PIGNA (Im). Chiesa di San Bernardo, Ultima Cena di Giovanni Canavesio.

All’origine, la chiesa di San Bernardo, la cui costruzione comincia tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento forse sopra un edificio anteriore, occupava un’ubicazione strategica circondata da uliveti coltivati: sorge su una area distante una decina di minuti a piedi dal centro abitato di Pigna e verosimilmente qui si fermavano i viandanti per la sosta notturna.
Da subito la cappella è luogo di conforto spirituale e di rifugio nelle notti del Quattrocento dove ogni ingresso al centro abitato è pressoché impossibile nelle ore serali e notturne.
Questa chiesa è situata sulla vecchia via che collegava Sanremo, Baiardo, Pigna, Saorgio, Tenda. Era un’importante mezzo di comunicazione tra la costa ed il suo entroterra, la valle del Roja, la contea di Nizza, il basso Piemonte e le sue valli. Da qui passavano a dorso di mulo i prodotti provenienti dalla costa (sale, pesce salato, spezie) che insieme ai prodotti della mezza costa e della montagna (olio, vino, castagne) raggiungevano le valli del Cuneese e la pianura. Facevano ritorno verso la costa i prodotti caseari, latticini, grano ed altri importanti prodotti cerealicoli.
Questa via si estendeva, escluso il tratto Sanremo e Baiardo, sul territorio controllato dal Duca di Savoia di cui Pigna era l’estremo presidio a Sud.
L’interno accoglie una serie di affreschi di Giovanni Canavesio che nel tempo aveva subito un notevole degrado. Uno di questi rappresenta una Ultima Cena. Purtroppo il pannello non si è conservato nella sua integrità: è particolarmente lacunoso nella sua parte centrale.
Viene in seconda posizione nel ciclo, dopo l’Entrata in Gerusalemme e prima della Lavanda dei Piedi. Occupa il lunettone della prima campata della parete sud (circa 6 metri di larghezza), esattamente sopra il pannello del “bacio di Giuda” e di fronte alla grande Crocifissione della parete nord.
La didascalia alla base del pannello è anche lacunosa: Qualiter christus cenam… discipulis.
Gesù e gli apostoli sono riuniti in una spaziosa stanza delimitata ai fianchi da pareti di mattoni e nel fondo cinque arcate aperte su un cielo serale, legate da un tirante trasversale, dettaglio realistico tipico dell’architettura dell’epoca del Canavesio (come, ad esempio, sulla “Loggia” della Piazza Vecchia di Pigna).
La scena è disposta su un piano soprelevato come un palcoscenico ricoperto di piastrelle bianche e rosse, (un tipo di pavimento che si ritrova ad esempio in un pannello dell’affresco di Peillon e a La Briga). Tutti sono seduti attorno ad una grande tavola ovale.
La rappresentazione dello spazioso locale, affiancato sulla sinistra da quella che sembra una cucina, coincide esattamente con la descrizione nelle scritture: «una gran sala ammobiliata, quivi apparecchiata» (Luca).
Gesù sta nel centro e quasi specularmente ad esso è posto Giuda, isolato su una sedia, la testa priva di nimbo della santità presenta il profilo destro. Sta avvicinando la mano destra verso il piatto che si trova nel centro della tavola nello stesso instante in cui Gesù, con la mano destra, gli dà il boccone. Anche se il gesto della mano sinistra di Gesù non è più leggibile, come la figura di Giovanni,
inclinato, completamente scomparsa, è comunque da notare che con questo gesto di Gesù, Canavesio ha scelto di dare precedenza alla versione del vangelo di Giovanni.
Sulla tovaglia bianca sono disposti: quattro piatti di colore giallo – in terra cotta o in legno – un grande piatto grigio al centro, forse di stagno, quattro pani tripartiti, e sparsi pezzi e fette di pane. Sulla tavola due bottiglie a collo lungo e quattro bicchieri di vetro contenenti vino rosso e in più due altri bicchieri nella mano di due discepoli.
Da notare particolarmente sono i cinque o sei gamberi di acqua dolce sparsi sulla tovaglia. Dentro ai piatti, il cibo è difficilmente identificabile: da sinistra a destra, un piatto con macchie di colore rosso, forse carne? Poi un piatto anch’esso con cibo rosso, pezzi dalla forma allungata: forse gamberi? Nel grande piatto centrale, un animale che potrebbe essere della taglia di un agnello. A destra accanto ad uno che lecca un osso (di pollo?), un apostolo munito di un lungo coltello sta tagliando qualcosa in un piatto vicino ad un altro piatto che sembra contenere un grande pesce rosso.
In totale ci sono tre personaggi muniti di un coltello: oltre a questo apostolo, c’è ovviamente Pietro, seduto alla destra di Gesù, e verso sinistra un terzo apostolo anch’egli munito di un coltello a lama curva (forse Bartolomeo?).

Un primo restauro degli affreschi avvenne tra 1935 e 1936 e fu piuttosto una prova per restituire più o meno rigorosamente una certa leggibilità al ciclo già notevolmente lacunoso. Dato che gli affreschi si trovavano in uno stato di totale abbondono, all’inizio degli anni Cinquanta è stato iniziato un altro restauro per eliminare le reintegrazioni incongrue. Poi nel 1959 la Soprintendenza decise di restaurarli con la tecnica dello strappo.
Alcuni pannelli furono riconsegnati al paese nell’anno 1966 per essere esposti nella parrocchiale di San Michele.
Nel 1976 un intervento globale sul ciclo finalizzato alla sua definitiva ricollocazione nella chiesa di San Bernardo è stato affidato al laboratorio pisano di Walter Benelli. Un primo lotto di lavori (gli Evangelisti e i Dottori della Chiesa delle due volte) sistemati su moderni supporti semi rigidi in vetroresina vengono ritrasferiti sulle volte della chiesa; agli inizi degli anni Ottanta un paziente lavoro di conservazione e restauro continuerà fino al 1996, procedendo per piccoli lotti.
La chiesa è stata riaperta ufficialmente il 5 aprile 1998.

Fonte: www.comune.pigna.im.it

Vedi allegato: Christiane Eluère, L’Ultima Cena con gamberi a Pigna e altre Ultime Cene nel Ponente ligure: Christiane Eluère, Pigna, l Ultima Cena


Data ultima verifica: 13/05/2020
Rilevatore: Feliciano Della Mora e Angela Crosta