CIVIDALE DEL FRIULI (Ud), fraz. Rualis, Chiesa di San Giorgio in Vado, con Ultima Cena

 

L’ex monastero di San Giorgio storicamente documentato già agli inizi del XIII secolo. Situato a sud-ovest di Cividale del Friuli, sulla sponda sinistra del fiume Natisone, a ridosso di in un punto strategico, l’attraversamento del fiume (guado) e all’esterno della cinta muraria della città ducale.
A noi è giunto l’impianto, seppur modificato, di quello che doveva essere prima un monastero femminile osservante la Regola di Sant’Agostino e soppresso nel 1432, poi un convento francescano dell’ordine dei Frati Minori Osservanti fino al 1769, data in cui termina la vita religiosa dell’area che diventa successivamente proprietà privata nel 1796.
Il complesso oggi conserva la chiesa conventuale e parte degli edifici monastici nel corso dei secoli rimaneggiati e suddivisi tra varie proprietà. E’ riconoscibile la struttura antica del chiostro anche se manca il lato ovest. La chiesa è la parte del complesso meglio conservata, con palinsesti di affreschi che si collocano tra il XIII e il XVII secolo.
La chiesa monastica, ad aula unica con presbiterio, cappella laterale (sacrestia) e tetto a capanna, è la parte del complesso meglio conservata, con palinsesti di affreschi che si collocano tra il XIII e il XVII secolo.
Una rara iconografia, unica in Friuli il Martirio di San Thomas Becket, è stata attribuita ad un aiuto molto vicino a Vitale da Bologna, databile al XIV secolo. Allo stesso secolo appartengono le pitture murali appartenenti al cosiddetto “Secondo Maestro di Rualis” raffigurano: un’Annunciazione; un San Giorgio ed il drago molto lacunoso; una Trinità di cui rimane soltanto il volto del Dio padre; una Maddalena portata in cielo dagli angeli; una Madonna in trono con Bambino e Santi.
All’interno di un altare tardo seicentesco è collocato un affresco di altissima qualità la Madonna dell’Umiltà, databile agli inizi del XV secolo.
Di particolare interesse una Dormitio Virginis (morte della Madonna) duecentesca collocata al di sotto dello strato raffigurante il Martirio di San Thomas Becket e due affreschi, databili tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo, di rara iconografia di ambito tedesco, l’eucharisticher Schmerzensmann (Cristo eucaristico). Si tratta della testimonianza più antica, fino ad ora accertata, della presenza di tale tema in Friuli.
Sono presenti affreschi anche nell’oratorio annesso alla chiesa, raffiguranti le Storie della vita di Cristo con un’Ultima Cena, datata all’inizio del XIII secolo, è ora collocata agli inizi del XIV secolo, vicina stilisticamente agli affreschi messi in luce in facciata nell’estate del 2005, riconducibili anch’essi all’inizio del Trecento e raffiguranti un San Giorgio e la principessa ed una Crocifissione (la facciata così affrescata è una delle più antiche della Regione).
L’episodio dell’Ultima Cena rappresenta il momento del tradimento svelato. Il dipinto segue il racconto del Vangelo di Giovanni: vi si nota, l’apostolo appoggiato sul petto di Cristo, che è collocato al centro della mensa. Lo affiancano gli altri discepoli che “si guardano gli uni con gli altri” (Gv. 13, 33); due in particolar modo, alla sinistra del Cristo, alzano il dito indice interrogandosi su chi possa essere il traditore. I commensali sono collocati dietro ad una mensa di forma rettangolare, seguendo il modello occidentale, ricca di oggetti tra i quali si distinguono un’angastara ed un versatoio ligneo. Si contraddistingue nella scena la figura di Giuda, isolato ed inginocchiato davanti alla mensa, che con una mano prende il pane dal piatto e con l’altra regge la borsa dei denari.
Tra il corpus di pitture murali compaiono anche alcune testimonianze cinquecentesche e seicentesche, di particolare interesse le figure di Profeti nelle lunette, assegnabili al XVI° secolo.
Nel presbiterio, sotto il pavimento attuale, è stata messa in luce l’abside della chiesa antica con pavimento in cocciopesto e la base dell’altare. A lato del muro sud dell’abside, all’interno del campanile, antico passaggio che collegava il chiostro alla chiesa, è stata rinvenuta la sepoltura privilegiata in uso prima alle badesse e poi ai frati minori. Nella cappella adiacente alla chiesa, trasformata poi in sacrestia è stato messo in luce un pavimento in coccio pesto, della stessa tipologia del precedente, e anche qui una base di un altare antico. Dello stesso coccio pesto ci sono lacerti visibili anche sotto il pavimento dell’aula.

Bibliografia:
La chiesa di San Giorgio in Vado a Rualis – Le pitture murali (secoli XIII-XV), di Cristina Vescul.
La chiesa di San Giorgio in Vado a Rualis (Cividale del Friuli) rappresenta un autentico scrigno di storia ed arte fino ad ora poco conosciuto. Al suo interno si conserva un ricco apparato decorativo con importanti testimonianze della pittura friulana dei secoli XIII, XIV e XV: la cultura figurativa bizantineggiante della Dormitio Virginis, una delle più alte attestazioni della pittura del patriarcato d’Aquileia al tempo di Bertoldo di Andechs (1218-1251); il linearismo dei dipinti dei primi decenni del Trecento in facciata, messi in luce di recente; il Martirio di San Thomas Becket, con una forza espressiva, caratteristica della produzione artistica di Vitale da Bologna, a Rualis bene interpretata da un suo stretto collaboratore; il vitalismo brillante dei registri superiori della navata, opera di una bottega che propone in maniera ancora vivace il linguaggio del maestro bolognese; la dolcezza e la maestria pittorica della tardogotica Madonna dell’Umiltà.
Questa pubblicazione analizza gli aspetti iconografici, stilistici e tecnici di tali pitture, proponendo numerosi confronti nell’ambito dell’attività artistica di età medioevale, e costituisce l’occasione per approfondire e riflettere nuovamente, anche alla luce di recenti scoperte, sulla pittura dei secoli di maggiore splendore del patriarcato d’Aquileia.
Editore: Forum, Udine, 2010
formato: cm 17×24 – pagine: 160 – immagini: b/n e col.
ISBN: 978-88-8420-637-4


Regione Friuli-Venezia-Giulia
Localizzazione: Cividale del Friuli, fraz. Rualis
Autore: ignoto
Periodo artistico: XIII sec.
Data ultima verifica: 13/08/2021
Rilevatore: Feliciano Della Mora