SIENA. Pinacoteca, Polittico dell’Arte della Lana, 1426, Ultima Cena del Sassetta.

Il Sassetta, pseudonimo di Stefano di Giovanni di Consolo (Cortona (?), 1400 circa – Siena, 1450), è stato un pittore italiano.
Il soprannome Sassetta è attestato solo dal Settecento e, sulle prime, sotto la forma di cognome.
Nacque in data sconosciuta probabilmente a Siena, anche se ci sono ipotesi su una sua possibile nascita a Cortona. Di lui si hanno comunque le prime notizie a Siena, nel 1423. Pittore riconosciuto ed apprezzato dai contemporanei, come dimostrano le committenze nel duomo, nel palazzo pubblico e su una porta di accesso della città, fu maestro di molti discepoli.
La prima opera certificata è la pala di altare realizzata per il Palazzo dell’Arte della Lana. Commissionata nel 1423, di questa opera composita rimangono solo pochi pannelli dispersi in vari musei, anche se molti di essi si trovano nella Pinacoteca Nazionale di Siena.
Dai frammenti rimasti si nota un pittore molto legato alla tradizione della pittura senese, in particolare a quelle di Pietro e Ambrogio Lorenzetti, ma sensibile alle sperimentazioni del rinascimento fiorentino, certamente note al pittore. Così nella preghiera di San Tommaso della Pinacoteca Vaticana si vede un’articolazione degli spazi architettonici complessa ed unica, che vuole anche trasmettere l’austerità e il rigore religioso del santo, attraverso il pancale ed il leggio spogli resi in prospettiva. Molto articolati gli spazi della chiesa nella scena del miracolo eucaristico dove le figure sono oltretutto volumetriche.
Anche nell’Ultima Cena le figure sono volumetriche e disposte in una precisa simmetria. È un’opera in cui sono già visibili le prime novità rivoluzionarie del Rinascimento, in particolare la prospettiva delle architetture e il naturalismo delle figure e dei paesaggi.
Nel Sant’Antonio colpito dai demoni la scena principale passa quasi in secondo piano rispetto ai dettagli naturalistici del paesaggio e al cielo con le striature bianche, il primo forse di tutta la pittura italiana a noi pervenuta.
Infine, la scena concitata dell’esecuzione di un eretico mostra, oltre ad accurati dettagli naturalistici, una sperimentazione di movimenti e posizioni umane ed animali che ricorda quella messa in atto da Paolo Uccello. Sono tutti elementi che richiamano alle innovazioni sperimentate dall’ambiente fiorentino di quegli anni.
Un’altra opera importante è la Pala della Madonna della neve commissionata nel 1430 per l’altare di San Bonifacio nel Duomo di Siena e terminata nel 1432 secondo documenti a noi pervenuti. La tavola raffigura la Madonna in trono e quattro santi e, nella predella, Storie della fondazione di Santa Maria Maggiore). Oggi è esposta nella Galleria degli Uffizi (donazione Contini-Bonacossi), Firenze.
L’opera più importante è sicuramente il Polittico di Borgo San Sepolcro, realizzato per la Chiesa di San Francesco di Sansepolcro tra il 1437 e il 1444. Era il complesso d’altare più grande del Quattrocento italiano, composto da 48 tavole disposte su due facce (forse oltre 50 se si ipotizzano anche pilastrini laterali). Disperso nell’Ottocento, ne sono state ritrovate circa la metà. Alla Madonna in trono e quattro santi sulla faccia anteriore, corrisponde l’estasi di San Francesco e otto scene della sua vita su quella posteriore.
Le numerose versioni di Madonna dell’Umiltà pervenuteci dall’artista permettono, meglio di altre opere, di apprezzare l’evoluzione stilistica del Sassetta.
Il Sassetta morì nel 1450, per una polmonite contratta lavorando all’affresco dell’Incoronazione della Vergine sulla porta Romana di Siena. L’opera fu poi terminata dal suo allievo Sano di Pietro.
Il suo stile sospeso tra gotico e Rinascimento è caratterizzato dai tratti allungati dei personaggi e dall’uso costante dello sfondo dorato. Artista ancorato alla tradizione gotica senese, è caratterizzato da notevolissimi interessi prospettici e naturalistici, sia nelle scene principali che nelle tavole di predella, sviluppatisi praticamente in contemporanea alle opere di Masaccio e del primo Paolo Uccello a Firenze, dove probabilmente si recò in gioventù.
Con il trascorrere degli anni, il Sassetta volle attenuare la sue sperimentazioni in modo consapevole, forse per non disdegnare i gusti di una città e di una committenza ancora non in grado di accettare di doversi adeguare allo stile della vicina ed antagonista Firenze.

Fonte: www.wikipedia.org