studioso e storiografo fidentino che operò tra Sette e Ottocento, nella sua Enciclopedia metodica critico-ragionata delle belle arti menziona il pittore anche come “Ferdinando di Valdambria” e “Ferdinando Valdambrino”, sottolineando tuttavia che “si diceva romano, per aver in Roma fatto i suoi studj”. Ci sono però anche notizie più antiche: Carlo Torre, nel suo Ritratto di Milano (la prima guida mai pubblicata sulla città), del 1674, cita “un romano detto Ferdinando Valdambrino”, che “operò nella cappella di S. Guglielmo Duca d’Aquitania la Tavola in cui vedesi la Vergine col Bambin Figlio, ed il Duca Santo”. Altri commentatori antichi si riferiscono a un’attività milanese del pittore, ma già nel 1719 Pellegrino Antonio Orlandi ammetteva di non saper niente di più rispetto alle informazioni raccolte da Torre. Ancora, Francesco Bartoli, nelle sue Notizie delle pitture, sculture ed architetture d’Italia parla d’una pala raffigurante il Transito della Vergine, firmata e datata 1653, e custodita nella chiesa del monastero di San Felice a Pavia. Sappiamo poi che c’è un “Ferdinando Romano” registrato tra il 1685 e il 1690 tra i membri del Collegio dei Pittori di Venezia (e poiché è del 1690 un documento che lo dice “d’anni 67”, è possibile da tale dato ricavare l’anno della sua nascita). È poi interessante rammentare anche l’esistenza d’un Ferdinando Valdambrini romano che, tra il 1646 e il 1647, pubblicò un Libro d’intavolatura di chitarra a cinque ordini in due volumi, una raccolta di musiche che ebbe un certo successo. “C’è una labile possibilità”, ha scritto il musicologo James Tyler, “che si tratti del Ferdinando Valdambrini pittore romano”. Non è dato però sapere su quale base formuli tale affermazione, benché la coincidenza di nome, epoca e città sia effettivamente molto curiosa. È, insomma, un personaggio ancora tutto da studiare, e non è improbabile che cercando a Venezia o a Roma emerga qualcosa di nuovo.
Ad ogni modo, al momento possiamo farci un’idea dell’identità artistica di Valdambrini solo dall’Ultima Cena di Tiarno di Sotto, firmata e datata: sul bordo inferiore vi si legge “1666 / Ferdinando Valdambrini / Romano fecit”, e poi vicino “Ferdinan[dus] / Valdambri/ nus Romanus”. Non è una tela che si distingua per soluzioni formali particolarmente raffinate: è, sic et simpliciter, il racconto d’una cena, simile a tanti dipinti dello stesso soggetto che si producevano nella Venezia d’inizio Seicento, l’ambito culturale al quale è possibile riferire il quadro di Tiarno di Sotto. La tavola, coperta con una tovaglia bianca che, secondo l’uso del tempo, veniva stesa sopra un tappeto di foggia orientale, è apparecchiata con un agnello, pagnotte, coppe di vino, posateria varia. Il modulo è quello tipico delle ultime cene veneziane dell’epoca: la tavola al centro, in veduta frontale, con tutti i personaggi dietro, attorno a Cristo, eccetto due che stanno sull’altro lato, ai capi opposti. Il Giuda di Valdambrini, che nasconde con la mano la sacchetta dei trenta denari dietro la schiena, è una citazione quasi letterale del Giuda dipinto dal Tintoretto nell’Ultima cena di San Marcuola, nel 1547: un motivo ch’ebbe una certa fortuna, ripreso anche da altri artisti (ad esempio da Cesare da Conegliano nell’Ultima cena dei Santi Apostoli in Venezia).
Un dipinto, dunque, dal sapore vintage, si potrebbe dire adoperando un anacronismo: formule, fonti e cromatismi rimandano alle atmosfere della pittura veneziana del Cinquecento.
“Lo schema compositivo”, ha scritto lo storico dell’arte Elvio Mich rilevando affinità tra Valdambrini e Girolamo Forabosco, “rinvia […] a modelli ricorrenti nella pittura veneziana del Cinque-Seicento; ma accanto a un generico richiamo alle Cene tintorettesche, è soprattutto l’assunto cromatico che colloca il Valdambrini nel clima pittorico lagunare, all’interno della corrente neocinquecentesca”. Il colore di Ferdinando Valdambrini, steso con pennellate pastose a definire le forme senza il ricorso al disegno, e declinato secondo una “media scala cromatica d’intonazione madreperla e con poche note brillanti di rosso, di verde e d’azzurro”, tocca una qualità “di assoluta rilevanza”, sottolinea Mich. Il tutto è però reso moderno dal realismo vivo dei brani di natura morta, e da quello crudo, quasi grottesco dei personaggi, popolani dalle mani tozze di chi è abituato ai lavori pesanti, i cui volti tondi e larghi son solcati da rughe profonde e invecchiati dalla fatica. Anche Gesù, presago di quel che gli accadrà, fissa i suoi occhi in quelli del riguardante con un’espressione stanca che gli attraversa il viso ossuto e provato. Moderno è poi il ricordo romano della lama di luce che entra dalla finestra nell’angolo di sinistra, illumina le due colombe appollaiate sul reggitenda, investe il turbante dell’inserviente che sta subito sotto di loro, e finisce per perdersi nella luce diffusa del locale, un’aula ampia, pavimentata in cotto, con nicchie alle pareti e finestrelle. Da quella di destra, ulteriore brano di quotidianità, s’affaccia pure una donna che scuote un panno.
La figura del gentiluomo in abisso, che tiene nella mano sinistra uno stemma con un’ancora, potrebbe fornirci il racconto di come nacque l’opera di Valdambrini: non conosciamo la sua identità, ma non è difficile immaginare si tratti di uno dei tanti abitanti della val di Ledro che nel Seicento s’erano trasferiti a Venezia per lavorare nell’ambito dei commerci marittimi e che, desiderosi di tener vivi i legami con la loro terra, commissionavano dipinti ai pittori attivi in laguna, coi quali avrebbero poi decorato le chiese della valle.
Si spiega così la presenza, relativamente cospicua, d’interessanti dipinti secenteschi nelle chiese ledrensi: il più noto è la splendida pala di Bernardo Strozzi nella chiesa di Tiarno di Sopra, tornata nel 2019 all’attenzione delle cronache artistiche per il suo scintillante restauro, che s’è svolto sotto gli occhi dei visitatori del Mart di Rovereto. Sono testimoni d’un patrimonio diffuso, che si manifesta con vette inattese anche laddove pochi se l’aspetterebbero.

Autore: Federico Giannini

Fonte: www.finestresullarte.info, 10 ott 2021

Localizzazione: LEDRO frazione Tiarno di Sotto (TN). Chiesa di San Bartolomeo - Piazza Vittorio Emanuele
Autore: Ferdinando Valdambrini
Periodo artistico: 1666
Data ultima verifica: 10/10/2021
Rilevatore: Feliciano Della Mora

CLES, frazione DRES (TN). Chiesa di San Tommaso con Ultima Cena, XV secolo

Probabilmente la primitiva cappella venne edificata nel XIII secolo; in occasione del restauro svoltosi dal 2000 al 2005 è stata determinata la superficie della cappella più antica, il perimetro d’abside a calotta (originariamente coperta di affreschi di cui si è trovata traccia durante lo scavo archeologico), e, in parte, il pavimento più antico fatto di ciottoli e di battuto di calce. Sulla parete meridionale sotto gli affreschi e sotto l’attuale piano pavimentale, è apparsa una decorazione ad affresco: assomiglia a una tappezzeria e mostra antiche iscrizioni rovinate e un motivo a cardo, tardo quattrocentesco, che allude alle sofferenze di Cristo e, unito a una melagrana, alla Passione e Resurrezione.
La chiesa attuale è ad aula unica, soffitto piano, con abside poligonale tardogotica a est, coperta da una volta a nervature senza funzione portante, facciata a ovest, completamente intonacata di bianco esternamente, frutto dei recenti restauri che hanno eliminato porzioni incongruenti o danneggiate d’intonaco. La facciata a capanna, fiancheggiata da un campanile, mostra un portale centrale a tutto sesto e due finestrelle simmetriche a lato, corrispondenti a una tipologia molto diffusa nel Trentino tra XVI e XVII secolo. Sopra il portale compare la data 1616 corrispondente alla fine dei lavori di allungamento dell’edificio sacro e di rifacimento della facciata. All’epoca risalgono pure i lavori di innalzamento del piano pavimentale, d’imbiancatura interna e la conseguente copertura degli affreschi (in parte a secco e semisecco) sui muri laterali; soltanto in occasione del recente restauro venne portata alla luce e restaurata la decorazione pittorica laterale, mentre gli affreschi sull’arco santo erano già visibili precedentemente. Peraltro l’arco santo venne ampliato verso il 1672 per dare maggiore visibilità all’altare (consacrato nel 1579) e alla pala di Mattia Fiser commissionata dalla nobile famiglia Begnudelli nel 1673. Sulla parete meridionale compaiono a circa due metri di distanza dalla controfacciata, tre frammenti di affreschi della fine del XIII secolo o dell’inizio del XIV, importanti perché documentano la manifesta antichità della chiesa, antecedente al 1322, a cui risale la prima citazione della chiesa.
Due strisce di affreschi sovrapposti sulla parete meridionale mostrano in basso parte dei visi e aureole di santi e risalgono alla fine del Duecento; sopra i quattro Santi il cui culto fu ampio nella Valle di Non: san Romedio e i santi Sisinio, Martirio e Alessandro. A fianco, sulla parete meridionale verso il presbiterio, un altro frammento, che risale alla fine del XV secolo, presenta san Vigilio, san Sebastiano e santa Caterina di Alessandria. Di fronte, sulla parete nord verso la porta d’entrata, è presente una altro frammento dello stesso periodo con la Crocifissione con i santi Rocco, Antonio e Giovanni. Nell’angolo della parete sud con l’arco santo vi sono una Madonna allattante assisa in trono. Alla sinistra un frammento di affresco, troncato dall’apertura della finestra, che rappresenta il martirio di san Lorenzo. Sotto si vede san Francesco che riceve le stimmate e il volto di una santa. A causa di lavori di ampliamento dell’arco santo in alto si vede solo un piccolo frammento della Madonna Annunciata e sotto un Santo martire. Tali affreschi risalgono a fine Trecento.

Nella parete nord, una Santa martire, santa Caterina d’Alessandria e un’Ultima Cena databile tra gli anni Settanta e Ottanta del Quattrocento. La parte inferiore del dipinto è scomparsa, compresa la figura di Giuda che, come era iconografia corrente all’epoca, era raffigurato sul davanti della tavola. La scena è divisa da una cesura d’intonaco che pone in risalto la mano di due pittori, probabilmente di origine lombarda, forse i Baschenis. Uno, più talentuoso, dipinge Cristo; san Giovanni, il cui capo poggia sul petto di Cristo; Pietro; Giacomo; Bartolomeo, che indossa un manto più prezioso degli altri apostoli, quale risarcimento del suo martirio, essendo stato scorticato. Il resto del dipinto è realizzato da un pittore più modesto, ma con spiccato gusto narrativo. Il tavolo è apparecchiato con abbondanza di alimenti prelibati: ciliegie, gamberi di fiume, pesci (tutti alimenti ricchi di simboli cristiani).

Immagini e info da:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Tommaso_Apostolo_(Cles)

http://pierocomai.altervista.org/storie/Chiesa_di_Dres.htm

Localizzazione: CLES, frazione DRES (TN). Chiesa di San Tommaso
Periodo artistico: 1470-1480
Rilevatore: AC

REPUBBLICA CECA – KUTNÁ HORA. Cattedrale di Santa Barbara, con rilievo di Ultima Cena, 1905

La ricchezza delle miniere di argento di Kutná Hora permise la costruzione della Cattedrale intitolata alla patrona dei minatori (in lingua ceca: Chrám svaté Barbory). Intorno al 1300 su questo punto roccioso sorse per la prima volta una cappella di un minatore dedicata alla Santa, ma l’edificazione della cattedrale gotica iniziò nel 1388 e nel corso degli anni interruzioni di vario genere fecero sì che la chiesa fosse completata solo nel 1905. I Gesuiti, che assunsero la gestione della cattedrale all’inizio del Seicento, la ristrutturarono parzialmente in stile barocco, ma la Cattedrale rimane un capolavoro del tardo gotico boemo e sito del patrimonio culturale e naturale dell’UNESCO.

L’altare maggiore ha una pala d’altare neogotica a cinque ali con un rilievo ligneo raffigurante l’Ultima Cena. L’opera fu realizzata nel 1905 sulla base delle descrizioni dell’originale pala d’altare tardogotica del 1502, rimossa dai Gesuiti e non conservata.

Immagini da
https://www.langdale-associates.com/czecho_2009/part_5/altar.htm

https://rachelsruminations.com/unesco-sites-in-the-czech-republic/

Localizzazione: REPUBBLICA CECA - KUTNÁ HORA. Cattedrale di Santa Barbara
Periodo artistico: 1905
Rilevatore: AC

SANZENO frazione BANCO (TN). Chiesa di Sant’Antonio abate con Ultima Cena, XIV secolo

La chiesa di Sant’Antonio, menzionata per la prima volta nel 1376, fu eretta nel centro dell’abitato di Banco, presso Sanzeno, probabilmente nel corso del XIV secolo, epoca a cui risalgono anche gli affreschi interni più antichi;
Danneggiata da un incendio e restaurata tra il 1537 ed il 1579, la chiesa venne pesantemente rimaneggiata nel 1922, con il prolungamento della navata a occidente mediante un avancorpo poco armonioso rispetto all’edificio gotico, e decorata nel 1938. Restaurata nel 2011.

Gli affreschi, dell’ultimo quarto del Trecento, sono attribuito al cosiddetto Maestro di Sommacampagna, l’artista Giovanni da Volpino (? – 1384/1389), frescante di origine lombarda.

L’Ultima Cena è purtroppo molto frammentaria.

 

Bibliografia:
Piccoli F.; Zanotti N., Il maestro di Sommacampagna – Vicende di una bottega itinerante tra Trentino, Lombardia e Veneto nel secondo Trecento, Nitida Immagine, Cles TN 2012

Immagine e info dalle schede del progetto: La memoria dei siti ecclesiastici della Val di Non, reperibile in:
http://www.centroculturaledanaunia.it/chiese-della-val-di-non

Localizzazione: SANZENO frazione BANCO (TN). Chiesa di Sant'Antonio abate
Periodo artistico: XIV secolo
Rilevatore: AC

PORTOGALLO – ÉVORA. Museu Nacional, Ultima Cena, 1530-37

Olio su tavola dipinto intorno al 1530-1537 da un ignoto maestro fiammingo ritenuto appartenente alla cerchia di Gerard David (1460-1523).
La tavola misura 75,7x 88 cm e fa parte della Pala d’altare/retablo che inizialmente doveva decorare la Cappella del Esporão della Cattedrale di Évora. I sei pannelli superstiti (Ultima cena, Prigione di Cristo, Cristo davanti a Pilato, Deposizione dalla croce, Resurrezione e Ascensione) sono attualmente conservati nel Museo.

In questa Ultima Cena, gli Apostoli sono seduti a un tavolo rettangolare con Cristo al centro. Due di loro sono seduti di fronte a Cristo e di spalle allo spettatore, distanziati tra loro in modo da poter vedere la parte centrale del tavolo; quello di sinistra si riconosce come Giuda per l’abito giallo e il sacchetto delle monete. Giovanni ha il capo appoggiata a Cristo. Sullo sfondo si intravede la parte superiore di case con profili fiamminghi. Il dipinto appare tagliato sul lato destro, perché oltre alla figura di Cristo decentrata, quella dell’apostolo all’estremità mostra solo parte del capo, delle braccia e della veste.

 

Immagine da Wikimedia

Info:
https://pt.wikipedia.org/wiki/Pol%C3%ADptico_da_Capela_do_Espor%C3%A3o

Localizzazione: PORTOGALLO – ÉVORA. Museu Nacional Frei Manuel do Cenáculo, Largo do Conde de Vila Flor
Periodo artistico: 1530-37
Rilevatore: AC

PORTOGALLO – VISEU. Museo Grão Vasco, Ultima Cena di Francisco Henriques, 1508-11

Francisco Henriques forse nacque nelle Fiandre e morì in Portogallo nel 1518 Il suo primo lavoro portoghese fu la pala d’ altare della Cappella Maggiore della cattedrale di Viseu, realizzata, probabilmente intorno al 1501-1506, nella sua bottega alla quale era giovane apprendista Vasco Fernandes o Grao vasco.
La pala d’altare, dipinta su legno delle Fiandre, era composta da 18 pannelli, di cui 14 conservati attualmente a Viseu e uno al Seminario di Coimbra. I temi rappresentati sono distribuiti in due serie, una relativa all’infanzia di Gesu (Annunciazione, Visitazione, Natività, Circoncisione, Adorazione dei Magi, Presentazione al tempio e fuga in Egitto) e l’altra che riguarda la Passione (Ultima Cena, Agonia di Cristo nell’orto degli ulivi, Bacio di Giuda, Crocifissione, Discesa dalla croce, Risurrezione, Ascensione e Pentecoste).

La tavola dipinta a olio che raffigura l’Ultima Cena è di legno di quercia e misura 131 x 81 cm.
Conservata al Museo Grão Vasco, numero inventario 2149.
In questo dipinto, Cristo e gli apostoli si raccolgono attorno ad una tavola circolare, sulla quale, oltre al pane e al vino, c’è un piatto con un uccello, al posto dell’agnello della tradizione ebraica. Gli errori anatomici, soprattutto l’evidente incapacità di rappresentare le figure di spalle, la povertà dello sfondo – una semplice tenda nera fiancheggiata da due finestre di cui una senza persiane – dimostrano il talento diseguale degli artisti che lavorarono a questa pala. Nonostante le carenze tecniche, è straordinario il modellato del mantello di Giuda, così come il rigore tecnico dimostrato nella rappresentazione di alcuni dettagli (la luce sul calice, i calici e il loro riflesso sulla tovaglia bianca).

 

Immagine da Wikimedia

Info:
https://artsandculture.google.com/asset/last-supper-vasco-fernandes/lQEDSIVCztdb9A?hl=it

Localizzazione: PORTOGALLO – VISEU. Museo Grão Vasco
Autore: Francisco Henriques
Periodo artistico: 1508-11
Rilevatore: AC

NOLI (Sv). Oratorio Sant’anna, con Ultima Cena.

Olio su tela di autore sconosciuto, rappresentante l’Ultima Cena.

L’oratorio di Sant’Anna è in piazza Giuseppe Ronco: La chiesa è ubicata nei pressi della Porta del Fossato, all’interno della cinta muraria nolese.
L’oratorio venne eretto a partire dal 1750 in sostituzione del precedente di più piccole dimensioni che sorgeva vicino al Vescovado.
La struttura è a navata unica con volta a botte e presbiterio con abside. Privo di affreschi, è decorato con stucchi e presenta sulle pareti laterali tre grosse tele per lato più una sopra l’altare maggiore, risalenti alla seconda metà del Settecento.
Sono presenti due crocefissi processionali, un gruppo ligneo di Anna e Gioacchino e la Vergine bambina e un Cristo Risorto. Lungo le pareti laterali corrono i seggi per i confratelli e sopra di essi le 14 stazioni della Via Crucis alternate a modellini in legno di barche.
La facciata esterna è incompiuta.
È sede dell’omonima Confraternita.

 

Localizzazione: Noli (SV) Oratorio di Sant'Anna
Fruibilità: Fruibilità: aperto tutti i giorni 8,30 – 12,30 – 15 – 19,00
Url: www.comunenoli.gov.it
Data ultima verifica: 15 settembre 2021
Rilevatore: Valter Bonello

MILANO. Biblioteca Capitolare, Ultima Cena del “Messale Nardini”, seconda metà XIV secolo

Il Messale ambrosiano, realizzato nel 1351-1400, è composto da 283 fogli di pergamena vergati in elegante gotica libraria, con due miniature a piena pagina (Gloria di Cristo e Crocifissione) e un centinaio di altre splendide miniature di diverse misure, con figure e ornamentazioni a motivi floreali.
Due note a penna citano la data 1462 e attestano l’appartenenza del Messale all’arcivescovo card. Stefano Nardini (1420 circa – 1484) che donò il manoscritto alla cattedrale milanese nel 1468.
Numero inventario Ms. II D-2.032

Una miniatura di capolettera raffigura un’Ultima Cena con gli Apostoli attorno a una tavola rotonda su cui c’è l’agnello, dei pani, una caraffa vitrea contenente il vino. Gesù sta dando il boccone a Giuda (Vangelo di Giovanni 13.26-8).

 

Immagine da:
https://www.cultura.trentino.it/Approfondimenti/Il-menu-dell-Ultima-Cena.-Il-pane-e-il-vino

Link:
https://manus.iccu.sbn.it//opac_SchedaScheda.php?ID=270429

Localizzazione: MILANO. Biblioteca Capitolare, Ultima Cena del “Messale Nardini”
Periodo artistico: seconda metà XIV secolo
Rilevatore: AC

GERMANIA – BERLINO. Chiesa di Zwingli con rilievo di Ultima Cena, 1908

La Chiesa, intitolata a Hans Zwingli (1484 – 1531, teologo e uno dei fondatori delle Chiese riformate svizzere) fu iniziata nel 1905 e inaugurata nel 1908, in stile neogotico. Tra il 1978 e il 1993 la chiesa non fu utilizzata per scopi ecclesiastici; dal 1993 al 1995 fu ristrutturata e riutilizzata dalla comunità evangelica. Nel 2006 fu fondata l’ associazione KulturRaum Zwingli-Kirche che ha creato nella chiesa un forum per l’arte, la cultura e la storia che offre agli artisti dei settori del cinema, della musica, della letteratura e delle arti visive l’opportunità di presentare le loro opere. La chiesa Zwingli è ora utilizzata sia dall’associazione KulturRaum Zwingli-Kirche che dalla parrocchia Boxhagen-Stralau.

Nel coro vi è l’altare, realizzato all’epoca della costruzione della chiesa, che presenta un rilievo con l’Ultima Cena, dove gli Apostoli sono interno ad un tavolo rettangolare. Cristo ha davanti a sé dei pani e un calice. Sulla tavola un’anacronistica fascia, o runner, con la Croce.

Immagine del 1933 da Wikimedia e da:
https://www.alamy.com/stock-photo-relief-of-the-last-supper-in-the-chancel-of-the-zwingli-kirche-church-48838674.html

Link:
https://de.m.wikipedia.org/wiki/Zwinglikirche_(Berlin)

Localizzazione: GERMANIA – BERLINO. Chiesa di Zwingli
Periodo artistico: 1908
Rilevatore: AC

GERMANIA – HAMLIN. Chiesa del Mercato di San Nicolai, con scultura di Ultima Cena, XVIII secolo

La Marktkirche St. Nicolai è una chiesa evangelica luterana nel centro della città vecchia, dedicata a san Nicola di Bari, vescovo di Myra nel IV secolo; il Santo era molto popolare nel Medioevo anche come patrono della navigazione. La denominazione della chiesa può essere probabilmente vista in connessione con la navigazione mercantile sul Weser. Sorta nel XII secolo e successivamente ampliata e ristrutturata; distrutta durante la seconda Guerra Mondiale, fu ricostruita a metà del secolo scorso.

Conserva, presso il pilastro di attraversamento nord-ovest, un pregevole pulpito e parte dell’altare maggiore, opere originali risalenti al 1768 del pittore e scultore danese Johann Georg Ziesenis (1716 – 1776, che si recò nel 1740 in Germania, e lavorò in varie corti, tra le quali quella di Hannover). I resti dell’altare maggiore barocco sono appesi nell’arco sinistro accanto al pulpito . Le figure rappresentano i quattro Evangelisti, Cristo e Dio Padre come creatori del mondo e il rilievo dell’Ultima Cena dell’ex predella. La Cena è di impostazione tradizionale, con gli Apostoli intono ad una tavola rettangolare e Cristo non al centro, ma spostato sulla destra.

 

Informazioni e immagini da:
https://www.marktkirche-hameln.de/

https://second.wiki/wiki/marktkirche_hameln

https://www.destimap.com/index.php?act=attraction&a=Marktkirche-Sankt-Nicolai%2C-Hameln%2C-Germany

Localizzazione: GERMANIA - HAMLIN. Chiesa del Mercato di San Nicolai
Autore: Johann Georg Ziesenis
Periodo artistico: XVIII secolo
Rilevatore: AC

FRANCIA – LE MANS. Cattedrale di San Giuliano, scultura di Ultima Cena, XVI secolo

 

La Cattedrale, iniziata dal vescovo Vulgrin nel 1060 e più volte ampliata e ricostruita, fu completata, nella sua forma attuale, verso il 1430 in stile romanico – gotico. Intitolata a “San Giuliano di Le Mans”, vescovo della città nel III secolo.

Gli stalli lignei del coro dei canonici, realizzati nel XVI secolo come indica il cartello nella chiesa, furono spostati nella sacrestia nel 1935: si sono conservate 50 sculture che illustrano episodi della Vita di Gesù. Tra esse la raffigurazione di un’Ultima Cena di impostazione tradizionale, con Cristo al centro del tavolo; Giuda a sinistra col sacchetto delle monete; in primo piano in basso un cagnolino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Immagini e link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Cattedrale_di_San_Giuliano_(Le_Mans)

https://manuelcohen.photoshelter.com

https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g187195-d5058176-Reviews-Cathedrale_de_Saint_Julien_de_Mans-Le_Mans_City_Le_Mans_Sarthe_Pays_de_la_Loire.html#/media-atf/5058176/?albumid=-160&type=0&category=-160

Localizzazione: FRANCIA - LE MANS. Cattedrale di San Giuliano
Periodo artistico: XVI secolo
Rilevatore: AC

FRANCIA – PARIGI. Chiesa di St. Etienne du Mont, con 2 vetrate con Ultima Cena, XVII e XIX secolo

L’edificio è situato nel quartiere latino, sul colle di Santa Genoveffa, che prende il nome dalla Santa che ivi morì e trovò sepoltura nel VI secolo. La storia della Chiesa di Santo Stefano del Monte è strettamente legata a quella dell’abbazia di Santa Genoveffa e della sua cappella per i laici. Nel 1222, il papa Onorio III autorizzò la fondazione di una chiesa autonoma parallela a quella abbaziale ma, insufficiente per la popolazione, fu ingrandita nel 1328. Nel XV secolo diventò necessaria la costruzione di un nuovo luogo di culto: il coro, in stile gotico fiammeggiante, fu terminato nel 1537; lo jubé venne costruito tra il 1530 e il 1535. La navata, in stile Rinascimento, non venne terminata prima del 1584. La prima pietra della facciata fu posta nel 1610 da Margherita di Valois e la chiesa venne consacrata nel 1626.
La chiesa fu restaurata da Victor Baltard tra il 1861 e il 1868, che ridonò alla facciata la bellezza primitiva con la ricostruzione delle statue distrutte durante la Rivoluzione.

La chiesa di Santo Stefano accoglie uno dei cicli di vetrate più completi tra quelli presenti nella città di Parigi, con opere che vanno dal XVI al XX secolo.
Nella galleria del chiostro, situata nel luogo in cui anticamente sorgeva un cimitero, e attuale accesso alla cappella del catechismo (edificata negli anni 1860 in stile neorinascimentale su progetto di Victor Baltard), vi è una collezione di 12 vetrate policrome (in origine 24) degli inizi del XVII secolo, realizzate con la tecnica di pittura su vetro trasparente, con una successiva cottura inforno. L’iconografia del ciclo è incentrata sulla presenza reale di Cristo nell’Eucaristia prefigurata dai fatti dell’Antico Testamento; particolare la vetrata in cui viene spiegato il riproporsi del sacrificio di Cristo ogni volta che viene celebrata la messa, con al centro Cristo spremuto nel torchio, dal quale esce il suo sangue.
La vetrata della finestra XII della galleria nord raffigura l’Offerta di Melchisedec e, al centro a sinistra l’Annunciazione (rifacimento moderno) e a destra l’Ultima cena, del primo quarto del XVII secolo. (Vedi immagine di un particolare in alto).


Nella Cappella di Santa Genoveffa, finestra XVIII, una vetrata realizzata nel laboratorio di Charles Champigneulle nel 1889 raffigura in basso l’Ultima Cena, in alto l’Apparizione di Cristo, il “Noli me tangere” e l’Incredulità di san Tommaso.

 

Immagini da:
https://www.patrimoine-histoire.fr/Patrimoine/Paris/Paris-Saint-Etienne-du-Mont3.htm

https://www.alamyimages.fr/photo-image-saint-etienne-du-mont-church-la-derniere-cene-paris-la-france-53191781.html?pv=1&stamp=2&imageid=45F9F16 (particolare)

https://www.patrimoine-histoire.fr/Patrimoine/Paris/Paris-Saint-Etienne-du-Mont2.htm

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Saint-Étienne-du-Mont

https://www.saintetiennedumont.fr/eglise/les-vitraux/&prev=search&pto=aue

Localizzazione: FRANCIA – PARIGI. Chiesa di St. Etienne du Mont
Rilevatore: AC

FRANCIA – LAON. Chiesa ex cattedrale di Nostra Signora, 2 vetrate con Ultima Cena, 1215 circa e 1888

La chiesa cattedrale della diocesi di Laon, città della storica regione della Piccardia, fu costruita tra il 1150 e il 1180 ed è una delle più importanti realizzazioni della prima fase dell’architettura gotica francese.
Con la soppressione, nel 1801, della diocesi di Laon e l’annessione del territorio di quest’ultima alla diocesi di Soissons, l’ex cattedrale è stata ridotta al rango di chiesa parrocchiale.

Nella parete di fondo dell’abside, a est, sotto un rosone, le tre finestre sono chiuse con vetrate policrome realizzate nel 1200 – 1215 circa e restaurate in seguito all’esplosione di una polveriera nel 1870. La finestra centrale, che è più ampia ed elaborata delle laterali, ha come soggetto la Passione di Cristo, narrata attraverso episodi che si leggono da destra a sinistra e dal basso verso l’alto. Le scene sono: l’Ingresso di Cristo in Gerusalemme (2 riquadri), l’Ultima Cena, la lavanda dei piedi (2 riquadri), Cristo e gli Apostoli nell’orto degli ulivi (2 riquadri), l’Arresto di Gesù, Cristo davanti a Caifa, la Flagellazione, la Salita al Calvario (2 pannelli), la Crocifissione, la Deposizione (2 pannelli), l’Apparizione di Cristo a Maria Maddalena (Noli me Tangere), le Sante nel sepolcro, Pietro e Giovanni presso la tomba, i Discepoli di Emmaus (2 riquadri), la Contemplazione dell’Ascensione (2 riquadri), l’Ascensione, Due Angeli turiferi.
L’Ultima Cena, in un pannello quadrilobato, presenta Gesù, con in mano un calice, a sinistra di un tavolo rettangolare e gli Apostoli affollati sulla destra, mentre Giuda è davanti al tavolo. Immagine in alto.

 


 

Invece la vetrata sul lato anteriore della navata sud della cattedrale fu realizzata nel 1888 dal pittore e restauratore di vetrate Adolphe Charles Edouard Steinheil (1850-1908) e presenta episodi della Passione e Risurrezione di Cristo. Tra essi, nel terzo tondo centrale dal basso, un’Ultima Cena con gli Apostoli schierati dietro un tavolo rettangolare.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Cattedrale_di_Laon

https://encyclopedie.picardie.fr/Les-vitraux-gothiques-de-la.html

Localizzazione: FRANCIA – LAON. Chiesa ex cattedrale di Nostra Signora
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – WINCHELSEA. Chiesa di San Tommaso, vetrata con Ultima Cena, 1929-31

La chiesa prende il nome da San Tommaso martire (Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury, assassinato nella sua stessa cattedrale nel 1170). La prima menzione documentata della chiesa di San Tommaso a Old Winchelsea risale al 1215. Dopo le inondazioni nel corso del secolo, la città originale di Winchelsea fu ricostruita nell’entroterra. Una nuova chiesa fu costruita vicino al centro; i lavori iniziarono nel 1288 per realizzare una magnifica chiesa gotica, con presbiterio e coro, due cappelle laterali, una torre centrale, transetti e una grande navata. Si ritiene che la navata sia stata incendiata dai francesi nel XIV secolo. All’inizio del XIX secolo la chiesa era diventata così fatiscente da essere dichiarata “quasi inadatta al culto pubblico”, ma i lavori di restauro iniziarono nel 1850.

Le belle vetrate delle finestre furono progettate e create da Douglas Strachan, nato ad Aberdeen nel 1875, che si era affermato come ritrattista e illustratore, prima di dedicarsi al lavoro in vetro. Famoso all’epoca, visitò per la prima volta Winchelsea durante una vacanza con la famiglia nella zona nel 1928, quando le finestre della chiesa erano in gran parte di vetro semplice e, poco dopo, ricevette l’incarico da Lord Blanesburgh.
Le finestre della Chiesa si dividono in tre distinti gruppi: quelle all’estremità orientale, direttamente davanti al visitatore che entra nell’edificio, quelle sul lato sud, nella cappella di San Nicola, a destra del visitatore e quelle sul lato nord, nella Cappella della Madonna, a sinistra. I primi due gruppi fanno parte del dono iniziale di Blanesburgh.

Il tema della finestra di destra del lato est è la Morte e Resurrezione di Cristo. La composizione centrale rappresenta la Crocifissione, con in basso l’Ultima Cena. A sinistra c’è il Battesimo di Cristo e a destra Cristo che appare a Maria nell’orto.

 

Immagini da:
https://www.alamyimages.fr/angleterre-east-sussex-winchelsea-eglise-de-st-thomas-le-martyr-vitrail-representant-la-cene-image387349500.html?pv=

Link:
https://winchelsea-icklesham-churches.org.uk/winchelsea/stained-glass-by-douglas-strachan/

https://historicengland.org.uk/services-skills/education/educational-images/st-thomas-the-martyr-church-winchelsea-10173

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – WINCHELSEA. Chiesa di San Tommaso
Autore: Douglas Strachan
Periodo artistico: 1929-31
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – CONWY. Chiesa di Santa Maria e tutti i Santi, vetrata con Ultima Cena, 1889

La chiesa della città gallese sorge sul sito della chiesa dell’abbazia cistercense di Aberconwy, fondata nel 1172. L’Abbazia fu trasferita nel 1283 sul monte di Maenan per consentire di costruire la città e il castello per Edoardo I. St. Mary divenne la chiesa parrocchiale. Rimangono parti di mura dei secoli XII e XIII; la torre e il transetto sud sono del XIV secolo; l’edificio fu completato nel XV secolo.

Una trifora della parete nord del coro presenta la raffigurazione dell‘Ultima Cena. Cristo e i discepoli seduti intorno alla mensa mentre Cristo benedice il pane e il vino. Pietro e Giovanni ai lati di Cristo. Giuda è sullo sfondo in alto a destra.
La vetrata fu realizzata dalla ditta/studio Mayer & Co. nel 1889.

 

Immagine da:
http://stainedglass.llgc.org.uk/object/1716

Info:
https://churchheritagecymru.org.uk/church-heritage-record-st-mary-and-all-saints-conwy-2059

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – CONWY. Chiesa di Santa Maria e tutti i Santi
Periodo artistico: 1889
Rilevatore: AC

ISRAELE – GERUSALEMME. Chiesa dell’Assunzione o Tomba di Maria Vergine, con Ultima Cena, 2001

La Chiesa dell’Assunzione di Maria, più conosciuta come la Tomba di Maria Vergine, è una chiesa di Gerusalemme, posta ai piedi del monte degli Ulivi.
Sulla cripta del IV secolo furono successivamente edificate varie chiese, l’ultima distrutta nel 1187. Oggi è rimasta solo la cripta, a cui si accede per una lunga scalinata.
È proprietà comune dei cristiani greco-ortodossi e armeni.

Tra le varie opere che sono conservate nella chiesa, il dipinto su legno raffigurante l’Ultima Cena eseguito nel 2001 dall’artista armeno Andranik Avetisyan (nato nel 1968 a Gyumri).
L’opera è una copia del Cenacolo di Leonardo.

 

Immagine da
https://www.alamyimages.fr/photo-image-jerusalem-la-peinture-de-la-derniere-cene-par-artiste-andranik-2001-sur-le-bois-dans-l-eglise-orthodoxe-tombe-de-vierge-marie-85271049.html

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_dell%27Assunzione_di_Maria_(Gerusalemme)

Localizzazione: ISRAELE – GERUSALEMME. Chiesa dell'assunzione o Tomba di Maria Vergine
Autore: Andranik Avetisyan
Periodo artistico: 2001
Rilevatore: AC

ANDRIA (BT). Cripta/chiesa rupestre della Santa Croce ai Lagnoni con Ultima Cena, XV secolo

La cripta-lavra (lavra/laura indica un’organizzazione monastica del cristianesimo orientale di età bizantina) si trova appena fuori dall’abitato in una zona ricca di cavità naturali. Con un avancorpo murario d’accesso, la cripta è interamente scavata nella roccia tufacea e si presenta con un’architettura interna di tipo basilicale, con tre navate sostenute da quattro pilastri naturali che terminano in una quarta navatina trasversale contenente l’altare ed un’abside semicircolare.

Gli affreschi che la ornavano si sono ben conservati, dipinti in più strati sovrapposti databili dal XI al XVI secolo, e sviluppano un progetto iconografico di stile/linguaggio bizantino. Restaurati nel 1980.
Nell’atrio, a sinistra entro un archivolto, è affrescato un Cristo Crocifisso, con la Vergine sorretta da due pie donne da un lato, e san Giovanni Evangelista dall’altro; nell’arco d’accesso della cripta vi sono resti di un’Annunciazione e, più avanti, delle figure dei santi Dorotea e Leonardo di Noblac (o Basilio). Sul secondo pilastro la figura del beato papa Urbano V e le teste dei santi Pietro e Paolo. Seguono i riquadri della Invenzione/ritrovamento della Vera Croce con sant’Elena e Costantino. Questi affreschi sono stati fatti risalire alla metà del XV secolo.
L’architrave dell’abside che chiude la navata destra riporta le figure dei Quattro Evangelisti; la parete di fondo contiene un’altra Crocifissione iconograficamente simile a quella precedente. Queste pitture sono di più difficile datazione, presumibilmente tra XIV e XVI secolo.
Una fascia decorativa comprendente quattro tondi ove sono raffigurati pontefici e vescovi, è affrescata sull’intradosso dell’arco di comunicazione fra la navata destra e quella centrale e sembra opera di mano assai vicina a quella della storia dell’Invenzione della Croce.

Navata centrale, arco trionfale: Vi sono rappresentate quattro scene evangeliche: le due superiori si estendono anche alle pareti di fianco, e le inferiori appaiono troncate dal taglio per l’ampliamento del presbiterio. Le scene sono:
– In basso a destra Crocifissione (interrotta dall’apertura dell’arco).
In alto a destra Ultima Cena (che continua sulla parete laterale destra).
– In basso a sinistra Annunciazione (sono ancora visibili l’Angelo e in parte la Vergine).
– In alto a sinistra Scena non più leggibile ove si distinguono confusamente molte figure attorno al Cristo, forse lavanda dei piedi.

Nell’intradosso dell’arco tra la navata centrale e quella a sinistra sono raffigurate due scene dall’iconografia inconsueta, del XV secolo: la Creazione di Eva e il Peccato Originale, di fronte secondo la curva dell’arco; limitate e divise da due frammentarie figure affrescate alla loro base, l’una da una fascia bianca, l’altra da una zona più riccamente decorata a figurazioni geometriche.
Nella navata sinistra, sulla parete di fondo dell’abside si conserva un affresco gravemente danneggiato, che rappresenta il Cristo fra i santi Pietro e Paolo.
Per approfondire vedasi anche l’allegato pdf nella Bibliografia.

Andria- Ultima Cena – rielaborazione grafica

L’Ultima Cena presenta alcune particolarità estremamente rare e interessanti:

a) la scena si svolge su due pareti perpendicolari: l’arco trionfale, con Gesù e otto Apostoli, e la parete destra su cui sono dipinti gli altri quattro Apostoli.

b) il tavolo è rettangolare ma Gesù è posto all’estremità sinistra; l’iconografia orientale della posizione del Cristo si trova con la raffigurazione di tavole a ferro di cavallo.

c) La figura di Giuda è dallo stesso lato degli altri Apostoli, ma è al terzo posto dal Cristo dopo Giovanni e Pietro. Si riconosce perché manca dell’aureola e indossa solo una tunica grigia.

d) Gli Apostoli non sono seduti, ma in piedi, sembrano in attesa di ricevere il boccone dal Cristo: potrebbe essere la raffigurazione dell’Istituzione dell’Eucaristia?

e) Pietro ha in mano un oggetto che sembra un bastone, ma ci sono segni di ridipinture. Come in altre Cene, potrebbe invece essere una chiave, suo oggetto caratterizzante. A riprova che potrebbe mancare la parte superiore della chiave (anello),  sotto la mano si scorgono i segni del pettine o mappa.

f) Gli Apostoli tengono in mano un oggetto preso dalla tavola: vasi, coltelli, brocche, piatti…
Non è chiara la motivazione di questa iconografia.

 

Bibliografia:
Benedettelli M.; Lovecchio M., Santa Croce in Andria- Salvaguardia, recupero, tutela, Regione Puglia,
reperibile sul web in:
http://www.pugliadigitallibrary.it/item.jsp?id=809&locale=it_IT

Nicolamarino F.; Lambo A.; Giorgio A., Santa Croce in Andria- Notizie storiche e ipotesi di restauro, Ediz. curata dai “Centri culturali Jannuzzi”, Tip. D. Guglielmi, Andria, 1981
reperibile sul web in:
https://www.andriarte.it/Biblioteca/SCroce-NicolamarinoLamboGiorgio/SCroceNicolamarinoLamboGiorgio-index.html e pagine successive

 

Immagini da:
https://www.andriarte.it/SantaCroce/arco_trionfale_ultima_cena.html

 

Info
https://eremos.eu/index.php/puglia/

https://www.andriarte.it/SantaCroce/documenti/SCroce-IacoboneDiTriaTondolo.html

https://www.videoandria.com/santa-croce-giuseppe-brescia/

Localizzazione: ANDRIA (BT). Cripta/chiesa rupestre della Santa Croce ai Lagnoni
Periodo artistico: XV secolo
Rilevatore: AC

IRAN – ISFAHAN. Chiesa di Betlemme/Bedkhem, con Ultima Cena, XVII secolo

È una chiesa apostolica armena situata nel quartiere di Julfa. Fu fatta costruire da un mercante armeno di nome Khaje Petros nel 1627.
Conserva 72 dipinti parietali raffiguranti la vita di Gesù, eseguiti da artisti armeni e disposti su due file: in quella inferiore sono in sequenza, invece nella fila superiore ogni dipinto è in una cornice separata.

La raffigurazione dell’Ultima Cena è tradizionale, con gli Apostoli intorno ad una tavola rettangolare e Giuda a destra in primo piano con il sacchetto delle monete.

 

Immagine da:
https://www.alamy.com/stock-photo-armenian-apostolic-church-mural-the-last-supper-bethlehem-church-or-90888939.html

Link:
https://en.wikipedia.org/wiki/Bedkhem_Church

Localizzazione: IRAN – ISFAHAN. Chiesa di Betlemme/Bedkhem
Autore: ignoto
Periodo artistico: XVII secolo
Rilevatore: AC

TORINO. Parrocchia di Sant’Ignazio di Loyola, con 2 Ultime Cene.

Nella chiesa sono presenti due raffigurazioni dell’Ultima Cena:
– una come scultura lignea posta sotto l’altare,
– l’altra come riproduzione fotografica posta sulla parete sinistra.

Fruibilità: durante le celebrazioni religiose.

Info:
Via Monfalcone, 150 – 10136 Torino – Tel. 011 3290305 – parr.santignazio@diocesi.to.it

 

Localizzazione: Torino, via Monfalcone, 150
Fruibilità: Durante le celebrazioni religiose
Data ultima verifica: 21 agosto 2021
Rilevatore: Valter Bonello

CIVIDALE DEL FRIULI (Ud), fraz. Rualis, Chiesa di San Giorgio in Vado, con Ultima Cena

 

L’ex monastero di San Giorgio storicamente documentato già agli inizi del XIII secolo. Situato a sud-ovest di Cividale del Friuli, sulla sponda sinistra del fiume Natisone, a ridosso di in un punto strategico, l’attraversamento del fiume (guado) e all’esterno della cinta muraria della città ducale.
A noi è giunto l’impianto, seppur modificato, di quello che doveva essere prima un monastero femminile osservante la Regola di Sant’Agostino e soppresso nel 1432, poi un convento francescano dell’ordine dei Frati Minori Osservanti fino al 1769, data in cui termina la vita religiosa dell’area che diventa successivamente proprietà privata nel 1796.
Il complesso oggi conserva la chiesa conventuale e parte degli edifici monastici nel corso dei secoli rimaneggiati e suddivisi tra varie proprietà. E’ riconoscibile la struttura antica del chiostro anche se manca il lato ovest. La chiesa è la parte del complesso meglio conservata, con palinsesti di affreschi che si collocano tra il XIII e il XVII secolo.
La chiesa monastica, ad aula unica con presbiterio, cappella laterale (sacrestia) e tetto a capanna, è la parte del complesso meglio conservata, con palinsesti di affreschi che si collocano tra il XIII e il XVII secolo.
Una rara iconografia, unica in Friuli il Martirio di San Thomas Becket, è stata attribuita ad un aiuto molto vicino a Vitale da Bologna, databile al XIV secolo. Allo stesso secolo appartengono le pitture murali appartenenti al cosiddetto “Secondo Maestro di Rualis” raffigurano: un’Annunciazione; un San Giorgio ed il drago molto lacunoso; una Trinità di cui rimane soltanto il volto del Dio padre; una Maddalena portata in cielo dagli angeli; una Madonna in trono con Bambino e Santi.
All’interno di un altare tardo seicentesco è collocato un affresco di altissima qualità la Madonna dell’Umiltà, databile agli inizi del XV secolo.
Di particolare interesse una Dormitio Virginis (morte della Madonna) duecentesca collocata al di sotto dello strato raffigurante il Martirio di San Thomas Becket e due affreschi, databili tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo, di rara iconografia di ambito tedesco, l’eucharisticher Schmerzensmann (Cristo eucaristico). Si tratta della testimonianza più antica, fino ad ora accertata, della presenza di tale tema in Friuli.
Sono presenti affreschi anche nell’oratorio annesso alla chiesa, raffiguranti le Storie della vita di Cristo con un’Ultima Cena, datata all’inizio del XIII secolo, è ora collocata agli inizi del XIV secolo, vicina stilisticamente agli affreschi messi in luce in facciata nell’estate del 2005, riconducibili anch’essi all’inizio del Trecento e raffiguranti un San Giorgio e la principessa ed una Crocifissione (la facciata così affrescata è una delle più antiche della Regione).
L’episodio dell’Ultima Cena rappresenta il momento del tradimento svelato. Il dipinto segue il racconto del Vangelo di Giovanni: vi si nota, l’apostolo appoggiato sul petto di Cristo, che è collocato al centro della mensa. Lo affiancano gli altri discepoli che “si guardano gli uni con gli altri” (Gv. 13, 33); due in particolar modo, alla sinistra del Cristo, alzano il dito indice interrogandosi su chi possa essere il traditore. I commensali sono collocati dietro ad una mensa di forma rettangolare, seguendo il modello occidentale, ricca di oggetti tra i quali si distinguono un’angastara ed un versatoio ligneo. Si contraddistingue nella scena la figura di Giuda, isolato ed inginocchiato davanti alla mensa, che con una mano prende il pane dal piatto e con l’altra regge la borsa dei denari.
Tra il corpus di pitture murali compaiono anche alcune testimonianze cinquecentesche e seicentesche, di particolare interesse le figure di Profeti nelle lunette, assegnabili al XVI° secolo.
Nel presbiterio, sotto il pavimento attuale, è stata messa in luce l’abside della chiesa antica con pavimento in cocciopesto e la base dell’altare. A lato del muro sud dell’abside, all’interno del campanile, antico passaggio che collegava il chiostro alla chiesa, è stata rinvenuta la sepoltura privilegiata in uso prima alle badesse e poi ai frati minori. Nella cappella adiacente alla chiesa, trasformata poi in sacrestia è stato messo in luce un pavimento in coccio pesto, della stessa tipologia del precedente, e anche qui una base di un altare antico. Dello stesso coccio pesto ci sono lacerti visibili anche sotto il pavimento dell’aula.

Bibliografia:
La chiesa di San Giorgio in Vado a Rualis – Le pitture murali (secoli XIII-XV), di Cristina Vescul.
La chiesa di San Giorgio in Vado a Rualis (Cividale del Friuli) rappresenta un autentico scrigno di storia ed arte fino ad ora poco conosciuto. Al suo interno si conserva un ricco apparato decorativo con importanti testimonianze della pittura friulana dei secoli XIII, XIV e XV: la cultura figurativa bizantineggiante della Dormitio Virginis, una delle più alte attestazioni della pittura del patriarcato d’Aquileia al tempo di Bertoldo di Andechs (1218-1251); il linearismo dei dipinti dei primi decenni del Trecento in facciata, messi in luce di recente; il Martirio di San Thomas Becket, con una forza espressiva, caratteristica della produzione artistica di Vitale da Bologna, a Rualis bene interpretata da un suo stretto collaboratore; il vitalismo brillante dei registri superiori della navata, opera di una bottega che propone in maniera ancora vivace il linguaggio del maestro bolognese; la dolcezza e la maestria pittorica della tardogotica Madonna dell’Umiltà.
Questa pubblicazione analizza gli aspetti iconografici, stilistici e tecnici di tali pitture, proponendo numerosi confronti nell’ambito dell’attività artistica di età medioevale, e costituisce l’occasione per approfondire e riflettere nuovamente, anche alla luce di recenti scoperte, sulla pittura dei secoli di maggiore splendore del patriarcato d’Aquileia.
Editore: Forum, Udine, 2010
formato: cm 17×24 – pagine: 160 – immagini: b/n e col.
ISBN: 978-88-8420-637-4

Vedi:
https://www.archeocartafvg.it/portfolio-articoli/cividale-del-friuli-ud-fraz-rualis-chiesa-san-giorgio-vado/

Localizzazione: Cividale del Friuli, fraz. Rualis
Autore: ignoto
Periodo artistico: XIII sec.
Data ultima verifica: 13/08/2021
Rilevatore: Feliciano Della Mora

PRIMIERO SAN MARTINO DI CASTROZZA, municipio di TONADICO (TN). Chiesa dei SS. Vittore e Corona, con Ultima Cena, prima metà XIII secolo

Tonadìco, comune autonomo fino al 31 dicembre 2015, è uno dei cinque municipi che compongono il comune di Primiero San Martino di Castrozza.

La piccola chiesa (75 mq), risalente al secolo XI, costruita sul colle che sovrasta l’abitato di Tonadico, fu dedicata ai Santi Vittore e Corona, patroni di Feltre, poiché in età medievale la città apparteneva alla Diocesi Feltrina.
La chiesa è citata in documenti archivistici solo a partire dal 1344. Venne ristrutturata nel Cinquecento, con l’apertura delle finestre ad arco gotico e il rifacimento del portale e del campanile. La semplice facciata presentava un grande affresco, ormai scomparso, raffigurante san Cristoforo.

Fino ai primi anni novanta del secolo scorso nell’interno della chiesa erano solo visibili la decorazione dell’abside e qualche quadro affrescato sulle pareti dell’aula. Nel 1994 i primi saggi scoprirono sotto l’intonaco delle pareti interne un ciclo di affreschi medievali. Nel 1999, dopo il risanamento esterno delle murature, venne avviata la campagna restauro della decorazione da parte dell’Ufficio Beni storico – Artistici della Provincia di Trento. Tolto lo scialbo delle murature, si presentò una situazione complessa data dalla presenza di un unitario ciclo pittorico medievale e della successiva sovrapposizione di numerosi riquadri a carattere devozionale di varie epoche. Alcuni di questi sono stati staccati e sono conservati a Tonadico nella Cappella di Santa Maria Maddalena a Palazzo Scopoli, mentre altri sono stati lasciati in situ per il pericolo di perdite irreversibili. Tale soluzione ha comunque permesso di dare continuità di lettura al ciclo originario.

Il ciclo medievale con le scene della vita di Cristo, che interessa l’intero registro superiore delle pareti dell’aula, inizia dall’arco santo e si concludeva probabilmente nel catino absidale, con una scena oggi ricoperta da ben quattro strati pittorici successivi. Proprio sui pennacchi dell’arco santo è infatti raffigurata l’Annunciazione. Sotto all’Arcangelo la decorazione originale (forse un elaborato fregio vegetale come quello che si è conservato a destra, sotto la Madonna) è coperta dallo stemma con trifoglio della Famiglia Scopoli che nel 1577 commissionò la ridipintura dell’abside. La sottostante mutila iscrizione ricorda l’autore di questi affreschi: Girolamo Dal Zocco detto Zigantello di Pordenone, migrato nel Feltrino nella seconda meta del ‘500. Nell’abside sono dipinte la Morte di Maria compianta dagli Apostoli, la sua Incoronazione; i piccoli ma delicati quadri con le scene del martirio dei santi Vittore e Corona, nonché una fascia con mascheroni e scritte frammentarie.
Nelle zone dell’abside dove è caduto l’intonaco cinquecentesco si individuano gli strati decorati sottostanti tra questi si riconosce il più antico, affine per composizione e stesura a quello delle pareti laterali. Su uno strato successivo si vedono alcuni piedi, appartenenti con ogni probabilità agli Apostoli disposti nella tradizionale sequenza a schiera.
Nella parete meridionale prosegue il ciclo con l’abbraccio tra Maria ed Elisabetta, o Visitazione, racchiuso tra variopinte architetture turrite. Un imponente edificio in pietra, forse a indicare Betlemme, separa la scena della successiva Natività, che risente di modelli orientali, miscelati a scelte di stampo occidentale. La successiva scena dell’Annuncio ai Pastori è interrotta dalla finestra aperta in tempi successivi; segue quindi l’Adorazione dei Magi, impostata secondo l’antico schema di radici greco – orientali.
Nel registro inferiore della parete si dispiega una battaglia tra due opposte schiere di cavalieri, muniti di armature, scudi, alabarde e stendardi dipinti con particolare cura. La scena è di difficile interpretazione, potendosi trattare di un episodio biblico, anche se non si può escludere sia un incitamento per i cavalieri cristiani a combattere in difesa della fede e a partecipare alla crociata, oppure (come vorrebbe una tradizione orale) di una testimonianza della presenza di Corrado da Primiero alla prima crociata.
Il ciclo di episodi cristologici prosegue in controfacciata con la Presentazione di Gesù al Tempio e all’anziano sacerdote Simeone. L’altra scena, oltre il motivo decorativo a racemi, raffigura un lacunoso Battesimo di Cristo. Nel registro inferiore della parete un Giudizio universale in cui campeggia l’Arcangelo Michele che, munito di bilancia, pesa le anime dei defunti, determinandone così il destino eterno; egli e accompagnato da un piccolo diavolo in attesa di impossessarsi di un peccatore. Dal luogo del giudizio, i dannati sono condotti da diavoli verso la montagna dell’Inferno, al cui interno è rappresentata la mostruosa figura di Satana sul trono, che regge sulle ginocchia l’Anticristo del quale e rimasta solo la testa. Nella bassa fascia sopra il portale di accesso, alcune figurette nude si fanno strada attraverso le fiamme del “fuoco purgatorio”. Le anime purificate vengono quindi accolte nel seno dei Patriarchi – Abramo, Isacco e Giacobbe – antica raffigurazione del Paradiso. Questa movimentata scena indica un momento specifico della riflessione della cristianità sull’Aldilà: tra il XII ed il XIII secolo, infatti, la chiesa mise a punto il concetto del Purgatorio.
Sulla parete nord, per illustrare i miracoli di Cristo fu scelta la scena della Resurrezione di Lazzaro di cui rimangono minimi frammenti.
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Più leggibile l’episodio successivo che descrive l’Entrata di Cristo in Gerusalemme. La contigua Ultima Cena mostra una tavola riccamente imbandita con alzate colme di pesci, vasi, coltelli e numerosi pani di forme diverse, tra cui il caratteristico “bretzel” di tradizione locale. Ai due capi della mensa apparecchiata sono disposte le figure di Cristo, seduto su un ricco sedile con cuscino, ed i piedi poggiati su un secondo cuscino, e di san Pietro, apparentemente librato a mezz’aria a causa delle difficoltà dell’artista a rendere la prospettiva. Dietro il tavolo si assiepa la serie, ora incompleta, degli Apostoli, quello che allunga la mano a prendere il boccone probabilmente è Giuda.
Lo schema qui adottato rispecchia da vicino l’Ultima Cena dei mosaici di San Marco a Venezia, databile alla meta del XII secolo, che rielabora elementi di provenienza bizantina, orientale e occidentale, distinguendosi per l’adozione del tavolo rettangolare in luogo delle allora più consuete forme a sigma o circolare.
Una particolarità importante è la raffigurazione di alcune forchette ad uno o due rebbi. Una delle più antiche raffigurazioni di questo utensile che sembra sia stato importato in Italia dall’impero bizantino e poi da lì diffuso in tutta Europa.

Le ultime scene del ciclo sono compresse per mancanza di spazio e oggi leggibili in modo molto frammentario, anche a causa del riquadro di San Vittore a cavallo sovrapposto in epoca successiva. Si intuiscono la Crocifissione, della quale rimane un solo braccio del Cristo e la scena delle Marie al sepolcro, identificabile grazie alla presenza dell’Angelo benedicente seduto su una pietra, con alle spalle il sepolcro.

Anche questa parete era probabilmente interessata da altri affreschi medievali nel registro inferiore, oggi irrimediabilmente perduti. Il restauro ha invece riportato in luce uno strato successivo, con due immagini caratterizzate da cornice a festoni vegetali e sfondi risolti con campiture colorate: una Santa Martire e una  Sacra Conversazione dai tratti popolareschi.

Laura Dal Prà, sulla base di dati stilistici di confronti figurativi, ipotizza la datazione di questo ciclo alla prima meta del Duecento. Si tratta probabilmente dell’opera di un artista itinerante di formazione veneta, affiancato da uno o più aiutanti. Gli affreschi son realizzati con un lavoro rapido ma preciso, che si avvale di poche terre non elaborate, stese con pennellate accostate su un intonaco non lisciato. Le figure sono costruite con una plasticità appiattita, con grande stilizzazione degli arti e delle vesti, descritte con pieghe irreali e geometriche.

 

Bibliografia:
Brunet E. (a cura di), La chiesa di San Vittore a Tonadico – Storia Arte Restauri, Soprintendenza per i Beni Culturali – PAT Trento e Cooperativa di ricerca TeSto, Trento 2017

Immagini da
http://tecnoilluminazione.it/projects/view/19

Info e testo in parte tratto da:
http://www.parrocchieprimierovanoi.it/parrocchie/parrocchia-a/chiesetta-san-vittore-a-tonadico/

Localizzazione: PRIMIERO SAN MARTINO DI CASTROZZA, municipio di TONADICO (TN). Chiesa dei SS. Vittore e Corona
Periodo artistico: prima metà XIII secolo
Rilevatore: AC

CONTÁ, frazione CUNEVO (TN). Chiesa di San Lorenzo, con frammenti di Ultima Cena di G. e B. Baschenis, 1490

La chiesa, di cui non si conosce con esattezza la data di costruzione, è stata eretta sui resti di una precedente cappella, di cui sono state trovate alcune tracce nel corso dei lavori di restauro eseguiti fra il 1993 e il 1994. La prima menzione della Chiesa risale al 1327.
Nel corso del XVI secolo ha subito vari rifacimenti. Il portale presenta un motivo decorativo in rilievo con motivi floreali e punte di diamante, l’architrave riporta la data del rifacimento del 1559.
La chiesa doveva possedere un ampio apparato decorativo dei pittori di Averara, purtroppo occultati quando, nel corso del XVI secolo, la volta attuale sostituì quella romanica; una parte di essi fu scoperta nel 1923.
Grazie al restauro del 1994 sono stati portati in luce altri frammenti di decorazione pittorica, tra essi un‘Ultima Cena con un lacerto di iscrizione che reca la data 1490 e la firma di uno degli esecutori: Giovanni (Johanes) Baschenis.

Purtroppo della Cena sono rimasti solo, oltre al frammento dell’iscrizione, una parte del volto del Cristo e la testa di un Apostolo. Questo ciclo di affreschi dei fratelli Baschenis ricorda quello della chiesa di Sant’Udalrico di Corte Inferiore di Rumo.

 

Immagine da:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/3775755/Baschenis+G.-Baschenis+B.+%281490%29%2C+Frammento+di+Ultima+Cena+2-2

Info da
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Lorenzo_(Contà)

Localizzazione: CONTÁ, frazione CUNEVO (TN). Chiesa di San Lorenzo
Autore: G. e B. Baschenis
Periodo artistico: 1490
Rilevatore: AC

CAMPODENNO, frazione Segonzone (TN). Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, con Ultima Cena dei Baschenis

E’ ricordata in un documento del 1485, ma è sicuramente più molto più antica. Nella prima metà del XX secolo ha subito un radicale intervento di restauro. Essa fu tutta affrescata dai fratelli Giovanni e Battista Baschenis, della nota famiglia di pittori di Averara, in provincia di Bergamo, che tre la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500, affrescarono diverse chiese nel Trentino occidentale. L’attribuzione ai Baschenis è attestata dalla firma leggibile presso la finestrella di destra: “Johannes Battista Consanguinei de Averara”.
La sua navata è rettangolare e larga, l’abside semicircolare con due finestre strombate. Al centro della calotta è dipinta la Maiestas Domini con i simboli dei quattro Evangelisti ed i quattro maggiori dottori della Chiesa: Ambrogio, Agostino, Girolamo e Gregorio Magno. Nel cilindro absidale sono dipinti i dodici Apostoli, ciascuno dei quali reca un versetto del Credo scritto in caratteri gotici. L’arco che separa l’abside dalla navata è diviso in otto riquadri, ognuno dei quali riporta un profeta, ritratto in mezza figura. Sul frontone è affrescata l’Annunciazione, ed accanto alla Vergine, in un altro scomparto, san Bartolomeo e santa Maddalena, mentre sulla parete attigua san Sisto in abiti pontificali e santa Caterina con la ruota e la palma del martirio. Sul lato opposto si possono notare san Nicolò con il pastorale ed un libro recante tre mele, san Floriano che spegne un fuoco, san Fabiano col triregno.

A metà della parete di sinistra è rappresentata l’Ultima Cena, con uno sviluppo in lunghezza di oltre quattro metri, nello stile tipico dei Baschenis, in parte lacunosa.

In fondo alla navata una Madonna coronata che mostra al Bambino una mela.
La chiesetta appartenne per molti secoli alla comunità dei fedeli di Segonzone, fino alla metà dell’800, quando fu eretta la nuova chiesa parrocchiale in comunione con i vicini di Lover. Cessato di servire al culto dei fedeli, fu acquisita dai conti Khuen di Castel Belasi. Dal 2000 è proprietà del Comune di Campodenno.

 

Immagine da:
https://stock.adobe.com/it/

Info:
https://www.comune.campodenno.tn.it/Territorio/Visita-Campodenno/Cosa-puoi-visitare/Chiesetta-SS.-Filippo-e-Giacomo-a-Segonzone

Localizzazione: CAMPODENNO, frazione Segonzone (TN). Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo
Autore: famiglia Baschenis
Periodo artistico: fine XV - inizio XVI secolo
Rilevatore: AC

CAMPITELLO DI FASSA (TN). Chiesa dei SS. Filippo e Giacomo, con frammento di Ultima Cena, XIV secolo

Le prime notizie della Chiesa sono del 1245. Ha subito vari rimaneggiamenti e restauri nel corso dei secoli e l’intervento più importante ci fu quando venne completamente ricostruita nel 1525 in stile gotico.
Nel 1958 alcuni lavori hanno scoperto la presenza di affreschi medievale sulle pareti laterali della navata.
Rimane solo un frammento di un’Ultima Cena, risalente al 1370-1380 e attribuito al “Maestro di Sant’Urbano”, con le figure di due Apostoli.

 

Immagine da Wikimedia

Info:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_dei_Santi_Filippo_e_Giacomo_(Campitello_di_Fassa)

Localizzazione: CAMPITELLO DI FASSA (TN). Chiesa dei SS. Filippo e Giacomo
Periodo artistico: XIV secolo
Rilevatore: AC

BORGO VALSUGANA (TN). Eremo di San Lorenzo, con Ultima Cena, XIV secolo

L’eremo di San Lorenzo, sorge a 1.185 m di quota sul monte Armentera, in un probabile luogo di culto paleocristiano. La sua fondazione è molto antica, come testimonia un affresco venuto alla luce a causa di un fulmine che nel 1977 si abbatté sulla chiesetta: sotto le immagini di un’Ultima Cena del XIV secolo è ora visibile un volto in stile romanico che ha permesso la datazione dell’eremo intorno al 1200.
Il romitorio attuale venne invece realizzato alla fine del Trecento per volontà di Siccone II di Caldonazzo Castronovo che, secondo la leggenda, fece un voto per essersi salvato durante un incidente di caccia proprio sull’Armentera. Il primo eremita di cui si ha notizia risale al 1451, mentre l’ultimo lasciò San Lorenzo nei primi anni del 1800.
La chiesetta è formata da un’aula rettangolare con soffitto e pavimento in legno; mentre il tetto è ricoperto per metà da scandole e per metà di lamiera per permettere la raccolta dell’acqua piovana in un pozzo.

Le pareti interne conservano pregevoli affreschi risalenti ad almeno sei epoche diverse. Dei primi del Trecento sono  un Martirio di San Lorenzo, sulla parete sud; una Madonna in trono con Bambino in mezzo a due santi ed un’Ultima Cena, su quella nord.
Verso la metà del Trecento, a seguito di un ampliamento della chiesa, sulla parete nord e parte di quella ovest fu eseguito un nuovo ciclo con scene del Martirio di San Lorenzo: sono sette riquadri, tutti riconducibili all’iconografia del Santo che, specialmente in quello del suo supplizio sulla graticola, raggiungono una qualità artistica assimilabile alla scuola giottesco-padovana.
Di un periodo successivo (tra la fine del XIV e l’inizio del XV) è il Santo con barba e bastone, probabilmente san Giacomo maggiore, che si trova sulla parete sud seppure notevolmente rovinato.
L’ultimo periodo di affreschi interessa la zona absidale, con un’Annunciazione datata 1523 che occupa gli spazi laterali ed una Trinità con i simboli dei quattro Evangelisti al centro.
Dell’altro importante ciclo di affreschi della metà del XIV secolo che decorava la facciata esterna rimangono solo i frammenti pittorici di una Crocifissione.

L’Ultima Cena è ricca in particolari ed espressività degli Apostoli, allineati tutti da un lato del tavolo con Gesù al centro, tranne Giuda, più piccolo e dall’altra parte, iconografia comune all’epoca. Sulla tavola ciotole con pesci (?), bicchieri e pani.

 

Immagini da:
http://terre-alte.blogspot.com/2011/04/eremo-di-s-lorenzo-sullarmentera.html

Info
https://eremos.eu/index.php/trentino-alto-adige/

Localizzazione: BORGO VALSUGANA (TN). Eremo di San Lorenzo
Periodo artistico: XIV secolo
Rilevatore: AC

DENNO (TN). Chiesa di San Pietro, con Ultima Cena dei Baschenis, fine XV secolo

L’edificio è citato per la prima volta in un atto di investitura del 1477, ma è probabilmente più antico. Tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo si segnala un intervento di risanamento delle strutture murarie con il quale le decorazioni furono coperte da uno strato di intonaco con superficie finita con scialbo di calce di cui si conservano alcune porzioni negli angoli sud-est e nord-est.
Gli affreschi vennero scoperti nel 1907 durante alcune operazioni di manutenzione in cui venne rimosso lo strato di calce.
Negli anni ’70 del secolo scorso fu ricostruita l’abside e l’ingresso venne spostato nella posizione attuale. Gli affreschi sono stati restaurati nel 2018.
Le vicende costruttive della chiesa hanno portato alla scomparsa di buona parte dell’originario apparato pittorico in essa custodito, del quale rimangono purtroppo solo testimonianze lacunose.
Sulle pareti della navata si intravedono affreschi di fine quattrocento, probabilmente opera di Giovanni e Battista Baschenis. Le decorazioni raffigurano un’Ultima Cena ed alcuni Profeti sulla parete destra; una Crocifissione, altri Profeti ed i santi Giovanni Battista e Caterina, sulla parete sinistra.

L’Ultima Cena, che presenta caratteristiche simili ad altre dipinte dai Baschenis, purtroppo  manca di tutta la parte inferiore con la tavola e delle figure degli Apostoli alle estremità.

 

Immagine da:
http://www.giorgiagentiliniarchitetto.com/chiesa-di-san-pietro-a-denno-trento/

Localizzazione: DENNO (TN). Chiesa di San Pietro
Autore: famiglia Baschenis
Periodo artistico: fine XV secolo
Rilevatore: AC

RONCEGNO TERME (TN). Eremo di Santa Brigida con Ultima Cena, XIV secolo

Della chiesetta di Santa Brigida e della sua canonica (ex eremo) si hanno notizie a partire dal XVI secolo in seguito alle visite pastorali dei vescovi di Feltre, per quanto la recente e casuale scoperta sulla parete laterale  di un affresco dell’Ultima Cena induca a retrodatare le sue origini di almeno duecento anni.

Gli affreschi frammentari e stratificati rinvenuti nel 2001 lungo la parete sinistra del presbiterio, databili a partire dal XII-XIII secolo, certificano che la parte più antica dell’edificio debba risalire almeno a quella data. La dedicazione della chiesa sarebbe dunque non a Santa Brigida di Svezia (1303-1373), ma a Santa Brigida d’Irlanda (452 circa-524 circa).
In ogni caso, dalla metà del  inizi del Settecento, la canonica, ora sede di un’accademia di musica, è stata abitualmente utilizzata come romitorio da uno o più eremiti.
La piccola chiesa, ad un’unica navata, presenta due cappelle presbiteriali, una dedicata alla Madonna e l’altra a sant’Antonio da Padova; mentre, al centro, l’altare maggiore è sovrastato da una pala raffigurante la Santa assieme alla Madonna.

Nel 2001 il parroco Don Minati scoprì casualmente un affresco; l’intervento della Provincia, con i restauri operati da Enrica Vinante, portò alla luce un’Ultima Cena, purtroppo frammentaria, che gli esperti fanno risalire al XIV secolo.

Info e immagini da
https://eremos.eu/index.php/trentino-alto-adige/

http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=6269
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Brigida_(Roncegno_Terme)

Localizzazione: RONCEGNO TERME (TN). Eremo di Santa Brigida
Periodo artistico: XIV

BREZ (TN). Chiesa di Santa Maria Ausiliatrice, con Ultima Cena, XVIII secolo


La chiesa parrocchiale è stata costruita tra il 1965 e il 1966 su disegno dell’architetto Dario Segna. L’interno è molto caratteristico, dominato da geometrie asimmetriche e giochi di luce. Nell’abside è appeso un crocifisso ligneo policromo di ambito tedesco, risalente al XVI secolo, proveniente dall’antica chiesa pievana di San Floriano, così come le tele settecentesche raffiguranti i dodici Apostoli visibili nella cappella laterale sinistra.

Il dipinto posto in controfacciata, raffigurante l’Ultima Cena, risalente al XVIII secolo, è attribuito a Leopold Schöpfer. L’iconografia è tradizionale, con gli Apostoli intorno ad un tavolo rettangolare.

 

Immagine e info dalle schede del progetto: La memoria dei siti ecclesiastici della Val di Non, reperibile in:
http://www.centroculturaledanaunia.it/chiese-della-val-di-non

Localizzazione: BREZ (TN). Chiesa di Santa Maria Ausiliatrice
Autore: Leopold Schöpfer
Periodo artistico: XVIII secolo
Rilevatore: AC

ARCO, frazione Prabi (TN). Eremo di San Paolo, con Ultima Cena, XIII-XIV secolo

L’eremo si raggiunge con un ripido sentiero, partendo dalla strada che unisce Ceniga a Prabi, sulla destra del fiume Sarca.
La consacrazione dell’altare è documentata il 9 aprile 1186. La costruzione è molto semplice, realizzata in una nicchia sotto una roccia strapiombante che funge anche da parete e in parte da volta della chiesa, costituita da un’unica aula e della stanza attigua, un tempo riservata agli eremiti. L’edificio, che ha una facciata asimmetrica a due spioventi, è elevato su di una scalinata in pietra con16 gradini e preceduto da un piccolo sagrato; il portale centinato in conci di pietra a vista è sormontato da una finestrella cruciforme.

Sia la facciata che il fianco destro, a strapiombo sulla valle, sono ricoperti da affreschi del “maestro di Ceniga”, attivo in Trentino tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo. La stessa mano ha rivestito integralmente anche l’interno dell’aula. Nel 1950 il Comune di Arco, attuale proprietario, operò un radicale restauro a cura della Provincia Autonoma di Trento, che portò alla luce i bellissimi affreschi dedicati all’Ultima Cena sulla parete sinistra, mentre su quella destra ci sono gli episodi della lapidazione di santo Stefano e la conversione di san Paolo.
La Cena raffigura gli Apostoli con Cristo al centro, dietro una tavola rettangolare.

 

Immagini da
https://www.gardaoutdoor.blog/trekking/eremo-di-san-paolo-ad-arco-di-trento

http://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g670770-d4037786-Reviews-Eremo_di_San_Paolo-Arco_Province_of_Trento_Trentino_Alto_Adige.html#/media-atf/4037786/113134404:p/?albumid=-160&type=0&category=-160

Info:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=88209

Localizzazione: ARCO, frazione Prabi (TN). Eremo di San Paolo
Periodo artistico: XIII-XIV secolo
Rilevatore: AC

MINTURNO (LT). Chiesa di San Pietro, Ultima Cena, XVI secolo

 

La chiesa fu edificata per volontà di papa Leone III intorno al IX secolo, rimaneggiata nel XII secolo e di nuovo nel corso del XVI e del XVIII, quando, pur mantenendo la sua conformazione medioevale, fu arricchita internamente con decorazioni barocche.
A metà delle navatelle, due cappelle laterali barocche decorate con stucchi e marmi intarsiati, ciascuna delle quali presenta una cupoletta; in quella di destra, già del Santissimo Sacramento, vi è una tela raffigurante l’Ultima Cena di un allievo della scuola di Andrea Sabatini da Salerno (1480 – 1545).

In alto, Dio Padre è circondato da candide nubi e da angeli in atteggiamenti molto dinamici e avvolti da soffici panneggi; al centro Cristo, benedicente istituisce l’Eucaristia. Gli Apostoli, raffigurati a gruppi di tre come nel cenacolo leonardesco, mostrano eccitazione. La scena è all’interno di una stanza chiusa che, attraverso aperture, lascia intravedere il paesaggio limitrofo.

Immagini da:
https://www.tuttogolfo.it/notizie/arte-e-cultura/citazioni-del-cenacolo-del-refettorio-milanese-di-santa-maria-delle-grazie-nelle-opere-darte-presenti-nel-nostro-territorio/

https://www.facebook.com/gariglianounfiumedistoria/photos/a.101923028205055/183725460024811/?type=3

Localizzazione: MINTURNO (LT). Chiesa di San Pietro
Autore: scuola di Andrea Sabatini da Salerno
Periodo artistico: XVI secolo
Rilevatore: AC

MATELICA (MC). Chiostro del Convento di San Francesco, con Ultima Cena di S. De Magistris, 1569

Sul sagrato, a destra, c’è l’entrata del chiostro dove, nella parete del corridoio di sinistra, si apre una Cappella di metri 5 per 3,75.
Giovanni Petronio di Pesaro, Commissario pontificio, fece affrescare da Simone De Magistris la cappella, il cui ciclo pittorico si compone di 15 riquadri, due dei quali perduti per caduta d’intonaco, che rievocano la Passione di Cristo.
Le scene occupano il soffitto e le pareti laterali, quella di fondo presenta una grande Crocifissione.

Nel soffitto, a destra di chi entra, nella lunetta ottagonale, la scena dell’Ultima Cena/ Istituzione dell’Eucaristia. Il tendaggio sullo sfondo, di color rosso mattone, incombe sulla piccola raffigurazione che è invece molto espressiva nei volti e nel movimento dei personaggi. Al centro della tavola c’è Gesù, intorno ci sono dieci Apostoli, davanti, in primo piano, girati di spalle, gli altri due, tra essi Giuda, e la figura del traditore è sinuosa e contorta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo il terremoto del 1997, la Chiesa era stata restaurata e riaperta al pubblico nel 2016, soltanto pochi mesi prima della scossa del 24 agosto che la danneggiò gravemente. Le strutture murarie e le opere d’arte sono state messe in sicurezza o, quando possibile, spostate in altra sede.
La Chiesa è tuttora inagibile, compreso il Chiostro e la Cappella affrescata.

Altre Cene del De Magistris a San Ginesio vedi scheda e a Sarnano vedi scheda.

 

Bibliografia:
SABATTINI T., Un’enigmatica cappella in San Francesco di Matelica, Matelica 1969.
SABATTINI T., Chiesa e Chiostro di S. Francesco in Matelica, Fabriano 1979.

Immagini d a:
http://www.itcmatelica.it/p12.htm

http://www.leandrodiletti.altervista.org/Fotografi_amici_33.htm

Localizzazione: MATELICA (MC). Chiostro del Convento di San Francesco
Autore: Simone De Magistris
Periodo artistico: 1569
Rilevatore: AC

SARNANO (MC). Pinacoteca Civica, Ultima Cena di Simone De Magistris, 1607

Olio su tela firmato e datato sul cartiglio in basso a destra (oggi parzialmente leggibile, “SIMON … PINGEBAT”) dal pittore Simone De Magistris (Caldarola, 1538 circa – 1613).

Gli Apostoli sono intorno alla mensa riccamente imbandita, in primo piano Giuda, di spalle, con abito giallo e sacchetto delle monete alla cintura.
Grandi colonne sullo sfondo e figure di servitori con vassoi pieni di cibo. In baso a a sinistra, oggi parzialmente tagliata, la figura di un mendicante che allude al dovere cristiano della carità.

Altre Cene del De Magistris a San Ginesio, vedi scheda e a Matelica, vedi scheda.

 

Immagini da Wikimedia e da:
https://teafonzi.it/ultima-cena-de-magistris/

Link:
https://www.sarnanoturismo.it/la-pinacoteca-musei-civici/

https://youtu.be/BxygUqCYyaM

Localizzazione: SARNANO (MC). Pinacoteca Civica
Autore: Simone De Magistris
Periodo artistico: 1607
Rilevatore: AC

AUSTRIA – MELK. Abbazia benedettina, salterio con miniatura di Ultima Cena, 1255-1260

Salterio di Würzburg, codice n° 1903 (1858, 1833,-).
Al folio 11v, una miniatura con Ultima Cena.

Nove Apostoli sono affollati dietro e a fianco del Cristo, invece Giuda sta davanti mentre riceve un boccone e un diavoletto sta per entrare in lui.
Sul tavolo, un pesce, un pane e mezzo, un grosso bretzel o pretzel, un coltello impugnato da un Apostolo.

 

Immagine e info da:
https://manuscripta.at/melk/img/19/1903/011v_c.jpg

https://manuscripta.at/melk/inv1/

Localizzazione: AUSTRIA – MELK. Abbazia benedettina
Periodo artistico: 1255-1260
Rilevatore: AC

AUSTRIA – SANKT FLORIAN. Abbazia di San Floriano, miniatura di Ultima Cena, 1175-1199

 

Stift Sankt Florian, un complesso monastico che sorge presso Linz, fu fondato nel 1071 dall’allora vescovo di Passau, Altmann, e affidato ai canonici agostiniani.

La sua ricca biblioteca conserva una Bibbia manoscritta risalente al 1175/99.
Inventario: Cod III 208.
Nel folio 156r una miniatura di Ultima Cena con solo sei Apostoli a fianco di Gesù, dietro la tavola, che porge un boccone a Giuda, inginocchiato davanti. Sulla tavola ci sono tre calici, un pane, un bretzel o pretzel e un coltello. .

 

Link
http://www.stift-st-florian.at/stift-st-florian/stiftsbibliothek/kataloge-und-veroeffentlichungen.html

https://cdm15734.contentdm.oclc.org/digital/collection/HMMLClrMicr/id/5411

https://olivierbauer.files.wordpress.com/2015/01/bretzel_cene_sanktflorian.jpg

Localizzazione: AUSTRIA – SANKT FLORIAN. Abbazia di San Floriano
Periodo artistico: 1175-1199
Rilevatore: AC

RUSSIA – RYAZAN. Ultima Cena di A. Mironov, 2019

 

Questa Ultima Cena è stata dipinta nel 2019.
Olio su tela (80 × 130 cm) dall’artista Andrey Nikolaevich Mironov, nato nel 1975 a Ryazan, nella Russia Occidentale, dove vive e lavora.

 

Immagine da:
http://artmiro.ru/photo/religija_zhanrovaja_kartina/tajnaja_vecherja/4-0-786

Autore: Andrey Nikolaevich Mironov
Periodo artistico: 2019
Rilevatore: AC

RUSSIA – RYAZAN. Ultima Cena di A. Mironov, 2009

 

Questa Ultima Cena fu dipinta nel 2009.
Olio su tela (95 x 200 cm) dall’artista Andrey Nikolaevich Mironov, nato nel 1975 a Ryazan, nella Russia Occidentale, dove vive e lavora.

 

Immagine da:
http://artmiro.ru/photo/religija_zhanrovaja_kartina/fotografija_1/4-0-34

Autore: Andrey Nikolaevich Mironov
Periodo artistico: 2009
Rilevatore: AC

SPAGNA – SOLSONA. Museo Diocesano e Regionale di Solsona, Ultima Cena, XV secolo

Dipinto a tempera su tavola. (115 x 327 x 8,5 cm) della predella di una grande pala d’altare, del secondo quarto del XV secolo; presumibilmente proviene dalla chiesa di Santa Constança de Linya a Navès (in Catalogna).
Il dipinto è attribuito a Jaume Ferrer I (o a Pere Teixidor).

In questa Santa/Ultima Cena la figura centrale di Cristo condivide una mensa con gli Apostoli ed è presente l’insolita figura della Maddalena.
Spiccano i dettagli nelle stoviglie, in particolare i piatti sono copie della serie “Ave Maria” prodotta dalla manifattura di ceramica di Manises, attiva all’epoca in cui questa tavola fu dipinta.

Immagine e info da:
https://visitmuseum.gencat.cat/ca/museu-diocesa-i-comarcal-de-solsona/objecte/sant-sopar-de-l-esglesia-de-santa-constanca-de-linya

https://museusolsona.cat/visita/edat-mitjana/gotic/16-2/

https://www.alamy.it/

Localizzazione: SPAGNA – SOLSONA. Museo Diocesano e Regionale di Solsona
Periodo artistico: XV secolo
Rilevatore: AC

MALLES (BZ), fraz. BURGUSIO. Chiesa di Santo Stefano con affresco dell’Ultima Cena

Sul ripido pendio montano che sovrasta Burgusio, frazione di Malles in alta Val Venosta si erge la chiesa dedicata a Santo Stefano.
Un primo convento benedettino era stato fondato tra il 1087 e il 1095 a Schuls, nel cantone dei grigioni, dai signori di Tarasp, tra cui Ulrich I vescovo di Coira.
Nel 1146 il convento venne trasferito nella località in cui si trova la chiesa di Santo Stefano, ma non essendo lo spazio idoneo venne nuovamente spostato nel 1149-1150 nell’area in cui oggi si trova la vicina Abbazia di Marienberg dalla quale dipende tuttora la chiesetta.
In occasione di interventi di restauro nel 1987/1989 sono stati scavati l’interno e le adiacenze della chiesa. Diversi oggetti recuperati indicano un’attività di insediamento nel sito che risale al Età del bronzo e del ferro, e che si estende anche al periodo romano e alla tarda antichità.
Sono state rinvenute diverse sepolture e individuate diverse fasi costruttive.
La datazione dell’edificio più antico è al V/VI secolo, un ampliamento avvenne nel VII secolo, datazione definita grazie ai resti di corredi funerari.
L’edificio della III fase risale al IX/X secolo o forse di poco più tardo e corrisponde sostanzialmente all’edificio attuale.
Nella zona dell’ingresso sud del coro era presente una cripta in laterizio con lastra di copertura (tomba a camera in pietra, utilizzata come cripta di famiglia con 8 sepolture di tradizione romanica), unica nel suo genere in Alto Adige. Complessivamente sono state ritrovate undici inumazioni. In una delle sepolture sono stati ritrovati elementi in ferro con decorazioni di tipo animalistico in agemina d’argento che decoravano la cintura porta spada dei guerrieri germanici e che sono stati datati a circa il 630-650. I reperti provenienti dalla chiesa di Santo Stefano sono conservati presso l’Abbazia ed in parte esposti nel Museo “Ora e Labora”.
E’ nell’ultima fase che la chiesa di Santo Stefano entrò in possesso dei Signori di Tarasp, una famiglia aristocratica molto importante della regione. Questi usarono la chiesa come centro del loro sviluppo regionale e per rafforzare il loro potere nell’Alta Val Venosta. In questo contesto la piccola chiesa di Santo Stefano costituì l’antenata dell’odierno monastero di Marienberg.
La chiesa è ad aula unica, con coro rettangolare. Nella navata di forma irregolare (lunga 9,20 a nord e 8,50 a sud per 5 metri di larghezza) è presente un secondo piano a soppalco in legno cui si accede da un ingresso che si raggiunge tramite una scala esterna e che si apre sul fianco, al di sopra dell’ingresso al piano terra. Il soppalco, oltre ad aumentare la capienza dell’edificio, dato che la piccola chiesa era situata su una nota via di pellegrinaggio, era forse utilizzato per ospitare i pellegrini per la notte.
Per quanto riguarda il cimitero accanto alla chiesa, sembra sia stato costruito in un’area in cui erano presenti rovine tardo romane, probabilmente contemporaneamente all’erezione della prima chiesa. Con i restauri il cimitero è stato risistemato ed è tuttora usato a servizio dell’Abbazia.

La piccola chiesa, poco appariscente, affascina per la sua età, la sua speciale architettura e soprattutto per gli affreschi risalenti al 1498 circa. Quello che è certo è che è una delle più antiche chiese dell’Alta Val Venosta.
Negli ultimi anni, su iniziativa dell’Abbazia di Marienberg, è stato avviato il restauro della chiesa, nel corso del quale sono stati riportati alla luce gli affreschi presenti all’interno. Il coro rettangolare risulta completamente affrescato così come la parte superiore della parete laterale nella quale si aprono gli ingressi.
Il ciclo di affreschi illustra episodi della vita di Cristo, dalla nascita alla sua ascensione, e della vita di Maria, dall’annunciazione alla sua morte circondata dagli apostoli. Il Santo Patrono e scene della Passione completano il ciclo. La rappresentazione della Passione è tipica di questa epoca artistica. Centrale nella parete di fondo del coro è la scena dell’incoronazione di Maria, circondata da Santo Stefano, San Lorenzo e San Cristoforo. Ai lati su un unico livello le figure dei quattordici santi ausiliatori. La maggior parte delle figure di altri santi sono identificate da iscrizioni. Nella volta sono raffigurate la visitazione, la nascita, l’epifania e la risurrezione di Cristo. La chiave di volta dipinta mostra il fazzoletto di Veronica.
Al di sopra dell’ingresso al piano superiore si trova un riquadro con la rappresentazione dell’Ultima cena. Come di consueto al centro si trova l’immagine del Cristo con San Giovanni. Attorno alla tavola rettangolare non particolarmente allungata, sono seduti gli apostoli, alcuni dei quali di schiena. In alcuni casi delle figure rimangono solo le aureole per i danni provocati probabilmente in occasione dell’ampliamento della sottostante apertura d’ingresso.
I restauri si sono conclusi alla fine del 2020 e dal 2021 la chiesetta è visitabile nel corso di visite guidate organizzate dall’Abbazia.

Fonti:
– Dal Ri Lorenzo. Testimonianze di edifici sacri di epoca carolingia e ottoniana nell’alta valle dell’Adige. Gli scavi di Castel Tirolo in Hortus Artium Medievalium Vol. 3 1997.
– Dietel Laganda Helene. Sulle tracce dell’arte romanica nel comune di Malles. Comune di Malles 2006
– Friedrich Verena. Abbazia dei Benedettini di Marienberg presso Burgusio. Kunstverlag Peda – Passau 2011
Frühe Kirchen im östlichen Alpengebiet Von der Spätantike bis in ottonische Zeit Band 1. München 2003. Verlag Der Bayerischen Akademie der Wissenschaften in Kommission Beim Verlag C.H.Beck München. Herausgegeben von Hans Rudolf Sennhauser
– Nothdurfter Hans Chiese del VII e VIII secolo in alto Adige in Brogiolo Gian Pietro (a cura di) Le Chiese rurali tra VII e VIII secolo in Italia Settentrionale. 8° Seminario sul Tardo Antico e l’Alto Medioevo in Italia Settentrionale. Garda 8-10 aprile 2000.
– Reuss, Oliver Markus. St. Stephan ob Burgeis nel contesto della costruzione di chiese medievali nella regione alpina
Wandel und Konstanz zwischen Bodensee und Lombardei zur Zeit Karls des Grossen Kloster St. Johann in Müstair und Churrätien. Hans Rudolf Sennhauser (Herausgeber) unter Mitarbeit von Katrin Roth-Rubi und Eckart Kühne. Tagung 13.–16. Juni 2012 in Müstair

Siti internet:
http://www.mals.it/it/
https://www.marienberg.it/it/home.html
https://www.vinschgerwind.it/zeitung-vinschgerwind-ausgaben/item/30243-kultur-sankt-stephan-marienberg-bilderzyklus

Galleria immagini, a cura di Marina Celegon:

Localizzazione: Malles (BZ). Burgusio. Ubicata nei pressi dell’Abbazia di Marienberg, Schlinig 1 39024 Malles BZ – Italia.
Periodo artistico: 1498
Fruibilità: E’ visibile all’interno solamente con visita guidata in giorni e orari definiti e con partenza dall’Abbazia di Marienberg (poco distante)
Data ultima verifica: 01/07/2021
Rilevatore: Marina Celegon

MALLES (BZ), fraz. LAUDES (LAATSCH) Parrocchiale di San Lucio di Coira (Hl. Luzius von Chur). Affresco dell’Ultima Cena di Hans (Johann Matthias) Peskoller o Pescoller (1873-1951 Welsberg) e collaboratori.

Laudes, frazione del comune di Malles (BZ) in Val Venosta, è situata all’inizio della Valle di Monastero. La prima citazione della località risale al 1160, anche se nell’area sono state ritrovate tracce risalenti all’età della pietra. L’antica chiesa di Laudes dedicata al vescovo e martire Lucio di Coira (in tedesco Luzi o Luzius von Chur) viene citata per la prima volta nel 1307, ma della stessa, le cui dimensioni dovevano essere piuttosto limitate e che nel tempo subì saccheggi e incendi, rimane oggi solo il campanile romanico.
San Lucio di Coira è stato un vescovo e martire svizzero, vissuto probabilmente tra il V e il VI secolo. Secondo un’altra tradizione Lucio sarebbe giunto in Rezia dalla natia Inghilterra intorno al II secolo. In Rezia, dove fu prima apostolo e poi vescovo, subì il martirio intorno all’anno 200, per volontà di un governatore pagano. Le sue spoglie furono sepolte nella cripta della chiesa di San Lucio a Coira, capitale del Cantone dei Grigioni e più antica città della Svizzera. Sulla sua tomba fu presto edificato un monastero intestato a suo nome. La cripta con reliquiario di epoca merovingia si è conservata pressoché intatta fino ai giorni nostri. Indagini recenti dimostrano che il santo visse quale eremita al Luziensteig (Grigioni), ma non si sa altro; reliquie del santo si trovano in molte chiese della diocesi di Coira e in alcuni monasteri. Il culto è attestato fin dall’VIII sec. e si estese alla diocesi del principe vescovo di Coira, della quale faceva parte anche il Tirolo.
Ai primi del ‘900 la vecchia chiesa venne ritenuta inadeguata e nel 1908 iniziò la costruzione della nuova chiesa dedicata a San Lucio di Coira che venne rapidamente completata e consacrata nel 1910. Alcuni giorni dopo la consacrazione il Santissimo venne trasferito dalla vecchia alla nuova chiesa. In seguito vennero trasferiti anche alcuni arredi sacri provenienti dalla vecchia chiesa che nel 1914 venne demolita.
La nuova chiesa parrocchiale di notevoli dimensioni, è un misto di elementi derivanti dall’arte gotica e romanica, con abside rotonda circolare, fonte battesimale laterale e facciata con ampio portale sovrastato da un rosone. Il campanile ha forma quadrata in basso e ottagonale nella parte superiore da cui parte il tetto a punta.
All’interno la chiesa venne dipinta a fresco dall’artista altoatesino Johann Peskoller. Sull’arco di trionfo situato sopra l’altare maggiore si riconoscono raffigurazioni delle opere di misericordia. Nel coro a destra una grande raffigurazione della nascita di Cristo e, a sinistra, un’ampia scena di Crocifissione. Al di sopra dell’altare maggiore si estende un’ampia raffigurazione dell’Ultima cena. Il Cristo in piedi al centro è colto nel momento della benedizione del pane e del vino. La maggior parte degli apostoli sono in piedi, tutti rivolti verso il Cristo, mentre Giuda è ritratto senza aureola e in disparte.
L’altare maggiore (risalente al 1770) vede al centro una pala d’altare con la lapidazione di San Lucio ed ai lati statue dorate dei santi Florino, Severino, Cesario e Giovanni Nepomuceno. Al di sopra nel capitello l’incoronazione di Maria. Le vetrate delle finestre del coro mostano Cristo a Emmaus e la Sacra famiglia, quelle nella navata una serie di santi a coppie. Gli altari laterali, il grande crocifisso ed altre statue risalgono all’epoca di edificazione della chiesa o sono successive.
Nella chiesa è esposta una accurata copia della “Maria Lactans” risalente al 1300, l’oggetto più prezioso di proprietà della parrocchia. L’originale è custodito altrove per motivi di sicurezza. Dalla vecchia parrocchiale proviene un fonte battesimale romanico con una decorazione a fiori di giglio. L’organo, proveniente anch’esso dalla vecchia parrocchiale, venne costruito nel 1860 da Josef Aigner (Schwaz/Tirolo).
In occasione dei 100 anni dalla costruzione la chiesa è stata oggetto di restauri.

Johann Matthias Pescoller fin dai primi anni del 1900 operò come affrescatore e restauratore con base a Bolzano. Sue opere a fresco, e opere da lui restaurate si trovano nelle limitrofe zone montane tra l’Alto Adige e il Veneto. La famiglia Pescoller ha continuato lungo le generazioni nella tradizione e gestisce tuttora un noto laboratorio di restauro a Bolzano.

Fonti:
Paulmichl Andreas. Le chiese e le cappelle della parrocchia di Laudes. Laudes 2010.
Siti internet:
http://www.glorie.at/kuenstlerspuren.html
http://www.mals.it/it/
https://www.vivosuedtirol.com/it/regioni-vacanza/val-venosta/malles/laudes/
https://it.wikipedia.org/wiki/Lucio_di_Coira
http://www.santiebeati.it/dettaglio/80300

Galleria immagini, a cura di Marina Celegon:

Localizzazione: Malles (BZ)
Autore: Johann Matthias Pescoller
Periodo artistico: XX sec.
Data ultima verifica: 07/07/2021
Rilevatore: Marina Celegon

RUSSIA – VELIKIJ NOVGOROD. Riserva museale statale unita di Novgorod, icona di Ultima Cena, XV secolo

 

Dipinto a tempera su gesso e tela (24 x 19 x 0,3 cm), del XV secolo.
Inventario numero 4189023

L’icona è a doppia faccia (“tablet”). L’Ultima Cena si trova in alto a sinistra, a destra la Lavanda dei piedi. In basso la Preghiera nei Getsemani e il Tradimento di Giuda. Sul retro sono raffigurate altre quattro tappe della Passione.

Entrò nel museo dal vecchio deposito diocesano di Novgorod, dove fu trasferita nel 1913. Durante la guerra contro Napoleone, fu evacuata; tornò a Novgorod nel 1945.

Fino al 1998 la città si chiamava solo Novgorod (città nuova).
Il museo (Новгородский государственный объединённый музей-заповедник, Novgorod State Integrated Museum Reserve) conserva molte opere d’arte.

 

Immagine da:
https://novgorod-iss.kamiscloud.ru/entity/OBJECT/102035?index=130&paginator=entity-set&entityType=ALBUM&entityId=5132663&attribute=objects

Localizzazione: RUSSIA - VELIKIJ NOVGOROD. Riserva museale statale unita di Novgorod
Periodo artistico: XV secolo
Rilevatore: AC

RUSSIA – VELIKIJ NOVGOROD. Riserva museale statale unita di Novgorod, icona di Ultima Cena, XVIII secolo

 

L’icona (76 x 56,5 x 3 cm) è dipinta a tempera su legno con base in gesso e tela (pavoloka).
Inventario numero 4194886

Ricevuta nel 1961 dalla Chiesa dell’Assunta di Korostyn, distretto di Shimsky, regione di Novgorod.

Fino al 1998 la città si chiamava solo Novgorod (città nuova).
Il museo (Новгородский государственный объединённый музей-заповедник, Novgorod State Integrated Museum Reserve) conserva molte opere d’arte.

 

Immagine da:
https://novgorod-iss.kamiscloud.ru/entity/OBJECT/109693?query=%D1%82%D0%B0%D0%B9%D0%BD%D0%B0%D1%8F

Localizzazione: RUSSIA - VELIKIJ NOVGOROD. Riserva museale statale unita di Novgorod
Periodo artistico: XVIII secolo
Rilevatore: AC

RUSSIA – VELIKIJ NOVGOROD. Riserva museale statale unita di Novgorod, Ultima Cena in Icona con Scene evangeliche, XIV-XV secolo

 

L’icona (158 x 128 x 3 cm) è dipinta a tempera su legno con base in gesso e tela (pavoloka).
Realizzata a Novgorod tra la fine del XIV e il primo terzo del XV secolo.
Inventario numero 4188231.
Entrata nel Museo di Novgorod negli anni ’20 del Novecento, proveniente dalla Chiesa dei SS. Boris e Gleb a Plotniki. Durante la guerra contro Napoleone fu evacuata; tornò a Novgorod nel 1945.

L’icona è dipinta con 25 scene della Vita di Cristo, su 5 file di cinque riquadri ciascuna.
Il riquadro centrale della seconda fila illustra l’Ultima Cena con gli Apostoli attorno a una tavola semicircolare.

Fino al 1998 la città si chiamava solo Novgorod (città nuova).
Il museo (Новгородский государственный объединённый музей-заповедник, Novgorod State Integrated Museum Reserve) conserva molte opere d’arte.

 

Immagine da:
https://novgorod-iss.kamiscloud.ru/entity/OBJECT/101267?page=2&exposition=208&index=58

Localizzazione: RUSSIA - VELIKIJ NOVGOROD. Riserva museale statale unita di Novgorod, Ultima Cena in Icona con Scene evangeliche
Periodo artistico: XIV - XV secolo
Rilevatore: AC

RUSSIA – VELIKIJ NOVGOROD. Riserva museale statale unita di Novgorod, Ultima Cena in Icona con Crocefissione, XVI-XVII secolo

 

L’icona (185,3 x 152,5 x 5 cm) con al centro la Crocifissione contornata da scene evangeliche, dipinta a tempera su legno con base in gesso e tela (pavoloka). Realizzata a Pskov alla fine del XVI secolo, – inizi del XVII.
Inventario numero 4190721

Entrata nel Museo di Pskov negli anni ’20 del Novecento proveniente dalla Chiesa di San Nicola Taumaturgo. Durante la guerra controo Napoleone, fu portata in Germania, dopo essere ritornata attraverso il Fondo del Museo nel 1948, finì nel Museo di Novgorod.

La raffigurazione dell’Ultima Cena si trova sul lato destro, la seconda dall’alto.

Fino al 1998 la città si chiamava solo Novgorod (città nuova).
Il museo (Новгородский государственный объединённый музей-заповедник, Novgorod State Integrated Museum Reserve) conserva molte opere d’arte.

 

Immagine da:
https://novgorod-iss.kamiscloud.ru/entity/OBJECT/105583?page=5&exposition=208&index=206

Localizzazione: RUSSIA - VELIKIJ NOVGOROD. Riserva museale statale unita di Novgorod, Ultima Cena in Icona con Crocefissione
Periodo artistico: XVI - XVII secolo
Rilevatore: AC

RUSSIA – VELIKIJ NOVGOROD. Riserva museale statale unita di Novgorod, icona di Ultima Cena in legno scolpito, XIX secolo

 

L’icona (11,3 x 22,3 x 1,5 cm) è scolpita su legno.

Realizzata nell’Ottocento, donata al Museo da un privato nel 1965.
inventario numero 4196169

Fino al 1998 la città si chiamava solo Novgorod (città nuova).

Il museo (Новгородский государственный объединённый музей-заповедник, Novgorod State Integrated Museum Reserve) conserva molte opere d’arte.

 

Immagine da:
https://novgorod-iss.kamiscloud.ru/entity/OBJECT/111486?query=%D1%82%D0%B0%D0%B9%D0%BD%D0%B0%D1%8F

Localizzazione: RUSSIA - VELIKIJ NOVGOROD. Riserva museale statale unita di Novgorod, icona di Ultima Cena in legno scolpito
Periodo artistico: XIX secolo
Rilevatore: AC

RUSSIA – VELIKIJ NOVGOROD. Riserva museale statale unita di Novgorod, Ultima Cena in bronzo, copia del Cenacolo di Leonardo, XIX secolo

 

Placchetta, fusione in rame (11×17 cm);
Inventario numero 4195042

Pervenuta al Museo dalla proprietà della chiesa soppressa della foce del distretto di Mstinsky nel 1961.

Fino al 1998 la città si chiamava solo Novgorod (città nuova).

Il museo (Новгородский государственный объединённый музей-заповедник, Novgorod State Integrated Museum Reserve) conserva molte opere d’arte.

 

Immagine da:
https://novgorod-iss.kamiscloud.ru/entity/OBJECT/109846?query=%D1%82%D0%B0%D0%B9%D0%BD%D0%B0%D1%8F

Localizzazione: RUSSIA - VELIKIJ NOVGOROD. Riserva museale statale unita di Novgorod, Ultima Cena in bronzo
Periodo artistico: XIX secolo
Rilevatore: AC

RUSSIA – VELIKIJ NOVGOROD. Riserva museale statale unita di Novgorod, Ultima Cena di J. Repin, 1903

 

Olio su tela (63 x 104 cm) dipinto nel 1903 del pittore russo Jlya Repin (1844-1930).
Inventario numero 4203816. Entrato nel Museo di Novgorod nel 1948.

Fino al 1998 la città si chiamava solo Novgorod (città nuova).

Il museo (Новгородский государственный объединённый музей-заповедник , Novgorod State Integrated Museum Reserve) conserva molte opere d’arte.

 

Immagine da
https://novgorodmuseum.ru/

Localizzazione: RUSSIA - VELIKIJ NOVGOROD. Riserva museale statale unita di Novgorod , 1903
Autore: Jlya Repin
Periodo artistico: 1903
Rilevatore: AC

CESENA (FC). Abbazia di Santa Maria del Monte, Ultima Cena di A. Pettinari, 1984

 

L’abbazia benedettina, che risale al secolo XI, conserva nella cripta un dipinto del 1984 di Alfredo Pettinari (nato a Tavazzano LO, nel 1952).

 

Immagine da :
http://www.abbaziadelmonte.it/monastero

Localizzazione: CESENA (FC). Abbazia di Santa Maria del Monte
Autore: Alfredo Pettinari
Periodo artistico: 1984
Rilevatore: AC

TAVAZZANO CON VILLAVESCO (LO). Chiesa di San Giovanni battista, Ultima Cena di A. Pettinari, 2004

 

Nell’abside della chiesa, dipinto su tela di 800 x 180 cm.

Il pittore Alfredo Pettinari è nato a Tavazzano nel 1952.

 

Immagine da:
http://www.ultimacenapettinari.com/index-2.html

Localizzazione: TAVAZZANO CON VILLAVESCO (LO). Chiesa di San Giovanni battistaPettinari, 2004
Autore: Alfredo Pettinari
Periodo artistico: 2004
Rilevatore: AC

PIEVE DI TECO (IM). Museo Diocesano di Arte Sacra “Alta Valle Arroscia”, Ultima Cena di D. Piola, 1649

 

Olio su tela del 1649 di Domenico Piola (1628-1703).
Il dipinto, già nella parrocchiale di Pieve di Teco, poi nel Museo Diocesano di Albenga, è stato riportato a Pieve nel nuovo Museo.
L’opera è stata esposta a Genova alla mostra “Domenico Piola 1628-1703 – Percorsi di pittura barocca”: la prima esposizione monografica dedicata al poliedrico artista genovese, dal 12 ottobre 2017 al 7 gennaio 2018.

Il Museo è nato dalla volontà del Comune di Pieve di Teco e della Diocesi di Albenga che hanno destinato a sede museale il complesso monumentale dell’ex chiesa della Madonna della Ripa che è stato all’origine della realtà religiosa e abitativa della cittadina. Gran parte delle opere esposte provengono dalla parrocchia di San Giovanni Battista; l’apertura del Museo ha permesso di riportare a Pieve una serie di dipinti di grande valore fra cui l’Ultima Cena del Piola.

 

Immagine da
https://www.riviera24.it/2017/08/genova-chiede-a-pieve-di-teco-lultima-cena-di-piola-disco-verde-ma-con-una-polizza-da-200-mila-euro-262450/

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Domenico_Piola

Localizzazione: PIEVE DI TECO (IM). Museo Diocesano di Arte Sacra "Alta Valle Arroscia"
Autore: Domenico Piola
Periodo artistico: 1649
Rilevatore: AC

UCRAINA – ZAPORIZHZHIA. Museo d’arte regionale, icona di Ultima Cena

 

Il Museo d’Arte Regionale di Zaporižžja / Zaporizhzhia (il nome attuale della città fu adottato dopo l’indipendenza dell’Ucraina) ha iniziato le sue attività nel 1971. Oggi i suoi depositi contengono 13.500 reperti che comprendono icone, opere di pittura, scultura, grafica, arte popolare e decorativa ucraina, che consentono di mostrare abbastanza ampiamente alcune fasi dello sviluppo delle belle arti dell’Ucraina e della Russia, dal XVIII all’inizio del XXI secolo.

Tra le opere, un’icona tradizionale (XVIII secolo?) che raffigura l‘Ultima Cena, con gli Apostoli intorno a una tavola rettangolare su sui ci sono pesci, frutta, un pezzo di pane.

 

Immagine da:
https://www.alamy.com/the-last-supper-museum-regional-art-museum-zaporozhye-author-russian-icon-image231372652.html

Localizzazione: UCRAINA – ZAPORIZHZHIA. Museo d'arte regionale
Rilevatore: AC

USA – WASHINGTON. National Gallery of Art, Ultima Cena, disegno di G. Benso, XVII secolo

 

Disegno su carta (22,7 x 34,5 cm) a penna con inchiostro bruno e lavaggio marrone, opera dell’artista di Pieve di Teco GE, Giulio Benso (1592 – 1668).

Inventario numero 1956.3.3 . Non esposto.
Dono di Lewis Einstein.

 

Immagine e notizie da:
https://www.nga.gov/collection/art-object-page.43516.html

Localizzazione: USA – WASHINGTON. National Gallery of Art
Autore: Giulio Benso
Periodo artistico: XVII secolo

USA – WASHINGTON. National Gallery of Art, bronzo (2) con Ultima Cena, inizi XVI secolo

 

Placca in bronzo (7,5 x 15,4 cm, peso 244 g), realizzata da un artista italiano del XVI secolo.

Inventario numero 1942.9.225. Non esposto.
Proviene da : Oscar Hainauer [d. 1894], Berlino; poi sua moglie Julie Hainauer, Berlino; acquistato nel 1906 da Duveen Brothers, Inc., London and New York; per scambio nel 1920 a Joseph E. Widener, Lynnewood Hall, Elkins Park, Pennsylvania; donato nel 1942 alla National Gallery.

Ultima Cena finemente lavorata, con Giovanni appoggiato al tavolo, Giuda in primo piano a sinistra. La placca doveva essere appesa perché ha un foro in alto.

 

Immagine e notizie da:
https://www.nga.gov/collection/art-object-page.1385.html

Localizzazione: USA – WASHINGTON. National Gallery of Art
Periodo artistico: inizi XVI secolo
Rilevatore: AC

USA – WASHINGTON. National Gallery of Art, bronzo (1) con Ultima Cena, inizi XVI secolo

 

Placca in bronzo con patina marrone (6,6 x 10,7 cm, peso 138 g), realizzata nel Nord Italia.

Inventario Numero 1957.14.456 . Non esposto. Proviene dalla Collezione di Samuel H. Kress.

La Cena presenta una tavola rettangolare, con un coltello, due piatti, una mezza pagnotta. Giuda, a destra, ha in mano il sacchetto dei denari.

 

Immagine e info da:
https://www.nga.gov/collection/art-object-page.44173.html

Localizzazione: USA – WASHINGTON. National Gallery of Art
Periodo artistico: inizi XVI secolo
Rilevatore: AC

USA – WASHINGTON. National Gallery of Art, xilografia di Ultima cena , 1490 circa

 

Xilografia colorata a mano, di ignoto artista tedesco

Inventario numero 1943.3.8367. Non esposta. Proviene dalla Collezione Rosenwald.

 

Immagine da Wikimedia

Link:
https://www.nga.gov/collection/art-object-page.10864.html

Localizzazione: USA – WASHINGTON. National Gallery of Art
Periodo artistico: 1490 circa
Rilevatore: AC

GERMANIA – BERLINO. Chiesa di St. Nikolai a Spandau, altare con Ultima Cena, 1582

 

La Chiesa riformata, in stile gotico in mattoni del XV secolo, è il simbolo del centro storico di Spandau.
Il suo altar maggiore ha una pala alta 8 m in stile rinascimentale, realizzata in pietra calcarea con le sommità in stucco. L’opera è in rilievo colorato; il maestro che l’ha scolpita è sconosciuto, fu dipinta da Hieronymus Rosenbaum.
L’altare fu donato il 17 luglio 1582 dal conte Rochus zu Lynar e da sua moglie Anne.

La parte centrale della pala raffigura l’Ultima Cena; al di sopra un Giudizio Universale e in alto, in una mandorla coronata, Cristo in croce sopra un globo e l‘Arca dell’Alleanza.
La scena dell’Ultima Cena ha due ali laterali su cui sono raffigurati inginocchiati, a sinistra, il conte e i figli, a destra la moglie con le figlie. I campi della pala sono completati dagli stemmi della famiglia donatrice e da figure femminili allegoriche, angeli e lesene parzialmente dorate.
Sotto l’altare, accessibile da dietro attraverso un piccolo cancello, si trova la cripta in cui il conte e la sua famiglia sono sepolti.
L’ultima Cena ha un’iconografia tradizionale con gli Apostoli attorno a un tavolo rettangolare.

Rocco Guerrini, conte di Linari, in tedesco Rochus Quirinus Graf zu Lynar (Marradi/Firenze, 1525 – Spandau 1596) fu un militare e architetto italiano, che costruì la Cittadella di Spandau e la fortezza di Peitz.

 

Immagini da:
https://www.spandau-tourist-info.de/st-nikolai-kirche/

https://www.nikolai-spandau.de/page/2083/bilder-der-st-nikolai-kirche

Link:
https://de.wikipedia.org/wiki/St._Nikolai_(Spandau)

https://nikolai-spandau.de/blog/76842

https://it.wikipedia.org/wiki/Rocco_Guerrini

Localizzazione: GERMANIA – BERLINO. Chiesa di St. Nikolai a Spandau
Periodo artistico: 1582
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – COOKHAM. Galleria Stanley Spencer, Ultima Cena di S. Spencer, 1920

 

Olio su tela (112,6 x 145,2 cm) di Stanley Spencer (1891-1956).
Il più noto della serie di quadri religiosi che il pittore dipinse durante il suo anno di soggiorno dagli Slesser, fu acquistato da loro per £ 150 e installato nella loro cappella privata. Poi il dipinto fu comperato dalla Galleria Spencer nel 1962.
Numero inventario COOSS 1993 1.1

In questa Cena, Cristo siede davanti al muro di una malteria di Cookham. Gli Apostoli sono disposti lungo i lati di un tavolo semplice, tutti di aspetto molto simile e centralmente ci sono due file di piedi ossuti. Sembra che le figure a destra facciano uno sforzo per mantenersi seduti in posizione eretta; quelle a sinistra siedono più comodamente, e dietro le loro spalle ci sono dei cuscini. Cristo tiene tra le mani un pane tagliato in due come un libro aperto. Giovanni (?) sembra si chini a guardare il pane. Non ci sono bicchieri o bevande sulla tavola ma solo dodici ciotole.

Cookham nel Berkshire, è il luogo di nascita del pittore e la galleria si trova nell’ex Cappella Wesleyan, costruita nel 1846 e molto amata dal pittore. Nel 1904 fu chiusa e l’edificio fu poi convertito in una sala di lettura e ricreazione per i residenti del villaggio. Dopo la morte di Spencer, nel 1959, Faith Gibbon, un giovane artista con cui aveva stretto amicizia, utilizzò l’ex cappella come studio e poi il comitato direttivo della Stanley Spencer Memorial Trust appena fondato decise che era un sito perfetto per la Galleria.
Nel 2006/7 l’edificio è stato completamente ristrutturato e riaperto il 29 settembre 2007, creando uno spazio moderno e luminoso che mostra le opere di Spencer al meglio.

 

Immagine e info da:
https://stanleyspencer.org.uk/collection109/

https://www.artway.eu/content.php?id=1058&action=show&lang=en

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – COOKHAM. Galleria Stanley Spencer 1920
Autore: Stanley Spencer
Periodo artistico: 1920
Rilevatore: AC

FRANCIA – DIGIONE. Museo delle Belle Arti, Ultima Cena del “Maître à l’œillet de Baden”, ultimo quarto del XV secolo

 

Dipinto a olio su legno di abete, Opera del “Maestro del garofano di Baden”: l’artista dipinge un garofano sui suoi dipinti, probabilmente come firma o segno distintivo.
Numero inventario RE 105 MI.

 

La pala proviene dalla Cappella dei Re Magi a Baden (Svizzera); Collezione J.H. von Speyr; Collezione Tagini; Collezione Pierre-Jean-Baptiste-Henri Pichot-L’Amabilais; Collezione Marie-Henriette Dard e suo lascito al Museo di Digione nel 1916.

La pala d’altare della Passione di Cristo presenta otto scene distribuite su due ante bifacciali, ciascuna misura 168 x 76 cm.
Il lato A mostra, nel pannello di sinistra, in alto, l’Ultima Cena, e Cristo davanti al sommo sacerdote Anna.
Il pannello di destra ha: Cristo nell’orto degli ulivi, e la Flagellazione (in basso).

 

 

 

L’altro lato mostra, a sinistra, l’Incoronazione di spine (parte superiore) e  il Trasporto della croce.
A destra, in alto, l’ Ecce Homo e, sotto, la Deposizione dalla croce.

 

Questo artista ha grandi capacità narrative, riproducendo tutte le sfumature delle emozioni dei suoi personaggi. Trattate in uno stile molto debitore a Martin Schongauer, alcune scene trascrivono letteralmente le incisioni del famoso artista tedesco. L’aspetto talora caricaturale delle figure, la moltiplicazione di dettagli crudeli o aneddotici e la violenza dei colori che un recente restauro ha permesso di riscoprire, si ispirano non solo all’immaginario popolare ma anche alle rappresentazione del “teatro dei misteri”. Le altre tavole del Maestro conservate nel Museo rappresentano Santi tipicamente svizzeri, sant’Otmar e san Fridolin, oltre a santa Barbara e sant’Orsola che sono trattate in modo molto più raffinato: i loro sontuosi abiti di tessuti preziosi sono resi dalla tecnica dei “broccati applicati”.

 

Bibliografia:
Gras C.; Jugie S.; Meyer H., Le Musée des Beaux-arts de Dijon : guide des collections permanentes, Ville Dijon, 2000

Immagini e notizie da:
http://mba-collections.dijon.fr/ow4/mba/voir.xsp?id=00101-13333&qid=sdx_q2&n=3&e=

https://l-art-en-tete.com/2020/06/10/en-promenade-au-musee-des-beaux-arts-de-dijon-iii/

Localizzazione: FRANCIA – DIGIONE. Museo delle Belle Arti
Autore: “Maître à l’œillet de Baden”
Periodo artistico: ultimo quarto del XV secolo
Rilevatore: AC

PIACENZA. Cattedrale di Santa Maria Assunta e Santa Giustina, trittico con Ultima Cena di S. de’ Serafinis, 1360

 

La Cattedrale conserva un piccolo trittico (90 x 45 cm) legno intagliato e dorato, dipinto a tempera su tavola, con episodi della Vita di Gesù. Realizzato dall’artista modenese Serafino de’ Serafini (1323 – 1393).

Il riquadro in basso dello scomparto laterale sinistro (19 x 20 cm) raffigura l’Ultima Cena, con gli Apostoli seduti attorno ad un tavola rotondo; Gesù sta porgendo il boccone a Giuda, all’estrema desta, vestito di rosso e senza aureola.

 

 

Immagini da:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/3668927/Serafino+dei+Serafini+%281360+ca.%29%2C+Ultima+cena#locale=it&ambito=CEIOA&action=ricerca/risultati&dominio=1&ordine=rilevanza&nomi_correlati=Serafino%20dei%20Serafini

Link:
https://www.treccani.it/enciclopedia/serafino-di-giovanni-de-serafini_(Dizionario-Biografico)/

Per info sula cattedrale:
https://it.wikipedia.org/wiki/Duomo_di_Piacenza

Localizzazione: PIACENZA. Cattedrale di Santa Maria Assunta e Santa Giustina
Autore: Serafino de' Serafinis
Periodo artistico: 1360
Rilevatore: AC

PIACENZA. Cattedrale di Santa Maria Assunta e Santa Giustina, Ultima Cena di U. Sartini, 2016

 

L’opera, olio su tela (180 x 500 cm, diviso in tre pannelli) del pittore piacentino contemporaneo Ulisse Sartini (nato nel 1943), completato a inizio 2016, è stato in mostra nel chiostro del Convento domenicano annesso alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie di Milano, poi da ottobre 2016 esposto nella Cattedrale.
Il dipinto, nonostante le molte recensioni favorevoli e l’impostazione tradizionale, ha suscitato nel 2017 proteste da parte di un gruppo di artisti perché sarebbe stato “stonato”, in un edificio romanico e a pochi metri dai dipinti del Guercino e di altri artisti del passato.
La Curia ha deciso che l’opera, che nel 2016 era stata posta nella Cappella della Madonna del Popolo, sia posizionata altrove, sempre in Cattedrale, ma in un luogo più adatto a ospitare una creazione di arte contemporanea.

 

Immagine da:
http://www.ilnuovogiornale.it/archivio-articoli/impostazioni-sito-3/927-in-cattedrale-l-ultima-cena-di-sartini.html

Link:
http://www.ulissesartini.com/ulisse-sartini-cartella-stampa.php

Ulisse_Sartini_antologia_critica_Ultima_Cena.pdf

https://www.piacenzadiario.it/cosa-si-dice-piacenza/duomo-lultima-cena-sartini-verra-spostata-prove-tecniche-la-salita-permanente-alla-cupola-del-guercino

Info sulla Cattedrale: https://it.wikipedia.org/wiki/Duomo_di_Piacenza

Localizzazione: PIACENZA. Cattedrale di Santa Maria Assunta e Santa Giustina, 2016
Autore: Ulisse Sartini
Periodo artistico: 2016
Rilevatore: AC

PIACENZA. Basilica di Sant’Antonino, Ultima Cena di B. Castello, 1624


Olio su tela (500 x 290 cm) del genovese Bernardo Castello (1557 – 1629), racchiusa in una cornice intagliata e dorata, posta nel transetto sinistro, sopra l’altare
.
Sulla tavola ci sono  pani e agrumi. In alto angli e la colomba dello Spirito Santo.

 

Una prima basilica fu eretta tra il 350 e il 375 al tempo di san Vittore, primo vescovo di Piacenza, probabilmente nell’area dell’attuale transetto. E’ intitolata a Sant’Antonino, patrono della città. Probabilmente ebbe il ruolo di cattedrale fino al IX secolo. Nel corso dei secoli fu più volte ampliata, trasformata e restaurata. Fu ricostruita una prima volta nel 870; durante le invasioni ungare della prima metà del X secolo la basilica, ancora al di fuori della cinta muraria, riportò gravi danni. Nel 1004 fu ricostruita e ampliata sotto il vescovo Sigifredo, con elevazione della torre ottagonale e dei transetti. Attorno al 1230 venne sistemata la facciata nord e nel 1350 prolungato il transetto sinistro con la costruzione dell’atrio detto “Porta del Paradiso” su progetto di Pietro Vago. Nel 1483 venne edificato il chiostro di cui restano 3 lati, e nel 1495 il soffitto il legno a capriate fu sostituito da volte in stile gotico. Nei secoli successivi vennero operati nuovi interventi, che modificarono soprattutto l’interno, quali la costruzione dell’abside rettangolare e le cappelle laterali. A metà ottocento i capitelli furono rivestiti in stile neogotico floreale. Tra il 1925 e il 1930 fu la volta dei lavori di restauro affidati all’architetto Arata che, nel tentativo di riportare la chiesa all’aspetto originario, operò alcune demolizioni e ricostruzioni tra cui l’abbattimento di due cappelle cinquecentesche e la rimozione del portale barocco della facciata di piazza. Il risultato è una singolare disposizione planimetrica, a croce latina rovesciata, con alta torre ottagonale all’incrocio delle navate e l’accostamento di volumi e stili diversi che tuttavia la rendono tra le più interessanti testimonianze architettoniche di Piacenza.
Numerose sono le opere d’arte conservate all’interno della chiesa.

Immagini da Wikimedia e da:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/6080277/Castello+B.+%281624%29%2C+Ultima+cena

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_Sant%27Antonino

https://it.wikipedia.org/wiki/Bernardo_Castello

Localizzazione: PIACENZA. Basilica di Sant'Antonino
Autore: Bernardo Castello
Periodo artistico: 1624
Rilevatore: AC

GENOVA. Convento di Nostra Signora del Monte, Ultima Cena di O. De Ferrari, 1641

Il convento francescano, con l’annessa Chiesa, sorge nel quartiere di San Fruttuoso.

Nel refettorio del convento, un olio su tela di grandi dimensioni (740 x 340 cm circa), raffigura l’Ultima Cena di Orazio De Ferrari (Voltri, 1606 – Genova, 1657), firmata e datata 1641.
Non c’è alcuna documentazione storica del dipinto, che fu eseguito certamente per quella sede, adattandosi perfettamente alla parete del refettorio.
L’iconografia è più semplice rispetto a quella della tela in San Siro a Genova, Vedi Scheda.
Questo dipinto, a differenza di quello, è effettivamente un’Ultima Cena perché sulla tavola ci sono stoviglie, pani, l’agnello, frutta ecc. In entrambe le tele ci sono Giuda e il diavolo, a destra in primo piano; qui però Giuda è girato e guarda il tentatore che lo afferra per il polso.

 

Chiesa e convento. In origine, prima dell’anno mille, sul monte si trovava una piccola cappella votiva ma fu solo durante il XII sec. che si deliberò, così annota un antico atto notarile, la costruzione di un edificio molto più grande affidato ai canonici mortariensi. All’inizio del Quattrocento il complesso era in rovina e fu richiesto dai frati Minori osservanti che ottennero dal papa Eugenio IV i diritti sull’antico priorato mortariense. Grazie al finanziamento del doge Raffaele Adorno, furono ricostruiti chiesa e convento. Al termine dei lavori, nel 1444, una numerosa comunità francescana vi fece ufficialmente ingresso.
La chiesa odierna è il frutto di vari ingrandimenti e di una radicale ristrutturazione in stile barocco terminata nel 1658. Il convento invece presenta ancora la struttura quattrocentesca.

 

Immagine per cortesia dell’Ufficio beni artistici della Provincia S. Antonio dei frati minori di Genova, che ringraziamo.

Link:
http://www.santuariodelmonte.it/

https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_della_Madonna_del_Monte_(Genova)

Localizzazione: GENOVA. Convento di Nostra Signora del Monte
Autore: Orazio De Ferrari
Periodo artistico: 1641
Rilevatore: AC

GENOVA . Chiesa di San Siro, Ultima Cena di O. De Ferrari, prima metà XVII secolo

 

Nella sacrestia della Chiesa è conservato il dipinto a olio (258 x 500 cm circa) raffigurante l’ Ultima Cena di Orazio De Ferrari (Voltri, 1606 – Genova, 1657), un esponente di spicco del Barocco genovese, che lo realizzò presumibilmente tra il 1600 e il 1624.

Una grande composizione con gli Apostoli seduti intorno a un tavolo rettangolare; Cristo al centro ha davanti a sé un calice, unico oggetto sulla mensa; cosa che farebbe ipotizzare che il dipinto volesse raffigurare l‘Istituzione dell’Eucaristia.
Giuda è a destra in primo piano, con un diavolo dietro di lui che gli afferra un polso egli porge una moneta tentatrice.
L’opera è maggiormente curata e iconograficamente più complessa, anche nello sfondo architettonico, rispetto al Cenacolo nel Convento di Nostra Signora del Monte, vedi scheda.

L’antica Chiesa di San Siro fu eretta nel IV secolo; originariamente dedicata ai Dodici Apostoli, due secoli dopo cambiò la propria intitolazione in favore del vescovo Siro. Fu la prima cattedrale di Genova, titolo che nel IX secolo passò a San Lorenzo. Nel 1007 venne assegnata ai Benedettini dal vescovo Giovanni II ed eretta in Abbazia. I monaci (che lo tennero fino al 1398) riedificarono l’antico tempio in forme romaniche; ma l’ala meridionale dell’edificio fu distrutta da un incendio nel 1580, cosicché i Teatini – cui l’aveva affidata Gregorio XIII nel 1575 – lo ricostruirono completamente tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo. I Padri edificarono anche convento e chiostro, mutilati due secoli dopo dal tracciamento di via Cairoli. L’alto campanile romanico (circa 50 metri), già colpito nel 1632 da un fulmine, fu demolito sul finire del 1904 per timore di un crollo.
L’interno, a tre navate su colonne binate, è uno scrigno di tesori. La decorazione fu realizzata quasi interamente dai Carlone: Tommaso intervenne come stuccatore, mentre Giovanni Battista realizzò gli affreschi della navata centrale, della cupola (“Gloria di San Siro”) e del coro (“Miracolo del basilisco”). Gli altri dipinti murali, che adornano le cappelle e le volte delle navatelle, sono opera di Domenico Fiasella, Domenico Piola (“Gloria di San Gaetano”) e Gregorio De Ferrari (“Gloria di Sant’Andrea Avellino”, 1676). Tra i quadri spiccano un'”Annunciazione” di Orazio Gentileschi, tre tele con “Storie di San Gaetano” del Piola, la “Morte di Sant’Andrea Avellino” del Fiasella (coi due pendant, “Assalto dei demoni” e “Transito”, di Orazio De Ferrari) e una “Natività della Vergine” di Aurelio Lomi.
La sacrestia (1639) custodisce altre tele di Orazio De Ferrari (“Ultima Cena”), Gregorio De Ferrari (“Riposo in Egitto” e “Estasi di San Francesco”), Bernardo Castello (“Cristo al Calvario”) e Domenico Piola (“Decollazione del Battista”); a fianco del presbiterio, un “San Nicola” del Fiasella.

 

Bibliografia:
Labò M., Il “Cenacolo” di Orazio Deferrari a San Siro di Genova, in: “Emporium”, vol. CI, n. 601-602-603, Gennaio-febbraio-marzo 1945, pp. 2-13

Immagini da:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/VisualizzaImmagine.do?sercd=1600009&tipo=M5&prog=1&statoinv=V&fixedside=width

https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/1600009/De+Ferrari+O.+sec.+XVII%2C+Ultima+cena

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_San_Siro
https://it.wikipedia.org/wiki/Orazio_De_Ferrari

Localizzazione: GENOVA . Chiesa di San Siro, Ultima Cena
Autore: Orazio De Ferrari
Periodo artistico: prima metà XVII secolo
Rilevatore: AC

IVREA (TO). Chiesa di San Bernardino, Ultima Cena di G.M. Spanzotti 1485-90

La Chiesa quattrocentesca, situata nell’area decentrata eporediese che ospita gli edifici industriali della Olivetti, ha notevolissimo interesse artistico per il grande tramezzo interno affrescato, in due tempi tra il 1485 ed il 1490 circa, con le Storie della vita e passione di Cristo da Giovanni Martino Spanzotti (Varese1455 circa – Chivasso, ante 1528).
Suddiviso in venti riquadri di metri 1,50 per 1,50, disposti intorno alla grande scena centrale della Crocifissione di circa 9 metri quadri, contiene anche, all’estremità sinistra del registro centrale, il riquadro con l’Ultima Cena che, con la vicina Lavanda dei piedi sono inserite in unico ambiente.

Il dipinto dello Spanzotti, si discosta molto rispetto alla tradizione iconografica: ricorda la celebrazione della Pasqua ebraica: gli Apostoli sono in piedi accanto alla tavola, alcuni con il bastone come cita Esodo 12, 14, pronti per la fuga dall’Egitto. In primo piano, al centro, c’è un uomo di schiena (il capofamiglia?)  che beve dal primo calice il vino (una delle quattro coppe della celebrazione) con la mano destra, il gomito appoggiato e piegato su un fianco, che dà inizio alla festa. All’estremità sinistra della tavola c’è Cristo (le caratteristiche della figura sono quelle presenti in altri riquadri); la figura all’estremità destra, con abito verde, è priva di aureola e potrebbe essere Giuda. Ma le figure degli Apostoli sono soltanto dieci, e non è chiaro il motivo di questa assenza.

La chiesa di San Bernardino, con annesso convento dei Frati Minori Francescani, edificata nell’arco di quindici mesi, fu consacrata il 3 febbraio 1457. L’edificio constava, a quella data, di una sola navata a pianta quadrangolare con volta a crociera e presentava un unico altare, insufficiente a consentire ad un gran numero di fedeli di assistere alle funzioni religiose. La devozione della cittadinanza nei confronti del culto di san Bernardino da Siena spinse i monaci a riprendere i lavori per modificare la chiesa: si prolungò la navata originaria, creando tra questa e la nuova un corpo di fabbrica a due piani e ricavando al piano terreno due cappelle. La nuova costruzione consacrata il 9 aprile 1465, assunse in tal modo l’aspetto di una chiesa conventuale, mantenendo separata la parte riservata alle funzioni per i soli religiosi da quella a cui i fedeli avevano accesso e costituendone dopo il XVI secolo, l’unico esempio in tutto il Canavese.
Pochi sono i tramezzi delle chiese francescane che si sono conservati e di quelli che raffigurano anche l’Ultima cena, oltre a questo, ci sono quelli di Varallo , Piancogno e Bellinzona.

L’8 settembre 1704, durante l’assedio di Ivrea, il maresciallo Vendôme, fece accampare i suoi reggimenti in San Bernardino, causando la rovina degli edifici. Altri danni dovuti ad accampamento di truppe si ebbero nel 1793. Infine, in seguito alla soppressione dei beni ecclesiastici, la chiesa conventuale divenne un granaio. Quando nel 1907 fu acquistata da Camillo Olivetti la zona conventuale era in completo abbandono. Nel 1955 furono restaurati e consolidati sia la chiesa che il ciclo di affreschi che ornano le pareti interne.
Il tramezzo dello Spanzotti è completato a livello dei due pennacchi centrali, dalla decorazione del Giudizio Universale e da uno spaccato dell’inferno con i dannati sottoposti alle più svariate torture, mentre nei due pilastri sottostanti sono raffigurati rispettivamente san Bernardino e Cristo come «Imago Pietatis»; da ultimo nei due semi pennacchi laterali, addossati alle pareti trovano posto la cacciata dal paradiso terrestre ed uno scorcio del purgatorio con le anime che si purificano, assistite dagli angeli. Gli altri affreschi, sparsi sulle pareti delle due chiese, quella conventuale e quella pubblica, sono opera di altri artisti del XV secolo.

Immagini da Wikimedia e da:
https://scrittoridiscrittura.it/senza-categoria/ultima-cena-di-gesu

Link:
http://archeocarta.org/ivrea-to-chiesa-san-bernardino/

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Bernardino_(Ivrea)

Localizzazione: IVREA (TO). Chiesa di San Bernardino
Autore: Giovanni Martino Spanzotti
Periodo artistico: 1485-90
Rilevatore: AC

VARALLO SESIA (VC). Chiesa di Santa Maria delle Grazie, Ultima Cena di Gaudenzio Ferrari, 1513

 

La Chiesa (elevata a basilica minore nel 1931) fu fatta costruire, assieme all’annesso convento francescano, da padre Bernardino Caimi tra il 1486 e il 1493, in contemporanea con l’avvio dei lavori al Sacro Monte.
Al suo interno la tipica suddivisione tra lo spazio riservato ai fedeli e quello dei frati, separati da una parete divisoria che giunge fino al soffitto (“tramezzo“), retta da tre archi a tutto sesto. Si tratta di un’impostazione che si vuole dettata da san Bernardino da Siena. Pochi sono i tramezzi delle chiese francescane che si sono conservati e quelli che raffigurano anche l’Ultima cena, oltre a questo, sono a Ivrea, Piancogno e Bellinzona.

Questa grande parete divisoria, dal lato rivolto al pubblico, nel 1513 fu affrescata da Gaudenzio Ferrari (Valduggia VC, 1475/1480 – Milano, 1546) con una delle sue opere di maggior valore artistico che racconta la Vita e la Passione di Cristo.
Sono, come nel tramezzo dipinto in precedenza da Giovanni Martino Spanzotti a Ivrea in San Bernardino, vedi scheda; venti riquadri che circondano la grande scena della Crocifissione.

Qui Gaudenzio pone l’Ultima Cena nel registro superiore all’estrema destra.
Iconografia singolare, dove la scena presenta i dodici Apostoli seduti attorno alla tavola rettangolare con alcune figure di spalle in primo piano. Ma il punto focale è, in secondo piano, Giuda che riceve il boccone da Gesù, come riportato da Giovanni (6.26) in risposta alla domanda di chi fosse il traditore.

Immagini da Wikimedia

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_della_Madonna_delle_Grazie_(Varallo)

Localizzazione: VARALLO SESIA (VC). Chiesa di Santa Maria delle Grazie
Autore: Gaudenzio Ferrari
Periodo artistico: 1513
Rilevatore: AC

PIANCOGNO (BS). Chiesa dell’Annunciata con Ultima Cena, 1479

 

Il comune di Piancogno nacque nel 1963 dall’unione di Piamborno e Cogno, in Val Camonica. La frazione Annunciata, posta a ovest in cima ad una scoscesa parete di roccia, prese il nome dalla chiesa.
All’inizio della seconda metà del sec. XV vivevano sul colle due eremiti terziari francescani: Pietro Orlandi da Borno e Giovanni Bernardi. Nel 1465 ottennero da Papa Paolo II il “Breve” per costruire una casa presso la chiesetta preesistente, dedicata alla Vergine Annunciata. Nel 1469 con la “Bolla di Fondazione” lo stesso Papa permise a frate Pietro da Borno di donare il convento e la chiesa al beato Amedeo Menez de Sjlva e ai suoi seguaci, il quale decise di convertirla in una chiesa più grande e un convento mantenendo la dedicazione a S. Maria Annunciata; tale titolo è evidenziato su quattro capitelli scolpiti presenti nel chiostro maggiore dove compare oltre alla data, 1483, anche il nome del Papa, Sisto IV, che ne autorizzò la richiesta.
Alla primitiva cappella, che divenne il coro, fu aggiunta una parete divisoria e poi un nuovo edificio, con una navata divisa in tre campate. Sul lato nord si aprono tre cappelle chiuse da cancello in ferro battuto; le volte delle campate sono a crociera.
Nel convento abitarono per primi i due romiti terziari, e dal 1469 fino al 1508 i seguaci del beato Amedeo, assorbiti poi in forza della Bolla «Beatus Christi Salvatoris» dai frati Minori Osservanti, qui rimasti fino al 1601. Successivamente furono i frati Minori Riformati, che verso il 1700 aggiunsero la terza campata alla chiesa e portarono l’entrata a mezzogiorno, rimasero fino al 1808 cioè quando, in epoca napoleonica, con la soppressione, il convento fu messo in vendita e acquistato dalla comunità di Borno che lo affidò, nel 1842, ai frati Cappuccini.

Nel 1474-75, il coro, la parte più antica della Chiesa, fu affrescato con episodi della Vita della Vergine e riporta la firma di Giovanni Pietro da Cemmo e la data del 1475. Questo pittore, di cui si hanno scarse notizie, fu attivo dal1474 al 1504 in una vasta area tra Brescia, Crema e Cremona.
La chiesa di Piancogno presenta la tipica suddivisione delle chiese francescane dell’epoca, tra lo spazio riservato ai fedeli e quello dei frati, separati da una parete divisoria che giunge fino al soffitto, retta da tre archi a tutto sesto vedi schede; chiamato “tramezzo”; quindi non è propriamente un “arco trionfale”. Pochi sono i tramezzi delle chiese francescane che si sono conservati e quelli che raffigurano anche l’Ultima cena, oltre a questo, sono a Ivrea, Varallo e Bellinzona.

Su tale parete vi sono gli affreschi della Passione di Cristo eseguiti da Pietro da Cemmo o dalla sua scuola nel 1479, in 33 riquadri con al centro la grande scena della Crocefissione.
Nel secondo registro dal basso, il terzo riquadro da sinistra contiene un‘Ultima Cena con gli Apostoli seduti attorno a un tavolo rotondo mentre Gesù dà un boccone a Giuda. Particolare è il fatto che siano raffigurati solo 11 Apostoli.

 

Immagine da Wikipedia

 

Link:
https://www.ofmcappuccini.it/portfolio-item/piancogno_annunciata/

https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Pietro_da_Cemmo

Localizzazione: PIANCOGNO (BS). Chiesa dell'Annunciata
Autore: Pietro da Cemmo o la sua scuola
Periodo artistico: 1479
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – BELLINZONA. Chiesa di Santa Maria delle Grazie, con Ultima Cena, 1513-15


La Chiesa, assieme all’intero complesso conventuale dei Frati Minori al quale essa apparteneva, fu edificata nel 1480-82 e consacrata nel 1505. Il convento fu soppresso nel 1848 e dal 1919 ospita una casa per anziani.

La chiesa, danneggiata da un incendio il 31 dicembre 1996, fu restaurata nelle strutture e negli affreschi di vari autori che la ornano e riaperta dopo dieci anni.

L’edificio sacro presenta la tipica suddivisione delle chiese francescane dell’epoca, tra lo spazio riservato ai fedeli e quello dei frati, separati da una parete divisoria che giunge fino al soffitto, retta da tre archi a tutto sesto, chiamato “tramezzo”. Pochi sono i tramezzi delle chiese francescane che si sono conservati e  quelli che raffigurano anche l’Ultima Cena, oltre a questo, sono a Ivrea, Varallo e Piancogno.

La parete accoglie un affresco nel quale l’eleganza del Rinascimento affina, senza sopprimerla, una spontaneità decorativa piena di grazia. Esso rappresenta, nella parte centrale, la Crocifissione e tutt’intorno, in quindici riquadri, è narrata la vita e la passione di Cristo.
Le singole scene sono separate da lesene decorate con motivi a grottesche che riflettono il gusto rinascimentale dell’epoca. Il linguaggio artistico dell’ignoto autore del ciclo di affreschi fa riferimento ad una cultura pittorica di area milanese che presenta – in particolare nella scarsa attenzione ai paesaggi e nella ruvidità di talune scene -non poche reminiscenze tardo gotiche e si mostra indifferente alla lezione leonardesca. Per tali ragioni la datazione degli affreschi è stata collocata da alcuni studiosi negli anni tra il 1495 ed il 1505. Tuttavia la critica più recente ritiene che, proprio sulla base della tipologia delle decorazioni a grottesche, ed anche tenendo conto delle numerose analogie figurative con l’omologa parete gaudenziana di Varallo Sesia ( SCHEDA, la datazione sia da posticipare verso il 1513-15.

In merito all’identificazione dell’autore, si ritiene dover far riferimento a una pluralità di artisti della bottega milanese degli Scotto (Scotti), alla quale apparteneva anche quello Stefano Scotto che influenzò l’apprendistato artistico di Gaudenzio Ferrari.

Tra le scene, vi è anche un’Ultima Cena, all’estremità destra del registro più alto. I dodici Apostoli sono seduti su una panca che circonda la tavola, Gesù sta dando il boccone a Giuda secondo il racconto evangelico.

 

Bibliografia:
AA.VV., Santa Maria delle Grazie a Bellinzona. Storia e restauri, Casagrande, Bellinzona CH 2014
Villata E., Gaudenzio Ferrari. Gli anni di apprendistato, in: Villata E., Baiocco S.,”Gaudenzio Ferrari, Gerolamo Giovenone: un avvio e un percorso“, Allemandi, Torino 2004.
Pedrioli P., Il restauro: i precedenti e le scelte di oggi, in «La chiesa e il convento di Santa Maria delle Grazie», Bellinzona 2007.
Fignon D., Sulle tracce di Stefano Scotto: un contributo alla storia della pittura lombarda tra’400 e ‘500, in «Arte Cristiana», XCV, Cinisello Balsamo 2007.

Immagini da Wikimedia e da:
https://archiviolagomaggiorevaresotto.blogspot.com/2015/01/santa-maria-delle-grazie-bellinzona.html

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_delle_Grazie_(Bellinzona)

Localizzazione: CONFEDERAZIONE ELVETICA – BELLINZONA. Chiesa di Santa Maria delle Grazie
Autore: bottega degli Scotto
Periodo artistico: 1513-15
Rilevatore: AC

TRIORA (IM). Oratorio di San Giovanni battista con Ultima Cena di L. Gastaldi, fine XVII secolo

 

Olio su tela del pittore di Triora Lorenzo Gastaldi (1625 – 1690).
Il grande “Cenacolo” fu realizzato nell’ultimo periodo della sua vita e proviene dal refettorio del convento di Sant’Agostino.

Lorenzo Gastaldi fu uno dei più importanti pittori del ‘600 della Liguria di ponente e purtroppo molte delle sue opere conservate a Triora furono distrutte dai nazisti che nel 1944 incendiarono e distrussero quasi tutto il borgo. Il pittore fu molto attivo anche nelle valli piemontesi, a Monaco e Nizza dove veniva chiamato “Il Triora”.
Un altro Cenacolo/Ultima Cena del pittore è conservata a Entracque (CN), vedi scheda.

Risalente al 1632, l’Oratorio, ricavato al di sotto degli archi di una grande cisterna, andò a sostituire un precedente edificio di culto sottostante la collegiata di Nostra Signora Assunta e già sede dell’omonima confraternita. L’interno è un magnifico vano, lungo metri 16, largo 8,15 ed alto 10,60, rischiarato a giorno dai due grandi finestroni che si aprono ai lati dell’altare, verso mezzogiorno.
Sede del “Museo di interesse diocesano, nell’Oratorio sono esposte parecchie opere d’arte, tra cui il Cenacolo del Gastaldi. Il Museo nacque alla fine degli anni ’90 del Novecento come uno dei poli del museo diocesano: infatti già dal 1997, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici della Liguria, si era deciso di decentrare il Museo Diocesano a causa della mancanza di una struttura adeguata, ma soprattutto la scelta di non sradicare le opere l’arte dai loro luoghi di provenienza, valorizzare i centri storici periferici, creare strutture più piccole, più snelle, meno costose.

 

Immagini e notizie da:
https://www.retegenova.it/2017/09/25/alle-origini-della-nostra-civilta-il-cenacolo-del-pittore-lorenzo-gastaldi-1625-1690/

https://it.wikipedia.org/wiki/Oratorio_di_San_Giovanni_Battista_(Triora)

Localizzazione: TRIORA (IM). Oratorio di San Giovanni battista Gastaldi
Autore: Lorenzo Gastaldi
Periodo artistico: fine XVII secolo
Rilevatore: AC

ENTRACQUE (CN). Chiesa della Confraternita di Santa Croce, con Ultima Cena di L. Gastaldi, 1658-60

Olio su tela del pittore di Triora (IM) Lorenzo Gastaldi (1625 – 1690), collocato nel lato destro della navata, accanto al pulpito.
Gli Apostoli sono intorno alla tavola al cui centro è Cristo in gesto di benedizione. Giuda, in primo piano a sinistra, è riconoscibile perché tiene il mano la borsa del denaro. Un gattino sotto la tavola e due servitori sullo sfondo. Sulla tavola sono raffigurati due tovaglioli, pesci, pani, coltelli, una bottiglia di vetro con vino ma senza bicchieri; un limone in primo piano al centro (era ritenuto un antidoto contro i veleni e quindi è simbolo della salvezza).

La Chiesa è l’antica sede della Confraternita dei Disciplinati Bianchi e presenta al suo interno numerose opere d’arte come alcune tele di Lorenzo Gastaldi che illustrano episodi della vita di Cristo tra le quali l’Ultima Cena e la Lavanda dei piedi che sono da collegare a una delle pratiche fondamentali dei Disciplinati: la festa del Giovedì Santo, durante la quale veniva distribuito cibo ai poveri ed il parroco eseguiva il lavacro ai piedi di dodici rappresentanti delle associazioni.

Lorenzo Gastaldi fu uno dei più importanti pittori del ‘600 della Liguria di ponente e purtroppo molte delle sue opere conservate a Triora furono distrutte dai nazisti che nel 1944 incendiarono e distrussero quasi tutto il borgo. Si è salvata un’Ultima Cena nell’Oratorio di S. Giovanni battista a Triora, vedi scheda.
Il pittore fu molto attivo anche nelle valli piemontesi, a Monaco e Nizza dove veniva chiamato “Il Triora”.

 

Immagine da:
https://www.sebastianus.org/wp-content/uploads/2019/06/7-Ultima-Cena.pdf

Link:
https://www.turismoentracque.it/angoli-caratteristici-entracque/
https://www.turismoentracque.it/angoli-caratteristici-entracque/

Localizzazione: ENTRACQUE (CN). Chiesa della Confraternita di Santa Croce 1658-60
Autore: Lorenzo Gastaldi
Periodo artistico: 1658-60
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – BASILEA. Kunstmuseum Basel, Ultima Cena di H. Holbein il Vecchio e H. Herbst, 1524-27 circa

 

Olio e tecnica mista su tela (144 x 155 cm). Numero inventario 303.
Si tratta di uno dei cinque quadri di una serie della Passione di Cristo, appartenenti all’insieme con numeri di inventario 303-307.

Proviene dalla collezione Amerbach 1662; Basilius Amerbach possedeva solo la Cena e la Flagellazione, che considerava le prime opere di Hans Holbein il Vecchio. Gli altri tre dipinti (Pilato si lava le mani, Cattura di Cristo, Cristo sul monte degli Ulivi) furono acquistati da Peter Birmann solo nel 1835.
In considerazione del carattere eterogeneo delle opere del ciclo, l’attribuzione ha causato notevoli difficoltà e controversie; le formulazioni monumentali e succinte di Pilato si lava le mani e della Flagellazione contrastano in particolare con la composizione contorta e ampia della Cena, che illustra il momento in cui Gesù porge il boccone a Giuda.
Le molte somiglianze, tuttavia, suggeriscono la produzione di un’unica bottega.
L’attribuzione più accreditata le considera opere di Hans Herbst (Strasburgo, 1470 – Basilea, 1552) in probabile collaborazione con Hans Holbein il Vecchio (1460 circa – 1524 ).
È verosimile che la commissione per le opere fosse stata data a Hans Herbst, che presumibilmente coinvolse Hans e Ambrosius Holbein.

Il Museo d’Arte di Basilea risale all’acquisto della collezione degli Amerbach, una famiglia di stampatori, da parte della città di Basilea nel 1661/2: esso è quindi il primo museo in possesso di una comunità borghese cittadina. Ospita molte opere d’arte di esponenti della famiglia Holbein.

 

Informazioni da :
http://sammlungonline.kunstmuseumbasel.ch/eMuseumPlus?service=ExternalInterface&module=collection&objectId=964&viewType=detailView

Localizzazione: CONFEDERAZIONE ELVETICA – BASILEA. Kunstmuseum Basel
Autore: Hans Holbein il Vecchio e H. Herbst
Periodo artistico: 1524-27 circa
Rilevatore: AC

CONFEDERZIONE ELVETICA – BASILEA. Kunstmuseum Basel, Ultima Cena di H. Holbein il Giovane, 1524-27 circa

 

Olio su legno di limone (115,5 × 97,3 cm), dipinto da Hans Holbein il giovane (Augusta, 1497/1498 – Londra, 1543).
Questa Cena sembra essere stata influenzata dal Cenacolo di Leonardo in S. Maria delle Grazie a Milano.

Solo nove degli Apostoli compaiono nel quadro di Holbein, perché le parti laterali del dipinto, che faceva parte di una pala d’altare, furono perse durante le rivolte iconoclaste dei riformatori a Basilea. Una volta la testa di Cristo fu segata via e sull’opera sono visibili ammaccature dovute a colpi di martello.
Il dipinto apparteneva alla collezione Amerbach; secondo l’inventario del XVI secolo l’opera danneggiata fu “grossolanamente” incollata di nuovo insieme. È stato spesso ridipinto nel corso dei secoli ed è stato attribuito a Holbein solo dal 1988.
Le ridipinture furono eseguite con colori forti e brillanti, così che non si può più avere un’idea dell’atmosfera cromatica originale. Ciò che invece si può ancora apprezzare è l’espressione fortemente accentuata delle fisionomie.

Il Museo d’Arte di Basilea risale all’acquisto della collezione degli Amerbach, una famiglia di stampatori, da parte della città di Basilea nel 1661/2: esso è quindi il primo museo in possesso di una comunità borghese cittadina. Ospita molte opere d’arte di esponenti della famiglia Holbein.

 

Immagine da Wikimedia.

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Hans_Holbein_il_Giovane

https://www.youtube.com/watch?v=wfyJ3Bi5Xz8&t=46s

Localizzazione: CONFEDERZIONE ELVETICA – BASILEA. Kunstmuseum Basel
Autore: Hans Holbein il Giovane
Periodo artistico: 1524-27 circa
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – DODDISCOMBESLEIGH. Chiesa di San Michele, bassorilievo con Ultima Cena, inizi XX secolo

Il villaggio si trova nel Devon e la chiesa anglicana è stata sostanzialmente ricostruita, restaurata e riaperta nel 1879. Conserva alcune splendide vetrate del XV secolo.

Nel coro, un altare ligneo del 1917 e una pala realizzata in legno dalla ditta Wippell and Co. di Exeter che raffigura l’Ultima Cena a bassorilievo. L’iconografia richiama il Cenacolo vinciano.


Immagini da:
https://www.alamyimages.fr/un-xxe-siecle-panneau-de-bois-representant-la-derniere-cene-l-eglise-de-saint-michel-doddiscombsleigh-devon-angleterre-image66427717.html?pv=1&stamp=2&imageid=F5C6F8F0-682%E2%80%A6

https://www.devoncommunities.org.uk/mikes-gastronomic-walk

Link:
https://historicengland.org.uk/listing/the-list/list-entry/1333908

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – DODDISCOMBESLEIGH. Chiesa di San Michele
Periodo artistico: inizi XX secolo
Rilevatore: AC

ROMA. Basilica di Santa Maria sopra Minerva, Ultima Cena/Istituzione dell’Eucaristia di F. Barocci, 1603-1607

 

Nel sito sorgeva, dall’VIII secolo, un oratorio che passò ai Domenicani nel 1275. Nel 1280 fu iniziata la costruzione della grande chiesa gotica a tre navate; i lavori continuarono fino al 1453,quando si realizzò la facciata, terminata solo nel 1725, e la navata maggiore fu coperta a volta, mentre quelle laterali lo erano fin dal Trecento. Nel XVII secolo, molti lavori interni, tra cui la trasformazione a tutto sesto degli archi ogivali delle navate, fecero assumere alla chiesa un aspetto barocco. Molte aggiunte seicentesche furono però demolite tra il 1848 e il 1855.

La Chiesa ha molte cappelle laterali ricche di opere d’arte, tra esse, a destra, la seconda dal coro, è la “Cappella Aldobrandini“, eretta nel 1300 dal domenicano cardinale Matteo Orsini, per passare agli Aldobrandini nel 1570. Papa Clemente VIII Aldobrandini ne fece il sepolcro di famiglia, chiamando quali architetti Giacomo Della Porta e Girolamo Rainaldi, che curarono la parte inferiore della cappella, mentre la parte superiore fu realizzata da Carlo Maderno.

 

Come pala d’altare conserva un pregevole olio su tela del pittore urbinate Federico Barocci (1528/1535 – 1612) e raffigurante l’Ultima Cena o meglio l’Istituzione dell’Eucaristia. Nel 1603 papa Clemente VIII commissionò al pittore una “Cena” ma le misure del quadro da inserire nello spazio realizzato dal Maderno erano un rettangolo alto e stretto che non si prestava ad una Cena tradizionale, così Barocci scelse un’altra iconografia. Il dipinto fu terminato nel 1607.
La scena è ambientata in un locale chiuso, forse una taverna; sullo sfondo si intravede il luccichio di stoviglie d’argento, mentre dei giovani sistemano e puliscono la tavola. Altri servi in primo piano.
Gesù è in piedi, si erge al centro della composizione, due angeli in alto. Gli Apostoli si radunano, inginocchiati, pronti a ricevere il Sacramento. Solo uno di loro, Giuda, è in disparte; vestito di giallo con la testa appoggiata al braccio e con il sacchetto dei trenta denari.

 

Immagini e info da Wikipedia e da:
http://www.romainteractive.com/ita/visite-guidate/santa-maria-sopra-minerva/cappella-aldobrandini.html

https://www.lamletico.it/articoli/quadri-da-scoprire-alla-mensa-di-barocci

Localizzazione: ROMA. Basilica di Santa Maria sopra Minerva
Autore: Federico Barocci
Periodo artistico: 1603-1607
Rilevatore: AC

GERMANIA – FRANCOFORTE SUL MENO. Städel Museum, Ultima Cena di H. Holbein il Vecchio, 1501

Tecnica mista su legno di abete rosso. La Cena è la scena centrale della predella dell’altare domenicano di Francoforte (76,3 x 277,5 x 5,5 cm), eseguita nel 1501 da Hans Holbein il Vecchio (1460 – 1524).
Nella tavola sono raffigurati, da sinistra, l’Ingresso di Cristo a Gerusalemme, la Cacciata dei mercanti dal Tempio, l’Ultima Cena, la Lavanda dei piedi, l’Orazione nell’orto.

Numero di inventario LG 1. In esposizione, 2° piano, “antichi maestri”.
Dal 1922 in prestito permanente dall’Historisches Museum di Francoforte.
In prestito permanente dall’Associazione delle Chiese Cattoliche di Francoforte sul Meno dal 1964.


Immagini e informazioni da:
https://sammlung.staedelmuseum.de/en/work/the-last-supper

Localizzazione: GERMNIA – FRANCOFORTE SUL MENO. Städel Museum
Autore: Hans Holbein il Vecchio
Periodo artistico: 1501
Rilevatore: AC

CIGLIÉ (CN). Cappella di San Dalmazzo, affresco con Ultima Cena, 1573

L’edificio della cappella è a pianta rettangolare con abside semicircolare, costruita con muratura in pietra, in stile romanico. La facciata è più larga di circa un metro su entrambi i lati rispetto ai muri laterali, infatti se la si osserva lateralmente si può notare il basamento in pietra che affiora dal terreno che sembra disegnare gli ingombri di un edificio con forma analoga e dimensioni maggiori. L’abside presenta un basamento in pietra su cui poggiano tre contrafforti, sempre in pietra, che si annullano nella muratura a circa un metro dall’imposta del tetto. Il tetto interno presenta un orditura a capriate e il manto di copertura in coppi. Dopo più di due anni di lavori di restauri nel 2004, gli affreschi sono tornati a risplendere nella loro bellezza originaria.

All’interno della cappella, ciò che colpisce maggiormente sono i 170 metri quadrati di affreschi che ricoprono interamente l’abside e le restanti pareti e risalgono probabilmente alla seconda metà del ‘500, come sembra attestare la data scritta a sinistra dell’abside: “1573”.
Riguardo alla “R”, e probabilmente alla “I”, che seguono la data, si ipotizza possa rappresentare l’iniziale del nome del pittore, che però rimane ignoto; tuttavia, lo stile permette di attribuire gli affreschi al “Maestro di Cigliè” al quale sono attribuite altre opere come il Giudizio Universale nella chiesa di Madonna dei Boschi a Boves, ispirato al Giudizio di Michelangelo nella cappella Sistina a Roma. Il “Maestro di Cigliè” è un rappresentante del manierismo, una corrente pittorica del XVI secolo tendente all’imitazione dei grandi pittori rinascimentali; in particolare il nostro artista riproduce soprattutto modelli michelangioleschi.
La tradizione vuole che il lavoro di decorazione sia stato eseguito su commissione dei cavalieri Pensa di Mondovì, proprietari del feudo di Cigliè; la presenza di uno stemma, purtroppo illeggibile, sulla finestra di sinistra non permette di fare luce sulla committenza.
Gli affreschi della cappella di San Dalmazzo sono opere di alta qualità, di grande rilevanza il ciclo della Passione che occupa le tre pareti e l’Annunciazione che ricopre l’abside, delimitata da un arco con decorazione a “grottesche”.
L’anonimo pittore ha dipinto l’Annunciazione nella calotta absidale dove campeggia un Dio padre austero, circondato da un nugolo di angeli, che invia l’annuncio dell’incarnazione di Gesù a Maria vergine.

Sulle pareti della chiesa si snoda, su due registri di tipica impronta medievale, il racconto della Passione di Cristo: la sequenza incomincia dalla parete destra, nel primo registro in alto con l’ULTIMA CENA, e continua con un andamento lineare per tutta la controfacciata e la prima scena contigua della parete di sinistra; poi si interrompe, per tornare alla parete destra, nel registro inferiore, fino all’Andata al Calvario, che annuncia le ultime due scene raffigurate a grandezza doppia, la Crocifissione e la Deposizione dalla croce.

La scena della Cena si svolge con gli Apostoli seduti intorno a un tavolo rotondo retto da una colonna; sono riconoscibili per la tipica iconografia san Giovanni e Giuda; sulla tovaglia un piatto con l’agnello, pani, un calice di vino, due coltelli.

 

Bibliografia:
(1) – Il ciclo pittorico del Maestro di Cigliè, in; “Le cappelle del Tanaro sulle Vie dei Pellegrini e del Sale”, Comune di Cigliè, Adriano Antonioletti Editore, Alessandria 2013

AA.VV, La Cappella di San Dalmazzo. Gli affreschi, il restauro, la storia, Pubblicazione a cura del Comune di Cigliè, Mondovì 2004

Immagini dal testo citati al (1) e da:
https://www.photografya.it/gallery/cappelle-del-tanaro/

Link:
www.comune.ciglie.cn.it/Home/Guida-al-paese?IDPagina=33017&IDCat=5075

Localizzazione: CIGLIÉ (CN). Cappella di San Dalmazzo
Autore: "Maestro di Cigliè"
Periodo artistico: 1573
Rilevatore: AC

CUNEO. Museo Diocesano, Ultima Cena di J. Claret, 1660-62

 

Il quadro fu dipinto dal fiammingo Jean Claret (forse Bruxelles, 1599 – Savigliano, 1679) per la Certosa di Pesio e giunto a Cuneo in seguito alle sSoppressioni napoleoniche del 1803. Oggi è collocato nella sala dell’Ottocento.

La scena rappresenta l‘Istituzione dell’Eucaristia, con Gesù che benedice il pane e gli Apostoli intorno alla tavola in vari atteggiamenti, alcuni inginocchiati. Giuda, a sinistra in primo piano con la veste gialla e il sacchetto dei denari, volge il capo verso lo spettatore.

Il Museo fu aperto nel 2012 dopo circa dieci anni di lavori per recuperare il complesso di San Sebastiano e allestire le sale.

 

Immagine da:
https://www.sebastianus.org/wp-content/uploads/2019/06/7-Ultima-Cena.pdf

Link:
http://www.museodiocesanocuneo.it/
https://www.piemontesacro.it/abbazie/certosa_di_pesio_chiusa_di_pesio.htm

Localizzazione: CUNEO. Museo Diocesano
Autore: Jean Claret
Periodo artistico: 1660-62
Rilevatore: AC

CASTELMAGNO (CN). Santuario di San Magno, “Cappella vecchia” con Ultima Cena di G. Botoneri, 1514

 

Il Santuario sorge a 1761 m s.l.m. e il primo nucleo risale al 1475, con la costruzione di una cappella promossa da don Enrico Allemandi. Una quarantina di anni dopo fu costruito un secondo edificio, oggi detto “Cappella vecchia”, che fu integralmente affrescato nel 1514 da Giovanni Botoneri, come rivela l’iscrizione sopra l’ingresso,  frate francescano di Cherasco di cui si hanno scarsissime notizie.
Gli affreschi occupano 17 scomparti che narrano la condanna e la passione di Gesù a partire dal suo ingresso trionfale in Gerusalemme. Interessante è la rappresentazione dei sette martiri tebei: san Magno al centro, circondato da Maurizio, Costanzo, Ponzio, Chiaffredo, Dalmazzo, e Pancrazio.
Nei primi anni nel XVIII secolo si iniziò la costruzione della grande chiesa definitiva.

Nella scena dellUltima Cena, dipinta nella volta a botte, è rappresentata una mensa apparecchiata intorno cui stanno seduti i dodici Apostoli, mentre Cristo occupa il centro della tavola e porge a Giuda il pane intinto. Qui è presente Giovanni, reclino verso la tavola piuttosto che adagiato sul petto del Signore. I nomi degli Apostoli sono scritti sotto e compare, alla sinistra di Gesù, san Paolo, non presente certamente alla Cena, ma che il pittore inserisce, forse perché per primo (1Cor 11.23-29), riportò quell’evento fondante e le parole dell’Istituzione Eucaristica.
Giuda, collocato in una posizione isolata nell’altro lato della tavola, con la borsa dei denari, ma anch’esso con l’aureola (una spiegazione potrebbe essere che solo dopo il boccone, Satana entrò in lui, come scrisse Giovanni 13.27).
Nella scena appare anche, all’estrema destra, una donna con un bambino, due “intrusi” che, secondo alcuni commentatori, potrebbero essere stati introdotti dall’artista per dare realismo alla scena.

 

Immagini da:
https://scrittoridiscrittura.it/senza-categoria/ultima-cena-di-gesu

Link:
http://www.sanmagno.net/

https://archeocarta.org/castelmagno-cn-santuario-di-san-magno/

Localizzazione: CASTELMAGNO (CN). Santuario di San Magno, “Cappella vecchia”
Autore: Giovanni Botoneri
Periodo artistico: 1514
Rilevatore: AC

DEMONTE (CN). Chiesa parrocchiale di San Donato, Ultima Cena, metà XVII secolo

 

La Chiesa, citata per la prima volta in un documento del 1332, assunse gradualmente funzioni parrocchiali nel corso del XIV secolo, a scapito della pieve di San Giovanni Battista. Nel 1431 venne autorizzata dal vescovo di Torino a dotarsi di battistero e ad amministrare i sacramenti, a patto di essere adeguatamente restaurata. Alla fine del secolo avviene il restauro: la chiesa si presenta a tre navate gotiche e tetto a capriate in vista. Altri importanti lavori di restauro si collocano tra il 1665 e il 1671 quando il Comune fece erigere il pulpito e la facciata. Nel 1713 venne costruita la sacrestia; nel 1750 fu creata una quarta navata, più larga e più alta di quella laterale. Nella seconda metà dell’Ottocento, a causa della necessità di radicali interventi al tetto, la chiesa fu ristrutturata interamente, con la riduzione da 4 a 3 navate: i lavori terminano solo nel 1889. Ma pochi anni dopo, nel 1906, nuovi problemi al tetto fecero sì che la navata fosse nuovamente modificata e il tetto fu innalzato di 3 metri per ripristinare più accettabili proporzioni tra larghezza e altezza della navata maggiore.

Nel 1907 Bartolomeo Giorgis affrescò la volta e completò l’opera nel 1912 con gli affreschi del presbiterio.
Sotto questo affreschi ci sono due tele che rappresentano l’Ultima Cena e la Natività.

L’Ultima Cena è datata alla metà del Seicento ed è stata attribuita al pittore di Nizza Bartolomeo Puppo (discepolo del genovese Orazio de Ferrari) che ha lasciato tele nella zona e anche una firmata e datata 1675 nella chiesa della Confraternita di San Giovanni decollato.

 

Immagine da:
https://www.sebastianus.org/wp-content/uploads/2019/06/7-Ultima-Cena.pdf

Link:
https://www.visitdemonte.com/percorsi/chiesa-parrocchiale-di-san-donato/

Localizzazione: DEMONTE (CN). Chiesa parrocchiale di San Donato
Autore: Bartolomeo Puppo
Periodo artistico: metà XVII secolo
Rilevatore: AC

REPUBBLICA CECA – PRAGA. Chiesa di Sant’Egidio, pulpito con Ultima Cena, inizi XVIII secolo

 

“Kostel Sv. Jilji” è una monumentale chiesa a tre navate, nel centro di Praga, costruita sulle fondamenta di un edificio romanico del XIV secolo. Nel 1625 la chiesa fu donata all’Ordine Domenicano, che risiede nell’adiacente monastero e che da allora guida la parrocchia di Sant’Egidio.
La chiesa fu rimaneggiata in stile barocco nella seconda metà del XVII – inizi del XVIII secolo.

All’interno, il pulpito ligneo barocco è decorato da un bassorilievo dorato che rappresenta l’Ultima Cena. Circa 1733.

Immagini e notizie da:
https://www.alamyimages.fr/photo-image-prague-republique-tcheque-kostel-sv-jilji-st-giles-church-14thc-interieur-renove-1733-detail-d-chaire-la-derniere-cene-51741934.html?pv=1&stamp=2&imageid=6CDF4211-F8%E2%80%A6

https://it.foursquare.com/v/kostel-sv-jilj%C3%AD/4adcdaa0f964a520934d21e3

Localizzazione: REPUBBLICA CECA – PRAGA. Chiesa di Sant'Egidio
Periodo artistico: inizi XVIII secolo
Rilevatore: AC

RUSSIA – MOSCA. Museo Statale di Belle Arti A.S. Pushkin, “L’Ultima Cena”, bronzo di L. Gadaev, 1996

 

La scultura in bronzo (100 х 145 х 80 cm) fu realizzata da Lazar Gadaev (1938 – 2008) nel 1996.

Esposta nel 2013 in una mostra su Gadaev nel Museo Puskin.

 

Immagine e info da:
https://unceriferous11.rssing.com/chan-7053012/article261-live.html

Localizzazione: RUSSIA – MOSCA. Museo Statale di Belle Arti A.S. Pushkin
Autore: Lazar Gadaev
Periodo artistico: 1996
Rilevatore: AC

RUSSIA – MOSCA. Museo dell’Accademia Russa delle Arti” Ultima Cena di Z. Tsereteli, 1999

 

Nel 1999 è stato inaugurato il “Museo dell’Accademia Russa delle Arti” nel palazzo che fu del governatore generale Vladimir Dolgorukov e che conteneva la Chiesa dell’Intercessione della Santissima Theotokos, costruita negli anni ’70 del XIX secolo
Il palazzo fu chiuso e svuotato nel quinto anniversario della Rivoluzione d’Ottobre. Nel 1998-2000, l’insieme architettonico della Casa dei Dolgorukov è stato restaurato e ricostruito sotto la guida del Presidente dell’Accademia Russa delle Arti, lo scultore, pittore e architetto georgiano naturalizzato russo Zurab Tsereteli/Cereteli (1934). Anche la Chiesa domestica acquisì nuova vita.

Per decorare il suo interno, Zurab Tsereteli ha creato una serie di monumentali pannelli in smalti cloisonné su soggetti dell’Antico e del Nuovo Testamento.
Tra essi una composizione d’altare in smalti, con un‘Ultima Cena di grandi dimensioni (8 x 4 m) esposta su una parete  della sala all’estremità settentrionale del palazzo.

Sulla parete opposta della sala attigua è esposta, della stessa misura (8×4)L’Ultima Cena” in bronzo.

 

Immagine e info da:
http://www.abc-people.com/event/supper/cereteli.htm

Localizzazione: RUSSIA – MOSCA. Museo dell'Accademia Russa delle Arti
Autore: Zurab Tsereteli
Periodo artistico: 1999
Rilevatore: AC

GEORGIA – Complesso monastico di David Gareji, Monastero di Udabno, Ultima Cena

 

Il complesso monastico ortodosso del monte Gareji, a circa circa a 60-70 km a sud est della capitale Tbilisi, vicino alla città di Udabno, sorge sul confine tra Azerbaigian e Georgia e quindi è oggetto di controversie territoriali.
Fondato nel VI secolo da David, uno dei tredici monaci assiri che giunsero nel paese, comprende 19 monasteri medievali scavati nella roccia arenaria, varie chiese rupestri e circa 5000 celle per i monaci. Dalla fine dell’XI all’inizio del XIII secolo, lo sviluppo economico e culturale del sito raggiunse la sua fase più alta, riflettendo la prosperità generale del regno medievale di Georgia.

Dopo il 1921 il complesso monastico fu chiuso e abbandonato, ma nel 1991, col ripristino dell’indipendenza della Georgia, la vita a David Gareja è ripresa almeno parzialmente.
Questo sito è caratterizzato da una combinazione unica di architettura storica, siti archeologici preistorici, campi paleontologici e importanti caratteristiche biogeografiche.
Due dei monasteri più importanti e visitati sono Lavra (l’unico abitato oggi) e, sulla collina sopra di esso, Udabno, che ha bellissimi affreschi. Gli altri monasteri sono difficili da raggiungere (alcuni accessibili solo a piedi) e altri sono in rovina.

Le pitture dei monasteri di David Gareja sono di elevata qualità artistica; gli affreschi del monastero di Udbano (sito diverso dalla città attuale), costruito tra IX e XI secolo, a oggi in parte in Azerbaigian, sono notevoli per le figure colorate che, per la maggior parte, si stagliano su uno sfondo bluastro e risalgono al X-XIV secolo.
Una delle aree più interessanti del complesso è il refettorio dei monaci, che presenta anche significativi esempi come la raffigurazione dell’Ultima Cena e, sulle colonne, immagini di santi monaci (Davit Garejeli, Ekvtime Mtatsmindeli e altri).

Particolare l’iconografia dell’Ultima Cena: un tavolo rettangolare ad angoli stondati su cui vi sono pesci e pani, all’estremità sinistra siede Gesù, con appoggiato a lui san Giovanni. Al centro dietro al tavolo, un Apostolo inzuppa il pane nella ciotola (forse è Giuda, secondo il racconto evangelico di Marco 12.20 e Matteo 26.23). L’affresco è stato rovinato da sfregi vandalici e alcune aureole sono scomparse. Undici Apostoli sono chiaramente visibili, invece del dodicesimo è rimasto solo il contorno sullo sfondo, in alto dietro la terza figura al tavolo (forse invece era costui Giuda?).

 

Immagini da Wikimedia e da
http://rolfgross.dreamhosters.com/Georgia-Web/Udabno/Udabno.htm

https://real-cottage.ru/en/kondicionirovanie/rasstoyanie-ot-tbilisi-do-david-garedzhi-gruziya-kahetiya-ch-4-monastyrskii/

https://global-geography.org/af/Geography/Asia/Georgia/Pictures/Around_Tbilisi/David_Gareja_Monastery_Complex_-_Udabno_Monastery_Frescos_5

Link:
https://en.wikipedia.org/wiki/David_Gareja_monastery_complex

https://az.wikipedia.org/wiki/Udabno_monast%C4%B1r%C4%B1

Localizzazione: GEORGIA - Complesso monastico di David Gareji, Monastero di Udabno
Rilevatore: AC

GEORGIA – KUTAISI. Monastero di Gelati, con Ultima Cena

 

A circa 10 km dalla città di Kutaisi, il monastero ortodosso fondato nel XII secolo, fu un importante centro spirituale e culturale della Georgia; nel 1994 fu inserito nell’elenco dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Conserva molti affreschi medievali.
Tra essi, anche una raffigurazione dell’Ultima Cena.

 

Immagine da:
https://www.alamy.com/martvili-canyon-georgia-september-15-2017-depictions-of-last-supper-from-medieval-frescoes-in-gelati-monastery-image336584761.html

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Monastero_di_Gelati

Localizzazione: GEORGIA – KUTAISI. Monastero di Gelati
Rilevatore: AC

ARMENIA – ECHMIADZIN. Cattedrale, con Ultima Cena di H. Hovnatanyan, seconda metà XVIII secolo

 

Nella città di Echmiadzin sorge la Cattedrale, originariamente edificata all’inizio del IV secolo, residenza del capo della Chiesa apostolica Armena.
L’edificio sacro nel 2000 è stato incluso nella lista dei patrimoni dell’umanità UNESCO.

Conserva un’Ultima Cena dipinta dal pittore Hovnatan Hovnatanyan (1730 – 1801), appartenente a un’importante famiglia di pittori che per cinque generazioni, dal XVII al XIX secolo, lavorò in chiese armene.
L’impostazione è tradizionale, con gli Apostoli attorno ad un tavolo quadrato: Giuda senza aureola, in primo piano con la borsa dei denari. Alla sinistra di Gesù la figura del giovane imberbe san Giovanni.

 

Immagine da Wikimedia

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Cattedrale_di_Echmiadzin

https://it.wikinew.wiki/wiki/Hovnatanian

Localizzazione: ARMENIA – ECHMIADZIN. Cattedrale Hovnatanyan seconda metà XVIII secolo
Autore: Hovnatan Hovnatanyan
Periodo artistico: seconda metà XVIII secolo
Rilevatore: AC

USA – BOSTON. Museum of Fine Arts, Ultima cena, metà XII secolo

 

Un artista castigliano sconosciuto realizzò a metà del XII secolo un affresco con l’Ultima Cena (179 x 380 cm) per l’antica chiesa di San Baudelio presso Berlanga.
L’affresco fu poi staccato e montato su tela.

Gli affreschi ricoprivano le pareti della chiesa e la Cena si trovava all’estremità orientale della parete nord; vedi una possibile ricostruzione in:
https://viajarconelarte-blogspot-com.translate.goog/2013/07/las-pinturas-de-san-baudelio-de.html?_x_tr_sl=en&_x_tr_tl=it&_x_tr_hl=it&_x_tr_pto=ajax,se,sc

Numero inventario 27.785a
Proveniente dal fondo Maria Antoinette Evans, acquisito nel 1927.
Gli affreschi, dal XII secolo fino al 1922/1926 circa, rimasero nella chiesa di San Baudelio de Berlanga (Berlanga de Duero, Spagna).
Nel 1922 gli affreschi furono acquisiti da Léon Levi (commerciante); nel 1922/1926 circa,  furono rimossi dalla Spagna, forse portati a Londra, e trasferiti su tela.

Nel 1927 Gabriel Dereppe,  vendette l’affresco con l’Ultima Cena al MFA. Dereppe era un commerciante che lavorava con Demotte and Co., Parigi; per suo tramite, gli affreschi di San Baudelio de Berlanga furono dispersi in diversi musei.

La raffigurazione della Cena, nell’iconografia più frequente all’epoca, mostra undici Apostoli in fila dietro il tavolo; Cristo è al centro e sta porgendo un boccone a Giuda che è di fronte a lui. Sulla tavola ci sono coppe con alto piede che contengono pesci.

 

Immagine e info da:
https://collections.mfa.org/objects/32295

https://en.wikipedia.org/wiki/San_Baudelio_de_Berlanga

https://meadowsmuseumdallas.org//loexhibitionsng-term-loans/boston-loan/

Localizzazione: USA - BOSTON. Museum of Fine Arts
Periodo artistico: metà XII secolo
Rilevatore: AC

USA – BOSTON. Museum of Fine Arts, maiolica faentina con Ultima Cena

 

Maiolica di Faenza, XVI secolo (21,6 x 32,6 x 58,1 cm)
Numero inventario 1983.61. Non esposto.
Lascito di R. Thornton Wilson in memoria di Florence Ellsworth Wilson nel 1983

Cristo e dodici Apostoli sono seduti su sgabelli a un tavolo rettangolare, che è apparecchiato con piatti, tazze, brocche e coltelli. Il cibo include panini sul tavolo e carne, limoni e altri oggetti sui piatti. Tre Apostoli sono in piedi alle due estremità del tavolo, con i loro sgabelli spinti indietro dietro di loro. Cristo è seduto al centro della tavola, con lunghi capelli e barba biondi, e indossa una veste ocra con mantello blu. Seduto alla sua sinistra è la figura bionda e imberbe di san Giovanni Evangelista, e proprio di fronte a Cristo è Giuda, che tiene una borsa di denaro nella mano destra. Tutte le figure sono scalze, tutte, tranne tre, hanno la barba e tranne Cristo e san Giovanni, hanno i capelli scuri. Le figure sono vestite con abiti e mantelli blu, verde e ocra. Il pavimento è dipinto di blu, modellato per sembrare pietra,

 

Immagine e informazioni da:
https://collections.mfa.org/objects/264173/the-last-supper;jsessionid=4CC63A0C698E92A83BFCC48ECA83BAE4?ctx=93019673-1656-4ffe-af0f-42a8f79ac7f8&idx=8

Periodo artistico: XVI secolo
Rilevatore: AC

RUSSIA – SAN PIETROBURGO. Museo Erarta di arte contemporanea, Ultima Cena di P. Grishin, 2010

 

Erarta è il più grande museo privato di arte contemporanea in Russia ed è stato aperto nel 2010.

Tra le opere esposte, un’ istallazione con l‘Ultima Cena realizzata nel 2010 dall’artista moscovita Pavel Grishin (nato nel 1978) che misura 640 x 170 x 170 cm.

Immagine e informazioni da:
https://www.erarta.com/en/museum/collection/works/detail/K2010G/

Localizzazione: RUSSIA – SAN PIETROBURGO. Museo Erarta di arte contemporanea
Autore: Pavel Grishin
Periodo artistico: 2010
Rilevatore: AC

GRAN BRETAGNA – ST ALBANS. Cattedrale di Sant’Albano, Ultima Cena con Gesù nero

 

Nella cattedrale della città di St Albans, sull’altare dei perseguitati nel transetto nord, da luglio 2020, è stato collocato il dipinto intitolato “Una Ultima Cena”, alto poco più di 1 m e lungo 3,66 m, eseguita dalla pittrice Lorna May Wadsworth (nata nel 1979).

La chiesa ha affermato di essere a “sostegno del movimento Black Lives Matter (BLM)”.
L’opera, dipinta nel 2010, era stata appesa nella chiesa di Nailsworth, nel Gloucestershire, dove la figura del Cristo era stata colpita da un proiettile di fucile ad aria compressa.

L’artista ha utilizzato un modello di origine giamaicana come base della sua interpretazione dell’opera di Leonardo da Vinci e ha affermato di voler “far mettere in discussione il mito occidentale che [Gesù Cristo] avesse i capelli biondi e gli occhi azzurri”. Il reverendo dottor Jeffrey John, decano della cattedrale, ha dichiarato: “La nostra fede insegna che siamo tutti fatti allo stesso modo a immagine di Dio e che Dio è un Dio di giustizia”.

Immagini e testo tratti da:
https://www.bbc.com/news/uk-england-gloucestershire-50331743

Localizzazione: GRAN BRETAGNA – ST ALBANS. Cattedrale di Sant'Albano
Autore: Lorna May Wadsworth
Periodo artistico: 2010
Rilevatore: AC

ROMA. Collezione dell’artista, Ultima Cena di Natalia Tsarkova, 2002

 

Dipinto su tela di grandi dimensioni (220 x 150 cm) che è stato esposto nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano accanto al Cenacolo di Leonardo da Vinci; nella Basilica del Santo Padre Pio, realizzata da Renzo Piano, a San Giovanni Rotondo e in altri prestigiosi luoghi espositivi.

Una Cena innovativa nella composizione: in primo piano Cristo di spalle, ma volge il viso verso lo spettatore, accanto a lui san Giovanni. Gli altri Apostoli attorno al tavolo rettangolare, con espressioni concitate dopo l’annuncio che uno di essi tradirà Gesù.
Particolare, sullo sfondo a sinistra, una testa di donna da dietro una tenda: l’autoritratto di Natasha. Anche gli Apostoli sono ritratti di persone aristocratiche o importanti che l’artista conobbe.

 

La pittrice russa Natalia Tsarkova (nata nel 1967) nel 1995 si trasferì in Italia dove tutt’ora vive e lavora. Ritrattista di livello internazionale con committenze che spaziano dalle case regnanti all’aristocrazia, da uomini di Stato a cardinali fino ai Sommi Pontefici (ritratto ufficiale, realizzato in occasione del Giubileo del 2000 per gli 80 anni di papa Giovanni Paolo II, di papa Benedetto XVI).

 

Immagine e notizie da
http://www.nataliatsarkova.net/

Localizzazione: ROMA. Collezione dell'artista 2002
Autore: Natalia Tsarkova
Periodo artistico: 2002
Rilevatore: AC

USA – MACON. Chiesa di Saint Joseph, vetrata con Ultima Cena, fine XIX secolo

 

Macon è una città dello stato americano della Georgia, la chiesa è di rito cattolico romano. La costruzione iniziò nel 1889 in stile neogotico.
L’edificio è abbellito da 60 vetrate, realizzate dalla bottega di Franz Mayer a Monaco di Baviera (Germania); una di esse raffigura l’Ultima Cena.

 

Immagine da:
https://www.pinterest.it/pin/207869339031518370/?autologin=true

Localizzazione: USA - MACON. Chiesa di Saint Joseph
Periodo artistico: fine XIX secolo
Rilevatore: AC

USA – CHICAGO. Convento della Natività di Maria Vergine, Ultima Cena, 1999

 

Il convento conserva un dipinto a olio con l’ Ultima Cena (55,88 x 71,12 cm) realizzato dalla pittrice di Chicago suor Mercedes, al secolo Marija Mickevicius (1915 – 2007), dell’ordine delle Suore di San Casimiro.

 

Immagine e notizie da:
http://www.abc-people.com/event/supper/supper-pic19.htm

https://www.lithaz.org/bios/mercedes/mercedes_sister.htm

Localizzazione: USA – CHICAGO. Convento della Natività di Maria Vergine
Autore: suor Mercedes, al secolo Marija Mickevicius (1915 - 2007)
Periodo artistico: 1999
Rilevatore: AC