REZZO (Im). Il Santuario di Nostra Signora del Santo Sepolcro nel Parco Alpi Liguri.

La primavera è forse il momento migliore per conoscere questo luogo d’altri tempi: immerso nei tigli a monte del paese, l’edificio si fa notare già da lontano grazie al campanile, sul quale restano poche tracce di un San Cristoforo dipinto che doveva fungere da insegna per i viandanti.
Inaugurato nel 1492, quando i centri italiani ed europei entravano nell’Età Moderna, il santuario della Natività di Maria esibì invece (e conserva ancora) tutto il fascino del Medioevo.
Semplice ma già maestoso all’esterno, con il porticato a colonne, il portale e il rosone monolitico – stupefacenti biglietti da visita degli scalpellini cenoaschi – il vero colpo d’occhio si presenta appena varcata la soglia: i quasi 37 metri di lunghezza uniti ai 10 di altezza della navata tripartita sembrano addirittura amplificati dalle larghe arcate a sesto acuto, con le colonne e i capitelli in pietra nera.
Quasi come in un cannocchiale prospettico, lo sguardo corre subito all’altare, con l’imponente Madonna con Bambino opera di Filippo Parodi, allievo del Bernini. Il bianco levigato del marmo è abbagliante, ancor più perché circondato dall’esplosione cromatica degli affreschi: quelli del presbiterio, con l’Adorazione dei Magi e poi l’Assunzione di Maria di Giovanni Cambiaso, ma soprattutto l’enorme ciclo che ricopre la navata destra, meraviglia artistica dell’intero Ponente ligure.
Qui hanno operato due autori: il primo, anonimo, ha illustrato la fede popolare, la morte e i tre regni dell’oltretomba con il loro carico di rispetto, timore e terrore culminanti nella punizione dei dannati e nella cavalcata dei vizi; il secondo, Pietro Guido da Ranzo, ha esibito come in un moderno libro fotografico le tappe della redenzione umana, dal Peccato originale
all’Ascensione di Cristo (fra cui anche una Ultima Cena).
Quando Pietro Guido metteva mano alla parete, nel 1515, la Cappella Sistina era stata inaugurata da tre anni e Leonardo da Vinci disegnava il proprio ritratto a sanguigna.
Tardo Rinascimento, dunque, ma da queste parti si viveva il Tardo Medioevo: negli affreschi di Rezzo dominano ancora i gialli, i rossi e i verdi pastello, le tavole ‘scivolano’ con la loro prospettiva ingenua, lo spazio non conosce tridimensionalità.
Dall’alto, Adamo interroga Eva ed Eva osserva noi: a distanza di cinquecento anni e nonostante l’apparente ‘arretratezza’ artistica, il Santuario di Rezzo innamora l’istinto molto prima dell’intelletto.
Di fronte ai suoi capolavori siamo nient’altro che esseri umani, pieni di incertezze e di stupore.

Autore: Daniela Girardengo

Fonte: “Pigmenti Cultura”, periodico dell’Associazione Culturale e del Paesaggio “Renzo Aiolfi” di Savona – n. 10 – Novembre 2018 – Anno V

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