VAGLIA (Fi). Montesenario, Ultima Cena di Matteo Rosselli, 1634.

Sette uomini, tra cui alcuni mercanti, membri di una compagnia dedicata a Santa Maria, già uniti in comunità fuori di una porta di Firenze, salgono intorno al 1245 su Monte Senario: il luogo è di proprietà della curia vescovile fiorentina e il vescovo Ardingo concede che vi possano dimorare. Qui essi costruiscono, con il materiale che vi trovano (pietre e legname) un oratorio e una piccola abitazione per condurvi vita povera e contemplativa. Di questa primitiva chiesa rimangono ancora oggi, inglobate nelle costruzioni posteriori, la semplice facciata in pietra e la cosiddetta “cappella dell’Apparizione”. Al gruppo primitivo si associano ben presto altre persone.
Dopo la discesa dei Sette dal Monte intorno al 1250, il Senario, almeno per tutta la prima metà del Trecento, continua ad essere dimora povera e solitaria di “eremiti e fraticelli”.
Segue un periodo di oscurità e decadimento fino al 1404, quando il capitolo generale di Ferrara decide il restauro materiale e spirituale di Monte Senario. Priore è nominato fra Antonio da Siena, indicato dallo storico dell’Ordine, Arcangelo Giani, come «personalità veneranda per stile di vita e impegno religioso e desideroso di vita solitaria» (Annales OSM, I, p. 369). Fra Antonio sale sul Monte insieme a un altro frate, per recuperare la vita santa degli antichi padri; a lui si aggregano altri frati, in maggioranza fiorentini o toscani, ma anche provenienti dall’Umbria, dall’Emilia, dalla Lombardia.
In questi anni si procede al restauro e all’ampliamento degli edifici. La nuova chiesa è orientata diversamente dall’antico oratorio, al cui muro destro si appoggia ora l’abside quadrilatera. Contributi rilevanti furono dati da Ugo Della Stufa; questi, però, morì nel 1420 circa, lasciando «in somma indigenza» la comunità che solo dopo vari anni riuscì a portare a termine i lavori iniziati.
Il 2 novembre 1421 muore fra Antonio da Siena e con lui si chiude un periodo della storia di Monte Senario. Nel 1427 il popolo di Bivigliano dona ai frati parte del bosco con la fonte detta di san Filippo.
Fino al 1525 «uomini virtuosissimi» continuavano a restare fedeli «all’autentica disciplina e alle solitudini del Senario» (Annales, II, p. 40).Questo stile di vita, però, era messo in crisi da una serie di terremoti che, negli anni 1526-1529, sconvolsero la regione del Mugello. Nel 1529 «il nostro Senario» appariva gravemente «sconquassato», e la vita osservante, conservatasi per tanti anni, cominciava a venir meno per la partenza dei padri (Annales OSM, II, p. 91). Il degrado di Monte Senario si faceva sempre più grave. Nel 1580 vi dimoravano due frati e poi ve ne restò uno solo, fra Basilio Ciappini, nativo di Bivigliano.
Pur nella sua rovina, Monte Senario non aveva smarrito il suo valore per l’Ordine. Ne fa fede una testimonianza significativa di quegli anni, l’affresco della Cena nella casa del fariseo, eseguito da Santi di Tito tra l’agosto 1572 e novembre 1573 nel refettorio della Ss. Annunziata.
Un’analoga raffigurazione ritorna in un disegno di Monte Senario, eseguito tra il 1594 e il 1598 e conservato nell’Archivio di Stato di Firenze.
L’avvio del restauro materiale di Monte Senario – premessa necessaria per la sua ripresa spirituale – fu determinato dall’incontro tra l’entusiasmo del granduca Ferdinando I Medici (1587-1609) e la volontà riformatrice di fra Lelio Baglioni, priore generale dal 1590 al 1597.
Papa Clemente VIII approva nel 1593 l’istituzione del «Sacro Eremo dell’Ordine di Monte Senario», dove si osserva un regime penitenziale austero (astinenza perpetua dalla carne; sono ammessi solo uova e latticini; digiuno il lunedì, il mercoledì e il venerdì di tutto l’anno) e una perfetta comunione dei beni, espressione di «un cuore solo e un’anima sola nel Signore secondo la regola del beato Agostino che gli eremiti professano».
Nella cronaca del Ricciolini è possibile seguire l’andamento dei lavori che iniziarono dalla chiesa nel luglio 1594, procedendo a ritmo sostenuto con la partecipazione degli stessi eremiti. Generosi anche l’aiuto e la collaborazione degli abitanti dei luoghi vicini.
L’inizio ufficiale della vita eremitica fu fissata dal Baglioni per la festa dell’Assunta, 15 agosto 1595. Il giorno della vigilia il generale distribuì l’abito a tutti gli eremiti: tonaca di panno grosso, cappuccio e scapolare del medesimo panno, e il mantello eremitico che doveva essere portato in coro, nelle processioni, in refettorio e quando si va in giro.
Altri lavori in chiesa e in convento saranno eseguiti negli anni successivi. Nel 1607, ancora con l’aiuto del granduca, inizia la costruzione della cisterna, completata solo nel 1621.
Il 21 settembre 1621 la chiesa, interamente ricostruita, fu consacrata dall’arcivescovo di Firenze Alessandro Marzi-Medici e dedicata all’Assunta.
Nel 1609 erano state approvate da parte del capitolo generale dell’Ordine le costituzioni proprie degli eremiti di Monte Senario, stampate nel 1613.
Nel 1614 partirono per Innsbruck quattro eremiti, richiesti da Anna Caterina Gonzaga arciduchessa d’Austria per la fondazione di un convento in quella città. È il preludio della nascita dell’Osservanza germanica dei Servi.
Il 4 aprile 1717, in seguito a nuovi lavori, la chiesa di Monte Senario fu consacrata da Francesco M. Poggi, Servo di Maria, vescovo di San Miniato, e dedicata alla Vergine Addolorata – il cui culto durante il Seicento aveva assunto una centralità sempre maggiore – e a san Filippo Benizi.
Nel 1778/1779 per volontà del granduca di Toscana Pietro Leopoldo l’eremo di Monte Senario è soppresso. Il priore generale fra Sostegno Fassini (1774-1780) deve piegarsi all’autorità dello Stato.
Nel 1866, con le leggi italiane di soppressione degli enti religiosi, il convento di Monte Senario, che fa parte ora della Provincia di Toscana, viene requisito, insieme alla proprietà, dal demanio. L’anno seguente i frati devono forzatamente lasciare il convento, che tre anni dopo (1870) sarà riscattato da parte della comunità della Ss. Annunziata con il pagamento di lire 16.800 e l’accensione di un debito pari a lire 220.800 dell’epoca. Si riuscirà a saldare il debito nel 1880.
Il 15 gennaio 1918 il papa Benedetto XV, con la lettera apostolica In Senario Monte, elevò la chiesa di Monte Senario a basilica minore.
Nel 1989 il capitolo generale di Ariccia (Roma) decide il passaggio del convento di Monte Senario sotto la diretta giurisdizione del priore generale.
Nel 2001 il Capitolo generale, che si raduna nuovamente ad Ariccia, dichiara Monte Senario «patria spirituale di tutto l’Ordine», dove tutte le componenti della famiglia dei Servi (frati, monache, suore, fraternità laiche) possono partecipare a una «forte esperienza di vita spirituale e fraterna».

L’Ultima Cena nel Refettorio.
Nel 1634 Matteo Rosselli (1578-1650), che aveva un nipote eremita a Monte Senario, fra Ilarione, affrescò, sulla parete di fondo del refettorio del convento, una Ultima Cena che ripete l’impianto dell’Ultima Cena da lui dipinta su tela nel 1614 per il refettorio del monastero fiorentino di S. Felice in Piazza.