IMPERIA, Porto Maurizio, Oratorio della Confraternita di San Pietro Apostolo, Ultima Cena.

La confraternita di S. Pietro (salita San Pietro), o Unione dei Disciplinanti sotto gli auspici di S. Pietro Apostolo, sorse ufficialmente il 6 settembre 1595 in seguito all’aggregarsi dei sodalizi dell’Annunziata, di S. Caterina d’Alessandria e della SS. Trinità dei Pellegrini.
Prima dell’acquisizione da parte dei Disciplinanti l’oratorio fu di proprietà della famiglia De Verdonis e successivamente dei Barla, che lo affidarono all’Unione in stato di degrado. Nel 1603 vennero avviati i lavori di ristrutturazione e nel 1752 s’inclusero i resti delle antiche fortificazioni, trasformando in campanile una torre della cinta muraria. Tra il 1789 e il 1791 venne realizzata la facciata su disegno dal milanese Giovanni Bossetti, cui si aggiunsero nel 1802 i medaglioni dei Santi Maurizio e Leonardo da Porto Maurizio di Maurizio Carrega.
Il complesso è decorato all’interno da dipinti murali che una tradizione citata in molti testi, ma di recente messa in dubbio dalla critica, dava per realizzati a partire dal 1789 da Francesco Carrega e dai figli Tommaso e Maurizio.
Al primo si ascriveva la vasta Gloria di San Pietro nella volta, mentre ai figli si attribuivano gli episodi della vita del Santo titolare sui muri laterali, incorniciati da finti elementi architettonici e alternati alle effigi dei Padri della Chiesa.
La mano di Tommaso Carrega veniva riconosciuta nei soggetti della parete di sinistra, raffiguranti La Crocifissione di San Pietro, La punizione di Saffira e La Visione di San Pietro, mentre quella del fratello Maurizio era vista nella Caduta di Simon Mago di fronte ai SS. Pietro e Paolo nel presbiterio, realizzata sulla scia di una antica tradizione figurativa che affondava le radici in testi apocrifi quali Gli Atti di Pietro. Attualmente, come si legge nella scheda sottostante, si tende a riconoscerli come opera del solo Tommaso.
La più singolare di queste scene (benché già affrontata da famosi artisti come Masaccio nella cappella Brancacci di S. Maria del Carmine a Firenze e Nicolas Poussin in una tela del 1652 presente al Louvre) è la storia dei coniugi Anania e Saffira, colpevoli di aver trattenuto una parte della somma ricavata dalla vendita di un terreno e per questo fulminati in successione per intervento divino, secondo quanto riferiscono gli Atti degli Apostoli.
Sulla parete di destra stanno La Prigionia di San Pietro, San Pietro guarisce gli infermi e San Pietro cammina sulle acque e La resurrezione della vedova Tabita. L’altare settecentesco in marmi policromi proviene dall’antica parrocchiale di S. Maurizio e si attiene agli schemi caratteristici del barocco genovese. In un secondo tempo venne aggiunto il tabernacolo con la scultura della Pietà.
Lungo le pareti laterali sono allestiti i banchi in noce intagliato; ai lati della porta maggiore si trovano i due scanni principali, riservati al Priore e al vice Priore, il primo contrassegnato da una tiara pontificia e il secondo dall’insegna del Titolare con le chiavi incrociate.
A sinistra dell’altare è esposto il grande crocefisso processionale noto un tempo come “Cristo nero”, ma riportato alla policromia originaria in virtù di un recente restauro. Degno di nota è il grande “cartelame” con la Deposizione di Cristo alla presenza di Santa Maria Maddalena, Maria di Cleofa e San Giovanni Evangelista, realizzato dai Carrega intorno al 1780 e di recente ricostruito alla destra del presbiterio. Non è escluso che esso sia stato utilizzato a contorno del catafalco allestito domenica 31 agosto 1823 per la morte del pontefice Pio VII, di cui si legge in una nota dei Notai Gazo. Nell’Archivio di Stato di Imperia si conserva inoltre il carteggio relativo alla concessione di un mutuo di 2434 lire, deliberata il 12 giugno 1889 per la riparare i danni provocati dal terremoto del 23 febbraio 1887.
Conservata nella sacrestia dell’oratorio, la raffigurazione del Cenacolo, già attribuita a Francesco Bruno, presenta connotati stilistici di primo Seicento e va messa in rapporto piuttosto con l’attività di Giovanni Battista Casanova e dei Niggi, i quali realizzarono sulla fine del XVI secolo e in tutto il successivo opere che traducevano con finalità didattica i messaggi rigoristici
della Controriforma.
È pertanto ragionevole avanzare il nome di Bartolomeo Niggi (1579-1655), il quale potrebbe averlo realizzato non molto dopo l’istituzione della confraternita di San Pietro, avvenuta nel 1599.
Nell’affermare il significato comunitario dell’Eucarestia, il soggetto intendeva anche sottolineare agli aderenti il dovere di rispettare le regole e le usanze del sodalizio.


Data ultima verifica: 15/05/2020
Rilevatore: Feliciano Della Mora