PRIMIERO SAN MARTINO DI CASTROZZA, municipio di TONADICO (TN). Chiesa dei SS. Vittore e Corona, con Ultima Cena, prima metà XIII secolo

Tonadìco, comune autonomo fino al 31 dicembre 2015, è uno dei cinque municipi che compongono il comune di Primiero San Martino di Castrozza.

La piccola chiesa (75 mq), risalente al secolo XI, costruita sul colle che sovrasta l’abitato di Tonadico, fu dedicata ai Santi Vittore e Corona, patroni di Feltre, poiché in età medievale la città apparteneva alla Diocesi Feltrina.
La chiesa è citata in documenti archivistici solo a partire dal 1344. Venne ristrutturata nel Cinquecento, con l’apertura delle finestre ad arco gotico e il rifacimento del portale e del campanile. La semplice facciata presentava un grande affresco, ormai scomparso, raffigurante san Cristoforo.

Fino ai primi anni novanta del secolo scorso nell’interno della chiesa erano solo visibili la decorazione dell’abside e qualche quadro affrescato sulle pareti dell’aula. Nel 1994 i primi saggi scoprirono sotto l’intonaco delle pareti interne un ciclo di affreschi medievali. Nel 1999, dopo il risanamento esterno delle murature, venne avviata la campagna restauro della decorazione da parte dell’Ufficio Beni storico – Artistici della Provincia di Trento. Tolto lo scialbo delle murature, si presentò una situazione complessa data dalla presenza di un unitario ciclo pittorico medievale e della successiva sovrapposizione di numerosi riquadri a carattere devozionale di varie epoche. Alcuni di questi sono stati staccati e sono conservati a Tonadico nella Cappella di Santa Maria Maddalena a Palazzo Scopoli, mentre altri sono stati lasciati in situ per il pericolo di perdite irreversibili. Tale soluzione ha comunque permesso di dare continuità di lettura al ciclo originario.

Il ciclo medievale con le scene della vita di Cristo, che interessa l’intero registro superiore delle pareti dell’aula, inizia dall’arco santo e si concludeva probabilmente nel catino absidale, con una scena oggi ricoperta da ben quattro strati pittorici successivi. Proprio sui pennacchi dell’arco santo è infatti raffigurata l’Annunciazione. Sotto all’Arcangelo la decorazione originale (forse un elaborato fregio vegetale come quello che si è conservato a destra, sotto la Madonna) è coperta dallo stemma con trifoglio della Famiglia Scopoli che nel 1577 commissionò la ridipintura dell’abside. La sottostante mutila iscrizione ricorda l’autore di questi affreschi: Girolamo Dal Zocco detto Zigantello di Pordenone, migrato nel Feltrino nella seconda meta del ‘500. Nell’abside sono dipinte la Morte di Maria compianta dagli Apostoli, la sua Incoronazione; i piccoli ma delicati quadri con le scene del martirio dei santi Vittore e Corona, nonché una fascia con mascheroni e scritte frammentarie.
Nelle zone dell’abside dove è caduto l’intonaco cinquecentesco si individuano gli strati decorati sottostanti tra questi si riconosce il più antico, affine per composizione e stesura a quello delle pareti laterali. Su uno strato successivo si vedono alcuni piedi, appartenenti con ogni probabilità agli Apostoli disposti nella tradizionale sequenza a schiera.
Nella parete meridionale prosegue il ciclo con l’abbraccio tra Maria ed Elisabetta, o Visitazione, racchiuso tra variopinte architetture turrite. Un imponente edificio in pietra, forse a indicare Betlemme, separa la scena della successiva Natività, che risente di modelli orientali, miscelati a scelte di stampo occidentale. La successiva scena dell’Annuncio ai Pastori è interrotta dalla finestra aperta in tempi successivi; segue quindi l’Adorazione dei Magi, impostata secondo l’antico schema di radici greco – orientali.
Nel registro inferiore della parete si dispiega una battaglia tra due opposte schiere di cavalieri, muniti di armature, scudi, alabarde e stendardi dipinti con particolare cura. La scena è di difficile interpretazione, potendosi trattare di un episodio biblico, anche se non si può escludere sia un incitamento per i cavalieri cristiani a combattere in difesa della fede e a partecipare alla crociata, oppure (come vorrebbe una tradizione orale) di una testimonianza della presenza di Corrado da Primiero alla prima crociata.
Il ciclo di episodi cristologici prosegue in controfacciata con la Presentazione di Gesù al Tempio e all’anziano sacerdote Simeone. L’altra scena, oltre il motivo decorativo a racemi, raffigura un lacunoso Battesimo di Cristo. Nel registro inferiore della parete un Giudizio universale in cui campeggia l’Arcangelo Michele che, munito di bilancia, pesa le anime dei defunti, determinandone così il destino eterno; egli e accompagnato da un piccolo diavolo in attesa di impossessarsi di un peccatore. Dal luogo del giudizio, i dannati sono condotti da diavoli verso la montagna dell’Inferno, al cui interno è rappresentata la mostruosa figura di Satana sul trono, che regge sulle ginocchia l’Anticristo del quale e rimasta solo la testa. Nella bassa fascia sopra il portale di accesso, alcune figurette nude si fanno strada attraverso le fiamme del “fuoco purgatorio”. Le anime purificate vengono quindi accolte nel seno dei Patriarchi – Abramo, Isacco e Giacobbe – antica raffigurazione del Paradiso. Questa movimentata scena indica un momento specifico della riflessione della cristianità sull’Aldilà: tra il XII ed il XIII secolo, infatti, la chiesa mise a punto il concetto del Purgatorio.
Sulla parete nord, per illustrare i miracoli di Cristo fu scelta la scena della Resurrezione di Lazzaro di cui rimangono minimi frammenti.

Più leggibile l’episodio successivo che descrive l’Entrata di Cristo in Gerusalemme. La contigua Ultima Cena mostra una tavola riccamente imbandita con alzate colme di pesci, vasi, coltelli e numerosi pani di forme diverse, tra cui il caratteristico “bretzel” di tradizione locale. Ai due capi della mensa apparecchiata sono disposte le figure di Cristo, seduto su un ricco sedile con cuscino, ed i piedi poggiati su un secondo cuscino, e di san Pietro, apparentemente librato a mezz’aria a causa delle difficoltà dell’artista a rendere la prospettiva. Dietro il tavolo si assiepa la serie, ora incompleta, degli Apostoli, quello che allunga la mano a prendere il boccone probabilmente è Giuda.
Lo schema qui adottato rispecchia da vicino l’Ultima Cena dei mosaici di San Marco a Venezia, databile alla meta del XII secolo, che rielabora elementi di provenienza bizantina, orientale e occidentale, distinguendosi per l’adozione del tavolo rettangolare in luogo delle allora più consuete forme a sigma o circolare.
Una particolarità importante è la raffigurazione di alcune forchette ad uno o due rebbi. Una delle più antiche raffigurazioni di questo utensile che sembra sia stato importato in Italia dall’impero bizantino e poi da lì diffuso in tutta Europa.

Le ultime scene del ciclo sono compresse per mancanza di spazio e oggi leggibili in modo molto frammentario, anche a causa del riquadro di San Vittore a cavallo sovrapposto in epoca successiva. Si intuiscono la Crocifissione, della quale rimane un solo braccio del Cristo e la scena delle Marie al sepolcro, identificabile grazie alla presenza dell’Angelo benedicente seduto su una pietra, con alle spalle il sepolcro.

Anche questa parete era probabilmente interessata da altri affreschi medievali nel registro inferiore, oggi irrimediabilmente perduti. Il restauro ha invece riportato in luce uno strato successivo, con due immagini caratterizzate da cornice a festoni vegetali e sfondi risolti con campiture colorate: una Santa Martire e una  Sacra Conversazione dai tratti popolareschi.

Laura Dal Prà, sulla base di dati stilistici di confronti figurativi, ipotizza la datazione di questo ciclo alla prima meta del Duecento. Si tratta probabilmente dell’opera di un artista itinerante di formazione veneta, affiancato da uno o più aiutanti. Gli affreschi son realizzati con un lavoro rapido ma preciso, che si avvale di poche terre non elaborate, stese con pennellate accostate su un intonaco non lisciato. Le figure sono costruite con una plasticità appiattita, con grande stilizzazione degli arti e delle vesti, descritte con pieghe irreali e geometriche.

 

Bibliografia:
Brunet E. (a cura di), La chiesa di San Vittore a Tonadico – Storia Arte Restauri, Soprintendenza per i Beni Culturali – PAT Trento e Cooperativa di ricerca TeSto, Trento 2017

Immagini da
http://tecnoilluminazione.it/projects/view/19

Info e testo in parte tratto da:
http://www.parrocchieprimierovanoi.it/parrocchie/parrocchia-a/chiesetta-san-vittore-a-tonadico/


Regione Trentino-Alto-Adige
Localizzazione: PRIMIERO SAN MARTINO DI CASTROZZA, municipio di TONADICO (TN). Chiesa dei SS. Vittore e Corona
Periodo artistico: prima metà XIII secolo
Rilevatore: AC