MODENA, Duomo, sculture della balaustra con l’Ultima Cena.

Duomo di Santa Maria Assunta in Cielo e San Geminiano – Corso Duomo, 41121 Modena MO Tel. 059 216078.

Il Duomo di Modena è tra i maggiori monumenti della cultura romanica in Europa, riconosciuto nel 1997 dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità, assieme alla sua torre Ghirlandina e all’adiacente Piazza Grande.
Il Duomo fu fondato il 9 giugno del 1099 per iniziativa delle varie classi sociali cittadine, come affermazione dei valori civici, culturali e religiosi della nascente Comunità. Dedicato a S. Maria Assunta, custodisce le spoglie di S. Geminiano, Vescovo e patrono di Modena morto nel 397. Il sepolcro del Santo vi fu trasferito nel 1106 da una precedente cattedrale. La consacrazione avvenne nel 1184.
L’architetto Lanfranco e lo scultore Wiligelmo realizzarono la cattedrale in una sintesi fra la cultura antica e la nuova arte lombarda, creando un modello fondamentale per la civiltà romanica. Dalla fine del 1100 sino al Trecento il cantiere fu proseguito dai Maestri Campionesi, scultori e architetti lombardi provenienti da Campione.

Orari di apertura:
Il Duomo è aperto:
– dal martedì alla domenica dalle 7.00 alle 19.00 (orario continuato)
– il lunedì dalle 7.00 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 19.00
– il 31 gennaio, Solennità del Patrono S. Geminiano, orario continuato 7.00-19.00.
Orari delle S. Messe
Feriali: 8, 9, 10, 12, 18
Festivi: 8.30 – 9.45 (in latino e canto gregoriano) – 11 (parrocchiale) – 12.15 – 18
Nei mesi di luglio e agosto la S.Messa festiva delle ore 9.45 è celebrata in italiano; inoltre la S.Messa festiva delle ore 12.15 e la S. Messa feriale delle ore 12 non si celebrano.
Le visite non sono consentite durante le celebrazioni. Invitiamo pertanto i turisti ad organizzare la propria visita tenendo presente le necessità della comunità in preghiera. In particolare non sono consentite visite di gruppo la mattina di domenica e dei giorni festivi.
Per comodità, riportiamo di seguito gli orari da preferire per le visite di gruppo:
dal martedì al sabato non festivi 10.30-17.00
lunedì non festivi 10.30-12.00 | 15.30-17.00
giorni festivi 13.30-16.30

L’interno è solenne e suggestivo. I pilastri cruciformi in mattoni, alternati a colonne di marmo, e le arcate ogivali delle alte volte danno il senso della potenza e della trascendenza. L’architettura nel suo insieme sembra convergere al grande crocifisso ligneo, che pende in mezzo all’arcata del presbiterio. Lo spirito si eleva. Tutto induce al raccoglimento e alla preghiera.
Le sculture del pontile, opera mirabile di Anselmo da Campione (1200-1225), presentano il rito della Messa nelle sue parti (Liturgia della Parola, Liturgia Eucaristica) e ne specificano il significato.
Le sculture dell’ambone su lastre di marmo greco, diviso da colonne, raffigurano:
– al centro il Cristo Maestro seduto in trono e benedicente; con la sinistra regge l’Evangelario; alla sommità della lastra si trova la scritta (ancora un esametro dattilico):«Non luce(m) cemis tam(en) hicn lux me(n)te refulget» (= Tu non vedi la luce, tuttavia da qui, cioè dal Vangelo di Cristo, la luce splende nella tua mente);
– a sinistra, su due lastre, i quattro Dottori della Chiesa occidentale: San Gerolamo e Sant’Ambrogio; Sant’Agostino e San Gregorio Magno, raffigurati in modo similare, intenti a scrivere ed ispirati dall’Angelo e dalla Colomba, simbolo dello Spirito Santo; in una terza lastra i simboli degli Evangelisti Marco e Matteo;
– a destra del Cristo, i simboli degli Evangelisti Giovanni e Luca. Come per la lastra del Cristo, alla sommità di tutte le altre si trovano scritte che identificano le figure. La rappresentazione degli Evangelisti è basata sulla visione divina di Ezachiele (Ez 1) e la ripetizione nell’Apocalisse (4,6-7): «Intorno al trono vi erano quattro esseri viventi.. Il primo essere vivente era simile a un leone, il secondo essere vivente aveva l’aspetto di un vitello, il terzo vivente aveva l’aspetto d’uomo, il quarto vivente era simile a un’aquila mentre vola».
L’associazione di questo tetramorfo con gli Evangelisti non s’incontra nelle opere figurative cristiane prima del V secolo: in seguito, tuttavia, compare spesso. La seguente spiegazione e distribuzione degli attributi risale al Padre della Chiesa San Gerolamo:Matteo: uomo alato, perché inizia il suo Vangelo con la nascita di Cristo come uomo;Marco: leone alato, perché comincia con la predicazione di Giovanni nel deserto; Luca: toro alato, perché comincia con il sacerdote Zaccaria e il suo rito di sacrificatore;Giovanni: un’aquila, perché per mezzo di lui lo Spirito divino parla con estrema potenza e perché egli si eleva nelle regioni più alte della conoscenza, come l’aquila s’innalza a volo verso il sole. Spesso gli Evangelisti servono da telamoni cristiani, sostenendo fonti battesimali, altari, ecc. I loro modelli nell’Antico Testamento sono i quattro grandi Profeti; i loro imitatori sono i quattro Padri o Dottori della Chiesa: Agostino, Ambrogio, Gerolamo, Gregorio Magno. Come si può rilevare, l’ambone rispecchia perfettamente questa simbologia.
Sull’ultima lastra, a destra dell’ambone, è raffigurato Gesù che sveglia Pietro nel giardino degli Ulivi, la notte della Passione. A sommo della lastra c’è la scritta: «simon domis? N(on) potuisti una hora vigilare mecum?» (= Simone, dormi? Non hai potuto vegliare con me neppure un’ora? Mc 14,37).
Le sculture della balaustra rappresentano:
a) Gesù che lava i piedi agli Apostoli; sopra c’è la scritta: «Mandatum». E’ un preciso riferimento al «comandamento nuovo» dell’amore, dato da Gesù nell’Ultima Cena (cfr. Gv 13,14) e preceduto dal gesto della lavanda dei piedi (cfr. Gv 13, 1-20). L’iscrizione, inoltre, pone la scultura in rapporto con il rito della lavanda dei piedi, compiuta dal Vescovo nella sua Cattedrale il Giovedì Santo e denominata nei libri liturgici pontificali con il termine «Mandatum»: «De mandato seu lotione pedum». Tutti e tre gli apostoli, scolpiti nella lastra, tengono in mano il libro del Vangelo, con evidente simbolica allusione alla nuova legge dell’amore, annunciata da Cristo nell’Ultima Cena come sintesi del Vangelo.
b) L’Ultima Cena, con Gesù al centro, che dà il boccone di pane a Giuda, mentre Giovanni reclina il capo sul petto del Maestro. I tratti del Cristo mostrano una maestà solenne. Gli Apostoli sono distribuiti da sinistra a destra a due a due nel seguente ordine: Tommaso e Bartolomeo; Taddeo e Giacomo; Giuda e Giovanni; Pietro e Andrea; Giacomo e Filippo; Matteo e Simone. Significativa è la raffigurazione di Pietro: tiene con la destra le chiavi e con la sinistra il pesce, simbolo di Cristo. L’insieme della Cena è scolpito su due lastre: la prima, più lunga, comprende il Cristo con dieci Apostoli, da Tommaso a Filippo; la seconda comprende le due figure di Matteo e Simone.
La raffigurazione della Cena coglie il momento descritto dall’Evangelista Giovanni in cui Gesù dà il boccone di pane a Giuda, il traditore (Gv 13,21-27).
Non è improbabile che i committenti della scultura abbiano avuto un intento apologetico. Siamo nell’epoca in cui si diffondono gli errori dei Valdesi, condannati proprio nel 1184 da Lucio III, anno della consacrazione del Duomo. I Valdesi facevano dipendere la validità dei sacramenti dalla dignità del sacerdote che li amministrava. Un argomento addotto contro questo errore consisteva nel ricordare che Gesù aveva comunicato persino Giuda. Si spiega, allora, come non solo nella Cattedrale di Modena, ma anche sui portali delle chiese di Beaucaire, di Saint-Gilles e di tutte le città dove si manifestava l’eresia si scolpissero rappresentazioni della Cena in cui Gesù porge un pezzo di pane a Giuda.
c) Pietro che taglia l’orecchio al servo, mentre Giuda dà a Cristo il bacio del tradimento. Sopra c’è la scritta: «Petrus abscidit aurem Malco. Xpc a Juda taditur ludeis» (= Pietro taglia l’orecchio a Malco. Cristo è consegnato da Giuda ai giudei).
d) Gesù davanti a Pilato e la sua flagellazione alla colonna. Sopra c’è la scritta: “Xpc Pilatus Xps”.
e) Simone il Cireneo, seguito da un «faber» con gli attrezzi (martello e chiodi), porta la croce di Gesù. Sopra c’è la scritta: «faber/Symon Cireneus».
Le raffigurazioni della Passione risentono della catechesi medievale sulla Messa, che poneva ciascun momento e gesto del Rito Eucaristico in rapporto con episodi della Passione in modo allegorico.

Info: www.duomodimodena.it