BERGAMO. Basilica di Santa Maria Maggiore, con Ultima Cena

Affresco, attribuibile al “Maestro dell’albero della vita”, realizzato nel 1347

Secondo la tradizione popolare, la chiesa fu edificata per ottemperare ad un voto fatto alla Madonna nel 1133 dai bergamaschi perché proteggesse la città dalla peste. Il 15 agosto 1137 il Vescovo di Bergamo Gregorio benedisse la prima pietra della Basilica di S. Maria Maggiore, eretta sul sito di una preesistente chiesa dell’VIII secolo dedicata alla Vergine. Nel 1351-53, Giovanni da Campione intraprese l’adattamento gotico della basilica con la realizzazione in marmi policromi del portale verso piazza Vecchia a tre ordini architettonici sovrapposti; il protiro, una loggetta con le statue di sant’Alessandro a cavallo e i santi Barnaba e Vincenzo, un’edicola con la Vergine e le sante Grata ed Esteria. Nel 1360 fu la volta del secondo portale, arricchito con formelle raffiguranti Cristo, gli Apostoli, immagini di Santi, oltre che con figure di manovali e lapicidi al lavoro; e nel 1367 il medesimo Giovanni da Campione, aiutato dal figlio, realizzò l’ultimo portalino nell’angolo di nord-est, con materiali più poveri e forme più dimesse.
All’interno della basilica, le reminiscenze di questa stagione gotica sopravvivono solo nel recupero di alcuni affreschi trecenteschi.

Alla testata del transetto destro della Chiesa vi sono affreschi d’ispirazione giottesca, con Storie di sant’Egidio, Madonna con Bambino e Santi e un‘Ultima cena (1347), che per caratteristiche artistiche sono riconducibili al Maestro dell’albero della vita (che affrescò tale scena sulla parete meridionale, a destra dell’abside tra il 1342 e il 1347).

L’Ultima Cena illustra il pensiero e il turbamento di ogni commensale, nel momento stesso in cui Cristo rivela il tradimento da parte di uno dei presenti porgendogli un pezzo di pane. La tavola imbandita su una bianca tovaglia, porta la simbologia eucaristica con il pane, le ciliegie, le brocche d’acqua e di vino e il pesce.

“L’affresco fu scoperto nel 1944, durante la campagna di restauri che interessò l’intera parete di fondo del braccio sinistro del transetto: in quella occasione, Arturo Cividini riportò alla luce tutti i dipinti murali che erano stati scialbati al tempo della riforma della Basilica rogettata da Pellegrino Tibaldi (Angelini, 1953, p. 48). Roberta Pellati, di recente, ha proposto di assegnare l’opera al “Maestro dell’Albero della Vita” che, secondo la studiosa, è autore della maggior parte degli affreschi della parete (Pellati, in “I pittori bergamaschi…Le origini”, 1992, p. 186); già Stella Matalon (1963, p. 399) aveva rilevato, nell’anonimo autore dell'”Ultima Cena”, una sensibilità affine a quella del maestro che nel 1347dipinse il grande “Albero della Vita” nel transetto destro, per “l’accento patetico marcato da un disegno nervosamente gotico”, senza spingersi però ad affermare una identità di mano; e in effetti la minore qualità del pittore dell’Ultima Cena, evidente soprattutto nella resa approssimativa dei particolari anatomici, sembra dare ragione alla cautela della Matalon.” tratto da: http://www.lombardiabeniculturali.it/opere-arte/schede/w6010-00248/

Immagini da Wikimedia Commons

Localizzazione: BERGAMO. Basilica di Santa Maria Maggiore
Periodo artistico: 1347
Note storiche: Link per la storia e arte della Basilica https://www.fondazionemia.it/it/basilica/storia https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_Santa_Maria_Maggiore_(Bergamo) https://it.wikipedia.org/wiki/Albero_della_vita_(Maestro_dell%27Albero_della_vita)