GENOVA. Chiesa della Santissima Annunziata del Vastato, Ultima Cena di Giulio Cesare Procaccini.

Giulio Cesare Procaccini, nato a Bologna nel 1574, quinto figlio del pittore Ercole Procaccini il Vecchio e fratello di Camillo e Carlo Antonio, entrambi pittori, si trasferì a 11 anni con la famiglia a Milano cominciando a lavorare nel 1590 alla fabbrica del Duomo di Milano.
Veniva da una dinastia di pittori, che a Bologna aveva rappresentato una via alternativa a quella dei Carracci. Quando il ruolo di questi ultimi diviene dominante a Bologna, i Procaccini si spostano a Milano, città che nel clima controriformistico impostato da Federico Borromeo era diventata un centro di elaborazione delle nuove forme nel campo delle arti figurative.
Lo stile delle sue ultime opere, indicativamente quelle dipinte dopo il 1620, perde quell’eleganza atmosferica che lo aveva contraddistinto per farsi sempre più scultoreo e manieristico, come si nota ad esempio, nel Caino che uccide Abele del 1623 (Torino, Pinacoteca Albertina).
Insieme al Cerano e al Morazzone, con cui firma il famoso Quadro delle tre mani, Giulio Cesare Procaccini è uno dei più importanti artisti lombardi della prima metà del Seicento.
L’ultimo suo quadro, l’Autoritratto dipinto nel 1624 e oggi conservato a Pinacoteca di Brera, è un capolavoro di intensa e malinconica espressività che ne sigla nel modo più alto tutta l’opera. A 50 anni l’artista vi appare precocemente invecchiato.
Morì l’anno dopo a Milano, il 14 novembre 1625.

Della sua produzione artistica è importante anche il suo soggiorno genovese. In questo esegue tra le altre opere l’Ultima Cena per la Santissima Annunziata del Vastato (dipinto posto nella controfacciata), del quale è importante anche il bozzetto, per l’influsso da esso avuto presso i pittori locali (a cominciare dallo Strozzi) per il suo modo di sfilacciare la pennellata.